Penale
Penale
Diritto penale del fatto o dell'autore? Codice penale del 1930 molto austero:
- art 1 CP, principio di legalità, “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come
reato dalla legge […]”;
L’ordinamento italiano quindi scegliere di perseguire i fatti, ma ogni ordinamento compie autonomamente le proprie
scelte.
L’art 56 CP si combina con le fs di delitto, creando altrettante fs di delitto tentate (le contravvenzioni non sono
punibili a titolo di tentativo); l’art 56 CP è fondamentale, senza di esso non si potrebbe punire il tentativo in virtù del
principio di legalità.
Il criterio di selezione dei fatti offensivi di beni giuridici operato dal leg fonda il principio di offensività, serve a
misurare quanto un det fatto metta in pericolo concretamente un det bene.
Offensività in astratto criterio che serve al leg per selezionare i fatti penalmente rilevanti e costruire la fs penale
su atti/fatti e che lo orienta nella loro descrizione;
Offensività in concreto deve orientare anche il giudice nel momento in cui si trova in una situazione per la quale
potrebbe rilevare che un fatto, pur essendo riconducibile a una fs astratta di reato, non arriva a raggiungere la soglia
minima di offensività (l’interpretazione del giudice non investe solo le norme, ma anche i fatti).
Principio di proporzione
A un det bene giuridico corrisponde una certa importanza nella società, si fanno corrispondere delle particolari
manifestazioni di aggressione e si deve graduare la pena rispetto al bene e rispetto alle aggressioni che esso subisce,
indipendentemente da esigenze di prevenzione generale (bilanciamento tra bene e offesa).
Es. art 131 bis CP, Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, c’è ampia discrezionalità del giudice per
cosa consista la particolare tenuità, ma ci sono comunque dei limiti imposti dalla legge all’opera dell’interprete.
Estremamente importante come criterio di selezione è scegliere di attribuire rilevanza penale a fatti offensivi di beni
giuridici che siano colpevoli: dei quali possiamo dire che vengono puniti perché il sogg ha volontariamente e
colposamente cagionato il fatto.
Viene messa al bando la cd responsabilità oggettiva, la responsabilità per un fatto o evento solo perché lo si è
cagionato
Non basta la causalità, non basta aver cagionato il fatto con la propria condotta; bisogna tenere in conto il
principio di colpevolezza.
Il fatto di reato sarà un fatto tipico (per cui si prevede una det fs descrivente l’aggressione a un bene
La sentenza 346/88 Corte costituzionale è considerata di riferimento per l’ignoranza della legge penale ex art 5 CP,
“nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale”; la Consulta ha dichiarato costituzionalmente
illegittimo l'art. 5 "nella parte in cui non esclude dall'inescusabilità della ignoranza della legge penale l'ignoranza
inevitabile". Ciò significa che il soggetto può considerarsi colpevole solo ove la conoscenza della norma penale fosse
possibile, ovviamente fermo restando il generale principio di solidarietà sancito nell'art. 2 Cost.., si ammette
l’ignoranza cd scusabile.
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Con riguardo alla colpevolezza abbiamo gli artt. 42 e 43 CP, che però non riportano esplicito il termine colpevolezza.
È comunque un termine oramai entrato nella dottrina e nella giurisprudenza, senza un appiglio normativo.
Colpevolezza penale ≠ colpevolezza processuale ex art 27 c.2 Cost. (“L'imputato non è considerato colpevole sino alla
condanna definitiva.”)
Parliamo degli stessi istituti, cioè responsabilità per dolo, colpa, preterintenzione, delitto doloso o colposo ecc.
colpevolezza
Elemento psicologico
Art 27 c.1 Cost come contrario della responsabilità oggettiva, la responsabilità penale è personale.
Possiamo distinguere tra fatto concreto e fatto descritto nella fs, il primo deve corrispondere, integrare la fs astratta
per essere definito fatto tipico, che ben risponde al principio di legalità.
- Condotta
- Evento
- Nesso causale tra i due
Reati a forma libera la condotta non rileva per il legislatore, conta l’evento causato (es. omicidio ex art 575 CP); si
predilige la struttura a forma libera per tutelare beni giuridici importanti quali la salute pubblica, l’incolumità
pubblica, l’ambiente, ecc.
Reati a forma vincolata rilevano sia la condotta che l’evento, le fs sono descritte più dettagliatamente, il leg
seleziona det comportamenti dannosi per quel bene, di valore minore rispetto a quelli tutelati con reati a forma
libera.
Ma non tutti i reati sono di evento, esistono i reati di condotta es. omissione di soccorso ex art 593 CP
Art 317 CP, concussione reato di evento, a forma vincolata, proprio, monosoggettivo, plurioffensivo.
Art 328 CP, rifiuto o omissione di atti di ufficio c.1 condotta attiva (rifiutare)
c.2 condotta passiva (omettere di compiere)
Art 575 CP, omicidio reato a condotta libera, non conta quella quanto conta l’evento morte.
Condotte descritte nella norma o no, che possono essere attive o omissive.
La condotta viene descritta negli articoli della parte generale es. art 42 CP fa riferimento alla condotta (azione e
omissione).
Artt 40, 41, 43 fanno riferimento all’evento, inteso come mutamento della realtà a seguito della condotta, a cui è
legato tramite il nesso causale.
Si fa sempre riferimento all’evento naturalistico? Evento naturalistico = conseguenza di una certa condotta e
mutazione della realtà
Es. art 43, delitto doloso o colposo, si fa riferimento all’evento in senso naturalistico? Se così fosse, si escluderebbero
i reati di condotta, nei quali si considera la condotta come evento giuridico.
Art 47, errore, “l’errore sul fatto che costituisce il reato”, l’errore è l’opposto del dolo quindi possiamo dedurre che
se il dolo si riferisce al fatto e a tutti i suoi elementi, la stessa cosa varrà anche per l’altro.
Rapporto di causalità ex artt 40 e 41, fa parte del fatto tipico e collega condotta ed evento.
L’art 40 non è molto esaustivo, ci si rifà a delle teorie e a leggi scientifiche. Deve essere sempre oggetto di prova in
giudizio.
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Quindi abbiamo due modi diversi di guardare alla struttura del reato, una concezione bipartita o tripartita di questo.
Ci sarebbe anche una terza concezione quadripartita proposta da Dolcini e Gatta nella quale emerge la punibilità,
perché la pena è ciò che garantisce un’azione, una punizione, quando presenti anche gli altri tre elementi.
Dall’impostazione bipartita si fa poi emergere l’antigiuridicità, prima considerata come in sé del reato, la sua essenza.
Averla estrapolata comporta che il fatto, oltre ad essere tipico e colpevole, viene realizzato in assenza di cause di
giustificazione (ex artt 50->54 CP e ex artt CC, norme descritte nel CP ma richiamate dall’ambito civile o amm.).
Aspetto formale, ma che travolge tutto l’ordinamento, è l’autonomia dell’antigiuridicità: se c’è una causa di
giustificazione, il fatto è lecito e quindi non perseguibile per tutto l’ordinamento, non potrà residuare una sanzione
di tipo diverso, non potrà essere erogata.
