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DECAMERON

La novella di Ser Ciappelletto, la prima del Decameron di Boccaccio, esplora l'inganno e l'ipocrisia attraverso la storia di un uomo malvagio che, tramite una confessione falsa, riesce a farsi passare per santo. La trama mette in evidenza il potere della parola e la critica alla Chiesa, mostrando come la realtà possa essere manipolata. Altre novelle del Decameron, come quelle di Melchisedech e Andreuccio, affrontano temi di astuzia, fortuna e le complessità delle relazioni umane.
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DECAMERON

La novella di Ser Ciappelletto, la prima del Decameron di Boccaccio, esplora l'inganno e l'ipocrisia attraverso la storia di un uomo malvagio che, tramite una confessione falsa, riesce a farsi passare per santo. La trama mette in evidenza il potere della parola e la critica alla Chiesa, mostrando come la realtà possa essere manipolata. Altre novelle del Decameron, come quelle di Melchisedech e Andreuccio, affrontano temi di astuzia, fortuna e le complessità delle relazioni umane.
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Ser Ciappelletto

La novella di Ser Ciappelletto, la prima del Decameron, ha un ruolo fondamentale nell’opera di


Boccaccio perché ne stabilisce subito il tono: ironico, critico e irriverente. Analizziamone i punti
chiave.

1. CONTESTO DELLA NOVELLA

📖 Decameron, Prima Giornata, Novella Prima


👑 Tema della giornata: libero (narrato da Pan lo)
🔑 Motivo: l’inganno e la falsi cazione della realtà

Boccaccio inserisce questa novella nel contesto della peste del 1348: dieci giovani orentini si
rifugiano in una villa per sfuggire alla morte e decidono di raccontarsi storie. La scelta di aprire il
Decameron con Ser Ciappelletto non è casuale: Boccaccio mostra subito come la realtà possa essere
manipolata attraverso la parola, un tema ricorrente nell’opera.

2. TRAMA DETTAGLIATA

🔹 Il protagonista: un uomo malvagio


Ser Ciappelletto (Cepparello di Prato) è descritto come un uomo completamente privo di virtù:

• È disonesto, truffatore, bestemmiatore.


• Inganna le persone con astuzia.
• Ama fare il male per puro piacere.
🔹 Il viaggio e la malattia
Ciappelletto arriva in Borgogna, ospite di due mercanti orentini. Si ammala gravemente, e i
mercanti temono che la sua cattiva fama possa creare problemi con le autorità locali.

🔹 La confessione ingannevole
Per evitare scandali, chiamano un frate af nché lo confessi prima di morire. Qui avviene l’inganno
più grande:

• Ciappelletto nge di essere un uomo santo.


• Si confessa di peccati insigni canti (aver detto una parolaccia a sua madre, aver saltato una
preghiera).
• Si mostra profondamente pentito e devoto.
🔹 La santi cazione di un peccatore
Il frate, convinto della sua santità, lo elogia durante il funerale e il popolo inizia a venerarlo.
Ciappelletto viene addirittura considerato un santo e diventa oggetto di culto.

3. TEMI PRINCIPALI

🔹 L’ipocrisia religiosa e il potere della parola


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Ser Ciappelletto è l’emblema dell’ipocrisia: un uomo spregevole che riesce a farsi passare per santo
con una confessione falsa.

• Il prete si lascia ingannare perché crede più alle parole che ai fatti reali.
• La novella dimostra il potere del linguaggio, che può distorcere la verità e creare miti.
🔹 L’inganno come arte

Ciappelletto è un maestro della menzogna:

• Non solo inganna il frate, ma anche tutta la comunità.


• L’inganno viene visto quasi come una forma d’intelligenza.
🔹 La critica alla Chiesa

Boccaccio non attacca direttamente la fede, ma mette in ridicolo il clero ingenuo, incapace di
riconoscere un truffatore.

🔹 L’ironia del destino

Il paradosso della storia è che un uomo malvagio venga venerato come santo. Questa ironia è tipica
dello stile boccacciano.

4. STILE E LINGUAGGIO

Boccaccio usa:

• Uno stile uido e realistico, ricco di dettagli.


• Ironia e satira per smascherare l’ingenuità del clero.
• Dialoghi vivaci, soprattutto nella scena della confessione.

