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Beatrice: Il Disturbo Oppositivo Provocatorio in Un Contesto Complesso

Il documento analizza il caso di Beatrice, una bambina di 6 anni con disturbo oppositivo provocatorio, inserita in un contesto familiare complesso a causa della separazione dei genitori e di un approccio educativo incoerente. Il trattamento si concentra sulla costruzione dell'alleanza terapeutica e sulla gestione della rabbia, affrontando anche la paura di Beatrice di rimanere sola e il suo comportamento di nascondersi. Vengono evidenziati i fattori di mantenimento del disturbo e le vulnerabilità storiche e attuali che influenzano il comportamento della bambina.

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Beatrice: Il Disturbo Oppositivo Provocatorio in Un Contesto Complesso

Il documento analizza il caso di Beatrice, una bambina di 6 anni con disturbo oppositivo provocatorio, inserita in un contesto familiare complesso a causa della separazione dei genitori e di un approccio educativo incoerente. Il trattamento si concentra sulla costruzione dell'alleanza terapeutica e sulla gestione della rabbia, affrontando anche la paura di Beatrice di rimanere sola e il suo comportamento di nascondersi. Vengono evidenziati i fattori di mantenimento del disturbo e le vulnerabilità storiche e attuali che influenzano il comportamento della bambina.

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2020, NUMERO 25 – NUMERO MONOGRAFICO ETÀ EVOLUTIVA

Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio


in un contesto complesso

Simona Rossi 1

Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Ancona


1

Riassunto
In questo lavoro viene descritto il caso di Beatrice, una bambina di 6 anni che presenta una condotta oppositiva
provocatoria. Le difficoltà comportamentali della bambina sono inserite all'interno di un quadro familiare
caratterizzato dalla separazione dei genitori e da una difficoltà da parte degli stessi, e di chi si occupa della bambina,
di adottare un approccio educativo coerente.
Nel caso emergono le principali difficoltà incontrate con Beatrice da parte del terapeuta, come l'avere una
comunicazione costante con entrambi i genitori, il gestire la fine della seduta e l'esclusività richiesta dalla paziente
nei confronti del terapeuta. Lo scopo della prima fase del trattamento è incentrato sulla costruzione dell'alleanza
terapeutica con la paziente e sull'educazione emotiva, intervenendo sulla gestione e sulla comunicazione della rabbia.
Successivamente abbiamo lavorato sulla paura presentata da Beatrice di rimanere da sola e sul validare un suo
comportamento tipico, quello del nascondersi.
Parole chiave: Disturbo oppositivo provocatorio, Rabbia, Età evolutiva, CBT.

Beatrice: defiant oppositional disorder in a complicated context

Abstract
This study is focused on the clinical case of Beatrice: a 6-years-old child with defiant oppositional conduct.
Child’s behavioral difficulties are set in a context of separated parents and difficulties by parents and caregivers in
having a coherent educational approach.
The study outlines the main challenges faced by the therapist in dealing with Beatrice's case, such as keeping a
continuous communication flow with both parents, end of the therapy session management and patient need for
therapist exclusivity. The first treatment phase aimed at building the therapeutic alliance and the emotional
education, focusing on anger management and communication. Secondly, we worked on Beatrice's fear of being left
alone and on validating one of her recurrent behaviors, the act of hiding.
Key words: Defiant oppositional disorder, Anger, Childhood, CBT.

