COMUNITÀ
(dare definizione e parlare delle sue principali caratteristiche, fra le quali il flusso di energia, le piramidi
ecologiche, le reti trofiche e così via)
Quando si parla di comunità si fa sempre riferimento a più popolazioni, che coesistono nello spazio in un
certo momento. Il passaggio fra le diverse comunità confinanti non è quasi mai diretto, tranne quando si ha
un suolo agricolo, che si separa nettamente dalle comunità prato e foresta, o quando si ha una strada. Nella
maggior parte dei casi le due comunità confluiscono l'una nell'altra, in una zona di transizione denominata
ECOTONO. Nella zona di transizione si ha un'elevata biodiversità perché convivono nella sua superficie sia
le specie peculiari di ciascuna comunità, sia quelle specifiche dell'ecotono stesso, adattate a certe
condizioni particolari (EFFETTO MARGINE); in questi ambienti la densità delle popolazioni è maggiore di
quella nelle comunità adiacenti. La definizione di una comunità non è univoca, perché se ne possono
identificare molte diverse fra loro in base al parametro di interesse, quale potrebbe essere un fattore
climatico, topografico o la specie dominante; in quest'ultimo caso per dominante si intende caratterizzante
per biomassa e non un maggiore numero di individui, perché ci osno ad esempio delle faggete in cui il
faggio ha una biomassa nettamente maggiore di tute le altre specie presenti, pur contando su un numero di
esemplari molto inferiore rispetto all'insieme dei rappresentanti di tutte le altre.
La comunità si descrive con l'ABBONDANZA e la DIVERSITÀ, dove la prima definisce il numero totale di
organismi presenti al suo interno, mentre l'altra intende il numero di specie presenti. In generale la
diversità diminuisce dall'equatore verso i poli, mentre l'abbondanza di quelle presenti aumenta. Da tenere
in considerazione è anche l'ABBONDANZA RELATIVA, ovvero il numero di individui della popolazione
rispetto a quello degli individui dell'intera comunità.
Se si osserva una certa comunità, il primo passo è quello di elencare tutte le specie presenti in essa e
successivamente si procede con il conteggio degli individui per ciascuna, usando un metodo di
campionamento o avvistamento differente a seconda della distribuzione spaziale delle singole popolazioni
(censimento, quadrettatura, transetto, ecc). Quando si sommano tutti gli individui della determinata
comunità, si può procedere col determinare l'abbondanza relativa di ogni singola specie. Per esempio, se
una comunità conta 256 individui vegetali, di cui 76 appartengono all'albero dei tulipani, quest'ultimo ha
un'abbondanza relativa pari a circa il 30%.
GRAFICO RANGO-ABBONDANZA
I dati relativi all'abbondanza relativa vanno riportati in un grafico in cui sull'asse delle y si ha o il log
dell'abbondanza relativa o l'abbondanza relativa stessa, mentre sull'asse delle x si riportano i RANGHI,
ovvero le specie della comunità organizzate per abbondanza relativa. Le specie non si organizzano per
ordine alfabetico, per appartenenza alle erbacce o alle arbustive o per qualsiasi altro fattore, ma solo in
base alla loro abbondanza nella comunità considerata (rango1 = specie più abbondante; rango2 = seconda
specie per abbondanza; rango3 = terza; ecc). L'importanza di questo grafico risiede nel fatto che permette il
confronto fra comunità diverse, grazie all'andamento della curva che su di esso viene descritta. Quando due
curve sono più o meno parallele all'asse delle x e per esempio una ha pendenza minore, mentre per l'altra è
maggiore, pur contando lo stesso numero di individui relativi a una specie (8 e 8), l'andamento del grafico
rango-abbondanza cambia notevolmente, perché per il primo caso la curva poco pendente indica che la
distribuzione entro un certo intervallo di specie è più uniforme; al contrario una curva con una pendenza
molto marcata rappresenta una dominanza numerica di una o poche specie su tutte le altre (SLIDE 9-10).
Questo grafico è importante perché sulla base delle abbondanze relative si stabilisce il grado di diversità
della comunità.
La ricchezza in specie non è da confondere con la diversità, perché la prima dice quante specie ci sono,
l'altra la loro distribuzione all'interno delle singole popolazioni.
