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Ful Mini

La tesi di Teresa Pernice descrive la formazione e lo sviluppo dei fulmini, analizzando il ruolo dell'elettricità atmosferica e la formazione temporalesca. Viene spiegato come la separazione delle cariche nelle nubi temporalesche porti a scariche elettriche di grande potenziale, culminando nella manifestazione visibile del fulmine. Il lavoro si articola in tre capitoli che trattano l'elettricità nell'atmosfera, la formazione dei temporali e l'evoluzione del fulmine.

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La tesi di Teresa Pernice descrive la formazione e lo sviluppo dei fulmini, analizzando il ruolo dell'elettricità atmosferica e la formazione temporalesca. Viene spiegato come la separazione delle cariche nelle nubi temporalesche porti a scariche elettriche di grande potenziale, culminando nella manifestazione visibile del fulmine. Il lavoro si articola in tre capitoli che trattano l'elettricità nell'atmosfera, la formazione dei temporali e l'evoluzione del fulmine.

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Descrizione classica della formazione e sviluppo di

fulmini

Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali


Corso di Laurea in Fisica

Candidato
Teresa Pernice
Matricola 1766895

Relatore
Antonio Capone

Anno Accademico 2018/2019


Descrizione classica della formazione e sviluppo di fulmini
Tesi di Laurea. Sapienza – Università di Roma

© 2020 Teresa Pernice. Tutti i diritti riservati

Questa tesi è stata composta con LATEX e la classe Sapthesis.

Email dell’autore: pernice.1766895@[Link]


ii

Indice

Introduzione 1

1 L’elettricità nell’atmosfera 2
1.1 Il campo elettrico dell’atmosfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2 La corrente elettrica dell’atmosfera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3

2 La formazione temporalesca 5
2.1 Il meccanismo di separazione delle cariche . . . . . . . . . . . . . . . 7
2.2 La ionizzazione dell’aria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

3 Il fulmine 10
3.1 Classificazione dei tipi di scariche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
3.2 La scarica pilota o stepped leader . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
3.3 Il colpo di ritorno o return stroke . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
3.4 La scarica veloce o dart leader . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13

Conclusioni 15

Bibliografia 16
1

Introduzione

In questo lavoro di tesi viene descritto il processo di formazione del fulmine e le


sue caratteristiche. Data la complessità del fenomeno analizzato e la difficoltà di
riprodurlo in laboratorio verrà affrontata nell’elaborato una descrizione qualitativa
di come appare. Vedremo come la scarica elettrica del fulmine è un fenomeno legato
all’elettricità atmosferica e consiste in una scarica di grandi dimensioni tra due corpi
con elevata differenza di potenziale elettrico.
Nel primo capitolo viene presentata una schematizzazione del circuito elettrico
globale e giustificata l’esistenza della corrente elettrica dell’atmosfera.
Nel secondo capitolo viene introdotta la sorgente principale della scarica del
fulmine: la formazione temporalesca, come si forma e il processo di carica della nube
che porta all’innesco della scarica elettrica.
Infine, nel terzo capitolo viene descritto per fasi come si evolve il fulmine, da
quando si dirama a partire dalla base della nube fino alla comparsa del lampo
luminoso che si osserva durante gli eventi temporaleschi.
2

Capitolo 1

L’elettricità nell’atmosfera

1.1 Il campo elettrico dell’atmosfera


Dalle misure del campo elettrico presente in condizioni "normali" nell’atmosfera
risulta che, a partire dal suolo, il potenziale elettrico aumenta di circa 100 V per metro.
Nell’atmosfera quindi è presente un campo elettrico E ∼ 100 V /m, diretto verso la
superficie terrestre, che risulta essere carica negativamente. É possibile schematizzare
l’atmosfera compresa tra la ionosfera e il suolo terrestre, in condizioni di tempo
sereno, come un grande condensatore di forma sferica, con densità superficiale di
carica σ = 0 E di circa −1 nC/m2 . Integrando su tutta la superficie terrestre, si
ottiene per la carica del suolo un valore totale di circa −0.5 M C. Si ha ovviamente
una carica uguale e opposta in segno distribuita sul bordo della ionosfera.