Se il fatto tipico è realizzato, ma per esempio in una situazione di legittima difesa, non ci saranno sanzioni di nessun
tipo.
Es. omicidio in contesto di guerra il fatto tipico è riscontrato in quello concreto, dopo di ciò interviene la causa di
giustificazione che in questo caso è l’adempimento di un dovere o esercizio di un diritto ex art 53 CP, non ci sarà
quindi antigiuridicità, nonostante il fatto concreto integri la fs astratta.
1) Fatto tipico
2) Antigiuridicità
3) Colpevolezza
4) Punibilità
Colpevolezza
Prima definita come elemento psicologico o soggettivo, concetti ricompresi nella colpevolezza. È la possibilità di
muovere un rimprovero a una persona che ha realizzato un fatto tipico e antigiuridico (la ratio).
a) Dolo
b) Imputabilità
c) Conoscibilità o possibilità di conoscere il diritto penale post ‘88
d) Assenza di cause di esclusione della colpevolezza aka inesigibilità
c) La conoscibilità o possibilità di conoscere il diritto penale si afferma dopo la sentenza della Corte costituzionale
364/1988 sull’articolo 5 CP, il quale dice che nessuno può invocare l'ignoranza della legge penale; l’art post 88 è da
leggere integrando il dispositivo della sentenza che accoglie parzialmente il quesito di incostituzionalità ammettendo
l'ignoranza scusabile quando inevitabile.
d) di realizzano delle situazioni in cui non si può esigere che ci si comporti come prescritto dalla legge penale
es. art 384 CP polizia cerca un soggetto presso il proprio domicilio e la madre mente per proteggerlo
pretendere un comportamento
Nell’inesigibilità non c’è nessun diritto, ma l’ordinamento ritiene di non poter esigere altrimenti. Resta un fatto
antigiuridico, ma l’ordinamento decide di astenersi dal perseguire antigiuridicità e colpevolezza, nonostante ci si
trovi in presenza di un fatto tipico.
Art 530 CPC fa riferimento ai casi in cui il fatto non sussiste ovvero in cui il fatto concreto non integra la fs astratta,
non si sono realizzati tutti gli elementi tipici richiamati nella norma;
o in cui il fatto non costituisce reato in cui, pur essendoci un fatto tipico, manca un elemento come il dolo o la
punibilità oppure manca l’antigiuridicità perché interviene una causa di giustificazione.
Tornando al fatto
Art 593 ter CP, interruzione di gravidanza non consensuale, è un reato a condotta libera;
art 314 CP, peculato, delitti contro la PA hanno tutti un incipit comune, hanno un elemento costitutivo della fs che li
rende reati propri, che richiedono una particolare qualifica del sogg che li compie.
Art 578 CP, Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale, reato proprio in quanto può essere compiuto
solamente dalla madre nei confronti del proprio neonato, in un momento preciso della vita di quest’ultimo, non ha
grande applicazione nell’ordinamento.
La persona offesa e l’oggetto materiale possono o meno coincidere, es. nell’omicidio coincidono, ma nel furto no.
Tutti gli elementi già visti potrebbero non bastare, serve quest’ultimo tassello.
Art 44 CP, Condizione obbiettiva di punibilità, non descritte dal legislatore, da interpretare, il giudice deve quindi
individuare elementi estranei alla condotta illecita, a questa però concomitanti o successivi.
Art 707 CP, Possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli, il presupposto è il possesso (condotta), ma la
condizione è il possesso ingiustificato, altrimenti non c’è punibilità.
Cause di estinzione del reato, intervengono dopo l’individuazione dei quattro elementi, es. le contravvenzioni hanno
l’oblazione ex art 162 bis; ci sono poi l’amnistia propria, la prescrizione, ecc.
A fronte di un reato perfetto, ci sono ragioni per cui il soggetto non viene punito.
Reati di evento, richiedono un nesso causale che colleghi l’evento alla condotta.
Norma definitoria art 40 CP, rapporto di causalità, non fondamentale perché c’è già l’art 27 Cost.
Art 40 c2 CP equivalenza causale, fondamentale per l’esistenza del reato omissivo improprio.
La condotta umana è un antecedente da cui scaturiscono conseguenze. L’art 40 c1 non è comunque esaustivo tanto
che ci si è dovuti appoggiare a teorie causali esterne, fino a che non si è trovata la tesi ritenuta basilare per
l’individuazione del nesso causale, la teoria condizionalistica aka teoria della condicio sine qua non, per cui gli
antecedenti sono stati la causa di un evento se, senza di essi, l’evento non si sarebbe verificato.
Lo schema dell’art 40 CP si aggancia a questa teoria perché sembra essere quella con maggiori garanzie. Questa tesi
ha ricevuto critiche diverse da chi avanzava le obiezioni, spingendo le teorie correttive della causalità alternativa e
della causalità addizionale.
Causalità alternativa es. voglio dar fuoco a una casa con una persona dentro e mentre lo faccio c’è anche un incendio
in avvicinamento, se io non le avessi dato fuoco la casa sarebbe comunque bruciata e la persona dentro morta.
Causalità addizionale es. Tizio e Caio avvelenano separatamente Sempronio, come si fa a sapere chi dei due pone in
essere l’antecedente essenziale alla produzione dell’evento morte? Entrambi, con condotte sovrapponibili ed
ugualmente letali.
Quindi la CSQN come schema di accertamento resta la migliore poiché avalla le criticità di questi due suoi correttivi.
Esempio talidomide: il giudice si affida a esperti del settore che si rifacciano a leggi scientifiche in grado di dimostrare
la correlazione tra assunzione del medicinale e malformazione dei feti (osservazione statistica).
Lo studio di un fenomeno può portare a un’osservazione statistica (con grado di verificabilità >100) o ad una legge
scientifica (legge con grado di verificabilità =100).
Grazie a questo caso si è capito che per studiare il rapporto di CSQN è necessario a volte affidarsi a leggi scientifiche
o esperti tecnici, il giudice non può da solo pronunciarsi sulla base dell’intuizione. Si consolida la tesi della
sussunzione sotto leggi scientifiche.
Affinamento dell’accertamento del nesso causale anche nel rispetto del principio di legalità, negli ultimi 20 anni
anche dalla Corte di Cassazione che, con delle sentenze ha definito quale livello di accertabilità è ammesso (sentenze
Musso, Di Cintio e Baltrocchi, in cui si decide che la legge statistica che viene in rilevanza nel caso concreto è
ammessa se ha un grado di probabilità medio-alto.
Sentenza Franzese per cui si può ammettere una legge statistica di grado medio-basso a condizione che venga
esclusa l’esistenza di qualsiasi altra serie causale.
Esempio della valanga a marzo sulle Alpi: un marzo sulle alpi un proprietario di impianto sciistico decide di aprire
nonostante le temperature in rialzo e il pericolo valanghe, la valanga si verifica, di chi è la colpa?
