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Micro 18

Il capitolo discute il teorema di reciprocità di Lorentz, fondamentale per risolvere problemi elettromagnetici e per dedurre proprietà dei circuiti a microonde. Viene spiegato come il teorema possa essere utilizzato per dimostrare la reciproca caratteristica di ricezione e trasmissione delle antenne e per stabilire le proprietà di ortogonalità dei modi nelle guide d'onda. Inoltre, il capitolo analizza situazioni in cui l'integrale di superficie si annulla, come nel caso di superfici conduttrici perfette e superfici sferiche di grande raggio.

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Micro 18

Il capitolo discute il teorema di reciprocità di Lorentz, fondamentale per risolvere problemi elettromagnetici e per dedurre proprietà dei circuiti a microonde. Viene spiegato come il teorema possa essere utilizzato per dimostrare la reciproca caratteristica di ricezione e trasmissione delle antenne e per stabilire le proprietà di ortogonalità dei modi nelle guide d'onda. Inoltre, il capitolo analizza situazioni in cui l'integrale di superficie si annulla, come nel caso di superfici conduttrici perfette e superfici sferiche di grande raggio.

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——————————— S.

Barbarino - Appunti di Microonde ———————————

Cap. 18

Eccitazione di guide d’onda.

18.1 - Teorema di reciprocità di Lorentz.

Il teorema di reciprocità di Lorentz è uno dei più utili teoremi nella soluzione di
problemi elettromagnetici, poichè esso può essere usato per dedurre un numero di proprietà
fondamentali dei dispositivi a microonde. Esso dà le basi per dimostrare le proprietà
reciproche dei circuiti a microonde e per mostrare che le caratteristiche di ricezione e di
trasmissione delle antenne sono le stesse. Esso può anche essere usato per stabilire le
proprietà di ortogonalità dei modi che possono esistere nelle guide d’onda e nelle cavità
risonanti.
Un altro importante uso è quello di derivare un conveniente sviluppo dei campi (ana-
logo ad uno sviluppo in serie di Fourier) per i campi irradiati o accoppiati nelle guide
d’onda e cavità da probe, spire o aperture.
Per derivare il teorema, consideriamo un volume V limitato da una superficie chiusa
S come in figura 18.1-1.

S
........................................
.......................
...................... ....
....
........... ...
..
.....
. ...
.
.
...
..
. .
.
...... V ..
.............................
J~ n̂
. .... .
. .. .
.. ...... 1 ...
.. .. . .
... ......... .. ...
...
.....
... ~r 1 ...
.
.... J~
......... 2 ...
............................. ...
...

... ................ .
... ... ....................... ..

O•
. . ..
..
..
..
... . . .
~r 2 .. ..
.
.. .....
.. .....
..
.. .. ...........
.. ...........
.......................................................

fig.18.1-1
Sia J~1 una sorgente di corrente in V che produce un campo E ~ 1, H
~ 1 , mentre una
seconda sorgente J~2 produce un campo E ~ 2, H
~ 2 . Questi campi soddisfano alle equazioni di
Maxwell; cosı̀:
~ ×E
∇ ~ 1 = −iωµH ~1 ~ ×H
∇ ~ 1 = iωǫE ~ 1 + J~1 (18.1.1)
~ ×E
∇ ~ 2 = −iωµH ~2 ~ ×H
∇ ~ 2 = iωǫE ~ 2 + J~2 (18.1.2)
 
Consideriamo la quantità ∇ ~ · E~1 × H~2 − E ~2 × H~ 1 , possiamo scrivere:
     
~ · E
∇ ~1 × H~2 = H ~2 · ∇ ~ ×E ~1 − E ~1 · ∇~ ×H ~2 (18.1.3)

18 - 1
——————————— [Link] - Appunti di Microonde ———————————

e      
~ · E
∇ ~2 × H ~1 · ∇
~1 = H ~ ×E ~2 · ∇
~2 − E ~ ×H
~1 (18.1.4)

Sostituendo in esse le espressioni date dalle equazioni di Maxwell (18.1.1) e (18.1.2) si ha:
     
∇~ · E~1 × H~2 = H ~ 2 · −iωµH ~1 − E ~ 1 · iωǫE
~ 2 + J~2 =

= −iωµH~1 · H
~ 2 − iωǫE
~1 · E
~2 − E~ 1 · J~2 (18.1.5)
     
~ · E
∇ ~2 × H
~1 ~ ~ ~ ~
= H1 · −iωµH2 − E2 · iωǫE1 + J1 = ~

~1 · H
= −iωµH ~ 2 − iωǫE
~1 · E
~2 − E
~ 2 · J~1 (18.1.6)

Ne segue, quindi, che:


 
~ · E
∇ ~1 × H
~2 − E ~ 1 = −J~2 · E
~2 × H ~ 1 + J~1 · E
~2 (18.1.7)

