Heidegger
Heidegger si inserisce infatti nel dibattito
filosofico dell’epoca, caratterizzato dal
cosiddetto “Ritorno a Kant”.
L’esistenzialismo
• Originato dal clima di profonda crisi sociale e politica che contrassegna la
situazione dell’Europa tra le due guerre (1919-1939), l’Esistenzialismo
costituisce un ampio movimento culturale che abbraccia teatro, poesia e
musica (decadentismo) e che pone le basi di un vasto orientamento
filosofico che si sviluppa soprattutto in Francia e in Germania e che (in
modi assai diversificati) trova i suoi maggiori rappresentanti in M.
Heidegger, K. Jaspers e J.-P. Sartre. L’esistenzialismo si sviluppa sulla
scia della grande letteratura della crisi (Dostoevskij, Kafka) e di un nuovo
interesse per Kierkegaard, considerato colui che aveva saputo rivendicare
per primo l’esigenza di restituire senso alla singolarità dell’individuo
concreto.
I cara1eri fondamentali
dell’esistenzialismo
I caratteri fondamentali dell’esistenzialismo sono:
-l’attenzione rivolta all’uomo dal punto di vista della sua effettiva esistenza;
-il ripudio delle limitazioni a cui tutte le filosofie razionali e sistematiche (come quella hegeliana e quella
positivista) sottopongono l’irripetibilità e l’unicità della persona.
La ricerca del significato della vita e dell’essere si apre necessariamente allo scacco e al fallimento: il mondo nel
suo complesso, dagli esistenzialisti, viene interpretato soltanto alla luce dell’assurdo e del non-senso.
L’esistenzialismo, che ha avuto un ruolo preminente all’interno del panorama filosofico europeo fino agli anni
’50, prende il nome di Existenzphilosophie (filosofia dell’esistenza) nei suoi due fondatori tedeschi: Karl
Jaspers (1883-1969) e Martin Heidegger (1889- 1976).
• Le opere centrali del pensiero esistenzialista sono Essere e tempo (1927) di Martin Heidegger, il Diario
metafisico (1927) di Gabriel Marcel, la Filosofia (1932) di Karl Jaspers, Spirito e libertà (1933) di Nicolaj
Berdjaev e l’Essere e il nulla di J.P. Sartre.
• Martin Heidegger (1889-1976) è stato un filosofo
tedesco, noto per il suo impatto sulla filosofia
esistenziale, fenomenologica e ontologica.
• La sua opera più famosa, "Essere e tempo" ("Sein
und Zeit"), pubblicata nel 1927, esplora il concetto di
"essere" e introduce il termine "Dasein", che si
riferisce all'esistenza umana.
• La questione filosofica fondamentale di Heidegger,
che egli elabora lungo tutto il suo cammino di
pensiero, è la “questione dell’essere”.
• Nel pensiero di Heidegger si possono distinguere
sommariamente due periodi, preceduti da scritti
giovanili in cui Heidegger è ancora alla ricerca della
propria strada.
Vita
• Heidegger nasce nel 1889 a Meßkirch, un paese del sud della Germania, dove
viene anche sepolto nel 1976. Suo padre è sacrestano del paese. In gioventù
Heidegger professa fervidamente la fede cattolica, tanto da pensare di farsi
gesuita (dopo un breve periodo di noviziato è però rifiutato per motivi di salute).
Sostenuto economicamente da borse di studio elargite da istituzioni religiose,
dopo aver compiuto gli studi liceali a Friburgo si iscrive alla facoltà di teologia
della stessa città. Si dedica agli studi teologici però soltanto per due anni. In
seguito, cambia facoltà per approfondire dapprima le scienze matematiche e
naturali, poi la filosofia. Si laurea in filosofia, e ottiene il dottorato con una tesi
su La dottrina del giudizio nello psicologismo* (1913).
• Nel 1919 Heidegger decide di dare uno sviluppo “laico” alla sua indagine
filosofica e si allontana dal “sistema del cattolicesimo”.
• Lo sfondo della filosofia di Heidegger rimane però cristiano, e Heidegger
continuerà per tutta la vita a confrontarsi con la tradizione culturale cattolica e
protestante (sua moglie, Elfride Petri, era protestante).
*La tendenza a porre la psicologia a fondamento della filosofia
Durante gli anni '20 e '30, Heidegger si avvicinò al
nazionalismo tedesco e nel 1933 assunse la carica di re;ore
dell'Università di Friburgo, un periodo controverso della sua
vita, che sollevò interrogaBvi sulla sua affiliazione al regime
nazista. Tu;avia, si distaccò dal nazismo poco dopo, ma la
sua relazione con il regime rimane ogge;o di dibaFto.
Negli anni successivi, Heidegger conBnuò a scrivere e a
rifle;ere su temi come la tecnologia, l'arte e la metafisica.
Le sue opere successive includono "Essere e tempo" e "La
le;era sull'umanismo", dove approfondisce il significato
dell'essere e il rapporto tra l'uomo e il mondo.
