Cap 3
Cap 3
3 Successioni
Chiamiamo semiretta di naturali ogni insieme del tipo
S := {n ∈ N | n ≥ n0 } , n0 ∈ N .
Definizione 3.1 Si dice successione una qualsiasi applicazione (o funzione) definita su una semiretta S
di N; se il suo codominio è un insieme A, si parla di successione di elementi di A (o a valori in A). Per
una successione f : S → A si usa poi la notazione {an }n , dove an ∈ A è dato dalla legge n → f (n) = an .
Esempio 3.2 La funzione fattoriale n → n!, cf. definizione 2.60, è un esempio di successione di naturali.
Le applicazioni
√ n → n2 e n → (−1)n sono successioni di naturali e interi relativi. Le applicazioni
n → n2 − 9 e n → 1/(n − 3) sono successioni di reali non negativi, definite nelle semiretta di naturali
n con
punto iniziale n0 = 3, 4, rispettivamente. Analogamente, per ogni ragione q, l’applicazione n → k=0 q k
definisce la successione che associa ad ogni naturale la somma delle potenze di q con esponente intero
da zero ad n, o somma geometrica di ragione q (detta, come vedremo, somma parziale n-esima di q k ).
Invece, l’applicazione n → (1 + (−1)n )−1 non è una successione, in quanto 1 + (−1)n vale zero per ogni
n dispari.
Osservazione 3.3 Se non è specificato altrimenti, in generale tratteremo per semplicità successioni di
numeri reali definite su tutto N. Quindi scrivendo ad esempio ”per ogni n”, si sottintende n ∈ N.
Successioni monotone
Posto dunque an = f (n), la successione {an }n è ad esempio crescente se per ogni n, m ∈ N, con n < m,
risulta an ≤ am . Grazie al principio del minimo intero, si può caratterizzare la monotonia di successioni
confrontando solo termini consecutivi.
Esempio 3.5 Verifichiamo l’eventuale tipo di monotonia delle successioni dell’esempio precedente.
La successione fattoriale an = n! è debolmente crescente, in quanto a0 = a1 , mentre essendo sempre
an > 0, allora an+1 = (n + 1) · an > an per ogni n ≥ 1.
La successione an = n2 è strettamente crescente in quanto ∀ n, n2 < (n + 1)2 .
n
La successione an = (−1)
√ non è monotona, in quanto a0 > a1 e a1 < a2 .
La successione an = n2 − 9 è strettamente crescente. Infatti la funzione radice è strettamente
crescente, quindi ∀ n ≥ 3, an < an+1 ⇐⇒ (an )2 < (an+1 )2 ⇐⇒ n2 −9 < (n+1)2 −9 ⇐⇒ n2 < (n+1)2 .
La successione an = 1/(n − 3) è strettamente decrescente. Infatti, per ogni n ≥ 4, an > an+1 ⇐⇒
1/(n − 3) > 1/(n + 1 − 3) ⇐⇒ (n − 2) > (n − 3) ⇐⇒ −2 > −3, che èvero.
n
Infine, osserviamo che la successione delle somme geometriche an = k=0 q k è strettamente crescente
n+1
se q > 0 e non è monotona se q < 0. Infatti, abbiamo an+1 = an + q , dove q n+1 è sempre positivo se
q > 0, mentre cambia segno a seconda della parità di n se q < 0. Quindi, se q > 0 risulta an+1 > an per
ogni n, mentre se q < 0 abbiamo an+1 > an se n è dispari mentre an+1 < an se n è pari.
1 1 1 1 1 1
an < an+1 ⇐⇒ 1− < 1− ⇐⇒ − <− ⇐⇒ > ⇐⇒ n+2 > n+1
n+1 n+2 n+1 n+2 n+1 n+2
che è vera per ogni n, come volevamo dimostrare.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 22
Estremi di successioni
Riscrivendo la notazione di estremi di funzioni per le successioni {an }n di numeri reali, si deduce
che l’estremo superiore e inferiore di una successione, denotati sup n an e inf n an , sono rispettivamente
l’estremo superiore e inferiore dell’insieme {an | n ∈ S} dei punti della successione. Analogamente per il
massimo e minimo, denotati maxn an e minn an . Quindi, una successione è
1. limitata superiormente se ∃ M ∈ R : ∀ n , an ≤ M ;
in tal caso L = supn an ⇐⇒ (∀ n, an ≤ L e ∀ ε > 0, ∃ n : an > L − ε) ;
2. limitata inferiormente se ∃ m ∈ R : ∀ n , an ≥ m ;
in tal caso l = inf n an ⇐⇒ (∀ n, an ≥ l e ∀ ε > 0, ∃ n : an < l + ε) ;
∈ R : ∀ n , |an | ≤ M
3. limitata se e solo se ∃ M ;
Esempio 3.8 Troviamo gli estremi di alcune delle successioni degli esempi precedenti.
Per la successione fattoriale an = n! si ottiene che inf n an = minn an = 1 e sup an = +∞, in quanto
l’insieme {n! | n ∈ N} non è limitato superiormente.
Per la successione an = n2 si ottiene che inf n an = minn an = 0 e sup an = +∞, in quanto l’insieme
2
{n | n ∈ N} non è limitato superiormente.
n
Per la successione an = (−1)
√ ovviamente inf n an = minn an = −1 e sup an = 1 = maxn an = 1.
Per la successione a = n 2 − 9 abbiamo inf n an = minn an = 0 e sup an = +∞, in quanto l’insieme
√ n
{ n2 − 9 | n ≥ 3} non è limitato superiormente.
Per la successione an = 1/(n − 3), che sappiamo essere decrescente, abbiamo supn an = maxn an =
a4 = 1. Proviamo ora che l’estremo inferiore dell’insieme A = {1/(n − 3) | n ≥ 4} è uguale a zero,
ma non è minimo. Da ciò segue che inf n an = 0. Infatti, ovviamente 1/(n − 3) > 0 per ogni n ≥ 4.
Proviamo allora che ogni numero ε > 0 non è minorante di A, i.e. ∀ ε > 0, ∃ n ≥ 4 : 1/(n − 3) < ε. Ma
1/(n − 3) < ε ⇐⇒ (n − 3) > 1/ε ⇐⇒ n > 3 + 1/ε, per cui l’asserto segue dalla proprietà di Archimede.
Infine, per la successione an = n/(n + 1), abbiamo di fatto già provato nell’esempio 2.31 che inf an =
min an = a0 = 1 mentre supn an = 1, che non è massimo.
