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SAGGIO

Il documento analizza l'amministrazione delle province romane, evidenziando la gestione della Macedonia e il ruolo degli ufficiali imperiali. Descrive le trasformazioni del governo sotto Diocleziano e Costantino, inclusa la separazione delle cariche militari e civili, e le riforme fiscali. Infine, esplora l'organizzazione e il ruolo dell'esercito romano, sottolineando la sua importanza nella politica imperiale.

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Il documento analizza l'amministrazione delle province romane, evidenziando la gestione della Macedonia e il ruolo degli ufficiali imperiali. Descrive le trasformazioni del governo sotto Diocleziano e Costantino, inclusa la separazione delle cariche militari e civili, e le riforme fiscali. Infine, esplora l'organizzazione e il ruolo dell'esercito romano, sottolineando la sua importanza nella politica imperiale.

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SAGGIO - A Companion to the roman empire (potter) - PARTE 3

CAPITOLO 9 - L’AMMINISTRAZIONE DELLE PROVINCE


CASO DELLA MACEDONIA
-Alla fine della 2 Guerra Macedonica, Lucio Emilio Paolo e altri 10 commissari del Senato furono
inviati a controllare l’organizzazione della provincia, permisero alla Macedonia di essere “libera”,
di tenere i propri territori, le proprie leggi e i propri magistrati, al costo di pagare una tassa a Roma.
-Alla fine della 3 Guerra Macedonica il territorio venne diviso in 4 distretti, ciascuno con la propria
capitale, e fra essi furono vietati i matrimoni e le transazioni.
-Solo alla fine della 4 Guerra Macedonica la Macedonia divenne una vera e propria provincia
romana, finisce la sua paradossale libertà nel 146 a.C.

GLI UFFICIALI E IL LORO STAFF


Durante i primi due secoli dell’Impero, gli Ufficiali Imperiali erano divisi in due gruppi:
●​ Magistrati con Imperium → magistrati propriamente eletti ufficialmente, con autorità
diretta sulla provincia assegnata.
●​ Supervisori Finanziari → responsabili della gestione economica della provincia di loro
competenza.

In teoria, i Governatori delle Province appartenevano a due categorie:


●​ Senatori eletti dal Senato.
●​ Funzionari imperiali nominati dall’imperatore.
praticamente senato e imperatore collaboravano spesso nelle decisioni amministrative.
- I provinciali vedevano Roma come una monarchia e consideravano l’omaggio al Senato un
obbligo imposto dall’imperatore.
-Uno dei maggiori cambiamenti tra la Repubblica e il Principato fu la separazione tra autorità fiscale
e amministrativa/giudiziaria.
-Roma distingue tra le proprietà personali dell’imperatore e quelle dello Stato: gli interessi
economici dell’imperatore erano gestiti da procuratori, che potevano influenzare l’amministrazione
anche senza un ruolo ufficiale.
-I governatori dovevano viaggiare regolarmente per la provincia e rendersi disponibili ai governati.

Gli Staff dei Governatori (come assistenti e consiglieri) erano molto ridotti:
●​ Ufficiali → Legati di rango equestre.
●​ Non ufficiali → Amici personali del governatore.
Il governo romano era essenzialmente decentrato, affidandosi in gran parte alle istituzioni locali
delle città e dei territori amministrati.

LE CITTA’ E LE LORO ARISTOCRAZIE
Pur affidandosi all’assistenza dei governi locali per mantenere l’ordine, i Romani non permisero di
lasciare troppo al capriccio delle élite locali:
-Nella parte orientale urbanizzata, Roma incoraggiò lo sviluppo di oligarchie de facto sostenendo
che “le comunità fossero governate dalla designazione dei loro migliori cittadini”. Man mano le
città cedettero sempre più autorità decisionale agli ufficiali romani. Il processo di cooptazione delle
aristocrazie locali nel sistema dell’Impero fu efficace nel produrre lealtà e tranquillità.
ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO
Il processo di formazione di una nuova provincia passava attraverso tre processi interconnessi:
1 - Inventario delle città
2 - Censimento della popolazione
3 - Esame del territorio

Roma si affidò principalmente a tre meccanismi per l’integrazione delle campagne nella sua rete
di città:
1) Disseminò le province con pietre di confine che delimitavano il territorio​
2) Esaminò enormi tratti delle terre provinciali (in particolare quelle arabili), e le ridistribuì secondo
i principi romani​
3) Unì quelle città che la favorirono, facilitando la soppressione di quelle che le resistettero.

