Arte
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PAUL CÉZANNE
Nacque nel meridione della Francia nel 1839 da una famiglia benestante. Nel 1861 riuscì
a trasferirsi a Parigi, dove studiò pittura, cercando per tutta la vita e di far accettare le sue
opere ai Salons ufficiali ma ricevette solo rifiuti a causa delle significative differenze
rispetto agli impressionisti. Da loro Cézanne recupera la pittura en plein air e la ricerca
della massima luminosità dei colori ma il suo obiettivo era il raggiungimento della verità
essenziale delle cose, per cui non si sentì mai pienamente soddisfatto di sé stesso e delle
sue opere, che riteneva sempre imperfette. È successo arrivò solo due anni prima della
morte quando il Salon d’Automne gli dedicò un’intera sala. Morì nel 1906. Il suo disegno
era caratterizzato da linee ondulate che si sovrapponevano a delimitare i contorni, mentre
il tratteggio rapido definiva le zone in ombra e modellava i volumi.
Dipinta nel 1890, la tela rappresenta 10 giovani uomini nudi o semi nudi in riva al fiume,
mentre fanno un bagno o si apprestano a tuffarsi. L’artista mostra interesse per la struttura
del dipinto, che rivela una forte architettura e una decisa prospettiva, Di cui il solido
geometrico è suggerito dall’inclinazione del giovane seduto a sinistra e di quello
all’estrema destra. La struttura conica e la modulazione dei colori che impiega l’artista,
rendono palpabile la presenza dell’acqua e conferisce all’opera una certa profondità,
rafforzata dalla presenza dei contorni. Il giusto rapporto tra i colori genera una
compenetrazione che conferisce un sicuro equilibrio cromatico all’opera, Trattamento del
colore che Cézanne definiva appunto “modulazione” e cioè, giusto rapporto dei toni.
I GIOCATORI DI CARTE
Con quest’opera, Cézanne supera totalmente l’impressionismo poiché capisci che tutto ciò
che ci circonda va rappresentato con qualcosa di perfetto (cioè la geometria) perché la
natura lo è.
I due uomini seduti in un’osteria di paese che stanno giocando a carte davanti ad uno
specchio sono trattati in modo estremamente geometrico; lo specchio è opaco e la
concentrazione dell’artista cade solo sul tavolo e sui giocatori. Il modo in cui esse sono
rappresentati li avvicina a manichini inanimati poiché Cézanne decise di isolare i puri
volumi; alla forma sferica del cappello del giocatore di destra corrisponde il cilindro del
cappello di quello di sinistra mentre i volumi cilindrici delle maniche si congiungono alla
gran massa squadrata pesante delle giacche. Troviamo poi altre forme geometriche come
il cilindro della bottiglia di vino, il parallelepipedo che forma il tavolino e i risvolti rigidi della
tovaglia. I colori sono principalmente il verde e i toni bruni, i quali contribuiscono alla resa
volumetrica disponendosi quasi come pezzature sulle superfici.
GEORGES SERAUT
Nacque a Parigi nel 1859 da una famiglia agiata e compì i suoi studi in una scuola d’arte
per poi passare a quello delle belle arti, dove apprese le nuove teorie sulla classificazione
dei colori e sul contrasto simultaneo dal chimico Chevreul. Le teorie di quest’ultimo si
basavano sulla cromatica e cioè su quella scienza che studia la ricomposizione retinica
dovuta al contrasto simultaneo, per la quale l’accostamento dei colori complementari porta
alla loro esaltazione. Da questo punto di partenza mise a punto la tecnica divisionista, che
consisteva nell’accostamento di colori puri ritenuti fra loro diversi, che causa della
ricomposizione retinica da lontano risultavano un unico colore. Tale modo di operare
avrebbe assicurato la massima luminosità, poiché i colori erano tenuti divisi, e la loro
fusione al solo guardarli. Da qui nasce il puntinismo, Anche se la pittura di Seraut viene
definita neoimpressionista, o impressionismo scientifico, poiché il suo obiettivo era dare
dignità scientifica all’impressionismo lirico.