Figura 1.1. Schematizzazione dell’atmosfera terrestre attraverso un condensatore sferico.


1.2 La corrente elettrica dell’atmosfera 3

La carica di questo condensatore rimane approssimativamente costante nel tempo.


Si verifica che il campo elettrico decresce all’aumentare della distanza dalla superficie:
si ottiene a 10 km un valore del campo di 5 V /m e a 30 km si riduce a 0.3 V /m.
Intengrando il campo elettrico tra il suolo e il limite della ionosfera si ottiene una
differenza di potenziale di circa 400 kV .

1.2 La corrente elettrica dell’atmosfera


Oltre al potenziale elettrico, è possibile misurare la corrente atmosferica. La
densità di corrente è molto piccola, circa 10 pA/m2 . Si deduce da questo dato
che l’aria non è un perfetto isolante, e che a causa di questa conduttività scorre
nell’atmosfera una piccola corrente, causata dal campo elettrico terrestre. Ciò
che rende l’atmosfera un conduttore sono cariche elettriche presenti nell’aria. La
conduttività dell’aria è giustificata dal fatto che tra le molecole che la compongono
vi sono degli ioni. Le molecole vengono attirate dal campo elettrico di questi ioni,
per poi formare piccoli gruppi di molecole carichi che si muovono lentamente verso
l’alto o verso il basso, all’interno del campo terrestre, dando luogo alla corrente
dell’atmosfera.
Inizialmente, la presenza di questi ioni è stata attribuita al decadimento radioat-
tivo degli elementi presenti nel suolo terrestre. Particelle come raggi β e γ strappano
elettroni dagli atomi che si trasformano in ioni. Inoltre, oltre a questi agglomerati
carichi di molecole, vi è un altro tipo di ioni, provenienti dai detriti del suolo che
catturano le cariche presenti nell’aria e si ionizzano. Nonostante ciò, è stato verificato
sperimentalmente che la conducibilità elettrica vicino al suolo diminuisce, e aumenta
allontanandosi dalla superficie.
Successivamente, i raggi cosmici, i fotoni e le particelle solari, sono diventati
le sorgenti principali della conduttività della bassa atmosfera (sotto i 50 km), con
massimo effetto ionizzante lontano dal suolo. Infatti, a quote elevate, diminuisce la
densità dell’aria, si riducono le collissioni e aumenta il cammino libero medio degli
ioni, risultando in un aumento della conduttività con l’altezza.
Gli ioni piccoli, dovuti ai raggi cosmici, con diametro tra i 0.1 e 1 nm e vita media
dell’ordine dei 100 s, sono quelli più veloci e leggeri. Si muovono rapidamente nell’aria,
con velocità di circa 1 cm/s nel campo elettrico. Gli ioni provenienti dai detriti
del suolo, sono più pesanti e si muovono più lentamente e riducono la conduttività
terrestre vicino al suolo. In generale però, la conduttività dell’aria è molto variabile,
specialmente vicino alla terra dove in base alle condizioni metereologiche si formano
migrazioni di cariche e correnti di convezione. Allo stesso modo, varia fortemente
1.2 La corrente elettrica dell’atmosfera 4

anche il valore del potenziale elettrico a causa degli stessi flussi di corrente in posti
diversi e del variare della conduttività.
Sopra i 50 km, l’atmosfera invece presenta aria molto più conduttiva, grazie alla
presenza di elettroni liberi, e a quell’altezza si può considerare come una regione
equipotenziale con alta conduttività.
Nonostante la densità di corrente sia piccola, dell’ordine di 10−11 A/m2 , si calcola
che la corrente totale che raggiunge la superficie è quasi costante e dell’ordine dei
1300 A. Questa corrente, che porta cariche positive al suolo, dovrebbe neutralizzare
la carica negativa della terra con tempi dell’ordine di decine di minuti, cosa che
sperimentalmente non avviene. L’ipotesi più accreditata è che la Terra sia costante-
mente mantenuta carica dalle scariche temporalesche. Infatti, le scariche elettriche
portano a terra cariche negative e mantengono la differenza di potenziale tra suolo e
ionosfera.
5

Capitolo 2

La formazione temporalesca

Un’ordinaria formazione temporalesca può essere schematizzata come un insieme


di celle vicine disposte una sopra l’altra in orizzontale, quasi indipendenti fra loro, in
cui avvengono i processi base per la formazione del temporale. Le nubi temporalesche
si formano quando particelle di aria calda e umida cominciano a muoversi verso la
sommità della formazione.

