INDICE
INTRODUZIONE
CAPITOLO 1 - Definizione, Tratti Distintivi e Origini del Disturbo Oppositivo
Provocatorio (DOP)
1.1 Introduzione al Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)
1.2 Implicazioni e risultati del disturbo oppositivo provocatorio
2.3 Approcci terapeutici
2.4 Le caratteristiche dell'insegnante inclusivo
CAPITOLO 2 - Un ipotetico intervento didattico
Il caso
I punti di forza
Obiettivi
Strategie
Metodologie
Strumenti
Tempi
Attività
CONCLUSIONE
BIBLIOGRAFIA
INTRODUZIONE
Molti giovani manifestano comportamenti ribelli e sfidanti, spinti da complesse
dinamiche familiari o dalla mancanza di adeguate competenze nell'interagire con gli
adulti. Questi comportamenti si manifestano spesso nei confronti degli insegnanti e
possono sfociare in reazioni esagerate e prive di autocontrollo, tanto da essere
classificate come disturbo. Le caratteristiche principali di questo disturbo, noto come
oppositivo provocatorio e descritto nel DSM-5, hanno un impatto significativo
sull'ambiente scolastico, influenzando insegnanti, coetanei e il clima in classe, nonché
l'apprendimento dell'alunno coinvolto. L'alunno, dal mio punto di vista, può essere
considerato vittima non solo del disturbo stesso, ma anche delle conseguenze sociali che
esso comporta, come l'isolamento dai compagni di classe e la mancanza di integrazione
nel gruppo. I comportamenti eccessivi sono causa di stress e insoddisfazione per
l'alunno, che spesso si trova incapace di comunicare le proprie emozioni. Anche per
l'insegnante, che potrebbe non comprendere appieno le esigenze dell'alunno, ciò può
generare insoddisfazione e frustrazione nel raggiungimento degli obiettivi didattici.
Prima di proporre strategie per affrontare i comportamenti oppositivi e provocatori, è
importante comprendere le caratteristiche del disturbo, i suoi tratti distintivi e i fattori
che ne determinano l'insorgenza e lo sviluppo. Successivamente, verranno fornite
indicazioni utili per insegnanti e genitori al fine di adottare approcci più efficaci nel
gestire tali comportamenti e favorire un ambiente educativo più positivo. Attraverso
interventi mirati, l'obiettivo è quello di creare un contesto scolastico più inclusivo e di
aiutare i genitori a comprendere e modificare gli aspetti emotivi che possono influenzare
negativamente il modo in cui il bambino affronta le difficoltà. Il docente inclusivo
svolge un ruolo multifunzionale come educatore, valutatore e mediatore nelle
interazioni, oltre ad essere un promotore dei valori e delle culture che possono favorire
un processo di sviluppo equo e contrastare l'esclusione e la discriminazione. È
essenziale riflettere attentamente sulle strategie didattiche ottimali per promuovere
l'inclusione nel contesto educativo e esplorare le variabili che influenzano le relazioni
tra gli studenti, considerando le loro diversità, e gli insegnanti, al fine di garantire
un'esperienza formativa gratificante per tutti i partecipanti.
Nella seconda parte della tesi è stato ipotizzato un intervento didattico della durata di 4
ore e 30 minuti, spiegando il caso, i punti forza, gli obiettivi, i tempi, le fasi dell’attività,
metodologie e strategie.
Capitolo 1 Definizione, Tratti Distintivi e Origini del Disturbo Oppositivo
Provocatorio (DOP)
1.1 Introduzione al Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)
Nel DSM-4, il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) era stato collocato insieme al
disturbo della condotta e al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (DDAI) nella
categoria dei "Deficit di attenzione e comportamento dirompente". Tuttavia, con
l'edizione successiva del DSM-5 del 2013, il DOP è stato separato dal DDAI e, insieme
ad altri disturbi simili, è stato incluso nella categoria dei "Disturbi da comportamento
dirompente del controllo degli impulsi e della condotta".
