Micro Economia
Micro Economia
Fino al 1776 l’economia politica era considerata una branca della filosofia morale, infatti, nel corso della
storia si sono diffuse numerose interpretazioni in merito all’oggetto di tale disciplina. Il fondatore
dell’economia politica è considerato Adam Smith, il quale era già noto per l’opera filosofica “teoria dei
sentimenti morali”; nel 1776 Smith pubblica il libro “Indagine sulla natura e sulle cause della ricchezza
delle nazioni”. Ma perché Smith, come tanti successivi studiosi, era interessato alla natura e alle cause della
ricchezza delle nazioni? Perché se fosse semplice individuare la natura e le cause della ricchezza di una
nazione, si potrebbe disegnare l’organizzazione economica di un Paese in modo da massimizzare la
ricchezza degli individui che lo abitano (infatti tutti i presidenti hanno lo scopo di migliorare le condizioni di
vita dei cittadini).
Quali sono oggi le idee circa la natura e le cause della ricchezza delle nazioni?
La ricchezza è creata fondamentalmente da imprese orientate alla ricerca del guadagno dei propri
proprietari, infatti, nota è l’espressione “l’impresa crea posti di lavoro” e i proprietari investono per
guadagnare; le imprese produrranno tanta più ricchezza quanto più favorevoli saranno le condizioni in cui
operano quindi dobbiamo consentire alle imprese di lavorare in condizioni ottimali per evitare di creare un
circolo vizioso. La signora Thatcher, politica britannica e primo ministro del Regno Unito, ha avuto un ruolo
importante nello sviluppo di tale concetto, nota è per l’espressione “Let the rich get richer” ossia lasciate
che chi ha già una ricchezza si arricchisca in modo che tale ricchezza si riversi anche sugli altri (l’acqua alta
solleva tutte le barche) teoria dello sgocciolamento.
Ridurre le imposte (scopo di tutti i capi di governo) anche se ciò significherebbe ridurre i servizi
pubblici quali organizzazione delle scuole, riparazione delle strade etc., ciononostante anche i ceti
medi hanno col tempo elaborato nel loro immaginario l’idea di dover abbassare il valore delle tasse
per aumentare la ricchezza del Paese
Chiudere le agenzie governative deputate alla produzione di beni e servizi pubblici affidando tali
compiti ad imprese private (privatizzazione) poiché lo stato non ha interesse ad arricchirsi quindi
conviene affidare questi compiti a chi ha interesse ad arricchirsi
Abbassare i salari concetto presente anche nelle “opinioni” della commissione europea in merito ai
progetti (presentati ogni sei mesi) relativi all’economia di ogni stato membro
Aumentare l’età pensionabile altro concetto presente nei pareri della commissione europea nei
confronti dell’Itali, della Grecia e del Portogallo; ciò significa che le imprese avrebbero a
disposizione un serbatoio di manodopera ampio per un periodo di tempo maggiore
Smontare le misure di sostegno ai poveri ipotesi presa in considerazione numerose volte dal
governo precedente e ripresa anche dall’attuale governo
Tutte le istituzioni hanno lo scopo di raggiungere tutti questi obiettivi. Alla base di questa visione del
funzionamento dell’economia vi è un’antropologia negativa: se la vita è troppo facile le persone si adagiano
e si impigriscono dal punto di vista intellettuale e fisico, invece, la difficoltà di sopravvivere aguzza l’ingegno
a spingere le persone ad “uscire dalla tana e cercare da mangiare” (Freud). Si tratta di una interpretazione
realistica del funzionamento dell’economia? Le opinioni sul punto sono molto controverse, è oggettivo che
veniamo da 40 anni di politiche basate sull’dea che per indurre le persone a lavorare con lena bisogna
impedire che diano per scontata la propria sopravvivenza ma le cose non vanno meglio di 40 anni fa. In
questo corso ci si confronterà sul quesito di Adam Smith 250 anni fa senza preconcetti.
È doveroso avere le idee chiare su cosa debba intendersi per “ricchezza delle nazioni” e su come vada
misurata. Uno dei motivi per cui le classi dirigenti di un Paese riescono ad ingannare le classi subalterne sui
temi economici è che l’economia politica fa uso dei numeri che hanno agli occhi una natura magica cioè agli
occhi del profano rappresenta la verità oggettiva e che quindi non può essere messa in discussione. In realtà
i numeri non rivelano fatti oggettivi perché
Esistono molti indicatori numerici diversi dello stato di salute di una nazione. A seconda di quali
scegli per raccontarlo puoi dare all’interlocutore un’impressione diversa di come stiano andando le
cose. Se aumenta l’occupazione aumenta anche l’inflazione ciò significa che sono direttamente
proporzionali anche se per valutare la natura della salute della nazione in base al settore in cui ci
troviamo dobbiamo prendere in considerazione o l’occupazione o l’inflazione.