5. CONCLUSIONI

Ser Ciappelletto è un personaggio memorabile perché dimostra come la realtà possa essere costruita
con le parole. Boccaccio, attraverso l’ironia, ci lascia un messaggio importante: la verità non è
sempre quella che appare, e spesso la gente crede a ciò che vuole credere.

Melchisedech giudeo
1. Il tema dell'ingegno e della prudenza

Melchisedech si trova in una situazione pericolosa: il Saladino ha bisogno di denaro e cerca un


pretesto per accusarlo e derubarlo. Il mercante capisce subito la trappola e usa la parola come arma
per salvarsi. In questo modo, dimostra una qualità essenziale nella mentalità mercantile medievale:
la prontezza di spirito e la diplomazia.

2. La parabola dei tre anelli

Il cuore della novella è la parabola dei tre anelli, che rappresenta una delle prime dichiarazioni di
tolleranza religiosa nella letteratura europea.
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• L’anello originale simboleggia la religione vera, che si perde tra le copie, proprio come la
verità assoluta si disperde tra le diverse fedi.
• I tre gli sono le tre religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam.
• L’incapacità di distinguere l’anello autentico suggerisce che nessuno può davvero
dimostrare di possedere la vera fede.
Questa interpretazione è rivoluzionaria per il Trecento, un’epoca in cui le tensioni religiose tra
cristiani, ebrei e musulmani erano molto forti.

3. La gura di Melchisedech

Melchisedech incarna l'ideale del mercante saggio e prudente. Non è solo un uomo ricco, ma anche
un uomo capace di difendersi con la forza dell’intelligenza. Non cade nella provocazione del
Saladino, ma lo conquista con la sua arguzia.

4. Il Saladino: un sovrano illuminato

Dopo aver ascoltato la parabola, il Saladino non si sente offeso, anzi, riconosce la saggezza di
Melchisedech e cambia atteggiamento: invece di ingannarlo, lo accoglie come amico e consigliere.
Questo nale positivo mostra un’idea di convivenza tra culture diverse, un concetto molto avanzato
per l’epoca di Boccaccio.

Signi cato e attualità della novella

• Tolleranza religiosa: la novella trasmette un messaggio di pace tra le religioni, anticipando


idee moderne di dialogo interreligioso.
• L'importanza dell'intelligenza: l’astuzia di Melchisedech dimostra che la saggezza può
salvare anche nelle situazioni più dif cili.
• Il potere della parola: in un'epoca in cui il potere era spesso basato sulla forza, questa
novella esalta il valore della diplomazia e della retorica.

Andreuccio da Perugia (Decameron, II, 5)


La novella di Andreuccio da Perugia, raccontata da Fiammetta nella seconda giornata del
Decameron, è una delle più celebri e divertenti dell’opera di Boccaccio. Il tema della giornata,
scelto da Filomena, è:

"Si raccontano storie di chi, dopo diverse traversie, ha raggiunto un esito lieto."

📖 Riassunto della novella


Andreuccio da Perugia è un giovane mercante di cavalli che viaggia a Napoli per comprare cavalli
migliori e fare affari. Porta con sé 500 orini d'oro, ma la sua ingenuità lo metterà nei guai.

Primo inganno: la nta sorella

Un’astuta donna siciliana, vedendolo con molto denaro, gli tende una trappola. Fingendosi sua
sorella perduta, gli racconta che il loro padre ha avuto una relazione con sua madre, facendo
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credere ad Andreuccio di essere suo fratello. Lo invita a casa sua, gli offre cibo e ospitalità.
Andreuccio si da e decide di restare per la notte.

Secondo inganno: la caduta nella latrina

Durante la notte, la donna e i suoi complici gli rubano il denaro. Quando Andreuccio si accorge del
furto e vuole andarsene, viene spinto giù da una botola… nendo in una latrina! Coperto di
escrementi, si ritrova solo e senza soldi.

Terzo inganno: il furto nella chiesa

Ancora disorientato, Andreuccio incontra due ladri di tombe, che lo convincono a partecipare a un
furto nella cattedrale di Napoli. Il loro obiettivo è il corpo dell’arcivescovo di Napoli, sepolto con
un anello prezioso.

