Sociologia
Sociologia
–«insieme di attività stabilmente intraprese dai membri di una società per produrre, distribuire
e scambiare beni e servizi».
•La prima definizione di economia lascia spazio al fatto l’azione economica abbia un
radicamento sociale, ovvero:
•Da un certo momento in poi ha prevalso la seconda definizione di economia con alcune
importanti implicazioni:
•Teoria centrale per la «scuola classica» (Smith, Ricardo, …) del pensiero economico e per il
pensiero marxiano.
»Teoria Valore-Lavoro
»Se per raccogliere una cassetta di mele si impiega 1 ora di lavoro e per catturare una lepre si
impiegano 2 ore di lavoro, la lepre varrà (in termini di scambio) il doppio di una cassetta di
mele: il prezzo della lepre sarà il doppio di quello della cassetta di mele
–Implicazione: per potere scambiare le due diverse merci (lepre e cassetta di mele) il lavoro deve
essere pensato come «non sostanziale», ma come «astratto» da ciò che produce e da come lo
produce.
•Coincidenza del prezzo della merce con valore-lavoro può essere adatta a spiegare lo scambio di
mercato in una società arcaica (pre-capitalista e pre-industrializzata) …
–Il produttore lavora in condizione di indipendenza ed è proprietario del proprio lavoro, ma in una
società capitalista e industrializzata esiste una separazione tra chi lavora e chi fornisce i mezzi per
farlo. Il lavoratore non è indipendente (non ha i propri mezzi), né è proprietario del proprio lavoro e
chi fornisce i mezzi di produzione (ma anche chi fornisce le materie prime o il capitale finanziario) lo
fa per ricavarne un ritorno, un profitto.
La spiegazione di A. Smith (Kirkcaldy 1723 - Edimburgo 1790): addizione
•Il prezzo della merce secondo Smith in verità eccede il tempo necessario per produrla
ORE DI LAVORO
–Costo di produzione = tempo di lavoro + spese fisse (costi di materie prime e macchinari)
–Nasce dalla DECURTAZIONE del salario: il lavoratore viene compensato meno del valore che
produce
•La decurtazione è legittimata dal fatto che il lavoro è considerato una merce e in quanto merce vale
ciò che costa produrla: il salario equivale alla riproduzione della forza lavoro (salario minimo di
sussistenza)
Dopo la sua morte venne elaborato il marxismo una religione laica di cui è egli era il profeta
indiscusso che per diverse generazioni è stata l'ideologia dell'ala radicale del movimento operaio
prima socialista e poi comunista. ancora oggi esistono molti partiti gruppi politici che si richiamano a
Marx e al marxismo in primo luogo il partito comunista cinese. Mars credeva di aver sviluppato una
teoria della storia basata sull'economia che spiegava la gran parte dei fenomeni sociali. questa sua
elaborazione teorica sì esattamente intrecciata con la sua militanza politica nella sinistra
rivoluzionaria. Marx nasce il 5 Marzo 1818 nella renania prussiana. il padre era un avvocato di
successo che proveniva da una importante famiglia ebrea anche la madre proveniva da una ricca
famiglia di commercianti ebrei. l'intera famiglia si convertì al luteranesimo. il contesto politico e
sociale in cui Marx crebbe fu decisivo per la sua formazione. la renania era stata investita dalla
rivoluzione francese e per diversi anni era stata annessa alla Francia che gli aveva dato un moderno
sistema giuridico basato su codici e tribunali validi per tutti. le riforme napoleoniche erano state
molto popolari in renania e con la restaurazione erano state solo parzialmente abolite. in renania
esisteva un forte movimento liberale e antiabortista alimentato anche dalla tensione religiosa tra il
cattolicesimo dei renani e luteranesimo religione di Stato del Regno prussiano. nel 1836 Carl si
iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dove visse la vita bohémien di un tipico studente tedesco. al
secondo anno si trasferì a Berlino dovrebbe il fondamentale incontro con la filosofia di Hegel. dopo
la laurea infatti scelse la filosofia per i propri studi dottorali avvicinandosi alle posizioni più radicali
repubblicane e atee dei cosiddetti giovani hegeliani. a questo punto Marx si diede al giornalismo e
quando si trasferì a Parigi dove divenne comunista fece amicizia con engels. huygens era figlio di un
industriale renano e ciò gli fornì una conoscenza di primo mano dell'industria della classe operaia. e
gels fu il suo coautore e collaboratore diede un contributo fondamentale allo sviluppo del suo
pensiero in particolare per quanto riguarda la centralità della grande fabbrica basata sulle macchine
di cui comprese l'importanza in un'epoca in cui la gran parte degli operai lavorava a casa o in piccole
botteghe artigiane. dopo la morte di Marx Angels fu l'inventore del marxismo non solo pubblico i libri
del capitale ma soprattutto di del suo pensiero la veste scientifica. Successivamente Marx visse a
Bruxelles e a Londra. le sue opere più importanti sono: manifesto del partito comunista, il capitale e
la guerra civile in Francia. partecipo all'internazionale dei lavoratori e prese posizioni a favore della
Comune di Parigi. morì a Londra nel 1883.
La seconda idea di Marx si occupa della centralità dei rapporti economici nella vita sociale e
politica. dopo la morte di Marx Angels ha ideato la definizione di concezione materialistica della
storia. i governi marxisti hanno in genere vietato la ricerca sociale, giustificando il divieto che il fatto
che la concezione materialistica della storia la rendeva inutile. Marx manca di una teoria della
società distinta dall'economia. il nucleo del suo lavoro ‘’ critica dell'economia politica’’ considerava
la propria opera della vita, consiste nell'applicazione della visione dialettica della storia alle teorie
degli economisti inglesi e francesi che lo avevano preceduto. il fatto che Marx parli di critica
dell'economia politica deriva dalla sua posizione ambivalente sul mercato, l'istituzione centrale
dell'economia e della scienza economica moderna. da una parte Smith e Ricardo che spiegavano lo
sviluppo economico in base alla libertà di scambio e l'espansione dei mercati competitivi. dall'altra
Marx che è un critico spietato della visione liberale del mercato, secondo cui la diffusione dei
mercati rende possibile un equilibrio giusto e condiviso, perché tramite il libero scambio è il gioco di
domande e offerta ciascun individuo può massimizzare i propri fini nei limiti consentiti dai fini di tutti
gli altri. Piena del mercato crea una società irrimediabilmente divisa tra i datori di lavoro e lavoratori,
la ricchezza che il mercato produce e inseparabile dallo sfruttamento e la sua espansione implica
necessariamente un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. tuttavia secondo la sua visione
della storia questa situazione è destinata a ribaltarsi, seguirà la soluzione dello sfruttamento stesso
nella società comunista. al centro della critica del mercato marxiana e lo scambio tra salario e
lavoro, riprendendo la teoria di Riccardo, secondo cui il valore con cui i beni vengono scambiati sul
mercato, il loro prezzo, deriva in ultima analisi dalla quantità di lavoro che vi è contenuto. Marx lo
ampie in una teoria ‘’ scientifica’’ dello sfruttamento con il concetto di plusvalore. il profitto che il
datore di lavoro trae dalla propria attività in realtà è un'appropriazione di gran parte del lavoro creato
dal lavoratore, perché il salario, il valore del lavoro, copre solo parte del valore creato dal lavoratore.
questa parte il costo di produzione del lavoro, cioè del mantenimento dell'operaio mentre parte il
costo di produzione del lavoro mentre rimanente il plusvalore rimane al datore di lavoro. Marx era
convinto che la teoria del plusvalore fosse il suo più grande contributo scientifico perché dimostrava
che lo scambio tra salario e lavoro è tutt'altro che equo, cioè è alla base dello sfruttamento. non solo
tutta la ricchezza dei datori di lavoro il capitale propriamente detto non è altro che in ultima analisi
che valore strappato ai lavoratori. tutto ciò viene presentato ai lavoratori tramite una
contrapposizione metafisica storico- filosofica però il lavoro morto e il lavoro vivo della classe
operaia. questa visione riprende la filosofia hegeliana(teoria servo padrone). il progresso tecnologico
gradualmente rimpiazza il lavoro degli operai con quello delle macchine ciò significa che non verrà
più creato valore, il profitto dei capitalisti tenderà a diminuire, creando le condizioni per la fine del
modo di produzione capitalistico.
Il concetto marxiano più utilizzato in sociologia a parte quello del capitalismo è probabilmente
quello di classe sociale. Marx ha un significato economico e quello politico del concetto di classe
sociale e ne ha fatto uno dei concetti più importanti della sociologia contemporanea. il concetto di
classe descrive come la posizione economica degli individui suddivida la popolazione in gruppi tra
loro distinti con dotazione differenziale di risorse diverse capacità di mobilitarsi per mantenere o
incrementare queste risorse. come altre categorie fondamentali nello studio della disuguaglianza
sociale il concetto di classe si basa sulla funzione psicologica fondamentale svolta dalle categorie:
tramite S possiamo conoscere il mondo e i nostri simili classificando i singoli individui che
incontriamo. tali categorie vengono incontro al bisogno cognitivo di ridurre la complessità della
percezione degli individui. un modo di produzione comprende un determinato assetto delle forze
produttive(capitali tecnologie materie prime disponibili) è un determinato assetto dei rapporti di
produzione , definiti in primo luogo dai rapporti di proprietà la società borghese caratterizzata da
proprietà privata in base a cui sono definite due classi i proprietari la borghesia e i non proprietari la
classe operaia o proletariato. queste due classi definiscono il modo di produzione capitalistico e la
loro contrapposizione al centro del conflitto economico sociale e politico che lo caratterizza. niente
sti marziani si possono ricostruire due teorie delle classi di questo tipo una basata sui rapporti di
proprietà l'altra sui rapporti di mercato.
la prima definisci la classe come un gruppo di persone che si trovano nella medesima relazione di
proprietà o non proprietà rispetto ai fattori di produzione ovvero la forza lavoro e mezzi di
produzione. data la complessità reale dei rapporti di proprietà questa definizione è difficilmente
riconducibile al dualismo capitale- lavoro la proprietà terriera è molto diversa dalla proprietà
finanziaria. la seconda definizione secondo cui le classi sono gruppi di individui che condividono una
condizione un comportamento rispetto al mercato in particolare al mercato del lavoro
•Marx assume il nucleo teorico di Ricardo ma ne trae le conseguenze (legge della caduta del saggio
di profitto)
–La competizione tra imprenditori impone di tendere a produrre a costi sempre minori (costi di
produzione)
•Questo risultato (produrre a costi sempre minori) è ottenibile attraverso l’impiego sempre più
esteso di macchinari, lo sviluppo di tecnologie più efficienti e l’utilizzo in proporzione sempre minore
di lavoro [Link] ciò ebbe una conseguenza perchè non si sapeva più da chi decurtare e come
ottenere un surpus .