• Heidegger morì il 26 maggio 1976 a Messkirch. La sua
eredità filosofica è vasta e complessa, influenzando una
varietà di discipline, dalla filosofia alla teologia, dalla
psicologia alla criBca le;eraria. La sua opera conBnua a
essere studiata e discussa, suscitando tanto ammirazione
quanto controversie.
Secondo le intenzioni iniziali di Heidegger Essere e tempo si sarebbe dovuto articolare in
due parti, ma di fatto esso rimane incompiuto: sono svolte solo le prime due sezioni della
prima parte. L’opera si arresta quando si sarebbe dovuto operare il passaggio dalla
temporalità (Zeitlichkeit) dell’esserci, cioè dal senso dell’essere dell’esserci, alla
Temporalità (Temporalität) dell’essere stesso, cioè al senso dell’essere in generale.
Nella parte pubblicata di Essere e tempo è pertanto effettuata soltanto un’analisi
dell’essere dell’esserci, dell’esistenza, e non è operato il progettato passaggio dall’esserci
all’essere. I primi lettori di Heidegger hanno perciò frainteso Essere e tempo e considerato
Heidegger un pensatore esistenzialista, ma in realtà il suo obiettivo è più generalmente
ontologico: egli vuole partire dall’esistenza non per arrestarsi a essa, ma per pervenire
all’essere in generale. L’analitica esistenziale avrebbe dovuto costituire l’ontologia
fondamentale, cioè il fondamento della comprensione dell’essere degli enti differenti
dall’esserci e dell’essere in generale, solo che di fatto in Essere e tempo è sviluppata
unicamente l’ontologia dell’esistenza, cioè una riflessione relativa all’essere dell’esserci.
Differenza ontologica
Il problema dell’essere
• Nella sua opera principale tenta di mettere al centro il problema
dell’essere, cioè la questione ontologica, come compito primario
della filosofia. Nella prospettiva heideggeriana, l’ontologia è intesa
non in senso oggettivo, ma soggettivo, come riflessione interiore
sul senso dell’essere. L’unico ente in grado di porsi il problema
dell’essere è quell’ente per cui nel “suo essere ne va dell’essere
stesso”, cioè l’uomo, da Heidegger chiamato “Da-sein”,
letteralmente “Esser-ci”. L’uomo dunque è l’unico capace di
indagare e che può risalire al perduto senso dell’essere.
L’uomo indaga l’essere partendo dalla propria esistenza.
La questione ontologica apre a 3 interrogativi irrisolti: ciò che si cerca
(essere), chi cerca (l’uomo), ciò che si trova cercando (il senso
dell’essere). La nostra esistenza appare ad Heidegger caratterizzata
da alcuni tratti fondamentali:
• - Il poter-essere, rappresentato dall’insieme delle possibilità della
nostra esistenza, cioè l’”aver da essere” (Zu-sein).
• - L’essere-nel-mondo, il vivere concreto dell’individuo tra cose e
persone, l’apertura, la “cura”.
I CARATTERI DELL’ESISTENZA AUTENTICA
L’ESISTENZA AUTENTICA
l’esistenza dell’Esserci
che si apre al mondo
mediante
la situazione emotiva la comprensione il discorso
cioè cioè cioè
l’insieme degli stati emotivi che
la consapevolezza di poter la possibilità di comunicare la
l’Esserci prova in ogni
costruire la propria esistenza propria apertura al mondo
momento
che gli consente di che gli consente di
comprendere di caratterizzarsi come
essere gettato progetto
cioè cioè
di essere collocato in un di non subire il mondo, ma
mondo che non ha scelto, ma andare oltre la situazione data
che lo condiziona e scegliere
• Le modalità principali, che egli chiama “esistenziali” e che garantiscono una esistenza
autentica, sono la situazione emotiva e la comprensione.
Esser-nel-mondo significa essere sempre coinvolti in una situazione emotiva: l’uomo non è
uno spettatore disinteressato dei fenomeni e dei suoi significati. Attraverso la comprensione
l’essere umano indaga sulla propria esistenza e sulle strutture fondamentali dell’esistenza.
• Il fatto che ci sperimentiamo inutilmente come soggetti avvolti nelle nostre scelte e
decisioni (il “poter-essere”) spinge Heidegger alla definizione del Da-sein come progetto
gettato in questo mondo, cioè come soggetto caduto in esso fuori dalle dimensioni spazio-
temporali.
• La nostra situazione emotiva svela così la nostra finitezza: la conoscenza e l’esistenza
umana non sono mai assolute, ma sempre relative, immerse in una rete di pregiudizi, in
un circolo di opzioni e di possibilità che ci pre-esistono e che ci sovrastano e che
costituiscono una esistenza inautentica.
L’essere nel mondo pag 496
• Un altro aspe;o presente nell’opera sono le cose e
l’uomo.
