Schopenhauer
Veri ca 27/11 Schopenhauer + positivismo + analogie e differenze illuminismo/positivismo, faccio
paragra 1,2,3,5, Schopenhauer appunti e ripasso marx (struttura/sovrastruttura, in veri ca ci sarà un
brano e bisogna capire se è marxista o no)
In contemporanea con hegel, leggermente più giovane, anche lui tedesco.
Il mondo come volontà e rappresentazione
Schopenhauer riparte da kant ed è incazzato con hegel perché al suo esame (dove hegel era in
commissione) c’è stato uno scontro verbale.
Non si parlava di loso a in oriente perché non centra la distinzione tra religione e loso a, i veda sono
alla base dell’induismo e buddismo, sono testi antichi risalenti all’epoca più o meno della bibbia, dentro i
veda troviamo una serie di ri essioni astratte e gli indiani hanno una capacità di astrazione che hanno
aspetti comuni a quelli greci perché hanno entrambi una scrittura simile (perché hanno consonanti e
vocali). Se si studia i veda e kant si notano molte somiglianze.
-critica al realismo ingenuo (atteggiamento realistico che pensa di descrivere e rappresentare la realtà
direttamente): il velo che copre la realtà, nei veda viene chiamato il velo di maya. Anche i loro quindi
parlano delle forme a priori.
Differenze rispetto a kant:
a) per kant ci sono molte forme a priori, per Schopenhauer le forme a priori sono 3
(spazio, tempo, causalità). Noi percepiamo le cose collocate nello spazio e tempo e con un principio di
causa effetto.
b) l’obbiettivo di Schopenhauer è andare al di la delle forme a priori, ossia squarciare il
velo di maya.
c) Schopenhauer quando parta della realtà fenomenica la intende come una realtà illusoria
(Matrix) mentre per kant nche tutti ci capivamo andava bene.
Per Schopenhauer la via per raggiungere il noumeno (la realtà cosi com’è in se) è il corpo, dentro il
Matrix (la realtà illusoria) posso pure avere in corpo con due braccia e due gambe ma magari nella realtà
vera sono solo un cervello in una vasca, però questa non è la mia sola conoscenza riguardo al mio corpo,
che lo conosco attraverso l’esterno (conosco me stesso tramite l’olfatto, tatto, udito…) ma i 5 sensi sono
sempre ltrati, quindi lo conosco attraverso l’esterno perché per guardarmi mi guardo dall’esterno, il mio
corpo lo conosco perché posso avere una conoscenza anche interna, quindi sento il mio corpo senza
passare attraverso le forme a priori. Quindi non posso conoscere il noumeno per ad esempio Troisi ma
posso conoscere il mio noumeno (la realtà in se stessa di me) perché ho una concezione di me che non
passa dalle forme a priori. Se io alzo un braccio dentro di me sento un impulso (ho dato il comando di
alzarlo), questo sono di base, io sono pulsione in primo luogo.
Marx è un losofo del sospetto, espressione usata da ricoeur, che chiama loso del sospetto marx,
Nietzsche e Freud, sospettano che la realtà che ci viene raccontata non è quella vera, per marx la realtà
che ci viene raccontata è l’ideologia e bisogna sorpassarla per arrivare alla verità. Anche Schopenhauer
può essere de nito losofo del sospetto anche se sono solo marx, Nietzsche e Freud, però anche
Schopenhauer sospetta della realtà (con il velo di maya). Schopenhauer parte però da kant con le forme a
priori. Bergson dice che la realtà è ritagliata dai nomi perché ad esempio una persona è una sostanza in se
e il verbo collega le due cose, ad esempio io (sostanza in se) mangio un toast (sostanza/nome anch’esso in
se) e mangiare che è il verbo che li collega, in sica si collega bene perché io ho a che fare con un
linguaggio matematico che ha diversi ltri e io in sica non ragiono con cose/sostanze ma con funzioni, la
funzione non ritaglia la cose perché la de nizione sua è una relazione (la relazione tra due insieme
(dominio e immagine)). Anche Schopenhauer parla dei ltri e quello che kant chiamava fenomeno
Schopenhauer la chiama rappresentazione.
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Giuseppe longo dice che il reale è quello che è cioè non continuo o discreto, perché noi
tramite le forme a priori facciamo un processo di discretizzazione (in pezzettini) e non
un usso continuo (anche se il reale non è un usso continuo), Federico leoni sottolinea
questa cosa e sono i nostri strumenti a rendere il reale continuo o discreto. Ma è il
nostro intelletto (il modo in cui percepiamo e ragioniamo) come dice Schopenhauer che
ci sono delle cose nello spazio e nel tempo mentre Bergson dice che sono i nomi, avverbi
e verbi il nostro ltro. Per marx il modo di produzione (economia) è il ltro e il risultato
è l’ideologia (il ltrato).