Simona Rossi, Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto


complesso, Numero 25– Numero Monografico Età Evolutiva, 2020, pp.
191-201.
Psicoterapeuti in-formazione è una rivista delle scuole di formazione APC
e SPC. Sede: viale Castro Pretorio 116, Roma, tel. 06 44704193
pubblicata su [Link]
Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

Presentazione del caso


Beatrice è una bambina di 6 anni, frequenta la prima elementare; ha una sorella maggiore di 11 anni,
quando conosco la paziente (ottobre 2018) i genitori si stanno separando.
Beatrice vive in un appartamento con il padre e la sorella e trascorre tutti i pomeriggi con la nonna
paterna; la mamma abita in un appartamento poco distante da dove vive la bambina. Da metà novembre, la
mamma fa rientro alla sua città di origine in quanto ha perso il lavoro e non vede più le figlie
quotidianamente ma ha frequenti contatti telefonici con loro e le vede, per un periodo iniziale, una volta
ogni quindici giorni, ora (da ottobre 2019) settimanalmente in quanto si è trasferita per stare vicino alle
bambine.
I genitori di Beatrice si rivolgono a me su suggerimento della nonna in seguito ad un episodio in cui la
bambina, dopo un rimprovero, le ha dato un morso.

Descrizione del problema


Incontro prima i genitori insieme i quali, durante il colloquio, passano molto tempo a litigare tra di loro;
entrambi dicono di essere venuti “per il bene della bambina” in quanto spesso assiste alle loro discussioni;
dicono che la bambina ha difficoltà nel rispettare le regole e che nelle ultime settimane Beatrice ha iniziato
a disegnare sui muri di casa. I genitori decidono di rivolgersi a me dopo un episodio in cui, in seguito ad
un rimprovero da parte della nonna, la bambina si rivolge a lei urlando e mordendola.
La mamma mi presenta Beatrice come una bambina vivace e capricciosa; il papà la descrive come
sensibile e dice che “fortunatamente è piccola e non ha capito molto di ciò che sta succedendo tra di
loro”; si mostra preoccupato per il rapporto che B. ha con la nonna: la bambina passa molto tempo con lei
e quando la nonna la rimprovera lei la morde o si nasconde per ore e proprio questi comportamenti hanno
spinto entrambi i genitori a contattarmi.
Mostrandomi i disegni che B. ha fatto sul muro (la bambina ha disegnato la casa dove vive, i suoi
compagni di scuola e due persone che urlano) li definisce come un “modo di esprimersi di Beatrice perché
sta mostrando il suo talento da artista”.
Le insegnati descrivono la paziente come una bambina socievole e curiosa, ben inserita in classe,
rispettosa dell’adulto e dei materiali scolastici e che spesso cerca il confronto con la compagna di banco.
Beatrice sostiene che i suoi compagni svolgono meglio di lei i compiti, che sono più ordinati e bravi.
I genitori dicono che la bambina è socievole e che spesso gioca con alcuni coetanei che abitano vicino
casa sua; nei giochi non vuole che gli altri prendano le sue cose, vuole decidere lei le regole e non tollera
di perdere.
Dopo aver chiesto come mai secondo loro la figlia morde la nonna, mi riferiscono che, a partire
dall’estate, Beatrice ha iniziato ad avere “scoppi di rabbia” e difficoltà nel rispettare le regole che loro e la
nonna le impongono. Ad ogni no o rifiuto di una sua richiesta, Beatrice lancia gli oggetti (giochi, libri,

