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Kant

Immanuel Kant analizza i limiti e le possibilità della ragione umana, sostenendo che la conoscenza è il risultato di un'interazione tra contenuti esterni e forme a priori come spazio e tempo. L'Illuminismo rappresenta un momento di liberazione dalla minorità intellettuale, in cui l'uomo deve usare la propria ragione per costruire una società più giusta. Nelle sue opere, Kant distingue tra fenomeni e noumeni, affermando che possiamo conoscere solo i fenomeni, mentre il noumeno rimane al di fuori della nostra comprensione.

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Immanuel Kant analizza i limiti e le possibilità della ragione umana, sostenendo che la conoscenza è il risultato di un'interazione tra contenuti esterni e forme a priori come spazio e tempo. L'Illuminismo rappresenta un momento di liberazione dalla minorità intellettuale, in cui l'uomo deve usare la propria ragione per costruire una società più giusta. Nelle sue opere, Kant distingue tra fenomeni e noumeni, affermando che possiamo conoscere solo i fenomeni, mentre il noumeno rimane al di fuori della nostra comprensione.

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IMMANUEL KANT

IL CIELO STELLATO SOPRA DI ME, LA LEGGE MORALE DENTRO DI ME

Il filosofo vuole limitare le possibilità di conoscenza della Ragione,


analizzandola quale strumento di indagine e distinguendo ciò che può essere
oggetto di conoscenza da ciò che non lo è. Usare la ragione significa
affermare la propria dignità e libertà. Si interroga sui fondamenti del sapere,
della morale e dell'estetica.
L'Illuminismo è il momento in cui l'uomo è uscito dal suo “stato di minorità” e
il momento in cui la Ragione consente all'uomo di realizzare se stesso.
Kant vuole liberare l'uomo dalla “schiavitù” politica e religiosa.

Nello scritto “Cos'è l'Illuminismo” egli invita i suoi allievi a fare uso della
ragione, a non rimanere sottomessi ad un'autorità ma a guardare con i propri
occhi. Sapere aude -abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza.
L'Illuminismo è definito come “la liberazione dell'uomo dallo stato di minorità
intellettuale volontaria” ossia l'incapacità di risolvere mediante il proprio
intelletto i problemi e la conseguente necessità di ricorrere alla guida
dell'intelletto altrui. Volontaria perché la rinuncia a decidere dipende dalla
pigrizia o dalla viltà.
L'uomo possiede la capacità di costruirsi un mondo a “misura di ragione”,
seguendo un percorso di progresso anche se non semplice. Anche nelle tesi
legate alla politica e alla religione Kant fa propri i fondamenti dell'Illuminismo:
la ragione deve illuminare tali settori per costruire una società che sia più
giusta.

Compito della Filosofia è cogliere i limiti e le possibilità della ragione


attraverso la ragione stessa. Questo implica che la Ragione è posta di fronte
ad un tribunale in cui è giudice e giudicato al tempo stesso.
Nulla al di fuori della ragione può imporre limiti alla ragione. Criticismo:
interrogarsi sul fondamento di determinate esperienze umane chiarendone le
possibilità.

Nelle tre Critiche Kant analizza:


Critica della ragion pura – la conoscenza- Che cosa posso conoscere?
Critica della ragion pratica -la morale- Come mi devo comportare?
Critica del giudizio -estetica- Che cosa mi è lecito sperare?
Ma cosa significa critica?
Criticare significa distinguere, giudicare, unire un soggetto a un predicato,
pensare.
R
Dissertazione del 1770
in essa Kant giunge a tali conclusioni: la conoscenza è il risultato di contenuti
che provengono dall'esterno attraverso la modificazione dei nostri organi
sensibili. È la capacità del soggetto di ordinare questi contenuti attraverso
spazio e tempo. È grazie a spazio e tempo che noi abbiamo la conoscenza
sensibile.
Spazio e tempo non sono realtà assolute, ma forme (a priori, prima
dell’esperienza e quindi sono pure, universali e necessarie quindi oggettive)
della sensibilità. La conoscenza sensibile avviene attraverso la capacità di
1
spazializzare e temporalizzare. Spazio e tempo non derivano dall’esperienza,
ma sono a priori. Ci consentono di cogliere i dati, ossia i contenuti, che
provengono dal mondo esterno, quindi è tramite tali forme a priori che noi
conosciamo i fenomeni. E proprio perché a priori eliminano lo scetticismo di
Hume.
La conoscenza intellettuale può conoscere solo ciò che sta oltre il mondo
fenomenico, ossia il noumeno, ciò che è pensato (riguarda la metafisica)

