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STORIA, I quadrimestre

-NAPOLEONE-

Napoleone è considerato uno dei generali più grandi della storia.


Già verso la fine della rivoluzione francese, l’esercito comincia ad avere un peso enorme, la Francia costruisce la sua
parte della sua efficacia proprio perché in quegli anni diventa una nazione molto potente. L’aspetto militare
assume una valenza importantissimo dalla rivoluzione francese in poi.
Se un esercito ottiene una vittoria, la gloria fa sempre e quasi solamente ai generali. Questi ultimi iniziano ad
assumere grande importanza, ottenendo talmente tanto potere, oltre quello militare, da diventare anche politico.
Il riconoscimento militare, di doti e di capacità di influenza, diventa un'arma politica.

Napoleone, di origine Italiane dalla Corsica, diventa generale a 25 anni grazie alle sue grandi doti. Il Direttorio
(governo di Francia di 5 persone) gli affida una missione militare molto importante: la campagna d’Italia, ovvero
la possibile espansione della Francia nella nostra penisola fisica e della rivoluzione e secondo per alleggerire il
carico di truppe austriache e prussiano che si trovavano ai confini nord della Francia, in modo che se la Francia
avesse attaccato un'altra zona dell’Europa tu autriaco e prussiano vorrai togliere le truppe da un punto preciso per
andare a man forte alla nuova zona attaccata. La campagna d'Italia è un trionfo per la Francia e soprattutto per
Napoleone e dura 2 anni, in cui il generale porta a casa una gran parte d’Italia che fa nascere le cosiddette
repubbliche sorelle della Francia. Erano territori gestiti da governatori francesi o italiano obbligati a governare
sullo stile della repubblica francese.
Un anno dopo, nel 1797, il trattato di Campoformio viene redatto in cui si stabilisce il dominio politico e
culturale della Francia in Italia attraverso un compromesso con l'Austria a cui viene ceduto il territorio della
repubblica di Venezia, che diventerà una piccola provincia dell’Austria, cade una realtà centenaria.
Quando Napoleone torna in Francia è estremamente celebrato e intuisce subito che ad ogni successo militare
segue una capitalizzazione politica, ovvero che ogni successo militare possono consolidarsi in un potere politico
che può assumere.
Il Direttorio gli affida subito un’altra missione: la celeberrima spedizione in Egitto nel 1798. L'obiettivo politico e
militare era bloccare la fonte principale di ricchezza dell’Inghilterra come tentativo di fiaccarla, dato che era una
zona controllata e importante dell'inghilterra. Nonostante la spedizione non fu un grande successo militare fu
uno dei più grandi capolavori militari di Napoleone. Le truppe di Napoleone riescono a conquistare parte
dell’Egitto, ma vengono sconfitte dalla flotta inglese poco dopo, la loro flotta viene quasi interamente distrutta
dagli inglesi che perdono un piccolo territorio dell’Egitto. L’ammiraglio che riesce ad avere la meglio su quella
francese è l’ammiraglio Lord Nelson, la battaglia è quella di Abukir. Risulta un successo perché Napoleone si era
recato in Egitto, oltre che con il suo esercito, con una schiera di archeologi, cartografi, critici d’arte grazie ai quali
fa tutta una serie di furti di manufatti e oggetti culturali e artistici egiziani riportandoli in Francia, dando vita
“all’egittomania” ovvero la scoperta della moda e cultura dell'Egitto in Francia; creando così un grandissimo
successo mediatico della sua figura.

Quando torna dal Direttorio, specialmente uno dei membri, hanno questa idea: coinvolgerà nella vita politica
francese. Questo accade perché tra il 1796 e 1798 c’è grande instabilità politica in Francia. Ad esempio, buona
parte del “Consiglio dei 500" era diventato filomonarchico, c’era quindi una tendenza a tornare indietro
specialmente dopo il periodo del Terrore Giacobino. Il Direttorio si deve quindi imporre con un colpo di Stato e
le persone filomonarchiche vengono espulse.
Nel 1897 si ricrea una fazione molto forte dei giacobini e ancora una volta il Direttorio si trova a dover espellere
con la violenza.
Sieyès, il membro più importante del Direttorio, intuisce che la carta da giocare in un momento di instabilità
nella repubblica è quello di appoggiarsi ad un uomo di potere che abbia molto consenso tra la popolazione e
garantire la stabilità, il prezzo da pagare è il rischio alla dittatura: in questo caso quell’uomo è Napoleone. Seyes

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però era convinto che Napoleone sarebbe durato poco e quello sarà il suo errore. La proposta di Sieyès è quella di
cambiare il tipo di governo includendo Napoleone con un ennesimo colpo di Stato; in questa nuova forma di
governo si mantenevano le camere: il Consiglio degli anziani e dei 500 per il potere legislativo, tre consoli ovvero
Napoleone, Roger Ducos e Emmanuel Sieyès per il potere esecutivo, formalmente i poteri sono separati ma in
realtà i consigli erano al servizio dei 3 consoli.
Il colpo di Stato che porta a questo cambiamento avviene il 9 novembre del 1799. Viene quindi approvata la
Costituzione detta “Costituzione del 99” che fa partire questo governo. Passa solo un mese e mezzo e la situazione
sul controllo di Napoleone da parte degli altri membri del consolato precipita e il 25 dicembre dello stesso anno fa
approvare una variazione alla costituzione dove lui prende il titolo di “primo Console”, disegnandosi un ruolo di
preminenza rispetto agli altri due.
Per farsi approvare questo cambiamento utilizza lo strumento del plebiscito, è una forma brutale di un
referendum in cui il voto non è segreto, bisognava decidere tra “sì” e “no” dove ovviamente il clima tra il popolo
non era completamente segreto e imparziale e quasi tutta la popolazione (3 milioni di francesi) votano sì.
Nonostante ciò Napoleone era estremamente infastidito perché in questo dato circa 4 milioni di francesi si
astennero non andando alle urne e così non segnalabili di una risposta negativa, ma segnalando il loro dissenso,
era un modo per dire no.

Cosa viene detto, comunicata la presentazione della Costituzione del 99: il nuovo governo imposto serve per far
cessare le incertezze. Per far funzionare il governo serve puntare su delle nuove istituzioni (i tre consoli). La
costituzione è fondata sui tre valori della rivoluzione francese questo perché le persone avevano ancora la mente e
le orecchie fresche da quello che dieci anni prima era stato detto dalla Dichiarazione Dei Diritti. Stanno quindi
cercando di far passare l’idea che non sta cambiando nulla, i valori sono sempre quelli ma garantiti con forza e
stabilità. Ultimo passaggio dicono che la rivoluzione è finita nel senso che non ha più senso di esistere, ha assolto il
suo compito, ha portato al cambiamento per cui era iniziata.

Tutto il potere finisce nelle sue mani. Tra il 1800 e il 1803, Napoleone cerca di ottenere a tutti i costi l’equilibrio
con l’inghilterra. Ci sono quindi una serie di trattati che vengono firmati, ad esempio il trattato in cui viene
chiesto all'Inghilterra viene chiesto di evacuare Malta, per arricchire il suo controllo sul mediteranneo. Dall’altra
parte però l'Inghilterra organizza un attentato alla vita di Napoleone, avviene nel 1803 dove però Napoleone
riesce a salvarsi. Si scopre però che l’attentato era stato organizzato dai Realisti, ovvero chi voleva il ritorno del re.
Questo attentato è il modo con cui Napoleone riesce a costruire l’ultimo suo passaggio politico: diventare
imperatore. Dopo l’attentato infatti Napoleone cerca i fautori dell’atto e nonostante ufficialmente non si fosse
trovato, identifica in modo forzato un duca della casa di Borbone, il duca Enghien, come autore dell’attentato e
viene giustiziato. In Europa questo provoca due reazione diverse: i sovrani di tutta europa e l’opinione pubblica
sono indignati dell’uccisione di una persona solo su accuse senza fondamento di prove; in patria invece c’è
un’ondata di ammirazione e esaltazione di Napoleone perché agli occhi dei francesi era visto come salvatore di se
stesso e della patria (siccome è lui che stava guidando il paese). Grazie al consenso scaturito da questo capro
espiatorio, Napoleone durante l’ultimo plebiscito chiede alla Francia che gli venga accordata la dignità imperiale.
Napoleone però trucca il plebiscito, voleva che risultasse che mezzo milione di soldati aveva detto “sì”, ci teneva,
aveva un bel rapporto con i suoi soldati, era più ammirato che temuto; era però anche una mossa fatta come
minaccia ai capi europei che mezzo milioni di soldati lo sostenevano. Il plebiscito ovviamente sostiene totalmente
Napoleone.

Si passa quindi all’incoronazione di Napoleone. Mille anni dopo l'incoronazione di Carlo Magno, primo
imperatore dopo l’impero romano, Napoleone vuole far capire che è imperatore non perché glielo concede la
Chiesa, ma per le sue imprese, se l’è costruito da solo il potere e infatti si autoincorona. Il Papa era però presente
per benedire questo atto, Napoleone non era credente, ma gli importava la ritualità della religione cristiana, non

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voleva che la Francia perdessero l’aspetto di cultura e rito della sfera religiosa, gli importava come mezzo per tenere
unito il popolo.
Ribadisce quindi di andare contro quello che si era visto con il Terrore dei giacobini, non si può abbandonare la
tradizione in primis con la religione e anche con il rapporto storico tra uomo e donna; era estremamente legato
alla figura di pater familias, come c’è un padre che governa la Francia così ci deve essere in ogni famiglia (incorona
lui la moglie facendola inginocchiare, sono simbolicamente i ruoli che devono avere uomo e donna nella società).
La nazione doveva modellarsi come una famiglia per funzionare. Questa metafora prosegue anche con la stessa
famiglia di Napoleone perché spesso varie zone conquistate da Napoleone sono governate da suoi fratelli o
famigliari. Fa scrivere un codice civile, che esce appena prima dell’incoronazione, in cui identifica la figura del
prefetto, ovvero una persona che fa le veci dell’imperatore in piccolo, in un singolo distretto (la francia era divisa
in distretti, zone più piccole).

La prima grande impresa da Imperatore fu la battaglia di Austerlitz nel 1805, dove sbaraglia le truppe austriache.
L’anno dopo a Yena Napoleone sbaraglia la Prussia che sarà traumatizzante per i prussiani. Nel 1807, nella zona
tra Russia e Prussia, si consuma la battaglia di Friedland, in cui l’armata francese vince contro quella russa, è però
una vittoria che porta a un dialogo con la Russia, che avviene con gli accordi di Tilsit. Si mettono d’accordo per
spartirsi la zona della Polonia e si creano il granducato di Varsavia, sotto controllo francese e il regno di Westfalia
in cui viene messo a regnare Girolamo Bonaparte. Inoltre, per bloccare l'Inghilterra e alleandosi con la Russia,
attua un blocco continentale all’Inghilterra; viene fatto divieto a tutti gli stati sotto controllo francese di
commerciare con l’Inghilterra. Il problema però è che le nazioni stesse che dovevano attuare il blocco non sono
d’accordo e attuano delle manovre di contrabbando, commerciando illegalmente con l’Inghilterra. Soprattutto
Napoleone sarà molto deluso dal fatto che la Russia via via smette di attuare il blocco. Questa sarà la base del
conflitto russo-francese successivo.

Nel 1808 però assistiamo alla prima battuta d’arresto di Napoleone. L’imperatore propone come governatore uno
dei suoi fratelli, Giuseppe, il più anziano. In Spagna però accade che all’approdo delle truppe del fratello sulla
penisola avviene la prima forma inaudita di resistenza all’esercito francese, chiamata guerilla. Gli spagnoli
impediscono ai francesi di prendere posizioni sul campo: incendiano accampamenti, uccidono gli ufficiali,
bruciano il cibo. Questo rende difficilissimo il regno di Giuseppe Bonaparte tanto che nel 1812 i sovrani
napoleonici vengono cacciati.

Nel 1809, a Wagram, Napoleone vince contro le truppe austriache nonostante i generali dell'esercito nemico
prevedano alcune mosse dell’imperatore, per la prima volta non vince facilmente. Nel 1810 tuttavia, Napoleone
sposa Maria Luisa d’Austria con due intenti: ha bisogno di un erede da una donna che appartiene alla nobiltà
regnante d’Europa e per avere un Austria che non abbia più il pretesto per attaccarlo. Questo funziona solo per
un paio d’anni infatti quando dopo che Napoleone subirà la sua più grande sconfitta tutti i sovrani d’Europa
tentano di attaccarlo lo stesso.

Napoleone ha adesso un nuovo obiettivo: provare a prendere la Russia. Le truppe di Napoleoni è fatta di francesi,
italiani, spagnoli, prussiani e ammonta a 700 mila persone, sfiora i milioni di unità, questa è la “Grande Armata”.
Chiunque provi però a prendere la Russia si trova davanti numerosi problemi: la distanza tra il punto dei
possedimenti più vicino alla Russia di Napoleone a Mosca è enorme, Napoleone punta a Mosca perché quando si
vuole conquistare una nazione si punta sempre al centro del potere, infatti la spedizione in Russia iniziò nel
giugno del 1812 e impiegarono ben 3 mesi per arrivarci; e sicuramente il clima specialmente in inverno.
I primi conflitti con la Russia furono quasi tutti vinti dalle truppe francesi, ricordiamo la battaglia di Borodino,
una delle più importanti; dal punto di vista militare quella di Napoleone fu quasi una marcia trionfale. I Russi
però attuarono la tattica già vista in Spagna e America: la tattica della “terra bruciata”, in cui si cerca di fiaccare il

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nemico prima che scenda in campo, prendendoli per fame, fuoco e freddo, i francesi infatti arrivano a settembre
ma davanti a loro li aspetta il mortale inverno russo.
Arrivati però a Mosca la trovano completamente deserta, incluso il palazzo reale dello Zar in cui Napoleone stesso
si stabilisce temporaneamente e decidono quindi inizialmente di puntare a dove lo Zar sarebbe stato
ipoteticamente: San Pietroburgo.
Si immaginano quindi di fermarsi e fare scorta di roba per continuare la spedizione, la notte stessa del loro arrivo
però tutta Mosca prende fuoco per mano dei suoi stessi cittadini, distruggendo tutto ma fermando Napoleone
che così non ha più i mezzi per continuare.
L’unica cosa che può fare Napoleone è ritirarsi: è la sua più grande sconfitta. La ritirata avviene in pieno inverno
russo e nel tragitto di ritorno muoiono un grandissimo numero di vittime; ne arrivano in Francia solo 50 mila.

Da adesso in poi Napoleone non riesce più a riconoscere i dati della realtà, è convinto ad esempio di rimettere in
piedi l’esercito. Ci riesce, ma la maggior parte sono ragazzi tra i 15 e 18 anni. E’ anche convinto di poter decidere
le proprie condizioni ad esempio sulla politica di pace che voleva sostenere. Con il fallimento della spedizione in
Russia le coalizioni anti-napoleoniche si moltiplicano. Napoleone credeva di avere il mondo ancora nelle mani,
non vedeva più la realtà per come era.

Nel 1813 si svolge un’ennesima battaglia a Lipsia, in cui Napoleone si batte contro la coalizione anti-napoleonica
(Prussia e Austria) e viene sconfitto. la coalizione riuscirà anche a penetrare fino a Parigi e l’anno dopo la città
verrà presa completamente. Ormai la Francia è sotto scacco dal nemico e Napoleone viene deposto ed esiliato
come re all’Isola dell’Elba e questo atto si chiama “editto di Fontainebleau" in cui Napoleone sembra finalmente
sconfitto. Sull’isola Napoleone conduce una vita in corte con feste, alta borghesia, personaggi importanti e in
questo contesto progetta con dei suoi sostenitori il suo ritorno in patria. Una volta sbarcato in Provenza, riprende
lentamente possesso di un gran numero di soldati e quando Napoleone si trovò davanti ad un battaglione
francese, tecnicamente nemico a lui, riesce a riconquistarlo, questo breve periodo di tempo viene chiamato dei
“100 giorni”.

Nella primavera del 1815 e riesce a racimolare un esercito di circa 200mila uomini, quasi del tutto francesi, e
avviene l’ultimo grande scontro: Napoleone contro la coalizione anti-napoleonica, nella famosa battaglia di
Waterloo nel giugno dello stesso anno. Anche questa fu una grande sconfitta; i problemi furono diversi in primis
sul campo quel giorno c’era molta nebbia che crea estremo caos tra le sue truppe, secondo Napoleone non si rende
conto quanto sono forti i nemici e li sottovaluta con una mancanza di realismo, terzo non c’è la fiducia di una
volta fra le truppe e Napoleone e questo fu uno dei fattori più influenti, per ultimo c’erano tantissimi generali
inesperti o estremamente ambiziosi che fanno degli sbagli solo per crearsi momenti di gloria, mettendo da parte la
logica della guerra per ambizione personale, come lo stesso generale Ney.

