Odepde
Odepde
Esempio:
∂u(x, t) ∂u(x, t)
+ = g(x, t)
∂x ∂t
1
Esempio:
∂u(x, t) ∂ 2 u(x, t)
− = g(x, t)
∂t ∂x2
F (x, u, ∇u, D2 u) = 0
in cui:
• u è la funzione incognita
Esempio:
ut + ux = 0,
2
è una equazione alle derivate parziali del primo ordine lineare ed omogenea.
Ma anche la
a(x)ut + b(x)ux = 0
con a(x) e b(x) funzioni note è una equazione alle derivate parziali del primo
ordine lineare ed omogenea. Volendo indicare la differenza tra le due si dirà
che la prima è anche a coefficienti costanti e la seconda a coefficienti variabili.
Per contro l’equazione
a ut + b ux = g,
dove g è una funzione nota (e non identicamente nulla), sarà una equazione
alle derivate parziali del primo ordine lineare non omogenea: a coefficienti
costanti se a e b sono costanti (altrimenti, a coefficienti variabili).
Equazioni differenziali non lineari
Basta che un ingrediente dell’equazione non sia lineare, per esempio al qua-
drato, che l’equazione viene detta non lineare.
Esempio:
∂ 2u 2 ∂ 2u 2
( ) + ( ) = g.
∂x2 ∂y 2
Esempio:
1. ut + uux = g
2. div(k(u)grad(u)) + u ux = g ⇒ ∇k(u) · ∇u + k(u)∆u + u ux = g.
Quello che conta è il coefficiente della derivata di ordine massimo (nel primo
caso u davanti a ux e nel secondo caso k(u) davanti a ∆u)
Invece la
1. ut + (ux )2 = g
non è quasi-lineare.
Nelle equazioni semi-lineari il coefficiente della derivata di ordine mas-
simo può dipendere dalla variabile indipendente, ma non dipende dalla fun-
zione incognita né dalle sue derivate di ordine inferiore.
3
1. (1 + |x|2 )∆u + u2 = g è semilineare
2. la soluzione è unica
3. vale la dipendenza continua dai dati (detta anche Stabilità del pro-
blema), cioè
. se dist(f, g) → 0 allora dist(uf , ug ) → 0
L’ultima condizione significa che se f e g sono i dati del problema (proprietà
del materiale, carico applicato, ecc) e sono "vicini”, allora le due soluzioni
uf , ug (cioè la soluzione unica del problema con dato f e con dato g) sono
"vicine".
Vediamo meglio cosa vuol dire “vicini": bisogna introdurre una misura della
distanza tra due oggetti (altrimenti detta norma della differenza)
• se i dati sono due vettori: f = (f1 , f2 , . . . , fn ) e g = (g1 , g2 , . . . , gn )
possiamo valutare la loro distanza dist(f , g) in vari modi. Ad esempio:
Dunque la terza condizione perchè il problema possa definirsi ben posto può
essere riscritta nel seguente modo:
4
In pratica però (come faremo noi qui) si preferisce verificare la condizione
(leggermente più stringente):
Ora w00 (x) = 0 implica che w(x) deve essere un polinomio di primo grado,
cioè una retta w(x) = C1 x + C2 , che, imponendo le condizioni ai limiti, deve
annullarsi nei due punti (distinti) x = a e x = b. Ne consegue che necessa-
riamente w = 0 e quindi u1 = u2 .
• Dipendenza continua dai dati: immaginiamo di perturbare il dato f facen-
dolo diventare g = f + ε (per semplicità supporremo che la perturbazione ε
sia una costante positiva, ma il risultato vale ovviamente più in generale). In
5
particolare avremo che kf − gk∞ ≤ ε. Risolviamo ora il problema:
00
−w (x) = g(x) = f (x) + ε
(Pε ) w(a) = α
w(b) = β
Quando ε → 0, cioè quando l’errore sui dati va a 0, anche l’errore sui risultati
tenderà a zero. La conclusione è che il problema è ben posto.
6
Equazione di trasporto
u(x, 0) = u0 (x).
Il problema omogeneo
Come primo passo (secondo una procedura classica nello studio delle
equazioni differenziali lineari), ci occuperemo del problema omogeneo (che
corrisponde quindi alla scelta f (x, t) = 0).
