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Nietzsche

Friedrich Nietzsche, in 'La nascita della tragedia dallo spirito della musica', esplora la dualità tra l'apollineo e il dionisiaco nell'arte greca, sostenendo che la tragedia rappresenta la vera essenza della vita, che è dominata dal caos piuttosto che dall'armonia. In 'La critica allo storicismo e al positivismo', critica l'approccio positivista e storicista, proponendo il prospettivismo come alternativa per comprendere la realtà attraverso interpretazioni soggettive. Infine, Nietzsche sviluppa il concetto di 'spirito libero' e 'superuomo', invitando l'individuo a superare le convenzioni morali e a diventare artefice del proprio destino, abbracciando la vita nella sua complessità e tragicità.

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Friedrich Nietzsche, in 'La nascita della tragedia dallo spirito della musica', esplora la dualità tra l'apollineo e il dionisiaco nell'arte greca, sostenendo che la tragedia rappresenta la vera essenza della vita, che è dominata dal caos piuttosto che dall'armonia. In 'La critica allo storicismo e al positivismo', critica l'approccio positivista e storicista, proponendo il prospettivismo come alternativa per comprendere la realtà attraverso interpretazioni soggettive. Infine, Nietzsche sviluppa il concetto di 'spirito libero' e 'superuomo', invitando l'individuo a superare le convenzioni morali e a diventare artefice del proprio destino, abbracciando la vita nella sua complessità e tragicità.

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Friedrich Nietzsche

La nascita della tragedia dallo spirito della musica


Fu uno dei suoi primi scritti, pubblicato nel 1871, frutto dei suoi studi di filologia all'università di
Basilea, nel quale ribalta la concezione e lo studio della civiltà e dell'arte greca, e spiega,
influenzato anche dalla filosofia di Schopenhauer, un nuovo modo di vedere il mondo, attraverso
appunto, la tragedia. In questo scritto Nietzsche basa lo sviluppo dell'arte greca su due grandi forze
opposte, l'apollineo e il dionisiaco. Fa quindi un gioco dialettico tra i due dei greci e i loro
significati opposti, apollo, dio della luce e dell'armonia, Dionisio, dio del caos e dell'ebrezza.
Rapportando questi due spiriti all'arte, che per Nietzsche è in grado di spiegare l'essenza della vita,
in pieno spirito romantico, l'apollineo è la scultura e l'architettura, l'equilibrio e l'armonia
compositiva tipica dell'arte classica, mentre il dionisiaco è la mitologia quella popolare greca, la
musica, come quella di Wagner, in grado di generare passione. Nietzsche nel libro critica la
concezione degli storici secondo i quali il periodo classico, "post-socratico", sia il culmine della
civiltà greca, dominata dall'apollineo, vedendola invece come decadente, rispetto a quella pre-
socratica, in cui si riconosceva la manifestazione del dionisiaco. Manifestazione il cui punto
centrale fu la tragedia greca, in cui l'armonia dell'apollineo e il dionisiaco erano in grado di
manifestare la vita nei suoi aspetti anche più crudeli. Questa critica deriva dal fatto che, similmente
a Schopenhauer, N. vede la vita come tragedia, quindi dominata dal dionisiaco, mentre l'apollineo è
solo un’illusione; il mondo non è armonioso e razionale, ma caotico e crudele, in cui l'uomo altro
non è che un momento di un ampio ciclo di vita e di morte. Questa riflessione però, a differenza di
Schopenhauer, non porta Nietzsche a voler cercare una realtà alternativa, o cercare il nulla pur di
sfuggire al dolore di questa esistenza, ma ad abbracciare la tragedia, poiché essa è forza e vitalità,
anche nel dolore, e facendo ciò liberarsi dalle illusioni dell'apollineo e tornare vivere nel flusso
caotico del dionisiaco. Questo senso della tragedia, che Nietzsche individuò nella filosofia
presocratica, morì con l'avvento di Socrate stesso. Egli infatti pretese di limitare l'esistenza a
concetti, mettendo quindi in primo piano la ragione. Creò così un mondo di apparenze, di
rappresentazione per citare Schopenhauer, in cui l'uomo di sente in qualche modo rassicurato
dall'illusione che il mondo ha delle regole, un'armonia, quando in realtà è dominato dal caos e
dell'irrazionalità del dionisiaco. Con Socrate si è quindi persa la capacità di cogliere la tragicità
della vita, e di conseguenza la bellezza della tragedia greca. Ciò non vuol dire che il mondo sia
cambiato, di fatto la tragedia rimane la base ineliminabile della vita, e Nietzsche ne vede una grande
manifestazione, che supera i tentativi di filosofia anti-tragica del cristianesimo, è l'opera di Wagner,
la cui musica è un'opera totale, che unisce gesto parola e musica nel dramma musicale.

