Padre Justin Popovic
San Serafino
di Saròv
Vita e Miracoli
Edizioni Appunti di Viaggio
Roma
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Traduzione dal serbo del
Prof. Antonio Selem
Proprietà riservata
2002 © Edizioni Appunti di Viaggio
00149 Roma - Via Camillo Guidi, 20
ISBN 88-87164-33-9
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Nota dell’Editore
Con questo libro le “Edizioni Appunti di Viag-
gio” iniziano un “viaggio” che porterà i lettori a
percorrere le strade della spiritualità ortodossa dal
suo interno, per bocca dei suoi protagonisti, i tanti
santi, eremiti, monaci, religiosi e laici che sono il
fondamento dell’Ortodossia.
Ci guiderà in questo viaggio l’amico Georgios
Ioannou Karalis, esperto di Patrologia greca e di-
rettore della rivista “Italia ortodossa”, che curerà
i testi che man mano pubblicheremo.
Con questa collana Appunti di Viaggio vuole ri-
volgere uno sguardo attento e amoroso all’Oriente
cristiano, uno sguardo mirato a vedere e com-
prendere la bellezza della spiritualità ortodossa e a
favorire il dialogo: un dialogo onesto e veritiero che
parta dal cuore e non dalla mente, e aiuti a superare
le incomprensioni che ancora oggi, dopo un millennio
di divisioni, sono di ostacolo all’unità dei cristiani.
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Questa collana vuole quindi essere solo un
povero strumento che offriamo a Gesù affinché
intenerisca i cuori e realizzi la sua preghiera: “Che
tutti siano uno”.
Con questo spirito ci facciamo umilmente da
parte lasciando che a parlare siano i nostri fratelli
ortodossi.
Pasquale Chiaro
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Introduzione
Esprimo viva soddisfazione e, nel contempo,
profonda gratitudine alla Casa Editrice Appunti
di Viaggio perché, attraverso quest’opera, offre
l’opportunità di presentare la spiritualità cristia-
na vissuta dalla Chiesa Ortodossa nella specifica
realtà italiana. Il presente libro è dedicato a tutti
i “puri di cuore” che ricercano il volto del Nostro
Signore e Salvatore nella vita con semplicità e
umiltà. Queste persone non si lasciano turbare
da divisioni, lotte e logiche di morte presenti nella
nostra civiltà. Essi, cercando la verità quale realtà
concreta, hanno forse intuito che solo in essa esiste
l’autentica unità delle Chiese. Non è importante
la loro appartenenza geografica, siano essi dell’O-
riente o dell’Occidente. Non è un problema se,
per l’opinione di questo mondo, sono invisibili e
insignificanti; non è neppure importante se, per la
logica secolare, non contano nulla. Agli occhi del
nostro Dio hanno molto valore, sono importan-
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ti, al punto che, particolarmente per essi, è stato
offerto il massimo sacrificio: la vita di Cristo, im-
molato sulla croce. Tale evento, seguito da quello
ancor più inaudito della resurrezione, ha regalato
a tutti la salvezza e il riscatto dalla morte. Il vero
Amore, quello di nostro Signore Gesù Cristo con il
quale il Salvatore si è umiliato ed è stato esaltato,
può essere percepito, visto, praticato unicamente
nello Spirito di Dio. Lo Spirito, a sua volta, si com-
piace di stare solo presso gli umili, con coloro che
non cercano la realizzazione della loro vita nelle
passerelle illuminate dai proiettori o sulle prime
pagine dei giornali. A tutte queste persone che,
nella semplicità del loro cuore, possono accogliere
l’Amore di nostro Signore, proponiamo questo
libro che illustra la vita di un importante Santo
Ortodosso, San Serafino di Saròv, anche lui sem-
plice e insignificante per questo mondo…
La vita di San Serafino di Saròv testimonia
il livello al quale l’uomo può pervenire se lascia
operare lo Spirito in sé. Per questo San Serafino
afferma che lo scopo della vita di un cristiano è
possedere lo Spirito di Dio. Che significa ciò? Nel
linguaggio dei Padri della Chiesa, ciò vuol dire
che il nostro scopo è quello di unirci con l’energia
increata di Dio. Infatti lo Spirito non giunge a noi
“personalmente”, poiché il mistero della sua Per-
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sona rivelata rimane intangibile, ma ci coinvolge
come energia. Nell’energia dello Spirito si può
avere la visione di Cristo. Quando gli occhi ven-
gono aperti dallo Spirito, Cristo, icona del Padre,
è visibile a tutti. Un versetto del Salmo 35 dice:
“Nella tua luce vedremo la luce” (Sal 35,10). Nella
luce increata dello Spirito “vediamo la luce che
s’irradia dai piedi e dalle ferite di Cristo provenen-
do dall’interno del Suo tempio corporale”, come
specifica San Gregorio Palamas (1296-1359) nel
suo sermone della prima Domenica dopo Pasqua.
