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Laser

Il documento tratta il funzionamento dei laser, in particolare dei laser a diodo e dei fotodiodi, utilizzando concetti di base per facilitare la comprensione. Viene spiegato il principio di funzionamento dei laser, inclusi i processi di emissione stimolata e assorbimento, e l'importanza della coerenza della luce emessa. Infine, si discute il ruolo del mezzo attivo e il pompaggio nella generazione della radiazione laser.

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Il documento tratta il funzionamento dei laser, in particolare dei laser a diodo e dei fotodiodi, utilizzando concetti di base per facilitare la comprensione. Viene spiegato il principio di funzionamento dei laser, inclusi i processi di emissione stimolata e assorbimento, e l'importanza della coerenza della luce emessa. Infine, si discute il ruolo del mezzo attivo e il pompaggio nella generazione della radiazione laser.

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Laser, laser a diodo, fotodiodo a livello zero

[Link]@[Link]; [Link]

(Dated: version 2 - FF, 16 maggio 2016)


Il laser può essere considerato come una delle “applicazioni” più eclatanti della meccanica quan-
tistica. Descriverne il funzionamento richiede quindi di usare concetti e tecniche che non sono alla
portata degli studenti del secondo anno di fisica. Trattare poi di laser a diodo e fotodiodi pone
l’ulteriore problema di modellare il comportamento dei materiali, che a sua volta richiede concetti
piuttosto avanzati e specifici. In questa breve nota si cerca di trattare gli aspetti fondamentali
coinvolti nell’operazione di un laser, con particolare riferimento al laser a diodo (e con cenni ai
fotodiodi), mantenendo al minimo, a “livello zero”, l’introduzione di nuovi concetti. Sarete in grado
di revisionare criticamente tutto quanto qui riportato proseguendo nei vostri studi.

I. LASER estremamente sensibili delle grandezze analizzate. An-


che se, come in parte discuteremo nel seguito, in un laser
reale la coerenza non può essere completa, ugualmente
L’invenzione del laser, avvenuta una cinquantina di an-
i’uso del laser porta a una generalizzata capacità di con-
ni fa grazie alla straordinaria e fruttuosa convergenza di
trollare i sistemi materiali che non può essere ottenuta
approcci di ricerca industriale e accademica in tante par-
con altre sorgenti. Questo è uno dei principali motivi per
ti del mondo, ha aperto la strada a un’incredibile varietà
l’importanza e la diffusione dei laser nelle applicazioni
di sviluppi applicativi e fondamentali, che sono tuttora
scientifiche degli ultimi decenni.
un vivissimo argomento di ricerca in fisica.
Il termine laser è una sigla, presto diventata un acroni-
mo. Laser significa Light Amplifier Stimulated Emission A. Componenti del laser
Radiation. In questa sigla è contenuta la gran parte delle
caratteristiche di funzionamento del laser, che è appunto
un dispositivo in cui si verifica amplificazione della ra- Per scopi “didattici”, è possibile distinguere diverse
diazione luminosa (tipicamente nel visibile o nel vicino componenti, materiali o concettuali, che concorrono al
infrarosso) grazie a processi di emissione stimolata. La funzionamento di un laser:
sigla, però, omette di specificare che nel laser l’amplifi- 1. il mezzo attivo, che è un sistema materiale che,
cazione di radiazione è normalmente accoppiata a feno- attraverso interazione con la luce, permette di
meni di retroazione (feedback) che portano il dispositivo ottenere amplificazione;
a operare come un oscillatore, cioè a produrre, non solo
amplificare, radiazione luminosa in modo “autonomo”. 2. il pompaggio, che rappresenta l’insieme di tecni-
Le caratteristiche speciali della luce emessa da un la- che, pratiche e concettuali, che rendono possibile
ser sono ben note e possono essere riassunte affermando l’amplificazione di luce da parte del mezzo attivo;
che il laser emette radiazione coerente. L’elevata coe-
renza della radiazione, che può essere declinata in varie 3. la cavità ottica, che permette di selezionare o con-
forme (spettrale, temporale, spaziale), è alla base di quel- trollare le caratteristiche della luce laser e, so-
le proprietà che non possono essere riprodotte con altre prattutto, di modificare il funzionamento del mez-
sorgenti (lampade, per esempio), come la possibilità di zo attivo da amplificatore a oscillatore, necessa-
essere focalizzata in modo efficace (al limite di diffrazio- rio affinché il laser possa operare come sorgente di
ne), l’eccellente livello di monocromaticità, la capacità radiazione.
di essere impiegata in misure interferometriche di tante
diverse tipologie, e altre che qui non citiamo.
Dal punto di vista corpuscolare, la caratteristica di coe- II. MEZZO ATTIVO
renza implica che il fascio di un laser possa essere qua-
litativamente descritto da un fascio di fotoni che hanno Alla base del funzionamento di qualsiasi laser c’è la rea-
tutti le stesse proprietà (energia, quantità di moto e anche lizzazione di specifici schemi di interazione tra radiazione
momento angolare). È evidente che un fascio così realiz- (nel range di interesse per l’ottica, quindi luce, in senso
zato permette di disporre di uno strumento che, una volta estensivo) e materia. L’interazione radiazione materia è
messi in atto opportuni di schemi di interazione con la un argomento estremamente vasto, all’interno del quale
materia, realizza un grado di controllo elevatissimo sulla convergono moltissimi modelli sviluppati per interpretare
materia stessa. Per esempio, in conseguenza di questo diversi fenomeni. Gran parte di questi modelli impiega
elevato grado di controllo, manipolazioni e analisi della in maniera pesante descrizioni di tipo quantistico.
materia condotte con luce laser possono portare a modi- Non è questa la sede opportuna per affrontare l’argo-
fiche fortemente selettive nella materia, oppure a misure mento; tuttavia, è utile e necessario richiamare qualche
2

