TIMEO: ALLEGORISTI E LETTERALISTI A CONFRONTO
Abstract (Italiano)
Il saggio analizza il dibattito tra allegoristi e letteralisti sull’interpretazione della cosmologia
del Timeo di Platone, in particolare riguardo alla generazione dell’universo e del tempo. I
letteralisti sostengono che Platone afferma un inizio temporale del cosmo, mentre gli
allegoristi interpretano il racconto come una metafora dell’eterna relazione tra il mondo
intelligibile e quello sensibile. Il neoplatonismo, con Plotino, media tra queste posizioni,
sostenendo che il tempo e l’universo sono generati ab aeterno. La questione dell'origine
dell'universo si riduce, infine, al modo in cui concepiamo il tempo e l'eternità.
Abstract (English)
The essay examines the debate between allegorists and literalists regarding the interpretation
of Plato’s Timaeus cosmology, particularly concerning the generation of the universe and
time. Literalists argue that Plato asserts a temporal beginning of the cosmos, while allegorists
interpret the narrative as a metaphor for the eternal relationship between the intelligible and
sensible worlds. Neoplatonism, with Plotinus, mediates between these positions, proposing
that time and the universe are generated ab aeterno. Ultimately, the question of the universe’s
origin depends on how we conceive time and eternity.
INTRODUZIONE
In questo saggio affronterò il problema dell’interpretazione della cosmologia del Timeo, in
particolare sul tema della generazione del tempo e dell’universo. Nei secoli i platonici si sono
divisi su come interpretare l’affermazione di Platone nel Timeo di un inizio dell’universo nel
tempo. Alcuni hanno sostenuto un’interpretazione allegorica o metaforica dei passi in cui
Platone sembra affermare la generazione del tempo e dell’universo, sostenendo che in realtà
l’universo è eterno, ossia non ha avuto un inizio nel tempo. Mentre invece altri hanno
sostenuto che il testo platonico va accettato alla lettera e che una lettura diversa costituirebbe
necessariamente una deviazione dall’intento originario di Platone. Mi occuperò allora di
analizzare criticamente gli argomenti utilizzati dai platonici a favore e a sfavore dell’esegesi
letterale e allegorica, soprattutto da un punto di vista teoretico. In seguito, dimostrerò che
Plotino intorno al dibattito platonico sul Timeo, pur essendo un allegorista, perviene ad una
soluzione originale del problema dell’origine dell’universo e del tempo che media tra le
istanze degli allegoristi e dei letteralisti. Infine, dimostrerò che, da un punto di vista teoretico,
la risposta alla questione dell’origine dell’universo dipende dalla concezione che si adotta del
tempo e dell’eternità.
1 L’interpretazione letterale del Timeo
Plutarco, Timeo di Locri e Attico sono i filosofi platonici principali a sostegno dell’esegesi
letterale del Timeo. Questi autori adducono diverse considerazioni a favore di essa:
1. L’argomento della lettura immediata;
2. L’argomento della Provvidenza;
3. L’argomento della sequenza.
Il primo argomento sostiene, come suggerisce il nome, che se ci limitiamo a leggere il testo
senza proiettare considerazioni esterne, appare di primo impatto evidente che Platone nel
Timeo parli di una generazione del cosmo nel tempo 1. Sostenere il contrario significa
compiere allora un’opera di revisione semantica artificiosa che si scontra con qualsiasi lettura
piana e priva di pregiudizi del testo.
Il secondo argomento, invece, mostra come il Demiurgo sia una figura personale reale,
necessaria a spiegare la presenza dell’ordine cosmico e a risolvere il problema – lasciato
insoluto da Platone prima del Timeo – dell’interazione tra mondo intelligibile e mondo
sensibile. Infatti, poiché le Idee erano oggetti intelligibili spirituali indipendenti dalla mente
umana, restava da spiegare come la mente umana, situata nel mondo sensibile, potesse
relazionarsi con tali oggetti. Inoltre, in che modo gli oggetti sensibili partecipavano delle
Idee? Le Idee come esercitavano la loro influenza su di essi, posta la radicale diversità di
mondo sensibile ed intelligibile? La figura del Demiurgo era in grado di risolvere tutti questi
problemi, in quanto 1. Il mondo sensibile viene plasmato e ordinato dal Demiurgo ispirandosi
ai modelli intelligibili. 2. L’uomo è creato dal Demiurgo ispirandosi al modello dell’Umanità
e l’anima umana partecipa delle stesse caratteristiche delle Idee (spiritualità, eternità e
incorruttibilità), quindi vi è un’omogeneità tra l’anima intellettiva umana e le Idee 2. 3. Il
Demiurgo è la causa efficiente del rapporto tra mondo sensibile e mondo intelligibile 3. Alcuni
1
«Perché ricorrere a un modo di appianare queste difficoltà diverso da quello che Platone stesso fornisce a
coloro che vogliono accettarlo?» (Plutarco, La generazione dell’anima nel Timeo 1016C (trad. it. F. Ferrari)).
