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Truth, Austin

Che cos'è la verità disse Pilato senza interessarsi alla risposta ma per se stessa
la verità è un nome astratto una costruzione logica alla quale noi ci
approcciamo con delle categorie, infatti, ci chiediamo se questa sia una
sostanza nel senso come la verità oppure il corpo della conoscenza oppure se
sia una qualità come un colore oppure se sia una relazione nel senso di una
corrispondenza

inoltre, dobbiamo chiederci che cosa noi reputiamo vero e falso e in questo
caso come in inglese la frase è vero si formuli ad esempio noi siamo soliti dire
che le preposizioni o le enunciati oppure le asserzioni del tipo è vero che il
gatto è sul tappeto oppure è vero dire che il gatto è sul tappeto oppure il gatto
è sul tappeto è vero rappresentano tutte quante un modo di dire è vero. Quindi
dobbiamo chiederci se c'è un uso primario di è vero e quali di queste
espressioni debbono avere una primarietà

L'autore reputa che le costruzioni primarie espressive siano:

- è vero (dire) che il gatto è sul tappeto


- questa enunciato è vera
- l'enunciato che dice che il gatto è sul tappeto è vera

ma per taluni la verità è primariamente una proprietà di credenza ma questo


può creare un dubbio se l'espressione è una vera credenza e comunemente
usata al di fuori della filosofia e quando un uomo porta una reale credenza nel
senso che egli crede in qualcosa che è vero o crede in qualcosa che è vero che
è vero inoltre se come dice qualcuno una credenza è della stessa natura di una
immagine allora per natura è un qualcosa di non vero anche se fedele visto che
l'immagine è solo una rappresentazione dell'originale.

Le descrizioni vere sono semplicemente un tipo di a sezioni vere oppure una


collezione di asserzioni vere e lo stesso accade alle preposizioni ad esempio
una proposizione di legge oppure di geometria è qualcosa di particolare
solitamente una generalizzazione che noi siamo invitati ad accettare tramite
l'argomentazione perché le preposizioni sono qualcosa che non può essere
rivoltato alla osservazione diretta a differenza delle asserzioni infatti in filosofia
una proposizione spesso usata in un modo particolare cioè come per significare
il senso di una enunciato o un insieme di enunciati ma se pensiamo che
quest'uso c'è una proposizione in questo senso non può essere vera o falsa
perché non diciamo mai che il significato o il senso di questa frase è vero ma
diciamo che chi giudica afferma che le parole in questo senso o in quello che gli
stiamo assegnando o interpretando sono vere quindi in questo caso subentra
una interpretazione a differenza della frase del gatto che era una osservazione
diretta

Diciamo quindi che parole e frasi possono essere vere molto più spesso le
prime che le seconde ma soltanto in un senso infatti le parole discusse dai
filologia oppure dai grammatici o dai fonetici non sono vere o false sono
soltanto formate nella maniera giusta oppure ambigue intraducibili o errate e
allo stesso modo le frasi analizzate in questi contesti sono ellittiche oppure non
grammaticali infatti noi possiamo dire la terza frase a pagina 5 di quel discorso
è abbastanza falsa ma qui le parole e la frase vengono presa in considerazione
come mostrato dai pronomi dimostrativi soltanto nell'uso contestuale cioè da
una certa persona in un certo contesto ed è questo proprio uno Statement cioè
una enunciato

Un'enunciato è fatta da un evento storico, cioè da un certo parlatore con


determinate parole o frasi ad un relativo pubblico con un collegamento ad una
specifica situazione

Quindi una frase è fatta di parole nel senso che è composta da un insieme di
parole mentre un enunciato è di parole, cioè, stiamo affermando queste parole

quindi le enunciati sono costruite mentre le parole o le frasi sono usate quando
parliamo Di una mia enunciato nel senso che la sto pronunciando io dobbiamo
considerare che lo stiamo facendo con una frase inglese cioè già esistente
quindi la stessa frase è usata per fare enunciati differenti ad esempio sia io che
tu diciamo è mio e può essere addirittura usata in più occasioni da più persone
per effettuare la stessa enunciato ma in questo caso deve riferirsi allo stesso
evento o situazione quindi noi diciamo che la enunciato che S’, ma della frase
S’’, Non della frase che S’ Cioè noi parliamo dell'enunciato di una frase e non
della frase stessa.