concetto molto generale, e a livello assolutamente quali-


tativo. In particolare occorre chiarire che, in un contesto E  

specifico di semplificazioni modellistiche e approssimazio-


ni, la materia di nostro interesse dispone di livelli discreti
n=4  
di energia. Tenerne conto aiuta in maniera sostanziale la n=3  
comprensione del funzionamento dei laser. n=2  
Se prendiamo l’esempio più semplice di “materia” rile-
vante in questo ambito, un atomo di idrogeno descritto n=1  
(a) (b)
dal modello semiclassico di Bohr, la presenza di livelli
discreti di energia è evidente. Basta infatti applicare la
Figura 1. Rappresentazione schematica dei livelli discreti di
regola di quantizzazione del momento angolare a diver- energia in un atomo di Bohr con numero quantico n (a) e
si valori del numero quantico principale n per ottenere illustrazione dei livelli di energia e della loro origine in sistemi
orbite di raggio diverso. A queste orbite corrispondono complessi (b), costituiti da un numero N di elementi via via
specifici valori di energia cinetica e di energia di intera- crescente. Illustrazione tratta dal web.
zione elettrostatica, e dunque compaiono livelli di ener-
gia complessiva diversa (tutti negativi e crescenti con n),
come mostrato in Fig. 1(a). Notate che, idealmente e nel- possibile faremo riferimento a casi estremamente sempli-
l’ambito del nostro modello, questi livelli di energia sono ci, in cui la materia è costituita da atomi non interagenti
perfettamente definiti, cioè l’energia di ogni livello, ov- fra loro e dotati di livelli di energia discreti.
vero la differenza di energia fra diversi livelli, può essere
data senza alcuna incertezza.
Naturalmente il modello di Bohr rappresenta una de- A. Interazione radiazione materia alla Einstein
scrizione molto approssimata che può essere applicata
sensatamente solo nel caso degli idrogenoidi (e, possi- Facciamo interagire un “atomo quantistico” con la ra-
bilmente, per alti valori di n). Modelli più sofisticati, diazione. Per comodità, o necessità, decidiamo di de-
in cui l’aspetto quantistico diventa via via più rilevante, scrivere anche la radiazione in maniera quantistica: dun-
valgono per sistemi di maggiore complessità, come ato- que l’evento elementare è costituito dall’interazione di
mi non idrogenoidi, molecole, fino ad arrivare allo stato un fotone con un atomo. Volendo, nell’ottica di stra-
condensato (liquidi, solidi). È difficile in questo contesto semplificare il linguaggio usato, potete pensare a questo
individuare una linea guida che permetta una descrizione evento elementare come a un “urto” (un fotone che arri-
unificata, ma, come in gran parte vedrete nel prosieguo va sull’atomo) o a una “frammentazione” (da un atomo
dei vostri studi, è in genere possibile affermare che, mano emerge un fotone), stando però attenti a ricordare che
a mano che il sistema aumenta la sua complessità, cioè una tale semplificazione non rende onore alla quantità e
aumenta il numero di componenti elementari (atomici) qualità dei processi effettivamente coinvolti.
di cui esso è costituito, i livelli di energia del sistema ele- La descrizione di Bohr contiene già al suo interno un
mentare originario tendono a modificarsi. Come rappre- meccanismo in cui compaiono fotoni: questo meccanismo
sentato schematicamente in Fig. 1(b), finché il numero di è il decadimento di un atomo da un livello eccitato a un li-
componenti elementari, indicato con N in figura, è limita- vello meno eccitato (o al fondamentale). Questo processo
to, come per esempio in un sistema molecolare, i livelli si rappresenta l’emissione spontanea da parte di un atomo
mantengono discreti, ma ogni singolo livello si suddivide eccitato. In esso, come in tutti i processi che qui citeremo,
in più “sotto-livelli” (splitting di energia). Quando invece devono essere conservate delle grandezze complessive del
il numero di componenti è molto grande, come succede sistema atomo/fotone. In particolare, occorre che si con-
per un sistema allo stato condensato (liquido, solido), servi l’energia totale. Dunque il fotone prodotto dal deca-
allora i livelli discreti degenerano in bande di energia. dimento deve avere un’energia Ephot = hν = En00 − En0 ,
Andando avanti con i vostri studi, vedrete che respon- dove En00 e En0 sono i livelli di energia di partenza e di
sabili delle modifiche allo schema dei livelli energetici so- arrivo nel processo; la Fig. 2(a) mostra una visione pit-
no le interazioni (Coulombiane, ma anche di altro tipo, torica del processo considerato. È interessante osservare
spesso squisitamente quantistico) fra i singoli componen- che negli atomi idrogenoidi (più in generale negli atomi)
ti elementari del sistema considerato. Per il momento queste differenze di energia cadono proprio nella regione
tenete presente che esistono laser che sfruttano mezzi at- del visibile, o nei suoi dintorni.
tivi di ogni genere, atomico, molecolare, liquido, solido, e Oltre all’emissione spontanea, possiamo facilmente in-
che normalmente la complessità nell’interpretazione del dividuare un altro processo che ha solide basi qualitative
funzionamento aumenta con la complessità del sistema (esso può anche essere identificato con una trattazione
stesso. In altre parole, un laser che sfrutta un mezzo at- puramente classica): se un fotone arriva su un atomo, è
tivo atomico, per esempio un vapore (il laser HeNe ne è possibile che esso venga assorbito [vedi Fig. 2(b)], cioè
un ottimo rappresentante), è molto più semplice da inter- che la sua energia venga trasferita al “sistema”, come in
pretare che non un laser allo stato solido (il laser a dio- una sorta di urto anelastico. Per la conservazione del-
do ricade purtroppo in questa tipologia). Dunque finché l’energia, il processo di assorbimento richiede che il foto-
3

hν = E2  –  E1  
(a)
ABSORPTION  
SPONTANEOUS  EMISSION  

STIMULATED  EMISSION  

(b) Figura 3. Ulteriore rappresentazione schematica dei processi


di assorbimento, emissione stimolata, emissione spontanea.
PROTONE
FOTONE Illustrazione tratta dal web.

