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Esame Diritto

Il documento esplora il significato del diritto e dell'ordinamento giuridico, definendo il diritto come un insieme di norme che regolano la convivenza sociale e l'ordinamento giuridico come il corpus normativo di una comunità. Viene analizzata la differenza tra norme giuridiche e agiuridiche, le fonti del diritto e la gerarchia delle norme, con particolare attenzione alla Costituzione italiana e alle fonti comunitarie. Infine, si discute l'applicazione delle norme e il ruolo dell'interpretazione giuridica.

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Esame Diritto

Il documento esplora il significato del diritto e dell'ordinamento giuridico, definendo il diritto come un insieme di norme che regolano la convivenza sociale e l'ordinamento giuridico come il corpus normativo di una comunità. Viene analizzata la differenza tra norme giuridiche e agiuridiche, le fonti del diritto e la gerarchia delle norme, con particolare attenzione alla Costituzione italiana e alle fonti comunitarie. Infine, si discute l'applicazione delle norme e il ruolo dell'interpretazione giuridica.

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Diritto e ordinamento giuridico

Significato del diritto (3 definizioni)

Disciplina, scienza che studia le norme giuridiche; insieme di principi che forniscono ai
membri della comunità regole di comportamento per una ordinata convivenza; pretesa,
tutelata dalla legge, che un cittadino può legittimamente vantare di fronte alla comunità.
Ordinamento giuridico è il corpus normativo posto alla base di una comunità, società, di uno Stato.
È inteso come l’insieme delle norme dettate per la regolamentazione dei diritti, dei doveri, delle
condotte e degli interessi riconducibili ai singoli.

Cos’è l’ordinamento giuridico? = corpus normativo

-Complesso di norme giuridiche generali (leggi formali) e individuali (atti o sentenze);


-corpus normativo che regolamenta diritti, doveri, condotte, risoluzioni di controversie, sanzioni; -
corpus normativo che va a regolare la vita di una comunità all’interno di un sistema giuridico (come
per es. lo Stato, enti, partiti, sindacati, ecc)
-gruppo di soggetti dotati di un’organizzazione regolata da norme

NORMA GIURIDICA E AGIURIDICA, esempi. La norma agiuridica consiste in una regola che
non trova radice in un atto di legge, che non è vincolante, non deve essere rispettata obbligatoriamente
e la sua trasgressione non viene sanzionata secondo le norme di legge (es. regola morale, religiosa, di
condotta); è una norma che la società sceglie liberamente di adottare come norma da rispettare ma
manca dei connotati tipici della norma giuridica. La norma giuridica invece è dettata dal principio
di sovranità, di legalità, deve essere coercitiva e vincolante e tutti sono obbligati a seguire in quanto
imposto dal legislatore; la legalità fa della regola una norma giuridica, una norma di diritto, cogente
per la collettività, la cui inosservanza viene sanzionata (es. non arrecare danno a nessuno). I connotati
delle norme giuridiche sono: 1) GENERALITÀ: la norma giuridica si rivolge ad una pluralità
indeterminata di destinatari; 2) ASTRATTEZZA: si riferisce a tutte le forme di comportamento che
trasgrediscono il divieto generale a cui fa riferimento; 3) FONTE: è concepita da un’autorità pubblica
autorizzata ad esercitare il potere legiferante; 4) CONTENUTO: può essere ad esempio un
attribuzione di un diritto, un divieto, regolamentazione di un conflitto, regolamentazione di una
procedura, etc.; 5) FINE: lo scopo per il quale il legislatore si pronuncia; 6) UNIVOCITÀ DEL FINE:
è la convivenza armoniosa delle norme nell’ordinamento giuridico, ossia la garanzia di una
convivenza equilibrata di tutti gli appartenenti alla collettività; 7) COERCITIVITÀ: nel momento in
cui la norma non dovesse essere rispettata si traduce in sanzione; 8) PREESISTENZA: rispetto alla
situazione giuridica che regola. Esiste prima che il fatto giuridicamente rilevante si realizzi; 9)
MODIFICABILITÀ e 10) DEROGABILITÀ: le norme giuridiche sono suscettibili di cambiamento.

Applicazione del diritto: Le norme del diritto spesso hanno la caratteristica di ASTRATTEZZA.
La fattispecie astratta si ha quando un fatto non è ancora accaduto ma è già previsto e regolato dal
diritto. La fattispecie concreta consiste in fatti che si sono già verificati nella realtà. Se si verifica un
fatto concreto che necessita di regolamenti bisogna prima verificare l’accaduto, poi valutare se sia
un fatto giuridicamente rilevante, confrontarlo con le fattispecie astratte, individuare la norma di
riferimento che più si avvicina alla fattispecie concreta e adattarla ad essa al fine di regolarla e
disciplinarla. L’interpretazione della legge è un procedimento logico deduttivo che consiste nella
“traduzione materiale” della legge nella realtà fattuale, in modo da applicare al meglio il diritto. I
soggetti chiamati ad interpretare la legge sono individuati nel nostro ordinamento e sono: giudici
ordinari, giudici costituzionali, giudici comunitari, legislatori comunitari e nazionali, funzionari
amministrativi, arbitri (ossia soggetti terzi che non sono togati e che non sono investiti del diritto
della funzione di derimere le controversie ma che vengono indicati come soggetti terzi a cui
rivolgersi per svolgere le sorti di una propria controversia) e tutti i soggetti investiti di un potere
interpretativo. Le norme del diritto si compongono di una fattispecie astratta e di una
fattispecie concreta. Definisci le differenze La fattispecie concreta è il caso reale cioè un fatto
o insieme di fatti che prendono vita nella realtà. Deve essere inquadrata nelle norme giuridiche per
essere regolata. La fattispecie astratta è l’ipotesi o la previsione di un fatto o insieme di fatti che
non si sono ancora verificati nella realtà ma che sono già regolati dalla legge

Cos’è un fatto giuridico? Se un fatto naturalistico è previsto nella fattispecie di una norma, esso
diventa giuridicamente rilevante ed è qualificabile come fatto giuridico

Applicazione delle norme Le norme vanno seguendo un iter:


-verificare l accadimento o caso reale o fattispecie concreta -verificare che l accadimento sia
rilevante a livello giuridico (attraversare una pubblica via con l’auto non è un fatto giuridicamente
rilevante mentre lo è attraversarla a semaforo rosso e investire un pedone) -sussunzione o
confronto con le varie fattispecie astratte contemplate -l’interprete individua la norma di riferimento
-attaglia o adatta la norma alla fattispecie concreta al fine di regolarla e disciplinarla

Qual’è il significato di ratio legis (criterio teleologico) L’interprete della norma deve leggere il
fine ultimo per cui la norma ha preso vita cioè capire cosa ha animato il legislatore nella redazione
della norma

Un precetto morale rientra nell’ordinamento giuridico? No

Spiega il connotato di preesistenza di una norma giuridica


La norma è anteriore rispetto al fatto giuridico che regola; non nasce ad hoc; esiste prima che il
fatto giuridicamente rilevante si realizzi L’ordinamento giuridico come si compone? 1) LEGGI: è
una previsione normativa che si compone di articoli che si dividono in commi. 2) NORME
GIURIDICHE: possono essere rappresentati dai singoli commi o da interi articoli. Si dividono in:
norme giuridiche definitorie (delineano il significato o la portata di un diritto, condotta, obbligo,
procedimento o contratto) e norme giuridiche precettive (delineano un precetto, ossia il divieto di
compiere una tale azione e sanzione, ossia obbligo di risarcimento).

FONTI DI DIRITTO Le norme giuridiche si distinguono anche in base alle fonti del diritto, che
sono atti o fatti giuridici da cui prendono origine le forme. Le fonti di diritto si distinguono in: fonti
di produzione, che includono gli atti o i fatti giuridicamente vincolanti e rilevanti. Gli atti sono il
prodotto volontario dell’esercizio del potere legislativo di cui sono investiti determinati soggetti,
mentre i fatti sono i comportamenti dettati dall’agire umano che assumono rilevanza giuridica; le
fonti di cognizione hanno la funzione di diffondere la conoscenza della norma giuridica o della
legge nella collettività. Le fonti del diritto, oggi, possono essere catalogate secondo la seguente
gerarchia: 1) fonti costituzionali; 2) fonti comunitarie 3) fonti primarie 4) fonti secondarie 5)
fonti terziarie. Scala gerarchica delle fonti del diritto 1) FONTI COSTITUZIONALI (Carta
Costituzionale e Leggi Costituzionali). La Carta Costituzionale è la legge fondamentale del nostro
Stato perché è volta a regolarne l’organizzazione ed il funzionamento. La Costituzione italiana è
una costituzione “rigida” dove i principi fondamentali (libertà e diritti inviolabili) sono
immodificabili ed inderogabili. Si possono apportare modifiche solo attraverso un’altra legge di pari
rango (un’altra legge costituzionale). Ci attribuisce i diritti inviolabili ed essenziali, i diritti della
personalità, alla salute, alla vita, al voto, tutti i diritti che non possono essere modificati. L’iter
aggravato si applica alle Leggi Costituzionali che devono essere emanate secondo un iter aggravato
o rafforzato, ossia più rigoroso rispetto a quello delle leggi ordinarie. Tali leggi costituzionali
toccano principi sensibili dunque devono essere regolamentate in maniera più rigorosa. Un esempio
di legge costituzionale che deve seguire in iter aggravato è la legge per istituire una nuova regione
italiana all’interno del nostro Stato. Perché la nostra costituzione viene prima di tutto? Perché
stabilisce i principi fondamentali, libertà e diritti inviolabili che sono immodificabili ed
inderogabili. La Costituzione è la nostra legge fondamentale che ci attribuisce i diritti inviolabili ed
essenziali, i diritti della personalità come quello alla salute, alla vita, al nome, al voto, che non
possono essere modificati. Entro quanto tempo vanno esercitati i diritti costituzionali
garantiti? Per tutta la vita. Perché la costituzione ha un primato rispetto alle norme europee?
Perché la costituzione tratta di principi fondamentali dei diritti inviolabili degli individui.

Differenza tra carta costituzionale e leggi costituzionali Carta costituzionale è la legge


fondamentale dello Stato italiano. Leggi costituzionali di pari rango alla costituzione e servono
per modificarla o integrarla. Alcune disposizioni però non possono essere modificate perché
principi supremi.

Cosa significa che le norme della Costituzione hanno portata programmatica? Tracciano
solo un programma che dovrà essere applicato tramite una disciplina più dettagliata. Per esempio
nell art. 32 della costituzione viene enunciato il diritto alla salute che trova manifestazione ed
espressione nel codice del consumo. Cosi come il diritto alla sicurezza dei prodotti alimentari viene
dettagliato con norme più specifiche e puntuali all’interno del codice civile

Cosa si intende per riserva di legge Si applica nei casi in cui la costituzione o altre leggi
prevedono che la disciplina di una materia sia riservata alla legge e che quindi non possa
intervenire a regolare tale materia una fonte secondaria. Riserva di legge costituzionale, ordinaria,
regionale

Esempio di riserva di legge costituzionale? Il potere costituzionale di creare un altra Regione


italiana perché si tratta di una scelta grave e decisiva.

Differenza tra leggi di revisione costituzionale e leggi costituzionali Con le leggi di revisione
costituzionale il parlamento può modificare il testo della costituzione; con le leggi costituzionali
il parlamento integra la costituzione.

Perche la Costituzione ha il primato? Perché tutela i diritti fondamentali dell’uomo

Cos’è la Costituzione (carta costituzionale) e quali sono i principi o diritti fondamentali Legge
fondamentale dello Stato Italiano adottata dall’ assemblea costituente nel 1948.
E’ rigida (iter aggravato), programmatica, compromissoria, lunga, votata, scritta, laica. Riconosce i
principi fondamentali, la libertà e diritti inviolabili che sono originari, essenziali, personali,
imprescrittibili, irrinunciabili, assoluti, intrasmissibili, non patrimoniali, ecc

2) FONTI COMUNITARIE Si suddividono in: - Trattati (ovvero accordi con cui tutti gli Stati
membri della comunità Europea scelgono di vincolarsi al rispetto di determinate norme concepite da
essa. Queste norme sono sottoscritte ed adottate dagli stati membri e da quel momento diventano in
vigore e obbligatori); - Regolamenti (sono provvedimenti di portata generale rivolti ad un numero
indeterminato di destinatari, ossia si rivolgono ai cittadini della comunità europea dal momento che
uno stato ne entra a far parte. In alcuni casi però si rivolgono a uno Stato membro specifico o anche
ad una determinata categoria di soggetti come ad esempio i lavoratori); - Direttive (sono atti della
Comunità Europea, concepite dal legislatore comunitario ma non si applicano direttamente in quanto
mancano del requisito di dettaglio, specificità e puntualità. Per essere attuate, vincolanti e applicabili
nel territorio di ogni singolo Stato membro, devono essere recepite e adottate dal legislatore
nazionale. Lo scopo delle direttive è quello di uniformare e armonizzare le legislazioni degli stati
membri, inoltre impone il raggiungimento di un determinato risultato. Fa in modo che le legislazioni
nazionali non siano divergenti tra loro. - Decisioni (sono atti di carattere amministrativo che sono
vincolanti in tutti i loro elementi e per tutti i destinatari a cui si rivolgono). Inoltre fanno parte delle
fonti comunitarie anche degli atti che NON hanno carattere VINCOLANTE come i Pareri (che
sono indicazioni espresse da parte degli Organi della Comunità Europea in merito all’andamento di
una particolare situazione che può interessare anche solo un singolo Stato membro) e le
Raccomandazioni (sono invece delle esortazioni con cui la Comunità Europea indirizza verso un
determinato risultato senza obbligare lo Stato membro o più Stati membri).

