Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni26 pagine

Balistica

Il documento tratta della balistica, una branca della fisica che studia il comportamento dei proiettili in diverse fasi: interna, esterna e terminale. Viene spiegato il calibro delle armi da fuoco, la struttura delle munizioni e le componenti delle armi, oltre alle fasi dello sparo e alle forze che influenzano la traiettoria del proiettile. Infine, si analizzano le prestazioni balistiche, come la portata utile e la gittata massima.
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni26 pagine

Balistica

Il documento tratta della balistica, una branca della fisica che studia il comportamento dei proiettili in diverse fasi: interna, esterna e terminale. Viene spiegato il calibro delle armi da fuoco, la struttura delle munizioni e le componenti delle armi, oltre alle fasi dello sparo e alle forze che influenzano la traiettoria del proiettile. Infine, si analizzano le prestazioni balistiche, come la portata utile e la gittata massima.
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Balistica.

In queste pagine proviamo a snellire la materia della Balistica, una branca della
fisica. La fisica è la materia che studia tutti i fenomeni che accadono in natura,
spesso attraverso la risoluzione di formule matematiche. Di conseguenza la branca si
divide in:

Balistica interna: studia tutto quello che accade all’atto dello sparo, da quando il
percussore colpisce l’innesco sotto la spinta del cane alla combustione della polvere
da sparo all’interno del bossolo. I gas combusti spingono il proiettile dal cono di
forzamento alla volata.

Balistica esterna: studia il comportamento del proiettile quando è in “volo” cioè


durante la traiettoria. L’argomento si concentra sulla stabilizzazione del proiettile,
resistenza dell’aria/coefficiente balistico. Deviazioni laterali, portata utile e gittata
massima.

Balistica terminale: riguarda gli effetti lesivi del proiettile sull’organismo vivente. Lo
studio si concentra di più sul potere di arresto, cioè la capacità di un proiettile di
abbattere/fermare un bersaglio/preda subito dopo il primo colpo. Uno studio
abbastanza complesso dove tuttora viene detto di tutto. Varie formule sono state
elaborate per stabilire il potere di arresto di ogni singolo calibro.

Dalla Balistica esterna alla Balistica terminale verranno messe delle formule
matematiche alla portata di tutti.

Balistica interna.

Il calibro di un’arma da fuoco.

Tecnicamente il calibro è il diametro della canna, viene espresso in mm per gli Stati
europei, in pollici se è di origine americana.
1 pollice=25,4 mm.
Il calibro si suddivide in:
Calibro balistico/nominale: diametro compreso tra i pieni/risalti. È la misura piccola.
Calibro effettivo: diametro compreso tra i vuoti/solchi. Rispecchia il diametro del
proiettile ed è poco più grande del calibro nominale.
Calibro commerciale: denominazione scritta per intero sui manuali di ricarica o sulle
confezioni delle munizioni, tipo 7,63 Mauser, 7,65 Browning o cal. 9 Parabellum.

7,65 Browning/7,65x17 mm, denominazione commerciale europea. Il bossolo


precisamente è lungo 17,20 mm. Calibro nominale preso tra i pieni: 7.73 mm. Calibro
effettivo tra i vuoti: 7,84 mm. Quasi 8 mm se aggiungiamo 16 centesimi di mm.

.32 centesimi di pollice x 25,4 mm= 8 mm.

Negli USA il 7,65 Browning viene denominato .32 ACP/Automatic Colt Pistol. Il
progettista Browning è americano, ma il calibro nasce in Europa.

Altro esempio: .38 Special, nato negli USA alla fine dell’Ottocento. Bossolo lungo
29,30 mm.
.38 Special, calibro/denominazione commerciale. È come se ci fosse uno zero prima
del punto, appartiene alla famiglia del 9 mm. Calibro nominale: 9,04mm. Calibro
effettivo: 9,10 mm.

Da sinistra: schema di una canna ad anima liscia, tipo le doppiette giustapposte, fucili
sovrapposti o fucili semiautomatici cal. 12 che camerano munizionamento spezzato.
Il cal. 12 in mm corrisponde a 18,5 mm, il calcolo è un po’ più complesso: servono 12
palle sferiche in piombo per raggiungere questa misura dal peso complessivo di una
libbra, 454 grammi. Al centro una canna rigata, A è il calibro nominale preso tra i
pieni, B calibro effettivo reale tra i vuoti. A destra la rigatura poligonale docile sul
proiettile presente nelle pistole Glock.