La conseguenza :
– restringimento del bacino a cui attingere per originare il profitto, questo ultimo alla lunga si ridurrà
fino al punto di scomparire .Dal momento che l’utile netto tenderà a ridursi o a scomparire, non sarà
più conveniente investire e si esaurirà il sistema di produzione capitalista
– Astrattezza del valore lavoro .Non tutte le attività lavorative hanno lo stesso valore (prestazioni con
caratteristiche e competenze diverse, ecc …).Le attività lavorative mutano valore a seconda del
contesto (scarsità di tornitori: il tornitore è prezioso) .Allo stesso tempo la scuola classica presenta
alcuni punti fermi :
1. Assume il lavoro come fattore centrale nella produzione di ricchezza (ammesse variazione dei
prezzi dovute a domanda e offerta, ma a partire dal valore-lavoro della merce)
2. Assume la divisione del lavoro (nelle sue diverse accezioni) come elemento esplicativo
3. Si pone in un paradigma della crescita e dello sviluppo (del cambiamento). Si focalizza sul circolo
virtuoso alla base dell’economia di mercato: produzione merci > vendita e profitto > investimento
Soprattutto, nella scuola classica lo studio del mercato (fissare i prezzi attraverso il gioco della
domanda e dell’offerta) si accompagna allo studio delle ISTITUZIONI e delle strutture sociali. Anche
per Adam Smith il mercato può funzionare solo in presenza di un QUADRO ISTITUZIONALE
appropriato (istituzioni capitalistiche), cha favorisca accumulo di [Link], codici, valori,
processi storici (accumulazione originaria, espropriazione delle terre, ecc..), politiche finalizzate a
favorire l’accumulazione del capitale, situazioni di concorrenza, antiprotezionistiche, ma anche
antimonopolistiche (ruolo dello Stato e delle leggi limitato?)«La divisione del lavoro è limitata
dall’ampiezza del mercato»; ampiezza del mercato dipende dal volume degli investimenti; le
condizioni per investire devono essere «create»
Fino a questo punto economia e sociologia come discipline non hanno due campi di studio e analisi
chiaramente [Link] scambio di mercato (i prezzi derivanti dal gioco della domanda e dell’offerta,
quindi autoregolati) non è considerato autonomo nel suo funzionamento dalle istituzioni [Link]
allo stesso tempo la modernità è caratterizzata dall’affermazione dello scambio di mercato su altri
tipi di scambio tipici dell’età arcaica organizzati su principi di reciprocità e di redistribuzione (scambi
amministrati attraverso codici e valori sociali).Nel corso del XVIII e soprattutto del XIX secolo
l’ordinamento politico, sociale e culturale sempre di più si limita a garantire dall’esterno diritti di
proprietà e libera contrattazione e a lasciare che gli individui dipendano dalle risorse di cui
dispongono su un mercato autoregolato.
L’economia come disciplina autonoma nasce nel momento in cui gli scambi di mercato sono assunti
come emancipati/emancipabili da vincoli e controlli [Link] questo modo, infatti, è possibile
ricercare leggi autonome e generali che spiegano il funzionamento del mercato, dei prezzi,
dell’offerta e della domanda …
Marginalisti: il valore di scambio di una merce non risiede (come per i classici) nel tempo occorso
per produrla, ma nell’UTILITA’ MARGINALE percepita da parte dell’acquirente.
Spostano l’attenzione al mercato non più al tempo per produrre una merce, cioè all’utilità marginale
percepita dall’acquirente.
Il lavoro per la scuola marginalista è la precondizione per l’esistenza delle merci ma non
determina il loro valore
1.2) Il lavoro è precondizione dell’esistenza delle merci perché se qualcosa è abbondante in natura
(non lavorato) non ha alcun valore anche se assolutamente indispensabile
1.3) Il lavoro umano quindi trasforma la natura (qualitativamente o quantitativamente), creando ciò
che non si può trovare in natura o che non si può trovare in natura in abbondanza.
Il lavoro quindi crea qualcosa di «raro/scarso» e in quanto tale «appetibile», considerato utile.
1.5) L’utilità della merce sarà quindi legata alla sua rarità/scarsità
La scarsità di una merce di per sé non ne determina l’utilità. L’utilità è in parte oggettiva ma per i
marginalisti è soprattutto percepita
–Se mi perdo in un bosco norvegese o se mi perdo in un deserto percepirò in modo diverso l’utilità
dell’acqua o di un diamante: perso in un deserto non saprei che farmene del diamante e considererei
una borraccia piena d’acqua la cosa più utile del mondo.
•Perché una merce risulti utile, la sua utilità deve essere percepita soggettivamente
–Siamo noi a decidere se ci interessa una merce piuttosto che un’altra a seconda di quelle che sono
le nostre preferenze e le preferenze sono soggettive (davvero?). Sulla base del fatto che mi piace
leggere romanzi gialli, riterrò il numero di romanzi gialli in circolazione troppo scarso e riterrò che un
giallo in più sia utile e quindi gli attribuirò valore.
PRIMA PROPOSIZIONE
Il valore di scambio di una merce, dunque, sarà proporzionale alla sua UTILITÀ assoluta
(oggettiva) e percepita (soggettiva). I singoli individui determinano il valore di una merce.
Tutto ciò ha un carattere dinamico, in funzione della sua disponibilità . Senza accorgercene
abbiamo spostato la fonte del valore dalla produzione al mercato. In altri termini col tempo, di
consumo in consumo, l’utilità percepita di una merce diminuirà fino ad esaurirsi e il valore di margine
in margine seguirà lo stesso destino.
SECONDA PROPOSIZIONE
Il valore di una merce tende ad essere MARGINALE, cioè consumarsi nel tempo man mano che
essa diventa un bene di fruizione sempre più comune. Legge dell’utilità marginale decrescente
Senza accorgercene abbiamo individuato una legge di funzionamento generale dei mercati;
soprattutto una legge generale di autoregolazione dei mercati
1. Il valore si forma nel mercato,: i soggetti non sono più assunti come interpreti di un ruolo in
produzione (da cui derivare categorie e strutture sociali come le classi), ma come soggetti
individuali, tutti ugualmente liberi e capaci di perseguire il proprio interesse individuale e di
contrattare sul mercato.
Inoltre per la scuola marginalista il problema è la ricerca dell’equilibrio generale (vantaggioso per
tutti) che il mercato dovrebbe riuscire a realizzare in modo spontaneo (in autonomia).
2^ passaggio
3^ passaggio
la concorrenza determina quindi l'equilibrio tra utilità marginale e costo marginale. Attenzione:
eliminazione degli extra profitti, presenza di profitti minimi in più vicino possibile ai costi di
produzione.
4^ passaggio
Distribuzione dei redditi(costo dei fattori di produzione) per i classici la distribuzione del reddito si
basava sui costi di produzione(ad esempio la riproduzione della forza lavoro= oppure risultato di un
conflitto tra attori nella produzione. nella prospettiva neoclassica, la distribuzione dei redditi è legata
alla domanda dei consumatori. le scelte dei consumatori orientano la produzione di beni che
richiedono il contributo specifico di alcuni fattori produttivi e non di altri. la redistribuzione del
profitto sarà proporzionale al contributo di ciascun fattore
se hai beni che fattori di produzione che abbiamo considerato sono inseriti in mercati distinti ma tutti
questi mercati sono collegati.
A. Esiste una situazione di equilibrio di tutti i mercati in cui sono scambiate esattamente quelle
quantità di beni che gli uni vogliono acquistare e gli altri vogliono vendere
[Link] prezzi compatibili con l’equilibrio generale
1. Avviene un cambio di paradigma: spostamento dal paradigma della crescita e dello sviluppo a
quello dell’equilibrio . Il focus è l’allocazione delle risorse
2. Ora l’economia ricerca di leggi universali di funzionamento basate sulla regolarità dei
comportamenti individuali
• possa essere disciplina autonoma (le altre discipline sono orpelli, corollari, inutili)
[Link] via analitica (in continente) L’economia è ricerca esatta, scienza pura, economia teorica pura,
non ha bisogno del riscontro empirico, è logica razionale, produce leggi valide in astratto
[Link] via empirica (nel mondo anglosassone) L’economia deve studiare l’azione economica
concreta. La razionalità assoluta dell’attore può essere influenzata dalle istituzioni sociali e risultare
irrazionale e l’economia deve scoprire la razionalità laddove oggi è presente irrazionalità. E’ un
destino segnato: è la direzione evolutiva della società, la razionalizzazione di ciò che ancora non è
razionale.
Si ma è subalterna e segregata
•Sta accanto e al servizio dell’economia sporca, si deve dedicare allo studio dei fatti concreti non-
logici (istituzioni sociali) che influenzano la razionalità pura economica, PUO’ ESISTERE MA CON IN
UN RUOLO SUBALTERNO E ANCILLARE ALL’ECONOMIA.
Si ma è in esaurimento
Che reazione ha la sociologia nei confronti delle pressioni culturali di quel periodo?
Due strategie
1.«la migliore difesa è l’attacco!», assunzione del positivismo come paradigma sociologico (August
Comte; Herbert Spencer …)
•Alla fine assume lo strumentario epistemologico dell’economia neoclassica (che a sua volta
assume quello positivista) ma in ambito sociale
•La sociologia è oltre l’economia, è lo studio dell’insieme, i fenomeni economici sono sussunti
all’interno di una entità più ampia: la società
•Società come un organismo biologico con leggi generali di funzionamento da scoprire (ordine e
cambiamento)
rifiuto del positivismo e ripiegamento su un approccio storicista (scuola storicista tedesca), unica
cosa che posso fare è descrivere
•Irriducibilità della complessità dell’uomo, delle sue azioni e dei processi sociali a leggi come quelle
di natura (impossibilità di generalizzazioni, impossibilità di previsioni alla pari dei fenomeni naturali)
•Rifiuto di spiegazioni causali: non si può spiegare un fenomeno sociale con nessi causa – effetto,
unica possibilità la descrizione o la comprensione di un fenomeno sociale nella sua unicità
•Criticità: ricorso a concetti e non verificabili empiricamente («lo spirito del popolo»)
VITA E OPERE
Weber nasce a Erfurt nel 1864. segue studi diritto, storia ed economia politica. i suoi lavori lo
portano a inserirlo nella tradizione storicista tedesca. in un primo momento insegna diritto ed
economia politica a Friburgo, nel frattempo si impegna anche nell'attività politica schierandosi
contro un nazionalismo aggressivo e l'antisemitismo. successivamente gli verrà offerta la cattedra di
economia politica a Vienna e successivamente di sociologia a Monaco. muore nel 1920 a Monaco
senza completare una tra le sue opere più famose economia e società.
è considerato uno dei padri fondatori della sociologia, nel suo lavoro infatti si trovano i presupposti
fondamentali della disciplina. ampie parti del suo lavoro è concentrata sullo studio del capitalismo
moderno. il suo pensiero informato dalla concezione materialistica della storia di Marx, dalla quale
però si distacca ridimensionando l'importanza del conflitto di classe nello sviluppo storico e
controbilanciando questo fattore con altri di natura culturale, valoriale e istituzionale, che
influiscono sulla società allo stesso modo delle condizioni economiche.