Quando io dico che è una enunciato è un qualcosa di vero io non voglio essere
legato ad una parola ad esempio la parola asserzione verrà giudicata in molti
contesti come vera anche strani poiché entrambe le parole condividono la
debolezza di essere estremamente solenni cioè qualcosa di più generale
rispetto a ciò che hai detto o alle tue parole anche se probabilmente un
discorso sulla verità non può non essere generico se parliamo della verità in sé
e non di qualcosa ma entrambe le espressioni cioè enunciato ed attenzione
hanno la positività di riferirsi all'uso storico di una frase da parte di un
utilizzatore e di essere per questo precisamente non equivalenti ad una frase
per questo è un errore comune considerare come primario ‘’la frase s è vera in
inglese’’, qui l'aggiunta delle parole nella lingua inglese è utilizzata per
enfatizzare che una frase non è usata allo stesso modo di un'enunciato quindi è
precisamente qualcosa che non può essere vera o falsa

Allora quando è vera ma enunciato?


La tentazione di rispondere che un'enunciato sia vera quando corrisponde ai
fatti ed estremamente presente e in realtà probabilmente non è sbagliata il
tutto perché la teoria della verità e una serie di Truismo, cioè di verità ovvie e
indiscutibili per cui appare superflua ogni spiegazione ma in ogni caso potrebbe
essere male interpretata

infatti se c'è una qualche sorta di comunicazione che noi otteniamo tramite il
linguaggio allora ci sono un insieme di simboli di un qualche tipo che chi parla
può produrre e chi ascolta può osservare e questi sono appunto le parole la cui
natura attuale non è altro che una semplice scelta e ovviamente deve esserci
anche qualcosa altro rispetto alle parole che proprio grazie a queste può essere
comunicato e questo soggetto è proprio ciò che chiamiamo mondo inoltre il
mondo mostra e noi dobbiamo osservare somiglianze e differenze infatti se
tutto fosse assolutamente indistinguibile dall'altro oppure completamente
diverso dall'altro non ci sarebbe nulla da dire.

Quindi infine devono esserci due insiemi di convenzioni:

- convenzioni descrittive che collegano le parole o l'insieme di parole, cioè


le frasi con alcuni tipi di situazioni cose o eventi trovati nel mondo, ad
esempio, la parola cane si riferisce all'animale a quattro zampe che
abbaia
- convenzioni dimostrative che collegano le parole in questo caso le
enunciati con le situazioni storiche trovate in questo mondo nel senso io
mangio una mela deve essere correlato alla mia persona, cioè all'essere
io Rosario Esposito all'essere nell'anno 2025 in Italia e così via e al fatto
che una persona possa realmente osservare quella situazione

un'enunciato quindi è detta vera quando la situazione storica di ciò che è


correlato alla convenzione dimostrativa, cioè a ciò a cui si riferisce è di un tipo
con cui la frase usata per farla è correlata dalla convenzione descrittiva

cioè quindi In altre parole una frase si può dire vera quando la situazione
storica che questa afferma o meglio a cui questa si riferisce e di un tipo cioè è
fatta in modo tale che la frase con cui essa è formata cioè l'insieme di parole
usate per affermare ciò che si vuole affermare è correlato alla convenzione
descrittiva legata a quelle parole nel senso che se io dico che un cane vola
essendo il cane un animale a quattro zampe che cammina ed essendo il verbo
volare indicante l'azione di essere sospesi in aria in movimento ed essendo il
verbo essere indicante una relazione di appartenenza tra le due parole
precedenti e successive la mia enunciato non può corrispondere a verità o
meglio non le può essere assegnata la verità visto che la situazione storica cioè
osservabile permette di vedere che un cane non vola anche se io per cane
intendessi un uccello e quindi in quel caso storicamente sarebbe vera ma non
essendo vera a livello di collegamento o meglio come convenzione descrittiva
la mia enunciato risulterebbe falsa allo stesso tempo se io affermassi che un
uccello vola ma se alzassi gli occhi non vedessi nulla allora la convenzione
dimostrativa verrebbe saltata visto che nel mondo storico non troviamo una
correlazione anche se a livello di convenzione descrittiva ciò è avvenuto
correttamente quindi sintetizzando possiamo dire che un'enunciato è vera se:

