DECAMERON
DECAMERON
Boccaccio inserisce questa novella nel contesto della peste del 1348: dieci giovani orentini si
rifugiano in una villa per sfuggire alla morte e decidono di raccontarsi storie. La scelta di aprire il
Decameron con Ser Ciappelletto non è casuale: Boccaccio mostra subito come la realtà possa essere
manipolata attraverso la parola, un tema ricorrente nell’opera.
2. TRAMA DETTAGLIATA
🔹 La confessione ingannevole
Per evitare scandali, chiamano un frate af nché lo confessi prima di morire. Qui avviene l’inganno
più grande:
3. TEMI PRINCIPALI
• Il prete si lascia ingannare perché crede più alle parole che ai fatti reali.
• La novella dimostra il potere del linguaggio, che può distorcere la verità e creare miti.
🔹 L’inganno come arte
Boccaccio non attacca direttamente la fede, ma mette in ridicolo il clero ingenuo, incapace di
riconoscere un truffatore.
Il paradosso della storia è che un uomo malvagio venga venerato come santo. Questa ironia è tipica
dello stile boccacciano.
4. STILE E LINGUAGGIO
Boccaccio usa:
5. CONCLUSIONI
Ser Ciappelletto è un personaggio memorabile perché dimostra come la realtà possa essere costruita
con le parole. Boccaccio, attraverso l’ironia, ci lascia un messaggio importante: la verità non è
sempre quella che appare, e spesso la gente crede a ciò che vuole credere.
Melchisedech giudeo
1. Il tema dell'ingegno e della prudenza
Il cuore della novella è la parabola dei tre anelli, che rappresenta una delle prime dichiarazioni di
tolleranza religiosa nella letteratura europea.
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• L’anello originale simboleggia la religione vera, che si perde tra le copie, proprio come la
verità assoluta si disperde tra le diverse fedi.
• I tre gli sono le tre religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam.
• L’incapacità di distinguere l’anello autentico suggerisce che nessuno può davvero
dimostrare di possedere la vera fede.
Questa interpretazione è rivoluzionaria per il Trecento, un’epoca in cui le tensioni religiose tra
cristiani, ebrei e musulmani erano molto forti.
3. La gura di Melchisedech
Melchisedech incarna l'ideale del mercante saggio e prudente. Non è solo un uomo ricco, ma anche
un uomo capace di difendersi con la forza dell’intelligenza. Non cade nella provocazione del
Saladino, ma lo conquista con la sua arguzia.
Dopo aver ascoltato la parabola, il Saladino non si sente offeso, anzi, riconosce la saggezza di
Melchisedech e cambia atteggiamento: invece di ingannarlo, lo accoglie come amico e consigliere.
Questo nale positivo mostra un’idea di convivenza tra culture diverse, un concetto molto avanzato
per l’epoca di Boccaccio.
"Si raccontano storie di chi, dopo diverse traversie, ha raggiunto un esito lieto."
Un’astuta donna siciliana, vedendolo con molto denaro, gli tende una trappola. Fingendosi sua
sorella perduta, gli racconta che il loro padre ha avuto una relazione con sua madre, facendo
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credere ad Andreuccio di essere suo fratello. Lo invita a casa sua, gli offre cibo e ospitalità.
Andreuccio si da e decide di restare per la notte.
Durante la notte, la donna e i suoi complici gli rubano il denaro. Quando Andreuccio si accorge del
furto e vuole andarsene, viene spinto giù da una botola… nendo in una latrina! Coperto di
escrementi, si ritrova solo e senza soldi.
Ancora disorientato, Andreuccio incontra due ladri di tombe, che lo convincono a partecipare a un
furto nella cattedrale di Napoli. Il loro obiettivo è il corpo dell’arcivescovo di Napoli, sepolto con
un anello prezioso.
Quando Andreuccio viene calato nella tomba per rubare l'anello, i ladri lo abbandonano lì dentro,
chiudendo il sarcofago e lasciandolo intrappolato.
Mentre è bloccato nella tomba, arrivano altri ladri per lo stesso motivo. Quando aprono il sarcofago,
Andreuccio si alza all’improvviso, spaventandoli a morte e facendoli fuggire. Appro tta della
situazione, prende l’anello e scappa. Alla ne, pur avendo perso il suo denaro, torna a Perugia con
l’anello d’oro, più prezioso di quello che aveva perso.
Andreuccio è l’esempio del giovane inesperto e ingenuo, che crede troppo facilmente alle parole
degli altri. Tuttavia, grazie alla sua fortuna e alla sua capacità di adattarsi, riesce a cavarsela e a
tornare a casa con un guadagno inaspettato.
Napoli è presentata come una città piena di truffatori, ladri e pericoli, in contrasto con Perugia, da
cui Andreuccio proviene. Boccaccio la descrive come un luogo esotico e affascinante, ma anche
insidioso per chi non sta attento.