la critica allo storicismo e al positivismo


Un saggio che scrisse nel 1873, che venne pubblicato postumo, in cui sviluppa un rifiuto verso il
positivismo (l’abbandono, da parte della filosofia, di pensieri metafisici, glorificando solo la scienza
e il progresso) e lo storicismo, (lo studio sterile della storia, in modo nozionistico), perché
mantengono l’uomo nel passato, facendogli pensare che qualcosa potrebbe cambiare
indipendentemente da lui, oscurando il futuro ed eliminandogli la parte di motore della società.
Contro il positivismo, Nietzsche mostra come anche la scienza sia sorretta da ideali di matematica
perfezione, ben lontani dalla realtà concreta, caotica e polimorfa (che può assumere varie forme). A
questo “altro mondo” che attribuisce una morale alla natura e alla storia (che nel “nostro mondo”
sono immorali), Nietzsche contrappone il prospettivismo, grazie al quale afferma che la realtà non è
composta da soli fatti oggettivi (scienza) ma da infinite interpretazioni, che eliminano il vero e il
falso perché la realtà può essere guardata da diversi punti di vista, che fanno prendere conoscenza
del mondo a 360 gradi, dando la possibilità di valutare, di organizzare la vita a seconda di valori
utili per essa. Anche il soggetto stesso non è un io soltanto razionale ma un insieme di forze
contrapposte, guidate dalla loro istintualità, di cui la coscienza e la ragione ne percepiscono solo
una minima parte. Riassumendo, non esistono verità oggettive, leggi scientifiche (come veniva
detto da Cartesio con la res cogitans) ma solo personali interpretazioni e interessi. Nel saggio
Sull’utilità e il danno della storia per la vita, Nietzsche attacca anche la cultura storicistica che fa
dell’uomo il risultato di un processo storico, un “passivo epigono del passato” (successore
decadente senza capacità e creatività). Con questo pensiero l’uomo si sente subordinato alla storia
sentendo un senso di impotenza verso il presente e senza la possibilità di creare un futuro, perché
tutto è già stato deciso dalle leggi scientifiche. Quindi l’uomo, troppo impegnato a studiare nozioni
del passato cessa di essere protagonista del presente e creatore del futuro. Gli uomini diventano
delle enciclopedie ambulanti, questa saturazione della storia è la vera decadenza del mondo
occidentale. Più che criticare la storia in generale, critica lo storicismo e la saturazione di storia, ma
ammette non solo il “danno” ma anche l’”utilità” di essa, instaurando un rapporto produttivo con la
conoscenza del nostro passato e per Nietzsche può avvenire in 3 modi:
• storiografia monumentale: ciò che vi è di elevato nel passato potrebbe rivivere nel presente,
l’uomo quindi diventa un lottatore trovando ispirazione nel passato con il rischio però di
falsarlo rendendolo degno di imitazione.
• Storiografia archeologica/antiquaria: ne fanno parte le menti conservatrici che tentando di
tutelare la tradizione e il passato perché è suo erede ed è ciò che lo giustifica.
• Storiografia critica: condanna il passato, tenta di superarlo sapendo comunque di essere
figlio di ciò che è stato e dei suoi errori, perciò è comunque pericoloso eliminarlo.
Come viene detto da Nietzsche, la storia non va negata ma va subordinata alla vita, per non farle
prendere il sopravvento ed illudendo gli uomini. Nietzsche afferma un progetto di rinascita della
civiltà occidentale, che vede come protagonista lui stesso, come figura eroica, il genio (primo uomo
decente) in grado di eliminare la falsità del mondo che dura da millenni, possedendo l’intuizione del
tutto. In questa figura, che tenta di superare i vecchi ideali portandone di nuovi si vede la bozza
iniziale di una sua grande concezione, l’oltre-uomo. Questo suo pensiero però è ben lontano da
creare una civiltà alternativa precisa, i suoi scritti possono essere interpretati diversamente perché
pieni di allusioni e profezie, lasciando spazio a vari approfondimenti e riformulazioni.