Lo stesso santo continua: “Tale luce illumina con
lampi increati tutti coloro che si trovano in quel
luogo precedentemente a Lui ed essi gioiscono della
Sua manifestazione. Tutti vengono sommersi dalla
luce che irradia dalle sue ferite”. Possiamo capire
meglio questa prospettiva osservando l’azione
stessa di Dio in un episodio storico della vita di
San Serafino di Saròv.
È il dialogo tra San Serafino e Nicolas Moto-
vilov… Molta gente ha letto questa storia, ma
il suo significato reale, a Oriente e a Occidente,
non è mai stato pienamente apprezzato. Cito un
particolare passo tratto dal presente libro. San
Serafino parla della preghiera. Afferma che non
si può andare sempre in chiesa ma si può sempre
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pregare, non essendoci alcuna difficoltà nel farlo:
Era una giornata nuvolosa - racconta Motovi-
lov - la terra era tutta ricoperta dalla neve ormai
alta che continuava a cadere, allorché Padre Serafino
mi fece sedere accanto a lui su un tronco e mi disse:
«Il Signore mi ha rivelato che Lei nella fanciullezza
desiderava conoscere quale fosse il fine della vita
cristiana. Le consigliarono di frequentare la Chiesa,
di pregare, di compiere buone azioni, poiché dicevano
che in ciò consisteva il fine della vita cristiana. Ma
questa risposta non la poteva soddisfare. In realtà
la preghiera, il digiuno, le veglie notturne e tutte le
altre forme di devozione sono buone, ma il fine della
nostra vita non consiste solo nell’adempimento di
queste pratiche, perché esse sono semplicemente dei
mezzi. Il vero scopo della vita cristiana consiste
nell’acquisto dello Spirito Santo. Sappia che un’azione
buona apporta i frutti dello Spirito Santo solo quando
è compiuta per amore di Cristo. Perciò l’acquisto di
questo Spirito è il fine della nostra vita». «In che senso
Lei dice che si deve acquistare lo Spirito Santo? A me
non è chiaro», chiesi a Padre Serafino. Mi rispose:
«Acquistare significa guadagnare. Lei certamente sa
che cosa significhi guadagnare denaro. Lo stesso vale
per lo Spirito Santo. Lo scopo della vita terrena per
un uomo comune consiste nel guadagnare denaro, o
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nel conseguire onori, distinzioni e compensi. Anche
lo Spirito Santo è un capitale, e per di più un grande
capitale ed un patrimonio che non viene mai meno.
Ogni azione compiuta per amore del Cristo apporta la
Grazia dello Spirito Santo. In ogni caso il modo più
facile per ottenerlo è la preghiera, poiché essa è un’ar-
ma che abbiamo sempre a disposizione. Può accadere
che Lei desideri andare in Chiesa, ma che questa non
sia vicina o che l’Ufficio divino sia già terminato.
Oppure che Lei desideri fare l’elemosina, ma non ci sia
un mendicante. Può darsi che Lei desideri essere senza
alcun difetto, ma che non abbia abbastanza forza.
La possibilità di pregare, invece, non manca mai: la
preghiera è accessibile sia al ricco che al povero, sia
a chi è dotto che a colui che è semplice, sia al forte
che al debole, sia al sano che al malato, sia al giusto
che al peccatore. La potenza della preghiera è enorme,
essa deriva dallo Spirito Santo».