Dal punto di vista delle condotte umane ne vengono in considerazione due, quella di chi apre le piste e quella di chi
va fuori pista; queste due condotte porterebbero a indicare che il nesso causale è: una possibile
(pista apertasciatori vannoanche fuori pista)+temperature in aumento=valanga spiegazione causale
Si può anche ipotizzare un nesso causale diverso: il fatto che il ghiacciaio non fosse più come prima fa supporre che a
provocare la valanga è stato il pezzo distaccatosi dal ghiacciaio e non l’attività sciistica; questa ipotesi va per la
maggiore e si verificò infatti che era andata così.
Si può ragionare poi sul profilo della responsabilità che il proprietario della pista ha nei confronti degli sciatori rimasti
vittima della valanga, ma l’accertamento della colpevolezza è uno step successivo: l’apertura delle piste sicuramente
non è la CSQN della valanga, ma potrebbe rimanere come fattore causale o concausa.
Si abbassa il criterio di accettabilità della legge scientifica, a certe condizioni, ma gli autori restano perplessi a
riguardo, lo ritengono un passo indietro e un fenomeno che va a erodere la rigorosità del criterio di ammissibilità.
La sentenza Franzese è applicabile anche a prescindere dal fatto che entri in gioco una legge scientifica
Sentenze Franzoni e Stasi, in entrambi non si trova fisicamente l’arma del delitto, nonostante la ricostruzione, e
questo rende doppiamente difficile la ricostruzione del nesso causale.
Omicidio colposo plurimo cagionato da un incendio, due reati distinti. Cosa ha innescato l’incendio? Mancanza di
controllo dei pazienti, che potevano introdurre oggetti malgrado il divieto. Perché non si è provato a estinguerlo?
Perché mancava l’addetto alla sorveglianza e perché non era intervenuto l’impianto antiincendio. Si procede
eliminando le singole condotte e chiedendosi se l’evento si sarebbe comunque verificato in loro assenza. Rischio
incendio è rischio tipico della camera iperbarica. Perché non c’era stata manutenzione all’impianto e perché non
erano stati controllati i pazienti? Negligenza dell’addetto, o forse mancata formazione da parte del datore di lavoro?
C’è diramazione di nessi causali, ciascuno con sviluppo e implicazioni propri; da nesso causale a rete causale, diverse
serie causali che si intersecano, da ciascuna derivano profili di responsabilità in capo a persone diverse.
Esempio HIV:
tolta la condotta “rapporto occasionale”, la donna avrebbe comunque contratto la malattia? Sul piano scientifico
sappiamo che è poco probabile che un solo rapporto causi la trasmissione dell’HIV, ma se non ci sono altre serie
causali accertabili, si deduce che è stato quel singolo rapporto a trasmetterle l’HIV, quindi ecco accertato il nesso
causale.
Tizio, sieropositivo, ha un rapporto sessuale non protetto con Caia, che risulta successivamente infetta da Hiv: si
pone il problema se sussista il nesso di causalità tra la condotta di Tizio e l’evento malattia in capo a Caia. Va
preliminarmente segnalato che, secondo la scienza medica, la probabilità statistica che attraverso un (solo) rapporto
sessuale si trasmetta il virus Hiv è pari allo 0,002% Bassa probabilità statistica, dunque: anzi, probabilità molto bassa.
Tuttavia, potrebbe risultare elevata la ‘probabilità logica’, in quanto sia possibile escludere con certezza, nel caso
concreto, il verificarsi di decorsi causali alternativi, in grado, in astratto, di spiegare l’insorgere della malattia: nello
stesso arco di tempo, ad esempio, rapporti sessuali con altre persone, oppure ricoveri ospedalieri, trasfusioni di
sangue, scambio di siringhe infette con tossicodipendenti, etc. In tal caso, secondo lo schema proposto dalla
sentenza Franzese, dovrebbe ritenersi accertato il rapporto di causalità, perché alla bassa frequenza statistica si
assocerebbe la certezza processuale dell’esclusione di cause alternative dell’evento ‘infezione da Hiv’.
Esempio Eternit:
se è possibile escludere serie causali alternative (es. il sogg era fumatore), allora è possibile accertare il nesso
causale.
FINO A QUI SI RIMANE SUL PIANO OGGETTIVO, DOPO AVER ACCERTATO IL NESSO CAUSALE C’È L’ACCERTAMENTO
DELLA COLPA E SI ENTRA SUL PIANO SOGGETTIVO
Altre due teorie elaborate a partire dalla CSQN, non per escluderla, ma per fare un passo in più sono le teorie della
causalità adeguata e della causalità umana.
Causalità adeguata dopo aver trovato gli antecedenti necessari alla verificazione dell’evento, occorrerà accertare
anche che l’evento si è verificato secondo una prevedibilità/regolarità (id quod plerumque accidit, ciò che più spesso
accade) e selezionare solamente le condotte che a questo criterio rispondono, condotte prevedibili e non anomale.
Nasce per selezionare le condotte, l’ideatore della causalità adeguata ritiene che la CSQN sia troppo estesa, allarga
eccessivamente il concetto di causa fino a farvi rientrare condotte molto lontane dall’evento; si vorrebbe limitare la
punibilità della CSQN e le conseguenze in caso di delitti aggravati dall’evento (es. omissione di soccorso, si verifica
con una sola condotta, ma è possibile si prevedono degli eventi aggravanti come la lesione della persona o la sua
morte), ma poi se ne amplia l’applicabilità a tutti i reati di evento.
Causalità umana di Antonisei, una volta individuate le CSQN occorrerà selezionare solo le condiciones che
rientrano nella dominabilità dell’attività umana, l’evento secondo Antonisei non deve essere stato cagionato
dall’intervento di elementi che sono considerati come qualcosa al di fuori della dominabilità.
Antonisei trova appiglio normativo nell'art 41 c.2 CP, concorso di cause: “Le cause sopravvenute escludono il
rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento.”, cause sopravvenute in grado di
assorbire per intero la causazione dell’evento.
Entrambe queste teorie compiono l’errore di contaminare l’accertamento dell’elemento oggettivo con elementi
puramente soggettivi, confondono i due piani di indagine e introducono schemi di ragionamento che fanno parte
dell’elemento soggettivo cioè dell’accertamento della colpa.
Una recente teoria di matrice tedesca è l’imputazione oggettiva dell’evento la nozione di causa si fa coincidere
con la condotta solo se si accertano due fattori:
1) se chi agisce ha violato una regola che abbia creato un aumento del rischio di verificazione dell’evento venuto a
realizzarsi;
2) se questo evento è l’esatta concretizzazione di quel rischio che la norma violata mirava ad evitare.
Ma anche in questo caso c’è una contaminazione con schemi di ragionamento che mettono in ballo il piano
soggettivo.
Secondo la teoria condizionalistica invece, una volta accertato che la condotta del conducente è CSQN dell’evento
morte, passeremmo oltre a indagare sul piano soggettivo per considerare se il comportamento del conducente viola
una regola cautelare.
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Come si fa ad accertare la causa dell’evento? Condicio sine qua non ovvero la condotta umana deve essere stata tale
che senza di essa l’evento non si sarebbe verificato, per fare procedimento ci si affida a leggi scientifiche.