Questi disturbi sono caratterizzati principalmente dalla mancanza di controllo sulle
emozioni e i comportamenti, dalla violazione dei diritti altrui e delle norme sociali,
nonché dall'incapacità di gestire la rabbia e manifestare comportamenti ostili. Sono
considerati disturbi esternalizzanti poiché il disagio viene manifestato all'esterno
attraverso comportamenti che influenzano gli altri, a differenza dei disturbi
internalizzanti che si manifestano principalmente nel vissuto interiore.
Le caratteristiche del Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) sono delineate nel
"DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, APA 2013), al cui
interno sono inseriti comportamenti chiaramente osservabili. Secondo l’American
Psychiatric Association (2014) questi comportamenti devono essere messi in atto e
perdurare per almeno sei mesi con la presenza di almeno quattro sintomi qualsiasi tra le
seguenti categorie:
“Umore collerico/irritabile
1. Va spesso in collera.
2. É spesso permaloso/a o facilmente contrariato/a.
3. È spesso adirato/a e risentito/a.
Comportamento polemico/provocatorio
4. Litiga spesso con figure che rappresentano l’autorità o, per i bambini e gli
adolescenti, con gli adulti.
5. Spesso sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le richieste provenienti da figure che
rappresentano l’autorità o le regole.
6. Spesso irrita deliberatamente gli altri.
7. Spesso accusa gli altri per i propri errori o il proprio cattivo comportamento.
Vendicatività
8. È stato/a dispettoso/a o vendicativo/a almeno due volte negli ultimi mesi.”
Il disturbo emerge di solito precocemente anche se il periodo in cui si manifesta in tutta
la sua complessità è quello della scuola secondaria di primo grado. É in questa fase,
infatti, che oltre alle difficoltà tipiche dell’età, si manifestano le disfunzioni dovute al
disturbo e in parallelo la difficoltà a instaurare e mantenere relazioni appaganti,
fondamentali per il benessere individuale. 1 I ragazzi con DOP si arrabbiano, litigano
sfidano, accusano e hanno reazioni negative oltremisura come ci spiega Daffi, secondo
l’autore questi alunni possono essere distinti da chi è polemico o irritante proprio grazie
al superamento dei limiti fisici o verbali da tenere in una classe. Queste modalità
disfunzionali modificano il clima classe creando difficoltà agli insegnanti nel gestirla e
provocando difficoltà nel raggiungere obiettivi formativi per il singolo e per il gruppo.
Inoltre, non va dimenticato che il ragazzo DOP soffre per il suo disturbo, ed è soggetto
ad alti livelli di tensione fisica e psicologica, manifestando difficoltà e compromissione
d’adattamento in classe. Infatti, una delle conseguenze negative principali in chi soffre
di questo disturbo è proprio il rifiuto da parte dei pari, questi ragazzi tendono ad essere
isolati dai compagni che temono sempre di più le loro reazioni spropositate. Non si può
dunque pensare di affrontare la problematica del DOP singolarmente, ma soltanto
considerando il gruppo classe e il gruppo dei docenti come delle risorse si può giungere
a risultati soddisfacenti.
1
Daffi G., DOP disturbo oppositivo provocatorio. Cosa fare (e non). Guida rapida per
insegnanti. Scuola secondaria di primo e di secondo grado, Erikson, 2021.
Per effettuare una diagnosi di DOP, devono manifestarsi costantemente almeno 4 di
questi comportamenti associati a una situazione problematica protratta per almeno 6
mesi. Inoltre, è importante notare che i comportamenti devono essere più frequenti
rispetto a quanto osservato in individui della stessa età e livello di sviluppo. Il disturbo è
più comune nei maschi e può evolvere in disturbi come la condotta antisociale o l'abuso
di sostanze, talvolta concomitante con ADHD e disturbo della condotta.