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

quaderni, matite, scarpe); non vuole pettinarsi e lavarsi il viso prima di andare a scuola; non vuole fare
colazione la mattina e, alcune mattine, non vuole vestirsi. I genitori mi riferiscono che la bambina vuole
vedere la televisione senza limiti di orario, si rifiuta di portare a termine i giochi, disegna spesso sui muri e
prende gli oggetti della sorella senza chiedere il permesso e spesso li nasconde.
Al primo colloquio la paziente viene accompagnata dalla mamma e si presenta poco curata nell’aspetto; ha
la bocca sporca e i capelli spettinati, porta con sé alcuni quaderni di scuola perché dice che le piace andare
a scuola e che vuole farmi vedere cosa fa in classe.
Beatrice mi racconta della sua famiglia, descrivendo la sua casa come grande e disordinata; dice di andare
d’accordo con la sorella anche se lei è più grande e vuole stare spesso da sola, riferisce di non voler stare
con la nonna perché con lei ci sono troppe regole da rispettare, la rimprovera frequentemente e la chiama
“caprona”.
Beatrice sfida spesso i famigliari; le insegnanti non riferiscono comportamenti aggressivi o provocatori a
scuola durante le ore di lezione ma mi dicono che a volte Beatrice non vuole condividere il materiale con i
compagni, si rifiuta di svolgere alcuni giochi e quando perde tende ad isolarsi, ad esempio mettendosi
seduta sul banco o in disparte da sola.
La paziente evita di parlare delle sue emozioni: quando nomino le emozioni mi dice che lei è “sempre
arrabbiata e mai felice” e quando approfondisco lei risponde mettendosi le mani sulle orecchie e dicendo
“blablabla non mi interessa quello che dici”. Quando chiedo perché è arrabbiata Beatrice dice che
nessuno la ascolta, nessuno le crede, dice che quello che fa lei non va mai bene e che nessuno la capisce,
solo la maestra e, a volte, sua sorella.
B. mi dice che la sua compagna di banco è molto più brava di lei, che lo sa perché la mamma le dice che
lei è “disordinata e che quando è disordinata è brutta” e, quando fa i compiti con la nonna, lei le fa
correggere spesso ciò che scrive, dicendole che è “brutta e disordinata” e le fa fare compiti in più oltre a
quelli assegnati dalla maestra.
Dopo un mese che seguo B. la mamma, in concomitanza con la perdita del lavoro, fa ritorno al suo
comune di origine, distante da dove vive la bambina. Da questo momento aumentano gli scoppi di rabbia e
i comportamenti provocatori; il papà e la nonna mi riferiscono che la bambina si nasconde spesso in giro
per casa perché, come dice la stessa B., “vuole essere trovata” e in seduta non vuole andare via al termine
dell’ora; quando mancano pochi minuti al termine dell’ora che abbiamo a disposizione Beatrice inizia a
dirmi che sono “butta e cattiva, che la prossima volta non tornerà” e si nasconde sotto il tavolo.
Da una valutazione psicodiagnostica e dai colloqui effettuati (CBCL, SAT) emergono problematiche
provocatorie, comportamenti di sfida ed eccessi di rabbia.

Profilo interno del disturbo

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

In seduta ho chiesto a Beatrice di svolgere con me alcuni ABC; la bambina mi ha disegnato gli eventi e
abbiamo individuato le B e le C.

A B C

A casa mentre fa i compiti con la Uffa ma perché devo cancellare? Lancia la gomma e la matita:
nonna. Ci ho messo un sacco di tempo, rabbia.
La nonna chiede a B. di cancellare non le va bene mai niente. (- perché hai lanciato la
alcune letterine gomma e la matita? - Se non
ho gomma e matita nonna
non mi dirà più di
correggere gli errori e le
andrà bene ciò che ho fatto)

Nonna urla e dice “caprona” Ecco mi dice sempre così, non mi Corre via, si nasconde
capisce mai, non va bene quello
che faccio

A B C

Ho sporcato il tavolo mentre giocavo e Mi rimproverano tutti Rabbia


nonna mi ha detto che combino sempre Butto i giochi a terra
danni.

A B C

Arriva papà che mi spegne la tv Volevo solo guardare un po’ di Rabbia, si getta a terra e
televisione, loro urlano sempre, piange
almeno non sento niente

A B C

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

La nonna mi dice “impara a fare le cose Se ne va pure lei e mi lascia sola Risponde “Che me ne
da sola, non ci sarò per sempre” importa” e si nasconde nel
suo posto sicuro
Tristezza

Credenze:
Non vado mai bene: questa credenza è supportata dai rimproveri che la mamma e la nonna le rivolgono e
dalle continue correzioni che la nonna le fa fare quando fanno i compiti;
Rimarrò da sola: questa credenza è supportata dall’allontanamento della mamma dalla casa in cui vivono
e dal nascondersi; se chiedo a B. perché si nasconde lei risponde “perché così mi devono cercare e
pensano a me”;
Nessuno mi capisce: dovuto allo stile educativo della nonna che rimprovera sempre B. anche quando lei
dice di non aver fatto nulla.

