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Picozzi

Il documento descrive un ripostiglio di 255 monete bizantine del VI secolo rinvenuto nel Basso Lazio, composto da monete d'oro, d'argento e di bronzo. Le monete presentano varianti inedite e sono attribuite a diverse emissioni imperiali, con particolare attenzione a quelle di Giustiniano e Giustino II. L'autore sottolinea l'importanza del ritrovamento per la comprensione della monetazione bizantina in Italia.

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Il documento descrive un ripostiglio di 255 monete bizantine del VI secolo rinvenuto nel Basso Lazio, composto da monete d'oro, d'argento e di bronzo. Le monete presentano varianti inedite e sono attribuite a diverse emissioni imperiali, con particolare attenzione a quelle di Giustiniano e Giustino II. L'autore sottolinea l'importanza del ritrovamento per la comprensione della monetazione bizantina in Italia.

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VITTORIO PICOZZI

UN RIPOSTIGLIO DI MONETE BIZANTINE

DEL VI SECOLO DAL BASSO LAZIO

Un trésor de monnaies Byzantines du VI' s. du Latium méridional.

A sixth century Hoard 01 the Byzantine Coins Irom the Southern Latium.

Ein Schatzlund von byzantinischen Munzen des 6. Jahrhundertes in Sudlatium.

1. Ho potuto esaminare di recente un gruppo di monete, ap-


partenenti ad un privato collezionista, che sembra siano state rinve-
nute alla fine del secolo scorso nel Basso Lazio. Nonostante la man-
canza di notizie circa la località precisa e le circostanze del ritrova-
mento, il gruppo si presenta così omogeneo da far ritenere trattarsi
di un unico tesoretto rinvenuto pressoché intatto, e non della riunio-
ne di monete rinvenute in occasioni diverse . Esso merita, a mio av-
viso, di essere pubblicato, perché presenta un notevole interesse, in
quanto contiene - ciò che non accade di frequente - monete nei
tre metalli, e numerose varianti inedite o poco conosciute.
Il ripostiglio si compone in totale di 255 pezzi, 2 d'oro, 60 d'ar-
gento, e 193 di bronzo. Le due monete d'oro sono tremissi di Giu-
stino II; quelle d'argento, frazioni di siliqua di Giustiniano e Giu-

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stino II, tra le quali vi è indubbiamente qualche imitazione; in bron-
zo vi sono 3 nummi (c.d . minimi) di Giustiniano, un nummo di Ba-
duela, e 189 pentanummi, appartenenti alle emissioni che fino a non
molto tempo addietro venivano attribuite agli Ostrogoti (Teoderico,
Atalarico e Teodato) in nome di Giustino I e Giustiniano, ma che
recentemente sono state riconosciute emissioni imperiali di Giusti-
niano e Giustino II . Anche nel gruppo dei pentanummi vi sono del-
le imi tazioni.

2 . Per quanto riguarda i due tremissi di Giustino II (nn. 1 e 2


del Catalogo), si tratta senz'altro di emissioni ufficiali. Lo stile è in
entrambi piuttosto accurato, e nell'esemplare n. 2 il peso legger-
mente calante (g 1,39), la leggenda del R/ terminante con AVCV-
STORVN anziché AVCVSTORVM, e la forma quadrata della B di
CONOB non mi sembrano sufficienti per ritenerlo un'imitazione lon-
gobarda del periodo da Alboino all'Interregno (l).
Questi tremissi, che presentano come caratteristica un bordo anu-
lare in alto rilievo (caratteristica che sarà poi continuata nella mone-
tazione anonima longobarda dell'Italia Padana e) ),
sono di solito at-
tribuiti alla zecca imperiale di Ravenna C). Essi sono certamente di
zecca italiana, dato che la caratteristica del bordo anulare manca nel-
le emissioni costantinopolitane; ma non si può escludere che, oltre
che a Ravenna, siano stati coniati anche a Roma o in altre zecche (4).

(1) Cfr. W . WROTH, BMC Vand., pp. 122·123, nn. 1 e 2, Tav . XVIII nn. 1 e 2.
(2) E. BERNAREGGI, Le monete dei Longobardi nell'Italia Padana e nella Tuscia ,
« RIN» 1963, pp. 41 ss.
(3) Tremissi simili sono considerati emissioni imperiali di Ravenna da W. WROTH,
BMC Byz. I, p . 104, nn. 291·293, Tav . XIII n. 16; da C. MORRIssoN, Catalogue des
Monnaies Byzantines de la Bibliothèque Nationale, Paris 1970, p. 154, nn. 6·10,
illusrrati alla Tav. XXV; da D. RICOTTI, La monetazione aurea delle zecche minori
bizantine dal VI al IX secolo, Roma 1972, p. 86, nn . 17 e 18, Tav. 22 nn. 17, 17a,
17b e 18. V. anche A .R. BELLINGER, Catalogue 01 the Byzantine Coins in the Dum·
barton Oaks Collection, voI. I, Washington 1966, p. 260, n. 212, dove è considerato
emissione imperiale di Ravenna un tremisse quasi identico al nostro n. 2, con lego
genda AVCVSTORVN, e che, come risulta dalla fotografia sulla Tav. LIX, ha la
B d! CONOB quadrata.
(4) Cfr. Ph. GRIERSON, Coinage and Money in the Byzantine Empire (498·c. 1090),
« Moneta e scambi nell'alto medioevo (Settimane di studio del Centro italiano di studi
sull'alto medioevo) », Spoleto 1961, p. 429 . Anche F. PANVINI ROSATI, (La tecnica
monetaria altomedievale, « Artigianato e tecnica nella società dell'altomedioevo occi·
dentale (Settimane di studio, cit.) ", Spoleto 1970, p. 732 nota 23) è d'avviso che non
tutte le monete bizantine con bordo anulare siano state coniate a Ravenna.

100
3. Le 60 monete d'argento del ripostiglio sono in nome di Giu-
stiniano e di Giustino II; vi sono rappresentati due nominali, il pri-
mo dei quali (R/ croce monogrammata tra due stelle entro corona)
ha il peso medio di g 0,68-0,69, il secondo (R/ croce monogram-
mata - in un solo esemplare la croce non è monogrammata - en-
tro corona, senza stelle) ha il peso medio di g 0,37-0,38 .
a) I nn. 3-29 del Catalogo appartengono al nominale maggiore,
e recano al D/ il nome di Giustiniano; ma solo il n. 3 ha la leggen-
da corretta e completa D N IVSTINI - ANVS P P AVC, mentre
tutti gli altri presentano diverse varianti. Al R/, i nn. 3-6 hanno la
croce monogrammata che poggia su un globo, e sotto il globo vi è
una sottile linea orizzontale, che indica una base o un gradino: que-
sti esemplari corrispondono sostanzialmente a quelli descritti dal
Wroth n come emissioni imperiali di Ravenna, sia per lo stile, il
peso e il diametro, sia per la caratteristica «step at base beneath
the globus ».
Al n . 7 manca la base sotto il globo, e i nn. 8-13, oltre ad avere
la leggenda del tipo D N IVSTI - NIANVS C (6), hanno al R/, al
posto della linea orizzontale sotto il globo, una base triangolare a
forma di V rovesciato, col vertice sotto il globo C). Lo stile è più
rozzo di quello dei nn. 3-6, e la forma della corazza (con 4 o 5 pal-
line) è più schematica: tuttavia in complesso è più probabile che si
tratti di emissioni ufficiali e non di imitazioni.
I nn. 14-23 presentano la base triangolare a forma di V rove-
sciato come prolungamento del braccio verticale della croce mono-
grammata: essa è perciò sopra il globo, non sotto; la corona che
circonda il tutto è a foglie molto sottili e fitte. Il tipo è assai simile
a quello che il Wroth considera imitazione longobarda del periodo
Alboino - Clefi - Interregno C), caratterizzato dalla « bar of the cross
forked instead of potent ». Nei nn . 14-16 i nastri del diadema sono
svolazzanti all'indietro; nei nn. 17-23 i nastri sono invece nettamente
staccati dalla nuca. La leggenda è però in complesso corretta, e sarei

(5) BMC Vand., p. 118, nn. 72·75, Tav. XVII nn. 21 e 22 . La MORRISSON (op.
cit., p. 118) non specifica quali esemplari hanno la base e quali ne sono privi: alla
Tav XX, n. 26, è illustrato tra quelli della zecca di Ravenna un esemplare con la
base.
(6) Cfr. il n. 75 del WROTH, e i 1111. 30 e 31 della MORRISSON.
(7) Variante non segnalata né dal WROTH né dalla MCRRISSON .
(8) BMC Vand., pp. 124-125, nl1 . 4·8, Tav . XVIII , 1111. 4·8.