Integrando entrambi i membri su tutto il volume V e usando il teorema della diver-


genza si ha:
Z   I   Z  
~ E
∇· ~1 × H
~2 − E
~2 × H
~ 1 dv = E~1 × H
~2 − E~2 × H
~ 1 · n̂ da = E~ 2 · J~1 − E
~ 1 · J~2 dv
V S V
(18.1.8)
dove n̂ è il versore unitario uscente normale ad S.
L’equazione (18.1.8) è la forma base del teorema di reciprocità di Lorentz. (Per
i mezzi anisotropi questo teorema deve essere modificato).
Per un certo numero di situazioni tipiche l’integrale di superficie si annulla.
Questo succede in ognuno dei seguenti casi.
(i) Se la superficie S è la superficie di un conduttore perfetto; infatti in questo
 caso essendo

~ ~ ~ ~ ~
E1 ed E2 paralleli ad n̂ si ha: n̂ × E1 = n̂ × E2 = 0 su S e poichè E1 × H2 · n̂ si ~
   
può eguagliare a n̂ × E ~ 2 ne segue che E
~1 · H ~1 × H~ 2 · n̂ = 0 cosı̀ come per lo stesso
 
motivo E ~2 × H~ 1 · n̂ = 0. Quindi l’integrale di superficie si annulla.
(ii) Se la superficie S è caratterizzata da una impedenza superficiale Zs , che è definita da
~ t = Zs J~s , dove E
E ~ t è la componente tangenziale di E ~ sulla superficie e J~s è la densità
~
superficiale di corrente sulla superficie con Js = −n̂ × H, ~ si ha E ~ t = −Zs n̂ × H.~
Conseguentemente:
   
~1 · H
n̂ × E ~ 2 = n̂ × E ~ 1t · H~2 = ~ 1n = 0]
[in quanto n̂ × E
h  i (18.1.9)
~
= −Zs n̂ × n̂ × H1 · H ~2

Se si applica l’identità vettoriale


   
A~· B~ ×C ~ = A ~×B ~ ·C ~ =⇒ A
~ −→ H
~2 ; B
~ −→ n̂ ; C
~ −→ n̂ × H
~1

18 - 2
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ne segue che:

           
E~1 × H
~ 2 · n̂ = n̂ × E ~ 2 = −Zs H
~1 · H ~ 2 × n̂ · n̂ × H
~ 1 = Zs n̂ × H ~1
~ 2 · n̂ × H
(18.1.10)
e analogamente:

     
E~2 × H
~ 1 · n̂ = n̂ × E~2 · H~ 1 = n̂ × E ~1 =
~ 2t · H ~ 2n = 0]
[in quanto n̂ × E
h  i    
~ ~ ~
= −Zs n̂ × n̂ × H2 · H1 = Zs n̂ × H1 · n̂ × H2 ~
(18.1.11)
Si ha quindi:

    h       i
E~1 × H
~ 2 · n̂ − E~2 × H
~ 1 · n̂ = Zs n̂ × H ~ 1 − n̂ × H
~ 2 · n̂ × H ~2 = 0
~ 1 · n̂ × H
(18.1.12)
e l’integrale di superficie si annulla.

(iii) Quando la superficie S è una superficie sferica di raggio infinitamente grande per cui
n̂ = êr . Come sappiamo il campo su questa sfera (all’infinito) è un’onda sferica TEM
per cui sulla superficie sferica si ha:

r
~ = ǫ ~ = Y êr × E
~
H êr × E (18.1.13)
µ

Quindi:

       
~ ~ ~
E1 × H2 · n̂ = n̂ × E1 · H~2 = Y ~ ~
êr × E1 · êr × E2 (18.1.14)
       
~2 × H
E ~ 1 · n̂ = n̂ × E
~2 · H
~1 = Y ~ 2 · êr × E
êr × E ~1 (18.1.15)

Ne segue che:
   
~ ~ ~ ~
E1 × H2 · n̂ − E2 × H1 · n̂ = 0 (18.1.16)

e l’integrale di superficie si annulla.


(iv) Se la superficie S racchiude tutte le sorgenti per il campo (cioè fuori di essa non vi
sono altre sorgenti).
Questo può essere dimostrato applicando la (18.1.8) a un volume che è internamente
circondato dalla superficie S ed esternamente da Sm una superficie sferica infinitamente

18 - 3
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grande (vedi figura 18.1-2):

...

......... 0
..
.
.............................................................
........... .........
........ .......
............ .......
.. ......
.....
. ...
......
... ......
.....
.....
S m
...... .....
.
.... .....
.. ...
... ...
.
...
... ..
....... .... . .
. .
S
......................
...
...
...
.. .
. .
....... . .....
..
...
...
V ......... .
.. .
... ...... . .. . .....
..
..
..
.....
...
...
.
.
....
.......
.
...
...
...
...
...
. ... .. ...
....
..
...
.. ...
. ...
......... n̂ 0 .. ..
.
...
...
...
J~
.. ... .
... .. .... .. ...
..
... ....
.
....... 1 .
.
. ...
. . ...
......... . .
J~
.. ... .
.. ...
.. ... .. .
......... 2 ... ..
...
...
...
... ~r 1 ..... .... ...
.
..........
.
. . . ...
.....
....
..
..... .. .
. .
.
...
... ... .. .... ....... . ..
... ... . ... ..... . .
............... .. ...
O• ~r ...
... ..
... .. 2 .. ..
... ..
. .....
. . ...
... . ... .
.. ...... ..
... ..
.. ........ ...
... .......... ...
... ..
..... ....... ...... ...... .... . . .. . . ...
....
. ................ .
...
... ..
... ...
...
... ...
.... ....
..... ....
..... .....
..... .....
.....
...... ........
.
...... ......
....... ......
........ .......
..........
.............. . ..
...
...........
..............................................