Quindi cercheremo di risolvere il problema di Cauchy omogeneo:
(
(i) ut + cux = 0 ∀ x ∈ R, t > 0
(1)
(ii) u(x, 0) = u0 (x) ∀ x ∈ R
Le linee caratteristiche
Si vuole sapere come si propaga nello spazio e nel tempo il dato iniziale u0 (x).
In particolare cerchiamo (se ce ne sono!) delle linee x = x(t) nel piano (x, t)
(che chiameremo linee caratteristiche) tali che il valore della soluzione u lungo
tali linee si mantenga costante (e come vedremo, ce ne sono tantissime)
7
Chiaramente, per qualunque scelta della funzione x(t), il valore della
soluzione u nel punto (x(t), t) sarà dato dalla funzione (della sola t!)
8
Riassumendo: il valore della soluzione in un generico punto (x, t) è pari al
valore del dato iniziale u0 nel punto x0 di intersezione tra l’asse delle x (cioè
t = 0) e la retta con pendenza 1/c passante per (x, t), cioè la retta x = ct+x0
(che nel piano (x, t) si scrive più comunemente come t = (1/c)(x − x0 )).
Questo metodo è detto metodo delle caratteristiche. L’analisi ap-
pena fatta ci dice che l’onda iniziale viene trasportata lungo le linee carat-
teristiche e spostata con pendenza 1/c. Conseguentemente, più alta è la
velocità c, più velocemente l’onda iniziale si propaga (come intuitivamente ci
si aspetta).
Nelle figure seguenti si rappresenta l’andamento della soluzione in corri-
spondenza allo stesso dato iniziale u0 (x) e per diversi valori della velocità.
t
u 4 t
u 4
3
3
2
2
1
1
0 0
0 1 2 3 4 5 6 7 u(x , 0)
x 0 1 2 3 4 5 6 7 x
Figura 1: A sinistra: rette parallele agli assi nel piano (x, t). A destra il dato
iniziale u(x, 0) = u0 (x)
u t u t
4 4
3 u( x, 3) 3 u( x, 3)
2 u( x, 2) 2 u( x, 2)
1 u( x, 1) 1 u( x, 1)
0 u( x, 0) 0 u( x, 0)
0 1 2 3 4 5 6 7 x 0 1 2 3 4 5 6 7 x
Esempio:
(
ut + cux = 0 ∀ x ∈ R, t > 0
u(x, 0) = sin(πx) ∀ x ∈ R
Sappiamo che la soluzione è u0 (x − ct), quindi:
9
u t u t
4 4
3 u( x, 3) 3 u( x, 3)
2 u( x, 2) 2 u( x, 2)
1 u( x, 1) 1 u( x, 1)
0 u( x, 0) 0 u( x, 0)
0 1 2 3 4 5 6 7 x 0 1 2 3 4 5 6 7 x
sarà la soluzione del problema omogeneo nel generico punto dello spazio (x, t).
10
Verifichiamo che se w risolve il problema (6) allora la funzione somma di ũ e di
w risolve il problema (5). Quindi verifichiamo che la u(x, t) = ũ(x, t)+w(x, t)
rispetta l’equazione differenziale e il dato iniziale:
• ut + cux = ũt + wt + c(ũx + wx ) = (ũt + cũx ) + (wt + cwx ) = 0 + 1 = 1.
u(x, t) = u0 (x − ct) + kt
Esempio:
(
ut + cux = k ∀ x ∈ R, t > 0
(8)
u(x, 0) = sin(πx) ∀ x ∈ R.
11
La soluzione u(x, t) sarà data da:
Procedendo come prima, si introduce v(t) := w(x(t), t) funzione solo del tem-
po, e derivando si ottiene:
dv dx
= wx + wt
dt dt
dx dv
Sulle linee = c si ha = f (t), e ciò significa dire che, sulle linee
dt dt
caratteristiche, la derivata di v rispetto al tempo è uguale a f (t):
dx
= c → x = x(t) = ct + x0
dt
Z t Z t Z t
dv dv(s)
= f (t) → ds = f (s)ds ⇒ v(t) − v(0) = f (s)ds
dt 0 dt 0 0
12
Per definizione: v(0) = w(x(0), 0) = w(x0 , 0) = 0, quindi la soluzione del
problema sarà:
Z t
u(x, t) = u0 (x − ct) + f (s)ds.