Contrariamente alla tecnica impressionista, quest’opera chiese due anni di lavoro anche
se il soggetto è ancora una volta impressionista: il divertimento borghese presso
un’isoletta della Senna. Uomini e donne donne passeggiano o sono distese all’ombra, da
soli o in coppia e sono resi con una tecnica di stesura del colore per la quale Seraut ha
applicato un numero pressoché infinito di puntini, tenuto conto la teoria del contrasto
simultaneo e il cerchio cromatico per ottenere luminosità. Tutta la scena è dominata da
una sensazione di calma e assoluto silenzio, oltre che a un innaturale immobilità in cui il
caos è solo apparente poiché tutti gli elementi sono distribuiti geometricamente e i loro
rapporti reciproci sono studiati, armoniosi e sorrette da un ordine severo. un gruppo
piramidale è composto seguendo l’inclinazione delle diagonali del rettangolo di sinistra e la
realtà e la somiglianza al vero si riducono anche esse a pure apparenze.
PAUL GAUGIN
Nacque a Parigi nel 1848 ma viaggiò molto tra l’Europa, il Sudamerica, l’Oceania e il Perù.
Dopo essersi avvicinato alla pittura agli inizi degli anni 70 e agli impressionisti, Si trasferì in
Bretagna desideroso di una vita semplice, libera, primitiva e senza condizionamenti di una
cultura soffocante.
Dopo essere tornato in patria e aver vissuto per un breve breve periodo con Van Gogh,
vendette tutti i suoi beni per trasferirsi a Tahiti in cui venne imprigionato poiché si oppose
alla politica razzista del governo francese. Morì nel 1903. il suo modo di dipingere pone
un’attenzione alle culture artistiche dei popoli extra occidentali (continua ricerca dell’Eden=
primitività) e conduce un’investigazione intorno ai temi di matrice simbolista che lo
conduce a radicali innovazioni stilistiche.
AHA OE FEII?
L’isolamento nell’isole Tahiti Segna l’ultimo approdo della pittura di Gauguin. Egli si dedica
con compassione allo studio della cultura locale e con quest’opera vuole trasmettere un
episodio che aveva vissuto in prima persona: due sorelle sulla spiaggia avevano appena
fatto il bagno e parlavano di amore di ieri e di progetti d’amore di domani. Probabilmente
l’artista, con il titolo proposto, faceva riferimento al fatto che le sorelle erano entrambe
attratte dallo stesso uomo che si dimostrava interessato a ciascuna delle due. Sulla
spiaggia rosa vediamo una ragazza distesa supina mentre l’altra è accovacciata; tra le due
si crea un contrasto immediato poiché sono l’una il rovescio dell’altra. I corpi bruni
sprigionano una forte carica erotica e sono trattati sinteticamente, mentre il paesaggio è
reso in maniera antinaturalistica.
Poco prima del suicidio cominciò a lavorare questa tela che avrebbe dovuto essere il suo
testamento spirituale. si tratta di un dipinto ad andamento orizzontale i cui bordi superiori
recano a destra la firma e la data di esecuzione, mentre a sinistra il titolo. Nelle intenzioni
dell’autore il dipinto doveva suggerire l’effetto di un affresco con gli angoli rovinati,
realizzato ad una parete d’oro. In una radura sono raccolte persone, animali e la statua di
una divinità indigena; i personaggi sono disposti secondo uno schema a doppia piramide
in sequenza, che stabilisce rapporti armoniosi tra le varie componenti, mentre l’ambiente è
definito da alberi, una linea blu scuro per l’orizzonte e dallo specchio d’acqua verso le
montagne. L’opera propone grandi quesiti della storia dell’umanità tanto che il ciclo
dell’esistenza umana trova rappresentazione nella figura del neonato (nascita), delle
giovani al centro (vita) e dell’anziana a sinistra (morte). L’unico uomo presente nella tela,
intento a raccogliere il frutto, fa riferimento al momento migliore della giovinezza (parte
migliore dell’esistenza) o al concetto ebraico-cristiano della caduta e del peccato; per
questo il dipinto risulta la sintesi tra elementi religiosi occidentali e presenze orientali.
