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Seneca

Seneca, attraverso un linguaggio accessibile e sentenze incisive, si propone come guida per il miglioramento personale e la ricerca della saggezza, sottolineando l'importanza del tempo e della meditazione filosofica. La felicità, secondo Seneca, è raggiungibile solo attraverso un percorso di consapevolezza e virtù, evitando le passioni e dedicandosi alla filosofia. Egli invita a vivere nel presente, valorizzando ogni attimo e affrontando la vita con saggezza, senza temere la morte.

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Nina Sterrantino
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Seneca

Seneca, attraverso un linguaggio accessibile e sentenze incisive, si propone come guida per il miglioramento personale e la ricerca della saggezza, sottolineando l'importanza del tempo e della meditazione filosofica. La felicità, secondo Seneca, è raggiungibile solo attraverso un percorso di consapevolezza e virtù, evitando le passioni e dedicandosi alla filosofia. Egli invita a vivere nel presente, valorizzando ogni attimo e affrontando la vita con saggezza, senza temere la morte.

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SENECA

Il desiderio di Seneca è quello di segnare dentro le persone qualcosa che rimanga e di diventare
una guida per ogni uomo per imparare a vivere.
Per Seneca tutte le persone si possono avvicinare alla loso a e interessarsi ad essa.
Per questo motivo, usa un linguaggio abbastanza accessibile, ricco di ripetizioni e similitudini, ma
soprattutto di sentenzie. Le sentenzie sono frasi brevi e concettose capaci di riassumere in un
espressione ad e etto un concetto.
L’espressività di Seneca è stata de nita drammatica, in quanto, nella lettura dei suoi testi è
possibile percepire il suo interesse nei confronti dei concetti che desidera insegnare e che
derivano dall’analisi di coscienza quotidiana.
Il compito di ogni uomo è di perfezionare sé stesso e poi aiutare gli altri a migliorarsi.
Seneca non concepisce l’idea stoica di allontanarsi dagli altri uomini.
Egli si de nisce un lantropo, una persona che ama l’umanità e la vuole accompagnare verso lo
stesso percorso di perfezionamento che lui stesso ha compiuto.
Il percorso verso la serenità è data da alcune consapevolezze
Per intraprendere il percorso verso la felicità è necessario essere consapevoli che il tempo passa.
All’uomo viene donato il tempo giusto per vivere bene.
Vivere bene signi ca vivere con saggezza, a rontare il proprio destino con la virtù. La vera virtù è
sapersi allontanare dalle passioni e migliorarsi giorno dopo giorno.
L’uomo è imperfetto ma si può migliorare. Solo così si può essere realizzati.

UNA GUIDA PER IMPARARE A VIVERE


Seneca propone la sua posizione da guida soprattutto nelle “Epistulae ad Lucilium” , ovvero
lettere scritte a Lucilio ma che in realtà destinate alla pubblicazione e a tutti coloro che vogliono
intraprendere il percorso di miglioramento.
Come dice Leopardi, tutti gli uomini desiderano la felicità.
Per seneca la felicità è raggiungibile solo intraprendendo un percorso di miglioramento e
ricercando la saggezza .

(1)
“Liquere hoc tibi, Lucili, scio,neminem(accusativo di nemo, pronome inde nito maschile)
posse(in nito presento di possum) beate vivere, ne tolerabiliter(avv) quidem(avv), sine sapientiae
studio, et beatam vitam perfectā sapientiā e ci, ceterum tolerabilem etiam inchoatā. Sed hoc
quod liquet rmandum et altius cotidianā meditatione gendum est(perifrastiche passive,indica un
dovere ): plus operis est in eo ut proposita custodias quam ut honesta proponas.
Perseverandum est (perifrastica passiva , tipica di Seneca ) et assiduo studio robur addendum,
donec bona mens sit quod bona voluntas est.”