2
Inoltre, Platone, ammettendo la preesistenza delle anime, sostiene che le anime umane sono state in principio a
contatto con gli intelligibili e, seppure quando si incarnano sono in uno stato di dimenticanza di essi, gli
intelligibili continuano ad essere presenti innatamente nell’uomo, per quanto sia richiesto un ‘risveglio’
attraverso l’esercizio della ragione (dottrina della reminiscenza).
3
Evidentemente appariva problematico a Platone attribuire efficacia causale alle Idee, dato che gli oggetti
astratti – seppure sia scorretto usare quest’espressione in riferimento alle Idee – per definizione sono privi di
efficacia causale.
platonici sostenevano anche che, se la genesi dell’universo e del tempo nel Timeo si riducesse
a un mero espediente letterario e l’universo e il tempo fossero eterni ed ingenerati, allora
verrebbe meno la possibilità di ricorrere alla divinità come spiegazione del cosmo, il che è
certamente contrario all’insegnamento teologico e religioso di Platone. Infatti, tutto ciò che
inizia ad esistere ha una causa; ora, se l’universo e il tempo sono eterni, allora non hanno
avuto inizio; dunque, l’universo e il tempo sono incausati. Così il cosmo non richiede più una
causa esterna della sua esistenza, come Dio4.
Il terzo argomento infine fa leva sul fatto che Platone usi nel Timeo un linguaggio
sequenziale, scandito da momenti o tappe diverse: da uno stato di caos primordiale alla
creazione del tempo e dell’universo ordinato secondo leggi (dèi secondi, anima del mondo,
corpi celesti, corpi terrestri etc.) attraverso l’intervento provvidenziale del Demiurgo. Ciò
implica una sequenza di trasformazioni e quindi un prima e un dopo. Se Platone avesse voluto
esprimere una semplice relazione metafisica, allora non avrebbe utilizzato un linguaggio
temporale e dinamico, ma atemporale e statico. Pertanto, l’interpretazione letterale è quella
giusta.
I primi filosofi a criticare l’interpretazione letterale del Timeo sono stati Aristotele e i
peripatetici, come ad esempio Teofrasto e Stratone di Lampsaco. Molte delle argomentazioni
usate dai peripatetici contro di essa sono state fatte proprie anche dai platonici allegoristi. È
appropriato allora prendere in considerazione anche le loro obiezioni.
L’obiezione più famosa di Aristotele alla creazione dell’universo nel tempo – tanto da arrivare
ai dibattiti odierni di cosmologia e filosofia analitica della religione – è questa: ammettiamo
per assurdo che l’universo sia nato nel tempo, allora deve esserci stato un ‘prima’ rispetto alla
creazione dell’universo nel tempo, ma ‘il prima e poi’ sono chiaramente categorie temporali,
dunque dovrebbe esserci stato un tempo prima della creazione dell’universo e del tempo e
ancora un tempo prima del tempo prima della creazione dell’universo e del tempo e così
all’infinito, il che è assurdo. Dunque, il tempo e l’universo sono increati. Infatti, poiché tutto
ciò che viene generato, è generato nel tempo, anche l’universo se viene generato, non potrà
che essere generato nel tempo. La critica, tuttavia, si rivela essere fallace perché compie una
petizione di principio. Infatti, si presuppone proprio quello che andrebbe dimostrato, ossia la
necessità ontologica del tempo. Non si è dimostrato che la creazione del tempo richieda un
tempo ad esso precedente e il ‘prima’ di cui si parla a proposito dell’inizio dell’universo, non
4
Questo era in effetti uno degli argomenti utilizzati dagli atomisti contro i finalisti. Per gli atomisti l’universo è
frutto del movimento caotico della materia atomica nel vuoto.
è un prima temporale, ma logico, così come l’‘inizio’ o cominciamento di cui si parla non è
temporale, ma piuttosto ontologico. C’è quindi anche un’equivocazione alla base di
quest’obiezione. Infatti, una causa può essere antecedente ad un effetto sia in senso logico
che temporale e non sempre i due coincidono 5. E semplicemente non segue poi che tutto ciò
che è generato debba essere generato nel tempo.
L’altra obiezione più significativa è rivolta verso la figura del Demiurgo. Secondo i
peripatetici il racconto del Timeo è pur sempre un ‘mito’ e il Demiurgo è una figura
antropomorfica utilizzata per spiegare l’ordine cosmico con un linguaggio facilmente
accessibile. Infatti, è inverosimile che il mondo sia stato generato come un oggetto è prodotto
e plasmato da un artigiano umano: ci immaginiamo che la generazione dell’universo sia
avvenuta in questo modo perché proiettiamo la nostra esperienza comune della produzione di
oggetti artificiali sul mondo naturale. Dio però non è certamente un essere umano o qualcosa
di analogo ad esso, come si immagina la religione pagana tradizionale. Qui si colloca anche
l’obiezione all’ argomento della Provvidenza: affinché l’universo sia ordinato
provvidenzialmente non è necessario imputare ad una causa esterna l’ordine dell’universo
dato che la causa dell’ordine dell’universo è immanente a quest’ultimo 6. Infatti, la natura (e le
sue leggi) è sufficiente a spiegare l’ordine cosmico. Questo non significa ovviamente che Dio
non esista, ma che Dio (il primo motore immobile, in questo caso) non sia un essere personale
e sia immanente all’universo piuttosto che trascendente. I letteralisti in risposta osservano che
sicuramente è vero che la natura sia dotata di leggi immanenti che la governano. Tuttavia, la
causa ultima di queste leggi – la cui esistenza altrimenti resterebbe inspiegata come un mero
fatto bruto – necessita di un Artefice intelligente trascendente la natura, in quanto l’ordine è il
frutto dell’intelligenza e la natura non è essa stessa intelligente. L’idea alla base di questo
ragionamento è, alla fine, che l’esistenza di leggi richieda anche quella di un Legislatore.
