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POST IMPRESSIONISMO

Negli ultimi decenni del 19esimo secolo, all'Europa rurale si va sostituendo un'Europa industriale i
cui protagonisti sono da una lato la borghesia, dall'altro la classe operaia che porta avanti
importanti battaglie attraverso movimenti organizzati insindacati. In generale si riforma tutto il
comparto della politica si sostituisce il cosiddetto partito di massa per dar voce ad una fetta più
larga della popolazione che vuole partecipare in maniera attiva alle scelte riguardanti il futuro del
paese. Un altro fenomeno che si definisce nel tardo 800 è l'imperialismo : gli stati europei spinti
dal desiderio di allargare il proprio giro di affari si spingono alla conquista di vasti territori
formando nuove colonie. Secondo alcuni studiosi si tratta di una nuova strategia che ha il merito
di riversare all'esterno le forti tensioni sociali. Il fenomeno si delinea progressivamente come
Nazionalismo sempre più evidente e aggressivo. Orizzonte culturale dell'epoca come spesso
accade non si mostra compatto e omogeneo: da un lato sopravvivono suggestioni che
evidenziano un legame con il romanticismo facilmente individuabili nella ricerca esotica di
Gauguin (goghen), dall'altro si registra il perdurare di alcuni aspetti del positivismo. Il post
impressionismo è un concetto critico che comprende l'opera di molti autori che hanno saputo
interpretare ed elaborare autonomamente la lezione dell'impressionismo, giungendo a esisti al
quanto anomali e soggettivi. Il termine post impressionismo viene coniato nel novembre del 1910
quando il critico d'arte Roger Free organizza a Londra un'esposizione di Gauguin, Cézanne e Van
Gogh considerati all'epoca ancora impressionisti. Dall'accostamento dell'opera dei
3 emerge con evidenza il distacco linguistico dai fondatori del movimento (Renoir, Manet e Degas)
le nuove soluzioni tecniche stilistiche vengono avvertite come una sorta di avanzamento nella
ricerca pittorica moderna e dunque come il superamento di alcuni convinzioni impressioniste.
All'immagine tremante essi preferiscono una resa plastica della figura conferita attraverso la
sicurezza del contorno, dovuta al recupero del disegno. I post impressionisti affiancano ai colori
puri a colori spesso non realistici. I protagonisti di questo movimento sono Cézanne, Van Gogh,
Gauguin, Seurat e Signac. I post impressionisti riportano al centro della loro arte la pittura,
Vaticano il limite del naturalismo dando una visione naturalistica del tempo. I piani si
sovrappongono in Cézanne, i cieli si deformano in Van Gogh. L'ultimo scorcio del secolo è un
periodo estremamente fervido per le ricerche pittoriche che sovente si mescolano e si
sovrappongono sfumando i confini tra post impressionismo e simbolismo: i mabis ne sono un
caso emblematico e si muovono in un terreno di confine i puntinisti. Anche Munch ed Ensor
esposti di spicco dell’impressionismo nordico conquistano una pittura distante dalla realtà grazie
all'elaborazione della rivoluzione impressionista e caricano le loro immagini di significato e
simboli.

GEORGE SEURAT
Nasce a Parigi nel 1859 muore nel 1891, si forma presso l’accademia di bella arti a Parigi. La
pittura di Seurat si basa sul rigore del disegno, e sulla ricerca di una costruzione pulita nella quale
le figure godono di rapporti armonici è perfettamente bilanciati. Seurat si avvicina al gruppo degli
impressionisti perché affascinato dall’idea della pittura a plan air. In Seurat l’immagine è resa con
il massimo controllo, nulla è lasciato all’improvvisazione. Dopo l’ottava mostra impressionista nel
1886 l’impressionismo esaurisce la sua forza rivoluzionaria e si sviluppano nuove tendenze. Una
di questa è chiamata :puntinismo, applica in modo scientifico le intenzioni degli impressionisti
sull’uso dei colori, questa tecnica è basata sull’uso dell’ accostamento dei colori puri. Il quadro
più famoso realizzato con questa tecnica è una domenica pomeriggio sull’isola della grande Jatte.

