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Ragionefede

Il documento esplora il rapporto tra ragione e fede, evidenziando come la filosofia si concentri sulla verità razionale mentre il Cristianesimo introduce una nuova sapienza basata sulla rivelazione divina. Si analizzano le posizioni di pensatori come Agostino, Tommaso d'Aquino e Ockham, sottolineando che fede e ragione possono coesistere e completarsi a vicenda. La conclusione suggerisce che la fede è necessaria per comprendere Dio, mentre la ragione è fondamentale per chiarire e rafforzare la fede.

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Ragionefede

Il documento esplora il rapporto tra ragione e fede, evidenziando come la filosofia si concentri sulla verità razionale mentre il Cristianesimo introduce una nuova sapienza basata sulla rivelazione divina. Si analizzano le posizioni di pensatori come Agostino, Tommaso d'Aquino e Ockham, sottolineando che fede e ragione possono coesistere e completarsi a vicenda. La conclusione suggerisce che la fede è necessaria per comprendere Dio, mentre la ragione è fondamentale per chiarire e rafforzare la fede.

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RAGIONE E FEDE

A) filosofia: riflessione fondata sulla ragione


rivolta a verità stabili, certe, universalmente valide (episteme).
E’ distinta dalla semplice opinione, mutevole e imperfetta, fondata sui sensi.
Con la ragione l’uomo può liberarsi dalle semplici opinioni e può raggiungere quello che è il
suo ideale, vivere secondo ragione.

La sapienza greca sarà essenzialmente costituita sulla capacità dell’uomo di vedere come
realmente sono le cose con la sua ragione (verità), affrontando problemi che essa può
porre e risolvere.

B) Con il Cristianesimo viene sperimentata e proposta una nuova forma di sapienza

- ha origine dalla rivelazione (manifestazione) divina: L'atto con cui Dio manifesta agli
uomini le verità più alte, che stanno alla base della fede e che non sono conoscibili con
i soli strumenti della ragione (Occhipinti)
- l’uomo la accoglie in virtù della fede

Fede è ritenere per vero (accettare come vero), con ferma fiducia ciò che Dio ha rivelato e
perché Lui lo ha rivelato.
Fede, in senso più ampio e completo, è porre in Dio la propria salvezza, affidarsi a Lui come
all’unica guida sicura nella vita.

C) Questa nuova impostazione non comporta, tuttavia, neppure nei più convinti sostenitori
della superiorità della fede, una rinuncia da parte dei pensatori cristiani ad un confronto con
l’indagine razionale e filosofica.

Si tratta quindi di chiarire gli aspetti che distinguono e quelli che conciliano le verità della
fede e le verità filosofiche.

D) Si pone quindi il problema dei rapporti tra ragione e fede e tra le discipline che utilizzano
tali strumenti gnoseologici: filosofia e teologia. Analizzeremo brevemente la posizione di:

 Agostino: credo ut intelligam, intelligo ut credam,


(354-430) fede e ragione si completano e si integrano a vicenda

 Tommaso: fede e ragione sono autonome e in armonia


(1225-1274)

 Ockham: fede e ragione sono separate tra loro


(1280-1349)

Il problema del rapporto fede - ragione porta, in concreto, gli intellettuali a porre interrogativi del
seguente tipo (non dimentichiamo che si tratta di una riflessione che avviene “dentro”, cioè
all'interno di una prospettiva religiosa e cristiana della realtà):
 che rapporto c’è tra la fede, che si fonda sulla rivelazione di Dio e sui dogmi della
Chiesa, e la ragione umana, anch’essa riconducibile a Dio, in quanto creatore di tutta la
realtà?

1
 che rapporto c’è tra la verità, quale si trova consegnata alle pagine dei testi sacri della
Bibbia e del magistero ecclesiastico, e le verità che l’uomo apprende attraverso
l’indagine razionale?

