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Antonio Mastrovincenzo
Presidente del Consiglio Regionale delle Marche
INDICE
Rita Bigelli
Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Senigallia-Centro”......... pag. 11
Rosanna Pettinelli
Custode generale dell’Accademia dell’Arcadia................................... pag. 13
Premessa di Chiara Pietrucci e Silvia Serini
curatrici................................................................................... pag. 15
Leonardo Marcheselli
Riscoprire Giulio Carlo Fagnani ............................................ pag. 19
Luca Rachetta
Fagnani e la società letteraria del suo tempo .......................... pag. 29
Chiara Pietrucci
Inediti di Fagnani all’Antonelliana di Senigallia...................... pag. 37
Fabrizio Chiappetti
La filosofia della natura di Fagnani......................................... pag. 45
Paolo Cingolani
La lemniscata e altre curve celebri .......................................... pag. 55
Mariella Bonvini Triani
Le mie esperienze didattiche alla “Fagnani”............................ pag. 79
Silvia Serini
Le carte raccontano. La storia della scuola “Fagnani”
attraverso il suo archivio......................................................... pag. 99
Anna Indipendente
Fagnani nel diario di viaggio di Giovanni Bianchi.................. pag. 117
Profili degli autori.................................................................. pag. 133
Indice dei nomi...................................................................... pag. 135
GIULIO FAGNANI
MATEMATICO, FILOSOFO E POETA
a cura di
Chiara Pietrucci e Silvia Serini
Presentazione
– 11 –
emersa dall’indagine svolta negli archivi e dal ricordo degli anni
giovanili ancora vivo in molti senigalliesi, a loro tempo docenti o
studenti. Grazie al generoso patrocinio della Regione Marche, che
ringraziamo per l’interesse manifestato sin dall’inizio nei confronti
del progetto di edizione degli Atti del Convegno dedicato a Giulio
Fagnani, il nostro lavoro ha l’opportunità di parlare, con modestia
ma in modo appassionato, a tutto il territorio, offrendo l’occasione
di togliere un po’ di polvere sedimentatasi sul passato per distingue-
re più nitidamente il presente, ovvero il frutto della nostra identità
storica e culturale.
– 12 –
Sono ben lieta di inviare il saluto ufficiale dell’Accademia dell’Ar-
cadia in occasione del Convegno su Giulio Fagnani matematico,
filosofo e poeta. È significativo e rilevante per la nostra Accademia
che venga ricordato a 250 anni dalla morte un Arcade illustre, un
intellettuale i cui molteplici interessi danno lustro alla città che gli
ha dato i natali e all’Arcadia di cui è stato membro.
Auguro un felice esito al convegno a lui dedicato e buon lavoro
a tutti coloro che vi prenderanno parte.
– 13 –
Premessa1
– 15 –
Il rinnovato interesse per la figura del matematico senigalliese ha
portato a nuovi percorsi di ricerca e nuove acquisizioni biografiche,
filologiche e critiche: sono stati approfonditi i suoi interessi filosofi-
ci, su tutti la propensione per la scienza nuova di Cartesio, Leibniz
e Newton, e poetici, in particolare con il ritrovamento di compo-
nimenti inediti del periodo giovanile e della maturità. Le ricerche
hanno dimostrato che non solo fosse autorevole matematico, so-
cio dell’accademia delle scienze di Berlino, stimato da Grandi, La-
grange e Boscovich, ma anche erudito impegnato in disquisizioni
filosofiche, teologiche e poetiche con gli intellettuali del tempo, tra
cui Nicolas Malebranche e Apostolo Zeno. Il percorso di riscoperta
è appena avviato e si auspica che possa condurre a nuovi risultati.
– 16 –
Elena Solai e all’attore Mauro Pierfederici che hanno curato rispet-
tivamente la selezione e l’esecuzione di brani musicali dell’epoca e
la lettura di passi scelti dalle opere, sei qualificati relatori e relatrici
che a Fagnani, ai suoi lavori e alla vita dell’istituzione a lui intitola-
ta hanno dedicato i loro studi.
Si parte dal contributo di Luca Rachetta, che esamina la produ-
zione letteraria di Fagnani alla luce del contesto sei-settecentesco; si
prosegue con la ricerca di Chiara Pietrucci, che si è addentrata alla
scoperta degli scritti ancora inediti di Fagnani presenti presso la bi-
blioteca Antonelliana.
A Fabrizio Chiappetti è toccato il compito di guidarci all’in-
terno della complessa riflessione filosofica del senigalliese, mentre
Paolo Cingolani, dopo un articolato excursus sulle più celebri cur-
ve geometriche, ha focalizzato la sua attenzione sul profilo matema-
tico di Fagnani e sulla “sua” curva lemniscata. Chiudono il volume
gli interventi di Mariella Bonvini Triani, che ha raccontato le sue
esperienze didattiche e le ricerche condotte come docente proprio
sulla scia delle tracce di Fagnani e di colei che scrive la quale, rovi-
stando tra le carte d’archivio, ha riportato alla luce storie, episodi e
curiosità legate alla scuola “Fagnani”.
Alle sei relazioni si aggiungono, in questa sede, altri due lavori.
Quello, dalla valenza proemiale, di Leonardo Marcheselli, già mo-
deratore del convegno, che ci avvicina, attraverso una contestualiz-
zazione di tipo storico-biografico, al personaggio di Fagnani e quel-
lo conclusivo di Anna Indipendente, incentrato sull’incontro tra
Fagnani e il medico riminese Giovanni Bianchi.
Senza pretese di esaustività si licenziano queste pagine, con il de-
siderio che da esse si possa ripartire, complici o no altri anniversari,
alla scoperta di quel poliedrico personaggio “dal multiforme inge-
gno” che fu Giulio Carlo Fagnani.
C.P., S.S.
– 17 –
Riscoprire Giulio Carlo Fagnani
Leonardo Marcheselli
Già nel lontano 1890, a poco più di un secolo dalla morte di Giu-
lio Carlo Fagnani, avvenuta il 18 maggio 1766, l’illustre Getulio
Ghetti lamentava la sostanziale rimozione di ogni memoria di quel
grande perfino nella nativa Senigallia. Notava infatti che nulla era
stato fatto per ricordare il bicentenario della nascita di uno di cui
«dovrebbero, a gran ragione andar superbe non solo la città che gli
fu culla, e le Marche, ma eziandio l’Italia».1
Ghetti, che si occupava di epigrafia, forniva una pista di indagi-
ne per la riscoperta del conte Fagnani, e precisamente quella lapide
che si trovava (e si trova ancora) nella chiesa della Maddalena, a po-
chi passi dalla Piazza del Duomo e da quel palazzo della Dogana,
dove ha sede la scuola che successivamente a Fagnani fu intitolata.
In quella lapide in latino i figli «cum lacrimis» ricordavano il con-
te Giulio Carlo de’ Toschi di Fagnano, discendente dai signori del
castello di Fagnano, marchese di S. Onorio, membro dell’Ordine
costantiniano e patrizio romano e senigalliese, che era stato illustre
matematico, filosofo e poeta.2
E illustre lo era stato davvero, se si pensa alla fama da lui rag-
giunta con articoli celebri pubblicati sul «Giornale de’ Letterati d’I-
talia» ove trattava problemi matematici sulla lemniscata (la curva a
forma di otto rovesciato, ∞, riprodotta anche sulla lapide suddetta)
e sul problema di Taylor, accresciuta dalla stima che ebbero per lui
1 G. Ghetti, Cenni su la vita e le opere del conte Giulio Carlo Fagnani di Sinigaglia, Fa-
no, Sonciniana, 1890, p. 5.
2 Ibidem.
– 19 –
matematici come Boscovich, Lagrange ed Eulero, che dai suoi la-
vori sviluppò l’indagine sul campo degli integrali ellittici.3 Le Pro-
duzioni matematiche del conte Giulio Carlo di Fagnano, marchese de’
Toschi e di Sant’Onorio (con dedica a papa Benedetto XIV) furono
raccolte e pubblicate per la prima volta dall’autore a Pesaro, presso
la stamperia Gavelliana, nel 1750, e una seconda edizione è uscita a
Roma nel 1911, curata da una commissione costituita da Vito Vol-
terra, Gino Loria e Dionisio Gambioli.4
3 Cfr. L. Pepe, La formazione filosofica e scientifica di Giulio Carlo de’ Toschi di Fagnano,
in Scienziati e tecnologi marchigiani nel tempo, «Quaderni del Consiglio regionale delle
Marche», V, 30 (2001), pp. 207-226.
4 G. C. Fagnani, Opere matematiche pubblicate sotto gli auspici della società per il pro-
gresso delle scienze, a cura di V. Volterra, G. Loria, D. Gambioli, 3 voll., Milano-
Roma-Napoli, Società editrice Dante Alighieri, 1912.
5 G. Mamiani, Commentario sul marchese Giulio Carlo Fagnani da Senigallia, matema-
tico del secolo XVIII, Pesaro, Annesio Nobili, 1825, p. 36.
6 Ibidem.
– 20 –
illustri famiglie senigalliesi, come i Mastai e i Benedetti Forastieri.7
Giulio Carlo Fagnani nasce a Senigallia da Giovanni Francesco
Fagnani e da Camilla Bartoli il 26 settembre 1682. Appartiene a un
ramo cadetto della famiglia (nei suoi primi scritti si qualifica patri-
zio di Senigallia) e verrà insignito del titolo di conte solo nel 1721
da Luigi XV come riconoscimento per i servizi militari resi dalla fa-
miglia ai Borboni: la fedeltà a questa dinastia sarà sempre una co-
stante per i Fagnani. Nel 1745 Benedetto XIV, riconoscendo la di-
scendenza dai Toschi di Fagnano, onora Giulio Carlo del titolo di
marchese e nel 1746 la casa di Fagnano viene inserita nella nobiltà
romana; infine Carlo di Borbone, nel 1749, nomina Giulio Carlo
marchese di Sant’Onorio.8
Grottanelli ci dice che Giulio Carlo era il secondo di tre figli –
gli altri erano Eleonora e Orazio –,9 ma poco o nulla si sa dei fra-
telli, al punto che il «Dizionario Biografico degli Italiani» lo ricorda
come figlio unico.10 Mente brillante già da giovanissimo, fu man-
dato a studiare a Roma al Collegio Clementino tenuto dai padri so-
maschi, come altri figli di famiglie nobili marchigiane. Fu attratto
dalla poesia e dalla letteratura e chiese – ottenendola – l’ammissio-
ne presso l’illustre accademia dell’Arcadia nella quale entrò col no-
me di Floristo Gnausonio. Da autentico umanista, si dedicò anche
alla filosofia, studiò Cartesio, nell’interpretazione del francese Ni-
colas Malebranche con cui fu in corrispondenza, e successivamente
Leibniz e Newton. Fu in Italia uno dei primi a leggere l’Essay con-
cerning the human Understanding di John Locke (1694), probabil-
mente in traduzione francese.
– 21 –
Tornato a Senigallia, sposò Francesca Conciatti, che gli diede
ben dodici figli e decise di abbandonare gli studi filosofici e teolo-
gici per indirizzarsi, come aveva fatto Malebranche, verso la mate-
matica.
Al tempo di Giulio Carlo, la famiglia abitava già nel palazzo che
sorge tuttora in piazza Roma, accanto al palazzo comunale; edifi-
ci che, secondo Grottanelli, erano rimasti incompiuti a causa di un
lungo contenzioso sulla proprietà del terreno (che si concluse con
un nulla di fatto) tra la famiglia Fagnani e il municipio.11 Le diffi-
coltà diplomatiche non gli impedirono di assolvere importanti fun-
zioni pubbliche, come l’assunzione della carica di gonfaloniere di
Senigallia nel 1723. Non fu un incarico semplice, perché
– 22 –
ste di console, alloggiò nella sua casa le truppe spagnole e quando,
dopo la loro partenza, giunsero gli Austriaci, il principe Lobkowitz
– 23 –
Antonelli. Nella lettera di Boscovich, oltre alla gratitudine si met-
teva in rilievo l’impressione che «fatto avevano in Roma i pareri del
padre suo».141 Papa Benedetto XIV, dal canto suo, volle premiare
Fagnani assegnando ad Antonelli l’incarico di far stampare le Pro-
duzioni Matematiche, cosa che, tuttavia, non avvenne se non sei
anni dopo, nonostante Le Seur avesse giudicato il testo «luce publi-
ca dignissimum».15
Il grande matematico
Durante la frequentazione giovanile dell’Arcadia, Fagnani ave-
va conosciuto il monaco camaldolese Guido Grandi, futuro profes-
sore di matematica all’Università di Pisa che lo avrebbe consigliato
poi nei suoi primi studi matematici e con cui fu in corrisponden-
za. In una lettera datata 6 settembre 1711, Fagnani racconta che la
passione per quella scienza gli era venuta dalla lettura della Ricer-
ca della Verità di Nicolas Malebranche e aggiunge che «cominciai
questo studio da’ suoi primi principii l’anno 24 dell’età mia cioè
cinque anni fa [1706], non ho mai potuto conferire con anima
vivente».16 Da questa affermazione risulta che Fagnani si considera-
va un autodidatta nello studio della matematica, cominciato seria-
mente solo dopo il matrimonio.
Fu proprio Grandi a spingere Fagnani a inviare un primo scritto
sui problemi matematici al «Giornale de’ letterati d’Italia», edito a
Venezia da Apostolo Zeno e sul quale, negli anni successivi, avreb-
be pubblicato i suoi lavori scientifici più importanti sulla rettifica-
zione delle parabole, sulla lemniscata e sul problema di Taylor.17
Riguardo allo studio di Fagnani sulla lemniscata, forse il suo più
importante conseguimento, che già di per sé meriterebbe di ripor-
tare piena luce sul matematico senigalliese, il 14 agosto 1717 Ze-
14 Ivi, p. 18.
15 Ivi, p. 19.
16 Pepe, La formazione filosofica, cit., p. 209.
17 Ivi, p. 217.
– 24 –
no scriveva di aver ricevuto «la nuova invenzione sopra la misura
della lemniscata» che sarebbe stata inserita nel XXIX numero del
«Giornale».18 Il primo lavoro di Fagnani sulla lemniscata comparve
in effetti nel tomo XXIX della rivista. Seguirono altre ricerche che
poi Fagnani raccoglierà nelle sue Produzioni matematiche.
La consapevolezza di essere un matematico di rilievo, ancorché
autodidatta, Fagnani la dimostrò anche in seguito con la soluzione
di un problema sugli integrali che il britannico Brook Taylor ave-
va proposto come confronto tra matematici inglesi e quelli del re-
sto d’Europa, non senza una polemica a distanza con il matematico
svizzero Nicolas Bernoulli, che Fagnani liquidava come sostanzial-
mente invidioso di Taylor e non in grado di «competere con il ma-
gno Newton».19 Nello scambio polemico tra i due matematici si
intromise Jacopo Ricato chiedendo a Fagnani di «troncare con su-
periorità la contesa» e, soprattutto aggiungendo che
18 Ibidem.
19 Mamiani, Commentario, cit., p. 11.
20 Ivi, p. 7.
21 Ghetti, Cenni su la vita, cit., p. 6.
– 25 –
colta, al punto che nelle Memorie di Trevoux per la storia delle Scien-
ze e delle Belle Arti, una sorta di florilegio delle pubblicazioni euro-
pee più significative uscita in Francia nel 1754, si legge che
Un umanista da riscoprire
Si diceva all’inizio che Giulio Carlo Fagnani fu un vero umani-
sta, ovvero si interessò a tutte le scienze e a tutte le manifestazioni
dell’animo umano. Pertanto, dopo la poesia, la filosofia, la mate-
– 26 –
matica e l’architettura, trovò tempo e modo di occuparsi anche dei
cosiddetti ittioliti di Scapezzano, reperti fossili di pesci e vegetali ri-
trovati sulle colline di Senigallia e dei quali ebbe modo di dissertare
con l’avvocato pesarese Giovan Battista Passeri. A Fagnani, che pro-
metteva di inviargli «saggi di pesci immummiti», Passeri riconobbe
quei fossili per una specie d’ictopetra simile a quella che si cava sui
monti Lessini nel Veronese.25
La vita di Fagnani a Senigallia continuò, tra vari interessi e scam-
bi epistolari, come abbiamo visto, fino al 18 maggio 1766 quando
lasciò questa terra all’età di 84 anni, gli ultimi dei quali vissuti tra
varie malattie.
Poco prima di morire, tuttavia, ebbe un’ultima grande soddi-
sfazione: quella di leggere, negli atti dell’Accademia di Lipsia, che
il grande Leonhard Euler, meglio noto come Eulero, il quale si ap-
prestava a creare uno dei più fecondi campi d’indagine della mate-
matica contemporanea, quello degli integrali ellittici, aveva tratto
grandi risultati dai suoi studi, generalizzando quel problema che
Fagnani risolse mediante il calcolo integrale, cioè la determinazio-
ne di archi di ellisse o d’iperbole aventi per differenza una quanti-
tà algebrica. E qui vale la pena sottolineare che a tanto non erano
arrivati né Leibniz, né Johann Bernoulli, che anzi ne avevano dato
per impossibile la soluzione.26
A conclusione di questo breve e certo incompleto ricordo di
Giulio Carlo Fagnani, mi pare opportuno chiudere, come avevo
aperto, con le parole di Getulio Ghetti che ribadiscono l’opportu-
nità, se non la necessità, che Senigallia e l’Italia intera riscoprano
questo illustre personaggio:
sembrami non sia male aver ricordato un po’ per minuto i meriti
di un Uomo insigne messo quasi nell’obblio […] e ho sperato che
qualcuno di quegli i quali timoneggiano la cosa pubblica, possano
25 Ivi, p. 24.
26 Ivi, p. 5.
– 27 –
scorrendo le mie pagine prendere vaghezza di tributare e far tri-
butare a lui gli onori che i viventi devono agl’illustri trapassati.27
– 28 –
Il poeta Giulio Fagnani e la società letteraria
del suo tempo
Luca Rachetta
– 29 –
collettore di specificità amalgamate nel grande insieme dello scibi-
le umano.