La definizione che vuoi per dal capitalismo è frutto di un lungo processo di analisi, che porta l'autore
a formulare una vera e propria tipologia di modelli di capitalismo, che rappresenta le diverse forme
organizzate di impresa e di orientamento acquisitivo. vi è capitalismo laddove la copertura del
fabbisogno di un gruppo umano al luogo tramite impresa, non importa di quale fabbisogno si tratti.
Weber individua tre modelli di capitalismo all'interno dei quali sono compresi i diversi orientamenti
all'azione economica:
- capitalismo politico, la sfera politica apre degli spazi per l'attività economica. prende forma
attraverso le forze politiche e ha solo indirettamente un carattere economico. l'opportunità di
acquisizione del profitto detenuta da gruppi o singoli attori politici, nelle mani di quali è
detenuto un potere garantito politicamente. Weber individua dei sottotipi come ad esempio il
capitalismo d'avventura, l'acquisizione violenta e l'azione predatoria esempio il dominio
coloniale. questo tipo di capitalismo è caratterizzato da una razionalità che non è funzionale
rispetto alla regolazione di mercato e può anche essere di ostacolo allo sviluppo economico.
- Capitalismo commerciale , la più antica forma di attività economica, commerciale
mercantile. si fonda principalmente sullo scambio, sono elementi costitutivi di questo tipo di
capitalismo i primi metodi di commercio. di forme di pagamenti e di prestito, incluse le iniziali
attività di credito bancario e anche forme di usura e di speculazione. è un capitalismo di
piccola scala, in epoca moderna è meno centrale. un esempio di questo tipo di capitalismo è
quello sviluppatosi all'interno della comunità ebraica in Europa, che vuoi per definisci
capitalismo pariah, basato su attività di tipo finanziario in particolare prestiti ma non su
attività industriali.
- Capitalismo razionale, ne fa parte il capitalismo industriale , si fonda sull'attività di
produzione, di commercio e sulla finanza tipiche dell'età moderna. si basa su un preciso
insieme di presupposti che sono elencati dallo stesso autore nel capitolo finale della sua ‘’
storia economica’’.
1. appropriazione di tutti i mezzi materiali di produzione da parte delle imprese private, ovvero
proprietà privata
2. libertà di mercato ovvero l'affrancamento del mercato da barriere irrazionali di natura
culturale o politica
3. tecnica razionale, calcolabile e meccanica, sia nella produzione sia nel commercio
4. un diritto razionale, giustizia e amministrazione prevedibili alle quali l'impresa capitalistica
possa affidarsi
5. lavoro libero, cioè persone non sono in grado giuridicamente di vendere in modo libero la loro
forza di lavoro sul mercato ma che siano anche economicamente costrette a farlo, fattori
che rende possibile il calcolo razionale del capitale
6. la commercializzazione dell'economia, possibilità di avere strumenti per distinguere il
patrimonio dell'impresa da quello familiare, come titoli e azioni che colleghino il risparmio e
l'investimento, la speculazione.
queste tre forme di capitalismo possono coesistere, ma il capitalismo razionale su cui si basa il
capitalismo moderno e su cui Weber concentrerà l'analisi delle sue origini. Due principali fattori
hanno portato alla fermarsi del capitalismo razionale:
- in primo luogo i fattori di natura normativo- culturale, in modo particolare il ruolo svolto
dall'etica protestante. Weber mostra legame tra la religione e le radici del capitalismo
evidenziando la capacità del protestantesimo ascetico di influenzare l'orientamento e
l'azione economica del credente. la religione è dunque la chiave interpretativa che spiega lo
sviluppo socio- economico, l'esercizio ascetico dell'attività imprenditoriale è infatti un
orientamento volto alla ricerca del profitto del successo economico che sostenuto e
sollecitato dal piano etico morale. questa mentalità assegna un valore etico positivo
all'attività economica, definendola come valore morale distinguendola dal mero desiderio di
denaro, si tratta piuttosto di una spinta proattiva e creativa, un atteggiamento responsabile di
chi si assume dei rischi per guadagnare e reinvestire il capitale. Weber mostra il legame tra
sfera religiosa e attività economica attraverso la nozione di beruf, ovvero i lavori inteso come
luogo per la propria realizzazione morale e religiosa. le chiese protestanti sostengono che
l'unico modo di essere graditi a Dio sia adempiere attraverso l ascesi intramondana ai doveri
terreni che risultano dalla posizione occupata dall'individuo nella vita, ossia la sua
professione che appunto diventa la sua vocazione. il protestantesimo ascetico conduce
dunque a una condotta sobria e metodica, che si basa sulla razionalizzazione della vita entro
il mondo. il comportamento rigoroso nel proprio lavoro si combina con un'ulteriore elemento:
la condanna dell'impulso di accumulare capitale. la ricerca del profitto nello spirito del
capitalismo ha una dimensione etica, dato che non è il piacere, ma il dovere che orienta
emotiva tale crescita. questa restrizione al consumo e all'accumulo si traduce nell'impegno
ha un impiego produttivo del capitale che viene così reinvestito in attività produttive. la tesi di
Weber è incentrata sulla dottrina della predestinazione divina, secondo la quale il destino
individuale non può essere modificato, non è conosciuto dagli uomini. alcuni gli eletti sono
predestinati alla salvezza gli altri sono dannati. tale dogma influenza la condotta dei credenti
quali interpretano un successo delle loro attività economiche come segno di elezione.
questa dottrina non si fonda sul ciclo peccato pentimento perdono che permette
all'individuo di modificare la propria condizione. l'assenza di questi elementi spinge l'eletto a
sviluppare un orientamento eticamente rigoroso all'azione economica, che si traduce in un
obbligo morale a compiere il proprio dovere nel lavoro e nella riuscita negli affari. il guadagno
è considerato come scopo della vita dell'uomo e non più come mezzo per soddisfare i suoi
bisogni materiali . Nell'adesione al dogma calvinista è possibile riscontrare uno degli
elementi centrali che hanno stimolato l'atteggiamento imprenditoriale- capitalistico. tra le
varie religioni particolari importanza viene data anche all'induismo, in cui c'è un intenso
sviluppo della manifattura e del commercio sulla base di presupposti simili a quelli che
hanno dato vita al capitalismo moderno europeo. Weber sottolinea che l'induismo non
incentiva l'introduzione di innovazione e lo sviluppo socio economico come avviene invece
nel capitalismo occidentale. l'autore si concentra sui principali principi di reincarnazione di
compensazione, il karma, e sul legame che questi hanno con il sistema organizzativo delle
caste. nella dottrina induista un individuo determina il suo destino nella prossima vita
attraverso il proprio comportamento e le azioni che sono compiute nella sua vita attuale. un
fedele può cercare di conquistare la reincarnazione in una cassa superiore nella vita
successiva e migliorare così la propria condizione. la dottrina induista però promuove il
rispetto per la posizione sociale che si è acquisita alla nascita, e l'idea che l'avvicinamento
alla divinità si ottengano attraverso il successo personale in questo mondo, ma attraverso le
obbedienze principi della propria casta. questo tipo di etica non porta quell'atteggiamento
che spinge invece il credente calvinista a migliorare la propria posizione attraverso l'attività
economica. Weber studia anche il confucianesimo, che non incorpora valori ascetici e
l'aspirazione dell'individuo e al raggiungimento di un equilibrio con l'esistente ordine
cosmico. in questa religione manca l'idea del legame diretto fra azione umana nel mondo
terreno e gloria divina, per Weber non fornisce gli individui incentivi all'attivismo negli affari.
Nel pensiero maturo di Weber è possibile notare la crescente importanza dei fattori istituzionali e
storici che si aggiungono a quelli culturali. si pensi ad esempio ai lavoratori che hanno sottolineato
l'importanza del ruolo giocato dalla dimensione associativa relazionale nello sviluppo capitalistico.
nei saggi di sociologia religiosa l'autore esplicita quanto la particolare forma organizzativa della setta
contribuisca a generare lo spirito del capitalismo moderno, integrandosi con l'etica promossa dal
credo protestante. Weber descrivere la setta come un'associazione volontaria, in cui si riconosce la
libertà di conoscenza ma si segue una severa disciplina etica. i meccanismi di funzionamento della
setta vanno a promuovere la buona riuscita in campo economico e professionale. Le 7 infatti sono
delle comunità chiuse cui si accede per cooptazione. all'interno di esse circolano informazioni si
creano reti fiduciarie e solidali che rafforzano gli scambi economici. i membri per potervi accedere
debbano tenere un comportamento coerente e conforme ai suoi principi di condotta. ai membri
della setta sono riconosciuti quindi qualità etiche, una condotta della vita razionale, e rispettabilità
sociale. questi fattori insieme alle risorse cognitive fiduciarie favoriscono gli affari, ciò ha promosso
lo spirito del capitalismo moderno in Occidente. hai fattori associativi relazionali si uniscono fattori
istituzionali e storici. attraverso l'approccio storico e della spiegazione causale Weber riconosce in
questi lavori l'affermarsi del capitalismo descritto come un processo complesso e graduale una
traiettoria di sviluppo che si estende su più secoli e che si scaturisce appunto da un'insieme di
concause di natura culturale e istituzionale. questa analisi emerge attraverso lo studio delle
trasformazioni avvenute all'inizio dell'Ottocento, la cui origine riscontrata però dall'odore in un lungo
percorso che comincia nel medioevo. in particolare tre precondizioni sono considerate determinanti:
la catena causale è spiegata dall'autore attraverso un'analisi comparata con altre realtà in
particolare quella cinese quella indiana. l'importanza della città occidentale e dell'ambiente sociale
urbano erano emersi già nelle prime ricerche che aveva condotto sulla società tedesca di inizio 800
in cui sottolineava le differenze interne in termini di sviluppo economico tra le città occidentali e le
città orientali. il forte tessuto urbano delle prime, dove l'abolizione degli obblighi feudali avrebbe
rafforzato il ruolo di alcuni gruppi sociali dai contadini ai mercanti e agli artigiani avrebbe favorito
l'emergere di stimoli per il mercato e per l'imprenditorialità.
Il tipo di città a cui l'autore fa riferimento è quella che si sviluppa nell'epoca dei comuni medievali
ma trae origine dalla polis greca, luoghi di commercio e di produzione entità politicamente
indipendenti dal signore dove si instaurano pratiche di cooperazione economica non tradizionali
ovvero non fondate sui legami di parentela o su gerarchie religiose ma tra singoli individui.
l'imprenditore acquisisce mezzi di produzione e la forza lavoro si offre sul mercato e si crea una
nuova opportunità economiche. nelle città crescono gli scambi si sviluppano nuovi strumenti
commerciali e forme di credito per le imprese. Weather sottolinea il ruolo svolto dalla borghesia
urbana, impegnata nelle attività commerciali artigiane e poi imprenditoriali, accelerando il passaggio
da un mondo feudale tradizionale a una società industriale. Un'altro elemento caratterizzante la vita
economica della città medievale e la dissoluzione delle corporazioni medievali che mirava a
garantire pari opportunità ai membri della collettività regolando i rapporti commerciali e produttivi.
con il processo di appropriazione dei mezzi di produzione di stimolo la concorrenza e di propensione
al rischio che contribuiamo all'origine del capitalismo moderno.