ELETTRONE

che è prodotto dalla transizione dell’atomo a livello


energetico inferiore;
(c)
2. per ragioni di tipo fondamentale, i fotoni emessi
per emissione stimolata sono indistinguibili dai fo-
FOTONE
FOTONE
toni che triggerano il processo; notate che, invece, i
fotoni emessi per emissione spontanea, pur avendo
energia definita (e quindi corrispondendo tutti a lu-
ce di una certa frequenza o lunghezza d’onda), han-
Figura 2. Rappresentazione pittorica dei processi di emissione no quantità di moto, ovvero direzione di emissione,
spontanea (a), assorbimento (b), emissione stimolata (c) a distribuita in modo virtualmente casuale. Essi in-
carico di un atomo di Bohr. Illustrazione tratta dal web. fatti possono essere considerati emergere in modo
spazialmente isotropo dall’atomo che li produce.
ne abbia un’energia, ovvero la luce abbia una lunghezza A questo punto è molto semplice capire perché la sigla
d’onda, ovvero una frequenza, risonante con la differen- laser enfatizza l’emissione stimolata: questo processo è
za di energia tra due livelli energetici. In questo caso il evidentemente in grado di aumentare il numero di fotoni,
fotone può “scomparire” e l’elettrone del nostro atomo di dunque amplificare la radiazione, e i fotoni emessi sono
Bohr essere promosso a un livello maggiormente eccitato. tutti simili tra loro, cioè l’emissione è coerente.
Secondo Einstein, che si occupò del problema in uno La Fig. 3 mostra un nuovo quadro riassuntivo dei
dei suoi famosi lavori di inizio ’900, accanto a questi due tre processi considerati, stavolta rappresentati ponendo
processi occorre ipotizzarne un terzo. Questo processo si l’accento sulla presenza di livelli energetici.
può verificare a carico di un atomo che si trova “già” a
un livello eccitato e prevede che, in seguito all’arrivo di
un fotone (come al solito di energia risonante), avvenga
III. POMPAGGIO E INVERSIONE DI
una diseccitazione accompagnata da emissione di un (al- POPOLAZIONE
tro) fotone [vedi Fig. 2(c)]. A questo processo, che non
ha un semplice analogo classico, si dà il nome di emissio-
ne stimolata. Sulla base di ragionamenti molto semplici, La possibilità di amplificare radiazione attraverso mec-
Einstein riuscì a determinare la probabilità con cui avven- canismi di emissione stimolata potrebbe suonare contra-
gono i tre distinti processi, e a legarle alle caratteristiche ria alle esigenze generali di bilancio energetico. Così ov-
della materia e della radiazione. viamente non è. Infatti per avere emissione stimolata oc-
È importante ricordare che la meccanica quantistica corre che l’atomo si trovi “già” a uno stato eccitato, cosa
“seria” richiede precisazioni e impone limitazioni ai pro- che comporta un certo dispendio energetico a monte del
cessi che abbiamo considerato, la cui interpretazione det- meccanismo.
tagliata è tutt’altro che banale. Coerentemente con gli Invece di un singolo elemento (per esempio, atomo) in
scopi di questa nota, trascuriamo completamente questi grado di interagire con la radiazione, consideriamo ora un
aspetti. sistema fatto di tantissimi elementi, cioè un campione di
elementi. Tantissimi, infatti, sono i fotoni che vogliamo
produrre, per cui non è sufficiente considerare un singo-
B. Emissione stimolata lo elemento, o atomo, come coinvolto nel processo. Il
campione di cui parliamo è generalmente caratterizzato
Due osservazioni importantissime sul meccanismo da una distribuzione statistica delle sue grandezze, un po’
dell’emissione stimolata: come succede per gli atomi o le molecole di un gas. Senza
entrare nei dettagli della meccanica statistica, è convin-
1. il fotone che incide sull’atomo non viene assorbi- zione generalizzata che il campione tenda ad assumere
to, ma serve solo per “triggerare” il processo: es- configurazioni in cui l’energia è minimizzata rispetto alle
so si ritrova quindi “in uscita” assieme al fotone condizioni (in particolare la temperatura) in cui esso si
4

trova. In altre parole, in un mezzo attivo lasciato evolvere cavità ottica all’interno della quale viene posto il mezzo
spontaneamente a una data temperatura, troveremo che attivo opportunamente pompato.
la maggior parte dei suoi elementi sta a livello energetico Cominciamo con il chiarire cosa intendiamo per ca-
basso (semplificando, il fondamentale). È importante ri- vità ottica facendo riferimento al sistema più semplice
cordare che i livelli energetici di cui ci stiamo occupando possibile: una cavità costituita da due specchi piani per-
hanno separazioni che corrispondono a fotoni nel visibile fettamente riflettenti, posti parallelamente a una certa
(o dintorni), cioè nel range dell’eV. La temperatura am- distanza d l’uno dall’altro, come in Fig. 4. Supponia-
biente, invece, corrisponde a un’energia kB T ' 1/40 eV, mo che all’interno di questa cavità, che contiene il mezzo
per cui a temperatura ambiente (ma anche a temperatu- attivo pompato, sia presente della radiazione elettroma-
re superiori, purché tali da non distruggere la struttura gnetica di lunghezza d’onda λ, per esempio con vettore
