Micro 11
Micro 11
Cap. 11
11.1 - Generalità
La soluzione che noi abbiamo ottenuto per il campo nella regione d’ombra ha una
interessante interpretazione in termini di teoria geometrica della diffrazione di Keller.
In questa teoria i “raggi” dell’ottica geometrica classica rappresentano l’onda piana
incidente sul semipiano conduttore.
La teoria è valida al limite per λ −→ 0. Il campo nella regione illuminata è dovuto ai
“raggi” incidenti non intercettati dal semipiano conduttore, come abbiamo già mostrato
nell’equazione (10.6.8).
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regione
illuminata
raggi incidenti 0............. .... ....... .... ............ ........... .... ....... .... ............ .... ....... .... ........ .... ............ .... ....... .... ............ ........
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di ampiezza E0 .............. ............
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regione
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.. d’ombra
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.. •P .. .... ......
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fig.11.1-1
exp(−ikr)
EP = DE0 √ (11.1.1)
r
11 - 1
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...
...
... z
O .................................................................................................................................................................................................................................................
... .........
.. ........ ....
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-θ ........ ..
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−x E ..
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............
θ
... ........ ..
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... r ........
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............
...
... •P .
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...
...
...
...
...
...
...
...
fig.11.1-2
dove D è chiamato coefficiente di diffrazione. La validità di questa forma asintotica per il
campo diffratto, ed il valore del coefficiente D saranno dedotti dall’analisi precedentemente
fatta.
Il campo nella regione d’ombra è dato dall’equazione
r " r !#
i 2
Ex (x, z) = E0 e−ikz F (∞) + F x (11.1.2)
2 λz
con x negativo. r
2
Poichè siamo interessati alla condizione limite λ −→ 0, il parametro x ten-
λz
derà all’infinito e, pertanto, possiamo sostituire al secondo termine dentro parentesi della
(11.1.2) la sua espressione asintotica (10.7.4).
Ne segue:
r r πx2
i 1 1 1 λz −i
Ex (x, z) = E0 e−ikz (1 − i) + (1 − i) − e λz =
2 2 2 iπx 2
x2
√ −ik z +
r
iλz 2z i −ikz
=− E0 e + E0 (1 − i) e
2iπx 2
x2
√ r
−ik z +
r
i λ 2z i −ikz
Ex (x, z) = −E0 e cos θ + E0 (1 − i) e (11.1.3)
2iπ sin θ z 2
11 - 2
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π π
√ i i
Tenendo presente che i = e 2 e i = e 4 si ha:
r
i 1 iπ i 34 π
1 π 3 π 3
(1 − i) = √ e −e 4 =√ cos − cos π + i sin − i sin π =
2 2 2 4 4 4 4
1 1 1 1 1
=√ √ + √ + i√ − i√ =1
2 2 2 2 2
x2
iλ −ik z + 2z
r
iE0
Ex (x, z) = e cos θ + E0 e−ikz (11.1.4)
2π sin θ z
Nella zona d’ombra per x < 0 la (11.1.4) conterrà solo il primo termine:
x2
iλ −ik z + 2z
r
iE0
Ex (x, z) = e cos θ x<0 (11.1.5)
2π sin θ z
É interessante osservare che per λ = 0, nella regione illuminata esiste l’onda piana
incidente e nella regione d’ombra non vi è campo; è scomparso il fenomeno della diffrazione
in pieno accordo con la teoria dell’ottica geometrica. Per piccoli θ la (11.1.5) si può
approssimare: r
iE0 iλ −ikr
Ex (x, z) = e cos θ θ<0 (11.1.6)
2π sin θ z
Le rimanenti componenti del campo possono essere trovate in modo simile. Ma le
equazioni di Maxwell combinate con l’equazione d’onda in approssimazione parabolica ci
forniscono le stesse informazioni in modo più elegante. Consideriamo, infatti, l’equazione
della divergenza del campo elettrico ricordando che nel caso bidimensionale TM, Ey = 0;
si ha:
∂Ex ∂Ez
+ =0 (11.1.7)
∂x ∂z
∂Ez
Dalla (10.6.8) segue che = −ikEz approssimativamente. Si ha, pertanto, dalla
∂z
(11.1.7):
1 ∂Ex
Ez = (11.1.8)
ik ∂x
cos θ z
Ponendo nella (11.1.5) = e derivando rispetto a x, si ha:
sin θ x
1 x
Ez = − + Ex (11.1.9)
ikx z
11 - 3
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x2
∂Ez x x 1 x 1
= −ik Ez = ik + Ex = + ik 2 Ex (11.1.12)
∂x z z ikx z z z
x2
∂Ex ∂ iE0 √ √
−ik z + 1
x2
= z iλ e 2z = Ex + −ik + ik 2 Ex (11.1.13)
∂z 2πx
∂z 2z
2z
La (11.1.11) diventa:
x2 x2
1 1 1
Hy = + ik 2 − + ik − ik 2 Ex (11.1.14)
iωµ z z 2z 2z
Ancora:
1 x2
ik 1
Hy = +1+ Ex (11.1.15)
iωµ 2ikz 2 z2
Al limite dell’ottica geometrica, k −→ ∞, risulta
1 x2
Ex
Hy = 1+ (11.1.16)
Z 2 z2
1 x2
per x ≪ z =⇒ r ≃ z 1 + .