I MANGIATORI DI PATATE
Van Gogh rappresenta all'interno di una poverissima cucina, 5 contadini che stanno
consumando il loro pasto serale a base di patate e di caffè nero, immersi in un ambiente
oscuro appena rischiarato dal lume di una lampada a petrolio. Le loro mani sono nodose,
che sta a indicare il fatto che sono stati nei campi e I loro volti quasi deformi, scavati dalla
fatica. Tutto ciò riflette l'idea di pittura che Van Gogh, ovvero una pittura che deve
esprimere in modo violento ciò che vuole rappresentare, ovvero la realtà. L'ambientazione
è sostenuta da una prospettiva approssimativa, che si fonda sulla disposizione del tavolo
in primo piano. Dalla misera abitazione si vede solo un mobile in basso a destra su cui è
appoggiato una teiera, e al di sopra della donna che versa il caffè una mensola con
stoviglie di legno e una stampa raffigurante una crocifissione, segno della fede dalla
famiglia contadina. Dalle finestre penetra solo il nero della notte e i colori di quest'opera
son tutti terrosi e pastosi e se limitano per esempio al marrone, al verde cupo. Mostra
quest'opera un Van Gogh compassionevole e disposto ad affrontare i temi sociali più
scottanti, pronto a descrivere la vita aspra e dura dei contadini.
AUTORITRATTI
Il trasferimento a Parigi nel 1886, con l'impatto con l’ambiente impressionista, rivelarono a
Van Gogh un mondo nuovo, fatto di nuovi colori e di luci. La teoria divisionista di Seraut fu
la base del nuovo modo di dipingere. Ciò è notabile grazie all'autore con cappello di feltro
grigio, in cui si rappresenta in giacca, e insieme al volto è rappresentato con rapidi tocchi
di colore accostati l'uno con l'altro. L'opera è realizzata con pennellate di media lunghezza,
ordinate secondo una delle diagonali del cartone e vanno dall'alto a destra in basso a
sinistra. Lui accosta colori complementari. In questi autoritratti rappresenta la sua
condizione frustrata.
In quest'opera Van Gogh rappresenta in maniera essenziale, con totale assenza di ombre
proprie, la sua camera ad Arles. L'opera è organizzata prospetticamente ed è facilmente
individuabile il punto di fuga.
L'assenza di figure umane non comporta che la camera sia vuota, anzi è parlante. ci sono
gli ideali artistici di van Gogh, i suoi vestiti, e i suoi occhi che vedono ciò che ha sistemato
con cura. Accosta il colore giallo al viola, il rosso al verde, il blu all'arancione per
raggiungere il massimo grado di luminosità con la quarta coppia di colori che accosta che
sono il nero e il bianco.
NOTTE STELLATA
La pace divulgata nei dipinti del periodo di Arles fu di breve durata tanto che nel 1889
l’artista si fece ricoverare volontariamente nella struttura per alienati mentali vicino a San
Remy, anche se ci rimase per poco più di un anno. Le tele di questo periodo accolgono
significati simbolici, mentre i colori consentono una tecnica prossima alla modellazione;
notte stellata infatti un’opera che si coglie con immediatezza, di grande fascino, dal forte
potere evocatore, di natura molto profonda e complessa. In primo piano l’artista colloca
l’alto è scuro cipresso, albero tipico del viale cimiteriale, alle spalle del quale in una piccola
valle si adagia un paesino dominato dalla cuspide di un campanile. Sulla destra vi sono gli
ulivi mentre sul fondo le alte colline raggiungono in diagonale il dipinto e lasciano ben
visibile la maggior parte della tela, che l’artista occupa con la rappresentazione di un cielo
notturno. In quest’ultimo egli colloca delle enormi palle infuocate che pare possono
scagliarsi sul paesaggio da un momento all’altro, a causa di un forte vento vorticoso. Il
cipresso risulta quasi l’aspirazione all’infinito, poiché così lungo e stretto pare possa
collegare la terra a Dio, Il paesaggio a prima vista idilliaco e riconciliante sembra quasi
pacificante ma nasconde tormenti profondi, messi in evidenza dalle palle infuocate che
rappresentano l’anima irrequieta dell’artista, il quale riprende la visione romantica della
natura terribilmente grandiosa e sublime.
durante il periodo in cui si slanciò la seconda rivoluzione industriale, che mise le basi
all'accelerazione del progresso umano, aprirono le porte a nuove miserie nuove povertà.
