LA CRISI DELLE ANTICHE VIE DELL ORIENTE
Alla fine del Trecento, le guerre di Tamerlano e la fine dell'impero mongolo rendono
pericolose le rotte commerciali tra Europa e Asia. Dal XV secolo, l'impero ottomano controlla
il Mediterraneo e il Vicino Oriente, complicando ulteriormente i commerci europei,
distruggendo le basi veneziane e genovesi e aumentando i rischi e i costi, anche a causa
della pirateria turca e dei mercanti musulmani. La caduta di Costantinopoli nel 1453 e la
conquista dell'Egitto dagli Ottomani peggiorano la situazione, facendo perdere importanza al
porto di Alessandria, importante per il commercio di spezie, sete e porcellane.
LA CARESTIA DI METALLI PREZIOSI
Il commercio europeo con l'Oriente diminuì molto a causa della crisi delle vecchie rotte
commerciali. Per cercare di risolvere il problema, si iniziò a produrre seta in Occidente,
soprattutto a Firenze e Milano, per soddisfare la domanda delle classi agiate. Tuttavia,
l'economia europea continuò a soffrire, con una grave crisi monetaria. L'Occidente importava
più merci di quelle che esportava e l'accesso a oro e argento divenne difficile perché i
musulmani controllavano le miniere africane e caucasiche. La scarsità di metalli preziosi,
chiamata "grande carestia di lingotti", limitò le finanze degli Stati e rese più difficili i commerci
con l'Oriente. I tentativi europei di conquistare le miniere d'oro africane, che erano sotto il
controllo ottomano, fallirono.
GLI EUROPEI E IL MONDO CONOSCIUTI
La difficile situazione del commercio con l'Oriente spinse gli Stati europei a cercare nuove
rotte commerciali. I mercanti-esploratori cominciarono a cercare percorsi alternativi verso
ovest, superando il limite del Mar Mediterraneo e aprendo l'accesso all'Oceano Atlantico
attraverso lo stretto di Gibilterra, che segnava il confine del mondo conosciuto. Le Colonne
d'Ercole erano viste come un limite invalicabile, e si pensava che oltre ci fossero mari pieni
di pericoli. La navigazione atlantica era principalmente costiera, e la maggior parte degli
europei viveva lontano dal mare, senza esperienza di lunghi viaggi. Sebbene i Vichinghi
avessero raggiunto l'America nel X secolo, fino al tardo Medioevo si conoscevano solo
Europa, Asia e Africa. La sfericità della Terra era conosciuta, ma le informazioni geografiche
erano limitate. Le mappe erano imprecise per la mancanza di strumenti adeguati e per i
confini politici vaghi. La cultura umanistico-rinascimentale incentivò l'esplorazione,
spingendo a verificare le antiche teorie geografiche e a conoscere meglio il mondo.
NUOVI MODI DI NAVIGARE
Le innovazioni tecniche nelle flotte e negli strumenti di navigazione furono fondamentali per
gli esploratori del Quattrocento. Queste innovazioni non furono invenzioni nuove, ma
perfezionamenti di strumenti già esistenti. La bussola e l'astrolabio, usati già nel XIII secolo,
furono affiancati da calcoli matematici più precisi. Il timone dritto di poppa, che veniva
manovrato dall'interno della nave, divenne comune e migliorò la navigazione controvento.
Nel XIV secolo, i contatti tra il Mediterraneo e il Mar del Nord portarono allo sviluppo di navi
che combinavano le migliori caratteristiche di entrambe le tradizioni. Le navi nordiche, con la
vela quadra, erano veloci, mentre quelle mediterranee, con la vela latina, erano più
maneggevoli. Le nuove navi, con vele più efficienti e più alberi, erano più stabili, manovrabili
e richiedevano equipaggi e rifornimenti minori. Inoltre, le nuove conoscenze astronomiche
permisero di calcolare la posizione e la rotta con maggiore precisione, rendendo la
navigazione più sicura.
