PURGATORIO
La Divina Commedia è un poema diviso in 100 canti, divisi in 3 cantiche, che
rappresentano i regni dell’oltretomba.
Il Purgatorio è il secondo regno visitato da Dante, con la guida di Virgilio, è diviso in 33
canti, composto nel 1312.
Il Purgatorio è una montagna altissima su un’isola al centro dell’emisfero australe, invaso
dalle acque, agli antipodi di Gerusalemme.
Ha una forma di cono, che è provocata dalla caduta di Lucifero dopo la formazione
dell’inferno.
Ha una natura bifronte, in cui gli elementi infernali e paradisiaci si mescolano, infatti:
● Da una parte c’è il senso della punizione
● Dall’altra la punizione che diventa purificazione
Ha funzione di riflessione e pentimento, ed è solo attraverso il cammino, quindi il
pellegrinaggio verso Dio, che l’anima può aspirare alla redenzione.
STRUTTURA PURGATORIO
Il purgatorio presenta:
● La spiaggia dell’antipurgatorio
● La montagna del Purgatorio
● Il Paradiso Terrestre (Eden)
L’antipurgatorio comprende la parte più ripida della montagna, accoglie le anime dei
negligenti, ossia di coloro che si pentirono solo in punto di morte. Queste anime devono
attendere un certo periodo di tempo prima di accedere al Purgatorio.
Il Purgatorio, al quale si accede da una porta custodita da un angelo, è costituito da 7
cornici, che rappresentano 7 peccati, dove stanno le anime purganti, cioè coloro che
devono espiare una pena temporanea fino alla purificazione.
I peccati delle 7 cornici sono divisi in:
● Anime che hanno espresso amore verso il male del prossimo
● Anime di coloro che hanno amato poco Dio
● Incontinenti, coloro che hanno avuto un amore esagerato per i beni terreni
Più si sale, più la colpa da espiare è leggera, e quindi anche la pena è più lieve.
Le anime meditano, pregano e vengono punite. Quando l’anima ha scontato un peccato e
si sente pronta a proseguire, passa alla cornice successiva. (Catarsi = purificazione)
La narrazione è caratterizzata da un ritmo altalenante di giorno e notte.
Infatti Dante assiste a 4 albe e 3 tramonti.
Il Paradiso appare come una “divina foresta” eternamente fiorita di tutte le varietà di
piante. Qui giungono le anime del Purgatorio prima di salire in Paradiso.
DIFFERENZE TRA INFERNO E PURGATORIO
● Nell’Inferno le anime chiedevano a Dante di essere ricordate e di poter avere fama
tra i vivi, mentre nel Purgatorio le anime chiedono a Dante che i vivi preghino per
loro.
● Nell’Inferno le virtù protagoniste sono la giustizia e il valore individuale, mentre nel
Purgatorio le anime affidano la propria salvezza agli altri.
TEMI PRINCIPALI
I temi principali del Purgatorio sono:
● Gli affetti, Dante incontra molte anime di persone che vorrebbe abbracciare, ma non
può, dato che le anime non hanno un corpo
● Il dubbio, Virgilio non conosce il Purgatorio e non sa dove andare
● Coralità, le anime vogliono andare verso il Paradiso e quindi agiscono in gruppo,
pregando insieme nella spiaggia degli scomunicati
● Pellegrinaggio, il viaggio dal Purgatorio al Paradiso
● Dinamicità, a differenza dell’Inferno
● Corpo, Dante è appesantito dalle colpe e deve purificarsi
● Contrapposizione salita-discesa, la salita è il Paradiso, che è difficile, e la discesa
è l’Inferno, che è facile
● Luce, le anime e gli angeli sono figure luminose che accecano Dante, che non è
abituato non essendo un’anima
● Due soli, ovvero Chiesa e impero, che secondo Dante dovevano governare entrambi
Inoltre c’è la scrittura eclettica, diversificata, ci sono elementi sia aulici che popolari.
CATONE
Catone è il custode del Purgatorio, è una figura con valori morali della religione Cristiana.
È il modello di perfezione umana.
Catone in vita era un importante uomo politico della Roma Repubblicana che si oppose al
primo triumvirato di Crasso, Cesare e Pompeo.