Per quanto concerne l’argomento della sequenza invece i peripatetici notano che la
Provvidenza non richiede necessariamente un intervento temporale in cui il mondo viene
creato da zero, bensì un ordinamento continuo e immanente della natura. Così l’ordine
cosmico è sempre esistente e non richiede una ‘inizializzazione’ cronologica. Inoltre, poiché
tutto ciò che inizia ad esistere è corruttibile, l’universo iniziando ad esistere dovrebbe essere
corruttibile, ma ciò è contrario non soltanto alla natura delle cose, ma anche alla stessa
5
Ad esempio, il calore (effetto) è presente simultaneamente al fuoco che è la causa da cui esso dipende.
6
I peripatetici, quindi, respingono – come del resto anche gli stoici – sia l’assunzione platonica secondo cui
l’ordine dell’universo presupponga una causa esterna, sia l’assunzione meccanicista secondo cui l’ordine
dell’universo è frutto del caso.
opinione di Platone che lo vuole incorruttibile per volontà divina 7. Sebbene quest’argomento
abbia avuto molto successo tra i peripatetici, esso è un mero non-sequitur: dal fatto che
qualcosa inizia ad esistere, non segue che questo qualcosa debba anche finire. Potrebbe
benissimo esserci infatti qualcosa che inizia ad esistere, ma non finisce; una siffatta
possibilità, infatti, è del tutto coerente e perciò concepibile.
2 L’interpretazione allegorica del Timeo
Mentre Aristotele aveva letto il Timeo di Platone letteralmente – concedendo così la validità
dell’argomento della lettura immediata – gli allegoristi platonici sostengono che Aristotele (e i
peripatetici) ha avuto ragione nel criticare la tesi dell’inizio dell’universo nel tempo e
l’assunzione letterale del Demiurgo, ma ha avuto torto nel pensare che nel criticare tali
posizioni criticasse Platone stesso. Platone, infatti, non ha mai voluto sostenere la generazione
dell’universo nel tempo, né ha proposto il suo racconto cosmogonico come “verità letterale”.
Tra i platonici allegoristi più significativi a sostenere questa tesi possiamo annoverare: Eudoro
di Alessandria, Numenio di Apamea, Alcinoo e Tauro.
Gli allegoristi vedono la creazione nel Timeo come una narrazione simbolica volta a spiegare
il rapporto tra l’eterno mondo intelligibile e il mutevole mondo sensibile. Platone descrive gli
eventi in modo sequenziale perché è confacente alle sue esigenze pedagogiche 8: non è facile,
infatti, spiegare le verità metafisiche ultime, specialmente a chi non è già un filosofo, senza
servirsi di espressioni che, in senso rigoroso, sono improprie9. Non deve meravigliare allora
che il testo del Timeo appare prima facie affermare ciò che i letteralisti pretendono; una lettura
più approfondita rivela però che la loro interpretazione sia scorretta. Ad esempio, quando
Platone afferma che l’universo ha iniziato ad esistere, non vuole dire che abbia iniziato ad
7
«[…] Arpocrazione e Attico, i quali ritengono che il cosmo nel Timeo sia detto da Platone “generato”
(ghenetòs) secondo il tempo, visto che Aristotele nel Sul Cielo rimprovera il divino Platone perché, pur dicendo
che il cosmo è “generato” secondo il tempo – come ritiene Aristotele –, costui sostiene che è incorruttibile,
pensano di trovare una difesa contro Aristotele dicendo che il cosmo è corruttibile per sua propria natura, ma che
permane incorruttibile per volontà di dio» (Attico, frammento 25 (trad. E. Vimercati)). La critica di Aristotele
presuppone che neanche Dio ha il potere di preservare qualcosa dalla corruzione se è per sua natura corruttibile.
Plotino sarà di opinione contraria, ritenendo che l’affermazione di Platone è vera, seppure vada integrata per la
sua insufficienza esplicativa cfr. Plot. II, 1.
8
Aristotele rifiutò anche l’esegesi allegorica del Timeo, obiettando che, mentre nelle figure geometriche il
risultato non cambia se tutti gli elementi sono dati insieme, nel caso del mondo ciò comporterebbe una
contraddizione: non può esserci ordine nato dal disordine senza un processo temporale di trasformazione. Poiché
la generazione implica il tempo, il mondo non può essere sia eterno che generato cfr. De caelo I 10, 279 b 32-
280 a 13; ed. Jori, p. 201.
