ALIERI
Alfieri si compiaceva della sua nascita nobile perché aveva indipendenza
economica e non doveva sottostare a qualcuno.
Sin dall’infanzia soffre di solitudine e malinconia.
Studia all’accademia di Torino (tutti i nobili piemontesi andavano li), la
formazione era arida, pedantesca e c’era ignoranza totale e ineducazione.
Uscito dall’accademia viaggia per Italia ed Europa anche Russia; spirito
cosmopolita e prova ansia di conoscenza caratteristici dell’età dei lumi non
rientravano nei viaggi di Alfieri, che si spostava spinto da un’ansia febbrile di
irrequietezza continua che lo portava ad un sentimento di noia e vuoto, non
aveva una causa precisa la sua scontentezza.
Negli anni giovanili c’è già un animo tormentato e un bisogno di trovare un
fine sublime per la propria esistenza, ma i viaggi non gli hanno permesso di
acquisire vere conoscenze ma ha provato esperienza delle varie situazioni
politiche (lui era inquieto e ribelle) e si irrita (a Parigi per il comportamento
giovesco del re; a Vienna infastidito per la genuflessioncella alla sovrana del
poeta che poi rifiuta di conoscere; a Berlino prova dolore a causa
dell’universale caserma prussiana, a San Pietro Burgo prova odio per la
tirannide e Caterina II); preferisce Olanda e Inghilterra. Ama selve della
Scandinavia, luogo selvaggio (preromantico), lo ispira la vastità e il silenzio
(deserti nell’Aragona), nei paesaggi proietta il suo io.
Ritorna a Torino e la sua insofferenza per ogni gerarchia gli impedisce di
dedicarsi a attività politiche e militari. La depressione viene accresciuta da un
triste amore (Gabriella Turinetti); vive come un giovin signore. L’unica attività è
quella letteraria (quello era un periodo di anni di vuoto intellettuale
dell’accademia) e legge illuministi francesi e Lutaku (biografo greco, biografie
di illustri greci e romani). A Torino fonda una società letteraria, scrive “alcune
cose facete di…”.
Nel 1775 ha un’illuminazione destinata a dare senso alla sua vita,
“conversione”; aveva abbozzato una tragedia (Antonio e Cleopatra) che
ritorna in mano e scopre la somiglianza con la propria relazione (alfieri-
turinetti/antonio-cleopatra), l’unico mezzo per superare i suoi turbamenti è
scrivere, porta a termine la tragedia (grande successo) e Alfieri vede che la
sua vocazione è quella di poeta tragico (scrive filippo e polimice).
Data l’insufficienza dei suoi primi studi si immerge nella lettura dei classici
latini e italiani e si applica nello studio della lingua italiana (per avere un
linguaggio adatto alle tragedie), Alfieri si trasferisce in Toscana; conosce louise
stolberg, trova un amore degno che assieme alla poesia da equilibrio alla sua
vita.
Nel 78 per spiemontizzarsi e recidere legami con nobiltà sabauda, e quindi re di
Sardegna, cede i suoi beni alla sorella in cambio di una rendita.
Lo scoppio della rivoluzione nel periodo in cui soggiorna a Parigi con la
contessa esalta il suo sentimento antitirannico (scrive “Parigi sbastigliata”);
poi inizia a provare disgusto per la falsa libertà che maschera la nuova
tirannide borghese che ha portato la Rivoluzione francese.
Tornato in toscana si isola animato dall’odio contro i francesi che si sono
impadroniti dell’Italia sotto Napoleone. Morirà a Firenze.