UNA DOMENICA POMERIGGIO SULL’ISOLA DELLA GRANDE JATTE


L’artista riprende un tipico soggetto impressionista: la scienza si ambienta in una località sulla
Senna frequentata dalla borghesia parigina, ma non ha un’atmosfera naturale e dinamica; il
dipinto invece appare molto statico, Seurat cerca volutamente questo effetto lavorando per due
anni alla composizione del dipinto con numerosi schizzi e bozzetti. Le figure sono ritratte
frontalmente e di profilo. Solo una bimba si muove correndo. La profondità dell’ ambiente è resa
del rimpicciolirsi delle figure verso lo sfondo e non aggiunge realismo alla scena. La costruzione
dell’immagine resa dall’ incrocio di linee verticali e orizzontali viene amplificata dall’uso del
contrasto luminoso: sono le ombre a stabilire lo scandirei delle figure nello spazio. I personaggi
divengono delle sagome. Il dipinto offre tanti piccoli dettagli che rimandano a un universo
borghese, i vogatori sullo sfondo, il ventaglio in primo piano, il cappellino e l’ombrellone affianco
alla fanciulla seduta nell’erba, la donna in primo piano con un enorme gonna rigonfia sul retro che
tiene al guinzaglio una scimmietta e che Seurat pone senza che alcun elemento prevalga
sull’altro.
LA PARATA DEL CIRCO
Tutti i dipinti di Seurat hanno la stessa immobilità infatti quest'opera che dovrebbe essere una
chiassosa sfilata di pagliacci e domatori sembra una composizione di manichini. Probabilmente
un’estate eccessiva staticità è dovuta anche dalla tecnica usata da seurat: una lenta e meticolosa
applicazione dei puntini funziona bene per forme ordinate e composte; esattamente come le
pennellate rapide degli impressionisti rendono bene la vibrazione è il movimento. Tra l’altro i
puntini sono stesi in modo particolare per fare le zone di ombra e Seurat non ricorre a tonalità più
scure del colore della zona illuminata, ma al suo complementare . Ad esempio se la pelle è
ottenuta con una prevalenza di puntini arancioni la parte in ombra del viso è realizzata da puntini
azzurri.

VAN GOGH
Vincent van Gogh, 1853 - 1890. Si dedica alla pittura in età matura. Figlio di pastore, abbandona
gli studi e si dedica al lavoro del padre come predicatore, tra i minatori del borinage in Belgio
arrivando a donare i suoi beni agli indigenti. Nel 1886 dopo aver appreso qualche lezione di
disegno e di pittura raggiunge il fratello Theo a Parigi dove entra nell'atelier di fernand cormon e
dove incontra Lautrè, uno dei pochi capaci a stargli accanto. Entra in contatto con monet, renoir,
e naturalmente con gaughine, verso il quale ha una sincera ammirazione. In una lettera all'amico
Bernard afferma che tutto quello che fa la sua mano ha un carattere dolce e sorprendente. Nel
1887 van Gogh si ritira a dipingere ad Arles città del sud della Francia dove incita Gauguin a
confrontarsi in uno scambio di idee. Poche settimane dopo compie il tragico gesto di mutilarsi un
orecchio. Nel 1889 peggiora, fino ad essere ricoverato nell'ospedale per malati mentali. È uno dei
pittori più famosi al mondo e le sue opere sono le più amate e le più costose, eppure quella del
pittore è una vita infelice tra follia e solitudine. Nel 1886 si trasferisce a Parigi dove conosce
l'impressionismo e ne apprende le pennellate spesse e i colori luminosi, non è interessato tuttavia
a usarli per rappresentare la realtà che appare davanti ai suoi occhi, ma quella che sente dentro di
sé, trasferisce i suoi stati d'animo sulla tela attraverso l'alterazione di ciò che vede.

LA STANZA AD ARLES
Sceglie di esprimere un raro momento di serenità interiore rappresentando la sua camera con
colori chiari e rilassanti; la prospettiva instabile deforma la scena, le sedie sembrano osservate da
un punto di vista diverso da quello del letto.