«Padre, Lei parla sempre di quanto è importante
guadagnarsi la Grazia dello Spirito Santo, ma come
e dove la posso vedere? - gli chiesi - Le opere buone
sono visibili, ma forse lo Spirito Santo si può vedere?
Come posso sapere se esso è con me o no?».
Rispose: «La Grazia dello Spirito Santo, che ci
è data con il Battesimo, splende nei nostri cuori a
vergogna dei nostri peccati e delle tenebre che ci cir-
condano. Essa si manifesta con un indicibile splendore
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a coloro attraverso i quali il Signore manifesta la sua
presenza. I Santi Apostoli sentivano in modo tangibile
la presenza dello Spirito di Dio».
«E come potrei io esserne testimone?», gli chiesi.
Allora Padre Serafino mi pose la mano sulla spalla
e mi disse: «Amico mio, tutti e due siamo nello Spirito
Santo, Lei ed io. Perché non mi guarda?».
«Padre - gli risposi - non posso guardarla, poiché
il suo volto, è divenuto più splendente del sole e gli
occhi mi si abbagliano».
«Non tema, anima cara a Dio - riprese - poiché
anche Lei adesso è splendente come me. Anche Lei ora
è pieno di Spirito Santo, poiché altrimenti Lei non mi
potrebbe vedere quale sono».
E piegatosi verso di me, mormorò dolcemente al mio
orecchio: «Con tutto il cuore ho pregato il Signore di
concederle di vedere con gli occhi corporei questa discesa
del suo Spirito. Ed ecco, la pietà celeste ha confortato il
suo cuore come una madre terrena consola i suoi figli.
Perciò, amico mio, perché non mi guarda? Non abbia
paura di nulla. Il Signore è con Lei».
Io allora lo guardai e sussultai. Pensate: in mezzo
al sole, che è nel massimo splendore a mezzogiorno,
vedete il volto dell’uomo che sta parlando con voi.
Vedete il movimento delle sue labbra e l’espressione
dei suoi occhi, sentite la sua voce, percepite la sua
mano appoggiata sulla vostra spalla, ma non vedete
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né quella mano né quel volto; perché vedete soltanto
quello splendore accecante che si diffonde dappertut-
to intorno a voi e che si riflette sulla distesa di neve
che copre la radura e sui fiocchi che cadono simili a
polvere bianca.
«Che cosa prova?», mi chiese Padre Serafino.
«Una quiete e una pace inesprimibili», risposi.
«La gioia che prova è cosa da nulla in confronto
a ciò che provano coloro di cui è detto che “l’occhio
ancora non vide, né l’orecchio udì, né il cuore presentì
ciò che il Signore ha preparato a coloro che lo amano”
(1Cor 2,9). Che cosa prova ancora?».
«Un indicibile calore», gli risposi.
«Quale, amico mio? Siamo in un bosco in pieno
inverno, e tutt’intorno a noi c’è neve. Qual è questo
calore che Lei prova?».
«Come se mi bagnassi in acqua calda - gli risposi
- sento un profumo a me ignoto».
«Lo so, lo so - mi disse - Il profumo che Lei sente
è quello dello Spirito di Dio. Ed il calore di cui parla
non è nell’aria, ma in noi. Riscaldati da esso, gli
eremiti non temevano il freddo dell’inverno, poiché
indossavano la veste della Grazia, che sostituiva
quella materiale. Il Regno di Dio è nel nostro intimo
e la condizione in cui ora ci troviamo ne è la prova.
Ecco che significa essere pieni dello Spirito Santo».
«Mi ricorderò della Grazia che oggi è scesa su di
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noi?», gli chiesi.
«Credo che il Signore l’aiuterà a conservare tutto
ciò nel suo cuore - rispose - poiché non è concesso solo
per voi, ma, attraverso di voi, a tutto il mondo. Vada
in pace, e il Signore e la sua Santissima Madre siano
sempre con Lei».
L’aspetto più importante nei Santi Serafino e
Motovilov, non è solo il diretto incontro di Dio con
un Santo, ma pure l’incontro di un Santo con un
altro Santo; in ciò si è verificato il fatto che i Santi
divengono identici con lo stesso Dio.