Per comprendere appieno la formazione, gli stimoli intellettuali
e la portata del contributo offerto dal grande senigalliese in campo
matematico, filosofico e poetico, non si può dunque prescindere da
tale assunto di base, fonte di stupore per chi vive ai giorni nostri, in
una società che, privilegiando ed esaltando la preparazione scien-
tifica applicata all’economia e alla tecnologia, traduce le discipline
umanistiche con i nomi di leggerezza, frivolezza, intrattenimento
e inutilità, creando in tal modo, attraverso la divisione rigidamen-
te settoriale delle branche del sapere, una gerarchia di valore tanto
discutibile quanto pericolosa. Riscoprire e valutare attentamente la
lezione intellettuale di Fagnani, scienziato che teneva in gran conto
le humanae litterae, può certamente creare i presupposti per riflet-
tere sull’inconsistenza delle ragioni di chi oggi svaluta le discipline
umanistiche, portatrici al contrario dei fondamentali valori della
morale e della libertà, e indebolisce così la tenuta degli unici argi-
ni possibili contro l’impoverimento culturale e il logoramento dei
principi democratici già messi in discussione dalla dittatura del de-
naro e della tecnocrazia.
– 30 –
si in una sterile forma di erudizione sul modello del don Ferrante
manzoniano, chiusa in asfittiche biblioteche e in autoreferenziali
consessi accademici, quasi fosse il segno di distinzione della società
eletta, ma che, al contrario, rappresenta la koinè, la lingua comune
del dialogo con gli altri intellettuali e con la loro epoca, un reper-
torio di conoscenze da cui può prendere l’abbrivio il progresso nel
presente, nell’ottica di un interscambio di contributi fecondo e co-
struttivo con le richieste del tempo.
La prospettiva di ampio respiro che anima Fagnani non può che
sposarsi bene con i principi ispiratori del «Giornale de’ letterati d’I-
talia» diretto da Apostolo Zeno, con il quale Fagnani ebbe un fitto
scambio epistolare tra il 1713 e il 1723.1 La rivista presenta un ap-
proccio culturale proto-illuminista, non ancora tendente all’enci-
clopedismo ma orientato con decisione all’abbattimento degli stec-
cati tra le discipline: non per nulla sul «Giornale de’ letterati d’Ita-
lia», che ospita nelle sue pagine interventi di storia, teologia e dirit-
to, Fagnani pubblica gli esiti dei suoi studi di argomento scientifi-
co, a dimostrazione del fatto che il sincretismo applicato ai campi
del sapere fosse considerato dalla società intellettuale, ancor prima
che una ricchezza, una conditio sine qua non.
Ma ancor più datata è l’appartenenza di Fagnani all’Accademia
dell’Arcadia. Nella lettera del 27 marzo 1699 al custode generale,
con la quale il giovane aspirante poeta chiedeva di entrare a far par-
te di quel consesso intellettuale d’élite (seguita da una seconda mis-
siva, recante la data del 13 giugno 1700, del medesimo tenore,2 for-
– 31 –
se per ribadire una richiesta che non aveva avuto ancora ascolto), ci
sono certamente formule di cortesia rituali e professioni di mode-
stia di prammatica. Eppure, le espressioni «grand’ingegni» e «genti-
lissimi signori», insieme alla formulazione del desiderio di parteci-
pare del talento altrui e della gloria che ne deriva, gettano luce non
solo sui valori costitutivi dell’Arcadia, ma anche sulle aspettative ri-
poste sinceramente dallo spirito sensibile nell’entrare a far parte di
un collegio di così nobili persone.
pure che ne professarò eterne le obligazioni, co’ le quali mi sottoscrivo per sempre di
vostra signoria devotissimo e obligatissimo servitore, Giulio Fagnani. Di casa il 13
giugno 1700».
3 Manoscritto 16, in «Scritture originali d’Arcadia. T. II», cc. 92r., Roma, Biblioteca
Angelica.
– 32 –
La poesia di Giulio Fagnani tra filosofia, dimensione arcadica e ri-
piegamento interiore
Addentrandoci nello specifico del Fagnani letterato, dunque, si
può osservare che anche lo scrivere versi non è estraneo al concetto
di unità della cultura, in virtù del quale la poesia ha uguale digni-
tà rispetto alle scienze e, senza ricoprire una riduttiva funzione an-
cillare, ne veicola in alcuni luoghi i contenuti, conferendo loro la
chiarezza e la piacevolezza della divulgazione improntata alla poe-
tica dell’utile dulci di oraziana matrice e di tassiana ripresa (eviden-
temente ben presente al nostro autore) e creando così le condizioni
di un processo di osmosi tra i vari ambiti del sapere.
Prendiamo a titolo di esempio la lirica Sovra il ciel di Sicilia un
dì s’uniro.4 Dice Mamiani di questo sonetto che «allude all’opinio-
ne di Platone circa la preesistenza delle anime»: dunque il motivo
encomiastico (l’occasione è data dalla «nascita del real primogeni-
to di Napoli»5) è calato in un concetto filosofico, che, disciolto nel
componimento, gli conferisce originalità e preziosità, vedendosi re-
stituire in cambio il vantaggio di essere esemplificato attraverso l’i-
casticità delle immagini poetiche.
4 Mamiani, Commentario, cit., p. 34: il sonetto è riportato dall’autore con poche note
e una brevissima intestazione a mo’ di introduzione.
5 Ibidem.
– 33 –
tenea l’alte sembianze, altri i vestigi
parea che di Pompeo nel volto avesse;
6 G. Ghetti, Cenni su la vita e le opere del Conte Giulio Carlo Fagnani di Sinigaglia,
Fano, Tipografia Sonciniana, 1890, p. 10.
7 Ivi, p. 12: «È poi osservabile che avendo Egli [Fagnani, n.d.r.] a citare dei versi, non
li prende se non dal poema di Lucrezio».
– 34 –
monicamente in seno alla natura, recuperando un’innocenza e una
spontaneità sopraffatte e messe al bando dalla civiltà e dai secoli.
– 35 –
mo, la cui biografia è costellata da strazianti lutti familiari, come la
perdita di figli neonati o ancor giovanissimi. Traumi carichi di disa-
gio e di dolore ch’egli cerca di anestetizzare attraverso la ragione e la
cultura, calandosi con virile disposizione nel gurgite vasto della vita.
La poesia in Fagnani giunge così a toccare i precordi più intimi
dell’anima, qualificandosi non soltanto come vezzo e moda della
bella società intellettuale, ma anche come conquista di uno spazio
intimo rasserenante, momento di ripiegamento interiore, talvolta
di rilettura della propria vita persino negli episodi più dolorosi, co-
me nel poemetto La resurrezione universale, di cui si parlerà in un
altro contributo.
nel dì 10 il generale Braun colle genti d’Austria. Niuna molestia venne da prima al
Fagnani: quando nel dì 11 istigati i Tedeschi da’ suoi nemici, il generale gli fè divieto
di spedir pieghi e corrieri agli Spagnuoli: accordava però che libero e sicuro vivesse
in Senigallia. Sopraggiunse il principe Lobkowitz, e cedendo ai mali suggerimenti di
alcuni malevoli intimò al Fagnani di abbandonare infra due ore la patria. Obbedì egli
e ricoverassi in Roncitelli, dove sostenne oltre a dieci mesi l’esilio. E fu questa poten-
tissima cagione che tra per lo mal animo, e le privazioni delle cose domestiche non
solo interrompesse gli studi, ma peggiorasse il suo temperamento; posciaché allora
cominciò a soffrire dolori e contrazioni alla vessica, che generarongli per conseguente
concrezioni calcolose e spasimi orribili da’ quali fu sempre tormentato in appresso.
Ho voluto raccontare questa particolarità (…) perché a ciascuno sia nota non dirò
la ingiuria che da troppo malignità gli fu fatta, ma la sua singolare moderazione in
sopportarla».
– 36 –
Inediti di Giulio Fagnani
alla biblioteca Antonelliana
Chiara Pietrucci
1 L’epigrafe apposta sulla facciata di palazzo Fagnani, in piazza Roma a Senigallia, re-
cita: «In questo palazzo / sacro all’arte alla scienza alle muse / nacque il 26-9-1682 e
morì il 18-5-1766 / il marchese Giulio Carlo Fagnani conte dei Toschi / matematico
insigne, filosofo e poeta». Venne realizzata in occasione del bicentenario della morte
(1976) e si ispira alla lapide funeraria deposta sul pavimento della navata centrale
della chiesa della Maddalena, dettata dall’illustre concittadino Giovanni Marchetti:
«Algebram geometriaque sublimiorem / pluribus inventis ditavit / editis praeclarus
operibus / philosophus poeta / heic requiescit». La stessa tripartita definizione («Ma-
thematicus, philosophus, poeta») compare nel cartiglio del ritratto a olio di Fagnani
che apparteneva al patrimonio del municipio, poi confluito nella collezione di palaz-
zo Gherardi e infine scomparso. Una copia del ritratto si conserva nella presidenza
della scuola secondaria “Giulio Fagnani” di Senigallia. Cfr. D. Gambioli, Biografia del
conte Giulio Carlo di Fagnano, in Fagnani, Opere matematiche, cit., III, p. 224.
Il codice, di 49 carte non numerate, presenta una rilegatura semirigida in cuoio gial-
lo (Senigallia, Biblioteca Antonelliana, vetrina F 30). Sulla costa si legge «Fagnani
/ Poesie / marchese / Giulio». Il foglio di guardia reca il timbro della precedente
collocazione: Ospedale civile, Senigallia, biblioteca Marcolini, 1650. Le prime 26
cc. sono occupate dal poemetto in ottave, nel cui frontespizio autografo si legge: «La
resurezione universale / idea poetica / di Giulio Fagnani / consecrata / all’illustrissi-
mo e reverendissimo prencipe / il signor cardinale Pietro Ottobono / nipote della
serenissima memoria di Alessandro VIII, e vicecancelliere di Santa Chiesa», e da tre
– 37 –
speculativo, partono da uno stato della questione e si sviluppano
in lemmi, teoremi, scoli, assiomi, corollari, definizioni; il poemetto
muove dalle suggestioni della fisica cartesiana per dare spiegazione
razionale al dogma della resurrezione della carne; infine, il metodo
geometrico (mos geometricum) attraverso il quale affrontare questio-
ni puramente metafisiche come il libero arbitrio e la grazia e dogmi
di fede evidentemente non scevri di implicazioni fisiche, come la
resurrezione della carne e la creazione di animali e piante, è natu-
ralmente quello cartesiano.
Fagnani fu un filosofo cautamente aperto alle acquisizioni della
scienza contemporanea, assai attento a non discostarsi dall’inter-
pretazione ortodossa delle Sacre Scritture. In piena querelle fra An-
tichi e Moderni, Fagnani pare propendere, per l’ambito scientifico
e filosofico almeno, per i moderni: accantonato ben presto il dete-
stato Aristotele, si formò sui maestri della nuova scienza, Cartesio,
Malebranche, Leibniz e Newton, anteponendo Cartesio a Platone
e Aristotele, anzi, facendo cartesiani, nella finzione poetica, sia Pla-
tone che Aristotele. Nel discostarsi dalla scrupolosa citazione della
Scrittura, come in alcuni passi della Resurrezione universale, Fagna-
ni si avvalse del robusto sostegno teorico di Cartesio e Malebran-
che, procedendo tuttavia con grande prudenza: l’opera di Carte-
– 38 –
sio, il più moderato tra i pensatori dell’era moderna, era comunque
all’Indice, in attesa di revisione. 2
Le 188 ottave della Resurrezione traggono ispirazione dalla filosofia
cartesiana: il matematico francese viene infatti esplicitamente men-
zionato («Renato, l’acutissimo piccardo»)3 e ritratto nelle ottave se-
guenti in quell’atteggiamento meditativo che lo condusse alla for-
mulazione delle sue dimostrazioni più celebri, dall’esistenza di Dio
a partire dall’esistenza dell’anima al Cogito e all’opposizione fra res
cogitans e res extensa («mente dunque son io, mente vivace / da tri-
na mole a chiare note esclusa; / non son vento leggier, fiamma che
splende: / ciò che pensa non è ciò che si estende»).4 Anche nell’Av-
vertenza si allude a «cose filosofiche» e «ipotesi novelle» e nella De-
dica a questo proposito si legge:
2 Fagnani, La Resurrezione universale, ottava 136, vv. 7-8. Cfr. anche M. Fumaroli, Le api
e i ragni. La Disputa degli Antichi e dei Moderni, Milano, Adelphi, 2005, p. 182: «Con il
giovane Fontenelle tutto il sapere della “nuova scienza” e della filosofia contempora-
nea che ne trae le conseguenze – quella di Cartesio e quella di Malebranche – fa il suo
ingresso nella disputa degli Antichi e dei Moderni, estendendo l’autorità del metodo
geometrico alla poesia e alla morale».
3 Fagnani, Resurrezione, cit., ottava 136, v. 3.
4 Ivi, ottava 138, vv. 5-8.
– 39 –
gli anni miei giovanili, ora però, che son giunto ad età più matu-
ra, non l’approvo». Il poemetto si apre con un’invocatio a una musa
piuttosto singolare per la poesia epico-narrativa, la figlia primoge-
nita morta in tenera età: dal carteggio con padre Guido Grandi,
insigne matematico contemporaneo e amico di Fagnani, si evince
che la figlia morì nel 1711 e questo è dunque il terminus post quem,
oltre che il motivo ispiratore, del poema.5
Va sottolineata la grande originalità dell’opera di Fagnani rispetto
alla produzione coeva di ambito arcadico, che annovera numerosi
giudizi universali e apocalissi e nessuna resurrezione dei morti: in-
tanto per l’evidente difficoltà della materia, ma soprattutto per la
voluta ambiguità lasciata in materia dal Credo e dal Catechismus ex
decreto.6 Argomento centrale dell’opera fagnanea è la ricomposizio-
ne dei corpi dei defunti, alla quale dà inizio un messo divino in for-
ma femminile, cristiana incarnazione della Provvidenza, presentata
attraverso attributi pagani di Aurora e Minerva e mariani. Il messo
scrive sulla sabbia con la punta dell’asta, evidente richiamo al Cri-
sto nell’episodio dell’adultera, ma anche al messo angelico che apre
le porte della città di Dite a Dante e Virgilio con una «verghetta».7
I caratteri vergati dalla figura angelica, ineffabili per il testimone
5 Fagnani, Lettera III del 22 giugno 1711 (Pisa, biblioteca Universitaria, ms. Grandi 90,
c. 187r.): «Le sole grazie di vostra signoria illustrissima potevano alleviare l’immenso
dolore dell’animo mio per la mortale infermità della maggiore dei miei figli, che
questa notte è passata a miglior vita d’anni cinque e mesi due. Questo è il quarto
sacrifizio che da me ha esatto il Signore, mentre m’ha tolti due maschi e due femine,
ch’erano i primi frutti de’ miei sponsali, ma la perdita di quest’ultima m’ha rapita
l’anima, per il maraviglioso spirito e altre rare qualità che l’adornavano». Il carteggio
Fagnani-Grandi è parzialmente edito, ma per sanare alcune lacune si è preferito citare
dal manoscritto: cfr. Fagnani, Carteggio, in Id., Opere matematiche, cit., III, pp. 122-
154: 126.
6 Cfr. T. Matteucci, Il Giudizio universale: simboli, figure e colori apocalittici nelle “Rime
degli Arcadi” in L’Apocalisse in Arcadia, Firenze, Atheneum, 2002, pp. 81-112. Cfr.
Catechismus ex decreto Concilii Tridentini ad parochos Pii V Pont. Max iussu editus,
1566, Romae, Apud Paulum Manutium, p. 72 e ss.
7 Inf. IX, vv. 89-90: «Venne a la porta e con una verghetta / l’aperse».
– 40 –
giunto in volo dalla natia «Sena»8 alla valle di Iosafat, scatenano
una reazione acido-base o elettrolisi: una combinazione di elemen-
ti alcalini e acidi genera un calore e un bollore miracolosamente in
grado di richiudere la carne attorno alle ossa e ricostruire «la vesta
ch’al gran dì sarà sì chiara»9 ovvero, con terminologia cartesiana, la
macchina del corpo:10
– 41 –
poiché si avvide che il suo stile partecipavasi dei difetti che chia-
mansi del Seicento, lasciò per molti anni la poesia quale poi di ra-
do riassunse: e ciò che compose in appresso senza perdere il pristi-
no brio fu esente dalle imperfezioni di prima.12
12 A. Calogerà, Memorie concernenti il marchese Giulio Carlo de’ Toschi di Fagnano fino al
mese di febbraio dell’anno 1752 inviate al conte Giovanni Maria Mazzucchelli, Roma,
Tipografia delle scienze matematiche e fisiche, 1870, p. 14: «Produsse tra gli altri suoi
componimenti un poema sopra la resurrezione de’ morti, ove sono sparse delle dottri-
ne filosofiche». Cfr. anche F. Vecchietti, T. Moro, Fagnani Giulio Carlo, in Biblioteca
picena o sia notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni, Osimo, Domenicantonio
Quercetti, 1795, IV, pp. 67-72:67: «per saggio della sua musa compose un poemetto
sulla risurrezione de’ defunti, adornandolo acconciamente di molte sentenze filosofi-
che». Un accenno al poema si trova anche in A. Polverari, Senigallia nella storia. Evo
moderno, Senigallia, 2G, 1979, p. 215 (ringrazio la [Link] Mariella Bonvini Triani
per quest’ultima segnalazione).