È essenziale considerare che tali comportamenti devono essere collegati a uno stress
individuale derivante dalla situazione personale o dal contesto sociale, sia familiare,
amicale o lavorativo. Inoltre, è importante notare che i sintomi sono più evidenti durante
l'età scolare (6-8 anni), specialmente in contesti con adulti e coetanei conosciuti, il che
potrebbe non riflettersi necessariamente durante la valutazione professionale da parte di
un esperto.
Non esiste un'unica causa che spiega il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP);
pertanto, si fa riferimento a "fattori di rischio e di protezione che influenzano
l'insorgenza dei sintomi e il loro sviluppo". Per quanto riguarda i fattori di rischio, essi
possono essere ulteriormente suddivisi in fattori individuali e fattori protettivi.
“Diversi studi hanno evidenziato che il disturbo è più frequente nelle famiglie in cui
almeno un genitore ha avuto esperienza con un disturbo dell'umore, con l'abuso di
sostanze o con uno dei disturbi comportamentali. Non è ancora chiaro se questa
familiarità sia dovuta a una trasmissione genetica o a una modalità di adattamento a un
ambiente problematico. Tuttavia, sembra che il principale fattore di rischio associato
all'insorgenza del disturbo sia il contesto familiare multiproblematico. Questo include
famiglie in cui possono emergere problematiche socio-culturali, ruoli familiari poco
definiti, conflitti coniugali o stili educativi caratterizzati da bassi livelli di disciplina e
regole vaghe.
Tra i fattori parentali che emergono come rilevanti vi sono frequenti litigi tra i genitori,
regole familiari contraddittorie con disciplina eccessivamente rigida o troppo
permissiva, famiglie numerose, cambiamenti frequenti di caregiver, l'uso di tabacco da
parte della madre durante la gravidanza e la presenza di disturbi psicologici nel nucleo
familiare.
Tra i fattori socioculturali, le circostanze economiche possono essere fonte di difficoltà
comportamentali poiché i giovani, non vedendo possibilità di raggiungere il livello
sociale desiderato con le risorse disponibili, potrebbero optare per vie socialmente
devianti pur di realizzare i propri obiettivi. Inoltre, la presenza in famiglia di genitori o
fratelli con disturbi comportamentali o l'esperienza di sentirsi rifiutati o abbandonati può
aumentare il rischio di sviluppare disturbi comportamentali. Questi individui, a causa
delle loro esperienze passate, possono provare rabbia verso la società e avere difficoltà a
gestire situazioni frustranti, essendo privati di modelli di comportamento stabili e di
supporto familiare adeguato che li aiutino a conformarsi alle norme sociali. Infine,
essere vittime di violenze o maltrattamenti fisici può favorire lo sviluppo del disturbo,
poiché tali esperienze possono causare comportamenti aggressivi e difficoltà
nell'esprimere verbalmente emozioni e sentimenti.”
D'altro canto, i fattori protettivi sono condizioni o situazioni che aiutano a prevenire o
limitare l'insorgenza del disturbo. Questi includono l'appartenenza al genere femminile,
una predisposizione verso un orientamento sociale positivo e l'appartenenza a famiglie
caratterizzate da relazioni stabili e supporto adeguato, con elevati livelli di coesione e
bassa conflittualità coniugale.
1.3 Implicazioni e risultati del disturbo oppositivo provocatorio
Il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) rappresenta uno dei principali ostacoli che
compromettono la capacità di adattamento del soggetto colpito. L'atteggiamento di sfida
mostrato nei confronti degli adulti, in particolare, genera notevoli disagi sia per i
genitori che per gli insegnanti, oltre a isolare il soggetto dai suoi coetanei. I costi sociali
associati a questo disturbo sono elevati in tutti i contesti, dalla sfera familiare a quella
scolastica e sociale. Questa situazione genera un estremo stress per l'individuo stesso, il
quale spesso risponde con comportamenti aggressivi e perdita di controllo.