TRADUZIONE:
So che ti è chiaro questo, o Lucilio, che nessuno può vivere felicemente, neppure in modo
tollerabile, senza la ricerca della saggezza, e che la vita è resa felice da una
saggezza completa, peraltro tollerabile anche da (una saggezza) incompiuta. Ma questo concetto
che ti è così chiaro è da confermare e da ssare più in profondità con la
quotidiana meditazione: richiede più impegno mantenere quanto ti sei promesso che prometterti
propositi onesti(sententia). Bisogna perseverare e con
impegno assiduo aggiungere robustezza, nché diventi buona disposizione d’animo ciò
che è buona volontà.

Nella prima parte del testo, Seneca si riferisce direttamente a Lucilio e sottolinea nuovamente
come senza loso a non si possa vivere bene e che l’unico modo possibile per raggiungere la
felicità e sentirsi realizzati è tramite il miglioramento personale e la ricerca della saggezza.
Tutto ciò è possibile tramite un lungo percorso di [Link] ne di un lungo percorso di
meditazione fa si che la vita porti felicità , mentre l’inizio di un percorso di quotidiana meditazione
rende la vita un po’ più tollerabile.
SENTENTIA: Seneca aveva ricevuto una lettera da Lucilio che raccontava i propri progressi.
Seneca gli risponde scrivendo che è più di cile mantenere i buoni propositi piuttosto che
[Link] signi ca che lui abbia raggiunto la ne della sua meditazione. Infatti, successivamente
Seneca scrive:
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(2) “Dicam tamen quid sentiam: iam de te spem habeo, nondum(avverbio) duciam”
TRADUZIONE
Dirò tuttavia che cosa penso: ho già speranza su te, non ancora ducia

(3) “Non est philosophia populare arti cium nec ostentationi paratum(atteggiamento,IV
declinazione) ; non in verbis sed in rebus est”
TRADUZIONE
La loso a non è un atteggiamento artefatto esibizionistico né manifesto di ostentazione, sta non
nelle parole, ma nei fatti.

Seneca spiega a Lucilio come nonostante lui possa riconoscere il suo progresso, non ha ancora
ducia di lui ma ha solo speranza. In qualche frase prima gli dice che “non c’è bisogno di tante
parole perchè la conoscenza sta dentro”. La loso a non è un atteggiamento esibizionistico o un
manifesto di ostentazione ma bensì un qualcosa che si riconosce dai fatti e che sta dentro
all’animo. Seneca è uno stoico moderato in quanto sostiene che la loso a stia nelle cose e non
nelle parole.
Seneca successivamente, spiega come fare loso a signi chi vivere.
La loso a è il miglioramento ed è longus et di cilis. La loso a non è per ostentamento, non è
per la distrazione, ma serve invece a dare ordine alla nostra vita e a preparare il nostro animo.
La loso a dirige la nostra rotta sopratutto per le cose incerte.
Indipendentemente dalla possibile esistenza di un dio stoico o del fato, bisogna praticare la
loso a; questa ci esorterà ad obbedire di buon grado a dio e a sopportare la sorte.
Le cose stabilite non possono essere cambiate o anticipate, bisogna solo sopportarle.

IL TEMPO: IL BENE PIU’ PREZIOSO


Il tema del tempo è centrale nella ri essione loso ca senecana e viene a rontato
compiutamente nel dialogo “De brevitate vitae”.
Di fronte alla consapevolezza dello scorrere veloce del tempo, della brevità della vita e
dell'incombere della morte si manifesta la necessità e l'urgenza di vivere veramente, di impiegare
il poco tempo che sia a disposizione nella ricerca della saggezza.

- La maggior parte degli uomini vivono proiettati continuamente nell'attesa di un futuro che per
natura è incerto e inconoscibile. L'uomo trascura e smarrisce la sola dimensione che gli
appartiene, il presente.
- Il saggio, invece, è l'unico in grado di comprendere il reale valore del tempo e di farne buon
uso: è capace di concentrarsi sul presente, di essere indi erente alla durata della vita e alle
ansie del futuro.

Il tempo passa velocemente ,ma è abbastanza se passato bene. Nella saggezza sta l’eternità del
passato, del presente ,e del futuro.
La vita è piena di problemi, la loso a, però insegna all'uomo a a rontarli.