I PORTOGHESI OLTRE LE COLONNE D’ERCOLE
In passato, alcuni tentarono di superare le Colonne d'Ercole, come i fratelli genovesi Vivaldi
nel 1291, ma senza successo. Tra il 1336 e il 1341, altri navigatori genovesi al servizio del
Portogallo scoprirono le isole Canarie. Il Portogallo fu il primo a promuovere seriamente le
esplorazioni navali, soprattutto grazie al principe Enrico il Navigatore. Capì l'importanza di
questi viaggi e creò una flotta e un centro di documentazione navale a Sagres. Nel 1415, i
portoghesi conquistarono Ceuta, in Marocco, e nel 1419 colonizzarono Madera, dove
iniziarono a coltivare la canna da zucchero. La ricerca dell'oro africano li spinse a esplorare
sempre più a sud lungo la costa africana. Nel 1434 raggiunsero Capo Bojador, nel 1444
Capo Verde e poi la Costa d'Oro e la Costa degli Schiavi.
I REGNI DELL’AFRICA
Alla fine del Medioevo, l'Africa era divisa in due grandi aree politiche separate dal Sahara: a
nord c'erano i sultanati islamici, controllati o influenzati dagli Ottomani, mentre a sud si
trovavano grandi regni come l'Impero del Mali, che dominò fino al XIV secolo, e l'Impero
Songhai. Quest'ultimo sorse lungo il fiume Niger dopo il declino del Mali, la cui capitale,
Timbuctù, divenne un importante centro di commercio. Più a sud c'erano piccoli regni come
il Benin, tra Ghana e Nigeria, attivo dal XII al XIX secolo. Nell'Africa australe, le realtà
politiche erano meno sviluppate, ma esistevano il Regno del Congo e l'Impero di
Monomotapa. Questi stati si formarono lungo i grandi fiumi Niger, Congo e Zambesi,
fondamentali per l'agricoltura e i commerci. Le regioni erano ricche di risorse come grano,
sale e minerali preziosi, ed erano attraversate da importanti rotte commerciali. Il sale e l'oro
erano le merci più richieste, e gli arabi svilupparono rapporti commerciali con l'Africa,
fondando città costiere come Zanzibar, Mombasa e Malindi, centri strategici per il commercio
con l'Asia.
LA CIRCUMNAVIGAZIONE DELL’AFRICA
Alla fine del Quattrocento, il re portoghese Giovanni II capì l'importanza delle esplorazioni
per arricchire il paese. Finanziò la costruzione di navi adatte all’oceano e lo studio della
cosmologia. Durante il XV secolo, i viaggi lungo la costa africana continuarono.
Nel 1487-1488, Bartolomeo Diaz, navigando per conto del re, raggiunse l’estremità
meridionale dell’Africa dopo una violenta tempesta, chiamando quel luogo "Capo delle
Tempeste". Dieci anni dopo, nel 1497, Vasco da Gama riprese il viaggio, doppiò il capo
(ribattezzato "Capo di Buona Speranza") e nel 1498 arrivò a Calicut, in India, aprendo una
nuova rotta commerciale verso l’Asia. I portoghesi, con una strategia aggressiva,
conquistarono poi centri importanti per il commercio delle spezie, come Goa, Ormuz e
Malacca. Le precedenti esplorazioni lungo la costa africana avevano dato informazioni utili
sulla navigazione, permettendo così ai portoghesi di arrivare fino all’Estremo Oriente.
CRISTOFORO COLOMBO E LA NUOVA VIA PER LE INDIE
Cristoforo Colombo, un marinaio genovese, chiese al re del Portogallo Giovanni II di
finanziare un viaggio per raggiungere l'Oriente navigando verso ovest, ma fu rifiutato due
volte. Colombo, esperto di navigazione e mappe, era convinto che fosse possibile
attraversare l’Atlantico per arrivare in Asia, sostenuto dalle idee degli scienziati
rinascimentali. Credeva che il viaggio durasse solo tre settimane, ma i suoi calcoli erano
sbagliati e la distanza era molto più grande. Il re Giovanni II, fidandosi dei suoi geografi e
delle spedizioni di Bartolomeo Diaz lungo la costa africana, considerò il piano di Colombo
rischioso e poco affidabile.