fig.18.1-2

Poichè nel volume considerato non vi sono sorgenti, l’integrale di volume del secondo
membro è nullo.
Si badi che la superficie da considerare è stavolta la somma di S ed Sm e le normali
sono rivolte come in figura 18.1-2.
Ne segue: I h i
~1 × H
E ~2 − E
~2 × H ~ 1 · n̂0 da = 0 (18.1.17)
S+Sm

Poichè l’integrale su Sm per la (iii) è nullo e poichè n̂0 = −n̂ si ha:


I h i
~1 × H
E ~2 − E~2 × H
~ 1 · n̂ da = 0 (18.1.18)
S

Quindi l’integrale di superficie si annulla.


Quando l’integrale superficiale si annulla la (18.1.8) si riduce a:
Z Z
~ 1 · J~2 dv =
E ~ 2 · J~1 dv
E (18.1.19)
V V

Se J~1 e J~2 sono elementi di corrente infinitesimi si ha:

~ 1 (~r2 ) · J~2 (~r2 ) = E


E ~ 2 (~r1 ) · J~1 (~r1 ) (18.1.20)

18 - 4
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ciò stabilisce che il campo E ~ 1 prodotto da J~1 ha una componente lungo J~2 che è uguale
alla componente lungo J1 del campo irradiato da J~2 quando J~1 e J~2 hanno una grandezza
~
unitaria. La forma (18.1.20) è essenzialmente il principio di reciprocità usato nella analisi
dei circuiti tranne che E ~ e J~ sono sostituiti dalla tensione V e dalla corrente I.

18.2 - Accoppiamento sonda (probe) - guida d’onda rettangolare.

La figura 18.2-1 illustra un tipico accoppiamento cavo coassiale-guida d’onda.

y.
....
........

.................................
z
...............................................................................................
...
..
..
l
.....................................................................................................................................................................
..
...
... ..... .........................................................................................
... ...... ... ....
.. .. ... ... ..
.. .. .. .. ..
.. ... .. ...
.. ... ..
... . .. ......... .. ......... ..
... ...
..
... .. .. ......
....
b ... ..
..
.
... ...
.
. .
.
..
...
..
..
...
.. ..
... ...
..
d ....
.
...... ...
.... ...
. .
.. ..
.
.... ....
..
..
..
....................................................... ... ... ........................................................................................ .........................................................................
.. .. ... ..
. .
... ... ................................ .. ..
.... .... ....
. . .
. x
... ... .. ...
.. .. .. .........
...................... ..
.. ..........................
.........
...
..
a
... ... . ...
.. ... .... ..
.. ... .. .
... .. ...............................
.. .. ............................
.............................................
x. vista trasversale
vista laterale .
.....
........
....
....
...
..
..
.
.............................................................................................
...
... ....
..
... ......
... ...................
... ............
.
...
...
...
...
......................................................................................... .................................. z
vista sul piano xz

fig.18.2-1
La posizione di cortocircuito l e la lunghezza della sonda d possono essere aggiustate
per ottenere il massimo trasferimento di potenza dalla linea coassiale alla guida d’onda.
Il conduttore centrale della linea coassiale si estende nella guida d’onda per formare una
piccola antenna. Ogni modo della guida d’onda che ha un campo elettrico non nullo
lungo il conduttore coassiale ecciterà corrente nel probe. Reciprocamente, quando nel
probe viene prodotta una corrente dall’onda TEM che si propaga nel cavo coassiale, nella
guida d’onda saranno eccitati gli stessi modi. [Questo teorema di reciprocità è molto
utile per determinare quali modi possono essere eccitati da un dato probe]. Si può cosı̀
facilmente vedere che, per un massimo accoppiamento al modo dominante TE10 in una
guida rettangolare, il probe dovrebbe estendersi nella guida nel punto di mezzo del lato
largo in modo da coincidere con la posizione del massimo campo elettrico per il modo
TE10 . I modi evanescenti che sono anche eccitati sono campi localizzati che immagazzinano
energia reattiva.
Ci limitiamo a valutare solo l’ampiezza del modo TE10 .
La corrente sul probe deve essere zero alla fine del probe. Per un probe sottile vi
sarà una distribuzione di corrente tale da produrre un’onda stazionaria. Cosı̀ la corrente

18 - 5
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nel probe può essere considerata come un infinitamente sottile filamento di corrente della
forma
a
I = I0 sin k0 (d − y) 0≤y≤d, x= , z=0 (18.2.1)
2

dove k0 = ω ǫ0 µ0 .
Desideriamo determinare l’ampiezza del modo TE10 eccitato da questa corrente. Una
tecnica generale per fare questo è una formulazione matematica del principio di reciprocità
per determinare quali modi guidati saranno eccitati da una data corrente.
I risultati sono derivati di seguito.
La figura 18.2-2 illustra una infinitamente lunga guida d’onda in cui una sorgente di
corrente J~ è situata in una regione compresa fra z1 e z2 . Il campo irradiato da questa
sorgente può essere espresso come una somma infinita di modi guidati come segue:
X
~+ =
E Cn+ (~en + ~ezn ) e−iβn z z > z2 (18.2.2a)
n
X  
~+ =
H Cn+ ~hn + ~hzn e−iβn z z > z2 (18.2.2b)
n
X
E ~− = Cn− (~en − ~ezn ) eiβn z z < z1 (18.2.2c)
n
X  
~− =
H Cn− −~hn + ~hzn eiβn z z < z1 (18.2.2d)
n

Nelle (18.2.2) n è un grande indice di somma ed implica una somma su tutti i possibili
modi TE e TM. Le ampiezze sconosciute Cn possono essere determinate applicando la
formula di reciprocità di Lorentz (18.1.8).

