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Mon Tale

Eugenio Montale, poeta antifascista e contrario all'attivismo politico, esplora il 'male di vivere' attraverso le sue opere, come 'Ossi di seppia'. La sua poesia riflette una ricerca della verità e un'interrogazione sulla vita, caratterizzata da un lessico semplice ma sonoro, e un forte legame con la natura ligure. Montale, a differenza di Ungaretti, non si erge a poeta vate, ma si considera un cercatore di significato in un'esistenza piena di sofferenza e mistero.

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Mon Tale

Eugenio Montale, poeta antifascista e contrario all'attivismo politico, esplora il 'male di vivere' attraverso le sue opere, come 'Ossi di seppia'. La sua poesia riflette una ricerca della verità e un'interrogazione sulla vita, caratterizzata da un lessico semplice ma sonoro, e un forte legame con la natura ligure. Montale, a differenza di Ungaretti, non si erge a poeta vate, ma si considera un cercatore di significato in un'esistenza piena di sofferenza e mistero.

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MONTALE

È antifascista, l’opposto di Ungaretti, nonostante firmo il manifesto e aderirà al partito d’azione,


l’attivismo politico non è nelle sue corde, si dedica più alla poesia.
montale ha sviluppato una crescita poetica durante la sua produzione poetica.
4 raccolte
-ossi di seppia (si evince il male di vivere)
MALE DI VIVERE
vivere non è semplice, vita non sinonimo di felicità, la vita è anche sofferenza e anche male.
-le occasioni
-bufera e altro
-satura

È antitetico rispetto a Ungaretti anche nella voglia di presenziare, a differenza di unga, lui non voleva
stare sotto ai riflettori.
È nato in terra genovese che ha radici diverse è più fedele alla sua terra rispetto ad Ungaretti che
viaggia molto. Montale parte dalla stabilità poi vivrà esperienze interessanti ma diverse da quelle di
unga.

Nasce nel 1896/Muore nel 1981

Nasce da una famiglia benestante dell'alta borghesia, famiglia di imprenditori, (destino


apparentemente segnato), nonostante ciò si rende conto che non è la sua strada è più affascinato al
lato umanistico. Affascinato dalla musica, dal canto e dalla poesia.
Si rende conto che vorrebbe scrivere/comporre.

È interessante che lui studi musica perché Comunque si evince anche dalla sua prima poetica
questa sua affezione per la musicalità, questo suo particolare modo di vedere le cose. Le poesie di
montale fanno attenzione alle sonorità. Poche onomatopee (diverso da pascoli) ma c’è una cura per
la sonorità.
Interrompe gli studi e anche lui partecipa alla prima guerra mondiale, questa esperienza lo segnò in
modo diverso rispetto a unga (anche perché lui vivrà “meglio” non in trincea, ha una situazione
privilegiata, era sotto ufficiale, non vive la guerra in prima linea).

La prima guerra mondiale è una tappa della vita di montale, è importante il fatto che non ci racconti
tanto di questa esperienza. Montale interiorizza questa esperienza, non sono presenti scritti sulla
prima guerra mondiale, fa fatica a parlarne in pubblico, non racconta in modo dettagliato la guerra.

Ungaretti si vede come il poeta vate, MONTALE dice il contrario, io come poeta cerco di capire e
trovare la verità, cerco di trovare la verità delle cose ma non è detto che io ci riesca. Io ci provo, ma
non posso comunicare al pubblico la verità assoluta.

“non chiederci la parola” sua opera dove si evince questo ragionamento.


In quanto poeta l’unica cosa che posso dirti è quello che non so. La vita del poeta (come quella
dell’uomo) è una continua ricerca.
La verità è una continua scalata di conoscere che viene poi smorzato quando si è convinti di essere
quasi arrivati.

Montale e Ungaretti sono ai poli opposti.


Usa un lessico comune, facile, legato alla rappresentazione della natura (tipica della macchia
mediterranea Liguria)
PENSIERO E POETICA SU MONTALE
Ungaretti e Montale hanno avuto esperienze di vita simili ma che hanno riportato in modo diverso.
montale non nasce con la possibilità di capire da subito che il suo mondo era quello dell’arte o della
letteratura, dalla famiglia gli viene dato il compito di prendere il posto delle poste, infatti studia per
diventare geometra/ragioniere. Ungaretti fa studi più eruditi, montale possiamo definirlo in qualche
modo un autodidatta, si rende conto che la sua passione è altro quando sente la sorella studiare
filosofia e capisce che lui è portato a quella tipologia di studi.