• L’uomo vive nel mondo da Protagonista (esserci avere
dei progeF).
• Le cose per H. non sono degli oggeF di studio
(semplice presenze)- uBlizzabilità.
• Le cose hanno un significato in base all’uBlizzo che ne
fa l’uomo, lui ha cura di queste cose (cura intesa
come usare una cosa).
"Essere e Tempo" (Sein und Zeit) è l'opera principale di Martin Heidegger, pubblicata nel
1927. In questo testo, Heidegger affronta questioni fondamentali riguardanti l'ontologia e
l'esistenza umana, cercando di rispondere alla domanda sul significato dell'essere.
L'uomo, secondo Heidegger, è definito come "Dasein", un termine che letteralmente significa
"essere lì» (esser-ci). Il Dasein è caratterizzato dalla sua capacità di interrogarsi sull'essere e
dalla sua esistenza nel mondo. A differenza di altri esseri, il Dasein ha la consapevolezza della
propria esistenza e della propria mortalità, il che lo porta a confrontarsi con il concetto di
"essere".
Heidegger distingue tra l'esistenza autentica e quella inautentica. L'esistenza autentica
implica una presa di coscienza della propria finitezza e della responsabilità personale, mentre
l'esistenza inautentica è caratterizzata dall'assunzione di ruoli sociali e convenzionali, senza
una vera riflessione sul significato della vita.
In "Essere e Tempo", Heidegger esplora anche concetti come il tempo, la storicità e l'essere
nel mondo, sottolineando che la nostra comprensione dell'essere è intrinsecamente legata
alla nostra esperienza temporale e al contesto storico in cui viviamo. L'essere umano non è
separato dal mondo, ma è sempre già coinvolto in esso, in una rete di relazioni e significati.
In sintesi, l'uomo in "Essere e Tempo" è visto come un essere che esiste nel tempo e nello
spazio, capace di riflessione e autocoscienza e la sua esistenza è al centro delle indagini
ontologiche di Heidegger.
L’ESSERCI
prova si comprende come si cala nella
angoscia Cura temporalità
cioè cioè perché
l’uomo riconosce nel suo
lo stato di fronte alla come ente collocato nel passato di essere gettato, si
possibilità del «ni-ente», della mondo e chiamato a relaziona con gli enti e con gli
propria morte “prendersene cura” Esserci, e sceglie il futuro
come progetto
anticipazione
della morte
Il senso dell’essere, la cura e la temporalità
•Dopo aver esaminato i due “esistenziali” principali (situazione emotiva e comprensione) è possibile indagare sul senso
dell’essere dell’esser-ci. Questo fenomeno è definito con il termine latino “Cura” che vuol dire letteralmente preoccupazione,
nel senso di occuparsi di qualcosa, farsi carico di essa.
•Il significato della Cura è la
Temporalità non intesa come L'esistenza, per Heidegger, è essere nel mondo, quindi essere fra gli altri. La
successione di istanti separati cura è l'espressione del rapporto tra l'uomo e gli altri e può essere
(Aristotele), ma in senso più inautenSca o autenSca. La cura inauten6ca soTrae agli altri le loro cure
originale. La Cura ci mostra una procurandogli direTamente ciò di cui hanno bisogno; è quindi rivolta verso
dimensione in cui passato, presente gli oggeV più che verso gli uomini (es. procurare del pesce a qualcuno che
e futuro sono legati al senso non sa pescare) ed è espressione di "essere insieme". La cura auten6ca,
complessivo del Dasein (progetto invece, aiuta gli altri ad assumersi le proprie cure e quindi a essere liberi di
gettato) nel suo mondo: il tempo realizzare il proprio essere (es. insegnare a pescare a qualcuno che non sa
non è un fenomeno oggettivo ma pescare); è espressione di "coesistere".
sempre in relazione con il progetto
della propria esistenza.
Il conce(o di "cura" (Sorge) è centrale nell'analisi del Dasein. Heidegger sos:ene che l'esistenza umana è
In altre parole…
cara(erizzata dalla cura, che implica un rapporto a@vo e coinvolto con il mondo e con gli altri. La cura rappresenta
l'a(eggiamento fondamentale a(raverso il quale il Dasein si relaziona con il proprio essere e con il mondo
circostante. Essa implica una forma di responsabilità e di apertura verso l'Essere, e si manifesta nelle scelte e nelle
azioni quo:diane. La cura è ciò che ci perme(e di affrontare l'angoscia esistenziale e di dare senso alla nostra vita.
• La "Cura" è la stru+ura fondamentale dell'esistenza ed la totalità delle
determinazioni d'essere dell'Esserci ("esistenzialità, effe;vità e
deiezione), o, come si esprime lo stesso Heidegger, "la totalità formale
esistenziale del tu+o stru+urale ontologico dell'Esserci significa: avanC-
a-sè-esser-già-in in quanto esser presso.