La stessa cosa avviene quando si congiunge
al fuoco un oggetto: subito questo s’infiamma
e diviene a sua volta fuoco; la Rivelazione non
accade sempre come un incontro diretto tra Dio e
l’uomo; è abbastanza sicuro che accada quando
due Santi s’incontrano (Mt 19,20). Parimenti
quest’aspetto non è stato ancora pienamente
apprezzato nella teologia Ortodossa moderna.
Ogniqualvolta i Santi manifestano l’increata glo-
ria di Dio, Dio li manifesta. Questa è la prova che
la Divina Rivelazione non può essere soltanto un
indifferente modo di avvicinarsi alla divinità o di
essere in personale relazione con Dio; si può solo
identificare con Lui. L’uomo riceve la rivelazione
solamente se si identifica con la Grazia di Dio e
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viene riempito della divina Luce. Tale condizione,
è stata definita deificazione. San Simeone il Nuovo
Teologo (956-1022) opera una chiara distinzione
tra coloro che vedono la Luce e coloro che dimo-
rano in Essa. I primi sono dei cristiani che ven-
gono purificati e illuminati quando sono ancora
verso la piena integrazione con il Corpo Risorto;
i secondi s’identificano già con il Corpo Risorto di
Cristo e ne divengono “particolarmente membra”
(1Cor 12,27).
Dal momento che Dio c’impartisce per grazia
qualunque cosa Gli appartenga per natura, tutti
coloro che ricevono la divina Rivelazione diven-
gono increati per grazia, onnipotenti, onniscienti,
senza inizio e senza fine, come San Massimo il
Confessore li descrive nella sua opera “Contem-
plazione in Melchisedek” (PG 91,1137-1141). È
quest’identità con Dio che garantisce quella vera
Rivelazione – iniziativa divina, non semplice tra-
smissione d’informazioni – accaduta realmente
ai destinatari di essa. Unicamente attraverso
quest’assunzione di grazia di Dio i Santi possono
vedere, non con i loro occhi fisici, la Luce divina
della Rivelazione. È il potere del Santo Spirito che
rende possibile tale visione. Queste visioni non
hanno nulla a che vedere con i sensi. Sono un’as-
15
sunzione di esseri umani nel Regno divino.
I Santi Serafino e Motovilov hanno visto que-
sta luce riempire ciascuno il corpo dell’altro. La
convenzionale percezione della santità oggi, pure
fra tanti Ortodossi, ha a che fare solo con valori
morali e risultati personali, piuttosto che con
l’assunzione nel regno increato di Dio. Ciò avviene
perché si è persa la significativa differenza tra un
santo e un eroe. Oggi, Oriente e Occidente tendono
a identificare similmente i santi con gli eroi e con
gli uomini che operano grandi imprese. Un grande
filantropo, un grande statista o qualcuno che è
morto al posto di un altro in un campo di concen-
tramento è una qualifica per la santità.
Di fatto la deificazione dell’uomo è l’unico
modo perché un essere umano possa ricevere la
santità per grazia di Dio e ciò non ha nulla a che
fare con la moralità. Presume il ristabilimento
dell’umanità in un modo di vita immacolato se-
condo la propria creazione, affinché gli esseri uma-
ni siano elevati nel Regno increato di Dio e parteci-
pino pienamente di Lui. È ciò che Dio aveva creato
originalmente a Sua immagine e somiglianza, ciò
che è santificato, non quello che l’uomo raggiunge
come compimento morale di certi principi e certe
16
leggi. Questo non significa che l’immoralità sia
accettabile a Dio. Significa solo che la moralità, in
se stessa, è inadeguata a causare la santità. Vivere
secondo natura è la sola condizione che conduce il
popolo all’impeccabilità. L’essere umano, tornando
per grazia di Dio al modo di vita ad immagine e
somiglianza divina, ossia al modo con il quale gli
uomini erano stati inizialmente creati, non può
rimanere peccatore.1 Gli esseri umani possono
tornare, per grazia di Dio, a vivere a immagine
e somiglianza divine, cioè nel modo con il quale
erano stati inizialmente creati. Ecco perché non
possono rimanere nel peccato. Vivere secondo
natura non solo favorisce la Rivelazione Divina
ma mantiene pure le persone innocenti dopo la
prima esperienza di rivelazione. I pensieri malvagi
non possono attraversare la mente di quelli che,
anche una sola volta, sono stati riempiti della
luce divina. Questa è la grande differenza tra gli
esseri umani la cui natura è stata ripristinata ed è
stata elevata nel Regno dell’increata gloria di Dio
e coloro che si mantengono negli standard morali
confidando soltanto nei loro sforzi. Le persone che
sostengono un buon grado di moralità non hanno
nessuna garanzia che alcun pensiero malvagio
non attraversi la loro mente, malgrado il grande
sforzo che continuamente fanno. Invece nel caso
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della vera santificazione tutto il corpo, l’anima e
la mente sono saturi della Gloria increata di Dio
e restano sempre puri, secondo la natura umana,
tranne nel caso in cui rischiano di tornare nel pec-
cato. Oggi quest’aspetto dell’umanità rinnovata,
che notiamo in forma eclatante in San Serafino di
Saròv, è stato perso in gran parte delle denomina-
zioni cristiane. Perciò è inevitabile che ogni sorta di
persone buone e diligenti siano elevate alla santità
e vengano conformemente venerate.