0
La verifica è soddisfatta.
Come prima, si introduce la funzione (solo del tempo) v(t) := w(x(t), t).
Derivando si ottiene:
dv dx
= wx + wt
dt dt
dx dv
Sulle linee = c si ha = f (x), e ciò significa dire che sulle linee
dt dt
caratteristiche la derivata di v rispetto al tempo è uguale a f (x):
dx
= c → x = x(t) = ct + x0
dt Z t Z t
dv dv(s)
= f (x) →
ds = f (x(s))ds
dt 0 dt 0
13
e quindi
Z t Z t Z t
dv(s)
v(t) = ds = f (x(s))ds = f (cs + x0 )ds.
0 dt 0 0
1
u(x, t) = u0 (x − ct) + [F (x) − F (x − ct)]
c
14
che la primitiva di f (x) = sin(x) sarà data da
F (x) = − cos(x)
15
t
(x; t)
x = ct + x0
x
x0
16
Problema ai limiti per l’equazione del trasporto
con c costante che, per fissare le idee, supponiamo positiva (c > 0).
t
x = ct
x = ct + x0
x∗ = ct∗ + x∗0
(x; t)
(x∗ ; t∗ )
x
x∗0 x0 L
17
x = 0 il problema diventa:
ut + cux = 0 0 ≤ x ≤ L e t > 0
u(x, 0) = u0 (x) 0 ≤ x ≤ L
u(0, t) = g S (t) ∀t > 0
u(x1 , t1 ) = g S (t0 )
.
Si ragiona esattamente allo stesso modo se c < 0 (vedi figura):
t
x = ct + x0
x = ct + x0
x∗ = ct∗ + x∗0
(x∗ ; t∗ )
(x; t)
x
x0 L x∗0
Questa volta bisogna dare una condizione ai limiti per x = L (nel secondo
estremo).
ut + cux = 0 0 ≤ x ≤ L e t > 0
u(x, 0) = u0 (x) 0 ≤ x ≤ L
u(L, t) = g D (t) ∀t > 0
18
Naturamente in questo caso i dati dovranno soddisfare la condizione di
continuità in (L, 0) che ora si traducono nella richiesta che u0 (L) = g D (0).
Quindi nel generico punto (x1 , t1 ), posto x0 = x1 − ct1 , si controlla se
x0 ≤ L oppure x0 > L. Nel primo caso, si ha
u(x1 , t1 ) = u0 (x0 )
u(x1 , t1 ) = g D (t0 )
.
La differenza sostanziale tra un problema di trasporto su tutta la retta
reale o solo su un intervallo è che la condizione iniziale non basta, ma serve
anche una condizione sul bordo. Tale condizione aggiuntiva deve essere im-
posta sul bordo destro se le linee caratteristiche hanno pendenza negativa,
e sul bordo sinistro se la pendenza delle linee caratteristiche è positiva. Si
riassumono i due casi dicendo che la condizione va imposta all’inflow cioè
sul lato in cui le linee caratteristiche entrano (naturalmente, il “movimento”
delle caratteristiche va sempre inteso nella direzione dei tempi crescenti). La
condizione viene scritta con u(·, t) in cui il punto identifica il bordo sinistro
o destro in base all’inflow. In generale in problema è scritto così
ut + cux = 0 0 ≤ x ≤ L e t > 0
u(x, 0) = u0 (x) 0 ≤ x ≤ L (13)
u(·, t) = g(t) ∀t > 0
g(t) è il valore del dato all’inflow nel punto di intersezione t della caratteristica
con l’inflow.
