Esame Diritto
Esame Diritto
Disciplina, scienza che studia le norme giuridiche; insieme di principi che forniscono ai
membri della comunità regole di comportamento per una ordinata convivenza; pretesa,
tutelata dalla legge, che un cittadino può legittimamente vantare di fronte alla comunità.
Ordinamento giuridico è il corpus normativo posto alla base di una comunità, società, di uno Stato.
È inteso come l’insieme delle norme dettate per la regolamentazione dei diritti, dei doveri, delle
condotte e degli interessi riconducibili ai singoli.
NORMA GIURIDICA E AGIURIDICA, esempi. La norma agiuridica consiste in una regola che
non trova radice in un atto di legge, che non è vincolante, non deve essere rispettata obbligatoriamente
e la sua trasgressione non viene sanzionata secondo le norme di legge (es. regola morale, religiosa, di
condotta); è una norma che la società sceglie liberamente di adottare come norma da rispettare ma
manca dei connotati tipici della norma giuridica. La norma giuridica invece è dettata dal principio
di sovranità, di legalità, deve essere coercitiva e vincolante e tutti sono obbligati a seguire in quanto
imposto dal legislatore; la legalità fa della regola una norma giuridica, una norma di diritto, cogente
per la collettività, la cui inosservanza viene sanzionata (es. non arrecare danno a nessuno). I connotati
delle norme giuridiche sono: 1) GENERALITÀ: la norma giuridica si rivolge ad una pluralità
indeterminata di destinatari; 2) ASTRATTEZZA: si riferisce a tutte le forme di comportamento che
trasgrediscono il divieto generale a cui fa riferimento; 3) FONTE: è concepita da un’autorità pubblica
autorizzata ad esercitare il potere legiferante; 4) CONTENUTO: può essere ad esempio un
attribuzione di un diritto, un divieto, regolamentazione di un conflitto, regolamentazione di una
procedura, etc.; 5) FINE: lo scopo per il quale il legislatore si pronuncia; 6) UNIVOCITÀ DEL FINE:
è la convivenza armoniosa delle norme nell’ordinamento giuridico, ossia la garanzia di una
convivenza equilibrata di tutti gli appartenenti alla collettività; 7) COERCITIVITÀ: nel momento in
cui la norma non dovesse essere rispettata si traduce in sanzione; 8) PREESISTENZA: rispetto alla
situazione giuridica che regola. Esiste prima che il fatto giuridicamente rilevante si realizzi; 9)
MODIFICABILITÀ e 10) DEROGABILITÀ: le norme giuridiche sono suscettibili di cambiamento.
Applicazione del diritto: Le norme del diritto spesso hanno la caratteristica di ASTRATTEZZA.
La fattispecie astratta si ha quando un fatto non è ancora accaduto ma è già previsto e regolato dal
diritto. La fattispecie concreta consiste in fatti che si sono già verificati nella realtà. Se si verifica un
fatto concreto che necessita di regolamenti bisogna prima verificare l’accaduto, poi valutare se sia
un fatto giuridicamente rilevante, confrontarlo con le fattispecie astratte, individuare la norma di
riferimento che più si avvicina alla fattispecie concreta e adattarla ad essa al fine di regolarla e
disciplinarla. L’interpretazione della legge è un procedimento logico deduttivo che consiste nella
“traduzione materiale” della legge nella realtà fattuale, in modo da applicare al meglio il diritto. I
soggetti chiamati ad interpretare la legge sono individuati nel nostro ordinamento e sono: giudici
ordinari, giudici costituzionali, giudici comunitari, legislatori comunitari e nazionali, funzionari
amministrativi, arbitri (ossia soggetti terzi che non sono togati e che non sono investiti del diritto
della funzione di derimere le controversie ma che vengono indicati come soggetti terzi a cui
rivolgersi per svolgere le sorti di una propria controversia) e tutti i soggetti investiti di un potere
interpretativo. Le norme del diritto si compongono di una fattispecie astratta e di una
fattispecie concreta. Definisci le differenze La fattispecie concreta è il caso reale cioè un fatto
o insieme di fatti che prendono vita nella realtà. Deve essere inquadrata nelle norme giuridiche per
essere regolata. La fattispecie astratta è l’ipotesi o la previsione di un fatto o insieme di fatti che
non si sono ancora verificati nella realtà ma che sono già regolati dalla legge
Cos’è un fatto giuridico? Se un fatto naturalistico è previsto nella fattispecie di una norma, esso
diventa giuridicamente rilevante ed è qualificabile come fatto giuridico
Qual’è il significato di ratio legis (criterio teleologico) L’interprete della norma deve leggere il
fine ultimo per cui la norma ha preso vita cioè capire cosa ha animato il legislatore nella redazione
della norma
FONTI DI DIRITTO Le norme giuridiche si distinguono anche in base alle fonti del diritto, che
sono atti o fatti giuridici da cui prendono origine le forme. Le fonti di diritto si distinguono in: fonti
di produzione, che includono gli atti o i fatti giuridicamente vincolanti e rilevanti. Gli atti sono il
prodotto volontario dell’esercizio del potere legislativo di cui sono investiti determinati soggetti,
mentre i fatti sono i comportamenti dettati dall’agire umano che assumono rilevanza giuridica; le
fonti di cognizione hanno la funzione di diffondere la conoscenza della norma giuridica o della
legge nella collettività. Le fonti del diritto, oggi, possono essere catalogate secondo la seguente
gerarchia: 1) fonti costituzionali; 2) fonti comunitarie 3) fonti primarie 4) fonti secondarie 5)
fonti terziarie. Scala gerarchica delle fonti del diritto 1) FONTI COSTITUZIONALI (Carta
Costituzionale e Leggi Costituzionali). La Carta Costituzionale è la legge fondamentale del nostro
Stato perché è volta a regolarne l’organizzazione ed il funzionamento. La Costituzione italiana è
una costituzione “rigida” dove i principi fondamentali (libertà e diritti inviolabili) sono
immodificabili ed inderogabili. Si possono apportare modifiche solo attraverso un’altra legge di pari
rango (un’altra legge costituzionale). Ci attribuisce i diritti inviolabili ed essenziali, i diritti della
personalità, alla salute, alla vita, al voto, tutti i diritti che non possono essere modificati. L’iter
aggravato si applica alle Leggi Costituzionali che devono essere emanate secondo un iter aggravato
o rafforzato, ossia più rigoroso rispetto a quello delle leggi ordinarie. Tali leggi costituzionali
toccano principi sensibili dunque devono essere regolamentate in maniera più rigorosa. Un esempio
di legge costituzionale che deve seguire in iter aggravato è la legge per istituire una nuova regione
italiana all’interno del nostro Stato. Perché la nostra costituzione viene prima di tutto? Perché
stabilisce i principi fondamentali, libertà e diritti inviolabili che sono immodificabili ed
inderogabili. La Costituzione è la nostra legge fondamentale che ci attribuisce i diritti inviolabili ed
essenziali, i diritti della personalità come quello alla salute, alla vita, al nome, al voto, che non
possono essere modificati. Entro quanto tempo vanno esercitati i diritti costituzionali
garantiti? Per tutta la vita. Perché la costituzione ha un primato rispetto alle norme europee?
Perché la costituzione tratta di principi fondamentali dei diritti inviolabili degli individui.
Cosa significa che le norme della Costituzione hanno portata programmatica? Tracciano
solo un programma che dovrà essere applicato tramite una disciplina più dettagliata. Per esempio
nell art. 32 della costituzione viene enunciato il diritto alla salute che trova manifestazione ed
espressione nel codice del consumo. Cosi come il diritto alla sicurezza dei prodotti alimentari viene
dettagliato con norme più specifiche e puntuali all’interno del codice civile
Cosa si intende per riserva di legge Si applica nei casi in cui la costituzione o altre leggi
prevedono che la disciplina di una materia sia riservata alla legge e che quindi non possa
intervenire a regolare tale materia una fonte secondaria. Riserva di legge costituzionale, ordinaria,
regionale
Differenza tra leggi di revisione costituzionale e leggi costituzionali Con le leggi di revisione
costituzionale il parlamento può modificare il testo della costituzione; con le leggi costituzionali
il parlamento integra la costituzione.
Cos’è la Costituzione (carta costituzionale) e quali sono i principi o diritti fondamentali Legge
fondamentale dello Stato Italiano adottata dall’ assemblea costituente nel 1948.
