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Goldoni

Il documento analizza la riforma della Commedia dell'Arte da parte di Goldoni, evidenziando il suo rifiuto dell'improvvisazione e delle maschere tradizionali in favore di caratteri individuali e complessi. Goldoni si ispira alla realtà sociale e alla cultura borghese, cercando di rappresentare la vita quotidiana e i valori della classe mercantile veneziana. La sua opera segna una transizione verso un teatro più realistico e attuale, affrontando le sfide artistiche e le resistenze del pubblico e degli attori.

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Il documento analizza la riforma della Commedia dell'Arte da parte di Goldoni, evidenziando il suo rifiuto dell'improvvisazione e delle maschere tradizionali in favore di caratteri individuali e complessi. Goldoni si ispira alla realtà sociale e alla cultura borghese, cercando di rappresentare la vita quotidiana e i valori della classe mercantile veneziana. La sua opera segna una transizione verso un teatro più realistico e attuale, affrontando le sfide artistiche e le resistenze del pubblico e degli attori.

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3) La riforma della commedia

Il declino della Commedia dell’arte


Quando Goldoni cominciò a scrivere, il teatro era dominato dalla **Commedia dell'Arte**, un tipo di
spettacolo che si basava sull'improvvisazione e sull'uso di maschere tradizionali come Pantalone, il
Dottore, e Arlecchino. Gli attori non seguivano un copione completo, ma improvvisavano le battute
seguendo solo un schema generale che indicava le azioni principali della trama. Goldoni aveva un
atteggiamento molto critico verso questo tipo di teatro, e spiegò i suoi motivi di rifiuto in vari scritti. Le
sue critiche si concentrano su diversi aspetti della Commedia dell'Arte: la **volgarità buffonesca**
della comicità, la **ripetitività** dei personaggi e delle azioni, che erano diventate prevedibili e
stereotipate, e la **mancanza di coerenza** nella costruzione delle storie, che risultavano spesso
**inverosimili**. Inoltre, Goldoni criticava la **rigidità** dei personaggi, che non evolvevano mai e
ripetevano sempre gli stessi comportamenti. Anche se la Commedia dell'Arte aveva avuto un periodo
di grande successo nel secolo precedente, ormai era in decadenza. Tuttavia, ciò che Goldoni
criticava non era solo la degenerazione della Commedia dell'Arte, ma il suo **impiante stesso**,
ovvero il modo in cui vedeva il mondo e la realtà, che Goldoni considerava troppo limitato e artificiale
per rappresentare la vera vita.
Mondo e Teatro
il desiderio di riformare il teatro da parte di Goldoni sia influenzato dalla cultura arcadica e
razionalistica, che rifiutava l'esagerazione e la stravaganza del Barocco, presenti ancora nella
Commedia dell'Arte. Il gusto arcadico preferiva invece la semplicità, l'ordine razionale, il buon gusto e
la naturalità. Goldoni, che era cresciuto in questo ambiente culturale, si sentiva influenzato da queste
[Link] di Goldoni, alcuni scrittori toscani avevano tentato di riformare la commedia, ma i loro
sforzi erano rimasti limitati a un ambito letterario e non avevano avuto un impatto sul teatro reale.
Goldoni, invece, era un uomo di teatro pratico, che conosceva bene il pubblico e il mondo degli attori,
vivendo a Venezia, una città ricca di teatri e spettacoli. La sua riforma non si limitava solo a un
cambiamento di genere letterario, ma mirava a cambiare lo spettacolo stesso, rendendolo più attuale
e in armonia con la vita sociale.
Goldoni dichiarò che non si era ispirato a modelli teorici o libri, ma piuttosto alla realtà vissuta e al
teatro reale poiché aveva studiato su due libri “Il mondo “ e “ il teatro” cioè ciò che accadeva
realmente nella società e sulla scena. Il suo obiettivo era scrivere commedie che fossero verosimili,
che rappresentassero la realtà sociale e i caratteri umani, e che potessero essere apprezzate dal
pubblico, adattandosi al linguaggio e alle esigenze del teatro.