Quando però scoppiò la guerra civile tra questi ultimi due, Catone si schierò dalla parte di
Pompeo, per questo motivo dopo la sua sconfitta, Catone decise di togliersi la vita a Utica,
città africana a nord di Cartagine, per non assistere all’affermazione tirannica di Cesare e
per salvaguardare le libertà civili.
Nel medioevo Cristiano, la figura di Catone era collegata ad un modello di vita dignitosa,
fortezza morale, e rifiuto dei beni terreni, tutti valori fortemente cristiani.
Il suo suicidio è, secondo Dante, un gesto giustificabile, perché compiuto con il fine di
salvaguardare la libertà civile, percorritrice della libertà interiore, cui tutte le anime del
Purgatorio necessitano per poter accedere al Paradiso.
CANTO I
Siamo nella domenica di Pasqua del 10 aprile 1300, quindi è la resurrezione delle anime.
Dante e Virgilio arrivano sulla spiaggia dell'antipurgatorio, che è una spiaggia avvolta dalla
luce dell’alba. La luce è segno della luce divina che salva le anime dalla dannazione
eterna, e accecherà Dante, che non è un’anima, e quindi i suoi occhi non sono abituati.
Questo canto si divide in 3 parti:
● Il proemio, dove si introduce il pellegrinaggio, e l’invocazione alle muse, in
particolare a Calliope. C’è anche una raffinata descrizione del passaggio celestiale
(anime beate, no dannate) (1-12)
● L’introduzione di Catone (28-108)
● Il rito purificatorio (109-136)
L’impostazione retorica rispecchia la solennità del paesaggio, il linguaggio diventa più
aulico, lo stile è più dolce ed elegante, ci sono numerosi temi allegorici.
I temi allegorici sono:
● Metafora del viaggio nel mare, per indicare il cammino di Dante nel Purgatorio,
lascia indietro il buio dell’inferno per acque più serene e tranquille
● Rito di purificazione, simbolo di umiltà
● 4 stelle, che sono le virtù cardinali, ovvero la prudenza, la giustizia, la fortezza, e la
temperanza
Dopo l’invocazione alle muse, Calliope, ovvero la musa protettrice della poesia epica, che
Virgilio nell’Eneide.
Dante gioisce guardando in cielo, e vede la luce di Venere e di quattro stelle, vista solo da
Adamo ed Eva.
Subito dopo vede Catone, che pensava che Dante e Virgilio fossero due dannati in fuga
dall'Inferno, infatti gli chiede chi fossero e perché fossero lì.
Virgilio dice che una donna beata, ovvero Beatrice, gli ha affidato l’anima di Dante per
libertà in Paradiso. Lui decide di persuadere Catone con la CAPTATIO BENEVOLENTIAE,
parlando di Marzia, ovvero la donna di Catone che si trova nel limbo.
Catone decide di farli passare, però prima Virgilio deve lavare la faccia di Dante e cingere
la vita con un giunco, ovvero una pianta del Purgatorio che rappresenta l’umiltà per il
cammino di espiazione. Decide di farli passare per volere di Beatrice.
Virgilio è visto inferiore a Catone, perché Catone è destinato alla salvezza eterna, mentre
Virgilio è costretto a rimanere nel limbo.
CANTO III
Il canto III è ambientato nelle prime ore del mattino del 10 aprile 1300, nell’antipurgatorio.
Mette in scena il dialogo tra Dante e le anime degli scomunicati, ovvero quelli che si sono
pentiti in punto di morte guadagnando il perdono di Dio.
Dante incontra Casella, che suona una canzone per lui, quindi si radunano le anime attorno
a lui. A un certo punto arriva Catone dicendo che nel purgatorio le anime devono purificarsi
e non perdere tempo, e per questo motivo Virgilio è scosso dal suo rimprovero.
In seguito Dante nota che si vede solo la sua ombra. Virgilio lo rassicura dicendo che le
anime sono visibili e possono provare sensazioni, ma i raggi del sole le oltrepassano, non
proiettano l'ombra.
Virgilio raccomanda gli uomini di non provare a comprendere i misteri della fede con la
ragione, dice che l’umanità deve adeguarsi, perché se gli umani avessero una conoscenza
perfetta, non avrebbero avuto bisogno di Dio.