È vero che l’economia politica ha a che fare con la dimensione quantitativa però dobbiamo imparare
anche ad interpretarli perché anche i numeri hanno dei limiti conseguentemente non sono sempre
totalmente esaustivi.
Iniziamo dal capire come misurare la ricchezza di un singolo individuo, è corretto considerare il denaro?
Se guadagno 40.000 euro all’anno ed ottengo un aumento di stipendio del 10% quindi guadagno 44.000
euro (40.000+10%). Durante l’anno i prezzi dei beni che consumo abitualmente aumentano del 20%
(inflazione) quindi divento più “povero” in quanto ricevo l’aumento del 10% ma ciò che consumo
abitualmente aumenta del 20%, ciò significa che influisce negativamente su di me. Si esclude quindi che la
ricchezza del singolo individuo non si misura in denaro perché siamo interessati ai beni e non alla
moneta. (leggenda re mida chiese agli dèi di poter trasformare tutto ciò che toccava in denaro ma il tutto
non andò a buon fine perché anche il cibo e le bevande si trasformavano in oro l’oro e la moneta è solo
uno strumento per arrivare i beni). Bisognerebbe deflazionare la cifra relativa ossia depurarla dall’inflazione
in modo da ricondurla al suo valore effettivo in termini di possibilità di acquisto dei beni sul mercato:
riperdendo il precedente esempio, se guadagno 44.000 euro e c’è stato l’aumento del 20% devo sottrarre al
salario l’aumento dei beni consumati abitualmente.
Serie 1 Colonna1
Come mai per tutto il Medioevo e gran parte dell’età moderna la produttività del lavoro è stata
sostanzialmente stagnante? In altre parole, come mai l’umanità ha cominciato ad applicare la
divisione del lavoro ai processi produttivi soltanto intorno alla fine del XVIII secolo? È possibile
rispondere esaurientemente a questo quesito a partire da un’altra osservazione che Adam Smith
formula nelle prime pagine della “Ricchezza delle nazioni”: «la divisione del lavoro è limitata
dall’estensione del mercato».
Per spiegare il senso di questa espressione, proviamo a usare ancora una volta la tecnica
dell’aneddotica. Proviamo ad immaginare che il Sig. Tizio decida di mettere su una fabbrica di
pasta.
✔ Si immagini che Tizio abbia fatto le sue valutazioni di convenienza e sappia che per minimizzare i
costi di produzione, egli deve dotarsi di una catena di montaggio che richiede un organico di
dimensione pari a 100 unità di manodopera.
✔ Immaginiamo che tale impianto consenta all’impresa di Tizio di raggiungere una produttività del
lavoro pari a 200 kg di pasta.
✔ Se Tizio riterrà conveniente l’investimento, sarà quindi in grado di produrre nell’unità di tempo
considerata 200 x 100 = 20.000 kg di pasta.
Poiché i lavoratori in organico sono 100, la richiesta di pasta da parte dei lavoratori alle dipendenze
dell’impresa ammonterà a 20 x 100= 2000kg di pasta pari soltanto a un decimo della produzione.
Problema: chi comprerà i restanti 18.000 kg di pasta? È quindi evidente che, se non esistessero nei
dintorni altre imprese con maestranze di dimensione sufficiente ad assorbire i residui 18.000 kg, la
fabbrica di pasta in oggetto non avrebbe modo di garantirsi la sopravvivenza.
✔ Proviamo adesso ad immaginare un “ambiente” economico più adatto ad ospitare attività
economiche. Ad esempio, la immaginaria cittadina di Vattelapesca, dove operano 4 fabbriche che
producono rispettivamente pasta, calzature, cucine e automobili.
✔ Immaginiamo che le 4 imprese in oggetto operino sulla base dei seguenti parametri tecnici:
SCARPE 𝞹s = 40 Ls = 200
DOMANDA OFFERTA
PASTA 𝜃p x L 𝞹p x Lp
SCARPE 𝜃s x L 𝞹s x Ls
CUCINE 𝜃c x L 𝞹c x Lc
AUTOMOBILI 𝜃a x L 𝞹a x La
DOMANDA OFFERTA
CURVA DI DOMANDA
Immaginiamo che il
diagramma a sinistra
descriva il comportamento
dei consumatori di birra
ESEMPI
- Quando un individuo entra in possesso di un bene che rimuove una di queste lacune, soddisfa un
bisogno.
- La soddisfazione di un bisogno dà luogo ad un fenomeno che gli economisti chiamano utilità
✔ L’utilità è uno strumento concettuale un pò scivoloso, perchè non si può misurare in senso
cardinale
✔ Cioé, mentre esiste un modo di misurare le patate prodotte da un team di lavoratori coltivando
un podere (in quintali), un modo per misurare il latto munto da un gruppo di mucche in un
allevamento (in litri), non esiste un modo per esprimere il livello di utilità ottenuto da un individuo
mangiando una patata o bevendo una tazza di latte
✔ Ognuno di noi sarà sicuramente in grado di scegliere quale delle due combinazioni di beni gli
conferisce l’utilità più elevata, a dispetto del fatto che non sia possibile misurare l’utilità associata
ad A e B con un metro “oggettivo”
✔ Ma possiamo provare a dire anche qualcosa di più. Immaginiamo che Tizio, spinto dalla sete,
entri in un pub, ordini una pinta di birra e la beva.