I bambini affetti da Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP) tendono a percepire in
modo distorto il comportamento sociale, interpretando le azioni degli altri come ostili e
isolanti. Di conseguenza, giustificano i propri comportamenti aggressivi, ritenendoli
appropriati e ragionevoli. Questi bambini hanno difficoltà a gestire le frustrazioni,
reagendo in modo eccessivo e inadeguato. Mancano loro le capacità metacognitive e di
problem solving, soprattutto in situazioni conflittuali. Presentano una reattività
biologica elevata alle provocazioni, con risposte comportamentali sproporzionate, e
faticano a prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Dal punto di vista affettivo e
relazionale, mostrano un deficit empatico, non riuscendo a comprendere gli stati mentali
e le emozioni degli altri.
“Queste difficoltà hanno ripercussioni negative sul percorso di sviluppo dei bambini
affetti da DOP, influenzando negativamente il loro apprendimento, il rendimento
scolastico e la loro integrazione sociale. Questi fattori contribuiscono a un calo
dell'autostima e al mantenimento dei comportamenti oppositivi, spingendoli verso
percorsi errati e favorendo l'isolamento in gruppi devianti.
A prima vista, potrebbe sembrare che i soggetti affetti da DOP traggano piacere dal
causare scompiglio e infastidire gli altri, ma una visione più approfondita rivela quanto
in realtà questa situazione sia fonte di sofferenza per tutti gli interessati.
Il bambino affetto da questo disturbo non è affatto soddisfatto del suo modo di essere e
si sente dispiaciuto per il giudizio negativo degli altri su di lui. Di conseguenza,
sviluppa un'immagine di sé riduttiva, considerandosi incapace e provando un senso di
isolamento. Tuttavia, contemporaneamente, attribuisce agli altri la responsabilità della
sua condizione.
Per questo motivo, quando una nuova persona entra nella sua vita per stabilire un
rapporto, il bambino mostra diffidenza e reagisce in modo ostile, quasi a voler testare le
intenzioni del nuovo interlocutore. È convinto che anche coloro che cercano di aiutarlo
e dimostrano affetto finiranno per emarginarlo, proprio come gli altri.
La scarsa fiducia in sé stessi del bambino affetto da DOP ha le sue radici nella famiglia,
dove egli interiorizza l'idea di non essere degno di affetto, arrivando persino a credere
che sia normale per gli altri allontanarsi da lui.
Le difficoltà comportamentali causate dal disturbo sono fonte di stress per i genitori,
generando sentimenti negativi nei confronti del bambino e un senso di impotenza nei
genitori stessi. Questo crea un circolo vizioso in cui adulti e bambino si trovano in
competizione, e il rapporto diventa sempre più conflittuale.
I comportamenti aggressivi e ribelli del bambino diventano fonte di disaccordo e
conflitto anche tra i genitori, aggravando ulteriormente la situazione familiare.
“Nell'ambiente scolastico, gli studenti affetti da DOP incontrano difficoltà
nell'apprendimento e mostrano scarsa motivazione nello studio, il che spesso porta al
fallimento accademico e all'abbandono precoce della scuola. La presenza in classe di
studenti con disturbi comportamentali ha un impatto estremamente negativo sia sulla
qualità dell'insegnamento che sulla dinamica del gruppo classe.
Il disturbo diventa particolarmente evidente quando il bambino inizia la frequenza
scolastica, poiché i bambini affetti da DOP vivono esperienze negative anche in questo
contesto. Nonostante abbiano un'intelligenza media, faticano a ottenere buoni risultati
accademici, disturbano costantemente la classe, disobbediscono alle regole, ignorano gli
insegnanti e rifiutano l'aiuto dei compagni. Questo comportamento influisce
negativamente sull'intera classe, causando disagio tra i compagni, che tendono a isolare
gli studenti con DOP, aggiungendo così problemi relazionali ai problemi di
apprendimento.
Gli studenti affetti da DOP si scontrano frequentemente con gli insegnanti, che li
considerano difficili da gestire. Questi studenti non rispettano le regole impartite,
rispondono con insulti o violenza quando viene loro chiesto di smettere, spostano mobili
in modo aggressivo, tirano oggetti e talvolta abbandonano l'aula ignorando i rimproveri.
