Seneca
Seneca
Il desiderio di Seneca è quello di segnare dentro le persone qualcosa che rimanga e di diventare
una guida per ogni uomo per imparare a vivere.
Per Seneca tutte le persone si possono avvicinare alla loso a e interessarsi ad essa.
Per questo motivo, usa un linguaggio abbastanza accessibile, ricco di ripetizioni e similitudini, ma
soprattutto di sentenzie. Le sentenzie sono frasi brevi e concettose capaci di riassumere in un
espressione ad e etto un concetto.
L’espressività di Seneca è stata de nita drammatica, in quanto, nella lettura dei suoi testi è
possibile percepire il suo interesse nei confronti dei concetti che desidera insegnare e che
derivano dall’analisi di coscienza quotidiana.
Il compito di ogni uomo è di perfezionare sé stesso e poi aiutare gli altri a migliorarsi.
Seneca non concepisce l’idea stoica di allontanarsi dagli altri uomini.
Egli si de nisce un lantropo, una persona che ama l’umanità e la vuole accompagnare verso lo
stesso percorso di perfezionamento che lui stesso ha compiuto.
Il percorso verso la serenità è data da alcune consapevolezze
Per intraprendere il percorso verso la felicità è necessario essere consapevoli che il tempo passa.
All’uomo viene donato il tempo giusto per vivere bene.
Vivere bene signi ca vivere con saggezza, a rontare il proprio destino con la virtù. La vera virtù è
sapersi allontanare dalle passioni e migliorarsi giorno dopo giorno.
L’uomo è imperfetto ma si può migliorare. Solo così si può essere realizzati.
(1)
“Liquere hoc tibi, Lucili, scio,neminem(accusativo di nemo, pronome inde nito maschile)
posse(in nito presento di possum) beate vivere, ne tolerabiliter(avv) quidem(avv), sine sapientiae
studio, et beatam vitam perfectā sapientiā e ci, ceterum tolerabilem etiam inchoatā. Sed hoc
quod liquet rmandum et altius cotidianā meditatione gendum est(perifrastiche passive,indica un
dovere ): plus operis est in eo ut proposita custodias quam ut honesta proponas.
Perseverandum est (perifrastica passiva , tipica di Seneca ) et assiduo studio robur addendum,
donec bona mens sit quod bona voluntas est.”
TRADUZIONE:
So che ti è chiaro questo, o Lucilio, che nessuno può vivere felicemente, neppure in modo
tollerabile, senza la ricerca della saggezza, e che la vita è resa felice da una
saggezza completa, peraltro tollerabile anche da (una saggezza) incompiuta. Ma questo concetto
che ti è così chiaro è da confermare e da ssare più in profondità con la
quotidiana meditazione: richiede più impegno mantenere quanto ti sei promesso che prometterti
propositi onesti(sententia). Bisogna perseverare e con
impegno assiduo aggiungere robustezza, nché diventi buona disposizione d’animo ciò
che è buona volontà.
Nella prima parte del testo, Seneca si riferisce direttamente a Lucilio e sottolinea nuovamente
come senza loso a non si possa vivere bene e che l’unico modo possibile per raggiungere la
felicità e sentirsi realizzati è tramite il miglioramento personale e la ricerca della saggezza.
Tutto ciò è possibile tramite un lungo percorso di [Link] ne di un lungo percorso di
meditazione fa si che la vita porti felicità , mentre l’inizio di un percorso di quotidiana meditazione
rende la vita un po’ più tollerabile.
SENTENTIA: Seneca aveva ricevuto una lettera da Lucilio che raccontava i propri progressi.
Seneca gli risponde scrivendo che è più di cile mantenere i buoni propositi piuttosto che
[Link] signi ca che lui abbia raggiunto la ne della sua meditazione. Infatti, successivamente
Seneca scrive:
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(2) “Dicam tamen quid sentiam: iam de te spem habeo, nondum(avverbio) duciam”
TRADUZIONE
Dirò tuttavia che cosa penso: ho già speranza su te, non ancora ducia
(3) “Non est philosophia populare arti cium nec ostentationi paratum(atteggiamento,IV
declinazione) ; non in verbis sed in rebus est”
TRADUZIONE
La loso a non è un atteggiamento artefatto esibizionistico né manifesto di ostentazione, sta non
nelle parole, ma nei fatti.