Dopo la battaglia finale, la sua idea iniziale era di andare in America, cercando di lasciare una traccia,
ridimensionando poi il suo piano: voleva trovare asilo in Inghilterra. L’Inghilterra aveva già però deciso la sua fine:
l’esilio forzato a Sant’Elena, isola nell'oceano atlantico nei possedimenti britannici d'oltremare, dove sarà
custodito da una guarnigione di soldati inglesi che si assicureranno che non possa più scappare, come una
prigione a cielo aperto. Morì di tumore allo stomaco, causato dalla suo tentato suicidio (successo svariato tempo
prima) in cui aveva bevuto del veleno, anche se lui ers concinto che erano gli inglesi stessi che lo stavano
avvelenando durante la sua presenza sull’isola.

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LA RESTAURAZIONE

Finita la vicenda con Napoleone in Europa si deve ristabilire un nuovo equilibrio, una restaurazione. L’idea è
quella di trattare Napoleone come una grossa parentesi, deve essere come se non ci fosse mai stato. Per tornare a
prima occorre tornare a due principi: legittimità, ovvero restituire i vari troni in Europa a coloro che ce li avevano
primo di Napoleone; equilibrio, bisogna fare in modo in questa nuova Europa che nessuno abbia troppo potere,
nessun regno abbia il sopravvento.
Cartina Europa nel 1815 vediamo che ci sono molti stati cuscinetto in modo che i vari stati non abbiano troppo
territorio e che ci siano delle distanze tra alcuni paesi. Da questi nuovi confini nascerà l’Italia come stato vero e
proprio. La grande nazione che è a capo delle pedine Europee è L’Inghilterra: il regno di Francia è ridimensionato,
come l’impero d’Austria. Lo stato su cui l'Inghilterra punta è la Prussia a cui da più territori per ridimensionare la
Francia e controllare gli Asburgo, questo però si rivelerà un’errore a lungo andare perché fu uno dei principali
attori in entrambe le guerre mondiali.
Per mantenere l’equilibrio abbiamo diverse alleanze: la Santa Alleanza, composta dalle tre nazioni che esprimono
in tre modi diversi il cristianesimo, Prussia, Russia e Austria. Specialmente tra questi stati nasce il concetto di
nazionalismo. Il nazionalismo è una ideologia, una costruzione intellettuale, che sostiene che l’appartenenza
nazionale è l’appartenenza più importante di un popolo e di uno stato (come confine). E’ un concetto descritto
perfettamente da una frase di Manzoni che dice “Una nazione per essere considerata tale, deve essere una d’arme,
di lingua e d’altare, di memorie (storia comune di un popolo), di sangue e di cor (un sentire comune)”. La Santa
Alleanza unisce quelle tre potenze che sfruttano un’appartenenza religiosa comune al cristianesimo come fattore
di unità, ma è solo un aspetto più culturale che viene sfruttato per scopi politici.
L’Inghilterra invece forma una diversa alleanza: la quadruplice alleanza formata da Prussia, Russia e Austria e
Inghilterra perché non voleva far parte della Santa Alleanza.
La Francia segue il trasformismo del suo ministro degli esteri Teheran: vuol far vedere al resto dell’Europa che non
è più napoleonica. Questa operazione è portata avanti da Teheran che riesce con la sua opera diplomatica a dare
questo volto, di una Francia remissiva, che ha capito la lezione.

Durante la restaurazione circolano comunque nuove idee culturali, nonostante a livello politico si fosse ristabilito
l’ordine cancellando quello che Napoleone aveva politicamente fatto. All’interno delle singole nazioni nascono
diversi circoli intellettuali, che devono spesso essere segrete, in cui circolano varie idee legate al passato illuminista.
Alcune di queste idee che questi circoli pretendevano erano diverse: si voleva una Costituzione, anche in un
contesto di monarchia; l’idea che la sovranità non sia per esercizio divino, ma sia legato ad una dimensione
razionale, deve essere la volontà di una nazione che si esprime nel potere di un re, che rappresenta la volontà laica
del popolo; l’attenzione alla libertà individuali, l’idea che l'individuo deve libero e rispondere solo alla nazione; il
desiderio ad un uguaglianza giuridica, cioè che ad esempio si allarghi il diritto di voto, che gli uomini siano tutti
uguali davanti alla legge.

A partire da idee che si pretendevano tra la popolazione ci sono stati dei veri e propri moti, ovvero dei tentativi di
ribellione al potere costituito. Sono stati nel ‘20, ‘21 e poi nel ‘48. Erano insurrezioni rispetto ai regni stabilioti
durante il congresso di Vienna che però per di più sono state dei fallimenti, nel senso di cambiamenti, ma quello
che si è ottenuto è che le varie monarchie abbiano piano piano concesso delle costituzioni e qualche libertà
personale in più. L’unico cambiamento di forma del potere è in Francia, che nel ‘48 diventa per 4 anni una
repubblica prima dell’arrivo di Napoleone III

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IL RISORGIMENTO

Periodo o processo storico che ha portato l'Italia a diventare una nazione con azioni militari, ma anche con
pensieri che sono stati messi in pratica.

Uno dei personaggi fondamentali è Giuseppe Mazzini; di origine ligure, una zona che è come una fucina d’idee.
Mazzini in generale guarda l’esperienza della rivoluzione francese con idee molto simili ai rivoluzionari
baguettoni. La “Giovine Italia” che nasce proprio con Mazzini, inizia come associazione o movimento giovanile e
che poi si trasformerà in uno politico, fa parte delle realtà patriottiche che si tenevano nascoste e segrete la quale
era convinta che l’italia dovesse essere nazione, unita, indipendente e sovrana, nel senso di padrona del proprio
potere, e repubblicana. Questa era l’idea dell'Italia che aveva Mazzini; l’Umanità deve essere libera, uguale e fra di
noi fratelli; l’educazione deve spronarci ad imporci e agire concretamente. (collegamento uno degli utopisti??)

Altro importante teorizzatore di idee risorgimentali è Vincenzo Gioberti. Storicamente non ha vinto come idee
politiche, voleva che il compito della Chiesa fosse fondamentale per la stabilità. La Chiesa ha una guida
riconosciuta da tutti a livello spirituale e morale, non per forza politico, ma per tenere assieme come collante una
nazione.
Gioberti concretamente aveva l’idea che l'Italia si potesse dividere in regioni e fosse come una confederazione che
avesse dei poteri autonomi a livello locale, ma che fosse guidata dal papa. Questa idea è comprensibile, nel senso
che l’unica cosa che ha sempre tenuto assieme l’Italia è la continuità religiosa, ha sempre avuto il papa come sorta
di guida.

L’ultimo che vedremo è Carlo Cattaneo. Per lui, ogni porzione del territorio italiano deve avere dei poteri locali e
autonomi in sé. La forza di uno stato è nella forza delle singole parti che lo compongono, utilizzando l’esempio
degli Stati Uniti d'America. Sì immaginava l’Italia come una piccola versione degli Stati Uniti in cui le ragioni
avevano una loro autonomia politica, economica e che prendessero decisioni comuni solo in ambiti molto ampi
come la politica estera.

Lo stato che fu il nucleo della futura unità d’Italia: il Regno di Sardegna, nato all'indomani del congresso di
Vienna. Siamo nel 1848 ed era guidato dalla dinastia Savoia, più precisamente da Carlo Alberto. Provando a
tenere assieme due dei suoi aspetti, da un lato le sue mire espansionistiche verso la Lombardia, sia per assecondare
i moti di rivoluzione che erano presenti nel suo regno, decide di cominciare questa campagna di guerra contro gli
Austriaci.

Inizia quindi la prima guerra di indipendenza, un grande fallimento. Da un lato abbiamo il regno di Sardegna e
l’aiuto costituente di alcune città del lombardo-veneto come Milano e Venezia che hanno messo impedì dei piccoli
eserciti per provare a cacciare gli austriaci. E’ un’impresa impossibile, che infatti naufraga al primo tentativo. Le
due battaglie che segnarono il fallimento dell’insurrezione italiana sono la battaglia di Custoza e Novara. Nel
contesto di questa guerra ci furono le cinque giornate di milano dal 18 al 22 marzo, in cui ci fu una apparente
vittoria: un numero non superiore a un migliaio di insurrezionalisti riuscirono a sbarazzarsi di circa 4 mila
austriaci. Un esercito quindi meno forte, ma più motivato riuscì ad avere una serie di vittorie a milano contro gli
austriaci. Un grande motivo per cui la prima guerra non fu vinta, fu il fatto che papa Pio IX decise di non aiutare
gli insurrezionalisti. Questo perché l’Austria, insieme all’Italia è ancora una zona del mondo ancora esplicitamente
cattolica quindi sarebbe stato un papa che aiutava a fare una guerra contro un impero cattolico; inoltre il papa
percepisce che coloro che poi guideranno la futura unità d’italia sono dei laicisti, ovvero guidati da idee che
tendenzialmente si oppongono alla presenza importante della Chiesa in Italia.

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Dal 1849 in avanti il re dopo Carlo Alberto prende il nome di Vittorio Emanuele II, che decide di portare avanti
lo “statuto albertino”, ovvero la costituzione del regno di Sardegna che è anche la costituzione che ci siamo portati
dietro fino alla costituzione italiana del 1948. Il regno di Sardegna diventa inoltre un rifugio, un luogo di raccolta,
per i pensatori italiani che seguono la linea di Mazzini.

La cosa decisiva che costruirà il successo delle guerre di ribellione verso gli Austriaci sarà la personalità di Camillo
Benso conte di Cavour. Era un liberale, non amante delle idee radicali mazziniane e non aveva particolare interesse
per le classi più basse delle società. Si dimostra in primis molto capace di amministrare il governo, ad esempio fa
una manovra economica molto importante, esplicitamente anticlericale, in cui fa delle leggi in cui avviene la
confisca e la ridistribuzione, sia nelle casse dello stato che alla Chiesa stessa, di beni che appartenevano a
congregazioni religiose contemplative, ovvero coloro che dal punto di vista pratico o sociale non hanno nessuna
utilità.

Il genio di Cavour tuttavia fu nella politica estera: creò un' alleanza militare con la Francia di Napoleone III. Per
Cavour l'obiettivo era l’accrescimento del regno di Sardegna e che potesse essere l’appoggio per una futura unità
del paese. Il motivo per Napoleone invece, a livello teorico, era lo spirito patriottico condiviso, ma la verità era che
la Francia aveva grande interesse a diminuire la potenza degli Asburgo. Come si guadagna però concretamente
l’appoggio definitivo? Deve guadagnarsi il l’ipotetico intervento militare della Francia, intervenendo all’interno di
una guerra al fianco della Francia. Infatti nel 1853 il regno di Sicilia scende in guerra con Francia, Inghilterra e
impero ottomano contro la Russia nella guerra di Crimea.

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-L'UNITÀ D’ITALIA-

Tutto parte dal regno di Sardegna, uno dei tanti staterelli della penisola italiana. siamo negli anni 50
dell’ottocento e sale al governo del regno di sardegna un certo Camillo Benso, conte di Cavour. La sua politica ha
due direzioni: propone una serie di leggi che tendono a ridimensionare i possedimenti ecclesiastici, vengono
abolite alcune congregazione religiose che hanno una finalità contemplativa, ovvero che vengono giudicate inutili,
questo ci fa capire che cavour ha una mentalità laica. Inoltre promosse politiche di investimento nelle
infrastrutture dello Stato e una riforma che rendeva gli imprenditori più propensi a investire.
Cavour fu però decisivo per la sua politica estera, per portare avanti il progetto dell’unità sa che per scontrarsi
contro l’Austria, che ha ancora pezzi del nord d'italia, ha bisogno di un appoggio straniero, nello specifico della
Francia, che in quel momento è un impero sotto Napoleone III. Cavour per riuscire ad entrare nelle grazie
francesi, si unisce alla guerra di Crimea tra Francia e Russia alleandosi proprio con la Francia mostrandosi pronto
a servire la causa francese. Terminata la guerra dopo qualche anno ora il regno di Sardegna può rivendicare i suoi
interessi, nello specifico ciò accade nel 1858 quando il regno di Sardegna propone delle condizioni chiamate
“accordi di Plombier”. Le condizioni sono le seguenti: la Francia aiuterà militarmente contro l’austria il regno di
Sardegna per liberare il lombardo-veneto. In cambio però Napoleone III chiedeva che la futura nazione italiana
sarebbe stata organizzata secondo un disegno particolare: regno dell’Alta Italia, regno del Centro Italia (toscana ed
emilia romagna, regno di napoli (sud con un pezzo di abruzzo e molise) e occorreva garantire al papa uno stato (la
Roma papale e quasi tutto il lazio) e il territorio di Nizza e della Savoia sarebbero finiti come possedimenti
francesi. Oltre a ciò Napoleone III chiede a Cavour che sia l’austria ad attaccare l’Italia così da dire che la Francia
sarebbe sembrata la paladina del piccolo stato davanti ad un colosso come l’Austria, una mossa di geopolitica quasi
psicologica. Attaccare l'Austria inoltre conveniva a tutti i colossi europei perché era una forza abbastanza scomoda
e rivendicava una appartenenza cristiana molto forte che non piaceva molto al mondo laico-liberale dell’epoca.

Firmati gli accordi inizia la seconda guerra d'indipendenza. Siamo nel 1859 e la Francia aiuta il regno di Sardegna
a liberare altri pezzi del territorio storico italiano. A differenza della prima che si era conclusa con un nulla di
fatto, la seconda porta a numerose vittorie dell’esercito franco-sardo che hanno permesso alle due forze di vincere
la guerra: a Magenta, Solferino e nella battaglia di S. Martino. Tutte e tre furono battaglie sanguinosissime, nella
battaglia di Solferino proprio per questo nacque l’istituzione della croce rosse perchè era presente un filantropo,
un uomo svizzero, che davanti allo scempio dei feriti sul campo di cui nessuno si prendeva cura, dato che l’esercito
era impegnato nelle varie battaglie, decise di creare un’organizzazione umanitaria che non appartenga a nessuna
nazione che si prendeva cura di feriti di qualsiasi bandiera essi siano.

Dopo queste vittorie il regno di Sardegna, grazie all’aiuto della Francia, ha ottenuto la lombardia, ma in modo
completamente imprevisto Napoleone III firma un armistizio con l’Austria, l'armistizio di Villafranca, fermando
la guerra e non liberando il veneto. Le motivazioni sono varie: c’erano state nel territorio francese avvisaglie di un
eccessivo addensarsi di truppe tedesche al confine con la Germania, le battaglie furono un massacro e Napoleone
non voleva perdere troppi uomini, per ultimo alla Francia sembrava non apprezzare la direzione che stava per
prendere il regno di Sardegna, infatti Cavour stava facendo intuire che non avrebbe mai rispettato la divisione
degli accordi.

A questo punto abbiamo un'italia ancora che non si è ancora formata, ma un regno di Sardegna che nel 1860 è
diventato molto grosso annettendo anche a sé tramite plebisciti un grande pezzo di centro italia.
L’altro pezzo di Italia che mancava da poter inglobare era il sud Italia, serviva però un aiuto da un personaggio in
particolare: Giuseppe Garibaldi, un personaggio carismatico, con doti liberali, con idee politiche di natura liberali,
d’altra parte era un mercenario e in generale una figura con diversi chiaroscuri. Nel maggio del 1860 organizza la
famosa “spedizione dei Mille”, formato da un esercito di almeno 40.000 mila persone. Sbarcano a Marsala e
risalendo la Sicilia sbaragliano le resistenze dell'esercito dei Borboni e nel giro di qualche mese libera tutto il sud.

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A settembre, fin troppo facilmente risale tutto lo stivale fino all’abruzzo. E’ molto attendibile la teoria secondo la
quale, la facilità della sconfitta dei Borboni fu legata alla presenza per mare di una grande potenza navale che aveva
interesse a formare lo stato italiano: la flotta inglese. L’inghilterra al tempo era una nazione piena di dottrine
politiche simili a quelle di Mazzini, legate anche all’illuminismo e allo stato inglese interessava la creazione dello
stato Italiano, eliminando i Borbone e ridimensionando la potenza Austriaca aiutando economicamente e
militarmente l’Italia.

Nel novembre del 1860 tramite plebiscito le varie regioni del sud vengono annesse al regno di Sardegna (Massacro
di Bronte). Nel marzo 1861 il regno di sardegna non esiste più, adesso si chiama regno d’Italia, con il veneto
ancora da liberare e lo stato della Chiesa ancora in mano del papa. Nel 1866 abbiamo il momento di annessione
del Veneto e il Friuli-Venezia Giulia grazie al sostegno della Prussia, che aveva un enorme vantaggio ad andare
contro l’Austria, completando il territorio Italiano con l’area veneta.

A questo punto manca solo la zona dello stato pontificio secondo una dottrina molto popolare tra liberali ovvero
“libera Chiesa in libero stato”, secondo cui la Chiesa non avrebbe dovuto avere un territorio proprio, sempre però
mantenendo un potere spirituale. Una Chiesa è libera se si trova in uno stato libero. Cavour vuole forzare i tempi
dell’annessione dello Stato Pontificio, il problema è che papa Pio IX oppone una grande resistenza cercando di
chiamare anche i cattolici dalla sua parte. Nel 1870 però lo stato italiano entra con la forza nello stato Pontificio in
un'azione militare chiamata “la breccia di Porta Pia” e nel giro di poco tempo avviene l’annessione anche di questo
territorio al regno d'Italia. Alla chiesa rimarrà un territorio molto simile a quello che oggi è il Vaticano e una
grande ferita nel rapporto tra la chiesa e lo stato italiano. Tanto che nell’anno dopo vengono operate alcune
sistemazioni, un insieme di leggi dette “leggi delle guarentigie” ovvero delle garanzie in cui la Chiesa ottiene
alcune concessioni. Il papa in tutto questo mantiene un atteggiamento ostile e scrive un'enciclica nel 1874 che si
chiama “non expedit” in cui chiede a tutti i cattolici italiani di boicottare lo stato Italiano non implicandosi
politicamente nello stato italiano.