- Il verbo vivo viene usato con un impiego marcato, Seneca non lo usa come il semplice
equivalente di “esistere" ma lo usa nel senso pieno di “vivere davvero”. A di erenza di altri
letterati studiati in passato, che con lo stesso verbo invitavano il lettore a godere della vita, ma
soprattutto, a godere dei piaceri carnali, Seneca lo ha saputo sfruttare in senso nuovo
esprimendo il concetto principale della sua loso a , ovvero quello di impiegare il breve tempo
della vita nello studio della loso a e della saggezza.
L'unica forma autentica di vita è quella dedicata alla meditazione loso ca e alla saggezza. La
meditazione loso ca insegna a possedere ogni momento ricordando il passato, godendo il
presente, prevedendo il futuro. Il vero impegno della vita è studiare la loso a i.
Non bisogna sprecare i giorni della propria vita in occupazioni inutili, ma intraprendere l'arduo
cammino verso la saggezza.

Ai clientes ,cioè coloro che trascorrono la loro vita riservire insensibili protettori e che vengono
quotidianamente umiliati da costoro, contrappone l'accoglienza piacevole e salutare che invece
viene riservata dalla loso a ai suoi cultori: i grandi maestri sono per l’uomo dei veri padroni,
sempre disponibili e capaci di fornirci aiuto ed autentica protezione contro gli incerti casi della
vita.
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Inoltre ciò che distingue il sapiente dalla folla degli occupati, ovvero coloro che passa il
proprio tempo a fare altro piuttosto che a vivere, è la consapevolezza del trascorrere
silenzioso ma inesorabile del tempo e della necessità di impiegarlo pienamente nella
ricerca della saggezza.

NON CEDERE AD ALTRI LA TUA INTERIORITA’


1)
“Ita fac, mi Lucili: vindica (campo semantico militare)
te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva.
Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, q
uaedam e uunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam t. Et si volueris attendere,
magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus.”

TRADUZIONE:
Fai così, mio Lucilio: rivendicati a te stesso, e il tempo che nora o veniva portato via o veniva
sottratto o andava perduto raccoglilo e mettilo in disparte. Convinciti che le
cose stanno così come scrivo: alcuni momenti ci vengono portati via, alcuni vengono
sottratti, alcuni scorrono via. Tuttavia il danno più sconveniente è quello che si
veri ca per negligenza. E se vorrai badarci, una grande parte della vita scorre mentre ci
comportiamo male, la massima parte mentre non facciamo nulla, tutta la vita mentre
facciamo altro.

Seneca invita Lucilio a rivendicare per sé stesso il tempo passato e sprecato. Bisogna raccogliere,
conservare, quel tempo che non si è potuti dedicare a se stessi in quanto dedicarsi a sé stessi è
importante.
Non è vero che il tempo passa in fretta, il tempo è abbastanza se trascorso facendo la cosa
giusta. La vita fugge via per chi fa altro invece di losofare. Poche persone riescono a capire che il
vero valore è il tempo = Dum di ertur vita transcurrit (mentre si rinvia la vita scorre via)

5)
“Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serve
s tua, et bono tempore incipies. Nam ut visum est maioribus nostris,
'sera parsimonia in fundo est'; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remanet. Vale."

TRADUZIONE:
Quale è dunque la conclusione? Non ritengo povero colui per il quale quel poco
che resta è abbastanza; tu tuttavia preferisco che risparmi i tuoi beni, e incomincerai a
tempo utile. Infatti, come sembrò ai nostri antenati, 'è tardiva la
parsimonia alla ne'; infatti al fondo rimane non solo il meno, ma il peggio. Stammi bene.

Non importa quanto poco tempo ci sia concesso, ma se decidiamo di impiegarlo in modo saggio.
E’ essenziale avere piena consapevolezza del valore del tempo: una volta riconosciuto che è il
bene più prezioso, ci faremo scrupoli a sprecarlo. L’unica cosa che la natura ha permesso
all’uomo di avere è il tempo e il tempo peggiore di tutti è il tempo perso.
La condizione di che si trova defraudato del tempo della propria vita è così paragonabile a uno
stato di povertà , per la quale valgono le stesse regole della povertà reale: non è povero colui al
quale basta ciò che ha, ma chi desidera più di quello che ha.