CITTADINI, STRANIERI, E IL LORO DENARO


L’Impero interferì nel modo più ovvio nella vita delle province attraverso meccanismi per facilitare
l’esazione delle tasse → la principale tassazione cadeva sugli individui e sulle loro proprietà (mentre
i cittadini romani erano esenti da tassazione diretta dalla terza guerra macedonica).

La raccolta dei dati fiscali → il primo strumento per la raccolta dei dati era il censimento, che
aveva un’enorme importanza sociale. L’uso sistematico del censimento sotto il principato permise
trasformazioni di larga scala nella tassazione romana.

Imposte dirette → I provinciali pagavano due tipi di tasse: una sulla persona e una sulla terra (a
seconda del suo reddito o della sua capacità produttiva)

Imposte indirette → principalmente tasse sul commercio e sul trasferimento di proprietà.


Ex: portoria: pedaggio sui beni in entrata e in uscita nell’Impero e tra le varie province. La raccolta
delle tasse indirette era di responsabilità degli ufficiali locali

MANTENERE L’ORDINE
La legislazione romana ha stabilito due paralleli sistemi di giudizio:
-​ uno per le dispute tra cittadini
-​ uno per quelle tra cittadini e stranieri

Conoscenza della legge: nascevano controversie a seconda della cittadinanza di un individuo in un


determinato contesto. Conoscevano le leggi e le clausole dell’editto del governatore provinciale ma
erano formalmente autorizzati a “usare le proprie leggi”. Spesso i magistrati usavano direttamente
come paradigma la legge dell’Impero, e Roma gradualmente estese il numero dei casi in cui i
magistrati di particolari regioni avrebbero dovuto cedere il posto alle corti romane.

Sistema Giudiziario: I governatori romani dovevano rendersi disponibili per dirimere controversie e
ricevere petizioni su questioni grandi e piccole.
In ogni provincia c’erano delle città designate per tenere una corte giudiziaria in modo che il
governatore potesse regolare le sue corti su un “circuito” di queste città.
Un giudice romano nelle province poteva condurre ogni caso in uno di questi due modi:
-​ Usando le formule della procedura romana, con esplicito riferimento alle formulae
pubblicate dal pretore di Roma
-​ Attraverso una procedura specifica, cioè un’inchiesta giuridica non formulare.

POLIZIA: Il supporto dell’esercito in azioni di “polizia” era tanto potente quanto impreciso.
Indubbiamente la stragrande maggioranza del controllo poliziesco era svolta da autorità locali.

CAP 10 - LE TRASFORMAZIONI DEL GOVERNO SOTTO


DIOCLEZIANO E COSTANTINO

Imperatori itineranti e il peso del governo


Gli imperatori e i governatori erano costantemente in viaggio per controllare l'Impero, che era
vasto e sotto continua pressione militare → Essere imperatore era un compito difficile e pericoloso,
come dimostrano i viaggi di Massimiano, segnati da conflitti.
Durante le campagne, l’imperatore era accompagnato da un grande seguito militare e
amministrativo (comitatus), che assicurava il funzionamento dello Stato anche in movimento.

Il rapporto tra imperatore e città era regolato da un cerimoniale chiamato adventus, che sanciva il
modo in cui l’imperatore veniva accolto e interagiva con le comunità locali. Alcune città, soprattutto
nel tardo III secolo, furono dotate di nuove strutture per ospitare l'imperatore e il suo seguito. Roma,
tuttavia, divenne sempre più marginale, mentre Costantinopoli ne beneficiò diventando sede
imperiale.

L’unità della tetrarchia, il suo indivisum patrimonium, era costantemente sotto pressione: gli atti di
un imperatore erano gli atti di tutti e quattro. Nella relazione tra Augusti e Cesari, chiaramente gli
Augusti erano superiori ai Caesari. Pare che i Caesari non avessero delle proprie amministrazioni,
ma piuttosto condividessero quelle degli Augusti.
Quando Costantino rimase solo al governo, un sistema di più sovrani fu istituito nuovamente, con la
nomina, da parte di Costantino, dei suoi figli e di un nipote come Caesari.

