capitolo 10
L’Umanesimo è un movimento culturale nato dalla riscoperta dell’antichità classica. È un
fenomeno laico, cioè separato dalla Chiesa, che affonda le sue radici nel Duecento e si
sviluppa nel Quattrocento, soprattutto in Italia e in particolare a Firenze, che divenne il
centro propulsore.
Con l’Umanesimo nasce un nuovo modo di educare, in cui si dà valore alla cultura letteraria,
grammaticale e storica antica. In Europa l’educazione restava religiosa, ma in Italia, già dal
XII secolo, si sviluppavano scuole laiche e si affermava una nuova figura di insegnante
professionista.
Un elemento centrale fu l’interesse per i testi antichi, in particolare per gli autori classici. Gli
umanisti volevano imitare lo stile dei grandi autori latini, studiando a fondo vocabolario,
sintassi e struttura dei testi, senza però copiare meccanicamente, ma esprimendo anche il
proprio stile personale.
Antichi modelli per una nuova società
Nella seconda metà del Duecento, a Padova e in altre città venete, si sviluppa un primo
umanesimo: notai e magistrati iniziano a scrivere in stile classicheggiante, riscoprendo gli
autori classici. Si manifesta un mutamento del gusto letterario e l’abbandono dei valori
medievali (Chiesa, monarchia) a favore di merito, virtù e amore per la patria. Si afferma una
nuova morale laica.
Petrarca, padre della rinascita letteraria
Francesco Petrarca (1304-1374) è considerato il fondatore degli studi umanistici. Critica la
cultura scolastica medievale e il latino rozzo, cercando invece di imitare gli antichi.
Appassionato ricercatore di testi classici, crea una rete per recuperare opere originali e
diffondere la cultura antica.
Firenze e lo sviluppo del volgare
L’Umanesimo arriva a Firenze più tardi, a metà del Trecento, con un alto tasso di
alfabetizzazione. Qui si preferisce tradurre i testi classici in volgare piuttosto che cimentarsi
direttamente col latino. Dante, Petrarca e Boccaccio scrivono in volgare.
L’Umanesimo arriva a Firenze
Attraverso le traduzioni e i volgarizzamenti, si diffondono i valori dell’antica civiltà romana.
Giovanni Boccaccio è un grande ammiratore di Petrarca e contribuisce a introdurre
l’umanesimo nella città. Con Coluccio Salutati il movimento cresce ancora di più.
Il legame tra Umanesimo e politica
Con Salutati, cancelliere della Repubblica fiorentina, si consolida il legame tra Umanesimo e
politica. Salutati valorizza gli studi classici e promuove l’insegnamento del greco, portando a
Firenze Manuele Crisolora nel 1397.
L’Umanesimo civile
A Firenze si afferma un Umanesimo civile ispirato a Cicerone: unisce la retorica latina a
concetti come libertas (libertà repubblicana) e negotium (impegno civile). Leonardo Bruni e
altri umanisti rielaborano il modello romano per adattarlo alla realtà cittadina fiorentina.
Il libro, oggetto del desiderio:
• Durante l’Umanesimo, c’era una grande passione per il recupero dei testi antichi.
Poggio Bracciolini fu tra i più attivi nel ritrovare opere dimenticate.
• L’invenzione della stampa (metà Quattrocento) cambiò radicalmente la diffusione dei
testi: il mondo della copia manuale fu sostituito da tipografi e stampatori.
• Questo rese più facile l’accesso ai testi, anche se a volte i testi corretti si perdevano
o si alteravano.
L’Umanesimo filologico:
• Bracciolini e altri umanisti praticavano un lavoro critico sui testi antichi per restaurarli
e correggerli attraverso il confronto fra più copie (collazione).
• Nasce una nuova scienza: la filologia.
• Figure importanti furono Lorenzo Valla, che criticò documenti come la “Donazione di
Costantino”, e Angelo Poliziano, grande filologo e letterato.
La riscoperta dell’antichità greca:
• Dopo la caduta di Costantinopoli (1453), molti intellettuali greci si rifugiarono in Italia,
portando con sé la cultura greca.
• Manuele Crisolora fu un insegnante chiave a Firenze, diffondendo la conoscenza del
greco antico.
• Gli umanisti tradussero molte opere dal greco al latino, fondamentali per il
Rinascimento.
La conoscenza del greco:
• Nonostante l’impegno, il greco restò a lungo una conoscenza di nicchia, difficile da
apprendere e poco diffusa anche con l’avvento della stampa.
• A Venezia, alla fine del Quattrocento, Aldo Manuzio iniziò a stampare testi in greco,
contribuendo alla loro diffusione.
Documento: “Ho trovato Quintiliano ancora salvo ed incolume”
• Lettera di Poggio Bracciolini a Guarino da Verona (1416), annunciando la scoperta di
una copia integra dell’“Institutio oratoria” di Quintiliano, opera importantissima per la retorica
antica.
Umanesimo e Rinascimento
1. L’Umanesimo:
• È un movimento culturale che rivaluta l’uomo e la cultura classica.
• Si afferma una visione laica del mondo: Dio non è più al centro, ma l’uomo.
• Si crede nell’individualismo e nella capacità dell’uomo di costruire il proprio
destino (faber fortunae suae).
• Si rivaluta la gloria terrena e il valore umano, concetti già anticipati da Petrarca.