Osservazione 3.9 L’insieme dei punti di una successione di numeri reali non va confuso con il grafico
della successione (come funzione da N in R).
Limite di successioni
Il concetto di limite di successione risponde analiticamente alla domanda: ”dove si avvicinano i punti di
una successione quando l’indice n è sempre più grande”. Per parlare di ”vicinanza” occorre introdurre la
nozione di intorno di un punto x0 ∈ R := R ∪ {+∞, −∞}.
Intorni
Definizione 3.10 Intorno di un punto x0 ∈ R è un qualsiasi intervallo aperto ]H, K[ che contiene x0 .
Invece, intorno di x0 = +∞ è una qualsiasi semiretta aperta ]M, +∞[, mentre intorno di x0 = −∞ è una
qualsiasi semiretta aperta ] − ∞, N [, dove M, N ∈ R. Infine, denotiamo con il simbolo Ix0 l’ insieme (o
famiglia) degli intorni di un punto x0 ∈ R.
3. se x0 ∈ R, tra gli intorni di x0 ci sono gli intervalli aperti centrati in x0 , definiti da Iε (x0 ) =
]x0 − ε, x0 + ε[, con ε > 0
4. se x0 ∈ R, allora per ogni V ∈ Ix0 esiste ε > 0 tale che Iε (x0 ) ⊂ V .
Limite di successioni
Definizione 3.12 Una successione {an }n ha limite l ∈ R, e scriviamo limn an = l, o anche an → l, che
si legge ”an tende ad l”, se risulta:
∀ V ∈ Il , ∃ n ∈ N : ∀ n ≥ n, an ∈ V .
Una successione si dice infinitesima se ha limite l = 0, si dice convergente se ha limite l ∈ R, si dice che
diverge positivamente [[negativamente]] se ha limite l = +∞ [[l = −∞]].
Osservazione 3.13 Una successione può non avere limite. Ad esempio, an = (−1)n non ha limite, cf.
esempio 3.21.
Dimostrazione: Supponiamo per assurdo che una successione {an }n abbia due limiti diversi, l0 = l1 .
Fissiamo due intorni V0 ∈ Il0 e V1 ∈ Il1 tali che V0 ∩ V1 = ∅. Dalla definizione, esiste n0 tale che an ∈ V0
per ogni n ≥ n0 , ed esiste n1 tale che an ∈ V1 per ogni n ≥ n1 . Posto allora n = max{n0 , n1 }, avremmo
che an ∈ V0 ∩ V1 per ogni n ≥ n, che non può succedere in quanto V0 ∩ V1 = ∅.
∀ M ∈ R , ∃ n : ∀ n ≥ n , an > M . (3.1)
∀ N ∈ R , ∃ n : ∀ n ≥ n , an < N . (3.2)
o, equivalentemente, se e solo se
Quindi, se an → l ∈ R, scegliendo V = Iε (l) ∈ Il per ogni ε > 0 si ottiene la (3.4). Viceversa, se vale la
(3.4), ricordiamo che per ogni intorno V ∈ Il troviamo un numero ε > 0 tale che Iε (l) ⊂ V e osserviamo
che di conseguenza |an − l| < ε ⇒ an ∈ Il (ε) ⇒ an ∈ V .
Osservazione 3.16 Dalla (3.4) con l = 0 otteniamo immediatamente che per successioni infinitesime
an → 0 ⇐⇒ |an | → 0
Esempio 3.17 Proviamo che la successione an = (−1)n /n è infinitesima. Per la caratterizzazione (3.4),
basta mostrare che ∀ ε > 0 , ∃ n ≥ 1 : ∀ n ≥ n , |(−1)n /n − 0| < ε. Ma |(−1)n /n − 0| = 1/n, mentre
1/n < ε ⇐⇒ n > 1/ε. La tesi segue scegliendo ad esempio n = n(ε) = ε−1 + 1.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 24
Proposizione 3.19 Se una successione {an }n ha limite l, allora anche le sottosuccessioni di posto pari
e dispari hanno lo stesso limite, i.e. bn := a2n → l e cn := a2n+1 → l.
Tali sottosuccessioni possono essere usate per dimostrare la non esistenza del limite di una successione.
Infatti, dalla contronominale si ottiene:
Corollario 3.20 Data una successione {an }n , se le sottosuccessioni di posto pari e dispari hanno limiti
diversi, i.e. bn := a2n → l1 e cn := a2n+1 → l2 , con l1 = l2 , allora la successione {an } non ha limite.
Esempio 3.21 La successione an = (−1)n non ha limite, in quanto bn := a2n ≡ 1 e cn := a2n+1 ≡ −1,
dunque bn e cn hanno limiti diversi.
Se due (o più) predicati sono definitivamente veri, allora lo è anche la loro intersezione logica.
Proposizione 3.24 Dati due predicati P1 (n) e P2 (n) dipendenti da n, se P1 (n) e P2 (n) sono entrambi
definitivamente veri, allora anche P1 (n) e P2 (n) è definitivamente vero.
Dimostrazione: Abbiamo: ∃ n1 : ∀ n ≥ n1 , P1 (n) ed inoltre ∃ n2 : ∀ n ≥ n2 , P2 (n). Posto n =
max{n1 , n2 }, allora ∀ n ≥ n , [P1 (n) e P2 (n)].
Un predicato Q(n) su n ∈ N si dice frequentemente vero se per ogni n ∈ N esiste un numero n ≥ n per il
quale la proposizione Q(n) è vera. Quindi, posto Q(n) = non P(n), abbiamo osservato sopra che
Esempio 3.26 Una successione {an }n si dice definitivamente crescente se esiste n0 tale che ∀ n, m ≥ n0
abbiamo che n < m ⇒ an ≤ am . Equivalentemente, la successione è definitivamente crescente se e solo
se esiste n0 tale che ∀ n ≥ n0 risulta an ≤ an+1 .
Osservazione 3.27 Da quanto visto deduciamo che il limite di una successione non dipende dai primi
termini. In maniera equivalente, abbiamo:
Proposizione 3.28 Siano {an }n e {bn }n due successioni tali che definitivamente an = bn . Allora
an → l ⇐⇒ bn → l.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 25
Esempio 3.29 Una successione {an }n si dice ad esempio definitivamente limitata se esiste n0 tale che
∈ R : ∀ n ≥ n0 , |an | ≤ M
∃M . Allora si vede facilmente che:
Osservazione 3.31 Abbiamo usato il fatto che ogni insieme finito di numeri reali è limitato ed ha
massimo e minimo, la cui dimostrazione è una facile applicazione del principio di induzione sul numero
n di elementi dell’insieme. Si noti però che un insieme limitato in generale non è finito (ad es., Q ∩ [0, 1]).
