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Leopardi

Giacomo Leopardi, nato a Recanati in un ambiente conservatore, sviluppa un pensiero poetico e filosofico attraverso opere come lo Zibaldone, esplorando temi di infelicità umana e il rapporto tra uomo e natura. La sua visione evolve da un pessimismo storico, che critica il progresso della civiltà, a un pessimismo cosmico, in cui la natura è vista come indifferente e causa di sofferenza. Leopardi propone una poetica del vago e indefinito, sottolineando l'importanza dell'immaginazione e della memoria nel recupero della felicità perduta.

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Leopardi

Giacomo Leopardi, nato a Recanati in un ambiente conservatore, sviluppa un pensiero poetico e filosofico attraverso opere come lo Zibaldone, esplorando temi di infelicità umana e il rapporto tra uomo e natura. La sua visione evolve da un pessimismo storico, che critica il progresso della civiltà, a un pessimismo cosmico, in cui la natura è vista come indifferente e causa di sofferenza. Leopardi propone una poetica del vago e indefinito, sottolineando l'importanza dell'immaginazione e della memoria nel recupero della felicità perduta.

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Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nacque a Recanati nelle Marche un borgo dello Stato della Chiesa da
una famiglia nobile ma di cultura attardata e accademica il cui orientamento politico Era
reazionario. Giacomo crebbe In questo ambiente bigotto e conservatore, fu istruito
inizialmente da precettori ecclesiastici e continuò gli studi da solo per 7 anni di studio matto
e disperatissimo in cui scrisse componimenti poetici o di lavori filologici. tra il 1815 è il 1816
c'è la conversione dall'erudizione al bello in cui Leopardi viene a contatto con la cultura
romantica. nel 1819 Tenta la fuga da Recanati che vede come un carcere a causa
dell'apertura verso il mondo esterno ma non riesce. raggiunge la percezione lucidissima
della nullità di tutte le cose e questa crisi del 1819 segna il passaggio dal bello al vero dalla
poesia di immaginazione ad una poesia nutrita di pensiero.
Il pensiero filosofico ( viene elaborato nello Zibaldone 1817-1832 diario intellettuale in cui il
poeta annota i suoi pensieri, osservazioni….Lo Zibaldone restituisce l’immagine della vastità
degli interessi leopardiani e consente meglio di qualsiasi altra opera di seguire lo sviluppo
del pensiero poetico e filosofico dell’[Link] fondamentali dello Zibaldone sono la
questione del rapporto tra uomo e natura, la riflessione sul piacere, la teoria della poesia. )

La natura benigna
Al centro della riflessione di Leopardi si pone un motivo pessimistica l'infelicità dell'uomo.
Secondo la teoria del piacere Leopardi identifica la felicità con il piacere, ma l'uomo non
desidero un piacere bensì il piacere, che sia infinito per estensione e per durata. Ma
siccome nessuno dei piaceri goduti dall'uomo può soddisfare questa esigenza, nasce in lui
un senso di insoddisfazione da cui deriva l'infelicità dell'uomo.
L'uomo è dunque necessariamente infelice per la sua stessa Costituzione. Ma la natura, che
in questa prima fase è concepita da Leopardi come madre benigna e provvidenzialmente
attenta al bene delle sue creature, ha voluto fin dalle origini offrire un rimedio all'uomo
l'immaginazione e le illusioni grazie alle quali ha velato gli occhi della misera creatura le
sue effettive condizioni. Gli uomini primitivi e gli antichi Greci romani che erano più vicini alla
natura (come lo sono i fanciulli) erano capaci di illudersi e di immaginare, quindi erano felici
perché ignoravano la loro reale infelicità. Il progresso della civiltà operato dalla ragione, ha
allontanato L'uomo da quella condizione privilegiata, ha messo crudelmente sotto i suoi
occhi il vero, l'ha reso infelice.
Il pessimismo storico
La prima fase del pensiero di Leopardi è costruita sull' antitesi tra natura e ragione tra
antichi e moderni.
gli antichi nutriti di generose illusioni, erano capaci di azioni eroiche, la loro vita era più attiva
e ciò contribuiva a far dimenticare il vuoto dell'esistenza. Essi erano più grandi di noi, sia
nella vita civile che nella vita culturale. Il progresso della ragione(, prometteva benessere e
progresso che non sono mai arrivati il progresso è una superba Fola un inganno come la
religione) spegnendo Le illusioni ha reso I Moderni incapaci di azioni eroiche, ha generato
meschinità, egoismo, corruzione. la colpa dell'infelicità presente è dunque attribuita l'uomo
stesso che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura benigna. Leopardi da un giudizio
durissimo sulla civiltà dei suoi anni, l'Italia miserevolmente decaduta dalla grandezza del
passato.
questa fase del pensiero leopardiano è il pessimismo storico, Nel senso che la condizione
negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di una decadenza e di
un allontanamento progressivo da una condizione originaria di felicità e pienezza Vitale.
la natura malvagia
La concezione di natura benigna Entra in crisi. Leopardi si rende conto che più che al bene
degli individui la natura mira alla conservazione della specie, e per questo fine può
sacrificare il bene del singolo e generale sofferenza. il male non è un semplice accidente,
infatti è la natura stessa che ha messo nell'uomo quel desiderio di felicità infinita senza
dargli i mezzi per soddisfarla.
in una fase intermedia Leopardi Cerca di uscire da queste contraddizioni attribuendo la
responsabilità del male al fato maligno, ma ben presto rovescia la concezione della natura
(nel Dialogo della Natura e di un islandese).
Leopardi concepisce la natura non più come madre amorosa e provvidente, Ma come
meccanismo indifferente alla sorte delle sue creature. Questa è una concezione non più
finalistica della natura (che opera consapevolmente per un fine il bene delle Creature) ma
meccanicistica e materialistica( tutta la realtà è materia, regolata da leggi meccaniche). la
colpa dell'infelicità non è più dell'uomo stesso ma solo della natura. alla natura quindi
vengono attribuite le caratteristiche che prima erano del fatto( malvagità).
il senso dell'infelicità umana, che prima era concepita come assenza di piacere, Ora è
dovuta soprattutto ai mali esterni a cui nessuno può sfuggire: malattie cataclismi vecchiaia
morte.
il pessimismo cosmico
se causa dell'infelicità è la natura stessa, tutti gli uomini in ogni tempo, in ogni luogo, sono
necessariamente infelici, anche gli antichi pur essendo capaci di illudersi erano vittime di
quei Mali. al pessimismo storico della prima fase subentra così un pessimismo cosmico Nel
senso che L'infelicità non è più legata ad una condizione storica e relativa dell'uomo Ma ad
una condizione assoluta. Subentra in Leopardi un atteggiamento ironico, distaccato; il suo
ideale non è più l'eroe antico Teso a imprese, ma il saggio antico la cui caratteristica è
l'atarassia, il distacco imperturbabile dalla vita( operette morali).

