GIUSEPPE UNGARETTI
La vita
Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto il 10 febbraio 1888 da emigrati
italiani. Si appassionò alla poesia di Leopardi, Carducci, pascoli, D'Annunzio e
Baudelaire. Lavorò come traduttore e divenne corrispondente della rivista
Fiorentina “la voce”. Nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove seguì corsi universitari
al Collège de France alla Sorbona. In quel periodo approfondì lo studio della
poesia simbolista e decadente e frequentò pittori come Picasso, Modigliani, de
Chirico e maggiori esponenti del futurismo come Marinetti. Allo scoppio della
Prima guerra mondiale, Ungaretti si trasferì in Italia. Per lui, la guerra
rappresentava un'occasione per rafforzare il legame con l'Italia data la sua
condizione di figlio di immigrati. Si arruolò volontario e combatté al fronte, ma
l'esperienza diretta della morte lo portò a prendere coscienza della crudeltà e
dell'assurdità della guerra. Dopo la guerra si stabilì di nuovo a Parigi, nel 1919 si
sposò e nel 1920, tornò in Italia con la moglie stabilendosi a Roma. Fu un periodo
molto importante con adesione al fascismo, la nascita dei figli Anna Maria e
Antonietto, e i primi riconoscimenti ufficiali. Furono anche gli anni in cui diventò
cristiano, cercando il rapporto con Dio un confronto alla drammaticità
dell'esistenza. Nascono da questa ricerca, liriche di “Sentimento del tempo”. Dal
1931 e 1935 organizzò le sue prime raccolte unica opera dal titolo “l'allegria”. Nel
1936 Ungaretti si trasferì in Brasile per insegnare università di san paolo. In quel
periodo visse due tragedie la morte suo unico fratello e del figlio di soli 9 anni.
Rientrato in Italia pubblicò altre raccolte poetiche tra le quali il “Dolore”. Morì a
Milano nel 1970.
Il pensiero e la poetica
La prima fase della produzione poetica ungarettiana presenta un forte
sperimentalismo e una decisa impronta autobiografica. La poesia trova così
fondamento nelle esperienze esistenziali, recuperate attraverso la memoria.
Segno evidente della prospettiva autobiografica è l’indicazione del luogo e
della data di composizione, anche se Ungaretti intende innalzare la
dimensione privata a simbolo di una condizione universale. La Poesia di
questa fase risente dell’impegno di rinnovamento del linguaggio poetico
promosso dai futuristi. La parola poetica si carica di significati profondi,
diventa un mezzo per cogliere l’essenza delle cose, per recuperare una
purezza originaria in grado di riscattare dalle atrocità del presente mediante
un sofferto scavo interiore. L’esperienza del fronte è presente in molte
poesie, tra cui “Veglia”, “Fratelli”, “San Martino del Carso”. Gli orrori della
guerra, che il poeta visse in prima persona, influirono notevolmente sulla
scelta e sulla creazione di un linguaggio scarno, essenziale, e sulla
riduzione del verso anche a una singola parola, sull’abbandono della
punteggiatura arrivando semplicemente ad accostare le parole o a usare
spazi bianchi come pause e silenzi.
La seconda fase è rappresentata dalla raccolta Sentimento del tempo
risentono della scoperta da parte del poeta di un rinnovato sentimento
religioso e dell’attenzione al tempo interiore che scandisce la vita umana.
Tema centrale della nuova raccolta la percezione del tempo, da intendersi
sia come legame con il passato, sia come dimensione fugace e provvisoria
della vita, che diventa occasione per meditare sulla morte. Novità della
raccolta, a livello formale, consistono nella scelta di una sintassi curata, nel
recupero della rima, della punteggiatura e delle forme metriche tradizionali,
in particolare dell’endecasillabo, in linea con il clima culturale e ideologico
dell’Europa tra le due guerre, che aspirava a un ritorno all’ordine. A livello
linguistico il linguaggio è ricercato, predominano associazioni analogiche e
metafore.
La terza fase della produzione poetica di Ungaretti comprende le raccolte Il
dolore (1947). In questa raccolta il poeta prosegue nel recupero della
tradizione classica attraverso l’impiego di nuovi ritmi ottenuti mediante
pause suggestioni musicali. I temi sono di carattere universale: il proprio
dolore per la morte del figlio e quello dell’umanità intera per la Seconda
guerra mondiale.
