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Multiculturalismo

Il multiculturalismo promuove la salvaguardia delle diversità culturali e la loro libera espressione, ma presenta anche criticità come il conflitto tra comunità e individuo e l'essenzialismo culturale. Gli stati occidentali hanno sviluppato tre modelli di ospitalità per gli immigrati: l'istituzionalizzazione della precarietà, l'assimilazionismo e il pluralismo. Amartya Sen avverte che un'eccessiva enfasi sulle diversità culturali può portare a separatismi, sottolineando l'importanza dell'integrazione e del dialogo tra le comunità.

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Multiculturalismo

Il multiculturalismo promuove la salvaguardia delle diversità culturali e la loro libera espressione, ma presenta anche criticità come il conflitto tra comunità e individuo e l'essenzialismo culturale. Gli stati occidentali hanno sviluppato tre modelli di ospitalità per gli immigrati: l'istituzionalizzazione della precarietà, l'assimilazionismo e il pluralismo. Amartya Sen avverte che un'eccessiva enfasi sulle diversità culturali può portare a separatismi, sottolineando l'importanza dell'integrazione e del dialogo tra le comunità.

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IL MULTICULTURALISMO (pag.

338)
Nella società di oggi si entra frequentemente in contatto con persone straniere e, proprio questi contatti,
hanno determinato un consistente rimescolamento di culture, in quanto, nel mondo globalizzato di oggi, il
patrimonio culturale di ciascuno entra in contatto con le diverse realtà che lo circondano.
Per evitare delle situazioni di conflitto e di disgregazione sociale, è quindi necessario cercare di conciliare le
diverse culture e, a questo proposito, il multiculturalismo promuove la salvaguardia delle diversità e
garantisce la loro libera espressione.
Il multiculturalismo è quell'atteggiamento di pensiero e progetto politico volti a tutelare le diverse culture
presenti su un determinato territorio, attraverso provvedimenti legislativi, politici e altre forme di
intervento (gli interventi possono riguardare l'esercizio delle libertà civili, le specificità culturali,
l'integrazione).
Il primo autentico documento multiculturalista della storia del Novecento è, a livello politico-legislativo, il
Multiculturalismo Act, approvato in Canada nel 1971. Esso ha riconosciuto alle diverse province la
possibilità di legiferare autonomamente su determinati ambiti, in modo tale da tutelare le comunità
minoritarie all'interno della nazione: per esempio in Quebec, dov'è presente una minoranza francese, sono
stati attuati dei provvedimenti volti a garantire la sopravvivenza della lingua e della cultura francesi.

Se da un lato il multiculturalismo promuove il rispetto per le diversità e la rinuncia alle pretese


eurocentriche; dall'altro lato, esso presenta anche alcune criticità, quali:
- la difficoltà di individuare il confine tra libera espressione culturale e legalità, in quanto alcuni aspetti
dell'ambito privato hanno in realtà una rilevanza pubblica e sono disciplinati dalla legge (es: l'educazione
dei figli);
- il conflitto tra comunità ed individuo o tra libertà e diritti;
- la tendenza ad accentuare le differenze culturali tra le comunità, escludendo in tal modo la possibilità di
dialogo: a questo proposito, il sociologo e filosofo francese Pierre-André Taguiffe utilizza l'espressione
razzismo differenzialista per indicare tale comportamento;
- l'assunzione di quell'atteggiamento definito essenzialismo culturale, che concepisce la "cultura" come una
realtà ontologicamente data ed immutabile capace di imporsi agli individui al di là della loro libera scelta e
delle loro capacità di interpretarla e modificarla; anche se oggi sappiamo che l'appartenenza di una data
cultura è il frutto di un adesione volontaria.
Si tratta di un atteggiamento pericoloso sul piano sociale in quanto porta ad identificare l'altro, lo straniero,
come un soggetto da neutralizzare, poichè può sottrarre una parte importante di ciò che si è; inoltre esso ci
induce ad identificare le persone con il gruppo sociale di appartenenza, e a difendere quei comportamenti e
quegli atteggiamenti che sono esibiti da individui in nome della cultura di appartenenza, senza domandarci
se essi rappresentano davvero una volontà di espressione culturale.