Qualora uno stato membro non dovesse recepire la direttiva europea, cosa succede? Stato
responsabile di inadempimento e ne risponde di fronte a tribunale di I grado e corte di giustizia
europea. Procedura di infrazione per l’Italia sui rimborsi ai passeggeri di viaggi cancellati a causa
del coronavirus. Regolamentazione UE sui diritti dei passeggeri prevede rimborsi in denaro per
cancellazione mentre legislazione italiana prevede solo voucher senza possibilità di scegliere tra
voucher e rimborso. Gerarchia non rispettata. (luglio 2020). Il recepimento tardivo delle direttive
europee da parte dei Paesi dell’UE rimane un problema persistente (secondo me le direttive
dovrebbero diventare vincolanti)

Differenze tra direttiva e regolamento europeo. Le direttive si limitano a prefissare il risultato


lasciando gli stati membri liberi di scegliere il mezzo mentre i regolamenti europei sono dettagliati
con norme specifiche e non necessitano di essere recepiti ma direttamente vincolanti. La direttiva
deve essere però recepita con atto di normazione interna (con per es. legge ordinaria, decreti)

Differenze tra direttive e decisioni europee Le prime prefissano il risultato, non sono dettagliate,
non sono vincolanti ma devono essere recepite mentre le seconde sono atti di carattere
amministrativo, disciplinano situazioni concrete e sono atti vincolanti che non devono essere
recepiti

Differenze tra trattati, direttive e pareri Trattati vincolanti per tutti gli stati membri che li
sottoscrivono e sono la principale fonte comunitaria; non necessitano atto di recepimento. Sono il
fondamento dell’UE perché sono la base di tutte le azioni della UE. Le direttive si limitano a
prefissare il risultato al quale gli stati membri devono mirare e necessitano di essere recepite. I pareri
insieme alle raccomandazioni non sono giuridicamente vincolanti e tendono a rendere noto il punto
di vista comunitario in merito ad una questione o le loro posizioni anche con delle linee guida ma
non impongono nessun obbligo Esempio: parere sulle politiche per ripulire l’aria in Europa
Ricapitolando Fonti comunitarie vincolate e non Le fonti comunitarie di tipo VINCOLANTE sono:
trattati, regolamenti, direttive e decisioni. Le fonti comunitarie di tipo NON VINCOLANTE sono:
pareri e raccomandazioni.

Il rapporto tra sistema delle fonti di diritto comunitario e sistema delle fonti del diritto
interno Con l’entrata nella comunità europea, le fonti comunitarie sono state incardinate nella
gerarchia delle fonti ponendole al di sopra delle fonti primarie ma sottoposte alle fonti costituzionali

3) FONTI PRIMARIE DEL DIRITTO ITALIANO sono le leggi ordinarie emanate dal
Parlamento. Per creare una nuova legge ordinaria bisogna: 1) proporre la legge, questo può essere
fatto da: ogni membro del Parlamento, Governo della Repubblica, 50mila elettori che sottoscrivono
una petizione, Consiglio nazionale dell’economia e le Regioni. 2) la legge deve essere approvata
dal Parlamento e acquista effetto solo dopo essere stata emanata dal Presidente della Repubblica e
poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Il potere legislativo ce l’ha il Parlamento, il potere esecutivo
il Governo. In alcuni casi però, quando l’iter procedurale si scontra con la necessità e le urgenze di
una determinata situazione, il potere legislativo viene concesso al Governo che effettua gli ATTI
AVENTI FONZA DI LEGGE, ossia: i Decreti Legge, i Decreti Legislativi e i Regolamenti
Regionali.

Differenze tra fonti ordinarie e atti aventi forza di legge Le ordinarie sono prodotte dal
parlamento attraverso un iter più lungo e complesso; si occupano di materie coperte da riserva di
legge ordinaria. Gli atti sono tre, sono prodotti dal governo nei casi di necessita e urgenza,
seguono un iter formativo più snello e celere; non toccano materie coperte da riserva di legge. Dei
tre, i decreti legge sono quelli limitati nel tempo.

Differenza decreto legge e legislativo Il Decreto Legge è un atto normativo di carattere


provvisorio avente forza di legge. È adottato solo in casi straordinari di necessità ed urgenza (es.
pandemia, guerra, etc.). Questi decreti vengono emanati dal Presidente della Repubblica ed entrano
in vigore subito dopo essere stati pubblicati sulla gazzetta ufficiale della repubblica italiana. Gli
effetti sono provvisori, di breve durata, infatti perdono efficacia 60 giorni dopo la data di
pubblicazione, a meno che il Parlamento non li converte in legge. Il Decreto Legislativo invece è un
atto normativo approvato dal Governo sulla base di una legge delega, ossia vi è una legge che a
priori interviene per giustificare il potere di legiferare eccezionale del Governo. Viene emanato dal
Presidente della Repubblica e deve essere pubblicato sulla gazzetta ufficiale della Repubblica (per
essere riconosciuto) e acquista efficacia vincolante nel nostro Stato dopo 15 giorni dalla
pubblicazione. I Regolamenti Regionali sono atti regionali che nel territorio della regione hanno il
medesimo tipo di vigore e la medesima efficacia che avrebbe una legge ordinaria dello Stato.

Cosa sono gli atti aventi forza di legge, da chi vengono adottati e per quali materie

Fonti di pari rango delle leggi ordinarie, si distinguono in decreti legge, decreti legislativi e
regolamenti regionali. Non possono toccare materie coperte da riserva di legge costituzionale e
ordinaria ma materie residue. Vengono adottate da organi esecutivi nelle situazioni di urgenza e
seguono un iter meno complesso.

Quali sono le leggi al pari di quelle ordinarie Gli atti aventi forza di legge

Differenza tra leggi ordinarie e leggi costituzionali Iter aggravato per le leggi costituzionali
(sovraordinate) cioè sono emanate con un iter più rigoroso rispetto alle leggi ordinarie
(sottordinate)

Qual è l’organo più rappresentativo del potere sovrano? Il Parlamento

Cosa si intende per principio imprescrittibile? Diritto inviolabile della costituzione che non si
estingue nonostante il trascorrere del tempo

Che cosa significa che i diritti non possono essere trasmessi ma sono non patrimoniali?
I diritti patrimoniali hanno un contenuto economicamente valutabile come la proprietà, mentre ai
diritti non patrimoniali non è possibile attribuire un immediato contenuto economico anche se la
loro violazione può produrre un danno economicamente quantificabile. I diritti patrimoniali sono
trasmissibili (cedendoli a terzi) mentre i non patrimoniali non lo sono.

Un diritto fondamentale puo essere trasferito mediante donazione agli eredi? C’è un termine
di tempo entro il quale devo esercitarlo? I diritti fondamentali sono inalienabili e non
trasferibili

Caso in cui il giudice riscontra mancata rispondenza delle norme interne rispetto alle norme
di rango comunitario Se nell’esercizio delle sue funzioni riscontri mancata rispondenza tra esse,
è tenuto a disapplicare le prime in favore delle seconde.

4) FONTI SECONDARIE DEL DIRITTO ITALIANO sono i Regolamenti adottati dall’Esecutivo


o dagli enti pubblici territoriali. Si tratta di Regolamenti Amministrativi che non provengono dal
Parlamento ma possono esser emanati da: Esecutivo, enti territoriali, Province, Comuni, Autorità
Amministrative indipendenti, etc.
5)FONTI TERZIARIE DEL DIRITTO ITALIANO sono anche definiti “USI” e
“CONSUETUDINI”. Le consuetudini sono regole consolidate nel tempo. Affinché acquistino
rilevanza giuridica è necessario che: esista un gruppo sociale, che scelga di adottare un
comportamento uniforme; è necessaria la ripetizione continua ed uniforme della condotta o del
comportamento; è necessaria la convinzione dei membri di tale gruppo sociale, che si tratti di una
condotta che adempie ad un obbligo di legge e dunque che vi sia l’elemento psicologico dentro
l’animo della comunità che rinnovi quella data condotta; infine è necessario che questa consuetudine
venga riportata in documenti che forniscono la conoscibilità legale della norma, in modo che sia
effettivamente in grado di disciplinare determinati ambiti. Una volta che la consuetudine è stata
convalidata la si può considerare. In questo modo diventa: consolidata e vincolante.

Cos’è la consuetudine Fonte terziaria antica, non scritta, non emanata da potere pubblico, per
avere rilevanza giuridica: deve essere pubblicata nelle fonti di cognizione, deve essere accettata
da un gruppo sociale che la riconosce come un atto reiterato e che si tratti di una condotta che
adempie ad un obbligo. Generalmente si estende a materie non oggetto di regolamentazione da
parte di norme superiori. Esempio: raccolte degli usi e consuetudini provinciali curate dalle camere
di commercio.

Spiegare il significato attribuito alle consuetudini contra legem, secundum legem, praeter
legem. Secundum legem quando richiamano fonti sovraordinate, praeter legem quando regolano
materie non disciplinate da fonti scritte, contra legem se contrarie alle fonti scritte

Pretesa legislativa delle Regioni Per le specifiche materie regionali la costituzione prevede la
“riserva di legge regionale” per cui i regolamenti regionali assumono portata di una legge
ordinaria

Differenza tra decreto legge e consuetudine Il decreto legge è una fonte primaria del diritto
italiano, adottato dall’esecutivo in casi di straordinari necessità e urgenza, sono efficaci solo per
60gg a meno che non vengano convertiti in legge. La consuetudine è una delle fonti terziarie del
diritto, antica, non emanata da potere pubblico.

Differenze tra fonti secondarie e terziarie Inferiori alle fonti primarie. Le secondarie sono
regolamenti amministrativi (di rango inferiore alla legge) adottati non dal parlamento ma dall’
esecutivo e dagli enti pubblici territoriali (es. antitrust, province, comuni). Adottati previa
deliberazione del consiglio dei ministri sentito parere del consiglio di stato, sottoposti a visto della
corte dei conti e pubblicati in gazzetta. Sono detti esecutivi mentre gli indipendenti disciplinano
materie non regolate dalla legge. Le terziarie sono antiche, non sono scritte, non sono emanate da
potere pubblico, sono consolidate nel tempo e acquistano rilevanza giuridica se esiste gruppo
sociale che le riconosce, se c’è reiterazione continua, se si ha convinzione che sia una condotta
doverosa (opinio iuris), se sono pubblicate nelle fonti di cognizione.

I regolamenti europei necessitano di essere recepiti? Sono di portata generale, dettagliati e


specifici, vincolanti per gli stati membri, non necessitano di atto di nazionalizzazione

Cosa si intende per “danni giusti” (bilanciamento degli interessi contrapposti alla luce di un
ordine di priorità) Negli interessi tra privato e Stato la priorità è dello Stato che fa valere la sua
sovranità per esempio con un atto di espropriazione per pubblica utilità

Danni ingiusti (neminem ledere) Danno ingiusto arrecato a terzi; non bisogna ledere il diritto
altrui

Direttive e decisioni self executing Sono sufficientemente dettagliate da non dover essere
recepite con atto di nazionalizzazione. Es. Direttiva Bolkestein
ANTINOMIE, cosa sono e come si risolvono? Talvolta le norme entrano in conflitto, Le
antinomie sono dei conflitti tra le fonti del diritto che quindi assumono un significato e una portata
incompatibile tra di loro. Nel nostro ordinamento, per la presenza di questa pluralità di fonti di
normazione è possibile che si riscontrino le antinomie quindi è stato necessariamente individuato un
sistema preordinato, ossia un ordine gerarchico che permettesse di scandire la prevalenza di talune
fonti rispetto alle altre. I criteri di prevalenza indicati nell’ambito del nostro ordinamento sono: 1)
criterio gerarchico; 2) criterio di specialità; 3) criterio cronologico. Vi è inoltre una priorità
nell’applicare questi tre criteri: il criterio gerarchico prevale sugli altri, quello di specialità prevale
sul cronologico. Il criterio gerarchico è il criterio secondo il quale la norma di rango superiore è
quella prevalente e da applicare prevalentemente nel caso di antinomie. L’ordine dei ranghi è: la
carta costituzionale e le leggi costituzionali > norme di matrice comunitaria > leggi ordinarie e
gli atti aventi forza di legge > regolamenti > consuetudini. Il criterio di specialità è il criterio
attraverso il quale è possibile risolvere un’antinomia fra più norme che regolano la medesima
materia e che possano essere individuate come fonti di pari rango (nel caso di rango differente vale
infatti il criterio gerarchico). In caso di antinomia tra queste norme si ritiene applicabile solo la
legge più puntuale e specifica ovvero quella con la quale il legislatore è intervenuto più
dettagliatamente e concretamente per regolamentare quella data materia. Il criterio cronologico si
applica solo quando non è possibile applicare gli altri due. Questo criterio si basa sul fatto che viene
applicata la legge che viene emanata più recentemente.

Quando viene applicato il criterio gerarchico? È il criterio prevalente e si applica se c’è un ipotesi
di conflitto tra norme di rango differente di conseguenza prevarrà la norma di rango superiore.
Esempio: se un regolamento entra in conflitto con una legge ordinaria o decreto legge, prevalgono
queste ultime.

Cosa significa lex speciali deroga lex generali? Criterio di specialità si applica in caso di
antinomie o conflitti o sovrapposizioni di norme che regolano la stessa materia.
La normativa nazionale speciale in materia di sicurezza alimentare trova applicazione prioritaria
rispetto alla normativa di rango generale del codice del consumo.

Differenza tra criterio di specialità e criterio cronologico Il criterio cronologico si applica per
conflitti fra norme di pari rango dove la legge posteriore abroga quella precedente o per
abrogazione espressa o per incompatibilità o perché la nuova regola l’intera materia.
Il criterio di specialità consente alla legge più specifica di derogare la più generale (che
comunque non perde efficacia) anche se quest’ultima è successiva, risolvendo l antinomia fra
norme che regolano la stessa materia

ABROGAZIONE E DEROGAZIONE Una volta abrogata una norma non può avere più efficacia
e non è più in vigore, non è retroattiva. Una norma derogata invece non perde la sua efficacia ma
viene solo limitato il suo campo di applicazione. Esistono vari tipi di abrogazione: ABROGAZIONE
ESPRESSA (avviene tramite una nuova legge che comunica in maniera chiara l’abrogazione di una
norma precedente); ABROGAZIONE TACITA (avviene tramite l’emanazione di una nuova legge
che è in contrasto con un’altra già in vigore e quindi la legge precedente smetterà di avere efficacia);
ABROGAZIONE PER REFERENDUM (ovvero una norma viene abrogata su richiesta di un
referendum di almeno 500mila elettori o di 5 consigli regionali); ABROGAZIONE PER CAUSE
INTRINSECHE (è un tipo di abrogazione legata all’atto normativo che tocca le norme eccezionali
concepite per fronteggiare casi di necessità ed urgenza che nel momento in cui vengono meno i motivi
per i quali erano state emanate vengono automaticamente abrogate); ABROGAZIONE PER
ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE (si ha quando una norma di rango inferiore sia
incompatibile con uno dei principi contenuti nella Costituzione e quindi quella tal norma viene
abrogata dalla Corte Costituzionale).
Che caratteristiche ha una norma derogata e di una norma abrogata Resta in vigore per la
generalità dei casi la norma derogata, perde effetti giuridici la norma abrogata.

Fai un esempio di abrogazione L’abrogazione espressa delle norme del codice civile da parte del
codice del consumo con formazione di un unico corpus normativo

Le norme contrastati col dettato costituzionale sono oggetto di quali provvedimenti?