✔ Però proviamo ad immaginare che decida di bere una seconda pinta…
✔ Di certo quella pinta di birra ridurrà il suo stato di disagio associato alla sete, anche se non siamo
in grado di quantificare l’utilità che quella bevuta gli provocherà
✔ Ovviamente, come non eravamo in grado di quantificare
l’utilità goduta grazie alla prima pinta, non siamo in grado di quantificare neanche l’utilità goduta
per effetto della seconda.
Però, di una cosa possiamo essere certi: la seconda pinta di birra conferirà a Tizio una utilità
sicuramente inferiore a quella associata alla prima
✔ Il motivo è che la prima pinta ha già ridotto in una qualche misura lo stato di disagio (il bisogno)
di Tizio dovuto alla sete. Tizio adesso ha meno sete di quando è arrivato al pub, e quindi la seconda
pinta risulterà per lui meno “soddisfacente” della prima
✔ Nel linguaggio della teoria economica, questa idea viene etichettata come principio dell’utilità
marginale decrescente
✔ …dove con l’espressione UTILITA’ MARGINALE si indica l’incremento di utilità che un individuo
ottiene dal consumo di una unità addizionale di un bene
✔ Una volta attrezzati con il concetto di “utilità marginale” e con il “principio dell’utilità marginale
decrescente”, è possibile costruire una teoria semplice ed elegante del modo in cui gli individui
scelgono la quantità di birra (o di qualunque altro bene) da acquistare
✔ Ogni volta che un individuo si trova di fronte alla prospettiva di acquistare una pinta di birra in
più, egli sa che con quella decisione otterrebbe un beneficio e subirebbe un costo.
ESEMPIO
✔ Immaginiamo che esistano solo due beni: birra e patatine fritte. Immaginiamo che il prezzo di
una pinta di birra sia 4 € e il prezzo di un piatto di patatine fritte 2 €
✔ Nell’ambito di questa ipotesi, se rinunciasse a comprare una pinta di birra, con i soldi risparmiati
Tizio potrebbe comprare 2 piatti di patatine fritte.
✔ Quindi, il beneficio di comprare una pinta di birra sarà pari all’utilità marginale della birra
✔ Il costo di comprare una pinta di birra sarà invece pari al doppio dell’utilità marginale delle
patatine fritte
✔ Fino a che l’utilità marginale
della birra è maggiore del doppio
dell’utilità marginale delle
patatine fritte, a Tizio converrà
continuare a comprare birra.
✔ Ma adesso immaginiamo
che il prezzo della birra
aumenti da 4 a 6 €.
✔ Il costo della pinta di birra
in termini di patatine
aumenterà
✔ Stavolta, infatti, con i soldi
risparmiati rinunciando a
comprare una birra si possono
comprare ben 3 piatti di
patatine
Immaginiamo che il prezzo della birra aumenti da 4 euro a 6 euro: se prima era possibile sostituire
una pinta di birra con due piatti di patatine ora può essere sostituita da tre piatti di patatine.
Quindi comprando una pinta di birra in più si rinuncia a 3 piatti di patatine fritti conseguentemente
è conveniente fermarsi a 2 pinte di birra.
Da questi esempi si deduce che la domanda di un bene di consumo è correlata inversamente al suo
prezzo (comportamento dei consumatori). Finora abbiamo analizzato il comportamento dei
consumatori (domanda) quindi ora è doveroso analizzare il comportamento dei produttori
(offerta). Questa branca dell’economia politica viene comunemente etichettata come TEORIA
DELL’OFFERTA Il processo di trasformazione del bene è interno all’impresa che ha prima contatti
con i fornitori e in seguito con i clienti
Fornitori conferiscono all’impresa i fattori produttivi che non corrispondono sol alle
materie prime ma anche a mano d’opera, energia, attrezzature… Quindi l’impresa si reca
sul mercato per acquistare tali fattori, si discorre dei cd costi di produzione
Clienti una volta prodotto il bene, esso viene messo sul mercato ed acquistato dai clienti
che conferiscono gli introiti ossia i ricavi all’impresa stessa
L’obiettivo dell’impresa è rendere il più ambio possibile lo scarto tra gli introiti di vendita e i costi
di produzione cioè lo scopo è capire se gli introiti sono superiori e quindi compensano i costi di
produzione in quanto il profitto è dato dagli introiti meno i costi di produzione.
Poiché l’obiettivo dell’impresa corrisponde alla massimizzazione dei profitti bisogna soffermarci sui
costi e i ricavi in rapporto alla quantità da produrre ma è doveroso specificare il suddetto
fenomeno non si verifica nei mercati perfettamente concorrenziali. Effettuiamo quindi un’analisi
dell’andamento dei costi di produzione.