La poetica del vago e indefinito


L'infinito nell'immaginazione
Se nella realtà il Piacere Infinito è irraggiungibile, l'uomo può figurarsi piaceri infiniti
mediante l'immaginazione. la realtà immaginata costituisce la compensazione, l'alternativa a
una realtà di infelicità è noia. L'uomo trova l'illusorio pagamento il suo bisogno di infinito in
tutto ciò che è vago indefinito lontano ignoto. si viene a costruire una vera e propria teoria
della visione:, è piacevole per le idee vaghe e indefinite che suscita, la vista impedita da un
ostacolo una siepe un albero un filare di alberi che si perde all'orizzonte il gioco della luce tra
gli alberi. contemporaneamente viene a costituirsi anche una teoria del suono. Leopardi
elenca tutta una serie di suoni suggestivi perché Vaghi.
il bello poetico
il bello poetico per Leopardi consiste nel vago e indefinito e si manifesta essenzialmente in
immagini come quelle elencate nella teoria della visione del suono. queste immagini sono
suggestive anche perché rievocano sensazioni che ci hanno affascinati da Fanciulli. la
Rimembranza diviene pertanto essenziale al sentimento poetico, la poesia diventa il
recupero della visione immaginosa della fanciullezzaattraverso la memoria.
antichi e moderni
maestri della poesia vaga indefinita erano gli antichi perché più vicini alla natura, erano
appunto più immaginosi come i fanciulli.
I Moderni per Leopardi hanno perduto questa capacità immaginosa e fanciullesca, a loro la
poesia di immaginazione è ormai preclusa, non resta che una poesia sentimentale nutrita di
idee filosofica che nasce dalla consapevolezza del vero e dal l'infelicità. Leopardi stesso
segue la poetica del vago e indefinito, usa caratteri immaginosi dai suoi versi e a rinunciare
al l'illusione.
Contenuti e caratteri dei canti
Componime Data Pensiero Poetica Metrica Poesie
nti studiate

Canzoni 1818 1823 Pessimismo Impostazion complessa


storico e classicista
tematica linguaggio
civile Aulico e
( filosofico sublime
politici)

Idilli 1819 1821 pessimismo poetica del Endecasillabi L'infinito, la


storico vago e sciolti sera del dì di
(autobiografi dell'indefinito festa, il
ci, sono passero
espressione solitario
di sentimenti
del suo
animo la
rappresentaz
ione della
realtà
esterna è
tutta in
funzione
soggettiva