Con le fabbriche la manifattura si un proletariato urbano soggetto a condizioni di lavoro
disumane, costretto a dormire nelle grandi città industriali .la ricerca di soluzioni fece
nascere partiti come il socialismo e ad elaborare teorie radicali come quelle di Marx. Ciò
portò grandi scontri tra borghesia e proletariato, Che in quel periodo fu la classe sociale
protagonista del suo tempo, estremamente dinamica e produttiva consapevole della
propria forza è assai determinata a difendere la sua posizione ormai dominante. In questo
periodo le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche portarono a una costante
crescita economica che si compì in tutti i settori del sapere. Anche l'arte rinuncia a essere
solo elitaria, diventando fonte di ispirazione per gioielli, arredi, tappezzerie.
ART NOUVEAU
KUNSTGEWERBESCHULE
Fondata nel 1867 è la scuola d'arte mestieri che è pubblica per l'istruzione di nuove figure.
Offro un bagaglio di nuove conoscenze tecniche relativa all'uso dei materiali e di nuove
conoscenze indispensabili per la progettazione di oggetti destinati alla produzione
industriale volte ad elevare la qualità estetica degli oggetti.
LA SECESSION
gruppo nato nel 1897, con a capo Klimt, E volta hai vocare una forte volontà di
cambiamento, espressione del nuovo impegno artistico e sociale dell'arte moderna.
Viene progettato da Olbrich, che diviene uno spazio espositivo alternativo, il centro più
importante e innovativo di tutti gli avvenimenti artistici culturali di Vienna. Olbrich viaggio in
Italia e in altri paesi del Mediterraneo dove si interessò all’architettura tradizionale di quei
luoghi. Questo edificio è uno tra i più rappresentativi dell'art nouveau.
È formato da una pianta quadrata, che dà origine a un semplice contenitore che si
presenta esternamente con le pareti lisce e quasi disadorne ad eccezione del fregio
floreale dorato, nelle quali porte e finestre si aprono con tagli netti e decisi senza più
cornici. La grande invenzione decorativa è un'ampia ma leggera struttura di forma sferica,
pur richiamando il volume di una cupola, non ne ha comunque questa funzione. è
realizzata con motivi di foglie di alloro in rame dorato, che contrasta la chiara e compatta
massa muraria sottostante.
GUSTAV KLIMT
È uno dei maggiori esponenti della secessione viennese, nato a Vienna dimostra fin da
giovanissimo di avere una forte inclinazione artistica e scelse non di partecipare
all'accademia di Belle Arti, ma frequentò la scuola d'arte e mestieri della capitale austro
ungarica. Egli ottenne una fama immediata diventando il maggior esponente della
secessione. Se ne staccherà solamente quando raccoglierà intorno a sé la cosiddetta
mostra d'arte, un gruppo di artisti che si presenta al pubblico con una grande mostra, una
vera e propria secessione dalla secessione. Egli visitò anche Ravenna dove
approfondisce la conoscenza allo studio dei mosaici del tempo bizantino. La sua ultima
attività coincide con gli anni della Prima guerra mondiale. Riceve un insegnamento basato
sullo studio del nudo e del punto la sua produzione grafica, in particolare quella degli anni
giovanili, rivela l'esercizio attorno alle tematiche dell'arte italiana del Rinascimento. si tratta
perlopiù di nudi femminili, caratterizzati da una morbida curva di contorno e carichi di una
forte componente erotica.
LA FIGURA FEMMINILE
L'interesse per la figura umana e per il nudo femminile caratterizza la gran parte della
produzione pittorica di Klimt. Il pittore si indirizza verso un disegno armonico, arricchito da
un preziosismo quasi gotico, dove il gusto per la decorazione appare fortemente orientato
alla bidimensionalità.