GIRASOLI
Anche quando dipinge i girasoli trasmette a questi la sua inquietudine. sono contorti e innaturali.
Prevale un giallo intenso, il suo colore preferito, su uno sfondo celeste. Il dipinto mostra i girasoli
in ciascuna fase della fioritura. Anche se alcuni hanno interpretato le forme contorte dei petali e
degli steli come un segno di tormento, traspare dalle lettere al fratello che questo soggetto diede
gioia e ottimismo, come simbolo del clima temperato del sud. Inoltre il girasole simboleggia lealtà
e i vari stadi di decadimento potevano simboleggiare i cicli di vita e morte. Le prime opere della
serie mostrano di aderire alle teorie allora in voga nella cerchia di artisti trasgressivi parigini,
usando come sfondo un blu/violetto per i fiori gialli. In seguito provò a mettere i fiori in un vaso
giallo e si accorse che la pittura sembrava irradiare luce e allegria: il colore per lui era già un modo
di esprimere emozioni piuttosto che un modo per rappresentare la realtà. L'artista stendeva i
colori con pennellate ruvide e dense, spesso applicandoli uno sopra l'altro finché i pigmenti erano
ancora umidi. Si tratta di un approccio "scultoreo" alla pittura, in cui le ombre e le luci sono date
dallo spessore dell'impasto cromatico.
AUTORITRATTO
Nei tanti autoritratti (43) rappresenta la sua anima più che il suo volto. per questo sono così
innaturali. nell' autoritratto del 1889 si dipinge con sguardo duro e volto scavato. la rigidità del
volto è bilanciata dallo sfondo ondeggiante azzurro come la giacca su cui spicca l'arancione della
barba. cerca una rassomiglianza più profonda di quella che raggiunge il fotografo, dice sui suoi
autoritratti. La deformazione degli oggetti e l'uso di colori innaturali sono le principali
caratteristiche della sua pittura. Gli strumenti con cui esprime le sue emozioni e gli elementi con
cui anticipa l'espressionismo, corrente artistica che ha come scopo la rappresentazione del
mondo interiore. col passare del tempo van gogh esaspera questi aspetti come la chiesa di
auvers sur trois.

CHIESA DI AUVERS SUR TROIS


La chiesa è dipinta con colori irreali e trasformata in una visione da incubo. tetti e muri
ondeggiano come se l'edificio fosse sul punto di crollare. Il cielo passa dal blu al nero mentre in
basso una contadina percorre il sentiero assolato. È il periodo in cui il disagio psichico di van
gogh si aggrava portandolo al suicidio. Dopo la morte in poco tempo viene scoperto il talento di
van Gogh, ma quando era in vita di circa un migliaio di dipinti riuscì a venderne solo uno.
LA NOTTE STELLATA
Pennellate materiche, cioè talmente dense, da apparire in rilievo sulla tela. Il cielo percorso da
onde sembra raffigurare lo stato d'animo dell'artista, tormentato. Persino nello schizzo preliminare
si avverte lo stesso turbamento. Questa non è la sua prima notte stellata. Tempo prima scrisse al
fratello "mi occorre una notte stellata con dei cipressi o forse sopra un campo di grano maturo"; e
poi alla sorella "spesso ho l'impressione che la notte sia più ricca di colori se paragonata al
giorno", così un anno prima di questa dipinge NOTTE STELLATA SUL RODANO, una scena
serena e sognante; qui le stelle punteggiano un cielo di un intenso blu di prussia; mentre le luci
gialle dei lampioni si riflettono nell'ampia curva del fiume. Il pittore ha certamente cercato il
contatto diretto con la realtà, dipingendo quello che si poteva vedere dalla finestra della sua
stanza nel manicomio di Saint-Rémy. Van Gogh tuttavia ha manipolato questa realtà con mezzi
plastici, interiorizzando fino allo spasimo e trasformandola in una potente visione onirica in cui
poter fare affiorare le sue emozioni, le sue paure, i suoi viaggi dell'anima. La Notte stellata,
pertanto, non offre all'osservatore un'immagine fedele della realtà, quanto una forma di
«espressione» di quest'ultima. L'immagine possiede una forza straordinaria. A sinistra la scena è
chiusa da un cipresso alto e severo che, stagliandosi contro il cielo notturno, agisce come un
intermediario vegetale tra la terra e il cielo, tra la vita e la morte: più che un albero sembrerebbe
quasi una fiamma scura che divampa all'improvviso alla ricerca dell'infinito. A fianco del solitario
cipresso troviamo un piccolo paesino che sembra perduto nell'immensità del movimento
cosmico: i caseggiati sono generalmente bassi, fatta eccezione per un campanile. Il villaggio è
avvolto dal buio e dal sonno e rimanda nel suo complesso a un ideale di placida quiete.