La canna e le sue parti.

In un’arma da fuoco la canna è un tubo metallico forato che consente il passaggio del
proiettile allo sparo. Come abbiamo detto precedentemente l’anima ha delle righe che
formano i pieni e i vuoti, imprimono al proiettile un moto giroscopico per
stabilizzarlo durante la traiettoria ai fini della precisione. Altre parti fondamentali:
La culatta: parte posteriore della canna dove viene inserita la munizione. Impatta con
la faccia dell’otturatore.
Camera di cartuccia: alloggiamento della munizione prima dello sparo.
Cono di forzamento: imbocco che agevola l’inserimento del proiettile nella rigatura
all’atto dello sparo.
Volata: foro anteriore della canna dove fuoriesce il proiettile.
Il numero delle righe interne varia di arma in arma.

La canna di una pistola semiautomatica: E, culatta. D, rampa di alimentazione,


agevola l’inserimento della munizione nella camera di cartuccia. CBF, parte esterna
della canna. A, volata.

Canna di una carabina. Il cono di forzamento agevola l’inserimento del proiettile


dalla camera di cartuccia all’inizio delle righe. Ma, ancora prima di imboccare le
righe, il proiettile impegna il percorso libero, quel piccolo tratto senza righe.
Il moto giroscopico del proiettile grazie ai pieni e ai vuoti.

La munizione.

Partiamo subito con una foto, la munizione è composta da:


Innesco: una piccola capsula inserita nel fondello del bossolo. All’interno ha una
miscela esplosiva che, quando viene colpita dal percussore provoca una fiammata,
passando attraverso il foro di vampa/flash hole visibile nella foto.
Foro di vampa: posto tra l’innesco e la polvere. Il diametro è intorno ai 2 mm.
Polvere da sparo: la dose varia a seconda del calibro e dalle richieste del tiratore.
Grazie alla fiammata, la polvere deflagra istantaneamente trasformandosi in gas
combusti. Imprimono una forza talmente elevata capace di spingere il proiettile in
canna e per tutta la traiettoria.
Bossolo: il contenitore metallico principalmente in ottone che tiene insieme tutti i
componenti della munizione in descrizione.
Proiettile: ogiva/palla. Di varia struttura e forma, nella foto è a punta cava con
blindatura esterna. Ha un solo obiettivo una volta spinto dai gas combusti, colpire il
bersaglio nel punto mirato.

La miscela esplosiva all’interno dell’innesco è data da: stifnato di piombo, sostanza


chimica che dà inizio alla catena esplosiva dopo la percussione. Attualmente viene
sostituito con il tetrazene, ha una temperatura più bassa di accensione ed è meno
nocivo data la mancanza di piombo. Solfuro di antimonio: sensibilizza tutta la
miscela allo sfregamento meccanico provocato dal percussore. Nitrato di bario:
comburente che fornisce ossigeno per regolarizzare la combustione e incrementare il
volume dei gas combusti.

La polvere da sparo si divide in: polvere vivace, o a singola base, composta solo da
nitrocellulosa. Ottima per prestazioni balistiche non eccessive. Polvere progressiva, o
a doppia base, nitrocellulosa più nitroglicerina. Grazie alla presenza di quest’ultima
la polvere da sparo mantiene il suo stato fisico più a lungo e un potere calorifico
maggiore, i grani sono più grossi e forati e, con una combustione iniziale “lenta”
l’arma subisce stress minori allo sparo. Ottima per prestazioni balistiche elevate.

L’ottone è il materiale più usato per la fabbricazione dei bossoli, lega di rame e
zinco. È ricaricabile ma non all’infinito e ha buona deformazione elastica allo sparo,
riprende bene la forma della camera di cartuccia. Sopporta bene le alte temperature
all’atto dello sparo, i gas combusti contengono quasi 2000 gradi, con i picchi di
pressione oltre i 1000 bar.