Come esercizio, verifichiamo se il problema è ben posto:
19
che il problema (13) abbia due soluzioni diverse: u(1) 6= u(2) . Valgono
allora i seguenti:
(1) (1)
(2) (2)
u
t
+ cu x = 0 x ∈ [0, L], t > 0 ut + cux = 0 x ∈ [0, L], t > 0
u(1) (x, 0) = u0 (x) x ∈ [0, L] u(2) (x, 0) = u0 (x) x ∈ [0, L]
(1)
(2)
u (·, t) = g(t) ∀t > 0 u (·, t) = g(t) ∀t > 0
Facendo la differenza tra le equazioni, si ottiene:
(1) (2) (1) (2)
ut − ut + c(ux − ux ) = 0 x ∈ [0, L], t > 0
u(1) (x, 0) − u(2) (x, 0) = u0 (x) − u0 (x) = 0 x ∈ [0, L]
(1)
u (·, t) − u(2) (·, t) = g(t) − g(t) = 0 ∀t > 0
Chiamando w(x, t) la differenza tra u(1) e u(2) , si trova che w(x, t) risolve
il problema
wt + cwx = 0 x ∈ [0, L], t > 0
w(x, 0) = 0 x ∈ [0, L] (14)
w(·, t) = 0 ∀t > 0
20
Guardando le formule risolutive per i casi di equazioni non omogenee si
vede facilmente che comunque il valore di w in un punto qualsiasi sarà
uguale al valore di w al bordo, corretto con l’integrale di una funzione
(f − f˜, in modulo minore di |ε|) su un intervallo di lunghezza limitata
(dipendente da L e da |c|), e quindi si avrà ancora
Esercizio:
ut + 3ux = 0 con x ∈ [0, L] e 0 ≤ t ≤ T
u(x, 0) = cos x con x ∈ [0, L]
u(0, t) = 1 con 0 ≤ t ≤ T
21
Equazioni alla derivate parziali
del secondo ordine
au + 2buxy + cuyy + · · · · · · = 0
| xx {z }
parte principale
∂2 ∂2 ∂2
→ x2 , → y2, → xy,
∂x2 ∂y 2 ∂x∂y
si ottiene l’equazione di una conica (anche se degenere):
ax2 + 2bxy + cy 2 = 0
22
evolutiva. Nelle equazioni stazionarie invece non c’è dipendenza dal tempo e
la soluzione sarà u = u(x) (o u = u(x, y) in 2 dimensioni, o u = u(x, y, z) in
3 dimensioni).
Esempio 1: prototipo di equazione ellittica, problema di Poisson
−4u=f
∂ 2u ∂ 2u
∆u(x, y) = + = uxx + uyy
∂x2 ∂y 2
Questa equazione rientra nella scrittura generale con a = −1, b = 0, c = −1,
il discriminante è −1, e dunque l’equazione di Laplace è ellittica e stazionaria.
(x2 + y 2 = 0 è l’equazione di un’ellisse degenere: un punto isolato).
Esempio 2: prototipo di equazione iperbolica, equazione delle onde
utt − uxx = f
ut − uxx = f
N.B. Per gli studenti NON abituati alle coniche degeneri sarà sufficiente con-
siderare delle coniche classiche nelle quali la parte principale è appunto data,
rispettivamente, da x2 + y 2 , x2 − y 2 e x2 : ad esempio (sempre rispettivamen-
te) x2 + y 2 − 1 = 0 (cerchio unitario), x2 − y 2 − 1 = 0 (iperbole equilatera),
e x2 − y = 0 (parabola).
23
Fu introdotta da D’Alembert (1746) per studiare la propagazione delle onde
in una corda elastica infinita (una corda molto lunga con la dimensione della
sezione molto piccola e trascurabile rispetto alla lunghezza). c è una costan-
te fissata che ha le dimensioni di una velocità. Infatti, facendo un’analisi
dimensionale si ha
vt − cvx = 0 (18)
24
In particolare abbiamo trovato che: per ogni funzione ϕ di una variabile,
abbastanza regolare, la scelta u := ϕ(x + ct) fornisce una soluzione della
equazione delle onde (16) (cosa che peraltro, a posteriori, è anche facile da
controllare).
Osserviamo però che l’equazione (16) può anche essere scritta come
∂ ∂ ∂u ∂u
−c +c = 0, (19)
∂t ∂x ∂t ∂x
wt + cwx = 0 (20)
25
Integrando tra x0 e x la seconda equazione si ha
Z x
1 1
ψ(x) − ψ(x0 ) = [u0 (x) − u0 (x0 )] − u1 (s)ds
2 2c x0
da cui si ottiene
Z x
1 1
ψ(x) = u0 (x) − u1 (s)ds + k, (22)
2 2c x0
1
avendo posto k = ψ(x0 ) − u0 (x0 ) (che dipende solo da x0 ). Dalla prima
2
equazione si ricava la ϕ(x):
1 x
Z
1
ϕ(x) = u0 (x) + u1 (s)ds − k. (23)
2 2c x0
26
Dominio di dipendenza e dominio di influenza
6 t
x = ct + x0
4
x = −ct + x0
(x; t)
2
x
−2 2 4 6
4 x = ct + x
x = −ct + x
2
x
−2 2 4 6
27
Una perturbazione in x, come si propaga? Dopo quanto tempo la si
avverte?