Art 40 c2 CP, rapporto di causalità, esprime il principio di equivalenza causale: “Non impedire un evento, che si ha
l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
Nell’esempio della camera iperbarica ci troviamo dinanzi a condotte omissive per la maggior parte, tanto l’azione
come l’omissione possono costituire la causa dell’evento.
Es. casellante che non abbassa il passaggio a livello e causa la morte di un automobilista è omissione poiché aveva
l’obbligo giuridico di impedire l’evento.
es. art 328 CP, Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione, è un reato omissivo proprio (di pura condotta)
Il reato omissivo improprio ex art 40 c2 CP sarà quindi un reato a forma libera, cioè un reato di evento in cui non
rilevano le modalità della condotta, la norma non le specifica. Di volta in volta si dovrà ricostruire in capo alla
persona che aveva l’obbligo di impedire l’evento.
La posizione di garanzia è ciò che viene individuato guardando a chi riveste questa posizione avendo l’obbligo
giuridico di impedire l’evento.
Bisogna però capirne i limiti, può entrare in ballo il codice di deontologia professionale, ecc.
es. i genitori sono garanti dei figli, il datore di lavoro è garante del dipendente, ecc.
Sarà necessario ricostruire quali limiti imporre in capo alla persona che riveste la posizione di garanzia.
Avere degli obblighi è diverso da rivestire una posizione di garanzia, dobbiamo ricondurre quest’ultima solo alle
posizioni di chi ha l’obbligo di impedire un evento. Violare un obbligo sarà un’altra situazione che qui non c’entra,
non necessariamente chi lo fa risponde di reato omissivo poiché non è detto che rivesta la figura di garante cioè non
abbia l’obbligo di impedirlo.
I reati omissivi impropri vengono ricostruiti sulla base dell’interpretazione fra i reati a forma libera, ci si muove nel
campo dei beni costituzionalmente protetti quale la vita, l’incolumità individuale e collettiva, la salute pubblica, ecc.
Nel rispetto del principio di legalità, un reato omissivo improprio è configurabile in tutti quei reati a forma libera nei
quali è possibile ricostruire rigorosamente una posizione di garanzia.
Quali elementi devono sussistere quando ricostruiamo un reato omissivo (proprio o improprio)?
Ci sono situazioni dette di “assunzione volontaria di protezione” che è possibile diano vita a profili di garanzia,
sorgono obblighi dalla situazione stessa poiché ci si immette volontariamente.
Caso Vannini
Ci sono state le sentenze di I e II grado presso la Corte d’Assise di Roma più la sentenza di Cassazione. Dopo gli spari
sono accorsi anche gli altri familiari, come si ricostruisce quindi la responsabilità delle persone coinvolte?
Essendosi, tutti i presenti, presi cura del ragazzo apprestandogli cure sommarie, sorge in capo dei Ciontoli tutti una
posizione di garanzia, ovvero l’obbligo di evitare l’evento morte.
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Nel caso Vannini la fonte dell’obbligazione di garantire l’evento era la volontaria assunzione della posizione di cura.
Gli obblighi giuridici di impedire l’evento devono avere fondamento giuridico, norme giuridiche in base alle quali
ricostruire un profilo di responsabilità per omissione fatta questa operazione il giudice è in grado di trovare alcune
posizioni di garanzia.
Posizione di garanzia principale, ma esiste anche la – intermedia, in caso di delega dei poteri.
es. T.U. 2008 sulla sicurezza sul lavoro, stila le condizioni per la delega funzioni, onere di vigilanza residuale, ecc.
Posizione di protezione, quella del medico nei confronti del paziente, obbligo di cura sicuramente, ma anche diritto a
rifiutare le cure del pazienza; bilanciamento della posizione di garanzia che non viene meno, ma si trasforma nei
contenuti (obbligo di non abbandonare il paziente, ecc.)
Caso Welby, il medico si assunse il compito di non rianimare il soggetto, per rispettare il suo diritto di non proseguire
le cure. Il medico non è più garante di evitare l’evento morte, ma non può abbandonarlo; cambia il contenuto
dell’obbligo di garanzia, ma la posizione resta.
Tramite contratto si possono trasferire temporaneamente una parte degli obblighi di garanzia in capo a un altro
soggetto es. babysitter e genitori; se la babysitter non è ancora arrivata quando i genitori vanno via e il bambino si
ferisce, la colpa sarà dei genitori perché non si è verificato il trasferimento degli obblighi.
Incendio clinica Galeazzi (omicidio e incendio, entrambi di matrice colposa), comportamenti rilevanti:
3 impianto antincendio non funzionante, l’ufficio tecnico non aveva controllato la manutenzione;
4 mancata formazione del personale sulla sicurezza e sui rischi legati alla camera iperbarica.
I comportamenti 1 e 4 si possono addossare al dirigente, che deve formare il personale ed è responsabile dei rischi
legati a essa; comportamento 3 addossabile all’ufficio tecnico della clinica che non aveva supervisionato e
comportamento 2 addossabile all’addetto che si era assentato.
Per ogni singolo obbligo non assolto possiamo ricostruire un comportamento, una posizione di garanzia.
Bisogna trovare il nesso causale tra gli eventi e poi ricostruire la responsabilità derivante da comportamento attivo o
omissivo. Una volta individuate le diverse omissioni rilevanti, bisogna accertare il nesso tra questa mancata azione
doverosa e l’evento.
La causalità omissiva non poteva richiedere come requisito un’altra probabilità, la giurisprudenza si è espressa
adottando come schema la sentenza Franzese. Non basterebbe dimostrare che se l’azione doverosa fosse stata
compiuta avrebbe diminuito il rischio di verificazione dell’evento. Si prospetta un affinamento della descrizione della
condotta omissiva, aumentando la presenza di “reati omissivi puri”.
Reati propri: realizzabili solo da chi ha una determinata qualifica (pubblico ufficiale, genitori, solo la madre, ecc.)
es. l’incendio (art.423 CP) è un reato di pericolo contro l’incolumità pubblica, intrinsecamente pericoloso
(pericolosità in astratto); nel c2 si richiede che vi sia stato effettivamente un pericolo contro l’incolumità pubblica
(pericolosità in concreto).
I reati di pericolo astratto si ritenevano contrati al principio di offensività, il pericolo si presumeva e il giudice non era
tenuto ad accertare il pericolo il giudice riconosce come incendio un fuoco che si propaga facilmente ed è difficile
da estinguere; quindi, per come è descritto, è intrinseco che sia pericoloso, il pericolo non va accertato in re ipsia.
Quando il giudice è chiamato a valutare in concreto un pericolo, deve fare una valutazione dell’idoneità degli atti a
base totale
I reati di pericolo astratto che non sono descritti con termini di grande pregnanza semantica (≠ incendi, stragi,
epidemie, ecc.), nei quali occorre descrivere una condotta che non è immediatamente espressione di un’offesa, ma
che lo è se ripetuta es. reati ambientali, vengono puniti con contravvenzioni in virtù di una pericolosità astratta, non
è necessario si verifichi l’offesa concreta, si stabiliscono dei valori soglia, spesso a farlo sono le regioni.