√
Esempio 3.33 Da quanto visto, otteniamo immediatamente che n! → +∞, n2 → +∞, n2 − 9 → +∞,
1/(n − 3) → 0, ed infine n/(n + 1) → 1.
Inoltre, dalla dimostrazione del teorema 3.32, usando l’argomento della proposizione 3.24, si deduce il
seguente
Corollario 3.34 Ogni successione definitivamente monotona ha limite.
Esempio 3.39 Posto an = (−1)n − n e bn = 1 − n, dalla definizione di limite abbiamo che bn → −∞,
mentre an ≤ bn per ogni n, dunque an → −∞.
Per successioni convergenti, si utilizza il cosiddetto teorema dei carabinieri.
Teorema 3.40 Siano {an }n , {bn }n e {cn }n tre successioni e l ∈ R tali che:
1. definitivamente bn ≤ an ≤ cn
2. bn → l
3. cn → l.
Allora anche {an }n ha limite e an → l.
Dimostrazione: Supponiamo l ∈ R, altrimenti la tesi segue (in ipotesi più generali) dal teorema di
confronto 3.38. Fissato ε > 0, dalla (3.4) esiste n1 tale che per ogni n ≥ n1 risulta l − ε < bn < l + ε ed
esiste n2 tale che per ogni n ≥ n2 risulta l − ε < cn < l + ε. Inoltre esiste n3 tale che bn ≤ an ≤ cn per
ogni n ≥ n3 . Posto n := max{n1 , n2 , n3 }, abbiamo che l − ε < bn ≤ an ≤ cn < l + ε per ogni n ≥ n,
dunque |an − l| < ε per ogni n ≥ n, come volevamo dimostrare.
Esempio 3.41 Calcoliamo il limite di an = (1 + 2(−1)n )/n. Posto bn = −1/n e cn = 3/n, abbiamo che
bn ≤ an ≤ cn per ogni n ≥ 1, mentre per verifica diretta deduciamo che bn → 0 e cn → 0. Dunque, anche
an → 0.
Corollario 3.42 Data {an }n , se esistono un numero l ∈ R ed una successione {bn }n tali che
1. definitivamente |an − l| ≤ bn
2. bn → 0
allora anche {an }n ha limite e an → l.
Infatti dal teorema dei carabinieri segue ovviamente che |an − l| → 0, dunque per l’osservazione 3.16
anche (an − l) → 0 ed in definitiva an → l.
Esempio 3.43 Proviamo che la successione an = (2n + 3)/(n + 1) converge a 2. Infatti, scriviamo
an = 2 + 1/(n + 1), dunque con l = 2 abbiamo |an − 2| = |1/(n + 1)| = 1/(n + 1), dove la successione
bn = 1/(n + 1) è infinitesima.
Osservazione 3.45 Il viceversa è falso: se |an | → |l| non è detto neppure che {an }n abbia limite, come
si vede con an = (−1)n .
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Teorema 3.46 Siano {an }n e {bn }n due successioni tali che an → la e bn → lb , con la , lb ∈ R. Allora:
1. se la somma dei limiti la + lb ha senso, anche la successione somma {an + bn }n ha limite e risulta
(an + bn ) → la + lb ;
2. se il prodotto dei limiti la · lb ha senso, anche la successione prodotto {an · bn }n ha limite e risulta
a n · bn → l a · l b .
da cui otteniamo che definitivamente |(an + bn ) − (la + lb )| < ε, come volevamo dimostrare.
Secondo caso: la = +∞ e lb ∈ R ∪ {+∞}. Per il teorema di limitatezza 3.35 (o dalla definizione di
limite nel caso lb = +∞) esiste K ∈ R tale che bn ≥ K per ogni n. Inoltre, per ogni M ∈ R si ha che
definitivamente an > M . Quindi definitivamente risulta (an + bn ) > M + K. Dato che K è una costante
che non dipende dalla scelta di M , quanto provato è equivalente alla proprietà (an + bn ) → +∞.
Terzo caso: la = −∞ e lb ∈ R ∪ {−∞}. Si dimostra in maniera analoga al caso precedente.
Consideriamo ora il prodotto, distinguendo ancora tra vari casi.
Primo caso: la , lb ∈ R. Fissato ε > 0, come sopra si ha che definitivamente |an − la | < ε e |bn − lb | < ε,
mentre per il teorema di limitatezza 3.35 esiste M > 0 tale che |bn | ≤ M per ogni n. Usando la prima
diseguaglianza triangolare e le proprietà del valore assoluto questa volta stimiamo
Dato che K = M + |la | è una costante che non dipende dalla scelta di ε, quanto provato è equivalente
alla proprietà an · bn → la · lb .
Secondo caso: la = +∞ e lb > 0. Osserviamo che esiste H > 0 reale tale che definitivamente bn > H.
Questo segue dalla definizione di limite se lb = +∞, mentre se lb > 0 è reale, segue dalla (3.3) con
0 < H < lb , ad esempio scegliendo H = lb /2. Inoltre, per ogni M > 0 reale, definitivamente an > M .
Dunque, definitivamente an · bn > H · an > H · M . Dato che H > 0 è una costante che non dipende dalla
scelta di M , quanto provato è equivalente alla proprietà an · bn → +∞.
Terzo caso: la = +∞ e lb < 0. Prima osserviamo come sopra che esiste K < 0 reale tale che
definitivamente bn < K. Inoltre, per ogni M > 0 reale, definitivamente an > M . Dunque, definitivamente
an · bn < K · an < K · M . Dato che K < 0 è una costante che non dipende dalla scelta di M , quanto
provato è equivalente alla proprietà an · bn → −∞.
Quarto caso: la = −∞ e lb < 0. Basta applicare il secondo caso alle successioni degli opposti, definite
da an = −an e bn = −bn .
Quinto caso: la = −∞ e lb > 0. Basta applicare il terzo caso alle successioni degli opposti.
Nella dimostrazione del teorema 3.46 abbiamo di fatto provato anche le seguenti proprietà, in cui
non si richiede l’esistenza del limite della successione {bn }n ma si deduce comunque la divergenza della
successione somma o prodotto.