I TRE MODELLI DELL'OSPITALITÀ AGLI IMMIGRATI


Gli stati occidentali hanno individuato tre "ideal-tipi" di risposte alla necessità di definire l'identità e la
collocazione delle persone immigrate.

1. Il primo modello è quello dell'istituzionalizzazione della precarietà, che si fonda sul presupposto secondo
cui l'immigrato è una persona di passaggio, ossia una persona che per motivi occasionali si trova
temporaneamente su un paese straniero, a cui lo Stato ospitante deve favorire la sopravvivenza dei suoi
legami con il paese e la cultura di origine, nella speranza che egli possa tornarvi in breve tempo.
Questo modello, in passato adottato dalla Germania, mostra la sua inadeguatezza in rapporto ai nostri
tempi, in cui le comunità immigrate sono diventate degli elementi stabili all'interno della società dei paesi
occidentali.

2. Il modello assimilazionista, invece, è adottato dal governo francese ed esso prevede che, una volta
trasferitosi in un nuovo Stato, l'immigrato diventi a pieno titolo un membro della nuova comunità e perciò
deve fare proprio la cultura del Paese che lo ospita. Dunque, ne consegue che solo nell'ambito domestico
potrà conservare le sue abitudini e le sue usanze.

3. Il modello pluralista, adottato dalla Gran Bretagna, è legato alla concezione liberale dello Stato, in quanto
sostiene che lo stato debba assicurare ad ogni individuo il libero esercizio dei propri diritti nel rispetto però
del diritto altrui. Dunque, secondo questo tipo di soluzione, che appare la più adatta alla realizzazione di un
progetto multiculturalista, le comunità immigrati sono libere di manifestare liberamente la propria
specificità culturale, purché rispettino la legge e le libertà altrui.

TIPOLOGIE DI IMMIGRATI
- IMMIGRATI PER LAVORO: hanno un istruzione e una formazione professionale, ma spesso non riescono ad
ottenere il riconoscimento dei loro titoli di studio; essi trovano impiego nei settori meno ambiti, dove
frequentemente si trovano in rapporti di lavoro irregolari.
- IMMIGRATI STAGIONALI: sono sottoposti ad una specifica regolamentazione che consente loro l'ingresso
per periodi limitati e per esigenze temporanee di manodopera.
- IMMIGRATI QUALIFICATI E IMPRENDITORI: rappresentano una minoranza all'interno della stessa
minoranza di immigrati.
- FAMILIARI AL SEGUITO: sono raramente inseriti nel mercato del lavoro e, grazie al riconoscimento del
ricongiungimento, il loro numero è in aumento.
- IMMIGRATI IRREGOLARI: sono quelle persone che, dopo essere entrate regolarmente nel Paese di
accoglienza, vi rimangono anche se il permesso di soggiorno o il visto turistico sono scaduti.
- RICHIEDENTI ASILO: sono quelle persone che chiedono una protezione, ma non dimostrano l'esistenza di
un effettiva minaccia.
- RIFUGIATO: è quella persona che risiede al di fuori del proprio Paese, nel quale non vuole tornare perché
teme la minaccia alla propria vita o alla propria incolumità per motivi politici, religiosi,..
- CLANDESTINI: sono coloro che, sottraendosi ai controlli della polizia, passano le frontiere senza
documenti.
- VITTIME DEL TRAFFICO DI ESSERI UMANI: sono quelle persone che sono sottoposte a forme di
sfruttamento e che le organizzazioni criminali fanno entrare in un paese con la forza o con l'inganno.
- MIGRANTI DI SECONDA GENERAZIONE: sono i figli di immigrati nati nel paese ricevente o i minori che sono
arrivati in un paese per ricongiungimento. In alcuni paesi, una volta raggiunta la maggiore età, questi
possono richiedere la cittadinanza;
- MIGRANTI DI RITORNO: sono le persone che rientrano nel paese d'origine;
- PROFUGHI: sono le persone che lasciano il loro paese d'origine a causa di guerre, invasioni, rivolte;