Dal 1870 abbiamo tutti i pezzi dell’Italia e abbiamo per la prima volta nella nostra storia uno stato unitario.
L'unità politica però non equivale ad unità culturale, sociale e linguistica. Nel regno d’Italia solo il 10% usavano
l'italiano e poco meno del 20% sapevano scriverlo e leggerlo, questo è un grosso problema dal punto di vista
dell'educazione e quindi dell'alfabetizzazione. La lingua italiana si unificò e diffuse solo dopo gli anni ‘50 grazie
alla televisione. Altra grande differenza è la conformazione del territorio e la produzione di beni nei vari territori.
L'industrializzazione e linee ferroviarie arrivano infatti solo al nord; al centro l'unità produttive basi erano i
poderi, ovvero territori in cui c’era un padrone e famiglie di contadini che avevano spesso proventi anche notevoli
dalla lavorazione delle terre; al sud invece è ancora presente la pratica del latifondo con un padrone che accumula
tutta la ricchezza di questi territori nelle sue mani e ad avere sotto di sé moltissimi contadini che spesso vengono
sfruttati e c’è una grande disparità economica.
Il governo piemontese non ha mai avuto a cuore l’equità economica in tutta la penisola, una delle grandi colpe del
giovane stato italiano è che fin da subito l’amministrazione guidata data dai piemontesi del regno d’italia non ha
mai affrontato i problemi che il sud aveva, privilegiando il motore già in moto del nord. Questo ha voluto dire un
abbandono da parte dello stato in quelle zone oggettivo, ma anche sentito tale dalla popolazione, e’ in questo
contesto che nascono dei fenomeni legati alla criminalità (briganti).

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RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Come mai questo grandissimo cambiamento ha cambiato l’assetto mondiale partendo proprio dall'inghilterra? Lo
stato aveva sicuramente già una ricchezza, in capitali; l’agricoltura in particolare. Ad un certo punto le terre dello
stato utilizzate per l’agricoltura furono privatizzate, ovvero prese dallo stato e date a piccoli padroni che le fecero
rendere molto, e questo permise la creazione di un segmento della società detta “borghesia”, di persone molto
ricche che fondavano la loro ricchezza su un piccolo appezzamento di terra (enclosures??). Una volta che il terreno
allo stato viene preso dai privati, molte persone come contadini e pastori che lavoravano per lo stato si trovano a
non avere più lavoro. Una grande massa di persone hanno quindi dovuto trovare un altro lavoro, ciò accade anche
a causa dell’aumento demografico. A partire da queste condizioni si sviluppano le cause della rivoluzione
industriale inglese. C’è sicuramente un'importante evoluzione tecnologica che permette in molti casi
un'evoluzione degli strumenti utilizzati nelle industrie. Il fatto che estraendo il ferro, lavorandolo ci si può
costruire un macchinario e la scoperta di alcune risorse chimiche, come il carbone, che produce energia è proprio
dato da un'evoluzione tecnologica che porta alla costruzione delle macchine a vapore. Il primo settore ad
industrializzarsi è sicuramente quello tessile, questo accade proprio grazie a macchinari che sfruttano l’energia a
vapore e il carbone, e che hanno potuto meccanizzare il processo di creazione di un tessuto. Ad esempio, un
bottegaio qualunque abituato a fare al massimo tre capi al giorno, davanti alla novità della meccanizzazione
investe in un’industria a vapore, e dopo un anno e mezzo la sua fabbrica ora produce 300 capi al giorno. Il
passaggio da artigianato a industria centuplica la produzione.
La produzione aumenta e aumenta quindi il bisogno di molte più materie prime (da questo nascerà il
colonialismo di metà ottocento) e di conseguenza anche lo sviluppo delle infrastrutture. Con il ferro non si
costruiscono più solo le macchine, ma anche le ferrovie, diminuendo il tempo di spostamento in modo
esponenziale e evidenziando l'importanza essenziale che diventa la rete ferroviaria per commercio, trasporto di
merci anche lavorate, industria, trasporto di materiali, e comunicazione. Tutto questo significa: unificare i
mercati, è quasi un inizio di “globalizzazione”, il russo ora può comprare i prodotti inglesi e viceversa.

Intanto i pastori e gli agricoltori diventano tutti operai, le macchine vengono introdotte nella produzione e
nascono le fabbriche, ai margini della città per il bisogno in primis di spazio e anche per un fatto estetico.
Anche il paesaggio urbano viene stravolto. Se prima Londra era una fatta da centro storico e circondata da campi,
ora comincia a riempirsi di questi casermoni e, a causa dell’enorme spostamento dei contadini, ora operai, nelle
città, di case popolari, situate nella periferia vicino ai grandi centri industriali.
L’altra faccia dell'industrializzazione è il disagio sociale, la popolazione è povera, nasce la criminalità, nasce il
lavoro minorile.

L’ottocento diventa anche il secolo delle banche, della borsa e del governo che stabilisce una monta e regole per il
mercato. La banca esisteva già dal tardo medioevo, la novità sono le banche grandissime e così ricche che si
sviluppano e che possono finanziare le industrie di un paese. Nascono quindi le banche nazionali, di uno stato. Il
sistema della borsa e delle azioni.

Arriviamo quindi alla seconda rivoluzione industriale, Le sue parole parole chiave sono: elettricità, questa seconda
rivoluzione porta l’energia elettrica nel mondo e via via la porta anche nella vita quotidiana delle persone; chimica,
in generale c'è un rilancio delle scoperta della chimica e in particolare viene scoperto e utilizzato come fonte di
energia il petrolio, il cosidetto oro nero; acciaio (settore siderurgico), non si trova in natura, ma è frabbricato
dall’uomo, diventa il materiale per eccellenza di tutte le costruzioni.

Gli stati cominciano ad essere protezionisti, ovvero un atteggiamento economico dello stato per cui questo tende
a valorizzare tutto ciò che è la produzione economica del proprio paese e cerca di diminuire al massimo

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l’esportazione, così da non dover dipendere dagli altri paesi. Il crescere quindi di aggressività dei mercati dei vari
paesi avrà un legame con la prima guerra mondiale, contrapponendo piano piano le nazioni tra di loro.

Dopo la seconda rivoluzione industriale cresceranno progressivamente Germania e Stati Uniti. Un ultimo grande
fenomeno che interessa poi soprattutto lo scorso secolo, è quello della migrazione. In primis la gente migra verso
le città e poi si arriva ad una migrazione internazionale, soprattutto verso gli Stati Uniti da moltissimi stati
europei. I motivi delle migrazioni sono tanti: a causa dell’incremento demografico, dato dall’industrializzazione e
il benessere facendo scendere la mortalità infantile, ci sono diverse problematiche di spazio e di mancanza di
risorse quindi le persone si spostano verso nazioni con risorse pressoché illimitate come l’Argentina e il Nord
America.

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IMPERIALISMO

Nel 1871 nasce l’Impero Tedesco. Questo dato ci serve per aver presente tutti i grandi attori del quadro europeo
di questo momento storico. I quattro imperi fondamentali sono quelli dell’impero tedesco, Austro-ungarico,
quello Russo e quello Ottomano.
-​ Impero Tedesco: Il secondo Reich, il grande secondo impero della storia tedesco dopo quello di Ottone con
Guglielmo I. La Prussia l’anno prima si è erta ed è unanimemente considerata anche per le conquiste militari
che ha fatto lo stato principe della Germania ed è proprio a partire dalla sua guida che nasce l’impero tedesco.
-​ Impero Austro-ungarico: Di cui a capo è l’imperatore Francesco Giuseppe. Questo impero è un’accozzaglia
di etnie, lingue, religioni e nazioni diverse, nonostante ciò si vanta di essere l’impero fedele al Papa.
-​ Impero Russo: A guidare la potenza è la stessa dinastia di Zar da trecento anni; in questo momento
particolare lo Zar è Alessandro II di Russia.
-​ Impero Ottomano: Verrà chiamato il “grande malato”, a guida turca, ma anch’esso molto debole, fatto da
moltissime nazioni dominate che sono irrequiete, hanno delle tensioni nazionaliste all’interno.
Dopo la prima guerra mondiale questi 4 grandi imperi moriranno; alcuni rinasceranno dalle loro ceneri e alcuni
diventeranno qualcosa di diverso

In questo contesto si apre quindi il periodo storico dell'Imperialismo, che va circa dal 1870 al 1914.
In questi 40 anni l’Europa attua una forma di colonialismo in cui la nazione che ha le sue colonie, ma usa questi
territori conquistati per ribadire la sua superiorità sugli altri, una componente ideologica, questo è l’imperialismo.
L’Europa in questi 40 anni ha dominato il mondo, in questo momento è la regina politica dell'intero globo.
Ma quali sono le cause dell’imperialismo?
-​ ragioni economiche: I mercati sono in incredibile espansione, in Europa che sempre più bisogno di vendere e
comprare; si sta instaurando la società capitalista. Per continuare a commerciare serve, oltre ad altri paesi che
comprano quello che si produce, trovare nuovi luoghi da cui prendere le materie prime che prima o poi in
Europa finiscono.
-​ ragioni politiche: ciascuna nazione in Europa ha sempre più il desiderio di essere prestigiosa e affermarsi sugli
altri, ma ciascuna nazione vuole essere egemone.
-​ ragioni ideologiche e culturali: gli stati vogliono essere egemoni a causa della società che diventa preda delle
idee nazionalistiche. Il nazionalismo è l’idea che la cosa più importante per la vita, sia dei gruppi che dei singoli
è la nazione stessa, non c'è nulla di più importante. Altra ideologia che spiega il modo in cui gli Europei hanno
trattato gli Africani: il razzismo, quell’ideologia per cui esistono razze inferiori, posso giudicare l’importanza
di un essere umano in base alla sua biologia. Unendo le due ideologie se ne crea un’altra tipica di questo
periodo: il darwinismo sociale. Darwin spiega l'esistenza degli esseri viventi sulla terra dicendo che non è vero
che gli animali sono così dalla creazione (creazionismo), ma le specie animali che ci sono ora sono quelle che
sono più riuscite ad adattarsi alla vita su questo pianeta, una selezione naturale che fa sì che le specie animali
che ci sono adesso sono quelle che nel corso del tempo evolvendosi si sono adattate al pianeta. Ora il
darwinismo sociale è l'applicazione di questo modello alla realtà umana: si afferma che ci siano delle razze
superiori ad altre inferiori, che magari non si sono estinte, che sono state facilmente dominate e conquistate.
-​ ragioni sociali: un’altra causa furono i conflitti sociali all’interno delle nazioni europee, come ad esempio in
Francia. A volte i governi per rimediare ai problemi che hanno li trasferiscono in territorio estero. Un esempio
di ciò si può vedere quando Giolitti, primo ministro italiano nel 1913, decide la conquista della Libia anche
con l'idea che questa sarebbe stata un luogo che avrebbe dato occupazione ai tanti disoccupati del sud italia.

Il continente che sarà più sventrato dall’Imperialismo è l’Africa.


La novità rispetto al mondo colonialista del ‘600 e al ‘700 è che gli Europei hanno conquistato anche l’”Africa
Nera”, ovvero l’Africa interna. La maggior parte dell'Africa sarà conquistata da Inghilterra e Francia e un po’ dai
Tedeschi.

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Accade proprio in Africa un episodio di scontro tra le potenze europee che ha rischiato di far scoppiare la prima
guerra mondiale 15 anni prima, e in cui si capiscono i giochi di potere tra le nazioni europee per poter mantenere
i loro possedimenti in Africa senza arrivare ad un conflitto tra di loro.
Siamo nel 1898: le conquiste francesi si muovono principalmente nel nord africa dalle coste ovest a quelle est,
mentre quelle inglesi si muovono dalle coste nord-ovest a quelle meridionali. Inevitabilmente quindi le due forze
si incontrano in Sudan. Lo stato era già in mano inglese, ma i francesi ci arrivano, dato lo stato in traiettoria delle
conquiste francesi. Quest’ultimi quindi occupano un piccolo centro, Fashoda, presidiato da inglesi e a questo
punto c’è il rischio di un conflitto perché nessuna delle due non vuole mollare il territorio all'altro. Alla fine la
Francia decide di cedere e di abbandonare il territorio, questo accade perché l'Inghilterra promette alla Francia
che l’avrebbe aiutata contro la Germania in Marocco. Fu un vero e proprio scambio ed è così’ che andranno la
maggior parte dei conflitti. Tra l’altro entrambe le potenze erano preoccupate per la continua crescita di potere
dell’impero Tedesco.
C’è un momento nell’imperialismo verso l’Asia in cui Russia e Inghilterra si spartiscono l'Afghanistan, tracciano
però dei confini completamente a caso, in modo arbitrario. Entrambe le potenze erano molto interessate a mettere
le mani sul medio oriente; l’inghilterra per i suoi traffici in oriente e la Russia perchè fisicamente è vicina.

L’impero Ottomano morirà dopo la prima guerra mondiale e tutti aspettavano che controllasse per accaparrarsi il
pezzo che ciascuno voleva. La crisi dell’Impero Ottomano apre una serie di giochi politico-commerciali che
riguardano i balcani e il medio oriente, in particolare fu fondamentale per l'Inghilterra conquistare l'Egitto nel e
nel 1882. Viene definitivamente conquistato sfruttando la debolezza dell’impero Ottomano e per il fondamentale
passaggio del Canale di Suez, che permetteva di arrivare più velocemente in India. Come abbiamo visto però le
mire inglesi non si fermano al canale di Suez e l’Egitto, ma si spingono al medioriente e l'Afghanistan.

Ma com’era il mondo prima del grande disastro?


Innanzitutto fondamentale è la Triplice Alleanza, in cui Austro-Ungheria e Germania si alleano con l’Italia. Sono
tutti patti difensivi: se una delle nazioni attacca un'altra, la terza non deve per forza entrare ma se una delle
nazioni dell’alleanza viene attaccata le altre la devono aiutare nella difesa.

Ognuna di queste nazioni ha un piano di rafforzamento del proprio esercito che tendono ad un'escalation sempre
più minacciosa. Un esempio lampante fu la legge “Two Power Standard” inglese, in cui l'Inghilterra, in questo
clima di diffidenza reciproca tra le nazioni in cui ognuna voleva essere egemone sulle altre, aveva investito molto
nella sua flotta navale. Secondo questa legge l’inghilterra avrebbe dovuto avere una quantità di flotta navale che
doveva essere pari al doppio della somma delle marine militari delle due più grandi potenze dopo di lei. Questo
significava che l'Inghilterra monitora i governi militari altrui e se nell’anno dopo la quantità della flotta delle altre
due nazioni aumenta, così aumenta quella inglese, sempre seguendo la legge “Two Power Standard”.

Altro trattato importante è quello che fanno Russia e Francia, detto di “Mutua protezione”, in cui se una delle
due nazioni viene attaccata l’altra deve utilizzare tutte le sue forze disponibili per attaccare la nazione assalitrice.
Questi trattati venivano stipulati per prevenire, le nazioni si stanno attrezzando per essere così tutelate dalla difesa
reciproca che gli stati che pensavano di attaccare altri sarebbero stati minacciati da un ipotetica naziona amica di
quella attaccata che l’avrebbe difesa immediatamente.
CI sono altre due alleanze. “L'Intesa Cordiale”: tra Inghilterra e Francia che orienta la politica delle due nazioni
comune soprattutto in Africa e contro la Germania che da sempre voleva espandersi in Europa e perché
recentemente mirava al Marocco e altri possedimenti inglesi in Africa. L’ultima alleanza è quella “anglo-russa”
particolarmente nella spartizione dello Yemen.

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Ci avviciniamo al 1914. Il fatto che ha generato l'innesco tutto l’innesco a catena che porterà alla prima guerra
mondiale sono le guerre balcaniche, guerre piuttosto brevi nelle zone dei balcani, l'ex-jugoslavia. Questo territorio
diventa protagonista di svariati interessi soprattutto di natura commerciale per i suoi vari sbocchi. Tra le nazioni
che hanno più interesse a tenere quella zona sia di terra che di mare che porta all’india e al medioriente tranquilla
e protetta da un’eventuale gestione caotica ci sono sicuramente l’Inghilterra; la Russia, interessata ad uno sbocco
sul mediterraneo; e l’Impero Austro-ungarico, per puro imperialismo, colonialismo solo per affermare il proprio
potere.
Le guerre avvengono in queste zone, anche perché sono zone che sarebbero politicamente sotto l’impero
ottomano, ma a causa della sua lenta disfatta sono zone molto instabili.
Altri inneschi: nel 1908 l’Austria annette a sé la Bosnia-Erzegovina, nel 1912 avviene la prima guerra balcanica in
cui Serbia e Bulgaria, che si erano già rese indipendenti, si scontrano contro l'impero ottomano per ottenere una
parte di Macedonia, che andrà nelle loro mani alla fine. La seconda guerra Balcanica vede protagoniste la Bulgaria
contro la Grecia e Serbia. Da questa seconda guerra la Serbia esce vincitrice, più forte e più grande e diventa la
nazione più forte di tutti i balcani. Tutta la sua forza militare, politica e ideologica (entrambi ortodossi) deriva
dalla Russia di cui la Serbia è una sorta di figlia-pedina.