9
«Pensano poi che Platone avesse la medesima posizione [la medesima rispetto all’anima] anche a proposito del
cosmo: egli sapeva che era eterno e ingenerato, ma optò per questo metodo espositivo perché constatò che senza
presupporne la generazione e il concorso originario di fattori generanti, non era facile comprendere il modo in
cui esso era organizzato e governato» (Plutarco, La generazione dell’anima 1013A10-1013B4 (trad. it. F.
Ferrari)).
esistere nel tempo, ma piuttosto che esso richieda una causa spirituale esterna della sua
esistenza, essendo mutevole e contingente10.
Gli allegoristi cercarono di provare l’interpretazione allegorica anche attraverso argomenti
filologici, sostenendo, ad esempio, che alcune espressioni utilizzate nel Timeo ammettevano
altri possibili significati, oltre a quelli assegnati dai letteralisti 11. Inoltre, notarono che, se
Platone avesse davvero voluto sostenere che l’universo ha iniziato ad esistere nel tempo,
allora Platone si sarebbe contraddetto, dato che in altre opere (come il Parmenide e il Sofista)
suggerisce l’eternità del cosmo. Da qui si evince che i dialoghi di Platone non possono essere
compresi isolatamente, ma vanno fatti interagire fra di loro. Tuttavia, quest’argomento
potrebbe non essere cogente, in quanto Platone potrebbe aver semplicemente cambiato idea ed
essendo il Timeo una delle ultime opere di Platone, egli non si sarebbe contraddetto nell’aver
suggerito precedentemente l’eternità dell’universo. Inoltre, si potrebbe replicare che o Platone
‘sembra’ suggerire tale tesi oppure che un suggerimento non implica necessariamente
un’adesione alla tesi da parte di un autore. Ciò sarebbe evidenziato dal fatto che in altre opere
come il Crizia o il Politico Platone sembra suggerire una nascita del cosmo 12. L’argomento
sarebbe plausibile però se si dimostrasse che Platone ‘anche’ in opere successive al Timeo
suggerisca l’eternità del mondo. Ad ogni modo i letteralisti sottolineano che, se la narrazione
del Timeo fosse solo un mito pedagogico, Platone non avrebbe insistito allora sull’idea che il
tempo nasce insieme al cosmo, suggerendo così che prima non esisteva.
Il Demiurgo invece è una figura reale oppure una finzione letteraria? Gli allegoristi si
dividono su questo punto: da un lato alcuni, come Numenio 13, sostengono che è una figura
mediatrice reale tra il mondo intelligibile e il mondo sensibile, dall’altro lato, invece, altri,
come Albino, vedono il Demiurgo come una metafora indicante un principio metafisico eterno
identificato con l’Uno o l’Intelletto. Comunque sia, gli allegoristi sono concordi nel sostenere
10
«Quando Platone dice che il mondo è “generato”, ciò non va inteso nel senso che ci fu un tempo in cui il
cosmo non esisteva, ma, piuttosto, nel senso che il cosmo è in perenne divenire e rivela una causa più originaria
della sua stessa esistenza» (Alcinoo, Didascalico XIV 169, 32-35 (trad. E. Vimercati)).
11
«Poiché la ricerca verte sul fatto se per Platone il mondo è ingenerato, a questo riguardo i filosofi ebbero
differenti opinioni. Aristotele afferma dunque che nel Timeo il mondo viene detto ghenetòs, poiché Timeo dice
che esso è nato […]. Anche certi altri furono di questa opinione, che il mondo per Platone è ghenetòs, mentre
altri ritennero che sia per lui ingenerato. Poiché coloro che affermano che è ghenetòs si appigliano a molti
argomenti e al lemma in cui Platone dice “è nato; è infatti visibile e tangibile”, occorre distinguere in quanti
modi si deve intendere il termine ghenetòn» (Tauro 23F (trad. A. Gioè)).
12
«Tra le altre opere, nell’Atlantide Timeo invoca per nome il dio che da tempo esiste di fatto, ma è nato ora nel
discorso, e nel Politico lo straniero allievo di Parmenide dice che il cosmo, composto da dio, partecipa di molti
beni, e se esiste qualcosa di spregevole e molesto, è un prodotto della commistione ottenuta a partire dalla
condizione precedente, priva di accordo e irrazionale» (Plutarco, La generazione dell’anima 1017C1-7 (trad. F.
Petrucci)). Per il parere opposto invece cfr. Tauro 27, 10.