- la frase di cui è formata rispetta la convenzione descrittiva, cioè, collega


le giuste parole ai giusti referenti
- se l'enunciato formata tramite la frase, effettivamente correla ciò che si
dice con la situazione storica rispettando la convenzione dimostrativa,
cioè, osservabile nel contesto

3a

i problemi sorgono quando usiamo la parola fatti per indicare situazioni storiche
nel mondo. Infatti, la parola fatto è regolarmente usata in Unione con ‘’che’’
nelle frasi ad esempio ‘’il fatto è che X’’, oppure ‘’ è un fatto che X’’ e
nell'espressione ‘’ il fatto che X’’, il qui insieme di frasi implica tutte che
sarebbe vero dire la verità di X.

Questo potrebbe portarci a pensare che

- ‘’fatto’’ è solo una parola per indicare una espressione alternativa al


posto di ‘’ enunciato vera’’ notiamo quindi che, quando un agente di
polizia dice guardiamo ai fatti egli non fa supposizioni ma procede a
denunciare una stringa di enunciati, cioè i cosiddetti ‘’ stando ai fatti’’
- Per ogni enunciato vera esiste uno ed un solo preciso fatto
corrispondente. Per ogni parlante che la enuncia

la prima supposizione è quella che porta da alcuni errori nella coerenza o nelle
teorie formalista mentre la seconda porta ad errori nelle teorie della
corrispondenza. Quindi o supponiamo che non ci sia nulla a parte l'enunciato
vera in sé oppure che il mondo sia popolato da doppelganger linguistici e tra
parentesi anche grossolanamente sovrappopolato se ogni tipologia di fatto
positivo sarebbe sovrapposto da una enorme concentrazione di fatti negativi
nel senso di non positivi cioè non reali)

quindi quando un'enunciato è vera c'è sicuramente uno stato di cose che la
rende vera e che è totalmente distinto dalla enunciato in sé ma allo stesso
modo noi possiamo solamente descrivere lo stato delle cose con le parole
infatti io posso esclusivamente descrivere la situazione nella quale è vero dire
che io sono malato dicendo che c'è una situazione in cui sono malato o ad
esempio sto facendo esperienza della sensazione di nausea ma chiaramente
tra affermare di star male e l'effettivo star male c'è un grande abisso

‘’ il fatto che’’ quindi è una espressione designata per essere usata in situazioni
dove la distinzione tra un un'enunciato vera e lo stato di cose che essa afferma
come è vero viene tralasciata infatti spesso e ciò che accade nella vita
ordinaria ma non in filosofia. Chiaramente chiederci se l'enunciato sia vera
oppure il fatto che l'enunciato sia vera è vero oppure se lo stato di cose è vero
può chiaramente creare risposte assurde infatti per analogia raramente noi ci
chiediamo se cavalchiamo la parola elefante oppure l'animale e allo stesso
modo se noi scriviamo la parola oppure l'animale questo chiaramente sarebbe
insensato visto che cavalchiamo l'animale e scriviamo la parola riferita ad esso
e allo stesso modo sarebbe insensato anche chiederci se noi definiamo la
parola ora animale infatti per definire un elefante c'è un insieme di descrizioni
Dio operazioni usate sia per la parola che per l'animale e quindi parlare della
espressione ‘’ il fatto che’’ e solo una strada riassuntiva rispetto al parlare
riguardo la situazione in cui sono inclusi sia la parola che il mondo inteso come
referente della parola.