Secondo l’antropologia Ortodossa, esistono tre
stati nei quali possono ritrovarsi gli esseri umani:
a. Lo stato contro natura. È una condizione
peccaminosa nella quale ogni pensiero malvagio
attraversa liberamente la mente umana e conduce
ad atti e parole altrettanto malvagi. È lo stadio
vissuto dalla maggioranza dell’umanità e si de-
finisce contro natura perché non è naturale, nel
senso che non ci riporta a quella natura umana
iniziale dono di Dio, ma ad una natura distrutta
dal nostro peccato, ossia ad un’esistenza condotta
autonomamente da Dio. Lo stato contro natura
è la natura della quale ci siamo appropriati, indi-
vi-dualizzandola e portandola alla disgregazione.2
18
b. Lo stato secondo natura consiste propriamente
nel vivere ad immagine e somiglianza di Dio; in
questo caso viviamo nella maniera in cui siamo
stati originariamente creati, in un modo che è
frutto della santificazione, non dell’unico sforzo
morale compiuto osservando determinati principi
o particolari leggi umane.
c. Lo stato oltre i limiti della natura nasce sempre
dall’iniziativa divina con la quale Dio si unisce
alle sue creature e si manifesta immediatamente
a loro. È proprio questo ad essere avvenuto nei
santi i quali, ancora in vita, hanno avuto la vi-
sione di Cristo risorto. È precisamente quanto è
accaduto a San Serafino e a Motovilov durante il
loro incontro.
Non esiste alcun modo per gli esseri umani
di evitare uno di questi tre stadi. Anche se ora
la maggioranza dell’umanità vive contro na-
tura, nell’altra vita, per grazia di Dio, tutti gli
esseri umani si troveranno oltre i limiti della
loro natura.
Poste queste precisazioni ci chiediamo: può
l’uomo arrivare a vivere in questa vita secondo
natura e oltre i limiti della natura? Come si può
realizzare?
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Su questo punto San Serafino è particolarmente
illuminante. Come per tutti i Padri della Chiesa,
anche per Serafino l’uomo, attraverso l’ascesi e la
lotta contro le passioni, può arrivare ad elimina-
re l’appropriazione della natura, e possedere gli
stessi pensieri, lo stesso amore, la stessa volontà
di Cristo. La vita ascetica esige disciplina fisica e
intellettuale e prepara le persone a raggiungere lo
stato di illuminazione divina che non è un semplice
miglioramento intellettuale. L’ illuminazione non
può divenire una proprietà naturale dell’intelletto
umano; è una attività divina nel corpo e nell’ani-
ma che rende le persone innocenti attraverso una
sinergia tra lo sforzo umano e la grazia di Dio.
Lo stato successivo è la Rivelazione, detta anche
glorificazione o divinizzazione, causata intera-
mente dall’increato potere dell’Uno che si identifica
direttamente nella sua creatura.