Il detto proverbiale signi ca come da un anfora esce per primo il vino più puro mentre quello più
denso e torbido rimane in fondo, così dalla nostra vita la parte migliore è la prima. L’uomo,invece,
permette che questa sia consumata facendo altro e sperando nel futuro.
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- Gli occupati sono coloro che si impegnano in occupazioni altre rispetto a quelle davvero
importanti per l'uomo, che così facendo si condannano a rimandare continuamente il momento
di iniziare a vivere. E’ importante la valorizzazione di ogni istante dell’esistenza.
- Il saggio è colui che vive concentrato sul presente (un presente perfetto nella sua atemporalità),
libero da desideri e speranze i due tipi di impulsi proiettati al futuro

TEMERE LA MORTE NON HA SENSO


La cosa peggiore che esista è la puerilità. Gli uomini hanno l’autorevolezza dei vecchi e i difetti dei
bambini e dei neonati, cioè di temere cose di poco [Link] uomini sono peggio dei bambini
perchè temono più di loro cose prive di senso, e , viceversa, la morte che viene tanto temuta non
è altro che uno “ spauracchio insensato”.
La vera gioia arriva quando l’uomo diventerà adulto non solo d’età , ma anche di mente e
abbandonerà l'animo infantile e verrà iscritto nel registro dei veri uomini da parte della loso a.

[5]
Hoc cotidie meditare, ut possis aequo animo vitam relinquere, quam multi sic complectuntur et te
nent quomodo qui aquā torrente rapiuntur spinas et aspera. Plerique(pronome inde niro=la
maggior parte ) inter mortis metum et vitae tormenta miseri uctuantur(imperfetto di uctuor,
verbo deponente) et vivere nolunt(nolo), mori nesciunt(non sanno).

[6] Fac itaque tibi iucundam vitam omnem pro illā sollicitudinem deponendo. Nullum bonum adiuv
at habentem nisi ad cuius amissionem praeparatus est animus; nullius autem rei facilior amissio e
st quam quae desiderari amissa non potest. Ergo adversus haec quae incidere possunt etiam pot
entissimis adhortare te et indura.

[5] Ogni giorno medita questo, (e cioè) che tu possa lasciare con animo sereno la
vita, che molti abbracciano e a errano così come coloro che sono trascinati dall’acqua torrente
(a errano) spine e rocce scoscese. I più ondeggiano infelici tra la paura della morte e i
tormenti della vita e non vogliono vivere, (ma) non sanno morire.

[6] Renditi quindi piacevole la


vita abbandonando ogni preoccupazione per quella. Nessun bene giova a colui che lo
possiede se non quello alla cui perdita l'animo è preparato; d'altra parte di nessuna cosa è più
indolore la perdita di quella che, (una volta) perduta, non può essere
rimpianta. Pertanto esòrtati e coràzzati contro quelle cose che possono capitare anche ai più
potenti.(le disgrazie capitano anche ai più potenti, esiste una sorta di provvidenza che s da gli
uomini per ra orzarli)

La morte è un tema strettamente collegato al tempo. Bisogna imparare a vincere l'angoscia della
morte e a morire bene. Si deve capire che la morte non è un male e che se si vuole vivere bene,
l’uomo si deve liberare dall’angoscia e dall’ansia della morte, in quanto questa può arrivare in
qualsiasi momento e nessun male che arriva improvvisamente e per ultimo è da temere. Di
conseguenza l'uomo deve vivere e si deve dare da fare giorno dopo giorno in maniera tale da
poter arrivare alla ne della propria vita e potersi aggrappare a quest'ultima non disperatamente,
ma consapevolmente. Bisogna iniziare a vivere e smettere di sopravvivere . L'uomo che teme
della morte è peggio di un bambino che teme qualcosa senza [Link] il tempo l'uomo capirà
che ci sono cose da non temere e altre da tener di meno proprio perché non fanno paura.