Fattori e processi di mantenimento


Stile educativo del padre incoerente: dice che compra le figurine a B. ogni venti giudizi positivi della
maestra ma all’ undicesimo voto positivo le compra un regalo.
Assenza di regole coerenti: a volte fanno vedere la televisione a B. prima di fare i compiti, altre volte le
dicono che non si può accendere fino a quando non li avrà terminati; alcune volte la rimproverano per i
disegni sul muro, altre volte le dicono che è una “piccola artista”. L'incoerenza nella gestione delle
pratiche educative porta la bambina a ricevere messaggi contrastanti e rafforza l'idea che può gestire lei la
situazione.
Stile educativo rigido della nonna la quale obbliga B. a non fare pause mentre fa i compiti, a correggere
ciò che scrive senza darle una spiegazione del perché deve correggere. Questo fa sentire la paziente
incapace e rafforza la sua credenza “non vado mai bene”.
Svalutazione di B. da parte della mamma e della nonna quando B. urla, tira gli oggetti e si nasconde e la
reazione accudente del padre di fronte a questi comportamenti. Beatrice non vede accolto il suo bisogno
di esprimere la rabbia e viene spesso rimproverata e criticata per la modalità attraverso cui la manifesta;
questo rafforza la sua credenza di non “andare mai bene” aumentando così i comportamenti disfunzionali
della paziente.
Accudimento di Beatrice da parte dei genitori: così facendo consolano la paziente e mantengono i suoi
comportamenti.

Scompenso

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

Lo scompenso di Beatrice può essere fatto risalire alla separazione tra i genitori in quanto lei stessa mi
riferisce che quando sentiva le urla dei genitori aveva paura e che ha iniziato a nascondersi proprio in quel
periodo; con l'allontanamento della mamma dalla casa coniugale e il prevalere, da parte del padre, di uno
stile educativo incoerente e allo stesso tempo un atteggiamento critico da parte della nonna (che come
emerso dai colloqui fa sentire la paziente inadeguata e suscita in lei rabbia, “tanto nonna si lamenta
sempre di me”), la sintomatologia di B. è aumentata.
In concomitanza a questo quadro si aggiunge l'inizio della scuola che comporta un aumento delle
occasioni di confronto con gli altri bambini, in particolare con la vicina di banco. Beatrice si sente meno
brava della sua compagna e questo è confermato dalla nonna che le chiede spesso di cancellare e rifare in
modo più preciso le lettere sul quaderno e di fare dettati ed esercizi di copiatura in più rispetto a quelli
assegnati dalla maestra.

Vulnerabilità
Vulnerabilità storica: è possibile individuare nella separazione dei genitori e nello stile educativo
caratterizzato da un atteggiamento ipercritico da parte della mamma e dall'assenza di regole coerenti dei
possibili fattori che avrebbero contribuito all'instaurarsi e al mantenersi delle credenze di B.
Vulnerabilità attuale: essa è riconducibile all'allontanamento della mamma dalla casa coniugale, che porta
Beatrice a sentirsi sola e abbandonata, alla relazione conflittuale con la nonna, ad uno stile educativo
incoerente da parte del padre e al confronto con i compagni a scuola.