E’ rigida (iter aggravato), programmatica, compromissoria, lunga, votata, scritta, laica. Riconosce i
principi fondamentali, la libertà e diritti inviolabili che sono originari, essenziali, personali,
imprescrittibili, irrinunciabili, assoluti, intrasmissibili, non patrimoniali, ecc
2) FONTI COMUNITARIE Si suddividono in: - Trattati (ovvero accordi con cui tutti gli Stati
membri della comunità Europea scelgono di vincolarsi al rispetto di determinate norme concepite da
essa. Queste norme sono sottoscritte ed adottate dagli stati membri e da quel momento diventano in
vigore e obbligatori); - Regolamenti (sono provvedimenti di portata generale rivolti ad un numero
indeterminato di destinatari, ossia si rivolgono ai cittadini della comunità europea dal momento che
uno stato ne entra a far parte. In alcuni casi però si rivolgono a uno Stato membro specifico o anche
ad una determinata categoria di soggetti come ad esempio i lavoratori); - Direttive (sono atti della
Comunità Europea, concepite dal legislatore comunitario ma non si applicano direttamente in quanto
mancano del requisito di dettaglio, specificità e puntualità. Per essere attuate, vincolanti e applicabili
nel territorio di ogni singolo Stato membro, devono essere recepite e adottate dal legislatore
nazionale. Lo scopo delle direttive è quello di uniformare e armonizzare le legislazioni degli stati
membri, inoltre impone il raggiungimento di un determinato risultato. Fa in modo che le legislazioni
nazionali non siano divergenti tra loro. - Decisioni (sono atti di carattere amministrativo che sono
vincolanti in tutti i loro elementi e per tutti i destinatari a cui si rivolgono). Inoltre fanno parte delle
fonti comunitarie anche degli atti che NON hanno carattere VINCOLANTE come i Pareri (che
sono indicazioni espresse da parte degli Organi della Comunità Europea in merito all’andamento di
una particolare situazione che può interessare anche solo un singolo Stato membro) e le
Raccomandazioni (sono invece delle esortazioni con cui la Comunità Europea indirizza verso un
determinato risultato senza obbligare lo Stato membro o più Stati membri).
Qualora uno stato membro non dovesse recepire la direttiva europea, cosa succede? Stato
responsabile di inadempimento e ne risponde di fronte a tribunale di I grado e corte di giustizia
europea. Procedura di infrazione per l’Italia sui rimborsi ai passeggeri di viaggi cancellati a causa
del coronavirus. Regolamentazione UE sui diritti dei passeggeri prevede rimborsi in denaro per
cancellazione mentre legislazione italiana prevede solo voucher senza possibilità di scegliere tra
voucher e rimborso. Gerarchia non rispettata. (luglio 2020). Il recepimento tardivo delle direttive
europee da parte dei Paesi dell’UE rimane un problema persistente (secondo me le direttive
dovrebbero diventare vincolanti)
Differenze tra direttive e decisioni europee Le prime prefissano il risultato, non sono dettagliate,
non sono vincolanti ma devono essere recepite mentre le seconde sono atti di carattere
amministrativo, disciplinano situazioni concrete e sono atti vincolanti che non devono essere
recepiti
Differenze tra trattati, direttive e pareri Trattati vincolanti per tutti gli stati membri che li
sottoscrivono e sono la principale fonte comunitaria; non necessitano atto di recepimento. Sono il
fondamento dell’UE perché sono la base di tutte le azioni della UE. Le direttive si limitano a
prefissare il risultato al quale gli stati membri devono mirare e necessitano di essere recepite. I pareri
insieme alle raccomandazioni non sono giuridicamente vincolanti e tendono a rendere noto il punto
di vista comunitario in merito ad una questione o le loro posizioni anche con delle linee guida ma
non impongono nessun obbligo Esempio: parere sulle politiche per ripulire l’aria in Europa
Ricapitolando Fonti comunitarie vincolate e non Le fonti comunitarie di tipo VINCOLANTE sono:
trattati, regolamenti, direttive e decisioni. Le fonti comunitarie di tipo NON VINCOLANTE sono:
pareri e raccomandazioni.
Il rapporto tra sistema delle fonti di diritto comunitario e sistema delle fonti del diritto
interno Con l’entrata nella comunità europea, le fonti comunitarie sono state incardinate nella
gerarchia delle fonti ponendole al di sopra delle fonti primarie ma sottoposte alle fonti costituzionali
3) FONTI PRIMARIE DEL DIRITTO ITALIANO sono le leggi ordinarie emanate dal
Parlamento. Per creare una nuova legge ordinaria bisogna: 1) proporre la legge, questo può essere
fatto da: ogni membro del Parlamento, Governo della Repubblica, 50mila elettori che sottoscrivono
una petizione, Consiglio nazionale dell’economia e le Regioni. 2) la legge deve essere approvata
dal Parlamento e acquista effetto solo dopo essere stata emanata dal Presidente della Repubblica e
poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Il potere legislativo ce l’ha il Parlamento, il potere esecutivo
il Governo. In alcuni casi però, quando l’iter procedurale si scontra con la necessità e le urgenze di
una determinata situazione, il potere legislativo viene concesso al Governo che effettua gli ATTI
AVENTI FONZA DI LEGGE, ossia: i Decreti Legge, i Decreti Legislativi e i Regolamenti
Regionali.
Differenze tra fonti ordinarie e atti aventi forza di legge Le ordinarie sono prodotte dal
parlamento attraverso un iter più lungo e complesso; si occupano di materie coperte da riserva di
legge ordinaria. Gli atti sono tre, sono prodotti dal governo nei casi di necessita e urgenza,
seguono un iter formativo più snello e celere; non toccano materie coperte da riserva di legge. Dei
tre, i decreti legge sono quelli limitati nel tempo.
Cosa sono gli atti aventi forza di legge, da chi vengono adottati e per quali materie
Fonti di pari rango delle leggi ordinarie, si distinguono in decreti legge, decreti legislativi e
regolamenti regionali. Non possono toccare materie coperte da riserva di legge costituzionale e
ordinaria ma materie residue. Vengono adottate da organi esecutivi nelle situazioni di urgenza e
seguono un iter meno complesso.
Quali sono le leggi al pari di quelle ordinarie Gli atti aventi forza di legge
Differenza tra leggi ordinarie e leggi costituzionali Iter aggravato per le leggi costituzionali
(sovraordinate) cioè sono emanate con un iter più rigoroso rispetto alle leggi ordinarie
(sottordinate)
Cosa si intende per principio imprescrittibile? Diritto inviolabile della costituzione che non si
estingue nonostante il trascorrere del tempo
Che cosa significa che i diritti non possono essere trasmessi ma sono non patrimoniali?
I diritti patrimoniali hanno un contenuto economicamente valutabile come la proprietà, mentre ai
diritti non patrimoniali non è possibile attribuire un immediato contenuto economico anche se la
loro violazione può produrre un danno economicamente quantificabile. I diritti patrimoniali sono
trasmissibili (cedendoli a terzi) mentre i non patrimoniali non lo sono.
Un diritto fondamentale puo essere trasferito mediante donazione agli eredi? C’è un termine
di tempo entro il quale devo esercitarlo? I diritti fondamentali sono inalienabili e non
trasferibili
Caso in cui il giudice riscontra mancata rispondenza delle norme interne rispetto alle norme
di rango comunitario Se nell’esercizio delle sue funzioni riscontri mancata rispondenza tra esse,
è tenuto a disapplicare le prime in favore delle seconde.
Cos’è la consuetudine Fonte terziaria antica, non scritta, non emanata da potere pubblico, per
avere rilevanza giuridica: deve essere pubblicata nelle fonti di cognizione, deve essere accettata
da un gruppo sociale che la riconosce come un atto reiterato e che si tratti di una condotta che
adempie ad un obbligo. Generalmente si estende a materie non oggetto di regolamentazione da
parte di norme superiori. Esempio: raccolte degli usi e consuetudini provinciali curate dalle camere
di commercio.
Spiegare il significato attribuito alle consuetudini contra legem, secundum legem, praeter
legem. Secundum legem quando richiamano fonti sovraordinate, praeter legem quando regolano
materie non disciplinate da fonti scritte, contra legem se contrarie alle fonti scritte
Pretesa legislativa delle Regioni Per le specifiche materie regionali la costituzione prevede la
“riserva di legge regionale” per cui i regolamenti regionali assumono portata di una legge
ordinaria
Differenza tra decreto legge e consuetudine Il decreto legge è una fonte primaria del diritto
italiano, adottato dall’esecutivo in casi di straordinari necessità e urgenza, sono efficaci solo per
60gg a meno che non vengano convertiti in legge. La consuetudine è una delle fonti terziarie del
diritto, antica, non emanata da potere pubblico.
Differenze tra fonti secondarie e terziarie Inferiori alle fonti primarie. Le secondarie sono
regolamenti amministrativi (di rango inferiore alla legge) adottati non dal parlamento ma dall’
esecutivo e dagli enti pubblici territoriali (es. antitrust, province, comuni). Adottati previa
deliberazione del consiglio dei ministri sentito parere del consiglio di stato, sottoposti a visto della
corte dei conti e pubblicati in gazzetta. Sono detti esecutivi mentre gli indipendenti disciplinano
materie non regolate dalla legge. Le terziarie sono antiche, non sono scritte, non sono emanate da
potere pubblico, sono consolidate nel tempo e acquistano rilevanza giuridica se esiste gruppo
sociale che le riconosce, se c’è reiterazione continua, se si ha convinzione che sia una condotta
doverosa (opinio iuris), se sono pubblicate nelle fonti di cognizione.