Figura 2.1. Cella temporalesca nello stadio iniziale del suo sviluppo.

Il moto di ascesa delle particelle all’interno della formazione si spiega studiando


come varia la temperatura dell’aria in funzione dell’altezza dal suolo. In circorstanze
ordinarie, la curva che descrive l’andamento della temperatura è quella indicata
con (a) in Fig.2.2, attraverso la quale vediamo come all’aumentare dell’altezza, vi
6

è una diminuzione della temperatura (caso di atmosfera statica). A questo punto


è naturale chiedersi come possa l’atmosfera mantenersi in equilibrio meccanico,
sapendo che l’aria calda al di sotto, essendo più leggera, tende a salire di quota. Se
salisse, diminuirebbe la pressione esercitata su di lei e si raffrederebbe attraverso un
espansione adiabatica, processo descritto dalla curva (b). Ma in questo modo, l’aria
che parte dal basso è più fredda dell’ambiente in cui si addentra, si raffredda ad una
temperatura più bassa dell’aria che trova e quindi scenderebbe di nuovo. Non vi è
motivo per cui l’aria calda sottostante salga: l’aria è in equilibrio meccanico stabile.

Figura 2.2. Andamento della temperatura atmosferica.

Se però immaginiamo di far salire aria con molto vapor d’acqua, la sua curva
di raffreddamento adiabatico è diversa. Espandendosi e raffreddandosi, il vapore
acqueo si condensa e libera calore. L’andamento che segue l’aria in questo caso è
descritto dalla curva (c). Anche se si raffedda, l’aria rimarrà più calda dell’ambiente
circostante e continuerà salire. Questo è il meccanismo che fa salire l’aria nella cella
temporalesca. Successivamente, è stato dimostrato che la temperatura della nube
in funzione dell’altezza è descritta dalla curva (d), più vicina alla curva descritta
da (a): mentre l’aria umida sale, questa trascina aria dall’ambiente circostante e ne
viene raffreddata.
Avviato il processo di convensione in (d), mentre il vapore acqueo sale e si
condensa, esso forma piccole particelle d’acqua. Qualcuna di queste particelle, una
volta raggiunte temperature sotto lo zero, ghiaccia, mentre altre, solitamente le più
piccole, non congelano immediatamente e rimangono sovrafuse. La cristalizzazione
dell’acqua avviene solo in presenza di "nuclei", che danno inizio al processo di conge-
lamento dell’acqua in ghiaccio. L’equilibrio è tale che le gocce d’acqua evaporano e i
cristalli di ghiaccio aumentano. Quando queste particelle di ghiaccio sono diventate
2.1 Il meccanismo di separazione delle cariche 7

abbastanza pesanti, cominciano a cadere attraverso le correnti ascensoriali che non


sono più in grado di sostenerle. Scendendo, trascinano dell’aria con loro e danno
inizio a piccole correnti di aria discendenti. A questo punto, mentre l’aria scende
comincia a cadere la pioggia dalla base della nube, e fuorisce dell’aria fredda che si
distribuisce sul suolo sottostante.
Verso la fine della vita della formazione temporalesca, si interrompe la salita di
aria lungo le celle poichè non vi è più aria calda per mantenerla. Infine, non appena
si interrompono le precipitazioni, i forti venti presenti ad alte quote trasformano la
sommità della nube dandole la forma di un’incudine.

2.1 Il meccanismo di separazione delle cariche


Sperimentalmente, è stato verificato che la distribuzione di carica in una cella
temporalesca forma un grosso dipolo elettrico positivo, con grande carica positiva
sulla vetta della formazione P sopra una zona fortemente carica negativa N , e una
piccola concentrazione di carica positiva p alla base della nube come mostra la figura
seguente:

Figura 2.3. Distribuzione di cariche elettriche in una cella temporalesca matura.