Nel limite del prodotto, se un fattore è una successione infinitesima e l’altro una successione limitata,
abbiamo anche:
Dimostrazione: Esiste K > 0 reale tale che |bn | ≤ K per ogni n. Inoltre, per ogni ε > 0, definitivamente
|an | < ε. Dunque definitivamente si ha |an · bn | = |an ||bn | ≤ K |an | < Kε, da cui segue la tesi, dato che
K non dipende da ε.
Vediamo qualche esempio sul teorema del limite della somma e del prodotto.
Esempio 3.49 Per ogni naturale k ∈ N+ si ha che nk → +∞ e n−k = (1/n)k → 0. Infatti sappiamo che
tale proprietà è vera per k = 1, mentre per k = 2 segue dal teorema sul limite del prodotto. Sapendo che
è vera per un intero k, si ottiene dunque che è vera anche per l’intero successivo k + 1. Per il principio
di induzione è dunque vera per ogni k.
Osservazione 3.50 Analogamente, otteniamo che per ogni k ∈ N+ la successione (1 + 1/n)k ha limite 1,
essendo prodotto di k fattori tutti convergenti ad 1. Questo non significa che la successione en = (1+1/n)n
ha limite 1. Infatti, vedremo nella Proposizione 3.93 che {en }n converge al numero di Nepero e.
Esempio 3.51 Vediamo che la successione n2 + n(−1)n /(n + 1) diverge positivamente. Infatti si scrive
come somma an + bn , dove an = n2 e bn = n(−1)n /(n + 1). Sappiamo inoltre che an → +∞, mentre la
successione {bn }n è limitata, in quanto |bn | = n/(n + 1) ≤ 1 per ogni n. Si noti che {bn }n non ha limite,
in quanto le sue sottosuccessioni di posto pari e dispari convergono a 1 e −1, rispettivamente.
Esempio 3.52 La successione n2 [2 + (−1)n ] diverge positivamente. Infatti si scrive come prodotto
an · bn , con an = n2 e bn = 2 + (−1)n . Sappiamo che an → +∞, mentre la successione {bn }n è limitata
inferiormente da una costante positiva, in quanto bn ≥ 1 per ogni n. Si noti ancora che {bn }n non ha
limite, in quanto le sue sottosuccessioni di posto pari e dispari valgono identicamente 3 e −1.
Esempio 3.53 La successione [2 + (−1)n ]/n è infinitesima. Infatti si scrive come prodotto an · bn , con
an = 1/n e bn = 2 + (−1)n . Sappiamo che an → 0, mentre la successione {bn }n pur non avendo limite è
limitata, in quanto |bn | ≤ 3 per ogni n.
Forme indeterminate
Il teorema 3.46 non tratta il caso in cui la + lb = +∞ − ∞ o in cui la · lb = 0 · (±∞). Infatti, in tali casi
il limite della somma o del prodotto può essere un qualsiasi numero reale o può non esistere. Per questo
si parla di forme indeterminate.
Esempio 3.54 Scegliamo an = n, per cui an → +∞, e troviamo delle successioni bn divergenti a −∞ tali
che la successione somma {an + bn }n ha i diversi comportamenti sopra descritti. Infatti, se bn = −n/2,
allora (an + bn ) = n/2 → +∞, se bn = c − n, allora (an + bn ) ≡ c → c per ogni c ∈ R, se bn = −2n, allora
(an + bn ) = −n → −∞ ed infine, se bn = (−1)n − n, allora (an + bn ) = (−1)n non ha limite.
Esempio 3.55 Analogamente, scegliamo an = 1/n2 , per cui an → 0, e troviamo diverse successioni bn
divergenti in modo tale che la successione prodotto {an · bn }n ha i diversi comportamenti sopra descritti.
Infatti, se bn = n, allora an · bn = 1/n → 0, se bn = c n2 , allora an · bn ≡ c per ogni c ∈ R, se bn = ±n3 ,
allora an · bn = ±n → ±∞. Infine, se bn = n2 [2 + (−1)n ], allora an · bn = 2 + (−1)n non ha limite.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 29
Esempio 3.58 Quindi abbiamo 1/n → 0+ e −1/n → 0− , mentre la successione infinitesima (−1)n /n
non è definitivamente positiva né definitivamente negativa.
Dimostrazione: Consideriamo solo i casi l = +∞, l = 0+ e l > 0 reale, gli altri casi essendo ottenuti
grazie al teorema sul limite del prodotto, moltiplicando per −1.
1. Se l = +∞, fissato ε > 0 e posto Mε = 1/ε, definitivamente risulta bn > Mε > 0, da cui 0 < 1/bn < ε.
2. Se l = 0+ , fissato M > 0 e posto ε = 1/M , definitivamente 0 < bn < ε, da cui 1/bn > M .
3. Infine, nel caso l > 0 reale, mostriamo che per ogni H, K tali che H < 1/l < K, allora definitivamente
1/bn ∈]H, K[. Scegliamo quindi due numeri H ≥ H e tale che 0 < H < 1/l e K ∈ R tale che
1/l < K < K, potendo essere H ≤ 0 o K = +∞. Allora 1/K < l < 1/H , i.e. ]1/K , 1/H [ è un intorno
di l. Dunque definitivamente sappiamo che 1/K < bn < 1/H , i.e. definitivamente H < 1/bn < K , il
che implica 1/bn ∈]H , K [⊂]H, K[, come volevamo dimostrare.
Osservazione 3.60 Se bn → 0 ma {bn }n non ha definitivamente segno costante, cf. Esempio 3.56, allora
si dimostra che la successione {1/bn }n non ha limite.
Il teorema sul limite del quoziente an /bn di due successioni segue applicando prima il teorema del
reciproco alla successione {bn }n e poi il teorema del prodotto, osservando che an /bn = an · (1/bn ). Lo
enunciamo solo nel caso in cui il limite di {bn }n è positivo o lb = 0+ , gli altri casi essendo ottenuti
ovviamente moltiplicando per −1.
Teorema 3.61 Siano {an }n e {bn }n due successioni tali che an → la ∈ R e bn → lb ∈ R. Abbiamo:
1. se la ∈ R e lb ∈ R+ , allora an /bn → la /lb ;
2. se la ∈ R e lb = +∞, allora an /bn → 0 ;
3. se la ∈ R+ e lb = 0+ , allora an /bn → +∞ ;
4. se la ∈ R− e lb = 0+ , allora an /bn → −∞ ;
5. se la = ±∞ e lb ∈ R+ ∪ {0+ }, allora an /bn → ±∞ .