.. ..
... ...
.................................................................................................................................................
.. ..
... ...
... ...
~ −, H
E ~ − ....
.
....
.. ..............
~ ,H
E ~ + +
............................................................................................................. .. ..... . . ............................................................................................
... ..
.. .
.
........... ...
J~
..
.. .... ..
..
...
.
....
......
.. ...................................................................................................................................
...
.
. z
... ...
... ...
. .
...................................................................................................................................................
.. ..
.. ..
.. ..
z1 z2

fig.18.2-2

Per il volume V , scegliamo quello limitato dalle pareti della guida d’onda e dai piani
trasversali situati in z1 e z2 .

18 - 6
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Per i campi E ~ 1, H~ 1 che figurano nel teorema di Lorentz assumiamo quello irradiato
dalla sorgente dato dalle (18.2.2).
Per i campi E~ 2, H~ 2 , che figurano nel teorema di Lorentz, assumiamo l’ennesimo modo
guidato E~ −, H
~ − ; cioè:
n n

~ 2 −→ E
E ~ n− = (~en − ~ezn ) eiβn z ~ n+
oppure E
  (18.2.3)
H ~ n− = −~hn + ~hzn eiβn z
~ 2 −→ H oppure H ~ n+

Sostituendo le (18.2.3) nella (18.1.8) si ha:


I   Z
~1 × H
E ~n − E
− ~n × H
− ~ 1 · n̂ da = ~ n− · J~ dv
E (18.2.4)
S V

in quanto E ~ 2, H
~ 2 è una soluzione senza sorgenti (J~2 = 0) entro V . L’integrale di superficie
 
è zero sulle pareti della guida in quanto E ~− × H ~ n− · n̂ = n̂ × E
~− · H ~ n− = 0 perchè E
~ −,
sulle pareti perfettamente conduttrici della guida, è ortogonale a S cioè parallelo a n̂ quindi
~ − = 0; lo stesso dicasi per E
n̂ × E ~ n− .
Pertanto l’integrale di superficie resta definito soltanto sulle superfici individuate da
z1 e z2 .
Poichè i modi sono ortogonali, risulta:
Z
~m
E ±
×H ~ n± · n̂da = 0 n 6= m (18.2.5)
S0

Quindi tutti i termini dello sviluppo di E ~− e H


~ − si annullano tranne l’ennesimo quando
si integra sulla sezione trasversale della guida d’onda.
Cosı̀ noi abbiamo:
Z h    i
Cn+ (~en + ~ezn ) × −~hn + ~hzn − (~en − ~ezn ) × ~hn + ~hzn · zb da+
ZS2 h    i
− Cn− (~en − ~ezn ) × −~hn + ~hzn − (~en − ~ezn ) × −~hn + ~hzn · zb da = (18.2.6)
S1
Z Z
= −2Cn +
~en × ~hn · zb da = ~ n− · J~ dv
E
S2 V

Quindi Cn+ è dato da:


Z Z
1 ~ − · J~ dv = − 1 ~ iβn z dv
Cn+ =− E n (~en − ~ezn ) · Je (18.2.7)
Pn V Pn V

~ n+ , H
Se E ~ n+ sono scelte per i campi E
~ 2, H
~ 2 , otteniamo
Z Z
− 1 ~ + ~ 1 ~ −iβn z dv
Cn = − E · J dv = − (~en + ~ezn ) · Je (18.2.8)
Pn V n Pn V

18 - 7
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Z
dove Pn = 2 ~en × ~hn · zb da, ed S0 è una superficie trasversale della guida d’onda.
S0
Applichiamo i risultati sopra trovati al problema della sonda eccitatrice introdotta
prima.
Per il modo TE10 i campi sono:

πx −iβz
Ey = ey e−iβz = sin e [ampiezza unitaria]
a (18.2.9)
πx −iβz
Hx = hx e−iβz = −Y sin e
a

Si ha:
Z aZ b
πx
P10 = 2 Y sin2 dx dy = abY (18.2.10)
0 0 a

dove Y è l’ammettenza.
A questo punto dobbiamo tenere conto che la sonda (z = 0) si trova a distanza l dal
cortocircuito.
Il sistema è equivalente, allora, al probe originale più la sua immagine localizzata a
distanza 2l da esso con il cortocircuito rimosso; entrambi i probes sono situati dentro una
guida infinitamente lunga e la corrente nel probe immagine è opposta.
Questo si rende necessario perchè i campi irradiati dal probe e dalla sua immagine
devono dare un campo elettrico tangenziale nullo nella posizione di cortocircuito.

... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... .................................................................................................................................
..
..
...
...
..
..
...
..
...
...
Probe ..
...
..
..
... .
...
... ........
immagine .........
... .. . Probe
... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ..................................................................................................................................
.

z = −2l z=0

fig.18.2-3

Ne segue
Z 
1 π
C +
=− xŷ · ŷ I0 sin k0 (d − y)eiβz −
sin
P10 V a | {z }
(z = 0)
 (18.2.11)
π iβz
− sin xŷ · ŷ I0 sin k0 (d − y)e dv
a | {z }
(z = −2l)

18 - 8
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a
Poichè la corrente J è zero dappertutto tranne nei piani z = 0 e z = −2l e per x = ,
2
segue che:
Z d Z d
1 1
C +
=− I0 sin k0 (d − y)dy + I0 sin k0 (d − y)e−2iβl dy =
P10 0 P10 0
Z d Z d
1 1
=− I0 sin k0 (d − y)dy + I0 e−2iβl sin k0 (d − y) dy =
P10 0 P10 0
 d (18.2.12)
I0 −2iβl
 1
=− 1−e cos k0 (d − y) =
abY k0 0
I0 
=− 1 − e−2iβl (1 − cos k0 d)
abk0 Y
che si può scrivere:
I0 Z 
C+ = − 1 − e−2iβl (1 − cos k0 d) (18.2.13)
abk0
Il campo trasversale totale del modo TE10 irradiato dal probe per z > 0 è:
I0 Z  πx −iβz
Ey = − 1 − e−2iβl (1 − cos k0 d) sin e
abk0 a (18.2.14)
Hx = −Y Ey

La potenza totale irradiata è data da:


Z aZ b
Y
P = |Ey |2 dx dy =
2 0 0
Z aZ b
Y I02 Z 2 −2iβl 2 πx
= 2 2 2 e − 1 (1 − cos k0 d)2 sin2 dx dy =
2 0 0 a b k0 a
2 Z aZ b
1 I0 Z −2iβl 2 πx
= e − 1 (1 − cos k0 d) 2
sin2 dx dy
2 a b2 k02
2
0 0 a

e ricordando che Z aZ b
πx ab
sin2 dx dy =
0 0 a 2
si ha:

1 I02 Z −2iβl 2
P = 2 e − 1 (1 − cos k0 d)2
4 abk0
(18.2.15)

Alla base dell’antenna probe (y = 0) la corrente totale della linea coassiale è I =


I0 sin k0 d.

18 - 9
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L’impedenza vista dalla linea coassiale, riferita alla base è Zin = R0 + iX. Il teorema
del vettore di Poynting complesso allora dà:

P + 2iω(hWm i − hWe i)
Zin = R0 + iX = (18.2.16)
1 ∗
II
2

dove P è la potenza irradiata dalla guida e hWm i−hWe i è l’energia reattiva immagazzinata
in vicinanza dell’antenna dovuta all’eccitazione di modi che non si propagano (evanescenti).
Poichè P è stata valutata possiamo valutare la resistenza d’ingresso. Si ottiene:
2
2P 2P Z 1 − e−2iβl (1 − cos k0 d)2
R0 = ∗ = 2 2 = (18.2.17)
II I0 sin k0 d 2abk02 sin2 k0 d

Il termine 1 − cos k0 d si può scrivere:


 
k0 d k0 d k0 d
1 − cos k0 d = 1 − cos 2 = 2 sin2 =⇒ (1 − cos k0 d)2 = 4 sin4 (18.2.18)
2 2 2

Analogamente
 
2 2 k0 d k0 d k0 d
sin k0 d = sin 2 = 4 sin2 cos2 (18.2.19)
2 2 2

Il rapporto fra la (18.2.18) e la (18.2.19) è:

(1 − cos k0 d)2 k0 d
2 = tan2 (18.2.20)
sin k0 d 2

sostituendo la (18.2.20) nella (18.2.17) si ha:

Z 2 k0 d
R0 = 1 − e−2iβl tan2 (18.2.21)
2abk02 2

Questa resistenza d’ingresso è chiamata “resistenza di radiazione del probe”. Questo


valore può essere variato variando i parametri l e d, cioè la posizione di cortocircuito e
la lunghezza dell’antenna. Cambiando questi parametri si è in grado di ottimizzare il
trasferimento di potenza aggiustando R0 in modo da eguagliare l’impedenza caratteristica
del cavo coassiale e introducendo una conveniente reattanza per annullare la iX.

18 - 10
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Osservazione

La potenza P è massima quando


π 2π λg
1) 2βl = π =⇒ l = ; ricordando che λg = ne segue che l = . Quindi il
2β β 4
λg
cortocircuito deve avvenire ad una distanza di .
4
π λ λ
2) k0 d = π =⇒ d = = ciò implica che la lunghezza del probe deve essere .
k0 2 2

18.3 - Radiazione da elementi lineari di corrente.

La radiazione di un generale elemento lineare di corrente può essere più facilmente


analizzata suddividendo l’elemento in un elemento trasversale di corrente e in uno assiale.
La radiazione di ciascun tipo di elemento di corrente sarà studiato separatamente.
La radiazione totale di un generico elemento di corrente è la somma dei contributi
provenienti da ciascuna componente individuale.