101
più propenso a considerare anche questo gruppo come proveniente
dalla zecca imperiale anziché come imitazione longobarda; le diffe-
renze con i gruppi precedenti (notevoli particolarmente nel trattamen-
to delle foglie della corona del rovescio) potrebbero far pensare ad
una zecca italiana diversa da quella di Ravenna.
Altrettanto non può dirsi per i nn. 24-29, il cui stile è decisa-
mente più rozzo, e le lettere delle leggende più schematiche (la N
spesso rappresentata da due soli tratti verticali: II). Il tipo del r0-
vescio è simile a quello del gruppo precedente, tranne nei nn. 28 e 29,
nei quali manca il globo sotto la base della croce. Gli esemplari di
questo gruppo si possono considerare con molta probabilità imita-
zioni prodotte da zecche irregolari.
b) I nn. 30-35, sempre in nome di Giustiniano, appartengono in-
vece al nominale minore. Il Wroth descrive questo tipo come imita-
zione longobarda (9), perché gli esemplari da lui descritti e illustrati
hanno tutti le leggende scorrette e incomplete; ma degli esemplari
del ripostiglio, solo i nn. 34 e 35 si possono considerare imitazioni,
sia per lo stile rozzo sia per le anomalie della leggenda, mentre i
nn. 30-33 sono certamente di emissione ufficiale, perché le leg-
gende sono regolari, e lo stile, particolarmente nei nn. 30-32 , è ac-
curato (lO).
c) I nn. 36-54 appartengono di nuovo al nominale maggiore, ma
sono in nome di Giustino II. Un primo gruppo di esemplari (nn. 36-
45) ha il DI molto simile a quelli illustrati dal Wroth (11) come
«Imperial coins of lustin II, Ravenna »: si tratta certamente di
emissioni ufficiali, accurate come stile e fabbrica, nonostante a volte
(nn. 38-42) la lettera N sia rovesciata . La croce monogrammata del
RI termina in basso o con una V rovesciata, o con un globetto. È
da notare, in questo primo gruppo, che i nn. 36 e 37 sono stati bat-
tuti con lo stesso conio del DI, che i nn . 38 e 39 sono stati battuti
con la stessa coppia di coni al DI e al RI, e che con un'altra coppia
di coni sono stati battuti i nn. 40 e 41: da ciò si può fondatamente

(9) BMC Vand ., p . 125, nn. 9-11, Tav. XVIII, nn. 9·11.
(lO) La moneta di questo tipo che la MORRISSON (op . cit., p. 118, n. 36, Tav.
XX. n. 36) attribuisce a Ravenna è probabilmente di zecca irregolare .
(11) BMC Vand., Tav. XVII, nn . 29 e 31. Cfr. gli esemplari i11ustrati dalla Mor-
rison ana Tav. XXV (AR; 04 e 06), entrambi con la croce che termina in basso con
una V rovesciata .

102
dedurre che si tratta di monete che hanno poco o nulla circolato
dopo essere uscite dalla zecca . .
I nn. 46-52 sono di stile più rozzo, e i nn. 53-54 di stile decisa-
mente barbaro: questi due ultimi certamente, gli altri probabilmente,
sono imitazioni CZ). Al rovescio le monete di questo gruppo hanno
la base della corona a forma di V rovesciata sopra il globo (cfr. i
nn. 14-27 del Catalogo), tranne i nn. 46 e 53, nei quali il braccio
verticale della croce termina con un globetto.
d) I nn. 55-62, sempre in nome di Giustino II, appartengono al
nominale minore. II n. 55 è di stile accurato, mentre i nn. 56-60
sono di stile più rozzo (i nn . 57, 58 e 59 sono stati battuti con lo
stesso conio del DI), ma è probabile che siano tutti da attribuire a
un' emissione ufficiale C3 ). II n. 61, di cui sono a malapena leggibili
alcune lettere in disordine, è certamente un'imitazione C4 ), come il
n. 62, che al R/, anziché la croce monogrammata, ha una croce sem-
plice su globo (15).
4. Delle 193 monete di bronzo del ripostiglio, come ho già
accennato, quattro sono « nummi » - tre di Giustiniano e uno di
Baduela - mentre le rimanenti 189 sono tutte pentanummi. I quat-
tro nummi sono le monete meno recenti del ripostiglio, e pur non
potendo essere datati con sicurezza, è probabile che la loro conia-
zione non sia posteriore alla fine della guerra gotica, cioè al 552.
I quattro tipi, anche se con qualche variante, sono tutti presenti nel
ripostiglio di Zacha nel Peloponneso, che secondo il recente accu-
rato studio di H .L. Adelson e G .L. Kustas C6 ) può essere datato
alla fine del regno di Totila, cioè appunto non molto prima del 552.
Del tipo del n. 63 (croce con « omega » all'estremità del braccio
sinistro, e «alfa» all'estremità del destro), già descritto dal Saba-
tier C7 ), sono stati rinvenuti tre esemplari nel ripostiglio di Monte

(12) Cfr. le monete che WROTH (BMC Vand., p. 126, nn. 14-19, Tav. XVIII,
nn. 14-19) attribuisce ai Longobardi, del periodo Alboino-Clefi-Interregno.
(13) Come l'esemplare assegnato da WROTH a Ravenna, e descritto in BMC
Vand., p. 121, n. 13 (Tav. XVII, n. 33).
(14) BMC Vand., p. 125, n. 11, Tav. XVIII, n. 11 : il Wroth lo ha attribuito
ai Longobardi, e ha ritenuto di leggervi il nome di Giustiniano anziché quello di
Giustino.
(15) BMC Vand., p. 125, nn. 12 e 13, Tav. XVIII, nn. 12 e 13.
(16) H.L. ADELSON, G .L. KUSTAS , A sixth century hoard 01 minimi Irom the
Western Peloponnese, «MN» XI, 1964, pp . 159-205.
(17) Tav. XVII, n. 36.

103
e
Raduni eS), tre esemplari ad Olimpia 9 ) , ben 154 esemplari nel ri-
postiglio di Castro dei Volsci, del peso medio di g 0,65 eD), e sette
e
esemplari nel ripostiglio di Zacha l ) . Altri tre esemplari, di ignota
provenienza, si trovano a Dumbarton Oaks 2 ). e
e
Il Wroth 3 ) suppone che questi pezzi possano essere di conio
imperiale italiano, posteriori al 538, o più probabilmente di conio
imperiale africano, emessi a Cartagine nel periodo 539-541. I due
esemplari del British Museum, che pesano rispettivamente g 0,45 e
g 0,47, sono, secondo l'autore, per la loro rozzezza, verosimilmente
imitazioni, forse africane, di questo tipo. Ade1son e Kustas descri-
vono il busto «nimbato », probabilmente per errore : dal nostro
esemplare è chiaro che il busto è galeato. La Cesano ha descritto il
dritto dei 154 esemplari di Castro dei Volsci (che, stranamente, sono
stati ignorati da Adelson e Kustas) come « busto di fronte con elmo
e globo crucigero »: ed è da notare che gli esemplari di questo tipo
esaminati dalla Cesano (p . 522) si presentavano di stile migliore e
di taglio più regolare degli altri pezzi con il busto di fronte . Anche
il catalogo di Dumbarton Oaks li descrive come «Bust facing, in
he1met » .
Il n. 64 è simile al precedente , salvo che l'alfa è a SlOlstra e
e
l'omega a destra: era già stato descritto dal Sabatier 4 ), ma non è
citato dagli autori più recenti, e solo sei esemplari se ne rinvennero
nel ripostiglio di Castro dei Volsci eS). Lo stile del nostro esemplare
è un po' meno accurato di quello del n . 63, ma non tanto da poterlo
definire con sicurezza un'imitazione .
Poiché la maggior parte degli esemplari corrispondenti ai nn. 63
e 64 del nostro ripostiglio è stata rinvenuta in Italia, mi sembra
fondata l'opinione espressa, sia pure in forma dubitativa, dal Wroth,
che si tratti cioè di emissioni di zecca italiana ; escluderei l'ipotesi di
un'emissione africana, perché la provenienza africana, a quanto mi

(18) I. FRIEDLANDER, Die Munzen der Vandalen, Leipzig 1849, p. 43.


(19) A. POSTOLAKAS, Nomìsmata en to Ethniko Nomismatiko Mouseìo kalate-
tbénta étei Akademaiko 1883-1884, Atene 1885.
(20) L. CESANO, Della moneta enea corrente in Italia nell'ultima età imperiale e
sotto i re astragali , « RIN », 1913, p. 515, nn . 227-381; il tipo è riprodotto alla
Tav X, n. 8.
(21) ADELSON e KUSTAS, op. cit., p. 197, nn. 392-398.
(22) BELLINGER, op. ciI. , p. 193, n . 373.
(23) BMC Vand ., p. liv, nota.
(24) Tav. XVII, n. 38.
(25) L. CESANO, op. cit., nn . 382-387.