Osservazione 3.63 Come conseguenza, modificando l’esempio 3.55 si deduce che 0/0 e ∞/∞ sono forme
indeterminate per il limite del quoziente di successioni.
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il limite è ±∞ a seconda
Esempio 3.64 Se an = Pm (n), dove Pm (x) è un polinomio di grado positivo m,
m
del segno del coefficiente del monomio di grado massimo. Infatti, se Pm (x) = k=0 ck xk , con cm = 0,
posto sgn(cm ) = cm /|cm |, abbiamo
m
m
an = c k n k = nm · ck nk−m .
k=0 k=0
m
Per k < m abbiamo nk−m → 0, dunque k=0 ck n
k−m
→ cm ed in definitiva an → sgn(cm ) · (+∞).
Esempio 3.65 Se invece an = Pm (n)/Qp (n), dove Pm (x) e Qp (x) sono polinomi di grado positivo, il
m
limite
p dipende dal grado dei due polinomi. Infatti, se P m (x) = k=0 c k xk , con cm = 0, e Qp (x) =
h
h=0 dh x , con dp = 0, abbiamo
m m m
k=0 c k nk nm · k=0 ck nk−m m−p k=0 ck n
k−m
an = p h
= p = n · p .
h=0 dh n np · h=0 dh nh−p h=0 dh n
h−p
m p
Abbiamo ancora k=0 ck nk−m → cm e h=0 dh nh−p → dp , per cui il quoziente a destra ha limite
m
ck nk−m cm
lim k=0
p h−p
= = 0 .
n→∞ dp
h=0 dh n
Osservazione 3.67 Questa notazione è utile negli argomenti basati sul principio di sostituzione. Se ad
esempio {cn }n è una terza successione (definitivamente non nulla) allora abbiamo che
a n + bn bn
= · (an /bn + 1)
cn cn
e (an /bn + 1) → 2 se an ∼ bn . Quindi il limite della successione a primo membro si riconduce al calcolo
del limite di 2 · (bn /cn ). Con un argomento simile, moltiplicando e dividendo per bn , il calcolo del limite
di an /cn si riconduce a quello di bn /cn .
Continuità
Introduciamo una definizione di continuità per funzioni che fa uso del limite di successioni.
Definizione 3.68 Sia f : A ⊂ R → R una funzione reale e sia x ∈ A. Diciamo che f è continua in x se
per ogni successione di punti di A che converge a x, la successione dei punti ottenuti dai corrispondenti
valori di f converge al valore di f in x, i.e.
Composizione
Anche la composizione di funzioni continue è continua:
Proposizione 3.75 Se f è continua in x e g è continua in y = f (x), allora g ◦ f è continua in x. In
particolare, g ◦ f è continua se lo sono f e g.
Dimostrazione: Presa {xn }n ⊂ dom(g ◦ f ) tale che xn → x, allora f (xn ) → f (x) e dunque, posto
yn = f (xn ), abbiamo g(yn ) → g(y), i.e. (g ◦ f )(xn ) → (g ◦ f )(x), come volevamo dimostrare.
prima diseguaglianza. Inoltre per ogni x > 0 abbiamo 1 − x < cos x < 1 e dunque, facendo l’estensione pari, vale la seconda.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 32
Osservazione 3.78 Grazie alla continuità della composizione di funzioni continue ed alle proposizioni
precedenti, deduciamo quindi la continuità delle funzioni potenze ad esponente razionale, f (x) = xm/n ,
nonché l’andamento delle successioni tipo f (xn ) quando xn → +∞ o xn → 0+ a seconda del segno
dell’esponente.
1 − cos xn 1
Proposizione 3.80 Se {xn }n ⊂ R \ {0} e xn → 0, allora → .
xn 2 2
Dimostrazione: Infatti, moltiplicando e dividendo per (1 + cos xn ), che è definitivamente diversa da
zero in quanto definitivamente 0 < |xn | < π/2, abbiamo
Poiché sen xn /xn → 1 e (1 + cos xn ) → 1 + 1 = 2, l’asserto segue dalle proprietà algebriche del limite.
Dimostrazione: Infatti, se q > 1, usando la diseguaglianza di Bernoulli (2.5) con a = q−1, maggioriamo
q n = (1 + a)n ≥ 1 + na = 1 + n(q − 1) → +∞ .
2 Se sen x x 1
0 < x < π/2, sappiamo che 0 < sen x < x < . Dividendo per sen x > 0 abbiamo anche 1 < < e
cos x sen x cos x
sen x sen(−x) sen x
passando ai reciproci cos x < < 1. Poiché cos x è pari, ed essendo = se −π/2 < x < 0, otteniamo le
x −x x
diseguaglianze di cui sopra.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 33
Esempio 3.83 Ricordando la formula (2.4) sulla somma di una progressione geometrica, e applicando
le proprietà algebriche dei limiti, otteniamo immediatamente che
⎧
⎪ +∞ se q ≥ 1
n ⎨ 1
k
lim q = se − 1 < q < 1
n→∞ ⎪
⎩ 1−q
k=0
non esiste se q ≤ −1 .
Osservazione 3.84 Grazie a questa formula si prova ad esempio che 0, 9 = 1, cf. l’osservazione 2.18.
Esempio 3.88 Abbiamo che n! → +∞, in quanto (n + 1)!/n! = (n + 1) → +∞. Questo limite segue
anche confrontando n! ≥ n per ogni n positivo. In maniera analoga, essendo nn ≥ n per n positivo,
deduciamo che anche nn → +∞.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 34
qn
2. per ogni q ∈ R risulta lim =0
n→∞ n!
n!
3. lim = 0+ .
n→∞ nn
Dimostrazione: i) Se q > 1 e k ∈ Q, posto an = q n /nk abbiamo an > 0 e an+1 = q n+1 /(n + 1)k e
dunque an+1 /an = q/(1 + 1/n)k → q. Quindi an → +∞ per il criterio del rapporto.