LA TRAVERSATA DELL ATLANTICO E ME SCOPERTE DI COLOMBO
Dopo il rifiuto del re del Portogallo, Cristoforo Colombo si rivolse ai sovrani di Spagna,
Ferdinando e Isabella, che alla fine accettarono di finanziare il suo viaggio. Gli diedero tre
navi: la Santa Maria, la Pinta e la Niña, e lo nominarono "grande ammiraglio dell’oceano" e
viceré delle terre scoperte.
Colombo partì il 3 agosto 1492 dal porto di Palos. Dopo un mese di navigazione,
l’equipaggio voleva ribellarsi, ma Colombo riuscì a convincerli a continuare. L’11 ottobre
1492, il marinaio Rodrigo de Triana avvistò terra e il giorno dopo sbarcarono su un’isola
delle Bahamas, che Colombo chiamò San Salvador. Era convinto di essere arrivato in Asia,
ma in realtà aveva scoperto un nuovo continente.
Fece altri tre viaggi, esplorando altre isole e l’America Centrale, ma non trovò le ricchezze
sperate. Alla fine cadde in disgrazia e morì nel 1506, quasi dimenticato.
LA BRAMA D’ORO E LO SFRUTTAMENTO DEGLI INDIGENI DI HISPANIOLA
La ricerca di oro e argento iniziò con i viaggi di Colombo e divenne sempre più intensa dopo
la scoperta di giacimenti nel continente americano. Oltre al desiderio di ricchezza, gli
spagnoli volevano convertire gli indigeni al cristianesimo, quindi molti sacerdoti si unirono ai
marinai e ai soldati per diffondere la loro religione.
Gli europei, però, non trattarono gli indigeni con rispetto. A Hispaniola (oggi Repubblica
Dominicana e Haiti), i Taino furono resi schiavi per cercare oro e molti morirono a causa
delle malattie portate dagli europei, come il vaiolo e il morbillo. Anche la conversione
religiosa divenne un pretesto per imporre il dominio sugli indigeni e distruggere la loro
cultura.
IL TRATTATO DI TORDESILLAS SPAGNOLI E PORTOGHESI SI SPARTISCONO IL
MONDO
Dopo la scoperta di Colombo, Spagna e Portogallo iniziarono a litigare per il controllo delle
nuove terre, che credevano facessero parte delle [Link] evitare conflitti, nel 1494 il papa
Alessandro VI tracciò una linea immaginaria nell'oceano, 370 leghe a ovest delle isole di
Capo Verde: le terre a ovest sarebbero andate alla Spagna, quelle a est al [Link] papa
chiese anche ai due re di diffondere il cristianesimo nei territori scoperti, unendo così la
conquista militare con la missione religiosa.
LA RICERCA DEL PASSAGGIO A NORD OVEST
Dopo i viaggi di Colombo, altre spedizioni scoprirono terre nuove, con oro ma senza spezie,
abitate da popoli nomadi. Così si cominciò a pensare che non fosse l’Asia, ma un continente
[Link] e Sebastiano Caboto, per l’Inghilterra, arrivarono a Terranova nel
1497-1498. Nel 1500, Pedro Alvares Cabral scoprì per caso il Brasile e lo prese per il
Portogallo, secondo il trattato di [Link] Vespucci, tra il 1501 e il 1502, disse
che quelle terre erano un nuovo continente, che fu poi chiamato “America” in suo onore. Nel
1513, Vasco Núñez de Balboa vide per la prima volta l’oceano Pacifico, e da quel momento i
navigatori iniziarono a cercare un passaggio tra l’oceano Atlantico e quello Pacifico.
PRECOLOMBIANO UNA DEFINIZIONE EUROCENTRICA
Il termine “precolombiano” viene usato per parlare dei popoli che vivevano in America prima
dell’arrivo di Cristoforo Colombo. Però è un termine eurocentrico, perché mette l’arrivo degli
europei come punto centrale, ignorando l’importanza delle culture indigene che esistevano
da secoli. Anche se è chiaro che l’arrivo degli europei cambiò tutto, spesso in modo negativo
per questi [Link] le civiltà più importanti c’erano i Maya, che vivevano nella penisola
dello Yucatán. Erano già presenti dal 1500 a.C. e raggiunsero il loro massimo splendore tra
il 250 e il 900 d.C. I Maya vivevano in città-stato, ognuna con il suo re. La loro società era
ben organizzata: c’erano nobili, sacerdoti, mercanti e [Link] grandi studiosi:
inventarono una scrittura fatta di simboli, facevano calcoli astronomici molto precisi e
avevano un calendario solare avanzato. La loro religione credeva in molti dèi e includeva
sacrifici [Link] loro economia si basava sull’agricoltura, coltivavano mais, patate, fagioli e
zucche. Non conoscevano il metallo, la ruota né l’aratro, e questo li mise in svantaggio
quando arrivarono gli spagnoli.