Tale questione è centrale perché


 la dottrina cristiana pone il medesimo Dio all’origine sia della rivelazione che della
creazione (cioè dell'ambito naturale, di cui fa parte l'uomo, creatura razionale);
 questi due eventi, per quanto differenti, non possono contraddirsi, essendo dipendenti
dall’unica volontà di Dio.
Conseguenza:
 prevale – fino alla tarda scolastica – un atteggiamento di conciliazione della ragione e
della fede, della conoscenza razionale e della rivelazione.
 ciò sulla base dell’affermazione del primato della fede.
Essa trova un valido supporto nella ragione, che aiuta nell’opera di comprensione e chiarificazione.
Quindi:
 l’uomo conosce Dio e i suoi misteri soltanto grazie alla rivelazione - accolta per fede -
che costituisce il punto di partenza di ogni teologia;
 l’uomo - però - può capire meglio e più approfonditamente tali verità se è sorretto dalla
forza della ragione, anch’essa data da Dio.

Commenta così uno studioso contemporaneo:


In effetti questo problema [rapporto fede-ragione] è davvero caratteristico del Cristianesimo e lo
accompagna fin dalle origini.
Le esigenze della ragione erano sì, in primo luogo, le esigenze legate alla comprensione umana del
dato rivelato, ma erano anche quelle derivanti dall’assoluta necessità per i credenti stessi di
comunicare le loro convinzioni agli altri uomini e, su questa linea, erano pure quelle connesse alla
possibilità dell’educazione e dell’insegnamento. D’altro canto, si imponeva la necessità di non
depauperare il messaggio cristiano privandolo dei suoi chiari connotati soprannaturali e
riducendolo ad una elaborazione filosofico-speculativa tra le tante.
Una delle prime acquisizioni che maturarono nell’ambito dell’antico Cristianesimo (sempre
tenendo conto delle molte e spesso sottili sfumature e differenziazioni) riguardò il fatto che,
provenendo ambedue da Dio, fede e ragione non potevano essere assolutamente e radicalmente
contrapposte e antitetiche; anzi, via via, ci si orientò a considerare non solo possibile, ma
particolarmente utile e opportuno un loro convergere verso un medesimo scopo. Pertanto, da più
parti si invocò una approfondita preparazione razionale alla fede, e per molti l’appagante e
risolutivo approdo alla fede cristiana fu preceduto e facilitato da un sofferto incontro con la
filosofia e da un drammatico itinerario di ricerca intellettuale.
Dunque fede e ragione finirono per apparire complementari: la prima il completo inveramento e la
vera luce dell’altra, la seconda lo strumento privilegiato e insostituibile per far sì che l’atto di fede
non risultasse privo di fondamento e insostenibile dinanzi a coloro che facevano uso
dell’intelligenza e della sapienza umane. Da tale raggiunta unitarietà, in cui, certo, la fede
mantiene un indiscutibile primato, ha origine la filosofia cristiana (Schoepflin).

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Agostino (354-430)

In Agostino è fondamentale la riflessione su di sé e sull’uomo interiore:


Gli uomini guardano pieni di stupore alle vette delle montagne, al flusso ininterrotto
delle maree, all’ampia distesa dei fiumi, agli oceani che li circondano e al movimento
delle stelle; e tuttavia essi passano inosservati a loro stessi, non sono oggetto del loro
stupore.
Ero diventato a me stesso un grande problema!
Nei Soliloqui (opera giovanile) Agostino dichiara lo scopo della sua ricerca:
“Io desidero conoscere Dio e l’anima”. “Niente altro, dunque?” “Niente altro, assolutamente.”
Tra questi due poli si svolge la sua ricerca:
 Dio, il fine
 l’anima, il mezzo
Ma Dio e l’anima non richiedono due indagini parallele o diverse:
 cercare l’anima significa cercare Dio nella persuasione che: “Ci hai fatti per te, o Dio, e
il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”
 l’anima rimanda a Dio, perché Dio diventa la risposta alle inquietudini dell'anima
stessa.
 Dio rimanda all'anima, perché è nell'anima/interiorità che si scopre la presenza di
Dio.
Ora, in quello sforzo verso Dio che è l'esistenza, ragione e fede sono strettamente unite e in grado
di collaborare e di rafforzarsi a vicenda (Abbagnano).
La ricerca di Agostino deve contare sia sulla ragione, sia sulla fede, strettamente unite ed in
grado di collaborare e di rafforzarsi a vicenda.
Crede ut intelligas

