Pascoli
La vita
Pascoli nasce nel 1855 in Romagna in una piccola borghesia rurale.
La sua era una tipica famiglia patriarcale molto numerosa, Giovanni era il quarto di 10 figli.
Il nucleo familiare venne sconvolto quando il padre fu ucciso.
Questo evento diede a Pascoli il senso di un’ingiustizia bruciante.
La morte del padre creò difficoltà economiche alla famiglia che si trasferì a Rimini.
Successivamente nel giro di anni seguirono numerose perdite: la madre, la sorella maggiore, due fratelli.
Ricevette un’educazione classica e studiò presso l’università di Bologna.
Partecipò a manifestazioni contro il governo e per questo fu arrestato nel 1879.
Non vi sono relazioni amorose nell’esperienza del poeta che condusse una vita casta.
In lui c’era il desiderio di un vero nido in cui esercitare la funzione di padre.
Fu proprio questa necessità ossessiva a rendere impossibile il sogno di essere padre.
Nel 1895 la sorella Ida si sposò e questo provocò in pascoli il sentimento di essere tradito e lo portò ad una depressione.
La visione del mondo
La formazione di pascoli fu positivista.
Ciò si può notare nella precisione con cui usa la nomenclatura ornitologica e botanica.
Ma in pascoli si riflette anche la crisi della scienza e l’affermarsi di tendenze spiritualistiche e idealistiche.
Anche lui insorge una sfiducia nella scienza che sfocia nell’ignoto verso cui l’anima protende.
Il mondo nella visione pascoliana appare disgregato.
Gli oggetti materiali hanno un rilievo fortissimo nella poesia pascoliana e si caricano di simbologie che rimandano a messaggi misteriosi
affascinanti.
Anche la precisione botanica e ornitologica permette di andare al cuore della realtà.
La conoscenza del mondo avviene attraverso strumenti interpretativi non razionali.
La sfera dell’io si fonde con quella della realtà oggettiva e le cose acquistano una fisionomia antropomorfizzata.
La visione del mondo pascoliano si colloca entro le coordinate della cultura decadente e presenta affinità con la cultura decadente e la
visione dannunziana.
Il fanciullino
Da questa visione del mondo scaturisce la poetica pascoliana compiuta nel “ Il fanciullino”.
L’idea centrale è che il poeta coincide con il fanciullo che sopravvive al fondo di ogni uomo: un fanciullo che vede tutte le cose con
ingenuo stupore e meraviglia.
Al pari di Adamo, anche il poeta fanciullino dà il nome alle cose, deve usare un linguaggio che si sottragga all’abituale comunicazione.
Dietro questa metafora del fanciullo vi è una concezione della poesia come conoscenza prerazionale immaginosa.
L’atteggiamento irrazionale e alogico consente una conoscenza profonda della realtà che permette di cogliere direttamente l’essenza
segreta delle cose e di scoprire la trama di corrispondenze misteriose.
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La poesia pura
In questo quadro culturale si colloca la concezione della poesia pura che non deve avere fini estrinseci e pratici.
Il poeta canta solo per cantare.
Pascoli precisa che la poesia proprio in quanto poesia pura spontanea e disinteressata può ottenere effetti di utilità morale e sociale.
Nella poesia pura del fanciullino per pascoli è implicito un messaggio sociale che invita all’affratellamento di tutti gli uomini.
Questo rifiuto della lotta tra le classi si trasferisce a livello dello [Link] di poesia per lui non sono solo gli argomenti elevati ma
anche quelli più umili.
La poesia e anche nelle piccole cose.
Pascoli si propone sia come cantore è la realtà umile sia come celebratore delle glorie nazionali.
L’ideologia politica
L’adesione al socialismo
L’ideologia anarchico socialista influenzò Pascoli.
L’insofferenza nei confronti delle ingiustizie trovava concrete motivazioni sociali nell’avanzata della civiltà industriale moderna che
toglieva prestigio alla cultura umanistica privilegiando saperi scientifici.
Dal socialismo alla fede umanitaria
Il 1879 fu l’anno di svolta del socialismo romagnolo che si accostò a quello di Marx.