Siamo tra il 1913 e 1914. In Bosnia c’è una forte componente Serba, in generale nei Balcani c’è una grande
mescolanza di popoli. I Serbi, esuli in Bosnia, iniziano a fomentare delle attività contro il governo Austriaco e ci
sono tanti partiti estremisti, società segrete. Uno di questi estremisti, Gavrilo Princip, che apparteneva al gruppo
ribelle della “mano nera”, in questo clima compie un attentato gravissimo (28 giugno) uccidendo per mano di una
pistola l’erede al trono dell’impero austro-ungarico, Francesco Ferdinando, e sua moglie mentre sono in visita a
Sarajevo. L’austro-ungheria non risponde bene e impone alla Serbia un ultimatum, il 23 luglio, in cui la Serbia
avrebbe dovuto riconoscere che l’attentato era loro, condannare e punire i colpevoli, con un processo che venisse
seguito da magistrati austro-ungarici. Il 25 luglio la Serbia rifiuta, non firmandolo, l’ultimatum e a questo punto
il 28 luglio l'Austria-Ungheria dichiara ufficialmente guerra alla Serbia. Il giorno successivo la Russia, secondo gli
accordi stipulati precedentemente, mobilita tutte le sue truppe e le sue forze militari, con eserciti anche di
centinaia di migliaia di uomini. La Germania che vede avvicinarsi la Russia contro l'Austria, secondo i trattati tra
queste due nazioni, dichiara guerra alla Russia e in seguito anche alla Francia, sapendo della triplice intesa e a
seguito dello schieramento di questa con la Russia.
Il 4 agosto l’Inghilterra dichiara guerra alla Germania. E l’Italia? sta aspettando, sa che non è ancora pronta,
riconosce la sua inferiorità militare, si chiede anche quale sia la convenienza dell'entrata in guerra e soprattutto
con chi. L’Italia infatti voleva recuperare le cosiddette terre irredenti

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LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La prima azione militare la fanno i tedeschi, attuando il “piano Schlieffen", un'azione immediata con l’idea che
avrebbe portato una grande efficacia, una vittoria militare in breve tempo e la fine del conflitto. Pensano
addirittura che la guerra sarebbe durata solo un paio di mesi. Nel concreto il piano prevedeva di sorprendere i
francesi passando per il Belgio e non per i confini tra Francia e Germania, azione che tutti si sarebbero aspettati.
L’effetto sorpresa non sta solo perché non attaccano direttamente dai loro confini, ma anche che il Belgio era uno
stato neutrale, era un atto molto scorretto politicamente, una violazione politico-militare di un paese neutrale. I
tedeschi poi arrivano fino a 50 km da Parigi, una distanza abbastanza piccola, e quando si arriva alla capitale
politica di un paese, la situazione è abbastanza grave, dato che lì ci sono tutti i posti di comando.
C’è però una grande respinta da parte di inglesi e francesi, in particolare l’entrata in guerra dell'Inghilterra è
proprio decisa a partire dall'invasione dei tedeschi del Belgio. Inglesi e francesi riescono a respingere la Germania
alle rive del fiume Somme spingendoli verso il nord.
Circa nell’autunno del 1914 viene abbandonata l’idea della guerra-lampo, nessuno dei due fronti riesce ad
avanzare, c’è una situazione di stallo, sono anche finite le idee e le risorse per le offensive immediate e ci si attende.
Nella prima fase della guerra di posizione quindi si sfruttano boschi, casupole e gli eserciti si fermano ad attendere
le mosse dell'avversario. La situazione non accenna però a cambiare e da qui si iniziano a scavare le trincee, buche
nel terreno in cui i soldati aspettano.

La Germania però aveva anche delle truppe da gestire nella parte est dell’europa e sul fronte orientale i Russi
arrivano fino a Leopoli nella moderna Polonia. La Germania doveva quindi gestire due tensioni diverse, sul fronte
occidenatel e orientale. I russi vengono poi sconfitti dalla Germania, ci sono due battaglie importanti: la battaglia
di Tannenberg e dei Laghi Masuri.

Sul fronte mediorientale la guerra che sta avvenendo è tra i turchi ottomani e gli inglesi con una sonora sconfitta
nella città turca di Gallipoli.

●​ Ma com’era la vita di trincea?


E’ stato uno degli sprechi di vite umane di tutti i tempi, a fine guerra Germania e Inghilterra perderanno più
di un milione di persone, l’Italia più di mezzo milione e la maggior parte delle quali morte appunto a causa
della guerra di trincea. Le truppe di entrambe le parti scavavano le trincee aspettando le mosse dell’altro per
cercare di massacrarlo da una posizione coperta. Chi attaccava sapeva che all’assalto avrebbe perso più della
metà degli uomini, si deve sperare che le retrovie arrivino alle trincee altrui e buttino bombe normali o a gas.
Queste battaglie andavano avanti anche per mesi, dove la vittoria non arrivava mai, anche solo per un
territorio di poche centinaia di metri (“terra di nessuno”). Aldilà della guerra di trincea, veramente poco
efficace, gli uomini dovevano aspettare per tempi lunghissimi al freddo, all’umido, in cui potevano arrivare
granate ben lanciate da un momento all'altro, le provviste scarseggiano sempre e di più e lo scarsissimo igiene e
la quantità di sporcizia in cui i soldati erano obbligati a vivere, gli uomini sono a costante contatto con la
morte. Di conseguenza gli effetti e traumi psicologici lasciati ai soldati sopravvissuti sono terrificanti. C’è
anche una grande perdita di motivazione, sfiducia nei superiori, una distanza sempre più chilometrica tra
soldati e generali, che se ne stavano nei loro uffici a dirigere le operazioni mortali e spesso senza senso.

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Per quanto riguarda anche il coinvolgimento del resto della popolazione, questa è la prima guerra che mobilita le
masse, non è un popolo, più un insieme molto grande di persone che hanno modi di agire e pensare molto
standardizzati, uguali e che può essere manovrato. In guerra da 6 a 60 milioni di uomini furono impiegati nel
conflitto al fronte (anche che non combattevano, come la terza linea, cuochi militari, chi guidava le camionette).
Vengono però coinvolti anche i civili che spesso fornivano cibo tra i soldati che ne avevano bisogno, a loro rischio
e pericolo dato che rischiavano anche di rimanere coinvolti in un conflitto.
Anche le donne ora vengono "impiegate" nei lavori prettamente considerati maschili, anche come operaie, questo
è dato ovviamente da un buco generazionale di uomini, ora al fronte, e che bisogna colmare. Questo dimostra al
mondo dell’epoca che la donna è in grado di fare molti lavori che tradizionalmente venivano associati solamente
agli uomini.
Sempre parlando di produzione, quando uno Stato è guerra tutta la sua produzione è volta a quest’ultima. Uno
stato in guerra spesso aumenta addirittura la sua ricchezza e aumentando anche molti posti di lavoro. Ad esempio
nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti d’America si sono arricchiti spaventosamente.

Per renderci conto ancora una volta della mostruosità di questa guerra, parliamo di due grandi battaglie con un
numero terrificanti di morti, che durano anche fino a 6 mesi. Parliamo della battaglia di Verdun e della Somme.
Dal 1915 al 1916 sul fronte occidentale ogni battaglia finisce con uno stallo.
La battaglia di Verdun era l’iniziativa tedesca per entrare in Francia in cui morirono 600.000 soldati e la battaglia
della Somme è la controffensiva francese in cui morirono 1 milione di persone. Nessuno dei due fronti prevale
sull’altro.

Nonostante la tragedia della guerra, nonostante le nazioni siano estremamente fomentate da nazionalismi, accade
che in modo spontaneo avvengono su tutto il fronte alcune tregue tra i soldati e a volte si incontrano addirittura
nella "terra di nessuno”. Come accadde ad esempio nell’episodio storico della “guerra di Natale” (video yt).
C’è un mondo fatto di ufficiali e soldati sul campo che si stufano presto del nazionalismo e che sviluppano spesso
un sentimento antimilitarista. Questo crea grossi problemi ai grandi generali e capi di stato che hanno bisogno,
per i progetti politici e il loro prestigio personale, che la guerra vada avanti. Si rendono quindi conto che spesso i
loro reggimenti non sono totalmente sotto il loro controllo e spesso avvengono appunto delle piccole ribellioni.
Di fronte a queste manifestazioni di dissenso i generali reprimono nel sangue e spesso i soldati vengono fucilati.

●​ E l’italia?
Ci troviamo quindi circa nel 1915 e la posizione politica dell’Italia è ancora incerta. All’inizio la nazione
sembrava rimanere su una posizione neutrale. Per capire con chi entra e come mai ha deciso di entrare con
alleati diversi da quelli che ci si sarebbe aspettati bisogna tornare indietro di qualche anno.
Chi governava l’Italia? Dal 1910 al 1913 a governare è Giolitti, un liberale. Il governo Giolitti si basa sul
protezionismo (tentativo di proteggere la propria economia, renderla autosufficiente e arrivare ad un
autarchia), un grande sviluppo della rete ferroviaria, e un riordino del sistema bancario soprattutto in
funzione del sostegno che le grandi banche potevano dare alle industrie italiane.
Siamo nel 1913 e il governo di Giolitti va in crisi. Il suo governo viene molto criticato dai movimenti
nazionalisti, che sono minoritari, ma cominciano farsi sempre più spazio anche in Italia. Uno di questi fu
d’Annunzio. Un altro grosso problema furono gli scioperi degli operai questo perché se ovviamente c’è una
grandissima presenza di operai o braccianti non c’è più nessuno che produce. Da qui poi nascono i partiti
socialisti.
Il governo quindi cambia e inizia il governo Salandra.

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Siamo nell’agosto del 1914 e l'Italia è ancora neutrale, nonostante varie nazioni cercano di fare delle offerte alla
giovane nazione. Può rimanere neutra grazie al tipo di accordo con la Triplice Alleanza di tipo difensivo e non
offensivo. Alle fine del 1914 l'Italia è in pieno dibattito sia in Senato che nelle strade. C’erano due grandi onde:
neutralisti e interventisti.

NEUTRALISTI INTERVENTISTI

liberali: guidati da Giolitti. Sono un partito interventisti:


moderato, è il partito dell’Italia laica, dell'Italia -​ interventisti di destra: un interventista di
borghese, intellettuale. E’ il partito principale. destra era spesso e volentieri “irredentista”,
ovvero la volontà di riconquistare i territori
italiani che sono ancora sotto il dominio
straniero, bisognava “salvarli”, “redimerli”. (✳2)
-​ interventisti di sinistra: come abbiamo visto
normalmente le figure di sinistra sembrano
essere schierate verso una politica neutralista,
ma ci sono delle eccezioni. Una di queste è
proprio Benito Mussolini✳1, illustre membro
del partito socialista.

socialisti: Ad un socialista non interessa nazionalisti: non sono molti in Italia e sostenevano
l’affermazione della nazione di provenienza, ma l’importanza dell'andare in guerra per mostrare la
vuole la giustizia sociale, il proletariato monarca. grandezza dell'Italia, per aumentare il suo prestigio,
Un socialista è “sovranazionale”, non sente prima ancora che recuperare i territori perduti.
nessuna appartenenza con una persona della
stessa nazione, ma con chi fa parte della stessa
classe sociale, che soffre assieme a lui.

La Chiesa e i cattolici: Benedetto XV condannò la Il re e la Corte; l’industria e la borghesia: I primi per


prima guerra mondiale chiamandola “un'inutile recuperare il prestigio nazionale e i territori che ci
strage”. Questa condanna da un Papa, non è spettavano; i secondi perché la guerra porta maggiore
assolutamente banale. Infatti tutti sapevano produzione industriale.
benissimo che la nazione iniziatrice del conflitto
fu proprio l’impero cattolico per eccellenza: la
Prussia.

✳1
Benito Mussolini: nasce come socialista e direttore dell’”Avanti”, ovvero il giornale socialista italiano. Il
ragionamento con cui sprona altri membri del partito ad entrare in guerra è il seguente: entrare in guerra
significa far una guerra contro gli stati borghesi capitalisti, vanno combattuti e danneggiati, essendo anche
la guerra in sé uno degli apici del capitalismo. Mussolini ha però anche degli obiettivi personali che per ora
non sono però ancora noti.
✳2
Importante intereventista di destra e Gabriele d’Annunzio, personaggio molto carismatico che riesce molto
a muovere l’opinione pubblica. Non mancava mai di marcare come la guerra rendeva grande una nazione, ma
aveva anche sua una visione tipica dei “futuristi” che definivano la guerra come “igiene del mondo”, ovvero
l’idea che la guerra sia il modo migliore e inevitabile per far “pulizia”: emergere chi riesce a farlo e seppellire chi
viene sconfitto (darwinismo sociale), senza dimenticare anche l’idea e la volontà di rivendicare i territori del
Trentino-alto adige, Istria, Friuli Venezia-Giulia e la Dalmazia, quest’ultima perchè fino a Napoleone questa
zona apparteneva a Venezia.

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Nel maggio del 1915, conosciuto anche come “maggio radioso”, D'annunzio intensificando le sue azioni
propagandistiche per entrare in guerra, lancia da un aereo dei volantini, sul territorio austriaco, di propaganda
a glorificazione dell’Italia.

A maggio del 1915 il parlamento è ancora prevalentemente di stampo naturalista, ma l’opinione pubblica no.
In tutto questo l’Italia di nascosto aveva già stipulato un accordo a Londra con la “Triplice Intesa“ in cui in cas
di vittoria dell’alleanza, l’Italia avrebbe ricevuto i territori mancanti. E ciò accade nonostante il Parlamento sia a
maggioranza neutralista. Questo avviene perché re Vittorio Emanuele era interventista; respinse le dimissioni di
Salandra (in modo da non creare situazioni di stallo) che vedeva questo contrasto tra un parlamento che non
voleva andare in guerra e un opinione pubblica e un governo ai piani alti che era pronta per il contrario. L’entrata
in guerra quindi fu decretata dalla decisione del re e dal grande peso che l'opinione pubblica aveva.
Si entra in guerra. L'Italia combatte specialmente sul fronte alpino-orientale. Inizialmente non tutte le battaglie
hanno esito positivo e le offensive italiane contro l'Austria, specialmente sul fiume Isonzo, falliscono. Per 2 anni
l'Austria reagisce a questi attacchi italiani in modo molto duro, con la Strafexpedition (spedizione punitiva) nel
1916, in cui gli austriaci, aiutati dai tedeschi organizzano una controffensiva con l’idea di scacciare i soldati italiani
dai presidi di confine. L'italia però resiste.

ITALIA IN GUERRA
Dal 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra a fianco di Russia, Francia e Inghilterra. La grande maggioranza dei
soldati era un misto di persone da tutte le parti d’Italia da nord a sud, dal punto di vista sociologico è il primo
momento in cui parti d'Italia così diverse vengono a contatto.
La maggior parte delle battaglie vengono combattute sul fronte alpino-orienntale e le prime offensive erano
incentrate a provare a sfondare le linee austriache ed entrare nei loro territori. Queste offensive però falliscono, nel
senso che non riescono a spingersi oltre. L'Austria allora organizza delle controffensive la cosiddetta
"Strafexpedition", ma l’Italia resiste.
Fino all’ottobre del 1917 siamo più o meno in pari, nessuno dei due ha oltrepassato i confini dell’altro, anche se
sicuramente l’Italia ha perso molti più uomini e non è riuscita a sfondare i confini austriaci.
La “sconfitta” quindi generale dell’Italia ha varie cause.