Se invece 0 < |q| < 1, essendo (1/|q|) > 1, allora
qn (1/|q|)n −1
0≤ = →0
nk n−k
per il teorema sul limite del reciproco, da cui segue l’asserto per confronto.
ii) Posto invece an = q n /n!, se q > 0 abbiamo an > 0 e an+1 /an = q/(n + 1) → 0, quindi per il criterio
del rapporto an → 0. Per q = 0 è ovvio, mentre per q < 0 abbiamo 0 ≤ |q n /n!| = |q|n /n! → 0.
n! 1 2 · 3···n 1 1
iii) Osserviamo infine che per n positivo 0 < n = · n−1
≤ con → 0 .
n n n n n
Dimostrazione: Se q > 1, allora q 1/n > 1. Per la diseguaglianza di Bernoulli (2.5), con an = q 1/n − 1 >
0, stimiamo
q−1
q = (1 + an )n ≥ 1 + nan ⇒ 0 < an ≤ →0
n
da cui otteniamo an → 0 e dunque q 1/n → 1, Se q = 1 la tesi è ovvia, mentre se 0 < q < 1 scriviamo
q 1/n = 1/(1/q)1/n e il limite è ancora 1 per il teorema del limite del reciproco, in quanto (1/q) > 1.
Usando questa proposizione si dimostra, in maniera non banale, il criterio della radice per successioni.
an+1 √
Proposizione 3.91 Sia {an }n una successione di reali positivi. Se → l allora anche n an → l.
an
√
Esempio 3.92 Grazie al criterio della radice, studiamo il comportamento di successioni del tipo n an ,
dove an → +∞ con diverse√velocità.
Per ogni q ∈ Q+ abbiamo n nq → 1. Infatti, posto an = nq , abbiamo an+1 /an = [(n + 1)/n]q → 1, per
di xq nel punto 1.
la continuità √ √
Ovviamente n q√ n ≡ q per ogni q > 1, mentre n nn = n → +∞.
Infine abbiamo n n! → +∞. Infatti, posto an = n!, otteniamo an+1 /an = (n + 1)!/n! = (n + 1) → +∞.
Il numero di Nepero
1 n n
1
Studiamo ora le successioni en := 1 + e bn = . Mostreremo che entrambe convergono ad un
n k!
k=0
numero reale compreso tra 2 e 3, il numero di Nepero e.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 35
k−1
i n · (n − 1) · · · (n − k + 1)
Pk,n := 1− = .
i=0
n nk
3. en ≤ bn per ogni n ≥ 2
4. en < en+1 per ogni n.
Dimostrazione: i) Infatti 0 < (1 − i/n) < 1 per ogni i = 1, . . . , k − 1 e (1 − i/n) < (1 − i/(n + 1)).
ii) Osserviamo che (1 − i/n) → 1 per ogni fissato i = 1, . . . , k − 1.
n n
1 1 1 1 1 1
iii) Stimiamo en = + + Pk,n ≤ + + = bn .
0! 1! k! 0! 1! k!
k=2 k=2
iv) Abbiamo e1 = 2 < 9/4 = e2 , mentre per ogni n ≥ 2, essendo Pk,n < Pk,n+1 , maggioriamo
n
n
n+1
1
1 1
en = 2 + Pk,n < 2 + Pk,n+1 < 2 + Pk,n+1 = en+1 .
k! k! k!
k=2 k=2 k=2
Ricordiamo ora che la somma di una progressione geometrica (2.4) con ragione q = 1/2 dà la stima
m h
1 1 − (1/2)m+1 1
= < =2 ∀m ∈ N .
2 1 − 1/2 1/2
h=0
8 1 35 1
e dunque bn < + = =3− , come volevamo dimostrare.
3 4 12 12
Essendo quindi {en }n una successione strettamente crescente e limitata superiormente da 3 − 1/12,
per il teorema 3.32 essa converge ad un numero reale strettamente compreso tra 2 e 3.
Definizione 3.96 Chiamiamo numero di Nepero il limite e della successione {en }n , i.e.
1 n
e := lim 1 + , 2 < e < 3 − 1/12. (3.9)
n→∞ n
Osservazione 3.97 Il numero e non è razionale e si approssima facilmente con e 2.7. Si può anche
dimostrare che e non è algebrico,√ i.e. che non esiste nessuna equazione polinomiale a coefficienti interi
che sia risolta da e. Si noti che 2 è algebrico, in quanto risolve l’equazione x2 − 2 = 0.
1 n
2 1 n
Esempio 3.98 Vediamo ora che lim 1 + = +∞ e che lim 1 + 2 = 1.
n→∞ n n→∞ n
1 n
2
Il primo limite si ottiene dal teorema del confronto, in quanto 1 + = (en )n ≥ 2n → +∞.
n
1 n
Per il secondo, scriviamo 1 + 2 = (en2 )1/n . Essendo 1 ≤ en2 ≤ 3 per ogni n, allora per la monotonia
n
della funzione x1/n sui reali non negativi risulta 1 ≤ (en2 )1/n ≤ 31/n . Poiché 31/n → 1, basta applicare il
teorema dei carabinieri.
n
1
Proposizione 3.99 Anche la successione bn = converge al numero di Nepero e.
k!
k=0
(m)
mentre sappiamo che en → e. La successione {en − bn }n è non negativa ed ha limite e − bm . Quindi,
dalla permanenza del segno, deduciamo che il limite e − bm ≥ 0, i.e. la diseguaglianza (3.10).
Osservazione numerica
Anche se entrambe le successioni en e bn convergono ad e, la velocità di convergenza della seconda è
maggiore, quindi bn è più utile nelle stime numeriche di e. Cerchiamo ad esempio il primo elemento delle
due successioni che dista meno di 10−3 da e. Si verifica che il primo naturale n tale che (e − en ) < 10−3
è n = 1360, mentre il primo naturale tale che (e − bn ) < 10−3 è n = 6.
Le stime sul numero di Nepero si ottengono per esempio costruendo oltre ad {en }n un’altra successione
{cn }n che converge ad e dall’alto, i.e. che sia decrescente. Posto infatti cn := (1 + 1/n)n+1 , poiché
cn = en · (1 + 1/n), allora ovviamente cn → e. Inoltre, si può dimostrare che cn > cn+1 per ogni n. Allora
abbiamo che 1 n 1 n+1
∀n, 1+ ≤e≤ 1+ . (3.11)
n n
Quindi, se ad esempio en e cn hanno le prime tre cifre dopo la virgola uguali, si ottiene un’approssimazione
di e con errore più piccolo di 10−3 , i.e. con tre cifre decimali esatte.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 37
La formula di Stirling
Per approssimare il fattoriale si usa la formula di Stirling
nn nn
∀ n ≥ 1, n
≤ n! ≤ ne n . (3.12)
e e
La sua dimostrazione fa uso delle diseguaglianze (3.11) e del principio di induzione.