3b

anche la parola ‘’ corrisponde’’ genera dei problemi perché viene


comunemente utilizzata in maniera troppo ristretta oppure troppo generica
infatti il punto essenziale è che la correlazione tra le parole (o le frasi) e il tipo
di situazione deve essere tale che quando un enunciato di quelle parole è fatta
con un riferimento ad una situazione storica di quel tipo allora essa è vera ed è
assolutamente è puramente convenzionale infatti abbiamo detto che
l'aderenza delle parole ai referenti è una convenzione descrittiva e la stessa
aderenza della enunciato al fatto storico da essa ha affermato è una
convenzione del tipo dimostrativo ed è per questo quindi che una
corrispondenza basata su due tipi di convenzioni non può che essere una
corrispondenza esclusivamente convenzionale e in nessun modo logica

Infatti noi siamo assolutamente liberi di assegnare qualsiasi simbolo per


descrivere una qualsiasi tipologia di situazione Per quanto riguarda il semplice
fatto di essere veri cioè se assegno alla situazione in cui una sedia cade dalle
scale il simbolo ZQE ogni volta che accade la enunciò come ZQE sarà vera. Non
c'è nessun bisogno di una qualche corrispondenza tra il tipo di situazione ed il
simbolo scelto per indicarla infatti un enunciato non necessita per essere vera
di riprodurre la molteplicità nel senso della struttura o della forma della realtà,
infatti, supporre che un enunciato per essere vera debba essere immagine
della realtà ci fa cadere nuovamente dell'errore di apporre nel mondo le
caratteristiche del linguaggio. Un linguaggio quindi più è semplice era
rudimentale tanto più spesso avrà una singola parola per un tipo di situazioni
abbastanza complesse questo volto a svantaggi come il fatto che la lingua
diventa difficile da imparare e non può affrontare situazioni non standardizzate
che necessiterebbero di più di una parola per essere descritte mentre le
caratteristiche di una lingua più sviluppata fanno sì che le proprie enunciati non
siano di base più vere ma le rendono più adattabili più comprensibili e più
precise e questi obiettivi rendono il linguaggio come una sorta di specchio in
una maniera convenzionale per descrivere il mondo ma si faccia attenzione
soltanto in una maniera convenzionale
infatti, anche quando un linguaggio fa tra virgolette specchio in una maniera
realmente vicina allo stesso modo la verità degli enunciati resta ancora in una
maniera tale che le parole usate sono semplicemente quelle apposte
convenzionalmente per descrivere la situazione alla quale si riferiscono. Infatti,
un'immagine o una copia non sono mai vere essendo esse delle riproduzioni
prodotte da significati naturali o meccanici visto che una riproduzione può
essere semplicemente più o meno accurata come una registrazione a
grammofono oppure una trascrizione può esserlo ma non può essere vera
come un processo di registrazione quindi allo stesso modo un segno naturale di
qualcosa può essere infallibile o inaffidabile ma soltanto un segno artificiale
può essere giusto o sbagliato.

Ci sono molti casi intermedi tra un veritiero resoconto ed un'immagine fedele e


dallo studio di questi casi possiamo avere una più chiara comprensione del
contrasto, per esempio, le mappe geografiche possono essere chiamate
immagini ma sono immagini altamente convenzionalizzate, infatti, una mappa
può essere ma reale accurata o errata così come un enunciato ma perché non
può essere vera come i simboli usati nella creazione delle mappe differiscono
da quelli usati nella creazione delle enunciati?

alcuni affermano che dire che una asserzione è vera significa non formulare
nessun'altra asserzione

Infatti, in tutte le frasi della forma ‘’x è vero’’ l'espressione ‘’è vero’’ risulta
logicamente superflua, infatti per dire che una proposizione è vera basta
semplicemente asserirla e per negarla basta semplicemente asserire la
contraddittoria. Ma ciò è sbagliato.