• Questo essere è espresso globalmente dal termine Cura". Manifestazioni
concrete della Cura sono poi il "il prendersi cura", degli ogge;, e l'"aver
cura", verso gli altri. La Cura, dunque, è proprio la stru+ura dell'essere
dell'Esserci: esprime la condizione di un essere che proge+a, come
"essere-avanC-a-sè", le sue possibilità, le quali lo riducono alla sua
situazione originaria, cioè al suo essere-ge+ato.
Heidegger chiama la totalità delle determinazioni dell’esserci “cura” (Sorge), giocando sul doppio senso del verbo tedesco
“sorgen” (um/für): procurarsi qualcosa e preoccuparsi di qualcosa o per qualcuno.
La deiezione…
• Da questo punto di vista, il fatto che il pensiero occidentale abbia perso il vero
senso del tempo e dell’essere, non può essere addebitato all’errore di qualche
pensatore, ma è dovuto a qualcosa di più profondo, e questo qualcosa è la parte
negativa della Cura, cioè la “deiezione”, la caduta. Essa non rappresenta un
decadimento morale o teologico, ma una possibilità interna alla Cura stessa.
• Nella deiezione il Da-sein dimentica il suo autentico progetto e il senso del suo
essere-nel-mondo: per l’uomo deietto la vita si fa inautentica.
• L’individuo così si aliena, perdendo il senso delle cose e cade nella dittatura del
sì, del conformismo: ciò significa che penso come si pensa, giudico come si
giudica, desidero quel che si desidera perdendo la mia individualità e, di
conseguenza, il senso dell’essere.
Il mito della Cura in Heidegger
Nel passo che segue, tra+o da “Il Mito della cura dalla Favola di Igino”
in MarCn Heidegger, Essere e Tempo, il filosofo tedesco usa questa
splendida metafora per descrivere il senso della cura.
Un giorno la “Cura”, a=raversando un fiume, vide del fango argilloso; sovrappensiero lo
raccolse e cominciò a dargli forma. Mentre rifle=eva su ciò che aveva fa=o, si avvicinò
Giove e la “Cura” gli chiese di dare lo spirito di vita a ciò che aveva fa=o; Giove acconsenE
volenFeri. Ma quando essa volle dare il suo nome alla sua opera, Giove glielo proibì e volle
che fosse imposto il proprio nome. Mentre la “Cura” e Giove disputavano sul nome
intervenne anche Terra esprimendo il desiderio che fosse dato il suo nome, perché essa, la
Terra, gli aveva dato il proprio corpo. I disputanF elessero a giudice Saturno (il Tempo), il
quale comunicò ai contendenF la seguente decisione: “Tu, Giove, che le hai dato lo spirito,
al momento della sua morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che le hai dato il corpo, riceverai il
suo corpo, ma poiché fu la “Cura” che per prima diede forma a questa creatura, sarà lei che
ne cosFtuirà la vita. E per quanto concerne la controversia sul nome, la creatura si chiami
“homo” poiché è fa=a di “humus” (terra).
Immergersi nel mondo filosofico di Mar1n Heidegger significa affrontare un viaggio intelle7uale ricco di sfide e rivelazioni. Nel suo libro “Il Mito della cura dalla Favola di Igino”, Heidegger espone la sua concezione filosofica sulla
cura a7raverso un’analisi approfondita del mito greco di Epimeteo e Pandora.
L’analisi del mito di Epimeteo e Pandora
Nel suo libro, Heidegger affronta il mito greco di Epimeteo e Pandora per esplorare il conceTo della cura. ATraverso una
leTura filosofica aTenta, svela il significato nascosto di questo anSco racconto e lo collega al nostro modo moderno di
affrontare la cura di noi stessi e del mondo.
Il mito della cura come fondamento dell’essere
Heidegger sosSene che la cura non è solo un’aVvità umana, ma è il fondamento stesso dell’essere umano. ATraverso
un’analisi approfondita del mito, evidenzia come la cura sia insita nell’esistenza stessa dell’uomo e come influenzi il modo
in cui ci rapporSamo al mondo.
Il mito della cura nel contesto moderno
Heidegger espone la sua criSca alla società moderna, che ha trasformato la cura in un’aVvità meccanica e impersonale.
SoTolinea l’importanza di riappropriarsi di una concezione autenSca della cura, che implichi un coinvolgimento personale
e una connessione profonda con il mondo.
L’invito alla riflessione
ATraverso il suo libro, Heidegger invita il leTore a una profonda riflessione sulla propria esistenza e sul modo in cui
affronta la cura di sé e degli altri. La sua analisi del mito di Epimeteo e Pandora offre nuove prospeVve sulla cura come
un’aVvità fondamentale per la vita umana.
Conclusione su “Il mito della cura”
“Il Mito della cura dalla Favola di Igino” di MarSn Heidegger è un’opera filosofica complessa e affascinante che spinge il
leTore a interrogarsi sul significato e l’importanza della cura nel contesto moderno. ATraverso un’analisi deTagliata del
mito greco, Heidegger offre un’illuminante prospeVva sulla cura come fondamento dell’essere umano e come strumento
per una connessione autenSca con il mondo. Questo libro rappresenta una leTura indispensabile per coloro che
desiderano approfondire il pensiero di Heidegger e rifleTere sul significato della cura nella propria vita.