Infine il terzo fattore di natura istituzionale e politica e la presenza di uno stato razionale e moderno
frutto anch'esso del processo di razionalizzazione allo stesso tempo elemento che contribuisce alla
demagificazione. Sviluppatosi dopo l'epoca di comuni lo stato weberiano è quello Stato di diritto
che offre le condizioni per l'espansione di un capitalismo organizzato e politicamente regolato.
questo prende forma e si struttura su una serie di fattori: un diritto nazionale fondato sui principi
calcolabili e prevedibili e l'organizzazione razionale l'unificazione e la centralizzazione politico
amministrativa non arbitrario a tutela dei soggetti che interagiscono con la macchina amministrativa.
un'azione politica razionale contrapposta all'azione politica rituale legata alle credenze religiose.
infine un sistema monetario nazionale che promuove lo sviluppo del credito e del mercantilismo
nazionale. la burocrazia è un sistema di norme e regolamenti fondato su una razionalità rispetto allo
scopo che portano a trasformazione radicale dei rapporti nelle diverse sfere della vita sostituendo
quei rapporti sociali basati su pratiche tradizionali personali o spontanee con procedure
sistematiche precise e calcolate razionalmente.
ATTUALITÁ DI WEBER
l'attualità di Weber dal punto di vista metodologico e molto importante. vuoi per utilizzato in modo
estensivo l'analisi comparata per individuare e spiegare i fattori che hanno reso l'occidente un ruolo
privilegiato nel quale il capitalismo razionale potesse affermarsi: fattori culturali religiosi e
istituzionali hanno fatto sì che qui vi fossero delle condizioni favorevoli allo sviluppo di questo
modello di regolazione dell'economia e della società. Il confronto tra paesi aiuta infatti a individuare
meglio la peculiarità, i punti di forza e di debolezza, oltre che le sfide che dovranno affrontare.
Un'altro punto importante e dato dall'introduzione dello strumento concettuale al virgola che
consente di astrarre determinate caratteristiche di un fenomeno dal suo specifico contesto storico
riassumendolo in un contesto teorico, appunto un tipo ideale. Ciò avviene per poter inquadrare le
principali caratteristiche del capitalismo moderne per comparare, rispetto a un del tipo, le
specificità delle diverse varianti di capitalismo.
Un'altro elemento e dato dall'importanza che Weber attribuiva alle spiegazioni basate sulle azioni
congiunte di una pluralità di variabili virgola che lo portava a sostenere come sia molto difficile
individuare processi causali semplici e unidirezionali. Il lavoro di Weber basato sull'individuazione di
una serie di pacchetti causali, ha direttamente influenzato l'approccio metodologico della political
economy contemporanea, la quale sottolinea l'importanza dell'interazione tra una serie di fattori che
vanno a favorire o ostacolare determinati equilibri e trasformazioni dei capitalismi contemporanei.
un quarto elemento rappresentato dal ruolo giocato dalla storia e dalla necessità di studiare il
capitalismo radicandosi nel loro passato, con la consapevolezza che la loro storia non determina il
futuro, masenz'altrol'[Link] questo caso i, il contributo di Weber ha avuto un impatto rilevante
sulla cosiddetta comparative Analysis virgola che sottolinea come per ben comprendere gli assetti
odierni dei modelli di capitalismo sia indispensabile guardare le caratteristiche degli assetti
istituzionali del loro passato.
Weber specifica anche l'importanza della razionalità del soggetto anche quella più orientata al fine,
si è sempre radicata in un sistema di valori in una cultura condivisa, ha dato un'importante
contributo per identificare la componente sociale e relazionale dell'agire dell'uomo o duepunti
razionalità e comportamenti, anche quelli più tipici dell'azione economica, sono sempre parte di un
contesto sociale fatto di preferenze, visioni condivise, interpretazioni e interessi che influenzano in
modo determinante le scelte degli attori.
Anche l'affermarsi di una determinata etica religiosa favorisce lentamente acquisitivo tipico del
capitalismo razionale basato sul reinvestimento dei profitti, sull'organizzazione razionale
dell'impresa e sul lavoro libero.
Inoltre le diverse logiche di intervento dell'attore pubblico nel sostegno allo sviluppo e
all'innovazione, nelle politiche del lavoro, nell'istruzione e nelle politiche sociali, rafforzino la
presenza di percorsi e rendimenti differenziati tra diversi modelli di capitalismo. Da questo punto di
vista, la distinzione che Weber ha effettuato tra stato razionale e amministrazione burocratica
virgola e quindi anche tra volontà politica di mettere in campo determinate misure e risorse e
capacità amministrative di finalizzarle, è ancora molto rilevante
infine anche il rapporto tra città e sviluppo del capitalismo viene studiato nei paesi che stanno
attraversando percorsi di modernizzazione accelerata, come per esempio India e Cina.
Weber si forma all’interno della scuola storicista tedesca (Verein fur Sozialpolitik), ma insieme ad
illustri colleghi ne prende gradualmente le distanze e getta le BASI DELLA SOCIOLOGIA
ECONOMICA
Rifiuto della comprensione/intuizione come unica modalità di conoscenza della relatà sociale
–Rifiuto dell’idea «complessità delle azioni degli uomini è irriducibile a leggi generali»
SCIENZA DELLA SOCIETÀ E DELLA NATURA NON SI DISTINGUONO PER LE CARATTERISTICHE
DELL’OGGETTO DI STUDIO
•Anche lo storico quando studia una realtà empirica particolare si illude di non utilizzare
generalizzazioni, ma in relatà le usa implicitamente o inconsapevolmente
C’E’ UN ASSUNTO COMUNE TRA WEBER E GLI STORICISTI: gli UOMINI AGISCONO IN BASE A
MOTIVAZIONI MUTEVOLI (soggettive e variabili nel tempo e nello spazio).
STORICISTI Per gli storicisti è possibile comprendere le motivazioni che spingono i soggetti ad agire
… e quindi la relazione tra motivazioni e azione/comportamento solo attraverso un atto di intuizione
dello studioso.)Perché per gli storicisti le motivazioni sono in ultima istanza uniche come i soggetti a
cui si riferiscono a motivazioni uniche determinano azioni uniche, comportamenti unici, esiti unici,
fenomeni sociali unici e concatenazione di eventi unici, fenomeni sociali unici li puoi descrivere,
comprendere intuitivamente, MA NON SPIEGARLI
AGIRE SOCIALE quindi è AGIRE IN RELAZIONE (non esiste un agire non sociale!)
Per Weber la sociologia è quella scienza che si occupa di comprendere l'agire sociale, e in
particolare il senso che l'agente dà alle proprie azioni
1. Azione razionale secondo lo scopo «zweckrational»: l'agente valuta razionalmente i mezzi rispetto
allo scopo .Avere uno scopo chiaro e organizzare razionalmente i propri mezzi per conseguirlo, in
rapporto alle possibili conseguenze (Tipica dell'agire economico)
2. Azione razionale secondo il valore «wertrational»: l'azione è comandata dal «dovere», senza
preoccuparsi delle conseguenze .L'azione è conforme ai principi di valutazione, ma si agisce in base
ai valori condivisi restando fedeli alle idee, senza tenere conto delle conseguenze
3. Azione affettiva: è una sorta di manifestazione di sentimenti .Non dettate dal fine o dai valori, ma
dalle emozioni. Le azioni affettive sono al limite tra le azioni sociali, consapevolmente orientate, e i
comportamenti puramente reattivi (al limite tra razionalità e irrazionalità)
Appurato che anche il sociologo può FORMULARE IPOTESI ESPLICATIVE, si pongono però due
problemi
[Link] soggettività dello studioso nella formulazione dell’ipotesi, osservatore fa parte del mondo che
osserva.
[Link] tipo di spiegazione della sociologia (uguale alle scienze naturali? Ora che ci siamo emancipati
dallo storicismo, ricadiamo nel positivismo?)
PROBLEMA1 (soggettività dello studioso): «IPOTIZZARE» una relazione causale non è sufficiente
perché si possa parlare di scienza sociale
… i valori dello studioso orientano la formulazione di ipotesi di spiegazione delle motivazioni che un
attore ha per agire in quel determinato modo
LA QUESTIONE CHIAVE: le ipotesi sono inevitabilmente orientate dai valori dello studioso, ma
devono essere validate empiricamente
•E’ la verifica empirica delle ipotesi che garantisce la validità della spiegazione. Se non c’è verifica
empirica non è scienza e non si spiega. Non bisogna neutralizzarsi saremo sempre influenzati dai
nostri valori.
la sociologia per Weber deve spiegare e può farlo, ma la spiegazione sociologica non è quella
causale, ma la «SPIEGAZIONE CONDIZIONALE», non causale/necessaria tipica delle scienze pure
.Non vuole individuare la causa, ma ciò che porta al verificarsi di quel fenomeno.
E’ la verifica empirica che stabilirà quale delle spiegazioni condizionali è più attendibile e riorienterà
la spiegazione meno attendibile IN UN PROCESSO CONTINUO
SPIEGAZIONE CONDIZIONALE
•E’ POSSIBILE FARE PREVISIONI (il verificarsi di condizioni X rendono possibile il fenomeno Y)
Per Weber però i TIPI DI AGIRE SOCIALE NON SONO CLASSIFICAZIONI MA TIPI-IDEALI.
LE CLASSI: Le classi (classificare) sono strumenti conoscitivi utili nella misura in cui riflettono
oggettivamente raggruppamenti empirici sulla base di qualità comuni .In sintesi la classe
trova una specifica ed esatta corrispondenza nella realtà empirica e viceversa.
I TIPI IDEALI: l’idealtipo (o tipo ideale) si forma a partire dagli eventi storici e ne descrive gli
aspetti caratteristici osservando le regolarità che si ripetono nel concretizzarsi storico del
fenomeno. Tali regolarità vengono però poi astratte dal contesto storico per dare forma al
tipo ideale del fenomeno. In sintesi i tipi ideali sono desunti dalla realtà empirica, subiscono
un processo di astrazione (a diversi gradi), e il risultato di tale astrazione (il tipo ideale) non
corrisponde mai completamente ad uno specifico fatto osservato. Tipico strumento delle
scienze sociali.
