Lucio (…) Apuleio
(1)
(Madaura, Algeria 125 d.C. ca
– Cartagine, dopo il 170 d.C.)
elenarovelli 2
Poche sono le notizie in nostro
possesso sulla vita (lo stesso
praenomen tramandatoci sembra una
conseguenza del fatto che il
protagonista del suo romanzo si
chiama Lucio), tutte ricavabili da
informazioni che lo scrittore ci
fornisce nelle sue opere, soprattutto
nell' Apologia.
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L'aspetto fisico.
"Accusamus apud te philosophum
"Accusiamo dinanzi a te un filosofo di
formonsum et tam Graece quam Latine" -
bell'aspetto e così in greco come in latino
pro nefas!- "disertissimum". Nisi fallor
-guarda che delitto!- molto facondo". Se
enim, his ipsis verbis accusationem mei
non erro proprio con queste parole
ingressus est Tannonius Pudens, homo vere
Tannonio Pudente diede inizio all'accusa
ille quidem non disertissimus. Quod utinam
...Mi sarebbe stato facile rispondere come
tam gravia formae et facundiae crimina
l'Alessandro di Omero ad Ettore: "Non
vere mihi opprobrasset; non difficile ei
sono da spregiare i doni gloriosissimi
respondissem quod Homericus Alexander
degli dei quanti essi ne accordano; molti li
Hectori: munera deum gloriosissima
vorrebbero senza ottenerli" ... Ma una tale
nequaquam aspernenda; quae tamen ab
difesa, come ho detto, è ben lontana da un
ipsis tribui sueta multis volentibus non
uomo, come me, di mediocre aspetto, a
obtingunt. Sed haec defensio, ut dixi,
cui la continuata fatica degli studi toglie
aliquam multum a me remota est, cui
ogni grazia alla persona, estenua il corpo,
praeter formae mediocritatem continuatio
prosciuga il succo vitale, spegne il
etiam litterati laboris omnem gratiam
colorito, debilita le forze. Questi miei
corpore deterget, habitudinem tenuat,
stessi capelli, che costoro con spudorata
sucum exsorbet, colorem obliterat, vigorem
menzogna dissero spioventi a bella posta
debilitat. Capillus ipse, quem isti aperto
per vezzoso lenocinio, guarda, guarda
mendacio ad lenocinium decoris promissum
quanto siano graziosi e delicati, arruffati e
dixere, vides quam sit amoenus ac
lanosi, stopposi e scarruffati e batuffolosi
delicatus, horrore implexus atque
e impannicciati per la lunga incuria,
impeditus, stuppeo tomento adsimilis et
nonché di acconciarli, di scioglierli
inaequaliter hirtus et globosus et congestus,
almeno e spartirli. Mi pare di aver detto
prorsum inenodabilis diutina incuria non
abbastanza circa l'accusa dei capelli, che
modo comendi, sed saltem expediendi et
costoro hanno mosso quasi fosse un
discriminandi: satis, ut puto, crinium
crimine capitale."
crimen, quod illi quasi capitale intenderunt,
Apuleio, Apologia, 4
refutatur."
Nacque a Madaura intorno al 125 d.C
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L'origine
"Quanto alla patria mia, che essa sia
posta proprio sul confine della Numidia e
della Getulia, risulta, come avete
"De patria mea vero, quod eam sitam
dimostrato, dai miei discorsi scritti; infatti
Numidiae et Gaetuliae in ipso confinio
in una pubblica conferenza ... mi
meis scriptis ostendistis, quibus memet
dichiarai seminumida e semigetulo; ma io
professus sum, cum .... publice dissererem,
non vedo che cosa ci sia in questo di
Seminumidam et Semigaetulum, non video
vergognoso per me ... Non infatti dove
quid mihi sit in ea re pudendum... non
uno è nato, ma come è cresciuto bisogna
enim ubi prognatus, sed ut moratus
osservare: e considerare non il luogo di
quisque sit spectandum, nec qua regione,
nascita ma il modo di comportarsi nella
sed qua ratione vitam vivere inierit,
vita... Non ho detto questo perché io
considerandum est.... nec hoc eo dixi, quo
abbia vergogna della mia patria, se pur
me patriae meae paeniteret, etsi adhuc
fossimo ancor dominio di Siface; ma così
Syfacis oppidum essemus. quo tamen victo
non fu: perché dopo la sua sconfitta
ad Masinissam regem munere populi R.