Seneca spiega a Lucilio come nonostante lui possa riconoscere il suo progresso, non ha ancora
ducia di lui ma ha solo speranza. In qualche frase prima gli dice che “non c’è bisogno di tante
parole perchè la conoscenza sta dentro”. La loso a non è un atteggiamento esibizionistico o un
manifesto di ostentazione ma bensì un qualcosa che si riconosce dai fatti e che sta dentro
all’animo. Seneca è uno stoico moderato in quanto sostiene che la loso a stia nelle cose e non
nelle parole.
Seneca successivamente, spiega come fare loso a signi chi vivere.
La loso a è il miglioramento ed è longus et di cilis. La loso a non è per ostentamento, non è
per la distrazione, ma serve invece a dare ordine alla nostra vita e a preparare il nostro animo.
La loso a dirige la nostra rotta sopratutto per le cose incerte.
Indipendentemente dalla possibile esistenza di un dio stoico o del fato, bisogna praticare la
loso a; questa ci esorterà ad obbedire di buon grado a dio e a sopportare la sorte.
Le cose stabilite non possono essere cambiate o anticipate, bisogna solo sopportarle.
- La maggior parte degli uomini vivono proiettati continuamente nell'attesa di un futuro che per
natura è incerto e inconoscibile. L'uomo trascura e smarrisce la sola dimensione che gli
appartiene, il presente.
- Il saggio, invece, è l'unico in grado di comprendere il reale valore del tempo e di farne buon
uso: è capace di concentrarsi sul presente, di essere indi erente alla durata della vita e alle
ansie del futuro.
Il tempo passa velocemente ,ma è abbastanza se passato bene. Nella saggezza sta l’eternità del
passato, del presente ,e del futuro.
La vita è piena di problemi, la loso a, però insegna all'uomo a a rontarli.
- Il verbo vivo viene usato con un impiego marcato, Seneca non lo usa come il semplice
equivalente di “esistere" ma lo usa nel senso pieno di “vivere davvero”. A di erenza di altri
letterati studiati in passato, che con lo stesso verbo invitavano il lettore a godere della vita, ma
soprattutto, a godere dei piaceri carnali, Seneca lo ha saputo sfruttare in senso nuovo
esprimendo il concetto principale della sua loso a , ovvero quello di impiegare il breve tempo
della vita nello studio della loso a e della saggezza.
L'unica forma autentica di vita è quella dedicata alla meditazione loso ca e alla saggezza. La
meditazione loso ca insegna a possedere ogni momento ricordando il passato, godendo il
presente, prevedendo il futuro. Il vero impegno della vita è studiare la loso a i.
Non bisogna sprecare i giorni della propria vita in occupazioni inutili, ma intraprendere l'arduo
cammino verso la saggezza.
Ai clientes ,cioè coloro che trascorrono la loro vita riservire insensibili protettori e che vengono
quotidianamente umiliati da costoro, contrappone l'accoglienza piacevole e salutare che invece
viene riservata dalla loso a ai suoi cultori: i grandi maestri sono per l’uomo dei veri padroni,
sempre disponibili e capaci di fornirci aiuto ed autentica protezione contro gli incerti casi della
vita.
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Inoltre ciò che distingue il sapiente dalla folla degli occupati, ovvero coloro che passa il
proprio tempo a fare altro piuttosto che a vivere, è la consapevolezza del trascorrere
silenzioso ma inesorabile del tempo e della necessità di impiegarlo pienamente nella
ricerca della saggezza.
TRADUZIONE:
Fai così, mio Lucilio: rivendicati a te stesso, e il tempo che nora o veniva portato via o veniva
sottratto o andava perduto raccoglilo e mettilo in disparte. Convinciti che le
cose stanno così come scrivo: alcuni momenti ci vengono portati via, alcuni vengono
sottratti, alcuni scorrono via. Tuttavia il danno più sconveniente è quello che si
veri ca per negligenza. E se vorrai badarci, una grande parte della vita scorre mentre ci
comportiamo male, la massima parte mentre non facciamo nulla, tutta la vita mentre
facciamo altro.
Seneca invita Lucilio a rivendicare per sé stesso il tempo passato e sprecato. Bisogna raccogliere,
conservare, quel tempo che non si è potuti dedicare a se stessi in quanto dedicarsi a sé stessi è
importante.