PAUL GAUGUIN
Nasce a Parigi nel 1848 muore nelle isole Marchesi nel [Link] orfano di padre trascorre la
sua infanzia a Lima (Perù ). La sua formazione scolastica avviene a Parigi e non essendo portato
per lo studio entra nella marina mercantile. Nel 1861 fino al 1871 viaggia di continuo e nel 1873 si
sposa con la danese Meet Sofí Gad (1850–1920). Alla vita da impiegato coltiva la passione per la
pittura, con esiti ragionevoli tanto che nel 1879 viene accolto dagli impressionisti in particolare da
Degas. Nel 1883 perde il lavoro e si dedica completamente alla pittura. È però il viaggio in
Martinica la vera chiave di svolta della sua evoluzione pittorica: i temi esotici che spingono l’artista
verso soluzioni cromatiche anti naturalistiche. Nell’estate del 1888 raggiunge l’amico Van gogh ad
Arles in Provenza,qualche settimana dopo l’idillio svanisce date le numerose divergenze tra i due
artisti. Si susseguono anni inquieti per Gauguin vende ogni suo possedimento e si trasferisce a
Tahiti in Polinesia.

LA DANZA DELLE QUATTRO BRETONI


Quattro giovani fanciulle danzano con vestiti a festa. Nonostante sia un rito collettivo le 4 donne
sembrano impegnate in movimenti solitari. La natura morta in primo piano segna la profondità
della scena sulla quale si stagliano le danzatrici, l’artista enfatizza i gesti delle donne, in
particolare accentua la donna in primo piano le cui mani sono sproporzionate rispetto al resto del
corpo, e scandiscono un movimento lento. È un dipinto ancora radicato nell’impressionismo
visibile nell'ambientazione all’aperto, l’assenza di una prospettiva, il tipo in cui le figure sono
integrate nella natura ma il taglio è differente Gauguin è distante da una resa naturalistica.
LA BELLA ANGELÈ
Intorno al 1920 la stessa Angelè ricorda come avesse reagito alla visione del dipinto considerato
un orrore al punto di rifiutarlo. Lo stesso Gauguin lo considera il ritratto meglio riuscito, Degas lo
considera un capolavoro. Le ragioni del rifiuto sono le stesse che decretano la sua estrema
modernità: la donna è tratta nel costume tipico bretone racchiusa all’interno di un tonto
decentrato su uno sfondo floreale accanto un piccolo idolo peruviano, la prospettiva è quasi
assente e l’artista pone i diversi oggetti e soggetti del dipinto senza nessun ordine.

