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Marx

Karl Marx, nato nel 1818 e morto nel 1883, sviluppò una filosofia basata sul materialismo storico e sulla lotta di classe, criticando l'idealismo di Hegel e proponendo un'analisi della società attraverso la struttura economica e i rapporti di produzione. Nel 'Manifesto del partito comunista', Marx e Engels invitano alla rivoluzione del proletariato per abolire le classi sociali e instaurare una società senza sfruttamento, evidenziando le contraddizioni del capitalismo. Marx distingue tra comunismo rozzo, che mantiene forme di oppressione, e comunismo autentico, che mira all'emancipazione totale dell'individuo e all'assenza di proprietà privata.
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Karl Marx, nato nel 1818 e morto nel 1883, sviluppò una filosofia basata sul materialismo storico e sulla lotta di classe, criticando l'idealismo di Hegel e proponendo un'analisi della società attraverso la struttura economica e i rapporti di produzione. Nel 'Manifesto del partito comunista', Marx e Engels invitano alla rivoluzione del proletariato per abolire le classi sociali e instaurare una società senza sfruttamento, evidenziando le contraddizioni del capitalismo. Marx distingue tra comunismo rozzo, che mantiene forme di oppressione, e comunismo autentico, che mira all'emancipazione totale dell'individuo e all'assenza di proprietà privata.
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FILOSOFIA - MARX

-Vita e opere
Marx nacque nel 1818 in Prussia e morì nel 1883 nel Regno Unito. Nel 1843 si trasferì a
Parigi dove entrò in contatto con le idee del filosofo Engels.
Scrisse diverse opere, tra cui le più importanti:
-Il Manifesto del partito comunista (1848)
-Il Capitale (1867), diviso in 3 libri, il primo pubblicato mentre lui era ancora in vita.
Nel manifesto troviamo invito al cambiamento, sfondo socio economico e filosofico. La sua
filosofia si basa su un dualismo della realtà composto da struttura e sovrastruttura. Secondo
Marx l’aspettò economico è il predominante nella realtà, è influisce su tutti gli altri aspetti
della nostra vita. Questo viene definito nel concetto di materialismo storico: lui crede nel
sistema dialettico, che può essere letto in maniera deduttiva o induttiva. Lui crede nel
processo induttivo.
Nel “Capitale” troviamo principalmente un’analisi tecnica (ciò che porta al crollo di Wall
Street/una sorta di predizione del termine di questo periodo economicamente inebriante).
L’offerta è troppo smisurata rispetto alla domanda, che non possiede un benessere
economico tale da concedersi lussi e acquistare questi prodotti in eccesso.

-Critica al misticismo logico di Hegel


Karl Marx e Friedrich Engels accusano Hegel di costruire un sistema idealista in cui la realtà
è determinata dallo Spirito Assoluto e non dalle condizioni materiali. Marx sostiene che la
dialettica hegeliana sia “rovesciata”: invece di partire dalla realtà concreta e materiale,
Hegel parte da concetti astratti e li sviluppa come se avessero una loro autonomia. Per
Marx, questo è una forma di “misticismo logico”, poiché attribuisce alle idee una forza quasi
magica nel determinare il mondo. Egli propone di “raddrizzare” la dialettica hegeliana,
mettendola al servizio del materialismo storico.
Il “misticismo logico” di Hegel viene criticato perché il suo sistema sembra costruito più su
principi astratti piuttosto che su dati concreti.

Questa critica si articola principalmente su tre punti:


-La dialettica rovesciata
-La mistificazione della realtà sociale
-L’attrazione della filosofia hegeliana

La soluzione di Marx è un materialismo storico e dialettico, che sostituisce la logica astratta


con l’analisi concreta delle condizioni economiche e dei rapporti di produzione come veri
motori della storia.