13 Matteucci, L’Apocalisse in Arcadia, cit., pp. 7-10.
14 Fagnani, Resurrezione, cit., ottave 173-179. Cfr. Purg. XXIII, v. 30: «quando Maria
nel figlio diè di becco» (la fonte dantesca è G. Flavio, La guerra giudaica, VI, 3).
– 42 –
La Resurrezione presenta le caratteristiche del poema didascalico,
genere assai coltivato in ambito arcadico, e destinato alla divul-
gazione in forma poetica di argomenti scientifici (astronomici so-
prattutto, ma anche chimici, matematici e botanici). Questa mo-
da settecentesca fu criticata dal Parini con l’icastica immagine della
terminologia newtoniana («il calcolo, la massa, / e l’inversa ragion»)
comparsa sulla bocca prima soltanto «amorosa» delle dame nei sa-
lotti.15 Lo stesso Fagnani ricorre al linguaggio specifico e ai tecnici-
smi scientifici in più punti dell’opera, dove sono descritti il moto
degli atomi, il comportamento del mercurio e dell’azoto, l’elettro-
lisi e l’anatomia umana (in particolare il funzionamento della cir-
colazione sanguigna, dei polmoni e della ghiandola pineale, car-
tesianamente sede dell’anima). E sono a mio parere questi passi
“uranici”, in cui il dettato poetico si mette al servizio delle acquisi-
zioni della scienza contemporanea, le vette più compiute della po-
esia di Fagnani.16
15 Particolarmente indicativa la consacrazione nei primi versi a Urania, musa della po-
esia didascalica e astronomica (Resurrezione, cit., ottava 1, v. 6). Durissima la critica
di questi generi dell’imprescindibile Emilio Bertana, che definisce l’astronomia «la
scienza che più spesso subì gl’infecondi amplessi degli Arcadi» (E. Bertana, In Ar-
cadia. Saggi e profili, Napoli, Perrella, 1909, p. 184). Per il lessico, cfr. invece C. E.
Roggia, Tecnicismi e perifrasi nella poesia didascalica del Settecento, in Id., La lingua
della poesia nell’età dell’illuminismo, Roma, Carocci, 2014, pp. 91-220: 91: «all’altezza
del secondo Settecento, il connubio tra scienza e mondanità ha raggiunto ogni peri-
feria, accompagnato dai due immancabili satelliti del dilettantismo e della galanteria,
di cui la dama del Giorno, che durante il pranzo fa risuonare “su la bocca amorosa”
la terminologia newtoniana (“il calcolo, e la massa, / e l’inversa ragion […]) offre un
icastico e ben noto compendio».
16 «Di mercurio così gl’atomi vivi» (Fagnani, Resurrezione, cit., ottava 25, v. 1); «Del
puro nitro ogni respiro è pieno» (ivi, ottava 67, v. 1); per la circolazione sanguigna,
la respirazione, la struttura del cervello e la ghiandola pineale, cfr. ivi, ottave 68-73,
dove si descrive la resurrezione di Adamo.
– 43 –
La filosofia della natura di Fagnani
Fabrizio Chiappetti
– 45 –
come Carlo Rovelli, quando scrive che «la natura è la nostra casa e
nella natura siamo a casa. Questo mondo strano, variopinto e stu-
pefacente che esploriamo, dove lo spazio si sgrana, il tempo non
esiste e le cose possono non essere in alcun luogo, non è qualcosa
che ci allontana da noi: è solo ciò che la nostra naturale curiosità ci
mostra della nostra casa. Della trama di cui siamo fatti noi stessi».4
– 46 –
L’entusiasmo per l’autore parigino, che indirizzerà definitiva-
mente gli studi di Fagnani verso la matematica, è confermata da
Angelo Calogerà e riportata da Baldassarre Boncompagni nella sua
preziosa memoria sulla vita del nostro:
– 47 –
Per dirla con l’autore del Discorso sul metodo, i riferimenti al co-
gito e al dualismo ontologico, costituito da res cogitans e res exten-
sa, sono più che mai chiari ed evidenti. In altre parole, tutto ciò
che esiste o è pensiero che non occupa spazio alcuno, oppure il suo
contrario, ovvero si estende nello spazio. Il pensiero non ha bisogno
di altri fondamenti che non siano il pensiero stesso, come dimo-
strato dalla celebre formula del cogito ergo sum; lo spazio contiene
tutto ciò che non è pensiero, senza la necessità di stabilire una con-
catenazione di cause che conducano dal visibile all’invisibile, dalla
realtà naturale di cui i sensi ci danno esperienza a quella sovranna-
turale postulata dalla religione. Cartesio abbozza il disegno di un
universo binario, più semplice e comprensibile di quello tradizio-
nale, basato sulla fisica di Aristotele e la cosmologia di Tolomeo: si
tratta, in buona sostanza, di una visione del mondo nettamente al-
ternativa a quella elaborata dalla Scolastica medievale – fatta pro-
pria dalla Chiesa cattolica – e perciò destinata a scontrarsi frontal-
mente con essa.
– 48 –
Erano avvenute troppe scoperte sensazionali, che avevano cam-
biato per sempre l’immagine stessa del globo terrestre e la sua po-
sizione nel cosmo. A cominciare dalla scoperta dell’America, che
ridisegnava le mappe geografiche del pianeta, rivelando che non
esisteva un mondo “sanza gente”. Ma soprattutto le scoperte astro-
nomiche di Copernico, Galilei, Keplero e Newton avevano dimo-
strato in maniera incontrovertibile che la Terra non era più il centro
dell’Universo, e che quest’ultimo non era strutturato in sfere con-
centriche e ruotanti l’una su impulso dell’altra. La nuova compren-
sione dei fenomeni naturali finiva così per mettere in discussione
addirittura due delle tradizionali cinque vie per la dimostrazione
dell’esistenza di Dio, codificate da Tommaso nel Duecento e riba-
dite dagli Scolastici di tre secoli dopo, con tutta la veemenza ispira-
ta dalla Controriforma e dalla lotta contro l’eresia luterana.
La prima via ex motu sostiene che ogni cosa in movimento è ne-
cessariamente mossa da qualcos’altro. Ma di questo passo non si
potrebbe spiegare il fenomeno del movimento se non si ipotizzas-
se un Primo Motore, ovvero Dio, in grado di imprimere forza mo-
trice all’intero Universo senza essere mosso da altro. La quinta via,
invece, concerne l’ordine dell’Universo: Dio non è soltanto il mo-
tore immobile, ma anche fine di ogni movimento e scopo di ogni
cosa esistente.8 Ora, alla luce delle rivoluzionarie scoperte scientifi-
che sopra ricordate, l’Universo veniva ad assumere nuovi, spiazzan-
ti contorni: senza centro né periferia, solcato da un’infinità di corpi
celesti, guidati lungo traiettorie immutabili da una forza invisibile.
E tuttavia, l’aver mandato in frantumi la fisica medievale non
deve far concludere che le opere di questi pionieri della modernità
fossero immuni dal senso del sacro. Se il cosmo non può più essere
quello descritto da Aristotele e interpretato in chiave teologica dalla
Scolastica, esso conserva in ogni caso un fascino immenso, intelle-
gibile grazie ai «caratteri matematici» con i quali è stato composto:
– 49 –
un grandissimo libro, che continuamente ci sta aperto innanzi a
gli occhi, ma non si può intendere se prima non s’impara a inten-
der la lingua, e conoscer i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scrit-
to in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre
figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne
umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un
oscuro laberinto.9
9 G. Galilei, Il Saggiatore, in Id., Opere complete, Firenze, Barbera, 1968, 20 voll., VI, p.
232.
10 Fagnani, Opere matematiche, cit., p. 145.
– 50 –
ne debolezze del sistema di Cartesio che non era riuscito, anche a
causa della sua morte prematura, a risolvere questioni cruciali co-
me il dualismo ontologico e la corrispondente relazione fra mente
e corpo.
Un altro stimolante confronto filosofico, sia pure a distanza, av-
viene mediante la lettura delle opere di John Locke. Il grande filo-
sofo inglese, autore del fondamentale Saggio sull’intelletto umano
(1690), segue l’indirizzo dell’empirismo che, per certi versi, si muo-
ve nella direzione opposta rispetto al razionalismo cartesiano. Ma
Fagnani ne è comunque attratto, come confesserà in un’altra lettera
con la schiettezza che gli è consueta:
11 Ivi, p. 136.
– 51 –
ancor prima della nascita, pur riadattata alle esigenze della filoso-
fia moderna, non regge il passo delle continue scoperte scientifiche
e delle dispute sulle possibili soluzioni di problemi che per secoli
erano stati ritenuti insolubili. Perciò la conoscenza non può, per
lo meno, essere soltanto ricordo: la stessa natura del conoscere di-
venta oggetto di indagine dapprima della filosofia e in seguito della
psicologia sperimentale, fino agli impressionanti sviluppi avvenuti
nell’ultimo secolo a opera delle neuroscienze.
Ma il dilemma intravisto da Fagnani, attraverso la meditazione
dei testi di Locke, è più che mai attuale: la conoscenza è un proces-
so riducibile alla biologia e alla fisiologia del cervello o è qualcosa
che attiene alla sfera dello spirituale, capace di superare i limiti del-
lo spazio e del tempo? Di certo la singolarità di ogni sguardo che
gettiamo sulla realtà finisce con l’eccedere qualsiasi modello basato
sull’osservazione dei fenomeni e la loro ripetizione.12
Conclusione
Vorrei concludere questo mio intervento osservando che Fagna-
ni, pur non avendo elaborato un proprio sistema di pensiero, di
certo è stato un lettore curioso e un commentatore intelligente del-
le concezioni filosofiche al centro del dibattito culturale europeo:
un uomo dal multiforme ingegno, a cui però non è mancata la ca-
pacità di riconoscere anche i propri limiti. Una rara combinazione,
di genialità e umiltà, molto vicina a quella con cui Newton parlava
di se stesso nella tarda stagione della sua vita: «Non so come appa-
rirò al mondo, mi sembra soltanto di essere stato un bambino che
gioca sulla spiaggia e di essermi divertito ogni tanto a raccogliere
un sasso o una conchiglia più bella del solito mentre l’oceano della
verità giaceva insondato davanti a me».13
12 Si veda A. Noë, Perché non siamo il nostro cervello. Una teoria radicale della coscienza,
Milano, Raffaello Cortina Editore, 2010.
13 D. Brewster, Memoirs of the life, writings and discoveries of sir Isaac Newton, II, Lon-
don, Hamilton and Co., 1855, p. 407.
– 52 –
PARTE II
La lemniscata e altre curve celebri
Paolo Cingolani
– 55 –
ometriche, eseguite secondo regole stabilite a priori. Queste rego-
le se da un lato fornirono uno strumento condivisibile e ripetibile,
dall’altro crearono vincoli: solo grazie al loro superamento si riuscì
ad aprire nuove vie matematiche. Le regole assunte dai geometri
greci prendono il nome di “costruzioni con riga e compasso”. Sono
state scelte probabilmente per motivi estetici e pratici, in quanto
semplici, e ripetibili anche a distanza di spazio e di tempo. La ri-
ga e il compasso permettono infatti di misurare grandezze, ovvero
di confrontarle con un campione, l’unità di misura, e di riportarle
uguali a se stesse. In termini algebrici riga e compasso permettono
cinque operazioni che, trasposte nell’algebra simbolica di oggi, so-
no veri e propri strumenti di calcolo come si può dedurre dalla ta-
bella:
O p e ra z i o n i
geometriche Corrispondenze nell’algebra simbolica
possibili
Dati due punti y – yA x – xA
distinti trovare la =
I retta che passa per yB – yA xB – xA
essi
Dato un punto e un
segmento costrui- (x – xA)2 + (y – yA)2 = r 2
re una circonferen-
II za che abbia quel
punto come centro
e il segmento come
raggio
Date due rette trova- ax + by + c = 0
III re l’eventuale punto
in comune
{dx + ey + f = 0
Date una retta e una ax + by + c = 0
IV
circonferenza trova-
re gli eventuali punti
in comune
{ x2 + y2 + αx + βy + γ = 0
x2 + y2 + αx + βy + γ = 0
{
Date due circon-
ferenze trovare gli x2 + y2 + δx + εy + ϕ = 0
V eventuali punti in
comune
– 56 –
In ultima istanza si può affermare che le operazioni così esegui-
bili sulle costruzioni geometriche equivalgano alle quattro opera-
zioni algebriche (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione)
più l’estrazione di radice quadrata. Proprio la limitatezza degli stru-
menti porterà alla difficoltà nel trovare una soluzione geometrica
ai cosiddetti tre problemi classici della geometria greca: la trisezio-
ne dell’angolo; la quadratura del cerchio; la duplicazione del cubo.
Come può accadere nella matematica non sarà la soluzione del
problema in sé a costituire un traguardo, quanto la via seguita per
raggiungerla. Questa spesso ha portato a nuovi sviluppi della ma-
tematica e aperto la strada a nuove strategie di ragionamento. Al-
lo stesso modo, grazie a nuovi approcci che esulavano dai vinco-
li di “riga e compasso”, diversi geometri greci si misurarono con i
tre problemi, riuscendo a produrre risoluzioni differenti. Parallela-
mente si tentò di addomesticare le risoluzioni alle regole di “riga e
compasso” finché il matematico francese Pierre Wantzel giunse a
dimostrare solo nel 1837 l’impossibilità di una soluzione dei tre
problemi con i metodi della geometria classica1.
La trisezione dell’angolo
Il problema consiste nel riuscire a dividere un qualunque angolo
dato in tre parti uguali. La divisione dell’angolo BVA in due parti
uguali è semplicemente risolubile con riga e compasso: è sufficien-
te puntare il compasso sul vertice V dell’angolo dato e, con aper-
tura a piacere, tracciare una curva che intersechi i due lati dell’an-
golo in due punti 1 e 2. Usando questi come nuovi centri e pun-
tando il compasso in essi con una stessa apertura si tracciano due
archi di circonferenza che, intersecati, determinano un punto 3 per
il quale passa la bisettrice. Un secondo punto è il vertice V dell’an-
golo e così, citando i postulati di Euclide per i quali “per due pun-
1 P. Wantzel, Ricerca sui metodi per riconoscere se un problema può essere risolto con riga e
compasso, in «Journal des mathématiques pures et appliquées», 1837, II, pp. 366-372.
– 57 –
ti distinti passa un’unica retta”, è possibile tracciare la bisettrice
dell’angolo:
– 58 –
siano “uscendo” dal quadrato per arrivare alla definizione completa
della curva:
y = x . ctg
( πx2r )
che, come si riconosce anche per la presenza della funzione go-
niometrica della cotangente, esula dal semplice uso delle operazio-
ni algebriche di base, quindi dalla costruzione con riga e compasso.
Ippia la applicò per trisecare un angolo qualunque sviluppando il
seguente ragionamento grafico: a partire dall’angolo PAB che inter-
seca la trisettrice in P si traccia la parallela al lato BC, che interseca
il lato DC in M. Il segmento MC viene quindi diviso in tre parti
uguali per determinare il punto N. Da questo si traccia nuovamen-
te una parallela al lato BC che interseca la trisettrice in S. L’angolo
SAB è la terza parte dell’angolo PAB dato:
– 59 –
La quadratura del cerchio
Altro problema secolare consiste nel determinare un quadrato
che abbia la stessa area di un cerchio dato o, analogamente, che ab-
bia lo stesso perimetro. “Quadrare il cerchio” è diventato sinonimo
di risolvere un problema apparentemente insolubile ed è citato an-
che nel Paradiso dantesco: «Qual è il geometra che tutto s’affigge
/ per misurar lo cerchio, e non ritrova, / pensando, quel principio
ond’elli indige, / tal era io a quella vista nova: / veder voleva co-
me si convenne / l’imago al cerchio e come vi s’indova».2 Lo stesso
Dante non parla di impossibilità nel risolvere il problema, quanto
della difficoltà di ritrovare il principio che lo caratterizza, per cui
il rapporto tra il perimetro e il diametro del cerchio è pari a π, un
numero trascendente ovvero non ottenibile come soluzione di una
equazione algebrica. Nuovamente: l’impossibilità di ottenere alge-
bricamente il π è traducibile con l’impossibilità di risoluzione con i
soli strumenti di riga e compasso. Diverse furono le soluzioni pro-
poste tra le quali quella di Dinostrato che sfruttò la stessa curva di
Ippia per quadrare il cerchio: questo fece sì che la curva precedente
sia spesso ricordata con il nome di “Quadratrice di Ippia”.
Per render merito a uno dei matematici più eclettici della sto-
ria si può illustrare la soluzione proposta da Archimede con la sua
spirale:
ρ = a ϑ ρ = a ϑ e ρ = -a ϑ
Spirali di Archimede.
– 60 –
In figura è proposta la spirale costruita tracciando circonferen-
ze con raggio ρ crescente, e direttamente proporzionale all’angolo
di rotazione ϑ. Nel secondo caso è rappresentata una spirale doppia
con le due volute che si svolgono una in senso antiorario e una in
senso orario, mantenendo la stessa costante di proporzionalità (a)
ma cambiata di segno. La funzione matematica che la descrive, del
tipo trascendentale, conferma l’impossibilità di realizzarla con riga
e compasso.