CAUSE INTERNE CAUSE ESTERNE

Luigi Cadorna: è un generale che in primis aveva una esercito austriaco: avevano una migliore artiglieria
strategia molto vecchia, ottocentesca quasi: la strategia (soprattutto armi fisse con grande potenza di fuoco)
delle guerre che duravano pochi giorni e su un campo e aviazione rispetto all’Italia.
aperto, tutto il contrario di quelle moderne. Secondo,
era il classico generale che causava un odio diffuso tra
le truppe e sentimenti antimilitaristi. Era
estremamente severo e duro sulla disciplina dei
soldati, con spesso delle punizioni severissime,
addirittura anche la morte (“decimazione”).

esercito italiano: l'esercito era estremamente territorio: Gli austriaci per la conformazione del loro
impreparato dal punto di visto di armi e mezzi anche territorio erano già sui picchi che gli italiani
se si sottolinea spesso un estrema tenacia ed eroismo volevano conquistare. Dovevano quindi muoversi
delle truppe dall’alto verso il basso

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FRONTE MEDIO-ORINTALE
Nel fronte medio-orientale sono da rimarcare sicuramente la battaglia di Gallipoli, in Turchia, avvenuta nello
stretto dei Dardanelli nel 1915. Gli inglesi subiscono una sonora sconfitta (300.000 morti) da parte dell’Impero
Ottomano.
Gli inglesi furbescamente non reagiscono violentemente con una nuova operazione militare diretta contro la
Turchia, ma fomentano la rivolta delle tribù arabe (Palestina, Libano, Iran) in medio-oriente per indebolire i
Turchi.
Il tutto poi termina con due accordi importanti. Il primo è l’accordo che la Francia e l’Inghilterra fanno
"Sykes-Picot", che sono i due ministri esteri. Questo accordo è molto importante perché grosso modo le due
nazioni si spartiscono le zone di interesse in medio-oriente. Gli Inglesi prendono la zona del centro-sud (circa zona
Palestina), mentre la Francia punta più alla zona nord (Libano e Siria)
Negli stessi anni c'è un'altra importantissima dichiarazione, chiamata "dichiarazione Balfour" in cui il governo
inglkese si impegna a costruire nel futuro una base territoriale per uno stato ebraico, vengono messe le basi per il
futuro stato d’Israele. Di mezzo c'è l’interesse delle lobby importanti di banchieri di uomini di potere ebraici
inglesi e americani.

1916
Il conflitto si allarga decisamente non solo geograficamente nel senso che coinvolge più nazioni, ma si inizia a
combattere anche sul mare. Infatti gli inglesi attuano un blocco navale nei confronti della Germania, cercando di
affermare la nazione tra approvvigionamenti anche tessili e ogni tipo di commercio e esportazioni. La Germania
risponde cercando di usare l'arma dei sottomarini, industria bellica che la Germania aveva fortemente sviluppato.
Erano delle armi devastanti, invisibili e che colpivano navi militari o mercantili inglesi.
Uno dei motivi per cui l'America entrerà poi in guerra fu dato proprio dalla morte di numerosi americani su una
nave inglese abbattuta da un sottomarino tedesco. Gli obiettivi quindi sono militari, mercantili e civili, la “guerra
sotterranea” è brutale, muoiono molti civili.

L’ingresso degli Stati Uniti


Questa è l’immagine di un classico americano qualsiasi, il “uncle Sam”, che
richiama anche nella struttura facciale e nei lineamenti Abraham Lincoln.
Era un personaggio che doveva attirare l’attenzione della giovane potenziale
recluta americana. Un giovane qualsiasi americano non sapeva nemmeno
come tenere in mano un fucile, nessuno è minimamente addestrato
militarmente, è una campagna che parte da zero.
Con questo manifesto si rivela quindi l’entrata in guerra degli Stati Uniti, ma
perchè? Sicuramente gli Stati Uniti hanno una comunanza con i governi
inglesi e francesi, vogliono aiutare le nazioni più simili a loro. Soprattutto però
gli Stati Uniti erano interessati a mantenere e tutelare i rapporti commerciali
con i suoi partner europei. Un’europa distrutta non avrebbe portato benefici a
nessuno, tantomeno loro.
Gli episodi dei continui attacchi alle navi mercantili americane che
commerciavano con l’Inghilterra erano considerati criminali e inoltre la loro
economia trae enormi vantaggi da tutt'Europa e specialmente dai commerci
con l’Intesa.

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Altre svolte importanti
Il 1917 è l'anno chiave della guerra: non c’è nessuna coalizione che ha una posizione migliore rispetto alle altre,
siamo in generale in una situazione di stallo.
➔​ L’entrata degli Stati Uniti nel conflitto
➔​ la Russia nel 1917 esce dal conflitto. Questo indebolisce Francia e Inghilterra. L’America controbilancia nel
conflitto entrandovi, questo fu molto importante.
➔​ L’Italia subisce nell’ottobre del 1917 la sua sconfitta più grave nella battaglia di Caporetto, con 300.000 mila
prigionieri e una marea di morti e di feriti. E’ il momento in cui l'Austria si avvicina di più allo sfondamento
del fronte italiano. Questa disfatta porta ad un cambio al vertice del generale, che adesso è Armando Diaz, che
ha un’idea di disciplina ben diversa (allenta la rigidità, è meno rigido e severo) e questo porta un maggiore
benessere delle truppe. Nel giro di pochi mesi l’esercito si riorganizza.

L’ULTIMO ANNO DI GUERRA


Le truppe rinvigorite grazie ad Armando Diaz resistono all'attacco che l'esercito austro-tedesco attua sul Piave.
e c’è forse una delle più grande vittoria Italiana nell'ottobre del 1918: la battaglia di Vittorio Veneto. Questa è una
vittoria tale per cui l’Italia può obbligare l'Austria a firmare un armistizio.
Nell'agosto del 1918, poi, nella battaglia di Amiens, gli alleati (Triplice Intesa e USA) sconfiggono la Germania
grazie al contingente apporto militare degli USA.
Il momento in cui la Germania si arrende definitivamente avviene l’11 novembre in cui appunto viene firmato
l’armistizio. Interessante ricordare che l’imperatore Guglielmo II scappa dalla nazione e da lì la Germania inizia un
percorso che la porterà all’inizio della repubblica, circa dal 1919 fino al terzo Reich.

DOPO LA FINE DEL CONFLITTO


La Russia da quando esce dalla guerra con il trattato di Brest-Litovsk, perde moltissimi territori come indennizzo
per aver potuto uscire dalla guerra. Ha perso l’intera Polonia e i territori baltici. Uscendo dalla guerra può però
gestire la nascita del futuro URSS.
Alla fine della prima guerra mondiale crollano inoltre tre grandi imperi: Impero russo, quello austro-ungarico,
l’impero Tedesco e ovviamente l’Impero Ottomano. L’unico che rimane in piedi è quello inglese.
I momenti in cui si firmano i documenti della pace dopo la prima guerra mondiale sono due: il trattato di
Versaille e la conferenza di Parigi. Chi guida la pace sono gli USA con il presidente Wilson, sia per il grande
contributo alla guerra impedendo di continuare la carneficina e che dovrebbe essere il più neutrale, senza interessi
personali. A gli americani non interessa punire eccessivamente la Germania, quasi esclusivamente per non privarsi
di un grande partner economico come era e nemmeno favorire troppo gli altri per farli arricchire.
I 14 punti di Wilson sono affermazioni prese dai due documenti che hanno valore esecutivo (vanno attuati) e
sono l’esplicitazione di alcuni criteri sul come stabilire la pace.
-​ punto 3: “Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento
in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.” → Con
questo si chiede l’abbattimento delle barriere economiche e commerciali tra gli stati e l’eguaglianza.
-​ punto 5: “Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le
rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della
sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i
cui titoli debbono essere stabiliti.” → Bisogna rispettare il principio di “autodeterminazione dei popoli”,
ovvero quel principio per cui bisognerebbe far sì che ad ogni popolo corrisponda il più possibile uno stato. E’

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un criterio che è difficile da applicare o non applicato affatto. E’ anche in nome di questo principio che si crea
il regno dei serbo-croati-sloveni, che sarà poi la futura Jugoslavia.
C’è anche una grande novità, per la prima volta nasce un tentativo di tenere assieme tutte le nazioni che hanno
collaborato alla pace e che vogliono far parte di questo insieme dentro un’unica società. Nasce la “Società delle
Nazioni”, un organismo sovranazionale che ha come compito quello di mantenere la pace e evitare uno scoppio di
un altro conflitto mondiale nel cercare di far rispettare le condizioni pattuite.
A questa società però manca: un esercito comune e la mancanza di nazioni fondamentali come ad esempio
all’inizio la Germania e gli USA.

APPROFONDIMENTO STORIA
Tra il febbraio 1915 e il gennaio 1916 si svolse la battaglia di Gallipoli o dei Dardanelli, nello stretto che separa
l'Egeo dal Mar di Marmara. L'operazione, promossa dalla Francia e dal Regno Unito, aveva tre obiettivi:
alleviare l'offensiva sulla Russia, aprendo un fronte che costringesse gli ottomani a dividere le proprie forze
nell'area; controllare lo stretto dei Dardanelli per rifornire i russi e preparare un attacco congiunto alla capitale
ottomana, Istanbul; e infine, se possibile, attirare dalla parte dell'Intesa i greci e i bulgari, ex sudditi degli
ottomani.
Tuttavia il piano partì con il piede sbagliato poiché si basava su resoconti errati circa il numero di truppe
ottomane di stanza nei Dardanelli. Gli ottomani, infatti, fortificarono la zona fin dall'inizio della guerra,
ricostruendo antiche fortezze e stanziandovi truppe perché consapevoli del loro valore strategico. Quella che
avrebbe dovuto essere una manovra diversiva si trasformò in una battaglia di trincea che durò quasi un anno e
causò più di 250mila morti per parte. Effettivamente del fallimento di questo ambizioso sbarco anfibio, e dei
conseguenti morti, venne ritenuto responsabile il Primo Lord dell’Ammiragliato Winston Churchill che, in
conseguenza, dovette dimettersi dal governo iniziando un lungo periodo di purgatorio politico che si sarebbe
concluso solo a guerra finita.

Il 1° novembre 1914, l'Impero ottomano entra in guerra al fianco delle Potenze Centrali. Churchill, di fronte
allo stallo sul fronte europeo e desiderando aprire un nuovo fronte, propone un attacco per conquistare lo
stretto dei Dardanelli, che collega il Mar Egeo al Mar di Marmara. L'obiettivo è avanzare fino a Costantinopoli
e costringere l'Impero ottomano a ritirarsi, garantendo l'accesso russo al Mediterraneo e proteggendo l'Egitto
e il canale di Suez. Il Consiglio di Guerra britannico accoglie il piano il 13 gennaio 1915. Tuttavia,
l'operazione risulta complessa da realizzare. Lo stretto è difeso da numerosi forti e mine, e le navi si trovano
facilmente a portata di tiro delle artiglierie ottomane. Un attacco su larga scala, con bombardamenti intensi,
sembra necessario per forzare il passaggio. Ma il governo britannico, e in particolare il Ministro della Guerra,
Lord Kitchener, considerano l'operazione dei Dardanelli di poca importanza, concentrandosi maggiormente
sul fronte occidentale. Kitchener la descrive sarcasticamente come "una crociera nel Mar di Marmara".
Le ostilità nella battaglia dei Dardanelli iniziano il 19 febbraio 1915 con bombardamenti navali, seguiti il 18
marzo da un assalto navale alleato. Diverse navi, tra cui la corazzata francese Bouvet e le britanniche
Irresistible e Ocean, saltano su mine poste dai turchi, e altre navi vengono danneggiate dall'artiglieria
ottomana. Nonostante l'uso di dragamine, le barriere di mine non vengono eliminate, e le navi alleate rivelano
ai turchi l’imminenza di uno sbarco. L'esercito ottomano, comandato da Mustafà Kemal (futuro Atatürk), si
prepara per l’offensiva. Il 25 aprile 1915, le truppe britanniche, francesi, australiane e neozelandesi sbarcano a
Gallipoli. L'Australia e la Nuova Zelanda partecipano per la prima volta alla Grande Guerra, con un numero
significativo di soldati volontari (truppe ANZAC). Gli Alleati, però, hanno informazioni imprecise sulle difese
turche e le forze a disposizione sono insufficienti.

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Per lo sbarco vengono scelte 5 spiagge. Le truppe ANZAC, sbarcate sulla spiaggia Z (quella più a nord), non
riescono a superare le scoscese colline, mentre quelle britanniche e irlandesi subiscono pesanti perdite. Le
spiagge si trasformano rapidamente in un immenso carnaio, il cui odore, presto insopportabile, arriva persino
sulle navi che sono all'ancora al largo. A causa del calore e di condizioni d'igiene deplorevoli, si sviluppa una
epidemia di febbri tifoidi e di dissenteria. Il gran numero di cadaveri non seppelliti attira miriadi di mosche.
Inoltre, per mancanza di imbarco possibile su navi ospedale, i feriti non vengono più neanche curati. La
situazione diventa talmente intollerabile che alla metà di maggio i combattenti concludono una tregua di
qualche ora per seppellire i loro morti.
Sia da parte delle truppe inglesi che dal’ANZAC furono provate molte controffensive, ma nessuna ebbe un
grande successo e tutte un grande numero di feriti e morti. Le truppe cominciarono il reimbarco l'8 dicembre,
protette dalle retroguardie. L'operazione si concluse con successo nella notte fra il 19 e il 20 dicembre: furono
tratti in salvo 83 048 soldati assieme a 4 695 cavalli e muli.
La sconfitta causa una grave crisi politica in Gran Bretagna, con dimissioni e l'inizio di un'inchiesta
sull'operazione. Winston Churchill, ritenuto il principale responsabile, perde il suo posto di Primo Lord
dell'Ammiragliato e viene criticato per aver mal calcolato la portata dell'offensiva. Nonostante le
giustificazioni di Churchill, che sosteneva che la conquista dei Dardanelli avrebbe potuto cambiare l'esito della
guerra, gli storici, come Robin Prior, dimostrano che l'operazione era destinata a fallire fin dall'inizio, a causa
di una strategia mal concepita e di risorse insufficienti.
Il bilancio delle perdite è pesante: 46.000 morti e 86.000 feriti tra gli Alleati, mentre i turchi subiscono perdite
più difficili da quantificare. La battaglia ha un impatto duraturo in diversi paesi: per gli australiani, Gallipoli
diventa il simbolo della nascita della nazione, celebrato ogni anno il 25 aprile, mentre per la Turchia
rappresenta una vittoria che segna l'inizio della sua modernizzazione, con Mustafà Kemal come eroe nazionale.

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STORIA, II quadrimestre
IL PRIMO DOPOGUERRA
Ci troviamo a Versailles, 1919, il primo ministro Salandra e il ministro degli esteri, ci troviamo come gli altri capi
dei paesi vincitori al tavolo delle trattative. Come da accordo avremmo dovuto ricevere le famose “terre irridenti”,
che come avevamo già discusso non seguiva il criterio dell’autodeterminazione dei popoli (ovvero in queste terre,
specialmente nella Dalmazia non ci sono effettivamente italiani). Le terre effettivamente ricevette la maggior parte
delle terre pattuite, tranne la Dalmazia, proprio secondo il criterio di autodeterminazione.
La strategia dialettica che l’Italia a questo punto usa per difendere le sue ragioni è quella del pianto. Alla fine si
decide che Fiume, città al confine con l’Italia diventerà zona internazionale, solo dopo alcuni anni diventerà
ufficialmente italiana, ma solo la parte effettiva della città abitata da italiani, e le zone rurali agli jugoslavi.
Per quanto riguarda la Germania, subisce delle riduzioni del territorio,ad esempio soprattutto della Dalmazia che
viene data alla Francia, ma anche una zona al confine del Reno che viene smilitarizzata e controllata dai francesi.
L'esercito viene inoltre ridotto di tantissimo da circa un milione (che tutti i paesi avevano) a 150.000 [Link]
punto di vista economico la Germania verrà messa in ginocchio dalle indennità di guerra che doveva pagare, una
multa quindi a cifre esorbitanti. La Germania viene quindi resa innocua per molto tempo.
A causa di ciò c’è il grande rischio che le altre potenze prendano troppo potere e di cominciare ad usare la nazione
debole per i propri scopi.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
La pace è fatta e l’Italia riparte, ma si sollevano da subito delle grida di lamentela riguardo alla perdita della
Dalmazia e di Fiume e grazie alla forte azione di propaganda di Gabriele d’Annunzio si parla di una “vittoria
mutilata”. Una vittoria quindi mancante di qualcosa, si vuole diffondere quindi l’idea di un'Italia trattata
ingiustamente e che c’è bisogno di una nuova Italia. La scelta della parola stessa “mutilata” è molto importante e
provocatoria: dell’Italia è stato mutilato il suo orgoglio, la sua vittoria e soprattutto i suoi soldati.
D'Annunzio ad un certo punto inizia a maturare l’idea di fare una missione militare politica, si mette infatti a
capo di una parte dell'esercito italiano che era rimasto della zona del confine tra Friuli e Slovenia e in modo del
tutto indipendente si mette a conquistare la città di Fiume, che viene invasa e conquistata dal generale Gabriele
d'Annunzio. Ci troviamo nel settembre del 1919.
L’esito politico di questa conquista sarà in realtà nullo: dopo la conquista ci fu un anno di regime, con un governo
chiamato “la reggenza del Carnaro”; Giolitti fece poi un trattato con le altre potenze internazionali, il trattato di
Rapallo in cui si confermano le suddivisioni di Versaille e dichiara Fiume città libera. Per sgomberare d'Annunzio
e i suoi adepti ci furono alcuni bombardamenti come avvertimento e così il poetra e il suo esercito lasciano
definitamente fiume.
Tutta questa vicenda ci fa capire che in Italia ci sono ancora molti sentimenti estremisti su cui, se uno è abile come
d’Annunzio, puoi far leva. Molti italiani, soprattutto giovani, hanno delle ispirazioni e sono disposti a seguire un
capo che gli dia un'ideologia da seguire. La vicenda di Fiume fu inoltre una sorta di esperimento sociale assurdo ed
era quasi l’idea estetizzante di d’Annunzio, ovvero l’idea che la vita è un’opera d’arte, creando delle grandi messe in
scena; a Fiume infatti c’è una grande libertà sessuale, un forte uso di droga, una libertà nel campo dei diritti sociali
(c’è una donna soldato).

