Cap 20
Cap 20
XX 1
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20 - AZIONAMENTI
Indice [Link]
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Azionamenti cap. XX 2
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1 Campi di Applicazione
Prima di iniziare l'esposizione delle caratteristiche degli azionamenti è opportuno indicare i
settori nei quali questi azionamenti trovano applicazione.
produzione di energia elettrica: -centrali fotovoltaiche -centrali eoliche, in cui il motore
primo funziona a velocità variabile e l'alternatore è collegato alla rete con frequenza fissa. -
interconnessioni di reti esercite a differenti frequenze. -pompe di alimentazioni caldaie.
Trasporti : -azionamenti di locomotori sia per trazione pesante che leggera. -azionamenti di
motrici su gomma.
Sollevamenti: funivie, seggiovie, gru, ascensori.
Stazioni di pompaggio: azionamenti per pompe e compressori.
Industria: azionamenti di macchinari quali: laminatoio, cartiere, cementifici, mulini, forni.
Ventilazione e condizionamento: azionamenti di ventilatori, e compressori.
necessario variare il valore della tensione alternata e spesso anche la sua frequenza, e ciò deve
aver luogo con poche perdite e con segnali di controllo a basso livello di potenza.
Ogni azionamento, con qualche rara eccezione, ha anche bisogno di un controllo adeguato,
non solo per controllare la velocità o la posizione secondo un valore di riferimento, ma anche
per imporre al motore elettrico un punto di funzionamento corretto e proteggere
l'alimentazione, il motore e la macchina azionata contro i sovraccarichi che possono
danneggiare le diverse parti dell'azionamento. Di conseguenza, il sistema azionamento deve
comprendere anche dei circuiti di controllo adeguati, che lavorano sui segnali forniti dai
trasduttori. Si può dunque distinguere un flusso di segnali, che partendo dall'alimentazione,
attraverso il motore, la macchina azionata, i trasduttori, il dispositivo di controllo, ritorna
sull'alimentazione, lavorando dunque in catena chiusa.
Secondo le esigenze imposte dalla macchina asservita, l'azionamento deve lavorare in uno o
più quadranti nel piano n-C (velocità- coppia). Per ottenere dei tempi d'inversione minimi, si
deve inoltre dimensionare la macchina azionata, il motore e l'alimentazione come un insieme
che consenta di ottenere un sovraccarico transitorio elevato e un momento d'inerzia piccolo.
Una classificazione degli azionamenti può essere fatta in funzione delle caratteristiche della
macchina asservita e quindi del tipo di processo, cioè del campo di variazione di velocità, di
coppia, di accelerazione e di prontezza di risposta a questa accelerazione. Come si può
osservare molteplici sono i parametri ed altrettanto vasto è il campo di variazione del singolo
parametro, così da influire non solo sulla scelta del motore e del convertitore, ma anche sulla
stessa filosofia di regolazione.
Può perciò impostarsi una classificazione degli azionamenti, classificazione incompleta e
soggetta a variazioni al mutare delle esigenze e delle conoscenze tecnologiche. Gli
azionamenti vengono oggi suddivisi in azionamenti per macchine utensili e no, questi ultimi
sono anche detti azionamenti industriali.
Rientrano in questa ultima classe gli azionamenti per fluidi, o carichi assimilabili, quelli per
macchine manifatturiere normali (stampa, imballaggio, lavorazioni metallurgiche), quelli per
trazione. Nel primo caso le condizioni normali di lavoro sono difficili, il campo di variazione
di velocità è piccolo, non sono richieste particolari condizioni dinamiche, ed il campo di
potenza è compreso tra alcune decine di kW ed alcuni MW. Nel secondo caso si ha spesso un
funzionamento del tipo a coppia costante, senza particolari esigenze dinamiche, e con un
campo di regolazione di velocità compreso tra 1 e 10.