2 z2
1 x2 r 1
Pertanto: 1 + 2
≃ = = sec θ
2z z cos θ
11 - 4
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Ne segue:
Ex
Hy = sec θ (11.1.17)
Z
Raccogliendo i risultati ottenuti, il campo nel punto P della regione d’ombra è dato
da: r
iλ iE0 −ikr
Eθ (r, θ) = ZHy (r, θ) = e (11.1.18)
r 2π sin θ
che è un’onda cilindrica emessa dal bordo O del semipiano diffrangente. Questo conferma
la forma del “raggio diffratto” data dall’equazione (11.1.1)
Pertanto il coefficiente di diffrazione è:
r
λ 1
D= (11.1.19)
i 2π sin θ
r
√ √ 1
dove si è tenuto conto che i i = −i = .
i
Dall’analisi effettuata del più semplice problema “canonico” della teoria geometrica
della diffrazione, cioè, della diffrazione da parte di un sottile semipiano conduttore irradiato
da un’onda piana, seguono le seguenti considerazioni:
a) il campo nella regione illuminata è identico al campo incidente ed è dato dalla
ottica geometrica classica.
b) il campo nella regione d’ombra ha la forma di un’onda cilindrica originata nel
bordo; la sua ampiezza dipende in modo inverso dal seno dell’angolo fra il raggio
diffratto e la normale.
c) nelle vicinanze del confine fra le due regioni, le formule non sono valide ed è
necessario trovare la completa soluzione in termini di integrali di Fresnel.
d) dalla (11.1.18) segue che il campo nella regione d’ombra può essere rappresentato
in termini della usuale formula “far field”.
r
iλ
Eθ (r, θ) = ZHy (r, θ) = F (s)e−ikr
r (11.1.20)
E0
con F (s) = i s<0
2πs
11 - 5
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Sia f (x) = Ex (x, 0) un campo polarizzato lungo l’asse x sul piano d’apertura z = 0.
La formula di diffrazione di Fresnel (10.3.4) ci fornisce il campo su un arbitrario piano
della regione di Fresnel:
r +∞
k(x − x′ )2
Z
i ′
Ex (x, z) = exp(−ikz) f (x ) exp −i dx′ (11.3.1)
λz −∞ 2z
Assumiamo che l’ampiezza del campo sul piano d’apertura sia diversa da zero nella
a a
regione del piano compresa fra + e − ; supponiamo, inoltre, che il corrispondente spettro
2 2
angolare sia sufficientemente stretto e centrato nella direzione dell’asse z positivo in modo,
quindi, che la (11.3.1) si possa ben applicare.
Essa si può scrivere:
r 2
!
+a
x2
iλ 1 xx′ x′
Z 2
′
Ex (x, z) = exp(−ikz) f (x ) exp −ik exp ik exp −ik dx′
z λ −a
2
2z z 2z
(11.3.2)
cioè:
r Z + a 2
!
x2
iλ 1 2
′ x′ x
Ex (x, z) = exp −ik z + f (x ) exp −ik exp ik x′ dx′
z 2z λ − a2 2z z
(11.3.3)
′2 ′2
x x
Consideriamo l’esponente k contenuto nel termine di fase exp − ik della
2z 2z
k a 2
a
funzione integranda. Il suo valore massimo è ψmax = che si ha per x′ = ± .
2z 2 2
Ora è chiaro che, per una apertura di larghezza fissata ad una data lunghezza d’onda
questo valore tende a zero al tendere di z all’infinito. Noi arbitrariamente adottiamo il
π
criterio che esso sia sensibilmente zero per ψmax ≤ (220 , 5 −→ cos 220 , 5 = 0.924).
8
2a2
che è verificata per z ≥ . Questo è conosciuto come “criterio di Rayleigh” per cui il
λ
campo sul piano z ha la stessa forma del campo su un piano all’infinito.
11 - 6