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Il documento riguarda le indagini geologiche effettuate per la revisione quinquennale del Regolamento Urbanistico del Comune di Montecarlo, con l'obiettivo di valutare la pericolosità del territorio e i condizionamenti alla trasformabilità. Viene presentato un quadro conoscitivo aggiornato riguardante la geologia, geomorfologia e idrogeologia, oltre a misure di tutela e condizioni di fattibilità per le previsioni urbanistiche. Si sottolinea l'importanza di mantenere l'equilibrio idrogeologico e di individuare situazioni di criticità esistenti.

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Comune di

Montecarlo
Provincia di Lucca

Disciplina dell’integrità fisica del suolo


fattibilità geologica

Sindaco
Giuseppe Pieretti
revisione quinquennale - art. 55 L.R. 03.01.2005 n. 1
Assessore all’urbanistica
Moreno Panattoni
Responsabile del procedimento:
Geom. Paolo Miniati
Garante della Comunicazione:
Cinzia Carrara
Collaborazione Esterna a cura di:
Dott. arch. Gilberto Bedini
Studio INGEO
Con la consulenza di:
Studio Legale D’Antone-De Lorenzo-Altavilla

Con la collaborazione di:


Arch. Chiara Tesi
Geom. Alessandro Guerri
Silvia Giuntoli

Montecarlo, gennaio 2009


Indagini geologiche a supporto della revisione quinquennale del Regolamento Urbanistico
Comune di Montecarlo
Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 1

INDICE

1 PREMESSA E DATI DI PROGETTO................................................................................... 3

2 QUADRO CONOSCITIVO DI RIFERIMENTO.................................................................. 6


2.1 Carta geologica........................................................................................................ 6
2.2 Carta litologico - tecnica ...................................................................................... 6
2.3 Carta geomorfologica ............................................................................................ 6
2.4 Carta delle zone a maggior pericolosità sismica locale (ZMPSL).......... 8
2.5 Carta idrogeologica .............................................................................................. 10
3 VALUTAZIONE DELLE PERICOLOSITA’ ........................................................................ 12
3.1 Pericolosità geomorfologica .............................................................................. 13
3.2 Pericolosità idraulica............................................................................................ 14
3.3 Pericolosità sismica .............................................................................................. 16
3.4 Problematiche idrogeologiche .......................................................................... 18
4 CONDIZIONI DI FATTIBILITA’ E MISURE DI TUTELA RELATIVE ALLE
PREVISIONI URBANISTICHE PREVISTE......................................................................... 19
4.1 Condizionamenti dovuti alla pericolosità geomorfologica ..................... 22
4.2 Condizionamenti dovuti alla pericolosità idraulica................................... 27
4.3 Condizionamenti dovuti alla pericolosità sismica ..................................... 33
4.4 Interventi suggeriti per la messa in sicurezza per le previsioni
urbanistiche ricadenti in classe di fattibilità limitata .............................. 37
4.5 Condizionamenti relativi alle problematiche idrogeologiche ........................ 41
5 ULTERIORI CONDIZIONAMENTI ALLE PREVISIONI URBANISTICHE PREVISTE 43
5.1 Misure di salvaguardia dei corsi d’acqua (P.I.T.) ..................................... 43
5.2 Indicazioni per la riduzione del rischio idraulico P.T.C........................... 43
5.3 Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e
sotterranee destinate al consumo umano ([Link]. n.152/2006)......... 45
5.4 Disciplina degli scarichi di competenza comunale ................................... 46
6 DISCIPLINA PER LA REALIZZAZIONE DI NUOVI POZZI ....................................... 46

dott. geol. Luigi Giammattei


Ingegneri & Geologi Associati
Indagini geologiche a supporto della revisione quinquennale del Regolamento Urbanistico
Comune di Montecarlo
Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 2

Elenco degli elaborati tecnici e delle tavole grafiche prodotti a corredo e supporto delle
“Indagini geologiche a supporto della revisione quinquennale del Regolamento Urbani-
stico”.

ELABORATI TECNICI

ALLEGATO 1a: STUDIO IDRAULICO DI DETTAGLIO ESEGUITO SULLE U.T.O.E. DI SAN


SALVATORE (N.5) E DEL TURCHETTO (N.3)

ELABORATI GRAFICI A CORREDO DELLO STUDIO


I D R A U L I C O D I D E T T A G L I O S C A L A 1:2.000

FIG.1 - BATTENTI IDRICI DUECENTENNALI UTOE 3


FIG.2 - BATTENTI IDRICI DUECENTENNALI UTOE 5

ELABORATI GRAFICI SCALA 1:5.000

GEO_A.1 – CARTA GEOLOGICA


GEO_A.2 – CARTA LITOLOGICO-TECNICA
GEO_A.3 – CARTA GEOMORFOLOGICA
GEO_A.4 – CARTA DELLE ZONE A MAGGIOR PERICOLOSITA’ SIMICA LOCALE (ZMPSL)
GEO_A.5 – CARTA IDROGEOLOGICA
GEO_A.6 – CARTA DELLE AREE DI NUOVA EDIFICAZIONE

GEO_B.1 – CARTA DELLA PERICOLOSITA’ GEOMORFOLOGICA


GEO_B.2 – CARTA DELLA PERICOLOSITA’ IDRAULICA
GEO_B.3 – CARTA DELLA PERICOLOSITA’ IDRAULICA UTOE_n°3
GEO_B.4 – CARTA DELLA PERICOLOSITA’ IDRAULICA UTOE_n°5
GEO_B.5 – CARTA DELLA PERICOLOSITA’ SISMICA
GEO_B.6 – CARTA DELLE AREE CON PROBLEMATICHE IDROGEOLOGICHE

ELABORATI GRAFICI SCALA 1:2.000

GEO_C.1 – CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE RESIDENZIALI UTOE_n.1


GEO_C.2 – CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE RESIDENZIALI UTOE_n.2
GEO_C.3 – CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE RESIDENZIALI UTOE_n.3
GEO_C.4 – CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE RESIDENZIALI UTOE_n.4
GEO_C.5 – CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE RESIDENZIALI UTOE_n.5

dott. geol. Luigi Giammattei


Ingegneri & Geologi Associati
Indagini geologiche a supporto della revisione quinquennale del Regolamento Urbanistico
Comune di Montecarlo
Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 3

1 PREMESSA E DATI DI PROGETTO


Su incarico ricevuto dall’Amministrazione Comunale di Montecarlo, nell’ambito
della redazione della revisione quinquennale del Regolamento Urbanistico vigente,
sono state svolte indagini geologiche in ottemperanza a quanto indicato nella D.P.G.R.
n.26/R del 27.04.2007, “Regolamento di Attuazione dell’art.62 della L.R. n.1 del
03.01.2005, al fine di valutare e caratterizzare il grado di pericolosità del territorio
comunale ed indicare gli eventuali condizionamenti alla trasformabilità dello stesso.

Si fa presente che il quadro legislativo di riferimento in materia è rappresentato


dalla seguente normativa:

• D.C.P. n.189 del 13.12.2000 (Piano Territoriale di Coordinamento – P.T.C.) del-


la Provincia di Lucca;
• L.R. n.1 del 03.01.2005 (“Norme per il governo del territorio” e successive mo-
difiche ed integrazioni), pubblicata sul BURT n.2 del 12.01.2005;
• Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall’Autorità di Bacino del fiume Arno,
approvato con D.P.C.M. del 06.05.2005;
• D.G.R. n.431 del 19.06.2006, in attuazione dell’O.P.C.M. n.3519 del
28.04.2006, che modifica l’O.P.C.M. n.3274 del 20.03.2003, riguardante la ri-
classificazione sismica del territorio regionale;
• D.P.G.R. n.26/R del 27.04.2007 (“Regolamento di attuazione dell’art.62 della
L.R. n.1 03.01.2005”), pubblicata sul B.U.R.T. n.11 del 07.05.2007;
• D.C.R.T. n.72 del 24.07.2007 (Piano di Indirizzo Territoriale – P.I.T.), pubblica-
ta sul B.U.R.T. n.42 del 17.10.2007, con particolare attenzione alle “Misure di
salvaguardia” dettate dall’art.36 dell’Elaborato n.2.

In considerazione della riclassificazione del territorio regionale, approvata con


la D.G.R. n.431 del 19.06.2006 in attuazione dell’O.P.C.M. n.3519 del 28.04.2006, che
modifica l’O.P.C.M. n.3274 del 20.03.2003, il territorio comunale di Montecarlo risulta
classificato sismico e collocato in “Zona 3”, con un valore massimo dell’accelerazione
orizzontale su suolo di “categoria tipo A” pari a “ag/g=0,15”.

Si fa presente che gran parte del territorio collinare del Comune di Montecarlo
ricade tre le aree soggette a vincolo idrogeologico, come istituito dal R.D. n.3267 del
30.12.1923, e pertanto risulta soggetto alle direttive indicate nella L.R. n.39 del
21.03.2000 (“Legge Forestale della Toscana”) e nel Regolamento Regionale n.48
(48/R) del 08.08.2003 (“Regolamento Forestale della Toscana”).

Il quadro conoscitivo di carattere geologico, geomorfologico ed idrogeologico,


costruito in sede di formazione del Piano Strutturale (P.S.) attualmente vigente, rima-
ne attuale e valido; per la redazione della revisione quinquennale del Regolamento
Urbanistico in oggetto si è ritenuto necessario procedere all’aggiornamento ed
all’integrazione degli elementi conoscitivi esistenti con alcuni aggiornamenti riguardan-
ti la CARTA GEOLOGICA, la CARTA LITOLOGICO - TECNICA, la CARTA
GEOMORFOLOGICA, la CARTA DELLE ZONE A MAGGIOR PERICOLOSITA’ SISMICA
LOCALE (ZMPSL) e la CARTA IDROGEOLOGICA, ed a esso viene fatto riferimento nella
presente revisione per procedere alla riclassificazione della pericolosità del territorio ai
sensi del regolamento 26/R.

dott. geol. Luigi Giammattei


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Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 4

L’aggiornamento e l’integrazione degli elementi facenti parte del quadro cono-


scitivo è stata effettuata in funzione di:

• necessità di aggiornamento dei dati;


• adeguamento degli studi a nuove prescrizioni di leggi e regolamenti, in partico-
lare in materia geologica, sismica ed idraulica;
• approfondimenti richiesti dal perseguimento di nuovi obiettivi dettati dalla coe-
renza con atti sovraordinati.

L’entrata in vigore della D.P.G.R. n.26R/2007 (“Regolamento di attuazione


dell’art.62 della L.R. 1/2005 in materia di indagini geologiche”), ha di fatto imposto
una nuova definizione dei criteri di lettura delle classi di pericolosità geomorfologica,
idraulica e sismica, rispetto a quelle istituite dal vigente Piano di Coordinamento Pro-
vinciale (P.T.C.) della Provincia di Lucca e dal vigente Piano di Assetto Idrogeologico
(P.A.I.) dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno; a tale riguardo si fa presente che
l’applicazione di tali criteri e delle metodologie proposte per la definizione del quadro
delle pericolosità del territorio, ha comportato la redazione di una cartografia tematica
non sempre riconducibile, mediante una corrispondenza formale, alle perimetrazioni
delle pianificazioni sovraordinate corrispondenti.

E’ stata pertanto svolta un’attività di sintesi che si è esplicata nella costruzione


di uno strumento con finalità di raccordo tra queste strategie e la pratica di governo
del territorio a scala comunale, che, in ottemperanza a quanto indicato nell’art.27 delle
N.T.A. del P.A.I. redatto dall’A.d.B riguardante l’ “adeguamento degli strumenti di go-
verno del territorio”, ha comportato l’adeguamento della revisione in oggetto, ai sensi
della normativa vigente, alle disposizioni contenute nel P.A.I.; si fa inoltre presente
che, in base a quanto indicato nell’art.32 delle N.T.A. del P.A.I. redatto dall’A.d.B. del
fiume Arno, non è stato approfondito e/o modificato il quadro conoscitivo del P.A.I. per
quanto concerne il rischio idraulico e il rischio geomorfologico relativo ai movimenti
franosi.

Scopo del presente studio geologico, supportato da indagini geologico-tecniche


ed idrauliche eseguite in ottemperanza al D.P.G.R. n.26R/2007, è pertanto quello di
evidenziare e tenere conto dei fattori di pericolosità connessa alle caratteristiche fisi-
che del territorio, al fine di:

• valutare le condizioni ed i limiti di trasformabilità;


• garantire e mantenere condizioni di equilibrio idrogeologico;
• individuare le situazioni di criticità esistenti.

Si fa presente che, ai fini della definizione delle pericolosità idraulica ai sensi


della D.P.G.R. n.26R/2007, si rimanda allo “Studio idraulico di dettaglio eseguito per
l’U.T.O.E. di San Salvatore (U.T.O.E. 5) e del Turchetto (U.T.O.E. 3)”, a corredo della
revisione del R.U. in oggetto.

Come base cartografica usata per la redazione delle varie cartografie tematiche
è stata utilizzata la Carta Tecnica Regionale (C.T.R.) alla scala 1:2.000, costituita per il
territorio comunale di Montecarlo dall’accorpamento dei Fogli: D19G06, D19G07,
D19G08, D19G14, D19G15, D19G16, D19G22, D19G23, D19G24, D19G31, D19H01,
D19H09, D20G55, D20G56, D20G62, D20G63, D20G64.

dott. geol. Luigi Giammattei


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La restituzione della cartografia tematica è stata realizzata alla scala 1:5.000,


per il territorio comunale ricadente in “area vasta” e per le “U.T.O.E.”, e in scala
1:2.000, per le aree di nuova edificazione.

Nella presente relazione si illustrano le indagini eseguite e le considerazioni


svolte per la definizione delle classificazioni di pericolosità del territorio e la definizione
delle condizioni di fattibilità delle previsioni urbanistiche, dando infine le indicazioni
sugli eventuali condizionamenti alla trasformabilità del territorio in termini di prescri-
zioni e necessità di approfondimenti.

dott. geol. Luigi Giammattei


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2 QUADRO CONOSCITIVO DI RIFERIMENTO


Come già indicato in premessa, si ricorda che il quadro conoscitivo di carattere
geologico, geomorfologico e idrogeologico sul quale è impiantato il P.S. attualmente
vigente, che costituisce il riferimento di base per la predisposizione delle successive
analisi ed elaborazioni degli elementi connessi agli aspetti geologici e strutturali, lito-
logici, geomorfologici, idraulici ed idrogeologici, rimane attuale e valido, con alcuni
aggiornamenti che verranno di seguito brevemente indicati, per ogni carta tematica
presentata a corredo della revisione del R.U. in oggetto.

2.1 Carta geologica


La Tav.A.1_CARTA GEOLOGICA proposta mantiene sostanzialmente invariati i
limiti esistenti tra le varie formazioni geologiche evidenziati nella “Carta geologica e
geomorfologica” redatta a corredo del R.U. attualmente vigente e del P.S., mentre non
riporta gli elementi geomorfologici, che sono stati dettagliatamente indicati nella rela-
tiva cartografia; per una descrizione dettagliata dell’assetto geologico, delle formazioni
e dei depositi affioranti nel territorio comunale si rimanda alla visione del quadro cono-
scitivo del P.S..

2.2 Carta litologico - tecnica


La Tav.A.2_CARTA LITOLOGICO - TECNICA proposta mantiene sostanzialmente
invariate le distinzioni litotecniche evidenziate nella “Carta litotecnica” redatta a corre-
do del P.S.; per una descrizione dettagliata della stessa si rimanda alla visione del
quadro conoscitivo del P.S..

2.3 Carta geomorfologica


La Tav.A.3_CARTA GEOMORFOLOGICA proposta contiene tutte le informazioni
riguardanti le forme ed i processi geomorfologici legati alla dinamica di versante ed
alla dinamica fluviale, valutandone il relativo stato di attività; in merito alla sua defini-
zione, ci siamo basati sull’acquisizione, analisi e confronto dei seguenti dati:

• acquisizione degli elaborati cartografici relativi al P.T.C. della Provincia di Luc-


ca;
• acquisizione degli elaborati relativi al P.A.I. redatto dall’Autorità di Bacino del
fiume Arno;
• acquisizione degli elaborati cartografici prodotti dalla Regione Toscana a segui-
to del progetto C.A.R.G. (Carta Geologica Regionale in scala 1:10.000);
• acquisizione e revisione critica degli elaborati cartografici geologico – tecnici
prodotti a corredo del P.S. vigente;
• verifica, integrazione e aggiornamento degli elementi geomorfologici attraverso
nuovi controlli sul terreno eseguiti mediante sopralluoghi, con particolare atten-
zione alle situazioni in evoluzione.