Disapplicazione, annullamento o abrogazione con sentenza della corte costituzionale
(Abrogazione per illeggittimità costituzionale)

Cosa si intende per sussunzione? L’interprete delle leggi verifica la corrispondenza del caso
concreto con la previsione generica (fa un confronto)

Interpretazione delle norme e gli interpreti L’interpretazione giuridica è regolata dall’art.12 delle
preleggi. Giudici, legislatori, funzionari, arbitri, soggetti dal potere interpretativo devono seguire dei
canoni interpretativi-ermeneutici
Interpretare una norma attraverso:
-un’analisi letterale leggendolo con le lenti del diritto,
-capire la ratio legis cioè lo scopo per cui essa ha preso vita,
-interpretare la connessione tra le parole,
-fare un indagine a compasso allargato cogliendo correlazioni con altre norme,
-valutare la norma nell’attuale contesto storico-socio-politico-economico.,
-individuare norme parallele , analoghe che più si attagliano al caso concreto per colmare le
eventuali lacune normative.

Differenza tra annullabilità e nullità nel diritto (esempio del criterio letterale) Nella vita
comune hanno lo stesso significato mentre nel diritto ha un significato letteralmente differente. La
nullità del contratto è un vizio grave che si verifica subito ed è indipendente dal lavoro
interpretativo del giudice che non fa altro che accertare un fatto già realizzato, l’annullabilità
ricorre per vizi meno gravi e scatta se un soggetto ricorre al giudice e chiede di annullare il vincolo.

CRITERI (O CANONI) INTERPRETATIVI DELLE NORME DI DIRITTO SONO:


1) criterio letterale ossia l’interprete deve leggere la norma con un significato giuridico. Molti
termini impiegati nelle norme non hanno il medesimo significato che gli attribuiamo nel linguaggio
comune. 2) criterio logico l’interprete deve verificare la connessione fra le parole e la connessione
logica tra i termini presenti nella legge. 3) criterio sistematico ossia l’analisi della norma nell’intero
sistema giuridico dell’ordinamento, così da poterne cogliere la correlazione con altre norme
giuridiche. 4) criterio teologico è connesso con il criterio letterale. L’interprete deve essere attento
allo scopo che il legislatore voleva raggiungere con quella disposizione. 5) criterio storico implica
la valutazione della norma in ragione del contesto culturale- storico-sociopolitico-economico in
modo da capirne l’essenza. 6) criterio analogico l’interprete nel caso non dovesse ritrovare una
norma specifica per la sua analisi dovrà verificare che nell’ordinamento giuridico esistano delle
norme analoghe che siano state dettate dal legislatore per poi applicarle alla sua analisi che
altrimenti rimarrebbe senza una disciplina di diritto.

Quali sono le lenti attraverso le quali il legislatore deve leggere le norme del diritto? (criteri
ermeneutici) Procedimento logico-deduttivo messo in atto da un interprete del diritto (giudice
ordinario, giudice costituzionale, giudice comunitario, arbitro, legislatore comunitario o nazionale,
funzionari amministrativi). I canoni interpretativi sono scanditi dall’art. 12 delle preleggi:

+ Criterio letterale: analisi del dato letterale per comprendere il significato giuridico di un testo
normativo
+ Criterio logico: legato alla connessione tra le parole che si avvicendano all’interno della legge
+ Criterio sistematico: analisi della norma attraverso una indagine a compasso allargato che
includa la norma nell’intero sistema giuridico

+ Criterio teleologico: indagine del fine che ha animato il legislatore nella redazione della norma
“ratio legis”
+ Criterio storico: valutazione della norma in ragione del contesto storico-socio-politico-
economico, consente una lettura aggiornata

+ Criterio analogico: in caso di assenza di una norma ad hoc verificare l’esistenza di norme
analoghe per regolare casi simili e materie affini

Cosa si intende per criterio analogico e a quali norme può essere applicato? Se è assente
una norma ad hoc concepita per la fattispecie concreta oggetto della sua analisi, l’interprete
verifica se esistono norme analoghe. Cioè deve colmare la lacuna normativa individuando quelle
più vicine e rileggendole con le lenti dei criteri ermeneutici.

DIRITTO PRIVATO E DIRITTO PUBBLICO : DIRITTO PRIVATO regola i rapporti tra


soggetti privati in riferimento alla loro sfera patrimoniale, personale e familiare. Regola i rapporti
tra privati cittadini e lo Stato o enti pubblici. Si divide in: 1) diritto civile (disciplina matrimoni,
eredità, proprietà d’acquisto, contratti, tutela della sicurezza alimentare, etc.) 2) diritto
commerciale (si occupa della disciplina dell’impresa, dell’imprenditore, dei titoli di credito e
fallimenti) 3) diritto del lavoro (responsabilità dei lavoratori, del datore di lavoro, cessazione del
rapporto di lavoro, etc.) 4) diritto agrario (regola i rapporti giuridici relativi alle attività agricole).

DIRITTO PUBBLICO regola l’organizzazione interna dello Stato e degli enti pubblici, stabilisce le
attribuzioni dei poteri di azione nei confronti dei privati e disciplina le modalità attraverso le quali
questi poteri possono essere esercitati. Si suddivide in: diritto costituzionale, diritto amministrativo,
diritto penale, diritto processuale civile e diritto processuale penale.

DIRITTO DEI CONSUMI: Diritto dei consumi è una branca del diritto privato. Soggetti nel
rapporto di consumo. I soggetti nel rapporto di consumo sono il consumatore e il professionista. Il
consumatore si divide in consumatore generale (è l’utilizzatore finale del bene o del servizio. È una
persona fisica che agisce per soddisfare le esigenze proprie e della propria famiglia. È il soggetto
debole, posto in una situazione di svantaggio rispetto al professionista e necessita di tutela),
consumatore medio (è un soggetto mediamente informato, mediamente avveduto (attento) e
acritico. Dunque è un soggetto in grado di prendere decisioni ponderate e che ha la perfetta
percezione di quanto sta compiendo. È informato, attento e cauto e ciò implica che egli sia in grado
di non essere disorientato da eventuali pratiche commerciali sleali che emergono nel mercato. Il
consumatore medio si divide in: consumatore medio specializzato che è la persona fisica attenta a
vigilare ogni singola caratteristica del prodotto oggetto del suo acquisto, è il soggetto che verifica la
qualità del bene. Non è un acquirente di un bene dal prezzo contenuto e di consumo istantaneo o
quotidiano ma l’acquirente di un bene costoso che compra una tantum; e consumatore medio non
specializzato che invece è una persona fisica che possiede una discreta capacità cognitiva e un
discreto bagaglio di informazioni, ma non effettua una scelta ponderata sulle caratteristiche del
prodotto di largo consumo che acquista, perché è maggiormente rivolto a verificarne la
convenienza. È una persona che acquista e consuma un bene di largo consumo, come ad esempio:
beni alimentari, prodotti per la casa, etc. Fa più che altro molta attenzione al prezzo, più che alla
qualità e consumatore vulnerabile è la persona fisica che è particolarmente esposta a rischio, più
del consumatore medio, è suscettibile di cadere in errore in quanto è una facile vittima di potenziali
raggiri. Le ragioni che lo espongono a questi rischi e raggiri sono: un’infermità mentale e/o fisica,
l’età e l’ingenuità perché minore, perché troppo anziano o semplicemente per indole. L’articolo 428
del Codice civile è una norma che prevede l’annullamento del contratto stipulato dal soggetto
incapace di intendere e di volere, quando dimostrato che la controparte contrattuale ha approfittato
in malafede della sua incapacità). Il professionista rappresenta la figura forte del rapporto
contrattuale, che gode di una posizione di vantaggio data sia dall’asimmetria informativa che dallo
squilibrio contrattuale, di una posizione dominante all’interno del rapporto. All’interno delle
dinamiche di mercato però ci sono delle situazioni in cui il professionista veste i panni del soggetto
debole in particolare nel rapporto Business to Business. In questo caso sono coinvolti due
professionisti che stipulano un contratto, entrambi mentre esercitano la loro attività lavorativa.
Anche in questo caso ci sarà un soggetto contrattuale più forte e uno più debole (es. agente di
commercio che va ad acquistare un automobile per poter esercitare il proprio lavoro). I
professionisti possono essere: persone fisiche, persone giuridiche come ad esempio società, imprese
telefoniche, produttori d’auto, etc.

Parlami delle diverse figure di consumatore. Consumatore generale, medio, medio specializzato,
medio non specializzato, vulnerabile, consumatore di prodotti agroalimentari
Due tipi di consumatore individuati dalla legislazione Comunitaria (Direttiva 2005/29/CE) e quella
italiana sono il consumatore medio e il consumatore vulnerabile. Il consumatore medio è una figura
di matrice comunitaria, è un soggetto mediamente informato, avveduto ed acritico; è usato come
parametro per valutare la slealtà delle pratiche commerciali. Nell’ordinamento Italiano abbiamo il
consumatore medio specializzato e il consumatore medio non specializzato. Il consumatore
specializzato acquista beni importanti, vaglia ogni caratteristica, verifica la qualità, possiede un alto
grado di specializzazione, è informato e avvezzo alla ricerca di informazioni, non subisce
passivamente la pressione commerciale. Il consumatore medio non specializzato invece, malgrado
disponga di adeguate capacità cognitive e bagaglio di informazioni, è indirizzato all’acquisto di beni
di largo consumo ed è portato a focalizzarsi più sulla loro convenienza rispetto alla qualità. Il suo
livello di attenzione all’acquisto è direttamente proporzionale al prezzo del bene. Il consumatore
vulnerabile è una persona fisica che è particolarmente esposta a rischio e in grado di cadere
facilmente in errore.

Possono essere soggetti:


+ Infermità mentale e fisica + Età (bambini e persone anziane)+ Ingenuità
+ Ridotta capacità di discernimento + Assenza di consapevolezza, informazione, conoscenza,
spirito critico La vulnerabilità necessita di particolari e maggiori tutele e può essere definitiva o
temporanea (es. uso di alcool o droghe, sovraindebitamento, temporanea invalidità fisica, ecc).
Consumatore di prodotti agroalimentari.

Quali sono i connotati del consumatore di prodotti agroalimentari? È un consumatore più


suscettibile alla salute e quindi ai diritti generali e inviolabili. Perché? Perché avendo a che fare
con prodotti alimentari è più esposto a rischi per la salute e più vulnerabile.

Come la CE tutela il consumatore vulnerabile (tutele rafforzate) Con la risoluzione del 2012 si
mira a rafforzare le tutele dei diritti di queste fasce deboli di consumatori. Questo si raggiunge anche
attraverso l’attribuzione di maggiore importanza alle campagne di informazione e pubblicità (che
veicolino i giusti messaggi) rivolte a queste fasce deboli. Norme più rigorose su pubblicità aggressive
in tv e su internet. Sono state accolte con favore iniziative di autoregolamentazione e dei codici di
condotta promossi dalle imprese per limitare l’esposizione di bambini alla pubblicità di prodotti
alimentari. Esempi di tutele per i consumatori minori:
- Limitazione importazione prodotti e alimenti che non rispondano a standard di sicurezza minimi -
Restrizioni commercio farmaci destinati al consumo di minori

Esempi di tutele consumatori anziani:


-Divieti commercio e pubblicità prodotti farmaceutici che vantano proprietà “miracolose” - Divieti
commercio e pubblicità ingannevole di prodotti finanziari
Chi è il responsabile delle informazioni rese al consumatore? Il professionista

Qual è la funzione principale cui assolve il diritto dei consumi? Ristabilire la proporzionalità
tra la posizione del consumatore e quella del professionista, annullando lo squilibrio contrattuale,
l’alterazione del rapporto dovuta anche alla asimmetria informativa

Nello specifico studio del diritto dei consumi, cosa disciplinano rispettivamente il diritto
costituzionale ed il diritto civile Il diritto dei consumi viene inquadrato nel diritto costituzionale
che è la radice del diritto alla salute, alla sicurezza alimentare e alla qualità dei prodotti e nel diritto
civile che disciplina la figura del consumatore, quella del professionista, le tutele verso l’uno e gli
obblighi dell’altro.

CATEGORIE PROFESSIONALI Ci sono diverse categorie professionali e si distinguono in: 1)


imprenditori generali sono coloro che esercitano professionalmente un’attività economica
organizzata al fine di ottenere uno scambio di beni o servizi;2) il piccolo imprenditore è colui che
esercita un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro suo e dei suoi
famigliari;3) l’imprenditore agricolo è colui che esercita o la coltivazione del fondo, o
selvicoltura, o allevamento di animali e attività connesse (es. attività agrituristica e di produzione di
prodotti agroalimentari, etc.); 4)imprenditore commerciale è colui che esercita professionalmente
una o più delle attività tra cui: attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, attività
intermediaria nella circolazione dei beni, attività di trasporto per terra, per acqua o per aria, attività
bancaria o assicurativa, e altre attività ausiliarie delle precedenti;5) il professionista intellettuale è
colui che a seguito del superamento di un esame di abilitazione statale viene iscritto ad un albo
professionale (es. dentisti, avvocati, medici, etc.) e che quindi sottoscrive un codice deontologico e
che lo rispetterà nella sua attività professionale;6) il produttore è colui che deve rispondere ai
medesimi obblighi e prescrizioni del professionista, è il fabbricante del bene o il fornitore del
servizio, o un suo intermediario, nonché l’importatore del bene o del servizio o chiunque si presenta
come produttore con il proprio marchio, nome o altro segno distintivo. Può essere sia una persona
fisica che giuridica;7) il distributore è colui che è individuabile come operatore professionale della
catena di commercializzazione, la cui attività non incide sulle caratteristiche di sicurezza dei
prodotti.

Come si concretizza la maggiore forza del professionista rispetto al consumatore? Il


professionista può stilare unilateralmente i contratti predeterminati. Il consumatore non può
chiedere negoziazione, non può rivolgere controproposte e non ha accesso al tavolo delle
trattative. Può solo scegliere se firmare o meno Stop dell Antitrust a servizi telefonia senza
consenso.

Chi è il professionista e classificazione dei professionisti. Persona fisica o giuridica (il


consumatore solo fisica) che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale,
commerciale, artigianale o professionale. Il professionista è il soggetto forte del rapporto di
consumo che gode di una posizione di vantaggio, di asimmetria informativa e di squilibrio
contrattuale, per esempio può stilare unilateralmente il regolamento del contratto. Non è
vulnerabile. E’ inquadrato come controparte del consumatore e nel codice del consumo non gode
di tutele ad hoc. Nel codice civile viene regolato il rapporto tra professionista forte e professionista
debole. Vari tipi di professionisti:
+ persona fisica o giuridica
+ Imprenditore
+ Piccolo imprenditore
+ Imprenditore agricolo
+ Imprenditore commerciale
+ Professionista intellettuale (appartiene ad un ordine professionale) + Produttore o distributore
Responsabilità del professionista
-Il professionista ha degli obblighi e doveri nei confronti del consumatore. -Fornire una adeguata
informazione (chiara e trasparente, comprensibile) -Fornire una corretta pubblicità -Garantire
correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali.