Le conseguenze di questo comportamento includono basso rendimento scolastico,
esclusione sociale, rifiuto da parte dei compagni e degli insegnanti, e isolamento
sociale.
Gli insegnanti spesso si trovano in grande difficoltà nel gestire gli studenti a cui è stata
diagnosticata una condizione di Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP), il che può
causare frustrazioni e insoddisfazioni considerevoli. Il bambino affetto da DOP sfida
costantemente l'autorità dell'insegnante, trasgredendo le regole, litigando con i
compagni, facendo dispetti e mostrando comportamenti aggressivi e vendicativi. Questa
situazione può essere estremamente stressante per l'insegnante, che rischia di perdere la
calma. È fondamentale, tuttavia, cercare di mantenere la calma, partendo dal
presupposto che il bambino non è colpevole dei suoi comportamenti, ma agisce così
perché non riesce a gestire adeguatamente le proprie emozioni e comportamenti.”
I bambini con disturbo oppositivo-provocatorio sembrano costantemente desiderosi di
entrare in conflitto, considerando l'insegnante come un'autorità da sfidare. Un primo
intervento potrebbe essere quello di coinvolgere uno psicologo, il quale, lavorando a
stretto contatto con la scuola, può aiutare gli insegnanti a trovare strategie per gestire i
comportamenti sfidanti del bambino. Questo può includere l'adattamento degli obiettivi
comportamentali e l'individuazione di quelli prioritari, concentrandosi su un obiettivo
alla volta.
Con un intervento mirato e un ascolto attivo, gli insegnanti possono avere successo nel
comprendere meglio il bambino e contenere i suoi comportamenti entro limiti più
gestibili.
Naturalmente, anche nei rapporti con i loro coetanei, questi bambini spesso si trovano
ad essere rifiutati ed emarginati, il che porta a una diminuzione dell'autostima e,
potenzialmente, favorisce il loro coinvolgimento in gruppi devianti. La principale
ragione di ciò è la loro notevole difficoltà non solo nel rispettare le regole degli adulti,
ma anche nell'adattarsi alle dinamiche del gruppo. Ad esempio, hanno difficoltà a
partecipare a lavori di gruppo o giochi collettivi poiché non rispettano i turni e tendono
a cercare costantemente l'attenzione, invadendo lo spazio degli altri e impedendo loro di
partecipare. Un tratto distintivo di questi individui è la costante ricerca di controllo e il
tentativo di imporre la propria volontà ad ogni costo, anche arrivando a comportamenti
aggressivi, verbali o fisici, nei confronti di chi non è d'accordo con loro. È
comprensibile che i loro coetanei presto si stanchino di questo comportamento
dominante e preferiscano evitarli, anche per paura delle loro reazioni imprevedibili e
sproporzionate.
Ciò genera un circolo vizioso che porta il soggetto con DOP a una condizione di
emarginazione, poiché la loro incapacità di adattarsi rende difficile stabilire relazioni
amichevoli durature. Di conseguenza, non riescono ad acquisire le competenze sociali
fondamentali che si apprendono attraverso le interazioni con gli altri.
I giovani che sperimentano il rifiuto sono inclini a stringere alleanze con altri giovani
che condividono comportamenti aggressivi, spesso agendo insieme per molestare i più
vulnerabili. Il coinvolgimento con coetanei devianti può anche essere correlato a futuri
problemi come disturbi comportamentali, comportamenti delittuosi, abuso di sostanze e
abbandono scolastico.
È evidente come questi bambini oppositivi e provocatori non riescano a stabilire
relazioni positive con gli adulti, poiché continuamente sfidano le regole e le restrizioni
imposte loro. La loro difficoltà nel creare legami con i coetanei diventa ancora più
inquietante poiché temono la presenza dei bambini con comportamenti oppositivi al
punto da percepirli come veri e propri incubi.