Da un punto di vista geomorfologico, si fa presente che la maggior parte del


territorio comunale risulta rappresentata da rilievi collinari di modesta entità, con quo-
te altimetriche medie che, per quasi il 70% dell'intera superficie comunale, hanno un
valore compreso fra 25,00 e 75,00 metri s.l.m..

dott. geol. Luigi Giammattei


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In generale, l’andamento morfologico del territorio collinare è caratterizzato da


una morfologia per lo più dolce; si passa infatti dalle massime quote altimetriche ubi-
cate lungo la dorsale del Centro Storico - Monte Chiari (si ricorda che la quota massi-
ma raggiunta risulta essere pari a circa 190,00 m, ubicata in prossimità della località
Monte Chiari) disposta NNW-SSE, a zone decisamente pianeggianti, costituite, a sud,
dalle alluvioni oloceniche deposte nelle vallecole dei rii Tazzera, San Gallo e Tassinara,
che confluiscono a sud nell'ampia pianura lucchese con quote variabili dai 13,00 m
s.l.m.m. del rio Tazzera ai 20,00 m s.l.m.m dei rii San Gallo e Tassinara, ed a nord-
est, dall’ampia pianura costituita dai depositi alluvionali deposti dal Fiume Pescia di
Collodi, aventi quote altimetriche medie variabili dai 40,00÷45,00 m, a nord, ai circa
20,00 m s.l.m.m., all'estremità meridionale del territorio comunale.

Si fa presente che la totalità delle frane attive e la maggior parte di quelle quie-
scenti, più numerose, interessano le aree di affioramento delle due formazioni villa-
franchiane indicate come “Qfl” e “Ql”. Le cinematiche dei fenomeni franosi presenti
sono indicativamente riconducibili a movimenti di crollo, scivolamento ed a frane com-
plesse, per quanto concerne i fenomeni sviluppati sulle litologie incoerenti ed a feno-
meni di colamento, laddove affiorano i litotipi argillosi.

Si fa ulteriormente presente che nel territorio comunale, con particolare atten-


zione all’area di San Salvatore, attualmente non sono riconosciuti o individuati feno-
meni che testimoniano subsidenza del terreno e fenomeni ad essa connessi (lesioni ai
fabbricati, ecc.); al fine di preservare il territorio si ritiene comunque opportuno effet-
tuare un'azione di monitoraggio costante della risorsa acqua, la necessità di intrapren-
dere azioni per razionalizzarne l'uso e la necessità di procedere all’eventuale nuova
perforazione e messa in opera di ulteriori pozzi per uso idropotabile solamente dopo
l’avvenuta messa in esercizio dei pozzi già realizzati e decorso il tempo utile per per-
mettere il monitoraggio della risorsa idrica e degli eventuali effetti ambientali (lesioni
ai fabbricati, subsidenza, ecc.) generati dall’emungimento nelle nuove condizioni di
sfruttamento.

Tenuto conto degli eventuali e specifici indirizzi tecnici dettati dalla pianificazio-
ne di bacino, sono state dunque cartografate ed analizzate le forme ed i processi geo-
morfologici legati alla dinamica di versante ed alla dinamica fluviale, valutandone il
relativo stato di attività, così definito in base alla D.P.G.R. n.26R/2007:

• attivo (qualora siano presenti evidenze morfologiche di movimento che, non


avendo esaurito la loro evoluzione, possono considerarsi recenti, riattivabili nel
breve periodo con frequenza e/o con carattere stagionale);
• quiescente (qualora siano presenti evidenze morfologiche che, non avendo e-
saurito la loro evoluzione, hanno la possibilità di riattivarsi);
• inattivo (qualora gli elementi morfologici siano riconducibili a condizioni morfo-
climatiche diverse dalle attuali o non presentino condizioni di riattivazione o di
evoluzione).

Oltre ai fenomeni attivi e quiescenti, nella cartografia geomorfologica proposta


sono state inoltre indicate le aree potenzialmente instabili, individuate sulla base di
indizi di instabilità connessi alla giacitura, alla litologia, alla presenza di acque superfi-
ciali e sotterranee, nonché a processi di degrado di carattere antropico, di seguito bre-
vemente elencate:

dott. geol. Luigi Giammattei


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• “aree soggette a franosità in terreni acclivi prevalentemente argillitici e/o con


situazioni morfologiche locali che ne favoriscono l'imbibizione”;
• “aree soggette a franosità in terreni detritici acclivi”;
• “aree soggette a franosità per scivolamento superficiale e/o soliflusso”;
• “aree soggette a franosità in terreni acclivi argilloso-sabbiosi e/o sabbioso-
conglomeratici con situazioni morfologiche locali che ne favoriscono l'imbibizio-
ne”;
• “aree soggette a franosità per erosione lineare e/o di sponda”;
• “terreni di origine antropica”;
• “aree potenzialmente franose per caratteristiche litologiche”.

Per quanto concerne i fenomeni erosivi e di crollo, i più rilevanti si sviluppano in


gran parte lungo l’alveo incassato del Rio San Gallo e sono riconducibili a fenomeni di
erosione laterale, che vanno a vulnerare la stabilità delle sponde (con particolare coin-
volgimento della scarpata ubicata in prossimità del limite occidentale della frazione di
San Giuseppe).

Si fa infine presente che, essendo il Comune di Montecarlo classificato in zona


sismica 3, la precedente caratterizzazione geomorfologica è stata finalizzata inoltre
alla individuazione delle Zone a Maggior Pericolosità Sismica Locale (ZMPSL). Per una
descrizione dettagliata dell’assetto geomorfologico generale del territorio comunale si
rimanda alla visione del quadro conoscitivo del P.S..

2.4 Carta delle zone a maggior pericolosità sismica locale (ZMPSL)


Ai sensi della D.P.G.R. n.26R/2007, vista la classificazione in zona sismica 3 del
territorio comunale, sulla base delle caratterizzazioni geologica e geomorfologica sono
state individuazione delle “Zone a Maggior Pericolosità Sismica Locale” (ZMPSL), peri-
metrate in base a quanto indicato al punto C.5 della D.P.G.R. n.26R/2007.

La Tav.A.4_CARTA DELLE ZONE A MAGGIOR PERICOLOSITA’ SISMICA LOCALE


(ZMPSL) proposta, evidenzia dunque gli elementi prioritari per la valutazione degli
effetti locali e di sito, in grado di generare i fenomeni di amplificazione locale ed insta-
bilità dinamica, in relazione all’obiettivo della riduzione del rischio sismico, utili alle
successive fasi di caratterizzazione sismica dei terreni e di parametrizzazione dinamica
riferite alla realizzazione o verifica dell’edificato, suddividendo il territorio comunale in
“microzone qualitative ed omogenee”, indicanti:

• zone dove il moto sismico non viene modificato rispetto a quello atteso;
• zone in cui il moto sismico, a causa di caratteristiche litostratigrafiche e/o geo-
morfologiche, viene amplificato;
• zone che possono subire per effetto del sisma fenomeni di deformazioni perma-
nenti (instabilità di versante, ecc.).

La redazione della carta delle Zone a Maggior Pericolosità Sismica Locale


(ZMPSL) è stata realizzata secondo la legenda riportata nell’allegato 1 della D.P.G.R.
26R/2007, di seguito indicata, con gli elementi prioritari individuati all’interno del ter-
ritorio comunale.

dott. geol. Luigi Giammattei


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2.5 Carta idrogeologica


La Tav.A.5_CARTA IDROGEOLOGICA proposta contiene informazioni sugli a-
spetti idrogeologici principali, come l’andamento della superficie piezometrica
dell’acquifero freatico, l’ubicazione dei pozzi censiti, la rete idrografica, le informazioni
sul tipo di permeabilità in relazione alle modalità di circolazione sotterranea e sul gra-
do di permeabilità dei terreni affioranti nell’ambito del territorio comunale.

In merito alla sua definizione ci siamo basati sull’analisi dei dati estratti dalla
“carta idrogeologica” prodotta a corredo del P.S., dove per ogni pozzo sono state ese-
guite un minimo di due letture corrispondenti a fasi di minima (settembre 1993) e
massima ricarica (maggio 1993); per quanto concerne la piezometrica in
Tav.A.5_CARTA IDROGEOLOGICA è rappresentata la situazione registrata nel settem-
bre 1993.

Le formazioni e i depositi affioranti all’interno del territorio in esame sono stati


distinti in base al loro grado di permeabilità, che, date le modalità di circolazione sot-
terranea, risulta essere del tipo permeabilità primaria (detta anche “per porosità”: ca-
ratteristica acquisita al momento della genesi della roccia ed è tipica delle rocce incoe-
renti, rappresentate essenzialmente da depositi di tipo alluvionale e dalle coltri detriti-
che). La circolazione dell’acqua in queste rocce, pur dipendendo dalla gravità, è condi-
zionata da fenomeni di capillarità e di adesione, in funzione delle dimensioni, della
forma e della continuità dei vacuoli.

La ricostruzione è stata effettuata in maniera commisurata al grado di appro-


fondimento ritenuto necessario ed alle caratteristiche idrogeologiche del territorio co-
munale, e finalizzata alla individuazione della tipologia dei corpi idrici sotterranei. Per
la suddivisione in classi di permeabilità si è fatto riferimento alla "Carta della Permea-
bilità" della banca dati tematica derivata della Regione Toscana (Direzione Generale
delle Politiche Territoriali e Ambientali - Servizio Geologico Regionale), realizzata in
collaborazione con il “C.N.R. - Istituto di Geoscienze e Georisorse”:

• nella “classe di permeabilità 4” (permeabilità medio-alta) sono stati cartografati


i depositi di conoide alluvionale, i depositi alluvionali terrazzati e i depositi allu-
vionali attuali o recenti; tali depositi a causa della loro granulometria, variabile
da fine (argille e limi) a grossolana (sabbie e ghiaie o ciottoli), e del ridotto o
nullo grado di compattazione e litificazione hanno un’elevata porosità primaria
e costituiscono, nelle zone di pianura, le zone di immagazzinamento preferen-
ziale delle acque sotterranee;
• nella “classe di permeabilità 2” (permeabilità medio-bassa) sono stati cartogra-
fati i depositi detritici di versante, i corpi di frana attiva e quiescente, e le for-
mazioni litologiche dei “Conglomerati e ciottoli arrossati ad elementi prevalenti
di Verrucano….” (“Qfl” - denominata anche “Conglomerati di Montecarlo”) e del-
le “Sabbie arrossate, conglomerati e depositi ciottolosi in terrazzi….” (“Qt” - de-
nominata anche “Conglomerati e sabbie delle Cerbaie”). I corpi di frana e i cor-
pi detritici, per la loro composizione caotica e la presenza spesso di una matrice
fangosa, hanno una porosità discontinua, mentre le litologie sabbiose e con-
glomeratiche delle formazioni suddette, nonostante si tratti di depositi grosso-
lani, presentano un livello di costipazione e di diagenesi che ne ha ridotto la po-
rosità;

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• nella “classe di permeabilità 1” (permeabilità da bassa a molto bassa) è stata


cartografata la formazione delle “Argille grigie lignitifere, argille sabbiose e
sabbie con livelli di ciottoli….” (“Ql” - denominata anche “Argille di Montecar-
lo”). Questa formazione presenta una permeabilità molto bassa a causa della
prevalenza di argille e della diagenesi;
• i depositi antropici e i terreni di riporto, a causa della loro eterogeneità, non so-
no stati classificati (N.R.C. in carta).

Per quanto concerne la descrizione dell’assetto idrogeologico del territorio co-


munale si rimanda alla visione del quadro conoscitivo del P.S..

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3 VALUTAZIONE DELLE PERICOLOSITA’


L’entrata in vigore della D.P.G.R. n.26R/2007 ha imposto, una nuova definizio-
ne dei criteri di lettura delle classi di pericolosità geomorfologica, idraulica, sismica e
delle aree con problematiche idrogeologiche, rispetto a quelli istituiti dal P.T.C. della
Provincia di Lucca e dal P.A.I. dell’Autorità di Bacino del fiume Arno.

A tale riguardo si ricorda che l’applicazione di tali criteri e delle metodologie


proposte per la definizione del quadro delle pericolosità del territorio, ha comportato la
redazione di una cartografia tematica non sempre riconducibile, mediante una corri-
spondenza formale, alle perimetrazioni delle pianificazioni sovraordinate corrisponden-
ti; è stata pertanto svolta un’attività di sintesi che si è esplicata nella costruzione di
uno strumento con finalità di raccordo tra queste strategie e la pratica di governo del
territorio a scala comunale, che ha portato all’adeguamento del R.U. in oggetto, ai
sensi della normativa vigente ed alle disposizioni contenute nel P.A.I..

Riguardo questo ultimo aspetto si precisa che è stato integrato il quadro cono-
scitivo del P.A.I. con nuovi dati evinti dai presenti studi. Alle more dell’attuazione
dell’art.32 delle N.T.A. del P.A.I., il Comune a titolo precauzionale ha recepito inte-
gralmente il P.A.I. sia in termini cartografici che normativi e le integrazioni apportate
sono frutto dei seguenti studi: per quanto riguarda la carta della pericolosità geomor-
fologica sono frutto di nuovi rilievi e sopralluoghi, e dei dati ricavati dalle carte geo-
morfologiche e della pericolosità geomorfologica del Regolamento Urbanistico vigente,
dal P.T.C. della Provincia di Lucca, dalla Carta Geologica della Regione Toscana – Pro-
getto CARG, e dalle indagini di dettaglio eseguite nell’area di San Giuseppe; per quan-
to riguarda la pericolosità idraulica sono frutto di nuovi rilievi e dei dati ricavati dagli
studi idraulici effettuati per il “Rio di San Gallo”, il “Rio Tazzera” e il “Torrente Pescia di
Collodi” riportati in All.1a.
Attraverso l’analisi del “quadro conoscitivo” e in base agli approfondimenti ese-
guiti, sono state dunque riconosciute, caratterizzate, evidenziate e cartografate delle
aree omogenee dal punto di vista delle pericolosità e delle criticità rispetto agli specifi-
ci fenomeni che le generano, con la successiva indicazione degli eventuali condiziona-
menti alla trasformabilità.

Di seguito si procede dunque ad indicare le aree a pericolosità geomorfologica,


idraulica e sismica, nonché le aree che presentano problematiche idrogeologiche.

Si fa presente che, per quanto concerne le aree di nuova edificazione, la rap-


presentazione grafica della pericolosità geomorfologica, idraulica e sismica, valutata in
ottemperanza alla D.P.G.R. n26R/2007, è stata inoltre riportata in scala 1:2.000 per
ogni comparto oggetto di revisione del R.U., appartenente alla medesima U.T.O.E.,
nelle seguenti tavole:

• Tav.C.1_CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE


RESIDENZIALI UTOE_n°1;
• Tav.C.2_CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE
RESIDENZIALI UTOE_n°2;
• Tav.C.3_CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE
RESIDENZIALI UTOE_n°3;

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• Tav.C.4_CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE


RESIDENZIALI UTOE_n°4;
• Tav.C.5_CARTA DELLE PERICOLOSITA’ DI DETTAGLIO DELLE AREE
RESIDENZIALI UTOE_n°5.

3.1 Pericolosità geomorfologica


L’individuazione delle aree aventi una determinata pericolosità geomorfologica
è stata ottenuta partendo dall’individuazione della tipologia e dello stato di attività dei
vari processi geomorfologici (Tav.A.3_CARTA GEOMORFOLOGICA) individuati
all’interno del territorio in esame, definiti in base ai criteri indicati al punto C.1 della
D.P.G.R. n.26R/2007 e riportati nella Tav.B.1_CARTA DELLA PERICOLOSITA’
GEOMORFOLOGICA.

Si fa presente che nella redazione della Tav.B.1_CARTA DELLA PERICOLOSITA’


GEOMORFOLOGICA sono state considerate anche le aree individuate nelle cartografie
riguardanti la “Perimetrazione delle aree con pericolosità da fenomeni geomorfologici
di versante - Livello di sintesi” e la “Perimetrazione delle aree con pericolosità da frana
derivate dall’inventario dei fenomeni franosi – Livello di dettaglio”, prodotte a corredo
del P.A.I. redatto dall’Autorità di Bacino del fiume Arno, indicate come P.F.4 e P.F.3.