Grandi Idilli 1828 1830 Nei primi Poetica del Strofe libere A Silvia, il
(canti ( fino al anni Erano vago e di sabato del
pisano 1928 silenzio simili ai primi dell'indefinito endecasillabi villaggio,
recanatesi) poetico per Idilli nel ma e settenari Canto
la fine delle finale linguaggio notturno di
illusioni emerge il più misurato un pastore
giovanili*) pessimismo errante
cosmico a dell'Asia,
causa dell'
acquisita
consapevole
zza
dell'aridità
del vero

Ciclo di 1830 1836 Pessimismo Poesia (anti Strofe libere A sé stesso,


aspasia cosmico idilliaca) di La Ginestra
rapporto povera di endecasillabi o il fiore del
polemico con immagini e settenari deserto
le correnti sensibili
ideologiche caratterizzat
del tempo, il o da una
poeta sintassi
designa la complessa
donna amata
* Leopardi dopo gli idilli sprofonda in un silenzio poetico che durerà fino al 1828, a causa
della fine delle illusioni giovanili,sprofonda in uno stato di aridità gli impedisce
immaginazione e sentimento. Per questo non scrive più poesia che per lui può nascere solo
da quegli stimoli, intende dedicarsi soltanto l'investigazione dell'arido vero. il frutto letterario
di questo periodo è la prosa filosofica, di pensiero delle operette morali nate in gran parte nel
1824. in questa fase Leopardi c'è il passaggio al pessimismo assoluto.
La ginestra
in questa lirica Leopardi non nega più la possibilità di un Progresso civile, Anzi cerca di
costruire un'idea di progresso proprio sul pessimismo. la consapevolezza della reale
condizione umana, indicando la natura come vera nemica, può indurre gli uomini a unirsi in
"Social catena" per combattere la sua minaccia e questo legame può far cessare le
ingiustizie della società dando origine a un più onesto conversar cittadino. ( pessimismo
combattivo). il poeta stesso tiene a sottolineare che la sua è una generosa utopia basata
sulla solidarietà fraterna degli uomini, che nasce a sua volta dalla diffusione del vero. La
Ginestra è la massima realizzazione della poesia antiidilliaca. Ginestra=fiore del deserto,
simbolo di pietà verso le sofferenze umane e della dignità. La ginestra è un arbusto che, pur
esposto alla furia distruttrice della natura, si rivela flessibile e resistente. Per questo Leopardi
la indica all'uomo come modello di condotta di fronte al destino avverso.
Operette morali
Sono prose di argomento filosofico, alla base della scrittura vi è un forte impegno morale
e civile che si riflette nel titolo dell'Opera nell'aggettivo morali. i temi fondamentali sono quelli
del pessimismo leopardiano:L'infelicità inevitabile dell'uomo, l'impossibilità del piacere la
noia e il dolore, i mali materiali che affliggono l'umanità. malgrado questo non si ha
un'impressione di cupezza Grazie allo sguardo lucido e al distacco ironico con cui Leopardi
contempla il vero.
Dialogo della Natura e di un islandese
ll Dialogo testimonia il passaggio, da un'idea positiva della Natura, madre benigna di uomini
e animali, a una concezione totalmente negativa, che ne fa una matrigna tirannica e
spietata, del tutto impassibile davanti alle sofferenze delle sue [Link] Dialogo, il
rapporto tra uomo e Natura è concepito materialisticamente come un ciclo perpetuo di
creazione e distruzione, del tutto fine a se stesso. L'Islandese è stanco della crudeltà del
clima della propria isola; perciò parte alla ricerca di un luogo lontano dalle sofferenze
arrecate dalle asprezze della Natura.
Durante uno dei suoi viaggi nel cuore dell'Africa, l'Islandese si imbatte proprio nella Natura,
che gli si presenta nella figura di una donna gigantesca: per nulla felice dell'incontro, l'uomo
confessa alla Natura di aver viaggiato per tutto il mondo cercando un luogo in cui vivere
senza l'assillo di climi estremi, aria cattiva e malattie, non trovandolo mai.
La Natura, sorpresa per l'ingenuità dell'Islandese, gli dichiara di non essere per nulla
interessata alla sorte della specie umana (la quale potrebbe anzi sparire da un momento
all'altro senza conseguenze rilevanti); le interessa soltanto perpetuare il meccanismo della
vita, di cui sofferenza fisica, malattia e morte sono condizioni necessarie.
A nulla valgono le obiezioni dell'Islandese, il quale non può far altro che lamentarsi
dell'ingiustizia della Natura, e domandarsi a chi piaccia o a chi giovi «cotesta vita
infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo
compongono». Per tutta risposta a questo fondamentale interrogativo, che chiude l'operetta,
l'Islandese viene ucciso.
La sofferenza è dunque per Leopardi uno degli elementi del tutto necessari affinché la
morte, e conseguentemente la legge naturale, possa continuare a operare. Il Dialogo nega