Per Weber i TIPI IDEALI sono lo STRUMENTO principale del sapere sociologico
•… non sono l’obiettivo della conoscenza, l’individuazione di leggi necessarie (come per i
positivisti) …
•L’oggetto della sociologia economica non è diverso da quello dell’economia (le attività
economiche). Ma le studia come processi storici e dunque istituzionalizzati .Non le studia
però attraverso una prospettiva storicista (descrittiva),ma attraverso il suo strumentario
analitico volto a formulare generalizzazioni e spiegazioni .Le spiegazioni non sono però di
natura causale come in un paradigma positivista ;Ma spiegazioni condizionali
Karl Polanyi (1886 – 1964), non solo sociologo , impero austroungarico , Vienna città
frizzante. Nasce a Vienna, si trasferirà a budapest con la famiglia e verrà educato in casa fino
all'età di 13 anni. Frequenterà la facoltà di legge e scienze politiche seguendo anche i corsi di
storia e scienze sociali. Nei primi anni del 900 svolge un'intensa attività politiche culturale,
l'esperienza al fronte è seguita poi da una lunga ospedalizzazione dovuta a una depressione
da cui uscirà solo nel 1925. Polanyi Abbandona le posizioni politiche più radicali della
gioventù e elabora un socialismo associativo, sindacale e cooperativo virgola che lo porta ad
aderire alla Lega dei socialisti religiosi austriaci. Successivamente polani si trasferirà a
Londra e alla fine della guerra è chiamato ad insegnare alla Columbia University. Il materiale
raccolto per le elezioni inglesi costituisce la prima traccia de la grande trasformazione, la sua
opera più nota e sistematica pubblicata nel 1944 dove analizza la crisi della struttura
istituzionale del capitalismo liberale e il passaggio a un assetto che vede un intervento
crescente dello Stato nell'economia per garantire quella protezione e coesione sociale che il
mercato non è in grado di per sé e di assicurare. Si trasferirà in Canada e nel 1957
pubblicherà il saggio l'economia come processo istituzionale. Sviluppa la distinzione tra
significato formale e sostanziale di economia e tornerò a Budapest solo negli ultimi anni della
sua vita
«Sociologo», nasce in Austria (Impero austroungarico), ma per buona parte della sua vita vive
e lavora in Inghilterra, USA e Canada( a causa della guerra è apolide ). Studia l’economia
come un processo istituzionalizzato. Le due opere principali
- Lo scambio
- La redistribuzione
- La reciprocità
La forma agli scambio attraverso l'incontro di domanda e offerta regole e prezzi dei beni
oggetto della transazione, consentendo a certe condizioni ( Assenza di esternalità,
asimmetria informativa e concorrenza) Una locazione efficiente delle risorse. I soggetti che si
incontrano sul mercato sono reciprocamente liberi di accordarsi a seconda che ritengano
conveniente o meno per perfezionare lo scambio e non contraggono obblighi. Le motivazioni
che rimuovono sono dunque unicamente strumentali alla massimazione dell'utilità
economica. La loro identità personale è indifferente ai fini della transazione e possono essere
considerati anonimi gli uni dagli altri. La fiducia necessaria evitare comportamenti
opportunistici prescinde dalla conoscenza specifica del partner della transazione ed è
interamente rimessa alla fiducia nel funzionamento del sistema. Questo deve garantire un
mezzo di scambio, denaro, affidabile e un'efficace dispositivo di enforcement dei contatti,
che si presume possano essere il più possibile completi, tali cioè da prevedere tutti i termini
della transazione. Il regime di mercato, chi non è disposto a pagare il prezzo e a contribuire ai
costi di produzioni del bene può e deve essere escluso dai benefici relativi. Tutti i beni
scambiati sul mercato sono beni escludibili e il primo diritto ritenuto meritevole di tutela è
quello della proprietà privata virgola che garantisce appunto il proprietario del bene che
voglia allinearlo la contropartita in denaro attesa . A queste condizioni il mercato viene
ritenuto dagli economisti tale da generare un risultato di equilibrio, va a dire un risultato
nell'allocazione delle risorse in grado di riprodursi spontaneamente. Sono noti i rilievi che
sono stati mossi alla forma pura del mercato: innanzitutto con i relativi alla sua presunta
sufficienza. Le garanzie necessarie al funzionamento del mercato, denaro ed enforcement,
dipendono da un quadro istituzionale che non può che poggiare su principi diversi, quelli che
egli chiamava elementi non contrattuali del contratto. Inoltre i presupposti di completa
internalizzazione delle esternalità virgola di simmetria informativa e soprattutto di libertà di
scelta non solo non si sono mai dati pienamente nelle esperienze storiche si in cui
conosciute ma non possono neppure darsi secondo polani con riferimento alle merci fittizie,
di cui le persone non possono fare a meno e nei confronti delle quali non sono liberi di
rifiutare un contratto ancorché insoddisfacente. Ciò avvalora la posizione da lui assunta circa
l'esigenza di un radicamento, embeddedness , Del mercato dentro le istituzioni la necessità
che le formazioni economico sociali concrete vedano la combinazione l'equilibrio tra più
forme di integrazione: in primo luogo, accanto a quelle dello scambio, quello appunto della
redistribuzione .
REDISTRIBUZIONE
RECIPROCITÀ
SHARING ECONOMY
Il termine sharing economy, ha raggiunto il suo apice nel 2013 ed è diventato una sorta di
concetto ombrello a cui si riconducono fenomeni diversi come ad esempio: mesh economy,
collaborative consumer, peer to peer economy, rental economy, on demand economy.
possiamo trovare diverse categorie di sharing economy:
1. L'offerta di noleggio da parte di società specializzate di beni di solito sottoutilizzati
quanto di proprietà privata esclusiva rental economy. Esempio car sharing
2. la messa a disposizione di beni sempre sottoutilizzati ma direttamente da parte dei
loro possessori peer to peer economy. È il caso delle piattaforme di accoglienza tra
privati ad esempio airbnb o di piattaforme per il prestito di oggetti di raro uso
quotidiano o per la condivisione dei posti auto non occupati durante i viaggi
programmati ad esempio bla bla bla car
3. le piattaforme che intermediano prestazioni professionali o servizi anche da parte di
persone non professioniste on demand economy per servizi di trasporto personale,
lavori domestici, piccole riparazioni, consegna a domicilio, preparazione dei pasti, fino
ad arrivare ad attività più qualificate come l'insegnamento la consulenza ad esempio
Uber
4. una quarta classe non discosta molto dal punto di vista dei servizi offerti dalla
precedente, ma non utilizzo denaro nelle transazioni, ricorrendo a forme di baratto
local Exchange system oppure utilizzando il tempo come unità di misura del valore
delle prestazioni scambiate time banking
5. L'esperienze più originarie di condivisione produttiva tra pari Commons based peer
production risalgono al software liberi o open source prodotti da comunità di
sviluppatori e utilizzatori evoluti emessi a disposizione gratuitamente a condizione che
non vengano privatizzati. A questa classe possono essere ricondotte poi le pratiche di
condivisione delle infrastrutture di rete, dall'energia al wifi.
6. infine anche la finanza non estranea alle innovazioni della sharing economy. Dalle
forme di social lending prestiti diretti tra persone alle piattaforme di crowdfunding che
favoriscono la raccolta di capitali necessari allo sviluppo di una nuova idea tra i molti
potenzialmente interessati alla stessa.
come si può dedurre anche da questa semplice classificazione empirica, si tratta di una
realtà molto variegata ma in rapida crescita e dal forte impatto potenziale sui modelli più
consolidati tradizionali di funzionamento dell'economia del mercato. da un lato gli
entusiasti della prima ora esaltano le magnifiche sorti e progressive della nuova realtà :
sostituzione della proprietà privata con diritti di accesso distribuiti, uso più intelligente ed
efficace delle risorse, temperamento delle forme più esasperate di individualismo, sono
tutti elementi che inducono a costoro a guardare alla sharing economy come un
movimento che apre a forme più mature progressive di capitalismo. Dall'altro lato però
soprattutto a partire dall'esperienza delle piattaforme peer to peer è un demand che
costituiscono oggi la quota più significativa del valore intermediato, cominciano ad
affacciarsi dobbie ombre che riguarderebbero queste nuove forme di organizzazione
economica, soprattutto riguardo la totale dei regolamentazione del mercato del lavoro nei
rapporti peer to peer a sollevare perplessità. ci sono innanzitutto pratiche rubricate entro
il perimetro sopra definito che è poco si discostano invece dalle logiche tradizionali dello
scambio di mercato. E così senz'altro per quelle appartenenti alla categoria della rental
economy come il già citato car sharing. Infatti anche il tradizionale una legge di auto
avviene tramite il pagamento in denaro sulla base di un principio di equivalenza rispetto al
tempo d'uso del mezzo e il consumo è disgiunto. Le novità riguarda solo la durata la
tecnologia abilita anche su brevi distanze forme di noleggio che finora limitate a tratte e
periodi più lunghi. che ricorra queste soluzioni dimostra una maggiore sensibilità ai temi
della sostenibilità ecologica e dell'ottimizzazione delle risorse ma la forma in sé non
promuove una maggiore socializzazione tra gli utilizzatori.
più variegate sono le esperienze ascrivibili alla seconda categoria quella della peer to
peer economy. ad esempio i marketplace offrono il locazione dietro pagamento interi
appartamenti o ville private presentano caratteristiche del tutto simili alla rental economy
e dunque non si discostano dalle logiche di mercato consolidate. i vantaggi fiscali e
normativi di queste forme di locazione a breve termine godono in quasi tutti i paesi
consentono poi di contenere i prezzi di renderli più appetibili a un vasto pubblico .il
rapporto che si instaura e tuttavia del tutto strumentale, il consumo è disgiunto e l'unica
garanzia richiesta è relativa alla quantità del servizio e prescindere da qualsiasi relazione
interpersonale tra patron e venditore
siamo invece in presenza di una forma non pienamente riconducibile al mercato nel caso
di piattaforme che affittano posti letto in con il proprietario room sharing o che
consentono a un'automobilista che abbia posti liberi sulla sua auto per un tragitto già
programmato di entrare in contatto con persone interessate a condividere il viaggio a
fronte di una partecipazione alle spese.