• Nasce la filologia, con lo studio critico dei testi antichi in latino e greco.
• La lingua volgare acquisisce dignità letteraria.
Filosofie umanistiche:
• Marsilio Ficino traduce Platone e fonde il suo pensiero con il Cristianesimo (Teologia
platonica).
• Pico della Mirandola (De hominis dignitate) celebra la libertà dell’uomo di scegliere il
proprio destino.
• Leon Battista Alberti rappresenta l’Umanesimo ottimistico ma anche la sua
fase più tragica.
2. Diffusione dell’Umanesimo in Europa:
• Oltre Firenze, centri culturali importanti furono: Roma, Napoli, Venezia.
• In Europa, l’Umanesimo si diffuse in Fiandre (Olanda, Belgio) e Inghilterra.
• Personalità chiave:
• Erasmo da Rotterdam: “Elogio della follia”, critica la corruzione della Chiesa.
• Thomas More: “Utopia”, descrive uno stato ideale basato sulla razionalità e
l’uguaglianza.
3. Il Rinascimento:
• Il termine “Rinascimento” è usato da Vasari e poi da Jules Michelet.
• È il periodo tra XV e XVI secolo di grande rinnovamento artistico e culturale.
• Caratteristiche principali:
• Centralità dell’individuo.
• Esaltazione della dignità umana.
• Straordinario fiorire delle arti e delle lettere.
• In campo artistico:
• L’artista diventa una figura autonoma e valorizzata.
• Non lavora più solo per la Chiesa, ma anche per privati e autorità pubbliche.
• Si affermano i temi profani, presi dalla storia, mitologia, natura.
•Cambia anche il ruolo della committenza: non più solo ecclesiastica, ma anche
politica e privata.
• Nascono nuove figure di artisti “star”, come Michelangelo e Tiziano.
Durante il Rinascimento la committenza non riguardò più solo le chiese, ma anche palazzi e
piazze cittadini. I principi e i signori volevano mostrare il loro prestigio attraverso opere
artistiche e architettoniche, trasformando città e centri urbani in veri poli culturali.
Grazie alla disponibilità di capitali, e alla crisi del Trecento, l’arte conobbe un vero trionfo: si
affermarono grandi artisti come Filippo Brunelleschi, Donato Bramante, Leonardo da Vinci,
Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio. Oltre alla pittura e alla scultura, fiorirono anche
le arti decorative e l’artigianato, con figure come Benvenuto Cellini che univa capacità
tecnica e creatività artistica.
Parallelamente si sviluppò anche il pensiero politico moderno. Niccolò Machiavelli, con il suo
trattato Il Principe (1513), propose una nuova visione della politica: il potere doveva essere
conquistato e mantenuto con abilità e forza, senza subordinarsi alla morale tradizionale.
Machiavelli è considerato uno dei padri fondatori della scienza politica moderna.
Accanto a lui, Francesco Guicciardini offrì una visione ancora più concreta e realistica della
politica, basata sull’esperienza pratica e sull’osservazione della realtà. Nei suoi Ricordi e
nella Storia d’Italia analizzò la politica come risultato di interessi personali e circostanze
mutevoli, rifiutando ogni ideale astratto.
Nonostante le grandi conquiste culturali, il Rinascimento fu un fenomeno elitario: coinvolse
solo una piccola parte della popolazione, esclusi in gran parte contadini, donne e ceti più
poveri, che continuarono a vivere condizioni di vita difficili e invariate.
Rinascimento, ma non per tutti
Il Rinascimento fu un periodo di valorizzazione dei meriti individuali, ma questi cambiamenti
culturali non coinvolsero tutte le classi sociali né le donne. La popolazione povera e le donne
rimasero escluse dai principali progressi sociali. Le donne erano considerate inferiori agli
uomini, dipendenti dai padri o dai mariti, e il loro lavoro era pagato meno o per niente.
Donne e attività culturale
Nonostante tutto, ci fu una crescita dell’attività letteraria femminile nel XV e XVI secolo: si
contano circa 200 autrici in Italia, e altre in Francia, Germania e Inghilterra. Alcune donne si
distinsero anche come pittrici, scultrici, poetesse e musiciste. Alcune figure importanti furono
Lucrezia Borgia, Teresa d’Avila e Gaspara Stampa.
I progressi della conoscenza
Nel Rinascimento si sviluppò uno spirito critico verso l’autorità degli antichi (come Aristotele
e Tolomeo) e si cominciò a verificare le affermazioni osservando direttamente la natura. A
questo si aggiunse l’individualismo, che spingeva a superare i modelli precedenti.
Le scienze naturali e lo studio della prospettiva
Nacque un nuovo approccio scientifico, applicato allo studio della natura e all’osservazione
del cielo e delle piante. In arte si sviluppò lo studio della prospettiva, per rappresentare il
mondo in modo più realistico, come teorizzato da Leon Battista Alberti e Piero della
Francesca.
Date chiave
• 1543: Niccolò Copernico pubblica la teoria eliocentrica, rivoluzionando l’idea
dell’universo.
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L’anatomia e la superstizione
• Durante il Rinascimento si compiono grandi progressi nello studio del corpo
umano, grazie anche alla dissezione dei cadaveri.
• Importanti studiosi come Antonio Benivieni, Leonardo da Vinci, Albrecht Dürer
e Andrea Vesalio migliorano la conoscenza dell’anatomia.