Gli Aztechi, un grande impero
Gli Aztechi erano un popolo guerriero che si stabilì nell’attuale Messico centrale intorno al
1300 d.C. In circa duecento anni riuscirono a creare un grande impero che dominava gran
parte dell’America centrale. Conquistarono altri popoli e li obbligarono a pagare [Link]
loro capitale si chiamava Tenochtitlán ed era costruita su un’isola nel lago Texcoco. Era una
città molto grande e ben organizzata. La società era divisa in classi: al comando c’erano i
nobili e i sacerdoti, che controllavano la politica e la religione.L’agricoltura era la base
dell’economia, ma anche il commercio e l’artigianato erano molto sviluppati. La religione
azteca era complessa e prevedeva molti sacrifici umani per tenere buoni gli dèi e mantenere
l’equilibrio dell’[Link] Aztechi erano forti in battaglia e combattevano spesso per
conquistare nuove terre e catturare prigionieri da sacrificare.
LAMERICA MERIDIONALE GLI INCA
L’impero degli Inca era il più grande tra quelli precolombiani, coprendo gran parte
dell’America Latina occidentale, tra cui Ecuador, Perù, Bolivia e Cile. La loro società era ben
organizzata, con un sistema gerarchico preciso e un'unica lingua ufficiale, il quechua, parlata
da tutte le popolazioni dell’[Link] sovrano, chiamato Sapa Inca, viveva a Cuzco, la
capitale, ed era considerato un dio del Sole sulla Terra. L’impero era suddiviso in quattro
province, ognuna governata da un viceré. Per restare informato su tutto, l’imperatore usava
una rete stradale ben sviluppata, con stazioni di posta lungo il [Link] Inca erano
eccellenti architetti e ingegneri, come dimostrano le rovine di Machu Picchu e le opere di
terrazzamento e bonifica. Non conoscevano la scrittura, ma usavano un sistema di
cordicelle annodate, chiamato quipu, per registrare informazioni e gestire l’impero. La loro
religione includeva sacrifici, principalmente animali, con il dio Sole come figura [Link]
Inca non usavano la ruota e per il trasporto utilizzavano il lama, un animale che poteva
portare solo carichi leggeri.
I CONQUISTADORES
I conquistadores erano soldati e avventurieri spagnoli che, nel XVI secolo, si diressero verso
le Americhe per cercare ricchezze. Dopo che l'oro delle isole caraibiche si esaurì, iniziarono
a esplorare le coste e le terre interne. I conquistadores erano spinti dalla ricerca di ricchezze
e non esitavano a distruggere le culture indigene. Gli indigeni, che non potevano difendersi
adeguatamente, erano molto inferiori rispetto agli europei in termini di equipaggiamento
militare. Gli spagnoli, infatti, avevano armi da fuoco, corazze e cavalli, che li facevano
sembrare dei dèi della guerra agli occhi degli amerindi. Per cercare di spiegarsi questo
cambiamento, molti indigeni pensarono che l’arrivo degli europei fosse il compimento di
antiche profezie, il che li rese meno combattivi e facilitò la conquista.
CORTES PIZARRO E LA FINE DI DUE IMPERI
Hernán Cortés e Francisco Pizarro sono i conquistadores più famosi. Cortés arrivò nel 1519
nel golfo del Messico con pochi uomini e mezzi. Quando giunse a Tenochtitlán, la capitale
azteca, usò astuzia per allearsi con le popolazioni sottomesse agli Aztechi e sfruttò le armi
da fuoco per incutere paura. Riuscì a rapire l’imperatore azteco Montezuma II e, dopo due
anni di combattimenti, nel 1521 conquistò la capitale azteca, che divenne Città del Messico.