In questi casi è un fattore che spinge taluni a sperimentare queste esperienze e anche
l'opportunità di incontrare e conoscere persone nuove. in questo caso diventa perciò è
importante valutare oltre la qualità del bene oggetto di scambio anche le caratteristiche
del proprietario con cui si entra necessariamente in relazione. queste forme ibride che
comportano una qualche collaborazione tra i soggetti coinvolti sono tra le esperienze più
interessanti della sharing economy per la diffusione che sembrano assicurare in
prospettiva e per i processi di risocializzazione che potenzialmente possono arrivare.
nelle relazioni di questo tipo ci si attende una restituzione a breve e il più possibile
equivalente di quanto dato, prevalgono cioè le motivazioni strumentali su quelle
intrinseche. un certo grado di fiducia nel partner è dunque necessario. si avvicinano
pertanto al modello della reciprocità cauta proposto come si è visto dall'economia del
dono in cui le parti consapevoli dei vantaggi della collaborazione non intendono tuttavia
impegnarsi sin da subito in un rapporto duraturo e sono prudenti nel fare il primo passo
esponendosi a possibili comportamenti opportunisti del partner. l'impasse alla
cooperazione insito nel modello della reciprocità cauta viene superato grazie alle
piattaforme tecnologiche che intermediano queste pratiche collaborative. tali piattaforme
sopperiscono alla mancanza di conoscenza personale pregressa con meccanismi e
reputazionali che riportano il giudizio di altri che hanno potuto sperimentare in passato
l'affidabilità del partner. forme di reciprocità più forti coinvolgenti sono invece
rintracciabili sia nelle esperienze di Commons based peer production sia nelle pratiche di
baratto comunitario locale. ciò che contraddistingue questi casi è una forte appartenenza
identitaria innanzitutto di coloro che hanno promosso e , Sostengono l'iniziativa, e la
condivisione di valori fondanti che caratterizzano i rapporti tra i partecipanti e generano
una fiducia nella comunità in quanto tale di riflesso tra gli appartenenti alla stessa e
consentono di regolare l'uso delle risorse comuni. sfuma in questa esperienza la
differenza tra produttori e consumatori. peraltro si tratta di esperienza allo stato attuale
ancora circoscritte sia per la diffusione sia per il tipo di beni o servizi allocati. soprattutto
necessitano l'origine di un forte affidamento reciproco tra i promotori della comunità che
non è però oggi diffuso è sempre il quale processi siffatti non si innescano
spontaneamente. la qualità dei rapporti tra produttori e consumatori in queste forme di
condivisione e contrasta nettamente con quella che caratterizza un'altra categoria prima
vista e considerata entro il perimetro della sharing economy le piattaforme di ondemand
economy che intermediano servizi da parte di freelance o lavoratori non professionisti. gli
scambi sulle piattaforme on demand sono invece pure transazioni di mercato dettate da
motivazioni strumentali e tra soggetti che restano indifferenti l'uno all'altro. il
meccanismo di valutazione attiene alla qualità del servizio e non a quella della relazione.
al più entra in gioco la reputazione della piattaforma e la sua capacità di garantire un certo
standard di qualità attraverso l'affidabilità e la trasparenza delle informazioni messe in
circolo.
Infine più difficile ricondurre al mercato o alla reciprocità l'ultima categoria è considerata
il crowdfunding. nella variante forse più diffuso è prossimo al mercato il crowdfunding
reward based la relazione tra progettista produttore e consumatore simmetrica e il
contratto incompleto perché si finanzia un prodotto servizio che non è ancora stato
realizzato e di cui non è possibile accertare a priori il valore. assumi dunque rilievo
l'affidabilità del proponente non può che fondarsi su meccanismi reputazionali con tutti i
limiti ma anche le potenzialità generative di legami sociali che si sono viste. i proponenti
raccolgono finanziamenti senza offrire contro prestazioni se non simboliche per progetti
di valore sociale, si avvicina alla reciprocità coraggiosa anche se di nuovo si tratta allo
stato attuale di pratiche ancora scarsamente diffuse.
di maggiore interesse sono gli esperimenti di crowdfunding civico che vedono una
mobilitazione di risorse volontarie ancorché spesso con un contributo incentivante delle
stesse pubbliche amministrazioni per il recupero la gestione di spazi beni e servizi
pubblici ciò che appare degno di nota in questi casi è il rapporto che viene a instaurarsi tra
amministrazione pubblica e cittadini. troviamo un conferimento diretto delle risorse al di
fuori del circuito fiscale per la produzione di beni comuni su cui si intende mantenere un
diretto controllo collettivo. in un momento di crisi delle forme storiche e della
rappresentanza politica si tratta di pratiche di grande interesse da seguire con attenzione
per la possibilità crea prono di un diverso rapporto non solo tra scambio e reciprocità ma
anche tra reciprocità e redistribuzione.
L’economia come processo istituzionalizzato è caratterizzato da tre forme di
integrazione(modi in cui gli esseri umani stanno insieme e si scambiano beni)
[Link] di mercato
[Link]
[Link]à
•I diversi processi socioeconomici (le azioni, i sistemi, ecc …) possono essere analizzati a
partire dalle diverse combinazioni che [Link] una lente attraverso cui guardare
1. Scambio di mercato
In questa forma è il gioco della domanda offerta (che regola i prezzi dei beni oggetto della
transazione) e l’efficienza dell’allocazione delle risorse sono garantiti da certe condizioni
Condizioni necessarie
–Ogni attività di scambio è a sé, non influenza altre attività: assenza di esternalità (assenza di
effetti che l’attività di un’unità economica, individuo, impresa ecc., esercita, al di fuori delle
transazioni di mercato, sulla produzione o sul benessere di altre unità, senza che queste
ultime ricevano una compensazione - nel caso di impatto negativo - o paghino un prezzo - nel
caso di impatto positivo - pari al costo o al beneficio sopportato/ricevuto)
–Simmetria informativa e di potere dei soggetti che scambiano, perchè io sia in grado di
prendere decisione giusta devo avere stesse informazioni e potere del compratore.
–Tutti i beni sono ESCLUDIBILI, chi non è disposto a pagare il prezzo attribuito al bene nello
scambio di mercato, può ANDARSENE( funzione di EXIT)
A queste condizioni questa forma di integrazione assume che i soggetti sono liberi e
autonomi e non influenzati da obblighi o costrizioni esterne sia nella scelta di come stare
nello scambio sia nella scelta di stare allo scambio.
•Lo scambio è impersonale, l’identità dei soggetti è indifferente, sono soggetti anonimi. La
fiducia è nel soggetto di scambio
•La fiducia non è riposta nel soggetto con cui si sta operando lo scambio (prescinde dal
soggetto contraente) ma la fiducia è nel sistema (il mercato)
–Denaro e contratto (che dettaglia tutti i termini dello scambio) sono rafforzativi della fiducia
A. Una situazione di questo tipo non è mai esistita in nessuna epoca storica e NON
POTRA’ MAI ESISTERE ALLO STATO PURO .Alcuni BENI, che Polany definisce MERCI
FITTIZIE, non saranno mai escludibili perché necessari alla sopravvivenza, dunque non
è data la libertà di uscire dallo scambio di mercato .La simmetria informativa è una
chimera( impossibile che tutti sanno tutto) .Le esternalità sono ineliminabili. Fiducia
direttamente proporzionale al funzionamento de sistema.
E’ dunque necessario considerare il mercato come embedded nelle istituzioni sociali (codici,
valori, convenzioni, relazioni, ecc …), quindi la forma di integrazione di scambio come
embedded in altre forme di integrazione.
Istituzioni sociali: complesso di norme e valori (formali(es scansione oraria) e informali) che
orientano il comportamento/agire e si basano su sanzioni(non solo multa) (positive e
negative) che tendono a garantirne il rispetto da parte dei singoli soggetti.
Le istituzioni sono un aggregato sociale (condiviso da una qualche collettività umana) .Hanno
una esistenza costitutivamente sovraindividuale (una realtà collettiva che non è la semplice
somma di individui ma si pone in una dimensione intersoggettiva) Perdurano nel tempo
(fornisce certezza, stabilità e regolarità, un addensante delle interazioni sociali).Pone vincoli
di carattere normativo (fornisce la struttura, regola, norma, valore, modello, legge che vincola
comportamento, pensiero e interazione, non solo vincolo ma anche opportunità e
abilitazione).Ha carattere abilitante (fornisce la struttura che permette azione, pensiero e
l’interazione, anche in senso trasgressivo) degli attori individuali e [Link] un
potere oggettivo, ma attraverso la ricorsività dell’adesione soggettiva
2. Redistribizione
Le risorse sono allocate da un soggetto che ha l’autorità per esercitare questa funzione al fine
del bene collettivo
Caratteristiche
•Il rapporto tra chi ha l’autorità di distribuire risorse e chi le riceve è asimmetrico
–Più i criteri sono imparziali e spersonalizzati (la redistribuzione dei beni prescinde da chi li
riceve in specifico) più saranno legittimati I beni redistribuiti possono essere i più vari, ma in
quanto la redistribuzione è al fine del bene collettivo, tutto ciò che è redistribuito diventa
BENE PUBBLICO .Il bene pubblico è NON ESCLUDIBILE. Questo sistema è considerato da
Polanyi svolgere una funzione RIEQUILIBRATRICE delle storture di mercato.
Problema
[Link] forma di integrazione per redistribuzione la fiducia è riposta nel sistema (in questo
caso nelle istituzioni) e non caratterizza la relazione tra due soggetti
[Link] se la fiducia nelle istituzioni dipende dal loro buon (giusto) funzionamento (si potrebbe
allora definire «affidabilità»), la fiducia è solo a posteriori
3. Reciprocità
La forma di integrazione più discussa e meno chiara tra quelle che Polanyi individua
[Link] di reciprocità cauta ,Coopero solo se tu cooperi (la condizione è che tu cooperi per
primo), quindi coopero per secondo
[Link] di reciprocità coraggiosa Coopero per primo ma si crea l’aspettativa che dall’altra
parte si faccia lo stesso; se questo avviene si riproduce la cooperazione; se questo non
avviene ci si comporta di conseguenza
I primi due modelli di reciprocità non sono in grado di raggiungere alcun equilibrio efficiente
di allocazione delle risorse, né di generalizzarsi
1) Per quel che riguarda il primo modello, manca un dispositivo di sanzionamento degli
atteggiamenti non cooperativi (= se l’altro non coopera, non paga pegno). Prevale un
opportunismo distruttivo
2) Per quel che riguarda il secondo modello, se tutti aspettano che gli altri cooperino per
primi, nessuno farebbe la prima [Link]
→ sopravviene, senza eliminare il primo, il New Deal roosveltiano e i cosiddetti successivi «30
gloriosi» in cui lo Stato acquisisce peso nell’economia, ma anche i sistemi totalitari degli anni
‘20 e ‘30 (combinazione in cui la redistribuzione è prevalente. La crisi finanziaria del 2008
dopo un quarantennio di neoliberismo, di globalizzazione finanziaria (combinazione in cui lo
scambio di mercato prevale)
•Collaborative consumism (AirB&B, bla bla car)Mercato ma in alcuni casi anche reciprocità
(car pooling)
A 10 anni si trasferisce con la madre a Vienna dove compie i suoi primi studi universitari in legge in
economia. Successivamente inizia a insegnare economia politica e risulta il professore più giovane
di economia ad aver ottenuto l'incarico. Al termine del conflitto sì proietta verso la politica e il
mondo degli affari. Nel 1919 diventa ministro delle finanze nella Repubblica socialista austriaca e
successivamente presidente della biedermann Bank. entrambi gli incarichi finiscono con un
insuccesso e infine andrà a lavorare all'università di Bonn e poi all'università di Harvard. schumpeter
è un economista a tutto tondo, e molto attento ai fattori storici e istituzionali. si concentra
soprattutto sulla variabilità e storicità degli assetti socio istituzionali, consentendogli di analizzare le
trasformazioni e la crisi del capitalismo ottocentesco da diverse prospettive e tratteggiando una
previsione circa l'affermarsi di forme più regolate di economia e in prospettiva del socialismo.
sebbene si formi nell'ambito della scuola austriaca e condivida molti degli assunti dell'analisi
economica neoclassica risente anche delle influenze della scuola storica così come del marxismo e
dell'approccio sociologico. vicino all'idea weberiana dell'economia sociale. tra le tecniche
necessarie per l'analisi economica schumpeter elenca la storia la statistica e la teoria aggiungendovi
poi anche la sociologia economica. nonostante si sentisse molto vicino a uno studio teorico dei
fenomeni economici di taglio analitico e astratto ciò nondimeno riteneva la conoscenza empirica e
quella storica molto importanti. l'oggetto dell'economia è un processo unitario collocato nel tempo
la cui comprensione richiede un'adeguata padronanza di ciò che l'economista austriaco chiama
l'esperienza storica.