13
Insieme ad Eudoro, Numenio ha poi sottolineato la forte vicinanza di Platone al pitagorismo per aver delineato
un universo gerarchico e armonico.
che il Demiurgo (o chi sta per Lui) non può avere un’azione temporale, perché il tempo stesso
è una sua creazione. Infatti, se il tempo nasce con il cosmo, allora ci deve essere stato un
‘prima’ in cui il Demiurgo ha agito senza tempo e quindi la creazione deve essere avvenuta
dall’eternità. Per gli allegoristi, il racconto del Timeo è una narrazione mitica che esprime il
passaggio dall’unità eterna al divenire. La Provvidenza, in questo senso, è una metafora della
struttura gerarchica dell’essere: il Demiurgo (o l’Intelletto) esprime la sua perfezione
ordinatrice attraverso il cosmo, ma questo ‘atto’ non deve essere interpretato come un evento
temporale, bensì come l’espressione simbolica di un ordine che è sempre esistito. La
Provvidenza diventa così il principio eterno che manifesta l’armonia tra il mondo intelligibile
e il mondo sensibile. Perciò, l’idea che la Provvidenza debba essere intesa come un intervento
che dà inizio al tempo è rifiutata perché l’ordine divino è concepito come coeterno al cosmo
stesso. La sequenza presente nel Timeo (‘il prima e il poi’) non allude allora ad una sequenza
cronologica, ma piuttosto ad una ontologico-causale 14: ad esempio, se il sole fosse eterno, la
luce sarebbe eterna, ma la luce esisterebbe solo in virtù del sole. Allo stesso modo, l’universo,
anche eterno, esisterebbe solo in virtù di Dio.
Che rapporto ha, invece, il Demiurgo con il mondo intelligibile? Nel Timeo si dice che il
Demiurgo ha creato l’universo perché era buono e per fare l’opera più buona e bella possibile
Egli si è ispirato ai modelli intelligibili 15. Da una siffatta descrizione sembrerebbe che il
Demiurgo sia distinto e separato sia dalla Forma del Bene, sia dalle altre Forme. Se però il
Demiurgo è separato dal mondo delle Idee, allora come fa a vedere le Idee? In che modo si
relaziona con loro? Alcuni letteralisti 16 hanno pensato che il problema sia risolvibile,
postulando l’identità di Dio e del Bene e, per estensione, del mondo delle idee in generale. Ma
gli allegoristi hanno criticato tale identificazione, sostenendo che va contro la dottrina di
Platone secondo cui il Bene è al di là o al di sopra dell’essere, essendone la causa. La causa,
infatti, nel platonismo, è sempre superiore all’effetto 17. Analogamente, non si può sostenere
14
Tauro sostiene che il cosmo è ingenerato, ma che per fini didattici viene trattato come se fosse generato
distinguendo tra chi può comprendere la Provvidenza senza un’origine temporale e chi invece ha bisogno di
concepirla attraverso una sequenza causale. Per rendere più chiari i concetti, si adotta un linguaggio che descrive
le cose come se fossero in un processo di generazione, analogamente a come in geometria si rappresentano le
figure costruendole idealmente, anche se esistono già cfr. Tauro T27, 3 e 6-7.
15
Cfr. Timeo 29d-30b.
16
«Attico, il maestro di costui [scil. di Arpocrazione], identifica immediatamente il demiurgo e il Bene,
nonostante in Platone il demiurgo sia chiamato “buono”, e non “il Bene”, e sia definito “intelletto”, mentre il
Bene è la causa di ogni essenza ed è al di là dell’essere (epèkeina tu òntos), come abbiamo appreso dalla
Repubblica. Che cosa potrebbe dire Attico anche del paradigma? Infatti, o esso è anteriore al demiurgo, e allora
sarà superiore per dignità al Bene; o è nel demiurgo, e allora il primo sarà molteplice; oppure è posteriore al
demiurgo, e allora il Bene, che non è nemmeno permesso nominare, si volgerà a ciò che viene dopo di lui e ne
avrà intellezione» (Attico, frammento 12 (fonte: Proclo, Commento al Timeo di Platone I 305, 6-16)).
17
Per gli aristotelici invece questa conclusione non è necessaria; la causa oltre che eminente (superiore),
potrebbe essere anche formale (uguale) rispetto all’effetto.
che le Idee siano ‘i pensieri’ di Dio, perché le Idee sono indipendenti da ogni mente, inclusa
quella divina. Con la religione giudaico-cristiana filosofi platonici come Filone d’Alessandria,
S. Clemente Alessandrino, Origene e S. Agostino obiettarono che le Idee non possono essere
separate e indipendenti rispetto alla mente di Dio perché, se lo fossero, allora Dio non sarebbe
più il Creatore; la causa di tutto l’essere, ma solo una fra più cause 18. Per di più, se le Idee
sono superiori a Dio (come sembra dalla lettura dei testi di Platone), allora il mondo delle
Idee sarebbe il vero unico Dio, mentre il secondo un dio inferiore o minore e quindi un ‘dio’
solo in senso debole o equivoco. Ciò è del tutto inaccettabile per il monoteismo biblico 19. Se
prescindiamo dalle diatribe religiose tra i platonici e applichiamo in questo caso il rasoio
d’Ockham, l’interpretazione monoteista delle idee platoniche (nota come ‘concettualismo
divino’) risulta essere però senz’altro quella più semplice.
