Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
7 visualizzazioni5 pagine

ARTE

Il documento analizza l'evoluzione della progettazione urbana durante il Rinascimento, evidenziando il contributo di artisti come Brunelleschi e Alberti nella razionalizzazione del tessuto urbano. Viene descritto il rinnovamento di Pienza come esempio di armoniosa integrazione tra nuovi edifici e strutture preesistenti. Inoltre, si discute l'importanza dei trattati di Alberti e Piero della Francesca, che codificano le teorie artistiche e architettoniche del periodo, enfatizzando la mimesi della natura e l'armonia tra le parti in architettura.

Caricato da

Davide Parrino
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
7 visualizzazioni5 pagine

ARTE

Il documento analizza l'evoluzione della progettazione urbana durante il Rinascimento, evidenziando il contributo di artisti come Brunelleschi e Alberti nella razionalizzazione del tessuto urbano. Viene descritto il rinnovamento di Pienza come esempio di armoniosa integrazione tra nuovi edifici e strutture preesistenti. Inoltre, si discute l'importanza dei trattati di Alberti e Piero della Francesca, che codificano le teorie artistiche e architettoniche del periodo, enfatizzando la mimesi della natura e l'armonia tra le parti in architettura.

Caricato da

Davide Parrino
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

La città rinascimentale

L’affermazione del rinascimento, durante il quattrocento, abbraccia anche la


progettazione urbana delle città. Teoricamente la città è concepita come una
serie di stratificazioni storiche: dall’antichità fino al Medioevo. Si fanno
interpreti di questa nuova visione artisti come Filippo Brunelleschi e Leon
Battista Alberti i quali, ribadendo il carattere pragmatico dell’architettura,
affermano che i nuovi edifici rinascimentali hanno la funzione di razionalizzare
e riorganizzare il tessuto urbano cittadino. Inoltre viene delineato il rapporto
che il nuovo deve avere con il vecchio: gli edifici razionalizzatori devono
dialogare e coesistere armoniosamente con quelli preesistenti. A tal proposito
non si opera l’abbattimento del preesistente e dunque una riprogettazione del
tessuto urbano su larga scala. I trattati di architettura, che si occupano
ampiamente di questioni urbanistiche, esprimono l'esigenza di coordinare gli
interventi sulla città secondo principi che rispecchiano un perfetto ordine
sociale. È Leon Battista Alberti, grande trattatista della stagione delle scoperte,
a codificare nei suoi trattati le teorie umanistiche, offrendo una sistemazione
teorica alle innovazioni della stagione delle scoperte. Nel De re aedificatoria,
redatto intorno al 1452, Alberti espone le regole della progettazione urbana:
ogni edificio deve essere funzionale all'uso a cui è destinato (utilitas), deve
esprimere un’ideale di monumentalità in accordo con i modelli classici
(firmitas), e deve essere concepito come "unione concorde di parti", ove
ognuna abbia medesima importanza rispetto alla struttura d’insieme
(venustas). Nel caso delle città di Urbino, Pienza e Ferrara possiamo rilevare
una riorganizzazione del tessuto urbano su larga scala.
Un eccellente esempio può essere il rinnovamento di Pienza: Il papa Pio II
affidò nel 1459 a Bernardo Rossellino il progetto complessivo della
riprogettazione del paese natale Corsigliano ribattezzato Pienza. Il paese è
disposto su un colle, il cui crinale coincide con la via principale. Rossellino
concentra l'intervento nella zona centrale del borgo: lungo la strada fa aprire
una piazza, sulla quale si affacciano il nuovo Duomo, il Palazzo Piccolomini, il
Palazzo Pretorio; dietro a questo, un'altra piazza era destinata a mercato.
L'intervento prevedeva anche la ristrutturazione di edifici storici lungo la via
principale e la creazione di un quartiere popolare, ai margini del borgo. L'unità
caratterizza l'insieme: i palazzi hanno un disegno omogeneo, tanto che il
modulo di decorazione delle facciate dei palazzi è riproposto sul selciato. La
piazza è trapezioidale, scompare dunque la forma spontanea della piazza
medievale. Rossellino tiene conto della deformazione prospettica e sceglie di
traslare le parti frontali dei palazzi verso la chiesa: per effetto della prospettiva,
le facciate appaiono parallele. Tale espediente ha la funzione ambivalente di
dare maggior risalto alla chiesa stessa e dare maggior respiro alla piazza date le
sue dimensioni esigue. Un tema fondamentale riscontrabile nell’intervento è il
rapporto tra natura e città, viene infatti dato interesse alle caratteristiche
naturali di un sito nella progettazione architettonica. Vista dalla piazza, la
chiesa appare messa in evidenza nella luce naturale della Val d'Orcia.
Il rapporto dell’arte con l’antico nel primo
Rinascimento
Uno dei pilastri portanti dell'arte Rinascimentale, insieme a proporzioni e