L’angoscia e la morte
Come si recupera il significato originario della Cura, del nostro Essere-nel-mondo e del nostro progetto esistenziale?
Secondo Heidegger è possibile vivere autenticamente solo se si pensano a fondo due esperienze della vita umana: l’angoscia
e la morte.
La prima, a differenza della paura, non si La morte è negazione delle nostre potenzialità
riferisce al singolo fenomeno, ma alla concrete e rappresenta la possibilità della pura e
totalità dell’esistenza. L’angoscia svela semplice impossibilità dell’esserci. Allo stesso
il nulla, il negativo della nostra tempo la morte è anche esperienza privilegiata: ogni
condizione e mostra l’insignificanza dei uomo è un essere-per-la-morte, un soggetto cui
fenomeni come tali. La morte soltanto il potenziale venir meno delle potenzialità
radicalizza l’esperienza dell’angoscia, può svelare il lato autentico dell’esistenza.
mostrandoci che la nostra esistenza è Accettare la morte non significa attenderla
minacciata da una totale precarietà. passivamente, ma assumere la sua idea come
inevitabile e limite dell’esistenza.
Il passaggio dall’esistenza inautentica all’esistenza autentica avviene quando l’esserci, grazie alla “voce della
coscienza” (che non è da intendersi in termini morali o religiosi, ma come la voce della “cura”), capisce la sua
“colpa”, il suo “debito” (Schuld) originario, ossia la sua costitutiva nullità, e “decide” di non fuggire più di
fronte a essa, cioè di realizzare l’“anticipazione della morte”, che non è il suicidio: è piuttosto l’assunzione di
un atteggiamento responsabile che segue al rendersi conto che la morte è “la possibilità più propria”
dell’esserci, cioè che l’esserci è finito. L’esserci capisce questo grazie all’angoscia (che Heidegger, seguendo
Kierkegaard, distingue dalla paura), che lo pone di fronte al nulla e gli fa così ricordare il proprio nulla, ossia
la morte. L’angoscia “isola” l’esserci (lo sottrae alla massa, al “Si”) e “toglie la parola” (porta a tacere la
“chiacchiera”).
La comprensione della colpa, l’angoscia e il silenzio sono dunque i modi in cui gli esistenziali fondamentali si
attuano autenticamente, e sono menzionati da Heidegger nella definizione di “decisione anticipatrice” (della
morte) in quanto «tacito e angoscioso auto-progettarsi sul più proprio essere colpevole», cioè in quanto
comprensione del proprio essere autentico e contemporanea assunzione della propria finitudine. “Anticipando”
la morte nell’ «attimo», la decisione anticipatrice fa sì che l’esserci “ad-venga” (= pervenga) a sé (=
comprenda il suo essere più proprio) e recuperi il suo “esser-stato” (= il suo passato individuale e collettivo).
Così facendo, l’esserci si “rende presente” l’intera sua esistenza e sceglie come esistere conformemente al
proprio essere.
La svolta di Heidegger
• La cosiddetta svolta (Kehre) del pensiero di Heidegger è
collocabile negli anni ’30 del ‘900. Sostiene che la
metafisica occidentale è stata segnata dall’oblio dell’essere,
causato dall’aver dimenticato la differenza ontologica, cioè
la distanza costitutiva tra essere ed ente. Aver identificato
l’essere con gli enti presenti (cose, oggetti, fenomeni
naturali) ha comportato l’entificazione dell’essere e la sua
nullificazione. Cercando l’essere nell’ente, la metafisica
occidentale non poteva che sfociare nel nichilismo*.
Nel linguaggio filosofico, con il termine nichilismo (dal laSno nihil «nulla») si indicano tuAe le doArine che negano
completamente i valori e i significa6 elabora6 dai diversi sistemi religiosi, morali e filosofici.
Il termine “svolta” (Kehre) designa il mutamento d’impostazione dato da Heidegger alla
questione dell’essere verso la metà degli anni ’30: se prima della “svolta” Heidegger ritiene
che si possa pensare l’essere soltanto a partire dall’essere di un ente (l’esserci), dopo della
“svolta” afferma che l’essere può venire colto in quanto tale solo se pensato di per se stesso.
Heidegger incomincia a convincersi della necessità di pensare l’essere in quanto tale già alla
fine degli anni ’20, mentre sta per completare Essere e tempo scrivendo la sezione Tempo e
essere, in cui vuole mostrare che la temporalità non è soltanto il senso dell’essere
dell’esserci, ma anche il senso dell’essere in generale.