Siamo quindi nel 1919, a livello politico abbiamo i seguenti partiti politici:
1.​ Il partito storico di Giolitti, che si troverà a governare l’Italia ed è a capo del Partito Liberale, un partito laico e
moderato, tende a privilegiare il commercio borghese. Dopo la prima guerra mondiale però non è più
appoggiato dalla maggioranza. C’è un partito politico nuovo che nasce in Italia.
2.​ Si forma il primo partito esplicitamente espressione dell’elettorato cattolico, il Partito Popolare Italiano. A
capo c’è un prete siciliano, don Luigi Sturzo che porta avanti le istanze cristiano-cattolico. Quindi sicuramente
il bene della Chiesa, ma anche un certo riconoscimento dei diritti dei lavoratori più deboli, le scuole cristiane.

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Nelle prime elezioni del 1919 viene votato da circa il 10% e il 20% dei voti, è una buona percentuale, che crea
quindi una “concorrenza” con il Partito Librrale.
3.​ Il Partito Socialista Italiano, che ottiene la maggior parte dei voti, tra il 20% e il 30% dei voti. In primis perché
la realtà del lavoro italiana vede una grande fetta della popolazione, che si vedono quindi tutelati dai socialisti,
che non solo li vuole aiutare ma li vuole anche al governo. Inoltre l’altro grande motivo per cui il Partito
Socialista Italiano ha così tanti voti è dato dal fatto che effettivamente la guerra che aveva distrutto tantissime
vite era stata voluta dalle forze e dai governi capitalisti e nazionalisti, mentre il Partito Socialista non avrebbe
mai voluto l’entrata in guerra. Tutti i socialisti europei erano spinti da quello che stava succedendo in Russia a
partire dalle dottrine marxiste, che in Russia c’era il tentativo di arrivare alla massima giustizia.
Importante ricordarsi che il Partito Socialista arriverà a dividersi in tre dal ‘21 in avanti: il Partito Socialista vero e
proprio, fedele alla maggior parte delle direttive che arrivavano dalla Russia, e che al suo interno aveva moderati e
riformisti; il PSU, ovvero il Partito Socialista Unitario, che si distacca un po’ dal mondo della sinistra, sono i
socialisti più moderati e che meno seguono la dottrina marxista; il Partito Comunista d’Italia, sono coloro che che
pensano che i socialisti, anche quelli più radicali non seguano abbastanza la Russia, due figure di spicco di questo
partito furono Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

In questo periodo c’è quindi instabilità politica: la somma dei voti cattolici e socialisti superano i liberali; in
parlamento quindi non c’è una maggioranza politica sicura. Questa situazione è anche uno specchio sociale di
quello che sta accadendo nel paese.
Negli anni tra il ‘19 e il ‘20 (“Biennio rosso”) stanno infatti avvenendo parecchi scioperi; gli operai si sentono
sempre più rappresentati dal partito socialista e si appoggiano ai sindacati, ovvero un ente che fa la mediazione tra
le richieste dei lavoratori e i datori di lavoro e che ha il compito di garantire che i lavoratori abbiano certe
condizioni di lavoro. Questi scioperi sono talmente potenti che nell’autunno del 1920 ci sono un paio di giornate
in cui in varie regioni si contano più di 500.000 operai che scioperano.
Il governo Giolitti a questo punto cerca un compromesso, deve tenere le fila di una situazione difficile:soprattutto
i moderati sono spaventati da una possibile rivoluzione socialista. Giolitti concederà alcuni diritti e alcune
richieste degli operai, come ad esempio dei salari e degli orari prestabiliti dagli operai e viene permesso agli operai
di riunirsi in assemblea, anche nel timore di una possibile rivoluzione se avesse fatto altrimenti. Agli occhi però
dei grandi industriali, che si sentivano rappresentati dal Partito Liberale, è andato troppo oltre e ha concesso
troppo, scontenta quindi il suo elettorato
Il nuovo soggetto politico che in modo non ufficiale sarà alleato dei grandi industriali per reprimere le rivolte
operaie saranno le forze fasciste.

L’ARIA INIZIA A CAMBIARE


In questo panorama politico ci sono però delle fazioni politiche più piccole che sembrano avere meno incidenza e
che potremmo ricordare a frange nazionaliste, uno di questo era “I Fasci di Combattimento". Nasce nel 1919 a
partire dalla guida dell’ex socialista Benito Mussolini, ed ha un programma politico molto strano.

Programma dei Fasci di Combattimento


Come si denota sono rivendicazioni diverse tra di loro: esaltano la nazione italiana, sono anticlericali, sono anche
un po’ progressisti, quasi un miscuglio di varie correnti di pensiero. Rivendicazioni quindi tipiche di sinistra, ma
anche nazionaliste, sembra quasi un programma fatto per catturare più elettori possibili.
Alle elezioni del 1919 però i Fasci di combattimento subiscono una grande sconfitta, ed è da questo momento che
il partito, guidato da Mussolini, decidono di orientare la loro politica in un'ottica anti-comunista e anti-socialista
e spostarsi su un partito che ad oggi chiameremmo con valori di destra estrema: rivendicazionei nazionalisti, un
linghu8aggio fdi gesti volto all’esibizione di forza e violenza se necessario e l’idea di favorire i ceti altoborghesi.

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Questa mutazione porta una svolta fondamentale: dal 1920 in avanti i grandi proprietari terrieri e delle fabbriche
cominciano ad intuire che queste forze politiche, in particolare i Fasci di Combattimento, potrebbero essere la
soluzione dei continui scioperi degli operai e al crescere di questa forza di sinistra nel mondo delle fabbriche.
Questo perché nei Fasci di Combattimento è forte la componente di alcune formazioni paramilitari, ovvero non
ufficialmente parte dell’esercito, ma che detengono armi e possono usarle, che derivano dai vecchi gruppi di
giovani patrioti che ex-soldati dell’esercito avevano fatto una formazione a sé, come ad esempio gli "Arditi", che si
erano uniti a d’Annunzio per la presa di Fiume.
Alla fine comunque per tutto l’anno 1920, in modo del tutto illegale, avviene che i Fasci di Combattimento
offrono queste associazioni paramilitari, con principalmente armi bianche, ma a volte anche “normali”, per tenere
a bada le forze di sinistra che animavano gli operai e gli scioperi. Molto spesso quindi ci sono numerosi episodi di
violenza contro gli operai che sono soggetti a veri e propri pestaggi di massa e questi sono messi a tacere. Si parla
di circa 3.000 morti tra i socialisti e circa 600 morti tra i fascisti nel giro di due anni, sono cifre quasi da guerra
civile. Questi giovani fascisti violenti vengono denominati “Squadre d’Azione Fasciste”.
Tutto ciò comunque avviene in modo illegale, ma viene tollerato. Specialmente ovviamente ne giovano gli
altoborghesi, che sfruttano le forze fasciste; ma in realtà anche gli altri partiti politici non si oppongono e il
governo sembra quasi accertare la situazione. Questo perché tutta questa situazione “sistema” dal punto di vista
dell’estrazione borghese il fatto che erano stati penalizzati da Giolitti e d’altra parte garantisce come un equilibrio
e scongiura il pericolo di una rivoluzione socialista.

Per capire ora l’abilità di Mussolini di dare forma a questo suo nuovo schieramento è utile leggere direttamente le
sue stesse parole, che vengono pronunciate nel ‘21 e nel ‘22 in occasione di una commemorazione fatta per i
caduti Fascisti in questa guerra civile. Erano momenti molto solenni, dove si celebrava la comunanza fascista.

“Discorso di commemorazione per i giovani fascisti e squadristi caduti”


Queste parole sono pronunciate da Mussolini per spiegare il fascismo; piccola parentesi, il nome viene dai “Fasci
di littori” ovvero gli uomini d’armi che precedevano i magistrati romani, una simbologia tipica della Roma
Imperiale. Dall’estratto del discorso si capisce che Mussolini riesce a tenere assieme l’aspetto di attivismo violento
di come effettivamente agivano gli Squadristi Fascisti, ma anche una sorta di aspirazione ideale; si vuole quindi
mostrare una sua forza bruta, ma anche che si punta ad un'Italia che punta a degli ideali assoluti per cui
combattere.
Il Fascismo comincia a radicarsi nel popolo italiano riuscendo raggiungendo i vari livelli di classi sociali:
commercianti, industriali, ma anche insegnanti, contadini e operai

La Marcia su Roma
Nel maggio del ‘21 comunque, il clima politico è ancora instabile: tutto il blocco liberale di destra prende tanti
partiti e ha il nome di <blocchi nazionali>, con un idea di schierarrsdi fortemente dalla sinistra italiana, formata
dalla Partito Socialista Unitario e il Partito Comunista.
Alla fine delle elezioni il quadro politico rimane comunque instabile, ma è interessante notare che 38 fascisti
entrano ufficialmente all’interno del Parlamento Italiano. Comunque i due governi che si eseguiscono tra il ‘21 e
il ‘22 sono guidati prima da un socialista di nome Bonomi e poi da un liberale di stampo giolittiano di nome
Facta.
In tutto questo, il Partito Nazionale Fascista, nomina prima il capo del partito Mussolini <Duce> e comincia poi
ad irrobustirsi sempre di più. Nel mentre però i partiti di sinistra non riescono ad unirsi, questo sarà proprio uno
dei problemi che ha portato all’ascesa del fascismo, non ci fu una vera e propria opposizione.
Prende adesso piede l’idea nel Partito Fascista di commettere un’azione violenta di presa del potere, un atto di

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forza, in questa situazione instabile per prendere il potere.
Siamo nell’ottobre del ‘22 e prende corpo il progetto della <Marcia su Roma>: l’idea che da tutte le parti d’Italia si
convogliassero verso Roma gli appartenenti al Partito Fascista in questa marcia indossando tutti quanti camicie
nere (simbolo degli aderenti al Partito) per prendere il potere con un colpo di stato il ruolo di governo. Questo
episodio è quasi da considerare una parata, nel senso che non ci fu nessuno spargimento di sangue o violenta
effettiva.
Comunque alla fine i capi del fascsimo si presentano a Roma e vogliono dirigersi verso il Re per prendere la guida
della nazione italiana. Il Re è Vittorio Emanuele III in questa situazione c’erano i presupposti da parte del governo
per proclamare lo <stato d'assedio>, nonostante ciò il Re permette a Mussolini e i suoi di entrare nei Palazzi di
governo e gli concede di formare un nuovo governo e gli dà l'incarico di presidente del consiglio.
Ma perchè lo fece? per tre fondamentali ragioni (mai spiegate ufficialmente dal Re):
1.​ Negli ambienti della famiglia reale non c’erano simpatie per le forze di sinistra, anche per il timore
incombente di una possibile rivoluzione.
2.​ Probabilmente il Re temeva che l’opporsi avrebbe potuto scatenare una reazione davvero violenta delle
comunque consistenti forze fasciste a chiunque si fosse opposto.
3.​ Probabilmente non dispiaceva troppo a Vittorio Emanuele III una figura come Mussolini che veniva
identificata come una figura che poteva garantire ordine, specialmente nella situazione di profonda
instabilità e caos in Italia.

Mussolini quindi forma la sua banda di governo. Su 15 ministri praticamente 12 o 13 hanno ideaologie di destra,
nazionaliste o dirrattamente fasciste. Quando il Duce presenta alla Camera il nuovo governo lo fa con uno dei
suoi discorsi più famosi: “Discorso del Bivacco” in cui Mussolini si presente pubblicamente con fare minaccioso,
aggressivo.

“Discorso del Bivacco”


Con <bivacco di manipoli> Mussolini indica delle piccole casupole in cui ci sono i soldati, sta praticamente
dicendo che avrebbe potuto trasformare l’Aula in un suo quartier generale delle forze fasciste. Sostanzialmente
con questo discorso il Duce minaccia e riesce effettivamente a intimidire il Parlamento, che è costituito sia da
persone che hanno timore a reagire e buona parte di persone che sono convinte che nel tempo il “fenomeno
Mussolini” si sarebbe mitigato.
Comunque alla fine viene data la fiducia a Mussolini con circa 300 voti favorevoli e un centinaio di voti contrari.
Si conclude così la spiegazione di come il Duce si è insediato al governo.

MUSSOLINI AL GOVERNO
Nasce quindi un nuovo organo istituzionale del <Gran consiglio del fascismo> nel dicembre del 1922, era una
specie di raccordo tra il partito fascista e il parlamento, dove vengono dettate le linee del partito e prese le
decisioni e leggi che poi vengono accettate in parlamento, è estremamente anticostituzionale. La maggior parte
sono membri dell’esercito, fascismi del partito e da altri membri dell’area liberale che assecondavano l’ascesa
fascista. Nel 1923 Mussolini crea un’altra realtà: <Milizia volontaria per la sicurezza nazionale>. Mussolini
ufficializza l'esistenza di una forza armata alternativa e parallela a quella nazionale, è la legittimazione degli
squadristi fascisti. Nello stesso anno Mussolini studia una nuova legge elettorale il “premio di maggioranza”, si
stabilisce una soglia di voti con cui un partito può occupare i ⅔ dei posti in parlamento se ottiene più del 25% dei
voti.
L’anno dopo i fascisti ottengono il 65% dei voti, vincendo. Si registra però in tutta Italia clima di minaccia, paura e
inquietudine. Molto spesso infatti i seggi sono presidiati da fascisti e che avrebbero in qualche modo scoperto un
voto positivo o negativo rispetto al Duce.

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Nel maggio del 24, però, Matteotti ha il coraggio di levare la sua voce e condannare il clima e le azioni fasciste a
discapito dei cittadini e dell’Italia. Viene sicuramente osteggiato dai fascisti, ma anche osannato da molti. A causa
di ciò, il 10 giugno, viene rapito e la rivendicazione non arriva dà parte dei fascisti, anche se tutti sanno chi sono i
fautori. Dopo due mesi si assiste al ritrovamento del corpo di Matteotti nelle campagne romane. Né Mussolini,
né il Partito Fascista si fanno avanti e prendono una posizione pubblicamente. Nel parlamento però c’è una presa
di posizione netta e una grande parte del Parlamento italiano, che decide di lasciare fisicamente il Parlamento e
spostarsi per parecchie settimane. Questo episodio è detto <secessione dell’Aventino>.

“Discorso del Bivacco”


﹡1: E’ sufficientemente generico e non si riferisce direttamente all’omocidio Matteotti
﹡2: <l’olio di ricino e il manganello> si riferiscono a due forme di violenza, quella morale e quella fisica. E’ come
se chiedesse alla nazione “cosa avete visto nel fascismo? solo la violenza, che non nego, o anche la grandezza futura
dell’Italia se aderisce al fascismo?”
﹡3: Il problema in cui siamo è anche colpa e responsabilità del parlamento che non si separati e non permettono
la governabilità d’Italia
﹡4: esce l’elemento di minaccia, è un’affermazione molto forte.
﹡5: una situazione stabile, ma ricominciare a produrre, rilanciare la produttività
﹡6: rilancia l’unico valore positivo di quello che per ora propone il fascismo. In questo modo Mussolini e il suo
partito ne escono da vincitori
Da adesso in poi il fascismo proporrà delle leggi che lo porteranno ad essere da partito a regime, ovvero non
esistono opposizioni e il governo coincide con il partito.