Dalla maschera al carattere
Goldoni rifiuta l'uso delle tradizionali maschere della Commedia dell'Arte, poiché esse rappresentano
tipi fissi e astratti, come Pantalone o Arlecchino. Al contrario, il suo obiettivo è rappresentare
caratteri individuali, complessi e psicologicamente sfumati, ispirati alla realtà e alla natura
umana. Secondo Goldoni, tra la maschera e il carattere vi è la stessa distanza che separa la
maschera dal volto, il volto è infinitamente vario da un uomo all'altro e mutevole nelle sue
espressioni; la maschera invece è identica. Goldoni afferma che i caratteri sono un numero finito in
quanti al genere (tipi universali come l'avaro o il geloso), ma sono infiniti in specie, nel senso che ci
sono infiniti modi di essere avari e gelosi. La ricerca dell'individualità, cioè di persone uniche e
irripetibili, è una caratteristica della nuova cultura borghese, che si distingue dall'arte classica. Mentre
l'arte classica rappresentava tipi generali di persone (come il vecchio avaro o il giovane eroe), l'arte
borghese si è vero concentra sulle caratteristiche personali e uniche di ciascun individuo. Questo
riflette l'individualismo e il legame con la realtà, tipici della mentalità borghese. Goldoni, con il suo
teatro, anticipa le tendenze della letteratura realistica, che si sviluppa nel secolo successivo. Il suo
approccio nasce dalla sua stessa esperienza: veniva dalla classe media e lavorava come avvocato e
scrittore, e il suo modo di raccontare la vita quotidiana si inserisce in una città come Venezia, dove
una borghesia benestante e consapevole di sé viveva secondo valori diversi da quelli della nobiltà. La
borghesia non cercava il potere politico, ma si concentrava su una vita basata sul lavoro e sul
rispetto, piuttosto che sull'ozio e lo spreco dei [Link], quindi, con la sua commedia, non solo
racconta storie divertenti, ma anche la realtà della vita delle persone comuni, delle loro emozioni e
delle loro difficoltà. Le sue opere si rivolgono a un pubblico borghese che si riconosce nei personaggi
e nei temi trattati, trovando in esse una rappresentazione della propria vita e dei propri valori.
Il rapporto tra caratteri e ambienti
I "caratteri" di Goldoni non sono individui isolati, ma sono sempre legati a un contesto sociale ben
definito, che influisce sulla loro psicologia. Secondo Goldoni, i sentimenti e i vizi degli individui
cambiano a seconda dell'ambiente sociale in cui vivono. Ad esempio, la gelosia è comune a tutti, ma
si manifesta in modi diversi a seconda del ceto sociale: un uomo povero può essere geloso e
mostrarlo apertamente, mentre un nobile si nasconde dietro le convenzioni sociali. Le commedie di
Goldoni, quindi, non solo creano caratteri individuali, ma dipingono anche ambienti sociali concreti,
con i loro modi di pensare e comportarsi.
Sebbene si faccia una distinzione tra commedie di "carattere" (che si concentrano sui personaggi) e
commedie "d'ambiente" (che descrivono un contesto sociale), in realtà questa separazione è
artificiale. Ogni commedia di Goldoni unisce entrambe le dimensioni: un carattere è sempre
influenzato dall'ambiente, e un ambiente crea i suoi personaggi. Ad esempio, *La locandiera* è
una commedia "di carattere" per il ruolo centrale di Mirandolina, ma allo stesso tempo rappresenta
vari ambienti sociali, mostrando contrasti tra la padrona borghese della locanda e i nobili che la
frequentano. Questa capacità di Goldoni di rappresentare il legame tra individuo e ambiente anticipa il
realismo della letteratura del secolo successivo. Un esempio di questa interconnessione si trova nei
*Promessi sposi* di Manzoni, dove i personaggi come Renzo e Lucia non potrebbero esistere al di
fuori del loro contesto sociale. Le commedie goldoniane si distinguono dalle opere più classiche e
aristocratiche del Settecento, offrendo una visione più concreta e immediata della realtà
quotidiana, utilizzando un linguaggio semplice e colloquiale. Tuttavia, mentre Goldoni rappresenta la
superficie della realtà, non approfondisce i conflitti interiori o le tensioni sociali che caratterizzeranno il
realismo ottocentesco, come nei lavori di Manzoni e Verga.
Il significato distacco dalla Commedia dell’Arte
Goldoni non poteva più usare l’improvvisazione tipica della Commedia dell’Arte perché, in quel tipo di
teatro, gli attori non inventavano tutto sul momento, ma seguivano delle strutture fisse: usavano i
canovacci, che indicavano storie ripetitive, e i "lazzi" o "generici", cioè battute predefinite da dire in
certe situazioni. Solo all’interno di queste regole fisse gli attori potevano improvvisare. Ma queste
convenzioni rendevano difficile rappresentare la complessità dei personaggi e delle situazioni che
Goldoni voleva raccontare, con tutte le sfumature della realtà.