Cosa si intende per “danni giusti” (bilanciamento degli interessi contrapposti alla luce di un
ordine di priorità) Negli interessi tra privato e Stato la priorità è dello Stato che fa valere la sua
sovranità per esempio con un atto di espropriazione per pubblica utilità
Danni ingiusti (neminem ledere) Danno ingiusto arrecato a terzi; non bisogna ledere il diritto
altrui
Direttive e decisioni self executing Sono sufficientemente dettagliate da non dover essere
recepite con atto di nazionalizzazione. Es. Direttiva Bolkestein
ANTINOMIE, cosa sono e come si risolvono? Talvolta le norme entrano in conflitto, Le
antinomie sono dei conflitti tra le fonti del diritto che quindi assumono un significato e una portata
incompatibile tra di loro. Nel nostro ordinamento, per la presenza di questa pluralità di fonti di
normazione è possibile che si riscontrino le antinomie quindi è stato necessariamente individuato un
sistema preordinato, ossia un ordine gerarchico che permettesse di scandire la prevalenza di talune
fonti rispetto alle altre. I criteri di prevalenza indicati nell’ambito del nostro ordinamento sono: 1)
criterio gerarchico; 2) criterio di specialità; 3) criterio cronologico. Vi è inoltre una priorità
nell’applicare questi tre criteri: il criterio gerarchico prevale sugli altri, quello di specialità prevale
sul cronologico. Il criterio gerarchico è il criterio secondo il quale la norma di rango superiore è
quella prevalente e da applicare prevalentemente nel caso di antinomie. L’ordine dei ranghi è: la
carta costituzionale e le leggi costituzionali > norme di matrice comunitaria > leggi ordinarie e
gli atti aventi forza di legge > regolamenti > consuetudini. Il criterio di specialità è il criterio
attraverso il quale è possibile risolvere un’antinomia fra più norme che regolano la medesima
materia e che possano essere individuate come fonti di pari rango (nel caso di rango differente vale
infatti il criterio gerarchico). In caso di antinomia tra queste norme si ritiene applicabile solo la
legge più puntuale e specifica ovvero quella con la quale il legislatore è intervenuto più
dettagliatamente e concretamente per regolamentare quella data materia. Il criterio cronologico si
applica solo quando non è possibile applicare gli altri due. Questo criterio si basa sul fatto che viene
applicata la legge che viene emanata più recentemente.
Quando viene applicato il criterio gerarchico? È il criterio prevalente e si applica se c’è un ipotesi
di conflitto tra norme di rango differente di conseguenza prevarrà la norma di rango superiore.
Esempio: se un regolamento entra in conflitto con una legge ordinaria o decreto legge, prevalgono
queste ultime.
Cosa significa lex speciali deroga lex generali? Criterio di specialità si applica in caso di
antinomie o conflitti o sovrapposizioni di norme che regolano la stessa materia.
La normativa nazionale speciale in materia di sicurezza alimentare trova applicazione prioritaria
rispetto alla normativa di rango generale del codice del consumo.
Differenza tra criterio di specialità e criterio cronologico Il criterio cronologico si applica per
conflitti fra norme di pari rango dove la legge posteriore abroga quella precedente o per
abrogazione espressa o per incompatibilità o perché la nuova regola l’intera materia.
Il criterio di specialità consente alla legge più specifica di derogare la più generale (che
comunque non perde efficacia) anche se quest’ultima è successiva, risolvendo l antinomia fra
norme che regolano la stessa materia
ABROGAZIONE E DEROGAZIONE Una volta abrogata una norma non può avere più efficacia
e non è più in vigore, non è retroattiva. Una norma derogata invece non perde la sua efficacia ma
viene solo limitato il suo campo di applicazione. Esistono vari tipi di abrogazione: ABROGAZIONE
ESPRESSA (avviene tramite una nuova legge che comunica in maniera chiara l’abrogazione di una
norma precedente); ABROGAZIONE TACITA (avviene tramite l’emanazione di una nuova legge
che è in contrasto con un’altra già in vigore e quindi la legge precedente smetterà di avere efficacia);
ABROGAZIONE PER REFERENDUM (ovvero una norma viene abrogata su richiesta di un
referendum di almeno 500mila elettori o di 5 consigli regionali); ABROGAZIONE PER CAUSE
INTRINSECHE (è un tipo di abrogazione legata all’atto normativo che tocca le norme eccezionali
concepite per fronteggiare casi di necessità ed urgenza che nel momento in cui vengono meno i motivi
per i quali erano state emanate vengono automaticamente abrogate); ABROGAZIONE PER
ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE (si ha quando una norma di rango inferiore sia
incompatibile con uno dei principi contenuti nella Costituzione e quindi quella tal norma viene
abrogata dalla Corte Costituzionale).
Che caratteristiche ha una norma derogata e di una norma abrogata Resta in vigore per la
generalità dei casi la norma derogata, perde effetti giuridici la norma abrogata.
Fai un esempio di abrogazione L’abrogazione espressa delle norme del codice civile da parte del
codice del consumo con formazione di un unico corpus normativo
Cosa si intende per sussunzione? L’interprete delle leggi verifica la corrispondenza del caso
concreto con la previsione generica (fa un confronto)
Interpretazione delle norme e gli interpreti L’interpretazione giuridica è regolata dall’art.12 delle
preleggi. Giudici, legislatori, funzionari, arbitri, soggetti dal potere interpretativo devono seguire dei
canoni interpretativi-ermeneutici
Interpretare una norma attraverso:
-un’analisi letterale leggendolo con le lenti del diritto,
-capire la ratio legis cioè lo scopo per cui essa ha preso vita,
-interpretare la connessione tra le parole,
-fare un indagine a compasso allargato cogliendo correlazioni con altre norme,
-valutare la norma nell’attuale contesto storico-socio-politico-economico.,
-individuare norme parallele , analoghe che più si attagliano al caso concreto per colmare le
eventuali lacune normative.
Differenza tra annullabilità e nullità nel diritto (esempio del criterio letterale) Nella vita
comune hanno lo stesso significato mentre nel diritto ha un significato letteralmente differente. La
nullità del contratto è un vizio grave che si verifica subito ed è indipendente dal lavoro
interpretativo del giudice che non fa altro che accertare un fatto già realizzato, l’annullabilità
ricorre per vizi meno gravi e scatta se un soggetto ricorre al giudice e chiede di annullare il vincolo.
Quali sono le lenti attraverso le quali il legislatore deve leggere le norme del diritto? (criteri
ermeneutici) Procedimento logico-deduttivo messo in atto da un interprete del diritto (giudice
ordinario, giudice costituzionale, giudice comunitario, arbitro, legislatore comunitario o nazionale,
funzionari amministrativi). I canoni interpretativi sono scanditi dall’art. 12 delle preleggi:
+ Criterio letterale: analisi del dato letterale per comprendere il significato giuridico di un testo
normativo
+ Criterio logico: legato alla connessione tra le parole che si avvicendano all’interno della legge
+ Criterio sistematico: analisi della norma attraverso una indagine a compasso allargato che
includa la norma nell’intero sistema giuridico
+ Criterio teleologico: indagine del fine che ha animato il legislatore nella redazione della norma
“ratio legis”
+ Criterio storico: valutazione della norma in ragione del contesto storico-socio-politico-
economico, consente una lettura aggiornata
+ Criterio analogico: in caso di assenza di una norma ad hoc verificare l’esistenza di norme
analoghe per regolare casi simili e materie affini
Cosa si intende per criterio analogico e a quali norme può essere applicato? Se è assente
una norma ad hoc concepita per la fattispecie concreta oggetto della sua analisi, l’interprete
verifica se esistono norme analoghe. Cioè deve colmare la lacuna normativa individuando quelle
più vicine e rileggendole con le lenti dei criteri ermeneutici.
DIRITTO PUBBLICO regola l’organizzazione interna dello Stato e degli enti pubblici, stabilisce le
attribuzioni dei poteri di azione nei confronti dei privati e disciplina le modalità attraverso le quali
questi poteri possono essere esercitati. Si suddivide in: diritto costituzionale, diritto amministrativo,
diritto penale, diritto processuale civile e diritto processuale penale.
DIRITTO DEI CONSUMI: Diritto dei consumi è una branca del diritto privato. Soggetti nel
rapporto di consumo. I soggetti nel rapporto di consumo sono il consumatore e il professionista. Il
consumatore si divide in consumatore generale (è l’utilizzatore finale del bene o del servizio. È una
persona fisica che agisce per soddisfare le esigenze proprie e della propria famiglia. È il soggetto
debole, posto in una situazione di svantaggio rispetto al professionista e necessita di tutela),
consumatore medio (è un soggetto mediamente informato, mediamente avveduto (attento) e
acritico. Dunque è un soggetto in grado di prendere decisioni ponderate e che ha la perfetta
percezione di quanto sta compiendo. È informato, attento e cauto e ciò implica che egli sia in grado
di non essere disorientato da eventuali pratiche commerciali sleali che emergono nel mercato. Il
consumatore medio si divide in: consumatore medio specializzato che è la persona fisica attenta a
vigilare ogni singola caratteristica del prodotto oggetto del suo acquisto, è il soggetto che verifica la
qualità del bene. Non è un acquirente di un bene dal prezzo contenuto e di consumo istantaneo o
quotidiano ma l’acquirente di un bene costoso che compra una tantum; e consumatore medio non
specializzato che invece è una persona fisica che possiede una discreta capacità cognitiva e un
discreto bagaglio di informazioni, ma non effettua una scelta ponderata sulle caratteristiche del
prodotto di largo consumo che acquista, perché è maggiormente rivolto a verificarne la
convenienza. È una persona che acquista e consuma un bene di largo consumo, come ad esempio:
beni alimentari, prodotti per la casa, etc. Fa più che altro molta attenzione al prezzo, più che alla
qualità e consumatore vulnerabile è la persona fisica che è particolarmente esposta a rischio, più
del consumatore medio, è suscettibile di cadere in errore in quanto è una facile vittima di potenziali
raggiri. Le ragioni che lo espongono a questi rischi e raggiri sono: un’infermità mentale e/o fisica,
l’età e l’ingenuità perché minore, perché troppo anziano o semplicemente per indole. L’articolo 428
del Codice civile è una norma che prevede l’annullamento del contratto stipulato dal soggetto
incapace di intendere e di volere, quando dimostrato che la controparte contrattuale ha approfittato
in malafede della sua incapacità). Il professionista rappresenta la figura forte del rapporto
contrattuale, che gode di una posizione di vantaggio data sia dall’asimmetria informativa che dallo
squilibrio contrattuale, di una posizione dominante all’interno del rapporto. All’interno delle
dinamiche di mercato però ci sono delle situazioni in cui il professionista veste i panni del soggetto
debole in particolare nel rapporto Business to Business. In questo caso sono coinvolti due
professionisti che stipulano un contratto, entrambi mentre esercitano la loro attività lavorativa.