• Tuttavia, superstizione e magia persistono: astrologi e maghi sono ancora
molto influenti.
• L’alchimia cerca di trasformare i metalli in oro e creare l’homunculus.
• Queste pratiche, pur errate, pongono le basi della chimica moderna.
L’invenzione della stampa
• Nel Medioevo i libri erano scritti a mano su pergamena, molto costosa.
• Dal Duecento si comincia a usare la carta, più economica e pratica.
• A metà Quattrocento, Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri
mobili a Magonza.
• Le lettere venivano modellate in rilievo su bastoncini metallici, poi inchiostrate
e stampate con un torchio.
• Questa invenzione rivoluziona la diffusione dei libri: nel 1455 Gutenberg
stampa la prima Bibbia a caratteri mobili.
I progressi della tecnica
• Tra Medioevo e Rinascimento nascono molte nuove tecnologie.
• Importanti innovazioni: il tornio per la tessitura, il giroscopio a manica, i
montacarichi, la pompa a stantuffo per l’acqua.
• Si diffondono gli orologi meccanici che migliorano il controllo del tempo.
• Leonardo da Vinci contribuisce con invenzioni geniali ma spesso senza
applicazione pratica immediata.
L’invenzione della stampa:
• Nel Medioevo i libri venivano copiati a mano su pergamena, ed erano molto
costosi.
• Nel Quattrocento, la disponibilità della carta (più economica) favorì la stampa.
• Johannes Gutenberg (a Magonza, metà del Quattrocento) inventò il torchio
tipografico a caratteri mobili: piccole lettere in rilievo su bastoncini metallici, che si potevano
comporre e ricomporre facilmente.
• Il primo libro stampato fu la Bibbia, nel 1455.
La diffusione della stampa:
• La stampa rese possibile la produzione di libri in grandi quantità, riducendo
enormemente i costi.
• In Europa sorsero moltissime stamperie.
• Aumentò la disponibilità di libri: il costo dei libri diminuì molto, rendendoli
accessibili anche a persone comuni, non solo ai ricchi.
• La lettura divenne più diffusa, il sapere si diffuse più velocemente, e
diminuirono gli errori di copia.
Le armi da fuoco: cannoni, archibugi e moschetti:
• La polvere da sparo (carbone, salnitro e zolfo) venne dalla Cina; in Europa si
iniziò ad usare dal Trecento.
• Le prime armi erano ingombranti e pericolose da maneggiare.
• Nel Quattrocento, i progressi della metallurgia permisero di costruire cannoni
più robusti e manovrabili.
• Nacque la prima artiglieria: i cannoni demolivano mura e castelli, portando
alla costruzione di fortificazioni più basse e larghe.
• Comparvero anche le prime armi da fuoco portatili, come l’archibugio,
sostituito poi dal moschetto (più potente ma più pesante).
Un nuovo tipo di guerra:
• Le armi da fuoco modificarono l’arte della guerra: non servivano più anni di
addestramento come per arcieri e cavalieri.
• Si ebbe una democratizzazione della guerra: anche i comuni cittadini, con un
cannone o un archibugio, potevano combattere.
• Gli eserciti divennero molto più grandi (decine o centinaia di migliaia di
soldati).
• Le battaglie si allungarono: da pochi minuti a molte ore, puntando alla
distruzione totale del nemico.
• Si rafforzarono anche le difese: il Seicento è ricordato come il “secolo di
ferro”, per l’alto numero di guerre.
Il contesto politico e sociale del XV secolo
• Crescita degli apparati statali centrali: Dopo le guerre (come la Guerra dei
Cent’anni e i conflitti italiani), l’Europa vive un periodo di pace e crescita economica.
Monarchi come Luigi XI di Francia, Enrico VII d’Inghilterra e Ferdinando II di Aragona
rafforzano il potere centrale, creando monarchie più moderne con eserciti, diplomazia,
burocrazia e magistrature.
• Moderni strumenti di governo: La necessità di eserciti regolari e il costo
crescente delle guerre spingono a creare sistemi di prelievo fiscale più efficienti. Nascono
anche strumenti diplomatici permanenti (ambasciatori presso corti straniere).
• Deficit di rappresentanza politica: I sovrani si circondano di consigli e
funzionari (spesso nobili), ma la partecipazione popolare è molto limitata. Parlamenti e
assemblee rappresentano solo le classi alte (nobili, clero, grandi mercanti).
• Esclusione politica e culturale dei ceti più bassi: Contadini e lavoratori
salariati vengono esclusi dalla politica e spesso repressi duramente se protestano. Anche i
fenomeni culturali (Umanesimo, Rinascimento) rimangono élitari, lontani dalle masse.
• Crescita delle città: Dopo la crisi medievale e con la ripresa demografica, le
città diventano centri politici ed economici importanti. Si distinguono tra città capitali, suddite
e libere. Nel Quattrocento molte città-stato perdono autonomia a favore delle monarchie e
degli Stati regionali. Nelle grandi città europee si trasferiscono nobili e contadini in cerca di
lavoro, stimolando lo sviluppo delle manifatture e il commercio. La borghesia investe i profitti
nell’economia e nell’acquisto di titoli nobiliari.
capitolo 11
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La caduta dell’Impero bizantino e l’ascesa della potenza ottomana:
• A metà Quattrocento l’Impero Bizantino era minacciato dai Turchi, un insieme
di popolazioni provenienti dall’Asia centrale. I Selgiuchidi fondarono un impero in Anatolia,
Persia, Mesopotamia e Siria.