Intellige ut credas

fideismo (la fede esclude la ragione)

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Rifiuto:
razionalismo (la ragione esclude la fede)

la fede potenzia la ragione


Proposta:
la ragione potenzia la fede

A) da una parte, per capire (per raggiungere la verità) e incamminarsi sulla via della sapienza,
è indispensabile credere, cioè avere la fede: essa, come la luce, indica il cammino da
seguire. Infatti senza la fede non è possibile arrivare al vero, perché trovare la verità
significa trovare Dio:
 la fede è potenziamento dell’intelletto; per capire Dio e per comprendere veramente se
stessi è necessario credere. “bisogna che la fede preceda la ragione; essa purifica in tal
modo il cuore e lo rende capace di sopportare la luce della grande ragione”.
 la fede è in grado di liberare l’uomo dalla conoscenza distorta e gli consente di vedere
la “luce” della ragione divina.
 per accedere a talune grandi verità, inoltre, la fede deve precedere la ragione.

B) al tempo stesso, per avere una salda fede, è indispensabile comprendere ed esercitare la
ragione, cioè filosofare:
 solo con la ragione è possibile alimentare la fede, rafforzarla e chiarificarla:
 la ragione può e deve valutare criticamente la verità di fede: “non si tratta di rigettare la
fede, ma di cercare di cogliere con il lume della ragione, quello che tu possiedi già
fermamente con la fede”
 la ragione libera la mente dalle cattive credenze e fa sì che la vera fede non venga
travolta da superficialità e superstizione
 inoltre, per certi versi, la ragione prepara alla fede e la precede:
o non potremmo infatti aver fede se fossimo esseri sprovvisti di ragione: solo
un’anima ragionevole può credere, cioè accettare qualcosa per vero;
o non potremmo aver fede se non fossimo in grado di giudicare buona e
ragionevole la nostra adesione a Dio; la fiducia, per non essere un cieco affidarsi
all'ignoto, deve essere accordata sulla base di buoni motivi;
o la ragione è dunque necessaria a decidere se ci sono motivi fondati per
accettare il messaggio divino!
o è la ragione (consapevole dei suoi limiti) a riconoscere la necessità che la fede
preceda la ragione.
“Il profeta (Isaia) distingue le due cose, consigliandoci di cominciare col credere, al fine di poter
comprendere quello che crederemo. Quindi è la ragione che vuole che la fede la preceda. E’
ragionevole che la fede preceda la ragione per accedere a talune grandi verità”

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C) Fede e ragione sono dunque due facce diverse di quell’unica realtà esistenziale che è il
rapporto dell’uomo con Dio; questo rapporto è oggetto dell’indagine di Agostino nel
tentativo di chiarirlo a se medesimo.

D) In conclusione:

- Credo ut intelligam: credo per capire (fede condizione della ricerca)


- Intelligo ut credam: comprendo per credere (ragione prepara e approfondisce la fede)

Tommaso d’Aquino (1225 – 1274)

A) La crescita di una cultura della ragione a partire dal XI e XII secolo ha elevato il problema
del rapporto tra ragione e fede a questione cruciale della filosofia cristiana del XIII secolo.
E’ il ruolo della ragione e della natura ad essere affermato con forza:
 la ragione ha un suo spazio, sue competenze, suoi modi d’indagine.
 la ragione ha un suo ambito autonomo nel conoscere il mondo del divenire e delle
sostanze corporee. Come dimostra Aristotele, si può elaborare un sistema filosofico
fondato sulla ragione, che giunga a verità stabili e certe e ad una visione del mondo
autonoma dalla fede cristiana.
 la natura ha una consistenza e uno spessore metafisici propri: tutte le sostanze sono
degne di essere studiate per se stesse
 è possibile un accordo tra ragione autonoma fondata sulla natura e fede religiosa?