Quando Andreuccio viene calato nella tomba per rubare l'anello, i ladri lo abbandonano lì dentro,
chiudendo il sarcofago e lasciandolo intrappolato.

Il colpo di fortuna: la fuga e il lieto ne

Mentre è bloccato nella tomba, arrivano altri ladri per lo stesso motivo. Quando aprono il sarcofago,
Andreuccio si alza all’improvviso, spaventandoli a morte e facendoli fuggire. Appro tta della
situazione, prende l’anello e scappa. Alla ne, pur avendo perso il suo denaro, torna a Perugia con
l’anello d’oro, più prezioso di quello che aveva perso.

🔍 Analisi della novella

1. Andreuccio: da ingenuo a furbo

Andreuccio è l’esempio del giovane inesperto e ingenuo, che crede troppo facilmente alle parole
degli altri. Tuttavia, grazie alla sua fortuna e alla sua capacità di adattarsi, riesce a cavarsela e a
tornare a casa con un guadagno inaspettato.

2. La città di Napoli: luogo di pericoli e inganni

Napoli è presentata come una città piena di truffatori, ladri e pericoli, in contrasto con Perugia, da
cui Andreuccio proviene. Boccaccio la descrive come un luogo esotico e affascinante, ma anche
insidioso per chi non sta attento.

3. L'elemento comico e grottesco

La storia è piena di momenti comici e paradossali:

• La caduta nella latrina è un classico episodio di comicità bassa (legata al corpo e allo
sporco).
• L’abbandono nella tomba crea tensione, ma poi si ribalta in un momento ridicolo quando
Andreuccio spaventa i ladri successivi.
4. Il tema della fortuna e dell'astuzia
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Come molte novelle del Decameron, anche questa mostra che il destino può cambiare in modo
imprevedibile:

• Andreuccio perde tutto per la sua ingenuità, ma poi si risolleva grazie a un colpo di fortuna.
• Alla ne, la sua esperienza gli insegna a essere più attento e dif dente.

💡 Signi cato e attualità della novella


• La furbizia vince sull'ingenuità: il mondo è pieno di inganni, e solo chi impara a
riconoscerli può cavarsela.
• La fortuna gioca un ruolo fondamentale nella vita: anche chi sembra spacciato può avere
un colpo di fortuna e uscire vincitore.
• La comicità serve a ridimensionare le disgrazie: Andreuccio subisce umiliazioni, ma alla
ne tutto si risolve in modo positivo.

Tancredi e Ghismonda (Decameron, IV, 1)


La novella di Tancredi e Ghismonda, raccontata da Fiammetta nella quarta giornata del
Decameron, è una delle più tragiche dell’opera. Il tema della giornata, scelto da Filostrato, è:

"Si raccontano storie di amori infelici e tragici."

Questa novella parla di amore, controllo paterno e destino crudele, con un epilogo drammatico che
la rende una delle più intense del Decameron.

📖 Riassunto della novella


Tancredi, principe di Salerno, ha una glia bellissima e virtuosa, Ghismonda. Dopo la morte della
moglie, Tancredi dedica tutto il suo amore alla glia e non pensa a darle un marito, trattenendola
accanto a sé.

Ghismonda, stanca di questa vita, si innamora di Guiscardo, un giovane e valoroso servitore del
padre. I due iniziano una relazione segreta, incontrandosi di nascosto grazie a un passaggio segreto
nel palazzo.

La scoperta e la vendetta di Tancredi

Un giorno, mentre Tancredi si trova nei suoi appartamenti, per caso scopre la relazione tra
Ghismonda e Guiscardo. Sconvolto e furioso, fa arrestare il giovane e lo rinchiude in prigione.

Ghismonda affronta il padre con coraggio e gli dice che l’amore non guarda le differenze sociali:
Guiscardo è un uomo virtuoso, quindi degno di lei. Tuttavia, Tancredi non vuole ascoltarla e decide
di punire Guiscardo in modo crudele.

Il gesto crudele di Tancredi

Per vendicarsi, Tancredi fa uccidere Guiscardo e gli fa estrarre il cuore, che poi fa mettere in un
calice d’oro e lo manda alla glia.
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Quando Ghismonda riceve il macabro dono, versa lacrime sul cuore dell’amato, lo bagna di
veleno e lo beve, uccidendosi. Prima di morire, rimprovera il padre per la sua crudeltà e chiede di
essere sepolta accanto a Guiscardo.