La figura del consumatore generale. -Persona fisica che non agisce nell’interesse di una sua
attività commerciale ma per se stesso e per la sua famiglia. -Utilizzatore finale del bene o servizio; -
soggetto debole; -controparte contrattuale del professionista; -patisce un significativo squilibrio che
si propaga all’interno del rapporto contrattuale; tale squilibrio esiste già a priori perché
fondamentalmente è determinato dalla cosiddetta asimmetria informativa (dispone di più
informazioni e ne trae vantaggio)

Chi è il consumatore medio in EU e in IT Il consumatore medio è una figura di matrice


comunitaria (Direttiva 2005/29/CE), è un soggetto mediamente informato, avveduto, cauto ed
acritico. I giudici europei si sono posti dall’angolo di osservazione del consumatore medio e hanno
considerato le sue modalità di percezione dei marchi di prodotti e la sua avvedutezza. E’ stato
preso come parametro per difetto ai fini della valutazione della ingannevolezza della pratica
commerciale.

Asimmetria informativa L’asimmetria informativa consiste nella condizione che si verifica nel
mercato quando uno o più operatori dispongono di informazioni più precise di altri (es. contratti che
si stipulano con una banca, con un operatore di telefonia mobile: sono contratti di consumo,
all’interno dei quali esiste una parte forte, ovvero il professionista e di una debole, il consumatore; il
professionista gode di un bagaglio di informazioni molto più completo rispetto a quello del
consumatore, che è in possesso delle informazioni rese dal professionista stesso). Il professionista
dispone di un corredo di informazioni che il consumatore non possiede e di conseguenza ha un potere
e una forza contrattuale ben più importanti di quelli che ha un semplice consumatore che opera al di
fuori delle sue conoscenze tecniche e che si esplicano con la capacità di imporci una serie di clausole,
di condizioni, contenute all’interno della scheda contrattuale.

Quali sono le conseguenze del significativo squilibrio del rapporto contrattuale Lo squilibrio:
altera il valore economico delle prestazioni, determina disparita di diritti, obblighi, oneri responsabilità
e rischi; altera le posizioni normative di ognuno. Il diritto dei consumi ha lo scopo di ristabilire
l’equilibrio

Rapporto consumatore-professionista Art 3 codice del consumo definizione di consumatore e


professionista Disequilibrio nel rapporto contrattuale tra professionista e consumatore
Consumatore: persona fisica
Professionista: persona fisica o giuridica (ente, società, ecc)

Perche il consumatore viene definito soggetto debole? Merita protezione, sul piano contrattuale
è la parte debole del rapporto, subisce asimmetria informativa, non agisce per scopi professionali,
può essere debole perché fa parte di categorie di persone vulnerabili

TEORIA DELLO SCOPO La Teoria dello scopo è un’altra teoria che permette di inquadrare
la figura del consumatore; è la teoria che valuta la ragione per la quale la persona fisica ha scelto di
stipulare il contratto col professionista: se lo scopo è personale il soggetto è un consumatore; se lo
scopo è professionale il soggetto non è un consumatore ma un professionista; se lo scopo è promiscuo
il soggetto non è un consumatore (es. soggetto che acquista un auto che usa per fabbisogni propri e
come taxi). Teoria dello Scopo Teoria che valuta le ragioni secondo le quali si è scelto di stipulare
un contratto. Scopo personale quando si acquista per fabbisogno personale e familiare (tutela codice
del consumo); scopo professionale quando si acquista per la propria attività (no tutele) o scopo
promiscuo (personale e professionale, no tutele)
Come sono state definite le pratiche sleali ed illecite da parte dei giudici europei? Pratiche
commerciali in grado di far cadere in errore un uomo mediamente informato, avveduto e acritico.
Una pratica commerciale è infatti considerata scorretta quando è in contrasto con il principio della
diligenza professionale ed è idonea a falsare il comportamento economico del consumatore medio
o un membro medio di un gruppo di riferimento

Esempio di inganno del consumatore medio non specializzato Ai consumatori veniva illustrato
tramite grafici il risparmio annuale rispetto alla spesa effettuata presso i supermercati concorrenti.
Campagna ingannevole per omissione di informazioni e chiarezza del messaggio. Consumatore non
specializzato più esposto a questo tipo di inganno.

Tu che consumatore pensi di essere? Perché? Come ti inquadri? Io credo di essere un


consumatore medio in quanto sono mediamente informata e mediamente attenta.

Com’è cambiata la politica del consumo? Descrivi le 4 fasi. Fase 1: la politica del mercato inizia
a prendere forma. Mirava all’uniformità del mercato e alla libera circolazione delle merci su
territorio europeo. Il consumatore era visto come il destinatario finale dei beni e servizi prodotti nel
mercato unico, non è però visto come un soggetto debole da tutelate e non ha diritti. Fase 2: vengono
attribuiti dei diritti di riflesso al consumatore in quanto lo scopo era quello di eliminare le barriere
alla libera circolazione delle merci e garantire la trasparenza nella produzione e quindi vengono messi
in etichetta gli elementi costitutivi del prodotto, per dare garanzia nel rispetto dei requisiti tecnici
richiesti dal paese importatore. Questo obbligo di trasparenza si traduce in un vantaggio per il
consumatore. Fase 3: nasce l’esigenza di uniformare le regolamentazioni degli stati membri con
quelli che tengono in considerazione la tutela del consumatore. Fase 4: si definisce la figura del
consumatore e del commerciante. Il consumatore è la persona fisica che agisce per uno scopo
estraneo alla propria attività professionale mentre il commerciante è definito come la persona fisica
o giuridica che agisce nell’ambito della propria attività professionale e commerciale. Poi prende piede
la figura del professionista e si disciplinano le clausole abusive nei contratti di consumo a vantaggio
esclusivo dell’imprenditore. Si definiscono poi i canoni in materia di tutela dei consumatori nei
rapporti di fornitura a distanza. Infine disciplina la vendita e la garanzia dei beni di consumo quindi
attribuisce al consumatore che stipula il contratto a ricevere una garanzia di conformità del prodotto
richiesto e il ripristino del bene con difetto di conformità entro un tempo ragionevole e senza spese
aggiuntive. tutele per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali e a distanza introduzione
dell’abusività delle clausole (dir. 93/13 richiamata dagli art. 1469 bis e succ del codice civile), diritti
alla trasparenza e all informazione, diritti su conformità e garanzie dei beni di consumo . Fase 5:
prende forma l’Europa dei cittadini in cui il consumatore finalmente ha un momento di riscatto e
ottiene i diritti che merita. Il consumatore inizia ad essere realmente tutelato riguardo alla garanzia,
alla sicurezza alimentare e alla salute. L’acquis normativo attuale con la dir. 83/2011 si riferisce ai
contratti a distanza, alle garanzie post-vendita, alle informazioni chiare e trasparenti fornite via
internet, alla rescissione entro 14 giorni senza motivazione e costi. L’agenda europea dei
consumatori del 2012 si focalizza su la protezione da gravi rischi e minacce, forme di risoluzione
stragiudiziale più pratiche e snelle.

Rapporto di consumo b2b e b2c con esempi. Chi è professionista nel codice del consumo
(b2c) e nel codice civile (b2b) Inquadrato nel codice del consumo come controparte del
consumatore in un rapporto b2c (business to consumer). Un professionista debole viene tutelato in
un rapporto b2b secondo norme generali del codice civile sulla disciplina dei contratti. Esempio: un
professionista debole (acquirente di un auto) e un professionista forte (produttore di auto).

Evoluzione del consumatore nell’ordinamento italiano (dal 1996 al codice del consumo). La
figura del consumatore ha una origine di matrice comunitaria ed esiste nella legislazione
italiana solo dal 1996 per recepimento delle direttive comunitarie in materia (collegamento con
Fase 4 tutele in UE) Nella prima fase è visto come mera controparte nel rapporto col professionista,
è destinatario di tutele nella fase di contrattazione col professionista. Fase 1 con la legge 52/1996
primordiale forma di tutela che recepisce direttiva 93/13 sulle clausole abusive dei contratti, sul favor
consumatoris, sull’inefficacia della sola clausola e non del contratto, sulle azioni collettive inibitorie.
Nella seconda fase: consumatore destinatario di tutela anche al di fuori del rapporto di contrattazione
(prima e dopo). Ne sono esempio le direttive comunitarie in materia di pubblicità ingannevole
(prima) e di responsabilità in caso di prodotti difettosi (dopo). Oltretutto la controparte che deve
tutelare questi diritti non è più solo il professionista, ma anche lo stato italiano che ha recepito le
suddette direttive. Nella terza fase: diritti del consumatore anche al di fuori del rapporto di
contrattazione; diritti quali il diritto alla salute, alla sicurezza alimentare, alla qualità dei prodotti e
all’informazione, ecc. Si arriva al riassetto della normativa con il codice del consumo (d. lgs.
206/2005) per il quale il consumatore deve possedere sia il requisito soggettivo cioè essere persona
fisica, sia il requisito oggettivo ossia agire per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale,
artigianale, professionale eventualmente svolta.

Diritti dei consumatori In Europa la direttiva n.83 del 2011 emanata dal Parlamento Europeo
attribuisce ai consumatori tutele ulteriori per gli acquisti online, ossia: diritto ad un’informazione
trasparente e chiara; diritto ai consumatori che acquistano online a compilare i moduli elettronici in
cui l’opzione di scelta sia di loro esclusivo volontà e non sia già preselezionata dal venditore; diritto
di recedere entro 14 giorni dal contratto, senza fornire alcuna spiegazione e senza sostenere costi
aggiuntivi; il diritto a non subire l’addebito di costi aggiuntivi per i pagamenti con carta di credito.
Nel 2012 l’agenda europea dei consumatori stabilisce di: proteggere i consumatori contro gravi
rischi e minacce che non sono in grado di affrontare; permettere loro di scegliere sulla base di
informazioni chiare, accurate e coerenti; offre loro la possibilità di risolvere eventuali liti che sorgono
con gli operatori commerciali attraverso forme di risoluzione extragiudiziali; adegua i diritti dei
consumatori ai cambiamenti sociali ed economici. In Italia i diritti del consumatore sono dettati dal
codice del consumo (decreto legislativo 206/2005).

Come il legislatore ha cercato di tutelare il consumatore? In Europa al consumatore viene


garantita la tutela alla sicurezza alimentare e alla sua salute. L’Agenda europea dei consumi del 2012
descrive le linee guida che il legislatore comunitario intende seguire per la normazione della materia
consumeristica. Gli obiettivi fondamentali riportati sono: proteggere i consumatori contro gravi rischi
e minacce che non sono in grado di affrontare; permettere loro di scegliere sulla base di informazioni
chiare, accurate e coerenti; preservare i loro diritti di consumatori, offrendogli la possibilità di
risolvere le liti che sorgono che gli operatori commerciali attraverso forme di risoluzione
extragiudiziale; infine adeguare i diritti dei consumatori ai cambiamenti sociali ed economici, tenendo
una particolare attenzione ai mercati dei prodotti alimentari, energia, servizi finanziari, trasporti e
digitale. In Italia il legislatore tutela il consumatore grazie alla stesura del Codice del Consumo che
consiste nel decreto legislativo 206/2005 frutto della legge delega del 2003 che tutela il diritto alla
tutela della salute, il diritto alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi, il diritto ad una
adeguata informazione e ad una corretta pubblicità (pubblicità che non sia tale ad indurre il
consumatore in errore). E’ un corpus normativo uniforme che riassetta l’intera normativa a tutela del
consumatore. Ha abrogato con abrogazione espressa le norme pregresse del codice civile di pari
rango. Consta di 170 articoli e di 6 parti (I. diritti fondamentali e definizioni, II. norme su
educazione, informazione, pratiche commerciali e pubblicità, III. Contratti di consumo, IV.
Sicurezza e qualità dei prodotti, V. Associazioni consumatori, class action, accesso giustizia,
VI. Disposizioni finali) Il codice del consumo traccia la regolamentazione completa che si rivolge
alla disciplina dei rapporti di consumo fra professionista e consumatore, alle modalità contrattuali e
ai diritti del consumatore e alle responsabilità e i doveri che i professionisti devono rispettare, tutto
questo allo scopo di garantire un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti.

Codice del consumo. Tutele del consumatore rispetto al professionista. Oggi il codice del
consumo rappresenta il corpus normativo più concreto, edificato al fine di garantire l’esistenza di
quella tutela necessaria a proteggere il consumatore (parte debole del rapporto). Le norme del
“Codice del consumo” presuppongono in partenza una disuguaglianza sostanziale fra le parti.
Questa disuguaglianza sostanziale tra le parti viene individuata come una disuguaglianza legale,
dunque come la base per la garanzia di protezione maggiore del consumatore e l’imposizione di
responsabilità e obblighi nei confronti del professionista. La finalità del codice del consumo è
armonizzare e riordinare le normative riguardanti i processi d’acquisto e di consumo, al fine di
assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti. Il codice parifica infatti
consumatori ed utenti, intesi come i destinatari di un servizio erogato nei loro confronti. Il
consumatore oggi è un soggetto titolare di diritti a rischio ed è la persona fisica che agisce a scopi
estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Il
consumatore viene visto sotto un duplice profilo dal codice del consumo, ossia: profilo soggettivo
(è consumatore solo la persona fisica) e profilo oggettivo (è consumatore il soggetto che NON agisce
nel quadro dell’attività professionale, artigianale, commerciale ed imprenditoriale). Da questo ne
deriva che il consumatore è una persona fisica che agisce per soddisfare esigenze proprie o della
propria famiglia. Affinché possa parlarsi di consumatore è necessario che il soggetto possieda, allo
stesso tempo, sia il requisito soggettivo che quello oggettivo.

Diritti del consumatore come parte debole del rapporto di consumo trasfusi nel codice del
consumo (art 2-16) Tutela della salute, sicurezza e qualità dei prodotti, diritto ad una giusta
informazione e corretta pubblicità, diritto all’educazione, al consumo, alla correttezza ed equità dei
rapporti contrattuali, all’associazionismo libero, diritto a ricevere servizi pubblici secondo standard di
qualità.