B) Prima di tutto Tommaso considera la ragione un valido strumento di conoscenza, capace


◦ di raggiungere la verità che le è propria,
◦ di rivedere criticamente il proprio operato.

C) In secondo luogo Tommaso distingue in modo rigoroso i campi di indagine della fede e
della ragione, riconoscendo la piena autonomia della seconda nel suo orizzonte di azione
(lo studio delle realtà naturali e lo studio dell'essere, cioè la metafisica).
Inoltre in alcuni testi egli chiarisce che la filosofia, che procede con la ragione e la teologia, che
procede partendo dalla rivelazione, accolta per fede, studiano le cose:
 la prima, considerandole in se stesse,
 la seconda, in riferimento a Dio;
Non ci si dovrà quindi attendere, ad esempio, che la fede ci offra conoscenze di

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ordine fisico-naturale (Ferretti).
Tommaso vuole dunque salvare l'autonomia del discorso filosofico (che procede
attraverso l'uso della ragione) da quello del teologo o del credente:
La dottrina della fede cristiana si interessa delle creature in quanto in esse si
riscontra una certa immagine di Dio […]. La filosofia umana le considera per quello
che sono: cosicché secondo la diversità dei loro generi si riscontrano varie
discipline filosofiche [cioè le diverse scienze della natura] […].
Il filosofo e il credente considerano nelle cose aspetti differenti. Infatti il filosofo ne
considera le proprietà che loro convengono secondo la loro natura: nel fuoco, per
esempio, la tendenza a salire verso l'alto.
Invece il credente considera nelle creature il loro riferimento a Dio: ossia il fatto che
sono create da Dio, che a Lui sono soggette, ed altre cose del genere (Tommaso –
Summa contra gentiles).
Quindi il filosofo cerca nelle cose le cause proprie ad esse, mentre il credente parte
dalla causa prima, cioè da Dio.

D) Il punto fondamentale del rapporto tra ragione e fede consiste, allora, nel fatto che esse sono
realtà distinte, ma in accordo.
 Infatti, poiché esse derivano da Dio, in via di principio non possono essere in
contrasto. Dunque, tra la ragione e la fede, pur rigorosamente distinte nei
rispettivi campi e metodi di indagine, non ci può essere contrasto, perché
entrambe derivano da Dio e come tali sono entrambe portatrici di verità.
Pensarle in contraddizione sarebbe come attribuire a Dio la possibilità del
falso (Occhipinti).
 Questo bisogno di incontro, pur nella distinzione, è il criterio che gli consente
di delineare l’insieme delle relazioni che legano la ragione e la fede.

1. Le funzioni della fede nei confronti della ragione (fede in supporto della ragione)

 La fede ha una funzione regolativa nei confronti della razionalità: è il concetto della
regula fidei:
 È la fede - in quanto pone un sapere certissimo, garantito da Dio stesso - che
controlla la correttezza dei procedimenti della ragione, la quale deve pertanto
subordinarsi alla fede
 il credente non può avere dubbi sulla verità del dato rivelato e, con questa
certezza, può servirsi del dogma come di un metro di valutazione/regola per
verificare la validità delle verità razionali
 Se nella ricerca filosofica emergono conclusioni che contraddicono la parola
delle S. Scritture, esse sono sicuramente false, frutto di un errore e di un
fraintendimento della ragione, la quale deve quindi tornare sui suoi passi per
ritrovare il punto in cui ha deviato (Occhipinti).
Ma al di là di questi casi la fede non interferisce nel dominio proprio della ragione

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 Attraverso la fede si offrono alla ragione alcune verità che da sola la ragione stessa non
sarebbe in grado di attingere. Es. Trinità, incarnazione.
 La fede offre alla ragione una guida nella sua ricerca:
Alcune verità su Dio infatti, pur raggiungibili di per sé con le sole forze della ragione, non
sarebbero accessibili a tutti, con facilità e senza errore, se non ci fosse il suo aiuto.