GIUDITTA E SALOMè
Questo gusto decorativo è già evidente in Giuditta I , raffigurazione della giovane vedova
ebrea che, con l'inganno, sedusse e poi uccise il generale assiro Oloferne. L'eroina
splendidamente agghindata e vista in perfetta frontalità, se ne sta immobile, con gli occhi
socchiusi e le labbra dischiuse in atteggiamento quasi di sfida, mentre piegando il braccio
destro mostra la testa mozzata di oloferne, che si intravede in basso a destra. Il volto della
donna è incorniciato da un alto collier tempestato di gemme di gusto art noveau e dalla
massa scura e vaporosa di capelli ricciuti. Non c'è linea di contorno e il corpo sfuma
delicatamente e quasi si confonde con lo sfondo. A rendere il dipinto ancora più prezioso è
il fondo oro. Sull'oro insiste un disegno geometrico elementi naturalistici estremamente
semplificati e stilizzati. La cornice realizzata da suo fratello e decorata a sbalzo nella parte
alta con la scritta judith ynd holofernes.
Il soggetto biblico diventa secondario, infatti, i protagonisti della tela sono il corpo
seminudo dell'eroina, appena parzialmente coperto dal velo azzurro con ornamenti dorati,
è il potere incantatore del suo sguardo, un inno alla bellezza femminile, la
rappresentazione della femme fatale, cioè di una personalità femminile seducente, forte e
dominatrice. Un'opera del 1909 intitolata Giuditta II, presenta invece un corpo quasi
snodato, proteso verso sinistra, che rivela un definitivo passaggio dalla prescelta dal cielo
per compiere una missione salvifica all'incarnazione della passione che sconfina nella
morte di salomè
Nel periodo successivo ai suoi viaggi a Ravenna, incomincia ad usare l'oro in foglia nel
cosiddetto periodo aureo. Proprio come nei mosaici ravennati le tessere dorate avevano
creato l'illusione di una ricchezza e di una potenza inesistente nell'Impero Romano
agonizzante, allo stesso modo l'oro nei dipinti di Klimt sembra suggellare la fine di
un'epoca, segnando gli ultimi giorni del dominio asburgico il definitivo tramonto della belle
époque. Uno dei più importanti opere di questo periodo è il ritratto di Adele, che anche uno
tra i suoi più importanti ritratti femminili. Il dipinto fu requisito dai nazisti, però al termine
della Seconda guerra mondiale fu esposto A Vienna, diventando il simbolo della Austria
felix. In quest'opera il pavimento verde contrasta con la foglia d'oro della grande tela,
mentre la fascia quadrati neri e bianchi suggerisce l'effetto delle tessere di un mosaico
splendente. Il formato che è quadrato della tela contribuisce alla qualità ornamentale del
dipinto. La figura femminile si smaterializza in un insieme geometrico in cui l'abito con
motivi a occhi, che è un'evidente allusione all'occhio della pittura egizia, quadrati, spirali e
piccoli triangoli si fondono con la tappezzeria a successioni di girali dei braccioli della
poltrona e con i disegni dello schienale curvilineo contro il quale sono appoggiati dai
cuscini. La spalliera si apre a campana e definisce una sorta di grande aureola attorno al
busto della giovane donna. La parte dell'abito decorata a occhi e triangoli si conforma a un
contorno di linee curve che disegnano il corpo di Adele, ma che allo stesso tempo
partecipano a far dubitare che la ricca signora viennese sia davvero seduta e non invece
in una posa stante.
IL BACIO
Anche quest'opera risente del preziosismo decorativo basato sull'impiego dell'oro in foglia.
La tela che di formato quadrato, mostra due amanti abbracciati che si stanno baciando.
Inginocchiati su uno sperone fiorito, quasi in bilico su un vuoto dorato, sono circondati da
un'aura d'oro che si mischia a fiori azzurri, gialli e viola. Sono presenti le teste e le mani
dei due, le gambe e i piedi della donna, tutto il resto è colore ma soprattutto oro. La veste
dell'uomo è ornata rettangoli dorati, alternati ad altri scuri e grigi. Nel caso della donna che
si abbandona l'abbraccio chiudendo gli occhi, hai il corpo che identificabile grazie al
trattamento dell'oro a onde e con l'inserzione di ovali di colore con ornamenti ad anelli.
Entrambi hanno le teste coronate di foglie e di fiori, a simboleggiare uno stato primordiale
in cui nulla esiste se non attraverso la forza creatrice dell'amore dell'eros.