• La caduta nella latrina è un classico episodio di comicità bassa (legata al corpo e allo
sporco).
• L’abbandono nella tomba crea tensione, ma poi si ribalta in un momento ridicolo quando
Andreuccio spaventa i ladri successivi.
4. Il tema della fortuna e dell'astuzia
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Come molte novelle del Decameron, anche questa mostra che il destino può cambiare in modo
imprevedibile:
• Andreuccio perde tutto per la sua ingenuità, ma poi si risolleva grazie a un colpo di fortuna.
• Alla ne, la sua esperienza gli insegna a essere più attento e dif dente.
Questa novella parla di amore, controllo paterno e destino crudele, con un epilogo drammatico che
la rende una delle più intense del Decameron.
Ghismonda, stanca di questa vita, si innamora di Guiscardo, un giovane e valoroso servitore del
padre. I due iniziano una relazione segreta, incontrandosi di nascosto grazie a un passaggio segreto
nel palazzo.
Un giorno, mentre Tancredi si trova nei suoi appartamenti, per caso scopre la relazione tra
Ghismonda e Guiscardo. Sconvolto e furioso, fa arrestare il giovane e lo rinchiude in prigione.
Ghismonda affronta il padre con coraggio e gli dice che l’amore non guarda le differenze sociali:
Guiscardo è un uomo virtuoso, quindi degno di lei. Tuttavia, Tancredi non vuole ascoltarla e decide
di punire Guiscardo in modo crudele.
Per vendicarsi, Tancredi fa uccidere Guiscardo e gli fa estrarre il cuore, che poi fa mettere in un
calice d’oro e lo manda alla glia.
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Quando Ghismonda riceve il macabro dono, versa lacrime sul cuore dell’amato, lo bagna di
veleno e lo beve, uccidendosi. Prima di morire, rimprovera il padre per la sua crudeltà e chiede di
essere sepolta accanto a Guiscardo.
Tancredi, pieno di rimorso, esaudisce l’ultima richiesta della glia, ma ormai è troppo tardi: il suo
amore ossessivo per lei ha portato solo morte e dolore.
Tancredi è un padre iperprotettivo, che trattiene Ghismonda con sé invece di permetterle di sposarsi.
Questo ri ette una mentalità medievale in cui le donne erano considerate proprietà della famiglia,
e il loro destino era deciso dai padri.
Ghismonda difende il suo amore dicendo che la nobiltà di una persona non dipende dalla nascita,
ma dalle sue virtù. Questo è un concetto moderno per l’epoca di Boccaccio, in cui il matrimonio tra
persone di classi diverse era considerato scandaloso.
Come nelle tragedie antiche, i personaggi sono destinati alla rovina. Tancredi vuole proteggere sua
glia, ma nisce per distruggerla. Ghismonda vuole amare liberamente, ma trova la morte.
Ghismonda, stanca di questa vita, si innamora di Guiscardo, un giovane e valoroso servitore del
padre. I due iniziano una relazione segreta, incontrandosi di nascosto grazie a un passaggio segreto
nel palazzo.
Un giorno, mentre Tancredi si trova nei suoi appartamenti, per caso scopre la relazione tra
Ghismonda e Guiscardo. Sconvolto e furioso, fa arrestare il giovane e lo rinchiude in prigione.
Ghismonda affronta il padre con coraggio e gli dice che l’amore non guarda le differenze sociali:
Guiscardo è un uomo virtuoso, quindi degno di lei. Tuttavia, Tancredi non vuole ascoltarla e decide
di punire Guiscardo in modo crudele.
Per vendicarsi, Tancredi fa uccidere Guiscardo e gli fa estrarre il cuore, che poi fa mettere in un
calice d’oro e lo manda alla glia.
Quando Ghismonda riceve il macabro dono, versa lacrime sul cuore dell’amato, lo bagna di
veleno e lo beve, uccidendosi. Prima di morire, rimprovera il padre per la sua crudeltà e chiede di
essere sepolta accanto a Guiscardo.
Tancredi, pieno di rimorso, esaudisce l’ultima richiesta della glia, ma ormai è troppo tardi: il suo
amore ossessivo per lei ha portato solo morte e dolore.
Tancredi è un padre iperprotettivo, che trattiene Ghismonda con sé invece di permetterle di sposarsi.
Questo ri ette una mentalità medievale in cui le donne erano considerate proprietà della famiglia,
e il loro destino era deciso dai padri.
Ghismonda difende il suo amore dicendo che la nobiltà di una persona non dipende dalla nascita,
ma dalle sue virtù. Questo è un concetto moderno per l’epoca di Boccaccio, in cui il matrimonio tra
persone di classi diverse era considerato scandaloso.