La carica alla base della nube è tale da produrre una differenza di potenziale
dell’ordine dei 107 − 108 V , molto maggiore della differenza tra suolo e ionosfera che
si ha quando l’atmosfera è limpida, di circa 4 · 105 V . Sono questi grandi voltaggi
2.1 Il meccanismo di separazione delle cariche 8

che riescono a vincere la rigidità dielettrica dell’aria e permettono l’innesco della


scarica elettrica verso il suolo.
Ad oggi, non è del tutto chiaro il processo che porta alla concentrazione di cariche
nella nube temporalesca. Le due teorie maggiormente considerate per spiegare questo
fenomeno si basano sull’idea che ci debba essere una certa carica sulle particelle che
precipitano, e una carica diversa nell’aria. Attraverso il moto di queste particelle, si
ha una separazione di carica nella nube. La prima teoria, la più vecchia, definita
teoria della rottura delle gocce, si basa sulla verifica sperimentale che se si hanno
gocce d’acqua che si rompono in due in una corrente d’aria, si forma una carica
positiva nell’acqua e una negativa nell’aria. Questa teoria ha due criticità: non torna
il segno delle cariche e nelle nubi si considera l’effetto della precipitazioni dovuto a
particelle di ghiaccio e non d’acqua.
La seconda teoria, la più ingegnosa, è dovuta a C.T.R Wilson. Supponiamo di
avere una goccia d’acqua (vale anche con il ghiaccio) che cade nel campo elettrico
diretto verso la terra di circa 100 V /m. Sotto effetto della gravità, le gocce d’acqua
che cascano all’interno del campo acquisteranno un momento di dipolo, con il basso
positivo e il sopra negativo come indicato in Fig. 2.4.

Figura 2.4. Goccia che cade in un campo elettrico secondo la teoria di Wilson sulla
separazione di cariche in una cella temporelasca

Nell’aria vi è una forte concentrazione di grossi ioni positivi e negativi, i "nuclei"


citati precedentemente, che vengono catturati da particelle di polvere e gocce d’acqua.
Questi, se positivi, una volta vicini la base della goccia, vengono respinti, mentre se si
avvicinano alla zona carica negativamente, potrebbero essere catturati. Poichè però
la goccia si muove verso il basso, vi è una corrente relativa a essa diretta verso su
che porta via questi ioni. Se invece incontra ioni lenti negativi, questi attratti dalla
base della goccia, lasciano l’aria circostante prevalentemente carica positiva mentre
2.2 La ionizzazione dell’aria 9

la goccia acquista una carica negativa. Quindi le cariche negative vengono portate
verso la base della formazione dalle gocce più pesanti, mentre il moto della corrente
d’aria ascendente tende a portare verso l’alto le gocce più piccole, che scendendo con
velocità minore, raccolgono gli ioni positivi e trattengono quindi le cariche positive
nella parte alta della nube. Ha inizio così la separazione delle cariche.
Successivamente, misurando il campo elettrico al suolo, è stata registrata anche
una piccola concentrazione di cariche positive in una zona localizzata nella parte
inferiore della nube. Il modello di Wilson, che non prevede la presenza di questa
zona a carica positiva nella parte bassa della nuvola, è stato quindi rivisto da George
C. Simpson che costruì un nuovo modello di carica a tre zone.