prospettiva, è l'interesse per ogni manifestazione culturale dell'età classica
greca e romana. Gli uomini di cultura del tempo sono affascinati dai fasti e
dalla grandezza di tale epoca di splendore, tramontata ormai da quasi un
millennio, della quale rimangono sparse solo vestigie e rovine a testimoniare la
passata gloria. Vengono dunque riesumate opere letterarie classiche, trattati e
forme architettoniche. Un concetto fondamentale che viene riacquisto dagli
artisti rinascimentali e la mimesi della natura, tipica dell'arte greca. Tale natura
verrà studiata dai maestri del rinascimento mediante la prospettiva concepita
come metodo scientifico per la rappresentazione della realtà. Guardando
all'antico non ci si limita a una semplice copia dei modelli classici ma ad una
reinterpretazione originale. È possibile osservare tale passione per l'antico in
ognuno dei maestri delle stagioni delle scoperte e delle esperienze nella
pittura, scultura e architettura. Donatello, nella sua produzione scultorea,
abbandona i canoni decorativi del gotico internazionale prendendo spunto
dalla tradizione scultorea greco-romana ma attribuendo un grande realismo
appaiato alla tipica monumentalità classica. Nel David la ricerca dell’antico si
coniuga nell’ipotizzata identità del personaggio rappresentato, il dio Ermes
nell’atto di uccidere il gigante Argo, nella postura innaturale del corpo, tipica
della scultura di Policleto di Argo e ancora nel nudo virile. Donatello conferisce
al David una innata solennità morale e grandezza d’animo e al contempo
trasporta nella scultura un forte realismo. Spostandoci nella stagione delle
scoperte, Andrea Mantegna, sull’onda del nuovo clima umanistico della città di
Padova, di cui l’università rappresenta l’apice dell’espressione culturale, basato
sulla vocazione antiquaria dello studio dell’epigrafia e del collezionismo di
manufatti antichi, introduce un nuovo concetto di ricerca dell’antico.
Mantegna nei suoi dipinti non si limita a inserire delle citazioni archeologiche,
bensì rievoca integralmente ogni aspetto dell’età classica, come se fossimo
trasportati in quel periodo. La memoria sbiadita dell’antico consente il
tramandarsi di valori di un’età tramontata della quale si vuole estendere la
continuità nel presente.
I Trattati del Rinascimento
Nella stagione delle esperienze si deve principalmente a Leon Battista Alberti e
Piero della Francesca la sistemazione teorica delle innovazioni, scoperte e
ideali artistici del rinascimento. Prima di tutto Alberti è il primo a delineare la
figura di architetto moderno il quale deve dedicarsi solo al lavoro teorico e
concettuale circa la progettazione di un edificio. Egli fu grande trattatista e
scrisse 3 dei suoi trattati più importanti riguardanti la scultura, la pittura e
l’architettura. Il De Pictura è il trattato riguardante la pittura e specialmente
l’uso della prospettiva in essa. Viene anche esposto il pensiero dell’artista
relativamente al disegno, concepito come una linea di contorno. Alberti si
sofferma in tale trattato anche su quale sia il fine della pittura, ovvero
l’imitazione della natura richiamando il principio greco della mimesi della
natura. L’altro scopo della pittura deve essere la ricerca della bellezza intesa
come ciò che dà piacere all’occhio umano e riconoscibile universalmente
attraverso l’intelletto. Nel De statua egli invece si occupa di esplicitare una
descrizione riferita alla realizzazione e l’impiego di strumenti utili per il rilievo
di una statua. Infine nel De re aedificatoria, riguardante l’architettura, Alberti
esprime le sue concezioni riguardo l’impiego degli ordini architettonici: ritiene
che la colonna debba sostenere direttamente la trabeazione, che gli archi
debbano essere poggiato su pilastri, discostandosi dunque dall’impiego degli
ordini architettonici idealizzato da Brunelleschi. Ribadisce inoltre il ruolo della
colonna come elemento di ornamento per gli edifici. Nel de re aedificatoria
l’artista dedica ampio spazio alla concezione della bellezza in architettura. In
tal caso la bellezza assume la connotazione di armonia tra le parti costituenti di
un edificio in relazione al tutto. Quindi deve esserci tra le parti un equilibrio di
forma, misura, collocazione e spazio. Vengono espressi i criteri fondamentali ai
quali deve attenersi la progettazione degli edifici già nunciati dallo scrittore
latino Vitruvio. Essi sono l’utilitas, ovvero l’idea che ogni edificio deve esser
funzionale all’uso cui è destinato, la firmitas, un concetto che riguarda la
monumentalità che l’edificio deve farsi carico in riferimento alla classicità, e la
venustas, cioè l’armonia concorde tra le parti.
Anche Piero della Francesca si dedicò alla stesura di trattati artistici: il De
prospectiva pingendi basato sull’uso pratico della prospettiva e il libro sui 5
corpi regolari nel quale esamina le relazioni che intercorrono fra i corpi
regolari.

Potrebbero piacerti anche