Anche in questo caso ci sarà un soggetto contrattuale più forte e uno più debole (es. agente di
commercio che va ad acquistare un automobile per poter esercitare il proprio lavoro). I
professionisti possono essere: persone fisiche, persone giuridiche come ad esempio società, imprese
telefoniche, produttori d’auto, etc.
Parlami delle diverse figure di consumatore. Consumatore generale, medio, medio specializzato,
medio non specializzato, vulnerabile, consumatore di prodotti agroalimentari
Due tipi di consumatore individuati dalla legislazione Comunitaria (Direttiva 2005/29/CE) e quella
italiana sono il consumatore medio e il consumatore vulnerabile. Il consumatore medio è una figura
di matrice comunitaria, è un soggetto mediamente informato, avveduto ed acritico; è usato come
parametro per valutare la slealtà delle pratiche commerciali. Nell’ordinamento Italiano abbiamo il
consumatore medio specializzato e il consumatore medio non specializzato. Il consumatore
specializzato acquista beni importanti, vaglia ogni caratteristica, verifica la qualità, possiede un alto
grado di specializzazione, è informato e avvezzo alla ricerca di informazioni, non subisce
passivamente la pressione commerciale. Il consumatore medio non specializzato invece, malgrado
disponga di adeguate capacità cognitive e bagaglio di informazioni, è indirizzato all’acquisto di beni
di largo consumo ed è portato a focalizzarsi più sulla loro convenienza rispetto alla qualità. Il suo
livello di attenzione all’acquisto è direttamente proporzionale al prezzo del bene. Il consumatore
vulnerabile è una persona fisica che è particolarmente esposta a rischio e in grado di cadere
facilmente in errore.
Come la CE tutela il consumatore vulnerabile (tutele rafforzate) Con la risoluzione del 2012 si
mira a rafforzare le tutele dei diritti di queste fasce deboli di consumatori. Questo si raggiunge anche
attraverso l’attribuzione di maggiore importanza alle campagne di informazione e pubblicità (che
veicolino i giusti messaggi) rivolte a queste fasce deboli. Norme più rigorose su pubblicità aggressive
in tv e su internet. Sono state accolte con favore iniziative di autoregolamentazione e dei codici di
condotta promossi dalle imprese per limitare l’esposizione di bambini alla pubblicità di prodotti
alimentari. Esempi di tutele per i consumatori minori:
- Limitazione importazione prodotti e alimenti che non rispondano a standard di sicurezza minimi -
Restrizioni commercio farmaci destinati al consumo di minori
Qual è la funzione principale cui assolve il diritto dei consumi? Ristabilire la proporzionalità
tra la posizione del consumatore e quella del professionista, annullando lo squilibrio contrattuale,
l’alterazione del rapporto dovuta anche alla asimmetria informativa
Nello specifico studio del diritto dei consumi, cosa disciplinano rispettivamente il diritto
costituzionale ed il diritto civile Il diritto dei consumi viene inquadrato nel diritto costituzionale
che è la radice del diritto alla salute, alla sicurezza alimentare e alla qualità dei prodotti e nel diritto
civile che disciplina la figura del consumatore, quella del professionista, le tutele verso l’uno e gli
obblighi dell’altro.
La figura del consumatore generale. -Persona fisica che non agisce nell’interesse di una sua
attività commerciale ma per se stesso e per la sua famiglia. -Utilizzatore finale del bene o servizio; -
soggetto debole; -controparte contrattuale del professionista; -patisce un significativo squilibrio che
si propaga all’interno del rapporto contrattuale; tale squilibrio esiste già a priori perché
fondamentalmente è determinato dalla cosiddetta asimmetria informativa (dispone di più
informazioni e ne trae vantaggio)
Asimmetria informativa L’asimmetria informativa consiste nella condizione che si verifica nel
mercato quando uno o più operatori dispongono di informazioni più precise di altri (es. contratti che
si stipulano con una banca, con un operatore di telefonia mobile: sono contratti di consumo,
all’interno dei quali esiste una parte forte, ovvero il professionista e di una debole, il consumatore; il
professionista gode di un bagaglio di informazioni molto più completo rispetto a quello del
consumatore, che è in possesso delle informazioni rese dal professionista stesso). Il professionista
dispone di un corredo di informazioni che il consumatore non possiede e di conseguenza ha un potere
e una forza contrattuale ben più importanti di quelli che ha un semplice consumatore che opera al di
fuori delle sue conoscenze tecniche e che si esplicano con la capacità di imporci una serie di clausole,
di condizioni, contenute all’interno della scheda contrattuale.
Quali sono le conseguenze del significativo squilibrio del rapporto contrattuale Lo squilibrio:
altera il valore economico delle prestazioni, determina disparita di diritti, obblighi, oneri responsabilità
e rischi; altera le posizioni normative di ognuno. Il diritto dei consumi ha lo scopo di ristabilire
l’equilibrio
Perche il consumatore viene definito soggetto debole? Merita protezione, sul piano contrattuale
è la parte debole del rapporto, subisce asimmetria informativa, non agisce per scopi professionali,
può essere debole perché fa parte di categorie di persone vulnerabili
TEORIA DELLO SCOPO La Teoria dello scopo è un’altra teoria che permette di inquadrare
la figura del consumatore; è la teoria che valuta la ragione per la quale la persona fisica ha scelto di
stipulare il contratto col professionista: se lo scopo è personale il soggetto è un consumatore; se lo
scopo è professionale il soggetto non è un consumatore ma un professionista; se lo scopo è promiscuo
il soggetto non è un consumatore (es. soggetto che acquista un auto che usa per fabbisogni propri e
come taxi). Teoria dello Scopo Teoria che valuta le ragioni secondo le quali si è scelto di stipulare
un contratto. Scopo personale quando si acquista per fabbisogno personale e familiare (tutela codice
del consumo); scopo professionale quando si acquista per la propria attività (no tutele) o scopo
promiscuo (personale e professionale, no tutele)
Come sono state definite le pratiche sleali ed illecite da parte dei giudici europei? Pratiche
commerciali in grado di far cadere in errore un uomo mediamente informato, avveduto e acritico.
Una pratica commerciale è infatti considerata scorretta quando è in contrasto con il principio della
diligenza professionale ed è idonea a falsare il comportamento economico del consumatore medio
o un membro medio di un gruppo di riferimento
Esempio di inganno del consumatore medio non specializzato Ai consumatori veniva illustrato
tramite grafici il risparmio annuale rispetto alla spesa effettuata presso i supermercati concorrenti.
Campagna ingannevole per omissione di informazioni e chiarezza del messaggio. Consumatore non
specializzato più esposto a questo tipo di inganno.