Per quanto riguarda invece gli azionamenti per macchine utensili, questi sono azionamenti
che effettuano la lavorazione di un pezzo mediante un utensile, il quale deve svolgere
essenzialmente due compiti: il movimento del pezzo da lavorare ed il movimento
dell'utensile.
Si potrebbe pensare che un solo cinematismo possa svolgere contemporaneamente le due
azioni, ma le differenze fra il cinematismo di avanzamento e quello principale sono tali che è
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Azionamenti cap. XX 4
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C= C1(ω,t) (20.1)
I più comuni tipi di curve di carico (fig.20.3) possono essere classificati come:
a) coppia che aumenta all'aumentare della velocità: con legge lineare (presse, calandre, freni
a correnti parassite), con legge parabolica (pompe centrifughe e compressori ecc.).
1
Si consideri, per semplicità, che che il carico azionato abbia la stessa velocità del motore.
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Azionamenti cap. XX 5
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Il punto di funzionamento del complesso motore elettrico- macchina azionata viene ricavato
dalla intersezione tra la caratteristica statica del motore e quella della macchina azionata.
Spesso, però, la caratteristica statica dell'utilizzatore non è individuata dalla conoscenza della
sola caratteristica della macchina azionata, ma potrebbe essere necessario tenere conto di
coppie resistenti aggiuntive costanti, o variabili nel tempo, o ancora funzioni del regime della
macchina. Esempi di tali coppie aggiuntive possono essere:
a)variazione di carico, dovuto al peso delle funi, nelle macchine di sollevamento, o causato da
una variazione di pendenza, nelle funivie.
b)variazione di carico, causata da un cambiamento di viscosità dei materiali trattati, nei
mescolatori.
c)variazione di carico, dovuta alla presenza di attriti che possono essere di tipo coulombiano
( coppia indipendente dalla velocità), di tipo viscoso ( coppia funzione linearmente crescente
con la velocità, a partire da un certo numero di giri), o come nei ventilatori coppia funzione
non lineare della velocità, in partic. quadratica.
In questi casi per mantenere uno studio che tenga conto delle sole caratteristiche statiche, si
deve supporre lenta la variazione di carico, e tale che istante per istante il funzionamento non
si discosti da quello che si avrebbe per coppia resistente costante.
In altri casi occorre definire l'influenza dei transitori meccanici su quelli elettrici, ossia
distinguere i casi in cui le variazioni di velocità sono lente così da risultare trascurabili le
coppie inerziali, come nella regolazione dei grandi motori, dal caso in cui tali variazioni sono
rapide.
Infine si ricordi che nel caso di organo utilizzatore in moto alternativo (per es. compressori),
il momento resistente all'albero della macchina è una funzione periodica dell'angolo di
rotazione, e ciò può essere portato in conto considerando il carico inerziale Jr variabile al
variare dell'angolo di rotazione.
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Azionamenti cap. XX 6
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in tale equazione compare sia la dipendenza da β, per i casi di moto alternativo, del carico
inerziale Jr2, somma dell’inerzia del motore e del carico azionato, sia la dipendenza di Cm e di
C1 da ω e da t. Nei casi di regime statico il punto di funzionamento può essere ricavato
semplicemente a partire da:
Cm(ω,t)=C1(ω,t) (20.3)
Si deve definire la curva caratteristica nel piano Cm, ω (coppia, velocità) che fornisce i
massimi valori di coppia erogabili dal motore per ogni valore di ω, e la curva dei carichi, cioè
la curva che delimita il luogo delle condizioni di funzionamento previste per l'utilizzatore.
Il progetto dovrà essere effettuato in modo che la curva dei carichi deve stare sempre al di
sotto della curva delle coppie limiti erogabili, e lo scarto tra le due, compatibilmente con le
esigenze dinamiche, deve sempre essere mantenuta limitata. Vi sono inoltre molte
applicazioni, per es. gli azionamenti per assi, in cui il carico è caratterizzato da inerzia elevata
ed attriti bassi, in cui cioè le coppie richieste sono destinate prevalentemente ad accelerare e
frenare masse rotanti o traslanti.