La perturbazione si propaga lungo le due caratteristiche con velocità c. Essa
sarà avvertita nella posizione x∗ dopo un tempo t∗ dato da :
∗ |x∗ − x|
t =
c
da cui si evince che se c è grande, il tempo in cui si avverte la perturbazione
è piccolo; viceversa se c è piccolo, il tempo in cui verrà avvertita la pertur-
bazione sarà grande.
Per gli studenti che non hanno familiarità con la delta di Dirac è oppor-
tuno aprire una parentesi con qualche breve richiamo.
28
(e quindi considerando, in realtà, una densità lineare, ovvero una massa
per unità di lunghezza), avremo le seguenti proprietà:
Z b (
1 se p ∈ [a, b]
δp (x)dx =
a 0 se p 6∈ [a, b]
e in generale
(
b
se p ∈ [a, b]
Z
f (p)
δp (x)f (x)dx =
a 0 se p ∈
6 [a, b]
t Ψε (x)
x
−ε ε
29
t Ψ0ε (x)
1
2ε
x
−ε ε
Quindi poniamo
(
0 per x 6= 0
• δ0 (x) = “H 0 (x)00 =
+∞ per x = 0
(La funzione H(x) non è derivabile in 0 quindi mettiamo la sua derivata
tra virgolette).
Z +∞ Z +∞ Z +ε
0 1 1
• δ0 (x)dx = lim Ψε (x)dx = lim dx = (ε − (−ε)) = 1
−∞ ε→0 −∞ ε→0 −ε 2ε 2ε
N.B. per x < ε e per x > ε la funzione Ψ0ε (x) è nulla quindi si considera
solo il tratto compreso tra −ε e +ε. Più in generale
30
(
b
per 0 ∈ (a, b)
Z
1
δ0 (x)dx =
a 0 altrimenti
Disegnata sarebbe:
t x = ct
x = −ct
1
La soluzione vale in tutti punti del piano compresi tra le due rette
2c
caratteristiche, ossia:
1 −ct ≤ x ≤ ct
u(x, t) = 2c (25)
0 altrimenti
Notiamo che, per ogni t fissato, l’area (nel piano (x, u)) dell’onda u = u(x, t)
data da (25) vale
Z x+ct
1 1
Area = ds = (x + ct − x + ct) = t
x−ct 2c 2c
L’area dell’onda al tempo t è pari a t, quindi cresce al crescere di t, ma non
dipende dalla velocità c. Quando c va all’infinito, cioè più alta è la velocità
31
di propagazione, più u tenderà a 0. Se c tende 0, cioè più bassa è la velocità
di propagazione, più u tenderà a ∞. Ma poiché l’area si mantiene costante,
all’aumentare della velocità c il valore di u si abbassa e l’onda si allarga.
Analogamente se consideriamo, nello spazio tridimensionale (x, t, z) la
funzione z = u(x, t) dove u è data dalla soluzione (25) di (24), e fissiamo un
t > 0, nella striscia x ∈ R, 0 < t < t, troviamo un prisma di base triangolare
2
(con vertici (0, 0), (−ct, t) e (ct, t) e altezza 1/2c il cui volume vale t /2, che,
ancora, non dipende da c.
32
dell’intervallo (0, L).
u=0 u=0
x
u0 ; u1 L
Il problema diventa:
2
utt − c uxx = 0
x ∈ [0; L] t>0
u(x, 0) = u0 (x) ut (x, 0) = u1 (x) x ∈ [0; L] (26)
u(0, t) = 0 u(L, t) = 0 t>0
Per mostrare l’esistenza della soluzione del problema (26) possiamo pro-
cedere combinando le strategie usate per l’equazione del trasporto su un
dominio limitato e per l’equazione delle onde su tutto R.