ACCETTA IL TUO DESTINO E NON NE SARAI TRAVOLTO


Lo scopo dell'esistenza umana è imparare poi insegnare agli altri. Il sapiente non impara solo per
sé ma anche per insegnare agli altri. in questa lettera appare lo stesso argomento del de
providentia: esiste un logos stoico e l’uomo deve accettare il destino che questa divinità ha
predisposto per lui, così da non dipendere dagli eventi e a non so rire di fronti a mali improvvisi.
Seneca sostiene che per non lasciarsi travolgere si deve imparare, si deve [Link] si prepara
bene non viene mai travolto.

(5)“Servi me reliquerunt.” Alium compilaverunt, alium accusaverunt, alium occiderunt, alium


prodiderunt, alium calcaverunt, alium veneno, alium criminatione petierunt; quicquid dixeris,
multis accidit. Deinceps quae multa et varia sunt, in nos deriguntur. Quaedam in nos xa sunt,
quaedam vibrant et cum maxime veniunt, quaedam in alios perventura nos stringunt.
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È presente la lamentela anonima di un personaggio i cui schiavi sono fuggiti.
Seneca gli fa notare che lui non è stato l’unico a subire degli oltraggi dai suoi schiavi, ma anche
altri padroni ne sono stati vittima ,inoltre , gli oltraggi che quest’ultimi hanno subito potrebbero
essere molto più gravi di quelli che ha subito lui.

(6)“Aequum autem ius est non quo omnes usi sunt sed quod omnibus latum est.”
TRADUZIONE:
“E’ equa non la legge di cui tutti facciano uso, ma quella che è stata promulgata per tutti”

Una legge giusta deve valere a bene cio potenziale di tutti, anche se è improbabile con il cittadino
sarà chiamata a metterla in pratica, fuori di metafora, di fronte alla sorte siamo tutti alla pari
perché, se anche verremo colpiti ciascuno in modo diverso, verremo comunque colpiti tutti.
Non ci dobbiamo lamentare del colpo del destino, gli uomini sono tutti i pari davanti alla [Link]
sorte il logos è equo per tutti esiste per tutti nello stesso modo bersaglia a tutti anche a chi riesce
a fuggire. Tutti siamo soggetti a un destino, nessuno è immortale, nessuno è esente dai colpi del
destino.

(7) Hanc rerum condicionem mutare non possumus: illud possumus, magnum sumere animum et
viro bono dignum, quo fortiter fortuita patiamur et naturae consentiamus

TRADUZIONE.
Non possiamo mutare questo stato di cose: questo possiamo fare, assumere un animo grande e
degno di un uomo buono, per sopportare con vigore gli imprevisti e convivere con la natura.

La cosa giusta da fare è sopportare ciò che non si può cambiare e avere un animo
[Link] seguire il logos, il Dio dal quale provengono tutte le cose.
Il Dio stoico viene paragonato a un generale e gli uomini a dei soldati che devono seguire senza
protestare gli ordini del generale e non sottrarsi mai a questi.
Tutto ciò che accade all'uomo è paragonato a dei li dell'arazzo che sono tutti necessari per
formare alla ne un bellissimo tessuto ricamato. Il Dio stoico è come un padre severo verso i suoi
gli e sovrano proposto all'ordine dell’universo.