...............................................................................................................................................................................................................................................................................
.
....
.............
..
..... elemento
J~ ........
. elemento di corrente ..........
.
.....
....
.
.................................................................................
...
.. di corrente
.
......... assiale ..
...
..
. trasversale
............................................................................................................................................................................................................................................................................... ......................................................

fig.18.3-1

(a) Elemento di corrente trasversale (guida d’onda senza cortocircuito).


Per un elemento trasversale di corrente situato in z = 0 la (18.2.7) e la (18.2.8)
mostrano che: Z
1
+
Cn = − ~en · J~ dv = Cn− (18.3.1)
Pn V
dove J~ = x̂Jx + ŷJy .
Questo implica che Cn+ ha un valore proporzionale a |J|, ~ o l’elemento di corrente
~ In
trasversale dà luogo a una sorgente di tensione nella direzione trasversale parallela a J.
altre parole, l’elemento trasversale di corrente è equivalente ad una sorgente di tensione

18 - 11
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connessa in parallelo attraverso una linea di trasmissione equivalente per il modo nella
guida d’onda. L’elemento trasversale di corrente irradia identici campi elettrici trasversi
prossimi all’elemento di corrente. Questo significa che la tensione è continua attraverso la
regione sorgente 0− ≤ z ≤ 0+ .
Il corrispondente campo magnetico trasverso irradiato è discontinuo attraverso la re-
gione sorgente, e quindi, la corrente equivalente è discontinua attraverso la sorgente di
tensione equivalente. Il circuito equivalente per questo tipo di sorgente è mostrato in
figura 18.3-2a.
Il trasformatore ideale fornisce l’accoppiamento appropriato tra il generatore e la linea
per fornire la stessa quantità di potenza come è irradiata nella guida.
L’energia immagazzinata nei modi evanescenti è denotata dalla suscettanza iB.

(b) Elemento assiale di corrente.


Per un elemento assiale di corrente il cui centro é situato nel punto z = 0, la (18.2.7)
dà:
Z
1
+
Cn = J~ · ~ezn eiβn z dz (18.3.2)
Pn V
Z
1

Cn = − J~ · ~ezn e−iβn z dz (18.3.3)
Pn V

Se la corrente è una funzione simmetrica di z fra −l < z < +l, allora, poichè ~ezn è
una funzione di x e y si ha:
Z +l
1 ~ · ~ezn (x, y)eiβn z dz =
Cn+ = J(z)
Pn −l
Z 0 Z +l
1 ~ · ~ezn (x, y)e iβn z 1 ~ · ~ezn (x, y)eiβn z dz =
= J(z) dz + J(z)
Pn −l Pn 0 (18.3.4)
| {z } | {z }
I1 I2
1 h i
= I1 + I2
Pn

Sia z = −z1 , si ha:


Z 0 Z l
I1 = ~
J(−z ezn e−iβn z1 d(−z1 ) =
1) · ~
~ 1 ) · ~ezn e−iβn z1 dz1
J(z (18.3.5)
l 0

avendo supposto che J(z) sia una funzione simmetrica per −l < z < +l.
Ancora: Z l
I1 = ~ · ~ezn e−iβn z dz
J(z) (18.3.6)
0

analogamente per l’integrale I2 .

18 - 12
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Sostituendo la (18.3.6) nella (18.3.4) segue che:


Z l
1  
+
Cn = ~ · ~ezn (x, y) e−iβn z + eiβn z dz =
J(z)
Pn 0
Z l (18.3.7)
2 ~ · ~ezn cos(βn z) dz
= J(z)
Pn 0
Si può facilmente vedere che Cn− = −Cn+ .

Circuiti equivalenti


..............................................................................................................................
...
...
.............................................................................................................................

...
...
...
...
..
... •
................................................................................................................................
...
......................................
...
......................................
...
.... .... ... ...
... ... ... ...
... ... ... ...
... ... .. ...
..... .... ...
...
• ...
...
iB
............ • .............
...
...
iX ...
...
... ... ... ...
... ...
.... .... ... ...
... ... ... ...
... ... ... ...
.. .
...... ......... ......... ......... ....... ....... ......... ......... ......... ........
.................................................. ..................................................
n:1
................................................. ................................................. n:1
........ ....... ....... ....... ........ ........ ....... ....... ....... ........
... ... ... ...
... ... ... ...
... ... .. ...
... .
............ ... ... .
............ ...
.. . .. ... ... . .. ...
...................... ......................
..................... ∼ .
.... .....
...........
. ..................... ∼ .
.... .....
...........
.

Vg Vg
Sorgente di corrente Sorgente di corrente
trasversale assiale
fig.18.3-2a fig.18.3-2b

(c) Dipolo equivalente per un elemento lineare di corrente.


Un elemento lineare di corrente può essere rappresentato da un dipolo elettrico equi-
valente.
Dalle equazioni di Maxwell si ha:
!
~
J
∇~ ×H ~ = iωǫE~ + J~ = iωǫ0 E
~ + iω P~ + J~ = iωǫ0 E
~ + iω P~ + =
iω (18.3.8)
~ + iω(P~ + P~j )
= iωǫ0 E

J~
dove P~j = può essere considerato un momento elettrico di dipolo.