del campione) sarà molto poco probabile avere elementi d’onda ~k orientato lungo l’asse geometrico della cavità
eccitati nel campione. (asse Z) e diretto verso la destra di figura. La riflessione
Si chiama popolazione il numero di elementi di un cam- dallo specchio di destra provoca la sovrapposizione di due
pione che si trova a un certo livello energetico. Spon- onde contropropaganti, ovviamente della stessa frequen-
taneamente un sistema evolve in modo che la sua po- za, che dà luogo a una sorta di interferenza. Si forma
polazione sia quasi tutta allo stato fondamentale. Se un’onda stazionaria che può essere descritta dalla funzio-
si vuole invece che la maggior parte degli elementi del ne E~ = E0 sin(kz) cos(ωt)ê, dove tutti i simboli dovreb-
campione si trovi a livelli eccitati, come necessario per bero avere significato ovvio e dove si è supposto di pren-
l’emissione stimolata, allora occorre realizzare condizioni dere lo zero dei tempi in modo da esprimere l’andamento
dette di inversione di popolazione. I processi che condu- temporale come indicato dall’espressione.
cono all’inversione di popolazione si chiamano processi di La presenza degli specchi impone delle specifiche con-
pompaggio. dizioni al contorno sui campi, che devono essere nulli sulle
A seconda della tipologia di laser sono stati messi a superfici degli specchi stessi (e per continuità al loro inter-
punto nel corso del tempo tanti metodi di pompaggio. I no). Supponendo che gli specchi si trovino nelle posizioni
principali sono quelli che sfruttano della radiazione lu- z = 0 e z = d, deve essere in ogni istante sin(kd) = 0,
minosa come pompa (pompaggio ottico), che per altro ovvero kd = (2π/λ)d = mπ, con m intero [1]: la cavità
sono anche di gran lunga i più semplici da descrivere, e che stiamo considerando supporta dei modi stazionari di
quelli in cui invece l’inversione di popolazione è realizzata radiazione con lunghezza d’onda λ tale che d = mλ/2,
grazie al passaggio di corrente, o alla formazione di sca- con m intero.
riche elettriche. Nel laser a diodo il pompaggio avviene È facile stabilire quanto vale la differenza in frequen-
elettricamente, in seguito all’iniezione di cariche elettri- za tra due modi (longitudinali) supportati, per esempio
che attraverso la giunzione operato tramite opportuna corrispondenti alle lunghezze d’onda λ1 e λ2 . Ponendo
polarizzazione della giunzione stessa. È ovvio che questo λ1,2 = 2d/m1,2 , con m1 e m2 interi consecutivi [tali, cioè,
passaggio di corrente richiede della potenza, per cui, al- che (m2 − m1 ) = 1], si ha ∆νf sr = (c/n)/λ1 − (c/n)λ2 =
la fine, le considerazioni di bilancio energetico sono ben c/(2nd), con n stavolta indice di rifrazione del mezzo at-
soddisfatte (anzi, normalmente i laser sono macchine po- tivo (supposto riempire il volume della cavità). A que-
co efficienti, nel senso che molta dell’energia fornita viene sta separazione in frequenza si dà spesso il nome di free
impiegata per fare altro rispetto alla produzione di luce spectral range.
laser). Per rimanere nell’ambito di oggetti piccoli e mol- Immaginate ora di avere a un dato istante un fotone
to diffusi, il puntatore laser verde, quello che si usa nelle di energia tale che la lunghezza d’onda della radiazione
partite di calcio per accecare i portieri quando devono pa- corrispondente soddisfi la condizione appena detta. Sup-
rare un rigore, è invece un sistema a pompaggio ottico, poniamo poi che il fotone si trovi nella cavità con quantità
essendoci al suo interno un ulteriore laser, normalmente di moto diretta lungo l’asse della cavità stessa (asse Z):
a diodo, che emette radiazione (nel vicino infrarosso) che questo fotone potrà rimanere intrappolato nella cavità
serve a pompare otticamente uno specifico mezzo attivo. rimbalzando continuamente tra i due specchi. Nel suo
rimbalzare, si troverà ad attraversare continuamente il
mezzo attivo. Supponendo che questo sia pompato, il fo-
IV. CAVITÀ OTTICA tone potrà triggerare tanti eventi di emissione stimolata,
producendo tantissimi fotoni tutti virtualmente uguali a
Sulla base di quanto sopra descritto, si capisce come lui, e dunque in grado a loro volta di triggerare ancora
un mezzo attivo opportunamente pompato si possa com- eventi di emissione stimolata. In altre parole, la presenza
portare da amplificatore di radiazione, dato che al suo del fotone nella cavità dà luogo a una sorta di processo
interno sono possibili, e anzi prevalenti, meccanismi ele- a “valanga”, risultante, dopo pochi “rimbalzi” dei fotoni
mentari di emissione stimolata. Però, come già abbiamo sugli specchi, in un’enorme amplificazione di radiazione.
affermato, un laser non è propriamente un amplificatore, Prima di procedere con le debite considerazioni, fac-
ma piuttosto un oscillatore in grado di produrre radiazio- ciamo due osservazioni di dettaglio: (i) la cavità potreb-
ne coerente, e non solo di amplificarla. Nel passaggio da be anche essere realizzata con degli specchi dielettrici (le
amplificatore a oscillatore ha un ruolo importantissimo la equazioni di Fresnel consentono di determinare la riflet-
5