“Nella valutazione e diagnosi del Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP), è
fondamentale prendere in considerazione innanzitutto la storia del bambino, poiché può
influenzare percorsi evolutivi diversi e aumentare il rischio di sviluppare altri disturbi
psicologici in età adulta, come il Disturbo dell'Umore o l'abuso di sostanze. È comune
che il DOP sia accompagnato da altri disturbi psicologici dell'età evolutiva, come il
Disturbo dell'Apprendimento, il Disturbo della Condotta e il Disturbo d'Ansia,
specialmente l'ADHD. Talvolta questi disturbi si manifestano contemporaneamente,
altre volte uno può influenzare l'insorgenza dell'altro, portando alla necessità di una
diagnosi doppia.
È importante verificare innanzitutto che i comportamenti problematici siano persistenti
e non attribuibili ad altre cause. L'opposizione e l'aggressività, infatti, possono essere
presenti in diversi disturbi e possono anche derivare da ritardi mentali.
Altre condizioni che possono essere presenti insieme al DOP includono disturbi
dell'apprendimento, in cui la persona ha difficoltà significative nel contesto scolastico, e
disturbi del linguaggio, che comportano problemi nella produzione e/o comprensione
del linguaggio.
2.4 Approcci terapeutici
CAPITOLO 2- Un ipotetico intervento didattico
Il disturbo oppositivo provocatorio può influenzare significativamente il modo in cui gli
alunni interagiscono con il loro ambiente scolastico, presentando sfide sia per loro stessi
che per gli insegnanti e i coetanei. Tuttavia, credo fermamente che ogni studente meriti
di ricevere un'educazione inclusiva e di qualità, che tenga conto delle loro esigenze
individuali e supporti il loro sviluppo personale e accademico.
L'obiettivo di questa attività ipotizzata è quello di creare un eventuale ambiente positivo
e stimolante in cui gli alunni con DOP possano sentirsi accettati, supportati e in grado di
partecipare attivamente al processo di apprendimento. Attraverso l'uso di strategie
educative mirate e approcci flessibili, per favorire il loro coinvolgimento, migliorare le
loro abilità sociali e promuovere un clima di rispetto reciproco all'interno della classe.
Durante questa attività, ho ipotizzato un caso di un ragazzino di 12 anni e tenuto conto
dei suoi punti di forza, delle esigenze specifiche degli alunni con DOP, immaginando
una partecipazione attiva, la cooperazione e la gestione costruttiva delle emozioni.
Il fine è quello di creare un’esperienza che possa essere non solo educativa, ma anche
gratificante e significativa per tutti gli studenti coinvolti.
Il caso:
Sara, nome fittizio, ha 15 anni e frequenta la 2A classe della scuola secondaria di II
grado. È un’alunna problematica con un Disturbo Oppositivo Provocatorio. Presenta un
lieve deficit delle funzioni intellettive (memoria, attenzione, pianificazione) ed una
compromissione nell’area socio-relazionale, tant’è che viene isolata dai compagni per
gli atteggiamenti aggressivi e oppositivi che spesso si manifesta. È affiancata
dall’insegnante di sostegno per 18 ore e segue la programmazione della class.
Punti di forza:
I suoi punti di forza sono l'amore per la musica, amore per la fotografia e per il
computer, oltre che essere affascinata dai personaggi (Tancredi e Clorinda) del poema
epico – cavalleresco della Gerusalemme Liberata.
Gli obiettivi:
Acquisire autonomia nella gestione del materiale didattico;
Comprende e interiorizza le regole di comportamento assumendo un
comportamento adeguato rispettando sé stesso e gli altri;
Assumersi responsabilmente impegni e compiti e portarli a termine in modo
esaustivo;
Comprendere il testo e individuare le parole chiave;
Individuare e riordinare le sequenze narrative del testo;
Assemblare le parti della sequenza dialogica e associare il testo all’immagine;
Raccoglie le idee, sa organizzarle per punti e pianifica la traccia di un racconto;
Arricchire il patrimonio lessicale attraverso attività comunicative orali, di lettura
e di scrittura e attivando la conoscenza delle principali relazioni di significato fra
le parole;
Rielaborare testi (ad esempio: parafrasare o riassumere un testo, trasformarlo,
completarlo) e redigerne di nuovi.