Osserviamo che, come abbiamo visto, nel caso della equazione delle onde,
per ogni punto (x∗ , t∗ ) passano due linee caratteristiche:
33
(x*,t*)
(x*,t*)
0 L 0 L
(x*,t*)
(x*,t*)
0 L 0 L
Figura 4: Caratteristiche: ϕ(x + ct) = costante, ψ(x − ct) = costante
Stabilità
Si moltiplica l’equazione differenziale per ut :
ut (utt − c2 uxx ) = 0
34
e si integra tra 0 ed L:
Z L
ut (utt − c2 uxx )dx = 0.
0
1 ∂(ut )2
Ricordando che ut utt = , si può scrivere:
2 ∂t
Z L
1∂ L 2
Z L
1 ∂(u2t ) 2
Z
2
( −c ut uxx )dx = u (x, t)dx−c ut (x, t)uxx (x, t)dx = 0
0 2 ∂t 2 ∂t 0 t 0
(28)
Concentrandosi solo sul secondo integrale e svolgendolo per parti si ottiene:
Z L Z L x=L
ut (x, t) uxx (x, t)dx = − utx (x, t) ux (x, t)dx + ut (x, t) ux (x, t)
0 0 x=0
Notiamo ora che, essendo u(0, t) = u(L, t) = 0 per ogni t, si avrà anche che
ut (0, t) = ut (L, t) = 0 e quindi il termine tra parentesi quadra nell’ultima
equazione è uguale a zero (sempre per ogni t). Ricordando ora che
1 ∂(ux )2
ux (x, t) uxt (x, t) = ,
2 ∂t
si ottiene:
Z L
1∂
((ut (x, t))2 + c2 (ux (x, t))2 )dx = 0
2 ∂t
|0 {z }
Quindi:
∂
(E(t)) = 0 ⇒ E 0 (t) = 0 ⇒ E(t) = costante = E(0),
∂t
cioè l’energia iniziale del sistema si conserva. Da qui deriva la denominazione
di equazioni conservative con cui vengono denotate le equazioni di questo
35
tipo. Se i dati iniziali sono limitati, l’energia sarà limitata e per ogni istante
t essa sarà uguale all’energia iniziale. Si ha quindi la stabilità:
Z L Z L
2 2 2
[ut (x, t) + c ux (x, t)]dx = E(t) = E(0) = [(u1 (x))2 + c2 (u00 (x))2 ]dx
0 0
In particolare vediamo che, se i dati iniziali u0 (x) e u1 (x) sono entrambi nulli,
l’energia iniziale (cioè al tempo zero) sarà nulla, e tale sarà anche l’energia
per ogni tempo t. Questo dimostra immediatamente anche l’unicità della
soluzione. Infatti, per linearità, se avessimo due soluzioni u(1) (x, t) e u(2) (x, t)
con gli stessi dati, la differenza w risolverebbe un problema con dati uguali
a zero, e l’energia associata a w sarebbe nulla per ogni tempo t:
Z L
Ew (t) = [wt2 + c2 wx2 ]dx = Ew (0) = 0.
0
Ma l’energia è l’integrale di una somma di quadrati, e quindi sarà nulla se
e solo se entrambi i termini wt e wx sono identicamente nulli, che (tenendo
conto dei dati iniziali e al contorno) ci dice che la w stessa è identicamente
uguale a zero. Quindi u(1) = u(2) e l’unicità è dimostrata.
Esercizio:
utt − 36uxx = 0
x∈R t>0
(P ) u(x, 0) = sin(πx) x∈R
u (x, 0) = cos(πx)
t x∈R
Trovare la soluzione: u = u(x, t) =?