Nel riprendere la preghiere nei confronti di Giove,simbolo del principio divino che governa
l’universo, proposta da Cleante, un losofo stoico, nell’ultimo verso Seneca racchiude il vero
signi cato del testo : “Il destino conduce chi vuole, trascina chi non vuole”
Il messaggio nale è che se l'uomo so re di fronte agli eventi, la colpa non è della divinità che li
ha mandati, ma dell'uomo che non ha imparato ad a rontarli.
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LA VERA FELICITA’ CONSISTE NELLA VIRTU’
La felicità e la virtù coincidono. Chi applica la virtù nella sua vita quotidiana è felice, e ad
applicare la virtù sono i saggi, che conoscono la virtù e la di ondono.
Seneca esce dalla nestra stoica e prende una via lantropica: l’uomo è veramente compiuto
quando è virtuoso ed è veramente felice quando condivide il suo sapere con gli altri uomini .
L'uomo si deve allontanare dalla folla quando si tratta di folla in senso manzoniano.
Come diceva Guicciardini ,dobbiamo raggiungere il nostro onore e fare il bene per noi e per gli
altri.
La vera virtù è la felicità, è l’honestum, cioè ciò che ci dà onore.
La tesi principale del testo e del pensiero di Seneca è che il bonum cioè la felicità coincida con
l'honestum cioè la virtù, anzi che l'unico vero bonum è l’honestum. Esistono tanti uomini infelici
e tutti questi sono accomunati dallo stesso errore, ovvero aver riposto la propria felicità in
beni terreni, nel godimento di e meri beni, che il caso può togliere con la stessa facilità
con cui li ha dati. Per questo motivo anche quando sembrano provare un minimo di
soddisfazione per le proprie fortune continuano a vivere nell'ansia di perderle, soprattutto
continuano a essere dominati dal timore della morte. Il saggio invece il sapiens, pur
essendo circondato da stolti che dipendono dai falsi beni terreni, deve badare a non farsi
contagiare dalla loro mania.
La vista e il contatto con gli altri uomini, infelici per aver perso improvvisamente un bene di
fortuna, non devono far sorgere anche nel saggio l'errata convinzione che quei beni abbiano
un'e ettiva importanza, e ancor meno il timore di perderli.A darsi all'errata credenza che la
felicità consista in cose transitorie, infatti riduce il soggetto in uno stato perenne di allarme, un
timore inesauribile dei rovesci della sorte che non può conciliarsi con l'imperturbabilità e la
sicurezza interiore del saggio autentico.
Gli uomini anche per questo motivo sono in sono in lotta costante tra di loro, sono invidiosi l'uno
l'uno dell’altro, vivono la loro vita come se fossero circondati da nemici (Filoso a Marx) .L’invidia è
la freccia più pericolosa per i [Link] può essere felice chi si è a data alla conoscenza
comune.

CATONE , IL SAPIENS PER ECCELLENZA


Catone l'Uticense è un grande protagonista della storia e si uccide per la res pubblica quando
capisce che sta per [Link] non era uno storico rigoroso come Catone, ma come
racconta nel de providentia, queste gure sono importanti per insegnare. Perché agli uomini buoni
succedono cose brutte? Il logos ha deciso di mettere alla prova persone che ne ritiene essere
all’altezza. La provvidenza si allea con uomini forti e e alla pari, la vita è una guerra dobbiamo
cercare di essere all'[Link] sorte cerca un degno avversario. Catone rimane saldo in mezzo
alle rovine dello [Link] il partito di Catone viene scon tto anche più volte lui rimane in
saldo in mezzo alle [Link] partito di Catone è ovviamente quello antecedente a Caesar Jano,
scon tto nella guerra [Link] ha una via d'uscita: il suicidio, lui vede che tutto è distrutto e si
apre per lui la porta per la libertà. Il suo suicidio è libertà per sé e per [Link] non si uccide
per [Link] dei guardano con grande gioia Catone compiere questo atto, l'atto più
coraggioso e liberare i suoi soldati dal patto di fedeltà, salvandoli. Capone non si uccide insieme a
qualcuno come avevano fatto il generale di parte pompeiana il re di Numidia anzi lui si uccide da
solo, simboleggiando ancora una volta la sua [Link] colpisce due volte, muore due [Link]
morte consacra coloro la cui ne è lodata da chi la teme, ovvero in [Link] consacrato dalla
vista di idee che non possono morire mette se stesso sullo stesso piano degli dei.