Ungaretti è considerato l’anticipatore della corrente dell’Ermetismo, soprattutto
per le innovazioni stilistiche elative all’uso del verso libero, della parola
essenziale e dell’analogia.
Le opere
Le prime poesie di Ungaretti apparvero nel 1915 su “Lacerba”, e nel 1916 fu
pubblicato il primo libro di versi, “Il porto sepolto” che diventò poi la prima sezione
della seconda raccolta “Allegria”. Le liriche di questa raccolta, che appartengono
alla prima fase della produzione poetica di Ungaretti, si distinguono per un
marcato sperimentalismo sul piano formale e una forte componente
autobiografica: rievocano gli anni della giovinezza trascorsa in Egitto e la cruda
esperienza della guerra vissuta dal poeta come soldato al fronte.
L’Allegria
L’Allegria è suddivisa in cinque sezioni: “Ultime” (titolo che indica il
superamento dei modi poetici giovanili; i componimenti di questa sezione
non erano infatti riti nelle precedenti raccolte), “Il porto sepolto”, “Naufragi”,
“Girovago” e “Prime” (allusione al nuovo modo di poetare). La maggior parte
delle liriche della raccolta fu scritta negli anni in cui Ungaretti prestava
servizio come soldato. Questi testi recano nell’intestazione la data e il luogo
di composizione, come se fossero un diario che deve testimoniare la
veridicità della tragedia, vissuta in prima persona. L’elemento autobiografico,
da cui ha origine la poesia, non riguarda, tuttavia, solo l’esperienza della
guerra: affiorano anche ricordi lontani, soprattutto quelli legati alle proprie
radici, l’infanzia trascorsa in Egitto (lirica In memoria e Il porto sepolto). Molti
dei componimenti famosi della raccolta ritraggono la vita del soldato, vista
come una drammatica e sofferta lotta per la sopravvivenza, da cui
scaturisce un continuo senso di precarietà (lirica Soldati). Tuttavia, quanto
più il poeta è a diretto contatto con la morte, tanto più in lui cresce la ferma
volontà cli vivere e di sentirsi «attaccato alla vita» (Veglia). Alla, brutalità
della guerra il poeta contrappone il valore della fratellanza: la vicinanza
morte, infatti, genera nell’uomo una reciproca solidarietà, che rende uniti
nella comune sofferenza (Fratelli). Altro tema è quello della natura, spesso
rappresentata da un paesaggio arido e desolato, specchio dello stato
d’animò del poeta (Sono una creatura, San Martino del Carso).
Nelle poesie troviamo la ricerca della purezza e dell’essenzialità della parola
per esprimere “ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile”. Le innovazioni
stilistiche presenti nell’Allegria sono: il rifiuto della lirica aulica, cioè elevata; la
scelta di costruire la poesia intorno all’essenzialità della parola e a frammenti
di immagini; l’uso dell’analogia; il verso spezzato che fa saltare l’ordine della
sintassi; l’abolizione della punteggiatura e l’inserimento dello spazio bianco,
che ha il valore di una pausa o di un “non detto”; il verso libero.
Sentimento del tempo
Gli anni Venti e Trenta la produzione di Ungaretti segnò un’importante svolta; sono
gli anni del soggiorno romano del poeta. Linea con il clima culturale instauratosi in
Italia con il fascismo, la raccolta significò un “ritorno all’ordine”, alla tradizione
italiana che si espresse nella ricerca di forme nuove. Pubblicata per la prima volta
nel 1933 e con l’aggiunta di alcune liriche nel 1936, la raccolta Sentimento del
tempo apparve nel 1943 nella sua struttura definitiva, divisa in sette sezioni. Al
centro di questa produzione sta «l’uomo di pena», come lo stesso Ungaretti definì
se stesso, sperduto di fronte al mistero dell’esistenza. Con l’emergere di un nuovo
sentimento religioso, il poeta abbandona la dimensione puramente autobiografica
e soggettiva per avventurarsi in riflessioni profonde, ispirate alla ricerca del senso
dell’esistenza. Egli rappresenta l’uomo in lotta contro i propri limiti, sostenuto
dalla fede. Si delinea così un cammino verso Dio. Il tono sofferto di molte liriche,
che testimoniano il travaglio interiore del poeta diviso tra l’aspirazione all’eternità e
la coscienza del limite umano. Le liriche della raccolta sono complesse; è una
poesia di non facile interpretazione che costituì uno dei modelli del nascente
Ermetismo. Dal punto di vista tematico, la raccolta presenta novità rispetto all’
Allegria: all’esperienza tragica della guerra, vissuta in prima persona in uno
scenario segnato dalla sofferenza e dalla distruzione, subentrano, oltre al
sentimento religioso, i temi legati alla sensibilità barocca, come la morte e la
meditazione sullo scorrere del tempo.