Non è vero che il tempo passa in fretta, il tempo è abbastanza se trascorso facendo la cosa
giusta. La vita fugge via per chi fa altro invece di losofare. Poche persone riescono a capire che il
vero valore è il tempo = Dum di ertur vita transcurrit (mentre si rinvia la vita scorre via)
5)
“Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serve
s tua, et bono tempore incipies. Nam ut visum est maioribus nostris,
'sera parsimonia in fundo est'; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remanet. Vale."
TRADUZIONE:
Quale è dunque la conclusione? Non ritengo povero colui per il quale quel poco
che resta è abbastanza; tu tuttavia preferisco che risparmi i tuoi beni, e incomincerai a
tempo utile. Infatti, come sembrò ai nostri antenati, 'è tardiva la
parsimonia alla ne'; infatti al fondo rimane non solo il meno, ma il peggio. Stammi bene.
Non importa quanto poco tempo ci sia concesso, ma se decidiamo di impiegarlo in modo saggio.
E’ essenziale avere piena consapevolezza del valore del tempo: una volta riconosciuto che è il
bene più prezioso, ci faremo scrupoli a sprecarlo. L’unica cosa che la natura ha permesso
all’uomo di avere è il tempo e il tempo peggiore di tutti è il tempo perso.
La condizione di che si trova defraudato del tempo della propria vita è così paragonabile a uno
stato di povertà , per la quale valgono le stesse regole della povertà reale: non è povero colui al
quale basta ciò che ha, ma chi desidera più di quello che ha.
Il detto proverbiale signi ca come da un anfora esce per primo il vino più puro mentre quello più
denso e torbido rimane in fondo, così dalla nostra vita la parte migliore è la prima. L’uomo,invece,
permette che questa sia consumata facendo altro e sperando nel futuro.
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- Gli occupati sono coloro che si impegnano in occupazioni altre rispetto a quelle davvero
importanti per l'uomo, che così facendo si condannano a rimandare continuamente il momento
di iniziare a vivere. E’ importante la valorizzazione di ogni istante dell’esistenza.
- Il saggio è colui che vive concentrato sul presente (un presente perfetto nella sua atemporalità),
libero da desideri e speranze i due tipi di impulsi proiettati al futuro
[5]
Hoc cotidie meditare, ut possis aequo animo vitam relinquere, quam multi sic complectuntur et te
nent quomodo qui aquā torrente rapiuntur spinas et aspera. Plerique(pronome inde niro=la
maggior parte ) inter mortis metum et vitae tormenta miseri uctuantur(imperfetto di uctuor,
verbo deponente) et vivere nolunt(nolo), mori nesciunt(non sanno).
[6] Fac itaque tibi iucundam vitam omnem pro illā sollicitudinem deponendo. Nullum bonum adiuv
at habentem nisi ad cuius amissionem praeparatus est animus; nullius autem rei facilior amissio e
st quam quae desiderari amissa non potest. Ergo adversus haec quae incidere possunt etiam pot
entissimis adhortare te et indura.
[5] Ogni giorno medita questo, (e cioè) che tu possa lasciare con animo sereno la
vita, che molti abbracciano e a errano così come coloro che sono trascinati dall’acqua torrente
(a errano) spine e rocce scoscese. I più ondeggiano infelici tra la paura della morte e i
tormenti della vita e non vogliono vivere, (ma) non sanno morire.
La morte è un tema strettamente collegato al tempo. Bisogna imparare a vincere l'angoscia della
morte e a morire bene. Si deve capire che la morte non è un male e che se si vuole vivere bene,
l’uomo si deve liberare dall’angoscia e dall’ansia della morte, in quanto questa può arrivare in
qualsiasi momento e nessun male che arriva improvvisamente e per ultimo è da temere. Di
conseguenza l'uomo deve vivere e si deve dare da fare giorno dopo giorno in maniera tale da
poter arrivare alla ne della propria vita e potersi aggrappare a quest'ultima non disperatamente,
ma consapevolmente. Bisogna iniziare a vivere e smettere di sopravvivere . L'uomo che teme
della morte è peggio di un bambino che teme qualcosa senza [Link] il tempo l'uomo capirà
che ci sono cose da non temere e altre da tener di meno proprio perché non fanno paura.
(6)“Aequum autem ius est non quo omnes usi sunt sed quod omnibus latum est.”