Reati istantanei che si concludono nel momento della consumazione es. furto
≠
Reati permanenti gli effetti del reato si protraggono dopo la consumazione es. sequestro di persona
Reati abituali necessitano una ripetizione delle condotte es. stalking, maltrattamenti
Reati necessariamente plurisoggettivi reati associativi es. associazione per delinquere, - di stampo mafioso, rissa
Reati monosoggettivi possono essere realizzati da singoli, nel caso in cui diventino plurisoggettivi gli si affianca il
concorso di persone ex art 110 CP
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Adesso tratteremo del principio di legalità (aka principio di riserva di legge in materia penale)
Fondamentale funzione di garanzia, regge il diritto penale, garantisce al cittadino che lo Stato non agisca in modo
arbitrario.
Comprende aspetti diversi, diverse declinazioni, ma centrale è la legge come fonte del diritto penale, della fs
corrispondente alla norma astratta. Il principio della riserva di legge governa il diritto penale e lo lega alla sovranità
dello stato, di cui il diritto penale è massima manifestazione.
Riferimenti formali:
L’enunciato dell’art 1 CP poteva essere disatteso dal legislatore poiché la Riserva di legge era sancita con norma
ordinaria, l’enunciazione del principio di legalità nella Cost ha cambiato le cose, ha fatto sì che la Riserva di legge
non possa essere controvertita.
Ex art 1 CP si intende la legge in senso formale, prodotta dal parlamento, quindi teoricamente D.L. e [Link]. non sono
tecnicamente legge e non provengono dal parlamento, sono atti aventi forza di legge (artt. 76,77 Cost).
Il Governo non potrà mai arrogarsi il diritto avente forza di legge ordinaria senza delega, e quando lo fa deve
attenersi ai limiti imposti dal parlamento.
L’uso di questi atti nel diritto penale è sempre stato conforme, accettato ed ampiamente utilizzato. È avvenuto in
passato che il leg e il governo invece di convertire il D.L. al 60° giorno lo riemanassero, senza che l’organo deputato
dalla Cost a disciplinare la legislazione intervenisse. Abuso di queste fonti temporanee, è intervenuta la Corte Cost
definendola una prassi incostituzionale.
Altro aspetto sono i casi straordinari di necessità e urgenza, la prassi non rispettava questa condizione poiché i [Link].
venivano emanati in materia penale senza che i requisiti venissero rispettati.
Prima normativa emanata in periodo pandemia furono due D.L., convertiti poi in legge, su restrizioni ecc. riguardanti
il covid. Uso corretto dello strumento forse per la prima volta poiché la compressione delle libertà fondamentali era
improcrastinabile e imperativa.
Una parte della dottrina ha ritenuto che i requisiti di straordinarietà e urgenza siano in sé incompatibili con la
materia penale, è inopportuno in una situazione tale intervenire con la fs penale poiché questa dovrebbe essere
preceduta da una deliberazione ben ponderata, non bisognerebbe escludere il parlamento dal processo decisionale.
Poi vi è una considerazione sugli effetti del D.L. che, entrando immediatamente in vigore, crea effetti non eliminabili.
Se poi quel D.L. non venisse convertito, anche perdendo efficacia ex tunc non si possono cancellare certi effetti
es. misura cautelare oramai applicata. Si ritiene quindi che il D.L. non sia lo strumento più adatto per introdurre
sanzioni penali; tuttavia, se ne fa comunque ampio uso.
Per quanto riguarda poi il [Link]. (produzione normativa bifasica: delega + decreto legislativo, la delega è valida solo
se contiene criteri direttivi, tempo e oggetto; i [Link]. devono rispettare quanto indicato nella delega a pena di
incostituzionalità). Con questo strumento negli ultimi anni si è intervenuto molto sul diritto penale.
L’unico caso configurabile in cui il governo ha potestà piena in ambito penale è quello sancito dall’art 78 Cost.
Potestà legislativa in ambito penale delle regioni
Titolo V modificato, art 117 sostituito dalla L. cost. 3/2001, diverso assetto di competenze. La modifica del titolo V ha
posto fine a questioni legate alla possibilità di legiferare in ambito penale per le regioni, nate dal fatto che
ex art 25 c2 Cost per legge poteva intendersi anche la fonte legislativa regionale, fonte primaria o para primaria.
Art 117 lettera L dispone che le regioni non hanno potestà legislativa nell’ordinamento civile e penale.
Escludere la potestà legislativa regionale aveva molteplici ragioni, “la Rep è una e indivisibile”, la potestà penale
frazionata è incostituzionale, anche in virtù del principio di legalità: i cittadini non appartenenti a una regione x non
sono rappresentati da essa.
Breve riferimento alla possibilità per le regioni di intervenire nella produzione di cause di giustificazione
Non sono norme penali in censo tecnico, non sono incriminatrici, stanno
fuori dal penale in senso stretto, fanno parte dell’ordinamento in
generale quindi le regioni possono introdurle, non modificando i modelli
prestabiliti nel CP (legittima difesa, ecc.), ma se la regione prevede diritti
questi possono fungere da cause di giustificazione; rapporto di
integrazione tra legge regionale e ordinaria, se di carattere tecnico
Es. disciplina di tutela ambientale, valori soglia al superamento dei quali scatta la sanzione penale, questi limiti
possono essere cambiati o fissati dalla regione ma restano pur sempre elementi tecnici, anche segnando la soglia
del penalmente rilevante.
Stesso discorso per la UE, a cui sono concesse le sanzioni amministrativa, è legittimata a prevederle. Dal punto di
vista penalistico possiamo affermare che l'UE non ha ancora competenza penale, e non potrebbe nemmeno averla
per come stanno le cose oggi.
Perché? Scoglio fondamentale. Chi fa le “leggi” europee? Non il parlamento UE, il quale è l’unico organo che noi
eleggiamo direttamente, quindi c’è un problema di rappresentatività.
Art 640 bis la UE chiedeva un’armonizzazione delle legislazioni per evitare disparità di trattamento per reati simili
appartenenti a diversi ordinamenti; tutela omogenea di determinati interessi per evitare il forum shopping, criteri di
armonizzazione e assimilazione.
Terzo pilastro UE (giustizia e affari interni) nel 2009 viene abolito col trattato di Lisbona, nel TFUE alcuni articoli
creavano problemi con riguardo alla potestà legislativa. Art 83 TFUE “norme minime” imposte dallo stato su
determinate sfere di criminalità. L’art 86 dà problemi interpretativi, riferimento a reati e all’esercizio dell’azione
penale fanno pensare a una sorta di nuova potestà legislativa penale dell’UE.
Quindi l’UE ha solo competenza penale indiretta, può solo spingere gli stati membri nella direzione consigliata, se
non lo fa potrebbe incorrere in una procedura di infrazione per inadempienza.