Goldoni voleva presentare la sua nuova commedia come una forma più dignitosa di teatro, in
contrasto con la Commedia dell'Arte che considerava rozza e volgare. Tuttavia, oggi non possiamo
più vedere la Commedia dell'Arte come il "negativo" e quella di Goldoni come il "positivo" che
finalmente sconfigge cattivo gusto e volgarità. Non si tratta di dire che la commedia di Goldoni sia
migliore, ma di riconoscere che sono due tipi di teatro diversi, legati a due epoche differenti: la
Commedia dell'Arte rifletteva la cultura barocca, mentre quella di Goldoni rispondeva al razionalismo
illuministico e al realismo borghese.
La riforma graduale
Goldoni, nel suo tentativo di creare una nuova commedia, affrontò numerosi ostacoli, soprattutto da
parte degli attori. Questi, abituati a recitare improvvisando e usando le maschere, erano riluttanti a
cambiare il loro modo di recitare e a imparare le battute a memoria. Tuttavia, Goldoni riuscì a sfruttare
la loro esperienza, adattando i suoi personaggi alle capacità e alla psicologia degli attori,
trasformando così un ostacolo in un'opportunità creativa.
Anche il pubblico inizialmente non apprezzò le commedie realistiche di Goldoni, poiché mancavano
degli intrighi complessi, delle maschere e dei "lazzi" a cui erano abituati. Gli impresari,
preoccupati di perdere il favore del pubblico e i loro guadagni, erano diffidenti verso le innovazioni di
Goldoni. Nonostante ciò, Goldoni non adottò un atteggiamento di rottura, ma seguì una strategia
graduale che gli permise di superare lentamente le resistenze degli attori, degli impresari e del
pubblico.
L'idea della nuova commedia di Goldoni non fu chiara fin dall'inizio, ma si sviluppò attraverso tentativi
ed errori, con momenti di battute d'arresto e ritorni a forme precedenti. L'idea di un percorso lineare e
coerente, che lo avrebbe guidato sempre, è una ricostruzione successiva, principalmente nei suoi
Mémoires, scritti quando era anziano.

4)L’itinerario della commedia goldoniana


La prima fase: la celebrazione del mercante
Il "Mondo" rappresentato nella commedia di Goldoni è essenzialmente la società veneziana
contemporanea. Goldoni, pur essendo un interprete della visione borghese della realtà, si concentra
su un particolare strato sociale, quello della classe borghese veneziana, che lui osserva
quotidianamente. Sebbene i suoi viaggi e i contatti con altre città e paesi gli abbiano ampliato gli
orizzonti, è la realtà veneziana a ispirarlo maggiormente.
Goldoni celebra la classe borghese, in particolare il mercante, una figura centrale nelle sua prima
fase della sua produzione teatrale, e nelle su prime opere, come *Momolo cortesan* e *La
bancarotta*. Il mercante, pur sotto la maschera di Pantalone, diventa un personaggio positivo,
simbolo di valori come onestà, puntualità, moralità, laboriosità, attaccamento alla famiglia e senso
dell'economia. Per Goldoni, questo ceto rappresenta il "profitto e il decoro delle nazioni".
Nelle sue commedie, Goldoni polemizza anche con la nobiltà, criticandola per la sua oziosità, e
prepotenza. In opere come *La putta onorata* e *La famiglia dell'antiquario*, esprime questa critica,
mettendo in evidenza l'inutilità sociale della nobiltà che vive di privilegi e non si impegna attivamente
per il bene comune. La nobiltà, secondo Goldoni, è vista come un ceto che ha perso il suo valore
autentico, e il merito sociale è ormai nelle mani della borghesia.
In *La locandiera*, Goldoni presenta caricature di diversi tipi di nobili, mettendone in risalto le
debolezze e i difetti. Nonostante ciò, il suo obiettivo non è una rivoluzione violenta contro la nobiltà,
ma piuttosto un invito a smuovere i nobili dalla loro inattività, incoraggiandoli a partecipare
attivamente alla vita economica e sociale, in linea con le idee dell'Illuminismo moderato. Goldoni
non mette in discussione le gerarchie sociali, ma le accetta, riflettendo così le posizioni della
borghesia veneziana. Come sottolinea Mario Baratto, il mercante veneziano cerca di affermarsi come
individuo attraverso il lavoro, la famiglia e la reputazione, ma senza voler cambiare l'ordine sociale
esistente o sfidare la nobiltà per il potere politico. Il suo obiettivo è promuovere un'egemonia etica
basata su valori come moralità e rispetto.