Il Dolore
Il dolore (l947) segna il passaggio alla terza fase della poesia cli Ungaretti, in cui
emergono la sensazione di vuoto di fronte al dolore per la perdita dei propri cari la
sofferenza per le atrocità della guerra. Qui i ricordi del passato affiorano sotto lo
sguardo triste e disincantato del poeta.
LE LIRICHE
➢ Veglia (L’Allegria, sez. “Il porto sepolto”)
La lirica, scritta olla fine del 1915, è ispirata o un episodio realmente vissuto da
Ungaretti durante la guerra: la veglia accanto al cadavere di un compagno rimasto
ucciso durante il combattimento. Il contatto così ravvicinato con la morte suscita in
lui un grande desiderio di vita.
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
Un’intera nottata
2 buttato vicino
3 a un compagno
4 massacrato
5 con la sua bocca
6 digrignata
7 volta al plenilunio
8 con la congestione
9 delle sue mani
10 penetrata
11 nel mio silenzio
12 ho scritto
13 lettere piene d’amore
14 Non sono mai stato
15 tanto
16 attaccato alla vita
Parafrasi
Ho passato una notte intera
sdraiato vicino a un compagno ucciso,
la bocca contratta dalla morte
rivolta verso la luna piena
il rossore e il gonfiore delle sue mani
che penetrano nel mio intimo
proprio in quel momento ho scritto
lettere piene d’amore.
Non mi sono mai sentito
così tanto attaccato alla vita.
Commento
La vicinanza della morte durante una notte trascorsa accanto a un compagno
ucciso suscita nel poeta un forte attaccamento alla vita. La cruda descrizione del
corpo massacrato e trasfigurato dal dolore contratto con il silenzio del poeta e con
la luce della luna, che illumina la barbarie e la sofferenza umana. La Urica è divisa
in due parti di diversa lunghezza.
• La prima ha un taglio realistico ed espressionistico la crudezza dell’immagine del
compagno morto,
• La seconda parte è in forma epigrafico ed esprime la riflessione del poeta,
suscitata dall’orrore e dalla morte.
Dopo una pausa di silenzio, che consente al poeto di scavare nel proprio essere
per rintracciarvi un frammento di verità, dolorosamente svelato dall’esperienza
estrema della morte, giunge la rivelazione di un disperato attaccamento alla vita.
La metrica è nuova: versi brevi, pause e frequenti “a capo” impongono una lettura
scandita sulle singole parole, esaltandone l’intensità e gli effetti fonici.
➢ Mattino (L’Allegria, sezione “Naufragi”)
Composta nel 1917, questa breve lirica suggerisce panorami ampi, Luminosi e,
priva com’è di riferimenti concreti, rimanda a una dimensione “altra”, trascendente.
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917
M’illumino
d’immenso
Il poeta descrive un particolare momento del tempo e dello spazio – come
indicano sia il titolo, Mattina, sia i riferimenti alla data e al luogo – che si trasfigura,
attraverso un’intuizione improvvisa, in una dimensione infinita e metafisica, nella
quale trascendono non solo lo sfondo tragico della guerra ricordato
nell’indicazione “santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917”, ma anche il limite
stesso della dimensione umano. Il poeta parla di sé, come lascia intendere la
particella pronominale “M” che apre il componimento, ed esprime una sensazione
di totalità e di pienezza che lo rende partecipe di una dimensione assoluta, e,
nello stesso tempo, ne fa un elemento di congiunzione fra il finito e l’infinito, fra il
tempo e l’eternità. L’Allitterazione del suono ‘m’ conferisce al testo echi e
suggestioni musicali. Dal punto di vista metrico, è da notare come i due versi
costituiscono, se fusi insieme, un settenario. Ungaretti lo ha spezzato forse perché
la lettura maggiormente sillabata contribuisce ad accrescere la suggestione del
testo.
