Al largo delle coste di una mappa che non compare su nessun atlante, esiste
un’isola che cambia posizione ogni lunedì. Si chiama Ippogrifolandia, ma nessuno
degli abitanti sa esattamente perché. Ogni notte, i suoi confini si spostano di
qualche centimetro, e ogni mattina i sentieri sono diversi da quelli del giorno
prima. Non c’è un sindaco, ma c’è un armadillo che legge i sogni degli altri
attraverso le orme nella sabbia. Lo chiamano “Il Lettore”.
Un giorno arrivò sull’isola un giovane cartografo, Osvaldo, armato solo di bussola,
penna e un cappello di feltro che sembrava avere opinioni proprie. Voleva disegnare
la mappa definitiva di Ippogrifolandia. “È impossibile,” gli disse una tartaruga
barbuta che si occupava delle poste. “Quest’isola è fatta di storie, non di terra.”
Ma Osvaldo era testardo. Ogni giorno tracciava linee, segnava alberi parlanti,
laghi effimeri e colline che raccontavano barzellette. Una notte, sognò di entrare
in una grotta piena di orologi rovesciati: ticchettavano all’indietro e contavano
il tempo fino a quando qualcosa sarebbe accaduto, anche se nessuno sapeva cosa.
Il mattino seguente trovò quella grotta esattamente dove l’aveva sognata.
All’interno c’era un enorme specchio che non rifletteva il suo viso, ma quello di
un vecchio con la stessa giacca e lo stesso cappello. “La mappa sei tu,” disse
l’immagine. “Ogni passo che fai riscrive l’isola.”
Da quel giorno, Osvaldo smise di disegnare. Iniziò invece a raccontare. Ogni sera
si sedeva sulla spiaggia e inventava storie per l’isola: storie di pirati gentili,
di nuvole che facevano da taxi, di temporali educati che bussavano prima di
entrare. E più raccontava, più l’isola cresceva, diventando così vasta da contenere
anche le domande che nessuno osava fare.
Da allora, chiunque si perda davvero — ma davvero — nel cuore del proprio sogno,
può finire a Ippogrifolandia. Ma solo se ha una storia in tasca e la voglia di
perdersi ancora un po’.