Lui ha studiato sempre in autonomia andando a cercare gli autori che più gli interessavano, è arrivato
molto tardi a dante (inizialmente lo apprezzava poco), guidato da alcuni amici montale si è
strutturato. Ma Comunque è stato un percorso complesso.
Lo affascina la filosofia, la filosofia di Schopenhauer. Mentre Ungaretti trova una misura nella parola,
per montale la parola diventa essenziale. Lui vede la vita come un fenomeno che non può essere
spiegato, si interroga sulla vita e si rende conto che la vita è solo MALE e SOFFERENZA.

la vita è un mistero irrisolto, devi vivere la vita ma è uno starci con sofferenza e difficoltà, questo è il
così detto MALE DI VIVERE, non hai le risposte che ti aiutano a vivere bene, non riuscire a farsi delle
spiegazioni, vivere senza trovare un perché.

Montale riesce a spiegare il male di vivere attraverso le suore poesie, OSSI DI SEPPIA

IL TEMPO
Non allevia il dolore dell’uomo ma lo allunga.

IL RICORDO
visto in modo negativo, ricordando non allevia il dolore dell’uomo.

RAPPORTO CON LE DONNE E CON L’AMORE


Da tutti montale visto come casa di risonanza di alcuni pensieri da dante espresso nel dolce stil novo
“donna Angelicata”
non sempre si evince questo, in alcune poesie si in altre no.

MONTALE
Correlativo Oggettivo termine coniato da Tomas Eliot,
parola che diventa correlazione di una situazione o di un momento che può pesare più o meno
positivo o felice.
Presente sempre nelle sue poesie.

IL PAESAGGIO
i paesaggi liguri soprattutto sono quelli che la fanno da padrona passando semplici mate e ambiente
riconoscibile dove noi lettori possiamo ritrovarci, ambiente in cui li si cala per raccontarci delle cose
che NON sono verità assolute “io sono sempre lì come voi alla ricerca di una verità della
conoscenza, della verità della vita, dell’anello mancante che mi porterebbe a capire il perché della
vita, dell’esistenza, non posso ergermi a poeta vate per voi, non sono in grado”.

Montale e Ungaretti si pongono in modo diverso all’interno dello stesso contesto storico.

Ebbe due amori, Drusilla Tanzi (fu la sua compagna di vita fino alla morte), Irma Brandeis (non fu sua
moglie)
STILE
≠ da Ungaretti.
montale usa una lingua più carica alterna lessico aurico con termini di uso comune perché tutte le
parole possono essere usate nel giusto modo per trasmettere diverse emozioni.
crea parole nuove o Neologismi (per comunicare un messaggio). Ha uno stile vario e scrive poesie
strutturate (non mai con la rima spasmodica). Dice cose nuove originali, diverse che rappresentano il
suo male di vivere.

ANEDDOTO 1
Montale è sempre stato un uomo molto schivo, ed era solito uscire di casa e andare in un parco
tranquillo e molto spesso si portava dietro bigliettini o fazzoletti per scrivere, poi li metteva in tasca e
si dimenticava di aver scritto.

TESTI:

MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO


Concetto della riflessione che troviamo in altre poesia, con la definizione del pomeriggio del
paesaggio ligure.
In questo pomeriggio d'estate secondo montale, quando l'arsura è ai massimi livelli, puoi riflettere sul
senso della vita e si cerca di darsi una risposta, cerco di capire se riesco ad arrivare alla verità che
quando penso di averla raggiunta, mi sfugge.
Riflessione legata alle ore dove c'è più pace.

stare a vivere e trascorrere il pomeriggio (infinito per estendere concetto)


muro caldo, in estate, fatto di pietra
e ascolto i suoni tipici della natura estiva

e mentre ascolto questi suoni osservo le formiche che camminano


interrompono cammino lineare poi lo riprendono

immergendomi nella natura osservo il mare agitato

sole che mi abbaglia e mentre guardo la natura e rifletto mi rendo conto


che la vita non ha un senso, come se ho un muro davanti, provo a
superarlo (per arrivare alla verità) ma non riesco e non riuscirò mai ad
arrivare al senso della vita.

triste meraviglia ossimoro

C'è una riflessione che più passo il tempo a guardare la natura più mi inasprisco, si inizia a perdere
contatto della realtà perché non ne capiamo il senso, ci sembra estranea, queste scene si portano a
ragionare sul senso della vita.
Prima parte, da la sensazione di tranquillità
Da subito noi capiamo che è estate
Importante l'uso delle parole e sul significato della poesia.
Parsole semplici e di uso comune ma hanno un suono duro, si crea discrepanza con tranquillità del
paesaggio.
NON CHIEDERCI LA PAROLA (analisi da internet)

Non chiederci la parola, celebre poesia della raccolta Ossi di Seppia che apre la sezione omonima,
fu composta da Eugenio Montale il 10 luglio 1923.