Infatti ‘’ l’enunciato che x’’ si riferisce al mondo o ad una parte di esso esclusa
‘’ l’enunciato che x’’. ‘’ L’enunciato che x è vero’’ si riferisce al mondo o ad una
parte di esso che include ‘’ l'enunciato che x’’ escluso ovviamente di nuovo ‘’
l'enunciato che x è vero’’. Quindi ‘’ l'enunciato che x è vero’’ si riferisce a
qualcosa che in ‘’ l'enunciato che x’’ non può essere riferito infatti ‘’ la
enunciato che x è vero’’ non include nessuna enunciato che si riferisce al
mondo che esclude ‘’ la enunciato che x’’ chi non è già incluso in ‘’ la enunciato
che x’’ quindi sembra senza dubbio che non includa la enunciato riguardo al
mondo che esclude ‘’ l'enunciato che x’’ che si crea quando noi affermiamo che
x. Ma tutto questo non mostra perché ‘’ la enunciato che x sia vero’’ non sia
una enunciato differente da ‘’ la enunciato che x’’. Siate esempio consideriamo
che la signora q scriva su una lavagna ‘’ il signor z è un ladro’’ allora un
processo è indetto per decidere se l’enunciato della signora q che il signor Zeta
è un ladro sia diffamazione e si trova quindi che l’enunciato della signora q era
vera. Quindi un secondo processo è indetto per decidere se il signor Z è un
ladro, dove l'enunciato della signora q non è più in considerazione, ed il
verdetto è che il signor Z è un ladro. Ma quindi perché due processi se abbiamo
lo stesso risultato? Ma le prove considerate per arrivare al primo aver detto
sono diverse da quelle considerate per arrivare al secondo, infatti, è più
corretto che ogni volta che ‘’ l’enunciato che x’’ è vero allora ‘’ l’enunciato che
x è vero’’ è vero e viceversa. E si è sostenuto che le parole ‘’ è vero’’ sia
logicamente superflue perché è creduto che generalmente se due enunciati
siano sempre vedere insieme è sempre farsi insieme allora debbano avere lo
stesso significato e se questo non viene creduto neanche nel caso generale
perché dovrebbe valere nel caso particolare di un'espressione come ‘’ è vero’’?
Infatti, gli errori in filosofia nascono pensando che ciò che vale per vuole
ordinarie come rosso o mucca avere anche per parlare particolari come ‘’
reale’’ o ‘’ esistente’’ ma ovviamente anche la parola ‘’ vero'’ risulta un caso
particolare. Inoltre c'è qualcosa di peculiare riguardo il ‘’fatto’’ che descritto da
‘’ l'enunciato che x è vero’’ qualcosa che potrebbe farci esitare a definirlo fatto
in tutto e per tutto infatti nominalmente che la relazione tra ‘’ la enunciato che
x’’ e il mondo che ‘’ la enunciato che x è vero’’ asserisce sia ottenuta in
maniera puramente convenzionale infatti essendo convenzionali sappiamo che
potremmo modificare questa relazione a nostro piacimento mentre siamo soliti
chiamare fatti i cosiddetti fatti duri cioè quelli naturali ed inalterabili infatti ad
esempio non chiameremo fatto che la parola elefante significa quello che
significa mentre definì amo come hai fatto senza esitazione che gli inglesi
contemporanei usano questa parola in questo modo.

Un punto importante riguarda la confusione tra falsità e negazione, infatti,


confonde però sarebbe giusto ed equivalente dire sia ‘’ egli non è a casa’’ che
dire ‘’ è falso che egli sia a casa’’. Molti filosofi affermano per spiegare
velocemente la negazione che questa sia soltanto un secondo ordine di
enunciato con l'effetto che una qualche enunciato di primo ordine sia falsa ma
allo stesso tempo quando devono spiegare la falsità affermano che un
enunciato è falsa semplicemente asserendo la sua contraddittoria. Tralasciando
il discorso profondo qui dobbiamo dire che affermazione e negazione sono
esattamente su un livello tale che nessun linguaggio può esistere senza che
contenga convenzionalità per entrambi e senza che entrambi si riferiscono
egualmente e direttamente al mondo e non a Dichiarazioni riguardo il mondo
mentre un linguaggio può tranquillamente esistere senza nessun dispositivo
che faccia il lavoro delle parole ‘’ vero’’ e ‘’ falso’’. Quindi qualsiasi
soddisfacente teoria della verità deve prendere in considerazione egualmente
anche la falsità ma l'espressione ‘’ è falso’’ può essere sostenuta di essere
logicamente superflua facendo questa confusione fondamentale.