tività all’interfaccia fra dielettrici di diverso indice di ri- oscillatore in grado di emettere in modo autonomo radia-
frazione, ovvero fra un dielettrico e il vuoto), portando a zione. La presenza di una cavità può essere vista come
condizioni al contorno concettualmente diverse, ma con l’aggiunta di un meccanismo di feedback all’amplificato-
esiti del tutto simili a quanto affermato per gli specchi re: infatti la radiazione amplificata viene continuamente
metallici; (ii) nel nostro approccio semplificato trascu- (a parte le perdite) re-iniettata nell’amplificatore stesso,
riamo, almeno finché possibile, il comportamento della portando a condizioni stazionarie di oscillazione. Come
cavità in direzione trasversale. certamente ricorderete, abbiamo già accennato in tutt’al-
tro contesto alla possibilità che un feedback applicato a
un amplificatore conduca ad oscillazioni.
A. Perdite e innesco

Nel modello che stiamo impiegando, avere una cavità B. Curva di guadagno e soglia
con specchi completamente riflettenti implica che il foto-
ne rimbalzi per un tempo infinito tra gli specchi. Se il Abbiamo già specificato che i processi di interazione ra-
fotone, o i fotoni, restano confinati indefinitamente nella diazione materia che stiamo considerando sono risonanti,
cavità, non possiamo certamente realizzare un laser: que- cioè l’energia dei fotoni deve essere pari alla differenza di
sti fotoni, infatti, vogliamo ‘ìmpiegarli” nel fascio laser, energia dei livelli coinvolti. Inoltre, per quanto abbia-
e quindi essi devono in qualche misura uscire fuori dalla mo affermato, anche la cavità produce una “selezione”
cavità. delle frequenze. Infatti i modi (longitudinali) che non
Infatti, affinché possa essere usata in un laser, la cavità sono supportati dalla cavità, cioè quelli che corrispon-
deve avere almeno uno specchio semiriflettente, da cui la dono a lunghezze d’onda diverse dalla condizione prima
luce possa uscire (si parla in gergo di output coupler pro- specificata (numero intero di semilunghezze d’onda pa-
prio per indicare che da questo specchio esce la radiazio- ri alla distanza dagli specchi), vengono in qualche modo
ne laser). L’uscita di una frazione dei fotoni significa che “persi” dalla cavità. Queste due circostanze determinano
parte dell’energia immagazzinata nella cavità sotto forma la frequenza, o le frequenze, dell’emissione laser e il suo
di modi stazionari di radiazione viene persa nel tempo. carattere monocromatico.
Questo rappresenta un inevitabile meccanismo di perdita Limitiamo la nostra casistica a mezzi attivi pompa-
nell’operazione del sistema che stiamo considerando. ti dotati di bande di energia (per esempio, mezzi attivi
Esistono anche altri inevitabili meccanismi di perdita. solidi), che sono quelli di interesse per il laser a diodo.
Per esempio essi possono essere legati all’assorbimento Poiché i livelli energetici non sono discreti, le transizioni
residuo di radiazione da parte dei materiali (specchi, ma sono possibili per un intervallo di energie (la risonanza
anche mezzo attivo), oppure alla presenza della diffrazio- “si allarga” [2]). Normalmente l’efficienza del processo di
ne da parte degli specchi. Infatti essi avranno necessaria- amplificazione per emissione stimolata, cioè il guadagno
mente una dimensione finita, e pertanto forniranno alla fornito dal mezzo attivo, non è uniforme all’interno di
radiazione una componente non nulla di vettore d’onda questo intervallo di energia, ma ha una forma a campana
in direzione trasversale. In altre parole, potrà verificarsi a cui si dà il nome di curva di guadagno. È possibile avere
che alcuni fotoni acquistino quantità di moto in direzio- emissione laser quando la curva di guadagno assume valo-
ne trasversale: dopo aver rimbalzato un certo numero di ri superiori alle perdite, per esempio quelle dovute a uno
volte sugli specchi, questi fotoni lasceranno la cavità. Per dei motivi menzionati in precedenza. Questo determina
minimizzare l’effetto della diffrazione è possibile studiare una soglia nell’operazione del laser, che è possibile supe-
configurazioni ottiche specifiche, per esempio quelle che rare solo se l’inversione di popolazione, ottenuta tramite
fanno uso di specchi sferici. pompaggio, supera un certo valore critico (al di sotto di
Occupiamoci ora di capire come può essere innescata, questo valore l’amplificazione non è abbastanza efficiente
cioè “iniziata”, l’emissione laser. Un mezzo attivo pom- da superare le perdite).
pato ha livelli eccitati popolati. Può dunque esserci emis- In queste condizioni la frequenza di emissione laser vie-
sione spontanea in transizioni da questi livelli eccitati a ne determinata dal modo (longitudinale) di radiazione
livelli di energia più bassa. I fotoni prodotti per emissione supportato dalla cavità. Poiché in genere il free spectral
spontanea possono avere qualsiasi direzione di propaga- range della cavità, che abbiamo definito sopra, è piccolo
zione, essendo il processo isotropo (nel nostro modello). rispetto alla larghezza della curva di guadagno, un singolo
Potrà sicuramente verificarsi che un fotone (idealmente modo della cavità viene selezionato e l’emissione laser ha
ne basta uno, trascurando le perdite) sia emesso sponta- luogo alla frequenza corrispondente. La proprietà della
neamente nella direzione dell’asse della cavità (asse Z). cavità contribuiscono anche a definire il carattere mono-
Questo solo fotone potrà, se non viene perso, dare origi- cromatico dell’emissione: una cavità “migliore” dal punto
ne all’amplificazione “a valanga” che coinvolge l’emissione di vista ottico (con meno perdite) fornisce in genere un’e-
stimolata. missione più monocromatica, Spesso, però, si verifica che
È evidente che il meccanismo di rimbalzo tra gli spec- più modi della cavità siano coinvolti, in maniera gene-
chi creato dalla cavità è in grado, dopo l’innesco, di prov- ralmente instabile, nell’emissione laser, che quindi si dice
vedere continuamente emissione, cioè di fare del laser un “multimodo”. La Fig. 4(b) mostra un’illustrazione quali-
6

0   d   A. Semiconduttori e leghe
Z  
mirror   mirror   Conosciamo già una descrizione qualitativa (classica)
dei materiali semiconduttori, con specifico riferimento al
Silicio. La descrizione “quantistica“ dei semiconduttori,
molto complicata da affrontare nei dettagli, non si disco-
sta, in linea di principio, dalle semplicissime considera-
zioni a cui abbiamo accennato in precedenza in questa
nota. I semiconduttori di cui ci occupiamo sono solidi,
(a) dunque i loro livelli di energia non sono discreti, ma rap-
presentati da bande. Gli elettroni che si trovano nella (o
nelle) banda di energia più alta, cioè popolano questa (o
queste) banda di energia, hanno la possibilità di muoversi
all’interno del materiale: la banda di energia più alta si
chiama banda di conduzione. Gli elettroni che invece si
(b) trovano a energia più bassa si dicono popolare la banda di
valenza e non godono della proprietà di potersi muovere
nel materiale.
Figura 4. Schema della cavità a specchi piani paralleli (a) e il-
lustrazione di curva di guadagno (gain envelope) e modi della
cavità (b): ∆ν rappresenta il free spectral range e, nella situa-
zione descritta, sono presenti diversi modi per cui il guadagno
supera le perdite (oscillation threshold), cioè l’emissione può
virtualmente avvenire a diverse frequenze. Illustrazione tratta
dal web.

tativa della curva di guadagno e dei modi della cavità in


funzione della frequenza.