LA SODDISFAZIONE DI VIVERE PER GLI ALTRI


Il costante percorso di perfezionamento verso la virtù non coincide con l'isolamento personale e
l'indi erenza nei confronti del [Link] questo Seneca è di erente dagli altri storici, è un
storico moderato. Il vero uomo è sapiente, la vera virtù e la sapienza e deve essere condivisa con
gli altri uomini. Importante è il tema dell’amicizia. L'amicizia individuale, ma bisogna essere amici
dell'umanità, come disse Terenzio tutto quello che riguarda gli altri riguarda anche noi. L 'amicizia
signi ca mettere in comune. Essere amici non signi ca mettere etichette.
Il modo migliore per aiutare gli uomini e raccontandogli la verità.l'apatia nonostante sia importante
per un saggio non viene applicata del tutto, in quanto il saggio è comunque un lantropo.
La loso a è l'aiuto ai so erenti.
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UN RITRATTO DEL SAPIENS IDEALE
Da una parte il carattere esclusivo ed elitario della virtù e della saggezza tende infatti a isolare il
saggio e sollevarlo su un piano più alto rispetto al resto dell'umanità, nonostante ciò anche se il
saggio si possa sentire indi erente in qualche modo superiore nei confronti di tutto ciò che lo
circonda, fa comunque parte del logos universale di cui sono partecipi tutti gli altri uomini, e di
conseguenza si pone alla pari. Infatti, nella loso a stoica di Seneca, per la prima volta è presente
un'uguaglianza tra gli uomini indipendentemente dalla loro origine e dalla loro virtù.
Seneca propone un individualismo non egoistico, in quanto bisogna che l'uomo sia anche un
lantropo.
Il vero sapiens non si lascia scal re dall’ingiustizia:il sapiente può subire azioni malvagie
dall'uomo, però da parte del sapiente non sono considerati dei torti. Infatti, Seneca sostiene che
“il saggio non può ricevere alcun torto”. Cercare di arrecare qualche danno a un saggio è inutile in
quanto il saggio, simile a un Dio, non può subire alcun alcun danno, poiché possiede la virtù,
basta a se stesso e non ammette perdite o diminuzioni. Per Seneca il sapiente resiste anche agli
uomini, il saggio ha la forza di sopportare con fermezza e di sposare ogni attacco rivolto contro di
loro.

GLI SCHIAVI SONO ESSERI UMANI


Gli uomini sono tutti uguali in quanto sono tutti allo stesso modo partecipi del logos universale, di
conseguenza ciò porta Seneca a riconoscere che gli schiavi sono uomini di piena dignità.
Per i romani era naturale che ci fossero persone libere e persone schiave. Il primo a parlarne fu
Catone il censore, dicendo che gli schiavi sono res parleantis, ovvero cose che parlano, non
voleva la pena neanche curarli, in quanto facendo facendo un bilancio gli conveniva prenderne
dei nuovi. Gli schiavi venivano odiati anche perché toglievano il lavoro agli uomini liberi. Seneca
sostiene che gli schiavi magari possono essere anche dei servi ma allo stesso tempo sono uomini
degni di essere trattati con dignità, compagni di terra, umili amici, e compagni di schiavitù, in
quanto fanno parte anche essi di quella che Leopardi chiama la social catena, dove gli uomini
sono schiavi per esempio della natura.
Agli schiavi , di solito viene tolta ogni tipo di virilità , ma quando vengono trattati come esseri
umani e riconoscono l'umanità del padrone la ricambiano nel momento in cui quest'ultimo avesse
bisogno.
Molte persone sono fortunate, chi compra la lo schiavo un giorno potrebbe diventarlo pure lui.
Siamo soli stati fortunati, la sorte può cambiare la vita anche a chi è considerato il migliore. Le
sorti si possono sempre ribaltare. Non fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te.
Fai agli altri ciò che vorresti venisse fatto a te.

L’IRA : IL MARCHIO DEL TIRANNO DEBOLE


Seneca decide di analizzare le passioni umane, in particolare l'ira, chi viene considerata
disdicevole in massimo grado quando si manifesta in chi detiene il [Link] losofo stabilisce una
distinzione tra la vera grandezza d'animo e la crudeltà, che invece di aumentare la sicurezza dei
regnanti, suscitò al contrario rivolte e congiure. L’ira è la passione peggiore. Lira non fa essere
[Link] testo viene scritto dopo la morte di Caligola, si riferisce al sovrano manca il [Link]
compito del sapiente nell'impero è quello di stare vicino all'[Link] eri disse di stare lontano
dal tiranno e quando arriva è lecito il suicidio, mentre Seneca non crede all’ira. La vera grandezza
dell'animo consiste nel non cedere all’ira. Il vero potente non deve governare con timore o con
crudeltà cioè la manifestazione dell'animo debole ma anzi deve governare con bontà. La bontà è
la manifestazione della grandezza.