La popolazione indigena passò da 25 milioni a poco più di un [Link], che non era
un nobile, arrivò in Perù nel 1531. Usò la debolezza dell’Impero Inca, che stava
attraversando una lotta dinastica, e catturò l’imperatore Atahualpa con un inganno.
Nonostante Atahualpa avesse offerto un riscatto, Pizarro lo uccise nel 1533. Dopo aver
conquistato Cuzco, il massacro degli Inca fu ancora più brutale. Nonostante la resistenza
sotto la guida di Tupac Amaru, gli spagnoli riuscirono a prevalere e a distruggere l’Impero
Inca, catturando e uccidendo Amaru nel 1572.
LE CONTRADDIZIONI DELLA SOCIETÀ COLONIALE
La conquista dell'America ebbe conseguenze complesse. Per l'Europa, portò a progressi
scientifici, economici e politici, con nuove scoperte geografiche e l'afflusso di ricchezze. I
viaggi offrirono opportunità di arricchimento per alcuni, come gli esploratori e i missionari,
che cercavano di convertire le popolazioni al cristianesimo. Tuttavia, la conquista creò una
società coloniale con molte contraddizioni: da un lato, c'erano nuove opportunità, ma
dall'altro, gli indigeni soffrirono enormemente a causa di violenze, sfruttamento e abusi.
LA SOCIETÀ SPAGNOLA E IL SISTEMA DELLE ENCOMIENDAS
Le encomiendas erano un sistema simile al feudalesimo in cui i conquistatori spagnoli
usavano il lavoro degli indios per l'agricoltura. Anche se teoricamente liberi, gli indios
vivevano in condizioni molto dure e venivano trattati malissimo rispetto ai contadini spagnoli.
LO SFRUTTAMENTO DEGLI INDIOS
Gli indios furono sfruttati duramente dai conquistatori spagnoli, costretti a lavorare nelle
miniere e nelle piantagioni. Sebbene la schiavitù fosse ufficialmente vietata, nel 1503 i re di
Spagna permisero ai conquistatori di utilizzare il lavoro degli indios. Le terre venivano
assegnate ai coloni, che avevano il diritto di sfruttare gli abitanti locali come forza lavoro. Gli
indigeni venivano considerati "selvaggi" dai cristiani, e il loro compito era quello di essere
convertiti al cristianesimo.
Nonostante alcune leggi, come le Leggi di Burgos del 1512, che cercavano di limitare lo
sfruttamento, gli encomenderos (i coloni che controllavano le terre) non rispettavano queste
disposizioni, approfittando della lontananza della Spagna. Questo portò a una drastica
diminuzione della popolazione indigena, che venne ridotta sia dalle malattie portate dagli
europei sia dalle condizioni disumane in cui vivevano.
IL CROLLO DEMOGRAFICO CAUSE VISIBILI E INVISIBILI
La popolazione amerinda diminuì drasticamente in pochi decenni. Fu una vera e propria
catastrofe demografica. All'inizio del Cinquecento c'erano circa 40 milioni di indios, ma
all'inizio del Seicento ne erano rimasti solo 2-3 [Link], ecco un riassunto semplificato
del paragrafo:
Il calo della popolazione amerinda non fu dovuto solo alla violenza dei conquistatori e allo
sfruttamento. Le malattie portate dagli europei come tifo vaiolo morbillo e tubercolosi furono
devastanti perché gli indios non avevano difese immunitarie. I batteri europei agirono come
nemici invisibili sterminando gli indigeni. Inoltre la natalità diminuì a causa dello shock
culturale che gli indios subirono vedendo il loro mondo distrutto.
LA DENUNCIA DI BARTOLOME DE LAS CASAS
Bartolomé de Las Casas un missionario spagnolo denunciò le atrocità commesse dai coloni
contro gli indios. Figlio di un compagno di Colombo, era stato un encomendero ma sconvolto
dal trattamento degli schiavi si convertì e divenne frate. Dedicò la sua vita a difendere gli
indios cercando di convincere l'imperatore Carlo V a cambiare il sistema [Link],
ecco un riassunto semplificato del paragrafo:
Nonostante l'impegno di Carlo V nel proteggere gli indios, le denunce di Bartolomé de Las
Casas e di altri uomini di Chiesa furono ignorate. Alcuni intellettuali, come Juan Ginés de
Sepúlveda, ritenevano che gli indios non fossero esseri umani e giustificavano la loro
schiavitù.