Schema di un proiettile sparato/di risulta, blindato di forma arrotondata. Notare il


solco di crimpaggio poco sopra la base, serve ad “ancorare” di più il proiettile nel
colletto/orlo del bossolo. La superficie presenta dei solchi di rigatura destrorsi
provocati dai pieni.
Componenti di un’arma da fuoco.

In basso tratteremo le componenti delle armi corte: pistole semiautomatiche e


revolver.

La Beretta 92 FS cal. 9 Parabellum smontata. A partire da sinistra: il fusto nel suo


insieme, la molla di recupero singola, la canna con il blocchetto oscillante sotto la
camera di cartuccia, il carrello otturatore e il caricatore. In alto, al centro, i 15 colpi.

Fusto: componente che ha nella parte inferiore il grilletto racchiuso dalla guardia. I
comandi manuali presenti sulla parte sinistra del fusto, tipo l’hold open, una leva che
trattiene in apertura il carrello otturatore. Sicura manuale, nella Beretta sopra è sul
carrello, blocca lo scatto con la funzione di abbattere il cane senza provocare lo sparo
con il colpo in canna. Tasto di svincolo del caricatore accanto alla guancetta sinistra.
Molla di recupero: installata sotto la canna. Si comprime totalmente quando il
carrello otturatore rincula durante la fase di estrazione ed espulsione del bossolo. La
distensione della molla riporta il carrello otturatore in chiusura prelevando allo stesso
tempo una nuova cartuccia dal caricatore.
Canna: consente il passaggio del proiettile allo sparo. Grazie al blocchetto oscillante
presente in questa arma rincula per un piccolo tratto insieme al carrello, per contenere
il picco pressorio elevato all’atto dello sparo.
Carrello otturatore: ha un movimento traslatorio sulle guide del fusto. Oltre ad
estrarre il bossolo grazie all’unghia estrattrice e a prelevare un’altra cartuccia dal
caricatore, l’otturatore ha il percussore che, sotto la spinta del cane esterno provoca lo
sparo.
Caricatore: contenitore estraibile che trattiene le cartucce con la sua capienza
massima.
L’interno di una Beretta 92 SB, la guardia è arrotondata. Il
percussore è all’interno dell’otturatore, tra la cartuccia in camera e il cane esterno che
lo fa avanzare.

Smontaggio di una Glock con la nomenclatura delle parti essenziali.

Smontaggio totale di un revolver. L’eliminazione della cartella laterale destra e delle


guancette mette in mostra tutta la meccanica.

Nomenclatura completa delle parti di una pistola semiautomatica.


Nomenclatura completa del revolver.

Carabina a ripetizione manuale con otturatore girevole scorrevole/bolt – action.

Fasi dello sparo.

Lo schema ritrae una Colt 1911 A1. A partire dall’alto: lo “scarrellamento” è appena
avvenuto, colpo in canna e cane esterno armato. Al centro: a grilletto premuto il cane
si abbatte sul percussore che avanza colpendo l’innesco. La polvere da sparo, ora gas
combusti, spinge il proiettile in canna. In basso: il proiettile abbandona la volata, le
pressioni all’interno della camera di cartuccia sono scese a livelli di sicurezza e il
carrello otturatore rincula, estraendo ed espellendo il bossolo tramite la finestra di
espulsione.

A partire dal basso: la fase di estrazione/carrello otturatore rinculante. L’estrattore è


un’unghia sporgente dalla finestra di espulsione che si aggancia sul collarino/rim del
bossolo. In alto: lo stesso bossolo estratto impatta sull’espulsore, elemento a punta
installato nel fusto, visibile nelle pagine precedenti con la Glock smontata.

Nel cuore della Balistica interna: fase pirostatica, ha inizio la combustione della
polvere da sparo grazie alla fiammata che parte dall’innesco. Il proiettile è ancora
crimpato al bossolo. Fase pirodinamica, la polvere è totalmente bruciata. I gas
combusti iniziano ad imprimere una forza di quasi 100 kg che separano il proiettile
dal colletto/orlo del bossolo, allo stesso tempo aumenta anche la pressione. La forza
dei gas aumenta progressivamente per immettere il proiettile in canna, aumenta
sempre di più la pressione fino a che raggiuge il suo picco massimo, scendendo ai
livelli minimi quando il proiettile abbandona la volata. Imboccata la traiettoria
possiamo parlare della Balistica esterna.

Balistica esterna.