Figura 5. Rappresentazione pittorica delle bande di energia in


V. LASER A DIODO materiali solidi con diverse proprietà di trasporto elettronico.
Illustrazione tratta dal web.
I primi prototipi, o tentativi di prototipo, di laser a
diodo sono coevi all’invenzione dei laser, ma solo negli ul- Questa descrizione vale, sempre in linea di principio,
timi decenni questi dispositivi hanno visto un incremento per ogni materiale solido. La differenza tra conduttori,
impressionante delle loro caratteristiche e delle possibili- semiconduttori e isolanti è rappresentata dalla distanza
tà di impiego in un numero crescente di applicazioni di in energia tra le bande. Come rappresentato in Fig. 5, nei
ogni genere. La tecnologia produttiva e la scienza dei conduttori le bande si sovrappongono, e dunque è sem-
materiali hanno avuto un ruolo fondamentale in questi pre possibile avere elettroni in banda di conduzione (gli
sviluppi (il Nobel Prize 2014 in Fisica è stato attribuito, elettroni liberi). In isolanti e semiconduttori, invece, le
tra gli altri, all’inventore dei materiali che consentono di bande sono separate da un energy gap Eg : negli isolanti
produrre laser a diodo con emissione nel blu), rendendo i il gap è grande (diversi eV) e quindi è molto improbabile,
laser a diodo dispositivi piuttosto sofisticati e complessi. almeno a temperatura ambiente, trovare elettroni liberi.
Qui ci limitiamo a chiarire solo alcuni degli aspetti del- Nei semiconduttori, invece, il gap è sufficientemente pic-
l’operazione di un laser a diodo, fornendo, talvolta, in- colo (dell’ordine dell’eV) perché ci sia una probabilità non
formazioni che non corrispondono all’effettiva tecnologia nulla di avere qualche elettrone in banda di conduzione
(complicata) dei dispositivi reali. già a temperatura ambiente. Questi elettroni sono pro-
Per rimanere nell’ambito della descrizione generale dei prio quelli che avevamo identificato come responsabili per
laser fatta in precedenza, cominciamo con il notare che: la (debole) conducibilità dei semiconduttori intrinseci.
Nella nostra descrizione qualitativa dei semiconduttori
• il mezzo attivo è costituito da una o più giunzioni avevamo anche identificato dei portatori di carica positi-
tra materiali semiconduttori drogati; va, le lacune. Nella trattazione quantistica a cui stiamo
• il pompaggio avviene tramite passaggio di corrente accennando attribuiamo un’energia anche alle lacune e
attraverso la giunzione polarizzata direttamente: affermiamo, sulla base di ragionamenti qui non riportati,
che esse si trovano nella banda di valenza. Infine, aveva-
• la cavità ottica è “integrata” nel dispositivo, sfrut- mo visto come fosse possibile modificare le proprietà di
tando in genere la (bassa) riflettività dell’interfaccia trasporto elettronico di un semiconduttore mediante dro-
semiconduttore/aria ai bordi del dispositivo stesso. gaggio. Il drogaggio altera lo schema dei livelli di energia,
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tuttavia tale modifica può essere considerata trascurabile giunzioni tra semiconduttori drogati a quanto descritto
per i nostri scopi. Quindi l’unica variazione di proprietà in precedenza.
che riconosciamo al drogaggio consiste nel modificare la C’è inoltre un altro aspetto estremamente rilevante:
popolazione delle bande di energia: il drogaggio n aumen- nelle condizioni che stiamo esaminando (polarizzazione
ta la popolazione della banda di conduzione, il drogaggio diretta), gli elettroni sono continuamente spostati verso
p aumenta quella della banda di valenza. la giunzione dalla d.d.p. applicata tra anodo e catodo
A questo punto è necessaria una bella precisazione: per del diodo. Dunque essi possono entrare nella zona di
motivi molto importanti, che qui non esaminiamo, tra i svuotamento avendo una densità maggiore di quella del-
materiali semiconduttori che si usano per realizzare diodi le lacune che vi si trovano. Di conseguenza si possono
laser non c’è il Silicio. Infatti, nonostante il Silicio sia realizzare in maniera “automatica” le condizioni di in-
il paradigma del materiale semiconduttore e sia sicura- versione di popolazione necessarie per pompare il mezzo
mente l’ingrediente fondamentale per ogni diodo che non attivo, cioè la giunzione polarizzata direttamente si può
voglia essere un laser, esso non si presta ad essere impie- comportare automaticamente come un mezzo attivo che
gato in meccanismi di emissione di fotoni, almeno non nel ha un guadagno molto elevato.
senso convenzionale che è di nostro interesse. Diversi se- A questo punto sarebbe necessario introdurre una lun-
miconduttori “artificiali”, cioè realizzati tramite leghe di ga serie di precisazioni e di caveat, che, fortunatamente,
elementi (spesso appartenenti alle colonne III-V della ta- vanno al di là degli scopi di questa nota. Qualcosa, però,
vola periodica), rimpiazzano il Silicio per le applicazioni va accennato:
fotoniche, per esempio la lega binaria GaAs (Arseniuro
• l’esito della ricombinazione può condurre alla pro-
di Gallio) e la sua variante ternaria GaAlAs (Arseniu-
duzione di fotoni solo se le funzioni d’onda di
ro di Gallio Alluminio). Nonostante le difficoltà che la
elettrone e lacuna si sovrappongono spazialmente.
fabbricazione di queste leghe comporta, difficoltà che lo