Qui di seguito è evidenziata la costruzione, legata alla variabilità
del raggio vettore OP:
– 61 –
Così la spirale di Archimede ha quadrato il cerchio! Archimede
riuscì ad applicare i principi della spirale anche nella “vite senza fi-
ne” per sollevare acqua da un bacino o pozzo:
– 62 –
La duplicazione del cubo
Un aneddoto che compare in diverse varianti, qui presentato nel
racconto di Filopono, narra di una epidemia che imperversava ad
Atene e del ricorso degli abitanti all’oracolo di Delfi per sapere fino
a quando la pestilenza li avrebbe afflitti:
– 63 –
3
2m3, e di conseguenza lato pari a √2m3 , circa uguale a 1,26m.
Una delle curve che superò il problema fu ideata da Dio-
cle (240a.C.-180a.C) e prende il nome di cissoide (dal greco
kissós=edera) per la sua forma simile ad una foglia di edera.
Cissoide di Diocle.
– 64 –
La catenaria
Dopo un salto di quasi duemila anni troviamo la catenaria o
“curva funicolare”.
– 65 –
La catenaria è una curva spontaneamente presente in natura
ogni qualvolta ci sia un filo teso tra i due estremi e con una distri-
buzione di peso uniforme, come osserva anche il naturalista france-
se Jean Henri Fabre: «In una ragnatela, a causa della loro igroscopia,
i fili sono carichi di goccioline, e piegandosi sotto il peso, sono divenute
altrettante catenarie».3
È possibile riconoscerla ogni volta che un peso o, più in gene-
rale, una forza, è omogenea su tutta la lunghezza di un supporto,
come accade anche nelle imbarcazioni a vela sottoposte all’azione
del vento:
– 66 –
In particolare l’architetto spagnolo Antoni Gaudi sviluppò stu-
di di statica costruendo dei telai a forma di catenaria rovesciata per
poi disporre uniformemente diversi sacchetti di sabbia sul modello.
Questo avrebbe simulato la distribuzione dei pesi di una struttura
architettonica:
La cicloide
Fu Galileo ad attribuire il nome a questa curva che rappresenta
il moto di un punto di una circonferenza che rotola senza strisciare
su una superficie rettilinea:
– 67 –
sugli archi di un ponte. Feci sopra di essa, e sopra lo spazio da lei
e dalla sua corda compreso, diversi tentativi per dimostrare qual-
che passione, e parvemi in principio che tale spazio potesse essere
triplo del cerchio che lo descrive; ma non fu così, benché la diffe-
renza non sia molta.4
– 68 –
proprietà furono oggetto di dibattiti e confronti tra i matematici
del XVII secolo. Tra i primi Pascal che, approfondendone lo studio,
coinvolse in vere e proprie sfide matematiche alcuni dei più gran-
di pensatori del suo tempo: tra questi i fratelli Bernoulli, Newton e
Leibniz che riuscirono a scoprire particolarità uniche dal punto di
vista matematico e fisico. Tra le più significative vanno citate l’iso-
cronia del pendolo, la scodella tautocrona (scoperte da Huygens)
e la curva brachistocrona (scoperta dai fratelli Bernoulli). Un pen-
dolo con il profilo a forma di cicloide farebbe sì che un’oscillazione
completa compiuta dalla massa appesa abbia sempre la stessa dura-
ta temporale, indipendentemente dalla quota di lancio, potendo-
lo così definire isocrono (dal greco isos=uguale e chronos=tempo):
Pendolo isocrono.
Scodella tautocrona.
– 69 –
menti realizzati anche ad uso didattico che evidenziano la carat-
teristica della brachistocrona (dal greco brachistos=più corto e
chronos=tempo):
Curva brachistocrona.
La lumaca di Pascal
Con un metodo di costruzione che riparte dalla geometria
dell’antica Grecia e con conseguenze che aprono la via alle ultime
frontiere della matematica e alla geometria e all’algebra dei frattali,
la lumaca deve il suo nome alla forma simile a quella di un guscio,
e la sua prima formalizzazione al grande matematico francese. La
lumaca viene creata prendendo spunto dal metodo della cissoide, a
partire da una circonferenza di centro C, scegliendo su essa un po-
lo O e tracciando una retta passante per O che intersechi la circon-
ferenza in A:
– 70 –
indicata con k. La rotazione della retta attorno al polo permette di
tracciare la lumaca; diverse scelte del parametro k portano a con-
figurazioni differenti pur mantenendo la stessa formula algebrica:
(x2 + y2 – 2rx)2 = k2 (x2 + y2)
{
z0 = 0
dove zn e c sono numeri complessi.
zn+1 = zn2 + c
– 71 –
Frattale di Mandelbrot generato dalla cardioide.
Altri esempi significativi sono offerti dalle opere del grafico e in-
cisore olandese Escher che ha saputo cogliere nei frattali la possibi-
lità di rappresentare l’infinitamente piccolo:
– 72 –
Lo stesso Escher ha colto il significato di infinito anche nella
sua incisione del Nastro di Moebius che in matematica rappresenta
una “superficie non orientabile” dove quindi non esiste un “sopra-
sotto” ma tutto è contenuto su un’unica faccia. Si provi a seguire il
percorso di una formica nell’opera riportata!
Tra l’altro la forma del nastro è la stessa assunta per indicare l’in-
finito (il primo ad usarlo fu Wallis nel 1655) ed è proprio il profilo
delineato dalla curva lemniscata.
La prima lemniscata
La prima comparsa della lemniscata nella storia del pensiero
scientifico è dovuta a un caso particolare degli “Ovali di Cassini”
del 1680. L’astronomo italiano definì gli omonimi ovali mentre era
alla ricerca della traiettoria del moto relativo della Terra attorno al
Sole, arrivando a una famiglia di curve generate dall’equazione
(x2 + y2)2 – a2 (x2 – y2) + a4 – c4 = 0. Gli ovali sono curve chiuse co-
stituite da punti per i quali è costante il prodotto delle distanze da
due punti fissi detti fuochi.5 La semidistanza tra i fuochi è rappre-
sentata dal parametro a mentre il prodotto costante delle distanze è
stabilito dal valore di c. Se si scegliesse c = a si otterrebbe la lemni-
scata, ben riconoscibile al centro nella famiglia di Ovali sotto pro-
posta:
5 Si osservi che la legge delle orbite ellittiche con la quale Keplero identifica la tra-
iettoria della Terra attorno al Sole in un’ellisse è del 1608, mentre Cassini si dedicò
a formalizzare la traiettoria relativa, e non assoluta, del moto. Le ellissi sono curve
costituite da punti per i quali è costante la somma delle distanze dai fuochi.
– 73 –
Ovali di Cassini.
Analemma
Se l’orbita della Terra fosse perfettamente circolare, pur mante-
nendo l’inclinazione effettiva dell’asse terrestre, i due lobi risulte-
rebbero simmetrici, generando una lemniscata perfetta. L’analem-
ma è anche usato per la sincronizzazione delle meridiane:
– 74 –
La lemniscata
A partire dall’equazione degli Ovali di Cassini e ponendo c =
a, dopo semplici semplificazioni si ottiene l’equazione algebrica
della lemniscata: (x2 + y2)2 = a2 (x2 – y2), riassunta nella proprietà
PF . PF '= a2 e qui rappresentata nel piano cartesiano:
– 75 –
La costruzione sopra citata, realizzata anche con ausili meccani-
ci, portò James Watt a realizzare il parallelogramma di Watt, un si-
stema meccanico costituito da quattro bracci, due dei quali di lun-
ghezza uguale (AD = BC) e incernierati a due punti fissi (D e C).
Come mostrato in figura, il movimento dei due bracci uguali porta
il punto M a tracciare una lemniscata.
– 76 –
dell’analisi infinitesimale, e in particolare del nascente calcolo in-
tegrale, riuscì a “quadrare” la lemniscata, per usare un termine dei
geometri antichi, ovvero a misurarla. Oltre a calcolare l’area rac-
chiusa dalla curva, egli espresse la lunghezza della parte di curva
compresa tra l’origine degli assi e un qualunque punto variabile
(x) come
x a2 dx
l(x) = ∫ 4 4 .
0 √a – x
– 77 –
il quadrante della lemniscata potrà dividersi algebricamente in
tante parti uguali, quanti numeri si contengono in queste tre for-
mule, e cioè 2x2m, 2x3m, 2x5m, nelle quali l’esponente m significa
qualunque numero intero positivo. E questa è una nuova, e singo-
lare proprietà della mia curva.8
8 Id., Metodo per misurare la lemniscata, in «Giornale de’ letterati d’Italia», 1718, X, pp.
258-269: 268.
– 78 –
Le mie esperienze didattiche alla Fagnani
1 Incisa sulla facciata interna del pilastro dei Portici Ercolani a fronte del numero civico
33, si legge l’anonima scritta: «Evviva Pio VII», sovrastata dalle chiavi decussate, che in
araldica rappresentano l’assistenza divina nell’esercizio del potere temporale e spirituale
della Chiesa.
– 79 –
zanti, docente di Storia Moderna all’università di Urbino, invitata
ad illustrare i Della Rovere e la loro presenza in città, con puntuale
riferimento al programma ministeriale di storia. Ho potuto inoltre
avvalermi nelle mie ricognizioni in città ed escursioni nel territo-
rio dell’intervento di Luigina Pieroni, insegnante elementare, fon-
datrice della sede locale di Archeoclub di Italia. La prossimità della
scuola al sito archeologico “La Fenice” ha consentito agli alunni di
frequentarlo agevolmente ancor prima della musealizzazione, assu-
mendo anche l’incarico di “lavare i cocci” (foto 1) emersi dagli sca-
vi e trasferiti in cassette sugli spalti della Rocca roveresca, anch’essa
facilmente raggiungibile. Nell’ambito di una ricognizione delle an-
tiche anfore visibili nel centro storico, gli alunni hanno scoperto un
collo d’anfora anche in un muro a sacco nei sotterranei della Rocca.
1 - Gli alunni della “Fagnani” impegnati a lavare “i cocci” ritrovati nel sito ar-
cheologico della Fenice.
– 80 –
Giulio Carlo Fagnani e la Treccani
Esordisco alla Fagnani nel primo giorno di scuola dell’anno sco-
lastico 1976-1977: incontro la classe II del corso A, mi presento,
faccio l’appello di rito. Il discorso cade poi sul personaggio cui è in-
titolata la scuola che ci ospita. Ho confessato che non ero ancora
in grado di illustrarlo adeguatamente, ma che ero pronta ad avviare
con loro un’indagine, in aggiunta al programma ministeriale di sto-
ria. La proposta fu immediatamente accettata. L’indomani ho avu-
to il permesso dal preside Giuseppe Quaresima di portare in classe
il ritratto in copia anastatica di Giulio Carlo Fagnani che avevo no-
tato nel suo ufficio e che mi aveva subito incuriosito.
Ho tradotto letteralmente il cartiglio dal latino,2 precisando che
il foglio esibito dal personaggio non presentava il numero 8 come si
poteva erroneamente pensare, bensì una lemniscata, vale a dire un
fiocco, un nastro decorativo, usato nell’antica Grecia per adornare
le ghirlande di alloro. Per saperne di più ho proposto la consulta-
zione della celebre «Enciclopedia Italiana delle Scienze, Lettere ed
Arti» dell’Istituto Treccani, nella biblioteca comunale e tre alunne
(Albonetti Roberta, Boschetti Sandra e Rimini Tiziana) si sono re-
se subito disponibili.
L’era di internet era ancora lontana e la Treccani mi è sembra-
ta essenziale per l’avvio dell’indagine, il cui primo esito, comun-
que, fu davvero sorprendente: infatti l’Enciclopedia non riportava
il nome di persona Giulio Carlo, bensì Giulio Cesare, con data di
nascita e di morte diverse da quelle che avevo indicate in classe: 6
dicembre invece di 26 settembre 1682 e 26 settembre invece di 18
maggio 1766.3
– 81 –
Essendo i ragazzi incuriositi e sollecitati da questo risultato,
siamo andati a leggere l’epigrafe marmorea esposta sulla facciata
dell’imponente e grandioso palazzo Fagnani, contiguo al Munici-
pio, ma da esso separato per la presenza di una via che ricorda nel
nome l’illustre famiglia. Successivamente abbiamo esaminato nella
Chiesa della Maddalena la lapide funeraria in latino, della quale ho
fornito in classe la traduzione4 ed infine, per fugare ogni dubbio,
abbiamo consultato l’archivio parrocchiale, che è a qualche decina
di passi dalla nostra scuola (foto 2).5
4 «Alla Divina Sapienza, Gloria. Il Conte Giulio Carlo discendente dei Toschi originari
dal Castello di Fagnano, Marchese di S. Onofrio, Patrizio Romano e Senigalliese, arric-
chì l’Algebra e l’alta Geometria, con numerose invenzioni scientifiche e la pubblicazione
di eccellenti scritti; fu anche Filosofo - Poeta e qui è sepolto. Nacque il 6 Settembre
1682, morì il 18 Maggio 1766. Al padre buono i figli in lacrime posero questa lapide
sepolcrale».
5 Trascrizione dal registro dei battesimi: «giorno 10 ottobre 1682 Giulio, Bernardino
Carlo Benedetto figlio del nobile signor Francesco Fagnani e della sig Camilla Batoli sua
consorte, fu battezzato in casa per necessità dal Canonico Fagnani, le altre funzioni della
santa Chiesa furono adempiute dal maestro Batoli con licenza alle quali assisté Padrina
la Signora Maria Camilla Fagnani e l’illustrissima principessa Cattarina Giustignani in
data 2 ottobre 1682 appo di me. Nacque il 26 Settembre a ore 22 e mezzo di sabato».
– 82 –
Abbiamo pertanto scoperto che il piccolo Fagnani “per necessi-
tà” era stato battezzato in casa, probabilmente a causa di un parto
difficile che aveva fatto temere per la sua sopravvivenza, con il nome
Giulio Carlo. Abbiamo quindi rintracciato inequivocabilmente la
sua data di nascita: «26 settembre 1682 a ore 22 e mezzo di sabato».
Il documento consultato sembrava fugare ogni dubbio, tuttavia
decidemmo, nel nostro scrupolo filologico, di contattare la Trecca-
ni per sapere su quali basi bibliografiche-documentarie fosse stato
redatto il profilo biografico pubblicato. Spedimmo quindi una det-
tagliata relazione dell’indagine affrontata a firma delle tre alunne
volontarie citate e, dopo qualche giorno, giunse a scuola, indirizza-
ta alla classe II A, una lettera (foto 3) dal celebre Istituto capitolino
guidato allora dal professor Umberto Bosco, nella quale era espres-
so un vivo apprezzamento per l’esemplare lavoro svolto dagli alun-
ni, sapientemente guidati dall’anonima insegnante e la certezza che
gli errori segnalati sarebbero stati corretti nelle schede del Diziona-
rio Biografico degli Italiani allora in corso di elaborazione. In segui-
to ho verificato le correzioni apportate nel volume XLIV dell’anno
1994, con un brivido di emozione, che non proverei oggi, se con-
sultassi Wikipedia, ove pertinacemente resistono gli errori delle da-
te, come hanno appurato tre alunni della II A attuale: Alwan Ra-
zan, Emad Elzeki Abdelsalam Ali Karim, Lin Ruikai.
– 83 –
La storia del sarcofago di San Gaudenzio
L’esito della prima esperienza didattica alla Fagnani mi induce-
va a proseguire il percorso intrapreso. Nell’anno scolastico 1992-93
mi trovai di fronte una II classe di 23 ragazzi vivaci, curiosi, intra-
prendenti, con i quali, in stretta attinenza al programma di storia,
ho avviato una indagine sul sarcofago di San Gaudenzio, preziosa
testimonianza alto-medievale custodita nella sacrestia del Duomo,
a pochi passi dalla scuola, nella convinzione di poter coniugare at-
tività didattica e valorizzazione dei beni culturali.
Procedemmo anzitutto alla ricognizione del sarcofago (foto 4),
stranamente ignorato dagli specialisti di Storia dell’arte, ma no-
to agli storici locali, che avevano tuttavia solo frettolosamente ac-
cennato ai simboli evangelici, scolpiti sugli spigoli del coperchio,
puntualmente esaminati ed identificati dalla nostra indagine. L’i-
scrizione (foto 5) della facciata anteriore riferisce che il vescovo di
Senigallia Sigismondo collocò le miracolose reliquie del santo nel
sarcofago durante una terribile pestilenza. Secondo la tradizione,
la regina longobarda Teodolinda per custodirlo fece costruire un
tempio di cui restano solo poche vestigia, nella contrada chiamata
tuttora “San Gaudenzio”. Poi si è passati all’analisi della comples-
sa ed articolata vicenda degli spostamenti subiti dal sarcofago che
coinvolgono tempi e luoghi significativi per la storia non solo di
Senigallia, ma anche di Ostra, la cui scuola media “Menchetti” ha
contribuito all’indagine propostale, in riferimento alle reliquie del
santo trafugate dal sarcofago e trasferite nella locale chiesa di San
Francesco.
– 84 –
4 - Sarcofago di San Gaudenzio.
5 - Calco dell’iscrizione.
– 85 –
In questa fase, visitando la piccola chiesa di San Sebastiano, “re-
sidenza” temporanea del sarcofago, edificata nel 1782 ed ormai
aperta al culto solo per pochi giorni all’anno, scoprimmo una bel-
la pala d’altare (foto 6) del tutto sconosciuta, con San Sebastiano,
la Vergine con il Bambino, San Carlo Borromeo, l’anonima com-
mittente e una suggestiva veduta della città, datata successivamen-
te dagli esperti al secolo XVII, ora in bella mostra nella pinacoteca
diocesana.