Lo studio del comportamento del proiettile durante la traiettoria fa parte della


Balistica esterna. Innanzitutto la traiettoria è il percorso tracciato dal proiettile, una
linea che parte dalla volata dell’arma fino al bersaglio. Il proiettile oltre ad essere
spinto grazie alla forza dei gas combusti, quando imbocca la traiettoria incontra altre
forze:

Resistenza dell’aria: il proiettile per sconfiggere al meglio l’attrito/resistenza


dell’aria deve avere un alto coefficiente balistico, dove è fondamentale la forma del
proiettile. Più si avvicina alla forma appuntita – Spitzer – minore è lo sforzo per
attraversare l’aria. Subisce meno anche le deviazioni laterali provocate da raffiche di
vento istantanee. Un buon coefficiente balistico vuol dire aumento della precisione.
Forza di gravità: in fisica è data dalla lettera g= 9,81. Detta anche forza peso. È la
forza che attrae qualsiasi corpo verso il suolo, nel caso di un proiettile in moto tale
forza subentra quando le prestazioni balistiche in termini di velocità diminuiscono
progressivamente.

Imboccata la traiettoria e considerate le forze sopra descritte, il proiettile ha una:

Portata utile: distanza in cui vengono conservate ancora le prestazioni balistiche


elevate. È il punto in cui il proiettile ha un potere lesivo alto recando ferite mortali.

Gittata massima: distanza che percorre il proiettile fino al punto massimo di caduta
con velocità scarsissime, si misura sparando con un angolo di sito a 45 gradi, arma
inclinata. Entra poi la forza di gravità e non vengono recate ferite mortali.

Il primo schema in alto raffigura l’arma con un tiro inclinato: c’è la presenza
dell’angolo di sito a 30 gradi. Il proiettile traccia la traiettoria con moto discendente –
parabolico – e quando raggiunge l’ordinata massima, quello è il punto in cui le
prestazioni balistiche hanno ancora valori alti e potere lesivo. Di conseguenza, con la
diminuzione della velocità il proiettile inizia la “discesa” a causa della forza di
gravità, raggiungendo il punto massimo di caduta, la gittata massima. Lo stesso
concetto riguarda il secondo schema con tiro orizzontale e traiettoria dritta, angolo di
sito a 0 gradi. In questo caso, se si volesse colpire l’animale, sarebbe necessario
inclinare l’arma “prolungando la traiettoria” con angolo di sito a tot gradi, come nello
schema in basso:
Portata utile. Il tiro viene effettuato con una lieve inclinazione/angolo di elevazione.
Il proiettile traccia una traiettoria curvilinea, raggiungendo il bersaglio con le
prestazioni balistiche ancora alte alla distanza di 200 metri.

Coefficiente balistico.

Per la Balistica esterna è un dato fondamentale. Come abbiamo letto nelle pagine
precedenti il coefficiente balistico è un fattore chiave per la precisione del tiro, il
proiettile più è affusolato e appuntito e più “dolcemente” attraversa la resistenza
dell’aria, subendo meno i disturbi secondari tipo le deviazioni laterali provocate da
raffiche di vento o dall’effetto Coriolis: una deviazione laterale progressiva del
proiettile dovuta alla rotazione del Pianeta Terra, che subentra a distanze lunghissime
oltre i 1500 metri. Il coefficiente balistico viene calcolato con la formula:

Cb= Ds/I.
Ds= Densità sezionale, g/mm2 .
I= fattore di forma del proiettile.
Cb=?
Allo stesso tempo la Densità sezionale viene calcolata:

Ds= Mp/C2 .
Mp= massa del proiettile in grammi.
C= calibro del proiettile in mm al quadrato.
Ds=?
In ambito venatorio la Densità sezionale è utilissima, il valore ricavato più è alto e
più il proiettile ha una buona ritenzione di energia per abbattere animali di grossa
stazza. Al denominatore della prima formula il fattore di forma varia in base al tipo di
proiettile.
0,9= FMJ. 1= LRN. 1,10= SWC. 1,25= WC e SP. 1,35/1,5= HP.
0,8= proiettili troncoconici. 1,8= FMJBB. 2= FMJBT.