3 L’interpretazione neoplatonica del Timeo
Secondo Plotino, il mondo sensibile non può essere stato creato in un momento specifico
perché il divenire è perpetuo e l’ordine del cosmo si configura come il risultato necessario
dell'emanazione, un processo che parte dall’Uno e termina con il mondo sensibile generato
dall’Anima che è, a sua volta, emanata dall’Intelletto. Non si tratta quindi di un atto deliberato
e temporale del Demiurgo, ma di un’emanazione necessaria. Il Demiurgo viene interpretato
così da Plotino come una metafora per il Nous. Poiché il mondo è un effetto necessario di Dio
che è eterno, anche il mondo sarà eterno; senza inizio e senza fine nel tempo. Il ‘prima’ a cui
si fa riferimento nel Timeo è un prima ontologico e non cronologico. Platone usa espressioni
simili a scopo didattico, seppure egli stesso nota in alcuni punti che esse non siano del tutto
adeguate20. Allo stesso modo sbaglieremmo se concepissimo Dio e la creazione in modo
antropomorfico21, come suggerirebbe la lettura superficiale del Timeo dei letteralisti.
18
Mentre Platone rifiutava l’auto-predicazione delle idee, Aristotele l’ammetteva. Quindi, sebbene generalmente
i Padri della Chiesa siano molto vicini al platonismo, su questo punto seguono invece l’aristotelismo.
19
Mentre è chiaro invece che non era affatto così per i platonici pagani o politeisti, soprattutto per quelli come
Proclo, Giamblico e Damascio che scrivono in un’era in cui il cristianesimo ha definitivamente trionfato
nell’Impero romano. Anche se in realtà la necessità di considerare Dio o l’Uno come causa universale
dell’Essere o causa prima (rispetto alle cause seconde) era stata sottolineata anche da un platonico pagano come
Porfirio che certamente non era amichevole nei confronti del cristianesimo cfr. Proclo in Ti. I 393, 15- = Porph.
In Ti. fr. 51.
20
Cfr. Plot. III, 7 [6], 51-58.
21
«È da escludere, quindi, che la provvidenza del vivente e in genere del nostro universo derivano da un
ragionamento. Lassù invero non c’è assolutamente ragionamento; se si parla di ragionamento, è perché si vuol
significare che tutto si realizza come se il mondo a venire scaturisse da un ragionamento; e poi se si parla di
previsione è perché si immagina che tutto capiti come nelle previsioni di un sapiente» (Plot. VI, 7 [38], 1.28-32).
Che cosa è il tempo per Plotino? E ha iniziato ad esistere? Poiché Platone ha definito il tempo
come l’“immagine mobile dell’eternità” 22, per poter comprendere la natura del tempo
(immagine), dobbiamo comprendere prima la natura dell’eternità (modello). L’eternità è –
secondo la definizione celebre che ne darà Boezio proprio a partire da Plotino stesso – il
“possesso intero, perfetto e simultaneo di una vita interminabile” 23, in particolare della vita
dell’Intelletto24. L’eternità è quindi una proprietà essenziale della vita dell’Intelletto
caratterizzata da pienezza, unità, quiete e assenza di divenire 25. Nell’eternità vi è solo il
presente senza alcun passaggio tra passato e futuro. Il tempo, invece, non è creato
artigianalmente da Dio, ma piuttosto è una conseguenza necessaria del movimento
dell’Anima (ipostasi) che introduce il divenire nel mondo sensibile. Così come l’eternità
corrisponde all’essere perfetto ed immutabile del Nous, il tempo corrisponde all’essere
dinamico dell’Anima26. Detto in altri termini, il tempo è il movimento della vita dell’Anima
che introduce ‘il prima e il poi’ per ordinare il divenire. Se l’eternità è una proprietà essenziale
della vita dell’Intelletto, allo stesso modo il tempo è una proprietà essenziale della vita
dell’Anima. Questa visione lega il tempo ad una dimensione metafisica, così che il tempo non
si può ridurre né a estensione o misura del movimento fisico, né al movimento fisico stesso,
seppure chiaramente i concetti di tempo e movimento siano essenzialmente legati fra di loro.
Il tempo, perciò, non è né un’entità autonoma, né fisica, ma piuttosto intelligibile e dipendente
dall’Anima. Il tempo cosmico nasce dall’azione dell’Anima del mondo 27, che introduce una
successione ordinata (il movimento dei cieli, delle stelle, etc.). I moti astrali o celesti sono
chiamati da Platone ‘tempi’ per evidenziare che essi sono ciò attraverso cui noi uomini
misuriamo il tempo – motivo per cui il Demiurgo li ha creati 28 –, ma non sono il tempo in sé 29.
Il tempo non è ‘eterno’, propriamente parlando, ma riflette l'eterna perfezione del Nous, pur
manifestandola in una forma inferiore. Plotino osserva che, se per assurdo l’Anima smettesse
di muoversi, allora anche il tempo cesserebbe di esistere, ma, poiché il movimento
22
Timeo 37d 5-7.
23
Boezio, De consolatione philosophiae V 6.
24
Cfr. Plot. III, 7 [5], 9-29.
25
Pertanto, il movimento o attività del cosmo intelligibile è puramente ideale.
26
Cfr. Plot. III, 7 [11], 40-64.