RAPPORTI CON ILLUMINISMO
Le basi culturali sono illuministe, sensistiche e materialistiche (ha letto
Rosseaux), ma non ha cultura filosofica; in generale per la cultura del secolo
prova sofferenza; ripugna il culto della scienza, ha orrore per il progresso
scientifico, secondo lui il freddo razionalismo scientifico soffoca il dolce
sentire, spegne il fervore dell’immaginazione; la filosofia dei lumi aveva la
ragione che controllava i sentimenti (nonostante lo spazio lasciato agli istinti
spontanei). Alfieri esalta invece la dismisura, qualcosa di senza limiti
condotto all’estremo. L’illuminismo sottoponeva a critica la religione
tradizionale (deismo e ateismo), Alfieri pur non avendo una fede positiva
respinge queste idee e manifesta un impulso religioso che lo porta a rivolgersi
verso l’infinito e l’assoluto, è uno spirito religioso che ti porta al contatto con
la realtà del mondo.
Il progresso è del tutto estraneo ad alfieri (rimane freddo e scettico), secondo
lui è profondo il senso dell’ignoto e del mistero che avvolge le ragioni
profonde dell’essere, con l’uomo che rimane scontento e inquieto perché
senza soluzione. Se l’illuminismo è pervaso da ottimismo in opposizione Alfieri
insiste sulla miseria e sull’impotenza dell’uomo.
Anche il progresso economico lascia alfieri freddo e scettico, rifiuta lo
spirito borghese e vede nello sviluppo economico l’incentivo al moltiplicarsi
di una massa di gente avida e incapace di alti valori, estendere la cultura per
alfieri è inutile perché non cambia schiavi in uomini liberi. Lui ha uno spirito
aristocratico (opere teatrali per nobili), infastidito però dall’oppressione di
quella piemontese; ha spirito individualista.
Oppone poi al cosmopolitismo l’isolamento della propria individualità
(viaggia ma rifiuta incontri per individualità), che si sente straniera in qualsiasi
luogo.
Al filantropismo (per limitare le sofferenze dei lumi, atteggiamento
paternalistico) oppone culto umanità eroica (minoranza) che spregia vile
gregge di uomini umili e schiavi (maggioranza) ponendosi al di sopra.
IDEE POLITICHE
Avversione tirannide e culto della libertà hanno una matrice illuministica
(lettura montesquie e Rosseaux e voltaire); alfieri si distacca dai lumi
prendendo posizioni personali, insiste su egocentrismo e individualismo, si
scontra con la situazione politica; sofferenza per il paternalismo della nobiltà
sabauda, si distacca dall’aristocrazia ligia alla corona e legata a cariche militari
(situazione stagnante priva di dinamicità). Alfieri fugge da questo ambiente e
vede l’emergere di nuove forze, quelle borghesi (dinamiche dal punto di vista
economico e portano avanti cultura moderna) sprezzate perché non si
identifica nell’esaltazione dell’abilità pratica; in urto con assolutismo (attuale) a
borghesia (futuro breve) per cui si trova senza appoggio nella sua
individualità; profondo senso di sradicamento e spaseamento che però per lui
non è una condanna, effetto pac man e si sente superiore spiritualmente
rispetto agli altri. Rifiuta il potere in sé, in assoluto e in astratto, in quanto la
tirannide è iniqua e oppressiva e non può altro che nuocere; esalta la libertà,
che non prende corpo in un progetto di stato, Alfieri non da soluzione per
concretizzare le sue idee, è l’espressione di un individualismo eroico e
radicalmente antisociale, libertà riservata solo a chi ha aristocrazia di spirito
(atteggiamento del superuomo). La libertà non la trova in nessun ordinamento
politico. Celebra la rivoluzione americana (4 odi per America libera) ma poi si
rende conto che la spinta rivoluzionaria è scaturita da ragioni economiche e
materiali e non dalla voglia di libertà (ode più amara) stessa cosa Rivoluzione
francese.
Titanismo (scontro titanico tra io e realtà esterna), ansia di infinita grandezza
e libertà, io gigantesco da superuomo che vuole spezzare ogni limite; si
proietta nella realtà mediocre e estraneità al secolo…
Titanismo collegato al pessimismo, coscienza dell’impossibilità.
METODO
Alfieri oltre a scrivere tragedie scriveva rime (canzoniere) e commedie.