Il coefficiente balistico non ha unità di misura. Il valore ricavato più si avvicina ad 1 e


più il proiettile ha un’ottima efficienza quando imbocca la traiettoria, come abbiamo
appena letto sopra.
Varie forme di proiettili di produzione americana. Notare, ad esempio, la maggior
parte di forma Spitzer e Hollow point disposti soprattutto nella prima e seconda
colonna con un alto coefficiente balistico, a parte il numero 12, 25 e 30.
Stabilizzazione del proiettile.

Una volta stabilito il coefficiente balistico, per mantenere sempre di più la precisione
del tiro è utile avere un proiettile stabile a lungo durante la traiettoria. La stabilità
fondamentalmente è data da:
Il baricentro: fisicamente parlando è il punto dove si concentra tutta la massa del
corpo, del proiettile in questo caso. L’aria che attraversa durante la traiettoria è come
se fosse la sua base di appoggio.
Centro di resistenza: o punta del proiettile. Il baricentro deve essere in linea con
questo punto.
Asse del proiettile: linea che passa attraverso il baricentro e il centro di resistenza.
Quando questi punti appena elencati, sono tutti congruenti tra di loro e di
conseguenza, con la traiettoria, il proiettile risulta stabile e preciso, senza ripetuti
capovolgimenti su sè stesso che annullano del tutto il moto giroscopico. A causa
dell’incongruenza di quei punti abbiamo l’instabilità del proiettile, provocata da:
Distribuzione sproporzionata del materiale: il piombo o la blindatura che
compongono il proiettile non sono uguali in tutti i punti, quindi il baricentro risulta
spostato. Se il materiale dovesse “abbondare” alla base il baricentro risulterebbe
spostato in quel punto e, imboccata la traiettoria il proiettile tende ad “impennarsi”
spingendo la punta verso l’alto, provocando numerosi capovolgimenti come abbiamo
detto sopra. Viceversa, se il materiale fosse più verso il centro di resistenza o punta
del proiettile, il capovolgimento avverrebbe in maniera opposta, impennandosi dalla
base.

Schema di un proiettile di forma Spitzer, il baricentro/centro di gravità è posizionato


correttamente. La linea tratteggiata è l’asse del proiettile. I punti sono congruenti e il
proiettile risulterebbe stabile durante la traiettoria.
L’instabilità del proiettile: un numero elevato di capovolgimenti che annullano il
moto giroscopico. La lettera L è l’asse del proiettile.

Altro schema che racchiude un proiettile tendenzialmente instabile in alto, notare


l’impennamento iniziale e i successivi tentativi di stabilizzarsi durante la traiettoria.
In basso la piena stabilità, il baricentro, il centro di resistenza e l’asse del proiettile
sono tutti in linea con la traiettoria.

Il passo di rigatura.

Un altro fattore da conoscere utile per la stabilizzazione del proiettile è il passo di


rigatura: distanza rettilinea che compie il proiettile facendo un giro totale sul proprio
asse. Per un equilibrio prolungato, il passo di rigatura deve essere proporzionale in
base al calibro del proiettile, al suo peso e soprattutto alla sua lunghezza. Grazie a
questo fattore il proiettile acquista una velocità angolare o di rotazione, cioè quanti
giri compie al secondo sul proprio asse. Elenco dei passi di rigatura più conosciuti
che variano di arma in arma:
1:10 pollici = 1:250 mm. Passo di rigatura standard.
1:12 pollici = 1:305 mm.
1:14 pollici = 1:356 mm.
1:16 pollici = 1:406 mm.
1:20 pollici = 1:508 mm.
Un proiettile pesante e corto, tipo 124 grani/8 grammi Round Nose per arma corta
cal. 9 Parabellum, si adatta bene un passo di rigatura corto o standard: non và a
sbattere in maniera “ballerina” sulla rigatura interna della canna provocando
l’erosione interna in breve tempo, con un’immediata instabilità durante la traiettoria e
un moto disordinato a zig – zag.

Con un proiettile più lungo e affusolato, quindi saliamo verso l’arma lunga, tipo 40
grani/2,5 grammi forma Spitzer cal. 223 Remington, il passo di rigatura deve di
conseguenza allungarsi per far mantenere al proiettile una stabilità e un moto ordinato
nella traiettoria.