L’Amministrazione comunale provvide allora alla pubblicazione
dell’esito dell’indagine fatta, con nostra grande gratificazione, tan-
to che decidemmo di spedirne una copia a Firenze, alla responsa-
bile della sezione didattica della Galleria degli Uffizi, Maria Grazia
Trenti Antonelli, autrice di un articolo su un periodico scolastico,
commentato in aula e per noi molto interessante, perché propone-
va la procedura didattica che noi avevamo già sperimentato anche
con la collaborazione della prof. Sandra Scardozzi Governatori per
l’educazione artistica e Fabiola Romagnoli Tonelli per la religio-
ne. Ne seguirono: una lettera di risposta del 3 maggio 1995, nella
quale si definiva “esemplare” la nostra ricerca; successivamente, in
omaggio, materiale didattico in uso alla Galleria degli Uffizi e infi-
ne, per me, un invito al Convegno Didattica. Attività per la cono-
scenza e la tutela del patrimonio artistico che si tenne a Firenze il 4
dicembre 1995.
– 86 –
6 - Pala d’altare ritrovata nella chiesa di San Sebastiano.
– 87 –
Il Convento francescano delle Grazie e “la tela dei ragni”
Ogni anno, in piena attinenza al programma di storia, ho con-
dotto i miei alunni di II classe al convento francescano di Santa
Maria delle Grazie (foto 7), complesso monumentale edificato a
circa due chilometri dalla città, su progetto di Baccio Pontelli, per
volontà di Giovanni Della Rovere, signore di Senigallia, a sciogli-
mento di un voto fatto per la nascita di un erede maschio. I lavori,
iniziati nel 1491, furono conclusi nel 1684, con l’intervento di Vit-
toria Della Rovere, ultima erede della dinastia.
Quando visitavo i due chiostri, il grande e il piccolo, presenti
nella struttura e adorni di quarantasette lunette affrescate a sogget-
to francescano, non documentate in Soprintendenza e mai studia-
te da alcuno, cercavo di capire cosa quelle mute, ma affascinanti
immagini, talora molto deteriorate, raccontassero a me e ai miei
alunni. Finché ho deciso di approfondirne la conoscenza, per farne
oggetto di indagine in classe. Durante l’estate, con l’autorizzazione
del professor Sergio Anselmi, direttore del Museo della Mezzadria,
ivi ospitato ed esemplarmente documentato, ho fotografato le su-
perstiti lunette del chiostro grande e, per completare la ricognizio-
ne e le fotografie, con il benevolo consenso dei frati, provvista di
una solida scala e di una soffice pennellessa, ho rimosso polvere e
ragnatele stratificatesi nei secoli sulle pareti del chiostro piccolo ed
ho trovato, ripetuti in più lunette, il nome dell’autore e l’anno di
esecuzione: Petrus Franciscus Renulfus Novarensis 1598.
– 88 –
Quindi ho progettato di condurre l’indagine su due piani paral-
leli e complementari: in classe abbiamo proceduto alla sistematica
identificazione delle scene rappresentate attraverso riscontri icono-
grafici con il ciclo dipinto da Giotto nella Basilica di Assisi e quello
del chiostro di Ognissanti a Firenze, coevo al nostro e proprio allora
restaurato, ma ovviamente anche consultando testi letterari didat-
ticamente adeguati. Per mio conto in biblioteche, archivi, musei, a
Senigallia, Novara, Mogliano, Corridonia ho cercato l’approfondi-
mento storico-documentario dell’ignoto, ma non più anonimo au-
tore ed ho cominciato – finalmente – ad intendere quelle immagini
che sono state successivamente restaurate dalla Soprintendenza. II
risultato di questa nostra indagine, che reca la firma anche dei col-
leghi Vincenzo Ridolfo per l’educazione tecnica e la già citata Fa-
biola Romagnoli Tonelli, è stato pubblicato dall’Amministrazione
comunale nell’anno 1996. Gli alunni stessi hanno scelto la lunetta
da mettere in copertina (foto 8).
Inoltre nell’anno 1999-2000, con la sponsorizzazione del Lions
Club di Senigallia, la scuola “Fagnani” ha provveduto a compilare
opuscoli illustrativi dei due chiostri in lingua italiana, inglese, fran-
cese e tedesco.
– 89 –
Di conseguenza andavo sempre più convincendomi che nella
scuola media la Storia possa essere insegnata e appresa non solo dai
libri, musei, biblioteche – indispensabili eppure insufficienti – ma
anche dal contesto ambientale vivo oggi nei luoghi stessi dove so-
no vissuti gli uomini un tempo. E allora la città con il suo territo-
rio può diventare un libro da leggere, dove si impara la storia dalle
lapidi, dagli stemmi, dai portali, dai toponimi, dalle tipologie ar-
chitettoniche.
– 90 –
I soffitti delle meraviglie
In verità gli alunni della Fagnani hanno spinto lo sguardo e la
curiosità fin dentro una decina di monumentali palazzi del centro
storico, varcandone materialmente le soglie se aperti al pubblico,
altrimenti esaminando in classe le diapositive dei soffitti decorati,
che erano stati fotografati grazie alla disponibilità dei proprietari e
hanno così svelato alla comunità tesori nascosti del tutto ignorati.
Per mio conto ho indagato le vicende di coloro che nei secoli sono
convissuti, nel bene e nel male, con le indifferenti, olimpiche ma-
està, in riferimento ai tre più importanti palazzi: Monti (foto 9 e
10), Grossi (foto 11 e 12), Ercolani (foto 13 e 14). In quest’ultimo,
tre sale illustrano un preciso tema narrativo: l’Eneide di Virgilio, fi-
no ad allora del tutto ignorata.
– 91 –
Quest’ultimo progetto fu destinato alle classi prime dei corsi A,
B, C, con la piena collaborazione dei colleghi di lettere: Anna Ma-
ria Cingolani, Domenica Malatesta Belardinelli, Enrica Barbadoro
Gazzetti, Rossella Allegrezza Di Mauro, Gabriella Casaroli Sanse-
verinati e si protrasse per un triennio, dal momento che i ragazzi,
dapprima sollecitati, poi spontaneamente stimolati dalla curiosità,
hanno cercato “dei ed eroi” non solo nelle immagini, bensì nelle
parole di uso quotidiano, nei toponimi, nelle insegne commerciali,
nei marchi di fabbrica, nella pubblicità dei mass-media, come do-
cumenta una scheda lessicale che raccoglie ciò che essi hanno via
via scoperto.
È stata anche allestita una drammatizzazione (foto 15) ispirata
ai poemi omerici, intitolata Cantami o diva con la collaborazione
di Vincenzo Ridolfo per l’ed. tecnica, Francesca Manfredi Ferro-
ni di ed. fisica, Luisa Lazzarini, Marco Santinelli di ed. musicale,
Nicoletta Lorenzetti e Santina Agostini insegnanti di sostegno e la
preziosa disponibilità del collaboratore scolastico Sergio Paialunga.
Gli alunni hanno sempre mostrato vivo interesse anche nell’allesti-
mento delle scene e degli arredi e nella confezione dei costumi ed
accessori creati con materiale di scarto e di recupero, come dimo-
strano le foto pubblicate nel volume: Dei ed eroi. Senigallia: i soffitti
delle meraviglie, stampato nel 1999 su iniziativa dell’Amministra-
zione comunale.
– 92 –
14 - Morte di Didone, Palazzo Ercolani, attuale sede della banca Popolare di Ancona.
– 93 –
15 - Drammatizzazione intitolata Cantami o Diva.
– 94 –
Giulio Carlo Fagnani (e Mariella Bonvini Triani)
Non è chi non veda come il primo incontro con Giulio Carlo
Fagnani abbia condizionato il mio iter professionale: ho scelto in-
fatti di restare nella “sua” scuola e ho avuto anche occasione di ag-
giornarmi sulla sua formazione filosofica e scientifica.
Infatti al convegno Scienziati e tecnologi marchigiani nel tempo
organizzato nell’anno 1997 dall’Università degli studi di Ancona,6
sono stata incaricata dalla presidenza di rappresentare ufficialmente
la scuola “Fagnani” alla relazione sul nostro personaggio del prof.
Luigi Pepe7 al quale ho fatto omaggio – così gradito da meritare
un inatteso grazie via internet – di una foto del ritratto che sapevo
esposto al Liceo Classico “Perticari” e che mi ero già procurata per
le mie attività in classe.
Poi dal 2011 sono stata impegnata nelle preziose iniziative pro-
mosse dalla sezione locale del FAI, con l’intervento di giovani stu-
denti preparati a fare da guida, ai quali ho fornito per più stagioni
testi stampati e consulenze didattiche, con la gratificante consta-
tazione di aver precorso i tempi, dal momento che nel giugno
dell’anno scolastico 1980-81 la comunità cittadina è stata dotata
per la prima volta – per merito della scuola media “Fagnani” – di
un piccolo manipolo di «mini-guide turistiche per girare e cono-
scere Senigallia», come si legge nel «Corriere Adriatico» del 21 giu-
gno 1981.
Ma forse ancor più emozionante è stato il rinvenimento del tut-
to fortuito delle Propositiones geometricae quas sub auspiciis clarissi-
mi, ac nobilissimi viri Julii Caroli Comitis Fagnani […] (foto 17),
vale a dire di un libello adocchiato in un mucchio di libri polvero-
si, durante il trasloco di mobili ed arredi dell’antico Palazzo Mon-
ti Malvezzi, che dalle finestre dell’aula indicavo agli alunni come
6 Obiettivo del convegno era anche promuovere l’interesse di insegnanti e studenti per la
ricerca storico-scientifica partendo dalle realtà locali.
7 Si tratta del professor Luigi Pepe, del dipartimento di Matematica dell’università di
Ferrara.
– 95 –
esempio di singolare tipologia architettonica. Fortunatamente ho
avuto la possibilità di procurarmene allora una fotocopia. Era stato
stampato a Senigallia («typis Stefani Calvani, superiorum licentia»)
nel 1746, anno in cui papa Benedetto XIV con il primo chirogra-
fo diede avvio all’ampliamento della città. Esso presenta, oltre le
Propositiones geometricae, anche le Figurae geometricae (foto 18) di
Giulio Carlo Fagnani. Ho tradotto la citazione di Seneca che pre-
cede queste ultime: «Haec. Exemplaria rerum omnium Deus intra
se habet, et cetera […] mente complexus est. Plenus est his Figuris.
Sen., Epist. 66».8
Purtroppo, non so come, è andata perduta ogni traccia tanto del
libello originale, quanto del ritratto: il mio auspicio, comunque, è
che essi, in qualche modo, sopravvivano nel patrimonio delle civi-
che memorie.
Concludo rinnovando alla dirigente Rita Bigelli e al comitato orga-
nizzatore il più vivo apprezzamento per l’eccellenza del convegno
dedicato a Giulio Carlo Fagnani ed esprimo, ancora una volta, il
mio cordiale ringraziamento per l’invito a parteciparvi.
8 «Dio ha dentro di sé questi modelli di tutte le cose… Ha abbracciato con la mente. Egli
è pieno di queste figure», Seneca, Lettere a Lucilio, 66.
– 96 –
17 e 18. Frontespizi delle Propositiones geometricae e delle Figurae geometricae di
Fagnani.
– 97 –
– 98 –
Le carte raccontano. La storia della scuola
“Fagnani” attraverso il suo archivio
Silvia Serini
– 99 –
nostra storia, sia come singoli che come collettività. Risulta invece
più difficile ricostruire la pratica educativa quotidiana, i processi di
trasmissione e di apprendimento, la soggettività in divenire dei ra-
gazzi, il loro modo di vivere e sentire la scuola, la disciplina, la cul-
tura, l’autorità. E ciò perché il materiale necessario a ricostruirlo è
andato perso o distrutto, a differenza di quello di carattere ammi-
nistrativo relativo all’istituzione stessa, che di solito si tende a con-
servare con più facilità.
Dunque, per dirla con le parole di chi, con coscienza pioneri-
stica, ha avviato un significativo mutamento della sensibilità a ri-
guardo, essi testimoniano l’esistenza di una realtà «di insospettata
ricchezza».1 Un panorama rispetto al quale tuttavia fino agli anni
Ottanta e Novanta del secolo scorso gravava un silenzio, per non
dire un oblio, davvero assordante. Fu infatti a partire dalla con-
giuntura storica di quel periodo che, oltre all’emergere di un vero e
proprio interesse scientifico verso il mondo della scuola, certificato
da un’autentica fioritura di studi in materia, si registrarono muta-
menti normativi tra i cui obiettivi rientrava anche la valorizzazione
degli archivi.2
Ma che cosa si intende per valorizzazione? E come può un ar-
chivio entrare e dialogare con la realtà della scuola? Innanzitut-
to procedendo ad attrezzare una collocazione idonea dell’archivio
stesso, propedeutica alle successive fasi di riordino e di inventaria-
zione. Ma oggi, soprattutto, tale operazione punta a concepire l’ar-
chivio come fondamentale snodo didattico nel senso di favorire e
– 100 –
sperimentare nuove e più efficaci metodologie e strategie forma-
tive di apprendimento-insegnamento della storia, basate sulla ri-
cerca e l’utilizzo di fonti d’archivio, come suggerito da documenti
programmatici ufficiali anche a livello internazionale e dagli esper-
ti di didattica della storia: beni culturali e risorse stabili del sistema
scuola da inserire nel ventaglio della sua offerta formativa.3
3 P. Angelucci, S. Martella, Gli Archivi scolastici: solo vecchie carte? Alla scoperta di una
memoria trascurata, Perugia, Morlacchi Editore, 2007, p. 15.
4 Ivi, p. 16.
5 E. Lanza, P. Golinelli, Elementi essenziali di archivistica teorica e pratica, Bologna,
Patron, 2006, p. 33.
– 101 –
documentazione prodotta dagli anni Settanta sino ai giorni nostri
in quanto abbastanza recente rimarrà esclusa dalla trattazione, sia
perché può essere ancora usata in modo continuativo per la gestio-
ne delle pratiche in corso (ciò vale per quella degli ultimi cinque
anni) sia perché potrebbe avere una nuova utilità in termini di au-
to-cultura funzionale (tutto il materiale prodotto fino a quaranta e
cinquant’anni prima).
Da tali premesse, possiamo affermare che l’archivio della scuola
Fagnani è circoscritto nell’arco temporale compreso tra il 1861 e il
1970. Esso, che non è stato oggetto di una inventariazione sistema-
tica né tantomeno di un riordino definitivo, è comunque accessibi-
le alla consultazione interna.
Il primo dato che emerge è che esso risulta incompleto. Difatti,
è possibile rilevare come, a determinate altezze cronologiche, si ri-
scontrino lacune e, talvolta, delle vere e proprie omissioni. In cer-
ti casi vengono a mancare intere annate la cui assenza è ascrivibile,
probabilmente, alle ragioni più disparate quali incuria, distruzione
o semplice perdita. Laddove però la documentazione è stata conser-
vata, si nota come il lavoro di ordinamento sia stato condotto con
scientificità. Innanzitutto si è dato spazio a una successione in cui
il materiale risulta diviso per anni scolastici. Con una precisazio-
ne fondamentale: da metà Ottocento fino alla vigilia della secon-
da guerra mondiale più che vere proprie buste archivistiche trovia-
mo registri in cui il materiale documentario è suddiviso per annate
scolastiche sia singole che accorpate mentre, per quel che concer-
ne la seconda metà del Novecento (e, più precisamente, dal 1950
in poi), il criterio adottato è conforme ai parametri scientifici della
disciplina archivistica. Pertanto, ogni busta o faldone relativo ai di-
versi anni scolastici, al suo interno, è stato strutturato in fascicoli
i quali a loro volta possono contenere dei sottofascicoli. A secon-
da delle particolarità e delle specificità dei vari anni, dalla disami-
na delle buste, può emergere la presenza di fascicoli “inediti”, legati
cioè a contingenze particolari (ad esempio anniversari o celebrazio-
ni ufficiali). Prescindendo da ciò, si può comunque affermare che i
– 102 –
fascicoli di cui di solito consta ciascuna busta sono i seguenti: Mi-
nistero, Provveditorato (incarichi, supplenze, classi aggiunte, esa-
mi); Presidenza; Direzione; Materiale scolastico, Inventario; Con-
tabilità; Dotazione annua ministeriale; Funzionamento didattico
della scuola; Istituzioni integrative; Gabinetti scientifici, Statistiche
e schedari; Comune; Varie. Al di là del contenuto dettagliato di
ognuno, variabile di anno in anno, si intuisce bene quanto una tale
organizzazione permetta davvero una ricostruzione storica della vi-
ta dell’istituzione scolastica sia che si adotti una prospettiva di tipo
sincronico sia che si preferisca porsi in ottica diacronica. Nel primo
caso infatti si possono studiare le dinamiche legate al funzionamen-
to interno a una certa classe in un determinato anno, mentre nel se-
condo si può procedere a una ricostruzione che prenda in esame la
storia dell’istituto, nelle differenti fasi della sua vita – scuola tecnica
comunale (1861-65), scuola tecnica pareggiata (1866-1908), scuo-
la tecnica (1908-1923), scuola complementare (1923-1931), scuo-
la di avviamento professionale (1931-1961) – o, che ne ricostruisca
l’evoluzione focalizzandosi su un solo aspetto specifico, ad esempio
l’avvicendarsi delle varie presidenze.