In generale la maggior parte del territorio comunale ricade, al livello di sintesi,


in classe di pericolosità da fenomeni geomorfologici di versante P.F.2, indicante perico-
losità media da processi geomorfologici di versante, riguardanti aree apparentemente
stabili, interessate da litologie con caratteri intrinsecamente sfavorevoli alla stabilità
dei versanti, con poche aree ricadenti in P.F.1, indicante pericolosità moderata da pro-
cessi geomorfologici di versante, ubicate generalmente in prossimità delle pianure al-
luvionali e riguardanti aree apparentemente stabili ed interessate da litologie con ca-
ratteri favorevoli alla stabilità dei versanti che, talora, possono essere causa di rischio
reale o potenziale moderato.

La definizione e la perimetrazione delle aree aventi pericolosità geomorfologica


è stata pertanto eseguita in ottemperanza alle raccomandazioni ed alle indicazioni ri-
portate nella D.P.G.R. n.26R/2007, di seguito riportate.

• Pericolosità geomorfologica molto elevata (G.4): aree in cui sono presenti


fenomeni attivi e relative aree di influenza. In classe G.4 sono state dunque
classificate le aree P.F.4, alcune P.F.3, ai sensi del P.A.I., e le aree 4g, ai sensi
del P.T.C..
• Pericolosità geomorfologica elevata (G.3): aree in cui sono presenti feno-
meni quiescenti; aree con indizi di instabilità connessi alla giacitura, alla litolo-
gia, alla presenza di acque superficiali e sotterranee; aree con indizi di instabili-
tà connessi all’acclività (queste ultime indicate in Tav.B1 come G.3*, corri-
spondenti alle aree 3bg riportate nel vecchio R.U.), nonché a processi di degra-
do di carattere antropico, ed aree interessate da intensi fenomeni erosivi. In
classe G.3 sono state dunque classificate, ai sensi del P.A.I., le P.F.3 non rica-
denti in classe G.4 e, ai sensi del P.T.C., le aree 3bg, diversificate graficamente
in Tav.B.1 come G.3*, ed alcune aree 3ag.
• Pericolosità geomorfologica media (G.2): aree in cui sono presenti fenome-
ni franosi inattivi stabilizzati (naturalmente o artificialmente); aree con elementi
geomorfologici, litologici e giaciturali dalla cui valutazione risulta una bassa

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propensione al dissesto. In classe G.2 sono state dunque classificate alcune


P.F.2/P.F.1, ai sensi del P.A.I., ed alcune aree 3ag, 2g e 1g ai sensi del P.T.C..
• Pericolosità geomorfologica bassa (G.1): aree in cui i processi geomorfolo-
gici e le caratteristiche litologiche, giaciturali non costituiscono fattori predispo-
nenti al verificarsi di movimenti di massa. In classe G.1 sono state dunque clas-
sificate alcune P.F.1, ai sensi del P.A.I., ed alcune aree 2g e 1g ai sensi del
P.T.C..

Si ricorda che le aree di influenza (rappresentanti “aree di possibile evoluzione


del movimento di massa”) dei fenomeni franosi attivi (classificati in classe di pericolo-
sità geomorfologica G.4) sono state valutate singolarmente, coerentemente con la ti-
pologia del fenomeno e con le ipotesi cinematiche ad esso connesse, a seguito di so-
pralluoghi di campagna; si fa presente che sulla base di studi e indagini geologico –
tecniche di dettaglio (da eseguirsi ad una scala adeguata alle dimensioni del fenomeno
in esame), la perimetrazione dell’area di possibile evoluzione del dissesto può essere
soggetta a variazioni.

Ai sensi della D.P.G.R. n.26R/2007, alla luce di quanto sopra descritto la mag-
gior parte del territorio collinare del Comune di Montecarlo risulta dunque essere clas-
sificato a pericolosità medio-elevata (Classi G.2-G.3), con aree classificate a pericolosi-
tà molto elevata (Classe G.4), riguardanti i pochi dissesti in atto, arealmente limitati e
che interessano prevalentemente le formazioni villafranchiane (“Qfl”-“Ql”), affioranti
nella porzione collinare del territorio comunale; le aree di pianura sono state classifica-
te a pericolosità bassa (Classe G.1).

3.2 Pericolosità idraulica


La definizione della pericolosità idraulica delle aree ricadenti all’interno del ter-
ritorio comunale è stata eseguita mediante i criteri e le metodologie indicate nella
D.P.G.R. n.26R/2007.

Per tutto il territorio comunale in “area vasta”, in assenza di specifici studi idro-
logici ed idraulici, la suddivisone nelle classi di pericolosità, riportata in
Tav.B.2_CARTA DELLA PERICOLOSITA’ IDRAULICA, è stata effettuata sulla base degli
studi idraulici condotti dall’A.d.B. del fiume Arno a corredo del P.A.I., esemplificati nel-
la redazione della carta delle “Perimetrazione delle aree con pericolosità idraulica –
Livello di sintesi – Stralcio n°35”, e di criteri morfologici, dettati nella D.P.G.R.
n.26R/2007, definendo e delimitando gli alvei fluviali ordinari in modellamento attivo.
La definizione e la perimetrazione delle aree aventi pericolosità idraulica è stata dun-
que eseguita, in ottemperanza alle raccomandazioni ed alle indicazioni riportate nella
D.P.G.R. n.26R/2007, utilizzando i seguenti elementi, di seguito riportati:

• Pericolosità idraulica molto elevata (I.4): in assenza di studi idrologici ed


idraulici, rientrano in classe di pericolosità molto elevata le aree in classe di pe-
ricolosità idraulica molto elevata (P.I.4), così come definita nel Piano Straordi-
nario dell’A.d.B. del fiume Arno, approvato con delibera del Comitato Istituzio-
nale n.137/1999, e le aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le
quali ricorrano contestualmente le seguenti condizioni: a) sono notizie storiche
di inondazioni; b) sono morfologicamente in situazione sfavorevole di norma a
quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a metri 2 sopra il piede e-
sterno dell’argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda;

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• Pericolosità idraulica elevata (I.3): in assenza di studi idrologici ed idraulici,


rientrano in classe di pericolosità elevata le aree in classe di pericolosità idrauli-
ca elevata (P.I.3), corrispondente alla classe B.I., così come definita nel Piano
Straordinario dell’A.d.B. del fiume Arno di cui sopra, le aree in classe di perico-
losità idraulica media (P.I.2), relativa alle aree inondate durante l’evento del
1966 come indicato dalla “Carta guida delle aree inondate” di cui al Piano di ba-
cino stralcio dell’A.d.B. del fiume Arno, relativo alla riduzione del “Rischio Idrau-
lico”e le aree di fondovalle per le quali ricorra almeno una delle seguenti condi-
zioni: a) vi sono notizie storiche di inondazioni; b) sono morfologicamente in
condizione sfavorevole di norma a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota
posta a metri 2 sopra il piede esterno dell’argine o, in mancanza, sopra il ciglio
di sponda;
• Pericolosità idraulica media (I.2): in assenza di studi idrologici ed idraulici
rientrano in classe di pericolosità media la aree in classe di pericolosità idraulica
moderata (P.I.1), rappresentata dall’inviluppo delle alluvioni storiche sulla base
di criteri geologici e morfologici, come perimetrate dall’A.d.B. del fiume Arno
nello “Stralcio n°35 del P.A.I.”, e le aree di fondovalle per le quali ricorrano le
seguenti condizioni: a) non vi sono notizie storiche di inondazioni; b)sono in si-
tuazione di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente, di norma a
quote altimetriche superiori a metri 2 rispetto al piede esterno dell’argine o, in
mancanza, al ciglio di sponda;
• Pericolosità idraulica bassa (I.1): rientrano nella classe di pericolosità idrau-
lica bassa, le aree collinari o montane prossime ai corsi d’acqua per le quali ri-
corrono le seguenti condizioni: a) non vi sono notizie storiche di inondazioni;
b)sono in situazioni favorevoli di alto morfologico, di norma a quote altimetriche
superiori a metri 2 rispetto al piede esterno dell’argine o, in mancanza, al ciglio
di sponda.

La carta redatta mediante l’applicazione dei criteri e delle metodologie prece-


dentemente indicate può essere definita come una “cartografia tematica di sintesi” tra
i criteri del P.A.I. e quelli dettati della D.P.G.R. n.26R/2007.

Per quanto concerne invece la definizione delle classi di pericolosità idraulica


nelle unità territoriali organiche elementari, per la U.T.O.E. n°3 del “Turchetto” e per la
U.T.O.E. n°5 di “San Salvatore”, sono stati eseguiti degli studi idrologici ed idraulici di
dettaglio (cfr. All.1°, a cui si rimanda per maggiori dettagli), svolti in base ai criteri
dettati dalla D.P.G.R. n.26R/2007, di seguito elencati.

Si sottolinea che all’interno degli U.T.O.E. 3 e 5, in cui sono stati realizzati


nuovi studi idraulici, sono tuttavia vigenti le classi di Pericolosità Idraulica tratte dal
P.A.I. (cfr. GEO B.3_U.T.O.E. 3 e GEO B.4_U.T.O.E. 5), tranne nelle zone in cui, so-
vrapponendoli alle classi di pericolosità tratte dal P.A.I., i nuovi studi idraulici abbiano
denotato un aumento della pericolosità rispetto al P.A.I.; in queste zone vale la classe
di pericolosità indicata dai nuovi studi idraulici, più cautelativa rispetto al P.A.I..

I criteri dettati nella D.P.G.R. n.26R/2007, come indicato al punto C.2., Allegato
A, riguardante le “Direttive per le indagini geologico-tecniche”, sono i seguenti:

• Pericolosità idraulica molto elevata (I.4): aree interessate da allagamenti


per eventi con Tr≤30 anni;

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• Pericolosità idraulica elevata (I.3): aree interessate da allagamenti per e-


venti compresi tra 30<Tr≤200 anni;
• Pericolosità idraulica media (I.2): aree interessate da allagamenti per eventi
compresi tra 200<Tr≤500 anni;
• Pericolosità idraulica bassa (I.1): aree collinari o montane prossime ai corsi
d’acqua per le quali ricorrono le seguenti condizioni: a) non vi sono notizie sto-
riche di inondazioni; b)sono in situazioni favorevoli di alto morfologico, di nor-
ma a quote altimetriche superiori a metri 2 rispetto al piede esterno dell’argine
o, in mancanza, al ciglio di sponda.

Si fa presente che, sulla base dei risultati dello “Studio idraulico di dettaglio e-
seguito per l’U.T.O.E. di San Salvatore (U.T.O.E. 5) e del Turchetto (U.T.O.E. 3)” sono
state individuate aree interessate da allagamenti per eventi con Tr≤20 anni, che tutta-
via non interessano le UTOE del territorio comunale (cfr. All.1a). Le insufficienze a 20
anni riscontrate grazie agli studi idraulici, eseguiti sul Rio Tazzera, sul Rio San Gallo
(U.T.O.E. 3) e sul Torrente Pescia di Collodi (U.T.O.E. 5), sono le seguenti:
• Sul Rio Tazzera solo in destra idraulica (in corrispondenza della sezione 1.5):
i fenomeni alluvionali interessano perciò aree esterne al territorio comunale;
• Sul Torrente Pescia di Collodi, che risulta esondare nella zona di “Colmata”,
esterna all’U.T.O.E. 5, alla sezione indicata con il numero 1150 (cfr. All.1a);
tale fenomeno interessa in modo parziale le aree comprese tra l’argine de-
stro del Torrente Pescia di Collodi e l’argine sinistro del Torrente Puzzola (a-
rea denominata “Colmata”), si veda tav. GEO B.2_Foglio 2.

L’applicazione dei criteri e delle metodologie precedentemente indicate ha com-


portato dunque la redazione delle cartografie tematiche indicate come Tav.B.3_CARTA
DELLA PERICOLOSITA’ IDRAULICA U.T.O.E. n°3 e Tav.B.4_CARTA DELLA
PERICOLOSITA’ IDRAULICA U.T.O.E. n°5; per fornire il quadro completo della “perico-
losità idraulica”, nelle carte tematiche (Tav.B.3 & Tav.B4) riportanti gli elaborati redat-
ti in base agli studi idrologici ed idraulici eseguiti per le U.T.O.E. considerate, è stato
inoltre riportato lo Stralcio n°35 del P.A.I., riguardante la “Perimetrazione delle aree
con pericolosità idraulica – Livello di sintesi”, le cui perimetrazioni, ricordiamo, sono
eseguite sulla base di dati storici e morfologici.

3.3 Pericolosità sismica


Dall’analisi integrata di quanto emerge dall’acquisizione delle conoscenze rela-
tive agli elementi esistenti di tipo geologico e geomorfologico, sono state evidenziate
le aree ove possono verificarsi effetti locali o di sito, dovuti al verificarsi di un evento
sismico.

Nel caso si verifichi un evento sismico, la pericolosità sismica locale viene indi-
cata come la misura dello scuotimento al sito, che può differire, e di molto, dallo scuo-
timento di base, in dipendenza delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e ge-
otecniche locali, in quanto la risposta sismica locale è condizionata sia da fattori mor-
fologici, che dalla natura dei depositi sollecitati dalla vibrazione sismica; questi infatti
possono amplificare l'accelerazione massima in superficie rispetto a quella che ricevo-
no alla loro base, agendo al contempo da filtro del moto sismico, diminuendone l'ener-
gia complessiva ma modificandone la composizione con accentuazione di alcune fre-
quenze e smorzamento di altre.

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La redazione della Tav.B.5_CARTA DELLA PERICOLOSITA’ SISMICA, prodotta a


corredo della revisione del R.U. in oggetto, ha comportato un approfondimento delle
condizioni di sismicità del territorio comunale, sia nelle aree di pianura che in quelle
collinari, attraverso l’individuazione delle Zone a Maggiore Pericolosità Sismica Locale
(ZMPSL), che perimetrano le zone del territorio caratterizzabili da un comportamento
sismico omogeneo (§.2.4).

Si precisa che, ai fini della definizione della pericolosità sismica, tutti gli effetti
locali prodotti da eventi sismici e connessi ad aspetti stratigrafici, morfologici, geotec-
nici, strutturali, e meglio rappresentati nella cartografia delle Zone a Maggior Pericolo-
sità Sismica Locale (ZMPSL), assumono una diversa rilevanza in funzione della sismici-
tà di base del territorio comunale e della relativa accelerazione di ancoraggio dello
spettro di risposta elastico, in quanto l’attribuzione del grado di pericolosità sismica
dipende dall’interazione tra ciascun elemento di pericolosità sismica locale e la sismici-
tà di base dell’area, connessa alla Zona sismica di appartenenza del territorio comuna-
le (allegato 2 della D.P.G.R. n.26R/2007). A tale riguardo, si fa presente che, conside-
rata la riclassificazione del territorio regionale approvata con la Del.G.R. n.431 del
19.06.2006, in attuazione dell’O.P.C.M. n.3519 del 28.04.2006, che modifica
l’O.P.C.M. n.3274 del 20.03.2003, il territorio comunale di Montecarlo risulta classifica-
to sismico e collocato in “zona 3”, con un valore massimo dell’accelerazione orizzontale
su suolo di categoria “A” pari a “ag=0,15 g”.

Tale processo consentirà di evidenziare le situazioni di criticità sulle quali porre


attenzione, al fine di effettuare una corretta pianificazione, da disciplinare in maniera
specifica nel regolamento urbanistico in funzione delle destinazioni d’uso previste.

La definizione e la perimetrazione delle aree aventi pericolosità geomorfologica


è stata pertanto eseguita in ottemperanza alle raccomandazioni ed alle indicazioni ri-
portate nella D.P.G.R. n.26R/2007, di seguito riportate.

• Pericolosità sismica locale molto elevata (S.4): aree in cui sono presenti
fenomeni di instabilità attivi (1) e che pertanto potrebbero subire una accentua-
zione dovuta ad effetti dinamici quali possono verificarsi in occasione di eventi
sismici;
• Pericolosità sismica locale elevata (S.3): aree in cui sono presenti fenomeni
di instabilità quiescenti (2A) e che pertanto potrebbero subire una riattivazione
dovuta ad effetti dinamici quali possono verificarsi in occasione di eventi sismi-
ci; zone potenzialmente franose o esposte a rischio frana (2B) per le quali non
si escludono fenomeni di instabilità indotta dalla sollecitazione sismica; zone
con terreni di fondazione particolarmente scadenti che possono dar luogo a ce-
dimenti diffusi (4); zone versante (8); zone di contatto tra litotipi con caratteri-
stiche fisico-meccaniche significativamente diverse (12);
• Pericolosità sismica locale media (S.2): zone con possibile amplificazione
stratigrafica (9, 10, 11) in comuni a media sismicità (zone 3);
• Pericolosità sismica locale bassa (S.1): aree dove non si ritengono probabili
fenomeni di amplificazione o instabilità indotta dalla sollecitazione sismica.