DANAE
È un olio che riprende un tema affrontato nel corso dei secoli. Qui il corpo della giovane
figlia del re di Argo si modella in una spirale elittica, racchiusa dal perimetro della tela. Il
corpo stesso pare addirittura adattarsi, deformandosi, al formato della tela. Abbandonata
nel sonno e nuda e una grande massa di capelli Rossi le incornicia testa e spalle. Il tronco
della ragazza è sfiorato da un velo violaceo a disegni circolari. Le cosce sono grandi che
tendono a sottolineare l'eroicità del dipinto. Le gambe sono flesse verso il ventre mentre il
flusso di una pioggia d'oro scivola su di lei, Che sta a indicare la metamorfosi di Zeus che
ideò questo stratagemma per arrivare a lei e fecondarla. Il dipinto quindi si carica anche di
significati mitici e simbolici nelle opere di Klimt.
Agli inizi del Novecento sotto l’ottimismo della bellè epoque cominciavano a nascere le
prime tensioni che portarono alla Prima guerra mondiale. La teoria dell’inconscio di Freud,
quella della relatività di Einstein e lo slancio vitale di Bergson contribuirono al crollo
dell’ottimismo e portarono l’arte a trovare ispirazione, non solo nella realtà realtà sensibile,
ma anche quella più interiore dell’artista; così come la scienza, anche l’ambito artistico si
apre ad un universo di ricerche e di sperimentazioni ma tentate prima. Così nascono le
avanguardie storiche con cui si fa riferimento alle pattuglie di ardimentosi innovatori che
procedono in avanscoperta, aprendo l’arte a nuovi spazi di ricerca. Gli artisti si riuniscono
in gruppi e movimenti fondandosi su manifesti programmatici e fondono il concetto stesso
di arte. Tra l’avanguardie storiche troviamo il movimento dei Fauves, il cubismo,
espressionismo, futurismo, metafisica e surrealismo; accomunati dalla volontà di rottura
con forme, idee e convenzioni precedenti. Questa contestazione dei valori artistici
consolidati tradizionali, talvolta, poteva anche sfociare nell’utopia poiché al centro vi era la
libertà individuale e la dimensione soggettiva. Questa fervida stagione creativa verrà
spezzata dallo scoppio della Prima guerra mondiale, con cui il clima culturale cambia
radicalmente.
FAUVES
Nel 1905 la terza edizione del Salon d’Automne espone sulle pareti della sala centrale un
gruppo di giovani artisti, tra cui Hentri Matisse. Esse vengono definiti “Fauves”, e cioè
belve, poiché al centro della sala vi erano opere di gusto quattrocentesco per questo
Vauxcelles scrisse “Donatello fra le belve”. Tale aggettivo venne subito accettato dal
gruppo anche se non divennero mai un movimento definito e unitario; furono solo
accomunati da alcune convenzioni comuni: bisognava dipingere solo in relazione al
proprio sentire interiore, bisognava esprimere sé stessi, la pittura doveva essere istintiva e
immediata, il dipinto si deve costruire con superficie intensamente colorate che esprimono
il senso della luce, il colore va svincolato dalla realtà. Con loro si ha la prima vera rottura
con l’impressionismo e il divisionismo; la stagione dei Fauves fu molto breve ma di grande
intensità.
HENRI MATISSE
Nacque in Francia nel 1869, iniziò gli studi nella città natale ma si scrisse poi ai corsi di
legge a Parigi. Una malattia lo costringe a letto e inizia a dipingere come passatempo e
convintosi che la pittura sia la sua vera vocazione studia presso l’Accademia private. Dopo
l’esperienza con i Fauves compie molti viaggi fino ad affiancare alla pittura anche la
scultura e la grafica. Dopo l’influenza dell’impressionismo, del post-impressionismo e del
divisionismo, l’artista arriva ad un’arte dell’equilibrio, della purezza e della serenità.