Il socialismo marxista si fondeva essenzialmente sul concetto di lotta tra le classi, sull’inconciliabilità di interesse fra capitale e lavoro e
sullo scontro violento e [Link] era un principio che Pascoli ripugnava.
Alla base di ciò vi era un radicale pessimismo dovuto dalla convinzione che la vita umana fosse costituita da dolore e sofferenza e che
per questo gli uomini dovevano cessare di farsi del male fra loro.
La mitizzazione del piccolo proprietario rurale
Ogni classe deve conservare la sua distinta fisionomia e deve collaborare con tutte le altre con amore fraterno.
A questo fine era necessario evitare la bramosia di ascesa sociale che poteva generare scontri e sopraffazioni.
Il segreto dell’armonia sociale consiste nel fatto che ciascuno si accontenti di ciò che ha e che viva felice anche con poco.
Il nazionalismo
Il fondamento dell’ideologia di pascoli è la celebrazione del nucleo familiare.
Questo senso geloso della proprietà del nido chiuse si allarga ad inglobare l’intera nazione.
Si collocano qui le radici del nazionalismo pascoliano.
Per questo egli sente con tanta partecipazione il dramma dell’emigrazione: l’italiano che è costretto a lasciare il suolo della patria e
viene strappato dal nido.
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I temi della poesia pascoliane
Il cantore della vita comune
Pascoli e l’esatto contrario del poeta maledetto.
Nel suo vissuto Pascoli incarna l’immagine dell’uomo comune appagato della sua vita modesta, all’interno della sfera protettiva degli
affetti domestici, degli studi, del lavoro di insegnante, nella pace del suo nido.
Una parte della sua poesia è destinata alla funzione di proporre quella determinata visione della vita al fine di intenti pedagogici, morali
e sociali.
Il poeta ufficiale
Proprio perché crede nel valore pedagogico della poesia pascoli può allargare la sua predicazione a temi più vasti e per questo può
assumere le funzioni del poeta vate. Ribadiva la fede in alcuni valori elementari ma fondamentali come la famiglia, l’accontentarsi del poco,
la pietà e la devozione.
Il grande Pascoli decadente
Le trasformazioni del clima culturale e del gusto hanno portato Pascoli ad una straordinaria novità: un senso di inquietudine e
turbamento che lo fece inserire nel panorama del contemporaneo decadentismo.
Soluzioni formali
La sintassi
La sintassi di Pascoli è ben diversa da quella della tradizione poetica italiana che era modellata su gerarchie di proposizioni, coordinate
e subordinate.
Nei testi di Pascoli la coordinazione prevale sulla subordinazione, la struttura sintattica è composta da brevi frasi allineate senza
rapporti gerarchici.
Di frequente le frasi mancano del soggetto o del verbo o assumono la forma dello stile nominale (successione di semplici sostantivi
aggettivi).
Ciò rivela il rifiuto di una logica dell’esperienza.
È una sintassi che Luce perfettamente la visione del mondo pascoliane a fanciullesca, alogica che scompone i rapporti gerarchici.
Il lessico
Al livello del lessico Pascoli non usa un lessico normale ma mescola tra loro codici linguistici diversi.
Nascono scontri di livelli, conflitti parossistici (Caratterizzato da una forte esasperazione) di registri.
Così vuole abolire la lotta fra le classi di oggetti e di parole.
Troviamo quindi nei suoi testi termini preziosi e aulici, termini gergali dialettici, terminologie precise, termini quotidiani.
Gli aspetti fonici
Grande rilievo hanno gli aspetti fonici cioè i suoni che compongono le parole.
Sono in prevalenza onomatopee (versi di uccelli, suoni di campane), parole con valore fonosimbolico (assume un significato senza
rimandare alla parola), assonanze e allitterazioni.
La metrica
La metrica pascoliane è apparentemente tradizionale nel senso che impiega i versi più consueti nella poesia italiana (endecasillabi,
decasillabi, novenari, settenari eccetera). Pascoli in realtà sperimenta cadenze ritmiche inedite.
La frantumazione del discorso è accentuata dall’uso di enjambements.
Le figure retoriche
Pascoli usa largamente il linguaggio analogico.
