DOPING
Con il termine DOPING che deriva dall’inglese to dope (drogare), si intende “l’uso improprio di
sostanze o metodi atti ad aumentare artificialmente le prestazioni fisiche, attraverso l’aumento
delle masse muscolari o l’incremento della resistenza alla fatica”. La legge afferma che è doping
anche “attuare una condotta fraudolenta che porti a modificare i risultati dei controlli sull’ uso di
alcuni farmaci o di alcune sostanze”.
Lo sport consente l’acquisizione di una serie di valori etici che possono essere racchiusi nel
concetto di “fair play”. Con tale termine, infatti, si vogliono esprimere i principi di onestà,
dignità, rispetto per i compagni di squadra, per gli avversari e per gli arbitri di [Link] sport
dovrebbe quindi essere un duello leale tra avversari di pari livello, ove vince chi mostra maggiori
abilità.Lo sportivo dopato è invece uno sportivo sleale e poiché lo sport è per sua natura il
superamento dei propri limiti, se per superare questi limiti bisogna utilizzare delle sostanze
vietate e molto pericolose per la salute...
STORIA Dai tempi delle Olimpiadi Antiche l’uso del doping era vissuto come una cosa
normalissima.
Quando nell’800 furono organizzate le prime gare di marcia di lunga durata, era noto a tutti che
gli atleti utilizzassero piante oppiacee ed altri prodotti, per migliorare le proprie performance,
come veniva dichiarato dagli stessi protagonisti delle competizioni. Lo stesso accadde nelle
prime gare di ciclismo e di boxe negli Stati Uniti: si racconta che spesso i ciclisti venivano colti da
allucinazioni e da pazzia, proprio a causa delle sostanze che assumevano: oppio e nitroglicerina.
Ai Giochi Olimpici di [Link] nel 1904, il primo caso clamoroso di doping fu quello dello
statunitense Thomas Hicks, vincitore della maratona: durante la gara, Hicks andò in crisi ed il suo
allenatore lo soccorse con un’iniezione. L’allenatore svelò poi che le iniezioni furono addirittura
due e che ognuna conteneva un milligrammo di solfato di [Link]’epoca non si tenevano in
nessun conto le conseguenze negative che il doping avrebbe potuto avere sugli atleti e l’uso di
queste sostanze non veniva assolutamente considerato come un modo di falsare la gara, ma
come qualcosa di lecito e necessario.
I massicci aiuti farmacologici ebbero però gravi effetti sulla vita di decine di uomini e donne fatto
di tumori, problemi di sterilità, aborti e devastazioni psicologiche. Alle ragazzine vennero dati
talmente tanti steroidi, che alla fine si ritrovarono imprigionate in corpi da uomini: ad esempio
Heidi Krieger, campionessa europea nel getto del peso, divenne Andreas a fine carriera.
LA LOTTA AL DOPING
La lotta contro il doping degli atleti di alto livello, iniziò dopo la morte del ciclista danese Knud
Enemark Jensen, alle Olimpiadi di Roma del 1960.
Il 26 agosto 1960 a Roma era una giornata molto calda, con punte di 42°C e si disputava la 100
Km. a squadre olimpica. A circa venti chilometri dall'arrivo Jensen cadde, vittima di un apparente
colpo di calore, fratturandosi il cranio. Venne subito trasportato in ospedale , ma entrò in coma
e venne dichiarato morto poche ore dopo. L'autopsia mostrò che la causa della caduta non era
stata una insolazione, ma un'intossicazione dovuta all'assunzione di una dose troppo forte di
[Link] CIO ed alcune Federazioni sportive internazionali e nazionali, nominarono una task
force medica per studiare delle strategie di contrasto al doping.
Le autorità politiche mondiali crearono la W.A.D.A. , l'agenzia internazionale antidoping, che
pubblicò il primo "CODICE MONDIALE ANTIDOPING", poi continuamente aggiornato fino
all'edizione del 2015. All'interno di tale codice è presente la "PROHIBITED LIST", dove sono
elencate le sostanze e i metodi proibiti in ambito sportivo.
LE SOSTANZE DOPANTI
GLI STIMOLANTI
Appartengono a questo gruppo le anfetamine, la cocaina e l’efedrina.
AZIONE: sono caratterizzate da un’azione eccitante, provocano euforia e false sensazioni di forza
e sicurezza nell’atleta. Agiscono a livello neurologico e permettono al corpo di non sentire la
fatica, eliminandone totalmente la percezione. Possono portare allo stremo, lasciando che lo
sforzo fisico superi i normali limiti fisiologici della persona.
EFFETTI COLLATERALI: provocano l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione
arteriosa, con aumento della temperatura corporea. Queste possono sfociare nell’infarto.