Esempio. Prendiamo in considerazione un’impresa che produce un bene con l’impiego di capitale
fisso (impianti e macchinari), capitale circolante (materie prime) e manodopera. Immaginiamo che
questa impresa produca precisamente grano su un grande appezzamento di terra. L’attività si
divide in tre fasi: ARARE, SEMINARE, FALCIARE attraverso strumenti tecnologici. Immaginiamo che
il proprietario abbia acquistato 20 motozappa e 20 falciatrici ma in magazzino ha già 30 vecchie
motozappa e 30 vecchie falciatrici. Se si assumono altri lavoratori non avranno a disposizione una
motozappa quindi ci sarà un contributo produttivo inferiore (man mano che aumentano i lavoratori
non ci sarà un grande aumento nella produzione perché non tutti i lavoratori coinvolti hanno a
disposizione strumenti tecnologici che permettono di produrre velocemente il grano).
10 70
20 140
30 190
40 220
50 240
Rapporto tra la variazione della quantità prodotta e la variazione dei lavoratori impiegati
10 70 7
20 140 7
30 190 5
40 220 3
50 240 2
Es la produttività alla terza riga aumenta di 50 quintali mentre il numero dei lavoratori aumenta di
10 quindi PMGl= 50/10=5.
Questo andamento è dovuto da due fattori
Quando c’è abbondanza di fattori produttivi fissi ogni lavoratore in più impiegato
nell’impresa fornisce un contributo produttivo pari a quello degli addetti già in servizio
Quando la disponibilità di fattori produttivi si esaurisce, i nuovi lavoratori sono costretti ad
utilizzare strumenti di produzione meno efficaci e quindi il loro contributo produttivo
individuale tende a diminuire.
Economia politica-
lezione 8
Per
un’impresa non è particolarmente interessante sapere quanti lavoratori addizionali servano per
produrre dati quantitativi addizionali di beni anzi l’informazione realmente rilevante è quanto costa
assumere i lavoratori addizionali necessari a produrre quei dati quantitativi addizionali di beni.
Pertanto, le informazioni illustrate nella lezione precedente sono utili ai fini della comprensione del
comportamento dell’impresa solo se possono essere tradotte in costi monetari. È possibile ricavare
facilmente questa informazione introducendo un nuovo concetto ossia il COSTO MARGINALE DI
produttive necessarie a produrre una unità addizionale del bene. In simboli: CMG = 𝛥CT/𝛥Q.
PRODUZIONE incremento dei costi totali che l’impresa deve sostenere per acquistare le risorse
Adesso si immagini che per assumere un lavoratore occorra corrispondergli un salario di 1000
euro, l’andamento del costo marginale potrà essere facilmente ricostruito per mezzo della tabella
seguente:
10 70 7 10.000 142.8
ma adesso proviamo ad immaginare che per un qualunque motivo (ad es un aumento della
richiesta), il prezzo della merce in oggetto aumenti fino a raggiungere il valore di 333 euro.
L’impresa avrà convenienza ad aumentare la produzione perché un certo numero di merci oltre la
190esima potranno essere prodotte ad un costo marginale inferiore al nuovo prezzo di mercato.
Tuttavia, man mano che aumenta la produzione vengono utilizzate attrezzature meno moderne ed
efficienti, la produttività del lavoro cala ed i costi marginali aumentano. Quando il costo marginale
raggiunge i 333 euro, all’impresa conviene fermarsi: il suo nuovo punto di ottimo si troverà in
corrispondenza della quantità 220.
Possiamo ripetere questo esperimento concettuale infinite volte. Ad esempio, possiamo
immaginare che il prezzo aumenti fino a raggiungere il valore di 500 €. Anche in questo caso,
l’impresa avrà convenienza ad aumentare la produzione perché un certo numero di merci fino alla
220esima potranno essere prodotte ad un costo inferiore al nuovo prezzo di mercato. Tuttavia,
man mano che aumenta la produzione, vengono utilizzate le attrezzature meno moderne ed
efficienti, la produttività del lavoro cala ed i costi marginali aumentano. All’impresa converrà
fermarsi quando il margine tra prezzo e costo marginale sarà scomparso cioè in corrispondenza del
livello di produzione 240.
Il risultato dell’esperimento sarà sempre lo stesso: OGNI VOLTA CHE IL PREZZO DELA MERCE
AUMENTA, L’IMPRESA REAGISCE AUMENTANDO LA QUANTITÀ PRODOTTA. Il tutto può essere
sintetizzato con la CURVA DI OFFERTA.
Disponiamo ora di due strumenti analitici in grado di rappresentare sinteticamente le modalità di
comportamento di CONSUMATORI (curva di domanda) e IMPRESE (curva di offerta). Ora però
abbiamo il problema di capire qualcosa dell’INTERAZIONE tra imprese e consumatori. Abbiamo una
tecnica di analisi?