Uno dei diritti del consumatore enunciati nel codice del consumo è il diritto all’informazione.
Diritto a ricevere informazioni che riguardano la sicurezza, la composizione, la qualità dei prodotti e
il contenuto minimo delle informazioni. Con tali elementi il consumatore può avere consapevolezza
della scelta (per esempio denominazione di vendita, nome produttore, paese di origine, eventuali
sostanze dannose, materiali e metodi impiegati, eventuali istruzioni e precauzioni, prezzo di vendita,
prezzo per unita di misura, ecc)

Differenza tutela del consumatore prima e dopo l’avvento del codice del consumo La
differenza sostanziale è che prima del codice del consumo il consumatore era inquadrato solo come
controparte del professionista e da tutelare in fase di contrattazione. Mentre con il codice del
consumo il consumatore ha acquisito più tutele prima, durante e dopo la contrattazione ed è titolare
di diritti fondamentali come utente/cittadino

Clausola presunta VESSATORIA Le clausole vessatorie nel contratto tra professionista e


consumatore sono le clausole che, malgrado la buona fede del professionista, determinano a
carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal
contratto. La presunzione della vessatorietà si ha fino a quando il professionista non sia in grado di
dimostrare che la clausola non sia vessatoria. Il professionista deve provare che il consumatore fosse
a conoscenza della clausola già in fase di stipula del contratto, che ne fosse stato informato dal
professionista, che l’avesse letta e sottoscritta separatamente, cioè che avesse apposto una doppia
firma al contratto al fine di certificare l’avvenuta trattativa individuale delle clausole presunte
vessatorie. La vessatorietà nel momento in cui viene denunciata dal consumatore deve essere
accertata dal giudice.

I diritti del consumatore nel momento in cui avviene la stipula del contratto (rapporto di
consumo) presunzione di vessatorietà fino a prova contraria, il favor consumatoris, l’azione per
nullità di protezione, la tutela collettiva.

Cosa sono le clausole vessatorie e la presunzione di vessatorietà clausole che possono


trarre in inganno il consumatore e questo ha il diritto di poterle denunciare come vessatorie
e sarà poi il giudice a stabilirne l’effettiva vessatorietà partendo dalla valutazione di black list
e gray list. Clausola è vessatoria quando determina un significativo squilibrio (degli obblighi, doveri
e diritti) a danno del consumatore, nonostante la buona fede del professionista. Presunzione di
vessatorietà: il legislatore ha previsto che sono presunte vessatorie, fino a prova contraria e
dimostrabile dal solo professionista, le clausole inserite in un elenco (lista grigia) non tassativo e
suscettibile di ampliamento.

Inversione dell’onere probatorio Il professionista deve dimostrare che le clausole del contratto
non siano vessatorie

Accertamento della vessatorietà (canoni di accertamento). Chi decide e cosa valuta?


A Giudici ordinari, autorità amministrative e arbitri compete l accertamento. Essi valutano in
base alla natura del bene oggetto del contratto, alle circostanze del momento, all’insieme delle
clausole del contratto, alla chiarezza e intellegibilità della clausola, all’adeguatezza del prezzo, se la
clausola riproduce disposizioni di legge o se è stata oggetto di trattativa individuale

Quando una clausola vessatoria non è considerata tale Quando è stata oggetto di trattativa
individuale durante la stipula del contratto oppure se riproduce disposizioni di legge

Esempio di clausole vessatorie presunte tali fino a prova contraria (gray list) Vi è una lista
(ampliabile, non tassativa) di clausole vessatorie presunte tali fino a prova contraria, queste
hanno per oggetto di: + Escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o
danno al consumatore + Escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del
professionista + Prevedere l’estensione dell’adesione a clausole che il consumatore non conosceva
alla stipula del contratto Queste prime 3 fanno parte della black list + Escludere la possibilità di
compensare un debito con il professionista con un credito vantato verso lo stesso
+ Imporre al consumatore in caso di inadempimento o ritardo nell’adempimento, il pagamento di una
somma di denaro o altro risarcimento manifestamente eccessivo + Riconoscere al solo
professionista e non anche al consumatore di recedere dal contratto + Consentire al professionista
di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso senza giusta causa
+ Stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per
comunicare disdetta per evitare il tacito rinnovo
+ Stabilire che il prezzo dei beni o servizi sia determinato al momento della consegna o della
prestazione + Consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o servizio senza che il
consumatore possa recedere se il prezzo è eccessivamente elevato
+ Stabilire come foro competente delle controversie località diversa dalla residenza o domicilio del
consumatore

Differenze tra lista nera e lista grigia Nella grey list (art. 33) sono presenti le clausole vessatorie
presunte tali fino a prova contraria. Nella black list (art. 36) sono presenti le clausole
assolutamente vessatorie, ossia quelle che escludono o limitano la responsabilità del professionista
in caso di morte o danno del consumatore; escludono o limitano le azioni del consumatore nei
confronti del professionista in caso di inadempienza totale o parziale da parte del professionista;
prevedono l’adesione del consumatore estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di
conoscere prima della conclusione del contratto.

Cos’è la trattativa individuale? Una fase di negoziazione tra professionista e consumatore


riguardante le clausole presunte vessatorie. Se è avvenuta trattativa la clausola non è vessatoria.,
perché il consumatore le ha sottoscritte separatamente con doppia firma.

Quali sono le clausole che sono considerate vessatorie indipendentemente dal fatto che
vengono assoggettate a trattativa individuale? Art.36 codice del consumo black list: 1. Escludere
o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno al consumatore, 2. Escludere
o limitare le azioni del consumatore contro il professionista in caso di inadempimento, 3. Prevedere
adesione del consumatore a clausole che non ha avuto modo di conoscere prima della stipula
Differenza tra clausola vessatoria e clausola presunta vessatoria Black list vessatorie
indipendentemente dalla trattativa, sempre vessatorie. gray list vessatorie fino a prova contraria

Favor consumatoris. Quando si applica e quando no In caso di dubbio sul senso di una clausola
prevale l’interpretazione più favorevole al consumatore. Non si applica nelle azioni di tutela collettive

Differenza tra nullità generale (codice civile) e nullità di protezione (codice del consumo)
La nullità generale rende nullo l’intero contratto, la nullità di protezione si configura come una nullità
parziale che rende nulla soltanto la clausola abusiva lasciando illeso il contratto. È stata concepita
a servizio e per proteggere il solo consumatore.

Nullità contratto e nullità protezione La nullità di contratto si ha quando nel contatto sono presenti
delle clausole vessatorie. La nullità di protezione è una forma di nullità specifica, si tratta quindi di
una nullità che, sotto un profilo soggettivo possono essere sollevate solo dal consumatore e possono
essere rilevate d’ufficio dal giudice e sotto un profilo oggettivo rendono nulla solo la clausola che
toccano, mentre il contratto rimane valido per tutto il resto. L’oggetto colpito dalla nullità di
protezione è solo la clausola che può essere definita vessatoria.

Chi è legittimato a sollevare azioni di nullità di protezione ( = nullità parziale, relative,


speciali) Solo il consumatore e d’ufficio il giudice

Differenza tra inefficacia e nullità La legge 52 del 1996 del codice civile prevedeva l’inefficacia
della clausola mentre con il codice del consumo si parla di nullità della clausola. Una volta provata
la vessatoria della clausola, vi segue la nullità e non più l’inefficacia della clausola.

Clausola che esclude il professionista da responsabilità in caso di prodotto non


funzionante. Di quale clausola si tratta? Come si configura nell’ordinamento giuridico?
Clausola vessatoria fino a prova contraria, il consumatore è il solo che può far valere la nullità
di protezione prevista a suo vantaggio per rendere nulla la sola clausola e non l’intero contratto.

Azione inibitoria a tutela del consumatore (class-action, tutela collettiva)


Art. 37 Azione di associazioni di consumatori o di professionisti o delle camere di commercio,
industria, artigianato con la quale si chiede di far cessare o impedire comportamenti lesivi come
mendacio pubblicitario e pratiche ingannevoli. L’inibitoria può essere concessa ai sensi del codice
di procedura civile. Il giudice può disporre che il provvedimento venga pubblicato su uno o più giornali
nazionali.

Protezione del consumatore nei contratti soggetti a legislazioni extra UE Se in un contratto


sottoscritto in un paese extra-ue vi è una clausola che priva il consumatore di tutele da parte del
codice del consumo, essa è nulla

Diritto di regresso (rimborso) del professionista Art. 36 azione nei confronti del fornitore da parte
del professionista che ha subito una declaratoria di nullità delle clausole abusive

PERCHÉ ESISTE L’ONERE PROBATORIO? Perché il consumatore è il soggetto debole nel


rapporto di consumo e deve essere tutelato e nel caso in cui denuncia una presunta vessatorietà si
presume che questa clausola sia vessatoria sino al momento in cui il professionista non dimostri il
contrario fornendo delle prove al giudice. Questo perché il professionista ha più strumenti in mano
per poter vessare il consumatore.

Quando un contratto è nullo? Quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga
diversamente. Inoltre è determinata anche dalla mancanza di uno degli elementi essenziali del
contratto, ossia: l’accordo (incontro della volontà dei soggetti coinvolti nel contratto), la forma (se
è richiesta dalla legge come requisito essenziale, anche se ci sono dei contratti che possono essere
privi di una forma scritta), l’oggetto (che deve essere determinato o determinabile, lecito e possibile),
infine la causa (cioè la ragione economico- sociale che porta i soggetti a stipulare quella fattispecie
contrattuale). Oppure il contratto può essere nullo se c’è un irregolarità della causa o nell’oggetto che
deve essere: lecito, determinato, determinabile e possibile. La nullità del contratto la può richiedere
solo il soggetto debole, ossia il consumatore, non la può MAI chiedere il professionista.

A chi si rivolge il consumatore quando il prodotto non è conforme? Al produttore o al


rappresentante del fabbricatore ossia se il fabbricatore del prodotto non ha lo stabilimento nella
comunità europea (è l’importatore del prodotto), questi soggetti sono tenuti a risarcire il
consumatore o a riparare il prodotto non conforme, senza costi aggiuntivi ed entro un breve periodo.

Diritto alla salute Per il legislatore internazionale il diritto alla salute è il diritto al benessere
psicofisico. Per la nostra Costituzione (articolo 32) lo Stato deve tutelare la salute come
fondamentale diritto dell’individuo e come interesse della collettività e garantisce cure gratuite
alle persone che non se le possono permettere (indigenti/poveri). Inoltre prevede che nessuno
possa essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non è previsto dalla legge ma la
legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Nell’articolo
25 della dichiarazione universale del diritti dell’uomo è previsto che ogni individuo ha diritto ad un
tenore di vita che sia sufficiente a garantire la salute e il benessere, proprio e della sua famiglia, con
particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi
sociali necessari. Anche Codice del Consumo (articolo 2) viene ribadito il diritto alla salute,
affiancato al diritto alla sicurezza alimentare.

In quanto diritto fondamentale, il diritto alla salute che caratteristiche ha?


Non è patrimoniale, si acquisisce dalla nascita, è un diritto di ogni cittadino ad ambire ad una elevata
forma di benessere

Il DIRITTO ALLA SALUTE nella Costituzione (Caratteristiche del diritto alla salute) Natura
programmatica diritto alla salute e norme di dettaglio (codice del consumo) - Come nasce il
DIRITTO ALLA SALUTE a livello internazionale, comunitario, nazionale Diritti umani ed
inviolabili albergano all’interno della nostra carta costituzionale e vengono ribaditi anche all’interno
delle fonti comunitarie ed internazionali, nella dichiarazione delle nazioni unite del 1948 e nella
dichiarazione di Roma del 1950, con la carta costituzionale dell’OMS, con la dichiarazione di Alma
Ata (sull’assistenza sanitaria primaria), con la dichiarazione sulla salute mondiale dell’OMS del 1998.
La nostra costituzione tutela la salute perché è un diritto fondamentale.
Tutelare la salute sia nell’ interesse primario dell’individuo (cittadino-consumatore) che della
collettività. Per la dichiarazione fondamentale dei diritti dell’uomo del 1948 ogni cittadino ha diritto
ad ambire ad una elevata forma di benessere psico-fisico proprio e della sua famiglia.
Esso trova espressione nel codice del consumo poiché la carta costituzionale è una norma
programmatica che traccia solo un programma da seguire. Il diritto alla salute è strettamente
connesso al diritto alla sicurezza alimentare, il diritto alla salute è strettamente connesso al
diritto al benessere psico-fisico e ai suoi diritti cosiddetti satelliti: diritto alla sicurezza
ambientale, alla sicurezza alimentare, alla sana alimentazione, alla qualità degli alimenti.
Questo viene affermato nel nostro codice del consumo e trova radice nella normativa comunitaria.
Infatti a livello comunitario su diritto alla salute, sicurezza alimentare e qualità dei prodotti troviamo
le prime tracce nel trattato sulla PAC (politica agricola comunitaria)

Regolamentazione diritto alla SICUREZZA alimentare nella normativa COMUNITARIA e nella


normativa ITALIANA - Cos’è il diritto alla sicurezza alimentare? Il diritto alla sicurezza
alimentare si può inquadrare attraverso due concetti: food safety e food security. Food safety si
riferisce alla sicurezza per la salute umana e animale ed all’igiene dei prodotti alimentari. Food
security ha una connotazione economica e si riferisce alla libera e stabile circolazione di alimenti
sani e sicuri. Il diritto alla sicurezza alimentare viene tutelato attraverso un sistema di controllo e
monitoraggio a compasso allargato su tutta la filiera (dai campi alla tavola). La normativa in
materia di sicurezza alimentare è esclusivamente di fonte comunitaria (178/2002) con regolamenti
vincolanti e direttamente applicabili in tutti gli stati membri.

Nella radice comunitaria trova fondamento la stretta connessione fra diritto alla salute e diritto alla
sicurezza alimentare.

TRATTI ESSENZIALI del reg. 178/2002. SCOPO della fonte comunitaria 178/2002 —>tutela della
salute e degli interessi dei consumatori: - al livello di salute (food safety), coprire l intera catena
alimentare mangimi inclusi, con un sistema di monitoraggio e controlli dalla fattoria alla tavola
(sistema a compasso allargato su tutta la filiera), secondo il principio della tracciabilità “from Farm
to fork” -a livello di interessi, garantire il funzionamento del mercato interno comunitario (food
security) -regolare rapporti di filiera verticale (paesi membri/produttori) e orizzontale
(venditori/acquirenti) -obblighi per le imprese: che alimenti e mangimi rispettino legislazione
alimentare per es. HACCP, che ci si attivi per il ritiro di prodotti a rischio, che le autorità pubbliche
siano informate se si ritiene non sicuro un alimento o mangime

RISULTATI essenziali RAGGIUNTI con il 178/2002 (Obiettivi della politica comunitaria che ha
mirato a tutelare la sicurezza alimentare) 6 risultati-obiettivi: [Link] tracciabilità del prodotto dai
campi alla tavola; 2. Creare sistemi di controllo sempre più efficaci su animali e piante; 3. Monitorare
le esportazioni verso i paesi UE. 4. Gestire i rischi tramite i rapporti dei paesi membri con l’EFSA. 5.
Analisi dei rischi fondati su prove scientifiche disponibili (principio di precauzione). 6. informare il
consumatore sempre più attento alla sicurezza.