Tancredi, pieno di rimorso, esaudisce l’ultima richiesta della glia, ma ormai è troppo tardi: il suo
amore ossessivo per lei ha portato solo morte e dolore.

🔍 Analisi della novella

1. Il tema del controllo paterno

Tancredi è un padre iperprotettivo, che trattiene Ghismonda con sé invece di permetterle di sposarsi.
Questo ri ette una mentalità medievale in cui le donne erano considerate proprietà della famiglia,
e il loro destino era deciso dai padri.

2. L’amore come forza superiore

Ghismonda difende il suo amore dicendo che la nobiltà di una persona non dipende dalla nascita,
ma dalle sue virtù. Questo è un concetto moderno per l’epoca di Boccaccio, in cui il matrimonio tra
persone di classi diverse era considerato scandaloso.

3. Il cuore come simbolo

Il cuore di Guiscardo è il simbolo dell’amore spezzato, ma anche della vendetta di Tancredi.


Ghismonda, bevendolo avvelenato, compie un gesto estremo di fedeltà e ribellione, trasformando il
suo dolore in un atto de nitivo.

4. La tragedia del destino

Come nelle tragedie antiche, i personaggi sono destinati alla rovina. Tancredi vuole proteggere sua
glia, ma nisce per distruggerla. Ghismonda vuole amare liberamente, ma trova la morte.

💡 Signi cato e attualità della novella


• L’amore non si può controllare: Tancredi cerca di dominare la vita della glia, ma il
risultato è solo distruzione.
• La libertà delle donne: Ghismonda è una donna forte, che sceglie chi amare e affronta il
padre senza paura.
• Le conseguenze della vendetta: Tancredi si accorge troppo tardi del suo errore,
dimostrando che l’odio non porta mai a nulla di buono.

Tancredi e Ghismonda (Decameron, IV, 1)

La novella di Tancredi e Ghismonda, raccontata da Fiammetta nella quarta giornata del


Decameron, è una delle più tragiche dell’opera. Il tema della giornata, scelto da Filostrato, è:

"Si raccontano storie di amori infelici e tragici."


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Questa novella parla di amore, controllo paterno e destino crudele, con un epilogo drammatico che
la rende una delle più intense del Decameron.

📖 Riassunto della novella


Tancredi, principe di Salerno, ha una glia bellissima e virtuosa, Ghismonda. Dopo la morte della
moglie, Tancredi dedica tutto il suo amore alla glia e non pensa a darle un marito, trattenendola
accanto a sé.

Ghismonda, stanca di questa vita, si innamora di Guiscardo, un giovane e valoroso servitore del
padre. I due iniziano una relazione segreta, incontrandosi di nascosto grazie a un passaggio segreto
nel palazzo.

La scoperta e la vendetta di Tancredi

Un giorno, mentre Tancredi si trova nei suoi appartamenti, per caso scopre la relazione tra
Ghismonda e Guiscardo. Sconvolto e furioso, fa arrestare il giovane e lo rinchiude in prigione.

Ghismonda affronta il padre con coraggio e gli dice che l’amore non guarda le differenze sociali:
Guiscardo è un uomo virtuoso, quindi degno di lei. Tuttavia, Tancredi non vuole ascoltarla e decide
di punire Guiscardo in modo crudele.

Il gesto crudele di Tancredi

Per vendicarsi, Tancredi fa uccidere Guiscardo e gli fa estrarre il cuore, che poi fa mettere in un
calice d’oro e lo manda alla glia.

Quando Ghismonda riceve il macabro dono, versa lacrime sul cuore dell’amato, lo bagna di
veleno e lo beve, uccidendosi. Prima di morire, rimprovera il padre per la sua crudeltà e chiede di
essere sepolta accanto a Guiscardo.

Tancredi, pieno di rimorso, esaudisce l’ultima richiesta della glia, ma ormai è troppo tardi: il suo
amore ossessivo per lei ha portato solo morte e dolore.

🔍 Analisi della novella

1. Il tema del controllo paterno

Tancredi è un padre iperprotettivo, che trattiene Ghismonda con sé invece di permetterle di sposarsi.
Questo ri ette una mentalità medievale in cui le donne erano considerate proprietà della famiglia,
e il loro destino era deciso dai padri.