LE DONNE DI THAITI
Quest’opera è il risultato di un viaggio del 1891. Le due figure sono perfettamente inserite nel
dipinto. Sul fondo di sabbia chiaro Gauguin posa una natura morta realizzato a monocromo
mentre sullo sfondo le onde del mare si sovrappongono in maniera del tutto anti naturalistica, i
volti sembrano più delle maschere che dei ritratti sono marcati da una malinconia visibile dello
sguardo e nel corpo inclinato, assorte dai propri pensieri e non comunicano tra di loro. Le figure
sono trattate con un accentuato senso plastico e ne evidenzia la massa corporea e le trasforma in
presenza scultorea. Il fiore nei capelli ,il pareo a fantasia, i colori della pelle sono elementi che
concorrono ad accentuare l’elemento esotico del dipinto.
TE TAMARI NO ATUA
Il sincretismo tipico del Gauguin maturo ovvero la capacità di mescolare due culture diverse, in
questo caso quella cristiana e quella esotica emerge in questo dipinto nel quale l’artista traspone
la nascita di cristo in un contesto polinesiano. La madonna è stesa sul letto dopo le fatica del
parto, presenta tratti indigeni ed è identificabile dell’’aureola sul cuscino. In secondo piano una
donna di colore tiene tra le braccia il bambino protetta da un angelo nella penombra, mentre sullo
sfondo si riconoscono due buoi vicino una mangiatoia ,elementi tipici della natività. Il vero
interesse di Gauguin è la corretta trasposizione di un concetto aulico e austero in un
ambientazione indigena e quotidiana dal punto di vista tecnico è complesso, risolto dall’eleganza
di una scansione cromatica scura, ravvivata da una grande coperta gialla che è anche l’unica
fonte di luce.
DIVISIONISMO ITALIANO
A partire dagli anni 80 alcuni artisti in particolare di formazione lombarda cominciarono a
scomporre la campitura (cioè il colore) attraverso il solo accostamento di colori primari stesi per
sottile filamento. Lo spazio vuoto tra un tratto e l’altro fa sì che l’occhio ricomponga la figura
apprezzandone le figure tonali. Lo sviluppo delle ricerche divisioniste è sollecitato anche da alcuni
studi sulla percezione e sulla scomposizione del colore in luce. Gli esperimenti di scomposizione
dell’immagine attuata dai divisionisti hanno dunque basi scientifiche. Possiamo individuare una
data di nascita ufficiale del divisionismo italiano: 1891 in corrispondenza della triennale di Milano.

GIOVANNI SEGANTINI
Uno dei maggiori esponenti di questa corrente artistica è Giovanni Segantini. Nasce ad Arco nel
1858 muore ad Engadina nel 1899 è il padre del divisionismo italiano. Formatosi presso
l’accademia delle belle arti di Brera che frequenta dal 1874, Segantini si avvicina alla tecnica
divisionista nel 1886, quando sperimenta un allungamento della pennellata che si trasforma in
sottile filamento di colore. Predilige immagini e soggetti di fantasia o di apparente realismo che
rimandano a concetti esistenziali, toccando l’emotività umana attraverso il sapiente controllo del
contrasto luminoso.

AVE MARIA A TRASBORDO


Ne è una prova eccellente l’Ave Maria a trasbordo un'opera chiave della svolta del divisionismo di
Segantini. Al tocco dell’Angelus il pastore smette di remare e si mette a pregare insieme alla
moglie che diviene immediatamente simbolo di una madonna contadina con un bimbo al collo.
Segantini secolarizza l’iconografia della sacra famiglia e dedica la stessa attenzione di matrice
verista alle pecore, alle figure umane e al paesaggio, per sottolineare il senso di profonda armonia
che lega l’uomo alla natura; attraverso la luce Segantini crea un'atmosfera mistica.
LE DUE MADRI
Segantini conclama la sua adesione al divisionismo italiano con l’opera le due madri esposta alla
Triennale di Milano nel 1891. Ancora debitore di un certo spirito verista egli mostra la struggente
scena dell’intero di una stalla dove una madre dorme con il suo piccolo sulle ginocchia; per
analogia un vitello è assopito ai piedi della mucca. Il parallelismo tra la maternità umana e quella
animale eleva il sentimento a simbolo di un amore universale. La resa vivida dell’atmosfera
all’interno della stalla e ciò che Segantini mira a riprodurre nel dipinto e lo fa con l’uso dell’ocra e
dei rossi che vanno ad aggiungersi all’ accostamento dei colori puri, porgiemento della tecnica
divisionista. La pennellata tattile è descrittiva, ma si rende al contempo filamento che tesse le
forme.

PELLIZZA DA VOLPEDO
All’esposizione del divisionismo presso la triennale di Milano del 1891 vi partecipa anche Pellizza
Da Volpedo (volpedo 1868 -1907), anche se le sue opere non sono scrivibile al divisionismo
canonico,ma risentono ancora nel soggiorno parigino in occasione dell’esposizione universale del
1889 .