A seconda del prezzo che si stabilisce sul mercato, si possono verificare tre diverse tipologie di
situazioni:
1. EQUILIBRIO
2. ECCESSO DI OFFERTA
3. ECCESSO DI DOMANDA
L’equilibrio ha implicazioni molto importanti per l’analisi del comportamento degli agenti.
EQUILIBRIO significa che le imprese riescono a vendere tutte le merci che hanno prodotto e che i
consumatori riescono ad acquistare tutte le merci che desiderano acquistare. Quindi EQUILIBRIO
significa che tutti gli operatori saranno soddisfatti dell’esito delle interazioni di mercato che hanno
intrapreso. Quindi EQUILIBRIO significa che nessuno degli agenti operanti sul mercato avrà
interesse a mettere in discussione lo “status quo”.
ECCESSO DI OFFERTA Adesso analizziamo una diversa ipotesi. Immaginiamo che stavolta il
prezzo si sia stabilito al livello di 500 €. In tal caso, le imprese produrranno e porteranno sul
mercato 240 unità di merce mentre i consumatori richiederanno soltanto 190 unità di merce. Le
imprese non riusciranno vendere ben 50 unità di merci prodotte. In tal caso, diremo che il mercato
esibisce un ECCESSO DI OFFERTA, che si può misurare con l’ampiezza del segmento AB: un bel po’
delle merci prodotte dalle imprese gli rimarranno sullo stomaco. Non si tratta di una bella
situazione per le imprese. Infatti, per produrre quelle 50 unità di merci hanno sostenuto costi, e se
non le vendono quei costi non saranno recuperati. L’eccesso di offerta è quindi un chiaro sintomo
dell’allontanamento delle imprese dall’ottimo risultato economico. È quindi presumibile che le
imprese saranno indotte a modificare la propria strategia pur di “rimediare” al problema.
Presumibilmente qualcuna di esse taglierà i prezzi, in modo da accaparrarsi i clienti delle imprese
concorrenti. È anche probabile che, pur di non perdere i propri clienti, le altre imprese reagiranno
tagliando a loro volta i propri prezzi. Si innescherà quindi una tendenza generale alla diminuzione
dei prezzi. Gli studiosi sostengono che, nella gran parte dei casi, questa caduta dei prezzi determina
uno spontaneo aggiustamento verso l’equilibrio. Infatti, da un lato la caduta del prezzo induce i
consumatori ad aumentare la richiesta… Dall’altro, la caduta del prezzo induce le imprese a
ridimensionare i propri piani di produzione… Quando il prezzo sarà sceso a 333 €, la domanda sarà
aumentata fino a 220 unità di merci, l’offerta sarà caduta fino a 220, e quindi il mercato ritroverà
spontaneamente l’equilibrio.
ECCESSO DI DOMANDA Adesso analizziamo l’ipotesi opposta. Immaginiamo che stavolta il
prezzo si sia stabilito al livello di 200 €. In tal caso, le imprese produrranno e porteranno sul
mercato 190 unità di merce, mentre i consumatori richiederanno ben 260 unità di merce. Pertanto,
non tutti i consumatori riusciranno a trovare sul mercato i beni che hanno deciso di acquistare. In
tal caso, diremo che il mercato esibisce un ECCESSO DI DOMANDA, che si può misurare con
l’ampiezza del segmento CD: ci sono consumatori desiderosi di acquistare merci che non trovano
soddisfazione ai propri desideri. Poiché le merci disponibili sono insufficienti a soddisfare tutti i
consumatori, è probabile che i consumatori che le desiderano più intensamente tenteranno di
accaparrarsele offrendo alle imprese prezzi più alti di quelli correnti. I prezzi esibiranno quindi una
tendenza all’aumento. Gli studiosi sostengono che, nella gran parte dei casi, questo aumento dei
prezzi determinerà uno spontaneo aggiustamento verso l’equilibrio. Infatti, da un lato l’aumento
dei prezzi induce alcuni consumatori a rinunciare all’acquisto… Dall’altro, l’aumento dei prezzi
rende conveniente per le imprese aumentare la produzione…Quando il prezzo sarà salito a 333
euro la domanda sarà caduta fino 220 unità di merce, l’offerta sarà aumentata fino a 220 e quindi il
mercato ritroverà spontaneamente l’equilibrio.
In sintesi UNA TEORIA DEI PREZZI DELLE MERCI
In presenza di un eccesso di offerta il prezzo tenderà a scendere (le imprese tentano di
vendere il venduto strappando i clienti alla concorrenza)
In presenza di un eccesso di domanda il prezzo tenderà ad aumentare (i consumatori che
desiderano la merce con maggiore intensità tentano di accaparrarsi offrendo una
contropartita di maggiore valore)
In situazioni di equilibrio il prezzo tenderà a rimanere stabile (nessuno ha convenienza ad
alterare lo status quo con offerte di vendita o di acquisto a prezzi differenti da quelli
correnti)
Economia politica- lezione 9
Allocazione delle risorse e ruolo dei prezzi
A chi tocca decidere come impiegare le risorse esistenti? Qual è il meccanismo decisionale che
permette di realizzare in massimo grado il benessere della collettività?