C'è un altro modo per comprendere che ‘’è vero’’ non è logicamente superfluo
e per apprezzare che tipo di enunciato sia ed è quello di dire che un certo
enunciato è vera. Ci sono numerosi altri aggettivi nella stessa classe di vero e
falso, cioè quelli che si occupano della relazione tra le parole e il mondo e che
nessuno potrebbe considerare logicamente superflue. Ad esempio, noi diciamo
che un certo enunciato è esagerata oppure vaga oppure che è una descrizione
di qualcosa è appropriata oppure non molto buona oppure che un resoconto è
troppo generale o troppo conciso e in questi casi è inutile insistere sul decidere
in semplici termini se questi enunciati siano vere o false. Infatti, ci sono varie
gradazioni e dimensioni di successo quando si fa un’enunciato, infatti,
un'enunciato può calzare i fatti sempre in una maniera più o meno vaga
differentemente in base all'occasione all'intento e allo scopo. Ad esempio, cosa
dire degli enunciati non tanto false quanto fuori luogo?

Noi siamo diventati ossessionati con la verità quando discutiamo di enunciati


così come diventiamo ossessionati con la libertà quando discutiamo di condotta
e finché noi pensiamo che ciò che deve essere sempre ed unicamente deciso e
se una certa azione è stata fatta liberamente o meno non otteniamo nulla ma
appena noi cambiamo verso i numerosi avverbi esistenti nella stessa
connessione come accidentalmente oppure inavvertitamente allora le cose
diventano più semplici e che nessuna inferenza conclusiva del tipo ‘’ quindi ciò
è stato fatto liberamente’’ risulta richiesto. Quindi allo stesso modo della libertà
anche la verità e un'ideale illusorio

Non è solo un ingenuo supporre che tutte le enunciati abbiano come scopo di
essere vere ma ci possiamo domandare se in generale l'enunciato abbia come
scopo di essere vera. Infatti, il principio della logica che ogni proposizione deve
essere vera o falsa è stato troppo a lungo operato nella maniera più semplice
persuasiva e pervasiva forma della fallacia descrittiva e i filosofi sotto la sua
influenza sono stati forzatamente portati ad interpretare tutte le posizioni sul
modello di un'enunciato che una qualche cosa è rossa, ponendo la cosa in
questione sempre sotto osservazione. Recentemente ci siamo accorti che molte
espressioni che erano state prese come enunciati semplicemente perché in
base alla forma grammaticale non erano tali da essere classificati come
comandi oppure domande, in realtà non sono descrittive e quindi non
suscettibili di essere vere o false. Quindi quando un enunciato non è
un'enunciato? Quando è una formula in un calcolo; quando è una esposizione
performativa; quando è un giudizio di valore; quando è una definizione; quando
è parte di una recita; ci sono molte risposte poiché non è semplicemente lo
scopo di queste espressioni quello di corrispondere ai fatti.

Qui dobbiamo decidere se noi dobbiamo continuare a chiamare queste finte


enunciati sempre enunciati oppure se dobbiamo e quanto dobbiamo estendere
l'uso della categoria del vero e falso in sensi differenti. La tentazione dell'autore
è che stia meglio quando qualcosa viene smascherata di non chiamarla più
enunciato e di non applicarle più la verità e la falsità. Infatti, noi facciamo una
differenza tra ‘’ tu hai detto di aver promesso’’ e ‘’ hai affermato di aver
promesso’’ infatti la prima indica che tu hai detto la frase ‘’ io prometto’’
mentre la seconda deve significare che tu hai detto ‘’ io l'ho promesso’’ e
quindi la seconda che noi diciamo come un qualcosa di affermato è qualcosa
che è vero o falso mentre la prima che non è né vera né falsa noi usiamo uno
strano verbo cioè dire. Allo stesso modo c'è una differenza tra ‘’ tu dici che è
una buona immagine’’ e ‘’ tu affermi che è una buona immagine’’, allo stesso
modo quando abbiamo scoperto che gli assiomi della geometria non erano
semplicemente veri ma di natura arbitraria non ci si è più chiesta la verità o la
falsità di questi.