Il corpo per Schopenhauer è il modo di aggirare le forme a priori ma non il noumeno, io sono pulsione, il
termine che usa Schopenhauer è volontà (Will in tedesco), una sorta di istinto, impersonale. Per analogia
se io sono volontà lo sono tutti, io non percepisco Stiatti come realtà, lo percepisco attraverso il mondo
della rappresentazione ma se io sono volontà per analogia anche Stiatti lo è. Tutta la natura è volontà
(inteso come volontà di vivere, istinto di sopravvivenza). Per Schopenhauer il noumeno è volontà (puro
istinto). Tutta la realtà è volontà ossia istinti di sopravvivenza, le piante, noi e gli animali lo sono ma anche
gli oggetti perché ad esempio la sedia è fatta di materiali che sono fatti da processi, perché ad esempio il
legno marcisce, noi li percepiamo come inanimati perché li guardiamo in un certo lasso di tempo ma in
realtà i materiali da cui sono composti gli oggetti sono un continuo movimento tramite processi. Il
movimento è il principio di ogni cosa, perché il movimento è ciò che la rende tale.
Quali sono le forme a priori per Schopenhauer?
Rapporto tra Schopenhauer e kant? (Analogie e differenze)
Qual è la via per arrivare al noumeno?
Caratteriste della volontà per Schopenhauer?
Caratteristiche della volontà:
1) la volontà è eterna perché se noi togliamo le forme a priori (spazio, tempo e causalità) il noumeno è
senza tempo
2) È incausata (non ha una causa, non ha una cosa che è all’origine) perché togliamo la forma a priori di
causalità
3) È unica perché se io conosco la realtà attraverso le forme a priori la realtà è frammentata, discreta ma
la realtà è unica senza le forme a priori
4) La volontà è cieca, ossia senza scopo perché vive e sopravvive.
Ad esempio gli animali mangiano altri animali per cercare di sopravvivere, la volontà si fa la guerra da
sola, per Schopenhauer la natura è orribile. La natura è questo regno disgustoso dove la volontà per
sopravvivere si rivela contro altre volontà con radici uguali e tutto questo produce dunque sofferenza. La
volontà è cieca e irrazionale, la volontà è dentro di me che mi alliena, è un principio impersonale che abita
dentro ciascuno di noi, non sono io, non mi identi ca, è una pulsione che ci governa tutti, Freud lo
chiama con il termine di “esso” perché è un sentita estranea dentro di noi, una sorta di alieno.
5) è inconscia.
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8/01/2025 unita 8 cap 1 (no critiche agli ottimismi)
Bisogna vedere il noumeno (la volontà) come alien che si impossessa di noi e usa i corpi per riprodursi,
anche Dawkins che è uno scienziato contemporaneo dice che la riproduzione avviene perché il gene è
egoista e vuole sopravvive passando da un corpo all’altro e non è l’amore o altre cazzate varie ma è il gene
che si vuole salvare. Lo stesso dice Schopenhauer, la volontà passa da individuo a individuo,
Schopenhauer parla della volontà come istinto di sopravvivenza e questo ci spinge verso il dolore, il
desiderio non si soddisfa mai.
Ci sono 3 vie per raggiungere la liberazione della volontà, delle vie di ascesi (staccamento dai desideri):
1) arte: l’arte mi libera dal desiderio perché l’arte è contemplazione, Schopenhauer dice che tutti gli
strumenti che usiamo sono tutti soggetti alla volontà, quindi sono strumenti che ci permettono di
raggiungere la volontà ma poi non ci basta e passiamo a altro… (viaggio dei desideri). Però le opere
d’arte non sono strumenti, non le uso per raggiungere un mio scopo, desiderio, quindi quando sono di
fronte a un opera d’arte contemplo, guardo senza voler usare, l’arte aiuta a staccarsi dalla dittatura
della volontà. L’arte parla in modo universale e generiche non speci che, come l’urlo di munch che
parla dell’angoscia in generale non l’angoscia che ha il tipo raf gurato ma in generale, l’arte dal
particolare mi porta all’universale.
2) Etica della pietà: in latino pietas vuol dire immedesimarsi, condividere gli stessi sentimenti con un
altro (senza posizionarsi a un altro livello) ossia empatia, aiuta a liberarsi perché non penso più ai miei
desideri ma penso anche agli altri
3) Ascesi, vuol dire staccamento dai beni terreni
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