• Con la nascita del khanato mongolo degli Ilkhanidi, si formano emirati
indipendenti tra cui quello degli Ottomani. Othman proclamò l’indipendenza e iniziò una
politica di espansione.
• Gli Ottomani conquistarono Bursa (1326) rendendola la loro capitale.
L’avanzata ottomana nei Balcani:
• Gli Ottomani, sotto Orhan, si inserirono nei conflitti bizantini e conquistarono
città come Nicea e Nicomedia, arrivando in Europa attraverso il Bosforo (1354).
• Conquistarono Adrianopoli e vinsero la battaglia di Kosovo Polje (1389).
• Assediarono Costantinopoli già dal 1394.
Le nuove crociate per fermare i Turchi:
• Nel 1396 papa Bonifacio IX promosse una crociata contro gli Ottomani,
conclusasi però con la sconfitta dei crociati a Nicopoli.
• I Veneziani, Genovesi e regni dell’Europa Orientale erano i più attivi contro gli
Ottomani.
• I giannizzeri (fanteria di giovani cristiani convertiti) furono decisivi per la forza
militare ottomana.
La battuta d’arresto dell’espansione ottomana:
• Nel 1402 a Ankara, Tamerlano sconfisse pesantemente gli Ottomani e catturò
il sultano Bayazid I.
• Alla morte di Tamerlano, gli Ottomani ricominciarono a espandersi con
Maometto I e poi Murad II.
Tentativi di riavvicinamento tra Chiesa ortodossa e cattolica:
• Giovanni VIII Paleologo cercò un accordo religioso con l’Occidente per
ottenere aiuto, con il Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439).
• L’unione religiosa però fallì a causa di motivazioni più politiche che religiose.
• Una nuova crociata finì con la sconfitta cristiana a Varna (1444).
Fattori dell’ascesa ottomana:
• Espansionismo militare.
• Scarsa coesione dei regni cristiani.
• Efficienza dei giannizzeri.
• Motivazione religiosa della “guerra santa”.
Maometto II e la conquista di Costantinopoli (1453)
• Maometto II, detto “il Conquistatore”, assedia Costantinopoli iniziando il 6
aprile 1453.
• I bizantini, pochi e mal equipaggiati, resistono due mesi.
• Il 29 maggio 1453 Costantinopoli cade: l’ultimo imperatore, Costantino XI,
muore in battaglia.
• Gli Ottomani entrano trionfanti in città.
Le ambizioni di Maometto II
• Dopo la caduta di Costantinopoli, Maometto II conquista altri territori: Serbia
(1459), Grecia (1460-64), Albania (1468), Crimea (1475).
• Venezia cerca di fermarlo senza successo e firma la pace di Istanbul (1479).
• Maometto II si propone di conquistare anche l’Italia e Roma.
• Nel 1480 assedia Otranto, compiendo un massacro.
• Muore improvvisamente nel 1481 e i suoi piani si interrompono.
La riorganizzazione dei territori cristiani
• Maometto II riorganizza l’Impero ottomano con il Kanunname, un codice
legislativo.
• Promuove la tolleranza religiosa e integra funzionari ebrei e cristiani
nell’amministrazione.
Costantinopoli diventa Istanbul
• La città viene trasformata in una capitale islamica, con moschee, madrase,
mercati e palazzi (come il Topkapi).
• Istanbul diventa una città multietnica e multiculturale.
• La popolazione cresce enormemente: da 70.000 abitanti dopo il 1453 a
700.000 nel Cinquecento.
L’età di Solimano il Magnifico
Selim I “il Terribile” (1512-1520)
• Padre di Solimano, amplia l’Impero ottomano conquistando Siria, Egitto e
parte della Persia.
Solimano il Magnifico (1520-1566)
• Lunga fase di conquiste: conquista Belgrado (1521), Rodi (1522) e vince la
battaglia di Mohács (1526) contro gli ungheresi.
• Nel 1529 assedia Vienna, ma non riesce a conquistarla.
• Espande l’impero in Africa (Libia) e in Asia (Mesopotamia e Georgia).
Le riforme di Solimano
• Continua la politica di tolleranza come Maometto II.
• Riforma il sistema fiscale basandolo sulla tassazione proporzionale.
• Cura la formazione di funzionari pubblici di altissimo livello.
• È soprannominato anche “il Legislatore” per le sue riforme.
L’espansione ottomana (XIII-XVII secolo)
L’Impero Ottomano si espanse tra il XIII e il XVII secolo, conquistando vasti territori tra
Europa, Asia e Africa. L’organizzazione del potere ruotava attorno al sultano, che governava
attraverso il Divano, consiglio dei visir, guidato dal Gran Visir. I funzionari imperiali avevano
compiti amministrativi, militari e giudiziari. I soldati appartenevano alla classe privilegiata
degli askeri. Importante era anche l’influenza politica delle donne dell’harem, in particolare
durante il cosiddetto “sultanato delle donne” (XV-XVI secolo).
Un impero tollerante
Gli Ottomani applicavano una politica relativamente tollerante verso i cristiani ed ebrei
sottomessi, considerati “gente del libro”, in cambio del pagamento di una tassa. Alcuni
prigionieri cristiani catturati nelle guerre diventavano rinnegati (convertiti all’Islam).