2. L’amore come forza superiore

Ghismonda difende il suo amore dicendo che la nobiltà di una persona non dipende dalla nascita,
ma dalle sue virtù. Questo è un concetto moderno per l’epoca di Boccaccio, in cui il matrimonio tra
persone di classi diverse era considerato scandaloso.
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3. Il cuore come simbolo

Il cuore di Guiscardo è il simbolo dell’amore spezzato, ma anche della vendetta di Tancredi.


Ghismonda, bevendolo avvelenato, compie un gesto estremo di fedeltà e ribellione, trasformando il
suo dolore in un atto de nitivo.

4. La tragedia del destino

Come nelle tragedie antiche, i personaggi sono destinati alla rovina. Tancredi vuole proteggere sua
glia, ma nisce per distruggerla. Ghismonda vuole amare liberamente, ma trova la morte.

💡 Signi cato e attualità della novella


• L’amore non si può controllare: Tancredi cerca di dominare la vita della glia, ma il
risultato è solo distruzione.
• La libertà delle donne: Ghismonda è una donna forte, che sceglie chi amare e affronta il
padre senza paura.
• Le conseguenze della vendetta: Tancredi si accorge troppo tardi del suo errore,
dimostrando che l’odio non porta mai a nulla di buono.

🔚 Conclusione
La storia di Tancredi e Ghismonda è una delle più struggenti del Decameron. Con un nale tragico
degno di Shakespeare, Boccaccio ci mostra come l’amore e il desiderio di libertà possano scontrarsi
con le regole imposte dalla società, portando alla rovina chi cerca di ribellarsi.

Ti interessa un confronto con altre novelle d’amore tragico o vuoi approfondire un aspetto
speci co? 😊

Hai detto:

lisabetta da Messina novella

ChatGPT ha detto:

Lisabetta da Messina (Decameron, IV, 5)


La novella di Lisabetta da Messina, raccontata da Filomena nella quarta giornata, rientra nel
tema scelto da Filostrato:

"Si raccontano storie di amori infelici e tragici."

Questa storia mescola amore, tragedia e elementi gotici, rendendola una delle più suggestive del
Decameron. Il suo epilogo malinconico l'ha resa celebre, tanto da ispirare opere d’arte e letteratura
successiva, come la poesia Isabella, or the Pot of Basil di John Keats.
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📖 Riassunto della novella
Lisabetta è una giovane e bella ragazza che vive a Messina con i suoi tre fratelli, ricchi mercanti.
Orfana di padre, dipende interamente dai fratelli, che la controllano e vogliono combinare per lei
un matrimonio vantaggioso.

Tuttavia, Lisabetta si innamora di Lorenzo, un giovane garzone che lavora per la loro azienda. I due
iniziano una relazione segreta, vivendo il loro amore con passione.

L'omicidio di Lorenzo

Un giorno, i fratelli di Lisabetta scoprono la relazione e, scandalizzati dall’idea che la sorella si sia
legata a un uomo di rango inferiore, decidono di porre ne alla storia nel modo più crudele
possibile:

• Uccidono Lorenzo e ne nascondono il corpo in un luogo segreto.


• Quando Lisabetta chiede notizie di lui, le mentono dicendo che è partito per affari.
Il sogno rivelatore e la macabra scoperta

Lisabetta, devastata dall’assenza dell’amato, una notte sogna Lorenzo. Nel sogno, il giovane le
appare pallido e le rivela la verità sulla sua morte, indicando anche il luogo in cui è stato sepolto.

Sconvolta, all’alba Lisabetta si reca sul posto e, scavando con le proprie mani, trova il corpo di
Lorenzo ormai in decomposizione.

Il vaso di basilico e il dolore eterno

Incapace di separarsi dall’amato, Lisabetta stacca la testa di Lorenzo dal corpo, la avvolge in un
panno e la porta a casa.

• Per nasconderla, la mette dentro un vaso di basilico e la ricopre di terra.


• Ogni giorno bagna la pianta con le sue lacrime, accudendola con devozione.
Notando il comportamento strano della sorella, i fratelli le portano via il vaso, sospettando
qualcosa. Quando scoprono il macabro contenuto, decidono di fuggire da Messina, abbandonando
Lisabetta al suo destino.