104
risulta, è attestata per un tipo leggermente diverso (croce monogram-
mata anziché croce semplice, con «alfa» all'estremità del braccio sini-
stro, e « omega » all'estremità del destro). Di quest'ultimo tipo, tre
e
esemplari si trovano a Dumbarton Oaks 6 ), di cui uno rinvenuto
nel 1944 a Cartagine, e due al Cabinet des Médailles (27); altri esem-
plari furono rinvenuti a Cesarea di Palestina eS), e due ad Olimpia ,
citati dal Postolakas.
Il n . 65 ha il DI illeggibile, e al RI presenta un monogramma
entro corona, che contiene gli elementi A, l, N, S, T , V (con i quali è
possibile risolverlo in «IVSTINIANVS») . Un monogramma simile è
e
attribuito dal Sabatier 9 ) ad Anastasio, dato che con gli stessi ele-
menti è anche possibile leggere «ANASTASIVS » : ma il nome di
Giustiniano è stato letto sul DI di esemplari con questo monogramma
al rovescio, appartenenti ai ripostigli di Monte Raduni eD) e di Ca-
stro dei Volsci e'); inoltre, l'esemplare di Dumbarton Oaks 2 ) ha al e
DI «IVSTI-NIAN », e sul DI di tre esemplari del ripostiglio di
e
Zacha 3 ) si legge rispettivamente «IVSTIN ... », «IVSTI... », e
« .. .IANVS ». Il monogramma è attribuito a Giustiniano anche dal
e
Wroth 4 ).
Infine, il n . 66, con il D I illeggibile (tranne la parte terminale
della leggenda AVC), presenta al RI, entro corona, il monogramma
di Totila descritto dal Wroth e dal Kraus eS). Il monogramma va
sciolto in «BADVELA », altro nome di Totila, re degli Ostrogoti
dall'autunno 541 all'estate 552 . Questa moneta, ed altre nelle quali
il monogramma presenta leggere varianti, è conosciuta in gran nu-
mero di esemplari, e reca al D I il nome di Anastasio anziché quello
di Giustiniano, perché, come è noto, Totila, che durante tutto il
suo regno fu costantemente in guerra contro i Bizantini, non volle ri-

(26\ BELLINGER, op. cit., p. 193, n. 374 .


(27) MCRRISSON , op. cit ., p. 111, nn. 81 e 82 (la Morrisson attesta, in nota , che
«ces noummia son! fréquemment trouvés en Tunisie»).
(28) H. HAMBURGER, Minute Coins Irom Caesarea, « Atiqot. Journal of the Israel
Department of Antiquities", I, 1954. L·autore in proposito suggerisce la possibilità
che si tratti di emis ~ ioni della zecca di Antiochia.
(29) VoI. I , p. 86 ; Tav . XIII, 26.
(30) FRIEDLANDER, op. cit., pp . 43 , 52 .
(31) L. CESANO, op. cit., p . 515, nn . 177·222.
(32) BELLINGER, op. cit., p. 192, n. 372 .
(33) ADELSON e KUSTAS , op. cit. , nn. 381-383.
(34) BMC Vand., p . 33, n. 140.
(35) BMC Vand ., p . 89, n. 24; F.F . KRAUS, Die Miinzen Odovacars und des
Ostgotenreicbes in ltalien, Halle 1928, p. 196, nn. 69 e 70 .

105
conoscere l'autorità dell'imperatore suo nemico. Un nummo prove-
niente dal ripostiglio di Sessa Aurunca (36), con il monogramma di Ba-
duela e il DI « D N IVSTINIANVS P P AC », è giudicato sospetto
e
da Adelson e Kustas 7 ): tuttavia esistono frazioni di siliqua di Ba-
duela con il nome di Giustiniano, estremamente rare eS), il che di-
mostra che almeno sull'argento Totila, all'inizio del suo regno, ebbe
per un brevissimo tempo l'intenzione di riconoscere Giustiniano .
Questo nummo fu quasi certamente coniato a Ticinum, capitale
e
di Totila 9 ), probabilmente prima del 546, perché nel dicembre di
quell'anno Totila occupò Roma, e iniziò a coniare monete con al DI
il proprio busto e la leggenda D N BADVELA REX (40).
5. Su 189 pentanummi, il ripostiglio ne comprende 64 (nn. 67-
130) con al rovescio il segno del valore V entro corona, e 125 (nn .
131-255) con al rovescio il segno del valore V sormontato da una
stella, entro corona.
34 esemplari del primo gruppo (V senza stella) presentano al DI
il nome di Giustiniano, o in forma completa (D N IVSTINIANVS P
P AVC), o in forma più o meno abbreviata (IVSTINIANVS, IVSTI-
NINVS, IVSTINNVS); altri 16 hanno la titolatura, non sempre com-
pletamente leggibile, D N IVSTINVS P P AVC; i rimanenti 14
esemplari sono illeggibili. Gli esemplari con il nome di Giustiniano
pesano da un massimo di g 2,75 (n. 83) a un minimo di g 1,20
(n . 93): la media dei 34 esemplari del ripostiglio è g 1,85; gli esem-
plari in nome di Giustino e quelli illeggibili vanno da un massimo
di g 2,45 (n. 108, del quale peraltro è visibile solo la fine della leg-
genda .. .NVS P P AVC: lo ritengo un Giustino e non un Giustiniano
perché mi sembra simile per stile e fabbrica al secondo gruppo;
l'esemplare più pesante con IVSTINVS ben leggibile è il n . 101, che
pesa g 2,25) a un minimo di g 1,10 (n. 129, col DI illeggibile) : la
media dei 30 esemplari è 1,69. Il peso medio di tutti i 64 esemplari
con V senza stella è gl, 77.
Il Wroth (41), seguito dal Kraus, riteneva che questi pentanummi

(36) A. LEVI, Sessa Aurunca, tesoretto di monetine di bronzo toltari o nummi,


« NSc» 1919, p. 357.
(37) ADELSON e KUSTAS, op. cit., p . 201, nota 89.
(38) BMC Vand., p . 85.
(39) KRAUS , op. cit., p. 183; BMC Vand., p. 89 SS .
(40) KRAUS, op. cit., pp. 193-196, nn. 52-67; p. 198 nn . 79-84; ADELSON e
KUSTAS, op. cit., p . 174 SS.
(41) BMC Vand., Introduzione, p. Iii ss.

106
fossero stati coniati dagli Ostrogoti, e precisamente da Teodorico e
all'inizio del regno di Atalarico, quelli che recano il nome di Giusti·
no (che pertanto sarebbe Giustino I, morto il 10 agosto 527), da
Atalarico e da Teodato - tra il 527 e il 536 - quelli che recano
il nome di Giustiniano; entrambi gli autori, poi, attribuiscono ad
Atalarico i pentanummi di Giustiniano di piccolo modulo, e aTeo·
dato quelli di maggior modulo e peso maggiore (mm. 16·17, g 3·3,5).
Anche i pentanummi con V e stella, secondo i suddetti autori, reche·
rebbero il nome di Giustino I, e sarebbero pertanto anteriori al 527.
A favore dell'attribuzione a Giustino I, anziché a Giustino II,
dei pentanummi con V e con V e stella, il Wroth adduce, in sostanza,
un argomento solo: il fatto che su queste monete il busto è di pro·
filo. Ma l'argomento è assai debole, perché anche dopo l'introduzione
del busto di prospetto, avvenuta nel 538 (anno XII di Giustiniano)
non mancano esempi di busti di profilo in alcune zecche e su alcuni
nominali minori. Basti ricordare, oltre ai pezzi da 12 nummi di
Alessandria, i decanummi di Giustino II di Tessalonica con le date
degli anni dal 30 al 7° (dal 567 al 572), di Cartagine e di zecca ita·
liana dell'anno 10 (565·66), tutti con il busto di profilo (42).
Al contrario, il gruppo dei pentanummi con V del ripostiglio
suggerisce, piuttosto evidentemente, l'esistenza di emissioni crono·
logicamente successive, di peso man mano decrescente: le più anti·
che e più pesanti (media g 1,85) sono quelle di Giustiniano, le più
recenti e più leggere (media g 1,69) sono quelle con il nome di Giu·
stino, e sembra perciò logico identificare il Giustino di questi pen·
tanummi con Giustino II anziché con Giustino I.
Al Wroth e al Kraus non era sfuggito il fatto che i pentanummi
col nome di Giustiniano sono più pesanti di quelli col nome di
Giustino : tanto più che i sei esemplari del British Museum (43) sono
di peso notevole, superiore a quello massimo che si riscontra nel
nostro ripostiglio per i pentanummi dello stesso tipo . Per superare
la difficoltà, e mantenere l'attribuzione a Teodato, essi sono stati
costretti ad ipotizzare un aumento del peso delle monete di bronzo
che si sarebbe verificato appunto sotto il regno di Teodato. Ma di

(42) O. ULRICH BANSA, Note su alcune rare monete di rame dell'im peratore Giu·
stino II, «Numismatica », 1936 pp. 81·83, figg. 25, 26, 27 e 31.
(43) BMe Vand ., 73, nn. 9·14; Tav. IX, nn. 7-10. Questi pentanummi, in nome
di Giustiniano, con V senza stella, pesano rispettivamente g 2,9; 3,5; 3,4; 3,4;
3,1; 3,3.