Causano inoltre insonnia, cefalea, rischio di emorragia cerebrale, allucinazioni e disturbi
psicologici che dalla depressione possono arrivare alla paranoia ed alla schizofrenia.
I NARCOTICI
AZIONE: vengono utilizzati per il trattamento del dolore cronico . Vengono impiegati nello sport
contro il dolore causato da traumi. Agiscono sul sistema nervoso centrale, provocando una falsa
sensazione di tranquillità e riducendo la sensazione di fatica.
EFFETTI COLLATERALI: sono molto pericolosi se utilizzati dagli agonisti. Non solo per un falso
senso di potenza di tipo psicologico, ma soprattutto per un elevato aumento della soglia del
dolore, che porta all’incapacità dell’atleta di percepire i danni che il proprio corpo subisce.
Inoltre sono in grado di indurre dipendenza.
GLI ANABOLIZZANTI
AZIONE: sono in grado di aumentare la massa muscolare e la potenza, stimolando la sintesi di
nuove proteine che costruiscono i muscoli. L’uso di queste sostanze, abbinato all’esercizio fisico,
può tradursi in un aumento della forza fisica fino al 40 % negli uomini ed in misura ancora
maggiore nelle donne.
Gli EFFETTI COLLATERALI sono molto gravi. L'assunzione in età prepuberale blocca in modo
irreversibile la crescita delle ossa lunghe. Nell’età adulta provocano azoospermia, impotenza e
ipertrofia prostatica negli uomini e ipervirilizzazione nelle donne. Si possono avere danni al
sistema cardiocircolatorio e tumori al fegato. Possono dare dipendenza e provocano iper-
aggressività dopo la somministrazione e depressione nelle fasi di astinenza.
I DIURETICI
I più utilizzati sono il furosemide e l’idroclorotiazide.
AZIONE: non sono in grado di migliorare le prestazioni degli atleti, ma sono utilizzati per favorire
l’eliminazione urinaria, con lo scopo di diminuire il peso corporeo o di diluire ed eliminare più
rapidamente altre sostanze dopanti, per cercare di sfuggire ai controlli.
EFFETTI COLLATERALI: possono provocare disidratazione, difficoltà respiratorie e aritmie
cardiache.
GLI ORMONI PEPTIDICI
Sono sostanze costituite da catene di aminoacidi o proteine. Fanno parte di questo gruppo
l’eritropoietina, la gonadotropina, l’insulina e l’ormone della crescita.
AZIONE: la loro azione consiste nell’aumento della massa muscolare, nel miglioramento
dell’utilizzo degli zuccheri da parte dei muscoli e nell’aumento del numero di globuli rossi.
EFFETTI COLLATERALI: possono provocare tumori, soprattutto al pancreas, deformazioni ossee,
insufficienza cardiaca ed alterazioni alla tiroide.
ERITROPOIETINA (EPO)
Fa parte degli ormoni peptidici.
AZIONE: è una delle sostanze illegali più utilizzate nel doping sportivo ed una delle più
pericolose. Questo ormone è prodotto dal rene per stimolare la produzione di globuli rossi da
parte del midollo osseo. E' un farmaco utilizzato per combattere le anemie e particolari tipologie
di emorragia. Gli atleti che assumono l’EPO lo fanno per aumentare il numero dei loro globuli
rossi, incrementando in questo modo il livello di ossigeno nei muscoli, allo scopo di ottenere
maggiore resistenza fisica.
EFFETTI COLLATERALI: i rischi risiedono nell’aumento della viscosità del sangue che si “addensa”
e non scorre quindi in maniera adeguata. Il rischio per la salute è altissimo e le patologie che
possono scaturire dall’utilizzo di quest’ormone sono gravissime: ipertensione, occlusioni
vascolari, ictus ed infarto.
ALTRE SOSTANZE VIETATE
• ALCOOL • CANAPA INDIANA E DERIVATI • CORTISONE • ANESTETICI LOCALI
METODOLOGIE PROIBITE
IL DOPING EMATICO
DI COSA SI TRATTA: detto anche "autoemotrasfusione", consiste nel prelievo, in un momento in
cui l’atleta non gareggia, di una certa quantità di sangue che viene conservato. Ciò costringe
l’organismo ad aumentare la produzione di globuli rossi. In prossimità della competizione,
vengono reinfusi i globuli rossi prelevati precedentemente, facendo aumentare la
concentrazione di emoglobina e quindi determinando un miglioramento della capacità del
sangue di trasportare ossigeno.
PERICOLI: innanzitutto l'atleta accusa una diminuita performance in allenamento nei giorni
successivi al prelievo e vi è il rischio che si formino coaguli di sangue dopo la reinfusione, con
possibilità di infarto, embolia ed ictus.