il periodo illuministico
Distacco dalla filosofia iniziale, ovvero dai suoi mentori della giovinezza, Schopenhauer e Wagner.
Per il fatto che esiste una realtà metafisica che Schopenhauer prospetta, e che nietzsche rifiuta,
insieme al totale pessimismo e all'atteggiamento negativo verso la vita, molto diverso dalla
concezione affermativa che ha [Link] anche a mettere in dubbio il concetto stesso di metafisica,
ovvero l'idea che ci sia un'essenza al di la' delle apparenze (Sch. lo vede come il mondo della
volontà dietro il mondo della rappresentazione). Stesso atteggiamento lo avrà con Wagner, con cui
litigherà, soprattutto per l'avvicinamento al cristianesimo da parte di W., che Nietzsche vede come
un tradimento. Cambia quindi, a causa di questi distacchi, la sua concezione di arte come dottrina
centrale per la spiegazione del mondo, che diventa invece un'illusione, e l'artista un uomo con una
moralità debole, fermo nel passato. Inizia quindi a riconoscere nella scienza, per cui non intende la
dottrina scientifica, che considera come una falsa cultura, ma analisi critica, esercizio del dubbio,
metodo del soggetto, ovvero un'atteggiamento di costante domanda e di critica verso tutto ciò che ci
circonda (tradizioni, organizzazioni sociali... ) attraverso il quale si può arrivare alla verità,
sottolineando però che essa non è la verità ma solo un veicolo per raggiungerla. La scienza è più
razionale dell'arte, e aiuta ad avere un pensiero più libero, ma ciò non vuol dire che non possa
sbagliare. Per arrivare alla verità bisogna avere un metodo, che Nietzsche divide in due parti:
• Critico: assumere il metodo del sospetto come guida, cioè dubitare di tutto
• storico: la realtà non è eterna, ma cambia, e quindi noi, l'uomo, è frutto di un processo
storico, dall'uomo delle caverne alla società moderna.
Nietzsche dedica a Voltaire una sua opera, ovvero "Umano troppo Umano". Voltaire fu un filosofo
della rivoluzione francese, un'illuminista, e insieme a Diderot aveva scritto l'enciclopedie. Nietzsche
li critica, poiché trova la volontà di riunire in un solo libro tutte le conoscenze umane troppo
arrogante, poiché la scienza non è verità, come invece sosteneva il pensiero positivista e illuminista.
L'idea enciclopedica del sapere è quindi respinta, la conoscenza, la cultura sono solo un mezzo
critico per vedere la realtà, non possono essere utilizzate come tale. Nietzsche critica quindi molti
aspetti della cultura passata e contemporanea, che vede come una malattia, uno di questi è la la
metafisica, che egli intende come il mondo ultraterreno e spirituale, che aveva caratterizzato la
maggior parte della filosofia precedente; l'idea che esista un'essenza pura nell'uomo, razionale e
perfetta che in realtà non è altro che un'illusione e una consolazione per la bruttezza della vita
terrena. Critica quindi, più nello specifico alcuni aspetti di essa:
• Il romanticismo, ovvero l'idea pessimistica di esso, insieme a quell'inno alla spiritualità che
spesso era portato al limite dagli autori romantici. Il concetto che la vita al di la', spirituale,
ultraterrena, sia migliore di quella reale, e che quindi il suicidio, sia la risposta al grande
dolore della vita. Questo è sbagliato, per il fatto che non esiste nessuna vita al di la' della
vita, e che il dolore e la tragedia vadano abbracciati e non respinti
• Idealismo, ovvero l'idea che la vita non si possa cambiare, che le leggi universali, che sono
razionali, valgano sempre e in ogni caso, e che quindi non si possa far nulla per cambiarle.
Insieme a ciò l'idea che la conoscenza e la scienza debbano seguire queste regole, e che
quindi non si possa più avere un pensiero libero: l'idealismo è un concetto totalizzante, e
sbagliato, poiché porta sul piano metafisico la spiegazione della realtà, rendendola
necessaria e non modificabile. Da questo concetto deriva la filosofia positivista, che mette
al centro la scienza e la trasforma in legge assoluta.
Un altra profonda critica alla società riguarda la morale. Per Nietzsche la morale,intesa come
dettami di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato derivati dalla società, è una costrizione, che obbliga
l'uomo a seguire delle regole, rendendolo schiavo di essa. Critica quindi, similmente a Marx, le
ideologie, ovvero quelle dottrine, come la morale, che nascondono i problemi della realtà e ce la
fanno apparire meglio di come è, trasportando i desideri degli uomini nella spiritualità. Questo
limita profondamente le nostre capacità espressive e soprattutto la nostra libertà, poiché ci rende
tutti conformi ad una singola idea. E' la società che ci impone la morale, ed è per questo che è
sbagliata, noi non nasciamo con la concezione del giusto e dello sbagliato, ma durante la nostra vita
ci viene imposto, limitandoci. Nietzsche vuole arrivare al concetto di spirito libero, ovvero un uomo
svincolato dalle regole e costrizioni della metafisica e della morale. Con spirito libero intende un
uomo che dubita della realtà e non ha cieca fede nella ragione, che si pone delle domande, e che non
cerca le risposte attraverso i vincoli della società, o nel mondo illusorio della metafisica, ma si basa
sulla gaia scienza. Lasciato quindi il mondo della paura deve avere il coraggio di ritrovare il proprio
destino, ed diventare artefice di esso, senza lasciare che l'illusione di mondi migliori lo blocchi.
Nietzsche prende ad esempio Cristoforo Colombo, il quale aveva delle domande, e ha voluto
superare i propri limiti per cercare di rispondere, superando la tradizione e ciò che la conoscenza
passata sosteneva, affrontando coraggiosamente le proprie paure. La stessa cosa deve fare l'uomo,
che, come dice nella "filosofia del mattino" deve vedere la propria vita come un esperimento, così
da poter avere il coraggio di sperimentare con essa, es essere libero di essere e di creare il proprio
essere, recuperando quella vitalità e espressività che gli era stata impedita.