2.2 La ionizzazione dell’aria


Una volta ottenuta la separazione delle cariche all’interno della nube, la carica
negativa alla base fa in modo che la terra posta di fronte ad essa si carichi positiva-
mente per induzione. Se schematizziamo il sistema nube-suolo come un condensatore
piano, l’aria tra i due corpi conduttori non consente il passaggio di corrente poichè è
un dielettrico. Se però aumenta il numero di cariche sulle due facce del condensatore,
aumenta la differenza di potenziale tra suolo e nuvole e l’intensità del campo elettrico
al punto di causare il passaggio violento di cariche. A livello microscopico, quando c’è
un campo elettrico abbastanza forte, gli elettroni liberi presenti cadranno nel campo
aquistando velocità fra una colissione e l’altra. Grazie all’elevata tensione elettrica,
la velocità degli elettroni liberi presenti sarà tale che colpendo un atomo neutro ne
strapperanno elettroni, lasciandolo nello stato di ione positivo. Gli elettroni liberati
saranno ulteriormente accellerati, producendo una reazione a catena e un rapido
accumulo di ioni.
É noto che in presenza di punte, o oggetti piccoli come delle gocce, con carica
molto elevata, si ha una concentrazione di campo sufficiente a produrre una "scarica
a pennello". Nelle formazioni temporalesche, è possibile che i campi diventino così
forti da creare diverse scariche a pennello e altri meccanismi per la creazione di ioni.
Questo processo di ionizzazione che avviene tra nube e suolo riduce la resistenza
elettrica dell’aria. La reazione a catena produrrà una valanga di elettroni, il cui
flusso verso il suolo ha il compito neutralizzare la differenza di carica. Si forma in
questo modo un percorso di gas ionizzato verso il terreno lungo il quale si svilupperà
la scarica elettrica del fulmine. Tale fenomeno avviene per un valore limite del
campo elettrico noto come rigidità dielettrica dell’aria, pari nel nostro caso a circa
3 · 106 V /m.
10

Capitolo 3

Il fulmine

Dalle prime fotografie scattate, è stato osservato che i fulmini sono una serie di
scariche multiple lungo lo stesso percorso. L’attività luminosa legata alla scarica
è detta lampo, mentre l’espansione del canale di gas ionizzato (plasma) in seguito
alla scarica genera un’ onda d’urto, conosciuta come tuono. In questo capitolo
sarà descritto il fenomeno della scarica e le fasi che portano all’innesco del fulmine
nel caso ordinario del cloud-to-ground, ovvero la scarica tra la nube e il terreno
sottostante. Ad oggi, il caso del fulmine tra nube-suolo è il più studiato e analizzato,
anche se non si è ancora del tutto in grado di comprenderne l’esatto funzionamento.
Prima di descrivere quello che ad oggi è stato osservato durante la scarica tra la
formazione temporalesca e la superficie terrestre, di seguito vengono riportati altri
tipi di scariche osservate durante la formazione di un temporale.

3.1 Classificazione dei tipi di scariche


In base a come appaiono all’ osservatore, si possono definire 4 classi di fulmini
principali. La più studiata, anche se non la più conosciuta è la scarica che avviene tra
la base della formazione temporalesca e il suolo. Questa categoria è caratterizzata
dai seguenti tipi di scarica pilota:

• discendente negativa: É tipicamente costituita da una scarica pilota verso il


basso seguita da una scarica di ritorno. L’effetto totale è quello di trasferire al
suolo cariche negative.

• discendente positiva: Sono state osservate scariche pilota che portano al suolo
carica positiva. La scarica pilota è carica positiva grazie al flusso di elettroni
tra l’inizio della scarica e la regione positiva in cui si forma la scarica pilota.
Queste scariche sono più rare ma trasferiscono più carica a terra rispetto quelle
negative, di circa 300 coulomb.
3.2 La scarica pilota o stepped leader 11

Le scariche ascendenti, tipicamente, si formano a partire da strutture alte e si


dividono in: ascendente positiva e ascendente negativa. Possono quindi portare sia
cariche positive che negative. La scarica ascendente positiva ha la stessa direzione
del flusso di corrente di una scarica negativa verso il suolo. Il canale del fulmine
ascendente, è strutturalmente simile a quello dei fulmini discendenti: si sviluppa
verso l’alto estendendosi per centinaia e a volte migliaia di metri. In questo caso
limite non si ha una controscarica della nuvola perché le cariche di quest’ultima sono
immerse nell’aria.
In altri casi, si possono avere i 3 seguenti tipi di scariche:

• interne alla nube: Sono il tipo di scarica più comune. Avvengono tra un
zona più alta in cui vi è carica positiva e una più bassa in cui vi è carica
negativa. La scarica dura circa 0.2 s in cui una scarica pilota connette le due
zone cariche, e ciò che si osserva sono deboli scariche di ritorno. Viene spesso
definita come "sheet lightning" poichè durante la scarica si osserva uno strato
illuminato nel cielo.