Vicenda Taricco1, intervento Corte di giustizia nella valutazione della tutela degli interessi monetari dell'UE: per
determinati reati tributari la prescrizione era troppo breve, nonostante non ci fosse una situazione di inerzia,
lasciando l’ambito senza tutela. La Corte di giustizia ha detto che la prescrizione non si sarebbe applicata in questo
ambito, spingendosi molto in là dicendo di disapplicare la disciplina perché creava problemi di Riserva di legge nel
campo della retroattività. Così facendo ha inciso sulla legislazione e ha creato un problema di interpretazione in
malam partem.
La Corte costituzionale, investita dalla questione, ha opposto i cd controlimiti perché la disapplicazione avrebbe
cozzato coi principi cardine del nostro ordinamento.
Taricco2: la Corte costituzionale ha chiesto alla Corte di giustizia di pronunciarsi su questo punto invece di opporre i
controlimiti.
Caso Ratti etichettatura solventi: normativa UE più superficiale mentre normativa statale più stringente e
contrastante con l'UE, quindi da disapplicare la sanzione penale (effetto in bonam partem).
Altri aspetti sull’influenza dell’UE nel nostro diritto penale sono i criteri di interpretazione conforme alla legislazione
europea.
Dato il carattere rigido della Costituzione repubblicana, il principio di
legalità acquista così forza vincolante anche nei confronti del legislatore: il quale,
dunque, non può spogliarsi del monopolio della produzione delle norme penali,
rinviando ad atti del potere esecutivo per l’individuazione del precetto e/o della
sanzione (riserva tendenzialmente assoluta di legge formale: cfr. infra, 2 e 3); è
tenuto a formulare le leggi penali in modo chiaro (principio di precisione: cfr.
infra, 5); non deve incriminare fatti insuscettibili di essere provati nel processo
(principio di determinatezza: cfr. infra, 6); deve imporre al giudice il divieto di
estensione analogica delle norme incriminatrici e deve a sua volta formulare le
norme incriminatrici in modo rispettoso del divieto di analogia (principio di
tassatività: cfr. infra, 7)
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Principio di legalità si sostanzia quindi 1) nella riserva di legge, 2) nel principio di precisione e 3) di tassatività e 4) nel
divieto di retroattività della legge penale.
Caso Taricco1 interessante perché testimonia la capacità di dialogo tra la Corte di giustizia UE e la Corte
costituzionale italiana. La Corte di giustizia riteneva lo strumento della prescrizione come troppo breve e aveva
ritenuto giusto disapplicare la normativa italiana per ottenere termini di prescrizione più lunghi. Disapplicazione dei
termini di prescrizione creava una serie di conseguenze per quali termini da applicare altrimenti. Tutela ineffettiva
causata dai termini troppo brevi secondo la Corte di giustizia, creando problemi anche dal punto di vista del 1)divieto
di retroattività e 2)del principio di determinatezza.
1) La vicenda punitiva finiva per essere più gravosa per l’imputato poiché non aveva più una prospettiva di fine della
vicenda giudiziaria, non sapendo quando sarebbe decorso il termine di prescrizione; un giudice solleva questi aspetti
rimandandoli alla Corte Cost, la quale ha voluto invocare i controlimiti per opporsi alla Corte di giustizia.
Altro esempio di applicazione dei controlimiti presso la Corte di giustizia internazionale, tra Italia e Germania in sede
civile, questione di costituzionalità presso la nostra Corte cost, che accoglie la tesi del giudice ordinario per il quale
l’accesso alla giustizia era un controlimite.
I controlimiti cedono la loro attivazione in caso di contrasti con l'UE, normativa europea e sentenza della Corte di
giustizia.
Il caso Taricco1 termina con la Corte cost che rimanda la questione alla Corte di giustizia chiedendo una precisazione;
la Corte di giustizia riconosce che tutta la vicenda punitiva rientra e sottostà all’ordinamento italiano e ai suoi principi
cardine, per cui è impossibile e incostituzionale disapplicare i termini di prescrizione.
La regola è quella che la normativa europea non può costituire un confronto continuo per il giudice, chiamato a
capire se sussiste un rapporto conflittuale tra normativa interna ed europea (in forma di sentenze e direttive);
cercando di fare uno sforzo interpretativo estensivo per cercare interpretazione conforme tra normativa interna ed
europea. Se la normativa interna è in contrasto, totale o parziale con quella UE, andrebbe disapplicata in toto o solo
nelle parti contrastanti. Bisogna sempre fare lo sforzo di interpretare la normativa interna in modo conforme.
a. Effetti di riduzione quando c’è una legislazione dell'UE che va a incidere sulla normativa interna (direttive,
legge delega comunitaria) es. direttive o regolamenti che modificano una situazione giuridica già disciplinata
dal ns ordinamento in maniera più stringente, come nell’esempio delle etichette, la normativa interna deve
essere disapplicata disciplinando così la situazione in maniera meno stringente
b. Effetti di espansione non possono essere effetti penali diretti, ma quanto richiesto dall'UE non può essere
disatteso, quindi cosa succede? Procedura di infrazione, richieste di penalizzazione (soprattutto nei reati
finanziari, in ambito PA, corruzione ecc.) provenienti dall'UE in un’ottica di armonizzazione tra normative
statali es. normativa UE per penalizzare il negazionismo, si è trovato da noi un aggancio creando una fs
aggravante all'art 604 bis ultimo comma CP, non creando un reato a sé stante.
Normativa internazionale (≠ UE) ha pure qualche riflesso sulla normativa interna, ad esempio le convenzioni
internazionali (CEDU, convenzione ONU, ecc.). Il legislatore si impegna a rispettarle, ma se non ottempera non
accade nulla es. convenzione contro la tortura del 1984, divenuto reato in Italia solamente nel 2017.
Corte penale internazionale 1998 Roma, l'Italia firma e aderisce, ma non tanto per trasfondere le norme
incriminatrici previste dallo Statuto in leggi penali interne, applicabili come tali anche dai giudici penali italiani,
quanto più per cooperare con la corte senza adeguamento sostanziale della legislazione.
Rapporto tra normativa interna e CEDU
Non esiste possibilità per il giudice di disapplicare norme interne poiché contrastanti con la CEDU. Il primo compito
del giudice sarà di trovare una interpretazione conforme alla disposizione CEDU, sennò si può sollevare questione di
costituzionalità per norma interposta. Per valutare la contrarietà ci si affida al testo della convenzione così come
viene interpretato dalla Corte EDU, parametro per la valutazione della conformità della norma interna alla CEDU.