107
questo aumento di peso non vi è alcuna prova: anzi, l'esame delle
emissioni di bronzo sicuramente coniate in Italia sotto gli Ostrogoti
conferma, anche rispetto a questa monetazione, la tendenza ad una
progressiva diminuzione di peso (44).
Il Bellinger, nel Catalogo di Dumbarton Oaks, non ha seguito la
classificazione del Wroth e del Kraus : ha invece attribuito i penta-
nummi pesanti in nome di Giustiniano (45) alla zecca di Roma nel
538-544, vale a dire nel periodo intercorrente fra l'armistizio tra Be-
lisario e Vitige, e il blocco di Roma da parte di Totila. L'ipotesi è -
almeno per questi esemplari più pesanti - plausibile, tenendo conto
che i pentanummi di Costantinopoli si dividono anch'essi in due
gruppi, uno pesante circa 3-4 grammi, attribuibile al 538-542 (46),
ed uno più leggero successivo al 543 (47): si tratterebbe quindi delle
prime emissioni imperiali in Roma occupata, battute secondo il si-
stema costantinopolitano, e senza alcun rapporto metrologico con le
precedenti emissioni di Teodato. I pentanummi del nostro riposti-
glio, comunque, non possono appartenere a questa prima emissione
romana, perché sono di peso nettamente inferiore.
Per quanto riguarda i pentanummi leggeri in nome di Giustinia-
no, il Bellinger li attribuisce ad una zecca non identificata (48). Non
vedo però per quale motivo anche questi pentanummi leggeri non
possano essere attribuiti a Roma, e precisamente dal 552 (quando la
città fu definitivamente rioccupata da Narsete) in poi; tanto più che
lo stesso Bellinger (49) assegna alla zecca di Roma, e non ad una zecca
non identificata, le emissioni di pentanummi in nome di Giustino, con
e senza stella, che sono evidentemente la continuazione dei penta-
nummi leggeri di Giustiniano.

(44) I pezzi da 40 nummi, che all'inizio del regno di Teodorico pesavano circa
g 16,2 (bronzi C.d . quasi autonomi con « Invicta Roma» e in nome di Zenone) non
pesano che circa g 10,3 durante il regno di Teodato (bronzi «Invicta Roma » con
l'aquila, e con il busto di Teodato e «Victoria Principum ») .
(45) BELLINGER, op. cit., p. 177, n. 327 (quattro esemplari pesanti rispettiva·
mente g 4,09; 3,30; 3,22; 2,48).
(46) BELLINGER, op. cit., p. 102, n. 96.
(47) BELLINGER, op. cit., p. 103, n. 97.
(48) BELLINGER, op. cit., p. 192, n. 369 (V senza stella) e n. 370 (V con stella).
Diciamo subito che i due pentanummi con stella, descritti al n. 370, di cui uno ha
il Dj illeggibile, e l'altro ha la leggenda D N IVS .. . NVS P P A, sono certamente
di Giustino II e non di Giustiniano.
(49) BELLINGER, op. cit., p . 259, nn. 208 e 209.

108
6 . I 125 esemplari di pentanummi con al Rj il segno del va-
lore V sormontato da una stella, hanno tutti al Dj il nome di Giu-
stino, o nella forma normale (D N IVSTINVS P P AVC), oppure
al genitivo (D N IVSTINI P P AV e simili).
In questo gruppo di pentanummi si notano almeno tre stili di-
versi, che potrebbero suggerire la provenienza da più di una zecca .
Il primo stile (il solo che compare tanto con la leggenda IVSTINVS
quanto con quella IVSTINI) è il tipo ufficiale, più o meno accurato
(nn. 131-158); il secondo è caratterizzato da uno stile meno accu-
rato, a volte rozzo, e dall'effigie del Dj con i lineamenti del volto an-
golosi : la leggenda è sempre D N IVSTINI P P (nn . 159-209); il
terzo si distingue agevolmente perché i lineamenti del volto sono
arrotondati, tanto da dare al busto imperiale un aspetto curiosamente
femminile eD); le leggende hanno, oltre alla forma D N IVSTINI
P P , le varianti IVSTINIS, IVTINI e IVTINIS (nn. 210-243).
I nn. 244-255 sono certamente imitazioni. In tutti i gruppi si no-
tano alcune identità di coni, più numerosi negli esemplari di stile
ufficiale e in quelli con i tratti arrotondati .
Il peso medio dei 125 esemplari con stella è di quasi g 1,5; leg-
germente più pesanti sono gli esemplari con IVSTINVS, forse i meno
recenti del gruppo (g 1,61), mentre quelli con i tratti arrotondati
pesano in media gl,54, e quelli con tratti angolosi sono più leggeri
(g 1,46). Le imitazioni hanno il peso medio di g 1,40.
Che le emissioni con la stella siano più recenti di quelle senza
stella non mi sembra dubbio . A parte il peso, che nelle emissioni con
la stella è nettamente inferiore, sono elementi sicuri che fanno ri-
tenere una datazione posteriore: a) il numero maggiore di esemplari
presenti nel ripostiglio (125, contro i 64 senza stella); b) lo stato
di conservazione, che è in genere migliore (non vi sono esemplari
totalmente illeggibili, come nel gruppo senza stella); c) le identità
di coni abbastanza frequenti, che fanno ritenere che molti esemplari
del gruppo con stella erano da poco tempo usciti dalla zecca ed ave-
vano circolato poco o niente prima dell'interramento. Identità di
coni vi sono, come è già stato rilevato, anche nel gruppo delle monete
d'argento di Giustino II, e mi sembra che la corrispondenza del fe-

(50) MORRISSON , op. cit., Tav. XXV, AE/07, illustra un esemplare con i tratti
arrotondati attribuendolo alla zecca di Ravenna. Dalla fotografia risulta che la leggenda
termina -INIPPA, mentre nella descrizione a p. 156 è data come -INVSPA . Il peso
è di g 1,44 .

109
nomeno nell'argento e nel bronzo sia un ulteriore elemento per con-
fermare - ammesso che ve ne sia ancora bisogno - l'attribuzione
a Giustino II anziché a Giustino I dei pentanummi con IVSTINVS
e IVSTINI.
La cronologia relativa dei pentanummi può essere pertanto sta-
bilita nel modo seguente:
a) pentanummi con V senza stella in nome di Giustiniano (peso
medio g 1,85; circa 552-565)
b) pentanummi con V senza stella 10 nome di Giustino II (peso
medio g 1,69)
c) pentanummi con V sormontato da stella in nome di Giustino II,
con leggenda al nominativo (peso medio g 1,61)
d) pentanummi con V sormontato da stella in nome di Giustino II,
con leggenda al genitivo (peso medio circa gl,50).

7. L'esame di questo ripostiglio ha dunque offerto, a mio av-


viso, una valida riprova dell'esattezza della teoria che toglie agli
Ostrogoti un considerevole gruppo di emissioni di bronzo, e, postda-
tandole eli circa mezzo secolo, le attribuisce ad un periodo intercor-
rente tra i primi anni della guerra gotica e la fine del regno di Giu-
stino II, come produzione delle zecche imperiali bizantine in Italia.
Oltre ai pentanummi del tipo presente nel ripostiglio, vanno tolti
agli Ostrogoti anche i decanummi con al RI il segno del valore X en-
tro corona, e al DI i nomi di Giustiniano o di Giustino 1 ), i quali e
appartengono evidentemente alle stesse serie di pentanummi. Deca-
nummi e pentanummi sono, così, da ritenere contemporanei e pa-
ralleli alle frazioni di siliqua del tipo di quelle presenti nel riposti-
glio, per le quali nessuno dubita trattarsi di emissioni imperiali, co-
niate dai bizantini in Italia in continuazione delle emissioni in argento
degli Ostrogoti.