Nel dibattito contemporaneo, le risposte a questi quesiti che si contendono l’egemonia sono
sostanzialmente due:
GOVERNO i cittadini con potere decisionale ripartito in parti uguali
MERCATO i cittadini ma con potere decisionale graduato in base al censo
I VANTAGGI DEL MERCATO
Il prezzo di un bene è il risultato dell’equilibrio tra domanda e offerta. Pertanto, esso riflette
contestualmente l’intensità del desiderio dei consumatori e il consumo di risorse collettive
necessarie per produrlo. Quindi i orezzi di mercato sono in grado di raccogliere e veicolare agli
operatori economici una immane quantità di informazioni disperse nella comunità che permettono
di selezionare l’uso più adeguato per ogni risorsa (HAYEK 1945). Il risultato economico è dato dai
ricavi di vendita ossia il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare per acquistare i beni e i
costi di produzione ossia il salario a cui i lavoratori sono disposti a lavorare per produrre beni;
attraverso il risultato economico si elaborano le decisioni di produzione. Se si permette ai prezzi di
rivelare correttamente le informazioni che implicitamente veicolano verranno prodotti solo i beni il
cui desiderio nella comunità è tale da controbilanciare la fatica necessaria a produrli.
ESEMPIO. Immaginiamo che i consumatori siano disposti a comprare banane solo se il prezzo è
inferiore o uguale a 2 € a chilo (preferenze di consumo) ed immaginiamo che i lavoratori siano
disposti a raccogliere le banane solo se il salario è superiore o uguale a 2.5 € a chilo raccolto (costi
di produzione). Le imprese non troveranno conveniente produrre banane (subirebbero una perdita
di 0.5 € per ogni kg di banane prodotto). Le imprese potranno:
rinunciare alla produzione di banane e riallocare i relativi appezzamenti di terra alla
produzione di altri beni (es: pomodori)
cercare una tecnologia produttiva con cui produrre le banane a un costo più basso (es:
meccanizzazione)
cercare un altro mercato (es: vendere il raccolto in un altro Paese, dove le banane sono
più apprezzate dai consumatori)
è come se la comunità stesse dicendo alle imprese “non vogliamo banane, provate con
qualcos’altro”.
Ad esempio, le imprese potrebbero scoprire che i consumatori abbiano una migliore disposizione
nei confronti dei pomodori: sono disposti a comprare pomodori a 3 € a chilo, se i lavoratori sono
disposti a raccogliere anche i pomodori per un salario di 2.5 € a chilo raccolto, allora… alle imprese
converrà dismettere la coltivazione delle banane e riallocare i terreni alla coltivazione dei
pomodori.
Ma i prezzi possono trasmettere anche informazioni distorte, se la loro determinazione non viene
lasciata alla libera interazione tra gli agenti. Quindi immaginiamo uno sviluppo diverso dell’esempio
precedente.
Un’impresa produttrice di banane si accorge che la produzione le costa 2.5 € a chilo e che può
venderle a 2 € a chilo. Ma stavolta il governo locale - che teme che l’impresa chiuda (e magari che
500 persone perdano il lavoro) - decide di sovvenzionare la produzione di banane con un sussidio
di 1 € a chilo finanziato con un’imposta sulla vendita di mele. Stavolta l’impresa realizzerà un
profitto, e quindi non avrà motivo di convertire la piantagione ad altro uso produttivo, né di cercare
un modo meno costoso di produrre le banane. Il benessere della comunità sarà aumentato o
diminuito? Secondo Hayek e von Mises, il benessere sarà sicuramente diminuito. Infatti
Il governo ha deciso di produrre a forza un bene che la comunità non riteneva meritevole
di produzione
Per far produrre banane che i consumatori non desideravano, il governo ha imposto un
prezzo più alto ai consumatori di mele
La piantagione di banane poteva essere riconvertita alla coltivazione di pomodori (e magari
si sarebbe scoperto che la comunità era disposta a pagare per pomodori ciò che non
voleva pagare per pagare le banane)
Analoghi effetti distorsivi si realizzeranno se il governo decide di fissare in via autoritativa i prezzi a
cui si scambiano certi particolari tipi di merci. Ad esempio, immaginiamo che il governo decida di
fissare un prezzo “politico” per un certo bene (ad esempio 200 euro). In tal caso, ci saranno 70
consumatori che desiderano il bene, e che sarebbero senz’altro disposti a pagare il prezzo imposto
dal governo, ma che non riusciranno a procurarselo. La fissazione di un prezzo al di sotto del valore
di equilibrio determinerà cioè una artificiale scarsità del bene in oggetto. Secondo i teorici
“liberisti”, la collettività avrebbe quindi un beneficio se il governo lasciasse gli individui liberi di
comprare e vendere il bene in oggetto al prezzo che preferiscono (equilibrio nel punto E).