2. Le funzioni della ragione nei confronti della fede (ragione in supporto alla fede)

 Può dimostrare i “preambula fidei” (premesse della fede), quelle verità che hanno un
ruolo propedeutico rispetto alla fede: sono verità preliminari, la cui dimostrazione
predispone alla fede:
o esistenza di Dio
o unicità di Dio
o attributi di Dio, per ex.
Infatti, non si può credere a ciò che Dio ha rivelato, se non si sa che Dio c'è!

 Può offrire analogie e similitudini (linguaggio e concetti adeguati) per approfondire la


conoscenza di fede:
 La ragione può contribuire ad approfondire il più possibile i dati
della fede e a chiarire e interpretare le verità di fede
 Vi è – in un certo senso – un rapporto di circolarità fra ragione e
fede: dalla verità rivelata si “scende” ad illuminare il piano della
ragione (nel senso che rafforza la ragione e le offre verità “nuove”);
mediante quest’ultima si “risale” alla rivelazione, tentando di
penetrarne l’inesauribile profondità.
 Può consentire di superare e ribattere le obiezioni che vengono portate contro la fede,
mostrandone:
 la falsità
 la debolezza
 l’inconsistenza dimostrativa
In altri termini, una verità che contraddica il dogma è sicuramente falsa; tale “falsità”
tuttavia può concretizzarsi in due modi:
 la ragione ha commesso degli errori di tipo logico, fondando per
esempio le conclusioni su premesse false (da qui le obiezioni!)
 la ragione - sempre per errori di tipo logico - ha raggiunto conclusioni
non necessarie di un ragionamento, cioè ha introdotto errori di
coerenza formale
È questa la funzione apologetica!

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 Quindi la ragione:
 dimostra
 chiarisce
 controbatte
E) In conclusione, per Tommaso la ragione è importante:
 Bisogna partire dalle verità “razionali”, perché è la ragione che accomuna gli uomini:
E' necessario ricorrere alla ragione, alla quale tutti devono assentire (Tommaso).
 La ragione costituisce la nostra caratteristica e sarebbe rinunciare ad un'esigenza
originaria e naturale il non utilizzare tale strumento, sia pure in nome di una luce
superiore.
 E' sulla base della ragione, infine, che è possibile ottenere i primi risultati universali
perché razionali, su cui poi impiantare un successivo discorso di approfondimento di
carattere teologico. Discutendo con gli Ebrei si può assumere come presupposto
l'Antico Testamento; discutendo con gli eretici si può assumere tutta la Bibbia. Ma
quale presupposto può rendere possibile la discussione con i pagani o gentili se non
ciò che ci accomuna, e cioè la ragione? (Antiseri).
Tutto ciò presuppone che tra ambito della ragione e ambito della fede ci sia complementarità e
armonia, in quanto entrambe derivanti da Dio: Se Dio, attraverso la fede, infondesse conoscenze
in contrasto con quelle ottenibili attraverso l’intelletto che opera anch’esso con principi infusi da
Dio, dovremmo concludere che Dio vuole impedirci di conoscere la verità, ponendoci in una
situazione di insanabile contraddizione, ma ciò ripugna all’idea cristiana di Dio [che è suprema
sapienza e bontà] (Lacchini).

Guglielmo d’Ockham (1280 – 1349)

A) La reciproca implicazione di fede e ragione va in crisi: fede e ragione sono ambiti


eterogenei. L'accordo tra la ricerca filosofica e la verità rivelata viene per la prima volta
dichiarato impossibile (Abbagnano).
Ciò in base a precise indagini/riflessioni gnoseologiche
 la conoscenza umana si basa sull’esperienza:
 l’unico sapere possibile è quello fondato sull’esperienza (rapporto
diretto e intuitivo con la cosa, colta immediatamente) di enti e di
eventi individuali, realtà concrete e determinate, date qui e ora in un
certo modo
 è conoscibile adeguatamente solo ciò che è controllabile attraverso
l’esperienza
 ciò che consente di sapere con certezza che qualcosa effettivamente
esiste è allora la conoscenza intuitiva, che si ha quando l’uomo
coglie le cose con i sensi. Essa formula giudizi di esistenza su di esse.
Questa conoscenza intuitiva fa vedere con evidenza:
 se un individuo c’è o non c’è