una volta per tutte la possibilità di intendere le leggi che dominano la Natura come buone, o
riconducibili a una visione provvidenziale.
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
.Un passante (passeggere) chiede a un venditore di almanacchi e lunari se, a suo parere,
l’anno nuovo sarà felice. – Certamente! – risponde il venditore. il venditore, pur sostenendo
che la vita è una cosa bella, è costretto ad ammettere che non ci sono anni a cui vorrebbe
somigliasse l’anno venturo. Alla fine il passeggere giunge alla conclusione che la felicità
consiste nell’attesa di qualcosa che non si conosce, nella speranza di un futuro diverso e
migliore del passato e del presente.
la felicità non è legata a qualcosa di reale che stiamo vivendo o abbiamo già vissuto, ma
solo all'attesa, alla speranza di ciò che ci immaginiamo e ci illudiamo possa accadere.
Idilli
L'infinito
● Il più famoso dei Canti
L’infinito è il più famoso dei Canti: in soli 15 versi racconta un’esperienza unica ed
eccezionale vissuta nel momento stesso in cui viene raccontata.
● L'infinito evocato nella forma della poesia
Tutti gli aspetti formali della poesia – il metro, la sintassi, il lessico, i suoni, le figure retoriche
– concorrono a evocare l’idea dell’infinito.
● Un processo interiore di annullamento del sé
L’infinito racconta un processo interiore, una esperienza di perdita della coscienza, di
annullamento di sé.
● L'infinito immaginato
Per Leopardi l’infinito è connesso con l’immaginazione: l’idea di infinito nasce d zal senso
del limite (qui simboleggiato dalla siepe) come avventura dell’immaginazione.
● L'unica esperienza di felicità
Nella progressiva perdita di coscienza fino all’annullamento di sé Leopardi sperimenta la
felicità: è questo un caso unico, eccezionale, nella sua poesia.
il passero solitario
Anche nel Passero solitario, come in A Silvia, Leopardi sceglie la forma dello pseudo-
dialogo, cioè un dialogo fittizio, nel quale l’interlocutore – in questo caso un passero – non
risponde.
L’analogia fra il poeta e il passero solitario è fondata su un tratto che li accomuna: la
solitudine, subìta dal poeta, scelta volontariamente dal passero.
Ma c'è una differenza: il passero segue la sua natura ed è in questo uguale a tutti gli altri
della sua specie, mentre il poeta è diverso dagli altri giovani, e sente che questa diversità,
che è una scelta ma anche una costrizione, è "sbagliata".
A differenza di quanto accade nei canti pisano-recanatesi, in questa poesia l’infelicità del
poeta resta un fatto individuale, una condizione di vita che riguarda solo lui.
A Silvia (canzone libera)
Molti critici identificano Silvia con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi,
morta di tisi polmonare nel 1818. Probabilmente Giacomo si era preso una cotta per la
ragazza.
La lirica si struttura come un lungo e commosso colloquio con Silvia, la cui morte prematura
diventa emblema delle speranze del poeta e dell'umanità tutta e rivela un'atroce verità sulla
condizione dell'uomo: la giovinezza è spensierata, felice, carica di illusioni, mentre l'età
matura porta con sé sofferenza e delusioni.
L'unica colpevole della caduta delle illusioni dell'uomo, e dell'atroce sofferenza che porta con
sé, è la natura, ormai divenuta matrigna nel pensiero di Leopardi. È lei che nega ai suoi figli
ciò che promette.
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
Quando scrive Il pastore errante, Leopardi rifletteva da tempo sulla saggezza pura dei
primitivi in antitesi a quella corrotta dei moderni.
Questa canzone è una sorta di cantilena, un lamento sommesso e rassegnato, una nenia:
conferendole una spiccata cantabilità Leopardi cerca di riprodurre il tono della lirica primitiva.
Protagonista del canto è un pastore antico che ha, però, tutti i caratteri, i rovelli e le
inquietudini dell'uomo moderno.
Interlocutrice del pastore è una luna umanizzata, dotata di caratteri femminili, più amica che
nemica.
La conclusione alla quale giunge il pastore-filosofo è che la vita è male.
A sé stesso
Composta probabilmente nel maggio del 1833, A se stesso si lega alla fine della passione
del poeta per Fanny Targioni Tozzetti ( fine illusioni)
Il titolo annuncia un soliloquio: il soggetto si chiude in se stesso e invita il proprio cuore ad
abbandonare la speranza e a constatare l’insensatezza di tutte le cose.
Il collasso del desiderio e della vita si traduce in un collasso della forma poetica: il
componimento è brevissimo.
Lo stile di A se stesso è contraddistinto da frasi tronche, spezzettate, che ricordano fremiti di
disgusto e di collera.

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