L’opera, esposta al Salon d’Automne del 1905, non fu del tutto compresa quindi altamente
criticata. la donna ritratta di tre quarti che volge lo sguardo all’osservatore e la moglie
dell’artista, e si mostra nel suo ricco e sovrabbondante abbigliamento borghese dominato
da un fastoso e monumentale cappello. Per dare rilievo utilizza colori forti e decisi, stesi
sia puri che in unione con altri, ma senza nessuna verosimiglianza cromatica con l’oggetto
ritratto poiché con il colore vuole modellare le masse e creare le ombre. Una linea scura e
sfrangiata sottolinea i contorni di alcune parti della figura che talvolta vengono resi per
contrasto delle chiazze di colore con lo sfondo. Con quest’opera l’artista voleva condurre
una forte critica sociale, sottolineando che una donna borghese poteva essere associata
con una prostituta, visto che l’elemento che le differenziava era semplicemente la
presenza della camicia sotto il corsetto (le borghesi avevano una camicia per nascondere
il seno mentre le prostitute no); dettaglio che poteva essere nascosto da un semplice
ventaglio, che nell’opera vediamo appena percepibile.
MUNCH
Edvard Munch nacque nel 1863 in Norvegia, e si trasferì presto a Oslo. La sua infanzia fu
segnata da eventi traumatici: perse la madre a soli cinque anni e, anni dopo, anche la
sorella maggiore a causa della tubercolosi. La sua stessa salute era fragile, e le frequenti
malattie lo costringevano a lunghi periodi di riposo, durante i quali si avvicinò al disegno.
Nel corso della sua vita si trasferì in diverse città europee. Visse a Parigi, dove studiò l'arte
degli impressionisti e post-impressionisti, e a Berlino, dove entrò in contatto con l'ambiente
simbolista e dell’Avanguardia. Durante questo periodo sviluppò il suo stile inconfondibile,
caratterizzato da una forte espressività e dall'esplorazione di temi come l'angoscia, la
solitudine e la morte. Nel 1908, a causa di un esaurimento nervoso, fu ricoverato in una
clinica a Copenaghen. Dopo il trattamento, tornò in Norvegia, dove continuò a dipingere,
dedicandosi anche a opere murali. Durante il regime nazista, nel 1937, i nazisti
considerarono la sua arte "degenerata" e rimossero 82 delle sue opere dai musei
tedeschi. Tuttavia, a differenza di altri artisti perseguitati, Munch riuscì a mantenere le sue
opere e continuò a lavorare in Norvegia fino alla sua morte nel 1944. La sua pittura, intrisa
di emozioni profonde e simbolismi, lo rese uno dei precursori dell'Espressionismo,
influenzando profondamente l'arte del XX secolo.
LA FANCIULLA MALATA
Opera che fu capace di destare critiche e scandalo già nella prima versione e la fanciulla
malata, dove ricorda la prematura scomparsa della sua sorellina Sophie. La scena
rappresenta una ragazza dai capelli Rossi in poltrona con le spalle appoggiate un'enorme
cuscino bianco. Vi è una figura femminile dal capo reclinato punto la fanciulla ha la testa di
profilo che guarda con tenerezza la donna che le accarezza la mano sinistra. Intreccio
delle mani è decorato da rapidi colpi di colore e la poltrona sembra compressa tra il
comodino e una parete da cui pende un tendaggio verdastro. L'unica luminosità proviene
dal cuscino e dal volto pallido della ragazza, che non è luce riflessa ma è come se la
federa e la pelle Manassero una luminescenza intrinseca. La sua tecnica prevede
l'alternanza di colori molto asciutti a stesure più corpose.
IL GRIDO
Appartenente alla serie “la paura di vivere”, Munch tocca Il vertice delle proprie possibilità
espressive. L'uomo in primo piano esprime il dramma collettivo dell'umanità intera. Il ponte
la cui prospettiva si perde all'orizzonte, richiama i 1000 ostacoli che ciascuno deve
superare della propria esistenza, mentre gli amici che continuano a camminare sono
incuranti dello sgomento individuale che rappresenta la falsità dei rapporti umani. L'uomo
in primo piano è alto e il suo urlo è un essere serpentinato, quasi senza scheletro, fatto
della stessa materia filamentosa con cui sono realizzati il cielo infuocato, composto da
onde sovrapposte di gialle rosso con sottile lingue di bianco e azzurro, o il mare
rappresentato. Al posto della testa vi è un enorme cranio, privo di capelli, come di un
sopravvissuto. Le narici sono ridotte a due fori e gli occhi sbarrati sembrano aver visto
qualcosa di abominevole. E l'urlo di chi si è perso dentro sé stesso e si sente solo, inutile e
disperato, sopraffatto natura prepotente matrigna.