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3. Il cuore come simbolo
Come nelle tragedie antiche, i personaggi sono destinati alla rovina. Tancredi vuole proteggere sua
glia, ma nisce per distruggerla. Ghismonda vuole amare liberamente, ma trova la morte.
🔚 Conclusione
La storia di Tancredi e Ghismonda è una delle più struggenti del Decameron. Con un nale tragico
degno di Shakespeare, Boccaccio ci mostra come l’amore e il desiderio di libertà possano scontrarsi
con le regole imposte dalla società, portando alla rovina chi cerca di ribellarsi.
Ti interessa un confronto con altre novelle d’amore tragico o vuoi approfondire un aspetto
speci co? 😊
Hai detto:
ChatGPT ha detto:
Questa storia mescola amore, tragedia e elementi gotici, rendendola una delle più suggestive del
Decameron. Il suo epilogo malinconico l'ha resa celebre, tanto da ispirare opere d’arte e letteratura
successiva, come la poesia Isabella, or the Pot of Basil di John Keats.
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📖 Riassunto della novella
Lisabetta è una giovane e bella ragazza che vive a Messina con i suoi tre fratelli, ricchi mercanti.
Orfana di padre, dipende interamente dai fratelli, che la controllano e vogliono combinare per lei
un matrimonio vantaggioso.
Tuttavia, Lisabetta si innamora di Lorenzo, un giovane garzone che lavora per la loro azienda. I due
iniziano una relazione segreta, vivendo il loro amore con passione.
L'omicidio di Lorenzo
Un giorno, i fratelli di Lisabetta scoprono la relazione e, scandalizzati dall’idea che la sorella si sia
legata a un uomo di rango inferiore, decidono di porre ne alla storia nel modo più crudele
possibile:
Lisabetta, devastata dall’assenza dell’amato, una notte sogna Lorenzo. Nel sogno, il giovane le
appare pallido e le rivela la verità sulla sua morte, indicando anche il luogo in cui è stato sepolto.
Sconvolta, all’alba Lisabetta si reca sul posto e, scavando con le proprie mani, trova il corpo di
Lorenzo ormai in decomposizione.
Incapace di separarsi dall’amato, Lisabetta stacca la testa di Lorenzo dal corpo, la avvolge in un
panno e la porta a casa.
La ragazza, impazzita dal dolore, si lascia morire di disperazione, piangendo la perdita del suo
amore e del vaso che lo conteneva.
Lisabetta è una vittima della volontà dei fratelli, che la trattano come una proprietà. Come in altre
novelle tragiche del Decameron, Boccaccio critica la mentalità patriarcale, che impedisce alle
donne di scegliere il proprio destino.
Il basilico, pianta mediterranea legata alla vita e alla fertilità, diventa il simbolo della memoria e
del lutto. Lisabetta riversa su di esso il suo amore perduto, bagnandolo con le lacrime, in un atto di
devozione estrema.
A differenza di altre eroine boccacciane, Lisabetta non si ribella, ma soccombe alla sofferenza. La
sua storia mostra quanto l’amore possa essere distruttivo quando si scontra con le rigide regole
sociali.
"Si raccontano storie di amori che, dopo varie peripezie, hanno un lieto ne."
Questa storia parla di amore, sacri cio e generosità, mostrando come la vera nobiltà d’animo sia
più importante della ricchezza materiale.
Nel tentativo di impressionarla, spende tutto il suo patrimonio, riducendosi in povertà. Rimasto
con solo un piccolo podere e un falcone da caccia, si ritira a vivere in campagna.
La richiesta inaspettata
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Dopo la morte del marito, Monna Giovanna si trasferisce con il glio in una tenuta vicina alla casa
di Federigo. Il bambino, diventato amico del falconiere, si affeziona profondamente al suo falcone e
si ammala gravemente.
Per amore del glio, Monna Giovanna decide di recarsi da Federigo per chiedergli l’uccello.
Quando Monna Giovanna arriva, Federigo è felicissimo di rivederla, ma non ha nulla di degno per
offrirle un pasto.
• Disperato per la povertà, decide di sacri care ciò che ha di più prezioso: uccide il falcone
e lo cucina per lei.
• Dopo il pranzo, Monna Giovanna rivela la vera ragione della visita: chiede il falcone per il
glio malato.
Federigo, sconvolto, le confessa il suo errore:
Monna Giovanna, colpita dalla sua generosità, torna a casa triste. Purtroppo, il bambino muore poco
dopo.
Il lieto ne
Dopo un periodo di lutto, Monna Giovanna viene spinta dai fratelli a risposarsi, essendo una
giovane e ricca vedova. Nonostante le numerose proposte, sceglie Federigo, dicendo:
"Preferisco un uomo che ha saputo perdere tutto per me, piuttosto che uno che ha solo
ricchezze."
