L’ANALISI DEL CONTENUTO DI CEMENTO NEI CALCESTRUIZZI
Il contenuto di cemento nel calcestruzzo indurito viene ricavato, in tutte le metodiche disponibili,
tramite la determinazione chimica della silice solubile totale del calcestruzzo e quella degli inerti, in
opportune condizioni.
La differenza di questi due valori rappresenta la silice solubile attribuibile al cemento presente nel
calcestruzzo indurito.
Dalla conoscenza della silice solubile del cemento si ricava, tramite una semplice espressione
matematica sempre riportata nella metodica di prova utilizzata, il contenuto di cemento nel
calcestruzzo esaminato.
La metodologia per la determinazione chimica della silice solubile attribuibile al cemento, anche se
differente nei vari metodi, offre sempre un’ottima riproducibilità, se accuratamente eseguita.
Una forte incertezza rimane invece legata al contenuto della silice solubile del cemento, che è
sempre diverso tra il cemento utilizzato all’atto del confezionamento del calcestruzzo e lo stesso
cemento idratato presente nel calcestruzzo con esso confezionato, ma più o meno lungamente
maturato.
Infatti se nel cemento Portland la silice solubile è fondamentalmente la stessa sia nel cemento
anidro della fornitura che in quello idratato del calcestruzzo con esso confezionato (a patto che non
siano presenti inerti con caratteristiche di pozzolanicità), lo stesso non avviene con i cementi di
altoforno e con i cementi pozzolanici (od altri cementi compositi).
Ciò che accade è che durante l’idratazione della pasta cementizia del clinker del cemento
composito, la calce di idrolisi liberata rende solubile la silice (ed anche l’allumina) della loppa di
altoforno o della pozzolana che accompagna il clinker, generando prodotti con capacità legante che
si sommano a quelli del clinker del cemento, aumentandone la resistenza.
La nuova silice solubile generata dalla calce di idrolisi del clinker idratato viene quindi “vista” dai
vari metodi come silice solubile attribuibile al cemento (la silice solubile dell’inerte del calcestruzzo
non varia).
Pertanto, nei calcestruzzi confezionati con cementi alla loppa di altoforno o pozzolanici, la silice
solubile attribuibile al cemento risulta più alta di quella calcolabile utilizzando il contenuto di silice
solubile del solo clinker, e quindi si sovrastima il contenuto reale di cemento nel calcestruzzo.
Se si utilizzasse il valore reale della silice solubile del cemento composito nello stato di idratazione
e maturazione presente nel calcestruzzo esaminato, non verrebbe effettuata alcuna sovrastima.
La norma UNI 6505 prevede di idratare in maniera accelerata un campione di cemento (della stessa
partita con cui si è confezionato il calcestruzzo), in modo da liberare tutta la silice solubilizzabile
della carica che accompagna il clinker stesso, ed usa il valore della silice solubile così ottenuto per
calcolare il contenuto di cemento, a partire dai valori della silice solubile del calcestruzzo e degli
inerti.
Ma come già detto nella citata precedente nota, la norma UNI 6505 presume di avere a disposizione
tutti gli ingredienti originali con cui il calcestruzzo è stato confezionato.
Inoltre la UNI 6505, come dl resto la BS 1881- parte 6 – metodo A, prevede di condurre le analisi
chimiche relative alla silice solubile (od all’ossido di calcio) sul calcestruzzo tal quale e sugli inerti
tal quali, che, senza un adeguato pretrattamento, mostrano concentrazioni di questi due composti
che non differiscono molto tra loro.
La norma ASTM C 85, che prevede una preliminare disgregazione termica del calcestruzzo con la
conseguente eliminazione dal campione analitico di gran parte degli inerti (accuratamente ripuliti da
ogni traccia di cemento), rappresenta una procedura molto più sensibile poiché “concentra” tutto il
cemento originariamente presente nel calcestruzzo nella porzione fine del calcestruzzo stesso.
Inoltre gli attacchi chimici per la determinazione della silice solubile (o dell’ossido di calcio) sono
drastici ed a caldo e permettono di essere sicuri che nulla venga lasciato indietro sia nell’analisi del
calcestruzzo “concentrato”, che dell’inerte.
Al contrario la norma ASTM C 1084, che ha rimpiazzato la ASTM C 85, prevede un attacco acido a
freddo che dovrebbe solubilizzare la sola silice solubile del cemento e non attaccare per nulla quella
dell’inerte e non prevede alcun pretrattamento per eliminare dal calcestruzzo alcuna parte degli
inerti, che comunque in molti casi interferiscono.
La ASTM 1084 attribuisce quindi al solo cemento tutta la silice solubilizzata a freddo dal
calcestruzzo, senza alcuna correzione per l’interferenza degli inerti (valutata invece dalla UNI
6505).
Si ritiene pertanto che la norma ASTM C 85 sia più sensibile e precisa nel determinare il
quantitativo di silice solubile effettivamente attribuibile al cemento di un calcestruzzo, in mancanza
dei componenti originari, e pertanto preferibile alla ASTM 1084 e BS 661 metodo A.
La limitazione della conoscenza del contenuto di silice solubile del cemento nelle reali condizioni di
idratazione e maturazione del calcestruzzo può esser risolta recuperando un campione di
calcestruzzo fine, come quello rilasciato dalle prove di compressione (punto 7 della BS 661) che
sarà costituito solo da cemento idratato ed inerte fine, e determinandone la silice o l’ossido di calcio
solubile ed il contenuto di inerti secondo i punti [Link].1 o [Link] o [Link]
La determinazione della silice solubile (o dell’ossido di calcio solubile) di questa frazione fine,
depurata del contributo dovuto all’inerte, e riferita al peso del campione a cui è stato sottratto il
contenuto di inerte ricavato secondo BS 661 [Link] o [Link], fornisce il valore della silice solubile
(o dell’ossido di calcio solubile) attribuibile al cemento idratato.
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