Nonostante le conversioni, molti popoli balcanici mantennero la loro religione cristiana.
La frontiera mediterranea
Il Mediterraneo fu il principale teatro di scontro tra europei e Ottomani. La pirateria
musulmana, che colpiva il traffico marittimo, ostacolava i rapporti pacifici. Tuttavia, il
Mediterraneo rimase un nodo commerciale importante tra Oriente e Occidente.
Oriente e Occidente: un dialogo su più fronti
Nonostante i conflitti, vi fu una fascinazione reciproca: gli Ottomani adottarono innovazioni
tecnologiche europee (come i cannoni) e l’arte e l’artigianato ottomano (ceramiche, tappeti,
miniature) conobbero grande successo in Europa. Nelle architetture ottomane si fondono
elementi islamici, turchi, persiani e greco-romani.
Lo scontro tra cristiani e non cristiani in Spagna
Nel Quattrocento, in Spagna, il confronto tra cristiani e musulmani portò a processi di
marginalizzazione e annullamento della diversità culturale. La Reconquista culminò nel 1492
con la conquista del Sultanato di Granada. Lo stesso anno, i sovrani cattolici Ferdinando e
Isabella ordinarono l’espulsione degli ebrei che non si convertivano al cristianesimo.
L’Inquisizione spagnola
Per controllare la sincerità dei convertiti (conversos), fu istituita l’Inquisizione spagnola,
guidata da Tomás de Torquemada, che perseguiva chiunque fosse sospettato di praticare
segretamente la religione ebraica o islamica.
capitolo 12
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Alla ricerca di spezie e oro
• Dal tardo Trecento, i rapporti commerciali tra Europa e Asia si fanno difficili
per guerre e disgregazione dei khanati mongoli.
• La pirateria e l’intermediazione dei mercanti musulmani rendono i commerci
più costosi e pericolosi.
• Dopo la caduta di Costantinopoli (1453), i commerci si spostano: il porto di
Alessandria diventa fondamentale per il traffico di spezie.
La “carestia” di metalli preziosi
• Tra 1440 e 1464 l’Europa affronta una grande crisi di approvvigionamento di
metalli preziosi (“carestia di lingotti”).
• Le difficoltà commerciali con l’Oriente spingono gli europei a cercare nuove
rotte, orientandosi verso Ovest.
Gli europei e il mondo conosciuto
• Gli europei iniziano a superare il limite geografico delle “Colonne d’Ercole”
(stretto di Gibilterra) per esplorare l’Atlantico.
• Credenze popolari vedevano oltre l’Atlantico un mare pieno di mostri e
pericoli.
• Le conoscenze geografiche e astronomiche erano limitate e appannaggio di
pochi.
• La cultura umanistico-rinascimentale stimola l’esplorazione e la verifica delle
conoscenze antiche.
Nuovi modi di navigare
• Le innovazioni tecniche (come la bussola e l’astrolabio) permettono di
migliorare le capacità di navigazione.
• Non furono invenzioni improvvise, ma perfezionamenti di strumenti già
esistenti.
Navigazione e nuovi tipi di navi (XIV-XV secolo):
• Grazie a miglioramenti nelle conoscenze astronomiche e nella meccanica
navale (es. timone diritto di poppa), la navigazione divenne più precisa e sicura.
• Furono sviluppati nuovi tipi di navi combinando la vela quadra (adatta ai venti
di poppa) con la vela latina triangolare (più maneggevole).
• L’uso di più alberi rese le navi più stabili e facili da manovrare.
Tipi di navi principali:
• Cocca: Nave con vela quadra e una seconda vela sull’albero di prua. Robusta
e stabile.
• Caracca: Evoluzione della cocca, più grande (fino a 2000 tonnellate), dotata
di tre alberi, adatta per lunghi viaggi oceanici.
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Le esplorazioni portoghesi:
• La chiusura delle rotte terrestri a causa degli Ottomani spinse i Portoghesi a
cercare nuove vie marittime verso l’Oriente.
• Con il sostegno di principi come Enrico il Navigatore, esplorarono la costa
africana.
• Conquistarono Ceuta e raggiunsero l’arcipelago di Madeira e le Isole Canarie.
• Fondamentali furono i progressi tecnici e le carte nautiche.
L’Africa nel Medioevo:
• Importanti regni africani (es. Mali, Ghana, Songhai) si svilupparono grazie ai
grandi fiumi e alla ricchezza di risorse naturali (grano, sale, oro).
• I commerci arabi e africani erano molto attivi tramite rotte carovaniere.
Circumnavigazione dell’Africa:
• Re Giovanni II del Portogallo (1481-1495) promosse esplorazioni e
miglioramenti nella costruzione navale.
• Bartolomeo Diaz (1487-1488) raggiunse il Capo di Buona Speranza.
• Vasco da Gama (1497-1498) raggiunse l’India navigando lungo l’Africa e
sfruttando i monsoni.
• I Portoghesi occuparono centri commerciali come Goa, Ormuz e Malacca.
La scoperta dell’America:
• Cristoforo Colombo cercò una nuova via per raggiungere l’Oriente navigando
verso ovest attraverso l’Atlantico.
• Sottovalutò la distanza reale tra l’Europa e l’Asia.
• Dopo vari tentativi falliti in Portogallo, ottenne i finanziamenti dalla Spagna.