Alfieri sceglie un genere tragico specifico; per sceglierlo recupera certe
competenze mancanti, sceglie il teatro tragico, motivi dovuti ai sentimenti e
al suo carattere, scrive personaggi che sono suoi alterego, tragedie quasi
autobiografiche (alfieri vs mondo, scontro titanico risolto in suicidio o
tirannicidio). La scelta di tale genere è dovuta al desiderio di colmare una
lacuna del 18esimo secolo, e vuole emulare gli autori tragici della classicità;
recupera la finalità originaria della tragedia (toccare le corde profonde
dell’animo degli spettatori per far riflettere e meditare), sceglie personaggi al di
fuori dalla vita quotidiana e dell’ordinario, incarnano passioni e
sentimenti universali (tratti da storia antica, moderna o dalla mitologia o
bibbia, come Saul), uomini e donne eccezionali con drammi smisurati e in
titanica solitudine, tentano di imporsi e provano emozioni senza misure; la
dismisura è caratteristica di Alfieri e anche del mondo greco antico. Dalle
prime tragedie sentimento pessimistico e amaro, eroi concepiti come antidoto
al tormento interiore che accompagna l’autore dalla giovinezza. Alfieri non
ha interesse per la rappresentazione realistica di personaggi e ambienti, e
nemmeno dei movimenti scenici, è lontano dal dramma borghese (grande
successo nello stesso periodo) si concentra su eroi grandi e solenni in una
battaglia in solitudine contro la sorte e i tiranni per la libertà, il tiranno è
l’unico degno di combattere l’eroe (tiranno); sono tutte lotte in solitudine per
ricercare l’autoaffermazione; fulcro la libertà che vuole Alfieri insegnare
come unita a virtù o insofferenza verso la violenza; Alfieri diventa simbolo e
personaggio importante.
Nelle tragedie scompaiono i personaggi minori, tende a fare tragedie
compatte e rapide, esprimendo passioni violente, la vuole semplice e
essenziale ma anche feroce e tetra; non interessato al consenso del pubblico,
le rappresentazioni vengono realizzate spesso solo per una cerchia ristretta;
a volta Alfieri stesso interpreta il protagonista; anche la pubblicazione è
ristretta a pochi scelti (spirito aristocratico, si eleva in maniera titanica dalla
massa).
L’elaborazione passa attraverso tre momenti
1- Ideare, scriveva in prosa su carta la prima idea
2- Pausa
3- Stendere, elabora i dialoghi e definisce i caratteri dei personaggi
sempre in prosa
4- Pausa
5- Verseggiare, passa da prosa a poesia
Alfieri vuole che l’attenzione del fruitore non sia distratta da accessori ma si
concentri su elementi significativi, sono in scena pochi personaggi essenziali e
non ci sono cambi di scena (stesso luogo, breve tempo 48h, stile aristotelico). Il
tessuto dialogico è ridotto al minimo, molti monologhi, trama ridotta, rari
colpi di scena, versi endecasillabi; la punteggiatura è insistita (…,?,!),
l’intento è di rendere una solennità serena, cerca un linguaggio classico e
sostenuto. La lingua ha un contatto con la parlata toscana.
SAUL
È la 14esima tra le tragedie, l’ultima. È considerato un capolavoro e ne è
consapevole anche alfieri (dice frutto di ispirazione divina). Saul costituito da 5
atti di 6/7 scene, ha una gestazione rapida (ideato 30 marzo 1772 e
versificato a settembre), alfieri suggestionato da lettura della bibbia (letta
non regolarmente o con ordine perché infiammato da questa lettura).
Inizialmente dedicato a Papa Pio VI che però dichiara di non poter accettare la
dedica di nessuna opera teatrale, la dedica quindi a tommaso valperga di
caluso. Saul riprende quindi una vicenda dalla bibbia dal libro primo samuele,
dal re Saul e successore Davide; apportate molte modifiche (condensa in 24h
eventi svolti in diversi anni; attribuisce nuovi significati) Saul acquista molte
sfaccettature, cambiate certe cose per decenza.