Più precisamente, i Padri affermano che ci sono
passioni innaturali e passioni naturali. Le passioni
innaturali dipendono dalla volontà personale e
sono, ad esempio, il mangiare per ingordigia, la
paura provocata dalla mancanza di fede e di fiducia
in Dio. Le passioni naturali non dipendono dalla
volontà personale, ma sono entrate nella natura
umana come conseguenza del peccato originale.
Queste sono comuni a tutti gli uomini che vivono
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nella caduta e sono, ad esempio, la fame, la sete,
il dolore, la paura davanti alla morte.3
La lotta per superare le passioni è definita dai
Padri della Chiesa ascesi e origina tre successivi
stadi:
- il primo stadio è la purificazione, quando l’uo-
mo, con l’aiuto dello Spirito, comincia a lottare
contro i suoi egoismi, a staccarsi da ogni legame
con l’ambiente; per esempio i legami parentali, la
ricchezza, la gloria di questo mondo, la cultura
filosofica ecc.;
- il secondo stadio è l’illuminazione, collegato
direttamente alla purificazione. Quando l’uomo si
purifica, viene corrispondentemente illuminato da
Dio. In questo stadio l’uomo trasforma tutte le
passioni innaturali in passioni naturali. Sempre
su questo livello l’uomo viene illuminato, non è
sottomesso all’istinto di sopravvivenza naturale
e il suo amore si trasforma in un amore che non
chiede reciprocità;
- infine, il terzo stadio è quello della divinizza-
zione (o glorificazione). Qui la grazia di Dio imme-
desima completamente l’uomo con Cristo risorto
in cui non vi sono più le passioni involontarie.4 In
quest’ultima situazione si possono compiere, per
volere di Cristo, anche “fatti inspiegabili”, rinve-
nibili nella vita di molti santi. Gli stiliti, ad esem-
21
pio, vivevano su una colonna e si sa che alcuni di
loro riuscivano a sopportare il freddo dell’inverno
senza cambiare gli abiti portati in estate. Nello
stadio della divinizzazione vengono vinti i limiti
della natura; allora «i ciechi vedono, i sordi odono,
gli zoppi camminano…».5 Questo è l’ultimo stadio
dell’ascesi, della partecipazione all’amore di Dio,
in cui l’uomo “diventa Dio” per grazia.
La vita cristiana è una continua ascesi; per
questo nel mondo Ortodosso si dice che il cristiano
non è tanto colui che va in chiesa per la preghiera
domenicale, quanto colui che lotta con sé stesso
e con le sue passioni. La figura del vero cristiano
è l’athletes, il lottatore, l’atleta che lotta per con-
quistare il premio. Tale premio è la divinizzazione
che avviene nel contatto con l’increato vedendo,
nello Spirito, Cristo risorto, icona del Padre. Nella
sua continua lotta l’uomo si rende conto della sua
debolezza e della forza di Dio. Si rende conto che
i suoi sforzi sono inutili, se non viene sovvenuto
dallo Spirito. Con la lotta sperimenta in se stesso
la sua malattia, la propria debolezza e si affida
completamente nelle mani di Dio. In tal modo non
si sente soddisfatto e superiore rispetto agli altri
suoi fratelli, ma si pone tra loro come peccatore e
bisognoso dell’aiuto di Dio. Ciò spiega la sua umiltà
22
e il fatto di appropriarsi del peccato di tutti gli altri
suoi fratelli poiché ne condivide la stessa natura
umana decaduta.
Un atleta è stato anche Serafino di Saròv nel
quale ha brillato la gloria di Dio con la pienezza
dei doni dello Spirito. Egli però è stato anche un
essere umano: ha patito, lottato, pianto, tendendo
ogni giorno e senza sosta alla completa vittoria
per conseguire la corona di gloria che Dio dona a
quelli che lo amano.
Con la sua lotta San Serafino di Saròv si è reso
pienamente consapevole della debolezza dell’es-
sere umano e dell’onnipotenza di Dio. Ha potuto
sperimentare in se stesso che l’uomo con le sue
forze non può fare niente, malgrado i suoi inutili
sforzi, senza l’aiuto dello Spirito di Dio, Spirito
vivificante.