Si tratta di tre quartine, con le prime due strofe a


rima incrociata (ABBA) e la terza a rima alternata; ai
versi 6 e 7 è presente una rima ipermetra (cioè con
una sillaba in più) tra "amico" (parola piana) e
"canicola" (parola sdrucciola). La posizione che il
componimento occupa all'interno della raccolta e,
soprattutto, il suo contenuto lo rendono una
dichiarazione di intenti: un vero e proprio "manifesto
poetico".

Sin dall'esordio, infatti, con il plurale negativo "Non


chiederci", si avverte un'aria di solennità; lo stesso
uso del "noi" è insolito per Montale, che in genere
esprime l'Io poetico alla prima persona singolare e
tende ad evitare l'elemento fortemente soggettivo.

Come si capirà nel seguito della poesia, il plurale


vuole fare riferimento alla generazione di poeti a cui lo stesso autore appartiene, verso cui non si
può nutrire l'aspettativa di una parola che restituisca una verità oggettiva in modo netto e solenne:
"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato | l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco | lo
dichiari e risplenda come un croco | perduto in mezzo a un polveroso prato".

Questa generazione non coglie tutto del proprio animo e, dunque, non riesce nemmeno ad
esprimerlo: tale impossibilità comunicativa corrisponde al mondo esterno, visto come isolato e
distante dalla propria interiorità. Non si tratta di una visione del mondo totalmente nichilista, ma
delimita piuttosto quali aspetti della realtà è in grado di esprimere il poeta, considerato che essa - dal
punto di vista da cui egli si trova - non è esprimibile linguisticamente.
Spesso il male di vivere ho incontrato

In questa poesia troviamo ribadito il concetto del male di vivere, vediamo immagini familiari.
Male di vivere il fatto di sentirsi indifeso in una realtà che non riesce a spiegarsi, male di vivere nasce
dall’esistenza stessa, non riesce a capire il fine ultimo della vita.
È breve perché Montale non ha bisogno di molte parole per esprimere questo concetto.

Nella prima strofa molto suoni duri.


Presente anafora “era...era”
Cambia il verbo. Racconta i modi far rappresenta il male di vivere, non sono negli uomini.
Rivo= personificazione
Rivo strozzato rappresenta il male di vivere, ruscello dove l’acqua non riesce a passare.
Incartocciarsi della foglia riarsa (ovvero secca, piegata su se stessa,) a rappresentare il male della
vita.

L’incartocciarsi è un neologismo, cambia il verbo, ACCARTOCCIARE (lega incartare e accartocciare),


serve per rendere più intensa l’immagine.
Era il cavallo stramazzato, stramazzato si intende un cavallo caduto per terra, affaticato non morto.

INCARTOCCIARSI DELLA FOGLIA RIARSA —>enjambement

Seconda strofa:
Montale dice, io non so niente al di là di quel prodigio che forse posso intravedere che dischiude
l’indifferenza divina. A volte ho avuto l’impressione di riuscire a capire il senso delle cose. Fuori da
quell’attimo in cui io penso di aver colto la verità delle cose, non so molto altro. So solo che c’è
indifferenza totale da parte della natura e tutto ciò che ci circonda, so solo dirvi che il male di vivere
lo troviamo anche nella statua che sta lì in piedi nella sonnolenza del merigio.

Divina indifferenza NON È DIO


Statua che sta immobile nel pomeriggio, anche lei rappresenta il male di vivere, statua ferma e la
società si continua a muovere.
Anche la nuova e il falco alto levato rappresenta il male di vivere.