Nel periodo in cui lavora con la compagnia Medebac, Goldoni inizialmente mantiene alcuni tratti della
Commedia dell'Arte, come le maschere, ma gradualmente abbandona le trame complicate per creare
storie più semplici e realistiche, che riflettono la vita quotidiana senza imprevisti artificiosi. Le sue
commedie diventano più lineari e realistiche, con personaggi comuni che si muovono in situazioni
familiari, con dialoghi che sembrano tratti dalla vita quotidiana. In questa fase, Goldoni sviluppa un
"genere serio", simile al dramma borghese dell'Illuminismo europeo, con l'intento di correggere i vizi
della società attraverso la comicità e di proporre modelli di virtù positivi.
La seconda fase:
La seconda fase della commedia di Goldoni, che va dal 1753 al 1758, è caratterizzata da un periodo
di incertezze artistiche e difficoltà. Goldoni si trova a dover affrontare una serie di ostacoli, tra cui un
teatro più grande e meno adatto alla sua visione della vita quotidiana, attori meno esperti, un
impresario difficile da gestire e rivalità con altri autori. Inoltre, il pubblico, inizialmente favorevole al
suo stile di commedia "ragionevole" e "verosimile", comincia a preferire spettacoli più fantasiosi ed
esotici, come quelli di Chiari e Gozzi. Per mantenere il successo, Goldoni sperimenta con vari generi,
passando dalla prosa ai versi e scrivendo commedie ambientate in paesi esotici.
In questo periodo, nelle sue commedie "di carattere", Goldoni abbandona la rappresentazione
positiva e simpatica del mercante, a favore di personaggi più complessi e nevrotici, portatori di una
critica sociale. Questi nuovi personaggi sono spesso disadattati, introversi e privi della "socievolezza"
che Goldoni apprezzava in passato. Questi cambiamenti sembrano riflettere le difficoltà personali di
Goldoni, che affrontava crisi nervose. Tuttavia, in questa fase Goldoni scrive anche commedie di
ambiente popolare, come *Le massère*, *Il campiello* e *Le morbinose*, che ritraggono il popolo
veneziano con simpatia, evidenziando la sua vitalità e i suoi comportamenti. Queste opere, che
mostrano un'osservazione attenta del linguaggio e delle abitudini popolari, preannunciano
successivamente il suo famoso lavoro *Le baruffe chiozzotte*.
I testi più maturi
Dopo un viaggio a Roma, Goldoni ritorna con un rinnovato entusiasmo per la sua commedia, ma
osserva una borghesia in declino, che ha perso il dinamismo dei tempi passati a causa della crisi
economica e della chiusura verso il rischio e l'innovazione. La borghesia, ora più conservatrice e
attaccata al proprio interesse, diventa più avara, arrogante e ossessionata dalla puntualità. Goldoni,
inizialmente ottimista nei confronti del mercante, ora critica questa classe sociale, come una figura
chiusa e incapace di adattarsi ai tempi. I suoi testi, come *I rusteghi* e *Sior Todero brontolon*,
mostrano il conflitto tra i giovani e le donne, più aperti e moderni, e i vecchi, retrivi e conservatori.
Goldoni però non si limita alla critica della borghesia, ma esplora anche le contraddizioni e i difetti di
questa classe, come l'eccessiva ostentazione sociale, visibile nelle commedie come *La Casa nova*
e *Le smanie della villeggiatura*. Un'interpretazione alternativa di Giuseppe Petronio suggerisce che
Goldoni non stia osservando una decadenza della borghesia, ma stia semplicemente passando da
una visione idealizzata a una più realistica della sua classe sociale.
Nel 1762, Goldoni si volge al popolo, rappresentando la vita dei pescatori di Chioggia nelle *Baruffe
chiozzotte*. Qui, vede nel popolo una vitalità e genuinità che la borghesia ha perso, sebbene lo
descriva con uno spirito bonario e non tragico. Sebbene anticipi la riscoperta del popolo nel realismo
romantico e verista, la sua visione rimane più idilliaca, lontana dalla durezza e dai conflitti sociali che
saranno poi esplorati da autori come Manzoni e Verga.
La fase parigina
Il paragrafo esplora le ragioni che spinsero Goldoni a lasciare Venezia e trasferirsi a Parigi, tra cui la
delusione nei confronti di un ambiente ormai chiuso e soffocante. Goldoni si sentiva stanco di una
società che non condivideva più i suoi valori, come la "socievolezza", e questo lo portò a esprimere la
sua frustrazione nella commedia *Una delle ultime sere di carnovale* (1762), in cui utilizza il
personaggio di Anzoleto per alludere a se stesso.
A Parigi, Goldoni si trovò a dover adattarsi a un pubblico abituato alla Commedia dell'Arte, il che limitò
la sua capacità di approfondire psicologicamente i personaggi. Ne è esempio la commedia *Il
ventaglio* (1765), caratterizzata da un intrigo basato su equivoci e scambi di persona, che enfatizza
più il meccanismo dell'azione che il carattere dei protagonisti. Con *Le bourru bienfaisant* (1771),
Goldoni riprende il tema del "carattere", ma il protagonista è diverso dai "rusteghi" veneziani: ora
l'individuo è isolato dal contesto sociale.