Questa affermazione, che abbiamo dato con il lin-
sviluppo tecnologico ha comunque permesso di superare
guaggio della meccanica quantistica, si traduce in
brillantemente, la necessità di impiegarle ha diversi ri-
pratica nel requisito che elettroni e lacune si trovino
svolti positivi, per esempio quello di ottenere curve di
“vicini” tra loro prima di ricombinarsi. In una giun-
guadagno piuttosto larghe (decine di nanometri, in ter-
zione ordinaria, fatta di un solo materiale, la con-
mini di lunghezza d’onda) e collocate in posizioni spettra-
dizione richiesta si realizza con poca probabilità. È
li diverse (dal blu/vicino-ultravioletto fino all’infrarosso,
possibile aumentare l’efficienza dei processi radiati-
anche se con parecchi ed estesi “buchi” in cui non esistono
vi di ricombinazione (quelli che coinvolgono fotoni)
laser a diodo) a seconda dei materiali usati e, in parte,
creando delle giunzioni fra materiali diversi (det-
della loro concentrazione nella lega.
te eterogiunzioni, per esempio GaAs e GaAsAl),
dove la configurazione dei livelli di energia “forza”
elettroni e lacune a trovarsi assieme in una piccola
B. Giunzione e ricombinazione radiativa regione di spazio a cavallo della giunzione. Stori-
camente, l’introduzione delle eterogiunzioni è stata
un sostanziale passo in avanti per la realizzazione
Una giunzione p-n (drogata) polarizzata direttamen- di dispositivi efficienti e durevoli.
te sostiene il passaggio di corrente. Questa corrente è
costituita da portatori primari (lacune e elettroni nelle • In determinate condizioni, in particolare quando
regioni rispettivamente p e n). Al passaggio attraverso la sovrapposizione spaziale delle funzioni d’onda di
la giunzione si verificano dei processi di ricombinazione elettrone e lacuna è parecchio marcata, si può ve-
in seguito ai quali, per esempio, gli elettroni provenienti rificare la formazione di eccitoni, cioè sistemi arti-
dalla regione n si “uniscono” alle lacune presenti nella zo- ficiali legati costituiti da una lacuna e un elettro-
na di svuotamento (e viceversa le lacune provenienti dalle ne, che si comportano in modo qualitativamente
regioni p si “uniscono” agli elettroni). simile a protone e elettrone dell’atomo di idrogeno.
La visione quantistica (molto) qualitativa del proces- L’emissione tra i livelli energetici (discreti) dell’ec-
so di ricombinazione elettrone-lacuna prevede che in es- citone può anche contribuire alla realizzazione di
so l’elettrone passi dalla banda di conduzione a quella emissione laser.
di valenza. Nella ricombinazione è quindi coinvolta una
variazione di energia, che, nello specifico, deve essere ri-
lasciata. È possibile che questo rilascio di energia av- C. Cavità, costruzione e principali caratteristiche
venga con emissione di un fotone. Più in generale, e a
livello decisamente qualitativo, possiamo identificare tra La produzione di luce da giunzioni di semiconduttori
i fenomeni che coinvolgono elettroni e lacune tutti i tre (in particolare GaAs e GaAsAl) polarizzate direttamente
processi (assorbimento, emissione spontanea, emissione è sfruttata non soltanto nei laser, ma anche nei LEDs
stimolata) che abbiamo prima descritto per i sistemi a (Light Emitting Diodes). A grandi linee, la differenza
livelli discreti (atomi, per esempio). Il gioco è allora fat- principale tra un LED e un laser è nella presenza di una
to e siamo in grado di ricondurre il funzionamento delle cavità, che consente nel laser di ottenere radiazione da
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emissione stimolata. Esistono numerose configurazioni pace di emettere fotoni tutti con la stessa direzione
di cavità per laser a diodo, alcune anche molto tricky, di propagazione.
ma la più diffusa è certamente quella che prevede che gli
specchi di fine cavità siano realizzati dall’interfaccia tra • La polarizzazione del fascio laser è legata alla dire-
semiconduttore e aria. zione in cui si muovono i portatori di carica. Essi
Per fare un esempio, il GaAs ha, nel rosso, un indice di attraversano la giunzione, e quindi la polarizzazio-
rifrazione n ∼ 3.7. La sua interfaccia con l’aria (n = 1) ne è diretta lungo l’asse maggiore dell’ellisse che
produce, a incidenza normale, una riflettività R ∼ 30% descrive il fascio laser.
(risultato che si trova agevolmente usando le equazioni di
Fresnel). Si può intuire facilmente come una cavità così • La cavità del laser a diodo, oltre a essere di scarsa
realizzata abbia notevoli perdite. Dal punto di vista del qualità ottica, è molto corta, tipicamente centina-
funzionamento, le grandi perdite non rappresentano un ia di micrometri. Di conseguenza il free spectral
problema significativo, visto l’elevato guadagno del mez- range è relativamente grande (decine di GHz). Per
zo attivo. Tuttavia la scarsa qualità ottica della cavità condizioni di operazione (corrente e temperatura)
influisce in vario modo sulle caratteristiche di emissione adeguate, il laser emette su un singolo modo (lon-
del laser a diodo. gitudinale) della cavità, con una larghezza di riga
che può facilmente scendere sotto il MHz (emissio-
ne monocromatica). Tuttavia, a causa dell’eleva-
ta larghezza della curva di guadagno, è possibile
che la lunghezza d’onda cambi, in maniera spesso
instabile, da un modo all’altro della cavità.