(51) Mentre il WROTH (BMC Vand., p. 65) attribuiva ad Atalarico un gruppo di


dec,mummi sui quali leggeva il nome di Giustiniano (nn. 41-45), il Kraus distingueva
due sottogruppi: e precisamente leggeva (e con esattezza) il nome di Giustino sugli
esemplari nn. 44 e 45 del BMC, e quello di Giustiniano sugli esemplari nn. 41, 42
e 43 del BMC (v. KRAUS, op. cit., p. 118, nn. 53-54 e 55-57), ma attribuiva an-
ch'egli i due sottogruppi ad Atalarico, e li riteneva coniati nella zecca di Ravenna.
La Morrisson ritiene della stessa serie e della stessa zecca (Roma) i decanummi
e i pentanummi senza stella, sia quelli in nome di Giustiniano (op. cit., p . 113,
nn. 21-25, Tav. XIX nn. 23, e 24), sia quelli in nome di Giustino II (p 153, nn.
07 e 08, Tav. XXIV, nn. 07 e 08).

110
Agli Ostrogoti rimarrebbero pertanto solamente le emlSSlom In
bronzo (nummi, e pezzi da 5, lO, 20 e 40 nummi) che recano i nomi
o i monogrammi di Teoderico, Atalarico e Teodato; e molto proba-
bilmente vanno ritenute emissioni ufficiali di Giustino II anche i
pentanummi con leggenda D N IVSTINVS P P Ave e il segno del
valore E con croce entro corona, che Wroth e Krauss attribuivano
a Teoderico in nome di Giustino I 2 ). e
Questa nuova classincazione suggerisce anche alcune considera-
zioni in ordine alla questione, ancora oscura e insoluta, della mone-
tazione di bronzo dei Longobardi. Non è questa la sede per trattare
e
un problema così complesso e difficile 3 ): vorrei solo rilevare che è
pacincamente ammessa una monetazione aurea longobarda di imita-
zione bizantina, e che anche l'esistenza di una monetazione argentea
di imitazione, con i nomi di Giustiniano e di Giustino II , da attri-
e
buirsi ai Longobardi, trova autorevoli sostenitori 4 ) . Ora, poiché il
nostro ripostiglio contiene, accanto ad esemplari di zecca ufficiale,
non poche imitazioni sia delle frazioni di siliqua sia dei pentanummi,
non mi sembra del tutto inverosimile l'attribuzione ai Longobardi
anche di una limitata monetazione enea, imitante i pentanummi ita-
liani di Giustino II, che costituivano il più diffuso nominale divisio-
nario circolante nei territori da essi controllati.

8. Sotto l'aspetto metrologico, il nostro ripostiglio suggerisce al-


cune considerazioni non prive di interesse, ai nni di una migliore
comprensione del sistema monetario vigente in Italia dOIJo la ricon-
quista di Giustiniano : questo sistema differisce da quello orientale,
per il diverso valore in «nummi » del solido, e per la presenza di
monete d'argento.
È noto che l'argento non formò mai parte essenziale della mone-
tazione bizantina; e nel VI secolo, in particolare, nella Pars Orientis
vi fu solo qua!che rarissima emissione argentea di carattere eccezio-

(52) BMC Vand., p. 52, nn. 37-40, Tav . VI, nn. 16 e 17; KRAUS, op. cit.,
p . 97, n. 84 .
Le rite!lgono emissioni ufficiali di Giustino II, della zecca di Ravenna, sia il
Bellinger (op. cit., pp. 261-262, n. 217), sia la Morrisson (op. cit., p. 156, nn . 01-03,
Tav. '1XV rm. 01-02).
(53) \l. in proposito le osservazioni del Bernareggi, nell'ultimo capitolo del
citarn ~tud i o ~ulle monet~ dei Longobardi nell'Italia Padana e nella Tuscia (<< RIN »
1963 l.
(54) Cfr. Ph. GRIERSON, The silver coinage 01 the Lombards, «Archivio Storico
Lombardo », 1956, pp. 130 ss.

111
naIe. AI contrario, In Occidente, sotto gli Ostrogoti, fu battuta una
monetazione argentea relativamente abbondante. I Bizantini, ricon-
quistata l'Italia, trovarono perciò conveniente continuare, con nuovi
tipi, una monetazione d'argento analoga a quella degli Ostrogoti : tali
monete furono coniate certamente nella zecca di Ravenna (occupata
da Belisario nel maggio 540, e rimasta poi sempre in potere dei
Bizantini), ma non è escluso che qualche emissione sia stata battuta
anche a Roma, che appartenne definitivamente ai Bizantini dall'estate
552 in poi, pur essendo stata occupata in precedenza altre due volte,
dal dicembre 536 al dicembre 546, e dall'aprile 547 al gennaio
550 eS).
Delle monete d'argento coniate in Italia dai Bizantini in nome
di Giustiniano e di Giustino II, si conoscono diversi tipi, che si
possono raggruppare, in base al peso, in tre categorie, ciascuna delle
quali dovrebbe corrispondere ad un nominale. Le monete della pri-
e
ma categoria, che pesano all'incirca da g 1 a g 1,4 6 ), recano al ro-
vescio, o il segno del valore CN (= 250, in numerali greci), o una
croce potenziata su globo, o un chrismon, entro una corona d'alloro;
le monete della seconda categoria pesano da c. g 0,5 a c. g 0,7, e
al rovescio presentano, o il segno del valore PKE (= 125), o il segno
del valore PK (= 120), oppure una croce monogrammata tra due
stelle (solo quest'ultimo è il rovescio rappresentato nel ripostiglio);
e le monete della terza categoria, che pesano da c. g 0,3 a c. g 0,4,
hanno al rovescio la sola croce monogrammata, senza stelle (anche
questo rovescio è presente nel ripostiglio).
e
Nel codice di Giustiniano 7 ) il valore di una libbra d'argento
è stabilito in 5 solidi; e poiché il solido è 1/72 di libbra d 'oro, il
rapporto tra i due metalli è di 5: 72, ovvero di 1: 14,4. Di con-
seguenza il peso teorico di una siliqua d'argento (la siliqua d'oro
corrisponde a 1/1728 di libbra d'oro) è di 1/120 di libbra d'argen-
to (1728 : 14,4 = 120). Prendendo come valore della libbra roma-
na il peso tradizionale di g 327,45, la siliqua d'argento dovrebbe

(55) Una monetazione d'argento fu coniata anche a Cartagine, con caratteristiche


diverse, e circolazione limitata all' Africa.
(56) I pesi di questa categoria sono piuttosto irregolari (a differenza di quelli
delle altre due, più costanti e omogenei). Non ritengo tuttavia che si possano distin-
guere due serie, una leggera di g + -1, e una p~sante di c. g. 1,3-1 ,4 (v. MORRIS-
SON, op. cit., p. 116).
(57) Cod. fusto 10.78.1 (costituzione di Arcadio e Onorio del 397, riprodotta anche
in Cod. Theod. 13.2.1).

112
pesare circa g 2,73 (327,45 : 120); basandosi invece su una .libbra
di g 322,56, il peso della siliqua sarebbe di g 2,688 (322,56 : 120).
Le monete della prima categoria, che come si è detto pesano
g 1-1,4, cioè circa la metà o poco meno del peso teorico della siliqua
d'argento, sono quindi delle mezze silique; e poiché su alcune di
esse è segnato il valore di 250 (che non può riferirsi che all'unità
monetaria, il « nummus »), se ne ricava che nell'Italia riconquistata
da Giustiniano la siliqua valeva 500 nummi, e il solido (pari a 24
silique) conteneva 12000 (500 x 24) nummi. Questo valore in num-
mi del solido occidentale, superiore a quello del solido orientale di
7200 nummi (58), è stato dimostrato esatto da Ph. Grierson (59), il
quale spiega la differenza di valore con la constatazione che le mo-
nete di bronzo emesse in Italia in questo periodo sono generalmente
più leggere di quelle corrispondenti battute in Oriente, sicché in
Occidente il solido doveva contenere un numero di « nummi » mag-
giore che in Oriente.
Il secondo nominale, che pesa da g 0,5 a g 0,7, è di conseguenza
da ritenersi un quarto di siliqua : ciò è evidente, in relazione al tipo
di rovescio con PKE (125 nummi, un quarto di 500).
Quanto alle monete con PK (120 nummi), va rilevato che esse
si trovano rispetto al solido in una relazione assai più comoda che
non il quarto di siliqua da 125 nummi: il solido viene infatti a con-
tenere esattamente 100 pezzi da 120 nummi (mentre contiene 96
pezzi da 125 nummi), con notevole semplificazione di tutti i calcoli
relativi. Penso pertanto che il pezzo da 120 nummi sia stato intro-
dotto ad un certo momento per motivi di pratica utilità, allo scopo
di istituire una moneta d'argento del valore di 1/100 di solido, e che
da quel momento abbia sostituito il pezzo da 125 nummi (60). Sono
certo che anche le monete senza segno di valore, con al rovescio

(58) Ovvero 180 «foIles» da 40 nummi: cfr. il noto passo di PROCOPIO, Ane-
docta, XXV, 12.
(59) Ph. GRIERSON, The Tablettes Albertini and the value 01 the solidus in the
filth and sixth centuries A .D., «]RS », 1959, p. 80 ; Una moneta d'argento inedita di
Teodorico il Grande, « Numismatica », 1960, p. 114.
(60) Non sembra che il pezzo da 12~ nummi sia più stato coniato dopo Giusti-
niano. Sotto Giustino II si conoscono pezzi d'argento contrassegnati CN, ma di peso
ridotto (massimo g 0,78 : BMC Vand., pp. 120-121, nn. 1-6; BELLINGER, op. cit., p. 261
n. 213 ; MORRISSON, op. cit., p. 154 nn . 01-03). Solamente il Wroth, per quanto è a
mia conoscenza, ha attribuito a Giustino II un pezzo con PKE, p. 121 , n. 7), che
però pesa come gli analoghi esemplari di Giustiniano (g 0,712), ed è probabilmente
un Giustiniano mal letto.