Impero e Religione
Nella mentalità romana, Stato e religione erano inseparabili. L'imperatore era il Pontifex
Maximus, il massimo sacerdote di Roma. Anche dopo l'editto di Milano del 313 d.C., con cui
Costantino e Licinio garantirono la libertà di culto ai cristiani e ai pagani, la religione restò uno
strumento di unità imperiale. Gli imperatori cristiani mantennero il culto imperiale e spesso furono
deificati dopo la morte. La propaganda imperiale rafforzava il loro status divino, come dimostrano
monete coniate da Costantino con l’epiteto Sol Invictus dopo il 324 d.C.

Con l'adozione del cristianesimo, i cristiani furono chiamati a servire nell’esercito, perché il servizio
militare era una necessità. Anche la distinzione tra autorità civili e militari era labile: tutti i
funzionari statali erano considerati parte della militia, sebbene potessero essere qualificati sia come
militia armata (soldati veri e propri, forze armate) che come militia officialis (corpo burocratico con
funzioni militari o di ordine pubblico).

Riforme Amministrative
Con la riforma di Costantino si ebbe una separazione delle cariche militari da quelle civili: il dux
amministrava gli aspetti militari di una provincia, mentre il governatore si occupava di questioni
civili e fiscali. Il magister peditum e il magister equitum sostituirono i prefetti del pretorio nella
guida dell’esercito.
L’abolizione della Guardia Pretoriana nel 324 segnò la fine del loro ruolo militare. Il prefetto del
pretorio mantenne invece responsabilità amministrative, come la gestione dell’ approvvigionamento
e della giustizia. La carriera militare divenne più strutturata, portando alla formazione di
un’aristocrazia imperiale basata sugli uffici anziché sulla proprietà terriera.

Riforma Fiscale
-Le tasse erano basate sul censimento e raccolte da esattori responsabili personalmente delle
imposte. Diocleziano migliorò l’efficienza fiscale, specialmente per il rifornimento dell’esercito
(annona militare). Una parte delle tasse era pagata in natura, permettendo allo Stato di evitare
problemi legati all’inflazione.
-Nel 301 d.C., Diocleziano emanò l’Editto sui Prezzi per stabilizzare l’economia e proteggere il
potere d’acquisto dei soldati. Tuttavia, solo con la riforma monetaria di Costantino e l’introduzione
del solidus aureus nel 309 d.C. si ottenne una vera stabilità economica. Costantino rafforzò la
tassazione in metalli preziosi per mantenere il valore della moneta e sostenere le spese statali.

→ In definitiva, nel periodo tra Diocleziano e Costantino: il cambiamento più significativo fu la


ristrutturazione delle gerarchie imperiali, con lo Stato percorso da ufficiali imperiali piuttosto che da
cavalieri e senatori aristocratici. La macchina governativa fu più grande nel IV secolo rispetto a
quanto fosse mai stata prima. Ci fu anche una “secessione” di parte del mondo dal controllo
imperiale con la creazione della Chiesa cristiana.

CAP 11 - L’ESERCITO ROMANO


Augusto standardizzò la paga e le indennità dell’intero esercito a seconda del rango militare. Il suo
genio consistette nel riformare l’esercito romano in modo tale da non essere rimpiazzato allo stesso
modo in cui egli aveva raggiunto il potere.

Esercito regolare augusteo


Il termine del servizio legionario (legione: unità militare di soldati professionisti) fu fissato a 20 anni,
questi termini del servizio comportano il fatto che l’esercito divenne formalmente una carriera per la
maggior parte dei soldati. L’esercito fu essenzialmente un esercito di volontari, anche se in alcuni
casi si ricorse anche alla coscrizione. La smobilitazione degli eserciti delle guerre civili lasciò come
forze in campo 28 legioni. Inoltre vi erano due flotte permanenti con le basi a Miseno e a Ravenna
La guardia pretoriana
La creazione di una regolare guardia pretoriana (corpo d’élite-guardia del corpo dell’imperatore-servizi
segreti), rappresentava l’intero corpo militare e fu un’altra innovazione di Augusto. Essa era pagata
più degli altri soldati e aveva termini di servizio più brevi. Mise fine all’impero di parecchi
imperatori, interventi militari selezionati. Il comandante era il Prefetto del pretorio.