La ragazza, impazzita dal dolore, si lascia morire di disperazione, piangendo la perdita del suo
amore e del vaso che lo conteneva.

🔍 Analisi della novella

1. Il contrasto tra amore e potere familiare

Lisabetta è una vittima della volontà dei fratelli, che la trattano come una proprietà. Come in altre
novelle tragiche del Decameron, Boccaccio critica la mentalità patriarcale, che impedisce alle
donne di scegliere il proprio destino.

2. L’elemento gotico e macabro


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Questa novella è pervasa da atmosfere oscure e inquietanti:

• Il sogno rivelatore di Lorenzo ha un tono soprannaturale, tipico delle storie gotiche.


• La testa mozzata nel vaso di basilico è un’immagine grottesca e simbolica, che
rappresenta l’amore trasformato in ossessione.
3. Il vaso di basilico: simbolo d’amore e dolore

Il basilico, pianta mediterranea legata alla vita e alla fertilità, diventa il simbolo della memoria e
del lutto. Lisabetta riversa su di esso il suo amore perduto, bagnandolo con le lacrime, in un atto di
devozione estrema.

4. Il destino crudele e la passività femminile

A differenza di altre eroine boccacciane, Lisabetta non si ribella, ma soccombe alla sofferenza. La
sua storia mostra quanto l’amore possa essere distruttivo quando si scontra con le rigide regole
sociali.

💡 Signi cato e attualità della novella


• L’amore non può essere controllato: i fratelli tentano di separare Lisabetta e Lorenzo, ma
il loro amore continua oltre la morte.
• Le conseguenze della violenza familiare: la novella denuncia la brutalità del potere
patriarcale, un tema ancora attuale.
• Il dolore come ossessione: Lisabetta non può elaborare il lutto in modo sano, e la sua follia
la porta alla morte.

Federigo degli Alberighi (Decameron, V, 9)


La novella di Federigo degli Alberighi, raccontata da Fiammetta nella quinta giornata, rientra
nel tema scelto da Pan lo:

"Si raccontano storie di amori che, dopo varie peripezie, hanno un lieto ne."

Questa storia parla di amore, sacri cio e generosità, mostrando come la vera nobiltà d’animo sia
più importante della ricchezza materiale.

📖 Riassunto della novella


Federigo degli Alberighi è un giovane nobile orentino, famoso per la sua cortesia e il suo valore.
Perdutamente innamorato di Monna Giovanna, una delle donne più belle e virtuose della città,
cerca di conquistarla con feste, tornei e regali sfarzosi, ma senza successo.

Nel tentativo di impressionarla, spende tutto il suo patrimonio, riducendosi in povertà. Rimasto
con solo un piccolo podere e un falcone da caccia, si ritira a vivere in campagna.

La richiesta inaspettata
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Dopo la morte del marito, Monna Giovanna si trasferisce con il glio in una tenuta vicina alla casa
di Federigo. Il bambino, diventato amico del falconiere, si affeziona profondamente al suo falcone e
si ammala gravemente.

Sentendo avvicinarsi la morte, il bambino chiede alla madre un ultimo desiderio:

"Vorrei il falcone di Federigo."

Per amore del glio, Monna Giovanna decide di recarsi da Federigo per chiedergli l’uccello.

Il sacri cio di Federigo

Quando Monna Giovanna arriva, Federigo è felicissimo di rivederla, ma non ha nulla di degno per
offrirle un pasto.

• Disperato per la povertà, decide di sacri care ciò che ha di più prezioso: uccide il falcone
e lo cucina per lei.
• Dopo il pranzo, Monna Giovanna rivela la vera ragione della visita: chiede il falcone per il
glio malato.
Federigo, sconvolto, le confessa il suo errore:

"Vi ho già dato il falcone, poiché ve l’ho servito in tavola."

Monna Giovanna, colpita dalla sua generosità, torna a casa triste. Purtroppo, il bambino muore poco
dopo.

Il lieto ne

Dopo un periodo di lutto, Monna Giovanna viene spinta dai fratelli a risposarsi, essendo una
giovane e ricca vedova. Nonostante le numerose proposte, sceglie Federigo, dicendo:

"Preferisco un uomo che ha saputo perdere tutto per me, piuttosto che uno che ha solo
ricchezze."