-Materialismo storico
La legge del divenire è il sistema dialettico, che prevede la tesi, l’antitesi e la sintesi. Può
essere letto o attraverso un metodo deduttivo (idealisti, Hegel) o induttivo. Il metodo
deduttivo è considerato misticismo logico (come mettere una persona a camminare a piedi
in su), per questo predilige il metodo induttivo che lo fa diventare un socialista scientifico.
Alla base della filosofia di Marx c’è un dualismo, che caratterizza la realtà e prevede una
struttura e una sovrastruttura, tra cui c’è un rapporto di interdipendenza: la struttura
implica una interdipendenza economica, la sovrastruttura politico e sociale. Entrambi gli
elementi sono controllati dalla borghesia (che dal punto di vista economico è il capitalista).
La struttura economica è così importante che sussiste nel materialismo storico, quella
visione di realtà in base alla quale tutto dipende dal sistema economico, su un piano
ontologico e cosmologico.
Secondo Marx la struttura economica è costituita da:
-forze di produzione
1)​ forza-lavoro (uomini)
2)​ mezzi di produzione (terra, fabbriche, macchine)
3)​ conoscenze tecniche-scientifiche (utili a velocizzare i tempi di produzione)
-rapporti di produzione (rapporti instaurati all’interno del processo produttivo)
1)​ possesso dei mezzi (chi detiene il controllo dei mezzi ha il potere economico)
2)​ organizzazione del lavoro
3)​ distribuzione della ricchezza
Le due parti (che insieme formano i modi di produzione) non vanno alla stessa velocità. Le
forze di produzione sono più veloci, dunque quando si evolvono troppo velocemente rispetto
ai rapporti di produzione, che diventano obsoleti, c’è la crisi/conflitto, considerata da Marx
motore dell’evoluzione storica.

-Dinamica dialettica della storia


Marx ha una concezione dialettica della storia.
Perché x forza di cose funzionerà? Perché esiste una legge nel mondo: quando raggiungo
l’apice di qualcosa, paradossalmente inizia il mio declino.
In questo sistema dialettico tra struttura e sovrastruttura, che spiega l’evolversi della
società, nel passato (in particolare durante la rivoluzione francese) ci fu:
Tesi= signore
Antitesi= vassallo
Sintesi= proposta di un nuovo modello
Il cambiamento arrivò con l’ascesa della borghesia, tuttavia Marx, riferendosi a ciò, usa
l’espressione “cambiare tutto per non cambiare niente” perché alla fine i borghesi
divennero i signori del passato e gli operai divennero i servi della gleba.
Secondo Marx l’oggetto di questa ingiustizia è la proprietà privata. Nel sistema capitalistico
moderno abbiamo:
Tesi= capitalismo
Antitesi= rivoluzione operaia
Sintesi= assenza di classi sociali (interpretato da alcuni come socialismo russo, ma lui dice
che aspirava alla polis greca).
Marx aspirava alla polis greca, ma tuttavia venne interpretato come sostenitore della
rivoluzione bolscevica.

-Critica dell’economia politica borghese - l’alienazione


Marx critica l’economia politica borghese perché una delle conseguenze dei modi di
produzione è l’instaurarsi dell’alienazione (estraniazione da sé). I borghesi sbagliano nel
considerare il sistema capitalistico valido in ogni situazione, senza adattarlo al contesto
socio-economico-culturale del periodo storico e del luogo.
Alienazione = riduzione dell’operaio a strumento di lavoro, che porta all’estraneazione di sé
e alla perdita della propria essenza.
Di per se è un concetto che non ha nulla di negativo, perché consiste nell’emancipazione,
nella liberazione. Marx spera in questa emancipazione degli operai, ma pensa che non sia
possibile senza lo scontro. Lui dice agli operai che per rompere le loro catene devono
protestare, ma poi non devono dominare altri a loro volta, come hanno fatto i borghesi in
passato.
Il borghese è un individuo che non ha capito da dove veniva, infatti ha riproposto una
dominazione, a suo favore, per liberarsi da una a suo sfavore.
Marx non invita mai al sistema bolscevico, ma vorrebbe (visione utopica) tornare alla
struttura sociale greca. Non ha mai professato il socialismo russo.
Analizza la parte più negativa del sistema: l’alienazione.
Marx intende l'alienazione secondo 4 punti:
-il lavoratore è alienato rispetto al prodotto (che gli viene sottratto)
-il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività (che diventa funzionale a fini a lui
estranei, ovvero al profitto del capitalista)
-il lavoratore è alienato rispetto al proprio Wesen, ovvero alla propria essenza o al proprio
genere (perché il lavoro non è creativo, ma meccanico, forzato, ripetitivo e unilaterale)
-il lavoratore è alienato rispetto al prossimo (per il rapporto conflittuale con il capitalista e
quindi con l’umanità in generale)
Marx identifica la soluzione all’alienazione nell’eliminazione della società privata e
nell’assenza di classi sociali dunque nel sistema comunista.
Marx aspirava alla polis greca, ma tuttavia venne interpretato come sostenitore della
rivoluzione bolscevica.

IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA


-Visione basata sulla lotta di classe x arrivare a
1)​ Collettivizzazione proprietà privata
2)​ Abolizione classi sociali
-Dittatura del proletariato con abolizione stato borghese
-Comunismo rozzo (vari problemi sociali/sessuali)
-Comunismo superiore (solo quando la struttura economica permette di abbattere le classi
sociali. Il lavoro non è più un mezzo di sostentamento, ma un’attività libera e creativa che
libera lui mi dall’estraneazione di sè).

Nel manifesto troviamo invito al cambiamento, sfondo socio economico e filosofico.


Nel 1848 Marx pubblica a Londra il documento teorico-programmatico della Lega dei
comunisti, scritto insieme a Engels e conosciuto come ”Manifesto del partito comunista”.
Il celebre esordio della prefazione “Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del
comunismo” suscita la preoccupata reazione di tutti i governi reazionari europei. Marx ed
Engels propongono una visione basata sulla lotta di classe, che è il principio che guida il
cambiamento sociale, e solo attraverso la rivoluzione il proletariato potrà costruire una
società più equa e senza sfruttamento.
Marx riconosce alla borghesia un ruolo storico rivoluzionario. A differenza delle classi
dominanti del passato, che cercavano di conservare il proprio potere mantenendo invariati i
rapporti di produzione, la borghesia ha continuamente innovato gli strumenti di produzione,
trasformando profondamente l’economia e la società. Ha contribuito a rompere le vecchie
strutture feudali e a creare un mercato mondiale, promuovendo il progresso tecnico e
scientifico.
Tuttavia, questa stessa dinamica porta a crisi e contraddizioni. La borghesia, nel suo
incessante bisogno di espandere la produzione e aumentare i profitti, genera disuguaglianze
sociali sempre più gravi. Le forze produttive moderne, che essa stessa ha sviluppato, si
ribellano contro il sistema della proprietà privata e della logica del profitto. In questo senso,
Marx paragona la borghesia a uno “stregone” che non riesce più a controllare le forze che
ha evocato.
Marx sostiene che la storia non sia guidata da idee astratte o da grandi individui, ma dal
conflitto tra le classi sociali. Il capitalismo ha creato una nuova classe oppressa, il
proletariato, costretto a vendere la propria forza lavoro in condizioni di sfruttamento. Questa
classe, crescendo in numero e consapevolezza, sarà destinata a rovesciare la borghesia e a
instaurare una società senza classi, basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione.
Marx ed Engels sottolineano che la lotta del proletariato deve avere un carattere
internazionale. Il capitalismo è un fenomeno globale e, di conseguenza, la rivoluzione non
può limitarsi a un solo paese. Il Manifesto si chiude con l’iconica frase: “Proletari di tutto il
mondo, unitevi!”, un appello all’unità della classe lavoratrice su scala mondiale per
abbattere il sistema capitalistico.