IL QUARTO STATO
Questo dipinto conosce numerosi falsi dell’elaborazione :un primo schizzo preparatorio del 1891
noto col titolo AMBASCIATORI DELLA FAME, nel 1895 Pellizza inizia una versione su tela dal
titolo FIUMANA. Nel 1902 presenta alla quadriennale di Torino la versione portata a termine in tre
anni di duro lavoro presso il suo studio il cui soffitto era stato appositamente rialzato e dotato di
un lucernario per poter lavorare sulla tela situando la caduta della luce con la corretta
angolazione. Il quarto stato raffigura la classe operai mentre marcia unita in segno di protesta.
Pellizza realizza un opera capace di rappresentare un Italia che assiste a complesse
trasformazioni sociali: la nascita del socialismo, l’affermazione del verismo in letteratura, l’avvento
di un'arte sensibile alle problematiche sociali e capace di una denuncia espressa attraverso la
tecnica divisionista. Il gruppo centrale rappresentato da due uomini e una donna col bambino è
seguito da una folla compatta di persone che procedono discutendo tra loro. La gestualità del
gruppo retrostante segue una linea ondulata che ne accompagna l’incedere. I personaggi hanno
un aspetto reale che rende motivamento coinvolgente la scena, lezione appresa dai romantici
francesi. I colori puri si sovrappongono ad ampie zone preparate a mono cromo che riproducono
l’intensità delle tinte illuminate da una luce zenitale.
MODERNISMO
La belle époque
Nell'ultimo decennio del XIX secolo la crisi economica dei primi anni 70 appare superata. Il
colonialismo che ha raggiunto il suo apice in questi anni, rivolve il problema della
sovrapproduzione aprendo nuovi mercati su scala globale, mentre le grandi potenze iniziano a
commissionare grandi opere pubbliche favorendo un generale aumento dei salari alla classe
proletaria. La cosiddetta belle époque "la bella epoca", compresa tra gli ultimi anni del XIX secolo,
e lo scoppio della grande guerra è un periodo di grande fermento: nascono le automobili e il
cinematografo, si sperimentano materiali plastici di sintesi e la vita cittadina non conosce più
sosta, grande è la diffusione dell'illuminazione pubblica e nuovi mezzi di trasporto come il tram.
Questo clima di grande fermento fa strada a un nuovo fenomeno artistico
oggi indicato come Modernismo, che non interessa solo le arti figurative, ma investe anche
l'architettura e le arti decorative applicate. La diffusione del nuovo gusto estetico è rapidissima ed
interessa l'intera Europa compresa la scandinava, la Russia e gli Stati Uniti; la circolazione dei
prodotti e delle idee è garantita dalle esposizioni universali che vengono organizzate nella
maggiori città europee e Americane. Questo fenomeno artistico è definito in lodi diversi a seconda
della nazioni o delle aree geografiche in cui si diffonde: in Inghilterra modern style e liberty, in
france e in Belgio art nouveau, modernismo in Catalogna, mentre in Italia si parla di stile floreale o
liberty.

GUSTAV KLIMT
Nasce a Baumgarten 1862 e muore nel 1918 si forma seguendo i dettami della pittura
dell'accademia nazionale, per poi prenderne le distanze grazie alla scoperta della bidimensionalitá
delle stampe giapponesi e all'elaborazione di un linguaggio fortemente stilizzato che lo spinge a
sperimentare le mescolanze di tecniche e materiali differenti. La dea Atena simbolo di una
femminilità belligerante e della lotta contro i vecchi ideali.