➢ Soldati (L’Allegria, sezione “Girovago”)
Composta nel 1918 a Courton, sul fronte francese, questa breve lirica riesce a
rendere l’atmosfera di incertezza e di amarezza in cui vivevano il poeta e i suoi
compagni soldati. Il titolo generico, senza alcun accenno al “colore” di una divisa,
allude alla condivisione di un comune destino da parte di tutti coloro che
combattono, da qualsiasi parte del fronte si trovino.
Bosco di Courton, luglio 1918
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
In questa lirica, Ungaretti dà una delle prove più alte dell’essenzialità del suo stile
poetico. La poesia è formata da un’unica similitudine che nasce dall’associazione
analogica tra un elemento della natura e il destino degli uomini e rappresenta la
condizione dei soldati, precaria come quella delle foglie in autunno. Si noti come il
primo termine della similitudine non faccia porte dei versi, ma sia espresso nel
titolo. La forma impersonale «Si sta», che apre la poesia, esprime, col suo
isolamento all’interno del verso, un senso di abbandono e solitudine. Il ritmo della
lirica è scandito e spezzato da una serie di pause che conferisco massimo rilievo
espressivo ai singoli termini. Le parole, pur isolate, sono connesse tra loro da
rimandi.
➢ Fratelli (da Allegria sezione Il porto sepolto)
Mariano, il 15 luglio 1916
1. Di che reggimento siete
2. fratelli?
3. Parola tremante
4. nella notte
5. Foglia appena nata
6. Nell’aria spasimante
7. involontaria rivolta
8. dell’uomo presente alla sua
9. fragilità
10. Fratelli
Parafrasi
Mariano, il 15 luglio 1916
1.“A quale reggimento appartenete,
2. fratelli?”
3. La parola fratelli è come se tremasse nell’essere pronunciata
4. nella notte
5. Essa è come una foglia appena nata
6. Nell’aria della notte, lacerata da scoppi e lamenti affannosi,
7. Essa è un’involontaria e inconsapevole rivolta
8. dell’uomo del nostro tempo contro la propria
9. Fragilità:
10. Fratelli.
Commento
La poesia Fratelli, come ci comunica il poeta stesso, viene composta durante la
Prima Guerra Mondiale, il 15 luglio del 1916, e si apre con una domanda che
viene rivolta ai soldati che, nell’oscurità della notte, non sono immediatamente
riconoscibili al poeta e ai suoi commilitoni, i quali desiderano conoscere il
reggimento d’appartenenza dei militari che si ritrovano di fronte. Il punto
interrogativo del verso 2 è, come spesso accade in questa fase della poetica
ungarettiana, l’unico segno d’interpunzione presente nella lirica. Compare subito
la parola chiave della poesia che coincide col titolo stesso ed assume particolare
rilevanza anche perché viene posta in fondo alla frase, in un verso isolato,
attraverso l’artificio retorico dell’iperbato: si tratta del termine fratelli. Il vocabolo in
questione assume una connotazione diversa dal solito e rappresenta un segno di
speranza e di nuovo vigore. Anche in questa lirica, come
in Soldati, Ungaretti ricorre all’uso dell’analogia con l’immagine della foglia appena
nata che è accompagnata dal sentimento di fratellanza che s’istituisce fra i soldati
che sono accomunati dalla paura di perdere la vita. Ancora nel
componimento Fratelli, come in Soldati, si parla della fragilità umana, della
precarietà della vita e del timore primordiale, dovuto all’aleggiare costante della
morte. Tuttavia, con l’appellativo di fratelli, i soldati riconquistano la propria
umanità e l’immagine della foglia diventa un elemento di consolazione e un tiepido
affacciarsi della vigoria e della positività, nonostante l’esperienza traumatica della
guerra. I soldati, avendo sempre davanti ai propri occhi immagini di morte, sono
ben consapevoli della tragedia alla quale stanno prendendo parte e di quanto
siano fragili, tuttavia riescono anche a comprendere che la caducità è una
caratteristica peculiare dell’intera condizione umana e accomuna tutti gli uomini in
un sentimento di dolorosa fraternità. Gli uomini prendono coscienza di ciò e
desiderano ribellarsi all’orrore della guerra attraverso un’”involontaria rivolta” che
possa permettere loro di tornare gradualmente alla vita. Colpisce come il
componimento termini con la parola-chiave Fratelli, posta nuovamente in
posizione isolata che crea una circolarità col titolo che, come in altre poesie
di Ungaretti, è parte integrante della lirica. Il poeta, che ha vissuto in prima
persona la terribile esperienza dei due conflitti mondiali, esprime in versi ciò che
sente, senza usare immagini violente, ma ricorrendo ai propri moti dell’animo e la
drammaticità dell’esperienza che viene accentuata dall’utilizzo dei cosiddetti versi
che si stagliano sulla pagina bianca e rivelano tutta loro potenza. Ungaretti, infatti,
è costantemente alla ricerca della parola essenziale, nuda che, liberata da ogni
ornamento, riesce finalmente a restituire il proprio senso profondo.