Trattamento
Contratto e scopi del trattamento
Obiettivi di contratto:
1. Ridurre i livelli di rabbia e modificare le modalità di manifestazione
2. Stabilire insieme nuove regole e rispettarle
3. Sentirsi al pari dei compagni di scuola
4. validare il nascondersi di B.
Obiettivi clinici:
1) 1.1. Conoscere e saper identificare le emozioni (psicoeducazione)
• Trovare modi alternativi per esprimere la rabbia
2) 2.1 Coinvolgere B. nella stesura di alcune regole da utilizzare in casa per favorirne il rispetto
3) 3.1 Aumentare l’autostima
4) 4.1 Saper riconoscere e rendere tollerabile la paura di rimanere da sola
4.2 Aumento dell'autonomia nella gestione dell'intensità delle emozioni, concordando con la paziente il
luogo sicuro

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

5) Negli ultimi 4 incontri ho aggiunto il seguente obiettivo: gestire il termine della nostra seduta in quanto
Beatrice dice di non voler andare via e quando sta per finire l’ora piange o si nasconde sotto il tavolo o
dietro la porta.

Razionale, strategie e tecniche

OBIETTIVI RATIONALE E STRATEGIE TECNICHE

CONOSCERE E Conoscere le emozioni di base e saperle • Psicoeducazione


SAPER identificare in modo da portare B. dall'essere • abc
IDENTIFICARE “sempre arrabbiata e mai felice” al saper • diario della rabbia
LE EMOZIONI riconoscere le varie emozioni.

• Role playing
TROVARE MODI Saper esprimere le proprie emozioni in modo
ALTERNATIVI funzionale. • utilizzo di fumetti con
PER ESPRIMERE riportati i pensieri di B. da
LA RABBIA utilizzare tutte le volte in cui
arriva la rabbia o quando la
nonna svaluta B.

COINVOLGERE Scrivere alcune regole coinvolgendo • gioco “il cartellone delle


BEATRICE direttamente Beatrice nella stesura delle stesse regole”
NELLA STESURA e i membri della famiglia al fine di sentirsi • token economy
DI REGOLE considerata e favorirne il rispetto.

AUMENTARE Far sperimentare a Beatrice la capacità di saper • role playing


L'AUTOSTIMA fare da sola

SAPER
RICONOSCERE E Trovare un modo alternativo al nascondersi • identificare il luogo sicuro
RENDERE
TOLLERABILE

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

LA PAURA DI
RIMANERE
SOLA

RENDERE Tollerare la separazione al termine della seduta • gioco “scambiamoci un


TOLLERABILE IL disegno”
DISTACCO
DELLA FINE
DELLA SEDUTA
Tabella 1. Razionale, strategie e tecniche

Descrizione della terapia


La terapia è iniziata ad ottobre 2018 ed è ancora in corso, per un totale ad ora (febbraio 2020) di 42 sedute.
La terapia ha una cadenza settimanale; da novembre 2019 gli incontri avvengono ogni quindici giorni. La
prima fase è stata dedicata alla costruzione dell'alleanza terapeutica e all'assessment; successivamente ho
proceduto identificando con Beatrice gli obiettivi di contratto e gli obiettivi strategici.
Attraverso gli ABC, proposti utilizzando disegni, abbiamo identificato insieme i comportamenti e le
emozioni maggiormente sperimentati dalla paziente; successivamente ho proposto a Beatrice un percorso
di psicoeducazione per aumentare la sua competenza emotiva. Al termine di questa fase la paziente sa
riconoscere le varie emozioni ed è in grado di parlare di come si sente senza mettere in atto
comportamenti di evitamento.
Beatrice, grazie al training sulle emozioni (Di Pietro, 2014), al diario della rabbia (Di Pietro, 2014) e al
termometro della rabbia (Di Pietro, 2014) ha imparato a riconoscere i segnali della rabbia, comunica in
modo funzionale che è arrabbiata; ad esempio, dice ai familiari “così mi sto arrabbiando”, “sono molto
arrabbiata” o ancora “quando mi dici così mi arrabbio”.
Dopo un incontro con la nonna e con il padre abbiamo stabilito con la prima alcune regole di
comportamento da seguire quando la paziente mette in atto i comportamenti di rabbia o comportamenti
provocatori; con il padre abbiamo concordato di adottare uno stile educativo più coerente al fine di non
creare confusione in B. Ho utilizzato la token economy proposta nel protocollo del Coping Power
Program (Lochman, 2012) per estinguere i comportamenti provocatori della paziente: con la presenza di
Beatrice, del padre e della nonna abbiamo stilato delle regole da seguire in casa e previsto dei rinforzi.
Questo incontro ha costituito il punto di svolta della terapia: dopo questa seduta la paziente dice di sentirsi
ascoltata e i famigliari riscontrano una maggiore collaborazione da parte della bambina e un ridursi dei