TRADUZIONE:
“E’ equa non la legge di cui tutti facciano uso, ma quella che è stata promulgata per tutti”
Una legge giusta deve valere a bene cio potenziale di tutti, anche se è improbabile con il cittadino
sarà chiamata a metterla in pratica, fuori di metafora, di fronte alla sorte siamo tutti alla pari
perché, se anche verremo colpiti ciascuno in modo diverso, verremo comunque colpiti tutti.
Non ci dobbiamo lamentare del colpo del destino, gli uomini sono tutti i pari davanti alla [Link]
sorte il logos è equo per tutti esiste per tutti nello stesso modo bersaglia a tutti anche a chi riesce
a fuggire. Tutti siamo soggetti a un destino, nessuno è immortale, nessuno è esente dai colpi del
destino.
(7) Hanc rerum condicionem mutare non possumus: illud possumus, magnum sumere animum et
viro bono dignum, quo fortiter fortuita patiamur et naturae consentiamus
TRADUZIONE.
Non possiamo mutare questo stato di cose: questo possiamo fare, assumere un animo grande e
degno di un uomo buono, per sopportare con vigore gli imprevisti e convivere con la natura.
La cosa giusta da fare è sopportare ciò che non si può cambiare e avere un animo
[Link] seguire il logos, il Dio dal quale provengono tutte le cose.
Il Dio stoico viene paragonato a un generale e gli uomini a dei soldati che devono seguire senza
protestare gli ordini del generale e non sottrarsi mai a questi.
Tutto ciò che accade all'uomo è paragonato a dei li dell'arazzo che sono tutti necessari per
formare alla ne un bellissimo tessuto ricamato. Il Dio stoico è come un padre severo verso i suoi
gli e sovrano proposto all'ordine dell’universo.
Nel riprendere la preghiere nei confronti di Giove,simbolo del principio divino che governa
l’universo, proposta da Cleante, un losofo stoico, nell’ultimo verso Seneca racchiude il vero
signi cato del testo : “Il destino conduce chi vuole, trascina chi non vuole”
Il messaggio nale è che se l'uomo so re di fronte agli eventi, la colpa non è della divinità che li
ha mandati, ma dell'uomo che non ha imparato ad a rontarli.
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LA VERA FELICITA’ CONSISTE NELLA VIRTU’
La felicità e la virtù coincidono. Chi applica la virtù nella sua vita quotidiana è felice, e ad
applicare la virtù sono i saggi, che conoscono la virtù e la di ondono.
Seneca esce dalla nestra stoica e prende una via lantropica: l’uomo è veramente compiuto
quando è virtuoso ed è veramente felice quando condivide il suo sapere con gli altri uomini .
L'uomo si deve allontanare dalla folla quando si tratta di folla in senso manzoniano.
Come diceva Guicciardini ,dobbiamo raggiungere il nostro onore e fare il bene per noi e per gli
altri.
La vera virtù è la felicità, è l’honestum, cioè ciò che ci dà onore.
La tesi principale del testo e del pensiero di Seneca è che il bonum cioè la felicità coincida con
l'honestum cioè la virtù, anzi che l'unico vero bonum è l’honestum. Esistono tanti uomini infelici
e tutti questi sono accomunati dallo stesso errore, ovvero aver riposto la propria felicità in
beni terreni, nel godimento di e meri beni, che il caso può togliere con la stessa facilità
con cui li ha dati. Per questo motivo anche quando sembrano provare un minimo di
soddisfazione per le proprie fortune continuano a vivere nell'ansia di perderle, soprattutto
continuano a essere dominati dal timore della morte. Il saggio invece il sapiens, pur
essendo circondato da stolti che dipendono dai falsi beni terreni, deve badare a non farsi
contagiare dalla loro mania.
La vista e il contatto con gli altri uomini, infelici per aver perso improvvisamente un bene di
fortuna, non devono far sorgere anche nel saggio l'errata convinzione che quei beni abbiano
un'e ettiva importanza, e ancor meno il timore di perderli.A darsi all'errata credenza che la
felicità consista in cose transitorie, infatti riduce il soggetto in uno stato perenne di allarme, un
timore inesauribile dei rovesci della sorte che non può conciliarsi con l'imperturbabilità e la
sicurezza interiore del saggio autentico.
Gli uomini anche per questo motivo sono in sono in lotta costante tra di loro, sono invidiosi l'uno
l'uno dell’altro, vivono la loro vita come se fossero circondati da nemici (Filoso a Marx) .L’invidia è
la freccia più pericolosa per i [Link] può essere felice chi si è a data alla conoscenza
comune.