-La rivoluzione e la dittatura del proletariato


Le contraddizioni della società borghese rappresentano la base oggettiva della rivoluzione
del proletariato. Impadronendosi del potere politico, il proletariato dà avvio alla
trasformazione globale della vecchia società, attuando il passaggio dal capitalismo al
comunismo.
Il primo punto riguarda la “socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio, per porre
fine allo sfruttamento di classe”.
Per quanto riguarda i metodi a cui il proletariato deve ricorrere per accedere al potere, Marx
ammette una gamma di possibilità, legate alle specificità storico- nazionali. Sebbene sia
propenso a ritenere che la rivoluzione implichi sempre forme violente (come insegna la
storia), negli ultimi anni appare disposto ad ammettere anche la possibilità di una via
"pacifica" al socialismo.
Violenta o pacifica che sia, la rivoluzione proletaria deve mirare, come primo traguardo,
all'abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali.
il compito del proletariato non è quello di impadronirsi della macchina statale borghese,
manovrandola per i propri scopi, ma quello di spezzarne, o distruggerne, i meccanismi
istituzionali di fondo.
lo Stato per Marx è una macchina, ma non una macchina che chiunque possa utilizzare a
proprio arbitrio e piacimento, in quanto ogni classe dominante forgia un meccanismo statale
che risponde alle proprie specifiche esigenze.
Nel 1852 Marx afferma esplicitamente che «la lotta delle classi necessariamente conduce
alla dittatura del proletariato», una fase transitoria di dittatura di una maggioranza di
(ex)oppressi su una minoranza di (ex)oppressori. Questa fase non è permanente: il suo
scopo è eliminare le classi sociali e le condizioni che rendono necessario uno Stato.
Una volta raggiunto il comunismo, lo Stato si estingue perché non c’è più bisogno di un
apparato repressivo di governo. Questo concetto dell’“estinzione dello Stato” è un elemento
chiave del marxismo, ripreso anche da Lenin in “Stato e Rivoluzione” (1917), dove si
sottolinea che lo Stato è uno strumento di oppressione che il proletariato utilizza solo
temporaneamente per autodistruggersi.

-Differenze tra comunismo rozzo e superiore


Nei Manoscritti Marx distingue tra un comunismo «rozzo» e un comunismo superiore e
autentico.
1)​ Nel comunismo rozzo la proprietà, anziché essere totalmente soppressa, è
trasformata in proprietà di tutti, ovvero nazionalizzata, cioè attribuita alla comunità,
mentre gli uomini sono tutti ridotti a operai con un medesimo salario. La comunità
viene così ad assumere il ruolo di un grande capitalista che, anziché abolire,
universalizza la condizione dell'operaio nella società borghese. Marx evidenzia il
carattere ancora profondamente borghese di questo sistema, che si manifesta in
modo evidente nella concezione delle relazioni sociali, in particolare nel ruolo delle
donne. Nel comunismo rozzo, la donna non è liberata dall’oppressione della
proprietà privata, ma semplicemente sottratta al vincolo del matrimonio borghese per
essere considerata proprietà comune, ridotta a “preda e serva del piacere della
comunità”. Questo approccio alla questione sessuale dimostra come il comunismo
rozzo non riesca a superare veramente la logica proprietaria, ma si limiti a estenderla
a tutta la società. Per Marx, questa forma di comunismo è quindi ancora viziata
dall’invidia sociale e dal desiderio di livellamento grossolano, piuttosto che
dall’autentica emancipazione dell’uomo.
2)​ Il comunismo autentico, invece, rappresenta la reale soppressione della proprietà
privata e l’emancipazione completa dell’essere umano. In questa società, l’individuo
non è più definito dal possesso e dal consumo, ma dalla sua capacità di esprimersi in
modo creativo e poliedrico. L’“uomo nuovo” del comunismo autentico non è più un
essere limitato dalla divisione del lavoro o dall’ossessione per il possesso, ma un
individuo che realizza tutte le sue potenzialità in una società senza classi, senza
sfruttamento e senza Stato.

Viene contrapposto all’homo oeconomicus l’uomo nuovo= essere onnilaterale e totale, che
esercita in modo creativo l’insieme delle sue potenzialità.
Problema della vita = o avere o essere (=avere interiore) una persona definita dal desiderio
di avere non ha una profonda ricerca dell’ interiorità.
Ci siamo evoluti dall’uomo di Neanderthal all’uomo moderno, ma secondo gli idealisti non
conta l’evoluzione fisica quanto quella interiore. Non basta l’uso della ragione, ma è
fondamentale l’applicazione della ragione alla morale = superuomo di KANT (applicazione
concetti della critica della ragion pratica).