TIPOLOGIE DI RAZZISMO
- RAZZISMO IN SENSO STRETTO: ha una natura ideologica, in quanto nasce dall'esaltazione delle differenze
(biologiche e somatiche) e dalla celebrazione della propria superiorità;
- RAZZISMO IN SENSO LATO: non ha delle motivazioni ideologiche, in quanto esso nasce dalla paura del
diverso e dal bisogno di difendere l'identità del proprio io, del proprio gruppo e della propria cultura;
- RAZZISMO ADDIZIONALE: nasce dalla sovrapposizione della diversità etnica e culturale, e della paura che
le persone appartenenti a tale differenza commettano comportamenti devianti: è dunque evidente come
questo razzismo nasca dal fatto che si sottovalutano gli aspetti positivi e si sopravvalutano quelli negativi di
tale diversità.
- RAZZISMO CONCORRENZIALE: nasce come difesa del proprio "territorio" e delle sue risorse; esso si lega
alla paura della concorrenza in ambito lavorativo, nell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, nell'uso
dei servizi sociali e sanitari. Il timore, però, nasce anche dall'occupazione di aree della città dove
l'affollamento degli immigrati accresce i processi di emarginazione.
- RAZZISMO CULTURALE: nasce dalla volontà di difendere il proprio sistema di vita e la propria cultura, così
come anche dal rifiuto dei valori, della cultura e dello stile di vita degli altri. Ne consegue che l'immigrato
viene considerato uno sradicato che non ha alcun riconoscimento per la sua autonomia sociale, culturale e
religiosa.
- RAZZISMO DIFFERENZIALISTA: espressione coniata da Taguiffe, con la quale si indica quell'atteggiamento
verso le comunità immigrate diffuso nelle moderne società occidentali consistente nella tendenza ad
accentuare le differenze culturali tra le comunità, con la conseguente esclusione di ogni possibilità di
dialogo. Tale razzismo è una conseguenza del multiculturalismo.

IL MULTICULTURALISMO È UNA TRAPPOLA? - Amartya Sen (pag. 344)


In questo brano l'economista indiano Amartya Sen sostiene come il multiculturalismo possa diventare un
rischio nel momento in cui tende ad evidenziare le diversità esistenti tra i vari gruppi etnici e promuove
provvedimenti legislativi o pratiche sociali volte a conservarli. L'eccessiva esaltazione delle delle diversità
culturali rischia di determinare pericolosi separatismi ed impedire agli individui di poter scegliere
liberamente la propria appartenenza: per evitare ciò è infatti necessario che le diverse comunità culturali si
integrino e si confrontano tra loro.
A questo proposito, molto interessante è il caso della Gran Bretagna, dove l'atteggiamento nei confronti
degli immigrati è passato progressivamente dal tentativo, del primo periodo postcoloniale, di integrare le
diverse comunità attraverso l'abolizione di ogni discriminazione in campo sanitario, sociale e politico;
all'attuazione di politiche di difesa delle specificità culturali (scuole religiose), identificate con
l'appartenenza religiosa, motivate sopratutto dalla volontà di non rompere gli equilibri politici più che
creare un autentico dialogo.
Si rivela dunque necessario superare l'accezione separatista del multiculturalismo, in quanto distorce il vero
senso di questo ideale, rischiando di avere pericolose conseguenze sul piano sociale, ad esempio
provocando ribellioni di emarginati o incrementando la possibile minaccia di correnti di pensiero
separatiste.

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