L’ARRIVO FARSESCO DI CLAUDIO SULL’OLIMPO


Seneca ironizza sulla divinizzazione di Claudio che arriva alle porte del paradiso e non sa come
comportarsi mentre sulla terra tutti festeggiano per la sua morte. Claudio non viene de nito come
un vero uomo di Roma, anzi facendo riferimento al sacco di Roma, viene de nito come un gallo
[Link] non si sa controllare, anziché dimostrare la sua cultura dimostra la sua
cura la sua ira e lo stesso atteggiamento che aveva in terra lo ha anche nell'aldilà. Il testo si tratta
di una parodia epica e tragica, tanto che la descrizione di Claudio stesso è una parodia pure essa
in quanto più che essere de nito come un essere umano viene de nito come uno strambo
animale, gli mancano gli aspetti fondamentali dell'umanità ,la ragione e la parola: è uno
sciocco senza alcun senso della realtà che si esprime in versi bestiali
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[Link] inoltre o re un ricco campionario di deformità siche che lo con gura
a tutti gli e etti come uno dei soggetti menomati nel sico e nella psiche che romani
impiegavano come bu [Link] questi panni Claudio è quindi destinato a recitare per tutta l'opera la
parte della barzelletta [Link] il governo di Claudio Roma è un letamaio, secondo gli
storici fu un re che cercò di governare con giustizia, mentre secondo Seneca lui governa meglio la
giustizia nei mesi di luglio e agosto quando tutti andavano in ferie.

NERONE, UN ESEMPIO DI CLEMENTIA


Scritto nei primi anni del principato di Nerone, durante la massima in uenza corte del losofo
Seneca, quest'ultimo ri ette sulla natura e la gestione del potere. Solitamente a scegliere
l'imperatore era il Senato e il popolo di Roma, mentre da come descrive Seneca, sembra che a
scegliere Nerone siano stati gli dei per usarlo come strumento della provvidenza.
Il logos scegliete le persone che possono guidare il popolo con clemenza e il principe diventa un
logos in piccolo. Colui che viene eletto viene scelto per poter diventare come un Dio sulla terra, di
conseguenza Nerone è come se avesse una funzione provvidenziale . Un bravo sovrano a
clementia ma anche Humanitas. Essere clementi signi ca bene ciare il genere umano. Finora
nessun principe è riuscito a mantenersi innocente, mentre Seneca è convinto che Nerone possa
riuscire in questa impresa, andando contro a ciò che Parini disse nel dialogo con Foscolo che non
si può essere innocenti se si hanno tutti i poteri.

MEDEA UCCIDE I FIGLI


Medea è l'incarnazione dell'ira che non può essere placata. Ha aiutato Giasone, tradendo il padre
e fratello e lui la ha abbandonata per sposarsi con Creusa per un patto [Link] conseguenza ,per
vendetta decide di uccidere i gli. Questo testo è un esempio del con itto tra ragione e passione
che porta a fare azioni non sempre giuste. Da un lato c'è la Virtus dall'altro c'è l’empietas. Quello
che Medea commette non è un delitto solo a livello giudiziario e delle leggi ma è anche un delitto
morale. Medea decide che se lei non può avere Giasone allora neanche i suoi gli potranno
averlo. Il delitto di Medea è la conseguenza di una guerra dentro di sé tra ragione e passione, non
è un atto di follia. Il vincitore di questa guerra è la passione. Non fare loso a porta a questo .
Prima di commettere il delitto Medea ha dei dubbi ma nonostante ciò procede con lo scopo di
vendicare l'atto di tradimento di Giasone.
Da questo testo nasce anche la sindrome di Medea: ovvero fare male ai gli per fare male
indirettamente al marito.
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