passammo per favore del popolo romano
concessimus ac deinceps veteranorum
alla signoria di Massinissa e poi con
militum novo conditus splendidissima
nuovo ordinamento divenimmo
colonia sumus, in qua colonia patrem
splendidissima colonia di veterani. In
habui loco principis IIuiralem cunctis
questa colonia mio padre tenne l'alta
honoribus perfunctum; cuius ego locum in
carica di duumviro, dopo essere passato
illa re p., exinde ut participare curiam
per tutti i gradi: e la paterna dignità, fin
coepi, nequaquam degener pari, spero,
da quando ebbi parte nella vita pubblica,
honore et existimatione tueor".
senza degenerare mai, ho sempre
mantenuto, spero, con uguale stima ed
onore".
Apuleio, Apologia, 24
Fu di estrazione agiata
e studiò a Cartagine,
dove apprese le regole
dell'eloquenza latina;
ad Atene studiò il
pensiero greco.
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Il patrimonio familiare
"...profiteor mihi ac fratri meo relictum a "... dichiaro che a me e a mio fratello mio
patre |HS XX| paulo secus, idque a me padre lasciò circa due milioni di sesterzi; e
longa peregrinatione et diutinis studiis et questo patrimonio per i lunghi viaggi, per
crebris liberalitatibus modice i miei continui studi e le frequenti
imminutum". liberalità fu alquanto diminuito."
Apuleio, Apologia, 23
Lo seducevano le dottrine nelle
quali il pensiero religioso aveva
una sua funzione
• lo stoicismo, al quale rimanevano fedeli i
nobili romani e di cui Marco Aurelio sarà
un adepto, lo attraeva meno del platonismo,
o della dottrina che allora passava sotto
questo termine (platonismo"teosofico"),
impregnata di misticismo e addirittura di
magia.
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Apuleio filosofo platonico
"..sed Aemilianus, uir ultra Virgilianos
. "Ma Emiliano ... nega che a un
opiliones et busequas rusticanus, agrestis
filosofo platonico (in riferimento ad
quidemsemper et barbarus, uerumlonge
Apuleio che sta parlando) si
austerior ut putat Serranis et Curiis et Fabriciis,
convengano versi di tal genere..."
negat id genus uersus Platonico philosopho
Apuleio, Apologia, 10
competere"
L'iniziazione ai culti misterici.
• A. si fece iniziare a tutti i culti più o meno
segreti che a quei tempi abbondavano
nell'Oriente mediterraneo: misteri di
Eleusi, di Mitra, di Iside, culto dei Cabiri
a Samotracia, e tanti altri di minore
fama. La sua speranza era di trovare il
"segreto delle cose", avventurandosi fino
alle frontiere del sacrilegio.
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Le conoscenze
"Io in Grecia sono stato iniziato a un gran
"Sacrorum pleraque initia in Graecia
numero di culti. Dai sacerdoti di questi
participavi. Eorum quaedam signa et
culti mi sono stati regalati dei segni e dei
monumenta tradita mihi a sacerdotibus
simboli che conservo con cura. Non dico
sedulo conservo. Nihil insolitum, nihil
nulla di strano, nulla di misterioso. ...Per
incognitum dico.... At ego, ut dixi,
amore del vero, per dovere verso gli dei,
multiiuga sacra et plurimos ritus et varias
ho voluto conoscere diversi culti,
cerimonias studio veri et officio erga deos
moltissimi riti e svariate cerimonie; circa
didici. Nec hoc ad tempus compono, sed
tre anni fa, nei primi giorni del mio arrivo
abhinc ferme triennium est, cum primis
a Oea, pronunciando una pubblica
diebus quibus Oeam veneram publice
conferenza sulla maestà di Esculapio, feci
disserens de Aesculapii maiestate eadem
questa stessa dichiarazione e annoverai i
ista prae me tuli et quot sacra nossem
misteri che conoscevo."
percensui".