– 103 –
nativo di ciascun allievo. È curioso notare che essi figuravano con
la dizione (rimasta in vigore fino al 1885-86) alla francese, ovvero
“prenome e nome”, probabilmente riflesso dell’influenza – anche
linguistica – della Francia sul vicino Piemonte e, conseguentemen-
te, sul resto d’Italia. In verticale erano invece riportate le votazioni
– distinte in studio, contegno, esercizi per iscritto, esame mensuale
– conseguite da ciascun allievo ed espresse in decimi nelle cinque
materie previste, vale a dire letteratura italiana, aritmetica, disegno,
calligrafia, esercizi militari.6 Se colpisce l’inserimento della pratica
militare come disciplina di insegnamento, non meno interesse do-
vrebbe suscitare la scelta di impartire lezioni di letteratura anziché
di lingua italiana. A detta di chi scrive, la risposta va, in entrambi
i casi, ricercata nel contesto. Nella neonata Italia dell’epoca le ca-
pacità di natura militare erano un valore imprescindibile il cui ap-
prendimento doveva partire sin dall’età scolare. Allo stesso modo,
un Paese faticosamente giunto a un’unificazione peraltro territo-
rialmente incompleta, necessitava di condividere un patrimonio di
conoscenze che risultasse già consolidato, quale poteva essere quel-
lo, sebbene elitario ma comunque acquisito, relativo al piano della
tradizione letteraria. Viceversa, sul fronte linguistico, erano molto
più forti gli elementi divisori che non quelli unificanti, vista anche
l’annosa riflessione in materia che proprio in quegli anni vide un
significativo riaccendersi. Si trattava, comunque, di una questione
che occorreva in qualche modo dipanare quanto prima per evitare
procrastinazioni deleterie.7
Procedendo di una decade, e concentrandoci in particolare sugli
anni compresi tra il 1870 e il 1875, si nota che, tanto nell’organiz-
6 Archivio scuola “Fagnani” (d’ora in avanti Asf ), Anno scolastico 1861-62. Scuola tec-
nica di Senigallia. Media annuale, Registro della Media annuale.
7 Ci troviamo infatti negli anni antecedenti la famosa relazione di Manzoni, Dell’unità
della lingua e dei mezzi di diffonderla, al ministro Broglio del 1868 che, pur contesta-
ta, modificata e successivamente integrata dal Novo vocabolario della lingua italiana
secondo l’uso di Firenze, fu comunque importante nella messa a punto di una strategia
volta a promuovere un’alfabetizzazione linguistica seria e sistematica.
– 104 –
zazione del registro della scuola la cui denominazione ora è “Scuola
Tecnica Municipale di Senigallia” quanto nel curricolo scolastico,
sono intervenuti alcuni cambiamenti significativi. Il carico delle
discipline aumenta grazie all’introduzione di materie come com-
putisteria, storia e geografia (insegnate insieme) e lingua france-
se; inoltre, altre già presenti cambiano denominazione: letteratura
italiana diventa lingua italiana mentre l’aritmetica lascia spazio al-
la matematica tout court. Se i voti continuavano a essere riportati
in decimi, nel registro iniziò a comparire una sezione nuova riser-
vata a “Osservazioni e indicazioni particolari”. Compilate per tutti
gli alunni, esse erano firmate dal direttore – ovvero il preside – che
vi scriveva se l’allievo aveva superato o meno gli esami di ripara-
zione e, dunque, se poteva essere ammesso alla frequenza o meno
della classe successiva. Ma è possibile anche leggervi altro come, a
titolo di esempio, l’attribuzione dei cosiddetti “premi di eccellen-
za” per gli alunni particolarmente meritevoli. Già dall’anno scola-
stico 1871-72 colpisce il fatto che, ancora una volta, le discipline
abbiano subito modificazioni: se la matematica a volte viene indi-
cata come algebra, le novità più clamorose furono l’apparizione di
materie come Scienze fisiche e naturali e Diritti e doveri de’ citta-
dini. L’insegnamento di quest’ultima disciplina era fondamentale
per uno Stato sorto da poco, pieno di problemi e nel quale era ne-
cessario quanto prima, come suggerito da D’Azeglio, “fare gli ita-
liani”. Intorno alla metà degli anni Ottanta compaiono note e ru-
briche prima inesistenti. Innanzitutto si arricchisce il quadro dei
voti che diventa più preciso e dettagliato con un prospetto relativo
alla somma dei voti di profitto, alla media matematica e al voto in
ginnastica. Ma, soprattutto, compare la sezione dedicata alle puni-
zioni in cui figurano tre voci: data, motivo della punizione e da chi
inflitta. Comminate essenzialmente da professori e dal direttore, le
punizioni, che andavano dai richiami alle note di biasimo fino al-
le sospensioni, venivano assegnate per condotta inadeguata ma an-
che per disattenzione, disturbo e indisciplina. Ne sono protagonisti
alunni accusati di disturbare «colla continua ciarla» oppure di es-
– 105 –
sere «mancanti dell’occorrente» per svolgere adeguatamente le le-
zioni. Nell’anno scolastico 1886-87 ci fu un vero e proprio record.
Un alunno di classe prima, nel periodo compreso tra gennaio e giu-
gno, riuscì nell’impresa di collezionare oltre venti punizioni inflit-
tegli praticamente dalla totalità del corpo docente oltre che, a più
riprese, pure dal direttore. Accanto alle note di richiamo classiche,
nel suo caso si arrivò addirittura a parlare ripetutamente di ragazzo
«incorreggibile».8
Il primo Novecento. Esaminando i vari registri di classe dei primi
decenni del Novecento si può notare come cambino le discipline
d’insegnamento nel tempo. Accanto alle materie canoniche – lin-
gua italiana, disegno, geografia, storia, matematica, scienze natura-
li, educazione fisica – continuavano a essere insegnate quelle spe-
cifiche quali calligrafia, computisteria e doveri e diritti. A partire
dall’anno scolastico 1923-24, a seguito del passaggio da scuola tec-
nica a scuola complementare, si aggiunse inoltre stenografia, men-
tre storia e geografia, precedentemente distinte, venivano di nuovo
accorpate. Le novità più significative però furono quelle che si fe-
cero largo nel corso degli anni Trenta: su tutte, spicca l’introduzio-
ne di pratica commerciale, di elementi di merceologia e di canto
corale con, in ultimo, anche di igiene. Ma è sul finire della decade
che si istituzionalizza, fino appunto a diventare materia che inci-
de sul profitto, “cultura militare” mentre muta nella dizione, e ov-
viamente anche nei contenuti, l’insegnamento di storia e geografia
che non solo riappaiono unite ma appesantite anche dalla ulteriore
specificazione di “cultura fascista”. La creazione dell’homo novus del
Regime, da attuare attraverso una sistematica campagna di fasci-
stizzazione della società, si realizzava, dunque, anche per il tramite
essenziale di quella fucina particolare che era la scuola.
Il secondo Novecento. Con il passaggio da istituto di avviamento
professionale a scuola media unica, ratificato con la legge n. 1859
– 106 –
del 31 dicembre 1962,9 la “Fagnani” fu coinvolta in un processo di
riassestamento e di riordino interno. A seguito di tale trasformazio-
ne, emerse come scuola all’avanguardia sotto una serie specifica di
aspetti.10
Sul finire degli anni Sessanta, la “Fagnani” fu uno dei pochi isti-
tuti scolastici selezionati a livello nazionale11 e l’unico della provin-
cia di Ancona (gli altri due individuati nelle Marche furono uno
nel Maceratese e uno nel Pesarese) per un progetto di sperimenta-
zione degli audiovisivi come mezzo per lo svolgimento delle atti-
vità didattiche.12 L’adesione al progetto implicava anche il coinvol-
gimento diretto del personale insegnante e amministrativo in una
serie di convegni e seminari,13 tenutisi in tutto il territorio naziona-
le, il cui obiettivo era formare il corpo docente e illustrare le poten-
zialità della nuova prassi didattica. Dal punto di vista strettamen-
te pratico, a scuola giunse tutto il materiale specifico, necessario
all’espletamento delle attività previste. Arrivarono così a Senigallia,
direttamente da Roma,14 attrezzature tecniche di vario genere fun-
zionali alla traduzione in atto della sperimentazione quali film, fil-
mini, proiettori cinematografici, elettrofonografi, lavagne lumino-
se, diapositive.15 Il materiale inviato non si limitava ad attrezzature
– 107 –
tecnologiche ma comprendeva anche vere e proprie risorse che an-
davano ad arricchire la dotazione per l’insegnamento delle singo-
le discipline. Vale la pena, a tal proposito, citare almeno una parte
dei dischi di letteratura e di grammatica che impreziosirono la bi-
blioteca della Fagnani. Se tra questi ultimi figuravano corsi di orto-
grafia, tra i primi colpisce la scelta, per nulla scontata, di affianca-
re, accanto agli autori canonici della letteratura italiana e classica,
anche poeti la cui conoscenza era forse più demandata agli specia-
listi del settore che non agli studenti delle medie.16 Fu così che i
componimenti di Federico Garcia Lorca, Juan Ramón Jimenez ed
Evgenij Aleksandrovič Evtušenko potevano essere ascoltati insieme
a quelli di Omero, Ariosto e Foscolo. Ancora più apprezzabile pe-
rò, a mio giudizio, il corpus di dischi musicali.17 In questo caso, la
selezione partiva dal repertorio classico, con una netta prevalenza
di quello sinfonico ottocentesco internazionale, senza dimenticare
giganti operistici italiani del calibro di Rossini e Puccini. L’atten-
zione al panorama musicale estero si arricchiva poi della scelta di
altri importanti compositori a cavallo tra Ottocento e Novecen-
to quali Edvard Grieg, Aleksandr Borodin e Manuel De Falla. Se
si pensa che l’insegnamento dell’educazione musicale fino a pochi
anni prima era semplicemente facoltativo, si possono cogliere an-
cora meglio l’entità e la significativa valenza didattica del materiale
fornito. Esso, congiuntamente alla sua individuazione come scuo-
la-pilota per la sperimentazione, consentiva alla “Fagnani” di pre-
disporre un’offerta formativa unica nei contenuti e moderna nelle
metodologie che nessun’altra scuola di pari grado della provincia
poteva vantare.
visivi al Provveditorato agli studi di Ancona e ai presidi delle scuole medie-pilota, s.d.
16 Ivi, f. Attrezzature scuola-pilota, Italiano - Dischi, s. d.
17 Ivi, Dischi di educazione musicale, s. d.
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particolar modo, sul reperimento di aule idonee a contenere il gran
numero di studenti a cui la scuola doveva dare una sistemazione che
i presidi misuravano in gran parte l’efficacia della loro azione. Per
tale ragione, innumerevoli furono le richieste inoltrate al Comune
affinché provvedesse a mettere a disposizione spazi funzionali. Mol-
to del materiale archivistico conservato è riservato al flusso conti-
nuo di comunicazioni, dal tono più o meno amichevole, con le di-
verse amministrazioni cittadine chiamate a fornire risposta sollecita
alla vexata quaestio dei locali. Per una scuola il cui trend di iscrizio-
ni era in costante aumento, la mancanza di aule e, in misura ancora
maggiore, l’impossibilità, come più volte ribadito dallo stesso Co-
mune, di fruire di locali di sua pertinenza ma assegnati da quest’ul-
timo ad enti vari, erano molti penalizzanti al punto che la Fagnani
si trovava costretta, suo malgrado, a «limitare le iscrizioni […] di-
rottando diverse classi prime verso l’altra Scuola Media».18 E nem-
meno le solerti ingiunzioni del Provveditore agli studi al sindaco
senigalliese, miranti a sbloccare fondi e interventi sistematici e riso-
lutivi, sortirono l’effetto sperato.19 Il primo cittadino infatti, anco-
ra in pieno 1968, rispose – senza troppi giri di parole – che gli uni-
ci spazi reperibili erano quelli «ubicati presso i locali del Seminario
Vescovile».20 Tuttavia, anche tale situazione non risultava praticabi-
le, dal momento che vi erano delle evidenti ragioni ostative: «prima
fra queste è il lungo tempo dal quale data l’occupazione medesima»
seguita d’altro canto dall’«ubicazione degli stessi, le loro ridottissi-
me dimensioni, nonché la scarsa aerazione»,21 ritenuti motivi più
che validi per negarne l’utilizzo da parte dell’istituzione scolastica.
– 109 –
Capitolo gite.
Tra i fascicoli indubbiamente più interessanti vi è quello concer-
nente le visite di istruzione. Il capitolo dedicato alle gite in realtà
non è presente in maniera sistematica in tutte le annate, probabil-
mente a causa di perdite verificatesi nel tempo o per mancanza di
documentazione o ancora per le naturali operazioni di scarto che
fanno parte della vita di un archivio. Tra i pochi che sono giunti si-
no a noi, quello relativo all’anno scolastico 1968-69 merita un’at-
tenzione particolare. La meta prevista per quell’anno era Trieste,
città dal fascino discreto ma ricca di storia e di testimonianze di-
verse che ben si adattavano a un viaggio dalle molteplici ricadute
disciplinari. Tuttavia la visita, come testimonia il carteggio inter-
corso tra Senigallia e Roma, presentava anche delle incognite che
dovevano essere affrontate. Poiché indirizzato agli alunni delle clas-
si terze, si era stabilito che il viaggio, programmato per le date del
1-4 maggio, si svolgesse su un itinerario totale di quattro giorni. In
uno di questi, si era pensato di portare i ragazzi a Postumia, locali-
tà celebre per le sue grotte e facilmente raggiungibile dal capoluogo
friulano, la quale però si trovava in territorio jugoslavo. All’epoca
infatti, l’area era parte integrante di quella galassia comunista ete-
rodossa rispetto all’ortodossia sovietica ma pur sempre “nemica”, di
cui il territorio veneto-giulio costituiva un confine molto sensibile
oltre che problematico.22
Pertanto, era assolutamente necessario che la visita oltre-confine
non si protraesse per più di mezza giornata, così da poter rientrare
quanto prima in Italia per il pernottamento. La questione era così
delicata che fu necessaria l’esposizione in prima persona dello stes-
so preside Giuseppe Quaresima,23 chiamato ad assumersi la respon-
22 Per un’analisi attenta e dettagliata dei rapporti tra i vari Stati nella regione in età
contemporanea si rimanda al bel libro di M. Cattaruzza, L’Italia e il confine orientale
1866-2006, Bologna, il Mulino, 2007 e, in particolare, per ciò che concerne gli anni
Sessanta, alle pp. 327-335.
23 Parte dell’attività di Quaresima come preside si può ricostruire grazie all’inventario
del suo fondo personale di cui si dà conto in O. Colombo, Giuseppe Quaresima, Se-
nigallia, Pensiero e Azione editore, 2016.
– 110 –
sabilità dell’iniziativa. Le autorizzazioni furono richieste mediante
due lettere datate entrambe 15 marzo 1969: la prima, sintetica ed
essenziale, indirizzata al Provveditorato degli studi di Ancona; la se-
conda invece era scritta direttamente per il ministero della Pubblica
istruzione. In essa si spiegava in maniera molto più diffusa la genesi
del viaggio d’istruzione e si fornivano tutte le rassicurazioni del ca-
so, necessarie per ottenere il nulla osta.
IL PRESIDE
(Prof. Giuseppe Quaresima)
24 Asf, b. Titolario 1968-1969, Lettera del Prof. Giuseppe Quaresima al Ministero della
pubblica istruzione, 15 marzo 1969.
– 111 –
un programma alternativo. Esso prevedeva un cambio totale di de-
stinazione. La meta, questa volta, sarebbe stata la Liguria, Trieste
sarebbe stata sostituita da Genova e la tappa fuori dei confini nazio-
nali sarebbe stata Nizza (con la variante significativa per la quale, in
questo caso, la visita avrebbe potuto svolgersi con tempi più ampi,
senza il limite tassativo della mezza giornata). Un itinerario altret-
tanto stimolante che, tuttavia, non venne sperimentato.
La vicenda infatti, stando sempre alla documentazione archivi-
stica in nostro possesso, si concluse felicemente meno di un mese
dopo allorché, in data 9 aprile, il Ministero fece pervenire alla dire-
zione della “Fagnani”, ma anche al Provveditore agli studi di Anco-
na e alla Direzione generale per l’istruzione secondaria di Iº grado,
la seguente comunicazione: «Nulla osta, da parte di questo Mini-
stero, a che codesto Istituto effettui, con le cautele d’uso, durante il
progettato viaggio d’istruzione nel territorio nazionale, per il perio-
do dal 1 al 4 maggio, una escursione di un solo giorno a Postumia,
senza pernottamento».25
Lo sapevate che?
Tra i fascicoli relativi all’anno scolastico 1969-70 ve ne è uno
molto particolare. Esso contiene tutta la documentazione relati-
va alla partecipazione della scuola Fagnani a una celebre trasmis-
sione televisiva. Si trattava di Chissà chi lo sa?, uno dei più impor-
tanti programmi per ragazzi di Rai1 in onda, con una sospensione
nel triennio 1963-66, dal 1961 al 1972. Condotto da Febo Conti
per la regia di Cino Tortorella, il programma andava in onda tutti i
sabati pomeriggio dalle 17:45 per un totale di circa 60 minuti. La
formula era molto semplice: due squadre, composte da cinque o sei
alunni di una classe delle due scuole medie che si sfidavano, erano
chiamate e rispondere correttamente alle domande che, sotto for-
ma di quiz, il presentatore rivolgeva loro. La squadra che avrebbe
25 Ivi, Lettera del Ministero della pubblica istruzione al preside della Scuola Media “G.
Fagnani”, 9 aprile 1969.