27
Potrebbe sorgere qui un equivoco, infatti il tempo è associato al movimento dell’Anima ipostatica o
dell’Anima del mondo? La risposta a questa domanda resterebbe inintelligibile se non si chiarisse prima che cosa
sono Anima universale e Anima del mondo. L’Anima universale è il terzo principio ipostatico, trascendente e
vicino al mondo intelligibile. L’Anima del mondo invece è la manifestazione dell'Anima universale nel cosmo
sensibile, è immanente e operante nel mondo sensibile. Inoltre, a differenza dell’Anima universale che è vicina al
Nous, subisce il tempo e il cambiamento. Quindi, secondo Plotino, il tempo è prodotto dall’Anima universale
(ipostatica), ma viene manifestato e reso percepibile dall’Anima del mondo.
28
Cfr. Plot. III, 7 [12], 26-61.
29
Cfr. Plot. III, 7 [13], 1-28.
dell’Anima è incessante ed inarrestabile, il tempo esisterà sempre 30. Questo ci riporta alla
questione dell’inizio o generazione del tempo. Per Plotino il tempo è generato o ingenerato?
Abbiamo visto che, mentre i letteralisti sostenevano la generazione, gli allegoristi tendevano a
negarla. Plotino assume su questo dibattito una posizione originale ed intermedia tra gli
allegoristi e i letteralisti: il tempo è iniziato ad esistere o è stato generato, ma non nel tempo,
piuttosto nell’eternità. Il tempo, infatti, è stato generato dall’attività dell’Anima e ne è
chiaramente dipendente31. Tuttavia, poiché l’attività dell’Anima si esplica necessariamente
dall’eternità, anche il tempo sarà un effetto ‘eterno’ e necessario. L’eternità propria del tempo
però è diversa dall’eternità propria del mondo intelligibile. Infatti, come Plotino avverte,
l’eternità ha molti sensi ed è spesso scambiata per altre cose, in particolare con la
‘perpetuità’32. La perpetuità indica infatti ciò che è infinitamente continuo nel tempo. Mentre
l’eternità è caratterizzata dall’immutabilità, la perpetuità è caratterizzata da cambiamento
infinito. Propriamente parlando quindi, il tempo non può essere eterno perché sarebbe una
contraddizione in termini, ma soltanto ‘perpetuo’ 33.
Giamblico (insieme a Proclo) inserirà il Timeo in una direzione più religiosa e teurgica. Sarà
Proclo a portare però a piena sistematizzazione il neoplatonismo arrivando a concepire il
Timeo come la manifestazione della subordinazione epistemologica della fisica alla teologia
(scienza suprema)34. L’ultimo dei neoplatonici pagani, Damascio, invece, giungerà
definitivamente alla conclusione che il problema della creazione e della natura del tempo
siano dei misteri insolubili, inaccessibili alla ragione umana.
Conclusioni
Avendo esaminato la diatriba tra letteralisti e allegoristi, abbiamo potuto constatare che per
Plotino sia il tempo che l’universo sono generati attraverso una creatio ab aeterno. Filosofi
cristiani come Origene e S. Agostino ritenevano in linea di principio possibile una siffatta
creazione e Origene, a differenza di S. Agostino, considerò addirittura tale ipotesi compatibile
con la religione cristiana. Il ragionamento sarebbe questo: se da tutta l’eternità fosse esistito
un piede sopra la polvere, sotto di esso ci sarebbe sempre stata un’orma, che nessuno
dubiterebbe dipendente da chi ve la imprime; allo stesso modo è sempre esistito il mondo,
30
Cfr. Plot. III, 7 [12], 3-23.
31
Cfr. Plot. III, 7 [12], 23-25.
32
Cfr. Plot. III, 7 [6], 8-37.
33
Infatti, se l’eternità è assenza di divenire o mutamento, allora qualcosa che scorre infinitamente nel tempo non
può essere eterno per definizione.
34
«È necessario che la vera scienza della natura dipenda dalla teologia, come pure la natura dipende dagli dèi ed
è divisa secondo tutti i suoi ordini, affinché anche i logoi siano rappresentanti delle cose che significano»
(Proclo, in Ti. I 204, 8-11).
essendo sempre esistito Colui che lo ha fatto. I Padri della Chiesa respinsero però l’idea,
tipicamente neoplatonica, secondo cui l’universo sarebbe un effetto necessario della natura
divina, come il raggio del sole è un effetto necessario del sole. Questa visione, infatti,
contraddirebbe l’idea cristiana di un Dio personale e libero, il quale non può essere
necessitato dalla Sua natura perché Dio è la Sua natura divina. Inoltre, se l’universo fosse un
effetto necessario di Dio tale che Egli non può fare a meno di crearlo, allora Dio non sarebbe
più perfetto perché avrebbe bisogno di qualcos’altro, il che è assurdo.
La differenza tra un universo con inizio temporale e uno privo riguarda principalmente il
modo in cui concepiamo il tempo e la creazione. In termini di dipendenza ontologica,
contingenza e fine, non c’è alcuna differenza significativa: entrambi dipendono
completamente da Dio e sono soggetti alla Sua volontà. La questione dell’origine
dell’universo si riduce sostanzialmente a questo: il tempo ha iniziato esistere o vi è sempre
stato? E l’ipotesi dell’eternità dell’universo dipende dalla negazione dell’inizio del tempo? In
altri termini, è possibile che l’universo inizi ad esistere senza che inizi ad esistere il tempo?