PALLADE E ATENE
La dea è rappresentata a mezzo Busto in una posa ieratica, calza un elmo d'orato da cui si
intravede un volto fiero e severo, appena ingentilito dai lunghi capelli rossi. La corazza è
impreziosita da scaglie dorate e chiusa al centro da un grande medaglione, rappresentante un
volto dall'atteggiamento beffardo, tipicamente caratterizzata da enormi occhi spalancati, dalla
bocca ricurva con la lingua che pende dai capelli rossi. Altro rimando alla Grecia antica sono le
figure sullo sfondo che ricordano quelle dei vasi dell'antica grecia a figure rosse. Klimt
rappresentata la lotta tra Zeus contro Tifeo mostro che tornerà con fattezze similari anche nel
fregio di Beethoven. Atena tiene nella mano destra un'anomala statua della vittoria che a molti
tratti in comune con la nuda veritas (una figura allegorica ricorrente nella sua pittura) che compare
anche sulla copertina "ver sacrum" rivista che i secessionisti viennesi pubblicano nel 1898 al 1903
come organo di diffusione delle loro idee.
IL BACIO
Tra il 1907 e il 1908 realizzò il bacio uno dei quadri più conosciuti al mondo, è uno dei suoi
capolavori. È un dipinto quadrato che raffigura 2 amanti strettamente abbracciati simile a quello
dell'albero della vita, posti su un prato fiorito con l'uomo che si china a baciare da donna, mentre
questa si abbandona alla presa sicura. La coppia è avvolta in una aureola luminosa e dorata, e
d'oro sono anche lo sfondo del quadro e l'abbigliamento degli amanti. Questa scelta deriva
dall'influenza dei mosaici bizantini che klimt osserva a Ravenna. Da questi mosaici riprende anche
la tridimensionalitá delle figure e dello spazio e i motivi decorati degli abiti, tasselli quadrangolari
per lui e forme tondeggianti per lei, uno stile che klimt riprende in opere degli stessi anni come il
ritratto di Adele in cui si può notare la stessa bidimensionalitá dell'immagine ad esclusione della
mani e del volto, dipinti con un leggero chiaro- scuro come nel bacio. A differenza del ritratto bel
bacio i 2 amanti sono persone reali; il dipinto è una composizione immaginaria che simboleggia il
trionfo dell'amore che fontana l'uomo è la donna in una cosa sola. Il dipinto è una celebrazione
appassionata e al contempo delicata ed estetica dell'amore reso attraverso il tratto incisivo delle
mani e dei volti dei 2 amanti, immersi in un arabesco gioioso. La striscia del prato fiorito dona un
ancoraggio alle 2 figure che si stagliano contro uno sfondo completamente astratto, una sorta di
cieli punteggiato da pagliuzze dorate. L'oro è nuovamente il colore predominante scelto per gli
abiti, aureola protettiva che avvolge gli amanti e per edera crescente fino al fiore in primo piano. A
malapena le figure si distinguono se non nelle contrasto del motivo decorativo delle vesti.
ANTONIO GAUDÌ
Antonio Gaudí nasce a Reus nel 1852 muore a Barcellona nel 1926, svolge la sua carriera a
Barcellona dove sviluppa un linguaggio fortemente personale, che diviene uno dei simboli
dell’indipendenza culturale catalana. Gaudí condivide l’espirazioni autonomiste della catalogna,
la sua architettura è distante dal modello madrileno (di Madrid), e attinge in primis dall’architettura
gotica ,affascinazione dovuta anche a un profondo sentimento religioso. I suoi concetti sono: la
distruzione dello spazio geometrico, l’enfatizzazione del involucro, e la cura del dettaglio
decorativo reso con un elemento vitalistico tale da far prendere vita all’edificio. Gaudí ha un
atteggiamento eretico rispetto al decorativismo franco-belga o dal rigore inglese, definendo un
linguaggio di mediazione tra le differenti manifestazioni del modernismo internazionale.

PARCO GÜEL
Realizzato tra il 1903-1914, per il conte Güell, per il quale aveva già realizzato “la casa” nel 1888,
il parco rappresenta una tappa per chiunque visiti Barcellona, dimostra quanto il linguaggio
anomalo e fantastico dell’artista sia riuscito a trovare largo consenso del pubblico. Si tratta di un
intervento complesso e articolato che si conclude con una grande terrazza panoramica costruita
su un sistema di 69 e grottesche colonne doriche molto imponenti, e la terrazza è caratterizzata
da un perimetro ondulato il cui parapetto è realizzato da un sedile continuo che ne esalta il bordo
grazie al suo rivestimento in mosaico in ceramica colorata, che è uno degli espedienti linguistici
più noti dell’architetto Catalano. In questo progetto sono infiniti i dettagli, gli scorci, i riferimenti al
mondo animale, le invenzioni strutturali come le colonne inclinate, per sorreggere le spinte degli
archi catenari, al punto di rendere il parco Guell il più celebre e fiabesco della città.