– 112 –
accumulato il maggior punteggio si sarebbe aggiudicata non solo il
diritto di ripresentarsi la puntata successiva per difendere il titolo,
ma anche il premio messo in palio: un’enciclopedia.
Introdotti dal grido di battaglia “Squillino le trombe, entrino le
squadre”, il 24 ottobre 1970 anche i sei rappresentanti della “Fa-
gnani” – a cui erano giunti gli «auguri di affermazione»26 del prov-
veditore provinciale agli studi – fecero il loro ingresso negli studi
tv. I rivali provenivano invece da Nicastro, nei pressi di Lamezia
Terme. Il verdetto dello scontro, andato in onda sabato 7 novem-
bre, vedeva i senigalliesi sconfitti con un punteggio di 28 a 25. In
realtà, la vittoria fu subito contestata e, con altrettanta facilità, par-
tirono i ricorsi. I marchigiani infatti contestarono lo svolgimento
di una prova e la correttezza di una risposta del presentatore che, a
loro giudizio, avevano falsificato l’esito della competizione. In una
lunga lettera ai vertici della direzione Rai era ancora una volta l’in-
stancabile preside Quaresima a scrivere, dopo averne esposto lu-
cidamente le ragioni, circa l’opportunità di «riconsiderare lo svol-
gimento e il risultato del gioco con quella serietà con cui […] gli
alunni hanno partecipato». E aggiungeva poi: «Ritengo inoltre do-
veroso, quale Preside di una Scuola, segnalare a codesta Direzione
che i ragazzi vengono educati al senso della giustizia, che permet-
te loro una seria e serena valutazione di ciò che avviene attorno a
loro».27 Il casus belli era stato la gara di modellismo, ovvero una del-
le prove che le squadre erano chiamate a superare. Come ben illu-
strato da Quaresima, l’origine della disputa andava ascritta al com-
portamento dei giudici che avevano violato quanto prescritto dal
regolamento:
26 Ivi, b. Titolario 1969-1970, Lettera del Provveditore agli studi al Preside della Scuola
media “Fagnani”, 20 gennaio 1971.
27 Ivi, Lettera del Preside Prof. Giuseppe Quaresima alla Direzione e alla Direzione generale
Rai Tv, 10 novembre 1970.
– 113 –
montaggio della automobilina e renderla funzionante in modo che
camminasse di fronte alle telecamere.
Risulta invece che i due ragazzi non sono riusciti a completare il
montaggio nei termini di tempo stabiliti dal regolamento: nessuna
delle automobiline camminava e si era già fuori tempo massimo,
per cui non si giustifica l’assegnazione dei tre punti alla squadra di
Nicastro per il solo fatto che l’automobilina montata dall’esperto
di quella scuola è stata giudicata meglio sistemata. […]
Nessuna delle due squadre meritava i tre punti e considero quindi
una palese ingiustizia averli comunque assegnati.28
28 Ivi, Lettera del Preside Prof. Giuseppe Quaresima alla Direzione e alla Direzione generale
Rai Tv, 27 ottobre 1971.
– 114 –
efficacia a dir la verità, la decisione di annullare tutto e di registrare
di nuovo la trasmissione. Le asserzioni del preside sono tanto scom-
poste quanto iperboliche:
29 Ivi, Lettera del Preside Leopoldo Marchese alla Rai-Radiotelevisione italiana, 12 gennaio
1971.
– 115 –
Fagnani nel giornale di viaggio
di Giovanni Bianchi
Anna Indipendente
Questo mio breve intervento vuole focalizzarsi sul fatto che la fa-
ma di Giulio Fagnani doveva aver ben superato i confini dello Stato
della Chiesa se un uomo di cultura e medico come Giovanni Bian-
chi sentì l’intimo bisogno di andare a trovarlo in patria per ben due
volte, nel 1741 e nel 1745. Giulio Fagnani era divenuto punto di
riferimento per i giovani matematici del tempo come Lagrange e
Boscovich; quest’ultimo, in una lettera a Giovanfrancesco Fagna-
ni, così si esprime riferendosi al padre Giulio: «son troppo bramoso
d’imparare da un uomo di tanta fama, che in tutte le altre cose che
ha messo fuora ha dato tanto da imparare anche ai più sperimentati
nell’analisi» (Roma, 18 febbraio 1741).1
Giovanni Bianchi (1693-1775), medico e dotto naturalista ri-
minese, non era dotato di una specifica cultura umanista.2 Cono-
– 117 –
sciuto anche con lo pseudonimo latino di Ianus Plancus o Planco,3
– 118 –
nel 1745 rifondò la celebre Accademia dei Lincei a Rimini e ricoprì
un posto importante all’interno della cultura scientifica e lettera-
ria settecentesca.4 Scienziato enciclopedico, fu autore di numerosi
scritti ed intraprese durante la sua intera esistenza numerosi viaggi
in Italia, allo scopo di intrecciare rapporti con altri studiosi: famoso
in tutt’Italia per i suoi studi scientifici, per le sue polemiche e per
le sue raccolte naturalistiche e storiche, ebbe rapporti con intellet-
tuali di ogni regione ed era conosciuto anche Oltralpe. Il cardinal
Lorenzo Ganganelli, suo ex allievo e futuro papa Clemente XIV, gli
scriveva il 15 settembre 1763: «non passa un forestiero per Rimini,
il quale non chieda di vedere il dottor Bianchi, e non abbia segnato
nel 1742, facente parte dei Memorabilia Italorum eruditione praestantium di G. Lami
(Firenze 1742, I, pp. 353-407). Con questo nome, anche italianizzato in Iano o Gia-
no Planco, Bianchi pubblicò la maggior parte dei suoi scritti. Per un’analisi di questa
autobiografia cfr. A. Montanari, Modelli letterari dell’autobiografia latina di Giovanni
Bianchi, «Studi Romagnoli», XLV (1994), pp. 277-299. Si cfr. anche la seconda auto-
biografia di Bianchi, apparsa in forma anonima: Recapiti del dottore Giovanni Bianchi
di Rimino, Gavelli, Pesaro 1751. Cfr. anche cfr. Fabi, Bianchi Giovanni, cit.
4 Nella sua città Giovanni Bianchi riprese la pratica dell’insegnamento privato trasfor-
mando la sua casa in una vera e propria scuola, grazie anche alle raccolte natura-
listiche e archeologiche e all’aggiornata biblioteca di cui era fornita. Qui i giovani
studiavano come materia obbligatoria e comune medicina, oltre a logica, geometria e
lingua greca. Tale attività didattica sfociò nella rifondazione dell’Accademia dei Lin-
cei, creata da Federico Cesi nel 1603, allo scopo di promuovere gli studi naturalistici
condotti mediante un’osservazione sperimentale libera da ogni vincolo nei confronti
della tradizione aristotelico-tolemaica. Dopo un primo periodo di grande prestigio,
dovuto all’opera di Cesi e alla presenza di soci quali Galileo Galilei e Giovanni Bat-
tista Della Porta, l’Accademia, silente dal 1630 al 1745 in seguito alla morte del suo
fondatore, restò attiva fino al 1765, con ventuno accademici e trentuno dissertazioni
documentate, aggregando gli scolari migliori e chiamando a farne parte non soltanto
investigatori della natura, ma anche studiosi di altre discipline. Bianchi ne dettò le
leggi in un latino di sapore arcaico («Novelle lettere di Firenze», VI, 1745, coll. 842-
846) e assunse per sé il titolo di Lynceorum restitutor perpetuus; indicativa del suo
gusto di antiquario è la medaglia fatta eseguire a ricordo dell’avvenimento. In essa egli
probabilmente vide lo strumento per la propria riaffermazione. È certo rimarchevole
il fatto che furono suoi allievi Antonio Battarra, Giuseppe Garampi, Gioseffo Anto-
nio Aldini, Michele Rosa, Cristofano Amaduzzi, Gaetano Marini, uomini variamente
rappresentativi della cultura italiana nella seconda metà del sec. XVIII. Cfr. cfr. Fabi,
Bianchi Giovanni, cit.
– 119 –
il vostro nome tra i suoi ricordi».5 Turchini ci fornisce una corretta
visione di Bianchi nel contesto del suo tempo: egli «partecipa al se-
colo dei “lumi”, per alcuni versi come un sopravvissuto che si è for-
mato in un periodo precedente». Egli appare più come un vecchio
umanista che un nuovo filosofo dell’età dei Lumi, «mentre intrat-
tiene rapporti epistolari e scambia le sue esperienze col resto d’Italia
e d’Europa, non stimola i suoi allievi ad andare oltre la provincia».6
Di ciò sembra risentire la formazione impartita nella sua scuola.
Positiva invece fu l’esigenza, da lui molto sentita, dei rapporti di
studio e degli scambi d’esperienze a vasto raggio, che si possono
porre all’interno di quel processo d’inclusione della nostra cultura
provinciale nel più vasto ambito nazionale ed europeo che si stava
allora costituendo. Fu in contatto epistolare coi maggiori scienziati
e intellettuali europei, tra cui Voltaire, Morgagni, Vallisnieri, Alga-
rotti, Frugoni, Apostolo Zeno e innumerevoli altri.7
Il codice SC-MS. 973, conservato nella biblioteca Gambalun-
ga di Rimini, risulta essere un’impagabile fonte d’informazioni, sia
sul piano documentario che su quello letterario e testimone dei nu-
merosi viaggi compiuti da Planco dal 1740 al 1774.8 I viaggi sono
descritti con una narrazione autobiografica nella forma del diario.
Sicuramente nella scrittura domina l’immediatezza comunicativa,
facendo pensare ad appunti presi giorno per giorno, o in tempi
5 Cfr. Lettere, bolle e discorsi di fra Lorenzo Ganganelli (Clemente XIV), Firenze, Le Mon-
nier, 1849, p. 280.
6 A. Turchini, Tra provincia ed Europa. Scienza e cultura a Rimini nel XVIII secolo, in
E. Guidoboni, G. Ferrari, Il terremoto di Rimini e della costa romagnola: 25 dicembre
1786, Bologna, SGA, 1986, p. 147.
7 Per una biografia esaustiva di Bianchi cfr. Fabi, Bianchi Giovanni, cit.
8 Rimini, biblioteca civica Gambalunga, fondo Gambetti, Diari odeporici di Giovanni
Bianchi. L’edizione dei diari di viaggio di Bianchi è liberamente consultabile al link
[Link]
11-26.1946924872/?searchterm=bianchi%20giovanni (ultima visita del 16 settem-
bre 2016). Cfr. Giovanni Bianchi, Viaggi. ‘Oδοιπορικòn νéον καí ποικíλον, a cura di
Alessandro Gabriele Padula e Alessandra De Paolis, Bologna, Edizioni Cisva (Centro
interuniversitario internazionale di studi sul viaggio adriatico), 2009.
– 120 –
molto vicini al vissuto, successivamente registrato. La narrazione
è organizzata per singole giornate e ogni pagina reca l’indicazione
della data e del nome del luogo. Il diario planchiano si inserisce
nell’eterogeneo panorama della letteratura di viaggio, che, accanto
allo spostamento puramente fisico del viaggiatore ne veicola anche
il vissuto: gli incontri, le esperienze e tutto ciò ad esso connesso.
I viaggi che più c’interessano sono quelli compiuti dall’autore dal
1741 al 17459 e sono registrati alle cc. 575-632 del manoscritto.
Strettamente connessi con la triplice dimensione di medico, in-
segnante ed erudito, i viaggi planchiani sembrano generati dal par-
ticolare clima culturale del Settecento. I viaggi di eruditi, scienziati
e letterati infatti in questo periodo si vanno moltiplicando in Italia
e in Europa e corrispondono a quel profondo bisogno di rinnova-
mento che anima gli uomini. Essi facilitano la libera circolazione
delle idee e costituiscono la possibilità di essere a contatto diretto
con le fonti del sapere.
Per questo si nota una ricerca quasi affannosa di relazioni perso-
nali con i più famosi studiosi, conosciuti per la fama del loro no-
me e delle loro opere, o per i rapporti epistolari con essi. La dimen-
sione paesaggistica non interessa affatto l’autore, la sua attenzione
sembra attratta dal mondo urbano dei monumenti, chiese, palazzi
e dalle biblioteche delle città, cui dedica brevi note descrittive o an-
che personali. L’interesse per i fattori architettonici ed artistici na-
sce dalla sua mentalità erudita, che ha come scopo la ricostruzione
di eventi del passato e la conquista di un sapere enciclopedico che
si alimenta con la raccolta sistematica di osservazioni, notizie, da-
ti e documenti storici. Le glosse relative a chiese, palazzi e monu-
menti rivelano un semplice interesse di tipo conoscitivo. Nelle sue
visite per le città, la prospettiva è piuttosto quella di un antiquario
interessato a ricopiare e analizzare antiche iscrizioni ai fini di un’in-
dagine storica, che quella di un osservatore attento a cogliere la
9 Egli soggiornò per due volte sia a Senigallia che in Ancona, ma toccò anche Pesaro,
Cesena e Siena.
– 121 –
bellezza artistica delle architetture. La caratteristica fondamentale
delle sue annotazioni sembra essere rappresentata dalla miriade di
personaggi che emergono dall’inestricabile rete di incontri, scambi
e relazioni; i protagonisti sono di volta in volta esponenti della no-
biltà locale come marchesi, conti e cavalieri, o individui del mondo
clericale come abati, monsignori e frati predicatori, nonché prota-
gonisti della cultura del tempo come intellettuali ed eruditi con cui
intrattiene spesso rapporti epistolari.
Tra essi spicca la figura del nostro Giulio Carlo Fagnani di cui
Planco si dichiara amico. Planco lo incontra più volte nei suoi viag-
gi a Senigallia e con lui si diletta in discussioni di vario genere. Le
sue pagine sono, dunque, molto interessanti perché permettono di
cogliere abitudini, occupazioni e interessi culturali dell’aristocrazia,
inserite in un contesto di vita cittadina della provincia italiana. So-
no presenti nel testo riferimenti a passeggiate, discussioni erudite,
piacevoli conversazioni, giochi di società, spettacoli teatrali, è ripor-
tato perfino lo stato delle strade o del porto di Senigallia. Fornendo
uno spaccato di vita quotidiana urbana provinciale, queste pagine
risultano una miniera preziosa per chi voglia scandagliare il con-
testo socio-culturale in cui l’illustre matematico è vissuto. E tanto
più rilevante perché provengono dal punto di vista privilegiato di
un viaggiatore, che agisce da protagonista in quanto perfettamente
a proprio agio nella realtà cittadina della provincia italiana e per il
quale l’esperienza del viaggio fu esigenza vitale, desiderio di cono-
scenza, volontà di superare i confini provinciali, documentando nel
contempo tendenze e sviluppi della società settecentesca italiana.
10 La fiera della Maddalena affondava le sue radici nella fiera franca che si svolgeva sin
dal XIV secolo. Durante il XVII secolo la fiera fu sospesa per otto volte a causa della
– 122 –
Questa fiera era talmente conosciuta che Goldoni le dedicò un li-
bretto di opera comica (1760), musicato dal compositore napole-
tano Domenico Fischietti che in quel periodo collaborava con lui.
Però per uno strano scherzo del destino l’opera non fu mai rappre-
sentata a Senigallia se non in epoca moderna, nonostante la mu-
nicipalità facesse organizzare ad impresari esperti spettacoli lirici o
coreutici di qualità con nomi di soprani o tenori molto conosciuti,
per intrattenere al meglio il pubblico.
Il diario del viaggio si apre il 19 luglio 1741: Planco, partito da
Rimini, giunge a Senigallia in serata, in compagnia dallo speziale
Bernardino Cavalieri. Durante il soggiorno a Senigallia si ferma in
un albergo e trascorre le sue giornate tra incontri e conversazioni
erudite con rappresentanti della nobiltà locale e personaggi di altre
città, arrivati nella cittadina adriatica in occasione della fiera. In-
terrompe la piacevole permanenza a causa di una lettera del conte
Ricciardelli che lo mette a corrente della malattia della moglie, per
cui decide di tornare a Rimini, non prima di aver visto Ancona nel-
la giornata del 24 luglio.
A seguire si pubblicano alcuni stralci delle pagine relative agli
incontri con Fagnani:11
peste, ma solo nel XVIII raggiunse un successo internazionale per cui fu conosciuta
in tutta Europa anche a causa del declino economico di Ancona. Aveva una durata
di 15 giorni; il prestigio era divenuto tale che i maggiori stati italiani e stranieri come
Austria, Danimarca, Prussia, Svezia, Belgio, Francia, Inghilterra e Turchia inviavano
una loro rappresentanza.
11 Cfr. Bianchi, Viaggi, cit., pp. 15-20.
12 Città della Baviera, oggi nota col nome di Erlangen.
13 Tommaso Temanza (Venezia 1705-1785), architetto e scrittore d’arte italiano.
14 Si tratta dell’opera di Temanza intitolata Delle antichità di Rimino, apparsa a Venezia
nel 1741.
– 123 –
mi favorissero di portare queste cose con una mia lettera al Si-
gnor Wagner Medico di Cristian-Erlang mio amico, siccome es-
si mi promisero facendomi molte cortesie, e dicendomi che al lo-
ro negozio capitava spesse volte il Signor Conte Giulio Fagnani
e il suo figliuolo che veste da Abbate ogni mattina verso mezzo.