Le grandi esplorazioni e la scoperta dell’America
• Trattato di Tordesillas (1494): per evitare conflitti tra Spagna e Portogallo, il
papa Alessandro VI stabilì una linea di demarcazione verticale nell’Atlantico: a est la
dominazione portoghese, a ovest quella spagnola. Obiettivo: evangelizzare le nuove terre e
conquistare militarmente.
• Esplorazioni inglesi e portoghesi:
• I fratelli Giovanni e Sebastiano Caboto esplorarono il Canada (1497-1498).
• Pedro Álvares Cabral scoprì il Brasile (1500).
• Amerigo Vespucci (1501-1502) intuì che le nuove terre non erano l’Asia, ma
un continente sconosciuto.
• Vasco Núñez de Balboa avvistò per primo l’oceano Pacifico (1513).
• Cristoforo Colombo:
• Tentò di raggiungere l’Asia navigando verso ovest, basandosi su calcoli
sbagliati.
• Dopo aver ricevuto i finanziamenti dai sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella,
partì con tre navi (Santa Maria, Pinta e Niña) il 3 agosto 1492.
• Il 12 ottobre 1492 sbarcò a San Salvador (Bahamas), credendo di essere
arrivato in Asia.
• Compì altri viaggi esplorando le Grandi Antille, Honduras, Nicaragua e
Panama.
• Conseguenze della scoperta:
• Iniziò una corsa all’accaparramento di terre e ricchezze.
• Gli indigeni furono sfruttati duramente: vennero ridotti in servitù e decimati da
malattie europee come il vaiolo.
• Forte spinta all’evangelizzazione da parte dei conquistatori spagnoli.
• Motivazioni principali:
• Ricerca di metalli preziosi (oro e argento).
• Espansione della fede cristiana.
• Espansione commerciale e politica delle monarchie europee.
Magellano e il primo giro del mondo
Ferdinando Magellano, al servizio della Spagna, intraprese nel 1519 la prima
circumnavigazione del globo. Scoprì il passaggio tra Atlantico e Pacifico (lo Stretto di
Magellano) e attraversò il Pacifico fino alle Filippine, dove morì. La sua spedizione dimostrò
che la Terra è rotonda e molto più vasta di quanto si pensasse.
La ricerca del “passaggio a nord-ovest”
Dopo Magellano, si cercò una rotta più breve verso l’Asia passando a nord delle Americhe
(passaggio a nord-ovest). Molte spedizioni esplorarono Canada e Groenlandia, ma senza
successo immediato.
Le civiltà precolombiane e lo scontro con gli europei
Prima dell’arrivo degli europei, in America vivevano civiltà complesse come i Maya, gli
Aztechi e gli Inca:
• Maya: nella penisola dello Yucatán, avevano una società avanzata, con
calendari, scrittura e città maestose come Tikal.
• Aztechi: nella zona di Città del Messico, costruirono un grande impero basato
sull’agricoltura, la religione e la guerra. Praticavano sacrifici umani.
• Inca: nell’America Meridionale (Perù, Bolivia, Cile), svilupparono un impero
efficiente, con una società gerarchica e una rete stradale impressionante.
La conquista europea
Gli europei, arrivati nel XVI secolo, conquistarono queste civiltà, imponendo la loro cultura e
il loro dominio.
L’Impero Inca:
Gli Inca parlavano il quechua e avevano un solo sovrano, considerato un’incarnazione del
dio Sole. L’impero era diviso in quattro province, collegate da una rete stradale efficiente.
Erano grandi architetti (es. Machu Picchu) e praticavano il terrazzamento. Non conoscevano
la scrittura ma usavano i quipu. Sacrificavano animali alle divinità, raramente umani. L’Inca
non usava la ruota per i trasporti, ma animali da soma come il lama.
I conquistadores:
Nel XVI secolo, gli spagnoli entrarono in contatto con le civiltà americane, causando uno
shock culturale. Gli europei avevano armi da fuoco, armature e cavalli, risultando “invincibili”
agli occhi degli indigeni. Hernán Cortés e Francisco Pizarro furono i principali
conquistadores.
Cortés e la caduta degli Aztechi:
Cortés usò alleanze con popolazioni nemiche degli Aztechi e approfittò delle profezie
religiose. Catturò Montezuma II e conquistò Tenochtitlán nel 1521, fondando la Città del
Messico.
Pizarro e la caduta degli Inca:
Pizarro sfruttò una guerra civile tra Atahualpa e Huascar. Catturò Atahualpa durante la
battaglia di Cajamarca (1532) e conquistò Cuzco. Gli Inca tentarono di resistere sotto Tupac
Amaru, ma furono sconfitti nel 1572.
Il crollo delle popolazioni indigene:
Oltre alla violenza, le malattie portate dagli europei (come vaiolo e morbillo) sterminarono la
popolazione indigena. Anche lo shock culturale causò un crollo della natalità.
La denuncia di Bartolomé de Las Casas:
Missionario spagnolo che denunciò i maltrattamenti verso gli indigeni, cercando di difendere
i loro diritti per oltre vent’anni.
La creazione dei viceré:
Carlo V cercò di regolare il sistema delle encomiendas e istituì i viceré (es. Viceré di Nuova
Spagna e Viceré del Perù) per riportare l’ordine nelle colonie.