Paragone tra l'uomo tragico e lo spirito libero:


uomo tragico: uomo che si lascia, si adegua al proprio destino vivendolo con pienezza, è capace di
esprimere senza contegno ogni aspetto della propria vita: espressione è elemento fondamentale
dell'arte tragica e dell'uomo tragico stesso
spirito libero: uomo autore del proprio destino, si crea il destino, nel bene e nel male, ma ne è
artefice. La conoscenza serve, nel modo critico, a creare l'uomo, nel senso che attraverso
l'atteggiamento critico egli riesce a comprendere le parti negative della società e ad allontanarsi da
esse, e cerca così di riconquistare la spontaneità conoscitiva che la civiltà aveva represso.

il superuomo e l'eterno ritorno


La morte di Dio rappresenta uno dei momenti filosofici più importanti del pensiero di Nietzsche, e
bisogna tenere in considerazione il fatto che per il filosofo Dio è il simbolo dell'anti-vitalità, ovvero
la trasposizione dell'essere in un mondo esterno, metafisico, trascendente. Dio e l'oltremondo sono
la fuga dalla vita, le certezze, le convinzioni che l'uomo si è creato per rivoltarsi alla difficoltà
dell'esistenza, e per dargli un senso. Per Nietzsche quindi la concezione di un universo ordinato,
razionale, governato da un dio onnisciente e previdente è solo una costruzione mentale dell'uomo,
un'illusione. Dio è la più antica delle bugie, e la sua morte viene annunciata nella Gaia Scienza, nel
racconto dell'uomo folle. Con questa affermazione Nietzsche intende che non esiste più un Dio che
possa salvarci, ovvero che oltre gli uomini non c'è nulla. Dio muore perché l'abbiamo fatto morire
noi, poiché la società e l'uomo sono sprofondati nell'angoscia e nell'assurdo e il mondo moderno è
dominato dal nichilismo, ovvero una concezione passiva e pessimistica del mondo, in cui l'uomo a
perso le speranze, per cui nulla ha più senso, non ci sono più valori. Si parla di una 'umanità priva di
fondamenta, che si perde nella decadenza. Dio quindi è il anche il simbolo dei valori in cui l'uomo
credeva, e che, dopo la sua morte, sono decaduti insieme a lui. Questo vuol dire che non ha più
senso parlare di morale, di giusto e sbagliato, e non ha più senso domandarsi dove l'uomo sta
andando. L'uomo riconosce l'inesattezza del mondo, la sua tragicità che prima era nascosta da "dio"
e sviluppa un sentimento di risentimento, di dolore per la vita. Nietzsche inizia quindi a domandarsi
perché siamo su questa terra, che senso ha viverci, qual'è il compito dell'uomo se ora non c'è più dio
a cui guardare. si risolve quindi nel super-uomo che diventa quindi il protagonista di questo nuovo
periodo, non si lascia più trascinare nella decadenza dei vecchi valori, ma ne diventa promotore,
così da liberarsene per creare una nuova umanità, dalla distruzione di quella vecchia. Nel "così
parlò Zarathustra" Nietzsche spiega due concetti fondamentali della sua filosofia: l'idea del
superuomo, e l'eterno ritorno dell'uguale. L'uomo del presente va superato, poiché è una corda tesa
tra la bestia e il super-uomo. L'uomo superiore, l'oltre-uomo è una nuova tappa dopo la condizione
animale, nel percorso di evoluzione dell'uomo stesso. Il super-uomo è una figura luminosa, eroica,
in cui emerge una concezione dionisiaca della vita, un fatalismo gioioso, un'accettazione totale di
tutti gli aspetti dell'esistenza, che, insieme a un pessimismo coraggioso, lo mettono in grado di
sopportare, senza chiudere gli occhi, tutte le contraddizioni della vita stessa e le verità più orribili.
Egli è indifferente, poiché e al di' la del bene e del male, è al di' la della morale, non ha più il giusto