Com’è cambiata la politica del consumo? Descrivi le 4 fasi. Fase 1: la politica del mercato inizia
a prendere forma. Mirava all’uniformità del mercato e alla libera circolazione delle merci su
territorio europeo. Il consumatore era visto come il destinatario finale dei beni e servizi prodotti nel
mercato unico, non è però visto come un soggetto debole da tutelate e non ha diritti. Fase 2: vengono
attribuiti dei diritti di riflesso al consumatore in quanto lo scopo era quello di eliminare le barriere
alla libera circolazione delle merci e garantire la trasparenza nella produzione e quindi vengono messi
in etichetta gli elementi costitutivi del prodotto, per dare garanzia nel rispetto dei requisiti tecnici
richiesti dal paese importatore. Questo obbligo di trasparenza si traduce in un vantaggio per il
consumatore. Fase 3: nasce l’esigenza di uniformare le regolamentazioni degli stati membri con
quelli che tengono in considerazione la tutela del consumatore. Fase 4: si definisce la figura del
consumatore e del commerciante. Il consumatore è la persona fisica che agisce per uno scopo
estraneo alla propria attività professionale mentre il commerciante è definito come la persona fisica
o giuridica che agisce nell’ambito della propria attività professionale e commerciale. Poi prende piede
la figura del professionista e si disciplinano le clausole abusive nei contratti di consumo a vantaggio
esclusivo dell’imprenditore. Si definiscono poi i canoni in materia di tutela dei consumatori nei
rapporti di fornitura a distanza. Infine disciplina la vendita e la garanzia dei beni di consumo quindi
attribuisce al consumatore che stipula il contratto a ricevere una garanzia di conformità del prodotto
richiesto e il ripristino del bene con difetto di conformità entro un tempo ragionevole e senza spese
aggiuntive. tutele per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali e a distanza introduzione
dell’abusività delle clausole (dir. 93/13 richiamata dagli art. 1469 bis e succ del codice civile), diritti
alla trasparenza e all informazione, diritti su conformità e garanzie dei beni di consumo . Fase 5:
prende forma l’Europa dei cittadini in cui il consumatore finalmente ha un momento di riscatto e
ottiene i diritti che merita. Il consumatore inizia ad essere realmente tutelato riguardo alla garanzia,
alla sicurezza alimentare e alla salute. L’acquis normativo attuale con la dir. 83/2011 si riferisce ai
contratti a distanza, alle garanzie post-vendita, alle informazioni chiare e trasparenti fornite via
internet, alla rescissione entro 14 giorni senza motivazione e costi. L’agenda europea dei
consumatori del 2012 si focalizza su la protezione da gravi rischi e minacce, forme di risoluzione
stragiudiziale più pratiche e snelle.
Rapporto di consumo b2b e b2c con esempi. Chi è professionista nel codice del consumo
(b2c) e nel codice civile (b2b) Inquadrato nel codice del consumo come controparte del
consumatore in un rapporto b2c (business to consumer). Un professionista debole viene tutelato in
un rapporto b2b secondo norme generali del codice civile sulla disciplina dei contratti. Esempio: un
professionista debole (acquirente di un auto) e un professionista forte (produttore di auto).
Evoluzione del consumatore nell’ordinamento italiano (dal 1996 al codice del consumo). La
figura del consumatore ha una origine di matrice comunitaria ed esiste nella legislazione
italiana solo dal 1996 per recepimento delle direttive comunitarie in materia (collegamento con
Fase 4 tutele in UE) Nella prima fase è visto come mera controparte nel rapporto col professionista,
è destinatario di tutele nella fase di contrattazione col professionista. Fase 1 con la legge 52/1996
primordiale forma di tutela che recepisce direttiva 93/13 sulle clausole abusive dei contratti, sul favor
consumatoris, sull’inefficacia della sola clausola e non del contratto, sulle azioni collettive inibitorie.
Nella seconda fase: consumatore destinatario di tutela anche al di fuori del rapporto di contrattazione
(prima e dopo). Ne sono esempio le direttive comunitarie in materia di pubblicità ingannevole
(prima) e di responsabilità in caso di prodotti difettosi (dopo). Oltretutto la controparte che deve
tutelare questi diritti non è più solo il professionista, ma anche lo stato italiano che ha recepito le
suddette direttive. Nella terza fase: diritti del consumatore anche al di fuori del rapporto di
contrattazione; diritti quali il diritto alla salute, alla sicurezza alimentare, alla qualità dei prodotti e
all’informazione, ecc. Si arriva al riassetto della normativa con il codice del consumo (d. lgs.
206/2005) per il quale il consumatore deve possedere sia il requisito soggettivo cioè essere persona
fisica, sia il requisito oggettivo ossia agire per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale,
artigianale, professionale eventualmente svolta.
Diritti dei consumatori In Europa la direttiva n.83 del 2011 emanata dal Parlamento Europeo
attribuisce ai consumatori tutele ulteriori per gli acquisti online, ossia: diritto ad un’informazione
trasparente e chiara; diritto ai consumatori che acquistano online a compilare i moduli elettronici in
cui l’opzione di scelta sia di loro esclusivo volontà e non sia già preselezionata dal venditore; diritto
di recedere entro 14 giorni dal contratto, senza fornire alcuna spiegazione e senza sostenere costi
aggiuntivi; il diritto a non subire l’addebito di costi aggiuntivi per i pagamenti con carta di credito.
Nel 2012 l’agenda europea dei consumatori stabilisce di: proteggere i consumatori contro gravi
rischi e minacce che non sono in grado di affrontare; permettere loro di scegliere sulla base di
informazioni chiare, accurate e coerenti; offre loro la possibilità di risolvere eventuali liti che sorgono
con gli operatori commerciali attraverso forme di risoluzione extragiudiziali; adegua i diritti dei
consumatori ai cambiamenti sociali ed economici. In Italia i diritti del consumatore sono dettati dal
codice del consumo (decreto legislativo 206/2005).
Codice del consumo. Tutele del consumatore rispetto al professionista. Oggi il codice del
consumo rappresenta il corpus normativo più concreto, edificato al fine di garantire l’esistenza di
quella tutela necessaria a proteggere il consumatore (parte debole del rapporto). Le norme del
“Codice del consumo” presuppongono in partenza una disuguaglianza sostanziale fra le parti.
Questa disuguaglianza sostanziale tra le parti viene individuata come una disuguaglianza legale,
dunque come la base per la garanzia di protezione maggiore del consumatore e l’imposizione di
responsabilità e obblighi nei confronti del professionista. La finalità del codice del consumo è
armonizzare e riordinare le normative riguardanti i processi d’acquisto e di consumo, al fine di
assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti. Il codice parifica infatti
consumatori ed utenti, intesi come i destinatari di un servizio erogato nei loro confronti. Il
consumatore oggi è un soggetto titolare di diritti a rischio ed è la persona fisica che agisce a scopi
estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Il
consumatore viene visto sotto un duplice profilo dal codice del consumo, ossia: profilo soggettivo
(è consumatore solo la persona fisica) e profilo oggettivo (è consumatore il soggetto che NON agisce
nel quadro dell’attività professionale, artigianale, commerciale ed imprenditoriale). Da questo ne
deriva che il consumatore è una persona fisica che agisce per soddisfare esigenze proprie o della
propria famiglia. Affinché possa parlarsi di consumatore è necessario che il soggetto possieda, allo
stesso tempo, sia il requisito soggettivo che quello oggettivo.
Diritti del consumatore come parte debole del rapporto di consumo trasfusi nel codice del
consumo (art 2-16) Tutela della salute, sicurezza e qualità dei prodotti, diritto ad una giusta
informazione e corretta pubblicità, diritto all’educazione, al consumo, alla correttezza ed equità dei
rapporti contrattuali, all’associazionismo libero, diritto a ricevere servizi pubblici secondo standard di
qualità.
Uno dei diritti del consumatore enunciati nel codice del consumo è il diritto all’informazione.
Diritto a ricevere informazioni che riguardano la sicurezza, la composizione, la qualità dei prodotti e
il contenuto minimo delle informazioni. Con tali elementi il consumatore può avere consapevolezza
della scelta (per esempio denominazione di vendita, nome produttore, paese di origine, eventuali
sostanze dannose, materiali e metodi impiegati, eventuali istruzioni e precauzioni, prezzo di vendita,
prezzo per unita di misura, ecc)
Differenza tutela del consumatore prima e dopo l’avvento del codice del consumo La
differenza sostanziale è che prima del codice del consumo il consumatore era inquadrato solo come
controparte del professionista e da tutelare in fase di contrattazione. Mentre con il codice del
consumo il consumatore ha acquisito più tutele prima, durante e dopo la contrattazione ed è titolare
di diritti fondamentali come utente/cittadino
I diritti del consumatore nel momento in cui avviene la stipula del contratto (rapporto di
consumo) presunzione di vessatorietà fino a prova contraria, il favor consumatoris, l’azione per
nullità di protezione, la tutela collettiva.
Inversione dell’onere probatorio Il professionista deve dimostrare che le clausole del contratto
non siano vessatorie
Quando una clausola vessatoria non è considerata tale Quando è stata oggetto di trattativa
individuale durante la stipula del contratto oppure se riproduce disposizioni di legge
Esempio di clausole vessatorie presunte tali fino a prova contraria (gray list) Vi è una lista
(ampliabile, non tassativa) di clausole vessatorie presunte tali fino a prova contraria, queste
hanno per oggetto di: + Escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o
danno al consumatore + Escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del
professionista + Prevedere l’estensione dell’adesione a clausole che il consumatore non conosceva
alla stipula del contratto Queste prime 3 fanno parte della black list + Escludere la possibilità di
compensare un debito con il professionista con un credito vantato verso lo stesso
+ Imporre al consumatore in caso di inadempimento o ritardo nell’adempimento, il pagamento di una
somma di denaro o altro risarcimento manifestamente eccessivo + Riconoscere al solo
professionista e non anche al consumatore di recedere dal contratto + Consentire al professionista
di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso senza giusta causa
+ Stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per
comunicare disdetta per evitare il tacito rinnovo
+ Stabilire che il prezzo dei beni o servizi sia determinato al momento della consegna o della
prestazione + Consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o servizio senza che il
consumatore possa recedere se il prezzo è eccessivamente elevato
+ Stabilire come foro competente delle controversie località diversa dalla residenza o domicilio del
consumatore
Differenze tra lista nera e lista grigia Nella grey list (art. 33) sono presenti le clausole vessatorie
presunte tali fino a prova contraria. Nella black list (art. 36) sono presenti le clausole
assolutamente vessatorie, ossia quelle che escludono o limitano la responsabilità del professionista
in caso di morte o danno del consumatore; escludono o limitano le azioni del consumatore nei
confronti del professionista in caso di inadempienza totale o parziale da parte del professionista;
prevedono l’adesione del consumatore estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di
conoscere prima della conclusione del contratto.