Perché? falco rappresenta male di vivere perché nemmeno lui ha capito senso della sua vita perché
sta volando in alto cercando prede ma di pomeriggio prede assenti. Sicuramente c’entra la solitudine
che non è determinata da una tua chiusura ma anche
dal fatto di non sentirsi affiancato da nessuno.
Solitudine del falco è male di vivere perché mi sento l’unico che cerca la verità delle cose mentre gli
altri sembrano tutti aver capito dove stanno andando.
FORSE UN MATTINO ANDANDO

Prima strofa: Mattinata fredda, freddo rappresenta il


male di vivere, una situazione di disagio, Forse un
giorno girandomi (ritornando sui miei passi) potrebbe
trovare la verità delle cose. Dietro di se voltandosi
non vede nulla, poiché la verità che lui sta cercando
dietro di sé non esiste. Si rende conto che tutto ciò
che vede è finzione che la realtà della vita è il nulla
assoluto.
La vita non ha molto senso. Ma Comunque
dobbiamo continuare a ritrovare il senso della vita.

E come un ubriaco cerca di capire cosa sta succedendo e mi giro e non vedo più nulla, per l’inganno
consueto (vedo tutto ma è tutto un imbroglio perché non ne capisco il senso) .
E sarà troppo tardi e la terrò per me, lascio gli altri con l’idea di vivere una vita con un senso.

POESIE DELLE OCCASIONI


Nasce dall’approcciarsi di montale agli artisti del passato specialmente dante e lo stilnovo. Montale
però non vede la donna come un angelo ma la vede come un mezzo che lo avvicina alla verità, gli dà
serenità e tranquillità. Oltre all’avvicinarsi della letteratura italiana, si avvicina anche ai poeti
statunitensi.

Temi
-rapporto con la donna (che cambia sempre)
-donna che lo aiuta a capire la vita stessa

NON RECIDERE
Apostrofe o forbice.
Forbice della memoria che taglia le cose che sono importanti,
lui dice non tagliare quel volto, non togliere dalla mia testa quel
volto, l’unico che rimane nella mia testa quando la memoria si
svuota (personificazione). Non fare la nebbia del suo viso che
mi rimane impresso sopratutto di quando era partecipe della
mia vita, di quando me lo ricordo attento e partecipe.

Concetto del tempo che passa e che porta via molte cose, tempo tiranno perché ci impone delle
scelte, dobbiamo eliminare cose che non ci servono lasciando solo ciò che ci serve.

Il freddo che cala nella mia mente, taglia senza pietà i ricordi e l’ascia che taglia i ricordi è come
l’ascia che taglia sul ramo eliminando tutto ciò che c’è nel ramo.
Usa il termine ferito per darci un idea che quando noi facciamo una selezione dei nostri ricordi non è
mai una scelta fatta senza dolore.
LA CASA DEI DOGANIERI
Si concentra sul tempo che fa dimenticare, rivolta ad una donna con la quale si sono lasciati.

Tu donna sicuramente non ti ricordi la casa in cui ci incontravamo, la casa dei doganieri,
quella in cui quando sei entrata per la prima volta assieme a te è entrato l’insieme dei tuoi
pensieri volatili .

La casa dei doganieri è sempre lì ma è sferzata dalle intemperie, e quello che io avevo
previsto per la mia vita non torna
La casa dei doganieri è sempre lì ma è sferzata dalle intemperie, e quello che io avevo
previsto per la mia vita non torna

Ancora io mi ricordo di te (tengo un capo di quel filo, filo della tua vita, riferimento alla
mitologia classica) ma il ricordo si allontana dalla sua memoria e il tempo continua a
scorrere.
Tengo una parte del filo ma tu resti sola (senza di me) lei sta perdendo il ricordo di lui e qui
tu non respiri più, non ci sei più (nei ricordi) lui continua a ricordarla ma lei è lontana

E io guardo l'orizzonte dove ho una visione che non mi da sollievo (petroliera). Con "il
varco" intende la via della verità, ritorna ancora lo stesso pensiero ma tu non ricordi la mia
casa e io non so più chi va via dalla mia vita e chi va e chi resta, è smarrito non sa dove
andare, tu nella mia vita sei stata un faro ma poi sei andata via e io mi chiedo da solo
quale sia il senso della vita

HO SCESO DANDOTI IL BRACCIO


Poesia dedicata alla moglie, dove esprimeva il suo amore per lei, lei una donna con una vita propria,
era una grande giornalista, non vedeva nella moglie una figura secondaria o subalterna a lui, quando
lei morirà lui sarà devastato. Ci mette un po’ di tempo a “digerire” la situazione.

Iperbole dell’ho sceso 1 milione di scale, indica che ho percorso


insieme a te un grande tratto della mia vita.

E ora mi pesa fare anche solo un gradino senza di te, ogni


gradino che io faccio senza di te è il vuoto. Non ha senso
scendere i gradini senza di lei. La mia vita senza di te non ha
senso.