L'importanza attribuita da Peter ai fattori socio istituzionali si rileva già nella teoria dello sviluppo
economico il suo lavoro giovanile più famoso. si tratta di un libro che affronta il tema dello sviluppo
dal punto di vista teorico, collocando al centro della spiegazione la funzione imprenditoriale, prendi
chiaramente le distanze dalla corrente di pensiero prevalente sui tempi la cosiddetta economia
classica che viene indicata come sostanzialmente statica incapace di spiegare l'elemento centrale
per lo sviluppo, l'innovazione. nel primo capitolo fornisce una descrizione tipizzata del flusso
circolare della vita economica, una situazione caratterizzata da un equilibrio di mercato che
determina la quantità e il prezzo delle merci prodotte sulla base di routine e di consuetudini
consolidate. i mutamenti che vi riscontrano sono di tipo continuo marginali incrementali e vengono
senza modificare in maniera sostanziale il quadro delle condizioni date. e a questo tipo di situazioni
che la teoria è una classica fa riferimento perché si occupa degli Stati stazionari e dei mutamenti di
minore entità che contraddistinguono la crescita economica. non riesce però a rendere conto di ciò
che caratterizza maggiormente il capitalismo cioè la trasformazioni più profonde e radicali che sono
alla base dello sviluppo economico. la teoria statica non è in grado di descrivere le conseguenze di
cambiamenti discontinui nel modo tradizionale di compiere le cose, qui l'analisi statica non può
spiegare nel verificarsi di rivoluzioni produttive nei fenomeni che in tali occasioni si producono.
posso indagare il nuovo stato di equilibrio.
schumpeter invece intende analizzare proprio l'evoluzione economica cioè i cambiamenti del
sistema economico provocati dalle innovazioni.
a differenza dei suoi contemporanei non pensa che siano dovute a fattori esogeni all'economia
come guerre e incrementi demografici, bensì all'azione di fattori endogeni, e in particolare ai
cambiamenti nei metodi di offerta dei prodotti. a innescare lo sviluppo sono i cambiamenti nei modi
di combinare materiali e forze produttive cioè l'introduzione di nuove combinazioni di mezzi di
produzione:
le innovazioni sono il fatto fondamentale nella storia economica della società capitalistica.
imprimono un particolare dinamismo che non si basa su una concorrenza di prezzo tra le imprese
ma su una competizione di tipo tecnologico organizzativo cioè su un qualsiasi modo di fare le cose
diversamente nel campo economico. lo sviluppo avviene mediante un cambiamento industriale che
rivoluziona incessantemente la struttura economica dall'interno distruggendo senza tregua la
vecchia e creando continuamente quella nuova. e questo processo di distruzione creatrice che
caratterizza il capitalismo. le innovazioni che hanno successo assicurano gli imprenditori un profitto
economico che però è di natura transitoria poiché la novità vengono presto imitate dalle imprese
concorrenti. l'innovazione non sono distribuite in manine riforme infatti non rimangono eventi isolati
e tendono invece ad addensarsi e alimentando innovazioni collegate tra di loro, non si presentano
ovunque nell'economia ma si concentrano in particolare i settori. già nella teoria dello sviluppo
economico schumpeter si pone la domanda sul perché lo sviluppo non procede regolarmente bensì
a salti attraversando gli alti e bassi dei cicli economici. la risposta è che le nuove combinazioni non
compaiono uniformemente nel tempo ma piuttosto in maniera discontinua e gruppi. inizialmente
esse producono un allontanamento dallo stato di equilibrio innescando una fase di prosperità nel
ciclo economico, quando qualcuno realizzò l'innovazione se vi è un periodo di espansione che
investe prima uno specifico settore e quelli decenti e poi tutto il sistema. nel momento in cui questo
sciame imprenditoriale innovativo si interrompe e cessa la creazione di nuove imprese la fase
espansiva comincia a invertirsi a causa degli effetti generati dall'innovazione sul sistema delle
vecchie imprese. quelle che non sono state in grado di adattarsi alle nuove situazioni di mercato
escono dagli affari oppure devono ridimensionare le loro attività. alla prosperità segue rallentamento
dell'economia con una recessione e poi una caduta più profonda cioè una depressione , legate ai
fenomeni speculativi e di indebitamento eccessivo che di solito accompagnano la prosperità
iniziale. questa fase depressiva lascia poi nuovamente il passo a una ripresa economica, che
riavvicina il sistema a uno stato di equilibrio e di flusso circolare. nell'evoluzione capitalistica si
intrecciano tre tipi di cicli economici con una durata di tempo diversa
L'economista austriaco è però consapevole che la dinamica del capitalismo non è legata
esclusivamente a fattori economici ma anche a fattori sociali e istituzionali.
Schumpeter legge l'innovazione come un fenomeno socio economico strettamente connesso a una
specifica figura quella degli imprenditori. sono loro a rompere l'immobilismo del flusso circolare
fornendo una risposta creativa alle sfide poste dalla situazione economica. queste risposte creative
modificano il corso successivo degli eventi e ne modellano i risultati a lungo termine. e
rappresentano perciò un ingrediente essenziale del cambiamento storico, connesso alla qualità del
personale presente in una società e all'azione di alcuni individui particolari. in generale sono uno o
pochi uomini a intravedere le nuove possibilità ed affrontare le difficoltà del cambiamento. nel
capitalismo di tipo concorrenziale il meccanismo è essenzialmente legato all'iniziativa di uomini
nuovi che creano delle imprese innovative oppure all'avvento di uomini nuovi alla guida di vecchie
imprese. schumpeter opera una netta distinzione tra gli imprenditori innovatori che introducono
nuove combinazioni e i manager che al contrario nella gestione delle imprese sfruttano unicamente
le conoscenze già acquisite e la routine consolidata. l'attività imprenditoriale non coincide con la
proprietà dei mezzi di produzione o del capitale finanziario poiché le risorse necessarie l'innovazione
sono assicurate dal sistema creditizio che crea un potere d'acquisto aggiuntivo. gli imprenditori sono
anche diversi dagli inventori. queste due figure svolgono funzioni differenti l'inventore produce idee
l'imprenditore e le realizza. mentre l'attività inventiva rimane confinata nell'ambito dell'avanzamento
delle conoscenze, la funzione specifica dell'imprenditore rintrodurre novità nella sfera economica
piegando le molte resistenze che esse suscitano.
in primo luogo le resistenze sociali, l'ambiente infatti genera reazioni di varie intensità che vanno
dalla semplice disapprovazione fino alla prevenzione o all' aggressione. le prassi tradizionali sono
sorrette da elementi che incoraggiano la ripetizione sia i creditori sia i consumatori sia rientrano più
volentieri verso ciò che a loro familiare.
in secondo luogo le resistenze psicologiche, dato che la gente è inibita quando si presenta la
possibilità di percorrere una strada nuova. alcune di queste resistenze interiori sono di tipo
irrazionale altre invece non lo sono poiché l'incertezza legata all'innovazione non permette di
ponderare i rischi sulla base delle esperienze precedenti.
in business cycles, l'economista austriaco offre un dettagliato resoconto storico delle opposizioni di
tipo economico sociale e politico proveniente dai ceti minacciati dalle innovazioni l'innovazione non
solo minaccia le vecchie imprese ma essa inevitabilmente minaccia anche la struttura esistenziale
della sua industria o settore così come la disoccupazione da una parte o dall'altra. per vincere
questa opposizione e perciò è necessaria una personalità particolare dotata di energia
determinazione e intuito. cruciale anche la capacità di guidare gli altri creando consensi intorno a un
progetto su cui domina la più completa incertezza. sotto questo profilo l'imprenditore incarna una
funzione di leadership sociale che nel capitalismo viene esercitata prevalentemente all'interno della
sfera economica. esercitare una leadership sociale significa decidere e comandare e vincere essere
all'avanguardia. essa è in quanto tale una funzione peculiare sempre distinguibile sia nell'attività di
un individuo sia nell'ambito dell'insieme sociale.
le motivazioni che stanno alla base del comportamento imprenditoriale sono ben diverse da quelle
razionalistiche e utilitaristiche usate nella teoria economica convenzionale per descrivere l'uomo o
economicus.
all'imprenditore infatti mancano le informazioni necessarie per applicare una valutazione razionale
dei costi e dei benefici del proprio comportamento, poiché quest'ultimo si allontana dalla routine
consolidate. il tipo di comunicazione che lo spingono inoltre non sono di tipo edonistico, infatti in
primo luogo vi è il sogno di fondare un impero privato e in genere seppure non necessariamente una
dinastia. dopodiché c'è la volontà di vincere la volontà di lottare e dall'altra di ottenere il successo in
quanto tale.
capitalismo trustificato
Il contesto socio istituzionale l'azione individuale sono posti in una relazione di reciproca
interdipendenz il capitalismo è quello a forma di economia basata sulla proprietà privata nella quale
le innovazioni sono realizzate con denaro preso a prestito il che normalmente anche se non per
necessità logica implica creazione di credito. il tratto maggiormente distintivo del capitalismo non
risiede di per sé nella funzione imprenditoriale. questa modalità di leadership economica che
assicura lo sviluppo mediante l'innovazione è stata presente in diverse società ed epoche storiche. è
per questo che sarebbe utile anche una classificazione sociologica degli imprenditori per tipi origini
sociali. la funzione imprenditoriale è stata svolta storicamente da diversi attori. l'evoluzione
economica o progresso è un processo soggetto a cambiamenti istituzionali e i diversi assetti
regolativi che ne derivano condizionano i modi in cui la funzione imprenditoriale si configura.
schumpeter delinea varie fasi di sviluppo del capitalismo distinguendo in particolare il capitalismo
concorrenziale dal capitalismo trustificato .
nel primo modello le innovazioni vengono introdotte da figure individuali il tipico imprenditore
industriale dell'Ottocento è un uomo che dà vita a una nuova impresa che dirige personalmente di
cui è proprietario insieme alla sua famiglia.
nel secondo modello l'innovazione scaturisce dai laboratori di ricerca e sviluppo delle grandi
aziende oligopolistiche soprattutto negli Stati Uniti. in questo secondo scenario la competizione
diventa più ristretta e regolata si svolge tra poche imprese giganti in cui la proprietà è separata dalla
gestione affidata a manager stipendiati che rispondono agli azionisti e la funzione imprenditoriale
perde i tratti personali della fase precedente. si sviluppa così il dominio delle grandi organizzazioni
burocratiche e un crescente processo di razionalizzazione della vita economica, che modifica le
procedure di selezione le caratteristiche di coloro che si trovano a dirigere le aziende.