ESERCITO DEL PRINCIPATO


Le Legioni
la loro distribuzione cambiò nel tempo → dal II secolo le frontiere dell’impero divennero più
organizzate e formalizzate in molte regioni. La forma fisica delle frontiere dell’impero cambiano di
regione in regione. Le fortificazioni erano usate non solo come difesa, ma anche come base per
azioni offensive. Sul confine orientale le legioni spesso avevano base vicino o nelle città esistenti.

Le forze ausiliarie
La maggior parte delle forze ausiliarie era reclutata tra i pelegrini, ma in ogni caso anche i singoli
cittadini romani si univano alle forze ausiliarie. Alla fine del I secolo d.c la maggior parte degli
ausiliari erano parte dell’esercito romano regolare e professionale.
Il nome delle unità ausiliarie comprendeva un titolo etnico che indicava il luogo in cui inizialmente
erano state arruolate → la maggior parte delle unità ausiliarie veniva spostata dalla provincia in cui
stata arruolata.

-Gli ausiliari dovevano essere distribuiti in maniera dispersiva nelle zone di frontiera, mentre le
legioni erano probabilmente più concentrate.

La struttura di COMANDO
-Le maggiori forze militari furono normalmente comandate da legati imperiali (comandante della
provincia imperiale).
-Le singole legioni erano normalmente comandate da legati che erano ufficiali senatoriali.
-Le truppe ausiliarie erano comandate da ufficiali equestri.
-Servivano circa 60 centurioni (ufficiali dell'esercito romano responsabili del comando di una centuria) in
ogni legioni e venivano reclutati in due modo: direttamente dal centurionato legionario della guardia
pretoriana (senza dover far carriera) o dai gruppi benestanti della società (senza passare dai ranghi
inferiori dell’esercito).

L’esercito imperiale in BATTAGLIA


L’equipaggiamento romano non fu mai completamente omogeneo, strategie di combinazione:
-​ La fanteria veniva dispiegata sui fianchi o in linea di fronte ai legionari
-​ Stazionamento della cavalleria sui fianchi per proteggere i legionari dagli attacchi laterali,
eseguire manovre di accerchiamento e inseguire i nemici in fuga.
-​ Uso flessibile delle risorse: non impegnava subito tutte le sue forze in battaglia, le riserve
(truppe tenute indietro) venivano usate strategicamente per rinforzare le unità che stavano
cedendo, per sfruttare un punto debole del nemico, per dare il colpo finale una volta che il
nemico era stanco.
ESERCITO IN POLITICA
Giocò un ruolo importante nella politica imperiale, soprattutto per installare, mantenere e spodestare
gli imperatori. L’imperatore come soldato, comandante e conquistatore furono costantemente ripresi
nell’arte e monetazione, ben visto.

Coorti Pretoriane
Rappresentano le singole unità militari che componevano la guardia pretoriana, “distretto/reparto”.
Inizialmente distribuite in Italia, furono poi concentrate a Roma nel Castrum Praetorium
(accampamento della guardia pretoriana) sotto Tiberio. Inizialmente reclutati direttamente dalla
popolazione civile stessa. Anche quando un imperatore non veniva scelto direttamente dai pretoriani
(soldati d’élite), la loro partecipazione era importante nel consolidamento e nel mantenimento del
potere + influenza nella politica. Rappresentano l’élite dell’esercito.

→ secondo le fonti durante il III secolo d.C l’esercito romano è diventato più importante che mai in
varie aree di competenza della vita romana.
Sotto Settimio Severo: sostanziale incremento del numero delle legioni e un corrispettivo aumento
negli ausiliari (truppe reclutate tra i non cittadini, specializzati). Paga maggiore + Nuovi privilegi.

L’esercito era importante per l’economia imperiale → sia le grandi spese che comportava ma anche
per le entrate (bottino).

Le origini dei soldati:


-​ Legionari → la composizione dell’esercito romano rifletteva il rango degli statuti legali e
sociali trovati nel più ampio mondo romano. Il reclutamento cambiò nel tempo e rispetta la
distinzione culturale,
ex: Province Orientali, reclutati nelle province culturalmente greche/Province Occidentali,
reclutati nelle aree culturalmente latine.
-​ Ausiliari → normalmente reclutate tra i pelegrini, gli accordi variano. Era un un meccanismo
di mobilità sociale. “Endogamia istituzionale”, dove il reclutamento negli accampamenti era
pratica comune e probabilmente tendeva a separare l’esercito dai civili locali.
-​ Soldati e Civili → c’era indubbiamente una relazione: i soldati spesso vivevano e lavoravano
accanto alla popolazione presso la quale erano collocati. Ma i soldati vennero usati come
livello inferiore di amministrazione di un impero.
I soldati avevano privilegi legali che li differenziavano dai civili, come l’esenzione da alcune
tasse e da alcune punizioni.