Lo “scambio colombiano”:
Gli europei portarono animali (cavalli, suini, bovini) e piante (canna da zucchero) in America,
alterando profondamente l’ecosistema. Portarono anche malattie e avviarono il commercio
degli schiavi africani per sostituire la popolazione indigena decimata.
Colonialismo portoghese:
I portoghesi si concentrarono sulla conquista di basi militari e commerciali lungo le coste di
Africa e Asia, creando empori e scali commerciali. Non si occuparono molto della
colonizzazione interna, tranne che in Brasile. Alfonso de Albuquerque fu la figura chiave:
conquistò Goa, Ceylon, l’Indonesia e le isole Molucche, fondamentali per il commercio delle
spezie. I portoghesi crearono anche avamposti in Africa e intensificarono le esplorazioni
fluviali in Mozambico per il commercio di schiavi e avorio.
capitolo 13
____
Nel Cinquecento la popolazione riprende ad aumentare:
Dopo la crisi demografica medievale (carestie, epidemie), alla fine del Quattrocento la
popolazione europea torna a crescere grazie al calo della mortalità e a un alto tasso di
natalità. Si stima che da 40-70 milioni di abitanti nel 1500 si arrivò a 80-90 milioni nel 1600.
La crescita fu dovuta a condizioni di vita leggermente migliori e alla diminuzione delle grandi
epidemie.
Aumento demografico nelle città:
La crescita della popolazione coinvolse anche le città, che iniziarono a dotarsi di nuove
infrastrutture e quartieri. Alcune città, come Amsterdam, conobbero uno sviluppo urbano
eccezionale. Nonostante ciò, la stragrande maggioranza della popolazione (oltre il 90%)
continuava a vivere nelle campagne.
Tra campagna e città:
Si svilupparono forti legami economici tra campagne e città: molti contadini si trasferivano in
città alla ricerca di condizioni di vita migliori, mentre una parte della popolazione rurale
svolgeva lavori a domicilio per i mercanti cittadini (soprattutto nel settore tessile). Le
condizioni lavorative in città erano però dure e instabili.
Cambiamenti nel settore agricolo e manifatturiero:
Con l’aumento della popolazione, si rese necessario aumentare la produzione agricola. Si
estendettero le superfici coltivate e si puntò soprattutto sulla coltivazione dei cereali (grano,
miglio, orzo). I proprietari terrieri cercarono di convertire sempre più terre alla coltivazione
del grano per rispondere alla crescente domanda di cibo.
Cambiamenti nel settore agricolo e manifatturiero:
• Nell’età pre-industriale la popolazione cresceva, e per sfamare tutti si
aumentò la produzione agricola.
• Si espanse la superficie coltivata, puntando molto sulla cerealicoltura (grano,
miglio, segale, orzo).
• Si trascurarono le coltivazioni tradizionali (vite, ulivo) e le nuove (mais,
patata).
• Questo provocò un peggioramento delle condizioni dei contadini: i piccoli
proprietari persero terreno, salari bassi, vita più difficile.
• I grandi proprietari aumentarono i loro guadagni migliorando gli investimenti
agricoli o alzando i canoni d’affitto.
• Nei paesi come l’Inghilterra e i Paesi Bassi si fecero grandi lavori di bonifica
di terre incolte.
Nuova distribuzione della ricchezza nelle campagne:
• Si creò una forte polarizzazione: i grandi proprietari si arricchirono, mentre
molti contadini finirono in miseria.
• Le terre comuni furono privatizzate e recintate (fenomeno delle “enclosures”),
impoverendo le famiglie più povere che prima vivevano usando quelle terre.
• In Inghilterra questo fenomeno fu particolarmente intenso.
Accumulo del capitale e nuovi settori manifatturieri:
• Dal Cinquecento si sviluppò un modello “protocapitalista”, basato
sull’accumulo di capitali e la reinvestizione dei profitti.
• Crescono le produzioni di beni di lusso (settore tessile, armi, vetro, carta,
tipografia).
• Aumenta l’importanza del carbone fossile come fonte di energia.
• Crescono anche il settore minerario, estrattivo e quello edilizio.
• Si sviluppa una maggiore specializzazione settoriale: gli artigiani, mercanti e
banchieri si distinguono sempre più nelle loro attività.
La nascita di un sistema finanziario moderno
• Nel Cinquecento la crescita delle attività manifatturiere e commerciali stimola
lo sviluppo delle attività finanziarie.
• Si diffondono i titoli di debito, strumenti che regolano prestiti con restituzione
futura e interessi.
• Nascono strumenti come le lettere di cambio e i cambiavalute, favorendo
traffici più sicuri.
Il legame fra banchieri e sovrani
• I sovrani hanno bisogno continuo di denaro per eserciti e burocrazie e si
indebitano con i banchieri.
• I banchieri si arricchiscono, ma si espongono anche ai rischi del mancato
pagamento (bancarotta).
• Importanti famiglie di banchieri: i Medici a Firenze e i Fugger in Germania,
questi ultimi legati all’imperatore Carlo V.
Un’arma a doppio taglio
• Il legame coi sovrani porta ricchezza ai banchieri, ma anche gravi rischi se il
sovrano fallisce.
• Dopo la crisi dei Fugger, nel Cinquecento emergono i banchieri genovesi che
sostituiscono i tedeschi negli affari con gli Asburgo.
• Genova diventa il nuovo centro finanziario europeo fino al Seicento.
Le borse e le fiere di cambio
• Nascono le prime borse, come quella di Anversa (1531).