Accosta in modo impensato realtà remote fra loro (Temporale, tra il nero casolare-un’ala di gabbiano).
Utilizza anche le sinestesie.
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10 agosto
La poesia non è un quadro di natura ma un discorso ideologicamente strutturato in cui il poeta affronta i grandi temi del male e del
dolore, del rapporto tra la dimensione terrena e il trascendente.
La costruzione rivela simmetrie: la prima strofa corrisponde all’ultima, la seconda e la terza rispondono alla quarta e la quinta.
Rispettando l’anima decadente, delusa dal fallimento della scienza Pascoli imposta il problema del male in chiave metafisica e religiosa,
ogni vittima e immagine di Cristo.
Ma non approda a una religione positiva: il pianto del cielo non sembra implicare una prospettiva di riscatto.
Il tema è significativo perché compaiono miti centrali come quello del nido.
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Analisi e Commento
Nella raccolta Myricae (parola latina, che significa “piccoli arbusti”, citazione virgiliana), Pascoli canta i motivi del mondo della natura,
caricandoli di significati simbolici. Infatti, la sua poetica, detta “del fanciullino” (dal titolo di un saggio di poetica, da lui pubblicato nel
1897), consiste nel sapere trovare la poesia negli oggetti quotidiani, nella campagna e nella natura che ci circonda, osservandoli con lo
stupore e la meraviglia di un bambino, che consentono di riscoprirne i lati segreti e la purezza originaria.
Si tratta di componimenti generalmente brevi e lineari, che rappresentano quadretti di vita campestre che si caricano di significati
misteriosi e spesso evocano l’idea della morte.
È in quest’ottica che la celebrazione delle piccole cose e del “nido” si può leggere come un baluardo che il poeta erige contro le forze
inquietanti e minacciose.
Nello specifico, in X Agosto, ricchissima di simboli, Pascoli, come in molti altri componimenti di Myricae, rievoca la tragedia dell’uccisione
di suo padre, avvenuta il 10 agosto 1867, trent’anni prima della stesura della poesia. Il 10 agosto è, però, anche il giorno di San Lorenzo,
quello in cui, secondo la tradizione popolare, si verifica il fenomeno delle stelle cadenti.
Le stelle che cadono in quella notte, nell’immaginario pascoliano, rappresentano il pianto del cielo sulla malvagità degli uomini:
quest’immagine rende l’idea di un cosmo profondamente umanizzato.
Prendendo le mosse dalla propria tragica vicenda personale, il poeta affronta i grandi temi del male e del dolore: gli elementi familiari e
biografici vengono trasposti su un piano universale e cosmico.
Così, la rondine e il padre uccisi, posti in evidente parallelismo (ritornava una rondine al tetto, v. 5 – anche un uomo tornava al suo nido,
v. 13; “l’uccisero: cadde tra spini”, v. 6 -“l’uccisero: disse: Perdono”, v. 14; “ella aveva nel becco un insetto”, v. 7 – “portava due bambole in
dono”, v. 16; “tende / quel verme a quel cielo lontano”, vv. 9-10 – “addita / le bambole al cielo lontano”, v. 20), diventano il simbolo di
tutti gli innocenti perseguitati ed alludono scopertamente alla figura di Cristo, la vittima per eccellenza, che perdona i suoi carnefici
sulla croce, richiamata già nel titolo, con il numero romano X.
La rondine che stava tornando al suo nido portando un verme per i suoi piccoli, è stata uccisa durante il tragitto e li ha lasciati soli ed
affamati; allo stesso modo, il padre del poeta viene ucciso mentre sta tornando a casa, il “nido” chiuso e protetto, portando due bambole
in dono alle figlie, che ora lo aspettano vanamente, proprio come i piccoli della rondine aspettano la madre, ormai affamati e morenti.
L’unica differenza tra la rondine e il padre in punto di morte sta nella parola “perdono” pronunciata dall’uomo.