18 - 13
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18.4 - Accoppiamento tramite una spira percorsa da corrente.

La figura 18.4-1 illustra una spira in una guida d’onda.

.........................................................................................................................................................................................................................................................

................
.......................
. .... τb
.. .
.. ...
...
..... ..
I ...
.....
S ..
.............. .....
.
.. ...
... ... ..
....
. ....... .
.... .......................................................... z
....... .. .
... ..........
... ..
............ ............
...
.... .... ....... .
..........
... ..
.. ....................
...
........
.
... . ....
...... ........
....
.
.
n
b
C
.........................................................................................................................................................................................................................................................

fig.18.4-1

L’ampiezza dell’ennesimo modo irradiato è data da:


I
1 ~ n− · τ̂ I dl
Cn+ =− E (18.4.1)
Pn c

dove τ̂ I è il vettore corrente che fluisce nel contorno C della spira. τ̂ è un vettore unitario
lungo C. Per la legge di Stokes si ha:
I Z
I ~− ~ =− I ~ ×E
~ − · n̂ da
Cn+ =− E n · dl ∇ n (18.4.2)
Pn c Pn S

~ ×E
Ma ∇ ~ − = −iω B
~ − = −iωµ0 H
~ − , e quindi
n n n
Z Z
I ~ n− · n̂ da = iωI ~ n− · n̂ da
Cn+ = iω B B (18.4.3)
Pn S Pn S

Analogamente Z
iωI ~ + · n̂ da
Cn− = B n (18.4.4)
Pn S

dove S è la superficie della spira.

18 - 14
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Si vede che l’ampiezza di eccitazione dell’ennesimo modo è proporzionale al flusso


magnetico attraverso la spira.
~ n dell’ennesimo modo
Se la dimensione della spira è cosı̀ piccola per cui il campo B
può essere considerato costante sull’area della spira, otteniamo:

Z
iωI ~ − iωI ~ − ~
Cn+ = B · n̂ ds = B · S0 (18.4.5)
Pn n S Pn n

Ma IS0 è il modulo del momento magnetico della spira; quindi:

iω ~ − ~
Cn+ = B ·M (18.4.6)
Pn n

analogamente
iω ~ + ~
Cn− = B ·M (18.4.7)
Pn n

La radiazione emessa da una piccola spira di corrente si può considerare essere una
radiazione di dipolo magnetico, come mostrano la (18.4.6) e (18.4.7). Per un dipolo mag-
netico assiale (spira trasversale) la sorgente equivalente è uno shunt connesso alla sorgente
di tensione.

18.5 - Guide d’onda accoppiate da aperture.

La formulazione precedente della radiazione da correnti in una guida d’onda in termini


di radiazione da dipoli elettrici e magnetici è direttamente applicabile all’accoppiamento
di guide d’onda con piccole aperture, o buchi, in una parete comune. In prima approssi-
mazione una piccola apertura in una parete conduttrice è equivalente ad un dipolo elet-
trico normale all’apertura e avente una intensità proporzionale alla componente normale
del campo elettrico eccitante, più un dipolo magnetico nel piano dell’apertura e avente una
intensità proporzionale alla componente tangenziale del campo magnetico eccitante. Le
costanti di proporzionalità sono parametri che dipendono dalle dimensioni e dalla forma
dell’apertura. Queste costanti sono chiamate le polarizzabilità elettrica e magnetica
dell’apertura e caratterizzano l’accoppiamento e le proprietà radianti dell’apertura. Un
argomento qualitativo per dimostrare la ragionevolezza fisica di queste proprietà di una
apertura è dato sotto.
~ su una superficie
La figura 18.5-1a illustra il campo elettrico normale di intensità E
conduttrice senza apertura.
Quando nello schermo è fatta un’apertura, le linee di forza del campo elettrico at-

18 - 15
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traverso l’apertura hanno la forma indicata in figura 18.5-1b.


....
..
..
..
...
...
..
..
...
..
...
...
..
... .. ... ...
.... .... ... ....
............................... ... ...
...
...
n̂ ..
..
..
..
..
..
..
...
..
...
...
..
..
..
...
...
... ... ... ... ... ... ...
... .. .. ... ... .. ...
... ... ... .. ... ... ...
. ... ... .. ... ... ...
. .
............................................
. .. ... .. .. ... .. . ...
....
.. .. .. ........ ....... .... ....... ....... .... ...
... ................ ... . . . ..
. ..
. . . . ... . ...
... ................... . .. ......... ......... .... .......... .......... .... ...
..................................................
. .... . ............... ............ ...... ... ... ... .. .. .. .. ...
............ . .. ..... ... ... .. .. ... .. .. .. ...
.... .....
.............................................................................................. ..
......
..
..
.. .. ... .. . ..
... ... .. ...
... ..............
............................................................................................ ....... ...
... ... ... .... ............................ ......................
. .
............................................
. .. ..
..
................................................................. ..
.. .. ...
.. .. .. .............. ... .. ................................... ...
... .............................................................................................. ........... ... ... ... ... .......... .. .. ........... ...... .......
....... ... ........................ ... ..........................................
...
...
.......................................
...................................................................... .. ..
.. .. ...
.. .. ... .. .... .... ......
.
......
............ ..... .. ..... .... .. ... ... .. ... ... .... ...
................................................... .... ..... ............ .. ... .. .. ... .. .. ... ...
... ................................ ... ......... .. .. .. ... .. .. ... H ...
... ... .......... ... ... ... ... ... ... .. ...
... ... ... .. .. .. ... .. .. ... ...
... ... . . .. . . ...
E ...
...
E ...
...
...
...
E
...
...
...
..
...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
...
..
...
..
H ...
...
...
H ...
...
...
...
...
... ... ... ... ...
... ... ... ... ... ...
... ... ... .. ... ... ...
... .. .. .. ... ... ..
...
..
(a) (b) (c) ...
..
...
(d) (e) (f)
...
..
..
...
..
...
..
...
.