• nube-nube: Avviene tra due zone cariche opposte di due nuvole diverse.

• nube-aria: Si verificano tra le cariche positive o negative all’interno di una


nube e una zona a carica opposta nell’atmosfera circostante. Risultano più
deboli e sottili dei precedenti.

3.2 La scarica pilota o stepped leader


Tornando al caso della scarica nube-suolo, consideriamo il sistema composto dalla
nuvola, con zona inferiore negativa, su una regione pianeggiante. Il potenziale della
nube è molto più negativo di quello della terra sottostante, al punto di accellerare
gli elettroni liberi verso il suolo. Nel punto in cui l’aria presenta una resistenza
momentaneamente minore, dovuta al forte campo presente, parte dalla nube una
scarica pilota e la valanga di elettroni avanza per un un breve tratto nell’aria a bassa
ionizzazione. Essendo l’aria più ionizzata in certi punti che in altri, il percorso della
scarica è tortuoso e ramificato con andamento a zig-zag verso il terreno, scansionato
da step di circa 50 m di durata dell’ordine dei 50 µs.
3.3 Il colpo di ritorno o return stroke 12

Figura 3.1. Formazione della scarica pilota.

Quando la scarica pilota è in procinto di arrivare a terra, si formano quasi sempre


ramificazioni a partire dal tronco principale che tendono verso il suolo. Questa scarica
è più debole e meno brillante del fulmine e trasporta con se le cariche negative
della nuvola. Questa scarica porta verso terra una parte della carica negativa della
nube, pari a circa 5 C, in una decina di millisecondi, con velocità dunque dell’ordine
2 · 105 m/s. Inoltre, l’aria si ionizza ulteriormente per effetto del rapido movimento
delle cariche che costituiscono la scarica, che diventa conduttrice lungo il percorso
tracciato dalla scarica pilota. Nel momento in cui questa tocca il suolo, c’è un "filo"
conduttore che si estende verso la nuvola pieno di cariche negative. Gli elettroni
alla base della nuvola possono ora fuoriuscire lasciandosi dietro una zona di carica
più positiva che attira le cariche negative dai livelli più alti lungo il canale, allora si
riverseranno al suolo anch’esse, e così via. In questo modo, tutta la carica negativa
presente in una regione della nube precipita rapidamente al suolo lungo la colonnna.

3.3 Il colpo di ritorno o return stroke


Una volta che lo stepped leader si è formato e giunge in prossimità del suolo, il
campo elettrico tra l’estremità inferiore del canale e la terra raggiunge un’intensità
tale da generare una o più scariche pilota che si muovono dalla terra verso l’alto:
ha così inizio la fase di attacco. Quando una di queste scariche raggiunge la scarica
pilota, si crea un effettivo canale tra nube e suolo in cui l’estremità finale del leader
è connessa al potenziale della terra. Quindi, nel momento in cui una delle scariche
ascendenti incontra il canale discendente il canale della scarica pilota si comporta
3.4 La scarica veloce o dart leader 13

come una linea di trasmissione a supporto della scarica luminosa di ritorno, come si
vede in Fig.3.2:

Figura 3.2. Formazione della scarica di ritorno

Il lampo che si vede durante il fenomeno del fulmine in realtà si muove in su


verso la nube con una corrente di circa 10000 ampere e trasporta circa 20 coulomb.
Questa è l’effettiva scarica principale, definita scarica di ritorno, che produce il colpo
del tuono. La densità del gas iniziale nel canale della scarica di ritorno è quella
del canale precursore, mentre la temperatura del return stroke è molto maggiore di
quella iniziale a causa dell’energia rilasciata al canale dalla stessa scarica di ritorno.
La pressione del canale supererà quella dell’aria circostante, e si espanderà su di
essa. Questa espansione avviene a velocità elevate, e produce un’onda d’urto che
eventualmente diventa il tuono. La rapida fuoriuscita di energia dovuta alla scarica
di ritorno, scalda il canale ad una temperatura di circa T = 30000 K. Dopo che la
fase di espansione dell’onda è completata, si conclude il processo quando il canale
arriva ad uno stato di equilibro con l’aria circostante.