Si fa presente che la maggior parte del territorio del Comune di Montecarlo può
essere classificato a pericolosità sismica locale bassa (classe S.1), con aree a pericolo-
sità sismica locale medio-elevata (Classi S.2-S.3 di Pericolosità) e limitate aree classi-
ficate a pericolosità molto elevata (Classe S.4), riferite ai pochi dissesti attivi in atto,

dott. geol. Luigi Giammattei


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arealmente limitati e che interessano prevalentemente le formazioni villafranchiane


(“Qfl”-“Ql”), affioranti nella porzione collinare del territorio comunale.

3.4 Problematiche idrogeologiche


Nella Tav.B.6_CARTA DELLE AREE CON PROBLEMATICHE IDROGEOLOGICHE
proposta sono evidenziate le aree che presentano situazioni sulle quali porre attenzio-
ne al fine di non generare squilibri idrogeologici, definite in base ai criteri indicati nella
D.P.G.R. n.26R/2007, in cui la risorsa idrica è esposta o presenta un basso grado di
protezione.

Vista la prevalenza delle aree collinari, l’identificazione del grado di vulnerabili-


tà dell’acquifero è stata eseguita con una metodologia semplificata, basata sulla zona-
zione per aree omogenee (“Valutazione per complessi e situazioni idrogeologiche =
CSI”), individuate attraverso valutazioni qualitative delle caratteristiche della falda
(libera, confinata, semiconfinata), della tipologia dell’acquifero e della tipologia della
copertura, adottando i criteri riportati nelle “Disposizioni generali” dell’Appendice 1,
Parte III delle Norme del P.T.C..

All’interno del territorio comunale sono state dunque evidenziate quattro classi
di vulnerabilità idrogeologica, comprendenti le formazioni ed i depositi affioranti, rag-
gruppati sulla base delle loro caratteristiche idrogeologiche; di seguito si riportano le
classi di vulnerabilità individuate:

• Vulnerabilità Estremamente Elevata (EE): falda acquifera libera in materiali


alluvionali, da grossolani a medi, con scarsa o nulla copertura, costituiti da de-
positi alluvionali attuali e recenti, depositi di conoide e depositi alluvionali ter-
razzati; nelle porzioni in cui affiorano questi depositi siamo infatti in presenza di
un acquifero freatico, libero;
• Vulnerabilità Media (M): falda acquifera libera in depositi continentali a gra-
nulometria mista, sciolti o parzialmente cementati, costituiti dai conglomerati e
ciottoli del Ciclo di Montecarlo (Qfl) e dai depositi terrazzati della Serie delle
Cerbaie-Altopascio (Qt);
• Vulnerabilità Bassa -Estremamente bassa (B - BB): depositi prevalente-
mente argillosi o argilloso-sabbiosi praticamente privi di circolazione idrica sot-
terranea, costituiti dai di origine lacustre (Ql).

Relativamente ai pozzi della centrale di “Luciani” e “Paduletta” la profondità e-


levata degli acquiferi sfruttati e la presenza superficialmente di orizzonti argillosi di
spessore non trascurabile garantiscono una bassa vulnerabilità nei confronti della ri-
sorsa.

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4 CONDIZIONI DI FATTIBILITA’ E MISURE DI TUTELA RELATIVE ALLE


PREVISIONI URBANISTICHE PREVISTE
Il Regolamento Urbanistico, nel disciplinare l’attività urbanistica ed edilizia del
territorio comunale, definisce le condizioni per la gestione degli insediamenti esistenti
e per le trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi, in coerenza
con il quadro conoscitivo e con i contenuti strategici definiti nel Piano strutturale, tra-
ducendo altresì in regole operative anche le prescrizioni dettate dai Piani di bacino.

La trasformabilità del territorio è dunque strettamente legata alle situazioni di


pericolosità e di criticità rispetto agli specifici fenomeni che le generano, messe in evi-
denza nel quadro conoscitivo, ed è connessa ai possibili effetti che possono essere in-
dotti dall’attuazione delle previsioni dell’atto di governo del territorio.

Le condizioni di attuazione sono riferite alla fattibilità delle trasformazioni e del-


le funzioni territoriali ammesse, fattibilità che fornisce indicazioni in merito alle limita-
zioni delle destinazioni d’uso del territorio in funzione delle situazioni di pericolosità
riscontrate, nonché in merito agli studi e alle indagini da effettuare a livello attuativo
ed edilizio ed alle opere da realizzare per la mitigazione del rischio, opere che andran-
no definite sulla base di studi e verifiche che permettano di acquisire gli elementi utili
alla predisposizione della relativa progettazione.

Ai sensi del D.P.G.R. n.26R/2007, le condizioni di attuazione delle previsioni


urbanistiche ed infrastrutturali vengono differenziate secondo le seguenti quattro cate-
gorie di fattibilità:

• Fattibilità senza particolari limitazioni (F.1): si riferisce alle previsioni ur-


banistiche ed infrastrutturali per le quali non sono necessarie prescrizioni speci-
fiche ai fini della valida formazione del titolo abilitativo all’attività edilizia.

• Fattibilità con normali vincoli (F.2): si riferisce alle previsioni urbanistiche


ed infrastrutturali per le quali è necessario indicare la tipologia di indagini e/o
specifiche prescrizioni ai fini della valida formazione del titolo abilitativo
all’attività edilizia.

• Fattibilità condizionata (F.3): si riferisce alle previsioni urbanistiche ed infra-


strutturali per le quali, ai fini della individuazione delle condizioni di compatibili-
tà degli interventi con le situazioni di pericolosità riscontrate, è necessario defi-
nire la tipologia degli approfondimenti di indagine da svolgersi in sede di predi-
sposizione dei piani complessi di intervento o dei piani attuativi o, in loro assen-
za, in sede di predisposizione dei progetti edilizi.

• Fattibilità limitata (F.4): si riferisce alle previsioni urbanistiche ed infrastrut-


turali la cui attuazione è subordinata alla realizzazione di interventi di messa in
sicurezza che vanno individuati e definiti sulla base di studi e verifiche atti a de-
terminare gli elementi di base utili per la predisposizione della relativa proget-
tazione.

Le valutazioni delle condizioni di attuazione e delle misure di tutela da osserva-


re per le previsioni urbanistiche ed infrastrutturali previste dalla revisione del R.U. in

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oggetto, vengono di seguito definite schematicamente sulla base del tipo degli inter-
venti proposti e del grado di pericolosità geomorfologica, idraulica e sismica attribuito
all’area sede di realizzazione delle previsioni urbanistiche ed infrastrutturali stesse,
mediante una matrice di correlazione, costruita per la pericolosità geomorfologica
(§.4.1), la pericolosità idraulica (§.4.2) e la pericolosità sismica (§.4.3); le eventuali
situazioni connesse a problematiche idrogeologiche vengono disciplinate in maniera
specifica e vengono indicate le misure di tutela della risorsa idrica sotterranea e le pre-
scrizioni da osservare per le trasformazioni previste, ai fini della sua tutela e salva-
guardia (§.4.4).

Le condizioni di rischio potranno essere annullate o mitigate mediante la realiz-


zazione di interventi incidenti sulla pericolosità (interventi sulle cause e/o sugli effetti)
e/o sulla vulnerabilità (accorgimenti costruttivi, sistemi di allarme, ecc.); tali interven-
ti, ricordiamo, dovranno essere definiti sulla base di idonei studi geologici, idrogeologi-
ci e geotecnici di approfondimento che dovranno individuare ed analizzare, sulla base
dell’assetto stratigrafico, tettonico-strutturale e della circolazione idrica nel sottosuolo,
i caratteri geometrici e cinematici dell’area in esame e di un suo intorno significativo.

Nelle matrici che seguono, in ottemperanza a quanto indicato nella D.P.G.R.


n.26R/2007, sono dunque definite le condizioni per la gestione degli insediamenti e
delle infrastrutture esistenti, nonché le condizioni di attuazione delle previsioni urbani-
stiche e strutturali, in coerenza con il quadro conoscitivo, con i contenuti strategici
definiti nel P.S. vigente e con le regole indicate nelle Norme di Piano dell’Autorità di
Bacino dell’Arno; a tale riguardo si fa presente che l’ applicabilità di tali regole resta
valida e che nella valutazione e verifica della fattibilità geomorfologica ed idraulica
delle previsioni urbanistiche e strutturali si dovrà necessariamente tener conto di
quanto indicato negli artt. 6, 7, 8, 10, 11, 12 delle Norme di Piano del P.A.I. redatto
dall’Autorità di Bacino del fiume Arno, approvato con D.P.C.M. del 06.05.2006.

Per valutare la classe di fattibilità geomorfologica, idraulica e sismica di ogni ti-


po di intervento individuato in base alla classe di pericolosità, è stato fatto riferimento
al “grado di esposizione” indicato nel P.T.C. della Provincia di Lucca tuttora vigente,
alla normativa vigente, e, come riferimento teorico, alla definizione di Rischio Idrogeo-
logico e Sismico. Il Rischio Idrogeologico e Sismico all’interno della letteratura scienti-
fica è definito dalla seguente relazione:

R=H*V*W

H = Pericolosità (Hazard): probabilità che un dato fenomeno potenzialmente dannoso,


di data intensità, si verifichi in una data area e in un dato periodo di tempo;
V = Vulnerabilità (Vulnerability): grado di perdita prodotto su un certo elemento o
gruppo di elementi a rischio in seguito al verificarsi di un dato fenomeno di una data
intensità;
W = Valore degli elementi a rischio (Worth of elements at risk): valore economico, o
numero delle unità, degli elementi a rischio in una data area.

Nel dettaglio, intervento per intervento, sono state valutate le seguenti possibili
variazioni dello stato attuale del territorio, che potrebbero comportare un aumento del
rischio, e di conseguenza è stata attribuita la classe di fattibilità:
o Aumento dei carichi sul terreno;
o Possibile destabilizzazione dei versanti;

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o Aumento di carico urbanistico;


o Frequentazione umana e di veicoli;
o Impermeabilizzazione del suolo;
o Possibili ostacoli al deflusso delle acque in caso di esondazione, e dispo-
sizione di tali ostacoli rispetto al flusso previsto delle acque;
o Sottrazioni significative di volume alle acque in caso di esondazione;
o Possibile formazione di zone di ristagno delle acque e/o zone di concen-
trazione delle acque in caso di esondazione;
o Possibili rischi relativi agli effetti indotti dalle depressioni e/o oscillazioni
piezometriche (cedimenti del terreno, instabilità dei versanti);
o Possibile aumento della pericolosità al contorno, e a monte e/o a valle
dell’intervento.

La normativa di riferimento è la seguente: Legge quadro 183/89; D.L. 180/98;


P.T.C. Provincia di Lucca, delibera di C.P. n.189 del 13/01/2000 - pubblicato sul
B.U.R.T. n.4 del 24/01/2001; O.P.C.M. n° 3274/2003; Piano di bacino del fiume Arno,
stralcio “Assetto idrogeologico”, Norme di attuazione, Comitato Istituzionale
11/11/2004; Norme Tecniche per le Costruzioni, pubblicate sulla G.U. n.29 del
04/02/2008.

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4.1 Condizionamenti dovuti alla pericolosità geomorfologica


Il seguente abaco permette di codificare, per gli interventi ammessi all’interno
delle varie zone omogenee, l’attribuzione della categoria di fattibilità in base alla peri-
colosità geomorfologica dell’area e alla tipologia di trasformazione prevista;
l’individuazione di eventuali interventi non elencati negli abachi dovrà avvenire per
analogia tipologica con quelli elencati.

Per le aree ricadenti in fattibilità IV, non sono fattibili gli interventi di
edilizia privata, poiché mancano gli studi di dettaglio per la messa in sicurezza
dell’area, mentre per gli interventi relativi all’edilizia pubblica ricadenti in classe
di fattibilità IV si rimanda alla normativa esistente a livello sovracomunale.

FATTIBILITA'
TIPO DI INTERVENTO GRADO DI PERICOLOSITA'
G.1 G.2 G.3 G.4
Interventi di manutenzione ordinaria e straordi-
1 naria delle opere pubbliche o di interesse pubbli- I I I I
co.
Interventi di manutenzione ordinaria e straordi-
2 I I I I
naria sul patrimonio edilizio esistente.
3 Interventi di nuova costruzione. II II III n.f.
Nuove infrastrutture pubbliche o di interesse
4 II II III IV
pubblico puntuali, a rete o lineari.
Ampliamento e nuovi interventi relativi ad opere
5 II II III IV
pubbliche o di interesse pubblico.
Parcheggi ad uso pubblico e/o privato:
a) a raso, senza rimodellamento del ver-
6 (a)
sante; I II II III
b) con sbancamenti, riporti o in sotterraneo. II II III(a) n.f.
Nuova viabilità privata e servizi privati a rete o
7 I II III IV
puntuali.
Giardini, coltivazioni specializzate, orti; serre e
8 strutture stagionali o precarie aventi funzione I I I I
agricola, inferiori a 50 mq.
Interventi di ristrutturazione delle opere e delle
infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico
9 II II III III(a)
nonché della viabilità e della rete dei servizi
privati esistenti.
Interventi di restauro, risanamento conservati-
vo, sul patrimonio edilizio esistente senza in-
10 cremento di superficie coperta, di volume e di I I I I
carico urbanistico; demolizioni senza ricostruzio-
ne.
Interventi di ristrutturazione edilizia sul patri-
10 monio esistente. Demolizione con ricostruzione
II II III IV
bis senza aumento di carico urbanistico e senza
incremento di superficie coperta e di volume.
Interventi sul patrimonio edilizio esistente, ri-
strutturazione edilizia con ampliamenti plano-
11 volumetrici e/o con aumento del carico urbani- II II III n.f.
stico, ampliamenti, ristrutturazione edilizia; in-
terventi di demolizione con ricostruzione.

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12 Frazionamento in unità immobiliari. II II III n.f.


Adeguamenti necessari alla messa a norma delle
strutture, degli edifici e degli impianti relativa-
mente a quanto previsto dalle norme in materia
13 II II III III
igienico-sanitaria, sismica, di sicurezza ed igiene
sul lavoro, di superamento delle barriere archi-
tettoniche.
Emungimenti di acque sotterranee ad uso dome-
14 I I I I
stico.
Emungimenti di acque sotterranee ad uso indu-
15 striale, irriguo o connessi alla realizzazione di II II III III
scavi sotto falda.
Piscine all’aperto ad uso privato e relativi locali
16 II II III n.f.
di servizio.
17 Invasi e/o laghetti collinari. II II n.f n.f
Impianti sportivi pubblici o di uso pubblico:
18 a) senza coperture e manufatti accessori I I II II
b) coperti e/o con manufatti accessori II II III n.f.
Annessi agricoli, manufatti e tettoie con funzione
zootecnica, box metallici, pertinenze a servizio
19 di fabbricati:
(a)
a) inferiori a 25 mq; II II III III
b) superiori a 25 mq. II II III n.f.
Serre e strutture aventi funzione agricola fisse (a)
20 I I II III
e/o maggiori di 50 mq.
Opere accessorie a servizio di fabbricati (tettoie,
21 I II III III
pergolati, recinzioni, ecc.).
22 Verde pubblico attrezzato, aree parco in genere. I II III III
Alterazione del profilo morfologico con scavi e (a)
23 II II III n.f.
riporti.
(a)
24 Piste per deforestazione. I II III III
25 Aree attrezzate per la raccolta dei rifiuti. I I III III(a)
Scavi lineari per la messa in opera di reti pubbli-
26 che di distribuzione di dimensione superiore a II II III IV
1.0 m di larghezza e 1.5 m di profondità.
Scavi puntuali per la messa in opera di reti pub-
27 bliche di distribuzione di volume superiore a 3 II II III IV
mc.
Piccoli edifici e impianti di servizio di strutture a
rete inferiori a 25 mq (acquedotto, impianti ad-
28 duzione e distribuzione gas, cabine trasforma- II II III IV
zioni ENEL, impianti telefonia fissa e mobile);
torri antincendio.
29 Eliporto. II II III IV
30 Aree di sosta per camper. II II III n.f.

NOTE: n.f = NON FATTIBILE

(a) Tali interventi devono avere i seguenti requisiti: “non diversamente localizza-
bili”, se di nuova realizzazione, e “non delocalizzabili”, se esistenti; la non sussi-
stenza di dette condizioni, rende gli stessi interventi NON FATTIBILI (n.f.).