IL TARDO ESERCITO IMPERIALE


L’esercito romano di Costantino era abbastanza differente, ma si espanse sotto il regno di
Diocleziano, fino a quando non venne barbarizzato. L’incremento di importanza della cavalleria
potrebbe riflettere la necessità di maggiore mobilità per accorrere sulle frontiere.

Divisione:
-​ Limitanei - soldati di frontiera
-​ Comitatenses - militari di eserciti di campo a livello regionale e imperiale
Può essere per ragioni militari (creare una specie di difesa stratificata), politica (prevenire la
concentrazione di troppo potere militare sotto il comando di un individuo), economica (difficoltà nei
rifornimenti).

CAP. 12 - LE CITTA’ GRECHE SOTTO IL GOVERNO ROMANO

PREMESSA: ESSERE ROMANO E ESSERE GRECO


“Romani” → romanità come sistema di valori. Romani erano coloro che possedevano
autodisciplina, combinata con il loro potere di mobilitare il lavoro degli altri e imporre un ordine
razionale su gran parte del mondo conosciuto.
“Greci” → i greci vedevano il mondo diversamente. La prima lealtà di un greco andava alla propria
città, ma lo spinoso particolarismo civico dei greci era in qualche modo bilanciato da una tradizione
di associazione in leghe.
Dal punto di vista romano i greci, finché pagavano le tasse lasciavano la politica cittadina in mano
ai “migliori” in ciascuna città ed esprimono rispetto per l’imperatore, erano abbastanza
“romanizzati”.

DEFINIZIONE DELLA CITTÀ GRECA


-Nelle città in cui le élite tendevano alla cultura greca, il greco era la lingua ufficiale del governo
della città. Inoltre, una città greca aveva un modo caratteristico di posizionare se stessa nel tempo e
nello spazio. Era importante essere “sulla mappa” del passato greco, storico e mitologico.
-La religione era un’altra parte importante dell’identità greca e una parte eminente della vita
cittadina (gli imperatori romani trovarono in questa via un mezzo per propagare le immagini di se
stessi).
-Il culto degli dei era solo uno dei caratteri della vita cittadina che richiedevano una sistemazione
architettonica. Il vivere cittadino, la politica e l’intrattenimento erano molto vicini nella mentalità
dei greci.

DIVERSI TIPI DI CITTÀ


Per essere considerata più di un villaggio, una città doveva avere una certa grandezza, un numero
sufficiente di uomini che servissero da magistrati e l’iniziativa imperiale o il permesso a cambiare il
proprio status. Una città preesistente poteva essere promossa al grado di colonia. Alcune città
fungevano da capitali provinciali, servendo da appoggio per il governatore e definendosi
orgogliosamente come “metropoli” o “prima città” della provincia.
Una città greca poteva far parte di una lega e la competizione per la partecipazione in essa poteva
esacerbare le rivalità locali.

COMPONENTI DELL’ORDINE SOCIALE


Nelle singole città c’era una grande varietà nella ricchezza e nello status dei singoli cittadini. Alcuni
aristocratici vinsero garanzie individuali di cittadinanza romana prima ancora che Caracalla la
rendesse universale.
Al vertice vi erano i membri del consiglio della città, come ex magistrati o uomini della ricchezza
(che pagavano per entrare).
Membri delle associazioni (occupazionali) tentarono collettivamente di instaurare relazioni con le
autorità di spicco e cercarono condizioni favorevoli per il commercio, era una componente
significativa di ogni assemblea cittadina.

IL GOVERNO
Le città greche sotto il controllo romano formalmente restaurarono le democrazie del periodo
classico, con assemblee, concili e magistrati eponimi → nel periodo romano l'assemblea del popolo
perse il potere di proporre leggi.
L’appartenenza al concilio divenne una privilegio permanente basato su qualifiche censitarie,
piuttosto che una carica annuale estratta a sorte.