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 quale sia il suo rapporto con altre cose
 quale sia lo spazio che occupa in
relazione ad altri corpi
In altre parole, la conoscenza intuitiva è l'atto con cui l'intelletto coglie la realtà, avverte la
presenza di una determinata cosa, la conosce nella sua esistenza immediata, così da poter
formulare un giudizio di esistenza sulla cosa conosciuta intuitivamente (Occhipinti).
Tale conoscenza intuitiva costituisce il momento iniziale della conoscenza e senza di questa i livelli
superiori non sarebbero possibili.
 Per Ockham, quindi, la conoscenza prima e la più sicura è quella intuitiva dei sensi: ciò è
dovuto alla situazione dell’uomo su questa terra: una mente legata al corpo e ai sensi.
 Conseguenze:
 possiamo parlare con cognizione di causa solo di ciò che
direttamente sperimentiamo
 il sapere scientifico è attento alla realtà concreta: Se la
conoscenza umana deve fondarsi sull'esperienza, a essa si
apre il mondo della natura, verso il quale si indirizza
l'interesse di Ockham (Abbagnano).

B) Accanto alla conoscenza intuitiva Ockham introduce anche la conoscenza astrattiva. Essa:
 prescinde dall'esistenza o meno di una cosa e si costituisce solo sulla base di
quella intuitiva
 essa cioè formula proposizioni riguardanti cose già conosciute per via intuitiva,
anche se queste scompaiono
 se si osserva ad esempio un albero direttamente, se ne ha una conoscenza intuitiva;
quando l'albero non è più presente nella sua concretezza, se ne ha conoscenza
astrattiva.
 La differenza tra le due forme di conoscenza consiste nel fatto che
quest'ultima può esserci anche se la cosa conosciuta è andata distrutta.
Quindi essa riflette e indaga sulle cose e sulle loro caratteristiche a prescindere dalla
loro esistenza attuale. Ci dice non se una cosa sia (an sit), ma cosa essa sia (quid
sit).
 Le uniche proposizioni che essa non può formulare sono i giudizi di esistenza, perché
essi sono propri della conoscenza intuitiva, in quanto quest'ultima è direttamente in
contatto con le cose realmente esistenti.
 La conoscenza astrattiva, in altre parole, deriva da quella intuitiva in quanto si può
avere solo di ciò di cui si è precedentemente avuto una conoscenza intuitiva
(Abbagnano).

C) Rispetto a una impostazione gnoseologica simile, quali conseguenze ne derivano per le


verità religiose?
 Esse sono quelle necessarie all’uomo, pellegrino in questa terra, per conseguire la
beatitudine eterna

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 Ma di tali verità l’uomo non può avere conoscenza evidente:
 non c’è conoscenza intuitiva di Dio: Dio non è oggetto di esperienza
diretta
 non c’è conoscenza astrattiva di Dio, perché ogni conoscenza di
questo tipo presuppone una precedente conoscenza intuitiva: Nessuna
cosa può essere conosciuta astrattivamente dall’uomo, con le sole
risorse della sua natura, se quella cosa non è stata prima conosciuta
intuitivamente
 ancora: Non conosciamo Dio né con la conoscenza intuitiva né con
quella astrattiva. Che non lo conosciamo intuitivamente è chiaro
perché tale conoscenza è quella beatifica, la quale non è possibile per
noi con le sole forze naturali. Che non lo conosciamo con la
conoscenza astrattiva si prova perché ogni conoscenza astrattiva
presuppone quella intuitiva.