Quali sono le clausole che sono considerate vessatorie indipendentemente dal fatto che
vengono assoggettate a trattativa individuale? Art.36 codice del consumo black list: 1. Escludere
o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno al consumatore, 2. Escludere
o limitare le azioni del consumatore contro il professionista in caso di inadempimento, 3. Prevedere
adesione del consumatore a clausole che non ha avuto modo di conoscere prima della stipula
Differenza tra clausola vessatoria e clausola presunta vessatoria Black list vessatorie
indipendentemente dalla trattativa, sempre vessatorie. gray list vessatorie fino a prova contraria
Favor consumatoris. Quando si applica e quando no In caso di dubbio sul senso di una clausola
prevale l’interpretazione più favorevole al consumatore. Non si applica nelle azioni di tutela collettive
Differenza tra nullità generale (codice civile) e nullità di protezione (codice del consumo)
La nullità generale rende nullo l’intero contratto, la nullità di protezione si configura come una nullità
parziale che rende nulla soltanto la clausola abusiva lasciando illeso il contratto. È stata concepita
a servizio e per proteggere il solo consumatore.
Nullità contratto e nullità protezione La nullità di contratto si ha quando nel contatto sono presenti
delle clausole vessatorie. La nullità di protezione è una forma di nullità specifica, si tratta quindi di
una nullità che, sotto un profilo soggettivo possono essere sollevate solo dal consumatore e possono
essere rilevate d’ufficio dal giudice e sotto un profilo oggettivo rendono nulla solo la clausola che
toccano, mentre il contratto rimane valido per tutto il resto. L’oggetto colpito dalla nullità di
protezione è solo la clausola che può essere definita vessatoria.
Differenza tra inefficacia e nullità La legge 52 del 1996 del codice civile prevedeva l’inefficacia
della clausola mentre con il codice del consumo si parla di nullità della clausola. Una volta provata
la vessatoria della clausola, vi segue la nullità e non più l’inefficacia della clausola.
Diritto di regresso (rimborso) del professionista Art. 36 azione nei confronti del fornitore da parte
del professionista che ha subito una declaratoria di nullità delle clausole abusive
Quando un contratto è nullo? Quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga
diversamente. Inoltre è determinata anche dalla mancanza di uno degli elementi essenziali del
contratto, ossia: l’accordo (incontro della volontà dei soggetti coinvolti nel contratto), la forma (se
è richiesta dalla legge come requisito essenziale, anche se ci sono dei contratti che possono essere
privi di una forma scritta), l’oggetto (che deve essere determinato o determinabile, lecito e possibile),
infine la causa (cioè la ragione economico- sociale che porta i soggetti a stipulare quella fattispecie
contrattuale). Oppure il contratto può essere nullo se c’è un irregolarità della causa o nell’oggetto che
deve essere: lecito, determinato, determinabile e possibile. La nullità del contratto la può richiedere
solo il soggetto debole, ossia il consumatore, non la può MAI chiedere il professionista.
Diritto alla salute Per il legislatore internazionale il diritto alla salute è il diritto al benessere
psicofisico. Per la nostra Costituzione (articolo 32) lo Stato deve tutelare la salute come
fondamentale diritto dell’individuo e come interesse della collettività e garantisce cure gratuite
alle persone che non se le possono permettere (indigenti/poveri). Inoltre prevede che nessuno
possa essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non è previsto dalla legge ma la
legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Nell’articolo
25 della dichiarazione universale del diritti dell’uomo è previsto che ogni individuo ha diritto ad un
tenore di vita che sia sufficiente a garantire la salute e il benessere, proprio e della sua famiglia, con
particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi
sociali necessari. Anche Codice del Consumo (articolo 2) viene ribadito il diritto alla salute,
affiancato al diritto alla sicurezza alimentare.
Il DIRITTO ALLA SALUTE nella Costituzione (Caratteristiche del diritto alla salute) Natura
programmatica diritto alla salute e norme di dettaglio (codice del consumo) - Come nasce il
DIRITTO ALLA SALUTE a livello internazionale, comunitario, nazionale Diritti umani ed
inviolabili albergano all’interno della nostra carta costituzionale e vengono ribaditi anche all’interno
delle fonti comunitarie ed internazionali, nella dichiarazione delle nazioni unite del 1948 e nella
dichiarazione di Roma del 1950, con la carta costituzionale dell’OMS, con la dichiarazione di Alma
Ata (sull’assistenza sanitaria primaria), con la dichiarazione sulla salute mondiale dell’OMS del 1998.
La nostra costituzione tutela la salute perché è un diritto fondamentale.
Tutelare la salute sia nell’ interesse primario dell’individuo (cittadino-consumatore) che della
collettività. Per la dichiarazione fondamentale dei diritti dell’uomo del 1948 ogni cittadino ha diritto
ad ambire ad una elevata forma di benessere psico-fisico proprio e della sua famiglia.
Esso trova espressione nel codice del consumo poiché la carta costituzionale è una norma
programmatica che traccia solo un programma da seguire. Il diritto alla salute è strettamente
connesso al diritto alla sicurezza alimentare, il diritto alla salute è strettamente connesso al
diritto al benessere psico-fisico e ai suoi diritti cosiddetti satelliti: diritto alla sicurezza
ambientale, alla sicurezza alimentare, alla sana alimentazione, alla qualità degli alimenti.
Questo viene affermato nel nostro codice del consumo e trova radice nella normativa comunitaria.
Infatti a livello comunitario su diritto alla salute, sicurezza alimentare e qualità dei prodotti troviamo
le prime tracce nel trattato sulla PAC (politica agricola comunitaria)
Nella radice comunitaria trova fondamento la stretta connessione fra diritto alla salute e diritto alla
sicurezza alimentare.
TRATTI ESSENZIALI del reg. 178/2002. SCOPO della fonte comunitaria 178/2002 —>tutela della
salute e degli interessi dei consumatori: - al livello di salute (food safety), coprire l intera catena
alimentare mangimi inclusi, con un sistema di monitoraggio e controlli dalla fattoria alla tavola
(sistema a compasso allargato su tutta la filiera), secondo il principio della tracciabilità “from Farm
to fork” -a livello di interessi, garantire il funzionamento del mercato interno comunitario (food
security) -regolare rapporti di filiera verticale (paesi membri/produttori) e orizzontale
(venditori/acquirenti) -obblighi per le imprese: che alimenti e mangimi rispettino legislazione
alimentare per es. HACCP, che ci si attivi per il ritiro di prodotti a rischio, che le autorità pubbliche
siano informate se si ritiene non sicuro un alimento o mangime
RISULTATI essenziali RAGGIUNTI con il 178/2002 (Obiettivi della politica comunitaria che ha
mirato a tutelare la sicurezza alimentare) 6 risultati-obiettivi: [Link] tracciabilità del prodotto dai
campi alla tavola; 2. Creare sistemi di controllo sempre più efficaci su animali e piante; 3. Monitorare
le esportazioni verso i paesi UE. 4. Gestire i rischi tramite i rapporti dei paesi membri con l’EFSA. 5.
Analisi dei rischi fondati su prove scientifiche disponibili (principio di precauzione). 6. informare il
consumatore sempre più attento alla sicurezza.
Diritto alla sicurezza alimentare è regolamentato dal regolamento 178/2002. Questo regolamento
ha istituito l’ESFA ossia l’Autorità per il Controllo della Sicurezza Alimentare a livello europeo, al
fine di garantire una gestione dei possibili rischi su base scientifica. Stabilisce inoltre gli obblighi in
materia di etichettatura, informazioni volontarie e obbligatorie che devono essere rese note ai
consumatori del territorio europeo. Questo regolamento integra il rispetto per la salute umana,
ambientale ed animale.
Istituzione dell’EFSA e funzioni (autorità europea per la sicurezza alimentare) Istituzione dell’EFSA
(sede Parma). Agenzia europea di consulenza scientifica istituita con il reg 178/2002, organismo
incaricato della gestione del rischio, fornisce pareri e valutazioni scientifiche. Ambito di
competenza: sicurezza degli alimenti e dei mangimi. Funzione di monitoraggio e controllo (su tutta
la filiera) al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori e anche funzione di indirizzo per ogni stato
membro.
Il diritto alla SICUREZZA alimentare nel Codice del Consumo (art. 102-112) Applicazione
residuale del codice del consumo su informazione, etichettatura e sicurezza generale dei
prodotti. Nell’art. 102 si intende garantire che i prodotti siano sicuri previa immissione sul mercato.