I DOVERI DEI BENESTANTI


Caratteristicamente le città greche sfruttavano l’energia e l’assetto dei loro cittadini più ricchi per
provvedere ai servizi pubblici → necessario perché, sotto il dominio romano, le città greche persero
il potere diretto di imporre tasse.
Il donatore di fondi era detto “evergete” e poteva esercitare la sua beneficenza mentre serviva come
magistrato o nel fare una liturgia (una magistratura era un ufficio elettivo con responsabilità
esecutiva, invece una liturgia era una pseudo volontaria obbligazione finanziaria). Dai magistrati
spesso ci si aspettava che facessero ricorso al proprio patrimonio per le spese connesse alla carica
Oltre agli intrattenimenti pubblici, i cittadini benestanti competevano per la reputazione costruendo
nuovi edifici pubblici.

I DONATORI
La pubblica beneficenza poteva costare un sacco di tempo e di guai oltre che di soldi → anche nel
periodo romano, i greci aderirono testardamente alla credenza che il proprio pubblico per una
performance di identità aristocratica fosse la città.
I momenti di glorioso riconoscimento sociale servivano sia a stabilire una distanza sociale tra il
benefattore e il suo pubblico, sia a confermare il diritto esclusivo del pubblico a convalidare quella
distanza (si potrebbe dire che un evergete investisse parte della sua ricchezza nella “riduzione
dell’invidia”).
Non tutti i ricchi intendevano spendere così il loro patrimonio, così alcune categorie di persone
ricevettero esenzioni ufficiali (i successori di Adriano limitarono il numero di queste esenzioni per
ciascuna città - chiaramente troppe garanzie di immunità avrebbero indebolito il sistema).
-Il cambiamento chiave avvenne nel quarto secolo quando gli imperatori iniziarono a ricompensare
quelli che avevano ricoperto posti nel servizio civile imperiale con l’immunità dall’appartenenza al
consiglio e dalle altre obbligazioni liturgiche delle città natali → l’effetto non voluto di questo
cambiamento fu quello di distruggere il sistema fiscale delle città greche.

RELAZIONI CON I GOVERNATORI


Roma attuò le sue pratiche governative con una burocrazia minima → gli agenti (procuratores)
inviati dall’imperatore ad amministrare i propri possedimenti operavano indipendentemente dal
governatore. A volte le città di un’intera provincia o regione potevano essere soggette alla
supervisione finanziaria di una commissione senatoriale che rendeva conto all’imperatore.
-In alcune province il governatore era scelto dall’imperatore; in altre era un ex-magistrato scelto dal
Senato.
-Nelle province con una sola legione, il governatore poteva comandarla; nelle altre c’era un
comandante separato (legatus legionis)
-Un governatore amministrava la provincia attraverso collaboratori non ufficiali (amici). Era
importante per i provinciali di favorire l’accesso e l’influenza attraverso questi canali semi-ufficiali.

I provinciali potevano accusare gli abusi di un governatore, ma il successo era insicuro,


principalmente perché i senatori delle giurie simpatizzavano con l’accusato, che era un loro pari.
Così, i provinciali che portavano il proprio caso all’attenzione del Senato romano rischiavano
un’umiliazione personale oltre al fallimento della propria petizione (il processo romano era più una
questione di reputazione che un’investigazione sui fatti).

RELAZIONI CON L’IMPERATORE


A volte poteva essere necessario appellarsi all’imperatore. Quando gli ambasciatori tornarono con
una risposta positiva, le loro città iscrivevano la lettera dell’imperatore su un lato di un edificio
pubblico.
Per aumentare le possibilità di successo venivano inviati ambasciatori di cui la ricchezza, i rapporti
sociali e l’educazione, potevano richiedere rispetto a Roma.

EDUCAZIONE → PAIDEIA
Era qualcosa di più rispetto al semplice addestramento del giovane.
Nelle élite consisteva nell’eloquenza del dialetto greco attico arcaico, allenarsi nell’eloquenza
significava allenarsi nel portamento e nella sicurezza di sé necessari a far parte degli uomini
dell’aristocrazia.
L’ambasciatore doveva imparare ad essere competitivo, doveva fare esperienza di se stesso come
parte di un continuum senza fine della cultura greca classica.
La preminenza della paideia greca fu messa in discussione, poi per un ampio consenso riassorbita
nella cultura cristiana, ma la cultura politica, la finanza civica e la celebrazione comune fu
permanentemente trasformata.