Dante e Virgilio giungono ai piedi del monte, e chiedono a delle anime come proseguire, che
si intimidiscono e allora Virgilio gli spiega che Dante era lì per volere divino, quindi gli
fanno cenno di seguirle.
In seguito una delle anime si rivolge a Dante, era Manfredi di Svevia, figlio di Federico II,
che gli chiede di dire a sua figlia Costanza che è salvo e non è dannato all’Inferno.
Racconta poi la storia della sua morte nella battaglia di Benevento e la sua preghiera finale
di pentimento a Dio. Infatti in punto di morte si è pentito dei suoi peccati.
Manfredi era re dell’Italia meridionale, è descritto con una bellezza fisica, con gentilezza
morale, e intelligenza divina.
Inoltre era avversario dei pontefici, e venne scomunicato più volte, per questo Dante critica
e condanna la Chiesa e le sue scelte.
Le anime degli scomunicati dovranno attendere nell'antipurgatorio un periodo 30 volte di
quanto vissero in peccato. Questo periodo può essere abbreviato dalle preghiere dei vivi.
Virgilio è sottoposto ad un processo di maturazione, dato che si trova in un regno che non
conosce.
La ragione non è sufficiente per arrivare al Paradiso, e deve essere affiancata dalla grazia
divina e dall'aiuto della Chiesa.
CANTO V
Il canto V ha inizio dopo mezzogiorno del 10 aprile 1300, nell’antipurgatorio.
In questo canto ci sono prevalentemente i negligenti, che non hanno provato abbastanza
amore verso Dio.
Siamo nella schiera dei morti di morte violenta.
Le anime cantano tutte insieme il canto delle miserere, ovvero un canto latino che serve
per salire ai cerchi del paradiso.
Poi incontrano Dante e notano la sua ombra. Lui si volta un po’ per vantarsi, così viene
rimproverato da Virgilio perché non doveva distrarsi dal suo scopo (purificarsi).
Le anime si chiedono come mai Dante fosse vivo e si avvicinano a lui per chiedere se
conoscesse dei loro volti, per portare notizie ai vivi.
In particolare si fanno avanti 3 anime:
● Iacopo del Cassero
● Bonconte da Montefeltro
● Pia de Tolomei
Iacopo è originario di Fano, è molto sintetico e racconta brevemente di essere stato ucciso
da Azzo 8º d’Este (signore di Ferrara) nella palude vicina ad Oriago, tra Venezia e Padova.
Bonconte racconta a Dante della sua morte nella battaglia di Campaldino, fu infatti uno
dei capitani ghibellini di questa battaglia, dove era presente Dante, ma nella fazione
opposta.
Qui Dante utilizza il topos, un cliché, un evento che ricorre spesso nelle opere degli autori,
ovvero uno scontro tra angelo e demone per ottenere l’anima di un morto.
Infatti racconta che una volta morto, arrivarono sulla scena per scontrarsi per chi dovesse
prendere la sua anima. Dato che invocò la Madonna prima di morire, l’anima fu affidata
all’Angelo. Per questo il demone va su tutte le furie, e provoca una tempesta che trascina il
corpo in una torrente.
Pia de Tolomei è una figura soave e gentile. Chiede a Dante di raccontare sulla Terra che
è stata uccisa da colui che l’ha sposata, ovvero Nello della Pietra. (Confronto con la figura
di Paolo e Francesca).
Ci sono due episodi della sua morte:
● Nel primo il marito l’avrebbe uccisa buttandola giù da una finestra del castello per
essere libero di sposare Margherita Aldobrandeschi.
● Nell’altro episodio invece il motivo del delitto sarebbe stato la gelosia del marito,
suscitata dall'atteggiamento leggero e dalla bellezza della donna.
La prima parte del canto gira intorno allo stupore dei penitenti, mentre nella seconda il poeta
diventa intercessore per le anime.
Il corpo è uno dei temi principali, infatti tutti i morti di morte violenta sono ancora legati alla
concezione di corpo, per questo si stupiscono di vedere Dante.
C’è un'introspezione psicologica di Dante, lui si inorgoglisce ad essere oggetto di tanta
attenzione da parte delle anime.