Le tipologie di intervento non espressamente indicate, dovranno essere ricondotte


attraverso opportune correlazioni a quelle descritte.

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Di seguito vengono inoltre indicate le condizioni di attuazione (prescrizioni) re-


lative ai vari interventi previsti, definite sulla base della categoria di fattibilità geomor-
fologica precedentemente attribuita, in ottemperanza a quanto indicato nel D.P.G.R.
n.26R/2007.

Classe di
Fattibilità PRESCRIZIONI
Geomorfologica
Interventi: 1, 2, 6a, 7, 8, 10, 14, 18a, 20, 21, 22, 24, 25. Ai
fini della realizzazione degli interventi in oggetto, non sono necessarie
I
prescrizioni specifiche ai fini della valida formazione del titolo abilita-
tivo all’attività edilizia.
Interventi: 3, 4, 5, 6a, 6b, 7, 8, 10bis, 11, 12, 13, 15, 16,
17, 18, 19a, 19b, 20, 22, 21, 23, 24, 26, 27, 28, 29, 30. Sono
richieste indagini geologiche e geotecniche da condursi ai sensi della
normativa tecnica vigente sia nel caso di intervento diretto che di
Piano Attuativo e di Piano Complesso di intervento, al fine di ricostrui-
re il modello geotecnico (1) del terreno, necessario alle verifiche ri-
chieste ai sensi del D.M.11.03.1988 e delle Norme Tecniche per le
II
Costruzioni (D.M.14.01.2008).
Intervento: 15. Progetti di nuovi emungimenti approvabili, fatte
salve le necessarie autorizzazioni degli enti competenti in merito alla
tutela della risorsa idrica, soltanto se corredati da valutazioni degli
effetti indotti dalle massime depressioni piezometriche in rapporto
alle locali condizioni stratigrafiche (compatibilità di eventuali cedi-
menti con la stabilità dei manufatti presenti nell’intorno).
Per la realizzazione dei seguenti interventi, sono richiesti, oltre al-
le indagini geologiche e geotecniche da condursi ai sensi della norma-
tiva tecnica vigente al fine di ricostruire il modello geotecnico (1) del
terreno, necessario alle verifiche richieste ai sensi del
D.M.11.03.1988 e delle Norme Tecniche per le Costruzioni
(D.M.14.01.2008), anche ulteriori idonei studi geologici, idrogeologici,
geofisici e geotecnici di approfondimento, finalizzati all’analisi della
forma o del processo geologico legato alla dinamica del versante (2),
da eseguirsi sia nel caso di intervento diretto che di Piano Attuativo e
di Piano Complesso di intervento.
Interventi: 6a, 7, 9, 10bis, 13, 16, 19a, 20, 21, 22, 23, 24,
25, 26, 27, 29, 30. La realizzazione degli interventi indicati è subor-
dinata alla valutazione delle condizioni di stabilità del versante, da cui
III risulti la compatibilità degli stessi con le condizioni di pericolosità che
gravano sull’area, ed alla eventuale realizzazione degli interventi di
messa in sicurezza e delle opere di consolidamento (3), necessarie al
superamento delle condizioni di instabilità, previo parere favorevole
dell’Autorità di Bacino sulla compatibilità di tali opere rispetto alle
previsioni generali di sistemazione dell’area.
Interventi: 3, 4, 5, 6b, 11, 12, 18, 19b, 28. La realizzazione
degli interventi indicati è subordinata alla verifica delle effettive con-
dizioni di stabilità ed alla preventiva realizzazione degli eventuali in-
terventi di messa in sicurezza e delle opere di consolidamento (3),
previo parere favorevole dell’Autorità di Bacino sulla compatibilità di
tali opere rispetto alle previsioni generali di sistemazione dell’area;
qualora le opere di consolidamento e messa in sicurezza siano ele-
mento strutturale sostanziale della nuova edificazione, è ammessa la

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con testualità tra la messa in sicurezza e la realizzazione del nuovo


intervento, previo parere favorevole dell’Autorità di Bacino.
Possono essere attuati solamente quegli interventi per i quali
venga dimostrato che non determinino condizioni di instabilità nelle
aree adiacenti, che non modifichino negativamente i processi geo-
morfologici presenti nell’area, che non limitino la possibilità di realiz-
zare interventi definitivi di stabilizzazione e prevenzione dei fenomeni
e che consentano la manutenzione delle opere di messa in sicurezza;
della sussistenza di tali condizioni deve essere dato atto nel procedi-
mento amministrativo relativo al titolo abilitativo all’attività edilizia.
In presenza di interventi di messa in sicurezza dovranno essere
predisposti ed attivati gli opportuni sistemi di monitoraggio in relazio-
ne alla tipologia del dissesto; l’avvenuta messa in sicurezza conse-
guente la realizzazione ed il collaudo delle opere di consolidamento,
gli esiti positivi del sistema di monitoraggio attivato e la delimitazione
delle aree risultanti in sicurezza, devono essere certificati.
Intervento: 15. Progetti di nuovi emungimenti approvabili, fatte
salve le necessarie autorizzazioni delle autorità competenti in merito
alla tutela della risorsa idrica, soltanto se corredati da specifiche in-
dagini e approfondimenti sulla compatibilità del prelievo con le condi-
zioni di stabilità dell’area in generale, basati su una valutazione degli
effetti prodotti dall’emungimento e tenuto conto delle locali condizioni
stratigrafiche e di soggiacenza piezometrica.
A titolo generale per poter eventualmente intervenire in queste
aree, oltre alle indagini geologiche e geotecniche da condursi ai sensi
della normativa tecnica vigente al fine di ricostruire il modello geo-
tecnico (1) del terreno, per le verifiche richieste ai sensi del
D.M.11.03.1988 e delle Norme Tecniche per le Costruzioni
(D.M.14.01.2008), sono necessari anche idonei studi geologici, idro-
geologici, geofisici e geotecnici di approfondimento finalizzati
all’analisi della forma o del processo geologico legato alla dinamica
del versante (2).
La realizzazione di tali interventi, che devono essere “non diver-
samente localizzabili” (4), deve essere subordinata alla preventiva
realizzazione degli interventi di consolidamento, bonifica, protezione e
sistemazione (3) del fenomeno franoso, previo parere vincolante
IV
dell’Autorità di Bacino competente sulla conformità di tali interventi
con gli indirizzi fissati dalla stessa.
Dopo la realizzazione degli interventi di consolidamento, bonifica,
protezione e sistemazione, dovranno essere predisposti ed attivati gli
opportuni sistemi di monitoraggio, in relazione alla tipologia del dis-
sesto, per tenere sotto controllo l’evoluzione del fenomeno;
l’avvenuta messa in sicurezza, conseguente alla realizzazione, al col-
laudo ed agli esiti positivi del sistema di monitoraggio attivato delle
opere di consolidamento, come la delimitazione delle aree risultanti in
sicurezza, devono essere certificati.
Della sussistenza delle condizioni di cui sopra deve essere dato
atto nel procedimento amministrativo relativo al titolo abilitativo
all’attività edilizia.

NOTE: (1) Il modello geotecnico deve necessariamente indicare la caratterizzazione


stratigrafico-geotecnica ed idrogeologica, nelle aree di pianura, e
l’individuazione degli elementi geomorfologici, litologico-tecnici, giaciturali e
idrogeologici, nelle aree di versante; oltre alle verifiche richieste ai sensi
della normativa vigente (D.M.11.03.1988 e D.M.14.01.2008), dovranno
essere valutati i possibili fenomeni di ritiro e rigonfiamento nei terreni argil-

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losi dovuti alle variazioni di umidità del suolo e, nei casi di costruzione su
pendio, dovranno essere valutate le condizioni di stabilità del pendio mede-
simo.
(2) Gli studi geologici, idrogeologici e geotecnici di approfondimento do-
vranno individuare ed analizzare, sulla base dell’assetto stratigrafico, tetto-
nico-strutturale e della circolazione idrica nel sottosuolo, i caratteri geome-
trici e cinematici dei fenomeni quiescenti e/o delle aree con indizi di instabi-
lità connessi alla giacitura, alla litologia, alla presenza di acque superficiali e
sotterranee e con indizi di instabilità connessi all’acclività, al fine di consen-
tirne la parametrizzazione geotecnica, di prevederne una possibile evoluzio-
ne nel tempo (zona d’influenza e/o di rispetto) e di pervenire alla progetta-
zione ed al dimensionamento degli eventuali interventi di messa in sicurez-
za.
(3) Gli interventi di messa in sicurezza, definiti sulla base di studi geologici,
idrogeologici e geotecnici, devono essere tali da non pregiudicare le condi-
zioni di stabilità nelle aree adiacenti, da non limitare la possibilità di realiz-
zare interventi definitivi di stabilizzazione dei fenomeni franosi e da consen-
tire la manutenzione delle opere di messa in sicurezza.
(4) La non sussistenza di dette condizioni, rende gli stessi interventi NON
FATTIBILI.

Sono inoltre da considerare le seguenti prescrizioni generali

• Le aree di influenza, così come individuabili dalle cartografie di riferimento per i


fenomeni franosi attivi (Tav.B.1) potranno essere modificate, a livello locale,
attraverso studi e verifiche di tipo geologico-tecnico, finalizzati alla valutazione
della stabilità del versante.
• Nelle aree a pericolosità geomorfologica elevata G.3 e molto elevata G.4, sono
consentiti interventi di consolidamento, sistemazione e mitigazione dei feno-
meni franosi, da eseguirsi sulla base di opportuni studi geologico-tecnici, previo
parere dell’Autorità di Bacino competente. Tali interventi non devono andare a
determinare condizioni di instabilità né modificare negativamente i processi ge-
omorfologici presenti nell’area; non devono inoltre limitare la possibilità di rea-
lizzare interventi definitivi di stabilizzazione e prevenzione dei fenomeni, e de-
vono consentire la manutenzione delle opere di messa in sicurezza.
• Nelle aree a pericolosità geomorfologica elevata G.3 e molto elevata G.4 sono
consentiti gli interventi sugli edifici esistenti, finalizzati a ridurne la vulnerabili-
tà, a migliorare la tutela della pubblica incolumità, a condizione che non com-
portino aumenti di superficie, di volume e di carico urbanistico. Aumenti di vo-
lume e di superficie sono ammessi solamente per adeguamenti necessari alla
messa a norma delle strutture, degli edifici e degli impianti relativamente a
quanto previsto dalle norme in materia igienico-sanitaria, sismica, di sicurezza
ed igiene sul lavoro, di superamento delle barriere architettoniche.

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4.2 Condizionamenti dovuti alla pericolosità idraulica

Il seguente abaco permette di codificare, per gli interventi ammessi all’interno


delle varie zone omogenee, l’attribuzione della categoria di fattibilità in base alla peri-
colosità idraulica dell’area ed alla tipologia di trasformazione prevista; l’individuazione
di eventuali interventi non elencati negli abachi dovrà avvenire per analogia tipologica
con quelli elencati.

Per le aree ricadenti in fattibilità IV, non sono fattibili gli interventi di
edilizia privata, poiché mancano gli studi di dettaglio per la messa in sicurezza
dell’area, ad eccezione di quegli interventi per i quali sono già stati realizzati
studi, di cui al paragrafo 4.4 della presente relazione, per i quali valgono le pre-
scrizioni descritte nelle tabelle seguenti. Per gli interventi relativi all’edilizia pub-
blica ricadenti in classe di fattibilità IV si rimanda alla normativa esistente a
livello sovracomunale.

Si precisa inoltre che nelle aree ricadenti in pericolosità idraulica I.4 soggette ad
inondazioni con tempi di ritorno inferiori a 20 anni (cartografate nella tavola
B.2_foglio2 allegata) nessun tipo di intervento è fattibile eccetto nuove previ-
sioni per infrastrutture a rete non diversamente localizzabili, per le quali sarà
comunque necessario attuare tutte le dovute precauzioni per la riduzione del rischio a
livello compatibile con le caratteristiche della struttura (ai sensi del DPGR 26R/2007,
allegato A, par. 3.2.2 comma b).

FATTIBILITA'
TIPO DI INTERVENTO GRADO DI PERICOLOSITA'
I.1 I.2 I.3 I.4
Interventi di manutenzione ordinaria e straordi-
1 naria delle opere pubbliche o di interesse pubbli- I I I I
co.
Interventi di manutenzione ordinaria e straordi-
2 I I I I
naria sul patrimonio edilizio esistente.
(a)
3 Interventi di nuova costruzione. I II IV IV(a)
Nuove infrastrutture pubbliche o di interesse
4 I II IV(b) IV(b)
pubblico puntuali, a rete o lineari.
Ampliamento e nuovi interventi relativi ad opere
5 I II IV(b) IV(b)
pubbliche o di interesse pubblico.
Parcheggi ad uso pubblico e/o privato:
a) a raso, senza rimodellamento del ver-
6 (b)
sante; I II II II
b) con sbancamenti, riporti o in sotterraneo. I II IV(b) n.f.
Nuova viabilità privata e servizi privati a rete o (b)
7 I II III IV
puntuali.
Giardini, coltivazioni specializzate, orti; serre e
8 strutture stagionali o precarie aventi funzione I I I II
agricola, inferiori a 50 mq.
Interventi di ristrutturazione delle opere e delle
infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico
9 I II III III
nonché della viabilità e della rete dei servizi
privati esistenti.

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Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 28

Interventi di restauro, risanamento conservati-


vo, ristrutturazione edilizia sul patrimonio edili-
10 zio esistente senza incremento di superficie co- I I I I
perta, di volume e di carico urbanistico; demoli-
zioni senza ricostruzione.
Interventi di ristrutturazione edilizia sul patri-
10 monio esistente. Demolizione con ricostruzione
I II III III
bis senza aumento di carico urbanistico e senza
incremento di superficie coperta e di volume.
Interventi sul patrimonio edilizio esistente, ri-
strutturazione edilizia con ampliamenti plano-
(c) (c)
11 volumetrici e/o con aumento del carico urbani- I I IV IV
stico, ampliamenti, ristrutturazione edilizia; in-
terventi di demolizione con ricostruzione.
(c) (c)
12 Frazionamento in unità immobiliari. I I IV IV
Adeguamenti necessari alla messa a norma delle
strutture, degli edifici e degli impianti relativa-
mente a quanto previsto dalle norme in materia
13 I I II II
igienico-sanitaria, sismica, di sicurezza ed igiene
sul lavoro, di superamento delle barriere archi-
tettoniche.
Emungimenti di acque sotterranee ad uso dome-
14 I I I I
stico.
Emungimenti di acque sotterranee ad uso indu-
15 striale, irriguo o connessi alla realizzazione di I I I I
scavi sotto falda.
Piscine all’aperto ad uso privato e relativi locali
16 I I II II
di servizio.
17 Invasi e/o laghetti collinari. I I I I
Impianti sportivi pubblici o di uso pubblico:
18 a) senza coperture e manufatti accessori I I I I
(b)
b) coperti e/o con manufatti accessori I II IV n.f.
Annessi agricoli, manufatti e tettoie con funzione
zootecnica, box metallici, pertinenze a servizio
19 di fabbricati:
a) inferiori a 25 mq; I I II III(d)
(d)
b) superiori a 25 mq. I I III III(d)
Serre e strutture aventi funzione agricola fisse (d) (d)
20 I II III III
e/o maggiori di 50 mq.
Opere accessorie a servizio di fabbricati (tettoie,
21 I I II II
pergolati, recinzioni, ecc.).
22 Verde pubblico attrezzato, aree parco in genere. I I I II
Alterazione del profilo morfologico con scavi e (b)
23 I II III IV
riporti.
24 Piste per deforestazione. I I II II
(b)
25 Aree attrezzate per la raccolta dei rifiuti. I II III III
Scavi lineari per la messa in opera di reti pubbli-
26 che di distribuzione di dimensione superiore a I I I I
1.0 m di larghezza e 1.5 m di profondità.
Scavi puntuali per la messa in opera di reti pub-
27 bliche di distribuzione di volume superiore a 3 I I I I
mc.
Piccoli edifici e impianti di servizio di strutture a (b)
28 I I II III
rete inferiori a 25 mq (acquedotto, impianti ad-

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duzione e distribuzione gas, cabine trasforma-


zioni ENEL, impianti telefonia fissa e mobile);
torri antincendio.
29 Eliporto. I I III III(b)
30 Aree di sosta per camper. I II III n.f.