È però necessario verificare che il punto di funzionamento sia stabile, e ciò può essere
ottenuto linearizzando la (20.2), scritta per il caso statico, nell'intorno del punto ω1, con ω= ω1
+∆ω; in tal modo si ha,
J r d ∆ω
+ ∆ω = 0 (20.4)
K dt
δ ( C1 − C m )
con K =
∆ω
2
Si è considerato, per semplicità, che che il carico azionato abbia la stessa velocità del motore.
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Azionamenti cap. XX 7
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ω ω
∆ω ∆ω
ω1+∆ω ω1+∆ω
ω1 ω1
Nel caso in cui l'albero di trasmissione non è rigido si deve tener conto del termine di
elasticità dovuto all’albero, la coppia trasmessa dalla torsione dell'albero di trasmissione è del
tipo:
C tor = K t (θ 1 − θ m ) (20.5)
con Kt coefficiente di elasticità di torsione dell'albero di trasmissione, θl e θ m sono la
posizione angolare del motore e del [Link] la (20.2) può riscriversi come:
dω
J r (β ) = C m (ω , t ) − C1 (ω , t ) − C tor (ω , t ) (20.6)
dt
Il coefficiente di rigidità torsionale Kt per un albero di trasmissione di acciaio di diametro d
e lunghezza l vale:
2.466 π d 4 −3
Kt = 10
l
Per alberi lunghi si impongono condizioni di rigidità torsionale verificando che, sotto il
momento torcente applicato, l’angolo di torsione tra due sezioni distanti un metro non superi
un quarto di grado ciò conduce ad adottare un diametro [mm]dato dalla relazione
P
d ≥ 130 4
n
con n velocità di rotazione in giri al minuto e P potenza trasmessa in kW.
La presenza di questa trasmissione non rigida comporta il sorgere di una frequenza di
risonanza
1 J m + J1
fr = Kt (20.7)
2π J m J1
Tale frequenza risulta più bassa e quindi più critica per carichi che hanno una inerzia
relativamente alta, pertanto si dovrà progettare l'accoppiamento con la massima rigidità
torsionale possibile, evitando dove possibile l'accoppiamento con chiavette, ed utilizzando
alberi con maggior diametro e minima lunghezza.
Infine si tenga conto, che l'accoppiamento diretto tra motore e carico, cioè il cinematismo che
assicura la massima rigidità, dà luogo ad un buon adattamento solo se l'inerzia del motore e
del carico sono poco diverse, cioè per ogni carico vi è una gamma relativamente ristretta di
inerzie del motore che meglio vi si adattano.
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Azionamenti cap. XX 8
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dω m C m − C t
= (20.8)
dt J m + J1
dω1 C t − C1
= (20.9)
dt J m + J1
con Cl e Ct coppia resistente del carico e coppia trasmessa dal motore, Jl ed ωl momento
d'inerzia e velocità del carico.
Nel caso in cui si voglia tener conto anche della coppia torsionale il coefficiente Kt deve
essere riportato all'albero del motore.
C m1 = C1 n C1m = C m / n
ω m = ω1 / n ω1 = ω m n (20.10)
J ml = J 1 n 2
J 1m = J m / n 2
in cui Cml è la coppia resistente del carico riportata all'asse del motore, ωm e' la velocità
massima richiesta al motore, Jml è il momento d'inerzia del carico riferito all'asse motore,
mentre le grandezze con il solo pedice m si riferiscono alle grandezze riferite all'asse carico,
una notazione duale vale per le grandezze coppia motrice e momento d’inerzia del motore3.
Pertanto l’accelerazione lato carico, se la coppia resistente è nulla, è pari a:
dω 1 1 C 1
= C1m = m (20.11)
dt J 1 + J 1m n J1 + J m n 2
Il valore ottimo n* del rapporto meccanico n può essere determinato effettuando la derivata
rispetto ad n dell’equazione precedente ed eguagliando a zero il risultato4
3
Tali relazion possono essere ricavate imponendo l’eguaglianza delle potenze lato carico riportate
lato motore e viceversa.