Si sposano e Federigo, grazie alla dote della moglie, torna a essere un uomo benestante e felice.

🔍 Analisi della novella

1. L’amore e il sacri cio

Federigo dimostra il suo amore non con la ricchezza, ma con il sacri cio del falcone, simbolo della
sua passione e dignità. Questo gesto estremo mostra che il vero valore di una persona sta nel cuore,
non nel patrimonio.

2. La nobiltà d’animo contro la nobiltà di sangue

Federigo perde tutto, ma mantiene la sua dignità e generosità. Monna Giovanna capisce che la vera
nobiltà non è nella ricchezza, ma nella capacità di dare senza aspettarsi nulla in cambio.

3. Il falcone come simbolo


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• Amore e sacri cio: Federigo lo offre inconsapevolmente alla donna che ama.
• Destino crudele: ciò che Monna Giovanna voleva per salvare il glio diventa invece un
pasto.
• Riscatto: nonostante la perdita, Federigo alla ne ottiene l’amore di Monna Giovanna.
4. Il lieto ne atipico

A differenza di altre novelle, qui il protagonista ottiene ciò che desiderava, ma solo dopo aver
perso tutto. Il destino lo premia per la sua generosità, ma attraverso un percorso di sofferenza.

💡 Signi cato e attualità della novella


• L’amore autentico è fatto di sacri cio: Federigo non conquista Monna Giovanna con il
denaro, ma con la sua bontà.
• La ricchezza non è sinonimo di felicità: Federigo, pur essendo povero, è più nobile di
molti ricchi.
• La generosità viene ricompensata: anche quando tutto sembra perduto, il destino premia
chi agisce con il cuore.

Chichibio e la gru (Decameron, VI, 4)

La novella di Chichibio e la gru, raccontata da Nei le nella sesta giornata, rientra nel tema scelto
da Elissa:

"Si narrano storie di motti e risposte argute che salvano chi le pronuncia da situazioni imbarazzanti
o pericolose."

Questa novella è una delle più divertenti del Decameron, basata sull’astuzia, l’umorismo e la
prontezza di spirito.

📖 Riassunto della novella


Chichibio è un cuoco veneziano al servizio di Currado Gian gliazzi, un ricco e potente nobile
orentino.

L’errore di Chichibio

Un giorno, Currado va a caccia e cattura una gru, che porta a casa e ordina a Chichibio di cucinare.

• Mentre sta preparando l’arrosto, la sua innamorata Brunetta gli chiede insistentemente
una coscia della gru.
• Chichibio, per compiacerla, gliela dà.
Il confronto con Currado

Quando Currado si siede a tavola, si accorge che alla gru manca una coscia e chiede spiegazioni.
Chichibio, spaventato, risponde con prontezza:

"Messere, le gru hanno una sola gamba!"


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Currado, incredulo, lo s da a dimostrare la sua affermazione.

La prova e la battuta nale

Il mattino dopo, Currado porta Chichibio lungo il ume, dove ci sono delle gru che dormono su
una gamba sola, come è loro abitudine.

• Chichibio, con aria trionfante, indica gli uccelli e dice:"Ecco, messere, le gru hanno una
sola gamba!"

• Ma Currado, battendo le mani, le fa spaventare e le gru abbassano l’altra gamba e


fuggono.
• A quel punto, Chichibio, senza perdersi d’animo, risponde:"Messere, ieri sera non avete
battuto le mani, altrimenti anche quella nel piatto avrebbe tirato fuori l’altra gamba!"

Currado, colpito dalla risposta arguta, invece di punire il cuoco, scoppia a ridere e lo perdona.

🔍 Analisi della novella

1. L’importanza della prontezza di spirito

Chichibio si trova in una situazione critica, ma grazie alla sua arguzia riesce a salvarsi. La sua
risposta è un esempio perfetto di "motto di spirito", che nel Decameron spesso serve per evitare
guai.

2. Il potere del riso

La risata di Currado dimostra che l’intelligenza e l’umorismo possono disinnescare anche le


situazioni più tese.

3. Il contrasto tra classi sociali

• Currado rappresenta l’aristocrazia, che esige obbedienza e rispetto

• Chichibio, pur essendo un servitore, riesce a tenere testa al suo padrone con l’arguzia,
mostrando che l’intelligenza non dipende dalla classe sociale.
4. Il ruolo di Brunetta

Il personaggio di Brunetta è importante perché dimostra che le decisioni prese per amore o
desiderio possono metterci nei guai, ma con la giusta astuzia se ne può uscire.