Inoltre l'autoemotrasfusione introduce nell'organismo importanti quantitativi di ferro, con il
rischio che questi vadano a compromettere la funzionalità di fegato, milza, pancreas e reni, già
provati dall'intensa attività fisica.
MANIPOLAZIONE FARMACOLOGICA, FISICA E CHIMICA
DI COSA SI TRATTA: consiste nella manipolazione, o tentata manipolazione, per alterare
l'integrità e la conformità dei campioni raccolti in occasione di Controlli Antidoping. Ad esempio:
cateterizzazione, sostituzione e alterazione di urina.
ALCUNI CASI FAMOSI
ALEX SCHWAZER
E' un atleta italiano specializzato nella marcia, campione olimpico della 50 km a Pechino 2008.
Dopo essere risultato positivo ad un controllo anti-doping alla vigilia dei Giochi olimpici di
Londra 2012, venne squalificato dal Tribunale Nazionale Antidoping fino al 29 aprile 2016. Alex
Schwazer ha confessato davanti ai magistrati di Bolzano di aver assunto sostanze proibite già
dall’estate del 2011, e di aver collaudato il suo "piano doping" per Londra assumendo
eritropoietina dal 20 febbraio del 2012. Rientrato in attività in occasione dei Mondiali a squadre
di marcia 2016, vince la 50 km ottenendo la qualificazione per i Giochi olimpici di Rio de Janeiro
2016. POI 2016 viene comunicato che Schwazer risulta nuovamente positivo ad un controllo
anti-doping su un campione di urine prelevatogli in un controllo a sorpresa il 1º gennaio 2016 (la
sostanza dopante sarebbe testosterone). Lui nega la veridicità di ciò perché il test effettuato il 1°
gennaio hadato esito negativo e la stessa provetta ritestata il 12 maggio abbia dato esito
positivo. Il Tribunale federale svizzero ha respinto la richiesta di sospensione della squalifica di 8
anni decisa nel 2016. Per Alex Schwazer è definitivamente tramontato il sogno dei giochi
olimpici di Tokyo, che inizieranno il prossimo 23 luglio.
Andreas Krieger
Cominciò la carriera a 13 anni, iscrivendosi a una scuola per giovani atleti sponsorizzata
dalla polizia segreta del regime. Nel 1981, a 15 anni aveva già un fisico possente, ed era in
grado di lanciare il peso ad oltre 14 metri,[3] arrivò poi a 16 metri nel 1982,[4] per arrivare due
anni dopo a 20 metri.[3] A 18 anni Heidi aveva una voce profonda e l'aspetto di un ragazzo.
[2]
Nel 1986 vinse la gara di getto del peso femminile ai Campionati europei di atletica
leggera a Stoccarda con un lancio di 21,10 metri.
Nel 1991 per problemi fisici la sua carriera si avviò al termine. Durante la sua carriera le
furono somministrate, come accadde a molti atleti della Germania Est, sostanze dopanti,
come l'Oral-Turinabol uno steroide prodotto dalla Jenapharm, azienda di Stato: i documenti
scoperti dopo la caduta del Muro di Berlino dimostrano che alla Krieger ne furono
somministrati, in un anno 2.590 milligrammi.[2]
Krieger cominciò a sviluppare tratti prettamente maschili, anche a causa degli effetti
collaterali causati dalle sostanze dopanti. Nel 1997 si sottopone all'intervento per cambiare
sesso, assumendo successivamente il nome Andreas.[5] Krieger è sposato con l'ex nuotatrice
Ute Krause.
IL CASO RUSSIA
Il professor Richard McLaren, commissario dell’agenzia mondiale antidoping (WADA), ha
accusato la Russia, di aver promosso e coperto, tramite il ministero dello Sport, l'agenzia
nazionale antidoping e i servizi segreti, un vasto programma di stato volto a somministrare
sostanze dopanti agli atleti della nazionale, in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi del
2014. Quelle rivelazioni hanno aggravato la situazione già complicata della Russia nello sport
internazionale e contribuito significativamente all’esclusione parziale della sua nazionale dalle
Olimpiadi di Rio de Janeiro.
Oggi McLaren e i suoi collaboratori hanno confermato tutte le principali accuse rivolte alla
Russia nel primo rapporto, e hanno affermato che più di mille atleti russi di trenta diverse
discipline sportive, dall’atletica al calcio, sono stati parte di quel programma dal 2011 al 2015.
La Russia ammette "finalmente" il doping, ma nega che si sia trattato di "doping di Stato".
Un'ammissione "incompleta e tardiva" davanti ai risultati innegabili dell'inchiesta voluta da
Resta questo "piccolo passo avanti", motivato da ragioni politiche.