4
Jm
− J1Cm + Cm
d dω1 n2
= =0
dn dt J2
J n + m2 + 2 J1 J m
1
2 2
n
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Azionamenti cap. XX 9
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Jm
n* = (20.12)
J1
fornendo una accelerazione massima sul carico pari a:
dω1 (C m )max
= * (20.13)
dt max 2 J m / n
l’accelerazione sul motore sarà n* volte più grande.
Se è presente anche una coppia resistente sul carico, l’accelerazione può scriversi:
dω 1 C m − C1 n
=
dt (
n J1 + J m n 2 )
Ricordando che il rapporto meccanico che realizza il massimo adattamento fra servomotore e
carico è quello che rende uguali le energie cinetiche immagazzinate nei due elementi,
ω1 Jm
= ; J 1 ω12 = J m ω m2 (20.14)
ωm J1
b) che l'accoppiamento diretto tra motore e carico, cioè la massima rigidità, dà luogo ad un
buon adattamento solo se l'inerzia del motore e del carico sono poco diverse.
c) che si deve tenere conto del limite costituito dalla velocità massima del motore.
d) che è possibile ricavare il parametro C m J m , quale indice della capacità del motore di
accelerare un carico inerziale.
dω1 C 1
=
dt 2 Jm J1
Dalle considerazioni precedenti discende che per ogni carico vi è una gamma relativamente
ristretta di inerzie del motore che meglio vi si adatta.
Sarà infine necessario ricavare la potenza nominale del motore, e la prima limitazione di cui
si deve tenere conto è lo spazio a disposizione, fissando pertanto sia l'altezza d'assi che la
lunghezza della macchina tenendo conto di eventuali apparecchiature che dovranno essere
contenute quali per es. gli encoder. Fissate queste due grandezze (altezza e lunghezza), risulta
stabilita la superficie esterna quindi la potenza elettrica che può essere estratta per via
naturale (per lo più senza mezzi esterni quali le ventole), dal valore della potenza elettrica
fissando un valore di rendimento è possibile calcolare la potenza del motore; a questo punto
se la potenza calcolata consente la coppia richiesta per i valori di velocità stabiliti il progetto
del motore è effettuato, altrimenti bisogna operare su alcune grandezze, per es. miglioramento
del rendimento, per raggiungere le condizioni di progetto richieste.
Una volta individuata la potenza nominale del motore, occorre adottare il convertitore
relativo, con una potenza apparente superiore a quella del motore, per es. pari al doppio, tale
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Azionamenti cap. XX 10
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condizione è dovuta a motivi termici cioè alla diversa costante termica delle due
apparecchiature. Sarà infine necessario controllare che durante i transitori rapidi di velocità,
specialmente nel caso in cui sono presenti inerzie non trascurabili, il convertitore non vada in
sovraccarico, cioè non intervengano le protezioni, le quali sono cautelative anche per il
motore.
θ θ
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Azionamenti cap. XX 11
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1 J m + J1
fr = Kt (20.17)
2π J m J1
Tale frequenza di risonanza è tanto più bassa e quindi più critica quanto più i
carichi sono ad alta inerzia, inoltre dipende direttamente dalla rigidità torsionale Kt.