Come abbiamo detto precedentemente il proiettile, oltre ad avere una sua velocità in
m/sec grazie alla spinta dei gas combusti, acquista una velocità angolare o di
rotazione grazie al passo di rigatura. È possibile calcolare quanti giri compie il
proiettile al secondo tramite una formula alla portata di tutti:

Vr= Vo/Passo di rig.

Vo= velocità del proiettile in m/sec.


Passo di rig= distanza in mm.
Vr= ?

Un proiettile con una velocità di 350 m/sec percorre una canna con un passo di
rigatura di 1:10 pollici, cioè 1:250 mm. Qual è la sua velocità di rotazione?

Calcolare 350 m/sec dividendo per 250 mm al denominatore. Il risultato ottenuto è


1,4 cioè 1400 giri al secondo che compie il proiettile su sé stesso.

Lo stesso calcolo possiamo farlo con il calibro successivo, dato che un .223
Remington ha una velocità iniziale di 957 m/sec, passo di rigatura adatto 1:12 pollici,
305 mm. Il risultato è di 3000 giri al secondo. Ma se volessimo usare un passo più
lungo con lo stesso calibro, ad esempio 1:14 pollici che accadrebbe? Cioè dividere
957 m/sec per 356 mm. La velocità di rotazione scende a 2690 giri al secondo
facendo la stessa formula. Questo perché il proiettile deve essere “accompagnato”
verso un passo più lungo, altrimenti una Vr elevata come la precedente – anche se la
seconda non è da meno – destabilizzerebbe il proiettile con capovolgimenti quasi
istantanei.

Quando si ha un proiettile ben costruito con un baricentro posizionato correttamente,


gli altri punti geometrici in automatico risultano in linea con la traiettoria. Avendo
anche un passo di rigatura proporzionale soprattutto alla lunghezza del proiettile,
otteniamo la piena stabilità nella traiettoria, con una velocità di rotazione ottimale
che non annulla nell’immediato il moto giroscopico compromettendo la precisione
del tiro.

Il rinculo.

Tutte le armi, all’atto dello sparo, a causa dello sviluppo dei gas combusti sono
sottoposte a degli stress e movimenti. Il primo movimento che acquista l’arma è il
rinculo: spinta retrograda che si scarica sulla spalla o sulla mano del tiratore, pari alla
spinta iniziale che riceve il proiettile, sempre grazie ai gas combusti. L’energia
ricevuta viene espressa in J o in Kgm. Il secondo movimento dell’arma che avviene
dopo il rinculo è il rilevamento: un impennamento dell’arma verso l’alto attorno al
suo baricentro. Anche qui tutto è in proporzione, maggiori sono le prestazioni
balistiche del calibro in termini di velocità ed energia cinetica, maggiore sarà il
rinculo e di conseguenza il rilevamento dell’arma verso il tiratore. Ma, se volessimo
mantenere le prestazioni balistiche elevate e poi ridurre l’effetto rinculo, bisogna
aumentare la massa dell’arma installando:

Il freno di bocca: accessorio/dispositivo applicato sulla volata dell’arma, dotato di


intagli o fori laterali di forma cilindrica oppure oblunga. Ha lo scopo di spingere i gas
combusti con un effetto jet tirando l’arma in avanti “ammorbidendo” la spinta
retrograda.

Per ridurre il rilevamento c’è un altro accessorio:


Il compensatore: installato sempre sulla volata. I gas combusti hanno una deviazione
frontale fuoriuscendo dalla parte alta dell’accessorio grazie ad appositi fori di sfogo.
Esiste un altro sistema dai primi anni del Novecento che riduce l’impennamento
dell’arma senza aumentarne la massa, la canna rototraslante, applicata per prima
sulla pistola semiautomatica Steyr M1907 e poi nella versione M1912. Di recente è
presente sulla pistola semiautomatica Beretta Px4. All’atto dello sparo la canna, oltre
a rinculare insieme al carrello per la chiusura stabile, ruota di 20 gradi sul suo asse
grazie ad una camma/piccola protuberanza interagendo con una pista elicoidale
all’interno del fusto.

