Ideologie durante l’età napoleonica
Tra il 1796 e il 1799, in Italia si diffondono le idee della Rivoluzione Francese, in un periodo
chiamato "triennio giacobino", anni in cui molti credono in un grande cambiamento politico e
[Link] sostiene queste idee si definisce "patriota", ma ci sono due gruppi diversi:
-Democratici: vogliono un cambiamento totale, basato sull'uguaglianza tra le persone.
-Moderati: vogliono riforme più graduali, senza toccare troppo il potere dei ricchi e dei nobili.
Questo gruppo sarà quello che avrà più influenza con Napoleone.
Le nuove idee circolano solo tra gli intellettuali e i ceti colti. La maggior parte della
popolazione, soprattutto i contadini, non si interessa alla politica e rimane legata alle vecchie
tradizioni religiose e sociali. Questa divisione all'interno della società continuerà anche nei
decenni successivi.
All'inizio Napoleone venne accolto bene, ma con il tempo molti, soprattutto gli intellettuali, si
sentono traditi. I giacobini, che speravano in più libertà e democrazia, vedono nella sua
dittatura un tradimento degli ideali rivoluzionari. Questo porta a un senso di frustrazione e
delusione che influenzerà anche la cultura, come si vedrà nel caso di Ugo Foscolo.
La questione della lingua
Nel 1800 la lingua italiana usata nella letteratura era molto diversa da quella parlata. Scrittori
e poeti seguivano modelli antichi e usavano un linguaggio complesso, spesso difficile da
capire per chi non era colto. La lingua letteraria seguiva regole precise:
-Lessico arcaico e raffinato: si usavano parole che non facevano più parte del linguaggio
quotidiano, come alma invece di "anima", lumi invece di "occhi"
-Uso di perifrasi e riferimenti mitologici: invece di dire qualcosa in modo diretto, gli scrittori
preferivano usare giri di parole e allusioni alla mitologia classica.
-Sintassi complessa: le frasi erano lunghe e articolate, modellate sulla struttura del latino.
Questo stile elevato dimostrava che la letteratura era riservata a un'élite. Non esisteva
ancora un vero pubblico di lettori comuni, e questo sarà un punto centrale nel dibattito che
porterà al Romanticismo, iniziato nel 1816, con l’obiettivo di rendere la letteratura più vicina
alla realtà.
Il Purismo
Nel corso del 1800 si sviluppò una corrente letteraria e linguistica chiamata Purismo, che
voleva conservare la purezza della lingua italiana, evitando parole straniere e nuove
espressioni. Il Purismo nasceva in reazione agli illuministi del Caffè, che invece avevano
promosso una maggiore libertà nella lingua. I puristi si rifacevano alle idee di Pietro Bembo,
un letterato del Cinquecento, e consideravano come modello perfetto la lingua degli scrittori
toscani del Trecento, in particolare Dante, Petrarca e Boccaccio. Questo significava rifiutare
parole moderne e innovazioni linguistiche. Tra i principali esponenti del Purismo troviamo:
-Antonio Cesari: era un purista molto rigido e ristampò il Vocabolario della Crusca, la più
importante raccolta di parole della lingua italiana, per difendere l’italiano antico
-Pietro Giordani: era più moderato: Credeva in una lingua elegante e chiara, ispirata ai
modelli classici, ma senza escludere del tutto le novità. Era anche un patriota e riteneva che
la letteratura dovesse avere un ruolo nella rinascita dell'Italia. Proprio per questo si oppose
al Romanticismo, che introduceva influenze straniere.
