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Felci: "Pteris" "Phyton"

Le Pteridofite, tra cui felci, licopodi ed equiseti, sono piante vascolari senza semi che risalgono a 300 milioni di anni fa, dominando l'era Carbonifera. Le felci si riproducono tramite spore e sono adattabili a vari ambienti, mentre la specie Pteris Vittata è utilizzata in progetti di bonifica ambientale per la sua capacità di assorbire arsenico. La felce è anche ricca di simbolismo e leggende, associata a tradizioni popolari e pratiche magiche.

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Felci: "Pteris" "Phyton"

Le Pteridofite, tra cui felci, licopodi ed equiseti, sono piante vascolari senza semi che risalgono a 300 milioni di anni fa, dominando l'era Carbonifera. Le felci si riproducono tramite spore e sono adattabili a vari ambienti, mentre la specie Pteris Vittata è utilizzata in progetti di bonifica ambientale per la sua capacità di assorbire arsenico. La felce è anche ricca di simbolismo e leggende, associata a tradizioni popolari e pratiche magiche.

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FELCI

Le Pteridofite (dal greco "pteris" = felce e “phyton” = pianta) sono le più


antiche piante vascolari senza semi a cui appartengono specie note
come felci, licopodi, equiseti.

I licopodi sono delle piante perenni, sempreverdi di piccole dimensioni.


Presentano radici molto ramificate, un fusto strisciante, e rami eretti interamente
ricoperti da foglioline.
Vivono soprattutto nei boschi di montagna

licopodi

Gli equiseti, detti anche “code di cavallo” sono piante perenni con fusto eretto, che
possono sviluppare due tipi di fusto: i fusti fertili e i fusti sterili:
I fusti fertili sono alti 5 – 30 cm, di colore bruno rossastro e non sono ramificati.
Presentano foglie (denti) verticillate.
I fusti sterili sono alti 5 – 40 cm, di colore verde. Presentano ramificazioni e foglie
(denti) verticillate lunghe.
Crescono in luoghi umidi, infatti nell’era Paleozoica erano grandi alberi che
raggiungevano i 30 m di altezza.

Equiseti
Le Felci (Pteridophyta), sono piante dall'origine antichissima: la loro comparsa sulla
Terra va infatti collocata nel periodo Carbonifero, ovvero 300 milioni di anni fa.
Si tratta di piante preistoriche che in quel periodo erano particolarmente dominanti,
sotto forma di felci arboree giganti…

Quando le piante morivano, fertilizzavano il terreno, così da permettere la crescita


di altre piante. Questi depositi di piante sono stati compressi nel corso di milioni di
anni in petrolio greggio, la base dei prodotti petroliferi e dei combustibili per gli
esseri umani moderni.
Tale patrimonio di depositi carboniferi è stato calcolato sui sette trilioni di
tonnellate.

La Pteridophyta è una pianta vascolare senza semi che non fiorisce.


Ha una complessa rete di vene utilizzate per trasportare acqua e sostanze nutritive
in tutta la pianta mentre cresce. Tale evoluzione ha permesso alle piante di fare il
salto da alghe e piccole strutture indifferenziate a piante da fiore e alberi.

E’ tra le piante più diffuse al mondo, poiché si trova sia a livello del mare sia a quote
altissime, arrivando sull'Himalaya a più di 4400 metri d'altitudine.
Cresce anche nei sottoboschi, poiché predilige i luoghi freschi e umidi ed è spesso
possibile ritrovarla nei pressi di zone acquitrinose.
Il periodo in cui si sviluppano i germogli è la primavera mentre in generale la pianta
raggiunge il suo massimo splendore durante la stagione estiva.

Le felci moderne e i suoi affini variano ampiamente in dimensioni da esemplari


molto piccoli e delicati a piante arboree torreggianti.
La maggior parte hanno un fusto sotterraneo, che non si sviluppa all’esterno, anche
se ce ne sono alcuni tipi, le felci arboree tropicali, che hanno un fusto esterno la cui
dimensione può raggiungere quella delle palme.