Sapendo che: u0 (x) = sin(πx), u1 (x) = cos(πx), c2 = 36 e usando la formula
di d’Alembert si ottiene:
1 x+ct
Z
1
u(x, t) = [u0 (x + ct) + u0 (x − ct)] + u1 (s)ds
2 2c x−ct
in cui:
u0 (x + ct) = sin(π(x + 6t))
u0 (x − ct) = sin(π(x − 6t))
Z
1
u1 (s) = cos(πs) → cos(πs)ds = sin(πs) + costante
π
Da cui segue:
Z x+6t
1 1
u(x, t) = [sin(π(x + 6t)) + sin(π(x − 6t))] + cos(πs)ds =
2 12 x−6t
1 1
= [sin(π(x + 6t)) + sin(π(x − 6t))] + (sin[π(x + 6t)] − sin[π(x − 6t)]) =
2 12π
1 1 1 1
= + sin[π(x + 6t)] + − sin[π(x − 6t)]
2 12π 2 12π
36
Verifica:
1 1 1 1
• u(x, 0) = ( + ) sin[π(x)] + ( − ) sin[π(x)] = sin(πx)
2 12π 2 12π
1 1 1 1
• ut = ( + )(6π) cos[π(x + 6t)] + ( − )(−6π) cos[π(x − 6t)]
2 12π 2 12π
da cui:
1 1 1 1
ut (x, 0) = ( + )(6π) cos(πx) + ( − )(−6π) cos(πx) =
2 12π 2 12π
1 1
= cos(πx) + cos(πx) = cos(πx)
2 2
Quindi le condizioni iniziali sono verificate. Resta da controllare che la so-
luzione trovata verifichi l’equazione differenziale. Questo è lasciato come
esercizio a casa.
37
Teorema della divergenza di Gauss: dato un vettore V definito in un
dominio D, si ha: Z Z
divV dxdy = V · nds (29)
D ∂D
div(V ϕ) = (divV ) ϕ + V · ∇ϕ
38
con V = (u, v)
Z Z
∂V1 ∂V2
divV ϕdxdy = ( ϕ+ ϕ)dxdy (si integra per parti)
D Z DZ ∂x ∂y
Z Z
=− V1 ϕx dxdy + V1 ϕ cos(nx)ds − V2 ϕy dxdy + V2 ϕ cos(ny)ds
ZD ∂D Z D ∂D
=− V · ∇ϕ dxdy + ϕV · nds
D ∂D
e otteniamo (30). ♦
Z Z
∂u
cioè: (∆u v + ∇u · ∇v)dxdy = v ds (GG)
D ∂D ∂n
39
y
L
0
0
L
x
Stabilità
ut (utt − c2 ∆u) = 0,
da cui: Z Z
2
ut · utt dxdy − c ut ∆u dxdy = 0 (32)
Q Q
Si ha che:
40
1 ∂(u2t ) ∂ut 1
1. ut utt = = 2ut
2 ∂t ∂t 2
2. per trattare il secondo integrale di (32) bisogna integrare per parti;
cioè, in più dimensioni, bisogna usare le formule di Gauss-Green (30):
Z Z Z
ut ∆u dxdy = − ∇ut · ∇u dxdy + ut ∇u · n ds
Q Q ∂Q
1∂
Sapendo che ∇ut · ∇u = |∇u|2 e sostituendo in (33) si può scrivere:
2 ∂t
Z
1∂
u2t + c2 |∇u|2 dxdy = 0 (34)
2 ∂t Q
Come nel caso monodimensionale, chiamiamo l’integrale in(34) con E(t)
(perché dipende solo da t). Si avrà:
1∂
E(t) = 0 ⇒ E 0 (t) = 0 ⇒ E(t) = cost
2 ∂t
uguale al valore per t = 0 che noi già conosciamo:
Z
2 2 2
E(t) = ut + c |∇u| dxdy =
Q
Z
2 2 2
= (ut (x, y, 0)) + c |∇u(x, y, 0)| dxdy =
Q
Z
2 2 2
= u1 (x, y) + c |∇u0 (x, y)| dxdy ∀t.
Q
Ciò equivale a dire che si ha la dipendenza continua dai dati della soluzione,
cioè la cosiddetta stabilità.
Vediamo ora come, in particolare, dai conti precedenti segua anche la
unicità della soluzione di (31).
Infatti, come nei casi precedenti, se u(1) (x, y, t) e u(2) (x, y, t) sono due
soluzioni di (31) con gli stessi dati iniziali, per linearità avremo che la loro
differenza w := u(1) − u(2) risolve il problema (31) con dati iniziali entrambi
nulli.
41
Sapendo che il problema è stabile, cioè l’energia associata a w si mantiene
costante, si può scrivere:
Z
dw
Ew (t) = Ew (0) = [ [w(x, y, 0)2 ] + c2 |∇w(x, y, 0)|2 ] dxdy = 0
Q dt
Perché l’integrale sia nullo, bisogna che siano nulli gli integrandi:
(
wt (x, y, t) = 0 ∀(x, y, t)
∇w(x, y, t) = 0 ∀(x, y, t)
42