Nel 103 viene data la definizione di prodotto sicuro. Nel 103 viene definito il rischio grave, le figure
degli operatori commerciali e la differenza tra richiamo e ritiro. Nel 104 vengono definiti gli obblighi
del produttore, distributore, altri operatori e gli obblighi congiunti. Per esempio obbligo del produttore
di fornire tutte le informazioni utili a valutare e prevenire i rischi, obblighi del distributore a non fornire
prodotti di cui avrebbe dovuto conoscere la pericolosità, obblighi congiunti di informare
immediatamente le amministrazioni competenti su informazioni in loro possesso circa pericolosità di
un prodotto immesso sul mercato, ecc. Il 105 parla di prodotto sicuro quando è conforme a normative
nazionali non cogenti che recepiscono le norme europee. Il 106 circa i sistemi di scambio rapido
delle informazioni tra gli stati membri. Il 107 circa le procedure di controllo dei prodotti per es. controlli
a campione, ispezioni, blocchi alla commercializzazione.
Quali sono le figure degli OPERATORI COMMERCIALI definite negli art.102-113 del codice
del consumo? Produttore o fabbricante; rappresentante del fabbricante; importatore; distributore;
altri operatori della catena di commercializzazione. L’attività del distributore non incide sulle
caratteristiche di sicurezza dei prodotti ma nonostante ciò ha diversi obblighi da rispettare
Prodotto sicuro prodotto che in condizioni normali non presenta alcun rischio oppure che presenta
unicamente rischi minimi compatibili con l’impiego del prodotto e tuteli ugualmente la salute del
consumatore e la sicurezza degli operatori alimentari. Definizioni di PRODOTTO SICURO (art 103)
Prodotto che in condizioni di uso normale e per tutta la sua durata, non presenti rischi o rischi minimi
compatibili con l’impiego in funzione delle: sue caratteristiche, del suo effetto su altri prodotti, della
sua presentazione e informazione (etichetta, avvertenze, ecc) ed delle eventuali categorie di
consumatori a rischio.
Canoni per i quali un prodotto può essere considerato pericoloso (come si riscontra la
pericolosità di un prodotto) Si tiene conto delle: - Normali condizioni di utilizzo (come è stato usato)
- info fornite al consumatore - effetto sulla salute - conseguenze tossiche - sensibilità che possono
manifestare specifiche categorie di consumatori
Rischio grave qualsiasi rischio con effetti immediati e non, che richieda un intervento rapido delle
autorità pubbliche e che sia un potenziale danno ed una minaccia concreta per la collettività.
Principi di precauzione ossia per le conoscenze tecnico scientifiche attuali può circolare all’interno
del mercato comunitario in quanto si è visto che è un bene non in grado di arrecare danno o pericolo
alla salute umana.
Differenza tra ritiro e richiamo Il RICHIAMO è l’insieme di misure volte ad ottenere la restituzione
di un prodotto pericoloso che il fabbricante o il distributore ha già fornito o reso disponibile ai
consumatori. Il RITIRO è qualsiasi misura volta a impedire la distribuzione e l’esportazione di un
prodotto pericoloso quindi impedire la sua concreta offerta al consumatore.
Cos’è il rapex? Il rapex o sistema di allarme di ritiro rapido si applica solo in caso di prodotti che
presentano un rischio grave. L’allarme rapido comporta la pubblicazione e la diffusione di una
campagna di informazione completa e concreta nei confronti del consumatore, per metterlo in guardia
dal consumo di un bene riscontratosi particolarmente lesivo per la salute e la sicurezza. Il sistema
RAPEX permette di registrare sia i provvedimenti emessi dalle autorità di vigilanza (divieto di
commercializzazione e ritiro dal mercato visti fino ad ora), sia i provvedimenti concepiti
autonomamente da parte di fabbricanti e distributori (es. ritiro e richiamo dal mercato di determinato
beni). Oggi il RAPEX è lo strumento di intervento e di scambio di informazioni più completo e
integrato cui si può far riferimento, permette infatti un’interazione attiva tra soggetti comunitari,
amministrazioni pubbliche, produttori e distributori. Il sistema RAPEX (sistema di allerta rapida)
Sistema rapido di scambio di informazioni-segnalazioni tra i paesi dell’UE che notificano alla
commissione europea i prodotti (tranne alimenti farmaci e presidi medici) che rappresentano un
rischio grave per la sicurezza dei consumatori. Le segnalazioni tramite il sistema rapex sono
pubblicate settimanalmente su portale internet della commissione europea
DOP, IGP e STG Al fine di incoraggiare la diversificazione delle produzioni agricole è stato
introdotto il concetto di “produzione di qualità”, che fece nascere i marchi DOP, IGP ed STG,
dunque prodotti legati al territorio; Hanno caratteristiche chimico organolettiche superiori a prodotti
identici della stessa classe merceologica, stessa categoria, stesso metodo di produzione e ambiente
geografico. DOP (Denominazione di Origine Protetta) disciplinata dal Regolamento 510/2006,
identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione devono
avere luogo in una precisa area geografica denominata. IGP (Indicazione Geografica Protetta)
disciplinata dal Regolamento 510/2006, indica i prodotti che hanno un legame con il territorio
presente in almeno uno degli stadi di produzione, trasformazione o elaborazione del prodotto. STG
(Specialità Tradizionale Garantita) disciplinata dal Regolamento 509/2006, sono prodotti agricoli
o alimentari ottenuti da composizioni o tramite metodi di produzione tradizionali(es. mozzarella
campana o pizza napoletana).
Da chi vengono rilasciati i riconoscimenti DOP, IGP, STG e differenze tra DOP e IGP Doppio
binario di controllo: commissione comunitaria per l’agricoltura e ministero politiche agricole e forestali
e Regioni. Il riconoscimento avviene dopo aver valutato le caratteristiche, il legame con il territorio e
il metodo di produzione. Nei DOP tutte le fasi di lavorazioni avvengono nella stessa area geografica
mentre nell’IGP anche una sola fase.
Etichettatura
ETICHETTATURA 1169/2011
Come vengono informati i consumatori? Pubblicità ed etichettatura sono due veicoli attraverso
cui fornire informazioni al consumatore su beni e servizi. L’etichetta è la carta d’identità del
prodotto, è un ponte tra produttore e consumatore. E’ uno strumento di difesa del consumatore. A
livello comunitario vengono disciplinati dal reg. 1169/2011
Quali sono i RISULTATI ESSENZIALI raggiunti con il Reg. 1169/2011? NOVITA’ introdotte
dal reg. 1169/2011 Obiettivi ottenuti: - Maggiore leggibilità evidenziando info obbligatorie ed
allergeni; - il paese di origine delle carni, - l’eventuale sostituzione di ingredienti, - Indicazione
obbligatoria informazione nutrizionale e di nanomateriali (5); - Per i beni UE responsabilità
operatore che mette marchio; -per beni importati responsabilità importatore; -indicazione
obbligatoria “scongelato”
Come viene chiamata l’indicazione che rappresenta il nome del prodotto? Denominazione di
vendita che è obbligatoria e si differenzia in legale (pasta di semola, vino, formaggio),merceologica
(pizza, gelato), di fantasia. Le denominazioni commerciali come mozzarella, spaghetti, ecc sono
facoltativi
Cos’è il bollo sanitario? Per prodotti di origine animale e non come pesce, uova, latte, ecc
l’indicazione del luogo di produzione può essere sostituita dal bollo sanitario, assegnato dal Ministero
della salute. Il bollo sanitario è di forma ovale con dimensioni di almeno 6,5 centimetri di larghezza per
4,5 centimetri di altezza, e riporta, in caratteri perfettamente leggibili, il nome del Paese in cui lo
stabilimento è situato (può essere scritto per intero in lettere maiuscole o indicato con un codice a due
lettere in conformità della pertinente norma ISO), il numero di riconoscimento del macello e, se
apposto in un macello all’interno della Comunità, l’abbreviazione CE, EC, EF, EG, EK, EY, ES, EÜ, EB o
WE. Il bollo sanitario può, tuttavia, essere rimosso dalle carni qualora esse siano trattate, tagliate o
lavorate in altro stabilimento; in questo caso, il prodotto ottenuto sarà contrassegnato dal marchio
d’identificazione dello stabilimento nel quale tali fasi sono avvenute.
Nel caso in cui sia stata effettuata una macellazione di urgenza al di fuori del macello, le carni devono
recare un bollo sanitario speciale, che non può essere confuso né con il bollo sanitario previsto nel
presente capitolo, né col marchio di identificazione.
Gli elementi FACOLTATIVI in etichetta sono o non sono oggetto di controllo? Si lo sono.
Devono comunque rispettare trasparenza, diligenza professionale e buona fede del professionista,
e rispettare il diritto del consumatore all’informazione e a non essere ingannato.
Quando sulla confezione trovo un prodotto espressamente richiamato o evidenziato, cosa
mi aspetto di trovare tra gli ingredienti? È obbligatorio che venga indicata in etichetta la
composizione del prodotto in percentuale (es. cacao 8%...)