Esponenziale e logaritmo
La funzione esponenziale
x n
n
xk
Consideriamo ora le successioni en (x) := 1+
e bn (x) = , entrambe dipendenti da un
n k!
k=0
parametro reale x ∈ R. Si noti che per x = 1 abbiamo en (1) = en e bn (1) = bn . Con un po’ di fatica si
dimostra la seguente
Proposizione 3.100 Per ogni x ∈ R le successioni {en (x)}n e {bn (x)}n convergono allo stesso limite
l(x), dove l(0) = 1 ed l(1) = e. Inoltre l(x) > 0 per ogni x ∈ R e
Osservazione 3.103 Dunque la proposizione 3.101 esprime la prima proprietà delle potenze nel caso di
base e : per ogni x1 , x2 ∈ R, ex1 +x2 = ex1 · ex2 .
x>0 ⇒ x ≤ ex − 1 ≤ ex · x
x<0 ⇒ ex · (−x) ≤ 1 − ex ≤ 1 · (−x)
e dunque
∀x, x ≤ ex − 1 ≤ x ex .
In particolare, abbiamo che
∀x, ex ≥ 1 + x (3.14)
ed infine
ex − 1
∀ x = 0 , min{x, 1} ≤ ≤ max{1, ex } . (3.15)
x
Valgono allora i seguenti limiti fondamentali dell’esponenziale:
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 38
ex n − 1
Proposizione 3.106 Se {xn } ⊂ R \ {0} e xn → 0, allora →1.
xn
Inoltre, xn → +∞ ⇒ exn xn
→ +∞ ed anche xn → −∞ ⇒ e → 0 . +
Dimostrazione: Il primo limite fondamentale segue dalla proprietà (3.15) con x = xn , grazie al teo-
rema dei carabinieri, osservando che exn → e0 = 1 per continuità. Il secondo dalla (3.14), ed il terzo
dall’osservazione che exn = 1/e−xn , grazie al teorema sul limite del reciproco ed al fatto che −xn → +∞
se xn → −∞.
Osservazione 3.107 In particolare, abbiamo che sup exp = +∞ e inf exp = 0, che non è minimo.
La funzione logaritmo
Sappiamo che la funzione exp è continua e strettamente crescente, con ex > 0 per ogni x, dunque
la sua immagine è contenuta in ]0, +∞[. Inoltre, sappiamo che inf exp = 0 e che exp non è limitata
superiormente. Grazie al teorema dei valori intermedi, otterremo che la sua immagine è esattamente
]0, +∞[. Dunque la funzione exp : R →]0, +∞[ è biunivoca ed invertibile.
Definizione 3.108 La funzione logaritmo log :]0, +∞[→ R è l’inversa della funzione esponenziale.
Quindi abbiamo
∀x > 0, ∀y ∈ R, log x = y ⇐⇒ ey = x
ed ovviamente
∀x > 0, elog x = x , ∀y ∈ R, log(ey ) = y .
Inoltre la funzione log è biunivoca e crescente, come inversa di una funzione crescente. Essendo log 1 = 0,
abbiamo anche che log x > 0 se x > 1 e log x < 0 se 0 < x < 1. Poiché ey ≥ 1 + y per ogni y, posto
y = log x otteniamo che log x ≤ x − 1 per ogni x > 0. Inoltre, dedurremo che la funzione log è continua,
essendo inversa di una funzione continua su R.
Fissati x1 , x2 > 0, abbiamo exp(log x1 + log x2 ) = exp(log x1 ) · exp(log x2 ) = x1 x2 = exp(log(x1 x2 )).
Quindi, per l’iniettività dell’esponenziale otteniamo che
∀ x1 , x 2 > 0 , log(x1 x2 ) = log x1 + log x2 .
Scelto x1 = x > 0 e x2 = 1/x1 > 0, essendo log 1 = 0 otteniamo in particolare che
∀x > 0, log(1/x) = − log x
e dunque
∀ x1 , x 2 > 0 , log(x1 /x2 ) = log x1 − log x2 .
n
Inoltre, per induzione otteniamo che log(x ) = n log x per ogni x > 0 ed n ∈ N. Analogamente, per
ogni x > 0 ed m ∈ N+ , scriviamo m log(x1/m ) = log x e dunque che log(x1/m ) = (1/m) log x. Quindi
log(xn/m ) = n log(x1/m ) = (n/m) log x ed infine, essendo log(x−n/m ) = − log(xn/m ), abbiamo che:
∀q ∈ Q, ∀x > 0, log(xq ) = q log x . (3.16)
Osservazione 3.109 Dalla proprietà (3.16) otteniamo che (ey )q = eyq per ogni y ∈ R e q ∈ Q. Posto
infatti x = ey , i.e. y = log x, scriviamo
eyq = exp(q log x) = exp(log(xq )) = xq = (ey )q .
Dalle proprietà dell’esponenziale, otteniamo infine i seguenti limiti fondamentali del logaritmo:
log(1 + xn )
Proposizione 3.110 Se {xn } ⊂ R \ {0} e xn → 0, allora →1.
xn
Inoltre, xn → +∞ ⇒ log xn → +∞ ed anche xn → 0+ ⇒ log xn → −∞ .
Dimostrazione: Nel primo caso, abbiamo che definitivamente 0 < |xn | < 1. Posto yn = log(1 + xn ), i.e.
xn = exp(yn )−1, allora xn → 0 se e solo se yn → 0. Quindi (exp(yn )−1)/yn → 1, i.e. xn / log(1+xn ) → 1,
da cui segue il primo limite, passando ai reciproci.
Posto invece definitivamente yn = log xn ⇐⇒ xn = exp(yn ), allora xn → +∞ ⇒ exp(yn ) → +∞ ⇒
yn → +∞ ⇒ log xn → +∞. Analogamente, xn → 0+ ⇒ exp(yn ) → 0+ ⇒ yn → −∞ ⇒ log xn → −∞.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 39
Funzioni esponenziali
Dalla proprietà (3.16) deduciamo che per ogni a > 0 e q ∈ Q , exp(q log a) = exp(log(aq )) = aq . Poiché
la funzione exp è definita su tutto R, possiamo dare la seguente
Definizione 3.111 Per ogni a > 0 la funzione esponenziale di base a è la funzione reale ax : R → R
definita dalla legge
∀ x ∈ R , ax := exp(x log a) .