Si sposano e Federigo, grazie alla dote della moglie, torna a essere un uomo benestante e felice.
Federigo dimostra il suo amore non con la ricchezza, ma con il sacri cio del falcone, simbolo della
sua passione e dignità. Questo gesto estremo mostra che il vero valore di una persona sta nel cuore,
non nel patrimonio.
Federigo perde tutto, ma mantiene la sua dignità e generosità. Monna Giovanna capisce che la vera
nobiltà non è nella ricchezza, ma nella capacità di dare senza aspettarsi nulla in cambio.
A differenza di altre novelle, qui il protagonista ottiene ciò che desiderava, ma solo dopo aver
perso tutto. Il destino lo premia per la sua generosità, ma attraverso un percorso di sofferenza.
La novella di Chichibio e la gru, raccontata da Nei le nella sesta giornata, rientra nel tema scelto
da Elissa:
"Si narrano storie di motti e risposte argute che salvano chi le pronuncia da situazioni imbarazzanti
o pericolose."
Questa novella è una delle più divertenti del Decameron, basata sull’astuzia, l’umorismo e la
prontezza di spirito.
L’errore di Chichibio
Un giorno, Currado va a caccia e cattura una gru, che porta a casa e ordina a Chichibio di cucinare.
• Mentre sta preparando l’arrosto, la sua innamorata Brunetta gli chiede insistentemente
una coscia della gru.
• Chichibio, per compiacerla, gliela dà.
Il confronto con Currado
Quando Currado si siede a tavola, si accorge che alla gru manca una coscia e chiede spiegazioni.
Chichibio, spaventato, risponde con prontezza:
Il mattino dopo, Currado porta Chichibio lungo il ume, dove ci sono delle gru che dormono su
una gamba sola, come è loro abitudine.
• Chichibio, con aria trionfante, indica gli uccelli e dice:"Ecco, messere, le gru hanno una
sola gamba!"
Currado, colpito dalla risposta arguta, invece di punire il cuoco, scoppia a ridere e lo perdona.
Chichibio si trova in una situazione critica, ma grazie alla sua arguzia riesce a salvarsi. La sua
risposta è un esempio perfetto di "motto di spirito", che nel Decameron spesso serve per evitare
guai.
• Chichibio, pur essendo un servitore, riesce a tenere testa al suo padrone con l’arguzia,
mostrando che l’intelligenza non dipende dalla classe sociale.
4. Il ruolo di Brunetta
Il personaggio di Brunetta è importante perché dimostra che le decisioni prese per amore o
desiderio possono metterci nei guai, ma con la giusta astuzia se ne può uscire.
La novella di Frate Cipolla, raccontata da Dioneo nella sesta giornata, chiude il tema scelto da
Elissa:
"Si raccontano storie di persone che si salvano da situazioni imbarazzanti o pericolose grazie alla
loro arguzia e prontezza di spirito."
Questa storia è una delle più comiche e satiriche del Decameron, con una forte critica all’avidità e
all’ipocrisia del clero.
La truffa ai fedeli
Ogni anno, Frate Cipolla visita Certaldo per raccogliere offerte dai fedeli, sfruttando la loro
ingenuità con racconti fantasiosi.
• Promette di mostrare una preziosa reliquia: una piuma dell’Arcangelo Gabriele, caduta
quando annunciò a Maria la nascita di Gesù.
• I contadini credono ciecamente alle sue parole e si riuniscono per vedere la piuma.
Lo scherzo di Giovanni e Biagio
Due giovani burloni, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, decidono di fargli uno scherzo.
Anziché farsi smascherare, Frate Cipolla si inventa una storia ancora più assurda.
• Dice ai fedeli che, per volere divino, la piuma è stata sostituita con carboni sacri, gli stessi
su cui fu bruciato San Lorenzo (il santo famoso per aver detto "Girami, che da questa parte
sono già cotto").
• Con grande teatralità, presenta i carboni come una reliquia ancora più potente, convincendo
i fedeli a donare ancora più offerte.
Alla ne, anche Giovanni e Biagio, divertiti dalla sua astuzia, lo lasciano andare senza svelare la
verità.
Frate Cipolla rappresenta la gura del prete imbroglione, che sfrutta la credulità popolare per
arricchirsi. Boccaccio critica la Chiesa, mostrando come molti frati pensino più al denaro e
all’inganno che alla fede.
• Frate Cipolla non è un uomo saggio o santo, ma sa parlare bene e manipolare le persone.
• Con un racconto ancora più incredibile, riesce a ribaltare la situazione a suo favore.
3. Il contrasto tra ingenuità e furbizia
• I contadini credono ciecamente a tutto ciò che dice il frate, mostrando l’ingenuità del
popolo medievale.
• Frate Cipolla, invece, è un abile oratore, che sa sempre come cavarsela.
4. Il gioco dello scherzo