Allo sparo i gas combusti spingono la palla in canna. Allo stesso tempo la spinta
iniziale che riceve il proiettile si scarica all’indietro verso il tiratore, il rinculo/R,
opponendosi al punto di appoggio dell’arma/B. La palla, quando fuoriesce dalla
volata libera una parte dei gas combusti che causano il rilevamento/R1,
l’impennamento verso l’alto tracciato nello schema con linee più chiare.

Freno di bocca marca Sabatti con fori di sfogo gas laterali oblunghi.

Compensatore ricavato sulla pistola Glock 19C. Fori di sfogo oblunghi applicati sulla
canna e sul carrello.
Lo schema a sinistra raffigura il freno di bocca, una parte dei gas combusti che
spingono il proiettile fuoriescono dall’accessorio lateralmente tirando l’arma in
avanti, riducendo allo stesso tempo la spinta retrograda/rinculo. A destra il
compensatore, riduzione del rilevamento/impennamento grazie ai fori in alto
dell’accessorio.

Balistica terminale.

Un argomento abbastanza complesso dove è stato detto di tutto, con l’elaborazione di


varie formule. Ci limiteremo a dire che la Balistica terminale si basa principalmente
sul potere di arresto/stopping power, cioè la capacità da parte di un proiettile di
fermare o abbattere un bersaglio/preda al primo colpo. Una volta che il proiettile
percorre la traiettoria e attinge il bersaglio ha diversi comportamenti all’interno dei
tessuti o materiale, il tutto dipende da diversi fattori: distanza di tiro, angolazione,
forma del proiettile, dalla sua struttura e su che tipo di materiale impatta. Trattiamo
l’essenziale, quando il proiettile attinge i tessuti organici, immediatamente dopo
l’impatto accade:

perforazione della pelle esterna/epidermide. Penetrazione, schiacciamento e


distruzione/eventuale shock idrostatico degli organi interni.

La cessione immediata dell’energia cinetica del proiettile provoca:

La cavità temporanea: una grossa cavità principalmente di forma conica che può
formarsi in cinque millesimi di secondo. Ha un diametro cinque o sei volte più grande
del proiettile, provoca un dislocamento/rapido spostamento elastico degli organi
interni, dove questi ultimi tornano poi nella loro posizione iniziale prima
dell’impatto.
Cavità fissa: il canale indelebile o tramite che traccia il proiettile all’interno
dell’organismo.

L’energia cinetica del proiettile trasmessa sul corpo attinto viene calcolata con questa
formula:

Ec= Mp x Vp2 /19620.

Mp= massa del proiettile in grammi.

Vp= velocità del proiettile al quadrato in m/sec.

Ec=?

19620 è il prodotto di 2000 – valore fisso – per 9,81. Il valore ricavato viene espresso
in J oppure Kgm come abbiamo visto nel rinculo. Ad esempio, se il valore ottenuto è
di 55 Kgm, vuol dire che i gas combusti imprimono una forza di 55 Kg per far
avanzare il proiettile di 1 metro. Ma tale valore non si scarica tutto sul bersaglio, dato
che una buona parte di energia viene consumata durante l’attraversamento della
canna, un’altra buona parte per attraversare la traiettoria e la rimanenza per penetrare
i tessuti organici.

Chilogrammetro/Kgm. In fisica è l’energia che serve a spostare la massa di 1 Kg per


la distanza di 1 metro.

Comportamento di vari proiettili in linea di massima: FMJ, quando impattano su


superfici dure tendono a sfondare il bersaglio senza perforarlo, portando le schegge
del bersaglio verso la parte opposta, cioè verso il tiratore. Se attraversano i tessuti
molli organici trapassano da parte a parte il bersaglio. LRN, perforano e tendono a
schiacciarsi dopo l’impatto. Proiettili troncoconici o Flat Point, lacerano o strappano i
tessuti molli. A punta cava Hollow point, sono quelli che hanno un elevato potere di
arresto, immediatamente all’impatto la cavità in cima alla palla si riempie di tessuti
biologici, penetrano aprendosi formando regolari petali, il tutto funge da inibitore per
scaricare il più velocemente possibile l’energia cinetica senza trapassare da parte a
parte l’organismo. Spitzer, come abbiamo già visto oltre ad avere un buon
coefficiente balistico, recidono i tessuti muscolari senza strapparli come i Flat Point.
Un altro fattore da tenere in considerazione nella Balistica terminale è la
frammentazione del proiettile, che dipende dalla struttura del proiettile, dalla sua
velocità d’impatto e su che materiale impatta. Quelli che tendono a frammentarsi di
solito sono i FMJ, ad esempio: cal. 5,56 NATO, peso di palla 55 grani, velocità di 990
m/sec, energia cinetica 184 Kgm. Il proiettile in questo caso è molto portato a
frammentarsi indipendentemente dalla distanza di tiro, se impattasse su superfici dure
– ossa – in grado anche di spezzarle, provocando ulteriori ferite interne secondarie
più letali a causa dei frammenti vari, ossa/blindatura del proiettile. Lo stesso potrebbe
accadere con calibri per pistola – anche Magnum – con tiri a corta distanza. Eppure
esistono casi, in cui i proiettili blindati si sono frammentati impattando su tessuti
molli o muscolari, ma questo principalmente dipende da una velocità d’impatto
elevata a causa di una breve distanza.