La struttura del componimento è circolare (Ringcomposition), poiché esso si apre e si chiude con l’immagine del cielo inondato di stelle
cadenti, simboli del dolore (vocativo “San Lorenzo”, v. 1 – vocativo “E tu, Cielo”, v. 21; “aria tranquilla”, v. 2 – “mondi / sereni”, vv. 21-22;
“sì gran pianto”, v. 3 – “pianto di stelle”, v. 23).
Il Cielo, ossia Dio, è sentito come lontano, distante, indifferente, separato dal mondo, capace solo di guardarlo dall’alto e di “piangere”
sulle miserie umane, ma non di lenirne in nessun modo le sofferenze.
Il male, personificato, è incomprensibile per l’uomo, che si sente sempre in balia di un insondabile destino. La Terra, nell’economia
dell’universo, al cospetto dell’immensità del Cielo, non è altro che un “atomo opaco”, un minuscolo ed insignificante corpuscolo che non
brilla neppure di luce propria.
Di fronte alla malvagità del mondo, l’unico rifugio, dovrebbe essere il “nido”, unico luogo protetto in cui trovare pace, ma la casa è
anch’essa “romita”, solitaria, lacerata dalle tragiche vicende del mondo, dunque insufficiente a proteggere l’uomo, a cui non resta che
invocare invano il “pianto di stelle” del cielo che lo soccorra e partecipi del suo dolore.
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Temporale
La poesia è formata da 7 versi.
Il primo verso è separato dagli altri 6.
Quindi ci sono 2 strofe: la prima di 1 solo verso, la seconda di 6 versi (richiamando la sestina).
Quali sono le rime in questa poesia?
lontano/gabbiano, orizzonte/monte, mare/chiare/casolare
In letteratura, questo schema di rime viene rappresentato come: A, BCBCCA
Ci sono colori?
Sì, c'è il rosso di rosseggia, il nero di pece, le nubi chiare, di nuovo il nero del casolare. Prevalgono quindi colori scuri e violenti.
Si descrivono dei rumori?
Sì, c'è il bubbolìo lontano del primo verso.
Il bubbolìo è un rumore cupo e lontano che si sente in sottofondo, come quello di un aereo che passa lontano oppure, come in questo
caso, quello di un tuono ancora lontano, all'orizzonte, di un temporale che si avvicina (il titolo ci dice subito che il poeta parlerà di un
temporale).
Si descrivono movimenti di qualche tipo?
Sì, c'è innanzitutto il movimento dell'affogare (immagine del sole che tramonta all'orizzonte sprofondando nel mare).
C'è anche l'idea del volo del gabbiano nell'ultimo verso, non è detto esplicitamente ma il fatto di parlare dell'ala ci fa pensare subito al
concetto di volare.
Che sensazioni fa provare questa poesia?
C'è il senso dell'avvicinarsi di un qualcosa di grande e che fa paura, che è ancora lontano ma si sa che sta per scoppiare.
I colori rosso e nero fanno pensare a cose piene di vita ma anche tristi, paurose, violente, alla morte, e l'idea dell'affocato conferma
questa sensazione.
Ci sono i colori chiari delle nubi (nuvole) che alleggeriscono questo scenario pauroso, ma sono descritti come stracci, quindi pochi e
smembrati.
L'ultimo verso, con l'ala del gabbiano, fa pensare al volo e quindi al concetto di liberazione.
Cosa descrive la poesia?
La poesia descrive un paesaggio su cui incombe un imminente temporale.
All'orizzonte il cielo sta tramontando, quindi è tutto rosso, ma di spalle, sul monte, tutto appare nero e cupo. In mezzo al nero del cielo
e del monte, si intravede un casolare.
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Con una metafora piuttosto ardita, il poeta ci dice anche che l'immagine del casolare in mezzo al nero gli fa pensare a quella dell'ala di un
gabbiano, presumibilmente mentre vola (altrimenti l'ala, in sé, non è così visibile e importante perché appiattita sul corpo).
Osservazioni conclusive
Il poeta descrive un paesaggio particolare, che suscita paura e sgomento, ma alla fine sembra suggerire uno spiraglio di luce e libertà
nel vedere il casolare, che gli fa pensare a un gabbiano che vola.