113
la croce monogrammata tra due stelle, sono pezzi da 1/100 di soli-
do: il peso medio dei 46 esemplari del nostro ripostiglio (g 0,68-0,69)
corrisponde con precisione a quello dei pezzi con PK.
Vi è infine la terza categoria di monete, che pesa circa la metà
delle monete della seconda categoria (il peso medio dei 14 esemplari
del ripostiglio è di g 0,37-0,38), e che reca al rovescio la stessa croce
monogrammata, con l'omissione delle due stelle. L'analogia della
raffigurazione del rovescio colloca questo nominale in immediata re-
lazione con quello di cui si è appena detto, dimostrando che en-
trambi appartengono allo stesso sistema e alle stesse serie di emis-
sioni (61); la mancanza delle due stelle è il contrassegno che doveva
rendere immediatamente riconoscibile il nominale minore dal mag-
giore, anche quando anomalie di peso e di diametro non avrebbero
consentito di evitare ogni incertezza. Essendo la metà del pezzo da
120 nummi, il valore di questo nominale è di 60 nummi, ovvero
1/200 di solido (mentre se si volesse metterlo in relazione con il
pezzo da 125 nummi, si avrebbero le relazioni di valore assai scomo-
.de di 62 nummi e mezzo, e di 1/192 di solido). Infine, in rapporto
al bronzo, questo nominale minore è anche in comoda relazione con
il pentanummo, che in questo periodo - come è dimostrato anche
dal ripostiglio - è la moneta di bronzo più diffusa: un pezzo da
60 nummi corrisponde infatti esattamente a 12 pentanummi (mentre
un supposto pezzo da 62 nummi e mezzo si troverebbe con il pen-
tanummo nel poco agevole rapporto di 1 : 12 1/2).
Il peso teorico delle monete di bronzo, nello stesso periodo, può
essere facilmente determinato tenendo presente che nel codice di
Giustiniano (62) è fissata l'equivalenza 1 solido = 20 libbre di bronzo .
Poiché il solido nel VI secolo, come si è detto, equivale in Occiden-
te a 12.000 nummi, da una libbra di bronzo si dovevano ricavare
600 (12000 : 20) nummi, sicché il peso teorico del nummo era di
1/600 di libbra, e quello del pentanummo di 1/120 di libbra, vale
a dire lo stesso peso della siliqua d'argento (g 2,73, rispetto alla
libbra di g 327,45; g 2,688, rispetto alla libbra di g 322,56). Le
medie dei pesi del ripostiglio, particolarmente quelle dei pentanummi
in nome di Giustiniano (63), mi sembra che si accordino abbastanza

(61) Anche la MORlusoN (op. cit., p. 118) considera i due nominali uno la
metà dell'altro, ma 'li ritiene rispettivamente una mezza siliqua, e un quarto di
siliqua.
(62) Cod. fusto 10.29.L
(63) V. sopra, n. 5. Il peso medio dei 34 pentanummi in nome di Giustiniano

114
bene con il sistema, tenendo conto delle tolleranze ammesse nel pro-
cedimento di preparazione dei tondelli, e della natura sostanzililJmen-
te fiduciaria delle monete di bronzo, il cui peso è di regola inferiore
a quello teorico.

è di gl,85, con un massimo di g 2,75: quasi un terzo degli esemplari supera i due
grammI.

115
CATALOGO

(Gli esemplari contrassegnati da un asterisco sono illustrati)

Num. Met . Peso Diam. Dencmi- DI RI


nazione

1* AV 1,42 1}·17 tremisse DNIVSTI VICTORIAAVCV·


NVSPPAVC STORVM
Busto a d. con dia· Vittoria di fr . con co-
dema di perle, coraz· rona e globo crucige-
za e paludamento. ro. Nel campo a sin.
Bordo anulare rile- stella a sei punte. E-
vato. sergo CONOB. Bordo
anulare rilevato.

2" AV 1,39 14-17 tremisse c.s. VICTORIAAVCV-


STORVN
c.s . All'esergo la B di
CONOB quadrata .
AR 0,74 12 114 siliqua DNIVSTINI Anepigrafe. C r o c e
ANVSPPAVC monogrammata 5 u
Busto a d . con diade- globo tra due stelle
ma di perle, corazza e a sei punte; base oriz-
paludamento. Stile ac- zontale sotto il globo.
curato. Bordo perli- Intorno, corona con
nato. foglie grosse.
AR 0,63 11 DNIVSTINI c.s.
ANVSP(AV)C c.s.

5 AR 0,74 11 » DNIVSTI c.s.


NIANVSPA c.s.
6 AR 0,73 12 » DNIVSTI c.s.
NIANVSPC c.s.

7" AR 0,76 12 » DNIVSTINI c.s., senza base oriz-


ANVSPPAV c.s. zontale sotto il globo.
Stile più rozzo.

8" AR 0,70 12 » DNIVSTI C.S ., ma sotto il glo-


NIANVSC c.s. bo, base triangolare a
Corazza rappresenta- forma di V rovescia-
ta schematicamente to.
con 4 o 5 palline.

9" AR 0,73 12 » c.s. c.s.

lO AR 0,74 12 c.s. c.s.


11 AR 0,68 12 c.s. c.s.
12 AR 0,66 11 » c.s. c.s.

116
Denomi-
Num. Met. Peso Diam . nazione DI RI
13 AR 0,76 11 1/4 siliqua e.s . e.s.

14" AR 0,69 12 » DNIVSTINI c.s., ma il braccio ver-


ANVSPPA e.s., tieale della croce ter-
i nastri del diadema mma a forma di V
svolazzanti all 'indie- rovesciato sopra il
tro. globo; corona con fo-
glie sottili e fitte .

15 AR 0,71 13 » c.s. e.s.

16 AR 0,62 13 » e.s. e.s.

I?" AR 0,68 13 » DNIVSTIN e.s .


... PPA C.S .,
i nastri del diadema
staccati dalla nuca.

18 AR 0,66 12 »
NIANVSPPC e.s. e.s .

19 AR 0,71 13 » .. IVSTINI
ANVSPP . . e.S. e.s.

20 AR 0,65 13 » DNIVST .. .
. ... SPP .. e.s. e.s.

21 AR 0,69 12 » DNIVST ... e.s. e.s.

22 AR 0,74 12 » DNIVSTIN . . e.s. e.s.

23 AR 0,54 11 » DNIVSTIN e.s.


ANVSPP . . e.s.

24 AR 0,68 12 » DNIVSTINI e.s.


ANVSPPA C.S.}
ma stile ancora più
rozzo.

25 AR 0,64 11 » . NIVSTII e.s.


ANVSPP e.s.

26 AR 0,66 12 » DNIVSTII e.s.


AN .. PP e.s.

27 AR 0,72 11 » DNIVSTINI C.S ., ma corona con


.. .. .... e.s., foglie grosse e rade.
ma stile molto rozzo.

28 AR 0,69 11 » DNIVSTIII C.S., senza il globo


AIIAVC e.s . alla base della croce,
base quasi orizzon-
tale.

117
Met. Peso Denomi-
Num. Diam. D/ R/
nazione

29* AR 0,74 11 1/ 4 siliqua DNIVSTII C.s .


. .. AVC c.s.

30" AR 0,42 lO 1/ 8 siliqua DNIVSTIN Anepigrafe. Croce


IANVSPAV monogrammata su
Busto a d . con diade- globo, entro corona
ma di perle, corazza e con foglie grosse.
paludamento. Stile ac-
curato.

31* AR 0,34 9 » DNIVSTI c.s., ma sotto il glo-


NIANVSP c.S. ho base triangolare a
forma di V rovescia-
to.