Effetti letali dimostrati da calibri di origine russa, sparati da armi automatiche AK-47
e nella versione più moderna AK-74: i primi quattro provocano un’immediata cavità
temporanea – dalla forma più grossa che circonda il tramite – a causa della rapida
cessione dell’energia cinetica. Attraversando man mano i tessuti il proiettile compie
numerosi capovolgimenti perché viene “rallentato” dai tessuti interni. Notare nel
quarto schema la frammentazione del proiettile con un’elevata velocità da parte di
quest’ultimo, 700 m/sec. Nel quinto schema il calibro ex – ordinanza 7,52x54 mm
Rimmed ha una velocità iniziale di 850 m/sec, ma la cavità temporanea non avviene
subito dopo l’impatto, probabilmente c’è un aumento della distanza di tiro tra l’arma
e il corpo attinto.
Effetto letale da parte di un proiettile 5,56 FMJ, ancora più devastante degli schemi in
alto a causa dell’elevatissima velocità, 925 m/sec. Le due cavità sono molto ampie a
causa della frammentazione del proiettile e della rottura del tessuto muscolare. A 34
cm il proiettile conserva il 50 per cento della sua struttura.

In questo schema i frammenti del proiettile hanno un’area più importante rispetto allo
schema in alto. La penetrazione è più profonda – 45 cm – con una buona
conservazione del proiettile e un notevole aumento di diametro.
Proiettile cal. 357 Magnum, cavità temporanea immediata, frammentazione della
blindatura rilevante con un tramite lineare. Il proiettile ha una buona ritenzione di
peso, oltre il 50 per cento e lo si vede dall’ottima espansione dove si arresta alla
distanza di 36 cm.

Vari segni provocati dallo sparo verso l’epidermide attinta: A, il foro del proiettile
circondato dall’alone/ustione provocato da tutto ciò che fuoriesce dalla volta,
dall’elevato calore dei gas combusti alle fecce della polvere da sparo. La distanza tra
l’arma e il bersaglio è minima o c’è il contatto. B, la distanza aumenta, l’alone
provocato dai gas combusti sulla pelle ha un’area più ampia ma lo sciame delle fecce
da parte della polvere rimane raggruppato, affumicatura. C, all’aumentare della
distanza l’area attorno al foro del proiettile contiene meno residui, i gas combusti
lasciano meno tracce, viceversa i grani di polvere sono più sparsi, tatuaggio. D,
singolo foro del proiettile, distanza tra l’arma e il corpo attinto più lunga.
Un proiettile di risulta Hollow point che si è comportato come prevede la sua
struttura: apertura a petali regolare a causa dei tessuti biologici che riempiono la
cavità all’impatto, ottima ritenzione di peso/zero frammentazioni e cessione totale
dell’energia cinetica. Con questa espansione il proiettile non trapassa da parte a parte
l’organismo.
Unità di misura e conversioni.

1 pollice = 25,4 mm.


1grano = 0,06489 grammi.
1 ft/sec = 0,304 m/sec.
1 PSI = 0,069 bar.
1 J = 0,120 Kgm.
1 libbra = 453,59 grammi.

Per convertire i valori da quelli nella colonna di sinistra, alla colonna di destra
bisogna moltiplicare.
Giuseppe Coccari

Qualche nozione sulla Balistica.

Potrebbero piacerti anche