Di conseguenza quando si è in presenza di carichi ad elevata inerzia, se si desidera
avere bande passanti di regolazione elevate (> 100 Hz), è necessario:
a) Progettare la trasmissione per la massima rigidità torsionale tra motore e carico
inerziale.
b) Evitare l’accoppiamento con chiavetta, l’accoppiamento tra albero motore e
trasmissione dovrà essere a interferenza e realizzato quanto più possibile vicino
alla flangia motore.
c) Utilizzare, lì dove possibile, il motore di maggiore diametro e minore
lunghezza.
d) Utilizzare le uscite d’albero maggiorate, se i motori hanno coppie maggiori di
24 Nm.
fedeltà richiesta, tanto minore è lo scarto tollerabile e più energica deve essere l'azione
correttrice, e quindi l'elevata amplificazione della catena può provocare fenomeni di
instabilità a causa dei ritardi inevitabili nella risposta dei vari elementi del sistema. Infatti
dopo che l'azione correttrice ha avuto luogo, l'arresto dell'azione può non avvenire in tempo
per impedire lo scarto eccessivo in senso opposto della variabile controllata. Pertanto poiché
le esigenze di stabilità e di precisione sono contrastanti, si presenta la necessità di modificare
le caratteristiche del sistema, per correggerne una insufficiente prestazione mediante dei
componenti opportuni detti regolatori. Saranno questi ultimi che dovranno essere progettati
per un corretto funzionamento dell'azionamento.
In un azionamento a catena chiusa interessa migliorare non solo il comportamento
permanente e/o transitorio, ma anche il rendimento del motore; ciò può essere fatto fissando
delle strategie di controllo che è possibile distinguere in tre categorie.
a)il coordinamento delle grandezze di comando è prefissato in modo da effettuare il
controllo del transitorio meccanico agendo su una sola grandezza di comando del motore; in
tale caso è necessario effettuare la misura della velocità angolare del motore.
b)il coordinamento è effettuato, tenendo conto non solo del comportamento a regime e
transitorio ma anche del tipo di lavoro del motore, per seguire ad es. una fissata coppia
meccanica; in tale caso, al fine di controllare indipendentemente flusso e coppia oppure
coppia e velocità, occorre agire su due grandezze, per es. oltre alla velocità il valore
istantaneo della corrente di armatura, nei motori in c.c., ed il valore istantaneo della corrente
di statore, espressa nelle sue due componenti in fase ed in quadratura, nei motori ad
induzione.
c)il coordinamento è effettuato durante il transitorio per migliorare il comportamento
dinamico; in tale caso occorre stimare, con un dispositivo per l'elaborazione in linea delle
condizioni ottime di funzionamento, il valore istantaneo delle correnti, affinché nei circuiti
elettrici del motore le grandezze elettriche evolvano secondo una dinamica prefissata.
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Azionamenti cap. XX 13
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In tale schema il controllore comprende il sommatore, il regolatore, il blocco per costruire gli
impulsi ed il convertitore, mentre il sistema da controllare è rappresentato dal motore in cc.
Nello schema di fig. 20.6 b) sono presenti le seguenti grandezze:
Vnrif segnale di tensione proporzionale alla velocità del motore.
T segnale di disturbo, per es. variazioni del carico sull'albero della macchina.
m variabile utilizzata per il controllo (per es. tensione di armatura).
c variabile da controllare (per es. velocità del motore).
È possibile costruire i diagrammi a blocchi del sistema di controllo, evidenziando le tensioni
come grandezze di ingresso e di uscita dei vari blocchi, infatti vi sarà una tensione
proporzionale al numero di giri (Vn= Kn nm), un segnale di tensione proporzionale al disturbo
(Vc= T Kc), ed una tensione proporzionale alla differenza tra il valore fissato del numero di
giri ed il valore letto Irif=Kv(Vnrif-Vn), costruendo così dalla fig. 20.6 lo schema a blocchi di
fig. 20.7. Spesso al fine di effettuare alcune scelte sul tipo di motore o di carico è sufficiente
conoscere alcune grandezze caratteristiche o globali del sistema.