Nei casi considerati finora il modello ‘’ questo è il rosso’’ si rompe perché le


enunciati considerate non solo della natura di corrispondere in totalità ai fatti,
infatti, le parole non sono parole descrittive ma c'è anche un’altra tipologia di
casi dove le parole sono parole descrittive e le proposizioni in una certa
maniera devono corrispondere ai fatti ma non precisamente nella maniera del
tipo ‘’ questo è rosso’’.

Nella situazione del parlare umano per il quale uso il nostro linguaggio è stato
creato noi desideriamo parlare di difatti di situazioni non osservate oppure non
sotto attuale osservazione come ad esempio il futuro ed inoltre anche se noi
possiamo affermare qualsiasi cosa come un fatto che poi successivamente sarà
valutato come vero falso possiamo tranquillamente dire qualcosa del tipo ‘’ il
gatto potrebbe essere sul tappeto’’ e questa espressione è molto differente
rispetto a ‘’ l'enunciato che x’’ perché non è un'enunciato in tutto non essendo
né vera né falsa poiché è compatibile con la sua negazione ‘’ il gatto potrebbe
non essere sul tappeto’’. Infatti, la situazione dove noi discutiamo se
un'enunciato del tipo ‘’ l'enunciato che x’’ sia vero e totalmente differenze
quando discutiamo se ‘’x’’ è probabile. ‘’ Non è nostro compito discutere allo
stesso tempo di probabilità e di enunciato ma vale la pena osservare che
espressioni del tipo ‘’ è vero che’’ ed ‘’ è probabile che’’ sono nello stesso
insieme di situazioni ma allo stesso modo incompatibili.

in un articolo della rivista Analysis , Strawson a proposto una interpretazione


della verità che l'autore chiaramente non accetta infatti egli rifiuta la tesi
semantica della verità sulla base perfettamente corretta che l'espressione ‘’ è
vero’’ non è usata nella parlare di frasi supportando ciò con una ipotesi
ingegnosa di come il significato può essere confuso con la verità ma questo
non è sufficiente per mostrare ciò che egli vuole cioè che l'espressione è vero
non è usata nel parlare di nulla ossia che la verità è una proprietà di nulla.
Infatti, si usa per parlare di enunciati che nel suo articolo non sono chiaramente
distinguibili dalle frasi. Inoltre, egli supporta la superfluità logica affermando
che ‘’ è vero x’’ non fa nessuna ulteriore asserzione rispetto alla asserzione che
‘’x’’. Però egli è in disaccordo con questo quando reputa che dire che ‘’ è vero
x’’ equivale a fare qualcosa di più rispetto che ad una semplice asserzione che
‘’x’’ ed è quindi confermare l'asserzione fatta o presa come già fatta che ‘’x’’.
Chiaramente la prima parte l'autore non l'accetta e già abbiamo detto perché
ma in merito alla seconda egli concorda che dire che ‘’ l'enunciato che x è
vero’’ ‘’è’’ molto spesso viene fatto per confermare ‘’ l'enunciato che x è vero’’,
ma questo non può mostrare che dire che ‘’ x è vero’’ non sia anche e allo
stesso tempo fare una asserzione riguardo ‘’ l'enunciato che x’’ infatti dire che
Io ti credo ‘’è’’ un'occasione per accettare la tua enunciato ma risulta anche
fare una asserzione che non è strettamente prodotta dall'espressione
perforatoria ‘’ io accetto la tua enunciato’’. Infatti, e comune per le enunciati
ordinarie avere un aspetto p performativo (cioè, senza funzione descrittiva ma
consistente nel compiere una vera e propria azione, ad esempio, giuro che non
l'ho fatto) ad esempio direi che un cornuto è fatto per offendere ma allo stesso
tempo crea un'enunciazione che può essere vera o falsa. Straswon inoltre
sembra limitarsi nel caso dove io dico ‘’ la tua enunciato è vera’’ o qualcosa di
simile. Un punto finale se ammettiamo che il tema della relazione tra le parole
e il mondo quindi discusso si verifica realmente allora perché la frase ‘’è vero’’
non dovrebbe essere il nostro modo di descrivere questa relazione e da che
cosa potrebbe essere sostituita?

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