-Le due fasi della società comunista nella Critica del Programma di Gotha
Nel Critica del Programma di Gotha (1875), Marx riprende la distinzione tra comunismo
rozzo e autentico, ma in termini più concreti e politici. Egli descrive due fasi della società
futura:
1)​ La prima fase del comunismo
• Società comunista appena emersa dalla società capitalistica. Si arriva a un uguale
diritto a livello borghese, che non tiene conto delle differenze e degli elementi
singolari degli individui, ponendoli tutti sullo stesso piano.
• Problema= come valorizzare ogni individuo con questa livellazione astratta delle
persone?
2)​ La seconda fase del comunismo
• Si raggiunge solo quando lo sviluppo economico e la trasformazione culturale della
società permettono di superare la divisione del lavoro e le contraddizioni tra lavoro
manuale e intellettuale.
• Il lavoro non è più solo un mezzo di sostentamento, ma diventa un’attività libera e
creativa.
• La società applica il principio: “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo
i suoi bisogni”, garantendo a ogni individuo ciò di cui ha bisogno per realizzare
pienamente sé stesso.

IL CAPITALE
Nel “Capitale” troviamo principalmente un’analisi tecnica (ciò che porta al crollo di Wall
Street/una sorta di predizione del termine di questo periodo economicamente inebriante).
L’offerta è troppo smisurata rispetto alla domanda, che non possiede un benessere
economico tale da concedersi lussi e acquistare questi prodotti in eccesso.
Nel 1867 esce il primo volume del capitale. Vuole mettere in luce i meccanismi strutturali
della società borghese per svelare la legge economica del movimento della società
moderna.

3 principi fondamentali:
- “ogni formazione sociale ha caratteristiche e leggi specifiche” = rifiuto delle leggi
economiche universali, e sostegno delle leggi proprie di ogni sistema economico distinto. Le
dinamiche economiche vanno analizzate all’interno di un contesto storico specifico.
- “il capitalismo contiene le contraddizioni che ne causeranno la fine” = ritiene che ci sia una
legge nell’universo x cui una volta che uno raggiunge l’apice è portato poi a cadere.
- “il capitalismo va studiato come una totalità organica” = idea della totalità dialettica, ovvero
produzione distribuzione e scambio non sono elementi separati ma parte di un unico sistema
connesso.

1)​ Prima cosa da analizzare del sistema capitalistico = merce


Noi siamo portati a pensare che ci sia una relazione tra valore e prezzo, ma questo
ragionamento è sbagliatissimo.
Ci possono essere cose molto economiche da produrre che per vari motivi sono
molto costose, o cose più buone e di valore che magari nell’uno vuole e dunque il
prezzo è basso.
Il prezzo dipende da valore d’USO (utilità del prodotto) e valore di SCAMBIO (valore
economico nel mercato).

2)​ Critica al feticismo delle merci: la merci hanno un valore funzionale a tanti aspetti,
primo fra tanti il concetto che se io possiedo un oggetto di quel valore, allora valgo di
più. Nel sistema capitalistico mi identifico con la merce.

Nell’antichità avevo un rapporto MDM (merce-denaro-merce). Vendo merce, ottengo


denaro, produco merce di migliore qualità e investo.
Ora invece c’è un rapporto DMD’ (denaro-merce-più denaro). Ci metto del denaro (10),
vendo e ottengo tanto (1000=plusvalore), decurto le spese che ho ma non investo x
migliorie. Lo scopo è la produzione e il guadagno.
Chi dà il plusvalore al venditore? Gli operai, a causa dell’associazione tempo-lavoro.
Esempio: ci sono un artigiano è un capitalista che producono scarpe. A entrambi servono 10
euro x produrre. L’artigiano in un giorno fa 1 paio di scarpe, mentre il capitalista ne fa 100.
Chi guadagna di più? Sicuramente il capitalista. Il tempo è denaro. Funziona molto bene
sostituire con le macchine le persone x ottimizzare tempo. Gli operai non ci guadagnano da
queste “grandi vendite”. La ricchezza aggiuntiva che l’operaio genera al capitalismo non
viene distribuita ma va solo al capitalista = schiavismo e sfruttamento
Capitale variabile= risorsa umana (variabile perché imprevedibile)
Capitale costante= macchine etc.
Saggio del profitto= plusvalore diviso (capitale costante+capitale variabile)
Tutto questo produrre, tra l’altro genera sovrapproduzione (mainly USA)

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