Nella Lettera sull’«umanismo» (1946) Heidegger parla del motivo che lo induce a non
pubblicare questa sezione, e dichiara che in essa «il tutto si capovolge. La sezione in
questione non fu pubblicata perché il pensiero non riusciva a dire in modo adeguato questa
svolta con l’aiuto del linguaggio della metafisica». Il termine “svolta” allude al passaggio
dall’ente “esserci” all’essere stesso (che presenta a sua volta una struttura “ri-voltante” nel
senso di relazionale), mentre l’espressione “linguaggio della metafisica” indica una precisa
impostazione del discorso filosofico, che ha caratterizzato tutta la tradizione del pensiero
occidentale.
“Meta-fisica” significa “al di là degli enti naturali”, e designa quell’atteggiamento della
ricerca che prende le mosse dall’ente per risalire a ciò che si trova al di là di esso, all’essere
dell’ente. Nella metafisica l’essere non è dunque indagato in quanto tale, ma sempre
soltanto come essere “dell’”ente, a partire dal punto di vista dell’ente. Nell’epoca moderna
lo stesso atteggiamento filosofico conduce all’affermarsi di un’impostazione
“trascendentale”, secondo cui l’essere va inteso come la condizione di possibilità e il
fondamento dell’ente. Questo induce la tradizione filosofica a non comprendere l’essere in
quanto tale, ma a “entificarlo”, a ridurlo a qualcosa di semplicemente presente che sta dietro
l’ente accessibile immediatamente, come se fosse un suo doppione: la metafisica non tiene
conto della “differenza ontologica”, cioè della differenza tra essere ed ente (per questo essa
è la forma più autentica di “nichilismo” = riduzione dell’essere a nulla, misconoscendo il
fatto che l’essere è piuttosto “ni-ente” = non-ente, altro dall’ente).
Sebbene Essere e tempo distingua nettamente l’essere dall’ente, la sua impostazione
rimane in fondo analoga a quella della tradizione filosofica: in quest’opera Heidegger non
indaga direttamente l’essere, ma pretende di arrivare a esso partendo da un ente, l’esserci.
Ciò ha come conseguenza che Essere e tempo si deve arrestare al “senso” dell’essere, cioè
all’essere nel modo in cui è compreso dall’esserci, senza pervenire all’essere in quanto
tale: l’impostazione di Essere e tempo rimane “metafisica” e “trascendentale”, sebbene in
un senso diverso da quello della filosofia tradizionale.
Resosi conto di questo nel corso della scrittura dell’opera, Heidegger decide di
interromperne la stesura e di effettuare una “svolta”, un cambiamento di impostazione:
non partire più dal punto di vista dell’esserci, ma porsi dal punto di vista dell’essere
stesso. Le basi di questa svolta, che avviene nel periodo del tanto discusso coinvolgimento
politico di Heidegger e si compie verso la metà degli anni Trenta nell’opera Contributi
alla filosofia (Dall’evento) (1936-1938), sono poste nella conferenza Dell’essenza della
verità (1930).
LA METAFISICA, LA TECNICA E IL
LINGUAGGIO COME RI-VELARSI
DELL’ESSERE
La verità prima della metafisica
• Per oltrepassare la metafisica bisogna operare un radicale
attraversamento dei momenti fondativi della sua tradizione. E in
questi momenti fondativi Heidegger indentifica con quello dei
filosofi presocratici da cui l’essere venne pensato secondo
modalità riducibili alla “semplice presenza” di archetipi filosofici.
La natura e la verità intese come physis (realtà prima) e aletheia
(svelamento). Per Heidegger i presocratici avevano una visione
apodittica (dogmatico) di accettazione dell’essere in quanto la
physis greca non poteva essere oggetto di calcolo, di
investigazione, di manipolazione (metodologie della scienza
moderna) in quanto questi atteggiamenti conoscitivi
presuppongono la divisione (moderna e cartesiana) tra uomo
(essere) e natura (oggetto) che i greci non conoscevano.
• Heidegger criCca la tradizione metafisica occidentale, che considera il
pensiero di Platone, Aristotele e i filosofi successivi fino a Kant e
Hegel. Secondo Heidegger, la metafisica si è concentrata sull'essere
come "ente" (cioè, ciò che esiste), trascurando la quesCone più
fondamentale dell'Essere stesso. La sua opera principale, "Essere e
Tempo", si propone di esplorare il significato dell'Essere a+raverso
l'analisi dell'esistenza umana (Dasein). Heidegger sosCene che
l'Essere è qualcosa di più profondo e complesso di una semplice
categoricizzazione degli enC. La sua criCca alla metafisica si basa
sull'idea che essa ha rido+o l'Essere a una serie di conce; staCci,
perdendo di vista la sua dimensione dinamica e relazionale.