e lo sbagliato, egli è in grado di portare l'umanità fuori dalla decadenza perché è affermazione,
contro il nichilismo e la passività dell'uomo. Egli è Dioniso, è una forza tumultuosa, intensa, che si
contrappone al crocifisso, simbolo della morale e della sconfitta dell'energia umana. Nietzsche
critica però l'evoluzionismo, ovvero l'idea darwiniana dell'evoluzione dell'homo sapiens per
esempio. Questo perché secondo lui nell'evoluzione e il cambiamento dell'uomo nella storia non ha
sempre vinto il superuomo, anzi, si è riscontrata una regressione, l' elite di uomini rimasti sono più
deboli, rispetto, per esempio, agli spiriti liberi rinascimentali. Nietzsche da' la colpa di questo
fenomeno sia al positivismo che al cristianesimo, complici di aver passato l'idea che si debba avere
fiducia in una forza onnipotente, e abbandonare la presa del proprio destino. Quest'idea però è
decaduta, e quindi, non esistendo più un Dio, l'unica cosa su cui il superuomo può appoggiarsi, in
cui può credere, è la terra, e la vita terrena. In questo periodo nichilista l'unica salvezza è la fedeltà
per la terra, la madre di tutti, dell'uomo. Inoltre il superuomo sa' dire di si' alla vita, qualunque essa
sia, poiché sa che non ne avrà un altra, e che quindi deve rendere il massimo di questa. Critica la
concezione lineare del tempo, della tradizione ebraico-cristiana, per cui il corso del mondo è
provvidenziale e lineare, gli eventi non si possono ripetere (arriverà il giudizio universale...).
Nietzsche contrappone a questa visione un'idea ciclica del tempo, per cui gli eventi sono destinati a
ripetersi. Ogni istante vissuto è già esistito e esisterà infinite volte, tutto è destinato a ripetersi in
eterno. Questo però non significa che la vita e l'esistenza sono inutili per il fatto che si ripeteranno
all'infinito. Il superuomo accetta la vita, non la vive come una necessità "involontaria" e quindi in
un certo senso si propone di agire, di non stare a guardare il tempo che passa. Si arriva quindi alla
teoria del primato dell'attimo, ovvero il concetto che la vita vince sulla morte per il fatto che le
azioni del superuomo non vengono superate nel momento della sua morte, ma continueranno a
esistere per la ciclicità del tempo. Da qui Nietzsche annuncia due lezioni di vita. Nella prima invita
l'uomo a muoversi sempre nell'attimo, nel presente vissuto pienamente, e non al futuro o il passato,
poiché è affidato alla decisione e il coraggio dell'uomo e non al destino o alla casualità. La seconda,
invita l'uomo a vivere l'attimo in un modo tale da avere lui stesso la volontà di riviverlo, a costruirlo
pienamente, e questo può succedere solo ad un uomo perfettamente felice, il superuomo. Da qui
deriva anche il concetto di volontà di potenza. La volontà di potenza è per Nietzsche la volontà che
vuole se stessa, è cioè una volontà impersonale intesa come perpetuo rinnovamento dei propri
valori. Quindi la volontà di potenza non si afferma come desiderio concreto di uno o più oggetti
specifici, ma come il meccanismo del desiderio nel suo stesso funzionamento incessante. Si nota
quindi il nesso profondo che lega il tema della volontà di potenza con quello dell'oltreuomo e
dell'eterno ritorno: è caratteristico dell'oltreuomo, infatti, poter assumere su di sé con leggerezza
tutto il peso di questa volontà creatrice, accettando e affermando l'inesorabile ripetizione dell'attimo
creativo, che è la teoria dell'eterno ritorno.

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