Per descrivere il paesaggio pauroso utilizza colori scuri e violenti e richiama l'idea dell'affogare; invece per descrivere la sensazione
finale di liberazione descrive la casa come un uccello che vola nel cielo libero.
Nella poesia del Pascoli due elementi sono sempre importanti: la natura e la casa.
La natura solitamente viene sempre utilizzata per descrivere un mondo interiore.
Il poeta ha un rapporto particolare con gli elementi naturali soprattutto quando contraddistinguono la vita quotidiana della campagna.
In questo caso, il paesaggio naturale crea le condizioni per suggerire una fragilità interiore, una sorta di ansia e di premeditazione di un
qualcosa che deve ancora accadere e che fa paura.
Le tinte cupe che circondano la scena in realtà sono presentimenti cupi che si trovano nel cuore del poeta, anche se la presenza dell'io
poetico in questi versi sembra totalmente assente.
La presenza del poeta infatti non trapela da nessuna parte.
Da qui il simbolismo di questa poesia: ogni cosa sembra vivere ed essere rappresentata in sé, senza l'occhio del poeta, che ci restituisce
i suoi sentimenti veicolandoli completamente su colori, rumori e creando un'atmosfera particolare, ma senza dare giudizi espliciti e senza
essere "presente".
La casa, nel finale, rappresentata dal casolare che si intravede tra il nero dei monti, è un elemento importante che nella poesia segna
una "svolta".
Si riallaccia alla poetica del "nido" familiare che dà al poeta senso di protezione contro un mondo esterno spesso sentito come ostile e
inquietante.
Attraverso una metafora piuttosto spinta e grazie all'uso sapiente della punteggiatura (i "due punti" che introducono l'ultimo verso), il
poeta mescola e confonde l'immagine del casolare con quella di un gabbiano che vola, anzi nemmeno: con quella di un'ala di gabbiano,
dando l'idea che la casa possa essere qualcosa che liberi il poeta dalla sensazione di cupezza e dai brutti presentimenti.
Il fatto che non si parli direttamente di un gabbiano che vola ma solo della sua ala rende più forte il simbolismo di questa poesia, ma
permette anche di sottolineare l'ala rispetto al volare, cioè un nome concreto anziché un'azione di movimento: questa scelta dà al lettore
la sensazione di trovarsi davanti a un quadro dipinto, dove la pennellata bianca dell'ala del gabbiano cattura l'attenzione rispetto allo
sfondo cupo.
Si parte quindi da una poesia che inizia coinvolgendo il lettore con sensazioni sonore (il bubbolio) per passare alla descrizione visiva di
uno scenario colorato.
E man mano che si legge questo scenario sembra fermarsi, immobilizzarsi, nella bianca pennellata dell'ala che si stacca sullo sfondo nero.
Andando oltre, si potrebbe leggere questo percorso sensoriale come lo specchio di un percorso poetico che porta il poeta a essere
dapprima semplice recettore di un qualcosa fuori di sé (il bubbolìo lontano), poi presenza che vive il paesaggio da descrivere (il rosso nel
mare gli fa spensare a un affogato, il poeta usa dunque una similitudine per descriverlo, e nel farlo esprime la sua visione del paesaggio),
infine la visione del casolare, descritta non più con parole esplicite ma con una metafora, il che porta il poeta a staccarsi del tutto dal
paesaggio, quasi a sparire come soggetto narrante.
L'uso della metafora introduce infatti il tema del poeta che dà vita a un proprio paesaggio: la metafora diventa lo strumento supremo in
mano all'intelligenza umana per creare collegamenti inediti tra le cose, e quindi inventare nuovi mondi.
Alla luce di queste ultime osservazioni, si potrebbe dire che questa meravigliosa poesia non soltanto rappresenta in pieno, nella sua
semplicità, alcuni degli elementi principali della poetica pascoliana, ma che rappresenta anche un sublime esempio di come il poeta
esprime, attraverso la parola, la capacità generativa della propria arte: quella di creare nuove immagini, avvicinandosi all'arte figurativa.
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Il gelsomino notturno
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Parafrasi
E si aprono, i gelsomini notturni, nell’ora in cui penso ai miei cari defunti.
Le farfalle del crepuscolo sono apparse in mezzo ai viburni.