LA «SVOLTA»
LA METAFISICA
«oblio dell’essere»
poiché
nasconde l’essere
identificandolo con l’ente
ciò richiede
un nuovo linguaggio filosofico
una nuova nozione di verità
per definire l’essere
come che è allo stesso tempo
uno svelarsi dell’essere a un un restare velato dell’essere
radura evento soggetto che liberamente lo che si ritrae
accoglie progressivamente
perché perché
è ciò che rimane quando gli è ciò che fa accadere tutto
enti si diradano ciò che accade
Arte e linguaggio
Cosa resta quindi al pensiero filosofico? Secondo Heidegger il dovere
attuale della filosofia è quello di risalire e attraversare la nostra
tradizione ricorrendo ad un pensiero rammemorante capace di svelare
tracce dell’originario mostrarsi della verità. Questa forma di
“risalimento” è possibile attraverso la poesia e l’opera d’arte in genere,
cioè le forme che hanno sviluppato diverse forme e dimensioni di
linguaggio impossibili da ridurre ai tradizionali modelli metafisici e
che custodiscono tracce della verità greca.
L’arte è dimensione essenziale in cui la verità stessa si mette in opera
nella sua valenza originaria. Il linguaggio viene definito la “casa
dell’essere” (nella sua dimora abita l’essere. I pensatori e i poeti sono la
casa di questa dimora) e l’interrogazione sull’essenza del linguaggio
costituisce un modo privilegiato per avvicinarsi alla natura e alla verità.
Il linguaggio parla all’uomo che sa ascoltare.
Heidegger affronta anche il tema della tecnica, specialmente nel suo saggio "La quesSone della tecnica". Per lui, la tecnica
non è solo un insieme di strumenS e metodi, ma rappresenta un modo di pensare e di rapportarsi al mondo. La
tecnicizzazione della nostra vita quoSdiana ha portato a una visione del mondo in cui tuTo è considerato come una risorsa
da sfruTare. Heidegger avverte che questo aTeggiamento può portare a una perdita di connessione con l'Essere, poiché
riduce la realtà a una serie di oggeV e funzioni. Propone quindi una forma di pensiero più contemplaSva, che rispeV la
dimensione dell'Essere e riconosca la nostra appartenenza al mondo.
Come è evoluta la tecnica nel corso della
storia?
• La tecnica è di base ciò che perme+e all’uomo di disporre della
natura. In questo senso la tecnica è una forma di disvelamento =
mostra qualcosa che prima non c’era, producendo qualcosa di nuovo.
Nel corso dei secoli vi è però stato un cambiamento fondamentale.
Per gli anCchi la natura è ciò che produce: la tecnica è qualcosa che si
limita ad assecondare la natura (ad esempio la natura produce il
vento e l’uomo tramite il mulino lo sfru+a). Con la tecnica moderna vi
è però un salto qualitaCvo: la natura viene modificata a vantaggio
dell’uomo, diventa un fondo a disposizione dell’uomo (ad esempio: il
vento viene immagazzinato so+o forma di energia, per poter poi
essere uClizzato a piacimento).
Cosa intende Heidegger con il termine Gestell e
quali rischi e opportunità ravvisa nell’evoluzione
della tecnica?
Heidegger usa il termine Gestell per descrivere l’essenza della tecnica moderna. In
tedesco questa parola significa piedistallo, scaffale, ma Heidegger la ricompone
dandole il significato di totalità del porsi tecnico. In altre parole: la tecnica intesa
come Gestell è una sorta di enorme macchina al servizio della volontà di potenza
dell’uomo.
Il pericolo in tal senso è che l’uomo perda il senso di sé stesso, dimen?chi la sua
essenza – come la descrive Heidegger – di pastore dell’essere. La tecnica infaC non è
nelle mani dell’uomo in realtà, è solo un modo di manifestazione dell’essere:
dimen?candosi questo, l’uomo finisce per pensarsi egli stesso padrone della natura.
Ma in questo profondo rischio di smarrimento di sé, l’uomo nella tecnica moderna può
trovare un nuovo e più intenso spiraglio di luce: perché la tecnica moderna rivela
l’essere in una maniera totalmente nuova. In questo senso la tecnica offre la possibilità
di aprire strade filosofiche da percorrere per comprendere il disvelamento dell’essere.
Che cosa è la tecnica?
L’importanza di Heidegger sta nel riconoscere il ruolo che la tecnologia
gioca nel plasmare il modo di stare al mondo dell’uomo.
• Secondo il filosofo, per accedere all’essenza della tecnica non
possiamo limitarci a considerare i singoli e diversi strumenC
tecnologici, o macchine, ma è necessario accostarci alla quesCone con
rinnovato spirito criCco. Si tra+a in altre parole di trovar il coraggio di
fare un balzo nel vuoto rispe1o alla tradizione, d’instaurare con
l’ogge+o di studio un “relazione libera” da vincoli, proponendo una
diversa e nuova cornice ontologica.
Nella tecnica, l’uomo prende parte, seduce il mondo ovvero fonda uno schema
di referenze che cosCtuiscono la maniera nella quale gli ogge; vengono alla
presenza. Il modo in cui le mere cose ci si presentano influenza il modo
umano di impegnarsi con il mondo.