Diritto alla sicurezza alimentare è regolamentato dal regolamento 178/2002. Questo regolamento
ha istituito l’ESFA ossia l’Autorità per il Controllo della Sicurezza Alimentare a livello europeo, al
fine di garantire una gestione dei possibili rischi su base scientifica. Stabilisce inoltre gli obblighi in
materia di etichettatura, informazioni volontarie e obbligatorie che devono essere rese note ai
consumatori del territorio europeo. Questo regolamento integra il rispetto per la salute umana,
ambientale ed animale.

Istituzione dell’EFSA e funzioni (autorità europea per la sicurezza alimentare) Istituzione dell’EFSA
(sede Parma). Agenzia europea di consulenza scientifica istituita con il reg 178/2002, organismo
incaricato della gestione del rischio, fornisce pareri e valutazioni scientifiche. Ambito di
competenza: sicurezza degli alimenti e dei mangimi. Funzione di monitoraggio e controllo (su tutta
la filiera) al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori e anche funzione di indirizzo per ogni stato
membro.

Il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE (condotta cautelativa)


E’ una specie di condotta cautelativa. Sulla scorta del principio di precauzione viene valutata la
pericolosità di un prodotto. Cioè se con le conoscenze scientifiche di oggi, un prodotto viene
individuato come pericoloso o nocivo o non adatto al consumo, non può essere commercializzato.

INTERVENTI COMUNITARI CONFLUITI nel Reg. 178/2002 sulla sicurezza alimentare


Le normative confluite nel 178/2002 hanno riguardato:
- l’organizzazione dei mercati ortofrutticoli;
- creazione di marchi di qualità per promuovere prodotti a più basso impatto ambientale e per
fornire migliori informazioni ai consumatori;
-l’etichettatura e la pubblicità con la funzione di non indurre in errore e non attribuire al prodotto
proprietà curative;
-l’immissione nell’ambiente di ogm;
-l’istituzione di linee guida per una nuova legislazione alimentare con il Libro Verde,
-la raccolta di proposte di azione e strumenti di progettazione con il Libro Bianco.
Differenza tra LIBRO VERDE e LIBRO BIANCO Il libro verde ha tracciato delle linee guida e i
principi generali sulla nuova legislazione alimentare europea (1997) mentre nel libro bianco sono
state inserite tutte le nuove proposte in materia di sicurezza alimentare (nasce nel 2000 a seguito
anche delle note crisi alimentari causate da mucca pazza alla fine degli anni 80 e da altre malattie)

Interventi normativi comunitari DOPO il Reg. 178/2002


“Insieme per la salute” approccio strategico per l’UE 2008-2013. Obiettivo è promuovere la
comunicazione con i cittadini in merito a salute e tutela dei consumatori; approccio integrato della
salute in tutte le altre politiche

EVOLUZIONE della disciplina sulla sicurezza alimentare in ITALIA


- Anni 60 sicurezza alimentare intesa come diritto alla salute e all’igiene dei prodotti alimentari e
disciplinata dal diritto penale.
- Anni 80/90—>logica del fare cassa, con politica della produzione si è persa l’identità con il
territorio, la quantità a scapito della qualità con fenomeni di mucca pazza e ogm. Quindi gravi rischi
per il consumatore
-Il diritto alla sicurezza alimentare nel codice del consumo è inquadrato negli articoli 1 e 2 con
i diritti fondamentali, negli art. 5-12 con l’informazione e l’etichettatura, con gli art 102-112 con la
sicurezza generale dei prodotti

Da quali norme è regolata la sicurezza alimentare? APPLICAZIONE RESIDUALE del Codice


del Consumo Da norme comunitarie, norme nazionali speciali e dal codice del consumo che
essendo una normativa generale (prevede norme più generali sulla sicurezza dei consumatori) si
applica residualmente in assenza di norme nazionali più specifiche e ad hoc o di norme
comunitarie più complete e gerarchicamente sovraordinate.

Il diritto alla SICUREZZA alimentare nel Codice del Consumo (art. 102-112) Applicazione
residuale del codice del consumo su informazione, etichettatura e sicurezza generale dei
prodotti. Nell’art. 102 si intende garantire che i prodotti siano sicuri previa immissione sul mercato.
Nel 103 viene data la definizione di prodotto sicuro. Nel 103 viene definito il rischio grave, le figure
degli operatori commerciali e la differenza tra richiamo e ritiro. Nel 104 vengono definiti gli obblighi
del produttore, distributore, altri operatori e gli obblighi congiunti. Per esempio obbligo del produttore
di fornire tutte le informazioni utili a valutare e prevenire i rischi, obblighi del distributore a non fornire
prodotti di cui avrebbe dovuto conoscere la pericolosità, obblighi congiunti di informare
immediatamente le amministrazioni competenti su informazioni in loro possesso circa pericolosità di
un prodotto immesso sul mercato, ecc. Il 105 parla di prodotto sicuro quando è conforme a normative
nazionali non cogenti che recepiscono le norme europee. Il 106 circa i sistemi di scambio rapido
delle informazioni tra gli stati membri. Il 107 circa le procedure di controllo dei prodotti per es. controlli
a campione, ispezioni, blocchi alla commercializzazione.

Responsabilità del professionista in riferimento alla produzione agroalimentare Fornire info


per valutare e prevenire rischi, non distribuire se a conoscenza della pericolosità, informare le
autorità competenti circa la pericolosità.

Quali sono le figure degli OPERATORI COMMERCIALI definite negli art.102-113 del codice
del consumo? Produttore o fabbricante; rappresentante del fabbricante; importatore; distributore;
altri operatori della catena di commercializzazione. L’attività del distributore non incide sulle
caratteristiche di sicurezza dei prodotti ma nonostante ciò ha diversi obblighi da rispettare

Prodotto sicuro prodotto che in condizioni normali non presenta alcun rischio oppure che presenta
unicamente rischi minimi compatibili con l’impiego del prodotto e tuteli ugualmente la salute del
consumatore e la sicurezza degli operatori alimentari. Definizioni di PRODOTTO SICURO (art 103)
Prodotto che in condizioni di uso normale e per tutta la sua durata, non presenti rischi o rischi minimi
compatibili con l’impiego in funzione delle: sue caratteristiche, del suo effetto su altri prodotti, della
sua presentazione e informazione (etichetta, avvertenze, ecc) ed delle eventuali categorie di
consumatori a rischio.

Canoni per i quali un prodotto può essere considerato pericoloso (come si riscontra la
pericolosità di un prodotto) Si tiene conto delle: - Normali condizioni di utilizzo (come è stato usato)
- info fornite al consumatore - effetto sulla salute - conseguenze tossiche - sensibilità che possono
manifestare specifiche categorie di consumatori

Rischio grave qualsiasi rischio con effetti immediati e non, che richieda un intervento rapido delle
autorità pubbliche e che sia un potenziale danno ed una minaccia concreta per la collettività.

Principi di precauzione ossia per le conoscenze tecnico scientifiche attuali può circolare all’interno
del mercato comunitario in quanto si è visto che è un bene non in grado di arrecare danno o pericolo
alla salute umana.

Differenza tra ritiro e richiamo Il RICHIAMO è l’insieme di misure volte ad ottenere la restituzione
di un prodotto pericoloso che il fabbricante o il distributore ha già fornito o reso disponibile ai
consumatori. Il RITIRO è qualsiasi misura volta a impedire la distribuzione e l’esportazione di un
prodotto pericoloso quindi impedire la sua concreta offerta al consumatore.

Cosa accadrebbe se fossero pericolosi? Se fossero messi in commercio? Verrebbero


immediatamente ritirati dal commercio. Si effettua quindi il RICHIAMO di questi prodotti nel caso
in cui fossero già arrivati al consumatore e non sono più sotto il controllo del produttore o distributore.
Si avviserebbero quindi tutti i consumatori che hanno acquistato un determinato lotto di quel prodotto
o tutti i lotti di quel prodotto in modo tale da limitare il più possibile i danni. Il produttore dovrà
fornire tutta la documentazione necessaria per permettere il rintracciamento del prodotto.

Quali prodotti si ritengono pericolosi? La pericolosità di un prodotto alimentare viene valutata in


ragione delle normali condizioni di utilizzazione, delle informazioni fornite al consumatore, del
probabile effetto immediato o ritardato sulla salute e quindi delle conseguenze tossiche cumulative e
eventualmente delle particolari sensibilità sanitarie di una categoria specifica di consumatori.

Cos’è il rapex? Il rapex o sistema di allarme di ritiro rapido si applica solo in caso di prodotti che
presentano un rischio grave. L’allarme rapido comporta la pubblicazione e la diffusione di una
campagna di informazione completa e concreta nei confronti del consumatore, per metterlo in guardia
dal consumo di un bene riscontratosi particolarmente lesivo per la salute e la sicurezza. Il sistema
RAPEX permette di registrare sia i provvedimenti emessi dalle autorità di vigilanza (divieto di
commercializzazione e ritiro dal mercato visti fino ad ora), sia i provvedimenti concepiti
autonomamente da parte di fabbricanti e distributori (es. ritiro e richiamo dal mercato di determinato
beni). Oggi il RAPEX è lo strumento di intervento e di scambio di informazioni più completo e
integrato cui si può far riferimento, permette infatti un’interazione attiva tra soggetti comunitari,
amministrazioni pubbliche, produttori e distributori. Il sistema RAPEX (sistema di allerta rapida)
Sistema rapido di scambio di informazioni-segnalazioni tra i paesi dell’UE che notificano alla
commissione europea i prodotti (tranne alimenti farmaci e presidi medici) che rappresentano un
rischio grave per la sicurezza dei consumatori. Le segnalazioni tramite il sistema rapex sono
pubblicate settimanalmente su portale internet della commissione europea

DOP, IGP e STG Al fine di incoraggiare la diversificazione delle produzioni agricole è stato
introdotto il concetto di “produzione di qualità”, che fece nascere i marchi DOP, IGP ed STG,
dunque prodotti legati al territorio; Hanno caratteristiche chimico organolettiche superiori a prodotti
identici della stessa classe merceologica, stessa categoria, stesso metodo di produzione e ambiente
geografico. DOP (Denominazione di Origine Protetta) disciplinata dal Regolamento 510/2006,
identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione devono
avere luogo in una precisa area geografica denominata. IGP (Indicazione Geografica Protetta)
disciplinata dal Regolamento 510/2006, indica i prodotti che hanno un legame con il territorio
presente in almeno uno degli stadi di produzione, trasformazione o elaborazione del prodotto. STG
(Specialità Tradizionale Garantita) disciplinata dal Regolamento 509/2006, sono prodotti agricoli
o alimentari ottenuti da composizioni o tramite metodi di produzione tradizionali(es. mozzarella
campana o pizza napoletana).

Da chi vengono rilasciati i riconoscimenti DOP, IGP, STG e differenze tra DOP e IGP Doppio
binario di controllo: commissione comunitaria per l’agricoltura e ministero politiche agricole e forestali
e Regioni. Il riconoscimento avviene dopo aver valutato le caratteristiche, il legame con il territorio e
il metodo di produzione. Nei DOP tutte le fasi di lavorazioni avvengono nella stessa area geografica
mentre nell’IGP anche una sola fase.

Etichettatura

ETICHETTATURA 1169/2011
Come vengono informati i consumatori? Pubblicità ed etichettatura sono due veicoli attraverso
cui fornire informazioni al consumatore su beni e servizi. L’etichetta è la carta d’identità del
prodotto, è un ponte tra produttore e consumatore. E’ uno strumento di difesa del consumatore. A
livello comunitario vengono disciplinati dal reg. 1169/2011

Quali sono i due fondamentali PRINCIPIO-OBIETTIVO del reg. 1169/2011


Ottenere un elevato livello di tutela della salute dei consumatori e assicurare loro il diritto
all’informazione.

1169/2011 in merito alla sicurezza alimentare: etichettatura strumento di difesa del


consumatore L’etichettatura rappresenta uno dei principali strumenti di difesa del consumatore
con l’obiettivo di ottenere un elevato livello di tutela della salute, della sicurezza degli alimenti e
maggiori diritti all’informazione

CONNOTATI generali obbligatori dell’etichetta


Il contenuto informativo obbligatorio da riportare in etichetta: -la chiarezza cioè informazioni
facilmente comprensibili, che non creano dubbi ed intellegibili; -la leggibilità cioè dimensioni
minime obbligatorie; -la posizione cioè nello stesso campo visivo e non in punti nascosti o
removibili; -l’indelebilita -traduzione in italiano.

Etichettatura: dalla NORMATIVA DI BASE alla normativa Reg. 1169/2011


Dalla normativa di partenza 2000/13 circa etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari si è
arrivati all’attuale reg. 1169/2011 passando da regolamenti e direttive specifiche e frammentarie
circa per esempio regolamentazioni su olio di oliva, prodotti bio, carni bovine, prodotti per celiaci,
ogm, caffeina, aggiunta di vitamine e minerali ecc.

Quali sono i RISULTATI ESSENZIALI raggiunti con il Reg. 1169/2011? NOVITA’ introdotte
dal reg. 1169/2011 Obiettivi ottenuti: - Maggiore leggibilità evidenziando info obbligatorie ed
allergeni; - il paese di origine delle carni, - l’eventuale sostituzione di ingredienti, - Indicazione
obbligatoria informazione nutrizionale e di nanomateriali (5); - Per i beni UE responsabilità
operatore che mette marchio; -per beni importati responsabilità importatore; -indicazione
obbligatoria “scongelato”

Chi controlla l’etichetta e qual è l’oggetto del CONTROLLO Cosa si controlla:


- l’etichetta deve rispondere a normative comunitarie e nazionali, - non deve tranne in inganno e
quindi essere veritiera, -il produttore non deve violare il canone della buona fede e non deve
applicare una pratica considerata sleale. Gli organi deputati ai suddetti controlli sono l’antitrust, le
camere di commercio, i ministeri della salute, dello sviluppo economico e delle politiche
agricole.