In sostanza, Hayek e gli altri aderenti al movimento interpretano i prezzi di mercato come uno
straordinario sistema segnaletico in grado di raccogliere tutte le informazioni disperse nella società
circa i desideri degli individui e la quantità di risorse necessaria per soddisfarli.
Con l’espressione BENI PUBBLICI gli economisti fanno riferimento ai beni che per loro natura
intrinseca devono essere di proprietà dello stato. In merito a questa categoria di beni è doveroso
introdurre due concetti fondamentali:
CIBO STRADE
MUSEI DIFESA
ABITI MUSEI
BICICLETTE ISTRUZIONE
Lezione 10
BENI PUBBLICI
NON ESCLUDIBILITA’
Non permette al produttore di condizionare il trasferimento del bene all’effettuazione di una
prestazione corrispettiva - I consumatori avranno quindi convenienza a fruire del bene senza
sopportare i costi sostenuti dalle imprese per produrlo (TO FREE RIDE)
- Pertanto, i produttori non sono in grado di recuperare i costi sostenuti per produrre il bene, e
quindi non avranno alcun incentivo a produrli : La soluzione canonica è la FORNITURA PUBBLICA
Una istituzione sovraordinata alla comunità deve creare una organizzazione produttiva “ad hoc” e
finanziarne l’attività mediante risorse prelevate forzosamente dai cittadini (imposte)
Il mercato “fallisce”!
ASIMMETRIA INFORMATIVA
✔︎Due operatori concordano una transazione avente ad oggetto la vendita di un certo bene o
l’effettuazione di una certa prestazione
✔︎Alcune caratteristiche del bene venduto o della prestazione ceduta non sono osservabili
dall’acquirente al momento della conclusione del contratto (asimmetria informativa “ex ante”)
oppure, pur essendo osservabili all’atto della conclusione del contratto, sono suscettibili di essere
modificate da particolari azioni del venditore successive alla conclusione del contratto e non
osservabili dall’acquirente
ESEMPI
Automobili usate (Akerlof 1970, “The market for lemons”)
Mercato del credito (Stiglitz e Weiss 1981)
Polizze assicurative (Rotschild e Stiglitz 1970)
Asili infantili
Scuola, formazione, università
Operazioni chirurgiche e servizi sanitari in genere
Assistenza agli anziani
I consumatori leggono
la caduta del prezzo
come “segnale” di un
peggioramento della
qualità del prodotto
- Caduta della
domanda
- Caduta del
prezzo
Il mercato tende a diventare sempre più “sottile”, e può anche arrivare a sparire del tutto
✔︎Adesso ci occuperemo di una nuova ipotesi di “fallimento del mercato”: l’interazione tra gli
agenti dà luogo a prezzi che non riflettono i desideri degli agenti e il consumo di risorse necessario
a soddisfarli per un motivo completamente diverso - ESTERNALITA’
✔︎Per comprendere il concetto di esternalità, conviene classificare l’insieme delle potenziali azioni
degli individui in tre diverse categorie:
Azioni che non implicano interdipendenze tra gli agenti
Azioni che implicano interdipendenze tra gli agenti che hanno riflessi di natura “pecuniaria”
Azioni che implicano interdipendenze tra gli agenti che non hanno riflessi di natura
“pecuniaria”
Il benessere della comunità (Vincenzo, Simona ed Ernesto) è aumentato o diminuito a causa della
decisione di Simone di “fare concorrenza” a Vincenzo?