-Vincenzo Monti: secondo lui bisognava trovare un conpromesso ovvero quello di
mantenere la tradizione, ma accettare parole anche più moderne
Romanzo epistolare: le Ultime lettere di Jacopo Ortis
E’ un romanzo epistolare, cioè scritto sotto forma di lettere del protagonista, con rari
interventi di un narratore esterno, pubblicato nel 1802. L'opera si ispira a modelli europei
molto famosi, come "I dolori del giovane Werther" di Goethe e "Giulia. Foscolo aveva
bisogno di un nuovo modo di scrivere per esprimere le sue emozioni e il difficile periodo
storico in cui viveva. Tuttavia, anche se cercava qualcosa di diverso, Jacopo Ortis non
riesce a liberarsi completamente delle tradizioni passate. Il romanzo non segue lo stile
moderno di Werther di Goethe, ma ha uno stile molto più formale e solenne, simile a un
discorso o a un testo poetico, piuttosto che a un romanzo vero e proprio. Pur affrontando
temi nuovi e importanti per l'epoca, Ortis non dà davvero inizio al romanzo moderno in Italia,
che avverrà più tardi con I Promessi Sposi di Manzoni.
Ugo Foscolo
Niccolò Foscolo (Ugo fu un nome assunto successivamente dal poeta) nacque nel 1778 a
Zante, un'isola greca a quel tempo appartenente alla Repubblica veneta. Il fatto di essere
nato in terra greca spinse il poeta a sentirsi sempre molto legato alla civiltà classica. Nel
1785 la famiglia si trasferì in Dalmazia, dove iniziò i suoi primi studi. In seguito alla morte del
padre, avvenuta nel 1788, la madre si trasferì a Venezia, dove Niccolò la raggiunse nel
1793. In questo periodo acquisiti attraverso lo studio una notevole cultura sia classica sia
contemporanea. Entrò in contrasto con la Repubblica di Venezia per le sue posizioni vicine
agli ideali della Rivoluzione francese e per questo nel 1796 si rifugiò sui colli Euganei.
Quando Napoleone arrivò in Italia lo salutò con entusiasmo, ma dopo il Trattato di
Campoformio con il quale Bonaparte cedeva la Repubblica veneta all'Austria, a causa della
delusione, decise di trasferirsi a Milano. Qui conobbe Parini e diventò amico di Monti. Tra il
1801 ed il 1804 compose la maggior parte delle sue opere liriche (Odi e Sonetti) e concluse
il suo romanzo epistolare, Ultime lettere di Jacopo Ortis. Dopo alcuni anni trascorsi a
Firenze, dove progettò le Grazie, nel 1813 rientrò a Milano, ma col ritorno degli Austriaci
decise di recarsi in esilio prima in Svizzera, poi a Londra. Morì nel 1827 a Londra e i suoi
resti furono portati nella basilica di Santa Croce solo nel 1871.
La cultura e le idee
Foscolo, un poeta italiano, si formò tra diverse influenze culturali e filosofiche del suo tempo,
unendo elementi classici, illuministi e preromantici. La sua formazione letteraria iniziò con il
gusto arcadico, che era una poesia elegante ma leggera, per poi abbracciare l'influenza dei
grandi classici latini e greci, come Dante e Petrarca. Foscolo ammirava anche poeti moderni
come Parini e Alfieri, e fu colpito dalle idee di Rousseau e Goethe. In particolare, si ispirò al
loro sentimento di libertà e malinconia. Inizialmente, Foscolo seguì le idee illuministiche, che
esaltavano la natura e l'autenticità. Si avvicinò anche alle idee giacobine, che si fondavano
su una società più democratica ed egualitaria. Tuttavia, con il tempo, si allontanò da queste
idee, abbracciando il pessimismo di filosofi come Machiavelli e Hobbes, che credevano che
l'uomo fosse egoista e lotta per il potere. La società gli apparve come una continua lotta tra
individui, trionfa il più forte. Un'altra parte importante della sua filosofia era il materialismo,
influenzato da pensatori come Democrito, Epicuro e Lucrezio, che sostenevano che tutto
fosse materia e che non esistesse un'anima immortale. Questa visione negava la possibilità
di vita dopo la morte e vedeva la realtà come un continuo ciclo di vita e morte senza scopo
superiore, la quale segna l’annullamento totale dell’[Link] queste influenze,
Foscolo si rese conto che il materialismo rischiava di negare il fondamento di ogni valore
ideale e il pessimismo poteva portare negli uomini indifferenza e passività, così cercò una
via per mantenere vivi i valori ideali dell’esistenza, anche se non riuscì mai a superare
completamente il suo pessimismo. Infine, Foscolo credeva che la letteratura e le arti
avessero un ruolo fondamentale. Da un lato, dovevano purificare l'animo umano dalle
passioni negative, come la violenza e l'odio, e insegnare valori umani come il rispetto e la
compassione. Dall'altro, avevano una funzione patriottica e civilizzatrice, poiché
contribuivano a conservare la memoria e la cultura di un popolo, essenziali per trasformare
una nazione divisa e arretrata in una nazione civile e moderna.
Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis
Il romanzo Ultime lettere di Jacopo Ortis è la prima opera importante di Ugo Foscolo.
Inizialmente, Foscolo lo scrisse nel 1798, ma poi dovette interromperlo per andare a
combattere contro gli Austriaci e i Russi. Nel frattempo, un editore decise di pubblicarlo
comunque, aggiungendo un finale scritto da un altro autore, Angelo Sassoli. Foscolo riprese
in mano il romanzo e lo riscrisse nel 1802, pubblicandolo con molti cambiamenti.
Successivamente, durante il suo esilio, ne fece altre modifiche e lo ristampò nel 1816 a
Zurigo e nel 1817 a Londra. Questo dimostra quanto il libro fosse importante per lui.
L’Ortis è un romanzo epistolare, cioè raccontato attraverso lettere scritte dal protagonista,
Jacopo, al suo amico Lorenzo Alderani. Questo tipo di romanzo era molto diffuso nel
Settecento. Il modello principale a cui Foscolo si ispira è I dolori del giovane Werther di
Goethe. Il tema principale è il conflitto tra l’intellettuale e la società. Il protagonista, Jacopo, è
un giovane che non riesce a trovare il suo posto nel mondo e soffre per un amore
impossibile: la donna che ama, Teresa, è già promessa a un altro uomo. Questo lo porta alla
disperazione e infine al suicidio. Questo tema era già presente nel Werther di Goethe, che
mostrava come un giovane sensibile e intelligente potesse sentirsi escluso dalla società del
suo tempo. Nel Werther di Goethe, il conflitto riguarda soprattutto la vita personale del
protagonista: il giovane Werther non riesce a trovare il suo posto nella società. Da un lato,
non si identifica con la borghesia, che è razionale e fredda, mentre lui è un artista sensibile e
passionale. Dall'altro, non è accettato dall'aristocrazia, che mantiene i suoi privilegi e non
vuole cambiamenti. Nel Jacopo Ortis di Foscolo, invece, il problema non è solo sociale, ma
anche politico. Jacopo non si sente respinto da una classe sociale specifica, ma da tutta la
situazione storica dell'Italia. A differenza del Werther, che è stato scritto prima della
Rivoluzione francese, l’Ortis è stato scritto dopo. Werther soffre perché sogna un mondo
migliore ma non vede possibilità di cambiamento. Jacopo, invece, ha sperato in un
cambiamento politico con la Rivoluzione francese, ma poi ha visto che la libertà è stata
sostituita da una nuova tirannia (quella di Napoleone). Per lui, quindi, non ci sono più
speranze. Questa delusione lo porta a una scelta estrema: il suicidio. Non vede nessuna
possibilità di migliorare la situazione e pensa che l'unica via d’uscita sia la morte.
Anche se il finale dell’Ortis è tragico, il romanzo non è solo un'opera pessimista. Foscolo
inserisce alcuni valori positivi, come l'importanza della famiglia, degli affetti, della cultura
italiana e della poesia. Questi temi saranno approfonditi nelle sue opere successive,
soprattutto nei Sepolcri. Il pessimismo è dunque uno degli elementi che caratterizzano il suo
pensiero, che subirà nel suo percorso un’evoluzione e proporrà diverse soluzioni alle crisi
dell’epoca. L'Ortis ha il merito di aver introdotto nel contesto italiano il modello del romanzo
moderno, pur senza inaugurare propriamente il genere del romanzo: manca infatti un vero
interesse narrativo nella costruzione dell'intreccio degli eventi, nella descrizione degli
ambienti sociali o dei caratteri dei personaggi. Più che un racconto, l'opera appare infatti
come un lungo monologo in cui l'eroe si confessa con forte passione, abbandonandosi
spesso a riflessioni filosofiche e politiche o ad appassionati discorsi.