💡 Signi cato e attualità della novella


• L’arguzia salva dalle dif coltà: una battuta ben piazzata può risolvere anche le situazioni
più critiche.
• Il potere della risata: ridere è spesso la soluzione migliore, anche nei momenti di tensione.
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• L’intelligenza non ha rango: Chichibio, pur essendo un servo, dimostra più ingegno del
suo padrone.
• Frate Cipolla (Decameron, VI, 10)

La novella di Frate Cipolla, raccontata da Dioneo nella sesta giornata, chiude il tema scelto da
Elissa:

"Si raccontano storie di persone che si salvano da situazioni imbarazzanti o pericolose grazie alla
loro arguzia e prontezza di spirito."

Questa storia è una delle più comiche e satiriche del Decameron, con una forte critica all’avidità e
all’ipocrisia del clero.

📖 Riassunto della novella


Frate Cipolla è un frate della valle d’Elsa, appartenente all’ordine dei Frati di Sant’Antonio. Il
suo nome richiama subito l’umorismo: "cipolla" è un ortaggio povero, e il nome del frate suggerisce
un carattere buffo e poco serio.

La truffa ai fedeli

Ogni anno, Frate Cipolla visita Certaldo per raccogliere offerte dai fedeli, sfruttando la loro
ingenuità con racconti fantasiosi.

• Promette di mostrare una preziosa reliquia: una piuma dell’Arcangelo Gabriele, caduta
quando annunciò a Maria la nascita di Gesù.
• I contadini credono ciecamente alle sue parole e si riuniscono per vedere la piuma.
Lo scherzo di Giovanni e Biagio

Due giovani burloni, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, decidono di fargli uno scherzo.

• Mentre il frate è fuori, gli rubano la piuma e la sostituiscono con carbone.


• Quando Frate Cipolla torna e apre la scatoletta, trova solo il carbone e capisce di essere stato
ingannato.
L’astuzia di Frate Cipolla

Anziché farsi smascherare, Frate Cipolla si inventa una storia ancora più assurda.

• Dice ai fedeli che, per volere divino, la piuma è stata sostituita con carboni sacri, gli stessi
su cui fu bruciato San Lorenzo (il santo famoso per aver detto "Girami, che da questa parte
sono già cotto").
• Con grande teatralità, presenta i carboni come una reliquia ancora più potente, convincendo
i fedeli a donare ancora più offerte.
Alla ne, anche Giovanni e Biagio, divertiti dalla sua astuzia, lo lasciano andare senza svelare la
verità.

🔍 Analisi della novella


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1. Satira contro la Chiesa e i predicatori

Frate Cipolla rappresenta la gura del prete imbroglione, che sfrutta la credulità popolare per
arricchirsi. Boccaccio critica la Chiesa, mostrando come molti frati pensino più al denaro e
all’inganno che alla fede.

2. La potenza della parola

• Frate Cipolla non è un uomo saggio o santo, ma sa parlare bene e manipolare le persone.
• Con un racconto ancora più incredibile, riesce a ribaltare la situazione a suo favore.
3. Il contrasto tra ingenuità e furbizia

• I contadini credono ciecamente a tutto ciò che dice il frate, mostrando l’ingenuità del
popolo medievale.
• Frate Cipolla, invece, è un abile oratore, che sa sempre come cavarsela.
4. Il gioco dello scherzo

• Giovanni e Biagio vogliono smascherare il frate, ma alla ne lui riesce comunque a


prendersi gioco di tutti.
• Il loro scherzo non distrugge Frate Cipolla, ma anzi gli permette di guadagnare ancora di
più.

💡 Signi cato e attualità della novella


• L’abilità nel parlare può salvare anche nelle situazioni peggiori.
• L’inganno e la credulità sono parte della società, ieri come oggi.
• Chi sa raccontare bene le storie ha potere, proprio come Frate Cipolla.

• Chichibio, pur essendo un servitore, riesce a tenere testa al suo padrone con l’arguzia,
mostrando che l’intelligenza non dipende dalla classe sociale.
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