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

comportamenti provocatori. Sono rientrati gli episodi in cui Beatrice mordeva la nonna in seguito a rifiuti
o rimproveri. Si sono ridotti gli episodi in cui la bambina tirava oggetti e urlava; essi si verificano solo in
rare occasioni (prima tutti i giorni, dopo circa 8 sedute questi comportamenti si ripetevano una volta a
settimana nelle occasioni in cui B. non si sentiva ascoltata o quando i familiari della bambina non
seguivano le regole che abbiamo stabilito insieme; ora, questi comportamenti non si verificano più). La
paziente si presenta in seduta curata nell’aspetto (con il viso pulito, abiti puliti e dice di pettinarsi e lavarsi
il viso volentieri).
Per quanto riguarda l'autostima ho fatto sperimentare a Beatrice la capacità di saper fare da sola
individuando, attraverso gli ABC (Mancini, Perdighe, 2008), i suoi pensieri e intervenendo su di essi
attraverso il role playing.
Per quanto riguarda la paura di rimanere da sola ho proposto a B. di identificare un luogo sicuro come
alternativa al suo “nascondersi”. La paziente ha da subito accolto positivamente la mia proposta; con il
proseguire della terapia il ricorso al luogo sicuro è andato ad esaurirsi in modo naturale e B. riferisce di
non “sentire più la paura di rimanere da sola”. Questa paura è riemersa da quando la nonna (dicembre
2019) le comunica di non sentirsi bene e le dice spesso che “non ci sarà per sempre” e quando
quest'ultima fa affermazioni simili alla precedente Beatrice ha scoppi di rabbia e ricorre al luogo sicuro.
Per rimandare alla nonna il vissuto di B. ho svolto parte della seduta con la nonna facendo interventi di
role playing. Dopo questo intervento non sono diminuiti gli episodi in cui la paziente ha scoppi di rabbia
ma la nonna fa meno affermazioni analoghe alla precedente.
Dopo circa 15 sedute ho incontrato con la paziente difficoltà nella gestione della fine dell’ora: quando sta
per terminare l’ora a noi a disposizione la paziente inizia a dire “non voglio andare via, vorrei restare qui
con te” oppure “ma hai altri bambini dopo di me?” e inizia a piangere e a dirmi che sono “brutta e
cattiva” e che non tornerà più anche se all’incontro successivo si presenterà puntuale e con gli homework
svolti. Nella gestione di questo aspetto ho deciso di mettere un orologio sulla scrivania; chiedo a Beatrice
quanto tempo è passato e quanto tempo ci rimane; lascio che negli ultimi 10 minuti sia la paziente a
scegliere un gioco o un’attività per lei piacevole. Così non ho però risolto il comportamento problematico:
B. piange e urla quando deve uscire mentre prima urlava quando mancavano 10/15 minuti al termine
dell’ora.
Ho proposto a Beatrice di scambiarci un oggetto in modo da poter essere un punto di riferimento anche
quando non saremo insieme; ho detto a B. che potrà portare con sé questo oggetto in modo che la nostra
separazione sarà meno dolorosa e più accettabile. La paziente ha chiesto di poter fare due disegni insieme,
uno per me e uno per lei in modo da avere qualcosa uguale ma allo stesso tempo personale; nei primi
incontri dopo lo scambio di oggetto B. mi ha chiesto se durante la settimana ho portato con me il disegno e
se poteva controllarlo; dopo quattro/cinque incontri le difficoltà nella gestione della fine delle sedute sono

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

diminuite in maniera graduale e la paziente mi dice di tenere il nostro disegno in camera sua ma di non
guardarlo più spesso come faceva prima.