Gli ultimi anni di Goldoni sono dedicati alla scrittura delle *Mémoires* (1783-87), un'autobiografia in
francese che si concentra principalmente sulla sua carriera teatrale. Le *Mémoires* non sono una
narrazione lineare della sua vita, ma una riflessione sulla sua vocazione teatrale. Goldoni descrive i
momenti cruciali della sua carriera, dalle sue prime letture infantili all'incontro con il teatro, e racconta
la sua lotta per rinnovare la commedia. Sebbene il racconto presenti qualche imprecisione storica, le
*Mémoires* rimangono una fonte importante per comprendere l'esperienza di Goldoni. Infine, Goldoni
scrisse anche delle prefazioni per l’edizione delle sue *Opere* (1761-1778), che possono essere viste
come un'altra forma di autobiografia, in cui racconta la sua vita in relazione al teatro, fino al 1743, e
che sono conosciute come le *Memorie italiane*. Queste prefazioni, seppur a volte dettagliate e a
tratti pesanti, contengono anche vivaci aneddoti e ritratti di personaggi, evidenziando la sua abilità di
osservatore e narratore.
5)la lingua
Goldoni, nelle sue commedie, ha cercato di rappresentare la realtà quotidiana attraverso una
lingua che si distaccava dalla tradizione letteraria e dal linguaggio aulico, cercando invece di
riflettere il linguaggio quotidiano della gente comune. L'autore non poteva usare la lingua letteraria
tradizionale, che era troppo complessa e distante dalla vita reale, e doveva fare ricorso a un
linguaggio più semplice e accessibile, sebbene l'italiano parlato all'epoca fosse una lingua
convenzionale, legata più alle esigenze di comunicazione tra persone di diverse regioni che a una
vera e propria lingua unitaria. La lingua delle commedie goldoniane riflette questa realtà, con una
sintassi più semplice e influenze dialettali provenienti dal veneziano e altre lingue
settentrionali. Goldoni era consapevole di queste influenze dialettali, utilizzandole anche per rendere
il linguaggio più comprensibile alla plebe. Nelle sue commedie, però, l'italiano non è privo di difetti,
come la povertà espressiva e la mancanza di colore, ma allo stesso tempo rappresenta un tentativo
significativo di sperimentare una lingua più viva, in grado di comunicare con un pubblico vasto e
variegato. Il dialetto, in particolare, veniva usato per rendere realistici i dialoghi e non per fini
espressionistici o caricaturali, come accadeva nella Commedia dell'Arte. Goldoni usava il veneziano
per riflettere le sfumature sociali, distinguendo tra il linguaggio delle classi popolari e quello della
borghesia. Il dialetto veneziano, nelle commedie goldoniane, è quindi uno strumento preciso e ricco
che evolve nel tempo, diventando sempre più variegato e realistico.
6)la locandiera
La locandiera è la commedia più importante di Goldoni, molto amata dal pubblico e dalle
compagnie teatrali. È stata rappresentata molte volte in modi diversi, dimostrando la ricchezza e la
vitalità dell'opera, che continua a essere rilevante sul palcoscenico. La prefazione di Goldoni, in cui
l'autore afferma di voler denunciare la "barbara crudeltà" e il "disprezzo" delle donne seduttrici,
rappresentate nel personaggio di Mirandolina, che tratta i suoi corteggiatori con disprezzo.L'autore
dice che questa commedia è la più "morale" e "istruttiva" tra tutte le sue opere, perché vuole
mostrare come la seduzione possa portare a sofferenza e schiavitù per gli uomini.
Goldoni, con le sue dichiarazioni nella prefazione, probabilmente voleva soddisfare il moralismo
dell'epoca, cercando di piacere a un pubblico che aveva una visione più conservatrice e critica verso
le donne. Inoltre, sembra che anche l'autore stesso fosse influenzato da idee tradizionali , che oggi ci
appaiono superate. Tuttavia, queste parole possono comunque aiutarci a capire meglio l'opera. In
realtà, Goldoni non ha una visione positiva e idealizzata di Mirandolina, come molti hanno pensato in
passato. Non la presenta come un simbolo della grazia e del fascino femminile, ma la ritrae in modo
critico, anche se ha alcune virtù borghesi che lui apprezzava. Questo ci permette di leggere l'opera
con una prospettiva diversa, più attenta alla critica sociale del personaggio.

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