– 124 –
donia. Discorremmo anche di cose erudite, e partendosi mi man-
dò a casa il tomo degli Atti di Lissia del 174016. Dopo cenai con
tutti della compagnia a quali era accresciuto il Padre Abate Batta-
glini Olivetano che cenò anch’egli con noi, e dormì nella medesi-
ma nostra camera.
– 125 –
ne, ma che un altro simile avea venduto tre scudi. In casa sua c’era
un Frate Servita da Pesaro Priore di Montefano, che raccoglie me-
daglie per venderle. Partitomi dal Signor Angiolo venni al negozio
dei Signori Mesmer, ed Heer dove ci trovai il Signor Abate Fagna-
ni valente Algebrista, che mi stava ad aspettare per discorrere con
me, non avendomi trovato due volte a casa. Dopo venne quel Pri-
ore Servita, che mi volle mostrare alcune medaglie, che io osservai
insieme col Signor Conte Flaminia di Recanati.
– 126 –
a casa verso sera mi fermai in una botega d’acque nella quale ven-
ne la Signora Anna Soardi Alevolini, con la Signora Torelli e col
Signor Giambattista Soardi. Si prese una pappina, poi venni verso
casa, e passando avanti il duomo sentij che facevano orazione per
impetrare la serenità. Si cenò e si andò a dormire, ed essendo in
letto sentij che tornò a cadere una gran pioggia.
22 Luglio 1741 Sinigaglia. [...] Indi andai nel negozio del Signor
Mesmer dove ci trovai il Signor Abate Fagnani col quale mi traten-
ni fino ad ora di pranzo, dentro del qual tempo vidi molti Signori
Fanesi, e Pesaresi miei conoscenti; capitò ancora il Signor Angiolo
Pasquini col quale discorsi alquanto, e in fine il Dottor Conticel-
li, con il quale e con il Signor Abate Fagnani venni a casa. Il dopo
desinare andai sul porto a visitare il Signor Vincenzio Giacomini
cittadino Riminese che avea un poco di febbre, e indi passai a vi-
sitare il Pedrosi; poi mi fermai a giucare alquanto sul ponte a dadi
ad un giuoco dove si tira con otto dadi, ma per vincere bisogna fare
o numeri moltissimi, o pochissimi, e perciò è difficilissimo vince-
re. Indi tornai in città dove mi accompagnai col Signor Francesco
Franzi, col quale andai sul molo dove c’era una gran quantità di
Cavalieri, e Dame de’ luoghi circonvicini. Ivi trovai il Signor Teo-
doro Grazj da Santarcangiolo mio amico, il quale ora da quattr’an-
ni è Podestà di Sinigaglia con lui mi tratenni fino a sera discorren-
do di varie cose, nel qual tempo capitò il Signor Abate Baccarini
Vicario Generale di Fano, il quale avea notizia di me, per la qual
cosa mi fece varie cortesie.
– 127 –
tanto più che disse che la comunità di Sinigaglia ha un debito per
quel porto di 10 mila scudi. Tratenendomi ivi con lui vidi a pas-
sare moltissime persone, essendo stato questo giorno per essere di
domenica il giorno di maggior concorso che sia stato a Sinigaglia
[...] Indi partitomi con i Signori Fagnani i quali ebbero la bontà
d’accompagnarmi fino a casa trovai ivi che il Signor Bernardino
spediva le robbe per Rimino, e tra l’altre anche il mio burò. Trovai
anche che il Padre Abate Battaglini era partito insalutato hospite,
come si dice. Il Signor Franzi prima che partissimo dal negozio del
Signor Mesmer m’avea data una lettera per il Signor Bernardino
che gliela avea fatta giungere il Signor Commendatore Montevec-
chio Castellano di Sinigaglia, con ordine che egli si portasse da lui.
Aperta la lettera vedemmo come il Signor Conte Luigi Ricciardelli
ci scriveva sollecitando il nostro ritorno.
– 128 –
Ancona a vedere il Lazzaretto,19 e il prolungamento del Rivellino20
fatto dal Papa passato, giacchè non si trattava che del ritardo d’un
giorno, e giacchè il male della Signora Contessa sembrava che non
fosse che una semplice terzana. Con lui andammo in una botega
di biribì, dove si faceva anche un certo lotto, nella qual botega era
venuta quasi tutta la nobiltà che era sul porto, e dentro c’era il Si-
gnor Demetrio Bisuglia Greco di Napoli di Romania uomo vene-
rando, e di garbo col quale si fecero vari discorsi ameni che piac-
quero a tutta la raggunanza. Giucai un poco al biribì, e un poco a
quel lotto per piacere. Indi venni a casa, e cenando persuasi il Si-
gnor Bernardino a venire in Ancona.
– 129 –
Addì 28. Dopo venni in città, ed incontratomi nel Signor Vincen-
zio Giacomini, m’invitò a volere andare a stare in sua casa dove ci
andai volentieri, giacchè ci erano altri cinque Riminesi, cioè il Si-
gnor Carlo Cammilli, il Signor Bernardino Cavalieri, ed altri miei
amici. Poco dopo andai dal Signor Giovanni Mesmer di Cristian
Erlang, dove intesi, che avea ricevuti i miei Fitobasani, e che era
in procinto di spedirli in Germania. Con lui discorsi di varie cose,
dopo venni a casa, dove erano i miei paesani, che è d’un tal Signor
Antinoro Claudij da Montalbodolo buon galantuomo che sta in
Sinigaglia. Dopo andai dal Signor Abate Gismondi, che è Podestà
di Sinigaglia, e trovato che dormiva, e che il Dottor Giambattista
suo fratello era andato a Scappezzano, discesi, e trovai il Signor
Angiolo Pasquini che ora è Conte e Console della Reina d’Unghe-
ria, con lui andai in sua casa dove egli mi diede tre o quattro me-
dagliucce d’argento, ed ivi vidi Fra’ Antonio Mada Bresciano dal
quale comprai una Piena Aquilina, ed egli comprò alcune meda-
glie moderne. Dopo discorremmo di varie cose di Toscana e vidi
i suoi libri, e copiai un frammento d’una lapida in marmo greco
che egli ha avuto poco tempo fa da una luogo vicino a Sinigaglia la
qual lapida ha le seguenti lettere […].
Licenziatomi dal Signor Conte Angiolo Pasquini tornai dal Signor
Podestà dove trovai il Signor Dottor Giambattista suo fratello, e
con esso m’accompagnai e tornai dal Signor Mesmer, e indi ve-
nimmo dal Signor Conte Giulio Fagnani mio vecchio amico, ed
eccellente Matematico, trovai questo signore con molto spirito,
ma molto travagliato per mali d’orina per cui io credetti che egli
avesse la pietra.21 Si discorse molto del suo male molto, e d’altro,
infine venne il suo figliuolo Abate, che è matematico anch’egli, e
mi disse, che negli Atti di Lissia era riferito il mio Libro de Con-
chis. Dopo venni a pranzo, e poi un poco a dormire. Il dopo desi-
nare venne da me il Signor Dottor Gismondi, e poi il Signor Abate
Fagnani, che mi portò gli Atti di Lissia dell’anno 1744, dov’è rife-
rito il mio libro; tornai insieme con lui dal Signor Conte Fagnani,
dove si tornò a discorrere del suo male, ed io gli scrissi una lettera
– 130 –
a Monsignor Leprotti ricercandolo di quel rimedio litontriptico di
Madama Stephens, e pregandolo a volergliele scrivere adirittura.
Andai da Signori Franzi e Ferrai dove riscossi certi danari di miei
libri mandati a Jesi, e a Cantiano. Indi andammo sul porto, do-
ve ci accompagnammo col Signor Dottor Michini Medico di Jesi,
che è da Santarcangiolo, e che è stato lungo tempo a Firenze, con
lui tornammo in città, e per l’altra porta uscimmo, ed andammo
a passeggiare alla marina, dove vedemmo alcune erbe marine, cioè
littorali. Andammo sul porto di nuovo, dove ci fermammo pas-
seggiando fin verso l’un ora. Dopo venimmo in città e a casa, do-
ve venne a favorirmi il Signor Conte Giulio Fagnani, e dopo col
Signor Dottor Gismondi lessi l’estratto del mio libro sugli Atti di
Lissia, e verso le due s’andò a cena, e dopo cena vennero i padroni
di casa con una loro figliuola nubile, con i quali si discorse molto
di varie cose, e dopo s’andò a riposare.
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PROFILO DEGLI AUTORI E DELLE AUTRICI
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Silvia Serini, docente di lettere, storica e saggista, ha pubblicato in ope-
re collettanee e collabora con riviste cartacee e on-line. Ha esordito con
la monografia Alberto Moravia e il cinema. Una rilettura storica (2014) e
nel 2016 ha curato il volume Le Marche e la grande trasformazione (1954-
1970).
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INDICE DEI NOMI
Alighieri, Dante, 20n, 30, 40, 60, 125 Broglio, Emilio, 104n
Amaduzzi, Cristofano, 119n Buonarroti, Michelangelo, 23
Angelucci, Patrizia, 101n Calogerà, Angelo, 15, 41, 42, 42n, 47
Antonelli, Nicola, 23, 24, 86 Camilli, Carlo, 125
Arcaini, Roberta, 100n Cartesio, Renato (Descartes, René),
Archimede, 55, 60, 61, 62 16, 21, 30, 38, 39n, 46, 47, 48, 51
Ariosto, Ludovico, 108 Cassini, Giovanni, 73, 73n, 74, 75
Aristotele, 38, 45n, 48, 49 Cattaruzza, Marina, 110n
Baldini, Ugo, 21n Cavalieri, Bonaventura, 68n
Bartoli, Camilla, 21 Cavalieri, Bernardino, 123, 130
Battaglini (abate) 125, 128 Cesi, Federico 119n
Battarra Giuseppe Antonio, 119n Chiabrera, Gabriello, 42
Benedetti Forastieri, famiglia, 21 Chiappetti, Fabrizio, 17, 133
Benedetto XIV, papa (Prospero Lam- Cingolani, Paolo, 17, 133
bertini), 20, 21, 23, 24, 96 Colli, Giorgio, 45n
Bentivegna, Giuseppe, 129, 131 Colombo, Omar, 110n
Bernoulli, Jakob, 76 Conciatti, Francesca, 22
Bernoulli, Johann, 27 Conti, Febo, 112
Bernoulli, Nicolas, 25 Conticelli, Antonio, 127
Bertana, Emilio, 43n Copernico, Niccolò, 49
Bianchi, Giovanni (Ianus Plancus, Plan- Crescimbeni, Giovanni Mario, 32
co), 17, 117, 117n, 118n, 119n, D’Aquino, Tommaso, 48, 49n
120n D’Azeglio, Massimo, 105
Bianchi, Girolamo, 117n D’Eleazaro, Maria, 42
Bigelli, Anna Rita, 79, 96 De Falla, Manuel, 108
Bisbuglia, Demetrio, 129 Della Porta, Giovanni Battista, 119n
Boncompagni, Baldassarre, 47, 47n, Dinostrato, 60
48, 48n Diocle di Caristo, 55, 64, 75
Bonvini Triani, Mariella, 17, 42, 95, Diotallevi, Marianna, 128
133 Empedocle, 45, 45n
Borbone, Carlo di, 21 Eraclito, 45
Borodin, Aleksandr, 108 Escher, Maurits Cornelis, 72, 73
Boscovich, Ruggiero Giuseppe, 16, Euclide, 55, 57
20, 23, 24, 117 Eulero, Leonhard, 20, 27, 77
Bresciano, Antonio, 130 Evtušenko, Evgenij Aleksandrovič, 108
– 135 –
Fabi, Angelo, 118n, 119n, 120n lio), 21, 34, 35n, 42
Fabre, Jean Henri, 66, 66n Golinelli, Paolo, 101n
Fagnani, Andrea, 20 Grandi, Guido (Lodovico), 15, 16, 24,
Fagnani, Eleonora, 21 40, 40n
Fagnani, Gianfrancesco, 23 Grazj, Teodoro, 127
Fagnani, Giovanni Francesco, 21 Grieg, Edvard, 108
Fagnani, Giulio Carlo, 11, 12, 13, Grottanelli, Lorenzo, 21, 21n, 22, 22n
15, 15n, 16, 17, 19, 19n, 20, 21, Heer, Gioachino, 123, 126
22, 23, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31, Herlang, Cristian, 123, 124, 130
31n, 32n, 33, 34, 34n, 35, 35n, Hôpital, Guillaume François Antoine
36, 36n, 37, 37n, 38, 38n, 39, de l’, 26
39n, 40, 40n, 41n, 42, 42n, 43, Huygens, Christiaan, 69
43n, 45, 46, 47, 47n, 48, 50, 50n, Ilmado, Arduino, 18n
51, 52, 55, 64, 76, 77, 77n, 78, Ippia di Elide, 55, 58, 59, 60
79, 81, 81n, 83, 95, 96, 99 Itieri, Giuseppe, 125
Fagnani, Maria Camilla, 82n Jacquier, François, 23
Fagnani, Orazio, 21 Keplero, Giovanni, 49, 73n
Fagnani, Tommaso, 126 Lagrange, Joseph Louis (Lagrangia, Giu-
Ferrari, Francesco, 82n seppe Luigi/Ludovico), 16, 20, 26,
Filopono, Giovanni, 63 117
Flavio, Giuseppe, 42n Lami, Alessandro, 45n, 119n
Fontanelle, Bernard Le Bovier de, 25 Lanza, Emanuela, 101n
Foscolo, Ugo, 108 Le Seur, Thomas, 23, 24
Galilei, Galileo, 49, 50n, 68n, 119n Legendre, Adrien-Marie, 77, 77n, 78
Gambioli, Dionisio, 20, 20n, 37n Leibniz, Gottfried Wilhelm, Christian
Garampi, Giuseppe, 119n von, 16, 21, 27, 30, 38, 69, 125
Garampi, Lorenzo, 125 Leprotti, Antonio, 118n, 131
Garcia Lorca, Federico, 108 Locke, John, 21, 51, 52
Garganelli, Lorenzo, 119, 120n Loria, Gino, 20, 20n
Garin, Eugenio, 41n Lucrezio (Tito Lucrezio Caro), 34, 34n,
Garin, Maria, 41n 45
Gassendi, Pierre, 47 Luigi XV (Borbone, re di Francia), 21
Gaudi, Antoni, 67 Malebranche, Nicolas, 16, 21, 22, 24,
Geddes da Filicaia, Costanza 38n 38, 39n, 46, 47, 50
Gervasoni, Luigi, 125 Malpighi, Marcello, 117n
Giacomini, Vincenzo, 127, 128, 130 Mamiani, Giuseppe, 20n, 22n, 23n,
Gismondi (abate) 130 25n, 26n, 31n, 33, 33n, 35n
Ghetti, Getulio, 19, 19n, 25, 25n, 27, Mandelbrot, Benoît, 71, 72
28n, 34n Manzoni, Alessandro, 104n
Gnausonio, Floristo (v. Fagnani, Giu- Marchese, Leopoldo, 115n
– 136 –
Marcheselli, Leonardo, 17, 19 Ricciardelli, Luigi, 123, 128
Marescotti, Galeazzo, 128 Roberval, Gilles Personne, 68
Marini, Gaetano, 119n Roggia, Carlo Enrico, 43
Martella, Simona, 101n Rossini, Gioacchino, 108
Mastai, famiglia, 21 Rovelli, Carlo, 46, 46n
Matteucci, Tiziana, 40n, 42n Santini, Domenico, 23
Maupertuis, Pierre-Louis Moreau de, 25 Serini, Silvia, 15n, 99, 107n, 134
Mazzuchelli, Giammaria, 15, 41 Solai, Elena, 17
Mesmer, Giovanni, 123, 127, 128, 130 Somaschi (padri), 21, 47
Metastasio, Pietro, 129, 131 Talete, 45, 45n
Michini, Francesco, 131 Taylor, Brook, 19, 24, 25
Montanari, Antonio, 119 Temanza, Tommaso, 123, 123n
Montelabate, Giangiacomo, 128 Tolomeo, Claudio, 48
Montevecchio, Castellano, 128 Tombesi, Sandro, 114
Muratori, Ludovico Antonio, 125, 125n Tortorella, Cino, 112
Moro, Tommaso, 42n Turchini, Angelo, 120, 120n
Newton, Isaac, 16, 21, 30, 38, 49, 50, Vanvitelli, Luigi, 129n
52, 52n, 69 Vecchietti, Filippo, 42n
Noë, Alva, 52n Volterra, Vito, 20, 20n
Omero, 108 Wagner, Gabriel, 124
Onorio II, papa (Lamberto Scanna- Wallis, John, 73
becchi), 20 Wantzel, Pierre, 57, 57n
Parini, Giuseppe, 43 Watt, James, 76
Parmenide, 45 Zeno, Apostolo, 16, 24, 31, 31n, 120
Pascal, Blaise, 55, 64, 69, 70, 75
Pasquini, Angiolo, 125, 127, 130, 131
Passeri, Giovan Battista, 27, 129
Pepe, Luigi, 20n, 21n, 24n, 95, 95n
Pettinelli, Rosanna, 13
Pierfederici, Mauro, 17
Pietrucci, Chiara, 15n, 17, 37, 38n,
47n, 133
Platone, 33, 38, 45, 63
Polverari, Alberto, 12
Puccini, Giacomo, 108
Quaresima, Giuseppe, 81, 107n, 110,
110n, 111, 111n, 113, 113n, 114n
Rachetta, Luca, 17, 29, 38n, 133
Ramón Jimenez, Juan, 108
Ricato, Jacopo, 25
– 137 –
Stampato nel mese di Febbraio 2017
presso il Centro Stampa Digitale
del Consiglio Regionale delle Marche
editing
Mario Carassai