• L’“efficienza” del laser a diodo è generalmente piut-


tosto bassa (tipicamente non più del 20-30% della
corrente iniettata viene usata per la generazione di
luce). Infatti normalmente si usano semiconduttori
con drogaggio relativamente basso, quindi i mate-
riali sono caratterizzati da una certa resistività che
Figura 6. Schema costruttivo di un laser a diodo a etero- provoca dissipazione per effetto Joule.
giunzione della tipologia gain guided. Illustrazione tratta dal
web. • Di conseguenza, il dispositivo è soggetto a riscaldar-
si. Notate che il riscaldamento provoca dilatazione
La Fig. 6 mostra lo schema realizzativo di un laser a termica della cavità, che comporta una variazione
diodo di una tipologia piuttosto comune. Esso si ba- della lunghezza d’onda di emissione. Negli impieghi
sa su una eterogiunzione GaAs/GaAsAl ed è realizzato scientifici, occorre provvedere un sistema di termo-
nella configurazione cosiddetta gain guided, in cui l’inie- regolazione in grado di garantire una stabilità di
zione di carica attraverso la giunzione avviene in una temperatura notevole (spesso sotto il centesimo di
striscia di dimensioni limitate, definita dalle dimensio- grado centigrado).
ni degli elettrodi. Trascuriamo questi dettagli e notiamo
qualche aspetto generale nella costruzione del laser a dio- • Anche la variazione della corrente iniettata può
do che ha immediati risvolti nelle sue caratteristiche di produrre modifiche della lunghezza d’onda di emis-
funzionamento. sione. Infatti, oltre ad agire indirettamente sulla
temperatura, la densità di corrente attraverso la
• La regione da cui provengono i fotoni ha dimensio- giunzione, che può arrivare a valori molto elevati
ni fortemente asimmetriche dovute al fatto che l’e- viste le piccole dimensioni del dispositivo, influisce
missione avviene solo attraverso la giunzione, gros- sull’indice di rifrazione effettivo.
so modo all’interno della zona di svuotamento che,
quando la giunzione è polarizzata direttamente, è • Naturalmente, affinché ci sia emissione laser, occor-
spessa poche centinaia di nanometri. Nelle altre re che la corrente iniettata superi un certo valore di
due direzioni, invece, le dimensioni sono molto mag- soglia. Infatti l’intensità di corrente controlla diret-
giori (anche nel caso di laser gain guided, come in tamente l’efficienza di pompaggio e, come in ogni
figura). Di conseguenza l’emissione è asimmetrica laser, è necessario che il materiale sia pompato al
e astigmatica, dando luogo a un fascio non collima- punto che il guadagno superi le perdite (rilevan-
to e di forma apparentemente ellittica. Notate che ti, vista la scarsa efficienza della cavità) per avere
l’asse maggiore dell’ellisse corrisponde alla direzio- emissione laser.
ne che attraversa la giunzione: infatti, a causa della
diffrazione, la divergenza del fascio è maggiore per In definitiva, le caratteristiche tipiche di un laser a dio-
la direzione in cui la regione da cui provengono i fo- do sono poco in accordo con la visione ideale del laser
toni è minore. Il forte astigmatismo è in contrasto come sorgente in grado di produrre radiazione coerente
con la visione (näif) del laser come una sorgente ca- (per esempio, perfettamente collimata), anche se spesso
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caratterizzata comunque da un buon grado di monocro- di fotoni, cioè con la potenza della radiazione. Quello de-
maticità. Tuttavia, oltre a invadere il mercato consu- scritto, in forma molto semplificata, è il meccanismo alla
mer, negli ultimi decenni i laser a diodo hanno trovato base del funzionamento del fotodiodo in modalità foto-
un vastissimo impiego in numerosi esperimenti scienti- voltaica. La conversione di “energia luminosa” in carica
fici, soprattutto grazie alla loro diffusione, economicità, elettrica somiglia all’effetto fotoelettrico ben noto nel-
disponibilità in tante varianti. la storia della fisica, ma rispetto a questo ha un’origine
differente.
Qualche considerazione di contorno.
VI. FOTODIODO
• Affinché l’assorbimento del fotone possa avvenire e
dare luogo alla produzione della coppia elettrone-
Avendo speso delle parole per descrivere (qualitativa- lacuna occorre che la sua energia sia maggiore del-
mente) il funzionamento del laser a diodo, sarebbe un l’energia di gap Eg del semiconduttore. Nel caso del
peccato non servirsene per trattare il funzionamento del Silicio, è Eg ∼ 1.1 eV, per cui è necessario che la
fotodiodo, che in un certo senso (molto qualitativamente) radiazione abbia lunghezze d’onda λ < Eg /h ' 1.1
è il “negativo” del laser a diodo. µm.
Il fotodiodo è un rivelatore di radiazione, cioè un senso-
re che fornisce un segnale idealmente proporzionale alla • Per motivi non semplici da illustrare, l’efficienza
potenza della radiazione che vi incide. Se la radiazio- del processo dipende dall’energia del fotone: nel
ne viene descritta in termini di fotoni, allora la potenza caso del Silicio, essa raggiunge il suo massimo per
rappresenta il numero di fotoni N per unità di tempo, fotoni corrispondenti a lunghezze d’onda nel vicino
ovvero il loro flusso. Infatti ogni fotone porta una cer- infrarosso (circa 800 nm).
ta energia, Ephot = hν, e il prodotto di questa energia
per N fornisce la potenza della radiazione considerata. • In ogni caso, il processo di formazione della coppia
Tanto per fare un esempio, la potenza P = 1 mW di elettrone-lacuna ha una certa probabilità di veri-
un fascio laser a lunghezza d’onda λ ≈ 650 nm (il la- ficarsi. Poiché questo processo compete con altri
ser usato in laboratorio), a cui corrisponde un’energia (per esempio, la “ionizzazione” degli atomi di Si-
Ephot = 1240/660 [eV] ' 1.9 eV ' 3.0 × 10−19 J, implica licio dovuti al fatto che il dispositivo si trova a
un flusso N = P/Ephot ' 3.3 × 1015 fotoni/s. temperatura diversa dallo zero assoluto) e poiché
In termini generali, un fotodiodo è un ordinario diodo la carica elettrica portata da un singolo elettrone è
a giunzione p-n in cui la giunzione è esposta, protetta difficilmente misurabile, il fotodiodo non è adatto
da una finestra trasparente, alla radiazione. A differenza per misure di potenze luminose molto deboli, corri-
del laser a diodo, in questo caso si usa frequentemen- spondenti a pochi fotoni al secondo, dove il segnale
te il Silicio, dunque si ha a che fare con qualcosa che di corrente è nascosto dal rumore.
costruttivamente è molto simile a un ordinario diodo a • Molto spesso, la costruzione di un fotodiodo pre-
giunzione. senta delle differenze rispetto a quelle di un dio-
Esistono diverse possibilità di operazione per un fo- do ordinario. In particolare, come anche si verifi-
todiodo, a seconda della polarizzazione della giunzione. ca nei dispositivi in uso in laboratorio (fotodiodi
Qui facciamo riferimento alla cosiddetta modalità foto- BPW-34), la giunzione pn è rimpiazzata da una
voltaica, in cui la giunzione è non polarizzata. Ricordan- giunzione p-i-n, in cui la “i” sta ad indicare un sot-
do quanto affermato nella descrizione delle giunzioni tra tile (spessore tipico micrometrico) strato di Silicio
semiconduttori drogati, sappiamo che in queste condizio- “intrinseco”, cioè non drogato. Lo scopo principa-
ni si forma una regione di svuotamento priva di cariche le di questa variante è aumentare lo spessore della
libere, in cui è presente un campo elettrico detto di built- giunzione, ovvero della regione di svuotamento nel-
in. Se in questa regione arriva un fotone può verificarsi la quale può avvenire il processo di fotogenerazio-
un processo di assorbimento, in seguito al quale l’energia ne delle coppie elettrone-lacuna. Questo provoca
del fotone viene presa dal materiale e un elettrone viene diverse conseguenze, tra le quali un aumento del-
promosso dalla banda di valenza alla banda di conduzio- la “sensibilità” alla radiazione, dovuto all’aumento
ne. Contestualmente una lacuna si forma nella banda di effettivo del volume della regione “attiva”.
valenza. A grandi linee, stiamo parlando di un proces-
so che è opposto a quelli di emissione responsabili per la In generale, la modalità fotovoltaica, pur essendo la più
generazione di fotoni nel laser. semplice tra quelle che possono essere realizzate, soffre
L’elettrone promosso alla banda di conduzione e la la- di alcuni evidenti limiti. L’estrazione delle cariche dalla
cuna nella banda di valenza si trovano liberi di muoversi giunzione avviene solo per effetto del campo di built-in,
sotto l’effetto del campo di built-in. Essi possono quin- poco intenso e poco controllato (la situazione è miglio-
di raggiungere catodo e anodo del dispositivo e essere rata nei fotodiodi p-i-n). Inoltre le cariche uscenti dalla
raccolti dal circuito esterno di lettura (per esempio, un giunzione devono attraversare spessori consistenti di ma-
amperometro), producendo una corrente di intensità mi- teriale semiconduttore prima di giungere a catodo e ano-
surabile. Il processo è evidentemente lineare con il flusso do del dispositivo, dove possono subire effetti dissipativi
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dovuti alla resistenza dei materiali stessi. Per superare do una maggiore sensibilità e, soprattutto, un tempo di
questi limiti la giunzione può essere polarizzata, sia diret- risposta più rapido. Infatti il tempo di risposta dipende
tamente che inversamente. In particolare, molto spesso i dalla capacità della giunzione, che diminuisce quando lo
fotodiodi sono polarizzati inversamente: la polarizzazione spessore della giunzione aumenta.
inversa aumenta lo spessore della giunzione, consenten-

[1] Osservate che la condizione di campo nullo sullo specchio nell’argomento.


in z = 0 è automaticamente soddisfatta dalla scelta della [2] Per ragioni fondamentali e tecniche, la risonanza non è
funzione seno per esprimere l’andamento spaziale dell’on- mai descrivibile con una “funzione delta” dell’energia, o
da stazionaria. In termini più generali occorrerebbe sce- frequenza, ma ci sono sempre processi di allargamento. Pe-
gliere una combinazione di seni e coseni, ovvero un seno rò la “larghezza di riga” è sicuramente maggiore per mezzi
(o coseno) con un termine di fase costante sommato a kz attivi solidi rispetto a vapori atomici.

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