Se invece a = 1, allora (1xn − 1)/xn = 0 per ogni n (non è una forma indeterminata!) e log 1 = 0, come
volevamo dimostrare.
Osservazione 3.114 Otteniamo ora le proprietà delle potenze: per ogni x1 , x2 ∈ R, ax1 +x2 = ax1 · ax2 ,
per ogni x ∈ R e q ∈ Q, (ax )q = axq . Infatti sappiamo che valgono per a = e, per cui scriviamo
ax1 +x2 = exp((x1 + x2 ) log a) = exp(x1 log a + x2 log a) = exp(x1 log a) · exp(x2 log a) = ax1 · ax2 ed
inoltre (ax )q = (exp(x log a))q = exp(qx log a) = axq . Infine ricaviamo la terza proprietà delle potenze:
per ogni a, b > 0 e x ∈ R, ax · bx = (ab)x . Scriviamo infatti ax · bx = exp(x log a) · exp(x log b) =
exp(x log a + x log b) = exp(x(log a + log b)) = exp(x log(ab)) = (ab)x .
Funzioni logaritmiche
D’ora in poi supporremo sempre a > 0 e a = 1. Abbiamo visto che la funzione ax : R →]0, +∞[ è
biunivoca e strettamente monotona (crescente se a > 1, decrescente se 0 < a < 1). Quindi ha inversa:
Definizione 3.115 Se a > 0 e a = 1, la funzione logaritmo di base a è la funzione loga :]0, +∞[→ R
data dall’inversa della funzione esponenziale ax .
Dalla definizione segue che per a = e risulta loge = log, che è detto logaritmo naturale. Inoltre
∀x > 0, ∀y ∈ R, loga x = y ⇐⇒ ay = x
ed ovviamente
∀x > 0, aloga x = x , ∀y ∈ R, loga (ay ) = y .
Quindi x → loga x è strettamente crescente se a > 1, decrescente se 0 < a < 1. Inoltre loga 1 = 0 in
quanto a0 = 1. Allora abbiamo che se a > 1, loga x > 0 ⇐⇒ x > 1 e loga x < 0 ⇐⇒ 0 < x < 1, mentre
se 0 < a < 1, loga x < 0 ⇐⇒ x > 1 e loga x > 0 ⇐⇒ 0 < x < 1. Infine vedremo che la funzione loga è
continua, essendo l’inversa di una funzione continua su R.
Domenico Mucci Appunti di Analisi Matematica – 40
Osservazione 3.116 Presi ora a, b > 0, con a = 1, essendo b = aloga b e prendendo il logaritmo naturale
di ambo i membri abbiamo che log b = log(aloga b ) = loga b · log a e dunque, essendo log a = 0,
log b
loga b = . (3.17)
log a
Grazie al cambio di base (3.17) ed alle analoghe proprietà del logaritmo in base e, si ottengono
immediatamente le formule sull’andamento dei logaritmi:
loga (xn + 1) 1
Proposizione 3.117 Se {xn } ⊂ R \ {0} e xn → 0, allora → .
xn log a
Inoltre, se xn → +∞, allora loga xn → +∞ se a > 1 e loga xn → −∞ se 0 < a < 1. Infine, se xn → 0+ ,
allora loga xn → −∞ se a > 1 e loga xn → +∞ se 0 < a < 1.
Usando la (3.17) si ottengono in maniera analoga anche le proprietà dei logaritmi di base a:
Osservazione 3.118 Di conseguenza tutti i logaritmi si recuperano a partire da quello naturale, tramite
un cambio di base. In alcune applicazioni si utilizza la base 10, in quanto se ad esempio x 10n , con
n ∈ Z, allora log10 x log10 (10n ) = n. Da questa osservazione nascono le scale in base logaritmica usate
ad esempio in chimica per stabilire il grado di acidità (detto pH) di una sostanza.
Il teorema di Bolzano-Weierstrass
Sottosuccessioni
Ricordiamo che una successione di numeri reali è una funzione f : S → R definita su una semiretta S di
naturali, per cui abbiamo scritto an = f (n). Quando abbiamo definito le sottosuccessioni di posto pari o
dispari, abbiamo posto bn := a2n = f (k1 (n)) e cn := a2n+1 = f (k2 (n)), dove k1 (n) = 2n e k2 (n) = 2n + 1
sono applicazioni da N in sé strettamente crescenti, cf. l’osservazione 3.18. Estendiamo tale operazione
mediante la seguente
Posto quindi kn = k(n) e an = f (n), allora una sottosuccessione è una nuova successione che si denota
con {akn }n , dove akn = ak(n) . Osserviamo ora:
Proposizione 3.121 Se k : N → N è strettamente crescente, allora k(n) ≥ n per ogni n.
Dimostrazione: Infatti k(0) ≥ 0. Fissato poi n, sapendo che k(n) ≥ n, allora otteniamo k(n + 1) >
k(n) ≥ n e dunque k(n + 1) ≥ n + 1. L’asserto segue quindi dal principio di induzione.
Proposizione 3.122 Se una successione {an } ha limite l, allora anche ogni sua sottosuccessione ha lo
stesso limite l.
Corollario 3.123 Data una successione {an }n , se possiamo estrarre due sottosuccessioni che hanno
limite diverso, allora la successione {an }n non ha limite.
Il teorema di Bolzano-Weierstrass
Ricordiamo ora che ogni successione convergente è limitata, ma che il viceversa è falso: esistono successioni
limitate che non convergono, ad esempio (−1)n . Il teorema di Bolzano-Weierstrass dà una risposta
parziale ma fondamentale per il proseguimento della teoria.
Teorema 3.124 Da ogni successione di numeri reali limitata possiamo sempre estrarre una sottosucces-
sione convergente.
La sua dimostrazione, che non faremo per motivi di tempo, si basa su un argomento di bisezione e fa
uso del teorema 3.32 di esistenza del limite di successioni monotone, del teorema 3.40 dei carabinieri, del
principio di induzione, proposizione 2.62, ed infine della seguente:
Proposizione 3.125 Per ogni n ∈ N, sia An un insieme infinito di numeri naturali, An ⊂ N. Allora
esiste una applicazione strettamente crescente k : N → N tale che k(n) ∈ An per ogni n ∈ N.