➢ San Martino del Carso (da L’ Allegria sezione Il porto sepolto)
Valloncello dell’Albero isolato 27 agosto1916
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non m'è rimasto
neppure tanto
Ma nel mio cuore
nessuna croce manca
E' il mio cuore
il paese più straziato
Parafrasi
Delle case di questo paese
non è rimasto più niente,
sono rimasti
solo qualche
pezzo di muro.
Tutte
quelle persone che conoscevo
non vi sono più,
sono tutte morte.
Ma nel mio cuore
c'è spazio per ognuno di loro.
Il mio cuore è
molto più straziato di questo paese.
Commento
La distruzione di un paese diventa l’emblema del dolore spirituale del poeta. È
una lirica scarna senza effusioni sentimentali. Il poeta rivive in essa lo strazio
provato in quelle ore lontane avvampanti di fuoco e cariche di dolore. Come è
facile osservare, la poesia è impostata sul confronto tra il paese e il cuore del
poeta: le case di S. Martino ridotte a brandelli, il cuore del poeta straziato dal
dolore e dalle rovine della guerra.
La parola "brandello" di solito si riferisce agli uomini (brandello di carne), ma
proprio questo è l'obiettivo del poeta: sottolineare l'identificazione fra il paese e la
vicenda umana.
Alla realtà spaventosa e drammatica della guerra, è possibile opporre solo il
potere del ricordo e la fragile arma della poesia: per tanti compagni sventurati che
la morte ha inghiottito, il ricordo straziante del poeta rappresenta l'ultimo disperato
legame con il mondo della luce e della vita.
➢ Il porto sepolto (da L’Allegria sezione Il porto sepolto)
Mariano il 29 giugno 1916
Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto
Parafrasi
Il poeta vi discende (nel porto sepolto)
e poi riemerge con le sue poesie
e le diffonde
Di questa poesia
mi rimane
un mistero
insondabile e indicibile
Commento
Ungaretti chiarisce la propria concezione della poesia evocando l’antico porto di
Alessandria d’Egitto, da secoli inghiottito dalle acque. Il poeta deve scendere nelle
profondità della propria anima, dove è rimasta l’eco della creazione, risalendo ai
primordi del mondo, alla condizione originaria di innocenza. Il tema della guerra
lascia spazio a domande sull’anima, su Dio, sulla morte, sul destino. Nel poeta
l’esperienza della guerra non fa che raddoppiare il desiderio di rinascita, il bisogno
di innocenza. Il poeta vi discende (nel porto sepolto) e poi riemerge, ritorna in
superficie con le sue poesie e le diffonde, le offre, le porta nel mondo, le disperde
tra gli uomini. Il porto sepolto è il luogo in cui nasce la poesia. Il poeta agisce un
po’ come il palombaro che trova dei reperti antichi e li riporta alla luce. Di questa
poesia gli rimane solo il mistero insondabile e indicibile, un indescrivibile segreto
che alberga nell’animo umano. Cosa ha trovato in fondo all’animo umano? Nulla,
perché il cuore degli uomini è un segreto inesauribile, indefinibile. Solo il poeta,
che ha un animo sensibile, riesce a percepire ciò che è nascosto nel cuore di
ognuno e riesce a tradurlo in poesia.