Le strategie:
Premiare i comportamenti positivi;
Concordare poche regole ma chiare;
Ignorare le “esibizioni”;
Lavorare con l’alunno per favorire in lui lo sviluppo di un maggior senso
morale;
Aiutare all’autocontrollo e all’autoregolazione;
Assicurarsi che i limiti e le regole siano stati compresi chiaramente dall’alunno
Le metodologie:
Cooperative Learning;
Token economy;
Drammatizzazione;
Attività laboratoriale (fotografia e utilizzo di programmi informatici).
Gli strumenti:
Materiale scolastico: cartelloni, forbici, matite, penne...;
Audio-libro;
Macchina fotografica;
Software: learning app, book-creator.
I tempi in totale sono di 4 ore e 30 minuti.
Attività:
Prima fase:
Raccogliere le idee, organizzarle per punti, pianificare la traccia di un racconto o di
un’esperienza.
Scomporre l’obiettivo in micro-obiettivi chiari e semplici:
Saper comprendere il testo;
Individuare nel testo parole chiave e avvenimenti principali;
Saper riordinare in ordine cronologico le sequenze del racconto;
Trasformare ogni singola sequenza narrativa in dialogica;
Assemblare le parti della sequenza dialogiche;
Abbinare le sequenze dialogiche alle immagini.
Concordare poche regole di comportamento ma chiare: se al termine dell’attività Sara
ha rispettato le regole sarà premiata con l’ascolto della sua playlist preferita per 15
minuti.
Tempo: 30 minuti.
Seconda fase
Ascolto, attraverso audio- libro, del passo di Tancredi e Clorinda della Gerusalemme
liberata con scheda tecnica del passo all’interno del quale inserire le parole chiave
mancanti.
Tempo: 1 ora
Terza fase:
Attraverso l’uso del computer e dell’applicativo learningapp, l’insegnante assegna un
gioco in cui inserire in ordine cronologico le sequenze, spostandole con l’uso del mouse
sulla linea del tempo.
Tempo: 15 minuti
Quarta fase:
Attività di drammatizzazione a coppie: gli allievi interpretano i ruoli di Tancredi e
Clorinda, immaginando un dialogo per ogni sequenza precedentemente individuata.
Tempo: 1 ora
Quinta fase:
L’insegnante consegna a Sara ed un compagno di classe l’immagine delle scene e dei
personaggi e una macchina fotografica. Gli allievi dovranno collaborare per riprodurre
le scene delle quattro sequenze e fotografarle.
Tempo: 15 minuti
Sesta fase:
L’insegnante assegna la visione di un video contenente le regole procedurali per la
creazione del fumetto attraverso l’uso dell’applicazione “book creator”. Sara, insieme
all’aiuto di un compagno con il quale ha istaurato un buon rapporto, dovrà creare il
fumetto che racconta la storia di Tancredi e Clorinda abbinando le sequenze di dialogo
alle immagini fotografate nell’attività precedente.
Tempo: 1 ora e 30 minuti
SARA
BIBLIOGRAFIA
Bracken Bruce, TRI Test delle relazioni interpersonali, Erickson, 2000
Daffi G., DOP disturbo oppositivo provocatorio. Cosa fare (e non). Guida rapida per
insegnanti. Scuola secondaria di primo e di secondo grado, Erikson, 2021.
Giornale di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva, 21, 378-393 (2001)
Hutton Jerry B., Roberts Terry G. SEDS - Social-Emotional Dimension Scale,
Traduzione italiana SEDS Test dei problemi comportamentali ed emozionali, Erickson,
2001.