Da un po’ di tempo già è calato il silenzio: solamente là, in una casa, si sentono bisbigliare voci umane.
Sotto le loro ali dormono gli uccellini, così come gli occhi umani riposano sotto le ciglia.
Dai calici aperti dei gelsomini arriva un profumo che sembra di fragole rosse.
Nel salotto si vede la luce ancora accesa.
L’erba cresce sopra le tombe dei morti.
Un’ape, che è arrivata tardi, si aggira ronzando poiché tutte le cellette sono già state occupate.
In cielo la costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo azzurro, in un tremolio di stelle (come una Chioccia circondata dal pigolio dei suoi
pulcini).
Durante tutta la notte si sente il profumo (di gelsomino) che riempie l’aria portato dal vento. La luce nella casa si accende su per le
scale, poi passa al primo piano,
nella camera nuziale, e infine si spegne…
Arriva l’alba: i petali dei fiori si chiudono un poco appassiti, ma dentro l’ovario molle e profondamente nascosto, cresce una sensazione di
felicità che non conosco.
Commento de Il gelsomino notturno di Pascoli
In questa poesia emerge uno dei temi cardine di Pascoli: il confronto tra la natura che lo circonda e ciò che prova, la sensibilità acuta e
l’inquietudine esistenziale che traspaiono dalle sue poesie.
Già a partire dal titolo, questa poesia fa degli evidenti ma delicati riferimenti all’erotismo.
Il poeta contempla la casa in cui l’amico si appresta a consumare la prima notte di nozze, cui il testo è dedicato, introducendo una
tematica sessuale in modo tale che risulti evidente quanto il poeta si senta estraneo ed escluso da questo tipo di piacere.
Il tema sessuale viene sviluppato grazie a una serie di immagini liberamente riprese dalla natura che in quel momento circonda il poeta.
Così Pascoli fa riferimento ai fiori notturni, i gelsomini, che hanno la precisa peculiarità di aprirsi al calare della notte per poi richiudersi
con l’arrivo del sole, e alle farfalle crepuscolari.
Seconda e terza strofa esprimono la tranquillità del momento in cui la giornata volge al termine e la sera sta arrivando, spezzata però
dall’arrivo di qualcosa di misterioso che si sente nell’aria, come l’odore di fragole rosse.
Questa è la sinestesia che Pascoli utilizza per alludere all’atto sessuale che il suo amico sta per compiere e che a lui, invece, è precluso
e sconosciuto.
In questo frangente Pascoli si sente come l’ape tardiva che, quando arriva, trova tutto l’alveare occupato; immediato arriva il parallelismo
col cielo e con la costellazione delle Pleiadi.
A questo punto lo sguardo del poeta osserva tristemente le luci nella casa che si accendono e si spengono nelle varie stanze, fino ad
arrivare in camera da letto, dove la luce del lume che lascia definitivamente spazio al buio della notte: la prima notte di nozze sta per
essere consumata dagli sposi.
Nell’ultima strofa la notte è passata, e la felicità nuova data dal matrimonio consumato - così come lo sono i petali del gelsomino - è
giunta.
Gli ultimi versi, legati a qualcosa da covare in un “urna molle e segreta” fanno riferimento anche a una futura gravidanza.
Qui c’è il punto di massima sensazione di esclusione comunicata dal poeta e l’allusione più esplicita all’erotismo con l’urna molle e segreta
del gelsomino.
Il gelsomino notturno è considerato uno dei capolavori cardine dell’espressione del simbolismo tipico di Pascoli.
Qui l’autore allude in maniera sfumata ma piuttosto inequivocabile all’attività sessuale sfruttando ciò che lo circonda, i paesaggi e la
natura, utilizzando molte figure retoriche.
L’analogia domina la poesia, creando legami oscuri tra le cose di cui solo Giovanni Pascoli stesso può comprendere la profondità.
Particolarmente curati anche gli aspetti fonosimbolici e percettivi del componimento, con vocali aperte e chiuse che si alternano
sapientemente, verbi che rimandano a sensazioni uditive (suoni di vario genere) e sensazioni visive (percezione di colori e luci).
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