Dato che in realtà quella di imprenditori non è una condizione durevole gli imprenditori a differenza
di capitalisti o lavoratori non costituiscono una classe sociale specifica e non vanno perciò confusi
con la borghesia.
l'adempimento della funzione di imprenditore comporterà naturalmente per l'imprenditore
fortunato e per i suoi una posizione sociale corrisponde ad una classe e può anche dare la sua
impronta ad un'epoca plasmare lo stile di vita il sistema di valori morali ed estetici ma in sé non
significa affatto una posizione di classe e neppure ne presuppone una. tuttavia c'è un rapporto
stretto tra le azioni imprenditoriali e la borghesia. quest'ultimo infatti tende ad assorbire gli
imprenditori e le loro famiglie nei propri ranghi. imprenditori possono entrare a far parte della
borghesia in caso di successo, la classe borghese li assorbe rinnovando e ringiovanendo
continuamente le proprie file mentre nello stesso tempo le famiglie che troncano i rapporti attivi con
gli affari dopo una generazione o due ne escono. così economicamente e sociologicamente,
direttamente indirettamente, la borghesia dipende dall'imprenditore e come classe vive morirà con
lui.
l'economista austriaco si interroga in forma compiuta del destino del capitalismo affermando che le
concede trazione dell'industria e la crescente regolazione dell'economia lo inducono a dare una
risposta negativa alla domanda con cui si apre la seconda parte del libro può il capitalismo
sopravvivere?
Schumpeter individua nelle contraddizioni sociali del capitalismo i motivi che porteranno alla sua
scomparsa. le trasformazioni socio culturali provocate dallo sviluppo economico infatti rendono
sempre più difficile il funzionamento dell'economia di mercato. da un punto di vista strettamente
economico il capitalismo sarebbe ancora in grado di assicurare un benessere crescente. l'avvento
dei trust ovvero di imprese sempre più grandi e concentrate che agiscono in condizioni di oligopolio
o di monopolio non impedisce lo sviluppo economico. queste imprese giganti. presenta una
struttura organizzative capaci di promuovere l'introduzione di nuove combinazioni di fattori
produttivi. l'innovazione viene in qualche misura routine assume una forma più collettiva poiché
viene assicurata da team di specialisti che sono dei lavoratori dipendenti dell'impresa. Con
l'affermazione delle imprese giganti inoltre la proprietà e la direzione tendono sempre più a
separarsi. i manager che dirigono la le aziende diventano dei funzionari che svolgono compiti
amministrativi e gestionali sempre più orientati verso una logica burocratica e una razionalità
organizzativa. questi mutamenti tolgono spazio alla figura imprenditoriale nella sua forma individuale
e familiare si riducono cioè i margini per una leadership personale basata sulla forza di volontà sull'
intuito e Sulla le responsabilitá.
Le cause della crisi del capitalismo dunque non vanno ricercati i motivi di ordine economico bensì
di tipo sociale e culturale:
l'insieme di questi fattori spiega l'emergere di politiche ampliando il ruolo dello Stato e della
contrattazione collettiva, introducendo elementi incompatibili con il funzionamento degli
ipermercati la crescente regolazione dell'economia apre così la strada in un sistema di tipo
socialista.
Economista, formatosi nella Scuola Austriaca, ma presto ne prende le distanze perché secondo il
nostro l’economia neo-classica. Era considerato dai sociologi ed economisti e ingegneri che si
occupano di innovazione economica, innovation [Link] come Weber nella scuola
austriaca, che criticherà e si distaccherà in maniera radicale, perché i marginalisti non lo soddisfano
fino in fondo:
•Non riesce a spiegare il fattore decisivo dello sviluppo: L’INNOVAZIONE, questo modello di
sviluppo è sviluppato a livello micro/ macro
Morris (antropologo) ha provato a quantificare lo sviluppo sociale (la capacità di un gruppo umano di
dominare il proprio ambiente fisico e intellettuale per fare le cose) nella storia dell’umanità. Nel
grafico (fonte Brynjolfsonn, McAfee, 2017): rappresentazione dell’analisi di Morris (accompagnata
allo sviluppo demografico).Metà 18esimo secolo. Con lo sviluppo sociale aumenta la demografia .
Fino al 1700 lo sviluppo tecnologico era lentissimo.
Allo stesso tempo le rivoluzioni produttive secondo il nostro non sono spiegabili solo con fattori
esogeni/esterni (carestie, trasformazioni demografiche, guerre, ecc …), ma è necessario fare
rientrare nella spiegazione i fattori endogeni: cambiamento NEI METODI DI OFFERTA DEI PRODOTTI
intesi come NUOVE COMBINAZIONI DEI FATTORI PRODUTTIVI
INNOVAZIONI. Non è l’inventore visto come qualcuno che inventa qualcosa ma come cambiamento
dei fattori produttivi.
In tutti i casi l’INNOVAZIONE è centrale per spiegare il sistema economico capitalista, è il suo
MOTORE, ciò che la distingue da altre economie arcaiche e antagoniste. Non è nella concorrenza di
prezzo, ma la concorrenza che si basa sul «fare le cose diversamente» a livello tecnologico e
[Link] processo porta a distruggere e ricostruire completamente.
Il capitalismo è animato da una forza vitale di DISTRUZIONE CREATRICE per fare ciò deve:
[Link] innovazione garantisce un profitto e un vantaggio transitorio, ciò che è nuovo oggi noon è
nuovo domani
Abbiamo 2 fasi :
FASE ESPANSIVA Hanno origine in un settore dell’economia e si espandono come uno sciame in
tutto il sistema, le imprese nascono, la produzione è alta (allontanamento dallo stato di equilibrio).
La comparsa dell’imprenditore nella storia moderna è centrale per capire l’economia capitalistica
•L’imprenditore è un agente innovativo (non adattivo), colui che introduce «nuove combinazioni».
Ricombinazioni combinazioni produttive.
•Non è solo un manager: non gestisce l’esistente sfruttando le conoscenze già acquisite e
consolidate. Il manager gestisce lo status quo, sfrutta le conoscenze acquisite.L’imprenditore non
considera le regole
•Non è inventore: «non deve avere idee, deve realizzarle»,ricombina i fattori produttivi
Gli imprenditori sono «capitani di impresa» che navigano in mari tempestosi a causa di
•Resistenze sociali e psicologiche, disapprovazione, diffidenza ostilità per le novità introdotte. Tutti
sono portati a trovare equilibrio nello status quo come i manager.
•Gli imprenditori sono leader in quanto devono avere specifiche doti :carisma, persuasivi,
determinazione, intuito, ecc
NOTA BENE Gli imprenditori sono molto diversi dall’homo homo economicus postulato dalla teoria
economica neoclassica
La diversità dell’imprenditore schumpeteriano dal soggetto utilitarista postulato dall’economia neo-
classica
•Innovando esplora l’inesplorato e dunque non ha completezza di informazioni e non potrà mai:
commisurare in modo ottimale i mezzi ai fini,ottimizzare il calcolo [Link] ha uno storico,
non deve affrontare il rischio ma deve affrontare l’incertezza
Attenzione: quello che abbiamo detto dell’imprenditore è solo in apparenza un profilo psicologico
Capitalismo trustificato (in ascesa nel XX secolo) mette in crisi la figura dell’imprenditore
Schumpeter non è il primo a riflettere sul tema imprenditore = innovatore: prima di lui alcuni padri
della sociologia
•Risposta (paradossale) di Simmel: non sono i gruppi dominanti, gli integrati, gli inclusi … bensì i
gruppi sociali, etnici e religiosi declassati e oppressi .Tutti coloro che risultano esclusi dal pieno
godimenti dei diritti di cittadinanza delle diverse società : Ebrei , Eretici, Stranieri. PerGeorge
Simmel: l’esclusione (parziale) da percorsi di ascesa sociale convenzionali ha portato questi gruppi
a «ingegnarsi» e a trovare modalità di ascesa alternative (innovare).
ANCHE IN ECONOMIA
•Werner Sombart, sulla linea di ciò che sostiene Simmel, individua nel migrante il potenziale
innovatore. Il migrante è il «rules breaker» .Ha rotto, già nel momento di migrare, relazioni, abitudini,
usanze e deve creare, più di altri, tutto dal nulla, ex-novo. «... Gli individui che decidono di migrare
sono ... le nature più attive, più volitive, più audaci, più fredde, più calcolatrici e meno sentimentali,
indipendentemente dalle ragioni della migrazione ...» Da Simmel e Sombart emergono due
dimensioni analitiche: socionormativa e sociocognitiva
[Link] SOCIO-NORMATIVA: per il migrante le comunità sono meno chiuse, i confini più
valicabili e i meccanismi di controllo socionormativi più deboli. La chiave competitiva (e
paradossale) è LA MARGINALITA’: ad esempio in un settore economico possono essere le imprese
marginali, piuttosto che quelle centrali e più forti ad avere un potenziale di innovazione più alto.(es
Netflix ).
Il lavoro formale è il prodotto di un PROCESSO DI ASTRAZIONE, a sua volta derivante da due specifici
processi tra loro strettamente interconnessi, che si sono sviluppati nella storia :
[Link] DEL LAVORO , non è qualcosa di [Link] che distacca il lavoratore dal
controllo e dall’uso diretto del prodotto del proprio lavoro. Il prodotto del lavoro diventa prodotto
collettivo e immesso sul mercato (non necessariamente direttamente consumato dal produttore).
LA MERCIFICAZIONE SI COLLEGA ALLA SPECIALIZZAZIONE DEL [Link] mercificazione del
lavoro e’ almeno in parte funzione della specializzazione e dell’aumento della produttività’. Più il
lavoro e’ specializzato meno le famiglie possono sopravvivere consumendo solo i prodotti
specializzati dei propri membri ma devono ricorrere al denaro per acquistare merci sul mercato.
Più la specializzazione del lavoro è avanzata più la società dovrà dotarsi di una organizzazione
complessa … (coordinamento tra diverse specializzazioni) .Più gli individui non potranno
sopravvivere con il prodotto del proprio lavoro e dovranno reperire i prodotti utili alla loro
sussistenza sul mercato (merci) attraverso il denaro frutto della vendita del prodotto del proprio
lavoro (mercificazione).L’intensità della specializzazione cambia negli anni. Es( contadino fa da
solo tutto ciò di cui ha bisogno ).Ci sono momenti della storia in cui la specializzazione si amplifica e
subisce accelerazioni. Gli individui potranno sempre meno vivere del prodotto del proprio lavoro. Più
mi allontano dalla condizione del ‘’contadino ‘’ più farò fatica a sopravvivere.
L’aumento della produttività’ del lavoro da un lato e la subordinazione dei lavoratori dall’altro
‘’liberati’’ dalle competenze artigianali e dal controllo del prodotto e dei mezzi di produzione , per
essere sottoposti alla disciplina dell’organizzazione. I lavori che si stanno diffondendo sono meno
stabili e spesso precari .