Dopo 12 anni compone la CRITICA DELLA RAGION PURA


egli muove dalla constatazione che la metafisica, a differenza della scienza,
sia un campo di battaglia all'interno del quale si sono mossi i filosofi senza
trovare una soluzione. La metafisica non possiede un criterio che consenta di
distinguere il vero dal falso a differenza della scienza che possiede un
metodo rigoroso. Matematica e fisica sono, quindi, scienze esatte. È
necessario riesaminare la conoscenza della scienza e della metafisica
chiedendosi quale sia il loro stato di scientificità. “L'uomo tende verso quei
problemi metafisici che la ragione empirica non può risolvere”.

Nella Prefazione alla Critica della Ragion pura, Kant sottolinea come la
ragione, tentando l'impresa conoscitiva, tende naturalmente alla metafisica
poiché non si accontenta di ciò che l'esperienza e i sensi offrono. L'uomo
incomincia chiedendosi cosa sia la natura perché vuole cogliere le leggi che
governano il mondo, ma poi va oltre fino ai principi primi dell'essere
giungendo fino a un eventuale Dio. La ragione, in questo modo, cade in
questioni insolubili che riguardano l'esistenza di Dio, l'immortalità dell'anima e
la libertà.
Come scrive Kant in merito alla ragione umana: “in una specie delle sue
conoscenze, ha il destino particolare di essere tormentata da problemi che
non può evitare, perché le son posti dalla natura stessa della ragione, ma dei
quali non può trovare la soluzione, perché oltrepassano ogni potere della
ragione umana”.
Questo non significa che si debba abbandonare la metafisica o lasciare libero
il campo alla fantasia popolare, anzi, si deve ridare alla metafisica l'antico
ruolo di “madre delle scienze” (Aristotele) e indicare quelli che sono i limiti del
conoscere umano (empirismo). È proprio la visione della scienza che si è
resa autonoma a rendere necessario il problema della metafisica.

In questa opera Kant vuole trovare i limiti e il potere della conoscenza per
trovare quel fondamento oggettivo proprio della scienza che sia tale anche
per la metafisica.
È possibile la metafisica come scienza?
Significa chiedersi: “come è possibile la scienza?” e “quali sono le sue
condizioni di possibilità?”

La domanda è La metafisica può essere considerata una scienza?


Devo per prima cosa capire Cos’è la scienza? Su
cosa si fonda la scienza?

Egli muove dalle teorie della conoscenza proprie dell'empirismo e del


razionalismo.

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Il Razionalismo deriva dalla ragione la conoscenza della realtà, pensa vi
siano idee innate. Ma chi ci assicura che questa conoscenza corrisponda alla
realtà? Esso finiva nel dogmatismo.
L'Empirismo crede che il materiale dell'esperienza sia la base della
conoscenza e il criterio di validità ma finiva nello scetticismo.

Ora ogni conoscenza si struttura in proposizioni, ossia in un'unione e


connessione tra soggetto e predicato (pensare, giudicare, criticare).
Conoscere significa giudicare.
INFATTI Scienza implica la conoscenza che si fonda sui giudizi (perché
giudicare significa pensare, criticare, unire un soggetto a un predicato)
Due sono i tipi di giudizio fino a Kant:

Giudizi analitici a priori - propri del razionalismo - analitici significa che non si
aggiunge nulla di nuovo, poiché il predicato afferma ciò che è già contenuto
nel soggetto. Sono infecondi. A priori significa che sono indipendenti
dall'esperienza, sono quindi universali e necessari.
Tutti i corpi sono estesi

Giudizi sintetici a posteriori – propri dell'empirismo – sintetici significa che il


predicato aggiunge qualcosa di nuovo al soggetto. A posteriori significa che derivano
dall'esperienza quindi sono fecondi ma non sono né universali né necessari.
I cigni sono bianchi

I giudizi su cui si fonda la conoscenza sono per Kant


sintetici a priori
5 + 7 = 12
ossia sono fecondi poiché ampliano la mia conoscenza (arriva dall’esterno)
ed inoltre universali e necessari (arriva dall’interno, sono innati) per non
cadere nello scetticismo di Hume.