LA CREAZIONE DEI VICEREAMI E LE LEGGI NUOVE
Carlo V cercò di limitare il potere dei coloni istituendo i Vicereami di Nuova Spagna e del
Perù. Nel 1542, con le Leggi Nuove, proibì la creazione di nuove encomiendas e nominò
funzionari per controllare le colonie. Nonostante ciò, le colonie mantennero una forte
autonomia e le condizioni degli indios migliorarono lentamente.
LO SCAMBIO COLOMBIANO
"Scambio colombiano": Gli europei portarono in America animali come cavalli e maiali e
piante come vite e grano. Dall'America arrivarono in Europa tacchini e piante come mais
patate pomodori e zucche.
Conseguenze negative: Lo sfruttamento degli indios portò alla tratta degli schiavi africani.
L'agricoltura intensiva danneggiò l'ambiente americano.
Tratta degli schiavi: I portoghesi iniziarono a portare schiavi africani in America per lavorare
nelle piantagioni di canna da zucchero caffè e cacao. Circa 30000 schiavi all'anno arrivarono
in America dalle coste [Link], ecco un riassunto semplificato del paragrafo:
Gli europei portarono in Europa dall'America fagioli, peperoni, ananas, tabacco e cacao.
All'inizio queste piante erano considerate solo curiosità e non cibo comune.
IL COLONIALISMO PORTOGHESE
Il colonialismo portoghese si differenziò da quello spagnolo, focalizzandosi principalmente
sul commercio e sul controllo delle rotte marittime, piuttosto che sulla conquista di vasti
territori. Il Portogallo adottò una strategia basata su una rete di basi commerciali e militari
lungo le coste di Africa e Asia, che servivano come punti di sosta per le rotte commerciali e
come centri per il controllo delle risorse.
In Africa: I portoghesi stabilirono avamposti sulle coste occidentale (come Guinea e
Angola) e orientale (come Malindi e Mombasa). Questi insediamenti erano cruciali
per il commercio di schiavi, oro, avorio e altre merci. Gli schiavi venivano utilizzati
nelle piantagioni di zucchero in Brasile e in altre colonie. Il Portogallo approfittò della
sua superiorità navale e militare per costringere i mercanti locali a scambi di merci
favoriti dai portoghesi, talvolta con l’uso della violenza.
In Asia: Conquistando città e isole come Goa in India, Ceylon (Sri Lanka), Malacca
(Malesia) e le Molucche (Indonesia), il Portogallo ottenne il controllo sulle preziose
rotte commerciali delle spezie. L'impero portoghese in Asia fu consolidato grazie a
Alfonso de Albuquerque, che fu decisivo nell'espansione del dominio portoghese. Le
spezie come pepe, cannella e noce moscata erano beni estremamente richiesti in
Europa e portavano enormi profitti.
Inizialmente, il Brasile era solo uno scalo per le navi dirette in Asia, ma nel 1549
divenne una vera e propria colonia di popolamento. Nonostante il clima difficile
nell'entroterra, che rendeva difficile la colonizzazione al di fuori della costa, il
Portogallo iniziò a sviluppare piantagioni di zucchero e altre coltivazioni agricole.
L'introduzione di piantagioni di zucchero portò a un enorme incremento nella
domanda di manodopera, che veniva fornita dai schiavi africani.
Il commercio di schiavi africani divenne una delle principali componenti dell'economia
coloniale portoghese. I portoghesi furono tra i principali artefici della tratta degli
schiavi, esportando milioni di africani per lavorare nelle piantagioni di zucchero in
Brasile e nelle basi commerciali di Africa e Asia. Gli schiavi africani erano utilizzati
anche in altre attività economiche, come la produzione di rum, il lavoro nelle miniere
e nelle piantagioni di caffè.