DA PARTITO A REGIME
Le seguenti sono le manovre politiche che Mussolini attua e che rendono l’Italia un regime, chiamate <leggi
fascistissime>, emulate tra il ‘25 e il ‘26:
-​ Il Gran Consiglio del Fascismo: un organo in più creato da Mussolini, che ha il potere decisionale e tende a
rendere praticamente inutile il Parlamento, che non poteva nemmeno opporsi così tanto.
-​ La Milizia militare per la Sicurezza nazionale: viene ufficialmente legittimata dallo Stato (guidato dal
Duce).
-​ la Riforma gentile: è la riforma che detta la forma della scuola ancora ad oggi; i 5 anni di formazione e la
suddivisione indirizzi ma sicuramente anche l’impronta e il peso dato alla cultura umanistica, elemento
utilizzato sicuramente per la contribuzione della formazione di un regime. Questo perché si possono usare i
simboli per creare una vera e propria pseudocultura. C’è inoltre sicuramente un approccio <storicista> ovvero
per il quale la storia nel momento presente mostra sempre il suo frutto migliore.
-​ Liste Nazionali: d’ora in poi, per elezioni, si usano delle liste che sono dei gruppi elettorali molto ampi
dominati da fascisti. E’ come se ci fosse un unico partito da votare, in caso un cittadino non votasse il regime,
ne avrebbe subito le conseguenze.
-​ altra legge di governo1: Mussolini decide che il Parlamento non può sfiduciare il governo, nel senso che se
anche togliesse la fiducia al Governo, questo dovrebbe rispondere solo all’autorità del Re e sapendo la
posizione di quest’ultimo è come se il Duce dovesse rispondere solo a se stesso.
-​ altra legge di governo2: Mussolini cancella la figura del sindaco, almeno come nome, perchè da ora in poi sarà
conosciuto come <Podestà> e insieme ad esso tutto un linguaggio che si rifà all’Italia medievale.
-​ il Tribunale Speciale: composto da magistrati tutti fascisti, quindi chiaramente di parte.
-​ altra legge di governo3: i fascisti eliminano ogni altra forma di sindacato eccetto i sindacati fascisti.
-​ Patti Lateranensi: nel 1929 Mussolini deve accordarsi con un suo grande oppositore, la Chiesa cattolica, e
non combatterlo perché la religione era troppo intrinseca nella cultura italiana e quindi decide di trovare un
intelligente compromesso. In questo trattato le due parti si riconoscono a vicenda, quindi la Chiesa riconosce

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il potere fascista, anche per sopravvivenza, e ottiene di rendere il cattolicesimo come religione di Stato, che
deve essere sia essere inserita a scuola come materia, sia considerata come apice di influsso del regime scolastico.
Assieme a questo trattato però, c’è anche un concordato, ovvero un documento specifico sui rapporti tra il
popolo italiano e la Chiesa. Nel concordato viene: stabilito il riconoscimento del valore civile del matrimonio
religioso; stabilito un’associazione detta <Azione Cattolica> che è l’unica associazione non fascista che viene
tollerata nel regime. Questo dato è importantissimo perché offre una sorta di scelta alternativa educativa e che
permetteva una sorta di libertà sociale. Ed è anche per questo che il fascismo a differenza degli altri due
totalitarismi (comunismo di Stalin e nazismo), è un totalitarismo imperfetto, che non si sviluppa a causa in
primis della Chiesa e secondo per la presenza, anche se solo figurativa del Re.
A questo punto gli altri Partiti politici vengono decretati <decaduti>, non hanno più nessun valore politico.

ENTRIAMO NEGLI ANNI ‘30


Dal punto di vista della politica economica Mussolini punta ad una politica di autarchia, ovvero “governare da sé
stessi", quando una nazione riesce ad essere autosufficiente e dipende molto meno dalle esportazioni e investe
meno nell’esportazione di ciò che ha.
➢​Questo porta a intere zone del centro e nord Italia che vengono bonificate completamente, tra il ‘29 al ‘33,
soprattutto per la coltivazione di grano, per questo inizia il periodo chiamato: <la battaglia del grano>.
Per incentivare anche i contadini che coltivavano altro induce dei premi ad esempio a chi coltiva più grano.
Dal punto di vista del fabbisogno italiano il Duce non riesce a coprirlo con le coltivazioni del grano, che sì
sono aumentate, ma non basta.
➢​Prova inoltre a rivalutare la Lira, rendendola più forte come valuta e disincentivando le importazioni.
Dal punto di vista della politica sociale, ovvero come si costruisce il consenso e il mito del fascismo, applica varie
metodi.
➢​Si punta sulla retorica che l’unico Partito che è a favore della nazione e del suo benessere è quello fascista e
tutti gli altri partiti (comunisti e socialisti nello specifico) hanno contribuito a indebolirla.
➢​Si usano svariati simboli. Tra questi sicuramente c’è il recupero, e il culto, dell’Impero Romano, ovvero il
momento più alto nella storia dell’Italia, Augusto è il modello dell'Impero Italiano. Altri simboli vengono
presi dal mondo religioso come ad esempio l’idea della <comunione squadrista>.
➢​Il culto della personalità è molto forte (stesso fenomeno avviene nel comunismo e nel nazismo). E’ la
celebrazione che si cerca di inculcare nelle persone, di un soggetto che incarna gli ideali del regime. In questo
caso il modello da seguire è proprio Mussolini.

IL FASCISMO NELLA VITA DEGLI ITALIANI


Come accade in molti regimi, per rilanciare l’economia lo si fa tramite la creazione di lavori pubblici, ovvero a
carico dello stato, le spese sono a suo carico per procurare occupazione e di conseguenza ricchezze. Proprio
durante il facismo infatti nasce la prima autostrada italiana. Si creano in questa ottica anche alcuni enti statali
come l'IRI (Istituto della Ricostruzione Industriale), che dava incentivi economici legati alla ricostruzione di zone
o aree di disagio a causa della prima guerra mondiale.
Dal punto di vista ideologico si ripetono le idee dell’imperialismo della conquista di territori anche solo per
dimostrare potere e dominanza. Mussolini, che vuole creare l’Impero Italiano, si mette in testa di conquistare una
zona che l’Italia aveva perso nel 1896, ovvero l’Etiopia. E’ una campagna militare che comunque non porta molto
profitto in primis perché il territorio non era redditizio, è più una questione di prestigio.
Da ricordare però la Campagna Africana in negativo per due motivazioni: primo l'esercito fascista compì degli
atti crudeli e secondo si usarono gas e altre armi che erano proibite dalle convenzione della Società delle Nazioni.

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Già da questo episodio però si riconoscono i semi di una discriminazione razziale. La mentalità dell’Italia fascistà
si vede nel fatto che qualunque etnia colonizzata dall’Italia viene considerata “di serie B”, tanto che nel 1938 si
vieteranno i matrimoni misti tra persone bianche e nere. La conquista dell’Etiopia avviene e nel maggio del 1936
Mussolini lo annuncia alla folla, osannando “l’espansione dell’Impero Italiano”.

Quando si vuole una nazione più forte si deve aumentare la sua popolazione, questo perché chiaramente è un
problema a livello di mancanza di manodopera e a causa di un grande numero di popolazione anziana da
sostenere. In un regime questo diventa un elemento propagandistico e ideologico: l’Italia forte deve avere tanti
nuovi nati. Si crea quindi l’OMNI (Organizzazione Nazionale della Maternità Italiana), ovvero un’organizzazione
fascista volta a incentivare la maternità e con leggi a favore della donna-madre con anche vari sussidi statali.

Si crea anche una struttura associativa, molto varia, che copriva lo spettro di tutte l’età di una persona, che
raccoglieva educazione femminile e maschile con l’idea di indottrinare o di fornire un’educazione fascista nei tre
ambiti fondamentali nella vita di un essere umano: lo studio, il lavoro e il tempo libero, tutti occupati dalle
strutture associative fasciste.
➢​Alle elementari si era o <Figli della Lupa> o <Figlie della Lupa>
➢​Alle medie si era o <Balilla> o <Piccole Italiane>
➢​Tra il liceo e l'università si era <Avanguardisti> o <Giovani Italiane>
Con questo si intuisce l’assenza di scelta di appartenere ad un’associazione, ci si è dentro e basta, non si hanno
alternative educative o di nessun altra natura.
Anche lo sport è un potente strumento di coesione di unità nazionale. Una nazionale di calcio che vince ad
esempio, contribuisce sicuramente ad un senso di orgoglio della propria nazionale.
Non è un caso infatti che dal ‘34 al ‘38 la nazionale italiana di calcio, in seguito ad una grande insistenza da parte
del regime, trionfa in due occasioni.

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IL NAZISMO
Dopo le condizioni del trattato di Versaille, dopo la prima guerra mondiale, la Germania era in ginocchio sia dal
punto di vista morale, che economico, che fisico (i morti e i sopravvissuti mutilati).
In questo contesto di disagio, nella popolazione germoglia un forte sentimento di risentimento, rabbia, tristezza e
disillusione. E’ un tipo di disagio in cui se una dittatura prova a stabilirsi trova un terreno fertile.

Prima dell’avvento di Hitler, chi guidava la <Repubblica di Weimar> è una coalizione moderata che spesso viene
contestata dalla popolazione perché visti come colpevoli della situazione post prima guerra mondiale.
In questo ambiente politico iniziano a sorgere partiti estremisti sia di destra che di sinistra e anzi proprio
quest’ultimi erano molto più forti in tutta Europa e anche in Germania.
Dal ‘20 al ‘24 le tensioni di questi partiti estremi mettono in atto delle azioni di violenza. . Proprio quello che
adesso è l’embrione del Partito Nazionalsocialista comincia a prendere piede in questo clima; è un partito che è
caratterizzato da un programma che sembra voler accontentare chiunque: promette riforme per i lavoratori
tedeschi, ma parla anche di una Germania forte, con discorsi nazionalisti e purtroppo sin da subito frasi
antisemite, che condannano colore che vengono guardati come danno alla nazione, come causa della debolezza
della nazione.
Queste formazioni politiche estreme comunque arrivano ad assassinare il ministro degli esteri della Repubblica di
Weimar e più avanti un certo Adolf Hitler organizzerà un colpo di stato in una birreria a Monaco, che sarà
chiamato il <Putsch di Monaco>.

Ma chi è questo Adolf Hitler? Ha circa una trentina d’anni e ha origine austriaca, ha fatto una significativa
carriera militare e ora sta intraprendendo una carriera politica. E’ a capo del Partito Nazionalscoalista dei
Lavoratori Tedeschi, con programmi che hanno dentro di tutto in cerca di sostegno da più persone possibile.
Quest’uomo comunque decide, alleandosi con alcuni esponenti del governo bavarese, di organizzare appunto in
una birreria a Monaco, un colpo di Stato in cui cerca di convincere questi politici a sollevarsi con lui contro l’allora
governo bavarese. Questa riunione finisce in caos e Hitler viene arrestato e in seguito a nove mesi di prigionia,
partorisce un testo, il <Mein Kampf> (la mia battaglia).
In questo testo Hitler enuncia tutto il suo progetto politico, ovvero il progetto di una grande Germania che
avrebbe raggiunto i 250 milioni di persone e che avrebbe dominato l’Europa e il mondo sulla base razziale, dato
che il popolo tedesco era, secondo il testo, l’espressione più pura della <razza ariana>, ovvero la razza migliore
che si è generata per selezione naturale della razza umana (darwinismo sociale), tra le teorie di questo testo c’è
addirittura che Gesù stesso fosse il primo ariano. In questo testo vengono poi identificati i “due grandi nemici del
popolo e della nazione tedesca” ovvero gli ebrei e i comunisti.
-​ L’accanimento di Hitler contro l’etnia ebraica, e quindi antisemita, nasce dall’idea di una sua “natura
parassita”, non avendo mai avuto una fissa dimora, secondo questa visione il popolo ebraico ha sempre
sfruttato il paese in cui stavano.
-​ L’accanimento di Hitler contro i comunisti è molto semplice, è un’ideologia sovranazionale, non gli
interessa quindi la grandezza o il potere di una nazione
Il <Mein Kampf> all’inizio vende molto poco, ma alla fine degli anni 20 aveva già fatto un milione di copie; e
solo 10 anni dopo si parla di decine di milioni di copie.

Nei nove mesi in cui Hitler si trova in carcere in Germania accadono due eventi importanti. In primis l’America
come già detto in precedenza, non giova dalla demolizione economica delle nazioni europee, quindi concede
prestiti e aiuti economici a tutta Europa e aiuta anche la Germania a uscire dalla sua crisi economica, per far sì che
si rialzi. Questo venne chiamato <Piano Dawes>.
Questo circolo di risanamento avviene, tanto che alle porte del ‘29 la Germania si è un po’ risollevata. Purtroppo
però proprio in quegli anni negli USA avviene la più grande crisi economica del paese.

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La <crisi del ‘29> avviene in seguito alla sovrapproduzione delle industrie di “beni durevoli”, come ad esempio
elettrodomestici o automobili. La crisi in America colpisce a domino come un uragano anche l’Europa quindi e
soprattutto la Germania.
La rabbia e la frustrazione che già c’erano durante la prima guerra mondiale si rialimenta e il Partito
Nazionlsocialista, che ha tolto la dicitura dei “lavoratori tedeschi”, comincia a fare una propaganda politica molto
forte conquistando completamente i giovani tra i 20 e i 40 anni; questo perché i giovani sono attratti dalla
promessa di una “grande Germania”.

LA PRESA AL POTERE DI HITLER


Il disagio e la rabbia come abbiamo detto sono molte alte e la campagna di individuazione del nemico che fa il
Partito Naziolsovialista ha il suo successo. Le cifre alle adesioni del partito già dal 1931 sono pari al 37%, ovvero di
maggioranza <relativa> e sempre più crescente.
L’anno successivo danno al partito di Hitler voti attorno al 30%, ma le tensioni in Germania sono sempre più alte
e il presidente della Repubblica di Weimar, Paul von Hindenburg, proclama la crisi di governo e si prende lui la
responsabilità di affidare il governo della Nazione in mano al partito di <maggioranza relativa>, ovvero da a Hitler
l'incarico di formare il governo.
Nel gennaio del ‘33 Hitler forma la sua squadra di governo. La svolta vera e propria avviene dopo i primi mesi di
governo, ovvero <l’incendio del Reichstag> ovvero l’incendio del Parlamento tedesco. Non ebbe mai dei
responsabili ufficiali, anche se si sa che non possono che essere stati i nazisti almeno a provocarlo, ma i Nazisati
riuscirono ad individuare un responsabile: un ragazzo olandese di simpatie anarchiche, Marinus van der Lubbe,
che probabilmente prese parte all’incendio, ma che aveva probabilmente qualche deficit mentale.
L’articolo 48 della Costituzione di Weimar citava che in caso di emergenza pubblica il Presidente può prendere le
misure necessarie al ristabilimento dell'ordine della sicurezza pubblica, sospendendo se necessario molti diritti di
alcuni articoli tra cui l’articolo 114 e 115. Hitler fa leva proprio su questo articolo e sospende l’articolo 114 che
riguarda la libertà inviolabile della persona, arrestando senza nessun tipo di mandato o ragione che dovevano
dichiarare tutti i capi dell’opposizione comunista. Si sospendono anche la libertà di stampa e tutti i giornali
vengono fortemente censurati, ma anche il diritto alle manifestazioni di dissenso pubbliche.
In questo modo, fin da subito, nel giro di sei mesi Hitler inizia ad agire come dittatore: impone un unico partito e
assomma sulla sua persona le diverse cariche politiche. Questo avviene completamente nel 1934, quando il
Presidente della repubblica di Weimar muore e Hitler assomma sulla sua persona la carica di Presidente e di Primo
Ministro, ma visto che non ha più senso mantenere questi titoli dato che la repubblica è crollata, quindi si fa
chiamare <Führer>. Dal 1934 nasce quindi ufficialmente il <Terzo Reich>.

Strutture militari del Reich


Assumono in questo periodo un ruolo rilevante le due formazioni paramilitari che avevano sempre servito il
partito nazionalsocialista: le SA (Squadre d’Assalto) e le SS (Squadre di Protezione, quasi delle guardie del corpo
di Hitler. Nel 1934 però Hitler, spaventato dalla forza del capo delle SA, Ernst Röhm, che aveva una sua
indipendenza da Hitler e la fiducia delle truppe, ordina di attuare la <notte dei coltelli>, in cui viene ucciso
Röhm e altri capi militari delle SA e infine queste vengono sciolte.
L’esercito comunque ufficiale tedesco, il <Wehrmacht>, viene ripopolato da 150.000 mila soldati che erano a
causa degli Accordi di Versaille diventano presto 550.000 arrivando ad un massimo di 4 milioni di soldati nel ‘41.
Hitler quindi essenzialmente se ne frega degli Accordi, ma può farlo anche perché a partire dal ‘33 esce dalla
Società delle Nazioni.
C’è però una istituzione politico-militare segreta, la <Gestapo>, ovvero una polizia segreta che agisce per il Reich

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Il rapporto con la Chiesa
La Germania del tempo si appoggiava alla Chiesa Luterana, che comunque non oppose mai resistenza all’ascesa
del nazismo. Molto diverso però fu il caso in Baviera, nel sud della Germania, dove effettivamente era molto
presente la Chiesa Cattolica e già nel 1933, Papa Pio XI, scrisse un’enciclica con il nome di <con bruciante
preoccupazione> in cui, senza mai direttamente nominare il Nazismo, condanna regimi e teorie naziste che
mettono in pericolo l’umanità. L’opposizione che moltissimi uomini di Chiesa fecero costò la vita, che per molti
finì negli stessi campi di concentramento.