• Si organizzano anche fiere di cambio dove si trattano valute e titoli di debito.
Gli esordi di un’economia-mondo
• La rete dei commerci internazionali si amplia: Europa, Asia, Africa e Americhe
si collegano.
• Aumenta la domanda di beni preziosi e beni di lusso (spezie, stoffe).
• Si sviluppano nuovi prodotti come riso, zucchero, caffè, cacao, cotone e
tabacco.
• Cresce il ruolo delle compagnie commerciali, società create per finanziare
spedizioni e scambi, dove gli investitori ricevono dividendi.
Verso la fine del Cinquecento in Inghilterra e nei Paesi Bassi nacquero le prime compagnie
commerciali privilegiate, che ottenevano il monopolio su determinati prodotti o su rotte
commerciali. Queste compagnie erano private solo formalmente, ma in realtà erano molto
legate ai governi nazionali.
Nuovi porti in ascesa: Con il progresso delle esplorazioni atlantiche, il centro del commercio
internazionale si spostò dal Mediterraneo all’Atlantico. I porti mediterranei, come Venezia,
entrarono in declino. Al contrario, Siviglia e Lisbona divennero grandi centri di traffico:
Siviglia per le rotte verso l’America (compreso l’oro e l’argento delle colonie) e Lisbona per le
spezie e i prodotti orientali.
Il ruolo delle Fiandre: Nel Cinquecento, i porti di Bruges e Anversa nelle Fiandre ebbero
grande importanza come snodi commerciali per tutta l’Europa. Anversa, però, cadde in crisi
nella seconda metà del secolo a causa della guerra tra i Paesi Bassi e la Spagna. Dopo il
conflitto, molti mercanti si trasferirono ad Amsterdam, che divenne la nuova capitale
economica d’Europa.
Economia-mondo: Il concetto di economia-mondo fu teorizzato da Fernand Braudel e
descrive un sistema economico formato da un centro (che concentra la maggior parte delle
attività economiche) e delle periferie (dedite principalmente ad agricoltura ed estrazione
mineraria). Nel Cinquecento, il centro era l’Europa Nord-occidentale, mentre l’Europa
orientale e le Americhe erano periferie.
Scambi internazionali: Con l’espansione delle rotte atlantiche, si intensificarono i traffici
internazionali di:
• metalli preziosi (oro e argento)
• beni di lusso (spezie, tessuti)
• nuovi prodotti (riso, zucchero, caffè, cotone).
Tuttavia, la maggior parte della popolazione europea continuava a vivere in un’economia di
autoconsumo e gli scambi a lunga distanza erano ancora limitati, lenti e costosi.
Crescono i prezzi, aumentano i poveri
Nel Cinquecento, nonostante una certa crescita economica, gran parte della popolazione
europea viveva appena sopra il limite di sussistenza. Bastavano piccole variazioni nei prezzi
o nei raccolti per far precipitare le famiglie nella povertà. Durante le crisi, mendicanti e
vagabondi rappresentavano il 15-20% della popolazione urbana.
Aumenta il prezzo del cibo, aumenta l’inflazione
L’aumento demografico fece crescere la domanda di cibo, ma la produttività agricola rimase
quasi invariata, provocando un forte aumento dei prezzi, in particolare del pane.
La diminuzione del valore della moneta
Con l’arrivo di grandi quantità di metalli preziosi dall’America, il valore della moneta diminuì,
alimentando ulteriormente l’inflazione. Questo fenomeno fu così rilevante da essere
chiamato “rivoluzione dei prezzi”.
Aumentano le diseguaglianze sociali
I salari crescevano meno rapidamente dei prezzi, quindi il potere d’acquisto delle persone
diminuiva. La maggior parte del reddito familiare veniva spesa per il cibo, aumentando la
povertà tra lavoratori salariati, operai non specializzati e contadini.
I piccoli artigiani subirono la concorrenza e l’instabilità del mercato, mentre i mercanti e i
grandi proprietari terrieri si arricchirono grazie all’aumento dei prezzi e dell’affitto dei beni.
Le donne nella prima età moderna: molti obblighi, nessuna libertà
Le donne erano sottoposte a forti costrizioni sociali. Solo attraverso la vita monastica
potevano ottenere una minima indipendenza. In genere, il loro ruolo era limitato a quello di
mogli e madri, all’interno delle mura domestiche.
Il matrimonio e le donne
Il matrimonio aveva un’importanza economica decisiva: portare una dote era indispensabile.
Nelle regioni meridionali d’Europa, i beni della moglie restavano separati da quelli del marito;
nel nord-ovest invece vi era la comunione dei beni.
Le donne e il mondo del lavoro
Le opportunità di lavoro per le donne erano limitate. Ricevevano salari più bassi degli uomini
e spesso erano costrette a lavorare nella filatura e nella tessitura. In situazioni di estrema
povertà, molte donne, specialmente vedove o nubili, erano spinte alla prostituzione.
Le politiche per i poveri
La “rivoluzione dei prezzi” causò un impoverimento generale e un aumento del
vagabondaggio. Le autorità cercarono di intervenire con politiche di controllo sociale:
• impiegando i poveri nei lavori pubblici,
• creando ospizi,
• espellendo i mendicanti dalle città,
• favorendo l’emigrazione verso le colonie americane.
La carità e l’elemosina giocarono un ruolo importante nella gestione della povertà.