Apuleio, Apologia, 55
xxxx
"Chi abbia qualche notizia di religione si
"Etiamne cuiquam mirum videri potest,
stupirà che un uomo iniziato a tanti divini
cui sit ulla memoria religionis, hominem
misteri conservi in casa simboli di sacre
tot mysteriis deum conscium quaedam
cerimonie e li tenga avvolti in un tessuto
sacrorum crepundia domi adservare atque
di lino, il velo più puro per oggetti
ea lineo texto involvere, quod purissimum
consacrati?"
est rebus divinis velamentum?"
Apuleio, Apologia, 56
L'accusa di magia e il processo.
• La strada del ritorno dalla Grecia all'Africa lo
condusse attraverso le regioni asiatiche, in Egitto
e Cirenaica, dove lo attendeva una straordinaria
avventura verso Alessandria (155-156).
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Ad Oea (l'odierna Tripoli), infatti, conobbe
Pudentilla, madre di uno dei suoi compagni
di studi ad Atene, Ponziano, la quale,
rimasta vedova, desiderava riprendere
marito.
• Apuleio le piacque, e i due si sposarono.
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" E dapprima, saggiando con giri di parole
"...ac primo quidem voluntatem meam l'animo mio, giacche' mi vedeva bramoso
verbis inversis periclitabundus, quoniam me diviaggi e per nulla incline al
viae cupidum et conversum ab uxoria re matrimonio..."
videbat..." Apuleio, Apologia, 72
"...sed utpote peregrinationis cupiens "...ma bramoso com'ero di andare per il
impedimentum matrimoni aliquantisper mondo, intanto respingevo l'impiccio di un
recusaueram. mox tamen talem feminam matrimonio. Tuttavia non tardai a
nihilo segnius uolui quam si ultro desiderare quella donna cosi' vivamente
appetissem..." come ne fossi innamorato."
Apuleio, Apologia, 73
I parenti della nobildonna,
adirati nel vedere compromessa
l'eredità, intentarono un
processo al "filosofo" straniero
accusandolo di aver plagiato e
sedotto la donna con arti
magiche per impossessarsi dei
suoi averi, e lo tradussero
davanti al governatore della
provincia.
• Per difendersi, A. compose un'arringa
scintillante di spirito, l’Apologia (158).
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Gli ultimi anni.
• Dopo il processo, lo scrittore tornò a Cartagine,
dove ottenne varie dignità (come quella di
sacerdos provinciae del culto imperiale, ma fu
pure sacerdote e propagandista del culto di
Asclepio) e dove proseguì la sua brillante
carriera di conferenziere (i Cartaginesi giunsero
ad innalzare statue in suo onore).
• La sua morte va collocata probabilmente dopo il
170 d.C., dal momento che da quest'anno in poi
non abbiamo più notizie sul suo conto.
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Opere
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Apologia o De magia (158)
versione rielaborata della propria, vittoriosa, orazione
difensiva.
L'episodio autobiografico viene filtrato attraverso
una densa rete letteraria, che lo rende quasi
emblematico, se non mitico; costante è l'ironia, da
cui traspare la sicurezza della vittoria.
In quest'opera è già in nuce lo stile caratteristico dello
scrittore, fatto di folgorazioni, sospensioni, parallelismi,
allitterazioni, di espressioni nuove ed inaspettate, dove
il ciceronianismo di fondo già si sfalda in una serie di
brevi, frizzanti periodi.
Dal punto di vista della difesa,
A. distingue tra filosofia e
magia
• la differenza è che il
filosofo può avere
contatti coi demoni
(De deo Socratis) per
fini di purificazione
spirituale, mentre il
mago, con le sue arti,
intende raggiungere
scopi malefici.
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E’ interessante paragonare questo
genere di eloquenza, di discorso
effettivamente pronunciato davanti a
un tribunale, con quella dei Florida
(antherà, "selezioni di fiori"),
• estratti di conferenze (23 brani
oratori) tenute dallo scrittore a
Cartagine e a Roma, antologizzati in 4
libri da un anonimo ed eccezionali
esempi di virtuosismo retorico.
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(continua)
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