Conclusioni: Un atteggiamento di cosi radicale empirismo doveva condurre ad un netto rifiuto del
problema scolastico fin nella sua impostazione. Poiché l’unica conoscenza possibile è l’esperienza
e poiché l’unica realtà conoscibile è quella che l’esperienza rivela, cioè la natura, ogni realtà che
trascenda l’esperienza non può raggiungersi in via naturale e umana (Abbagnano)

D) Non c’è spazio nella teoria occamista, per valide prove filosofiche dell’esistenza di Dio.
 Più in generale, la metafisica, in quanto ha per oggetto tutto ciò che va oltre il piano
dell'esperienza, è impossibile; Dio e il mondo soprannaturale non appartengono al
campo dell'indagine filosofica: tutto ciò che va oltre i limiti dell'esperienza non può
essere né compreso né dimostrato: ciò che non è verificabile empiricamente esiste solo
come possibilità, ossia gode solo di una probabilità di esistenza non affermabile con
sicurezza (Ruffaldi).
 Poiché l’esistenza e l’essenza vanno insieme e di pari passo, e si conosce l’essenza solo
di ciò di cui si conosce intuitivamente l’esistenza, l’uomo non è in grado di conoscere
propriamente né l’esistenza, né l’essenza di Dio.

 A maggior ragione le verità di fede sono indimostrabili:


 solo la rivelazione ci fa conoscere Dio: che un'unica essenza
semplicissima sia tre persone realmente distinte, è cosa di cui nessuna
ragione naturale può persuadere ed è affermata dalla sola fede
cattolica, come ciò che supera ogni senso, ogni intelletto umano e
ogni ragione (Ockham).
 la teologia non è affatto una scienza, proprio perché il principio che fa
dell'esperienza l'unica fonte di vera conoscenza, costituisce il criterio
fondamentale di discriminazione tra scienza e non scienza: le sue,
dunque, non sono verità dimostrabili o di per sé evidenti
 la teologia riguarda solo verità pratiche (esistenziali!), cioè
indispensabili per la salvezza, tratte dalla Sacra Scrittura. Compito del
teologo non è di argomentare vanamente su queste verità di carattere

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pratico, ma di dimostrare quanto sia inadeguata la ragione umana nei
loro confronti (Stelli)
 ragione e fede sono radicalmente separate e non convergono; la
loro conciliazione è impossibile perché la fede è al di sopra della
ragione e ciò che crediamo per fede supera infinitamente le capacità
intellettive umane (Tozzi)
 Conclude Ockham: “gli articoli di fede non sono principi di dimostrazione [di per sé
evidenti], né conclusioni [non sono cioè dimostrabili come le conclusioni della
dimostrazione stessa] e non sono neppure probabili, giacché appaiono falsi a tutti o ai
più o ai sapienti, intendendo per sapienti quelli che si affidano alla ragione naturale,
giacché solo in tale modo si intende il sapiente nella scienza e nella filosofia”.

E) D’altra parte se fossero oggetto di dimostrazione, allora la rivelazione sarebbe stata inutile:
 dato che Dio ha rivelato alcune verità all’uomo, significa che questi
non avrebbe potuto raggiungerle con la sola ragione
 Dio non fa le cose due volte! (ciò costituisce l'applicazione alla
teologia di un principio metodologico fondamentale per la
conoscenza: non bisogna introdurre principi di spiegazione più
numerosi di quelli necessari: Pluralitas non est ponenda sine
necessitate!)
 data l’onnipotenza e l’inattingibilità di Dio, vano è il tentativo di
penetrarlo e conoscerlo con la ragione
F) conclusione:
le verità di fede sono un dono gratuito di Dio
 l’unica via di accesso efficace a Dio, è la fede: essa è amore di Dio,
non conoscenza razionale di Dio
 Il piano del sapere razionale, fondato sulla chiarezza e l’evidenza logica, e il piano
della dottrina teologica, orientato alla morale e fondato sulla luminosa certezza delle
fede, sono asimmetrici […] L’ambito delle verità rivelate è sottratto radicalmente al
regno della conoscenza razionale. La filosofia non è ancella della teologia, e questa non
è più scienza, ma un complesso di proposizioni tenute insieme dalla forza coesiva della
fede (Reale)

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