32 AR 0,36 9 ,5 » DNIVSTI c.s., senza base trian-


NIANVSC c.s. golare, corona picco-
la.

33 AR 0,46 10 » DNIVSTI C.S ., corona più pic-


NIANVSV c.s., cola.
ma stile più rozzo.

34 AR 0,36 lO » c.S., croce a braccia


ANVIIIA C.S., trasversali piccole.
stile ancora più rozzo.

35* AR 0,31 9 » DIIIVSTIII c.S.


AIIAVC c.S.

36" AR 0,72 11 1/ 4 siliqud DNIVSTI Anepigrafe. Croce


NVSPPAVC monogrammata con
Busto a d. con diade- base a forma di V ro-
ma di perle, corazza e vesciato, senza globo;
paludamento. Stile ac- corona con foglie
curato. grosse.

37" AR 0,70 11 » Stesso conio del n. c.s.


36. (conio diverso)

38 AR 0,70 11 » DNIVSTI c.s., braccio verticale


NVSPPAVC c.s., della croce terminan-
(la N è rovesciata). te con un globetto.
Corona con foglie sot-
tili e fitte.

39* AR 0,71 11 » Stesso conio del n. Stesso conio del n.


38. 38.

40 AR 0,72 11 » DNIVSTI c.S.


NVSPPAVC c.S. (stesso stile, ma co-
(N rovecciata : stesso nio diverso)
stile dei nn . 38 e 39,
ma conio diverso).

.118
Denomi-
Num. Met. Peso Diam . D/ R/
nazione

41" AR 0,72 11 1/ 4 siliqua Stesso conio del n. Stesso conio del n .


40 40.

42 AR 0,71 11 » DNIVSTI C.s.


NVSPPAVC C.s. (stesso stile, ma co-
(N rovesciata: stesso nio diverso)
stile dei nn. 40 e 41,
ma conio diverso).

43 AR 0,72 11 » DNIVSTI c.s., croce piccola, co-


NVSPPAV c.s. rona con foglie gros-
(stesso stile) se.

44* AR 0,72 lO » DNIVSTI C.s.


NVSPP(AV) c.s.
(stesso stile)
45;' AR 0,71 lO » DNIVSTI c.s., croce più piccola.
NVSPPAVC C.s.
(stesso stile, busto
più piccolo).

46 AR 0,69 11 » DNIVSTI C.s., stile rozzo, coro-


NVSPPAV c.s. na con foglie sottili e
(stile rozzo). fitte.

47<' AR 0,60 12 » DNIVS ... C.S., ma il braccio


NVSPP(AV)I c.s. verticale della croce
termina a forma di V
rovesciato sopra il
globo (come nei nn.
14 e segg.)

48 AR 0,64 11 » DNIVSTI c.s.


NVSPPI C.s.

49 AR 0,69 11 » . . IVSTI c.s.


NVSPP(AV)I C.s.
50 AR 0,70 12 r, DNIVSTI c.s.
NVSPP(AV)I C.s.
51 AR 0,74 11 » DNIVSTI c.s.
NVSPP .. C.s.

52 AR 0,54 11 » DNIVSTI c.s.


N .. .. P .. C.s.

53* AR 0,61 13 ); c.s., ma il braccio ver-


NVSPP(AV)C C.s. ticale della croce ter-
stile molto rozzo, ton- mina con un globo
dello largo. (come nel n. 38 , ma
globo più grande).

119
Denomi-
Num. Met. Peso Diam.
nazione D/ R/

54 AR 0,67 12 1/4 siliqua . .. IIIV c.s.


NIA ... c.s . stile molto rozzo
stile molto rozzo.

AR 0,35 8 1/8 siliqua DNIVSTI Anepigrafe. C r o c e


NVSPP . . monogrammata su
Busto a d. con diade- globo, entro corona
ma di perle, corazza e con foglie grosse (co-
paludamento. Stile ac- me il n . 30)
curato (la N di DN
rovesciata ).
56 AR 0,37 9 » DNIVSTI c.s.
NVSPPAV C.S . ,
stile rozzo.
AR 0,3; lO » DNIVSTI c.s., ma il braccio
NVSPP(A V)I C.s. verticale della croce
termina a forma di
V rovesciato sopra il
globo. Corona con fo-
glie sottili e fitte.
58* AR 0,29 lO » Stesso conio del n. c.s. (conio diverso)
57.
59 AR 0,36 lO » c s. (conio diverso)
NVSPP(AV)I
Stesso conio del n.
57.
60 AR 0,43 10 » . NIVSTI c.s.
NVSPP c.s.

61" AR 0,34 9 » c.s.


NVIIA c.s.,
ma stile più rozzo.
62* AR 0,42 9 » INIVS .. Anepigrafe. Croce su
IIVTAIC c.s., globo entro corona.
ma stile molto rozzo
(N e S rovesciate)
63" AE 0,96 9 nummo . . . NIV Anepigrafe. C r o c e
STIN .. con «omega» all'e-
Busto galeato di fron- stremità del braccio
te, con globo crucige- sinistro, e «alfa» al-
ro nella d. l'estremità del braccio
destro, entro corona.
0,52 8 » Anepigrafe. Come so-
. . . PPA VC c.s. pra, ma «alfa» a si-
(globo crucigero fuo- nistra e «omega» a
ri conio) . àestra.

120
Num. Met. Peso Diam. Denomi- DI R/
nazione

65'"' AE 1,15 lO nummo DN ..... .... Anepigrafe. Mono-


Busto a d. con diade- gramma di Giustinia-
m~ di perle e paluda- no entro corona.
mento .

66" AE 0,58 9 » Anepigrafe. Mono-


. . . AVe c.s. gramma di Baduela
entro corona .

AE pentanummi : RI ::'egno del valore V entro corona.

Num. Peso Diam. DI

67" 1,95 12 DNIVSTINI - ANVSPP Ave Busto a d . con diadema di


perle e paludamento. Stile
accurato.

68 1,65 13 DIIIVSTIIII - IIIVSPPA ve c.s.

69 2,00 13 DNIVSTINI - ANVSPP .. . (la prima S rovesciata) c.s.

70 1,80 12 . . . IVSTINI - ANVSPP C.s.

71* 2,25 12 DNIVSTINI - ANVSPAVe C.s.

72 1,80 12 DNIVSTINI - ANV ... C.s.

73 1,85 13 DNIVSTIN - ANVSPPA ve C.s.

74 1,82 12 DNIVSTI .. - ANVSPPAve c.s.

75 1,65 12 DNIVSTI .. - ANVSPPAve c.s .

76 l ,55 12 . . . . . .. - ANVSPPA ve C.s.

77 1,70 13 DNIVSTINI - NVSPP Ave c.s.

78 1,40 12 DNIVSTINI - NVSPPAve C.s.

79 1,90 13 DNIVSTINI - NVSPPAve C.s.

80 1,90 11 DNIVSTINI - C.s.

81 1,90 12 DNIVSTINI - C.s.


82 1,60 13 DNIVSTIN - NVSPPV Ave
83 2,75 13 DNIVSTIII - NVSPPAve C.s.
Num. Peso Diam . DI
84 1,70 12 DNIVSTIII - NVSPPAve c.s.

85 1,60 12 DNIVSTIII - NVSPP Ave c.s.

86 2,40 13 DNIVSTIII - NVSPP Ave (la prima S rovesciata) c.s.


87 1,55 12 DNIVSTIII - IIVSPPAVe (la prima S rovesciata) c.s.
88 1,85 13 DNIVSTIII - ... VSPPAve c.s.

89 1,55 12 DNIVSTIII - . .. . PPAve c.s.

90 2,05 13 DNIVSTIII - ...... c.s.

91 1,70 11 DNIVSTII - NVSPP Ave c.s.

92 1,85 12 DIIIVSTII - NVSPPAve c.s.

93 1,20 13 DNIVSTII - IIVSPPAve c.s.

94 2,15 12 c.s. c.s.

95 2,05 11 c.s. c.s.

96 1,85 11 c.s. c.s.

97 1,45 11 DNIVSTII - . . VSPPAve (la prima S rovesciata) c.s.


98 1,95 12 DNIVSTII - (S rovesciata) stile più rozzo
99 2,15 12 c.s. c.s.
100 1,75 12 . NVSIII - NVSPPAve c.s.
101* 2,25 12 DNIVSTI - NVSPPAve C.S., stile accurato
102* 2,05 12 DNIVS - TINVSPPA c.s.
103 1,85 12 DNIVS .. - NVSPPAVe c.s.
104 2,15 12 DNIVSTI - NVSPP Ave c.s., ma stile meno accurato
(la prima S rovesciata)
105 2,02 12 DNIVSTIII - VSPP Ave c.s., (la N e la prima S ro-
vesciate)
106 1,85 12 DNIVITI - NVIPP AV c.s.
107 1,25 12 DNIVS . . - NVSPPAVe c.s.
108 2,45 13 - NVSPPAVe c.s.
109 1,40 13 c.s. c.s.