La propaganda nazista
Dal punto di vista associativo esisteva una grande associazione in cui si entrava in epica scolastica e regolava tutto
il tempo libero dei giovani tedeschi; infatti si chiamava la <Hitler Jugend>. Questa tipologia di associazioni
avevano due miti:
1.​ La cura del corpo, inteso come un mezzo per costruire il migliore e più forte cittadino tedesco possibile;
2.​ L’educazione in molti aspetti viene completamente sfalsata. La narrazione storica viene trasfigurata dalle
elememtari in avanti, tanto che per esempio, al liceo viene istituita, nella Germania nazista, una vuova
materia: “scienze razziali”, in cui si imprava a classificare le “razze” in base “al loro valore”.
3.​ Inoltre sempre negli ambienti scolastici veniva osannata la disponibilità di tutti a servire la nazione, perciò
anche a scuola spesso scattava la compentizione e i migliori studenti a livello fisico e mentale tanto che
potevano avere i migliori posti nella stessa "élite del partito nazista”
L’associazione invece che si occupava della gestione del tempo libero dell’età adulta era la <forza attraverso la
gioia>. Solo il nome fa capire l’idea che c’era di fondo: lo stato offriva tutta una serie di agi come una vacanza
economica o attività collettive e è bello servire la nazione e edificare il popolo tedesco.
A livello di gestione politico-economica il governo tedesco prende grandi iniziative dal punto di vista dell’offerta
di lavori pubblici (come costruire ponti e autostrade) poiché in questo modo Hitler riesce a eliminare la
disoccupazione.
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LA POLITICA DI HITLER E I SUOI ORRORI


La politica favorisce l’aumento demografico con sicuramente la promulgazioni di leggi positive per la donna
madre e il bambino, ma d’altra parte anche con la repressione penale dell’o osessualità, la donna, anche se
lavoratrice, è comunque vista come madre che deve “produrre” figli e soprattutto inizia una campagna di
eliminazione, senza il consenso della persona stessa o dei familiari, delle persone con disabilità psichiche (tra le
400.000 persone sterilizzate e 200.00 persone uccise)

Le operazioni legislative antisemite


Nel 1933 pubblicamente si prendono il più grande numero di libri di coloro considerati nemici del Reich, quindi
ebrei, comunisti e si danno alle fiamme, è il <rogo dei libri>. Nello stesso anno è già vigente una legge che vieta
agli ebrei di entrare nella pubblica amministrazione, come avvocato o giornalista.
Nel 1935 arrivano le famose “leggi razziali”, come la <legge per la protezione dell’onore del sangue tedesco>
oppure le <leggi per la protezione del terzo Reich>, con l’idea quindi di proteggere la nazione e il suo sangue. E’
quindi vietato fare matrimoni misti tra ariani e ebrei.
Nel 1936 sono proibiti i lavori di tipo commerciale, ed è anche per questo che i negozi ebrei vengono poi distrutti,
che era tra l’altro il lavoro più frequente nella comunità ebraica.

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Tra il ‘37 e il ‘38 iniziano le manifestazioni ufficiali e violente a repressioni nei loro confronti con ad esempio la
tristemente famosa <Kristallnacht>, ovvero la “notte dei cristalli”, una notta di struzione di sinagoghe, esercizi
commerciali ebrei e uccisioni in tutta la Germania. Sempre negli stessi anni ogni ebereo è obbligato a spostarsi
pubblicamente con la stella di David cucita ai vestiti per essere riconosciuti.
Sempre nel 1938 nessun bambino ebreo può più frequentare nessuna scuola elementare del Reich, come per
emarginare completamente dalla società anche i bambini.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

La Russia ha avuto per più di un millennio la stessa istituzione: quella dello Zar, una sorta di sovrano assoluto che
ha un valore enorme, considerato come una sorta di padre della nazione, quasi una divinità. Lo zar fu sempre
molto amato anche da una popolazione che spesso soffriva proprio a causa dello Zar.
Già prima della Rivoluzione Russa, lo zar Nicola II aveva abdicato. La rivoluzione russa o <Rivoluzione
d’Ottobre> è condotta da un gruppo politico, <I Bolscevichi>, che sono coloro che vogliono applicare le teorie di
Marx alla lettera, sono i comunisti veri e propri.
Il 25 ottobre quindi i Bolscevichi prendono il Palazzo d’Inverno nella capitale, San Pietroburgo, e ci si instaurano
al posto del governo precedente, un governo provvisorio che aveva preso potere in seguito all’abdicazione dello
Zar. Questo governo però non aveva dato al popolo quello che Lenin, come capo dei Bolscevichi, aveva promesso.
Aveva promesso infatti tre cose fondamentali:
1.​ La pace: la Russia sarebbe uscita dalla guerra (siamo nel 1917)
2.​ Le riforme: finalmente sarebbero arrivate delle riforme sociali e giustizia sociale.
3.​ Tutto il potere ai Soviet (parola russa che indica “consiglio”). Erano dei piccoli gruppi di lavoro fatti da
classi sociali che non avevano mai avuto voce e che avevano il compito di studiare quali sono i passi per
la rivoluzione.
Nel gennaio del 1918 i Bolscevichi prendono il potere e iniziano a guidare la Russia in modo dittatoriale, saranno
sempre più loro i padroni, e anziché favorire una rivoluzione condivisa si impongono sempre di più. Questa era
già una variazione rispetto alla dottrina marxista.
-​ In primis Lenin avvia la <riforma agraria>, ovvero il modo in cui viene coltivata la terra: le terre vengono
date tutto allo stato e questo organizza come coltivare la terra e distribuire le risorse.
-​ Secondo abbiamo la <statalizzazione delle fabbriche>: lo stato trasforma da privato in statale tutto ciò
che riguarda la produzione industriale, un settore comunque molto piccolo.
-​ Per ultimo Lenin firma il <trattato di Brest-Litovsk> uscendo dalla Prima Guerra Mondiale.
Per quanto riguarda le condizioni sociali e la libertà peggiorano perché Lenin comincia a governare con il suo
gruppo di potere in maniera dittatoriale e senza preoccuparsi della popolazione russa, ma anzi con la
preoccupazione di accrescere il potere dello stato.
Inoltre nonostante sia secondo la dottrina marxista sia in base all’aumento di produzione sarebbero dovuti andare
alla popolazione beni in maniera egualitaria, lo stato si incassa la maggiorparte dei beni e proventi. Questo perché
la prima preoccupazione di Lenin è quella di incamerare ricchezza e portare la Russia ad un livello migliore dal
punto di vista del governo centrale.
Di fronte al malcontento sociale della popolazione, che già dai primi anni del governo viene affamata, Lenin attua
tutta una serie di violente misure repressive. La polizia segreta <Čeka> si occupa, un po’ come la Gestapo, di
prendere i ribelli. arrestarli o ucciderli agendo nell’ombra e improvvisamente. Questa diventerà poi NKVD e poi
KGB.

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Inizia quindi la pratica dei campi di concentramento russi, in cui si radunavano e rinchiudevano gli oppositori
politici, tra i vari perseguitati c’è anche la Chiesa ortodossa con tantissimi preti uccisi o deportati nei lager o chiese
distrutte i bruciate. Queste misure erano giustificate come “misure temporali necessarie alla situazione”, come
dire che solo una volta eliminati gli oppositori politici si avrà finalmente la pace tanto voluta.
Dal 1918 al 1920 c’è il periodo della guerra civile; al progetto politico dei bolscevichi si oppongono una serie di
forze. I due schieramenti della guerra civile sono: <l’Armata Rossa> ovvero tutti i soldati che seguono il progetto
Bolscevichi e <l’Armata Bianca> tutti coloro che si oppongono, ovvero il resto della Russia aiutati anche da
potenze straniere. Purtroppo a vincere sono Lenin e i suoi soldati grazie alla bravura del generale Trockij e la
motivazione dei Bolscevichi era incredibilmente forte.
La vittoria dei Bolscevichi la strada per la dittatura “eterna” comunista è spianata e nel 1922 nasce l’Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), che durerà per 70 anni, fino al 1991. La nuova capitale viene spostata a
Mosca.
Dopo la fase più feroce della dittatura di Lenin, quest’ultimo dà vita alla NEP: si concede qualche libertà
economica in più, parzialmente si de-statalizzano fabbriche e territori ed in generale c’è un parziale allentamento
della tensione. La NEP va avanti dal ‘22 al ‘24 alla morte di Lenin. Nonostante la gente stava sempre peggio dal
comunismo in poi Lenin veniva celebrato come un semidio: viene studiato il suo cervello, la sua salma viene
visitata per mesi.

STALIN ASCENDE AL POTERE


Quando l’Unione Sovietica inizia ad affacciarsi nel mondo non è ancora una superpotenza, ma lo diventerà dopo
la morte di Lenin. Alla sua morte Stalin ha già preso le redini del partito diventando segretario del partito e
vincendo la rivalità con Trockij. Stalin vince per una motivazione ben precisa: come segretario del partito già dal
1922, quando Lenin stava male, aveva conoscenza di tutti i membri del partito, con indirizzi personali e modi per
arrivare a tutti, riuscendo a controllare tutti se solo volesse. Mentre è segretario quindi il suo potere aumenta a
dismisura tanto che dal 1927 prende il potere e inizia a guidare l'Unione Sovietica.
Ma quali sono i due fondamentali della sua politica?
1.​ Industrializzare il sistema produttivo: la Russia era un paese prevalentemente agricolo, dove le
industrie erano solo il 15%, occorre ribaltare le percentuali.
Ma come si attua l'industrializzazione del sistema produttivo? Attua i <piani quinquennali>, ovvero dal 1928 al
1933 tutte le risorse produttive della Russia devono essere volte a creare sempre più industrie, il paese lavora solo
per quello. Arriva ad avere 11 milioni di occupati nell'industria dieci anni dopo e alla fine riesce ad ottenere l’80%
di produzione del paese dall’industria.
l’URSS quindi alle porte del 1940 diventa la terza potenza industriale del mondo occidentale. Nello stesso
momento però il tenore di vita della popolazione era pessima: la gente viene molto impoverita e tutto il denaro
che c’è viene convogliato nelle élite del partito e in tutti colori che godono dei proventi dell’industria russa. Di
tutta questa ricchezza la gente comune non vede assolutamente nulla
2.​ Rendere l'agricoltura completamente collettiva: vuole far sparire ogni forma di agricoltura privata.
Come ha fatto ciò? Quelli che facevano produrre più ricchezza all’agricoltura erano questi contadini privati che
erano spesso molto ricchi, perché era ancora un modello proprietario territorio, e si chiamavano <Kulaki>. Per
Stalin erano il peggio, che sì facevano produrre alla nazione, ma siccome l’utopia comunista impone che non esista
la proprietà privata bisogna statalizzare tutto. Tutti i Kulaki quindi sono obbligati a delle forme di
collettivizzazione agricola.
A questi contadini veniva sequestrata la fattoria o i territori ed erano costretti a lavorare nei <Kolkhoz> o
<Solfkohz> ovvero una grandissima cooperativa agricola in cui erano obbligati a coltivare quello che diceva lo

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stato (anche se significava coltivare cose mai coltivate dai singoli), con un salario bassissimo e non aveva più nulla
di suo. L’esito è che molti Kulaki si ribellano e come reazione verranno arrestati, fucilati o deportati nei <Gulag>
(i Lager dell’URSS) ovvero dei luoghi in cui si lavorava finché si moriva. Solo nei primi anni più di un milione e
mezzo di Kulaki vengono deportati.
Stalin si accorge comunque che la produttività in qualche modo cala e parzialmente torna a ridare dei territori
privati, ma lo stato requisiva forzatamente il 90% dei beni e dei guadagni.
In Ucraina tra le carestie e requisizioni di beni sono morte dalle 7 alle 10 milioni di persone di cui Stalin è
responsabile.

Il governo attraverso la paura e il sospetto


Stalin si impose al potere e lo mantenne attraverso un sistema di paura instillata a partire dal dubbio di essere
“sempre dalla parte giusta”. Il fascismo chiedeva un'adesione passivo, nel nazismo bastava grossomodo non essere
ebrei per potersela cavare, nel comunismo di Stalin invece la paura era quella di non sapere se si era mai
abbastanza a favore del partito e quindi se la tua adesione al governo di Stalin era abbastanza. Alla fine comunque
chi era dalla parte giusta o meno era deciso da Stalin e dal suo entourage che sempre di più tendeva a coincidere
con se stesso, per il timore che Stalin stesso aveva di avere dei rivali.
Il tentativo di tenere la popolazione sempre nella paura di ciò è instillare quest’idea che non ci sia nulla di più
importante dei valori collettivi, cioè che il benessere della nazione russa comunista venga prima di ogni cosa,
anche degli affetti privati. Il modo di fare ciò è creare dei miti, un esempio fu <la storia di Pavlik Morozov>.
Pavlik era un bambino di 12 anni circa trovato morto in circostanze non spiegate nella periferia della Russia, la
costruzione mitica che la propaganda comunista costruì una versione della storia in cui questo bambino era stato
ucciso dalla comunità adulta del suo villaggio perché Pavlik aveva fatto “il suo dovere", cioè aveva denunciato i
suoi genitori perché questi stavano tramando contro il governo. Diventa quindi l’emblema del “vero comunista”,
un piccolo bambino che però ha già capito che non c’è niente di più importante che servire il popolo attraverso il
partito e questo è talmente vero che posso persino denunciare i miei genitori.
Il risultato di questo tipo di propaganda fu che nell’Unione Sovietica di Stalin era presente questo sospetto:
c’erano molti episodi di mogli che denunciano i mariti. Questo accade perché ad un certo punto per la follia di
condanna di Stalin c’era bisogno di “quote minime di condannati” da avere per mantenere questo clima si sapeva
che prima o poi un commissario qualsiasi avrebbe trovato uno che era sospettato di essere contro la nazione russa.
Quindi anche tra marito e moglie o familiari si denunciasse così i commissari arrestavano altri, facevo il mio
dovere di cittadino ed ero tranquillo io.
Chi si occupa di scovare i “ribelli” era il KBD e nel 1937 viene emulata una legge detta “sull’operazione di
repressione delle mogli e dei figli dei traditori della patria” in cui se un uomo russo veniva arrestato per essere
considerato un nemico del popolo anche le moglie, solo per il fatto che sono spostato con il sospettato e poi
l'arresto, erano punibili con l’arresto. A causa di questa legge quindi è ovvio che per anticipare questa cosa, per
sopravvivenza, le mogli spesso denunciano i mariti. Anche se si è divorziati, la moglie è arrestata in quanto si
sarebbe dovuta accorgere delle attività rivoluzionarie del ex-marito. L’unico modo per salvarsi per le mogli era
denunciare il marito loro stesse.

Ma Stalin ad un certo punto applica questa operazione di paura e di sospetto verso il suo stesso partito e dal ‘34 al
‘39 inizia la pratica delle <purghe>. Connesso a questo è <il caso di Sir Kirov>, uno dei membri più influenti
del Partito Comunista, ma muore misteriosamente, assassinato da sicari mandati da Stalin stesso perché lo sentiva
come rivale di cui doveva liberarsi e non bastava arrestarlo, perchè una volta uccisa una persona spesso ci si
dimentica di essa, è rischioso tenerlo in vita. La cosa incredibile è che in primis Stalin si presenta al finarale di
Kirov senza nulla fosse e secondo riesce a condanare altri membri del partito attribuen do a loro la responsab ilità
dell’omicidio, erano chiaramente processi fasulli e organizzati chiamati <processi farsa.

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Il risultato di tutto ciò fu tra i condannati circa 20 milioni di russi e circa 13 milioni di morti che sono morti in
seguito a condanne, e se sommiamo i 7-10 milioni di morti in Ucraina parliamo di circa 20 milioni morti totali.

Esempi di resistenza al regime


Un primo esempio si registra una sorta di resistenza rispetto al Partito dal musicista Šostakovič che ha cercato
di fare arte cercando di stare ai canoni che venivano imposti dalla dittatura comunista, ma provò anche ad
andare contro questi canoni. all’epoca c’era l’idea dell’arte socialista, ci devono essere figure molto chiare e in
musica ad esempio questa non avesse dissonanze, semplici. Il suo comportamento sospetto lo porta ad essere
convocato da un commissario del popolo che gli fa una domanda trabocchetto, gli chiede infatti se conoscesse
una certa persona e in questi casi che tu dicessi sì o no lo situazione era critica: se dicevi di no pensavano
mentissi, se dicevi di sì chiedevano perchè non eri a conoscenza che questa persona fosse un nemico del regime.
Šostakovič non sa cosa rispondere e il commissario gli lascia un giorno per decidere, il giorno dopo il musicista
viene a sapere che quel commissario stesso era stato arrestato per sospette attività contro il regime.
Un altro esempio è costituito da Maria Yudina, un’altra musicista. Stalin era un suo grandissimo fan, ascoltava
sempre la musica al pianoforte di Yudina, ma un giorno scopre che non aveva una registrazione di un suo
concerto e Stalin obbliga di notte Maria Yudina incidere la notte stessa il disco mancante. Il disco viene
consegnato la mattina seguente e incredibilmente il dittatore da una grossa somma di denaro alla musicista,
quest’ultima invece di scrivere una lettera di ossequi (come avrebbe dovuto) gli scrive una lettera di risposta in
cui in primis lo chiama per nome e cognome, una mancanza di rispetto, e secondo dice che pregherà per
l’anima di Stalin che si è macchiata di così tanti peccati e che donerà tutti i soldi alla sua parrocchia, sostenendo
quindi la fede e la chiesa ortodossa, cosa che sin dagli inizi della dittatura si era cercato di distruggere. La cosa
più sconvolgente è che Maria Yudina non ebbe nessun tipo di conseguenze.
Terzo e ultimo esempio fu Solženicyn, scrittore russo che sopravvisse ai Gulag ed era a capo di una rete di
scrittori dissidenti, ovvero di letteratura clandestina, sia all'interno dei Gulag che una volta tornato ed è
riuscito a costruire tra gli anni ‘50 e ‘60 questa rete, fin quando non è stata scoperta. Si salvò solamente perchè
riuscì a scappare in America. Molti altri autori purtroppo immischiati in questa rete furono però uccisi.

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