NOTE: n.f = NON FATTIBILE

(a) Tali interventi devono ricadere all’interno del tessuto insediativo presen-
te; la non sussistenza di dette condizioni, rende gli stessi interventi NON
FATTIBILI (n.f.).
(b) Tali interventi devono essere “essenziali” e/o “non delocalizzabili”; la non
sussistenza di dette condizioni, rende gli stessi interventi NON FATTIBILI
(n.f.).
(c) Tali interventi sono fattibili solamente se i fabbricati oggetto di tali inter-
venti ricadono all’interno del tessuto insediativo presente, altrimenti sono
fattibili solamente gli interventi che non prevedono, né aumenti di superficie
coperta, né cambi di destinazione d’uso, né incrementi volumetrici compor-
tanti un incremento di carico urbanistico, né nuovi volumi interrati (fatti salvi
volumi tecnici e tettoie senza tamponature laterali). Interventi di ampliamen-
to della superficie coperta di fabbricati esistenti sono fattibili, previo parere
vincolante dell'Autorità di bacino, nel caso di interventi funzionali alla riduzio-
ne della vulnerabilità del fabbricato e per la messa a norma di strutture ed
impianti in ottemperanza ad obblighi derivanti da normative vigenti in mate-
ria igienico-sanitaria, di sicurezza sull’ambiente dei lavori, di superamento di
barriere architettoniche e di adeguamento antisismico. La non sussistenza di
dette condizioni, rende gli stessi interventi NON FATTIBILI (n.f.).
(d) Serre e strutture stagionali o precarie, annessi agricoli, manufatti e tet-
toie con funzione zootecnica, box metallici ammessi purché indispensabili alla
conduzione del fondo e con destinazione agricola vincolata; la non sussisten-
za di dette condizioni, rende gli stessi interventi NON FATTIBILI (n.f.).

Le tipologie di intervento non espressamente indicate, dovranno essere ri-


condotte attraverso opportune correlazioni a quelle descritte.

Di seguito vengono inoltre indicate le condizioni di attuazione (prescrizioni) re-


lative ai vari interventi previsti, definite sulla base della categoria di fattibilità idraulica
precedentemente attribuita, in ottemperanza a quanto indicato nel D.P.G.R.
n.26R/2007.

Classe di
Fattibilità PRESCRIZIONI
Idraulica
Interventi: 1, …, 30. Ai fini della realizzazione degli interventi in
I oggetto, non sono necessarie prescrizioni specifiche ai fini della valida
formazione del titolo abilitativo all’attività edilizia.
Interventi: 3, 4, 5, 6a, 6b, 7, 8, 9, 10bis, 13, 16, 18b, 19a,
20, 21, 22, 23, 24, 25, 28, 30. Ai fini della realizzazione degli inter-
venti in oggetto, per la valida formazione del titolo abilitativo
II
all’attività edilizia, si indicano i seguenti accorgimenti costruttivi per la
riduzione della vulnerabilità idraulica delle opere previste, a condizio-
ne che non aggravino il livello di pericolosità nelle aree adiacenti:

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Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 30

− si devono adottare soluzioni tecniche costruttive tali da impe-


dire la formazione di barriere idrauliche o di situazioni favore-
voli all’instaurarsi di fenomeni di ristagno, in relazione al reti-
colo idrografico presente ed alle condizioni idrogeologiche lo-
cali;
− la viabilità privata ricadente nelle classi di pericolosità molto
elevata (I.4) non deve prevedersi con superfici impermeabili;
− le quote dei solai dei piani di calpestio dei piani terra dovran-
no essere rialzate di almeno 20 cm sulla quota media del pia-
no campagna del lotto di intervento e poste al di sopra della
quota delle infrastrutture lineari (viarie e/o altre) eventual-
mente presenti e favorenti l’instaurarsi di locali condizioni di
ristagno di acque;
− le quote delle soglie di accesso ai vani interrati dovranno es-
sere rialzate di almeno 30 cm rispetto alle aree esterne e co-
munque al di sopra della quota delle infrastrutture lineari (via-
rie e/o altre) eventualmente presenti e favorenti l’instaurarsi
di locali condizioni di ristagno di acque;
− devono essere utilizzati materiali non deteriorabili dall’acqua;
− la viabilità su rilevato deve essere necessariamente progettata
in maniera tale da escludere la formazione di barriere idrauli-
che.
Per la realizzazione dei seguenti interventi, devono essere indivi-
duate le condizioni di compatibilità degli interventi con le situazioni di
pericolosità riscontrate.
Interventi: 7, 19a, 19b, 23. Ai fini della individuazione delle
condizioni di compatibilità degli interventi in oggetto con le situazioni
di pericolosità riscontrate, dovranno essere svolte indagini di tipo
morfologico-topografiche ed idrauliche, necessarie a verificare che gli
interventi non ostacolino il deflusso delle acque e a definire la tipolo-
gia degli eventuali interventi compensativi causati dalla sottrazione di
volume utile in caso di esondazione duecentennale, e, in fase esecuti-
III va delle opere, dovranno essere utilizzati materiali non deteriorabili
dall’acqua.
Interventi: 9, 10bis, 20, 25, 28, 29, 30. Gli interventi in ogget-
to dovranno necessariamente essere realizzati in condizioni di sicurez-
za idraulica rispetto agli eventi con tempo di ritorno duecentennale
(1) e dovranno inoltre essere svolte indagini di tipo morfologico-
topografiche ed idrauliche necessarie a definire la tipologia degli e-
ventuali interventi compensativi causati dalla sottrazione di volume
utile in caso di esondazione duecentennale, ai fini di non aggravare il
livello di pericolosità nelle aree adiacenti. In fase esecutiva delle ope-
re, dovranno essere utilizzati materiali non deteriorabili dall’acqua
Ferme restando le condizioni espresse nelle note della precedente
tabella, non sono da prevedersi interventi di nuova edificazione o
nuove infrastrutture per i quali non sia dimostrabile il rispetto di con-
dizioni di sicurezza o non sia prevista la preventiva o contestuale rea-
lizzazione di interventi di messa in sicurezza (2) per eventi con tempo
di ritorno di 200 anni.
IV
A titolo generale per poter eventualmente intervenire in queste
aree è necessaria la messa in sicurezza rispetto al battente idrico
duecentennale (1), che può essere conseguita anche tramite adeguati
sistemi di autosicurezza, nel rispetto delle seguenti condizioni:
− dimostrazioni dell’assenza o dell’eliminazione di pericolo per le
persone e i beni;

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− dimostrazione che gli interventi non determinano aumento delle


pericolosità in altre aree;
− nel caso di realizzazione di volumetrie interrate, le quote delle
soglie di accesso ai vani interrati dovranno essere rialzate di al-
meno 30 cm rispetto al battente idrico duecentennale (1);
− utilizzo di materiali non deteriorabili dall’acqua;
− nel caso di riporti, dovranno essere definiti la tipologia degli e-
ventuali interventi compensativi per il recupero del volume sot-
tratto in caso di esondazione duecentennale (1); tali interventi
dovranno essere realizzati senza aggravare il livello di pericolosi-
tà nelle aree adiacenti e senza alterare il reticolo idrografico su-
perficiale e/o ostacolare il deflusso delle acque;
− nel caso di parcheggi pubblici in sotterraneo oltre alle prescrizio-
ni suddette, dovranno essere dotati di opportuni sistemi di al-
larme e di chiusura automatica (per le entrate) in caso di pre-
senza d’acqua.

Per tutti gli interventi è necessario acquisire il parere favorevole


dell’Autorità di bacino.

NOTE: (1) Per la valutazione dei battenti idrici duecentennali si rimanda, per
l’U.T.O.E. n.3 e per l’U.T.O.E. n.5, alle visione delle FIGURE 1_2 redatte a
corredo della “Studio idraulico di dettaglio eseguito per l’U.T.O.E. di San
Salvatore (U.T.O.E. 5) e del Turchetto (U.T.O.E. 3)” (All.1a).
(2) Interventi di messa in sicurezza progettati sulla base di idonei studi idro-
logici-idraulici, che devono essere approvati dall’autorità idraulica compe-
tente, previo parere favorevole dell’Autorità di Bacino sulla compatibilità
degli interventi stessi con il PAI. Fino alla certificazione dell’avvenuta messa
in sicurezza conseguente la realizzazione ed il collaudo delle opere idrauliche
accompagnata dalla delimitazione delle aree risultanti in sicurezza, non può
essere rilasciata dichiarazione di abitabilità e di agibilità; della sussistenza
delle condizioni di cui sopra deve essere dato atto anche nel procedimento
amministrativo relativo al titolo abilitativo all’attività edilizia.

Sono inoltre da considerare le seguenti prescrizioni generali

• Gli interventi di messa in sicurezza idraulica approvati dall’autorità idraulica


competente, progettati sulla base di idonei studi idrologici-idraulici, sono sem-
pre ammessi, a condizione che non aggravino il livello di pericolosità nelle aree
adiacenti, previo parere favorevole dell’Autorità di Bacino sulla compatibilità
degli interventi stessi con il PAI.
• Di seguito vengono definiti gli accorgimenti tecnico-costruttivi finalizzati alla ri-
duzione del rischio idraulico, la cui efficacia deve essere valutata caso per caso:
− confinamento idraulico dell’area oggetto dell’intervento mediante realizza-
zione di barriere fisiche per la corrente di inondazione;
− impermeabilizzazione dei manufatti fino a una quota congruamente superiore
al battente idrico della piena duecentennale mediante la sopraelevazione del-
le soglie di accesso, delle prese d’aria e di qualsiasi altra apertura apertura;
− divieto di destinazioni d’uso che comportino la permanenza nei locali inter-
rati e nei locali il cui piano di calpestio sia posto a quota inferiore al livello
idrico associato alla piena duecentennale;

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− la disposizione del piano terra abitabile dei nuovi fabbricati a una quota su-
periore a quella del tirante idrico associato alla piena duecentennale;
− la disposizione degli accessi a eventuali strutture interrate a una quota su-
periore al tirante idrico associato alla piena duecentennale maggiorato di
0,30 m, al fine di garantire la tenuta idraulica delle strutture;
− nel caso di strutture interrate è necessario evitare il collegamento diretto
alle reti di smaltimento bianche e nere;
− la riorganizzazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche nelle
aree limitrofe;
− l’installazione di stazioni di pompaggio;
− la difesa mediante sistemi passivi dal rigurgito delle acque nella rete di
smaltimento delle acque meteoriche, delle quali sia predisposto un adegua-
to programma di manutenzione;
− l’installazione di sistemi di allarme.

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4.3 Condizionamenti dovuti alla pericolosità sismica


Il seguente abaco permette di codificare, per gli interventi ammessi all’interno
delle varie zone omogenee, l’attribuzione della categoria di fattibilità in base alla peri-
colosità sismica dell’area ed alla tipologia di trasformazione prevista; l’individuazione
di eventuali interventi non elencati negli abachi dovrà avvenire per analogia tipologica
con quelli elencati.

Si specifica che, in base a quanto indicato nel D.P.G.R. n.26R/2007, si rimanda


inoltre, specialmente per le aree in cui sono presenti fenomeni di instabilità connessi a
problematiche geomorfologiche (classi G.3 e G.4), a quanto previsto dalle condizioni di
fattibilità geomorfologica (§.4.1) e si sottolinea che le valutazioni relative alla stabilità
dei versanti devono necessariamente prendere in considerazione gli aspetti dinamici
relativi alla definizione dell’azione sismica.

Per le aree ricadenti in fattibilità IV, non sono fattibili gli interventi di
edilizia privata, poiché mancano gli studi di dettaglio per la messa in sicurezza
dell’area, mentre per gli interventi relativi all’edilizia pubblica ricadenti in classe
di fattibilità IV si rimanda alla normativa esistente a livello sovracomunale.

FATTIBILITA'
TIPO DI INTERVENTO GRADO DI PERICOLOSITA'
S.1 S.2 S.3 S.4
Interventi di manutenzione ordinaria e straordi-
1 naria delle opere pubbliche o di interesse pubbli- I I I I
co.
Interventi di manutenzione ordinaria e straordi-
2 I I I I
naria sul patrimonio edilizio esistente.
3 Interventi di nuova costruzione. II II III IV
Nuove infrastrutture pubbliche o di interesse
4 II II III IV
pubblico puntuali, a rete o lineari.
Ampliamento e nuovi interventi relativi ad opere
5 II II III IV
pubbliche o di interesse pubblico.
Parcheggi ad uso pubblico e/o privato:
a) a raso, senza rimodellamento del ver-
6 I I I I
sante;
II II III IV
b) con sbancamenti, riporti o in sotterraneo.
Nuova viabilità privata e servizi privati a rete o
7 I I II IV
puntuali.
Giardini, coltivazioni specializzate, orti; serre e
8 strutture stagionali o precarie aventi funzione I I I I
agricola, inferiori a 50 mq.
Interventi di ristrutturazione delle opere e delle
infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico
9 II II III III
nonché della viabilità e della rete dei servizi
privati esistenti.
Interventi di restauro, risanamento conservati-
vo, ristrutturazione edilizia sul patrimonio edili-
10 zio esistente senza incremento di superficie co- I I I I
perta, di volume e di carico urbanistico; demoli-
zioni senza ricostruzione.

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Interventi di ristrutturazione edilizia sul patri-


10 monio esistente. Demolizione con ricostruzione
II II III IV
bis senza aumento di carico urbanistico e senza
incremento di superficie coperta e di volume.
Interventi sul patrimonio edilizio esistente, ri-
strutturazione edilizia con ampliamenti plano-
11 volumetrici e/o con aumento del carico urbani- II II III IV
stico, ampliamenti, ristrutturazione edilizia; in-
terventi di demolizione con ricostruzione.
12 Frazionamento in unità immobiliari. II II III IV
Adeguamenti necessari alla messa a norma delle
strutture, degli edifici e degli impianti relativa-
mente a quanto previsto dalle norme in materia
13 I I I I
igienico-sanitaria, sismica, di sicurezza ed igiene
sul lavoro, di superamento delle barriere archi-
tettoniche.
Emungimenti di acque sotterranee ad uso dome-
14 I I I I
stico.
Emungimenti di acque sotterranee ad uso indu-
15 striale, irriguo o connessi alla realizzazione di I I I I
scavi sotto falda.
Piscine all’aperto ad uso privato e relativi locali
16 I I I I
di servizio.
17 Invasi e/o laghetti collinari. II II III IV
Impianti sportivi pubblici o di uso pubblico:
18 a) senza coperture e manufatti accessori I I I I
b) coperti e/o con manufatti accessori II II III IV
Annessi agricoli, manufatti e tettoie con funzione
zootecnica, box metallici, pertinenze a servizio
19 di fabbricati:
a) inferiori a 25 mq; I I II II
b) superiori a 25 mq. II II II III
Serre e strutture aventi funzione agricola fisse
20 I I I I
e/o maggiori di 50 mq.
Opere accessorie a servizio di fabbricati (tettoie,
21 I I II III
pergolati, recinzioni, ecc.).
22 Verde pubblico attrezzato, aree parco in genere. I I I I
Alterazione del profilo morfologico con scavi e
23 I II II III
riporti.
24 Piste per deforestazione. I I I I
25 Aree attrezzate per la raccolta dei rifiuti. I I II III
Scavi lineari per la messa in opera di reti pubbli-
26 che di distribuzione di dimensione superiore a I I I I
1.0 m di larghezza e 1.5 m di profondità.
Scavi puntuali per la messa in opera di reti pub-
27 bliche di distribuzione di volume superiore a 3 I II II II
mc.
Piccoli edifici e impianti di servizio di strutture a
rete inferiori a 25 mq (acquedotto, impianti ad-
28 duzione e distribuzione gas, cabine trasforma- I II III III
zioni ENEL, impianti telefonia fissa e mobile);
torri antincendio.
29 Eliporto. I I I I
30 Aree di sosta per camper. I I I I

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NOTE: Le tipologie di intervento non espressamente indicate, dovranno essere ri-


condotte attraverso opportune correlazioni a quelle descritte.

Di seguito vengono inoltre indicate le condizioni di attuazione (prescrizioni) re-


lative ai vari interventi previsti, definite sulla base della categoria di fattibilità sismica
precedentemente attribuita, in ottemperanza a quanto indicato nel D.P.G.R.
n.26R/2007.