110 1,60 12 c.s. c.s.

122
Num. Peso Diam. DI
111 1,55 12 NVSPPAVe C.s.

112 1,55 11 C.s. C.s.

113 1,15 ì1 c.s. C.s.

114 2,02 11 - IVSPPAVe C.s.


115 1,72 13 .. .... - VSPPAVe c.s., ma stile rozzo

116 1,75 12 DNIVS . . - . . PAve C.s., stile più rozzo

117 1,45 lO DNIV . . . . C.s.


118 1,62 13 illeggibile
119 1,85 12 »

120 2,20 12 ~

121 1,55 12 »

122 1,75 11 »

123 1,80 11 »

124 1,42 11 »

125 1,40 11 »

126 1,75 11 »

127 1,40 10 »

128 1,25 lO »

129 1,10 iO »

130 1,50 lO » (stile rozzo)

AE pentanummi: RI Segno del valore V sormontato da stella a sei punte, entro corona .

131 * l,55 12 DNIVSTI - NVSPP Ave Busto a d. con diadema di


perle e paludamento. Stile
accurato.

132 1,95 12 DNIVSTI - .... .. C.s.

133 1,96 12 ... .. . . - NVSPPAVe (DI e RI stessi coni del


n. 132)

134 1,05 11,5 DNIVSTII - NVSPPAve C.s., ma stile rozzo

123
Num. Peso Diam. DI
135* l ,52 11 DNIVSTI . NVSPP(AV) C.s., stile accurato simile al
n. 131

136 l,52 11 (DI e RI stessi coni del n. 135)


'1
137 1,90 J. DNIVSTI - NVSPP(A V) c.s. (conio diverso)

138 1,70 }l DNIVST - INVSPPA C.s .

139 1,35 11 DNIVST - INVSPP A C.s.

140 2,05 12 DNIVST . - NIPP A V C.s .

141 l,50 11 .. .. .. . - NIPPAV C.s.

142 1,15 12 .. . .. ... NIPPAV c.s., ma stile più rozzo

143 1,60 12 DNIVSTI - NIPPA c.s., stile accurato

144 1,20 11. DNIVST . INIPP A C.s.

145 1,40 11 DNIVST - INIPPA c.s., stile più rozzo

146 1,10 11 ...... - .NIPPA C.s.

147 1,70 II DNIVS - TINIP AV c.s .

148 1,80 12 DNIVS - .. NIP A c.s .

149 1,45 11 .. .... - . NIPA c.s.

150 1,38 Il DNIVST - INIPP C.s.

151 1,32 11 DNIVST - INIPP C.s.

152 1,85 12 DNIVST - INIPP c.s. (la prima N rovesciata)

153" 1,73 12 DNIVS - TINIPP C.S., stile accurato


154 1,80 Il (D I stesso conio del n. 153)
15.5 l,58 '1
l~ DN .. .. - TINIPP c.s.

156 1,45 11 . .. . .. - TINIPP (DI stesso conio del n. 155)


157 1,60 11 DNIVS - TINIPP c.s., testa piccola

158 1,55 11 (DI e RI stessi coni del n. 157)


159 l,52 11 DNIVS - TINIPP C.s., stile meno accurato, trat-
ti angolosi

160 UO 11 (DI e RI stessi coni del n. 159)


161 1,8'i 11 DNIVS - TINIPP C.s. (conio diverso)

124
Num Peso Diam. DI
162 1,84 11 DNIVS - TINIPP e.s.

163 1,67 11 e.s. e.s.

164 1,50 11 e.s. e.s.

165 1,25 11 e.s. c.s.

166 1,20 11 e.s. e.s.

167 1,60 11 e.s . c.s.

168 1,55 il e.s. e.s .

169 1,45 11 e.s. e.s.

170 1,15 11 e.s. c.s.

171 1,70 11 e.s. e.s.

172" 1,36 12 DNIVS - TINIPP C.S., stile più rozzo, tratti


angolosi (S rovesciata)

173 1,30 12 e.s. c.s.

174 1,90 11 e.s. e.s .


175 l,50 11 e.s. e.s.

176 1,1 5 11 e.s. e.s.

177 1,40 11 e.s. e.s.

178 1,30 11 e.s. e.s.

179 1,60 11 DNIVS e.s.

180 1,60 11 e.s. e.s.

181 1,45 11 e.S. e.s.

182 1,2'5 11 e.s. e.s.

183 1,18 11 e.s. e.s.

184 1,80 11 e.s. e.s.

185 1,55 11 e.s . e.s.

186 1,50 lO e.s. c.~ .

187 1,40 11 DNIVS e.s. (S rovesciata)


188 1,35 11 e.s. e.s.

125
Num. Peso Diam. DI
189 1,40 11 DNIVS - ... .. e.s .
190 1,98 12 .. .. - TINIPP e.s.
191 1,55 11 e.s. e.S.
192 1,35 11 e.s. e.s.
193 1,20 11 c.s. e.s.
194 1,20 11 c.s. e.s.
195 1,40 11 e.s. e.s.
196 1,20 11 e.s. e.s.
197 1,15 11 e.s. c.s .
198 1,50 11 .. . . - . . NIPP e.S .
199 1,55 12 DNIV - STINIPP e.s.
200 1)5 11 e.s . e.s.
201 1,50 11 e.s. e.s .
202 1,60 11 DNIV - .. . . e.s.
203 1,40 11 DNIV - STINIPP e.s.
204 1,20 11 e.s. e.s .
205 1,90 11 DNIV - STINI .. c.s .
206 1,60 11 DNIVS - TINIP e.s.
207 1,50 11 e.s. e.s .
208 1,20 11 e.s. c.s .
209 1,18 11 e.s . e.s.
210 1,78 11 DNIVS - TINIPP e.s., tratti arrotondati
211 1,75 Il e.s. e.s.
212 1,65 11 e.s. c.s.
213 1,50 11 e.s. e.s .
214 1,28 lO c.s. e.s.
215 2,10 12 e.s. c.s.
216 1,60 11 e.s. e.s .

126
217 1,60 11 DNIVS - TINIPP C.s.
218 1,50 11 C.s. c.s.
219 1,25 11 C.s. C.s.
220 1,22 11 C.s. C.s.
221 2,00 12 DNIVS - TINISPP C.s.
222 1,25 11 DNIV - STINISPP c.s.
223 1,42 12 DNIVS - TINISP C.s.
224 1,55 12 DNIV - STINISP C.s.
225 1,40 11 DNIVS - TINIP C.s.
226 1,60 11 C.s . C.s.
227 1,10 11 DNIV - TINIPP C.s.
228 1,45 11 c.s. C.s.
229 1,40 11 C.s. C.s.
230" 1,68 11 DNIV - TINIP c.s.
231 1.65 11 C.s. C.s.
232 2,0_5 11 c.s. C.s.
233 1,82 11 c.s. C.s.
234 1,65 11 C.s . C.s.
235 1,55 11 C.s. c.s.
236 1,42 11 C.s. c.s .
237 ],40 11 C.s . c.s.
238 U5 11 c.s. c.s.
239 1,30 11 C.s. c.s.
240 1,68 12 DNIV - TINISPP C.s.
241 1,40 12 (Dj e Rj stessi coni del n. 240)

242 1,50 12 DNIV - TINISP C.s.


243 1,48 11 C.s . (Rj stesso conio del n. 242).

127
244 1,15 lO DNI .. - IINSP c.s., stile molto rozzo

245" 1,23 11 DNIT - . . IP (?) c.s. (D rovescia ta)

246" 1,40 12 D .. NI - TSVIIP c.s. (D e N rovesciate)

247 1,42 lO .... . - SVTVID c.s . (S e D rovesciate)


248 1,38 lO . . . . . - IIIIIAA c.s.
249 1,73 lO DNIVS . .. .. NIP c.s.
250 1,37 lO (D I e RI stessi coni del n. 249 )
251 1,52 11 . . . PPI c.s.
252 1,65 11 DNIV .. - . . . PP c.s.
253 1,05 11 DN .. . . ... NI c.s. (la prima N rovesciata )
254 1,47 11 DNV . . . - . . NIPA ( ?) c.s.

2""
/~ 1,45 11 . ... - . . . . PA (?) c.s.

128
TAV. I

1 2

3 4 7

8 9 14

17 29 30

31 35 36

37 39 41

44 45 47
TAV. II

53 55 57

58 61 62

63 64 65 66

67 7l 101

102 131 135

153
172

230 245 246

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