Elementi obbligatori nelle etichette per i prodotti PRECONFEZIONATI


Confezionati nello stabilimento e confezione integra fino al consumo. 12 elementi.
1. Denominazione di vendita legali, merceologiche o di fantasia. Diversa dalla denominazione
commerciale facoltativa
2. Elenco ingredienti: ordine decrescente. No per prodotti monoingrediente, vini, ortofrutta, ecc.
un ingrediente evidenziato in etichetta va indicato in percentuale nell’elenco. Indicare additivi (non
per i gas) e aromi (naturali e non)
3. Nome, ragione sociale o marchio produttore, confezionatore o venditore (dati chiari no sigle)
4. Sede stabilimento produzione o confezionamento (tranne per prodotti con bollo sanitario)
5. Quantità netta, al netto della tara. Anche quantità totale e sgocciolato
6. TMC (preferibilmente entro..) e data di scadenza
7. Titolo alcolometrico ( > di 1,2%)
8. Lotto
9. Istruzioni d’uso solo se necessarie
10. Modalità di conservazione
11. Origine e provenienza (per alcuni prodotti come uova, carne, latte)
12 indicazione nutrizionale (supportare azioni dietetiche perché parte di politiche sanitarie
pubbliche)

Cosa ha spinto i legislatori a rendere obbligatorio in etichetta le indicazioni nutrizionali?


Con lo scopo di supportare azioni dietetiche perché fanno parte di politiche sanitarie pubbliche.

Come viene chiamata l’indicazione che rappresenta il nome del prodotto? Denominazione di
vendita che è obbligatoria e si differenzia in legale (pasta di semola, vino, formaggio),merceologica
(pizza, gelato), di fantasia. Le denominazioni commerciali come mozzarella, spaghetti, ecc sono
facoltativi

Cos’è il bollo sanitario? Per prodotti di origine animale e non come pesce, uova, latte, ecc
l’indicazione del luogo di produzione può essere sostituita dal bollo sanitario, assegnato dal Ministero
della salute. Il bollo sanitario è di forma ovale con dimensioni di almeno 6,5 centimetri di larghezza per
4,5 centimetri di altezza, e riporta, in caratteri perfettamente leggibili, il nome del Paese in cui lo
stabilimento è situato (può essere scritto per intero in lettere maiuscole o indicato con un codice a due
lettere in conformità della pertinente norma ISO), il numero di riconoscimento del macello e, se
apposto in un macello all’interno della Comunità, l’abbreviazione CE, EC, EF, EG, EK, EY, ES, EÜ, EB o
WE. Il bollo sanitario può, tuttavia, essere rimosso dalle carni qualora esse siano trattate, tagliate o
lavorate in altro stabilimento; in questo caso, il prodotto ottenuto sarà contrassegnato dal marchio
d’identificazione dello stabilimento nel quale tali fasi sono avvenute.
Nel caso in cui sia stata effettuata una macellazione di urgenza al di fuori del macello, le carni devono
recare un bollo sanitario speciale, che non può essere confuso né con il bollo sanitario previsto nel
presente capitolo, né col marchio di identificazione.

Elementi essenziali da riportare in etichetta : Definizione di LOTTO e perche è importante che


ci sia Insieme di unita di vendite che sono prodotte e confezionate in circostanze identiche (stesso
giorno o ora, stesse materie prime, stesso processo di produzione). Il lotto è seguito da codice
numerico o alfanumerico che è Indispensabile per la tracciabilità nei casi sia necessario ritiro o
richiamo

Gli elementi FACOLTATIVI in etichetta sono o non sono oggetto di controllo? Si lo sono.
Devono comunque rispettare trasparenza, diligenza professionale e buona fede del professionista,
e rispettare il diritto del consumatore all’informazione e a non essere ingannato.
Quando sulla confezione trovo un prodotto espressamente richiamato o evidenziato, cosa
mi aspetto di trovare tra gli ingredienti? È obbligatorio che venga indicata in etichetta la
composizione del prodotto in percentuale (es. cacao 8%...)

La data di scadenza e il termine minimo di conservazione di un prodotto non sono la tessa


cosa. Se sull’etichetta viene riportata la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro...”, il prodotto,
oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e
l’odore ma può essere consumato senza rischi per la salute.

Disciplina per l’etichettatura di prodotti con allergeni, ogm, con additivi, per intolleranti al
glutine, per i prodotti di qualità, prodotti biologici

Disciplina OGM ed etichettature OGM La Direttiva comunitaria 18 del 2001 è relativa


all’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di emissione deliberata nell'ambiente di
organismi geneticamente modificati (OGM) che sono componenti non vietati ma che devono essere
indicati se presenti. Nel regolamento 1830/2003 viene disciplinata la tracciabilità e l’etichettatura
degli OGM destinati al consumo umano, animale e alle colture. Al giorno d’oggi la
commercializzazione dei prodotti OGM è possibile in quanto rispondono al principio di precauzione
ossia per le conoscenze tecnico scientifiche attuali possono circolare all’interno del mercato
comunitario in quanto, si è visto che non sono in grado di arrecare danno o pericolo alla salute umana.
Bisogna però dichiarare in etichetta la presenza di tali prodotti per informare il consumatore.
L’etichettatura OGM deve: garantire trasparenza in quanto vi è l’obbligo di indicare la presenza di
OGM, se il prodotto alimentare ne contiene una quantità maggiore di 0,9%; bisogna specificare quali
sono gli ingredienti geneticamente modificati; bisogna inoltre garantire la stessa visibilità a tali scritte,
ossia, i caratteri utilizzati devono essere uguali agli altri e posizionati nello stesso campo visivo.

Disciplina degli ALLERGENI in etichetta


Disciplinata dal reg 1169/2011 per prodotti con allergeni e venuti a contatto con allergeni. Obbligo
di indicarli siano essi ingredienti, aromi, additivi o altro. Dicitura...”può contenere tracce di”...se vi è
stata possibile contaminazione. Il carattere in etichetta deve essere più grande, indicato anche per
gli sfusi e nei locali di ristorazione con materiale informativo.

Se non viene specificato un allergene in un prodotto ed io ne soffro, a chi dovro rivolgermi


per il risarcimento? Solo la giustizia ordinaria può eventualmente disporre un risarcimento
economico

TABELLA NUTRIZIONALE Obbligatoria e con lo scopo di supportare azioni dietetiche in quanto


parte delle politiche sanitarie pubbliche. Indicazione del valore energetico, dei grassi e degli ac.
grassi, dei carboidrati e degli zuccheri, proteine e sale, rapportati a 100mg o 100ml

Elementi facoltativi nelle etichette dei PRODOTTI DI QUALITA’ Marchio del consorzio che
promuove il prodotto; annata, varietà, tipologia di coltivazione, ecc

Etichettatura dei prodotti GLUTEN FREE L’etichettatura dei prodotti contenenti glutine è
disciplinata dal regolamento 41/2009 L’etichetta dei prodotti per consumatori intolleranti al glutine
può arrecare 2 tipi di etichetta: può arrecare la dicitura “Senza glutine” se il contenuto di glutine è
inferiore a 20mg per kg. “Con contenuto di glutine molto basso” se il contenuto è compreso tra
20mg e 100mg per kg.

DIFFERENZA tra disciplina 178/2002 e 1169/2011 (combinato disposto)


L’obiettivo comune (ossia il cosiddetto COMBINATO DISPOSTO=norme che si integrano le une
con le altre) è: ottenere un elevato livello di tutela della salute e un efficace e sicuro funzionamento
del mercato interno. Il 178/2002:
-Regolamenta il diritto alla sicurezza alimentare,
-fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare,
-ha istituito l’EFSA come riferimento scientifico per controllo e valutazione degli alimenti,
-Ha vietato immissione di alimenti a rischio,
-Ha creato un sistema di monitoraggio e controllo a compasso allargato su tutta la filiera, -ha
contemperato la libera circolazione di alimenti sicuri nel mercato interno

Il 1169/2011
-disciplina le informazioni sugli alimenti (obbligatorie e volontarie)
-considera anche il profilo sanitario legato all etichettatura e alla pubblicita.
-Inizialmente concepita per identificare i prodotti e agevolare il libero scambio delle merci, oggi è
uno dei più importanti strumenti di difesa del consumatore.

Disciplina allergeni. Come devono essere indicati? È disciplinato dal Regolamento 1169/2011 e
dalla Direttiva CE 89/2003. Il Regolamento 1169/2011 ha introdotto nuove regole: 1) la presenza di
prodotti allergeni deve essere indicata nei locali di ristorazione addetti alla somministrazione
(verbalmente, nel menu, tramite il materiale informativo esposto); 2) la presenza dei prodotti con
allergeni deve risultare da caratteri più grandi per avere più chiara e immediata percezione; 3) la
presenza dei prodotti con allergeni deve essere indicata anche per gli alimenti non imballati; 4) la
presenza dei prodotti con allergeni dovrà essere indicata nell’elenco degli alimenti, con un riferimento
chiaro alla sostanza o al prodotto allergizzante. Gli alimenti che, pur non contenendo allergeni, sono
esposti alla possibilità di contaminazione accidentale con sostanze allergeniche, magari perché
presenti nello stabilimento produttivo o perché trattati dagli stessi macchinari, devono presentare in
etichetta la dicitura “può contenere tracce di”, seguita dall’indicazione del potenziale allergene. In
particolare, l’etichettatura dei prodotti destinati al consumo di soggetti intolleranti al glutine, è
regolamentata dal Regolamento CE 41/2009: il prodotto può recare due diversi tipi di dicitura: “con
contenuto di glutine molto basso” se il glutine è presente in quantità >100mg/kg e “senza glutine” se
il contenuto di glutine <20 mg/kg (questi prodotti possono anche riportare il marchio della spiga
barrata).

Etichette bio La produzione biologica è disciplinata dal Regolamento CE 834/2007. I prodotti


derivanti da queste tecniche di coltivazione devono essere facilmente individuabili dal consumatore,
sempre attraverso lo strumento delle etichette. Il legislatore distingue i prodotti 100% biologici da
quelli composti da ingredienti biologici per almeno il 95%. I prodotti 100% bio, dopo la
denominazione di vendita il produttore può apporre il termine “biologico”, o “bio” oppure “eco”, è
obbligato ad apporre il logo di produzione biologica, ovvero la foglia con le stelle della Comunità
Europea e rispettarne i parametri dimensionali (altezza minima 9mm e larghezza 123,5mm). Inoltre
è obbligato a riportare il codice identificativo dell’organismo di controllo e il codice che l’organismo
di controllo rilascia all’operatore. Infine deve essere riportata l’indicazione relativa all’origine del
prodotto e l’eventuale contaminazione con OGM (tollerabile se inferiore allo 0,9%). Per i prodotti
fatti con almeno il 95% di ingredienti bio, sull’etichetta il termine “bio” deve essere riferito solo alle
componenti biologiche, indicate in percentuale nell’elenco degli ingredienti, con caratteri di
dimensioni e colore identici alle altre sostanze. Vi è inoltre il divieto di apporre il logo comunitario,
origine biologica e organismo di controllo.

Disciplina PRODOTTI BIOLOGICI e Differenze etichettatura tra bio al 100% e bio al 95% La
produzione bio è disciplinata dal reg 834/2007. Disciplinata secondo “principio dello sviluppo
sostenibile” sotto 4 profili. Ambientale cioè di preservare le risorse naturali e la biodiversità;
economico cioè di generare reddito e lavoro; sociale cioè di garantire rispetto di diritto quali la salute
e la sicurezza alimentare; istituzionale cioè di garantire stabilita, giustizia, democrazia. Etichettatura
bio 100% riportano bio o biologico dopo denominazione di vendita; logo bio; codice organismo di
controllo; codice operatore; indicazione dell’origine; contaminazione ogm se minore dello 0,9%
Etichettatura bio >95% uso termine biologico solo per prodotti bio negli ingredienti; divieto logo,
origine biologica e organismo di controllo. Nell’etichetta si può trovare dicitura “Prodotto in
conversione all’agricoltura biologica” (in determinati casi)

Cosa sono gli aromi? Come vengono indicati in etichetta? Gli aromi se presenti in un prodotto
devono essere indicati nell’elenco degli ingredienti riportato in etichetta. Gli aromi si possono
indicare con il termine generico “aromi” oppure possono essere specificati. È possibile che l’aroma
venga accompagnato dall’aggettivo “naturale” solo se la parte aromatizzante contenga o sia ottenuta
soltanto da sostanze naturali e con procedimenti naturali (es. essicazione, fermentazione,
distillazione); negli altri casi è vietato utilizzare il termine “naturale”, in quanto individuabili come
aromi “artificiali”. Se l’aroma utilizzato può portare allergie deve essere specificato in etichetta.

Pubblicità

PUBBLICITA’ 1169/2011

Differenza disciplina etichettatura e disciplina pubblicità dal punto di vista del diritto
Disciplinati dal reg. 1169/2011 quadro normativo aggiornato in materia di etichettatura e claim. Le
informazioni obbligatorie sono riportate in etichetta; l’etichetta offre al consumatore un insieme di
informazioni su composizione e caratteristiche, su corretto uso, consumo e durata. - I claim
pubblicitari rappresentano informazioni facoltative-volontarie che, se presentate correttamente
secondo i canoni della buona fede, possono favorire corretta informazione e indirizzare le scelte
d’acquisto consapevoli del consumatore.

Qual’è lo scopo fondamentale della disciplina della pubblicità? Tutelare i consumatori


Cos’è la PUBBLICITA’ e quali sono i suoi fini? Insieme di informazioni sugli alimenti che vengono
fornite su base volontaria. Insieme all’etichettatura rappresenta un veicolo di informazioni.
E’ disciplinata dal Reg. 1169/2011 -Con una definizione a compasso allargato è una relazione
comunicativa tra operatore commerciale e consumatori col fine di influenzare le loro scelte e
raggiungere una posizione di rilievo rispetto alla concorrenza.
-In dottrina si definisce come la principale forma di promozione e diffusione di prodotti e servizi, e
delle imprese, con cui l’operatore commerciale richiama l’attenzione dei consumatori sui propri
prodotti. La pubblicità può avere quindi due risvolti, può incidere sia sui consumatori che sui
concorrenti. Viene inquadrata sotto un profilo contrattuale (consumatore-professionista), sotto un
profilo di tutela dei consumatori (scopo fondamentale) e sotto un profilo di concorrenza tra le
imprese.