Neoclassicismo
Il Neoclassicismo è un movimento culturale e artistico nato tra la fine del Settecento e l'inizio
dell'Ottocento, influenzato dalla riscoperta dell'arte e della civiltà dell'antica Grecia e di
[Link] sviluppa in diverse forme a seconda del contesto storico e culturale:
Classicismo Archeologico: ispirata alle scoperte di Pompei ed Ercolano, che riaccesero
l’interesse per l’arte e la cultura dell’antichità. Si caratterizza per: temi mitologici, ripresi dalla
letteratura e dall’arte greco-romana, forme armoniose e nitide, simili ai cammei e alla
morbidezza aggraziata e manierata propria degli affreschi.
Lo studioso tedesco Winckelmann teorizzò che la vera bellezza assoluta fosse stata
raggiunta nell’arte greca. Secondo lui:
-La bellezza perfetta è caratterizzata da "nobile semplicità" e "calma grandezza", cioè
armonia, equilibrio e controllo delle passioni.
-L’arte deve trasfigurare la realtà in forme ideali, senza elementi eccessivi o disordinati.
-L’arte greca è eterna e universale, un modello da seguire per superare la banalità della
realtà contemporanea.
Classicismo Rivoluzionario: nasce durante la Rivoluzione Francese ed è ispirato ai valori
di libertà, virtù e sacrificio per la patria, prendendo come modello le antiche repubbliche di
Atene, Sparta e Roma. I rivoluzionari si identificano con gli eroi dell’antichità descritti dallo
storico Plutarco e cercano di imitare il loro spirito valoroso. Questo stile si manifesta nelle
pitture di Louis-David come il Giuramento degli Orazi
Classicismo Napoleonico: si sviluppa durante l’età di Napoleone. A differenza del
classicismo rivoluzionario, qui il classicismo diventa uno strumento di propaganda politica.
Questo si manifesta in: pittura e scultura, con opere che glorificano la sua figura, letteratura,
con poeti come Vincenzo Monti, che esaltano la grandezza di Napoleone e persino
nell'arredamento e moda, con lo stile Impero, che richiama le forme monumentali romane.
Neoclassicismo di Ugo Foscolo: si distingue dagli altri perché non è solo una ripresa
dell’arte e dei modelli dell’antichità, ma un modo per dare un senso più profondo alla realtà.
Per Foscolo, il mondo classico rappresenta armonia, bellezza e valori morali, un rifugio
ideale rispetto al presente caotico e violento. Tuttavia, non si limita a rimpiangere il passato
come faranno i romantici: crede che la civiltà greca e latina abbiano lasciato un’eredità
ancora viva, che può essere trasmessa attraverso la cultura e la poesia.
Questa visione emerge soprattutto nel poema Le Grazie, dove celebra l’arte e la bellezza
come strumenti per elevare l’umanità e contrastare la brutalità della storia.
Preromanticismo
Il Preromanticismo è un movimento culturale e letterario che si sviluppa tra la fine del
Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Si contrappone, almeno in parte, al Neoclassicismo, che
era caratterizzato da armonia, equilibrio e razionalità. Al contrario, il Preromanticismo
esprime emozioni intense, concentrazione gelosa sull’io, malinconia, attrazione per il
misterioso e per la natura selvaggia, dominate dall’idea e dalla presenza ossessiva della
morte. Questo nuovo modo di sentire arriva in Italia grazie all'influenza di opere straniere.
Jean-Jacques Rousseau, con il suo romanzo Giulia, o la nuova Eloisa, e Samuel
Richardson, con Pamela e Clarissa, diffondono il gusto per la sensibilità e le emozioni forti.
Questi elementi influenzano anche autori italiani come Vincenzo Monti, Ippolito Pindemonte
e Ugo Foscolo, che nelle loro opere mostrano un'intensità emotiva maggiore rispetto al
classico equilibrio neoclassico.