Con la tecnica il pensiero si fa aggressivo perché rende ogni presenza, incluso
l’uomo, un ogge1o da manipolare, ogni ente uno strumento da valorizzare e
impiegare, un Bestand.
Ogni cosa è così immediatamente “pronta per l’uso” e ha valore fintantoché è
uClizzabile, la cosa in quanto cosa è completamente ignorata e nascosta.
• Secondo Heidegger, l’agire tecnico è l’ul8mo gradino del proge1o
occidentale di dominio sulla natura e del suo sfru1amento
Il potere della tecnica non agisce a+raverso azioni violente e determinate
ma ciononostante è capace di ordinare, regolare e individuare le
connessioni, gli scambi d’informazioni e le azioni delle componenC
individuali. È un potere totalitario ma decentrato, con8nuo ma
discreto, individuante e dissociante. Per alcuni versi in modo simile a
Heidegger, secondo Foucault la società è da sempre regolata da
meccanismi di potere / sapere che garanCscono la produzione e il
controllo di relazioni asimmetriche tra gli individui. Nella società
moderna quesC meccanismi assumono il modello chiamato Panop8co.
• Il totalitarismo non è che la manifestazione del pensiero tecnico in
poliCca, dove alla rappresentanza e alla discussione tra pari in vista di un
accordo fondato sulla ragione degli argomenC è sosCtuito un apparato
amministraCvo il cui unico fine è il perpetuamento e la soddisfazione di
sé stesso.
Heidegger ha affrontato il conce+o di "tecnica" sopra+u+o nel suo
saggio "La quesCone della tecnica". In quest'opera, egli esplora come
la tecnologia non sia semplicemente uno strumento o un mezzo, ma
un modo di pensare e di essere nel mondo. Heidegger sosCene che la
tecnica moderna ha un impa+o profondo sulla nostra relazione con
l'Essere e sul modo in cui percepiamo il mondo.
• Secondo Heidegger, la tecnica tende a ridurre tu+o a risorse da
sfru+are, portando a una visione del mondo in cui la natura è vista
come un mero "magazzino" di risorse. Questo approccio, secondo lui,
può portare a una forma di alienazione e a una perdita di autenCcità.
LA CONCEZIONE DELLA TECNICA
LA TECNICA
è realizza
la manifestazione
il destino dell’essere
dell’oblio dell’essere
perché perché
riduce la realtà a un insieme l’essere tende a ritrarsi a
di oggetti utilizzabili, mano a mano che la storia
appiattiti sul piano degli enti della civiltà avanza
Conclusioni…..PUNTI SALIENTI
1. Essere e Ontologia: Heidegger è principalmente interessato alla quesSone dell'Essere. La sua opera più importante, "Essere e
Tempo" (1927), esplora la natura dell'Essere e introduce il conceTo di "Dasein", che si riferisce all'esistenza umana. Heidegger
sosSene che comprendere l'Essere è fondamentale per la filosofia.
2. Da-sein: Questo termine descrive l'essere umano come un ente che è consapevole della propria esistenza. Il Dasein è caraTerizzato
dalla sua capacità di interrogarsi sul significato dell'Essere e dalla sua apertura al mondo.
3. Temporalità: Heidegger aTribuisce un'importanza centrale alla temporalità, sostenendo che la comprensione dell'Essere è legata
alla nostra esperienza del tempo. La nostra esistenza è proieTata nel futuro e radicata nel passato, il che influisce sulla nostra
idenStà e sul nostro modo di essere nel mondo.
4. Auten<cità e Inauten<cità: Heidegger disSngue tra un'esistenza autenSca, in cui l'individuo riconosce la propria libertà e
responsabilità, e un'esistenza inautenSca, in cui si conforma alle aspeTaSve sociali e perde il contaTo con il proprio vero io.
5. La ques<one dell'Essere: Heidegger sosSene che la filosofia occidentale ha dimenScato la quesSone fondamentale dell'Essere,
concentrandosi invece su categorie e conceV che non affrontano questa quesSone. La sua ricerca mira a recuperare questa
dimenScanza.
6. Tecnologia e moderno: Nelle sue opere successive, Heidegger analizza il ruolo della tecnologia nella vita umana, avvertendo che
essa può portare a una forma di alienazione e all'oblio dell'Essere. SosSene che la tecnologia non è solo un insieme di strumenS, ma
un modo di vedere e di rapportarsi al mondo.
7. Linguaggio: Heidegger aTribuisce un'importanza cruciale al linguaggio, considerandolo come il luogo in cui si manifesta l'Essere. Il
linguaggio non è solo un mezzo di comunicazione, ma cosStuisce la nostra comprensione del mondo.
8. Metafisica e pensiero cri<co: Heidegger criSca la tradizione metafisica occidentale, che considera l'Essere come un ente tra gli altri.
Propone una nuova forma di pensiero che superi l'analisi tradizionale e si apra a una comprensione più profonda della realtà.