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Azionamenti cap. XX 14
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Azionamenti cap. XX 15
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1
Fa ( jω ) =
1 1
1 + jω + ( jω )
2
kx k x ⋅ ω 02a
la pulsazione angolare caratteristica del circuito regolatore di posizione e il fattore di
smorzamento dello stesso valgono rispettivamente:
1 ω 0a
ω 0 L = k x ⋅ ω 0a ; D L =
2 kx
θrif = 0.5
TA
Tempo (sec)
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Azionamenti cap. XX 16
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Angolo θ
θrif = 0.5
Tempo (sec)
Angolo θ
θrif = 0.5
Tempo (sec)
Ovviamente, una risposta del genere è inaccettabile per il controllo in quanto non consente il
raggiungimento della posizione di riferimento e, addirittura, porta il sistema in condizione di
sovraccarico pericoloso.
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Azionamenti cap. XX 17
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ω B -3
ω (rad/s)
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Azionamenti cap. XX 18
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sollecitazioni dinamiche. Grazie alla scelta delle grandezze di riferimento è possibile ottenere
una precisione nella traiettoria con una riduzione della sollecitazione degli elementi
meccanici di trasmissione e mantenere costante l'amplificazione di velocità per l'intero
campo di regolazione senza alcun dispositivo supplementare che ne riduca l'amplificazione
nel caso di elevate velocità. Il miglioramento della precisione della traiettoria e la riduzione
della sollecitazione avviene a scapito della durata del movimento. La fig. 20.11 rappresenta
l'andamento nel tempo del riferimento di posizione e delle grandezze di accelerazione e
velocità nel caso di riferimento di posizione non livellato (a)e livellato (b). In questo
secondo caso si può osservare come i punti di deviazione o di avviamento e arresto sono
sostituiti da passaggi continui, creando così dei passaggi tangenziali.
Fig. 20.11.- Andamento del valore nominale di posizione con velocità limitata (a) e con
accelerazione limitata (b).
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Azionamenti cap. XX 20
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Il ciclo più gravoso corrisponde allo spostamento più lungo (150 mm). In prima
approssimazione se si trascura il carico resistente e si considerano le due
traiettorie uguali, il tempo assegnato a ciascun movimento è:
1200 − 400
= 400 ms
2
Il tempo disponibile per ciascun movimento è pari a 400 ms ridotto del tempo di
risposta al comando di posizionamento, pertanto se si suppone che la banda
passante dell’anello di velocità è di 200 Hz, si può avere una banda passante
dell’anello di posizione di almeno 10Hz, pari a un tempo di posizionamento di
50ms (B tr =0.5) ed il tempo disponibile per lo spostamento è (400-50) ms.
Se si considera il profilo di velocità, esso avrà:
0.15
v media = = 0.428 m / s
0.35
v max = 2 v media = 0.857 m / s
v max
a= 2 = 4.89 m / s 2
0.35
Per determinare la coppia richiesta al motore occorre riportare il carico, l’inerzia e
la velocità all’asse motore. Il rapporto di trasmissione è dato da:
10 mm 10 −2 1
= =
6.28 6.28 628
Determinato questo parametro è possibile calcolare il carico e l’inerzia riportati
all’asse del motore.
2000
carico : = 3.185[Nm]
628
3.185
carico con il rendimento della vite = 4[Nm]
0 .8
inerzia
250
628 2
[ ]
= 634 10− 6 kgm 2
Tenendo conto del rendimento, è possibile ipotizzare un’inerzia riportata ai fini
della coppia di 634 10-6/0.8= 792 10-6 kgm2.
La velocità massima in radianti è 0.857 x 628= 538 rad/s
L’inerzia totale e l’accelerazione all’asse del motore (vite + carico) sono
rispettivamente:
220 10-6 + 792 10-6 =1012 10-6 kgm2
4.89(628)=3071 m/s2
e la corrispondente coppia d’inerzia o dinamica vale: 1012 10-6 x 3071 =3.1 Nm
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Azionamenti cap. XX 21
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2.5
C acc = 6.5 − 4 = 2.5 Nm a acc = −6
= 1836 rad / s 2
1362 ⋅10
10.5
C dec = 6.5 + 4 = 10.5 Nm a dec = −6
= 7709 rad / s 2
1362 ⋅10
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Azionamenti cap. XX 22
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