Se considerate due comunità, 1 e 2, entrambe costituite da popolazioni A, B, C e D, esse possono avere
come ricchezza in specie valore 4 in tutti e due i casi, perché sia l'una che l'altra contano quattro specie. Fra
le due comunità può però esserci una differente abbondanza relativa/diversità. La comunità 1 per esempio
può contare su 100 individui divisi equamente fra le diverse popolazioni, mentre la comunità 2, sempre su
100 individui, conta 80 organismi della specie A, 10 della B e i restanti 10 divisi equamente fra C e D, con un
andamento molto meno omogeneo. Le due comunità sono rappresentate dallo stesso numero di specie
(ricchezza uguale), sono rappresentate dalle stesse specie, ma la diversità è maggiore, perché fra le due è
maggiore nella 1. Il grafico rango-abbondanza dà informazioni circa la diversità con la quale le varie
popolazioni sono rappresentate: minore è la pendenza della curva, maggiore è la diversità (omogeneità =
diversità).
Il punto di interesse per la comunità sta nell'abbondanza delle sue popolazioni e nella dominanza di una
sulle altre, in questo caso intesa numericamente; questo permette di stabilire anche il numero delle specie
rare e delle specie chiave, che da un punto di visto ecologico svolgono un ruolo centrale all'interno della
comunità. Le specie chiave sono quelle che determinano fluttuazioni rimarchevoli nelle popolazioni altrui in
base alla loro presenza o alla loro assenza (non per forza devono essere numerose o rare): un esempio è
quello della stella marina, che, se sottratta a certi habitat, determina importanti conseguenze per tutte le
altre specie presenti, o quello dell'elefante nella savana, che consuma parte dei piccoli arbusti,
diminuendone la densità e favorendo la diversità delle specie erbacee, fondamentale risorsa alimentare per
i numerosi erbivori che abitano le stesse zone e che a loro volta risentono positivamente di questo
fenomeno da un punto di vista quantitativo ed evolutivo (aumenta la densità sia dello strato verde
autotrofo, sia di quello bruno eterotrofo). Anche le lontre marine, diretti consumatori dei ricci di mare,
svolgono un ruolo simile attraverso la loro pressione predatoria su questi animali, che riducono la loro
azione di erbivoria sulle specie algali autotrofe (controllo TOP-DOWN); quando sono presenti anche le
orche, predatrici delle lontre, si abbassa la densità di queste ultime e di conseguenza i ricci hanno modo di
moltiplicarsi, aumentando la loro "predazione" sulle risorse algali e diminuendone la densità. La presenza o
l'assenza delle lontre svolge un ruolo chiave, proprio perché è in base a questo fattore che le densità dei
livelli trofici sottostanti sono controllate. Una specie è considerata chiave per il suo ruolo e non per il suo
numero all'interno della comunità.
Le varie specie possono essere distinte in base all'affinità tassonomica (uccelli, anfibi, rettili, ecc), ma anche
in base al tipo di risorse utilizzate: in questo caso si può pensare alle corporazioni GILDA, un insieme di
specie molto distanti che però hanno una risorsa uguale o simile. Il GRUPPO FUNZIONALE consente di fare
un'ulteriore distinzione, perché anche specie tassonomicamente simili hanno differenze strutturali tali da
spingerle a usufruire di risorse diverse (apparato buccale). Ad esempio molti insetti, pur essendo affini,
hanno strutture orali molto differenti da consentire a uno di mangiare da un fiore, che è invece
inaccessibile per un altro, e questo comporta anche una funzione diversa per i singoli individui.
Gli individui possono dunque essere distinti per: strato trofico (verde o bruno), per affinità alimentari, per il
ruolo funzionale, per gruppo tassonomico, fino ad arrivare alla rete trofica. A prescindere dalla comunità, se
si guarda alla struttura fisica e a come può cambiare, si possono trovare quasi sempre dei parallelismi ed
essa può essere distinguibile a seconda del parametro che si tiene in considerazione. Può essere sempre
vero che un ecosistema terrestre preveda una comunità relativa alla volta della chioma (determina quantità
e qualità della radiazione, nonché il tasso di umidità in base alla sua densità ed estensione), una relativa al
sottobosco e un'altra ancora nello strato erbaceo o all'interno del suolo; allo stesso modo in acqua si
possono trovare quasi sempre, a prescindere dalle specie presenti, comunità a sé stanti in base alla
presenza della luce (fotica o afotica), oppure per la tolleranza e la sensibilità alla temperatura (epilimnio,
termoclino e ipolimnio) e infine in base alla capacità di avere movimento autonomo (necton, plancton e
benthos). La struttura fisica di una comunità è spesso simile a prescindere dalle foreste, dai laghi o dai mari
considerati e nella sua componente verticale va anche a influenzare la distribuzione della porzione
eterotrofa animale.
Quello che avviene lungo il gradiente latitudinale della zonazione avviene anche lungo quello altitudinale,
perché se si tiene come esempio il versante di una montagna, ad altezze maggiori corrispondono sempre
meno specie presenti, con seguente calo della diversità e incremento dell'abbondanza (idem in ambiente
acquatico, spostandosi dalla linea di costa verso il centro).