Classe di
Fattibilità PRESCRIZIONI
Sismica
Nessuna prescrizione specifica dovuta a limitazioni di carattere si-
I
smico.
Interventi: 3, 4, 5, 6a, 7, 9, 10bis, 11, 12, 17, 18b, 19a,
19b, 21, 23, 25, 27, 28. Definizione della “categoria di suolo di fon-
dazione” (1), richiesta solamente nel caso di interventi diretti e nel
II
caso che la progettazione avvenga con applicazione delle Norme Tec-
niche per le Costruzioni (D.M.14.09.2005 e D.M.14.01.2008); in al-
ternativa si procede all’applicazione del D.M.16.01.1996 (2).
Interventi: 3, 4, 5, 6b, 9, 10bis, 11, 12, 17, 18b, 19b, 21,
23, 25, 28. Oltre alla definizione della “categoria di suolo di fonda-
zione” (1), richiesta sia nel caso di interventi diretti che di Piani Com-
plessi di intervento e di Piani Attuativi, qualunque sia la normativa di
riferimento (D.M.16.01.1996, D.M.14.09.2005 o D.M.14.01.2008),
sono richieste ulteriori indagini sismiche (3), estese ad un intorno
III
significativo, volte ad individuare la presenza di eventuali geometrie
profonde e di eventuali “contrasti” di rigidità sismica; nel caso che la
progettazione avvenga con applicazione delle Norme Tecniche per le
Costruzioni (D.M.14.09.2005 e D.M.14.01.2008), tali indagini potran-
no concorrere anche alla definizione della “categoria di suolo di fonda-
zione”.
A titolo generale, per poter eventualmente intervenire in queste
aree, oltre alla definizione della “categoria di suolo di fondazione” (1),
richiesta sia nel caso di interventi diretti che di Piani Complessi di
intervento e di Piani Attuativi, qualunque sia la normativa di riferi-
mento (D.M.16.01.1996, D.M.14.09.2005 o D.M.14.01.2008), sono
richieste ulteriori indagini sismiche (3), estese possibilmente ad un
IV intorno comprensivo del fenomeno franoso, volte ad individuarne la
geometria e ad individuare e caratterizzare la presenza di eventuali
geometrie profonde e di eventuali “contrasti” di rigidità sismica; nel
caso che la progettazione avvenga con applicazione delle Norme Tec-
niche per le Costruzioni (D.M.14.09.2005 e D.M.14.01.2008), tali
indagini potranno concorrere anche alla definizione della “categoria di
suolo di fondazione”.

NOTE: (1) La determinazione della “categoria di suolo di fondazione” potrà effet-


tuarsi attraverso indagini sismiche per la misura diretta della velocità equi-
valente Vs30 di propagazione delle onde di taglio entro i primi 30 m di pro-
fondità dal piano di posa di fondazioni superficiali o nel caso di fondazioni su
pali dalla quota di imposta della testa dei pali stessi, oppure in modo indi-
retto secondo un’opportuna e puntuale caratterizzazione geotecnica (v.
Normativa di riferimento vigente).

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(2) Riguardo all’adozione delle “Norme Tecniche per le Costruzioni”


D.M.14.01.2008, entrate in vigore il 05.03.2008, all’art.20 della legge n.31
del 28.02.2008 di conversione del D.L. Milleproroghe, viene disciplinato il
nuovo periodo transitorio che consente, fino al 30.06.2009, l’applicazione
facoltativa delle nuove N.T.C. di cui al D.M.14.01.2008, delle N.T.C. appro-
vate con il D.M.14.05.2005, e dei decreti del Ministro dei lavori pubblici
20.11.1987, 03.12.1987, 11.03.1988, 04.05.1990, 09.01.1996 e
16.01.1996; si fa presente che la proroga al 30.06.2009 non si applica alle
verifiche tecniche e alle nuove progettazioni degli interventi relativi agli
edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità
durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di pro-
tezione civile.
(3) Le indagini sismiche, ove richieste, dovranno essere eseguite secondo
quanto prescritto nelle Istruzioni Tecniche Regionali del Programma
VALUTAZIONI EFFETTI LOCALI (V.E.L.).

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4.4 Interventi suggeriti per la messa in sicurezza per le previsioni urbanisti-


che ricadenti in classe di fattibilità limitata

Fattibilità idraulica

Di seguito, come richiesto dal D.P.G.R. n.26/R, per le zone dove attualmente
sono disponibili studi di dettaglio, sono forniti gli elementi utili per la predisposizione
di interventi di messa in sicurezza dell’area, per le aree ricadenti in fattibilità IV.

Tali interventi, al di là della loro realizzazione in auto sicurezza, dovranno altre-


sì evitare l’aggravio delle condizioni di rischio idraulico nelle aree limitrofe.

Aree di nuova edificazione ER2.17 ed ER1.24 (U.T.O.E. n°3)

Interventi di nuova costruzione nell’area ER2.17, ricadenti in fattibilità IV, rea-


lizzabili a condizioni che vengano rispettati i seguenti accorgimenti tecnico-costruttivi:

- messa in sicurezza rispetto al battente idrico duecentennale: gli studi idraulici


realizzati nell’area hanno evidenziato un’altezza del tirante idraulico di 0.30 -
0.60 m sul piano campagna attuale, pertanto il piano di calpestio del piano ter-
ra, eventuali prese d’aria, nonché ogni altro accesso all’edificio dovranno essere
rialzati di una quota pari o superiore a 0.60 m rispetto al piano di campagna at-
tuale. Per quanto riguarda la realizzazione di piani interrati, la quota della so-
glia di accesso dovrà essere pari o superiore a 0.90 m dal piano campagna at-
tuale (+ 0.30 m rispetto al tirante idraulico);

- qualora il progetto non preveda un rialzamento del piano di calpestio del piano
terra o dell’accesso ai piani interrati secondo quanto sopra prescritto, sarà di-
vieto destinare tali locali a usi che comportino la permanenza di persone.

dott. geol. Luigi Giammattei


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Interventi di nuova costruzione nell’area ER1.24, ricadenti in fattibilità IV, rea-


lizzabili a condizione che vengano rispettati i seguenti accorgimenti tecnico-costruttivi:

- messa in sicurezza rispetto al battente idrico duecentennale: gli studi idraulici


realizzati nell’area hanno evidenziato un’altezza del tirante idraulico di 0.00 -
0.30 m sul piano campagna attuale, pertanto il piano di calpestio del piano ter-
ra, eventuali prese d’aria, nonché ogni altro accesso all’edificio dovranno essere
rialzato di una quota pari o superiore a 0.30 m rispetto al piano di campagna
attuale. Per quanto riguarda la realizzazione di piani interrati, la quota della so-
glia di accesso dovrà essere pari o superiore a 0.60 m dal piano campagna at-
tuale (+ 0.30 m rispetto al tirante idraulico);

- qualora il progetto non preveda un rialzamento del piano di calpestio del piano
terra o dell’accesso ai piani interrati secondo quanto sopra prescritto, sarà di-
vieto destinare tali locali a usi che comportino la permanenza di persone.

Aree di nuova edificazione 1 (U.T.O.E. n°3)

Interventi di nuova costruzione nell’area 1, ricadenti in fattibilità IV, realizzabili


a condizione che vengano rispettati i seguenti accorgimenti tecnico-costruttivi:

- messa in sicurezza rispetto al battente idrico duecentennale: gli studi idraulici


realizzati nell’area hanno evidenziato un’altezza del tirante idraulico di 0.00 -
0.30 m sul piano campagna attuale, pertanto il piano di calpestio del piano ter-
ra, eventuali prese d’aria, nonché ogni altro accesso all’edificio dovranno essere
rialzati di una quota pari o superiore a 0.30 m rispetto al piano di campagna at-
tuale. Per quanto riguarda la realizzazione di piani interrati, la quota della so-
glia di accesso dovrà essere pari o superiore a 0.60 m dal piano campagna at-
tuale (+ 0.30 m rispetto al tirante idraulico);

dott. geol. Luigi Giammattei


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- qualora il progetto non preveda un rialzamento del piano di calpestio del piano
terra o dell’accesso ai piani interrati secondo quanto sopra prescritto, sarà di-
vieto destinare tali locali a usi che comportino la permanenza di persone.

Aree di nuova edificazione B, ER1.48 ed ER1.50 (U.T.O.E. n°5)

Interventi di nuova costruzione nell’area B, ricadenti in fattibilità IV, realizzabili


a condizione che vengano rispettati i seguenti accorgimenti tecnico-costruttivi:

- messa in sicurezza rispetto al battente idrico duecentennale: gli studi idraulici


realizzati nell’area hanno evidenziato un’altezza del tirante idraulico di 0.60 -
0.90 m sul piano campagna attuale, pertanto il piano di calpestio del piano ter-
ra, eventuali prese d’aria, nonché ogni altro accesso all’edificio dovranno essere
rialzati di una quota pari o superiore a 0.90 m rispetto al piano di campagna at-
tuale. Per quanto riguarda la realizzazione di piani interrati, la quota della so-
glia di accesso dovrà essere pari o superiore a 1.20 m dal piano campagna at-
tuale (+ 0.30 m rispetto al tirante idraulico);

- qualora il progetto non preveda un rialzamento del piano di calpestio del piano
terra o dell’accesso ai piani interrati secondo quanto sopra prescritto, sarà di-
vieto destinare tali locali a usi che comportino la permanenza di persone.

Interventi di nuova costruzione nell’area ER1.48, ricadenti in fattibilità IV, rea-


lizzabili a condizione che vengano rispettati i seguenti accorgimenti tecnico-costruttivi:

- messa in sicurezza rispetto al battente idrico duecentennale: gli studi idraulici


realizzati nell’area hanno evidenziato un’altezza del tirante idraulico di 0.30 -
0.60 m sul piano campagna attuale, pertanto il piano di calpestio del piano ter-
ra, eventuali prese d’aria, nonché ogni altro accesso all’edificio dovranno essere
rialzati di una quota pari o superiore a 0.60 m rispetto al piano di campagna at-
tuale. Per quanto riguarda la realizzazione di piani interrati, la quota della so-

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glia di accesso dovrà essere pari o superiore a 0.90 m dal piano campagna at-
tuale (+ 0.30 m rispetto al tirante idraulico);

- qualora il progetto non preveda un rialzamento del piano di calpestio del piano
terra o dell’accesso ai piani interrati secondo quanto sopra prescritto, sarà di-
vieto destinare tali locali a usi che comportino la permanenza di persone.

Interventi di nuova costruzione nell’area ER1.50, ricadenti in fattibilità IV, rea-


lizzabili a condizione che vengano rispettati i seguenti accorgimenti tecnico-costruttivi:

- messa in sicurezza rispetto al battente idrico duecentennale: gli studi idraulici


realizzati nell’area hanno evidenziato un’altezza del tirante idraulico di 1.20 -
1.50 m sul piano campagna attuale, pertanto il piano di calpestio del piano ter-
ra, eventuali prese d’aria, nonché ogni altro accesso all’edificio dovranno essere
rialzati di una quota pari o superiore a 1.50 rispetto al piano di campagna attu-
ale. Per quanto riguarda la realizzazione di piani interrati, la quota della soglia
di accesso dovrà essere pari o superiore a 1.80 m dal piano campagna attuale
(+ 0.30 m rispetto al tirante idraulico);

- qualora il progetto non preveda un rialzamento del piano di calpestio del piano
terra o dell’accesso ai piani interrati secondo quanto sopra prescritto, sarà di-
vieto destinare tali locali a usi che comportino la permanenza di persone.

dott. geol. Luigi Giammattei


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4.5 Condizionamenti relativi alle problematiche idrogeologiche


Nei casi in cui la destinazione prevista possa incrementare una situazione di
squilibrio in atto della risorsa idrica o generare situazioni di criticità, la sua attuazione
è subordinata alla preventiva o contestuale esecuzione di interventi di eliminazione o
mitigazione dello stato di rischio accertato o potenziale, tenuto conto della natura della
trasformazione e delle attività ivi previste.

Di seguito si indicano le misure di tutela della risorsa idrica sotterranea e le


prescrizioni da osservare per le trasformazioni previste, definite sulla base della peri-
metrazione riportata nella Tav.B.3_CARTA DELLA VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA e
sulla base di quanto indicato nelle “Disposizioni generali” dell’Appendice 1, Parte III
delle Norme del P.T.C..

Vulnerabilità Limitazioni (1) e prescrizioni


BASSISSIMA
Nessuna limitazione.
BASSA

Alcune limitazioni. Piani attuativi ed interventi diretti concernenti impianti


MEDIA e/o attività inquinanti rispettivamente approvabili ed abilitabili soltanto se
corredati della valutazione della vulnerabilità reale locale e dal progetto
delle opere volte alla mitigazione del rischio potenziale specifico (2), even-
tualmente necessarie.
Fortissime limitazioni. Non ammissibili, di norma, le trasformazioni compor-
tanti impianti e/o attività potenzialmente molto inquinanti, quali impianti
per zootecnia di carattere industriale; impianti di itticoltura intensiva; ma-
nifatture potenzialmente a forte capacità di inquinamento; centrali termoe-
lettriche; depositi a cielo aperto ed altri stoccaggi di materiali inquinanti
ELEVATISSIMA idroveicolabili.
Limitazioni e prescrizioni da osservare per cave, collettori fognari, strade di
grande o media comunicazione, pascolo e stazzo di bestiame, colture utiliz-
zanti pesticidi, diserbanti e fertilizzanti.
Possibili eventuali prescrizioni sulla realizzazione di nuovi pozzi (3).

NOTE: (1) Limitazioni alla previsione negli strumenti di pianificazione comunali di


trasformazioni, fisiche e funzionali, che comportino attività e/o impianti
“inquinanti”. E' comunque implicita la possibilità di ulteriori limitazioni con-
seguenti le necessarie verifiche che le normative vigenti richiedono a sup-
porto degli impianti e/o delle attività “inquinanti”.
(2) Rischio definito attraverso valutazioni incrociate tra vulnerabilità intrin-
seca, tipologia del centro di pericolo, caratteristiche idrogeologiche ed idro-
dinamiche dell'acquifero, valore della risorsa da tutelare (quantità, qualità
ed utilizzo).
(3) Nel caso di realizzazione di nuovi pozzi in aree a vulnerabilità idrogeolo-
gica elevatissima (EE), in considerazione anche di possibili rischi di inqui-
namento accidentale della falda per la vicina presenza di centri di pericolo, il
Comune potrà vincolare l’accettazione della D.I.A all’esecuzione dei seguen-
ti accorgimenti tecnico-costruttivi: a) impermeabilizzazione superficiale
dalle acque vadose e di ruscellamento; b) ricostituzione tramite opportuni
tamponi impermeabili degli strati acquicludi di separazione dei sistemi mul-
tifalda; c) accorgimenti tecnici per il controllo piezometrico ed il campiona-
mento dall’esterno di eventuali fasi separate.

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Si fa presente che, ai sensi degli artt.26, 27 & 28, Capo III, Titolo II delle Nor-
me di Attuazione del P.T.C., nelle aree ad elevata vulnerabilità:

• non sono ammissibili nuovi impianti per zootecnia di carattere industriale;


• non sono ammissibili nuovi impianti di itticoltura intensiva;
• non sono ammissibili nuovi impianti di manifatture potenzialmente a forte ca-
pacità di inquinamento;
• non sono ammissibili nuovi impianti di centrali termoelettriche;
• non sono ammissibili nuovi impianti di depositi a cielo aperto e altri stoccaggi di
materiali inquinanti idroveicolabili;
• non sono ammissibili né la realizzazione né l'ampliamento di discariche, se non
per i materiali di risulta dell’attività edilizia completamente inertizzati;
• le attività estrattive di cava sono ammissibili a condizione che idonei studi idro-
geologici, corredanti i progetti di coltivazione, escludano ogni possibile interfe-
renza negativa con la circolazione idrica sotterranea;
• nell'esecuzione delle opere destinate a contenere o a convogliare sostanze, li-
quide o solide o gassose, potenzialmente inquinanti, quali cisterne, reti fogna-
rie, oleodotti, gasdotti, e simili, devono essere poste in essere particolari caute-
le atte a garantire la tenuta idraulica, quali l'approntamento di bacini di conte-
nimento a tenuta stagna, di sistemi di evacuazione d'emergenza, di materiali o
pannelli assorbenti, e simili.

Si fa presente inoltre che, ai sensi del P.T.C., nelle aree a elevata vulnerabilità
intrinseca potenziale sono vietati:

• gli scarichi liberi sul suolo e nel sottosuolo di liquidi e di altre sostanze di qual-
siasi genere o provenienza;
• il lagunaggio dei liquami prodotti da allevamenti zootecnici aziendali o intera-
ziendali, al di fuori di appositi lagoni di accumulo impermeabilizzati con mate-
riali artificiali.