Secondo la tradizione aristotelica il tempo non è una realtà autonoma, ma dipendente dal
movimento dell’universo. Di conseguenza, se l’universo ha avuto un inizio, anche il tempo ha
avuto un inizio. L’ipotesi di un universo eterno (senza inizio) implica, quindi, che anche il
tempo sia eterno. Pertanto, se si nega l’eternità del tempo, si nega anche l’eternità del mondo.
I Padri della Chiesa concordano con i neoplatonici nel sostenere che l’atto creativo di Dio è
eterno e immutabile. Questo significa che, dal punto di vista della causa, la creazione
dell’universo nel tempo è indistinguibile dalla creazione eterna; infatti, in entrambi i casi la
volontà di Dio agisce dall’eternità35. Un universo senza inizio nel tempo è un universo in cui il
tempo ci è sempre stato. Un tempo eterno (che ci è sempre stato) è però, secondo il
neoplatonismo, una contraddizione in termini36. L’eternità, in senso proprio, infatti è assenza
di tempo o divenire. Neppure Dio può creare allora una cosa del genere, trattandosi di una
contraddizione. Ma se non può esistere un tempo eterno, allora non può esistere neppure un
universo eterno che lo presuppone. Perciò, la distinzione si riduce alla fine al modo in cui
35
Di conseguenza, cessa di avere senso l’obiezione, posta dagli allegoristi contro i letteralisti, secondo cui Dio
non può aver creato nel tempo l’universo perché altrimenti sarebbe incomprensibile perché Dio abbia deciso di
creare il mondo in un determinato istante piuttosto che in un altro. Infatti, la prima causa efficiente è dotata di
volontà e, pur avendo da sempre il proposito di creare, non ha prodotto un effetto eterno. A differenza delle cause
particolari, che presuppongono qualcosa per causare qualcos’altro (ad esempio, la forma presuppone la materia),
Dio crea simultaneamente materia e forma, senza dipendere da presupposti temporali. Il tempo, infatti, non è un
limite per Dio, ma qualcosa che Egli ha stabilito secondo la Sua volontà.
36
Pertanto, se è vero che i neoplatonici eludono il problema del legame di dipendenza del tempo dal movimento
dell’universo, legando il tempo al movimento dell’Anima, devono comunque risolvere il problema
dell’incompatibilità tra il tempo e l’eternità.
concepiamo il rapporto tra Dio, l’universo e il tempo. Se accettiamo l’idea che il tempo stesso
inizi con l’universo, allora la creazione temporale e quella eterna sono pienamente
equivalenti. Altrimenti giungiamo ad un dilemma. Se postuliamo un universo che non ha mai
avuto un inizio temporale, finiamo in un paradosso: un universo eterno (senza inizio, né fine
nel tempo) sarebbe qualcosa che presuppone una continuità di esistenza senza inizio, il che è
contraddittorio, in quanto il tempo stesso non può essere eterno, nel senso di non avere mai
avuto inizio, perché esso implica un cambiamento e una sequenza di eventi 37. In alternativa,
dobbiamo ammettere un universo eterno che presuppone un tempo eterno che è però
altrettanto problematico, in quanto implica che l’universo esiste senza causa e senza una
sequenza di eventi che ne segua un inizio. Dunque, se il tempo non può essere eterno, allora
l’idea di un universo eterno che presuppone un tempo eterno diventa insostenibile e sia
l’universo che il tempo devono avere un inizio, e questo inizio è necessariamente creato da
Dio, la cui eternità è fuori dal tempo e non soggetta al divenire.
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RIFERIMENTI
Alcinoo. Didascalico XIV 169, 32-35 (trad. E. Vimercati).
Aristotele. De caelo I 10, 279 b 32-280 a 13 (ed. Jori, p. 201).
Attico. Frammento 12 (fonte: Proclo, Commento al Timeo di Platone I 305, 6-16); frammento
25 (trad. E. Vimercati).
Boezio. De consolatione philosophiae V 6.
Platone. Timeo 29d-30b; 37d 5-7.
Plotino. II, 1; III, 7 [6], 8-37; III, 7 [11], 40-64; III, 7 [12], 3-23; III, 7 [12], 23-25; III, 7
[12], 26-61; III, 7 [13], 1-28; VI, 7 [38], 1.28-32.
Plutarco. La generazione dell’anima nel Timeo 1016C, 1013A10-1013B4 (trad. F. Ferrari),
1017C1-7 (trad. F. Petrucci).
Proclo. Commento al Timeo I 204, 8-11; I 393, 15- = Porph. In Ti. fr. 51.
Tauro. 23F (trad. A. Gioè); 27, 10; T27, 3 e 6-7.
37
L’universo può essere allora, al massimo, ‘perpetuo’ (con un inizio, ma senza fine nel tempo), ma non ‘eterno’
(senza inizio e senza fine nel tempo).