Disciplina per l’etichettatura di prodotti con allergeni, ogm, con additivi, per intolleranti al
glutine, per i prodotti di qualità, prodotti biologici
Elementi facoltativi nelle etichette dei PRODOTTI DI QUALITA’ Marchio del consorzio che
promuove il prodotto; annata, varietà, tipologia di coltivazione, ecc
Etichettatura dei prodotti GLUTEN FREE L’etichettatura dei prodotti contenenti glutine è
disciplinata dal regolamento 41/2009 L’etichetta dei prodotti per consumatori intolleranti al glutine
può arrecare 2 tipi di etichetta: può arrecare la dicitura “Senza glutine” se il contenuto di glutine è
inferiore a 20mg per kg. “Con contenuto di glutine molto basso” se il contenuto è compreso tra
20mg e 100mg per kg.
Il 1169/2011
-disciplina le informazioni sugli alimenti (obbligatorie e volontarie)
-considera anche il profilo sanitario legato all etichettatura e alla pubblicita.
-Inizialmente concepita per identificare i prodotti e agevolare il libero scambio delle merci, oggi è
uno dei più importanti strumenti di difesa del consumatore.
Disciplina allergeni. Come devono essere indicati? È disciplinato dal Regolamento 1169/2011 e
dalla Direttiva CE 89/2003. Il Regolamento 1169/2011 ha introdotto nuove regole: 1) la presenza di
prodotti allergeni deve essere indicata nei locali di ristorazione addetti alla somministrazione
(verbalmente, nel menu, tramite il materiale informativo esposto); 2) la presenza dei prodotti con
allergeni deve risultare da caratteri più grandi per avere più chiara e immediata percezione; 3) la
presenza dei prodotti con allergeni deve essere indicata anche per gli alimenti non imballati; 4) la
presenza dei prodotti con allergeni dovrà essere indicata nell’elenco degli alimenti, con un riferimento
chiaro alla sostanza o al prodotto allergizzante. Gli alimenti che, pur non contenendo allergeni, sono
esposti alla possibilità di contaminazione accidentale con sostanze allergeniche, magari perché
presenti nello stabilimento produttivo o perché trattati dagli stessi macchinari, devono presentare in
etichetta la dicitura “può contenere tracce di”, seguita dall’indicazione del potenziale allergene. In
particolare, l’etichettatura dei prodotti destinati al consumo di soggetti intolleranti al glutine, è
regolamentata dal Regolamento CE 41/2009: il prodotto può recare due diversi tipi di dicitura: “con
contenuto di glutine molto basso” se il glutine è presente in quantità >100mg/kg e “senza glutine” se
il contenuto di glutine <20 mg/kg (questi prodotti possono anche riportare il marchio della spiga
barrata).
Disciplina PRODOTTI BIOLOGICI e Differenze etichettatura tra bio al 100% e bio al 95% La
produzione bio è disciplinata dal reg 834/2007. Disciplinata secondo “principio dello sviluppo
sostenibile” sotto 4 profili. Ambientale cioè di preservare le risorse naturali e la biodiversità;
economico cioè di generare reddito e lavoro; sociale cioè di garantire rispetto di diritto quali la salute
e la sicurezza alimentare; istituzionale cioè di garantire stabilita, giustizia, democrazia. Etichettatura
bio 100% riportano bio o biologico dopo denominazione di vendita; logo bio; codice organismo di
controllo; codice operatore; indicazione dell’origine; contaminazione ogm se minore dello 0,9%
Etichettatura bio >95% uso termine biologico solo per prodotti bio negli ingredienti; divieto logo,
origine biologica e organismo di controllo. Nell’etichetta si può trovare dicitura “Prodotto in
conversione all’agricoltura biologica” (in determinati casi)
Cosa sono gli aromi? Come vengono indicati in etichetta? Gli aromi se presenti in un prodotto
devono essere indicati nell’elenco degli ingredienti riportato in etichetta. Gli aromi si possono
indicare con il termine generico “aromi” oppure possono essere specificati. È possibile che l’aroma
venga accompagnato dall’aggettivo “naturale” solo se la parte aromatizzante contenga o sia ottenuta
soltanto da sostanze naturali e con procedimenti naturali (es. essicazione, fermentazione,
distillazione); negli altri casi è vietato utilizzare il termine “naturale”, in quanto individuabili come
aromi “artificiali”. Se l’aroma utilizzato può portare allergie deve essere specificato in etichetta.
Pubblicità
PUBBLICITA’ 1169/2011
Differenza disciplina etichettatura e disciplina pubblicità dal punto di vista del diritto
Disciplinati dal reg. 1169/2011 quadro normativo aggiornato in materia di etichettatura e claim. Le
informazioni obbligatorie sono riportate in etichetta; l’etichetta offre al consumatore un insieme di
informazioni su composizione e caratteristiche, su corretto uso, consumo e durata. - I claim
pubblicitari rappresentano informazioni facoltative-volontarie che, se presentate correttamente
secondo i canoni della buona fede, possono favorire corretta informazione e indirizzare le scelte
d’acquisto consapevoli del consumatore.
[Link] sono le pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli (black list)?
Che poteri ha e chi è l’Antitrust? L’Antitrust è l’attività garante per la concorrenza e il mercato. È
uno degli organismi deputati al controllo dell’etichettatura e alla giustizia contro la pubblicità
ingannevole. L’Antitrust è un’autorità pubblica che può quindi: vigilare sull’eventuale
scorrettezza di pratiche commerciali volte alla pubblicazione dei prodotti agroalimentari; può
ispezionare l’operato del soggetto che è stato denunciato; può imporre il pagamento di una sanzione
amministrativa; può bloccare la diffusione della campagna pubblicitaria che viene riconosciuta
ingannevole. Per quanto riguarda i poteri inibitori dell’Antitrust; una volta riscontrata la pericolosità
della divulgazione del messaggio pubblicitario allora l’Antitrust può imporre all’operatore di
sospendere provvisoriamente le pratiche commerciali scorrette, nel caso in cui sussista particolare
urgenza, previa comunicazione al professionista (il professionista deve essere informato per tempo).
Possono rivolgersi all’Antitrust: i concorrenti, i consumatori, le loro associazioni e le loro
organizzazioni, il Ministero dello Sviluppo e ogni altra Pubblica Amministrazione che abbia degli
interessi coinvolti da quello specifico mendacio pubblicitario.
Se il consumatore vuole un risarcimento da chi deve andare? Dal giudice ordinario togato.
Quali sono i fori ORDINARI e i fori ALTERNATIVI a cui può rivolgersi il consumatore?
Cosa si intende per ADR Alternative Dispute Resolutions? Metodi alternativi, più pratici, meno
costosi di risoluzione delle controversie
Come deve essere rea la DENUNCIA all’Antitrust? La denuncia deve essere firmata, deve
ricondurre ad un soggetto, deve consentire di identificare la pubblicità sotto accusa e gli estremi
dell’ingannevolezza, deve contenere richiesta di intervento dell’Antitrust, e nei casi di particolare
urgenza anche la richiesta motivata di sospensione della campagna pubblicitaria
POTERI dell’ANTITRUST
- Poteri istruttori cioè farsi dare copia del messaggio ingannevole, provare l’esattezza dei dati
anche con ausilio guardia di finanza
- Poteri inibitori cioè sospendere provvisoriamente la divulgazione della pratica commerciale
scorretta.
- Poteri sanzionatori
Poteri SANZIONATORI dell’Antitrust Secondo art 27 codice del consumo. Imporre sanzioni per
omissioni, per info non vere, far modificare la campagna pubblicitaria o sospenderla o vietarla se
non ancora pubblicata (poteri inibitori); sanzioni elevate (>50mila euro) se vengono toccate salute
e sicurezza soprattutto delle fasce vulnerabili. Può disporre sospensione attività e fornire tempi per
adeguarsi. Non può risarcire il consumatore ne dichiarare invalido il contratto (spetta al giudice
ordinario)
Quali sono le sanzioni penali e civili cui vanno incontro i professionisti che trasgrediscono
la disciplina dell etichettatura e della pubblicità quando il consumatore decide di rivolgersi al
giudice ordinario? Responsabilità penali per la messa in vendita di un prodotto per un altro e con
intento di indurre in inganno il compratore; è prevista anche la reclusione. 515 e 517 c.p.
Responsabilità civile per inadempimento e ritardo o se si provoca fatto doloso volontario o colposo
per imprudenza o negligenza verso terzi (2043 c.c.)
Quali sono le autorità parallele (a quelle del codice del consumo) nazionali e comunitarie
che possono effettuare controlli e disporre sanzioni? Asl, nas, agenzie ambientali regionali,
provincie e regioni, ispettorato qualità. Quelle comunitarie sono efsa, corte di giustizia, tribunale di
primo grado, commissione europea
+ Supponiamo tu sia un nutrizionista che acquista un macchinario per l’esercizio della tua
attività professionale da una impresa produttrice. In questo caso tu in che figura
rientreresti? Professionista debole
Pubblicità è un altro strumento attraverso cui il consumatore può avere cognizione e informazione
riguardo alle caratteristiche del prodotto. Non vi sono elementi che obbligatoriamente devono
essere indicati ma vi sono canoni fondamentali che devono essere rispettati affinché il consumatore
possa effettuare una scelta quanto più informata, ponderata, consapevole e libera possibile. La
pubblicità è regolata dal regolamento 1169/2011 in particolare dall’articolo 36 e 37.