fig.18.5-1
Ma questa distribuzione del campo è essenzialmente quella prodotta da un dipolo
elettrico equivalente come mostrato in figura 18.5-1c. Notare che il dipolo è orientato
normalmente all’apertura.
Similmente le linee della componente tangenziale del campo magnetico attraverso
l’apertura hanno la forma di figura 18.5-1d e 18.5-1e. Queste linee di forza sono equivalenti
a quelle prodotte da un dipolo magnetico situato nel piano dell’apertura (fig.18.5-1f).
Per una piccola apertura circolare di raggio r0 << λ0 , i momenti di dipolo sono
correlati al campo elettromagnetico incidente, in assenza dell’apertura, come segue:
 
~ n̂
P~ = −ǫ0 αe n̂ · E
(18.5.1)
M~ = −αm H ~i

dove n̂ · E~ è il campo elettrico normale e H ~ i è il campo magnetico tangenziale al centro


dell’apertura.
2
La polarizzabilità elettrica αe è data da αe = − r03 e la polarizzabilità magnetica αm
3
4 3
è data da αm = r0 . La presenza di una apertura perturba anche il campo nella parte
3
incidente dello schermo.
É importante notare che quando l’apertura è sostituita dai dipoli elettrici e magne-
tici, il campo irradiato da questi è calcolato assumendo che l’apertura è ora chiusa da
una parete conduttrice. I dipoli equivalenti correttamente tengono conto del campo ac-
coppiato attraverso l’apertura nello schermo conduttore. Deve essere notato che la teoria
è approssimata, valida soltanto per piccole aperture.

18 - 16
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Gli esempi che seguono chiarificheranno l’applicazione della teoria.

18.6 - Apertura in una parete trasversale.

La figura 18.5-1 illustra una piccola apertura circolare in una parete trasversale in
una guida rettangolare. Per determinare il campo eccitante, assumiamo che l’apertura sia
chiusa.
Un modo TE10 incidente da z < 0 è riflesso dalla parte conduttrice a z = 0 e produce
un’onda stazionaria nella regione z < 0. Questo campo è:
  πx
 −iβz iβz

 E y = C e − e sin
a
(18.6.1)

  πx
 Hx = −CY e−iβz + eiβz sin
a
più una componente del campo magnetico lungo l’asse z che non è importante per il
presente problema.
Il campo elettrico normale all’apertura è zero; cosı̀ nessun dipolo elettrico indotto è
prodotto. Il campo magnetico tangenziale al centro dell’apertura è:

Hx = −2CY (18.6.2)

e quindi un dipolo magnetico diretto lungo l’asse x è prodotto ed è dato da:

8
M = −αm Hx = 2CY αm = CY r03 (18.6.3)
3
Il campo irradiato nella regione z > 0 è quello irradiato dal dipolo magnetico M , come
illustrato in figura 18.5-1d ÷ 18.5-1f.
Questo dipolo è equivalente a mezza spira circolare di corrente nel piano yz come
illustrato.
Per trovare il campo radiato da questo dipolo in presenza di pareti conduttrici trasverse,
può essere usato il teorema delle immagini. Poichè l’immagine della mezza corrente cir-
colare nella parete trasversale è l’altra mezza corrente, l’immagine di M è un altro dipolo
magnetico di momento M . L’effetto della parete trasversale è equivalente a rimuovere la
parete e raddoppiare l’intensità del dipolo, come in figura 18.5-1c. Se il campo irradiato
nella regione z > 0 è:
πx
Ey+ = Ae−iβz sin = Aey e−iβz
a (18.6.4)
−iβz πx
+
Hx = −AY e sin = Ahx e−iβz
a
Si ha:  
iωµ0 − iωµ0 16 3
A= H (2M ) = Y r CY (18.6.5)
P10 x P10 3 0
 πx 
poichè, nel presente caso, il campo Bn− = −µ0 hx = µ0 Y sin .
a

18 - 17
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La costante P10 è data da:


Z aZ b Z aZ b
πx
P10 = −2 ey hx dx dy = 2Y sin2 dx dy = abY (18.6.6)
0 0 0 0 a

Quindi la (18.6.5) diventa


16 3 iωµ0
A= r C (18.6.7)
3 0 abZ
Poichè il modo incidente TE10 ha una ampiezza C, l’apertura ha un coefficiente di
trasmissione
A 16 3 ωµ0 16 k0 Z0
T = = ir0 = i r03 (18.6.8)
C 3 abZ 3 abZ

Fine del Cap.18

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