Si istituisce il caso di revisione del processo presso la corte EDU, come avvenuto nel caso Contrada (concorso esterno
in associazione mafiosa), lamentando il divieto del principio di irretroattività. Come funzionano gli effetti della CEDU
sulla nostra legislazione penale?
a) Effetti di tipo riduttivo se la Corte trova contrasto coi principi sanciti dalla CEDU, può indurre a cambiare
l’interpretazione della norma es. sentenza De Tommaso, misure di prevenzione; altra ipotesi espulsione
straniero, misura di sicurezza o misura alternativa di detenzione, caso Saadi c. Italia Corte EDU 2008, la corte
ha decretato che questo provvedimento non può essere esperito nei confronti dello straniero che tornando
in patria andrebbe incontro a tortura o violenze, trattamento degradante o lesivo della dignità, quindi la
decisione della corte EDU non elimina, ma limita;
b) Effetti di tipo espansivo es. divieto di tortura introdotto solo nel 2017 dopo sollecitazioni e condanne,
l’Italia riesce ad adeguare la sua legislazione sia con rispetto alla CEDU che alla convenzione sulla tortura del
1984; idem per l’esclusione della punibilità es. CEDU art 2 (diritto alla vita) deve sempre essere tenuto
presente quando si applicano le scriminanti come artt 52,53 CP (legittima difesa, uso legittimo armi), valide e
applicabili sì, ma sempre nel rispetto del diritto alla vita ivi sancito.
altro es. caso del g8 e di Carlo Giuliani, il poliziotto invocò il diritto alla legittima difesa, ma i genitori fecero
ricorso per interpretazione troppo estensiva dell’art 52 CP, in quanto appunto andava a ledere il diritto alla
vita ex art 2 CEDU.
Altro caso di effetti espansivi:
Ad esempio, l’art. 8 CEDU riconosce all’individuo il diritto al rispetto della « vita
privata e familiare ». La costante giurisprudenza di Strasburgo deduce da tale diritto una
serie di penetranti limiti alla possibilità per lo Stato di disporre, anche in via di misura di
sicurezza conseguente a una condanna penale, l’espulsione dello straniero che abbia forti
legami familiari o affettivi nello Stato dal quale dovrebbe essere espulso. Tali limiti
dovranno essere rispettati dal giudice penale italiano in tutti i casi per i quali la legge
prevede l’espulsione dello straniero condannato, se del caso attraverso l’enucleazione —
in via di interpretazione del diritto interno conforme all’art. 8 CEDU — di cause ostative
all’espulsione ulteriori a quelle espressamente previste dall’art. 19 T.u. immigrazione.
Rapporto tra legge e fonti secondarie (atti del potere esecutivo non aventi forza di legge, come i provvedimenti
individuali dell’esecutivo). Qual è il valore e la portata della riserva di legge? {II, 3.3}
Es. la riserva di legge contenuta nell’art 23 Cost (“se non in base alla legge”) e quella contenuta all’art 25 Cost (“se
non in forza di una legge”) sono diverse, la prima è relativa, lascia spazio a fonti secondarie, mentre la seconda è
assoluta, pretende che sia solo la legge a prevedere sanzioni e reati; due impostazioni diverse.
Le norme che puniscono l’inosservanza di classi di provvedimenti amministrativi (o giudiziari) possono peraltro
violare la riserva di legge sotto il profilo del
principio di precisione (cfr. infra, 5), che tende a porre un limite agli interventi
discrezionali del potere giudiziario nell’individuazione dei fatti penalmente rilevanti. Ciò accade quando la classe di
provvedimenti, la cui inottemperanza è
penalmente sanzionata, sia descritta dalla legge in modo impreciso: è il caso, ad
esempio, nell’art. 650 c.p., delle classi di provvedimenti emanati dall’autorità « per
ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico ». La genericità di
queste formule comporta infatti che ogni singolo giudice debba integrare il precetto
in violazione della riserva di legge, identificando a suo arbitrio quali siano i provvedimenti la cui inosservanza va
sanzionata penalmente.
Art 650 CP una tipica ipotesi di norma penale in bianco: una norma in cui il precetto è formulato in modo generico,
dovendo essere completato da atti normativi di rango inferiore, mentre la sanzione è specificamente e precisamente
determinata.
L'articolo in esame disciplina un'ipotesi di norma penale in bianco, in cui cioè la norma di rango primario rinvia alla
fonte regolamentare. Le fonti di rango subprimario descrivono il tipo di reato, ed il principio di riserva di legge risulta
rispettato, in quanto la fonte secondaria si limita ad apportare una specificazione di tipo tecnico alla disciplina
legislativa.
Quindi torniamo a ripetere che la nostra riserva di legge è tendenzialmente assoluta in quanto è possibile integrare
con fonti secondarie purché l’integrazione sia di carattere tecnico es. legge sugli stupefacenti fa riferimento a tabelle
ministeriali adottate con decreto ministeriale intermezzato da commissioni di tipo tecnico
La norma penale in bianco è più o meno costituzionale a seconda dello spazio che occupa la parte in bianco, se si
tratta di sole specificazioni o di una parte più grande. {II, 3.4}
Il legislatore nel formulare le fs penali si avvale sia di concetti normativi giuridici che di concetti descrittivi; per i primi
occorre fare riferimento a una norma giuridica per comprenderli, mentre per i secondi basta fare riferimento alla
realtà empirica.
Un concetto descrittivo (albero) può anche diventare un concetto normativo es. art 644 usura, il legislatore la
considerava una fs stringata e ridotta, ad oggi invece ha aggiunto molte specificazioni che allargano la fs.
Art 603 CP plagio, abrogato, dichiarato incostituzionalmente illegittimo perché contrastante “con il principio di
tassatività della fattispecie contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale ex art 25 Cost”. Nello specifico
la Corte sancì l'indeterminatezza della formulazione della fattispecie criminosa «adducendo essenzialmente
l'inverificabilità del fatto contemplato dalla fattispecie, l'impossibilità comunque del suo accertamento con criteri
logico-razionali, l'intollerabile rischio di arbitri dell'organo giudicante».
Il principio di precisione, infatti, non solo impone al leg di descrivere la fs in modo preciso, ma anche di descrivere
situazioni suscettibili di prova. Il plagio era ben descritto, ma difficilmente provabile.
Altro aspetto del principio di legalità è il principio di tassatività ↔ divieto di analogia, due aspetti tra loro collegati,
obblighi che ricadono sul legislatore e sul giudice rispettivamente. Il legislatore deve rispettare questo principio per
evitare che il giudice sia tentato di usare l’analogia. Però esistono anche situazioni di analogia espressa (“e casi
analoghi”), in cui il legislatore non rispetta il principio di tassatività, ma è legittimo perché non si tratta di un elenco
chiuso.
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Principio di precisione implica che il legislatore descriva le fs nel modo più preciso possibile, non usando
descrizioni o concetti generali perché, così facendo, svuoterebbe di senso la riserva di legge; meno clausole generali
o termini generici si usano, meglio è. In certi casi, tuttavia, come nei reati a forma libera, è inevitabile ricorrere a
termini come “causa”, “cagiona”, ecc. poiché in questa classe di reati non rileva la condotta, quanto la conseguenza
che dalla condotta discende, cioè la lesione di un bene giuridico costituzionalmente protetto come la vita.
T.U. stupefacenti, tabelle ministeriali stilate dal ministero della salute che integrano la normativa, mentre il
legislatore individua le condotte rilevanti nell’ambito traffico, produzione, ecc.
es. art 73 del T.U. elenca caso per caso i comportamenti
Non rispettare il principio di precisione viola il diritto di difesa e il principio di prevenzione generale, in quanto la
norma non svolgerebbe più una funzione deterrente, ed anche il principio di colpevolezza.
art 323 CP “salvo che il fatto non costituisca un più grave reato” è una clausola di sussidiarietà, salvo che il fatto non
si possa ricondurre a reati più gravi quali il peculato…
Principio di tassatività e divieto di analogia {II, 7}, non proprio la stessa cosa, ma due aspetti tra loro collegati, che
riflettono obblighi che stanno in capo rispettivamente al legislatore e al giudice.