Disciplina della pubblicità in Europa. Le INFORMAZIONI VOLONTARIE sugli alimenti ( art. 37


reg. 1169/2011) che requisiti devono avere? -non essere ambigue e confuse né indurre in errore,
viceversa devono essere precise e chiare -basate su dati scientifici; -non occupare lo spazio delle
informazioni obbligatorie; -non devono vantare proprietà di prevenire o curare malattie.
L’organismo controllore è la commissione europea

Cos’è il MENDACIO PUBBLICITARIO? Omissione di informazioni e/o presentazione falsata e


distorta di un prodotto/servizio idonei ad indurre in errore il destinatario del claim pubblicitario

Quando la pubblicità è CORRETTA (lecita) e quando è SCORRETTA (ingannevole)? Come


reagisce il consumatore al mendacio pubblicitario?
Lecita quando: -valorizza le reali caratteristiche anche comparandolo con altri beni per sottolineare
la convenienza o superiorità. - Non si diffondono informazioni false e poco chiare -si rispettano le
tutele soprattutto delle fasce di consumatori più vulnerabili.
Ingannevole quando:
-si palesa un mendacio pubblicitario sotto vari profili per es. sulla composizione o sulle tecniche di
produzione. -È contraria alla diligenza professionale e alla buona fede, - occulta o rende ambigue
le informazioni essenziali. - Tende a falsare il comportamento d’acquisto del consumatore medio o
del membro medio di un gruppo specifico di consumatori. Il consumatore può rivolgersi a fori
ordinari o alternativi (accesso multiporte alla giustizia)

Differenza tra pratiche commerciali INGANNEVOLI ed AGGRESSIVE


L’art. 20,21,22,23 del codice del consumo definisce pratiche commerciali ingannevoli quelle pratiche
che inducono in errore e falsano il comportamento d’acquisto del consumatore. Azioni ingannevoli
sulle caratteristiche del bene, prezzo, qualità, condizioni di fornitura ecc, e omissioni ingannevoli
cioè presentazione del bene in modo oscuro, ambiguo, non chiaro. Pratiche aggressive e
ingannevoli “in ogni caso” che limitano considerevolmente la scelta del consumatore con molestie e
coercizione

[Link] sono le pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli (black list)?

Secondo l art. 23 del codice del consumo sono:


-affermare falsamente di essere firmatario di un codice di condotta,
-esibire un marchio di qualità non autorizzato (per es. fregiarsi del marchio DOP),
-affermare limitata disponibilità di un prodotto ad un certo prezzo,
-affermare che un prodotto può vantare capacita curative di malattie, ed altre....

Quali sono le FONTI DI NORMAZIONE ITALIANA che disciplinano e regolamentano la


pubblicità? (statali e private) Fonti legali dello Stato (art. 18-27 del codice del consumo)
Fonti private degli operatori commerciali (codice di condotta e codice di autodisciplina di cui si sono
dotati i privati in quanto prima di esse nel settore pubblicitario c’era una vacatio legis)

Differenza tra poteri GIURI, ANTITRUST e GIUDICE ORDINARIO


-La giustizia ordinaria ha poteri sanzionatori, di bloccare pubblicità e di risarcire il consumatore.
Utilizza norme del codice civile e penale
-L’antitrust ha poteri inibitori, sanzionatori ed istruttori (no risarcitori) verso tutti gli operatori
commerciali. Utilizza le norme del codice del consumo
-Il giuri dell’autodisciplina è privo di poteri sanzionatori verso operatori commerciali che non hanno
sottoscritto il codice di autodisciplina (istituzione privata nata nel 1966).
Utilizza le norme del codice di autodisciplina.

Che poteri ha e chi è l’Antitrust? L’Antitrust è l’attività garante per la concorrenza e il mercato. È
uno degli organismi deputati al controllo dell’etichettatura e alla giustizia contro la pubblicità
ingannevole. L’Antitrust è un’autorità pubblica che può quindi: vigilare sull’eventuale
scorrettezza di pratiche commerciali volte alla pubblicazione dei prodotti agroalimentari; può
ispezionare l’operato del soggetto che è stato denunciato; può imporre il pagamento di una sanzione
amministrativa; può bloccare la diffusione della campagna pubblicitaria che viene riconosciuta
ingannevole. Per quanto riguarda i poteri inibitori dell’Antitrust; una volta riscontrata la pericolosità
della divulgazione del messaggio pubblicitario allora l’Antitrust può imporre all’operatore di
sospendere provvisoriamente le pratiche commerciali scorrette, nel caso in cui sussista particolare
urgenza, previa comunicazione al professionista (il professionista deve essere informato per tempo).
Possono rivolgersi all’Antitrust: i concorrenti, i consumatori, le loro associazioni e le loro
organizzazioni, il Ministero dello Sviluppo e ogni altra Pubblica Amministrazione che abbia degli
interessi coinvolti da quello specifico mendacio pubblicitario.

Perché è consigliabile rivolgersi all’Antitrust e non al Giurì? La differenza fondamentale tra


l’Antitrust e il Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria è che l’Antitrust ha sia poteri istruttori che
sanzionatori che possono essere esercitati nei confronti di tutti gli operatori commerciali pubblicitari
mentre il Giurì ha poteri che possono vincolare, sanzionare e inibire solo gli operatori commerciali
che hanno sottoscritto il codice della disciplina pubblicitaria. Ci si rivolge ai fori alternativi
piuttosto che ai giudici togati in quanto sono in grado di fornire risposte immediate al consumatore,
garantendo la loro imparzialità. I procedimenti di questi fori alternativi sono più snelli, a basso
costo e garantiscono ugualmente il rispetto delle regole. Se un consumatore si rivolge ad un giudice
togato spesso è perché si fa portatore di un interesse proprio che è stato leso e che può essere
risarcito economicamente (es. danno grave per il consumo di un prodotto alimentare).

Se il consumatore vuole un risarcimento da chi deve andare? Dal giudice ordinario togato.

Giudice ordinario: poteri differenti

Quali sono i fori ORDINARI e i fori ALTERNATIVI a cui può rivolgersi il consumatore?

Foro ordinario: autorita giudiziaria,


foro alternativo statale: antitrust, camere di commercio, responsabili codici di condotta foro
alternativo privato: giuri autodisciplina e comitato di controllo

Cosa significa che il consumatore ha un ACCESSO MULTIPORTE a diversi sistemi di


giustizia? Che puo rivolgersi a fori ordinari (giudice) o alternativi
-Il giuri (istituito dal codice dell’autodisciplina negli anni 60) è il primo foro alternativo a quello
ordinario affiancato dal comitato di controllo ed prevede un procedimento stragiudiziale più veloce,
snello, poco costoso. Il giuri accerta se vi sia stata o meno una violazione del Codice mentre il
comitato denuncia al giuri i messaggi che ritiene in contrasto con il Codice
-L’antitrust nata con la legge 287/90 oggi è una amministrazione pubblica
-I responsabili dei codici di condotta sono istituiti con il codice del consumo
-Camere di commercio investite dalla legge di riordino del sistema camerale
- I giudici alternativi non sono togati (rispetto ai giudici togati) e mancano del requisito della
giurisdizionalità ma garantiscono la loro terzietà rispetto agli interessi in gioco

Cosa si intende per ADR Alternative Dispute Resolutions? Metodi alternativi, più pratici, meno
costosi di risoluzione delle controversie

Chi si puo rivolgere all’Antitrust? Consumatori e loro associazioni; concorrenti; ministero


sviluppo economico e qualsiasi pubblica amministrazione

Come deve essere rea la DENUNCIA all’Antitrust? La denuncia deve essere firmata, deve
ricondurre ad un soggetto, deve consentire di identificare la pubblicità sotto accusa e gli estremi
dell’ingannevolezza, deve contenere richiesta di intervento dell’Antitrust, e nei casi di particolare
urgenza anche la richiesta motivata di sospensione della campagna pubblicitaria

POTERI dell’ANTITRUST
- Poteri istruttori cioè farsi dare copia del messaggio ingannevole, provare l’esattezza dei dati
anche con ausilio guardia di finanza
- Poteri inibitori cioè sospendere provvisoriamente la divulgazione della pratica commerciale
scorretta.
- Poteri sanzionatori

PROCEDIMENTO dell’Antitrust Prevede la denuncia, la verifica del responsabile del


procedimento, la comunicazione al professionista dell’apertura della istruttoria,
l’istruttoria,dopodiché viene coinvolto l’intero collegio dell’Antitrust che valuta i risultati dell’istruttoria
decisione definitiva

Poteri SANZIONATORI dell’Antitrust Secondo art 27 codice del consumo. Imporre sanzioni per
omissioni, per info non vere, far modificare la campagna pubblicitaria o sospenderla o vietarla se
non ancora pubblicata (poteri inibitori); sanzioni elevate (>50mila euro) se vengono toccate salute
e sicurezza soprattutto delle fasce vulnerabili. Può disporre sospensione attività e fornire tempi per
adeguarsi. Non può risarcire il consumatore ne dichiarare invalido il contratto (spetta al giudice
ordinario)

Mendacio pubblicitario. Quali SANZIONI si applicano al professionista in caso di pubblicità


aggressiva? Pratiche commerciali come pubblicità aggressive limitano considerevolmente le
scelte del consumatore con molestie e forme di coercizione. Tenuto conto della gravita e della
durata della violazione l’antitrust può disporre sanzioni da 5mila a 500mila euro.

Fai un esempio di mendacio pubblicitario condannato dalla antitrust Pubblicità ingannevole di


una tisana dimagrante in cui si dichiara di non avere controindicazioni perché composta da
ingredienti naturali, di non interferire con medicinali (non vi è nessuna documentazione scientifica
che comprova l’innocuità della stessa). Esempio di compresse di aceto di mele ad azione
dimagrante

Esempi del Mendacio Pubblicitario; relativo a:


-proprietà (esaltazione di genuinità e naturalezza),
-particolari categorie di prodotti (per neonati o bambini, per affetti da patologie, per chi segue
regime alimentare specifico),
-modalità di produzione (messaggi che enfatizzano la naturalezza delle tecniche di produzione),
-composizione ( per es. enfatizzando la presenza di un ingrediente “particolare”),
-origine geografica,
-prodotti dietetici e integratori (molto comune, induce a credere che si possano ottenere dei
benefici particolari di salute)
Alcuni esempi di mendacio pubblicitario condannato dall’AGCM: - Omogeneizzati Plasmon
con messaggi pubblicitari “100% banana”, “100% prugna” e “senza zuccheri aggiunti”. La plasmon
è stata sanzionata per pubblicità ingannevole riguardante la composizione del prodotto poichè il
prodotto conteneva il 4% di succo di mela concentrato che oltre a smentire il claim 100%.. equivale
all’aggiunta di zuccheri. - L’Aia condannata per pubblicità ingannevole sulle modalità di
produzione poichè la dicitura “uova fresche di galline allevate a terra” con l’immagine del
contadino che cammina in campagna attorniato da galline, induce il consumatore a credere che le
galline siano allevate a terra e non in batteria.

Quali sono le sanzioni penali e civili cui vanno incontro i professionisti che trasgrediscono
la disciplina dell etichettatura e della pubblicità quando il consumatore decide di rivolgersi al
giudice ordinario? Responsabilità penali per la messa in vendita di un prodotto per un altro e con
intento di indurre in inganno il compratore; è prevista anche la reclusione. 515 e 517 c.p.
Responsabilità civile per inadempimento e ritardo o se si provoca fatto doloso volontario o colposo
per imprudenza o negligenza verso terzi (2043 c.c.)

Come è tutelato dal legislatore un consumatore potenzialmente in grado di sviluppare


allergie o intolleranze? Dal reg. 1169/2011 che obbliga di riportare in etichetta allergeni sia sotto
forma di ingredienti, additivi, aromi, ecc. Devono avere un carattere più grande, indicati anche sugli
sfusi e nei locali di ristorazione, se rischio di contaminazione con allergeni va riportato “puo
contenere tracce di...” Puo rivolgersi al giudice ordinario per risarcimento

Quali sono le autorità parallele (a quelle del codice del consumo) nazionali e comunitarie
che possono effettuare controlli e disporre sanzioni? Asl, nas, agenzie ambientali regionali,
provincie e regioni, ispettorato qualità. Quelle comunitarie sono efsa, corte di giustizia, tribunale di
primo grado, commissione europea

Antitrust e Coronavirus Consumatori indotti all’acquisto, alla luce dell’attuale emergenza


sanitaria, di un prodotto commercializzato e promosso online denominato rapid test covid19

Antitrust e compagnie telefoniche


Domanda su Caio che si sente male dopo assunzione di un integratore Il consumatore ha
subito un nocumento importante e grave per cui può procedere con una richiesta di risarcimento

+ Supponiamo tu sia un nutrizionista che acquista un macchinario per l’esercizio della tua
attività professionale da una impresa produttrice. In questo caso tu in che figura
rientreresti? Professionista debole

In un mendacio pubblicitario qual è la prima azione del consumatore?


Segnalare la pubblicità ingannevole

Pubblicità è un altro strumento attraverso cui il consumatore può avere cognizione e informazione
riguardo alle caratteristiche del prodotto. Non vi sono elementi che obbligatoriamente devono
essere indicati ma vi sono canoni fondamentali che devono essere rispettati affinché il consumatore
possa effettuare una scelta quanto più informata, ponderata, consapevole e libera possibile. La
pubblicità è regolata dal regolamento 1169/2011 in particolare dall’articolo 36 e 37.

Pubblicità ingannevole (con esempi). Se vuoi un risarcimento da chi vai? La pubblicità


ingannevole si ha quando l’azienda dichiara cose false per trarre in inganno il consumatore che
acquista erroneamente un bene o prodotto. La pubblicità ingannevole si ha quando: il consumatore
viene indotto in errore, quando sono presenti ambiguità o confusioni per il consumatore, quando si
dichiarano cose non basandole su dati scientifici pertinenti. Gli esempi sono: QUANDO la Ferrero
fece la campagna pubblicitaria sul cioccolato Kinder alludendo al fatto che servisse per la crescita dei
bambini; QUANDO la Danaos fece la campagna pubblicitaria sulla loro bevanda a base di latte
scremato fermentato addizionato con steroli vegetali e dichiarando che favorisse la riduzione dei
livelli di colesterolo nel sangue, in quanto una pubblicità non può richiamare malattie per creare
allarme e presentare il prodotto pubblicizzato come soluzione al problema; QUANDO Plasmon fece
la pubblicità sugli omogenizzati riportando la scritta 100% banana, 100% frutta, in modo da far
credere al consumatore che si trattasse di un prodotto composto solo da frutta ma conteneva un 4%
di succo di mela concentrato che equivale all’aggiunta di zucchero; etc. Il consumatore, in caso di
pubblicità ingannevole, può rivolgersi a diverse autorità: 1) Foro ordinario, ossia l’autorità
giudiziaria ordinaria che è l’unico modo che ha il consumatore per ricevere un risarcimento in termini
di denaro; 2) Fori alternativi, ossia il Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria, al Responsabile dei
codici di condotta, all’Autorità garante concorrenza e mercato (Autorità Antitrust) e alle Camere di
Commercio.

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