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5 ULTERIORI CONDIZIONAMENTI ALLE PREVISIONI URBANISTICHE


PREVISTE

5.1 Misure di salvaguardia dei corsi d’acqua (P.I.T.)


In base a quanto riportato nel Quadro Conoscitivo, Allegato n.4 del P.I.T. (“Pia-
no di Indirizzo Territoriale”), approvato con D.C.R.T. n.72 del 24.08.2007, i “Corsi
d’acqua principali ai fini del corretto assetto idraulico”, compresi nel territorio comuna-
le di Montecarlo, risultano essere quelli di seguito elencati:

Nome corso d’acqua Codice


Fossa Navareccia, Rio Tassinara e Rio Lama LU785
Torrente Pescia di Collodi o Pescia Minore LU2753
Rio Puzzola LU2294

In base a quanto riportato nel comma 3, dell’art.36, dell’Elaborato n.2 della


D.C.R.T. n.72/2007, indicante la “Disciplina di Piano”, per i corsi d’acqua compresi
all’interno del territorio comunale di Montecarlo che risultano classificati ai sensi del
P.I.T., gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio
non devono prevedere nuove edificazioni, manufatti di qualsiasi natura o trasforma-
zioni morfologiche negli alvei, nelle golene, sugli argini e nelle aree comprendenti le
due fasce della larghezza di 10 metri dal piede esterno dell'argine o, in mancanza, dal
ciglio di sponda dei corsi d'acqua principali ai fini del corretto assetto idraulico indivi-
duati nel relativo Quadro conoscitivo.

Le precedenti prescrizioni non si riferiscono alle opere idrauliche, alle opere di


attraversamento del corso d'acqua, agli interventi trasversali di captazione e restitu-
zione delle acque, nonché agli adeguamenti di infrastrutture esistenti senza avanza-
mento verso il corso d'acqua, a condizione che si attuino le precauzioni necessarie per
la riduzione del rischio idraulico relativamente alla natura dell'intervento ed al contesto
territoriale e si consenta comunque il miglioramento dell'accessibilità al corso d'acqua
stesso.

Sono inoltre fatte salve dalle prescrizione precedenti le opere infrastrutturali


che non prevedano l’attraversamento del corso d’acqua e che soddisfino le seguenti
condizioni:

− non siano diversamente localizzabili;


− non interferiscano con esigenze di regimazione idraulica, di ampliamento e di
manutenzione del corso d’acqua;
− non costituiscano ostacolo al deflusso delle acque in caso di esondazione per
tempi di ritorno duecentennali;
− non siano in contrasto con le disposizioni di cui all’art.96 del R.D. n.523/1904.

5.2 Indicazioni per la riduzione del rischio idraulico P.T.C.


Nell’art.25 del P.T.C., riguardante le “Disposizioni generali volte a contenere gli
effetti dell’impermeabilizzazione dei suoli” si fa presente che ogni trasformazione di
nuova edificazione deve garantire il mantenimento di una superficie scoperta permea-

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bile, cioè tale da consentire l’assorbimento anche parziale delle acque meteoriche, pari
ad almeno il 25 per cento della superficie fondiaria di pertinenza del nuovo edificio.

I piani attuativi, nonché i progetti delle trasformazioni comportanti la realizza-


zione di superfici non permeabili, o parzialmente permeabili, superiori a 1000 m2, de-
vono prevedere il totale smaltimento delle acque meteoriche provenienti dai manti di
copertura degli edifici e dalle altre superfici totalmente impermeabilizzate o semiper-
meabili, ove queste ultime non siano suscettibili, in ragione delle utilizzazioni in atto o
previste, di contaminare tali acque, nel suolo degli spazi scoperti, pertinenziali o auto-
nomi, dell'area interessata, ovvero, in subordine, nel reticolo idrografico superficiale,
comunque contenendo l'entità delle portate scaricate nel reticolo idrografico superficia-
le, se del caso con la previsione e la realizzazione di vasche volano, o di altri idonei
accorgimenti, entro un limite massimo indicativo di 50 litri al secondo per ogni ettaro
di superficie scolante dell’intervento.

I progetti delle trasformazioni che comportino la realizzazione di superfici im-


permeabili o parzialmente permeabili comprese tra 100 e 1000 m2 devono prevedere il
totale smaltimento delle acque meteoriche provenienti dai manti di copertura degli
edifici e dalle altre superfici totalmente impermeabilizzate o semipermeabili, ove que-
ste ultime non siano suscettibili, sulla base delle utilizzazioni in atto o previste, di con-
taminare tali acque (v. 5.4), nel suolo degli spazi scoperti, pertinenziali o autonomi,
dell’area interessata, ovvero, in subordine, nel reticolo idrografico superficiale o in
pubblica fognatura, comunque contenendo l’entità media delle portate scaricate, se del
caso con la previsione e la realizzazione di vasche volano, o di altri idonei accorgimen-
ti, entro il limite massimo coincidente con quello fornito dall’area nella situazione pre-
intervento, valutato tenendo conto di una pioggia oraria con tempo di ritorno venten-
nale. Può essere fatta eccezione soltanto per dimostrati motivi di sicurezza e di stabili-
tà dei pendii, ovvero di tutela di interessi storici.

Le precedenti valutazioni devono essere effettuate tenendo conto dei seguenti


dati:
• una pioggia oraria ventennale, fissata in 60 mm;
• tre tipologie di superfici scolanti, aventi i seguenti coefficienti di deflusso (φ):
− impermeabile (tetti, piazzali e strade in asfalto/cemento) φ = 1;
− artificiale drenante (autobloccanti e asfalti drenanti, ecc.) nonché viabilità e
piazzali non asfaltati φ = 0,5;
− area a verde φ = 0,2.

Soltanto nei casi di comprovata impossibilità di rispettare le predette disposi-


zioni può essere previsto lo smaltimento tramite fognature di acque meteoriche, co-
munque contenendo il loro contributo, se del caso con la previsione e la realizzazione
di vasche volano, entro un limite massimo indicativo di 50 litri al secondo per ogni
ettaro di superficie scolante, e comunque entro limiti da concordare con il soggetto
gestore della rete fognaria, e tali da non porre la necessità di ampliamenti dei collettori
fognari principali.

In occasione di ogni trasformazione di realizzazione, o di adeguamento, di piaz-


zali, parcheggi, elementi di viabilità pedonale o meccanizzata, devono essere adottate
modalità costruttive che consentano l’infiltrazione, oppure la ritenzione, anche tempo-
ranea, delle acque meteoriche. Può essere fatta eccezione soltanto per dimostrati mo-
tivi di sicurezza, ovvero di tutela storico-ambientale.

dott. geol. Luigi Giammattei


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5.3 Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterra-


nee destinate al consumo umano ([Link]. n.152/2006)
In base a quanto indicato nell’art.94 della Parte Terza – Sezione II – Titolo III –
Capo I del [Link]. n.152/2006 (Testo Unico Ambientale), ai fini della salvaguardia delle
acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, vengono definite le se-
guenti zone:

• zona di tutela assoluta: costituita dall’area immediatamente circostante le cap-


tazioni o derivazioni. Essa, in caso di acque sotterranee e, ove possibile, per le
acque superficiali, deve avere un’estensione di almeno dieci metri di raggio dal
punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e deve essere adibita
esclusivamente ad opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio;
• zona di rispetto: costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tu-
tela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare qualita-
tivamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa
in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipolo-
gia dell’opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e ri-
schio della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati
l’insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti at-
tività:

− dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;


− accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
− spandimento di concimi, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l’impiego di tali
sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di
utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili,
delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idri-
che;
− dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche provenienti da piazzali e
strade;
− aree cimiteriali;
− apertura di cave che possono essere in connessione di falda;
− apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al
consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell’estrazione e alla
protezione delle caratteristiche quali-quantitative delle risorsa idrica;
− gestione dei rifiuti;
− stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose e sostanze radio-
attive;
− centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
− pozzi perdenti;
− pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro
di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distri-
buzione. E’ comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di ri-
spetto ristretta.

Per gli insediamenti o le attività preesistenti, ove possibile, e comunque ad ec-


cezione delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento; in
ogni caso deve essere garantita la loro messa in sicurezza.

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Si fa infine presente che la zona di rispetto, in assenza di specifici criteri per la


sua individuazione suggeriti da parte della Regione, risulta avere un’estensione di 200
metri di raggio (criterio geometrico) rispetto al punto di captazione o di derivazione
della risorsa acqua.

Al fine di tutelare le risorse idriche del sottosuolo, in occasione di ogni trasfor-


mazione, riguardante immobili dei quali facciano parte, o siano pertinenziali, superfici,
coperte e scoperte, adibibili alla produzione o allo stoccaggio di beni finali, di intermedi
e di materie prime, ovvero di qualsiasi merce suscettibile di provocare scolo di liquidi
inquinanti, devono essere osservate le seguenti disposizioni, riguardanti l’art.29, Capo
III, Titolo II delle Norme di Attuazione del P.T.C. vigente:

• tutte le predette superfici devono essere adeguatamente impermeabilizzate, e


munite di opere di raccolta dei liquidi di scolo provenienti dalle medesime su-
perfici;
• le opere di raccolta dei liquidi di scolo devono essere dimensionate in funzione
anche delle acque di prima pioggia, per esse intendendosi quelle indicativa-
mente corrispondenti, per ogni evento meteorico, a una precipitazione di 5 mil-
limetri uniformemente distribuita sull'intera superficie scolante servita dalla re-
te di drenaggio;
• le acque di prima pioggia, devono essere convogliate nella rete di fognature per
le acque nere, con o senza pretrattamento secondo quanto concordato con il
soggetto gestore della medesima rete di fognature, oppure smaltite in corpi i-
drici superficiali previo adeguato trattamento;
• le acque meteoriche eccedenti quelle di prima pioggia possono essere smaltite
in corpi idrici superficiali, ove ammissibile in relazione alle caratteristiche degli
stessi, o in fognatura o in impianti consortili appositamente previsti.

5.4 Disciplina degli scarichi di competenza comunale


Si fa presente che per quanto concerne la disciplina degli scarichi di acque re-
flue domestiche e/o assimilabili, acque meteoriche dilavanti, acque meteoriche di pri-
ma pioggia e acque per utilizzazione agronomica (quali: effluenti di allevamento, ac-
que di vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive e le acque reflue provenienti
da aziende agricole e piccole aziende agroalimentari,) dalla loro produzione all’ appli-
cazione al terreno, si rimanda alle disposizioni indicate nella L.R. n.20 del 31.05.2006
(“Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento”) e del D.P.G.R. n.46/R del
08.09.2008 (Regolamento di attuazione della L.R. n.20 del 31.05.2006) e successive
modifiche ed integrazioni.

6 DISCIPLINA PER LA REALIZZAZIONE DI NUOVI POZZI


Ai fini della protezione delle falde idriche e della salvaguardia del loro stato
quali-quantitativo, ai sensi della L. n.10/1977 e della L.R. n.52/1999, la realizzazione
di un pozzo può essere cautelativamente vista quale opera di trasformazione urbanisti-
ca incidente sulle risorse essenziali del territorio e, come tale, risulta soggetta alla pro-
cedura semplificata della D.I.A. (Dichiarazione di Inizio Attività).

Nelle aree soggette a vincolo idrogeologico, come istituito dal R.D. n.3267 del
30.12.1923 e successivamente ripreso dalla L.R. n.39 del 21.03.2000 (“Legge Foresta-
le della Toscana”), modificata dalla L.R. n.1 del 02.01.2003, ed ai sensi del R.R. n.48

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(48/R) del 08.08.2003 (“Regolamento Forestale della Toscana”), come prescritto


dall’art. 65 della L.R. 1/2003 e in attuazione del D.P.G.R. n.48R/2003, le competenze
relative “alla trasformazione della destinazione d’uso dei terreni a seguito della realiz-
zazione di manufatti edilizi o opere di movimento terra, che possano alterare la stabili-
tà dei versanti o la regimazione delle acque sono attribuite ai Comuni”; oltre alla
D.I.A., ai sensi del comma 6 dell’art.100 del D.P.G.R. n.48R/2003, “la realizzazione di
pozzi per l'attingimento di acqua ad uso domestico (1) è soggetta a dichiarazione, a
condizione che le indagini geologiche di cui deve essere corredato il progetto attestino
la compatibilità dell’emungimento previsto con le caratteristiche geomorfologiche e con
la circolazione idrica profonda dell’area considerata, escludendo in particolare fenome-
ni di subsidenza dei terreni ed interferenze con il regime di eventuali sorgenti”.

A tale riguardo si fa presente che per le aree di pianura di San Salvatore, pur
attualmente in assenza di fenomeni che testimoniano abbassamenti della falda e fe-
nomeni ad esso connessi, si ritiene opportuno suggerire un'azione di monitoraggio
costante della risorsa acqua e la necessità di intraprendere azioni per razionalizzarne
l'uso; per quanto concerne una previsione sugli scenari futuri, si fa inoltre presente
che a nostro avviso la perforazione e la messa in opera di ulteriori pozzi per uso idro-
potabile dovrà necessariamente avvenire dopo l’avvenuta messa in esercizio dei pozzi
già realizzati e decorso il tempo utile per permettere il monitoraggio della risorsa idrica
nelle nuove condizioni di sfruttamento.

Oltre alla D.I.A., nelle aree soggette a vincolo idrogeologico, la realizzazione di


un pozzo ad uso diverso dal domestico, è sottoposta a procedura di autorizzazione;
allegate alla richiesta di autorizzazione, devono essere effettuate preliminari indagini e
verifiche atte alla valutazione della compatibilità idrogeologica ed idraulica degli inter-
venti stessi, da esporre in apposita relazione costituente parte integrante della proget-
tazione delle opere (art. 74, punto 4, comma d, e punto 5 del D.P.G.R. n.48R/2003).

Nel caso di realizzazione di un pozzo non ricadente nelle aree soggette a vinco-
lo idrogeologico, oltre alla D.I.A., al Comune dovrà comunque essere trasmessa per
conoscenza l’“autorizzazione alla ricerca” rilasciata dalla Provincia, nel caso di un poz-
zo ad uso diverso dal domestico, o la “denuncia di perforazione avvenuta” comprensiva
della documentazione tecnica e cartografica necessaria alla localizzazione
dell’emungimento e alla valutazione delle sue caratteristiche, nel caso di un pozzo ad
uso domestico; si ricorda che le procedure che disciplinano i procedimenti di conces-
sione di acqua pubblica sono di competenza della Provincia.

La competenza comunale sull’opera pozzo, in quanto trasformazione permanen-


te del territorio, è dunque indipendente dal regime dei prelievi idrici attuati e può es-
sere applicata anche ai pozzi di uso domestico ex art.93 del T.U. 1775/1933.

Tale competenza riguarda specificatamente i requisiti tecnologici propri


dell’opera ai fini della sicurezza, salubrità e dell’igiene pubblica e del territorio; in que-
sta ottica, in base a quanto indicato nel precedente §.4.4, nel caso di realizzazione di

1
Per "uso domestico" si intende, in ottemperanza a quanto indicato nel “Regolamento Provincia-
le a disciplina dei procedimenti di concessione di acqua pubblica”, “l’utilizzazione di acqua desti-
nata all'uso igienico e potabile, all'innaffiamento di orti e giardini, all'abbeveraggio del bestiame,
purché tali usi siano destinati al nucleo familiare e non configurino un'attività economico-
produttiva o con finalità di lucro”.

dott. geol. Luigi Giammattei


Ingegneri & Geologi Associati
Indagini geologiche a supporto della revisione quinquennale del Regolamento Urbanistico
Comune di Montecarlo
Allegato 1 – Disciplina dell’integrità fisica del suolo – Fattibilità geologica – Pag. 48

nuovi pozzi in aree a vulnerabilità idrogeologica elevatissima (v. aree EE nella


Tav.B.3_CARTA DELLA VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA), in considerazione anche di
possibili rischi di inquinamento accidentale della falda per la vicina presenza di centri
di pericolo, il Comune potrà vincolare l’accettazione della D.I.A. all’esecuzione dei se-
guenti accorgimenti esecutivi:

• impermeabilizzazione superficiale dalle acque vadose e di ruscellamento;


• ricostituzione tramite opportuni tamponi impermeabili degli strati acquicludi di
separazione dei sistemi multifalda;
• accorgimenti tecnici per il controllo piezometrico ed il campionamento
dall’esterno di eventuali fasi separate.

Ai fini dello snellimento delle procedure, i proponenti possono richiedere attra-


verso il Comune stesso o gli sportelli unici laddove istituiti, ai sensi dell’art. 11, ultimo
comma, della L.R. 52/1999, pareri preventivi all’avvio dei procedimenti amministrativi
in oggetto.

Gennaio, 2009

Ingegneri & Geologi Associati


Dott. Geol. Luigi Giammattei

dott. geol. Luigi Giammattei


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