Quando il legislatore nella norma inserisce formule del tipo “e condizioni analoghe” ecc., ci troviamo difronte ad
analogia espressa, situazioni in cui il leg. lascia un elenco aperto, probabilmente avrà fornito criteri per individuare le
fs che userà anche il giudice per individuare quelle non espressamente descritte.
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Torniamo un attimo a parlare del divieto di analogia con rispetto all’interpretazione e di come il principio di legalità si
applichi alle misure di sicurezza.
Attività interpretativa del giudice {II, 7.1}, spesso non è da demonizzare, esempio dell’interpretazione del termine
violenza nelle fs penali {II, 11.3}
Quando si applica? Quando c’è un nuovo reato o un cambiamento dell’assetto normativo per cui rientrano tra le
rilevanti fs che prima non vi rientravano, e quando si consolida un orientamento giurisprudenziale nuovo in base al
quale si ricomprende un fatto prima non considerato rilevante. {III, 2}
Caso Contrada, art 416 bis e 110 CP, caso emblematico in tema: Contrada viene condannato in patria per concorso
esterno in associazione mafiosa, ma gli avvocati portano il caso dinanzi la Corte Edu sostenendo che il loro assistito
fosse stato condannato per un fatto che al momento in cui fu commesso non era considerato un comportamento
penalmente rilevante nella giurisprudenza; la corte edu infatti accoglie la tesi di Contrada e la Corte di Cassazione
annulla la sentenza.
Risposte sanzionatorie applicabili in alternativa alla sanzione penale o dopo di essa {III, 3}
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Art 2 comma 2 art 2 CP retroattività della norma più favorevole. {III, 5} Un fatto che costituiva reato e adesso non lo
costituisce più, una legge che abroga una legge precedente. Ha copertuta costituzionale questo principio o il
legislatore ordinario potrebbe derogarlo? L’art 3 Cost che sancisce il principio di uguaglianza, onde evitare disparità
di trattamento.
Parliamo di casi importanti riguardanti il principio di irretroattività della norma penale, Germania nazista.
L’abolizione del reato, può darsi che all’abolizione di una fs di reato corrisponda una piena liceità di quel fatto,
oppure che diventi un illecito amministrativo (depenalizzazione in senso tecnico, passaggio da fs di reato a fs di
illecito amministrativo), o un illecito civile.
Oggi parleremo di un altro elemento costitutivo del reato e delle cause di giustificazione {V, 6} {VII}
In questi casi durante il processo si avrà “proscioglimento perché il fatto non costituisce reato” e non “perché il fatto
non sussiste”: nel primo caso il fatto in questione integra il fatto tipico, ma c’è una causa di giustificazione che lo
rende lecito; nel secondo il fatto in questione non integra completamente la fs astratta di reato.
Es. recente sentenza sul figlio che aveva ucciso il padre per difendere la madre, sogetta a violenza domestica per
lungo tempo; la corte di assise proscioglie il ragazzo perché il fatto non costituisce reato.
Le cause di giustificazione, che si trovano in tutto l’ordinamento, rendono il fatto irrilevante in tutto l’ordinamento,
non potrà essere punito con sanzione amministrativa*
*nel CC nel caso dello stato di necessità si fa residuare un indennizzo perchè entra in gioco la cosa di un terzo.
Non essendo né norme incriminatrici né norme penali, sono sottoposte al principio di riserva di legge? Sono
sottoponibili al divieto di analogia? No, perché non essendo norme penali, non invocano lo statuto penale (i principi
da applicare alle fs incriminatrici). {VII, 1.4}
Le cause di giustificazioni sono quindi norme appartenenti a tutto l’ordinamento, ma non per questo è giusto non
applicar loro il divieto di analogia. Art 12 preleggi CC
art 52 legittima difesa, nel primo comma sono scanditi bene i requisiti perché si possa riconoscere la legittima difesa,
non si possono derogare ad es il pericolo attuale; il legislatore pone dei paletti oltre i quali non si può andare, è lui a
decidere il limite tra il punibile e il non punibile.
Art 59 co. 1 CP effetto dell’oggettività piena delle cause di giustificazione, si applicano per il fatto di esistere e non
rileva il punto di vista soggettivo dell’agente.
{1.8} Eccesso nelle cause di giustificazione, differenza tra omicidio colposo e doloso
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Il CP descrive la legittima difesa, lo stato di necessità e l’uso legittimo delle armi come fs di giustificazione chiuse, i
contorni della scriminante sono ben definiti (artt. 52-53-54 CP); a differenza dei tipi aperti come il consenso
dell’avente diritto, l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere (artt. 50-51 CP).
Consenso dell’avente diritto, l’art. ci da delle condizioni pur essendo un tipo aperto…
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Non conclude il discorso sulle diverse scriminanti e passa alla colpevolezza {VIII}
È solo una parte della struttura del reato nella concezione tripartita
La colpevolezza non è riconducibile all’elemento psicologico del reato (dolo o colpa), detto anche colpevolezza in
senso psicologico; noi parleremo della colpevolezza in senso normativo.
Art 27 Cost
Come distinguere delitti e contravvenzioni? Secondo la specie di pena prevista dalla legge ex art 39 CP
Art 42 CP
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Non sono appartenenti all’ordinamento penale, non sono norme incriminatrici, non sono soggette alla riserva di
legge e al divieto di analogia
Si distinguono tra scriminanti a tipo aperto e a tipo chiuso (artt. 52, 53, 54)
L’unico elemento “psicologico” nei delitti colposi è riportato nell’art. 43 quando dice “quando l'evento, anche se
preveduto, non è voluto dall'agente” e nell’art. 61 n.3 “l'avere, nei delitti colposi [43], agito nonostante la previsione
dell'evento(3)”
Art 47 per “evento” si intende “fatto tipico”, il dolo deve abbracciare tutto, sennò l’art riguarderebbe i soli reati di
evento e non quelli di condotta
L’errore esclude il dolo, ma quando cade sugli elementi del fatto ex art 47 CP dove per fatto si intende l’evento
naturalistico
La rappresentazione di chi agisce con dolo è una conseguenza non voluta/perseguita come intenzione né certa né
probabile del proprio agire, ma possibile. Come si ascrive questo dolo? Cosa bisogna provare? La rappresentazione
Lo si imputa a titolo di dolo in quanto il soggetto ha agito rappresentandosi come possibile un certo evento e
accettando l’evento.
La rappresentazione è il primo elemento costitutivo del delitto doloso, poi abbiamo la volontà secondo cui il delitto
doloso è secondo l’intenzione, ma intenzione è un’espressione riduttiva rispetto a quello che è l’oggetto del dolo in
relazione alla volontà