Tutte condividono la caratteristica delle fronde ramificate, piuttosto che delle foglie
tradizionali. Molte felci hanno un aspetto piumato e di pizzo che le rende popolari
come piante ornamentali e immediatamente riconoscibili per molte persone. La
felce si riproduce attraverso le spore.

DIFFERENZA
A differenza di Angiospeme e Gimnosperme, non sono dotate di semi, ma si
diffondono nell’ambiente mediante spore.
Ciclo rripoduttivo di una Pteridophyta
Sono le spore a rappresentare il vero strumento affinchè una felce possa riprodursi:
queste cadendo sul terreno possono germinare e dare origine al gametofito che ha
una forma a cuore laminare e viene chiamato protallo (lungo pochi millimetri).
Sul protallo si sviluppano gli organi riproduttori: i gameti maschili (che producono
cellule spermatiche) e i gameti femminili (dove c’è una cellula uovo).
I due gameti si fondono per generare lo zigote. Tale fecondazione, non può avvenire
senza la presenza dell’acqua, che permette alle cellule spermatiche di raggiungere la
cellula uovo.
Lo zigote mediante la mitosi genera una nuova pianta, lo sporofito.
Sullo sporofito sono presenti i sori che contengono le spore e le liberano attraverso
l’azione di agenti esterni (es. vento).
Il ciclo così può riprendere.

Schema del ciclo di una felce


Nel bosco
Nel bosco ogni vecchio gigante
sia abete, sia quercia, sia pino,
ha intorno, ai suoi piedi, un giardino
di piccole piante.
Son muschi, son felci, son fiori,
e fragole rosse e lichene
cui l’albero antico vuol bene
suoi teneri amori.
E mentre le fronde superbe
protende più su verso i cieli
ai pensa a quegli umili steli
nell’ombra, fra l’erbe.

(L. Schwarz 1867-1943)


FELCI IN FRIULI NELL’ERA DEL CARBONIFERO

Sull’area carnica di 300 milioni di anni fa il clima era umido subtropicale e


l’abbondanza di piogge consentì lo sviluppo di foreste con flore palustri (licopo- diali
ed equisetali) e piante di grandi dimensioni (felci).

Le foreste carbonifere hanno lasciato in questo territorio stupendi resti di vegetali,


fossili, come fronde di felci arborescenti (Pecopteris, Alethopteris, Neuropteris)
perfettamente conservate e che arricchiscono le collezioni di numerosi musei in
tutto il mondo.

felce arborescente

Nelle zone acquitrinose, durante il Carbonifero,


si sviluppavano licopodiali ed equisetali mentre i “boschi”
dei rilievi circostanti erano popolati per la gran parte da pteridosperme (felci
arborescenti).
Felci (Pteridosperme) Sigillaria (Licopodiale) Calamitina (Equisetale)

Ricostruzione di una foresta del Carbonifero in Carnia, in cui sono presenti le felci
arborescenti.”

Dunque le piante si evolvono e mostrano nuovi meccanismi metabolici, adatti a


sopravvivere a basse concentrazioni di CO2 e al clima caldo e asciutto.

La fossilizzazione è un processo grazie al


quale resti di organismi animali e vegetali
vissuti nel passato o tracce degli stessi possono
conservarsi nei sedimenti della crosta
terrestre, divenendo fossili.
Delle grandi e antiche foreste che coprivano
il nostro pianeta non rimangono più tracce
se non i loro resti fossili. Il processo di fossilizzazione
che più comunemente interessa i
resti vegetali, la carbonificazione, quando si
trasformazione dei resti organici in carbone,
che non reca più tracce della struttura originaria
dell’organismo.
Il processo comporta una continua perdita
di atomi di idrogeno e ossigeno, con il conseguente
graduale incremento del carbonio.
I resti vegetali fossili sono, come detto, riconoscibili
solo se la carbonificazione non è
completa.
La loro origine è dovuta all’azione di particolari
batteri anaerobici, che, come detto, attaccando i resti vegetali, eliminano l’ossigeno
e l’azoto e li arricchiscono così indirettamente di carbonio.
Durante il periodo Carbonifero, risalente a circa 360-300 milioni di anni fa, questo
processo, ha portato alla formazione dei grandi giacimenti di carbone fossile in
grandi zone della Terra che oggi corrispondono a Cina, India, Australia, Africa,
Nordamerica e parte dell’Europa.