3.4 La scarica veloce o dart leader


Dopo che si è verificato il return stroke, la corrente cessa di fluire ed il fenomeno
quindi dovrebbe terminare. In realtà ci possono essere nella nube dei nuovi centri
di carica dovuti alla presenza di ulteriori scariche interne: se infatti nella nube è
disponibile una carica maggiore di quella condotta a terra dal primo colpo, può
accadere che fra l’estremità superiore del precedente condotto e la nube, si sviluppano
delle scariche ramificate che drenano queste cariche rendendole disponibili per una
nuova scarica discendente. Dopo un intervallo di pochi centesimi di secondo, una
volta che è scomparsa la scarica di ritorno, vien giù la scarica pilota veloce, una
3.4 La scarica veloce o dart leader 14

scarica che si muove sullo stesso canale dello stepped leader, ma senza pause. Va a
tutta velocità sulla stessa pista di prima, dove vi sono ancora residui di carica da
farne la strada più facile. Anche questa scarica porta carica negativa, e come nel
caso della scarica pilota, causa la formazione di un ulteriore scarica di ritorno che si
precipita lungo lo stesso percorso.

Figura 3.3. Rappresentazione temporale delle fasi di un fulmine.

Le cose possono ulteriormente complicarsi se durante la discesa della scarica pilota,


questo dà origine ad una diramazione che provoca la formazione di due percorsi
a gradini verso il suolo, come indicato in Fig.3.1. In base a quale diramazione
raggiunge il suolo per prima, si formerà la corrispettiva scarica di ritorno e una
volta superato il punto di diramazione, si osserverà un lampo luminoso che scende
lungo l’altro ramo. Ciò è dovuto al riversamento di carica negativa verso l’esterno
che rende luminosa la scarica. La scarica a partire dalla sommità del secondo ramo,
scenderà lungo questo svuotandone successive porzioni, nello stesso momento in cui
si osserva svilupparsi verso l’alto la scarica di ritorno iniziale. Se invece accade che
uno di questi rami raggiunge il suolo insieme a quello originario, può accadere che
la scarica pilota veloce della seconda scarica prenda il ramo secondaro. Allora si
osservano due lampi.
Nel caso in cui invece la scarica pilota si avvicina ad un oggetto appuntito, i
campi sono tali da produrre scariche a pennello che vanno incontro ad essa. In
questo modo il fulmine tende a "colpire" la punta.
15

Conclusioni

La descrizione del fenomeno che normalmente viene indicato come "fulmine" non
può che essere schematica a meno di non introdurre le variabili locali (temperature
locali nell’atmosfera, umidità, particolari geometrie e presenza di conduttori a terra,..)
che possono influenzarne la formazione e lo sviluppo.
Nonostante il diffondersi di nuovi strumenti e tecniche di indagine, non è del
tutto chiara l’origine del fulmine e i meccanismi di carica delle nubi temporlasche.
Attraverso un’analisi più approfondita e accurata dei vari processi di formazione e
di innesco del fulmine è possibile dare un’idea più dettagliata dell’intero fenomeno,
studiando per esempio la variazione di campo magnetico che si verifica al suolo
immediatamente dopo il colpo. Tuttavia il presente lavoro, sulla base delle teorie
e conoscenze più accreditate, fornisce una visione globale di un fenomeno di cui
purtroppo ancora oggi manca un modello matematico univoco di descrizione e
rappresentazione.
16

Bibliografia

[1] V.A. Rakov, The Physics of Lightning, Aprile 2013.

[2] Martin A. Uman, Lightning, Dover Books on Physics, 1982

[3] Richard P. Feynman, Robert B. Leighton, Matthew Sands, The Feynman


lectures on physics, mainly electromagnetism and matter, California Institute of
Technology, cap.9 Eletricity in the Atmosphere, 1964.

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