La vita di San Serafino, come emerge dalle
pagine del presente libro, non ha bisogno di spie-
gazioni logiche o di lodi. Il Santo è un uomo che
ha la statura di un personaggio biblico. Egli si è
sentito peccatore come tutti, ma, a differenza di
molti, ha offerto a Dio la propria debolezza, non
la propria forza. Oltre a questa Dio ha da lui ri-
cevuto il desiderio di Sé, del suo amore e dei suoi
23
doni. Ecco perché tale debolezza è divenuta forza
ricolma di santità, remissione dei peccati e possi-
bilità di permanere nella Grazia divina.
In questo contesto non è fuori luogo la so-
lenne dichiarazione di Cristo nei riguardi della
prostituta: “Le siano perdonati i suoi peccati perché
ha molto amato” (Lc 7,47). Ad essa vengono per-
donati i suoi peccati…soltanto perché ha amato!
San Serafino di Saròv si può porre in un quadro
non differente. Egli ama Dio con tutta la sua forza,
senza compromessi. Quest’amore che “non cerca il
proprio interesse” (1Cor 13,5) è elargito a lui perché
lotta per superare le proprie passioni e per fare la
volontà di Cristo. Sente, infatti, che solo Lui può
salvarlo dai suoi peccati e dalla decadenza della
sua natura. Ecco perché San Serafino è l’uomo
riconciliato con sé e con chiunque preferisce il
peccato a Dio. Il Santo crede che tale peccato, che
si trova in tutti, è il pretesto per donare la salvezza
di Cristo. Questa prospettiva di fede è comune a
tutti i Santi che s’incontrano con Cristo. Essi riat-
tualizzano nella loro vita la nota frase evangelica:
“Non hanno bisogno del medico quelli che stanno bene,
ma i malati” (Mt 9,12). Sono dunque veramente
beati coloro che si sentono malati, poiché hanno
bisogno della Grazia di Dio, non dei loro sforzi,
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per giungere alla perfezione.
I divi e i “condottieri” di questo mondo non han-
no mai sentito il bisogno di gridare intensamente
e fiduciosamente a Dio per cercare la salvezza per
il loro cuore ferito. Forse non hanno mai sentito
il vero stato in cui versa il loro cuore. Molti tra
loro sono eticamente perfetti, alcuni guidano le
masse e le istruiscono perfino nei dettagli più in-
finitesimali. Più che uomini sono perfette statue
di bellezza etica, ma fredde e senz’anima, chiuse
nella loro egoistica autosoddisfazione. Quando tali
persone levano la loro voce, organizzano il popolo
in caste, lo dividono e promettono quanto non
sono in grado di mantenere.
Il nostro tempo è colmo di tali realtà, ma molti
della nostra generazione, in fondo, desiderano altre
cose e sarebbero pronti a uscire nel deserto dietro
a qualche nuovo e autentico Mosè. Solo lì, nella
nudità esterna, senza gli ornamenti della cultura
e dei riconoscimenti sociali, si può osare un con-
fronto. I morti rimangono nelle ricchezze, nella
museale bellezza della parola con la quale vengono
commemorati e riconosciuti. Tutto ciò copre il loro
odore di dissoluzione e conforta i pianti dei loro
parenti. La generazione di coloro che si spingono
nel deserto ha il coraggio di canzonare le belle pa-
role e l’etica senza scopo, perché si è annoiata della
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superficialità e ha fame e sete dell’azione. Quelli
che usciranno in quel deserto spirituale saranno
forse invisibili e insignificanti, ma incontreranno
la gloria increata di Dio, saranno pieni di tale Luce
condivisa indistintamente da San Serafino di Saròv,
dalla Madre di Dio e da tutti i Santi che vivono
uniti nell’identica Gloria divina.
Buona lettura.
Georgios Ioannou Karalis
Serafino nasce il 19 luglio 1759 a Kursk e viene bat-
tezzato con il nome di Prochor
Il Venerabile Serafino, Starec6 del monastero di
Saròv, nacque a Kursk, in Russia, da genitori pii e
26
Indice
5 Nota dell’Editore
7 Introduzione di G. I. Karalis
27 San Serafino di Saròv. Vita e miracoli
169 Note
199 Qualche parola sull’Autore:
Padre Justin Popovic
205