Ossimoro “viaggio lungo breve” abbiamo vissuto tanti anni


assieme ma per me sono sembrati pochi, volevo passare tutta la
vita con te.

Il mio viaggio è ancora in corso e non ho più bisogno di treni, di


viaggi, gli inconvenienti, tutte queste cose fatte da solo non mi
dicono niente, avevano un senso solo perché le facevamo assieme, perché c’eri tu con me e visto che tu non
ci sei posso fare a meno di credere che la realtà è quello che vediamo.

Nella seconda strofa Posto pone le parole, e da 1 milione si passa a milioni (iperbole nell’iperbole) e non
perché così uno aiutata va l’altro a vedere il cammino, non eravamo dei sostegni, con te le ho scese perché
sapevo che di noi due le sole pupille (seppur offuscate dalla vecchiaia) erano le tue, io da solo non vedo la
strada, non sono niente e non vedo niente.
I LIMONI

Montale per l’ennesima volta sottolinea la sua volontà di non essere un poeta vate.
Un’altra cosa interessante de “i limoni” è il vocabolario utilizzato da Montale, il lessico semplice,
immediato, facilmente comprensibile.

La poesia ha un andamento circolare, la prima strofa è una


dichiarazione molto precisa da parte di Montale in cui
addirittura c’è l’apostrofe forte attraverso l’imperativo al
pubblico con quel ascoltami, ascoltami cioè fai attenzione
perché se ti devo dire delle cose importanti. i poeti laureati si
muovono tra parole al dissonanti, qua chiaro il riferimento in
particolare a D’Annunzio, un riferimento critico che si
muoveva appunto tra boschi.

Questo riferimento riconoscibile soprattutto a D’Annunzio ma


anche a Carducci, i poeti laureati non perché hanno preso la
laurea in materie letterarie o in lettere antiche ma perché
hanno la corona d’oro che rappresenta il più alto
riconoscimento dovuto ai poeti già dai tempi di Dante.

E poi ti laureati si muovono solo tra le piante dai nomi poco


usati ovvero quei nomi che la gente comune non conosce
perché sono un po’ difficili. Non si parla di albero del limone
o di frutti che ti conoscono. Usano nelle loro poesie solo
termini difficili.

Io come poeta non mi ritengo un poeta illustre, un poeta


eccelso amo le strade di campagna, dove ancora i ragazzi e
le persone possono vivere con serenità, possono vivere in
tranquillità e addirittura a giocare giocare con la natura,
nella natura con la natura, un rapporto ancora molto visibile,
un rapporto ancora dell’uomo con se stesso e con il mondo
che lo circonda semplice non complesso.

Già in questa strofa si trovano dei termini che sono appunto


significanti e molto importanti e fungono da correlativo
oggettivo, ci sono delle parole come per esempio :
-erbosi fossi
-qualche sparuta anguilla
-viuzze che seguono i ciglioni.

Che già indicano a un significato diverso, indicano la


semplicità della vita, la vita facile, la vita non complicata, la vita
ancora ha misura d’uomo, la vita fatta dalle piccole cose, delle
piccole cose e non per forza cose banali o inutili.
Viuzza che seguono i ciglioni sono quei passaggi che seguono il
mare.
In quello scorcio di natura si piantavano gli alberi di limoni.

Gli alberi di limoni diventano subito il nostro punto di riferimento. Utilizziamo parole parole molto
semplici e trasmettere molto al lettore farlo immaginare ciò che non conta e farlo produrre alla
espressione.

Montare successivamente delle altre immagini già una riflessione, per Montale, il poeta deve capire
il suo senso della vita.

Montale arriva alla riflessione che naturalmente è naturalmente un punto di svolta nella poesia.

Forse ho capito che cosa manca e sono vicino ad arrivare al senso delle cose ma questo senso mi
sfugge.

nella seconda strofa dice meglio quando gli uccelli non fanno rumore perché io in quel momento mi
godo ancora di più la natura, il cielo, il panorama e ho anche il tempo di riflettere, perché i rumori
esterni mi possono distrarre.

Quando gli uccelli stanno in silenzio si sente dell’aria fiorami che mi induce alla [Link] questo
momento siamo calati in quella natura in quello paesaggio e capiamo le sensazioni del poeta, che ci
sta descrivendo immagini della natura che noi conosciamo, che ci sono familiare.