La conoscenza è sintesi di materia, ossia impressioni sensibili che derivano


dall'esperienza (sintetici), e forma (dare forma), ossia la modalità attraverso la
quale la ragione dà forma, ordina, il materiale. (a priori) Queste modalità sono
innate e uguali in tutti gli uomini.

Come sono possibili tali giudizi?

“Tutto ha inizio dall'esperienza, ma non tutto deriva dall'esperienza”


la conoscenza parte dall'esperienza ma nella conoscenza operano strutture
che sono a priori.
3
Al centro della conoscenza vi è l'uomo che organizza, tramite forme a priori, i
dati che giungono dall'esperienza. Queste forme a priori sono funzioni
indipendenti dall'esperienza, possedute da noi prima dell'esperienza.

L'oggetto della conoscenza non è la realtà che sta davanti al soggetto bensì è
un prodotto della nostra attività.
La conoscenza dà forma a una materia fornita dall'intuizione sensibile.
Kant chiama questo nuovo pensiero Rivoluzione copernicana (in ambito
gnoseologico): la conoscenza è frutto dell'attività del soggetto.
Prima di Kant si pensava che fosse l'intelletto ad adeguarsi alla realtà, con
Kant è il mondo ad adeguarsi alle facoltà conoscitive del soggetto.

Quindi con la rivoluzione copernicana Kant giunge ad affermare che:


1. la conoscenza è un'attività di organizzazione dei dati, non è la mente che si
modella passivamente alla realtà, ma è la realtà che si modella in base alle
forme a priori;

Ci sono tre facoltà conoscitive e ognuna di esse possiede le rispettive forme a


priori:

SENSIBILITà INTELLETTO RAGIONE


Facoltà mediante la quale gli Tramite esso organizziamo la Con essa cerchiamo di
oggetti ci sono dati, intuiti. conoscenza. Gli oggetti sono andare oltre il mondo
Spazio e tempo sono le sue ora pensati dall'intelletto, cioè dell'esperienza. Le sue idee
forme a priori. È una sottoposti alle forme o sono anima, mondo e Dio.
conoscenza intuitiva, quindi concetti puri -le categorie-
immediata e pura

La conoscenza scaturisce dai sensi (sensibilità: gli oggetti ci sono dati


intuitivamente attraverso le forme a priori di spazio e tempo) passa
all'intelletto (facoltà attraverso cui pensiamo i dati semplici attraverso le
categorie) e poi vi è la Ragione ossia la facoltà attraverso cui, andando oltre
l'esperienza, cerchiamo di spiegare la realtà attraverso le idee di anima,
mondo, Dio.

La Critica della ragion pura si suddivide in Estetica, Logica trascendentale


suddivisa a sua volta in Analitica e Dialettica. Nell'Estetica analizza sensibilità
e spazio e tempo; nella Analitica l'intelletto e le categorie; infine nella
Dialettica analizza la ragione e le tre idee.

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Il termine trascendentale deve essere inteso in senso gnoseologico:
corrisponde al nostro modo, a priori, di conoscere gli oggetti.

Lo spazio ordina gli oggetti uno accanto all'altro (contiguità) ed è la forma del
senso esterno
il tempo ordina gli oggetti uno dopo l'altro (successione) ed è la forma del
senso interno.
Essi non derivano dall'esperienza ma sono innati, sono intuizioni pure a priori;
tramite essi gli oggetti sono dati ma non pensati. Per pensare sono
necessarie connessioni, legami e questo accade grazie all'intelletto che opera
mediante concetti e giudizi.
Sensibilità e intelletto hanno la stessa valenza: “I pensieri (intelletto) senza
contenuti (sensibilità) sono vuoti, le intuizioni (sensibilità) senza concetto
(intelletto) sono cieche”.