DISCORDIA/CONCORDIA
→ Una delle ragioni per cui i romani si sentirono autorizzati a governare i Greci fu la tendenza dei
greci a litigare fra loro, erano rivalità di lungo periodo. I greci si strutturano in una “gerarchia” per
competere ai titoli assegnati o rimossi dall’imperatore.
→ La massima concordia si raggiungeva nei periodi di festa, i benestanti finanziano le celebrazioni
per l'intera comunità. Si fondevano attività che onoravano gli dei tradizionali greci e attività in
onore dell’imperatore romano per mantenere la città in un’armoniosa relazione con i principi
sovraordinati.
CAP. 13 - LE CITTA’ E LA VITA URBANA NELLE PROVINCE
OCCIDENTALI DELL’IMPERO ROMANO (30 - 250 d.C)

Il territorio di una città era percepito come parte integrante di ogni comunità civica. Nella loro
concettualizzazione delle città i romani richiedevano che ogni città avesse un centro monumentale
per essere qualificata con lo status civico → ma le città erano più di un semplice centro
monumentale: esse aiutano a diffondere gli ideali politici e culturali di Roma nelle aree soggette al
controllo romano → contribuivano al processo di romanizzazione, alla storia amministrativa e
culturale delle province occidentali sotto il governo romano.

CITTÀ E STRUTTURA DELL’AMMINISTRAZIONE ROMANA PROVINCIALE


NELL’OCCIDENTE
Per l’amministrazione delle province romane, le città erano il principio cruciale di organizzazione:
senza di esse il sistema non avrebbe potuto funzionare → fu la riorganizzazione delle province
iniziata da Augusto dopo la sua vittoria nelle guerre civili che avviò un considerevole sviluppo
urbano nell’occidente romano. Questa rete di città era centrale per il governo romano in diversi
modi:
-​ Le città servivano da punto focale per la raccolta di tasse e l’amministrazione della
giustizia: le élite locali erano responsabili di raccogliere le tasse e trasferirle agli ufficiali
romani responsabili per le finanze della provincia. Il governatore romano provinciale avrebbe
dovuto visitare ogni centro dei conventus nel suo giro annuale per il dovere di ascoltare le
petizioni e risolvere le dispute.
-​ Le città erano responsabili per la manutenzione delle strade che correvano lungo il loro
territorio e per assicurare servizi di trasporto per gli ufficiali romani che viaggiano per affari
di Stato.
-​ La crescita di molte comunità civiche autonome nell’occidente romano permise la
formazione e il consolidamento di una stabile élite locale che giocò un ruolo cruciale di
intermediario per mantenere il controllo romano.
L’ordine sociale che si sviluppò in ciascuna di esse fu fondamentale per l’amministrazione romano
provinciale.

I DIVERSI STATUS DELLE CITTÀ


Lo status di una città era legato al suo rapporto con Roma e alla sua posizione nel sistema
provinciale. C’era una gerarchia tra i diversi tipi di comunità che si svilupparono, ma questa
gerarchia non rimase statica:
-​ Civitates stipendiariae → comunità che pagavano un tributo, facevano parte della comunità
straniere e/o alleate. La maggior parte dei loro abitanti erano non cittadini (peregrini) e
spesso queste città erano una creazione artificiale formata amalgamando persone di vari
popoli per formare una comunità civica. Non avevano la cittadinanza. Le dispute che
nacquero fra queste comunità e quelle oltre i confini richiesero l’intervento del governatore
provinciale romano. A volte i governatori provinciali stabilivano una città capitale su un sito
già precedentemente occupato
-​ Municipia → città integrate nell’Impero, con diversi gradi di cittadinanza. Alcune comunità
indigene vennero ritenute politicamente e culturalmente più avanzate di altre e di
conseguenza ottennero la cittadinanza di “diritto latino” e occasionalmente lo status di
municipio. La promozione delle comunità native al diritto latino e poi allo status di
municipio era un processo in corso, che apparve in diversi momenti in diverse regioni
dell’occidente romano.
-​ Coloniae → città con pieni diritti romani. Le colonie usufruivano del diritto romano e la loro
costituzione era modellata direttamente su quella di Roma. Dal momento che molte colonie
possedevano lo status pienamente romano, tutti i cittadini delle colonie di conseguenza
avevano la cittadinanza romana. Promozioni di status di questo tipo spesso portarono ad una
significativa espansione e sviluppo dei centri urbani. Un ulteriore privilegio che fu
occasionalmente garantito alle colonie fu lo ius Italicum, con il quale esse venivano
assimilate alle comunità dell’Italia e quindi non erano più tenute a pagare determinate tasse a
Roma.