Valutazione di esito
La paziente si presenta in seduta curata nell'aspetto; riferisce lei stessa che, mentre prima dell'inizio della
terapia non voleva vestirsi e prepararsi per andare a scuola, ora si prepara volentieri con l'aiuto della
sorella o del papà.
Sono assenti gli “scoppi di rabbia”, Beatrice è in grado di riconoscere l'arrivo della rabbia e di saperla
esprimere in modo funzionale. La paziente non si paragona più alla compagna di banco ma è autonoma e
sicura, rispetta gli altri nei giochi accettando la sconfitta e condividendo volentieri il materiale scolastico.
Beatrice ricorre al luogo sicuro meno frequentemente rispetto all'inizio della terapia; ora lo utilizza solo
quando la nonna le comunica che non sarà sempre con lei a causa della sua età e al momento stiamo
lavorando su questo aspetto. La paziente accetta con maggiore serenità il termine della seduta e ha accolto
con tranquillità il cambiamento della cadenza degli incontri, da sedute settimanali a sedute quindicinali;
con il passare del tempo sono diminuite le domande in merito a cosa farò dopo la fine del nostro incontro.

Conclusioni
La principale difficoltà incontrata con Beatrice è stata la gestione del rapporto con i genitori in quanto, se
inizialmente i genitori si presentavano in seduta insieme o vedevo con regolarità entrambi e potevo dare e
ricevere da loro un feedback, dopo poco dall'inizio della terapia gli incontri tra la mamma e la paziente
non hanno più seguito un andamento regolare e non avevo informazioni costanti riguardo lo stile
educativo della mamma e la presenza di eventuali problematiche di quest'ultima nella gestione dei
comportamenti di Beatrice. Solo da quando la mamma è tornata a vivere vicino alle figlie riesco ad avere
contatti anche con lei.
Un'altra difficoltà riscontrata nel caso di Beatrice riguarda lo stile educativo incoerente del padre; ho
proposto sin da subito al papà di B. di rivolgersi ad un terapeuta ma lui inizialmente non ha accolto
positivamente la mia proposta. Il papà di Beatrice ha iniziato da qualche mese una terapia personale.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2014). Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (5a ed.).
Raffaello Cortina Editore: Milano.
Cohen JL (2015). Le paure segrete dei bambini. Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati. Milano:
Feltrinelli.

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Beatrice: il disturbo oppositivo provocatorio in un contesto complesso

Di Pietr M (2014). L'ABC delle mie emozioni 4-7 anni. Trento: Erokson.
Di Pietro M, Bassi (2013). L'intervento cognitivo-comportamentale per l'età evolutiva. Trento: Erikson.
Eline Snel (2015). Calmo e attento come una ranocchia. Esercizi di Mindfulness per bambini e genitori. Red
Edizioni.
Isola L, Romano G, Mancini F (2016). Psicoterapia dell'infanzia e dell'adolescenza. Nuovi sviluppi. Milano:
Franco Angeli.
Lochman JE, Wells K, Lenhart LA (2012). Coping Power. Programma per il controllo di rabbia e aggressività in
bambini e adolescenti. Trento: Edizioni Centro Studi Erikson.
Mancini, F., Perdighe, C. (2008). Elementi di psicoterapia cognitiva. Giovanni Fioriti Editore. Roma.

Simona Rossi, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-


comportamentale, Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC di
Ancona, e-mail: simona.rossi88@[Link]

Per comunicare con l’autore potete scrivere alla mail personale,


se fornita, o a quella della rivista:
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formazione APC (Associazione di Psicologia Cognitiva) e SPC
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