CASA MILÀ
Nel 1905 Gaudí da inizio all’opera chiamata “casa mila” o “la pedrera”(la cava). Gaudí la immagina
come una grande roccia scavata dal vento e dalla pioggia per questo appunto il titolo “la
pedrera”. La linea retta è completamente elusa( non viene usata): la facciata è rivestita di pietra
grezza e segue un andamento ondulato che si presta al complesso gioco delle ombre; le finestre
hanno una collocazione irregolare, le inferriate sono pensate come un groviglio di ferro che
assomigliano a un alga metallica . Il palazzo termina con un ampia terrazza praticabile dominata
da una serie di comignoli dalle forme insolite vagamente tortili che somigliano a delle presenze
umane.

“LA SAGRADA FAMIGLIA”


L’immenso tempio votivo è un progetto a cui Gaudí inizia a lavorare dal 1883, impostandolo
secondo un andamento verticale, con torrioni alti 170 m, e la maestosità tipica delle cattedrali
gotiche ripensate secondo la propria visione del modernismo, andata su asimmetrie , rimandi
zoomorfi, ed elementi decorativi in metallo e ceramiche policrome(più colori).Attraverso questi
elementi si fa evidente il richiamo alla natura che per Gaudí è un libro sempre aperto al quale
bisogna sforzarsi di leggere. Il progetto è ancora lontano dall’essere concluso, quando nel 1926
Gaudí venire investito mentre si recava in cantiere, e morirà 3 giorni dopo.

CASA BATLLÓ
Il progetto per “casa batlló”, inizia quasi contemporaneamente al progetto di “casa mila”. È
situata in uno dei quartieri residenziali e più esclusivi di Barcellona. La casa colpisce per la sua
stravaganza e la differenza con gli edifici circostanti, di proprietà delle famiglie borghesi dell’epoca
che facevano a gara per avere maggior visibilità.Commissionata a Gaudí dall’imprenditore tessile
Josep BATLLÓ essa sorge su un edificio già esistente che l’architetto volle mantenere,
ampliandone solo l’altezza fino a renderlo quasi irriconoscibile. Il prospetto principale(facciata)
presenta una sorta di tripartizione : pietra in basso, ceramica e vetri nella parte centrale e infine
coppi luminosi in ceramica sulla copertura. Sui primi 3 livelli con rivestimento in pietra rimanda a
uno scheletro animale : basti guardare i dettagli di giunzione delle pietre in corrispondenza delle
finestre curve e soprattutto le colonnine del bovindo al primo piano per comprendere la metafora
con la struttura ossea. Realizzata in pietra arenaria questi avvolgenti e sinuosi dettagli di facciata
sono il frutto di un lavoro scultoreo forsennato e geniale che esclude ogni riferimento alla linea
retta,agli angoli e agli spigoli vivi per inneggiare alla natura; per Gaudí la linea retta era quella degli
uomini, la linea curva è quella di Dio. La parte centrale del prospetto è caratterizzata da una
decorazione più sobria realizzata con intonaco e inserti in ceramica e vetro dal quale emergono i
parapetti dei balconi. In prossimità del quinto piano la fronte presenta una simmetria innescata
dalla copertura che si abbassa verso sinistra e lascia emergere una torretta cilindrica anche essa
sormontata da un anomalo pennacchio. Il tetto è ideato come un grande cappello poi rivestito in
ceramica colorata con un effetto squamoso che evoca la pelle di un grosso rettile, è stato
realizzato con una struttura ad archi parabolici eseguita in mattoni catalani successivamente
ricoperti di gesso: è una segue da di archi catenari (così chiamato perché la loro arcuatura deriva
da uno studio effettuato dalli stesso Gaudí su catene tenute alle due estremità e lasciate pendere
sotto il peso del proprio carico).

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