E i sensi si lasciano trasportare dal profumo dei limoni.

in questo momento stiamo entrando nei tuoi passaggio che è legato all’inconscio che ormai ha
assunto una sua dignità, l’inconscio ovvero ciò che è molto spesso è ignoto anche a noi.

molto spesso le sensazioni positive sono suscitate da un profumo specifico, come quello dei limoni.

Usa metafore in modo immediato (piove nel mio petto dolcezza inquieta, ossimoro) la dolcezza è
inquieta perché io ho proprio una sensazione di pace più tranquillità ma non è una pace completa, è
data solo dal profumo che sento che mi ricorda una cosa felice e mi suscita sensazioni felice ma che
non sono completamente positive perché comunque nel mio animo c’è sempre il turbamento (non
capire a pieno senso della vita).

attraverso immagini abbastanza facili Montale ci propone una sensazione che ci può suscitare la
serena allenamento ma che non rappresenta la pace assunta.

Qua mi posso sentire al sicuro, qua la guerra non arriva, in questa campagna dove io ricordo non c’è
la guerra. Guerra alla fine del verso per sottolineare l’importanza e per rendere ancora più evidente il
fatto che taccia (personificazione).

Qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza, vi è una forte antitesi, con noi poveri
intende noi poveri con tante sfaccettature. Possiamo avere la nostra ricchezza. Ed è l’odore dei
limoni.è una ricchezza perché mi suscita quelle sensazioni che mi rendono felice.

Vedi, il poeta si rivolge al lettore.


In questi silenzi in cui la cosa è si abbandonano e sembrano riuscire a cogliere la verità, le cose mi
sembrano più vicine e la verità sembra quasi [Link] ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di
natura. lo sbaglio che la natura ha fatto è la chiave che ci può dare alla verità delle cose. è proprio
quel momento dove il poeta ci può arrivare alla verità, attraverso uno sbaglio della natura, il punto
morto della natura.l’innesto, quello che dà vitale cose.

lo sguardo fruga intorno la mente indaga, lo sguardo è perso nella natura quasi a cercare la verità. lo
sguardo si muove e invece la mente indaga corda e disunisce, c’è un enumerazione che va
crescendo perché in quel momento è che l’uomo è il poeta sono più vicini alla vita e alla verità.

inebriato dal profumo dei limoni nelle ore del pomeriggio quelle ore in cui più ci si compone tra con la
[Link] quel silenzio si riesce a cogliere di più la verità delle cose e ogni parvenza umana sembra
divina, sembrano esseri umani stessi divini perché siamo così vicini alla verità da coglierla in
qualunque cosa ma comunque non si riesce ad arrivarci.

montale non usa moltissime figure retoriche ma in particolare modo ne usa una in modo quasi
insistito e l’ossimoro perché quella che lo aiuta di più a farci capire quanto è difficile la vita, quanto è
difficoltoso il percorso in cui l’uomo sembra di provare delle sensazioni e dei sentimenti ma questi
sentimenti a queste sensazioni sono subito disattese. L’ossimoro rappresenta l’incostanza della vita.

L’ultima strofa si chiude con l’illusione che svanisce, l’illusione di aver trovato la verità.
È la vita ci riporta nelle città dove il profumo dei limoni non si sente e vi è un clima completamente
differente da quello che si può invece trovare nelle campagne, vi è frastuono e confusione e niente
che possa portare alla meditazione o alla riflessione.

Il tempo ci riporta nelle città dove il cielo non è visibile poiché è corrotto dalle costruzioni.

la pioggia stanca la terra, con l’utilizzo di questo verbo si riesce benissimo a dare l’idea, poiché in
città piove sempre, piove talmente tanto che la terra è stanca. Utilizza termini molto semplici per
creare immagini importanti, forti.

con la luce si fa vara si riferisce all’inverno dove le giornate sono più corte e spesso il sole non è
splendente nel cielo.

c’è una paronomasia in chiasmo perché la luce si fa avara amara l’anima. Anche correlativo
oggettivo, attraverso quell’immagine vediamo la relazione con sofferenza e male di vivere.

Con anima amara intende un’anima triste triste, cupa, sofferente.

Quando un giorno cupo vediamo da uno spiraglio degli alberi di limoni che ci riportano a quelle
sensazioni “felice”.

È il gelo che avevo nel cuore e si scioglie e dentro di me sento la felicità solo grazie aver visto
quell’albero di limoni.

L’unico vero momento felice è quando lui è al riparo da un ambiente che non lo faceva sentire
accolto.

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