A causa della decisione di Simona di fare concorrenza a Vincenzo, alla fine della storia
Vincenzo ha perso 20.000 € ed Ernesto ha guadagnato 20.000 €
Pertanto, l’azione di Simona, pur influenzando la distribuzione del benessere tra i membri
della comunità, non ha ridotto il benessere della comunità nel suo complesso
Questo caso ha una rilevanza “generale”, perchè è cio che accade ogni volta che un agente
compete con un altro in un qualunque mercato per la vendita dei beni di sua proprietà o
delle sue prestazioni
REGOLA GENERALE
Ogni volta che le azioni di un individuo condizionano il benessere di un altro individuo mediante
modificazioni dei prezzi dei beni (ESTERNALITA’ PECUNIARIE), possiamo star certi che non ne
deriveranno alterazioni del benessere della comunità
(alcuni ci perdono, altri ci guadagnano, la somma algebrica di perdite e guadagni è zero)
3 AZIONI CHE IMPLICANO INTERDIPENDENZE TRA GLI AGENTI E CHE NON HANNO RIFLESSI DI
NATURA “PECUNIARIA”
ESTERNALITA’
Salvatore decide di fumare una sigaretta nell’ufficio CONSUMO-CONSUMO
che divide con Giulia, allergica al fumo
ESTERNALITA’CONSUMO-
PRODUZIONE
Giovanni arriva al lavoro dopo aver bevuto 2 litri di vino,
il che rallenta l’espletamento dei propri compiti
Un’acciaieria emette scarichi inquinanti nell’atmosfera
circostante, costringendo gli abitanti dell’area a ESTERNALITA’
respirare costantemente biossido di zolfo PRODUZIONE-CONSUMO
ESEMPI:
∎ Salvatore intossica Giulia con le sue ∎ Giovanni si scassa col vino perchè lui
sigarette perché lui ne ricava un ne ottiene un beneficio, mentre i costi
beneficio, mentre i costi ricadono su - ricadono sull’impresa per cui lavora
Giulia
Lezione 11
Abbiamo chiuso la lezione precedente provando a tradurre in una diversa veste il concetto di
ESTERNALITA’ mediante il ricorso a due nuovi concetti:
Costo marginale PRIVATO
-Incremento del costo totale necessario a produrre una unità addizionale di merce CHE RICADE
SULL’IMPRESA PRODUTTRICE
Costo marginale SOCIALE
-Incremento del costo totale necessario a produrre una unità addizionale di merce
complessivamente a carico della comunità (quindi costo marginale privato + esternalità)
L’esternalità sarebbe l’eventuale divario tra costo marginale privato e sociale
- Questo approccio al problema delle esternalità è stato condiviso dalla ampia maggioranza degli
studiosi fino alla fine degli anni ’50 del secolo scorso
- Alcuni studiosi avanzavano dubbi sulla possibilità di determinare la dimensione dell’esternalità (e
quindi di definire l’ammontare dell’imposta “correttiva” in maniera tale da ripristinare la struttura
delle convenienze socialmente ottimale), ma nessuno metteva in discussione la correttezza
dell’approccio di Pigou sul piano concettuale
- L’egemonia dell’approccio pigouviano venne invece indebolita e poi rovesciata in seguito al
dibattito aperto dall’articolo “The Problem of Social Cost”, pubblicato nel 1960 da Ronald Coase
Ne “Il problema del costo sociale”, Coase critica ferocemente l’approccio di Pigou con vari
argomenti:
A. L’imputazione della causa del danno ad una delle due parti coinvolta nell’interazione è in genere
un’operazione arbitraria
B. In molti casi i rimedi pigouviani riducono l’efficienza sistemica, invece di aumentarla
C. Quand’anche si sia venuta a determinare un’allocazione inefficiente, spesso non c’è alcun
bisogno di interventi correttivi, perchè il mercato è in grado di riallocare le risorse in maniera
ottimale
D. L’intervento di un’autorità pubblica è necessario solo quando i costi di transazione sono molto
elevati
A L’imputazione della causa del danno ad una delle due parti coinvolta nell’interazione è spesso
un’operazione arbitraria
«Il problema viene comunemente pensato nel modo seguente: A infligge un danno a B, e ciò che deve
essere deciso è come si dovrebbe porre un freno ad A. Ma questo è sbagliato, perché si sta trattando un
problema di natura simmetrica. Evitare il danno a B significa infliggere un danno ad A» (Coase, The Problem
of Social Cost)
BRIDGMAN STURGES
Il pasticciere Bridgman e il dottor Sturges svolgono le rispettive attività in due locali contigui
I macchinari usati da Bridgman per le sue lavorazioni sono rumorosi e disturbano l’attività di
Sturges (auscultare il cuore, misurare la pressione)
Sturges cita in giudizio Bridgman per ottenere un’ingiunzione alla cessazione dell’uso dei
suoi macchinari
In sintesi:
“E’ vero che con questa sentenza crea un problema al pasticciere che dovrà chiudere, ai
suoi dipendenti che perderanno il lavoro e ai golosi del quartiere che non potranno più
mangiare le gustose paste di Bridgman. Ci dispiace assai, però per la collettività i servizi
sanitari sono più importanti delle paste”
”E se questo argomento non bastasse, considerate anche il fatto che la produzione dolciaria
è in conflitto con la vocazione residenziale dell’area”
Riflettiamo criticamente su questa motivazione.
Come la commentereste?
1 E’ corretto dal punto di vista economico basare una sentenza sul principio secondo cui «i servizi
sanitari sono più importanti delle paste»?
In che modo il giudice ha stabilito quale bene è più importante per la collettività?
Per farlo, il giudice dovrebbe valutare l’incremento di benessere del medico e delle persone
bisognose di cure, la perdita di benessere del pasticciere, dei suoi dipendenti e dei golosi
del quartiere, e poi metterle a confronto. Dispone di strumenti adeguati allo scopo?
In altre parole, il giudice è in grado di “interrogare” la collettività per conoscere le sue
preferenze al riguardo? E più in generale, questa funzione rientra nei compiti che la
comunità gli ha affidato?