ESPRESSIONISMO
Con questo termine gli autori fanno riferimento all’arte che esalta la dimensione soggettiva
della realtà attraverso un uso libro e talora esasperato di forma a colori. Questo
movimento, che si diffuse dal 1905 agli anni Venti del Novecento, è un fenomeno culturale
molto eterogeneo e articolato poiché si manifesta anche nella letteratura, nel teatro, nella
danza,…. L’espressionismo rappresenta il moto opposto dell’impressionismo poiché se
prima l’arte nasceva dal fuori al dentro ora si manifesta dal dentro al fuori; motivo per cui le
forme vengono spesso deformate ed eliminati tutti gli illusori artifici della prospettiva e del
chiaroscuro.
questo gruppo si fonda sul principio di Nietzsche, ovvero che l'uomo è ponte tra scimmia e
l'oltre uomo, ovvero un trapasso tra vecchio e nuovo. Nasce quando quattro studenti di
architettura dell'università di Dresda interrompono i propri studi per dedicarsi alla pittura
formando un gruppo di avanguardia diverso da quelli visti finora.
Vogliono rappresentare la realtà urbana e la marginalità sociale, tra cui i più importanti
esponenti come Kirchner e Heckel. Elaborano uno stile angoloso e tagliente, caratterizzato
da una semplice quasi geometrica realizzazione delle forme ed un rigoroso controllo del
colore. La loro arte varia dai nudi nel paesaggio o in interni, alle scene tratte dalla realtà
metropolitana, derivante anche dall'attenzione nei confronti dell'arte primitiva.
KIRCHNER
Dopo aver studiato architettura decide di dedicarsi a questa tipologia di arte punto si
trasferisce prima a Berlino e poi a Monaco dove entra in contatto con un'altro importante
gruppo tedesco di avanguardia. Già vittima di forte depressioni sin dalla fine della Prima
guerra mondiale, emesso alla berlina dai nazisti nella mostra dell'arte degenerata, muore
suicida l'anno successivo punto ha una formazione che attinge all'incisione del 500
tedesco e all'arte primitiva e al gusto per le stampe giapponesi. Ricava
dall'espressionismo coloristico di Gauguin e Van Gogh ma anche da quello di Munch.
realizzò nel 1914 un intenso olio che rappresenta delle prostitute in attesa virgola che
proprio in quegli anni aveva già più volte sperimentato. L'atmosfera è quella ambigua della
Sera, in una via di passeggio di Berlino. I bagliori giallognoli e verdastri dei lampioni a gas
gettano lame di luce che fanno meglio risaltare i lunghi abiti delle due donne. Sono
agghindate con pellicce vistose ed esagerati i capelli piumati, hanno volti imbellettati e
presentano contorni affilati. È possibile riconoscere chiare influenze dell'arte primitiva,
come se si trattasse di grandi maschere magiche. Interpreta queste dispensatrici di sesso
a pagamento come forme angolose e un po spettrali, simbolo grottesco del degrado
morale e dei sentimenti umani.
EGON SHIELE
Nacque nel 1890 in Austria comincio i suoi primi studi nella città natale ma si trasferisce
poi a Vienna per frequentare l’Accademia delle belle arti. Allo scoppio della prima guerra
mondiale viene chiamato alle armi, periodo a cui risalgono dei suoi dipinti più intensi. Al
termine del conflitto scoppia Vienna l’epidemia spagnola, di cui si ammalerà e che lo
porterà alla morte a suo 28 anni. Prevalentemente attratto dalla figura femminile, Shiele
sperimenta un approccio nuovo all’espressionismo; si rifà al gruppo degli Fauves e
rivendica il valore dell’esperienza interiore e dell’estrinsecazione violenta delle passioni e
dei turbamenti più profondi. Egli mette a nudo l’anima dei suoi personaggi, proiettando
autobiograficamente in essi le sue stesse irrequietudini fino a suscitare un grande
scandalo nella Vienna dei suoi tempi.
ABBRACCIO