Il conoscere è sempre all'interno dell'esperienza poiché una conoscenza che


non si riferisca ad un'esperienza non è conoscenza, ma vuoto pensiero.
Le categorie funzionano solo in rapporto alle intuizioni spazio/tempo,
considerate in sé sono vuote. Esse operano solo in relazione al fenomeno
che è l'oggetto proprio della conoscenza.
La conoscenza è sintesi di intuizioni e concetti e l'oggettività dei giudizi
dipende dalle categorie o concetti puri dell'intelletto, tramite esse si organizza
il materiale sensibile. Poiché pensare è giudicare e giudicare significa
attribuire un predicato a un soggetto, ci saranno tanti predicati primi (o
categorie) quante sono le modalità di giudizio.
Le categorie sono ordinate in quattro gruppi: quantità, qualità, relazione e
modalità. Sono le categorie della tradizione, sono giudizi, ossia legami tra
soggetto e predicato.
Ma cosa giustifica la loro validità? Chi ci garantisce che la natura operi
effettivamente così'? Come può il pensiero, che è soggettiva attività,
condizionare gli oggetti? Che cosa ci garantisce che la natura obbedirà alle
categorie manifestandosi nell'esperienza secondo il nostro modo di pensarla?
Ossia con quale diritto si può sostenere che quegli elementi soggettivi (le
categorie) determinino dei contenuti oggettivi della conoscenza?
Per quanto riguarda spazio e tempo un oggetto che non sia dato da essi non
è per noi intuito, ma per le categorie non è evidente che gli oggetti debbano
sottostare ad esse ossia che la realtà obbedisca anche ai nostri pensieri.

Kant deve riconoscere nel cuore della soggettività il principio dell'oggettività,


ogni cosa deve conformarsi ai modi di conoscere del soggetto, come
espresso nella rivoluzione copernicana.
L'unificazione che compie l'intelletto è il prodotto di una funzione suprema
che riconduce all'unità: l'Io penso. Esso è principio di unificazione del
molteplice e unità del soggetto conoscente. Unità di funzione conoscitiva del
genere umano.
È la coscienza in generale che opera in ogni individuo con la stessa
regolarità, dando la stessa organizzazione valida universalmente e quindi
oggettiva. È legislatore della natura cioè di tutti gli oggetti dell'esperienza, è il
mondo per noi.

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Gli oggetti della nostra conoscenza sono fenomeni, cioè le cose come ci
appaiono, noi conosciamo solo i fenomeni, ossia ciò che ci viene dato da
spazio e tempo. La cosa in sé o noumeno (ciò che è pensato) è il limite della
nostra conoscenza. È il concetto-limite.

Io posso affermare che dietro i fenomeni vi sia qualcosa a cui essi rimandano
ma non posso conoscere questo qualcosa perché non ho gli strumenti
conoscitivi. Esiste un qualcosa che sta oltre il fenomeno e a cui i dati sensibili
sembrano rimandare, ma che sta al di fuori delle nostre capacità di
rappresentarlo e conoscerlo.

Questo non vuol dire che Kant riduca la realtà al fenomeno perché se c'è un
per noi significa che c'è anche un per sé, ossia una X meta-fenomenica che
si fenomenizza solo in rapporto a noi.
Esiste qualcosa che sta oltre il fenomeno ma che non possiamo conoscere
poiché non ho gli strumenti per conoscerlo. Il noumeno non può diventare
oggetto di un'esperienza possibile. Il noumeno dà un limite alle nostre pretese
conoscitive; circoscrive la sensibilità poiché ciò che ci viene dato da spazio e
tempo non è la realtà in assoluto e al tempo stesso limita l'arroganza
dell'intelletto che non può conoscere la cosa in sé. Eppure sentiamo il
bisogno di andare oltre l'esperienza fenomenica. Non possiamo fare a meno
di chiederci cosa ci sia oltre e questo è il campo della Ragione, ciò che
presume di poter andare oltre l'esperienza sensibile e usa concetti
trascendentali (ossia oltre l'esperienza) con i quali si pensa di cogliere la
totalità: anima -della soggettività, mondo -fenomeni fisici e Dio -fondamento di
ciò che è. La Ragione è attratta dall'Assoluto verso una spiegazione globale
di ciò che esiste.
La Ragione ha l'ambizione di poter andare oltre ma non può farlo perché la
nostra conoscenza riguarda il mondo fenomenico che viene colto da spazio e
tempo e pensato attraverso le categorie dell'intelletto. Quindi la Ragione cade
in errore e si muove sul terreno dell'illusione. Le idee trascendentali hanno
quindi una funzione regolativa, costituiscono ipotesi regolative che mi
spingono ad andare oltre, sono un ideale di conoscenza. La metafisica non è
una scienza ma esprime una esigenza della Ragione, uno stimolo della
conoscenza umana.
Kant critica l'uso delle idee trascendentali che porta a considerarle come
concetti di cose reali. Vi è però un uso regolativo che è legittimo e svolge una
funzione positiva. Quindi le idee di anima, mondo e Dio fungono da criteri e
ipotesi guida di cui si avvale l'intelletto nella sua attività di ampliamento
conoscitivo.

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