I CENTRI MONUMENTALI DELLE CITTÀ


Nell’ideologia romana c’era l’aspettativa che il conferimento di una costituzione politica ad una
città dovesse essere rimarcato dalla costruzione di un centro monumentale → Il “deductor” era
responsabile per la planimetria iniziale del centro urbano, per la suddivisione in lotti delle terre nel
territorio della colonia e per la selezione del primo concilio locale (ordo decurionum).
→ L’età giulio-claudia vide un considerevole sviluppo delle città.
Nello schema iconografico delle città era importante l’evidenza data al potere romano e il
collegamento con attività del culto imperiale: non solo le colonie vennero adornate con immagini ed
edifici che ricordavano il potere romano, ma anche le comunità indigene.
La più radicale trasformazione spesso seguita dalla promozione allo status municipale (come
dall’ingresso delle élite nella cittadinanza romana) si riscontra nei nuovi centri monumentali che
dichiaravano la loro lealtà a Roma.

LA SOCIETA’ URBANA
L’élite locale costituiva il collegamento cruciale tra le comunità provinciali e le autorità romane,
principalmente composta da membri del concilio locale → non sorprende che l’ordo decurionum
divenne il terzo gruppo sociale nella gerarchia romana sotto quello senatoriale ed equestre. I
decurioni pagavano una summa honoraria per entrare nel concilio, come era in uso per l’elezione dei
magistrati locali, vi rimanevano a vita.
I membri di più alto rango erano quelli che riuscivano ad ottenere il rango romano equestre e
senatoriale → un gruppo intermedio era rappresentato dai funzionari.
La società locale era ampiamente stratificata.
Le élites potevano a volte usare la promessa di un beneficio per negoziare favori per se stessi o per i
propri parenti dal loro concilio locale.

LE DONNE
nelle colonie romane a diritto romano potevano detenere le stesse proprietà, distinte da quelle dei
loro mariti, mentre quelle che avevano partorito almeno tre figli erano libere di amministrare tali
proprietà senza un tutore. Aiutavano chiaramente i mariti.
La crescita dei culti della casa imperiale dell’occidente romano diede alle donne dell’élite maggiori
opportunità di avere ruoli preminenti.
-Le istituzioni religiose del Flamen e della Flaminica divennero lo stadio più esaltato di carriera
pubblica nell’occidente romano per uomini e donne ambiziose, tali donne potevano raggiungere una
ricchezza considerevole.

I LIMITI DELL’AUTONOMIA LOCALE


Anche se in teoria autonome, tutte le città dell’occidente romano erano soggette a Roma. Il
potenziale di Roma di introdursi indebitamente nelle questioni locali non era mai lontano dalla
consapevolezza dei provinciali:
-​ Giurisdizione → quella locale era limitata.
-​ Finanza → il governatore romano aveva il dovere di intervenire se si accorgeva che le
finanze locali non venivano curate.
-​ Ci si aspettava che i membri dell’élite locali finanziassero di tasca propria determinati servizi
perché evidentemente le entrate limitate della città non avrebbero mai potuto supportare tali
spese senza ulteriori contributi.

Conclusioni
- I romani furono contenti di riorganizzare popoli con insediamenti sparsi in comunità con limiti
prefissati ed un centro amministrativo chiaramente identificabile (ed un centro urbano
monumentale).
- Ruolo cruciale delle élite locali nel processo di civilizzazione per la loro ambizione di migliorare il
proprio status e per lo spirito di emulazione e di competizione con le altre comunità vicine.
- Mentre generalmente è vero che l’urbanizzazione fu una delle più importanti conseguenze del
governo romano in occidente, non è detto che essa sia stata sperimentata con uguale intensità
nell’intera regione.
- Le differenze regionali portarono a strutture della vita civica differenti
- Molto dipendeva dal contesto locale e dalle necessità dell’élite locale di continuare a negoziare
una relazione sociale e politica che i rappresentanti di Roma mandati ad amministrare le loro
province e, non per ultimo, con l’imperatore stesso.

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