Tragedia ambientata nel 1000 ac nel campo degli ebrei (momento finale della
guerra contro i filistei) Saul (anziano) teme la disfatta, gli manca David
mandato da lui in esilio (per invidia per forza e giovinezza e favore di Dio e del
popolo). Saul rassicurato da Micol, dal generale e da Gionata; inaspettato
giunge David per combattere a fianco di Saul, ha un atteggiamento generoso e
disinteressato che però non tranquillizza Saul ma ne aumenta la diffidenza
(animo scisso tra fiducia e sospetti); Saul fa uccidere i sacerdoti che
sostengono David, David scappa e Saul viene sconfitto, muore il figlio Gionata.
Saul si suicida e Micol con l’aiuto del generale fugge per andare da David.
Tragedia con struttura classica aristotelica
1- Unità azione, guerra
2- Unità luogo, campo israeliano
3- Unità tempo; una giornata
La tragedia inizia di notte e si conclude di notte, la cornice notturna è adatta
alla vicenda tragica (presente soprattuto internamente a Saul). Il cuore di Saul
è perplesso e prova sensazioni contrarie.
Saul vuole e disvuole la stessa cosa, ha due passioni tra loro contrarie,
perplessità genera commozione in teatro. Saul è più completo di emozioni
rispetto ai precedenti personaggi delle sue tragedie.
Saul è un tiranno che pecca di superbia, è invecchiato e sente che le sue forze
non sono quelle di prima, invidia David. Saul si sente abbandonato da Dio, è
solo contro tutti ma anche contro sé stesso. Suicidio come forma di ribellione
e di forma titanica. Il principale peccato è quello di orgoglio. È chiuso nella sua
solitudine, diffida di tutto, vede lui da giovane e da anziano. Ha una psiche
turbata (dualismi); anche la figlia Micol ha sentimenti contrastanti.
Caratterizzato da confusione mentale che turba lui stesso. Il suo desiderio di
morte lo trascina verso il nulla ed è guidato dalla ribellione del destino
dell’uomo (sostituito da David nel favore di Dio e nella forza militare), diventa
un padre geloso.
David non è l’antagonista perché il vero è dentro nel cuore di Saul; David è
un personaggio verso cui Saul prova affetto paterno e ammirazione, che non gli
da nessun motivo per essere considerato un problema o una minaccia. Il David
di alfieri è obbediente, un eroe normale che rispetta leggi e gerarchia. È un
eroe positivo, fiero, coraggioso, fedele al sovrano e agli amici; è il prescelto
dal signore e ne è consapevole ma rimane umile e fedele a Saul nonostante
l’esilio. Si paragona ad Isacco.
Abder il generale è di sangue reale ed è perfido e calcolatore, fratello di
satana; vuole allontanare Saul dai figli e getta discrepito sui sacerdoti, è un
personaggio negativo dominato dall’invidia per David; avrebbe voluto essere
al suo posto; superbia e orgoglio di casta lo fanno agire sotto una logica legata
all’interesse; è un Saul minore.
Micol è l’unico personaggio femminile della tragedia, punto di convergenza di
legami e sentimenti dei personaggi maschili della vicenda. Gionata ha per la
sorella minore un tenero affetto, Abner non dimostra un particolare affetto per
lei ma vede andare a monte i suoi progetti all’arrivo di David; alla fine aiuta la
ragazza a fuggire ma sotto gli interessa solo sé stesso.
L’amore di Micol per David è incontrollabile, per il padre è problematico
(affettuoso ma anche risentimento), lei vorrebbe seguire David ma il legame
paterno la tiene legata.
Gionata è fedele al padre fino all’ultimo e ha un profondo affetto per David,
non ne è geloso, accetta la supremazia in maniera serena; è un giovane mite e
misurato consapevole dei propri limiti.
Lo stile è solenne, alto. Molta presenza di monologhi. Uso del doppio aggettivo
(in contrasto). Molta punteggiatura e costrutti classici.