Alsophila australis è di rapidoDryopteris affini: molto diffusa nel


sviluppo e di facilenostri giardini e spontanea nei
coltivazione. parchi sub-montani.

L'uomo ha saputo ricavare estratti medicinali dalle felci per guarire dalle affezioni
bronchiali, dalle infiammazioni dell'occhio, ecc.

In Europa, ed in particolare Inghilterra, dopo il 1830, tali piante erano giudicate


ottime per decorare in stile romantico giardini rocciosi, bordi di fontane, vasche e
laghetti.

Polystichum munitum.
Polystichum setiferum cristatum.
Storia e simbologia

La felce è una pianta di origini antichissime, molti studi hanno dimostrato che la sua
presenza risale a circa 350 milioni di anni fa.[banner]

Pan insegna a Dafni a suonare il “Flauto di Pan”

Data la sua ancestrale presenza sul suolo terrestre nel corso dei secoli, sulla felce,
sono state create moltissime leggende. Secondo la mitologia la felce era la pianta
consacrata al dio Pan, in dio pastore, della campagna, dei pascoli e delle selve.
Fu un dio abbandonato a causa del suo aspetto. Il dio Pan, infatti, in tutte le
raffigurazioni è rappresentato con il corpo ricoperto da pelo, delle zanne, una folta
barbetta, delle corna sulla fronte e zoccoli caprini al posto dei piedi.

San Giovanni

In tutti i testi popolari, però, la felce è nota per la sua associazione alla notte di San
Giovanni (notte tra il 23 e il 24 giugno). Una leggenda narra che la felce abbia la
capacità di generare un fiore magico di colore bianco candido che sboccerebbe e
raggiungerebbe il massimo splendore proprio nella notte tra il 23 ed il 24 giugno.
Questo magico fiore secondo le credenze avrebbe il potere di rendere invisibile.

Secondo un’altra leggenda, invece, allo scoccare della mezzanotte tra il 23 ed il 24


giugno, all’interno delle propria casa a contatto con gli oggetti preziosi dovevano
essere poste alcune foglie di felce appena raccolte, affinché all’interno della propria
abitazione prosperasse sempre l’abbondanza.

Secondo un’altra tradizione popolare, raccogliere delle foglie di felce all’alba del 24
giugno, farle essiccare e portarle con se, porterebbe la massima fortuna nel lavoro.

Altre leggende, invece, non sono legate al giorno di San Giovanni, ma


accompagnano la pianta da secoli, si narra infatti che, bruciarne le foglie e tenerle
vicino l’orecchio, durante il sonno, avrebbe il potere di far fare sogni premonitori e
rendere fertili le donne.

La felce è, infine, menzionata anche negli Grimoires, antichi trattati magici, dove
sono riportati minuziosamente i vari usi che ne facevano gli antichi.

FELCI

Allo studio una strategia green basata sulla coltivazione della specie Pteris Vittata.
Il progetto, vede la partecipazione, tra gli altri, dell’Istituto Superiore di Sanità
(Iss).
Una felce potrebbe pulire le acque potabili dall’arsenico (As). Più precisamente la
specie Pteris Vittata.
Il progetto, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Programma
operativo Regione Lazio, vede la compartecipazione di Istituto Superiore di Sanità,
Università di Roma “La Sapienza” e Consiglio Nazionale della Ricerca (CNR-IBPM).
La felce Pteris Vittata è utilizzata per un progetto green, perché ha una caratteristica
che la rende idonea allo scopo: è un iperaccumulatore, capace cioè di assorbire e
accumulare fino a 22.000 mg/Kg di arsenico dal suolo e quindi utilizzabile per
trattare suoli contaminati dal metallo.
Peculiarità

- le felci non presentano né fiori né frutti


- non sono dotate di semi
- si diffondono nell’ambiente mediante spore
- la loro riproduzione è legata all’acqua

Attualità
Nonostante il loro ambiente prediletto sia il sottobosco, sono
piante che si adeguano senza grossi problemi anche a climi ben
differenti da quello del loro luogo d’origine.

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